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Dropped 6/16
Strong Girl Nam Soon
7 people found this review helpful
Feb 2, 2025
6 of 16 episodes seen
Dropped 0
Overall 3.0
Story 5.0
Acting/Cast 5.5
Music 7.0
Rewatch Value 1.0

Strong Bullshit-Quando vuoi fare gli avangers ed esce fuori qualcosa che somiglia ad uno scherzo

Sarò schematica e dirò il motivo per cui ho droppato questa serie: recitazione non sempre convincente, a volte troppo marcate le espressioni risultano finte, caricaturali.
Belli i vestiti e lo stile dei personaggi ma trucco troppo marcato .
Bella la storia della famiglia che tenta di ricongiungersi con la figlia e interessante la storia della nuova droga ma il modo in cui è stata resa, innamoramento repentino basato su niente, dialoghi molto scarni e surreali, grotteschi.
Una ragazzina di 22 anni che agisce e ha le emozioni di una bimba di 5.
Nessuna chimica e scena di rilievo tra la protagonista femminile e il protagonista maschile. Niente di romantico. I personaggi maschili nella famiglia SONO delle donne forti ma poco sveglie e intelligenti (lo dicono persino nell'episodio 4°).
==Sinteizzando==
Romanticismo 20% (non pervenuto)
Commedia e risate - 40% (dovrebbe fare ridere ma fa ridere proprio nei momenti in cui dovrebbe essere drammatico perché fatto male).
Scenografia: 45%
Sceneggiatura: non pervenuta, imbarazzante, semplicemente.

Buone le musiche . Unico dato di pregio. Belle le inquadrature iniziali ma poi il drama muore lì.
Gli effetti speciali discreti ma non sono quelli giusti o comunque son troppo semplici, volevano fare gli avangers ed è uscita una stupidaggine immensa.
Ho letto che è considerato il peggior drama del 2023 ed ora capisco perché.

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Dropped 9/28
My Little Happiness
2 people found this review helpful
9 days ago
9 of 28 episodes seen
Dropped 0
Overall 5.0
Story 6.0
Acting/Cast 5.5
Music 6.0
Rewatch Value 1.0

My little... boring frustration

Normalmente non faccio recensioni di lavori droppati. Per me è un'eccezione che voglio concedermi perché, in questo caso, credo che il lavoro richieda la condivisione di una riflessione.
Diciamo che vorrei provare ad aprire gli occhi a qualcuno, prima che si ritrovi a fissare il vuoto alle due del mattino chiedendosi dove abbia sbagliato.
Ho iniziato questa rom-com sapendo esattamente cosa aspettarmi: qualcosa di leggero, da guardare la sera, possibilmente senza dover convocare tutte le sinapsi disponibili, giusto per accompagnare il sonno. Mi aveva incuriosita il volto di lei, che mi ricordava quello di una giovanissima Ambra Angiolini (seppur con un metro di altezza in meno), e lui mi sembrava visivamente una specie di versione cinese di Jim Parsons, alias Sheldon Cooper.
Anche la sinossi sembrava promettere qualcosa che richiedesse almeno un paio di neuroni in servizio: lei avvocata, lui medico, conoscenza pregressa, attrazione reciproca, ambiente lavorativo, niente traumi devastanti, pochi intoppi. Insomma, mi aspettavo qualcosa sulla falsariga di "An Incurable Case of Love" a parti invertite: lui preso da lei e non viceversa.
Anche perché, a quanto pare, le protagoniste di questo genere condividono ormai la sindrome di Esther di "Orphan": venticinquenni con l'aspetto di bambine per qualche misteriosa anomalia genetica. Una categoria professionale a sé.
Ma.... 👀🫩🫩🫩🫩🫩🫩
La protagonista è costruita per essere kawaii più che realmente interessante. È competente quando serve alla trama, ingenua quando serve alla commedia e impacciata quando bisogna fabbricare la scena romantica. Il personaggio oscilla quindi continuamente tra caratteristiche diverse senza che queste arrivino mai a integrarsi in una personalità davvero incisiva o, soprattutto, credibile.
Il protagonista maschile è invece il classico “freddo, ma solo con gli altri”. Competenza professionale, faccia impassibile, attenzione selettiva verso la protagonista, qualche sguardo significativo e quella vaga aria da uomo che potrebbe operare a cuore aperto mentre contemporaneamente pensa alla sua donna. È una combinazione che la rom-com cinese ha ormai spremuto fino all'ultima goccia, come un limone smunto.
Peccato che Wen Shao Qing non abbia una complessità sufficiente a compensare il cliché.
La commedia romantica, poi, è terribilmente meccanica. E soprattutto ABUSATA.
Sguardo ↘️ imbarazzo ↘️ equivoco ↘️ quasi-contatto ↘️ interruzione ↘️ battutina ↘️ nuovo equivoco.
Ripetere.Ripetere. Ripetere!!!!
È una macchina che funziona, il problema è che si vede il meccanismo. Non solo si vede: a un certo punto sembra quasi che la sceneggiatura venga avanti con il libretto di istruzioni.

