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The Eternal Fragrance chinese drama review
Completed
The Eternal Fragrance
1 people found this review helpful
by Hyperborea Emotional Support Commenter1
15 hours ago
33 of 33 episodes seen
Completed
Overall 4.5
Story 6.5
Acting/Cast 6.0
Music 6.5
Rewatch Value 1.0

Frustrazione eterna: quando il Demone è il montaggio!

Parlare di The Eternal Fragrance è difficile perché non è una serie che non appartiene alla categoria dei prodotti dimenticabili o semplicemente brutti. È una di quelle opere che generano una reazione molto più frustrante: la sensazione costante di trovarsi davanti a qualcosa che avrebbe potuto essere molto migliore.
Non che la premessa avesse nulla di originale: un Signore dei Demoni reincarnato, una fata legata all'Albero Divino, un amore nato in una vita precedente, un conflitto tra destino e libero arbitrio, sangue, sacrificio, identità perdute e una lotta interiore tra uomini e demoni. La scrittura è fortemente derivativa (la fata e il diavolo, starry love, till the end of the moon).
Il problema è che spesso sembra più interessato a suggerire che a sviluppare, a creare aspettativa più che a concedere un vero compimento emotivo. È una serie fatta di promesse, e il suo difetto principale è che molte di queste promesse rimangono inespresse.

Trama: Xian Yuan è un giovane apparentemente freddo, individualista e manipolatore che, dopo aver cominciato ad avere strane visioni, si trasforma di colpo, con una velocità che farebbe impallidire una connessione internet da 5 giga al secondo, in un ragazzo timido, gentile e persino goffamente innamorato. Poi, quando la trama ne sente il bisogno, diventa Yecha: voce cavernosa, morso al collo, sguardo predatorio e improvvisa voglia di nutrirsi della Fata dei Fiori. Tre personalità? Due anime? Una possessione? Una reincarnazione? La risposta arriverà, forse. Nel frattempo è consigliabile non affezionarsi troppo a nessuna delle tre versioni, perché sono frustranti (uno &Trino ).

Li Fei, la protagonista, possiede l’Essenza dell’Albero Divino e quindi, oltre a essere una giovane donna tormentata dal destino, è anche una specie di distributore automatico di frutti spirituali per demoni affamati. Xian Yuan la protegge, la salva, si sacrifica per lei, viene respinto, perdonato a metà, nuovamente sospettato, nuovamente salvato, nuovamente sacrificato.
Lei oscilla tra “ci sto” e “sei mio nemico” con una coazione a ripetere che farebbe impallidire un Freud a fine carriera.

