Serie con molti difetti: perché piace allora?
Ci sono serie che si ricordano per la scrittura brillante, altre per la regia, altre ancora per le interpretazioni. Doctor Slump non appartiene completamente a nessuna di queste categorie. Eppure, una volta terminata, mi ha lasciato una sensazione sorprendentemente piacevole e non mi ha mai annoiata. Non è stato un capolavoro, né un’opera tra le migliori degli ultimi anni, ma una compagnia gradita, con i personaggi che finiscono per trovare un posto nella memoria dello spettatore.
La sinossi è abusata: due ex studenti modello, un tempo rivali, si ritrovano nel momento peggiore della loro vita. Yeo Jeong-woo è un chirurgo plastico di successo la cui carriera viene improvvisamente distrutta da uno scandalo. Nam Ha-neul è un’anestesista brillante che, dopo anni passati a vivere esclusivamente per il lavoro e lo studio, sacrificando ogni aspetto della propria esistenza, precipita in una profonda depressione e in una condizione di burnout che le impedisce di proseguire la propria professione.
Sulla carta, il materiale era promettente, una sorta di "lato positivo" con altre patologie : due protagonisti adulti, entrambi sofferenti, entrambi costretti a ridefinire la propria identità dopo aver costruito tutta la propria esistenza attorno al successo riprendendo il tema caro ai coreani: la funzione sociale nella nostra società dà un'identità. Una buona occasione per raccontare la salute mentale, il fallimento, la pressione sociale e la ricerca di una nuova normalità.
Il problema è che la serie affronta depressione, ansia, burnout e traumi professionali, ma lo fa senza scendere in profondità e senza presentare i problemi con la dovuta delicatezza e correttezza medica (abuso di alcol nel corso delle terapie farmacologiche, farmaci presentati come panacea, poco peso dato alla terapia psicoterapica... ). È come se avesse paura di diventare troppo dolorosa, troppo scomoda, troppo realistica. Ogni volta che si avvicina a qualcosa di realmente destabilizzante, tende ad alleggerire il tono, a riportare il racconto verso territori più rassicuranti.
Non è necessariamente un difetto. Dipende da ciò che si cerca ma sulla correttezza delle procedure mediche e sugli escamotage poteva esserci più rispetto, realismo, verità. Lo dico da professionista che vede il proprio lavoro affossato da stereotipi e ignoranza, la serie non restituisce dignità o veridicità a quello che è il lavoro dei professionisti della salute mentale, e l'escamotage dell'eparina è quanto di più scemo possa essere proposto, perché le sacche non si trovano nei pressi della sala operatoria e non puoi stabilire quale userai ma vabbè. Inoltre l'autopsia la rinviene del corpo ed è assurda la pista che il medico volesse assassinare la paziente , con una sostanza rinvenibile tra l'altro. Nell'aula processo inoltre chiunque poteva accedere così, come fosse casa propria e portare le prove.
La scrittura non è brillante: ci sono due buchi di trama che mi hanno dato la sensazione di un'improvvisazione, sia sul colpevole dell'incidente sia sulla figura ambivalente del loro collega. Come se la scrittura fosse a due mani o realizzata in fieri, non predisposta a monte.
Non la consiglio a chi desidera un’analisi profonda della depressione, probabilmente resterà insoddisfatto. Chi invece cerca un drama capace di trasmettere conforto e speranza potrebbe trovarsi perfettamente a proprio agio.
Il cuore della serie, infatti, non è la salute mentale, è un healing romance drama ma con mezzi di fortuna e fortunate coincidenze, che investe più sul potere dell'amore, del rispecchiamento, del mutuo aiuto distraendosi dalla propria condizione, più che sulla cura in sé.
Nella relazione tra i due protagonisti Doctor Slump trova finalmente il proprio equilibrio. La storia d’amore funziona perché occupa spazio. Tanto spazio. Forse quello, tra i tanti visti, che ne hanno di più. Negli ultimi anni molti drama hanno finito per sacrificare la coppia in favore di sottotrame, antagonisti, conflitti familiari o misteri narrativi. Qui accade il contrario. La serie dedica una quantità enorme di tempo ai due protagonisti. Li osserva mentre parlano, mangiano insieme, passeggiano, si sostengono, litigano e si riavvicinano e la genitorialità è positiva, calda, supportiva, non becera e malevola come nel 90% dei lavori visti.