LA STORIA
Parte da una premessa talmente campata in aria che avrei bisogno di una lobotomia per accettarla, e per di più non viene nemmeno spiegata davvero.
Riassumiamola così: “Ho congelato la mia vita sentimentale perché una bambina di otto (?) anni mi ha detto che sarebbe tornata. Nel frattempo sono diventato un neurochirurgo, quindi sono un uomo adulto, razionale e scientificamente formato. Però continuo ad aspettare lei".
Ora leggetelo. E rileggetelo. Magari 5 volte. Poi ditemi come si fa, con una premessa del genere non sostenuta dal percorso narrativo, a dare a questo drama anche solo più di 6.
Perché è questo il punto: abbiamo 28 episodi, un'enormità, costruiti attorno a una fantasia romantica estremamente improbabile. L'uomo adulto, competente e desiderabile che ha conservato per anni un sentimento assoluto e purissimo per la ragazza dell'infanzia e, appena la ritrova, riconosce immediatamente la persona destinata a lui.
Strange but true. Posso anche crederci. Ma devi mostrarmi come ci sei arrivato. Non è che un medico non possa essere sentimentalmente irrazionale. La competenza professionale non immunizza dall'innamoramento, ma mi presenti un personaggio come adulto, intelligente, razionale, competente e poi gli fai assumere sul piano affettivo un comportamento da bambino rimasto fermo al cortile delle elementari. A quel punto devi spiegarmi che è successo, senza flashback dei giochi dell'infanzia, concretezza, fatti!
Altrimenti non ho davanti un adulto rimasto emotivamente agganciato a un'esperienza significativa; ho davanti un personaggio che è intelligente quando ci serve che sia intelligente e completamente scemo quando ci serve che sia fissato.
Se Wen Shao Qing avesse avuto 17 anni e fosse rimasto emotivamente agganciato a un ricordo adolescenziale, potrei accettarlo come idealizzazione romantica. Ma è un uomo adulto. È diventato medico. Ha studiato medicina, costruito una carriera, avuto relazioni, vissuto anni della propria vita.
E il drama, sostanzialmente, mi dice: Questa bambina mi ha difeso dai bulli , mi ha promesso che sarebbe tornata, quindi io continuo ad aspettarla per anni e vado periodicamente sotto l'albero dove l'ho salutata. Evidentemente l'albero è diventato una specie di santuario dell'amore eterno, e alla regia piace: l'inquadratura a campo lungo, ripresa da un piano più basso, fa molto “uomo destinato al grande amore” e contemporaneamente ci mostra che il protagonista è alto come un pino.
Il problema, sia chiaro, non è la scarsa plausibilità. Io guardo anche gli Avengers, eh, ma questa roba che ho visto NON È COSTRUITA.
Perché quella relazione infantile è diventata per lui un attaccamento così strutturante? Che cosa rappresentava davvero quella bambina? L'unica persona che lo proteggeva? Un periodo particolare della sua vita? Una figura idealizzata legata a un'esperienza dolorosa? Un modello affettivo che ha condizionato le relazioni successive? Una promessa diventata simbolo di qualcosa? Perché non riesce a investire emotivamente in altre donne? Come mai il ricordo non si è trasformato nel normale ricordo affettuoso dell'infanzia, ma è rimasto una ferita aperta, una frustrazione, un'attesa?
Sono domande narrative, non pretese di realismo clinico. E invece niente.
Lei era speciale perché la sceneggiatura ha deciso che era speciale; lui l'ha aspettata perché la sceneggiatura ha deciso che doveva aspettarla. Sono destinati a stare insieme perché la sceneggiatura ha deciso così e tu caro spettatore, puoi smettere di pensare, ora ti mostriamo una quantità industriale di piccoli incidenti, coincidenze, equivoci, interruzioni e situazioni romantiche per dilatare una storia che, psicologicamente, ha già deciso il proprio esito prima ancora di cominciare.

