Fritto misto narrativo, il grande CAOS, talento senza ricetta!
Ambientata in una Corea del Sud sul finire degli anni Novanta, The WONDERfools segue un gruppo improbabile di persone comuni che, dopo un misterioso incidente legato a una sostanza sconosciuta, sviluppano poteri fuori dall'ordinario. Tra esperimenti segreti, sette religiose, bambini scomparsi, traumi del passato, criminali dai poteri sovrumani e una città minacciata da eventi sempre più inspiegabili, i protagonisti cercano di diventare eroi senza avere né le capacità né l'equilibrio necessari per esserlo. Quello che nasce come un racconto supereroistico si trasforma rapidamente in un miscuglio di commedia grottesca, mistero, melodramma, fantasy e thriller, nel tentativo di costruire un universo tanto eccentrico quanto divisivo.
COSA NE PENSO: Ci sono serie mediocri che costano poco e non hanno grandi ambizioni. Poi ci sono serie che dispongono di mezzi enormi, cast prestigiosi, campagne promozionali internazionali e una cura produttiva impressionante, ma finiscono comunque per non funzionare. Per me The WONDERfools appartiene decisamente alla seconda categoria. La sensazione dominante che ho provato per tutta la visione è stata PREVALENTEMENTE DI confusione.
Non una confusione narrativa dovuta a misteri volutamente irrisolti o a una trama complessa. Una confusione più profonda, che riguarda l'identità stessa della serie. Per lunghi tratti ho avuto l'impressione che non sapesse cosa volesse essere. Vuole essere una storia di supereroi. Vuole essere una commedia grottesca con tono farsesco. Vuole essere un thriller legato a esperimenti segreti. Vuole essere un racconto di formazione. Vuole essere una storia romantica. Vuole essere una satira sociale alla Solondz. Vuole essere un dramma familiare.
Alla fine prova a essere tutto contemporaneamente e finisce per indebolire ogni singolo elemento poichè gli elementi narrativi di genere non sono armonizzati.
Negli ultimi anni il cinema e la televisione coreana hanno mostrato una crescente tendenza a scopiazzare l' Occidente. Non parlo delle produzioni mainstream più classiche, ma di quelle che cercano deliberatamente un'impronta autoriale eccentrica, irriverente e fuori dagli schemi. A volte mi sembra di vedere il desiderio di imitare autori come Yorgos Lanthimos, Wes Anderson, Todd Solondz, Jean-Pierre Jeunet o Spike Jonze: registi capaci di mescolare assurdo, simbolismo, ironia e tragedia all'interno dello stesso racconto.
Il problema è che quel tipo di cinema richiede un equilibrio delicatissimo. L'assurdo deve avere una logica interna. Il grottesco deve dialogare con il dramma. L'umorismo deve amplificare il disagio invece di sabotarlo.
In The WONDERfools, invece, spesso questi registri si scontrano frontalmente. Una scena cerca di commuoverti con il trauma di bambini sottoposti a sperimentazioni. Quella successiva ti chiede di ridere per una gag slapstick. Pochi minuti dopo arriva una situazione romantica. Poi una rivelazione pseudo-crime. Poi una scena quasi da cartone animato. Non percepisco una fusione tra i generi. Percepisco un accumulo!!!
Molti spettatori hanno definito la serie "folle" o "caotica" come se fosse automaticamente un pregio. Per me il caos funziona solo quando è governato da una visione precisa. Qui spesso sembra semplicemente mancanza di controllo.La componente comica è probabilmente l'aspetto che mi ha convinto meno anche se due risate me le sono fatte perché i coreani sanno essere comici come pochi.
Ho avuto l'impressione che la serie si fidasse troppo della stravaganza delle situazioni e troppo poco della scrittura. Molte battute sembrano gridare: "Guarda quanto siamo eccentrici!"
Peccato che l'eccentricità, da sola, non genera comicità. La comicità nasce dal tempo, dal ritmo, dalla costruzione. Qui invece ho percepito spesso uno sforzo evidente, quasi forzato, per risultare bizzarri.
Anche la componente thriller e investigativa mi è sembrata sorprendentemente fragile, con le motivazioni di alcuni personaggi sono poco convincenti.