Non c’è la sensazione che la relazione debba superare continuamente ostacoli artificiali per mantenere viva l’attenzione dello spettatore.
Una delle qualità più apprezzabili della scrittura è proprio l’assenza di quei malintesi interminabili che spesso infestano il genere. Jeong-woo e Ha-neul comunicano. Non sempre bene, non sempre nel momento giusto, ma comunicano e lei non è la donnucola in balia dell'uomo di turno: sbaglia, cade, si rialza, comunica, cerca, parla, si apre, è estroversa, espansiva con lui, e questo è un elemento di novità apprezzabile.
Quando iniziano a provare qualcosa l’uno per l’altra, la serie non passa sei episodi a procrastinare che accada.
Quando emerge un problema, cercano di affrontarlo. Quando uno dei due soffre, l’altro è presente. Può sembrare poco ma nel panorama delle commedie romantiche coreane è quasi rivoluzionario.
Park Hyung-sik e Park Shin-hye svolgono un lavoro efficace nel rendere credibile questa dinamica. Non credo che le loro interpretazioni rappresentino il punto più alto delle rispettive carriere. Nessuno dei due offre una performance destinata a entrare nella storia, anzi, lei molto caricaturale a volte, stessa cosa la madre che conosco come ottima attrice in tanti altri lavori. Non sempre mi è arrivata, non sempre ho pensato: "wow che brava", a volte ho pensato "spinge troppo, si vede che recita". Tuttavia il più delle volte FL e ML risultano naturali insieme.
La loro chimica non si basa soltanto sull’attrazione (non vi aspettate exploit passionali alla business proposal), funziona soprattutto nelle scene quotidiane, nei dialoghi apparentemente insignificanti, negli scambi più semplici, nel modo comodo che hanno di stare insieme e che trasmettono allo spettatore. Qui ho avuto chiarissimi i motivi per cui si scelgono, e per cui sin da principio si piacevano.
Ho motivo di credere che queste due persone potrebbero davvero scegliersi nella vita reale.
Ed è probabilmente questo il motivo per cui il drama continua a coinvolgere anche quando la trama perde mordente, perché la parte più debole della serie è proprio quella che dovrebbe costituire il grande conflitto narrativo. L’arco dedicato a Kyung-min, infatti, rappresenta il principale problema!
L’idea di base non era cattiva. Il suo rancore affonda le radici in un trauma reale, legato alla morte del padre e a responsabilità indirette della famiglia di Jeong-woo. Il tema del dolore trasformato in ossessione avrebbe dotuto generare un antagonista complesso e sfaccettato. Invece il personaggio oscilla continuamente tra ambivalenza psicologica e forzatura narrativa e soprattutto non è chiaro perché debba prendersela con lui e non con la famiglia, il protagonista non è un uomo amato o con una famiglia calda e supportiva alle spalle, che potrebbe rimanere distrutta dalla sua rovina, anzi ... sicché avrei trovato più plausibile che si accanisse con la madre stessa, utilizzando semmai il protagonista per arrivarvi.
La serie sembra voler integrare la parte romance, la parte di cura e quella thriller/ crime senza riuscirci del tutto, emerge una certa dissonanza e i coreani questo lo fanno sempre, non ho ancora capito perché. Integrare bene due parti così diverse, studiarle e svilupparle in modo adeguato comporta un lavoro e un accordo tra professionalità diverse (l'ideale sarebbe impiegare due registi e almeno due sceneggiatori, più qualcuno che supervisioni per dare una stessa struttura, una stessa firma, uno stesso tono) . Non è una cosa semplice e devo dire che viene difficile anche ai grandi registi , immaginiamo a chi fa lavori destinati al grande pubblico, non di settore.
Persino il famoso incidente che coinvolge Ha-neul negli episodi finali, pur generando tensione emotiva, appare come un artificio necessario a spingere ulteriormente la coppia verso una dichiarazione definitiva.
Da quel momento in poi la storia smette sostanzialmente di interessarsi al mistero e torna a concentrarsi su ciò che sa fare meglio: raccontare la guarigione reciproca dei protagonisti.
