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Cloud japanese drama review
Completed
Cloud
1 people found this review helpful
by Hyperborea
4 days ago
Completed
Overall 7.0
Story 7.5
Acting/Cast 7.0
Music 6.5
Rewatch Value 6.0
This review may contain spoilers

Una parabola sull'alienazione digitale

Cloud è un thriller psicologico che utilizza il fenomeno dei rivenditori online e delle truffe su internet per parlare di qualcosa di più ampio: un'economia capace di trasformare le persone in profili, punteggi e opportunità di profitto.
Il protagonista, Yoshii, è un uomo apparentemente privo di emotività, non vuole più sentirsi dire cosa fare, è fortemente attaccato al denaro e costruisce la propria identità attorno al commercio online: acquista merce a basso prezzo e la rivende su una piattaforma digitale. Il problema è che spesso tratta anche prodotti contraffatti. Non sembra odiare nessuno, ma allo stesso tempo non manifesta una reale empatia verso gli altri. È un uomo svuotato, che ha progressivamente sostituito le relazioni con la logica dello scambio.
Ha anche un rapporto con una donna che appare fin dall'inizio come una figura ambigua: desidera una vita migliore, ma entrambi sembrano già emotivamente consumati all'interno della relazione, sono due persone che cercano qualcosa senza riuscire davvero a costruire un legame.
Inizialmente il film sembra quasi descrittivo: osserva le giornate di Yoshii, i suoi rituali, il suo modo di vivere isolato e concentrato sul profitto. Successivamente si trasforma in un thriller psicologico e, nel finale, in un action violento e assurdo.
Kurosawa, maestro del cinema giapponese, interpreta questo cambio di registro come l'evoluzione naturale della violenza nata online: una tensione virtuale che progressivamente invade il mondo reale. Io, invece, insieme ad altri spettatori, ho trovato questa svolta molto netta e in parte scollegata dalla costruzione iniziale. Ho compreso l'intenzione simbolica ma il passaggio mi è sembrato troppo netto , quasi brusco, rispetto alla prima parte.

Le interpretazioni, soprattutto quella del protagonista Masaki Suda, sono state molto lodate. Kurosawa lavora in sottrazione: la recitazione minimalista e quasi inespressiva è una scelta precisa per trasmettere inquietudine e alienazione. Personalmente, però, non l'ho apprezzata completamente. Comprendo lo scopo registico, ma una recitazione composta quasi esclusivamente da poche battute pronunciate con tono piatto rischia di risultare semplice più che perturbante.

Il film utilizza pochissimi dialoghi, spesso ridotti a essenziali botta e risposta. È un cinema fedele alla tradizione giapponese del silenzio e della sottrazione; proprio per questo, però, l'espressività dovrebbe aggiungere significato, non limitarsi a creare un effetto di piattume. Soprattutto nelle scene di violenza estrema, credo che anche solo il panico come meccanismo istintivo di conservazione dovrebbe emergere.
"Kurosawa viene spesso descritto come un maestro nel creare inquietudine senza ricorrere ai meccanismi classici dell'horror. Anche quando apparentemente non accade nulla, riesce a trasmettere la sensazione che il mondo sia fuori asse". Questo elemento l'ho percepito, ma ciò che ho apprezzato maggiormente del film è soprattutto il messaggio.

Da qui entriamo nel campo degli spoiler PER SPIEGARE IL SENSO DEL FILM SICCHÈ SE VOLETE LEGGERLI ALLA FINE ATTENDETE E RIPRENDETE QUANDO FINITE LA VISIONE:
Personaggi e simbolismo

–Yoshii: l'uomo del capitalismo contemporaneo
Yoshii non è un criminale spettacolare né un eroe tragico: è l'uomo medio del capitalismo contemporaneo; non produce realmente qualcosa, non costruisce relazioni profonde, compra e rivende. Guadagna. Accumula.
La sua identità coincide progressivamente con il profitto: più guadagna, meno sembra esistere come persona, è un individuo che ha sostituito il rapporto con gli altri con il rapporto con il valore economico delle cose.

- Akiko: l'amore trasformato in transazione
Akiko, la fidanzata, rappresenta l'ultima possibilità di una vita normale, quando Yoshii si allontana da lei per dedicarsi completamente alla vendita online, non sta semplicemente lasciando una donna: sta rinunciando alla dimensione affettiva per vivere esclusivamente come agente economico. È forse uno dei personaggi più inquietanti proprio perché proviene dal territorio che dovrebbe essere quello dell'affetto e , quando nel finale lo minaccia con una pistola e gli chiede denaro, il rapporto amoroso viene completamente tradotto nella stessa logica del mercato che Yoshii ha sempre utilizzato: quella del valore e del ritorno economico.
Yoshii ha trasformato il mondo in uno scambio economico e alla fine scopre che anche i sentimenti possono diventare scambi economici. Akiko non è soltanto una vittima o una vendicatrice. È un altro individuo che, in una società dove tutti cercano di ottenere qualcosa dagli altri, entra nello stesso gioco.