In The Oath of Love, pur dentro una struttura romantica molto convenzionale, l'avvicinamento è comunque un processo: interazioni, incomprensioni, osservazione reciproca, differenze caratteriali, progressiva trasformazione della rappresentazione dell'altro. Non necessariamente realistico in ogni dettaglio, ma narrativamente esiste una procedura attraverso la quale l'attrazione si forma e la relazione cambia.
Qui invece la rom-com è autoreferenziale: ti mostra una realtà alla quale devi credere senza spiegarti perché, raduna praticamente tutti i cliché disponibili e ci aggiunge una dose generosa di fanservice, persino nel casting, poi li impasta insieme e li spalma su 13 ore di materiale.
Il risultato è un mappazzone privo di percorso, conflitto, confronto, sostanza e intensità.

Attenzione: non sto dicendo che i dialoghi siano tutti scemi. Lei, ogni tanto, tira fuori discorsi sulla medicina, sulla condizione dei medici, sulla disciplina, sul sacrificio, sulla divinità di Kratos, sulla metafora militare e compagnia cantante. Presi isolatamente, alcuni possono persino essere interessanti.
Il problema è che sembrano provenire da un'altra serie. In una rom-com morbidissima, costruita quasi interamente su situazioni carine, buffe, kawaii, equivoci e gente che si guarda negli occhi per diciassette secondi, improvvisamente qualcuno apre una botola e fa precipitare dentro una riflessione quasi programmatica sulla professione medica, sulla disciplina o sulla forza necessaria per affrontare la vita.
È un problema di integrazione tonale, ma anche di scrittura; la profondità non è una citazione motivazionale piazzata tra 2 equivoci e uno sguardo sospeso mentre ci mostrano la versione infantile di quello che stanno facendo oggi i protagonisti.
Persino i dialoghi sono spesso didascalici: non ti mostrano semplicemente un personaggio e lasciano che tu lo interpreti, ti spiegano direttamente cosa devi pensare di lui e, possibilmente, con quale sentimento.
Prendete i dialoghi di Chengcheng con Cong Rong. A un certo punto, praticamente, le dice: “Non hai notato che Wen Shaoqing sembra freddo fuori, ma in realtà è passionale dentro?”
E grazie al cazzo! Quella battuta non serve realmente alla conversazione tra loro, è una chiara istruzione di lettura del personaggio.Perché se mi comunichi esplicitamente che Wen Shaoqing è “freddo fuori, passionale dentro”, ogni suo piccolo gesto successivo viene automaticamente interpretato dentro quella cornice. Lo sguardo? Passionale. Il silenzio? Passionale. Il gesto premuroso? PASSIONALE. Il fatto che respiri? Probabilmente passione repressa.
È una pre-interpretazione del personaggio, non ti permettono di scoprirlo: ti dicono prima come devi interpretarlo.

All'inizio Wen è praticamente uno tsundere da manualetto, però esiste una differenza enorme tra uno tsundere costruito bene, come il ML di Lighter and the Princess, e uno costruito male, come Wen Shaoqing.
Uno tsundere ben scritto ha una contraddizione psicologica: desidera qualcosa ma ha una ragione per reprimerla. Il comportamento esterno entra quindi realmente in conflitto con quello interno e da questo conflitto nasce il personaggio.
Qui, invece, spesso sembra: “Devo essere freddo perché sono il protagonista maschile freddo.”
Perché, diciamocelo, il cliché del maschio emotivamente inaccessibile che concede la propria vulnerabilità a una sola donna funziona benissimo nel romance. È una fantasia relazionale molto precisa: la protagonista diventa la persona speciale, l'unica destinataria di attenzioni che lui non concede agli altri. Non è semplicemente “lui è innamorato di lei”: è “lei riesce ad arrivare dove nessun'altra arriva”.
E questa cosa è potentissima perché produce una gratificazione narrativa immediata: essere scelta, essere l'eccezione, essere quella che riesce a sciogliere l'uomo apparentemente impenetrabile, ti fa sentire speciale e potente insieme.
My Little Happiness questa fantasia te la serve con il cucchiaino, anzi, te la imbocca!!!
La cosa che mi fa più ridere è proprio il livello di didascalismo: ti danno suggerimenti per interpretare correttamente i personaggi, manca solo l'età di partenza per indicare la destinazione d'uso, come nei giochi destinati alla prima età.