Ed è qui che la serie ritrova la propria forza, sebbene in versione miracolista, fantasiosa, per nulla realistica, non è una forza spettacolare, bensì gentile.
La serie racconta qualcosa che il genere romantico spesso dimentica: innamorarsi non risolve tutti i problemi, e qui c'è il realismo. Ha-neul continua a convivere con le proprie fragilità, Jeong-woo continua a portare addosso le ferite lasciate dal crollo della sua carriera, nessuno dei due viene magicamente salvato dall’amore e nessuno sacrifica se stesso per quello. L’amore diventa piuttosto uno spazio sicuro all’interno del quale affrontare le proprie difficoltà. Anche il finale segue questa filosofia.
Molti drama coreani costruiscono l’ultimo episodio come una lunga corsa verso il matrimonio. Doctor Slump sceglie una strada diversa. Quando Ha-neul riceve l’opportunità di trascorrere un periodo all’estero, la serie introduce una situazione che, in un racconto più convenzionale, avrebbe facilmente generato una separazione dolorosa. Invece il conflitto viene affrontato con sorprendente maturità. Jeong-woo soffre all’idea della distanza ma riconosce il valore professionale dell’occasione e la incoraggia a seguirla.
È un momento piccolo ma significativo, perché dimostra quanto la relazione sia SANA. Successivamente l’opportunità sfuma e la partenza non avviene realmente, scelta narrativa che alcuni potrebbero considerare troppo comoda, ma che si inserisce perfettamente nel tono generale della serie.
Anche il matrimonio viene trattato in modo particolare. Molti spettatori si aspettavano una grande cerimonia conclusiva. In realtà Doctor Slump preferisce suggerire piuttosto che mostrare. Le immagini prematrimoniali e matrimoniali presenti nell’epilogo confermano il destino della coppia senza trasformarlo nel centro assoluto del racconto.
Una decisione che ha diviso il pubblico, non mi è piaciuta ma ’ho trovata coerente perché la vera conclusione della storia non è il matrimonio ma la guarigione.
È il momento in cui due persone che avevano costruito tutta la propria identità sul successo professionale comprendono finalmente di poter esistere anche al di fuori dei propri risultati.
Doctor Slump non è un capolavoro:
1)La scrittura è discontinua.
2) L’antagonista convince solo a metà.
3) Le interpretazioni non sono memorabili
4) Le sottotrame non sempre mantengono le promesse iniziali.
5) Alcuni temi vengono affrontati in modo più superficiale di quanto meritassero e senza attendibilità o realismo medico.
Eppure, pur con tutti i suoi difetti, sa essere piacevole.
Non cerca continuamente di sorprendere. Non punta sempre sul colpo di scena. Non vive di triangoli amorosi esasperati. Non costruisce conflitti infiniti basati sull’incomunicabilità.
Semplicemente osserva due persone ferite che imparano a stare meglio, grazie alla loro relazione.
Difficile ma possibile.
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Vorrei sottoporvi una riflessione, Doctor Slump ha ricevuto molte critiche e mi ha sorpreso. Non perché le critiche siano prive di fondamento: il drama ha quei limiti evidenti che ho esposto poc'anzi. Quello che mi lascia perplessa è il metro di giudizio utilizzato!
Leggendo recensioni da anni, su moltissimi lavori, ho avuto l'impressione che questo drama sia stato valutato con una severità che raramente vedo applicata ad altri titoli molto più fragili dal punto di vista della scrittura. Mi chiedo quindi cosa il pubblico si aspettasse realmente da questa serie e perché i suoi difetti vengano evidenziati con tanta insistenza, mentre lavori che presentano problemi ben più gravi vengono accolti con un entusiasmo quasi unanime.
Prendiamo ad esempio alcuni dei titoli più celebrati degli ultimi anni. Ho visto assegnare voti altissimi a opere come Lovely Runner, che personalmente considero trainata molto più dal coinvolgimento emotivo del fandom e dalla ship attribuita agli attori che da una sceneggiatura particolarmente solida, dove il tema della disabilità è stato solo accennato. Oppure a produzioni recenti come The Potato Lab o When the Phone Rings, che a mio avviso presentano debolezze narrative non inferiori a quelle di Doctor Slump.