La cosa più inquietante è che lei non sembra più amarlo, ma nemmeno odiarlo veramente: lo considera una risorsa.

- Sano: il doppio oscuro
Sano, il collaboratore, è forse il personaggio più enigmatico. Inizialmente appare come un assistente disponibile, ma progressivamente incarna la violenza che Yoshii ha inconsapevolmente generato. È quasi il suo doppio oscuro: Yoshii pensa al denaro, Sano trasforma quella logica in potere e forza fisica.
Se Yoshii sfrutta gli altri attraverso una dimensione economica e digitale, Sano porta quella stessa mentalità nel mondo reale.

- L'ex datore di lavoro: il potere e il risentimento
L'ex datore di lavoro rappresenta una forma più tradizionale di potere e la logica del possesso.
Nel mondo di "Cloud" i rapporti sembrano regolati dall'utilità: finché servi, sei accettato; quando esci dal sistema, diventi un problema. Quando Yoshii, dopo essersi licenziato, si nega e finge di non essere in casa mentre il suo ex capo è venuto a trovarlo, compie un gesto apparentemente piccolo ma simbolicamente enorme: rifiuta qualsiasi possibilità di confronto umano.
L'altro non è più una persona, ma un fastidio da ignorare. È lo stesso meccanismo con cui Yoshii tratta le persone online: gli interlocutori diventano profili, clienti, ostacoli.

Il film porta poi questa logica all'estremo. Il fatto che venga rivelato sul finale che il capo abbia ucciso anche la moglie e i figli è scioccante perché mostra che, una volta entrati in una spirale di violenza, i confini morali diventano instabili. Il passato dei personaggi diventa opaco: tutti possono aver compiuto qualcosa di terribile.

Yoshii crede di essersi liberato da una relazione gerarchica per diventare indipendente, ma in realtà continua a creare gerarchie ovunque vada, prima era sottoposto a qualcuno; poi diventa lui stesso qualcuno che valuta gli altri in base al profitto.
Il capo incarna quindi il risentimento del sistema verso chi cerca di abbandonarlo: non si può semplicemente uscire dal gioco senza conseguenze.

- Gli uomini del branco: la vendetta come identità
I due complici sono interessanti perché sembrano partire da una posizione morale: "Yoshii merita una punizione".
Kurosawa, però, smonta immediatamente questa superiorità morale: anche loro sono attratti dall'eccitazione della caccia. La vendetta diventa un gioco, quasi una droga. La frase secondo cui "se lo percepisci come un gioco ti diverti e dai il massimo" è fondamentale perché descrive non solo loro, ma anche Yoshii.

Yoshii affronta il commercio online come un gioco:
- comprare;
- vendere;
- fregare;
- massimizzare il profitto.

Gli altri affrontano la vendetta nello stesso modo: trovare la preda- organizzarsi- dominare l'altro.

La morale scompare perché il gioco sostituisce la realtà. Se tutto diventa una partita, anche la sofferenza degli altri perde peso.
La critica di Kurosawa è molto amara: una società competitiva può trasformare qualsiasi cosa in una competizione, anche il dolore umano.

- L'ex compagno di scuola: le possibilità negate

L'ex compagno di scuola rappresenta forse una delle possibilità alternative che Yoshii ha rifiutato, non è soltanto un rivale economico: è qualcuno che propone collaborazione, costruzione comune, un progetto condiviso. Yoshii rifiuta perché vuole essere completamente autonomo. Non vuole condividere il successo, vuole controllarlo.

Per questo il compagno diventa il simbolo delle possibilità eliminate dal protagonista:
- collaborazione invece di competizione;
- creazione invece di rivendita;
- relazione invece di sfruttamento.

Quando afferma di essere "costretto" a vendicarsi, anche lui si racconta come vittima delle circostanze. Nessuno nel film si percepisce davvero come aggressore. Tutti dicono, implicitamente o esplicitamente: "Non avevo scelta". ed è proprio questa la tragedia: un mondo in cui ogni individuo si sente autorizzato perché reagisce a un torto precedente.
Anche il suo discorso sulla mediocrità del matrimonio non è soltanto un insulto alla relazione tra Yoshii e Akiko. È un attacco al modello di vita ordinario. La casa, il matrimonio, una vita stabile rappresentano qualcosa che lui percepisce come una sconfitta: la normalità. Akiko rappresenta invece una possibilità di vita non fondata sul calcolo: una vita fatta di quotidianità, imperfezione e legame.
Il compagno la considera una gabbia perché è già contaminato dalla stessa logica competitiva: se non stai scalando, stai perdendo,

I personaggi sono come specchi deformanti di Yoshii, frammenti della stessa malattia sociale che ruota intorno al protagonista.
> La ex fidanzata: l'amore ridotto a interesse.
> ll capo: il potere che non perdona chi lo abbandona.
>Il branco: la vendetta trasformata in gioco.
>Il compagno di scuola: le possibilità umane sacrificate alla competizione.
> Yoshii: l'uomo che sceglie il gioco e scopre che tutti gli altri stanno giocando contro di lui.
La cosa più pessimista del film è che Yoshii non viene punito da un mondo diverso da lui, bensì viene divorato da un mondo che funziona secondo la stessa logica che lui stesso ha scelto.