Diversi snodi narrativi si reggono su coincidenze o comportamenti poco plausibili. Le rivelazioni dovrebbero aumentare la tensione ma spesso finiscono per sembrare scorciatoie narrative. Non ho mai avuto la sensazione di trovarmi davanti a una storia credibile, non nel senso di realistica, poiché una serie può parlare di teletrasporti, mutazioni e superpoteri ed essere comunque credibile, vedi Moving, di cui questa sembra la versione "temu" per citare un utente che l'ha così definita, e sono d'accordo.
Sul piano tecnico, invece, gli investimenti si vedono tutti. La sigla è splendida, molto AI, ma è come vedere un Magritte, un Dalì, un De chirico, un Andy Warhol tutti mixati.
La fotografia è curata e il color grading ha un senso mirato e plausibile, con un'identità visiva fortissima.
Perfino la distribuzione internazionale dimostra un investimento enorme: doppiaggi in una quantità impressionante di lingue e una promozione globale che raramente si vede per una serie televisiva coreana. Il problema è che una confezione elegante non può sostituire una scrittura solida.
E arriviamo alle interpretazioni: Park Eun-bin è senza dubbio la forza trainante della serie, ha un'energia fuori dal comune, cambia postura, espressioni, voce e linguaggio corporeo con una facilità impressionante. È una performer straordinaria. Eppure, per la prima volta da molto tempo, mi sono trovata a desiderare che si trattenesse un po'. Era molto, era troppo. Il personaggio è costruito sopra le righe e lei decide di spingere ulteriormente l'acceleratore. Il risultato, almeno per me, è che in diversi momenti smette di sembrare una persona e diventa una caricatura: smorfie continue, espressioni esasperate,movimenti eccessivamente enfatizzati. Capisco la scelta, l'intenzione ma è risultata innaturale.
Se devo riconoscere un merito enorme a The WONDERfools, questo va senza dubbio ai due comprimari principali, Im Seong-jae e Choi Dae-hoon. La serie li presenta come spalle comiche, ma finiscono per diventare il vero motore comico dell'intera storia.
Im Seong-jae, in particolare, mi ha impressionata moltissimo. Chi conosce la sua filmografia sa che proviene soprattutto da thriller, melodrammi e produzioni più drammatiche. Qui invece costruisce un personaggio completamente diverso, e il risultato è sorprendente. Non ho mai avuto l'impressione di vedere un attore che interpreta un "ingenuo"; ho visto una persona reale.
La sua mimica facciale, i tempi comici, il linguaggio corporeo, perfino il modo in cui reagisce alle situazioni più assurde risultano spontanei e credibili. Non cerca mai la battuta. Non forza mai la comicità. È divertente proprio perché sembra non rendersi conto di esserlo.
Anche Choi Dae-hoon lavora in sottrazione. Il suo personaggio potrebbe facilmente trasformarsi in una caricatura ambulante, e invece riesce a mantenere una sorprendente umanità. Le sue scene familiari sono spesso più coinvolgenti delle sottotrame principali, e il feeling che sviluppa con Im Seong-jae crea alcuni dei momenti migliori della serie. Insieme formano un duo comico perfetto. Uno è impulsivo, emotivo, istintivo.
L'altro è ossessivo, nervoso, ansioso, oppositivo, continuamente in lotta col mondo e con se stesso.
La loro dinamica non sembra mai scritta a tavolino per strappare una risata. Funziona perché entrambi credono profondamente nei rispettivi personaggi.
Anche il modo in cui la serie attribuisce i poteri ai personaggi è interessante.
Ro-bin sviluppa una forza fisica enorme, un elemento che ricorre spesso nella narrativa coreana e non solo. Non è la prima volta che vedo associare la forza sovrumana a personaggi descritti come semplici, ingenui o poco brillanti dal punto di vista cognitivo. È successo anche in Moving, dove il personaggio più forte veniva spesso considerato dagli altri "idiota" (cit.).
Non so se si tratti di una scelta simbolica consapevole o di una convenzione narrativa ormai consolidata, ma è curioso che la forza venga frequentemente attribuita a chi agisce più d'istinto che di ragionamento. Forse perché la forza rappresenta un potere immediato, fisico, incontrollato, e quindi si presta meglio a personaggi che non filtrano continuamente le proprie emozioni attraverso la razionalità.