La differenza è che Doctor Slump sembra pagare il fatto di voler parlare di qualcosa. Magari non sempre ci riesce, magari lo fa in modo semplificato ma prova ad affrontare il burnout, la depressione, il fallimento professionale, la perdita dell'identità costruita attorno al successo e il percorso necessario per ricostruirsi.
C'è una volontà di raccontare un'esperienza umana e di sviluppare un discorso che vada oltre la semplice storia d'amore.
Molti drama romantici contemporanei, invece, rinunciano completamente a proporre un contenuto. Si limitano a costruire una relazione accattivante, una buona dose di fan service e qualche colpo di scena emotivo, qualche primo piano di lui sotto la doccia , 20 scene fan service, inquadrature studiate per mostrare baci più spinti di quanti non siano in verità. MA BASTA! Non c'è nulla di male per carità ma fatico a comprendere perché opere di questo tipo vengano celebrate come capolavori mentre un lavoro come Doctor Slump venga giudicato con criteri molto più rigidi.
Per questo motivo il mio voto finale è leggermente più alto di quello che assegnerei normalmente.
Onestamente Doctor Slump è un 7/10. Tuttavia scelgo di attribuirgli un 7,5/10.
Lo faccio perché apprezzo il tentativo di raccontare qualcosa di diverso, perché la storia evita molti artifici narrativi ormai abusati nel genere e perché non sente il bisogno di alimentare continuamente conflitti inutili, incomprensioni costruite a tavolino o separazioni forzate soltanto per allungare la trama.
Non è un drama memorabile. Non è un capolavoro. Ma è più onesto e più coraggioso di quanto una parte della critica sembri riconoscergli. E in un panorama in cui vedo assegnare voti perfetti a opere che spesso vivono soltanto dell'entusiasmo del fandom, questo per me merita almeno mezzo punto in più.
Alla fine della visione non resta l’impressione di aver assistito a una grande storia destinata a entrare nella storia del genere. Resta qualcosa di più modesto ma anche più autentico: la sensazione di aver trascorso del tempo con personaggi che, pur imperfetti, hanno trovato un modo per essere felici.
E forse è proprio questo il motivo per cui, pur riconoscendone tutti i limiti, Doctor Slump riesce a lasciare un ricordo sorprendentemente affettuoso.
La sinossi è abusata: due ex studenti modello, un tempo rivali, si ritrovano nel momento peggiore della loro vita. Yeo Jeong-woo è un chirurgo plastico di successo la cui carriera viene improvvisamente distrutta da uno scandalo. Nam Ha-neul è un’anestesista brillante che, dopo anni passati a vivere esclusivamente per il lavoro e lo studio, sacrificando ogni aspetto della propria esistenza, precipita in una profonda depressione e in una condizione di burnout che le impedisce di proseguire la propria professione.
Sulla carta, il materiale era promettente, una sorta di "lato positivo" con altre patologie : due protagonisti adulti, entrambi sofferenti, entrambi costretti a ridefinire la propria identità dopo aver costruito tutta la propria esistenza attorno al successo riprendendo il tema caro ai coreani: la funzione sociale nella nostra società dà un'identità. Una buona occasione per raccontare la salute mentale, il fallimento, la pressione sociale e la ricerca di una nuova normalità.
Il problema è che la serie affronta depressione, ansia, burnout e traumi professionali, ma lo fa senza scendere in profondità e senza presentare i problemi con la dovuta delicatezza e correttezza medica (abuso di alcol nel corso delle terapie farmacologiche, farmaci presentati come panacea, poco peso dato alla terapia psicoterapica... ). È come se avesse paura di diventare troppo dolorosa, troppo scomoda, troppo realistica. Ogni volta che si avvicina a qualcosa di realmente destabilizzante, tende ad alleggerire il tono, a riportare il racconto verso territori più rassicuranti.