Nel frattempo c’è Tong Zhou, (il trangolo no!) il re innamorato, che per gran parte della storia coltiva un dignitoso fuocherello sentimentale. Poi, improvvisamente, il fuocherello diventa un incendio nucleare, perché evidentemente anche i poteri devono rispettare le esigenze dell’ultimo arco narrativo. Ja Ping passa dall’insofferenza alla riscoperta dell’istinto fraterno e, naturalmente, al sacrificio. Perché in questa serie, se non sai più cosa far fare a un personaggio, puoi sempre farlo sacrificare o dargli nuovi scopi, così dal nulla.
Il romance procede invece secondo una sofisticata tecnica narrativa chiamata “quasi”.
Quasi si baciano.
Quasi si scelgono.
Quasi si dichiarano.
Quasi diventano una coppia.
Quasi consumano la tensione accumulata per venticinque episodi.
Quando finalmente arriva un bacio, dopo metà serie, viene utilizzato per salvare qualcuno, quindi la protagonista precisa immediatamente di non fraintendere. Il desiderio sembra finalmente prendere forma, ma più avanti scopriamo che parte di quella famelica attrazione demoniaca aveva una spiegazione molto meno erotica: lui aveva semplicemente bisogno del frutto (fame non desiderio perché sennò vengono le convulsioni, il frutto forse possiede una sorta di acido valproico, anti convulsivante).
Cinque secoli di tensione romantica, dunque, per scoprire che forse il Signore dei Demoni aveva solo carenze nutrizionali. XD
E mentre lo spettatore aspetta il payoff sentimentale, la serie cambia progressivamente genere, per 18 puntante è un romance ma poi diventa di colpo un fantasy bellico. Gli intrighi si moltiplicano, i personaggi cambiano posizione, le alleanze si ribaltano, compaiono nuove verità sul passato e qualcuno muore, risorge, si sacrifica o scopre improvvisamente di avere un legame familiare fondamentale.
Il montaggio, nel frattempo, procede secondo il principio della roulette russa: una scena può appartenere al passato, al presente, a una visione, a una reincarnazione o semplicemente a un punto della sceneggiatura che è stato spostato tre episodi più avanti.
Alla fine, dopo aver promesso una grande storia d’amore tra una fata e un demone, The Eternal Fragrance offre soprattutto una guerra interminabile, sacrifici a catena e due protagonisti che, pur essendo finalmente insieme, sembrano avere meno tempo per guardarsi negli occhi di quanto ne abbiano avuto per salvare il mondo. Il romance di The Eternal Fragrance è costruito come una continua promessa di unione per 24 episodi, ma quella promessa viene sistematicamente rimandata o rimessa in discussione, fino a impedirmi di percepire una relazione davvero consolidata.
Il risultato è un curioso esperimento narrativo: una serie che passa trentatré episodi a preparare qualcosa che, quando dovrebbe finalmente esplodere, viene rimandato, reinterpretato, tagliato o sostituito da un’altra battaglia.
Benvenuti in The Eternal Fragrance: dove il vero Signore dei Demoni non è Yecha.
È il montaggio!

Intepretazioni: gli interpreti svolgono il loro compito, ma raramente riescono a trasformare materiale narrativo già traballante in qualcosa di realmente coinvolgente.
- Song Weilong è sufficiente. Ha una presenza scenica evidente e una fisicità che la macchina da presa sa sfruttare, soprattutto quando emerge il lato Yecha, ma la costruzione del personaggio è talmente discontinua che diventa difficile capire quanto delle sue oscillazioni dipenda dall'attore e quanto dalla regia.

Jing yi se la cava meglio e la considero una buona interprete ma anche qui ho percepito una certa fissità. Ha un'espressività riconoscibile che funziona, tuttavia tende a riproporre una modalità interpretativa abbastanza simile nei diversi ruoli. In particolare, ho trovato poca distanza tra Li Fei e Furong di Ruyi's Pavillion: cambia il personaggio, ma non sempre cambia abbastanza il modo di attraversare la scena. Non è una cattiva attrice; semplicemente non riesce a creare quella trasformazione che avrebbe aiutato una protagonista già poco sostenuta dalla sceneggiatura.

Tong Zhou è invece troppo acerbo per risultare davvero convincente come villain. L'espressione rimane spesso contratta, pensierosa, preoccupata, quasi permanentemente impegnata a comunicare che sta per succedere qualcosa di terribile. Anche nelle scene più drammatiche ho percepito talvolta più l'artificio dell'interpretazione che lo shock vero e proprio, vedo l'attore che interpreta lo sconvolgimento, non sempre il personaggio che lo sta vivendo.

E poi ci sono i maestri della setta. Le loro risate sono un capitolo a parte. Quel repertorio di "ahahahahah" alla Santa Clause che sta per avvisare "merry christmas" mi ha fatto pensare più a un cartone animato per l'infanzia che a un drama fantasy che vorrebbe essere cupo, tragico e adulto. In alcuni momenti sembra quasi che debba comparire qualcuno a consegnare una caramella al protagonista prima di riprendere la battaglia.

Nonostante tutto, non boccerei il cast. Il problema è che nessuno riesce veramente a fare il salto di qualità. Le interpretazioni restano funzionali ma raramente toccanti in una storia che avrebbe bisogno di un'enorme intensità emotiva per compensare i buchi della scrittura, questa è stata una mancanza significativa.