Nel caso di Ro-bin, però, ciò che colpisce non è il superpotere. È la sua bontà, è un personaggio tenero, generoso, incapace di cattiveria; Im Seong-jae riesce a trasmettere questa dolcezza senza cadere nel pietismo o nel ludibrio. Per questo, alla fine, credo che siano loro i veri MVP della serie!
Cha Eun-woo porta fascino, presenza scenica e carisma. Park Eun-bin porta energia e una dedizione assoluta al personaggio. Ma senza Im Seong-jae e Choi Dae-hoon, The WONDERfools sarebbe stata molto più faticosa da seguire. Anzi, probabilmente sarebbe crollata sotto il peso delle sue stesse ambizioni. Sono loro che le impediscono di diventare una lunga, costosa e confusa esercitazione di stile.
Cha Eun-woo, fa esattamente ciò che fa sempre, è bello da guardare, è professionale, è corretto ma resta confinato in una comfort zone interpretativa che ormai conosco a memoria. Non commette errori, non sorprende mai. E per un personaggio che avrebbe dovuto rappresentare uno dei pilastri emotivi della storia, questo finisce per pesare perchè non dà una impronta personale alla serie.
Alla fine The WONDERfools mi è sembrata una serie ambiziosissima che continua a sabotare se stessa. Ogni volta che trova una direzione interessante, la abbandona per inseguirne un'altra, ogni volta che costruisce una tensione emotiva, la interrompe con una gag, ogni volta che costruisce una gag efficace, la soffoca con un dramma. Ogni elemento indebolisce l'altro. Mannaggia miseria!
I generi non collaborano, si ostacolano, uno sottrae forza all'altro, uno svuota l'altro di significato.
- La guarderei di nuovo?
- No!
- La consiglierei?
- Sì, ma con aspettative molto precise.
Guardatela come guardereste una curiosità televisiva costosa, visivamente accattivante e incredibilmente strana. Qualche risata probabilmente ve la farete. Qualche scena riuscirà persino a emozionarvi, forse, è soggettivo ma non aspettatevi una narrazione compatta o una grande armonia tra le sue componenti.
E se siete particolarmente sensibili ad alcune tematiche legate ai bambini e agli esperimenti umani, vi consiglio anche di saltare determinate sequenze.
Perché The WONDERfools non è un disastro ma è uno di quei casi in cui il talento, il budget e le buone intenzioni non riescono a trasformarsi in un'opera davvero riuscita.
COSA NE PENSO: Ci sono serie mediocri che costano poco e non hanno grandi ambizioni. Poi ci sono serie che dispongono di mezzi enormi, cast prestigiosi, campagne promozionali internazionali e una cura produttiva impressionante, ma finiscono comunque per non funzionare. Per me The WONDERfools appartiene decisamente alla seconda categoria. La sensazione dominante che ho provato per tutta la visione è stata PREVALENTEMENTE DI confusione.
Non una confusione narrativa dovuta a misteri volutamente irrisolti o a una trama complessa. Una confusione più profonda, che riguarda l'identità stessa della serie. Per lunghi tratti ho avuto l'impressione che non sapesse cosa volesse essere. Vuole essere una storia di supereroi. Vuole essere una commedia grottesca con tono farsesco. Vuole essere un thriller legato a esperimenti segreti. Vuole essere un racconto di formazione. Vuole essere una storia romantica. Vuole essere una satira sociale alla Solondz. Vuole essere un dramma familiare.
Alla fine prova a essere tutto contemporaneamente e finisce per indebolire ogni singolo elemento poichè gli elementi narrativi di genere non sono armonizzati.
Negli ultimi anni il cinema e la televisione coreana hanno mostrato una crescente tendenza a scopiazzare l' Occidente. Non parlo delle produzioni mainstream più classiche, ma di quelle che cercano deliberatamente un'impronta autoriale eccentrica, irriverente e fuori dagli schemi. A volte mi sembra di vedere il desiderio di imitare autori come Yorgos Lanthimos, Wes Anderson, Todd Solondz, Jean-Pierre Jeunet o Spike Jonze: registi capaci di mescolare assurdo, simbolismo, ironia e tragedia all'interno dello stesso racconto.