SECONDA COPPIA
Paradossalmente, la seconda coppia mi sembrava inizialmente più interessante della prima perché avevano un percorso per conoscersi, scoprirsi , innamorarsi . Il problema per me è LEI, che per inciso, raramente vedremo indossare un pantalone o una gonna: praticamente vive in hot pants. Una sorta di uniforme narrativa per rendere il personaggio immediatamente riconoscibile, mettere in evidenza le gambe tornite e toniche e, soprattutto, ricordare che è giovane e sexy.
La caratterizzazione: infantilizzata fino all'inverosimile. Piange, si strugge, urla, si agita, combina disastri ed è completamente IGNORANTE.
Aspetta, aspetta: come la definisce lui?
- “Cretina analfabeta”, Ahhhhhhhh!
E per una volta devo dire che il ragazzo aveva già fatto la recensione al posto mio.
Wen Rang, infatti, è probabilmente l'unico personaggio che mi sembrava davvero pensante e interessante. Proprio per questo la scena in cui lei sfonda una parete a craniate per rappresentare simbolicamente l'ingresso nella sua vita, la rottura della sua bolla e l'irruzione rumorosa della propria personalità mi ha fatto precipitare direttamente fuori dalla serie.
Perché non si limita a sfondare una parete. Vagisce, ubriaca, dopo aver scolato mezza bottiglia, perchè l'alcol è una porzione etilica , bevi e puff, dopo 2 secondi: ubriaca!!!
Mentre vagiva come un bambino, nella mia mente è partita:" io... Io no. Io no. Io no... "cantava Vasco.
A quel punto ho guardato il tasto di accensione della televisione come Obelix guarda un cinghiale sul girarrosto e ho pensato: “Baaaaacio”, nel senso: ciaone!

IL TRIONFO DEI CLICHÉ
Qualsiasi drama, soprattutto una rom-com, ha una quantità sostanziosa di cliché. Lo accetto. Anzi, possono essere divertenti: sono codici che conosciamo, riconosciamo e in fondo ci piace ritrovare.
Ma cazzo, qui ci sono praticamente TUTTI!Non ne manca uno!
E la cosa parte persino dal casting: lei minuscola — Google le attribuisce 164 cm, ma nella serie sembra avere una differenza fisica con lui di qualcosa che si avvicina ai 50 centimetri, quindi o qualcuno ha mentito sull'altezza o io sto guardando un esperimento gestaltico sulle percezioni sfalsate.
Lui, rispetto a lei, è enorme, imponente, composto, freddo e controllato. Lei è esuberante, minuta, un po' svampita. Non è semplicemente una differenza fisica: è una grammatica visiva del romance costruita per produrre immediatamente un effetto WOW. E non venitemi a dire di no, perché ci sono persino recensioni in lingua inglese qui dentro che dichiarano apertamente di essere state attirate proprio da questa dinamica visiva. Funziona come fantasia romantica, certo ma quando viene utilizzata in maniera così insistita, diventa evidentissimo il meccanismo.

Una rom-com può essere stupidissima e avere personaggi adulti, può essere surreale e avere una psicologia coerente, può essere zuccherosa fino alla carie e avere dialoghi brillanti. Non c'è nessun problema con il genere, con il tono leggero o con il romance volutamente fantastico.
Il problema è quando la sceneggiatura sembra infilare a forza solo scene fan service, che infatti si sprecano:
Lui che compare sempre nel momento giusto, il contatto fisico accidentale, la situazione ad hoc in cui sono costretti a stare vicinissimi, e lei abbraccia lui di istinto, la gelosia quando compare qualcun altro.
Il malinteso che potrebbe essere risolto con una frase di trenta secondi, ma che ovviamente deve durare ore perché altrimenti perdiamo quaranta minuti di episodio. E quella sensazione costante che ogni situazione sia stata costruita per provocare nello spettatore il fatidico: “OOOOOOOH.”
La scena della neve, con l'espressione incantata e sognante. La situazione di grande pericolo fisico in cui, invece di salvare un cristiano, i due si guardano e parte la musica romantica.
E io continuavo a roteare gli occhi come un camaleonte impazzito mentre scoprivo che, su quaranta minuti di episodio, trentotto erano sostanzialmente costituiti da scene fanservice.
A un certo punto non stavo più guardando una storia, dentro di me flaggavo la checklist mentre episodio dopo episodio non veniva costruito un percorso, gestito un conflitto o mostrati personaggi credibili, solo e continuamente occasioni per produrre l'effetto romantico.
Il fanservice, quando diventa un sostituto della narrazione, comincia a diventare estenuante.

Da un punto di vista strettamente tecnico non è nemmeno particolarmente disastroso, ed è proprio questo che lo rende, almeno per me, molto più irritante di una schifezza dichiarata, perché è confezionato decentemente. Gli attori sono sufficienti, la fotografia è pulita, la chimica è studiata, la soundtrack è carina ma non la ricordo, le situazioni romantiche sono costruite con poco sforzo creativo e tutto, preso singolarmente, funziona. Il problema è il contenitore e la sua lunghezza.
Volevo davvero finirlo, ci ho provato! Sfortunatamente, le funzioni cognitive superiori me lo rendono impossibile. Il mio cervello, a un certo punto, ha semplicemente presentato le dimissioni.

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