CGI: meno disastrosa di quanto mi aspettassi e qui faccio una distinzione rispetto a molte critiche che ho letto.
La CGI degli animali è effettivamente il punto debole, in più di una scena l'effetto digitale appare povero, artificiale e poco integrato con l'ambiente, manco fosse creato col commodore 64. È probabilmente uno degli aspetti che più facilmente fanno percepire la natura economica della produzione.
Sui combattimenti, invece, il mio giudizio è decisamente più indulgente. Molti spettatori hanno trovato gli effetti molto scarsi; personalmente non ho avuto la stessa impressione, anche perché la visione sulla mia Smart TV potrebbe aver beneficiato dell'elaborazione dell'immagine e dell'AI integrata, attenuando alcuni difetti che in altre condizioni risultano più evidenti, forse.
La CGI dei combattimenti non è certamente spettacolare in senso cinematografico, ma è abbastanza efficace da sostenere il fantasy. Il problema è che, dopo un po', ci si accorge che buona parte delle battaglie segue una grammatica piuttosto ripetitiva: fasci di luce colorati, esplosioni luminose, personaggi che schivano colpi appesi alle funi e acrobazie aeree.
Alla fine cambia il colore del raggio, cambia chi lo lancia e cambia chi deve scansarsi, ma la coreografia visiva tende a ripetersi.
Quindi non condivido completamente il giudizio di chi considera la CGI complessivamente pessima. La trovo disomogenea: debole sugli animali, dignitosa nei combattimenti, mai davvero spettacolare.

Trucco & Parrucco: Il reparto trucco sembra provenire da un'altra epoca televisiva, in alcuni momenti richiama più il fantasy artigianale di Fantaghirò e Lamberto Bava che una produzione contemporanea. Il risultato crea un curioso contrasto con una serie che aspira al mito e alla grandezza epica che viene occasionalmente riportata a una dimensione quasi infantile e amatoriale, parrucche di peluche, mani di peluche di coniglio , musi attaccati, trucchi analooghi a quelli che realizziamo in casa per il carnevale dei bambini. Questo abbassa moltissimo la credibilità della serie.

Le tre personalità di Yecha, il personaggio che non è mai diventato UNO: Song Weilong non viene valorizzato come grande interprete drammatico nel senso classico, ma possiede qualcosa che la macchina da presa registra immediatamente, i volto, la fisicità, la voce doppiata profonda, la presenza.
Paradossalmente la sua versione più interessante è proprio Yecha: il lato che avrebbe potuto portare la serie verso un romance più adulto e istintivo ma non è che Song Weilong non comunichi desiderio, è che la regia costruisce la tensione e poi la spegne.
Il Signore dei Demoni diventa il più paziente e rispettoso bodyguard della storia dei fantasy!!!
Esteticamente prestante e più convincente di qualsiasi altro Signore dei Demoni a livello interpretativo molto magnetismo ma poca aura. Non ha l'intensità , la forza, l'evoluzione e lo spessore drammatico di un Dongfang Qingcang o di un Tantai Jin. Non trabocca di disperazione tragica per l'amore non ricambiato come Sifeng.
Per difetti di scrittura, tagli, montaggi o pigrizia registica le tre personalità rappresentate non vengono mai fuse in una unica sola ma appaiono come tre personaggi sganciati.
La serie costruisce tre figure: Xiuyuan iniziale, freddo; individualista; manipolatore, diffidente,
Xiuyuan innamorato invece diventa un Tushan Jing; devoto, gentile, goffo, vulnerabile, votato al sacrificio, vulnerabile, fragile, sofferente.
Yecha è predatorio, sensuale, aggressivo, istintuale. Il problema non è la molteplicità. Anzi, l'idea è ottima ma queste tre anime non diventano mai una persona.
La serie avrebbe dovuto raccontare un percorso di integrazione: non eliminare Yecha, non negare Xiuyuan, ma creare un uomo complesso, mutistrato, sfaccettato invece restituisce tre versioni diverse interpretate dal medesimo attore.