Il problema è che quel tipo di cinema richiede un equilibrio delicatissimo. L'assurdo deve avere una logica interna. Il grottesco deve dialogare con il dramma. L'umorismo deve amplificare il disagio invece di sabotarlo.
In The WONDERfools, invece, spesso questi registri si scontrano frontalmente. Una scena cerca di commuoverti con il trauma di bambini sottoposti a sperimentazioni. Quella successiva ti chiede di ridere per una gag slapstick. Pochi minuti dopo arriva una situazione romantica. Poi una rivelazione pseudo-crime. Poi una scena quasi da cartone animato. Non percepisco una fusione tra i generi. Percepisco un accumulo!!!
Molti spettatori hanno definito la serie "folle" o "caotica" come se fosse automaticamente un pregio. Per me il caos funziona solo quando è governato da una visione precisa. Qui spesso sembra semplicemente mancanza di controllo.La componente comica è probabilmente l'aspetto che mi ha convinto meno anche se due risate me le sono fatte perché i coreani sanno essere comici come pochi.
Ho avuto l'impressione che la serie si fidasse troppo della stravaganza delle situazioni e troppo poco della scrittura. Molte battute sembrano gridare: "Guarda quanto siamo eccentrici!"
Peccato che l'eccentricità, da sola, non genera comicità. La comicità nasce dal tempo, dal ritmo, dalla costruzione. Qui invece ho percepito spesso uno sforzo evidente, quasi forzato, per risultare bizzarri.
Anche la componente thriller e investigativa mi è sembrata sorprendentemente fragile, con le motivazioni di alcuni personaggi sono poco convincenti.
Diversi snodi narrativi si reggono su coincidenze o comportamenti poco plausibili. Le rivelazioni dovrebbero aumentare la tensione ma spesso finiscono per sembrare scorciatoie narrative. Non ho mai avuto la sensazione di trovarmi davanti a una storia credibile, non nel senso di realistica, poiché una serie può parlare di teletrasporti, mutazioni e superpoteri ed essere comunque credibile, vedi Moving, di cui questa sembra la versione "temu" per citare un utente che l'ha così definita, e sono d'accordo.
Sul piano tecnico, invece, gli investimenti si vedono tutti. La sigla è splendida, molto AI, ma è come vedere un Magritte, un Dalì, un De chirico, un Andy Warhol tutti mixati.
La fotografia è curata e il color grading ha un senso mirato e plausibile, con un'identità visiva fortissima.
Perfino la distribuzione internazionale dimostra un investimento enorme: doppiaggi in una quantità impressionante di lingue e una promozione globale che raramente si vede per una serie televisiva coreana. Il problema è che una confezione elegante non può sostituire una scrittura solida.
E arriviamo alle interpretazioni: Park Eun-bin è senza dubbio la forza trainante della serie, ha un'energia fuori dal comune, cambia postura, espressioni, voce e linguaggio corporeo con una facilità impressionante. È una performer straordinaria. Eppure, per la prima volta da molto tempo, mi sono trovata a desiderare che si trattenesse un po'. Era molto, era troppo. Il personaggio è costruito sopra le righe e lei decide di spingere ulteriormente l'acceleratore. Il risultato, almeno per me, è che in diversi momenti smette di sembrare una persona e diventa una caricatura: smorfie continue, espressioni esasperate,movimenti eccessivamente enfatizzati. Capisco la scelta, l'intenzione ma è risultata innaturale.
Se devo riconoscere un merito enorme a The WONDERfools, questo va senza dubbio ai due comprimari principali, Im Seong-jae e Choi Dae-hoon. La serie li presenta come spalle comiche, ma finiscono per diventare il vero motore comico dell'intera storia.
Im Seong-jae, in particolare, mi ha impressionata moltissimo. Chi conosce la sua filmografia sa che proviene soprattutto da thriller, melodrammi e produzioni più drammatiche. Qui invece costruisce un personaggio completamente diverso, e il risultato è sorprendente. Non ho mai avuto l'impressione di vedere un attore che interpreta un "ingenuo"; ho visto una persona reale.