------------> Il simbolismo del titolo: Cloud <----------------
Il titolo non indica soltanto il cloud informatico, per me è soprattutto una metafora di uno spazio dove tutto è presente ma nulla è davvero tangibile, del resto una nuvola sembra compatta da lontano, ma è composta da milioni di particelle che non sono realmente unite.
Allo stesso modo, il branco appare come un organismo unico, ma in realtà è un aggregato instabile di individui isolati.
È una metafora che attraversa tutto il film: l'illusione della connessione nasconde una profonda frammentazione, le persone diventano nickname, account, recensioni, transazioni.
L'identità si dissolve e si spoglia progressivamente di umanità. Il film sembra suggerire anche una forma di possibile post-umanesimo digitale: un mondo in cui la persona viene sostituita dalla sua traccia economica e virtuale.

- Il magazzino e l'isolamento
Il magazzino pieno di scatole è uno dei simboli più forti. contiene migliaia di oggetti, ma nessun ricordo. è una casa senza vita: un'esistenza riempita di merci invece che di esperienze.
Anche gli ambienti del film contribuiscono a questa sensazione. Quasi tutti gli spazi sono enormi, vuoti, industriali. Le persone sembrano sempre troppo piccole rispetto all'ambiente e il color granding sui toni del grigio, freddi serve a rendere questo distacco, questa distanza tra le persone, la loro assenza di connessione.
Kurosawa utilizza l'architettura per suggerire che la società contemporanea è costruita per la circolazione delle merci, non per l'incontro tra esseri umani.

- La logica del branco come metafora delle relazioni umane

In un mondo in cui molti filosofi e studiosi della società contemporanea denunciano la crescita di un individualismo esasperato, Kurosawa porta questa dinamica alle sue estreme conseguenze. Gli uomini che sembrano unirsi contro Yoshii non formano mai una vera comunità, sono piuttosto un branco di predatori senza fiducia.
Collaborano solo finché hanno un nemico comune, si sospettano continuamente, mettono in dubbio le intenzioni reciproche e sono pronti a tradirsi quando cambia l'equilibrio.
È una comunità fondata sul risentimento, non sulla solidarietà. In questo senso il film sembra dire che la stessa logica competitiva che domina il mercato invade anche i rapporti umani. Persino quando gli individui si coalizzano, non riescono davvero a cooperare: restano concorrenti.
Il branco è quindi un paradosso: dovrebbe rappresentare la forza del gruppo, ma in realtà è un insieme di individualisti che si utilizzano reciprocamente. La vendetta li tiene insieme solo temporaneamente; appena emerge il dubbio ("ci si può fidare di lui?"), il gruppo comincia a sgretolarsi.


Lettura complessiva

Cloud può essere letto come una parabola sull'alienazione contemporanea. Nei film precedenti di Kurosawa il male assumeva spesso la forma del soprannaturale o della tecnologia; qui invece nasce da un sistema economico che premia l'indifferenza.
Yoshii non è un mostro: è un uomo ordinario che, trattando ogni relazione come una transazione, finisce per perdere qualsiasi legame con gli altri e con se stesso. Quando la violenza esplode nel finale, non appare come un'improvvisa deviazione ma come la manifestazione concreta di una disumanizzazione già presente dall'inizio.

DA CHIARIRE ASSOLUTAMENTE: Il mio voto di 7 non va letto con la stessa scala che utilizzerei per un drama o per un prodotto d'intrattenimento. È un 7 assegnato nell'ambito del cinema d'autore, dove la valutazione non riguarda soltanto il coinvolgimento emotivo o la capacità di intrattenere, ma anche la profondità simbolica, il lavoro sui significati e la stratificazione dei temi.
*Cloud* possiede un livello di riflessione e costruzione metaforica che difficilmente può essere paragonato a prodotti basati su dinamiche più convenzionali, come il romance con CEO innamorati o elementi volutamente fantastici e spettacolari. Sono linguaggi diversi e rispondono a esigenze diverse.
Un film come questo può lasciare più freddi sul piano emotivo, può dividere per ritmo o scelte registiche ma contiene un'elaborazione sul rapporto tra individuo, società, denaro, identità e disumanizzazione che appartiene a un'altra categoria di ricerca cinematografica.
Per questo il mio 7 non indica un film "medio": indica un'opera interessante, complessa, con idee forti e un importante lavoro simbolico, anche se non priva di limiti (interpretazione, semplicità registica, musiche che non ricordo già più né mi hanno colpita e cambio di registro troppo netto).
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