Non è necessariamente un difetto. Dipende da ciò che si cerca ma sulla correttezza delle procedure mediche e sugli escamotage poteva esserci più rispetto, realismo, verità. Lo dico da professionista che vede il proprio lavoro affossato da stereotipi e ignoranza, la serie non restituisce dignità o veridicità a quello che è il lavoro dei professionisti della salute mentale, e l'escamotage dell'eparina è quanto di più scemo possa essere proposto, perché le sacche non si trovano nei pressi della sala operatoria e non puoi stabilire quale userai ma vabbè. Inoltre l'autopsia la rinviene del corpo ed è assurda la pista che il medico volesse assassinare la paziente , con una sostanza rinvenibile tra l'altro. Nell'aula processo inoltre chiunque poteva accedere così, come fosse casa propria e portare le prove.
La scrittura non è brillante: ci sono due buchi di trama che mi hanno dato la sensazione di un'improvvisazione, sia sul colpevole dell'incidente sia sulla figura ambivalente del loro collega. Come se la scrittura fosse a due mani o realizzata in fieri, non predisposta a monte.
Non la consiglio a chi desidera un’analisi profonda della depressione, probabilmente resterà insoddisfatto. Chi invece cerca un drama capace di trasmettere conforto e speranza potrebbe trovarsi perfettamente a proprio agio.
Il cuore della serie, infatti, non è la salute mentale, è un healing romance drama ma con mezzi di fortuna e fortunate coincidenze, che investe più sul potere dell'amore, del rispecchiamento, del mutuo aiuto distraendosi dalla propria condizione, più che sulla cura in sé.
Nella relazione tra i due protagonisti Doctor Slump trova finalmente il proprio equilibrio. La storia d’amore funziona perché occupa spazio. Tanto spazio. Forse quello, tra i tanti visti, che ne hanno di più. Negli ultimi anni molti drama hanno finito per sacrificare la coppia in favore di sottotrame, antagonisti, conflitti familiari o misteri narrativi. Qui accade il contrario. La serie dedica una quantità enorme di tempo ai due protagonisti. Li osserva mentre parlano, mangiano insieme, passeggiano, si sostengono, litigano e si riavvicinano e la genitorialità è positiva, calda, supportiva, non becera e malevola come nel 90% dei lavori visti.
Non c’è la sensazione che la relazione debba superare continuamente ostacoli artificiali per mantenere viva l’attenzione dello spettatore.
Una delle qualità più apprezzabili della scrittura è proprio l’assenza di quei malintesi interminabili che spesso infestano il genere. Jeong-woo e Ha-neul comunicano. Non sempre bene, non sempre nel momento giusto, ma comunicano e lei non è la donnucola in balia dell'uomo di turno: sbaglia, cade, si rialza, comunica, cerca, parla, si apre, è estroversa, espansiva con lui, e questo è un elemento di novità apprezzabile.
Quando iniziano a provare qualcosa l’uno per l’altra, la serie non passa sei episodi a procrastinare che accada.
Quando emerge un problema, cercano di affrontarlo. Quando uno dei due soffre, l’altro è presente. Può sembrare poco ma nel panorama delle commedie romantiche coreane è quasi rivoluzionario.
Park Hyung-sik e Park Shin-hye svolgono un lavoro efficace nel rendere credibile questa dinamica. Non credo che le loro interpretazioni rappresentino il punto più alto delle rispettive carriere. Nessuno dei due offre una performance destinata a entrare nella storia, anzi, lei molto caricaturale a volte, stessa cosa la madre che conosco come ottima attrice in tanti altri lavori. Non sempre mi è arrivata, non sempre ho pensato: "wow che brava", a volte ho pensato "spinge troppo, si vede che recita". Tuttavia il più delle volte FL e ML risultano naturali insieme.
La loro chimica non si basa soltanto sull’attrazione (non vi aspettate exploit passionali alla business proposal), funziona soprattutto nelle scene quotidiane, nei dialoghi apparentemente insignificanti, negli scambi più semplici, nel modo comodo che hanno di stare insieme e che trasmettono allo spettatore. Qui ho avuto chiarissimi i motivi per cui si scelgono, e per cui sin da principio si piacevano.
Ho motivo di credere che queste due persone potrebbero davvero scegliersi nella vita reale.
Ed è probabilmente questo il motivo per cui il drama continua a coinvolgere anche quando la trama perde mordente, perché la parte più debole della serie è proprio quella che dovrebbe costituire il grande conflitto narrativo. L’arco dedicato a Kyung-min, infatti, rappresenta il principale problema!