La sua mimica facciale, i tempi comici, il linguaggio corporeo, perfino il modo in cui reagisce alle situazioni più assurde risultano spontanei e credibili. Non cerca mai la battuta. Non forza mai la comicità. È divertente proprio perché sembra non rendersi conto di esserlo.
Anche Choi Dae-hoon lavora in sottrazione. Il suo personaggio potrebbe facilmente trasformarsi in una caricatura ambulante, e invece riesce a mantenere una sorprendente umanità. Le sue scene familiari sono spesso più coinvolgenti delle sottotrame principali, e il feeling che sviluppa con Im Seong-jae crea alcuni dei momenti migliori della serie. Insieme formano un duo comico perfetto. Uno è impulsivo, emotivo, istintivo.
L'altro è ossessivo, nervoso, ansioso, oppositivo, continuamente in lotta col mondo e con se stesso.
La loro dinamica non sembra mai scritta a tavolino per strappare una risata. Funziona perché entrambi credono profondamente nei rispettivi personaggi.
Anche il modo in cui la serie attribuisce i poteri ai personaggi è interessante.
Ro-bin sviluppa una forza fisica enorme, un elemento che ricorre spesso nella narrativa coreana e non solo. Non è la prima volta che vedo associare la forza sovrumana a personaggi descritti come semplici, ingenui o poco brillanti dal punto di vista cognitivo. È successo anche in Moving, dove il personaggio più forte veniva spesso considerato dagli altri "idiota" (cit.).
Non so se si tratti di una scelta simbolica consapevole o di una convenzione narrativa ormai consolidata, ma è curioso che la forza venga frequentemente attribuita a chi agisce più d'istinto che di ragionamento. Forse perché la forza rappresenta un potere immediato, fisico, incontrollato, e quindi si presta meglio a personaggi che non filtrano continuamente le proprie emozioni attraverso la razionalità.
Nel caso di Ro-bin, però, ciò che colpisce non è il superpotere. È la sua bontà, è un personaggio tenero, generoso, incapace di cattiveria; Im Seong-jae riesce a trasmettere questa dolcezza senza cadere nel pietismo o nel ludibrio. Per questo, alla fine, credo che siano loro i veri MVP della serie!
Cha Eun-woo porta fascino, presenza scenica e carisma. Park Eun-bin porta energia e una dedizione assoluta al personaggio. Ma senza Im Seong-jae e Choi Dae-hoon, The WONDERfools sarebbe stata molto più faticosa da seguire. Anzi, probabilmente sarebbe crollata sotto il peso delle sue stesse ambizioni. Sono loro che le impediscono di diventare una lunga, costosa e confusa esercitazione di stile.
Cha Eun-woo, fa esattamente ciò che fa sempre, è bello da guardare, è professionale, è corretto ma resta confinato in una comfort zone interpretativa che ormai conosco a memoria. Non commette errori, non sorprende mai. E per un personaggio che avrebbe dovuto rappresentare uno dei pilastri emotivi della storia, questo finisce per pesare perchè non dà una impronta personale alla serie.
Alla fine The WONDERfools mi è sembrata una serie ambiziosissima che continua a sabotare se stessa. Ogni volta che trova una direzione interessante, la abbandona per inseguirne un'altra, ogni volta che costruisce una tensione emotiva, la interrompe con una gag, ogni volta che costruisce una gag efficace, la soffoca con un dramma. Ogni elemento indebolisce l'altro. Mannaggia miseria!
I generi non collaborano, si ostacolano, uno sottrae forza all'altro, uno svuota l'altro di significato.
- La guarderei di nuovo?
- No!
- La consiglierei?
- Sì, ma con aspettative molto precise.
Guardatela come guardereste una curiosità televisiva costosa, visivamente accattivante e incredibilmente strana. Qualche risata probabilmente ve la farete. Qualche scena riuscirà persino a emozionarvi, forse, è soggettivo ma non aspettatevi una narrazione compatta o una grande armonia tra le sue componenti.
E se siete particolarmente sensibili ad alcune tematiche legate ai bambini e agli esperimenti umani, vi consiglio anche di saltare determinate sequenze.
Perché The WONDERfools non è un disastro ma è uno di quei casi in cui il talento, il budget e le buone intenzioni non riescono a trasformarsi in un'opera davvero riuscita.
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