Differenze con Love and Redemption
Uno degli aspetti più interessanti di The Eternal Fragrance è il modo in cui sembra avvicinarsi a un tema poco esplorato nello xianxia romantico: il desiderio fisico.
La dinamica tra Yecha e la Fata dei Fiori possiede un immaginario diverso dal classico amore spirituale e idealizzato:
il sangue, il morso, la vicinanza pelvica, l'attrazione irresistibile di lui per lei, la fame del demone sembrano introdurre una componente più istintiva.
Il paragone con Love and Redemption è inevitabile.
Anche lì esiste un gioco iniziale di attrazione fisica ma con una differenza fondamentale: Chu Xuanji è ingenua, inconsapevole, scopre lentamente il sentimento. Li Fei invece appare molto più consapevole e volutamente seduttiva. La sua relazione con Xiuyuan sembra promettere un incontro tra due adulti, tra due persone che conoscono il peso del desiderio e del sacrificio.
Ed è proprio per questo aspetto che rappresenta la delusione è maggiore. La serie costruisce continuamente un'esplosione emotiva e fisica che non arriva mai: il bacio iniziale, appena accennato, diventa quasi un elemento promozionale ripetuto fino allo sfinimento: una scena mostrata, richiamata, riciclata, mentre lo spazio narrativo avrebbe potuto essere utilizzato per approfondire la mitologia, il rapporto tra i personaggi e le loro motivazioni.

Il problema non è l'assenza di erotismo bensì l'assenza di conseguenza, la tensione viene creata ma non trasformata.
E il finale introduce un'ulteriore ambiguità: ciò che sembrava un desiderio carnale e incontrollabile di Yecha verso la Fata dei Fiori viene anche spiegato come conseguenza del suo bisogno dell'essenza dell'Albero Divino.
Il demone che sembrava divorato dalla passione diventa anche un essere affamato di un potere necessario alla propria sopravvivenza. La storia non nega l'amore ma ridimensiona proprio quella componente fisica che aveva promesso.
Unico punto di contatto la dimensione del sacrificio e il ML rappresentato come eroe tragico sacrificale, solo, non condivide mai il peso con l'amata, si fa carico lui delle conseguenze . Sifeng pure era un personaggio che soffriva in silenzio, nascondeva i problemi alla persona amata e finiva per sacrificarsi,
Ma Love and Redemption fa una cosa che The Eternal Fragrance non riesce a fare: riequilibra! Chu Xuanji comprende, lo cerca, lo sceglie, passa interi episodi a tentare di rimediare, e alla fine il sacrificio diventa reciproco.
In The Eternal Fragrance, invece, Xiuyuan sembra amare in modo unilaterale.
Non manca necessariamente l'amore di Li Fei, manca il momento in cui lo spettatore percepisce il suo amore avere lo stesso peso drammatico, che lei lo corrisponda viene supposto dagli amici, lei ne parla alla fine con una frase ma non senti mai davvero che lei lo ricambi in qualche modo, paradossalmente sembra più legata a lui nei primi 10 episodi che negli ultimi 5.

IN Conclusione: Se tornassi indietro non inizierei questa serie. Non perché sia priva di qualità, ma perché costruisce aspettative che non mantiene. Mi ha fatto credere di assistere alla nascita di una grande storia d'amore tra un demone e una fata, salvo trasformarsi, negli ultimi episodi, in una lunga sequenza di intrighi, guerre e sacrifici che lasciano il romance in secondo piano, quando i protagonisti si ritrovano, non ho visto due innamorati che avevano attraversato cinque secoli di destino. Ho visto due sopravvissuti che si abbracciano. La sensazione finale non è di tristezza ma di occasione sprecata per:
1) payoff romantico assente;
2) protagonista femminile sentimentalmente poco convincente;
3) personaggi che cambiano all'improvviso per esigenze di copione;
4) ultimi episodi trasformati in una guerra continua;
5) spiegazioni concentrate o raccontate male;
6) finale che ridimensiona persino la componente sensuale di Yecha... .
Per tutti questi motivi il mio voto da 5,8 arriva a 4,5.
La consiglio? Ovviamente no, questa serie con 7 episodi tagliati, non comprendo perché, diventa un prodotto che prima aveva dei limiti, poi diventa quasi inguardabile.
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