L’idea di base non era cattiva. Il suo rancore affonda le radici in un trauma reale, legato alla morte del padre e a responsabilità indirette della famiglia di Jeong-woo. Il tema del dolore trasformato in ossessione avrebbe dotuto generare un antagonista complesso e sfaccettato. Invece il personaggio oscilla continuamente tra ambivalenza psicologica e forzatura narrativa e soprattutto non è chiaro perché debba prendersela con lui e non con la famiglia, il protagonista non è un uomo amato o con una famiglia calda e supportiva alle spalle, che potrebbe rimanere distrutta dalla sua rovina, anzi ... sicché avrei trovato più plausibile che si accanisse con la madre stessa, utilizzando semmai il protagonista per arrivarvi.
La serie sembra voler integrare la parte romance, la parte di cura e quella thriller/ crime senza riuscirci del tutto, emerge una certa dissonanza e i coreani questo lo fanno sempre, non ho ancora capito perché. Integrare bene due parti così diverse, studiarle e svilupparle in modo adeguato comporta un lavoro e un accordo tra professionalità diverse (l'ideale sarebbe impiegare due registi e almeno due sceneggiatori, più qualcuno che supervisioni per dare una stessa struttura, una stessa firma, uno stesso tono) . Non è una cosa semplice e devo dire che viene difficile anche ai grandi registi , immaginiamo a chi fa lavori destinati al grande pubblico, non di settore.
Persino il famoso incidente che coinvolge Ha-neul negli episodi finali, pur generando tensione emotiva, appare come un artificio necessario a spingere ulteriormente la coppia verso una dichiarazione definitiva.
Da quel momento in poi la storia smette sostanzialmente di interessarsi al mistero e torna a concentrarsi su ciò che sa fare meglio: raccontare la guarigione reciproca dei protagonisti.
Ed è qui che la serie ritrova la propria forza, sebbene in versione miracolista, fantasiosa, per nulla realistica, non è una forza spettacolare, bensì gentile.
La serie racconta qualcosa che il genere romantico spesso dimentica: innamorarsi non risolve tutti i problemi, e qui c'è il realismo. Ha-neul continua a convivere con le proprie fragilità, Jeong-woo continua a portare addosso le ferite lasciate dal crollo della sua carriera, nessuno dei due viene magicamente salvato dall’amore e nessuno sacrifica se stesso per quello. L’amore diventa piuttosto uno spazio sicuro all’interno del quale affrontare le proprie difficoltà. Anche il finale segue questa filosofia.
Molti drama coreani costruiscono l’ultimo episodio come una lunga corsa verso il matrimonio. Doctor Slump sceglie una strada diversa. Quando Ha-neul riceve l’opportunità di trascorrere un periodo all’estero, la serie introduce una situazione che, in un racconto più convenzionale, avrebbe facilmente generato una separazione dolorosa. Invece il conflitto viene affrontato con sorprendente maturità. Jeong-woo soffre all’idea della distanza ma riconosce il valore professionale dell’occasione e la incoraggia a seguirla.
È un momento piccolo ma significativo, perché dimostra quanto la relazione sia SANA. Successivamente l’opportunità sfuma e la partenza non avviene realmente, scelta narrativa che alcuni potrebbero considerare troppo comoda, ma che si inserisce perfettamente nel tono generale della serie.
Anche il matrimonio viene trattato in modo particolare. Molti spettatori si aspettavano una grande cerimonia conclusiva. In realtà Doctor Slump preferisce suggerire piuttosto che mostrare. Le immagini prematrimoniali e matrimoniali presenti nell’epilogo confermano il destino della coppia senza trasformarlo nel centro assoluto del racconto.
Una decisione che ha diviso il pubblico, non mi è piaciuta ma ’ho trovata coerente perché la vera conclusione della storia non è il matrimonio ma la guarigione.
È il momento in cui due persone che avevano costruito tutta la propria identità sul successo professionale comprendono finalmente di poter esistere anche al di fuori dei propri risultati.
Doctor Slump non è un capolavoro:
1)La scrittura è discontinua.
2) L’antagonista convince solo a metà.
3) Le interpretazioni non sono memorabili
4) Le sottotrame non sempre mantengono le promesse iniziali.
5) Alcuni temi vengono affrontati in modo più superficiale di quanto meritassero e senza attendibilità o realismo medico.
Eppure, pur con tutti i suoi difetti, sa essere piacevole.
Non cerca continuamente di sorprendere. Non punta sempre sul colpo di scena. Non vive di triangoli amorosi esasperati. Non costruisce conflitti infiniti basati sull’incomunicabilità.
Semplicemente osserva due persone ferite che imparano a stare meglio, grazie alla loro relazione.
Difficile ma possibile.
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Vorrei sottoporvi una riflessione, Doctor Slump ha ricevuto molte critiche e mi ha sorpreso. Non perché le critiche siano prive di fondamento: il drama ha quei limiti evidenti che ho esposto poc'anzi. Quello che mi lascia perplessa è il metro di giudizio utilizzato!
Leggendo recensioni da anni, su moltissimi lavori, ho avuto l'impressione che questo drama sia stato valutato con una severità che raramente vedo applicata ad altri titoli molto più fragili dal punto di vista della scrittura. Mi chiedo quindi cosa il pubblico si aspettasse realmente da questa serie e perché i suoi difetti vengano evidenziati con tanta insistenza, mentre lavori che presentano problemi ben più gravi vengono accolti con un entusiasmo quasi unanime.
Prendiamo ad esempio alcuni dei titoli più celebrati degli ultimi anni. Ho visto assegnare voti altissimi a opere come Lovely Runner, che personalmente considero trainata molto più dal coinvolgimento emotivo del fandom e dalla ship attribuita agli attori che da una sceneggiatura particolarmente solida, dove il tema della disabilità è stato solo accennato. Oppure a produzioni recenti come The Potato Lab o When the Phone Rings, che a mio avviso presentano debolezze narrative non inferiori a quelle di Doctor Slump.
La differenza è che Doctor Slump sembra pagare il fatto di voler parlare di qualcosa. Magari non sempre ci riesce, magari lo fa in modo semplificato ma prova ad affrontare il burnout, la depressione, il fallimento professionale, la perdita dell'identità costruita attorno al successo e il percorso necessario per ricostruirsi.
C'è una volontà di raccontare un'esperienza umana e di sviluppare un discorso che vada oltre la semplice storia d'amore.
Molti drama romantici contemporanei, invece, rinunciano completamente a proporre un contenuto. Si limitano a costruire una relazione accattivante, una buona dose di fan service e qualche colpo di scena emotivo, qualche primo piano di lui sotto la doccia , 20 scene fan service, inquadrature studiate per mostrare baci più spinti di quanti non siano in verità. MA BASTA! Non c'è nulla di male per carità ma fatico a comprendere perché opere di questo tipo vengano celebrate come capolavori mentre un lavoro come Doctor Slump venga giudicato con criteri molto più rigidi.
Per questo motivo il mio voto finale è leggermente più alto di quello che assegnerei normalmente.
Onestamente Doctor Slump è un 7/10. Tuttavia scelgo di attribuirgli un 7,5/10.
Lo faccio perché apprezzo il tentativo di raccontare qualcosa di diverso, perché la storia evita molti artifici narrativi ormai abusati nel genere e perché non sente il bisogno di alimentare continuamente conflitti inutili, incomprensioni costruite a tavolino o separazioni forzate soltanto per allungare la trama.
Non è un drama memorabile. Non è un capolavoro. Ma è più onesto e più coraggioso di quanto una parte della critica sembri riconoscergli. E in un panorama in cui vedo assegnare voti perfetti a opere che spesso vivono soltanto dell'entusiasmo del fandom, questo per me merita almeno mezzo punto in più.
Alla fine della visione non resta l’impressione di aver assistito a una grande storia destinata a entrare nella storia del genere. Resta qualcosa di più modesto ma anche più autentico: la sensazione di aver trascorso del tempo con personaggi che, pur imperfetti, hanno trovato un modo per essere felici.
E forse è proprio questo il motivo per cui, pur riconoscendone tutti i limiti, Doctor Slump riesce a lasciare un ricordo sorprendentemente affettuoso.
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