Adattamento fallimentare e compresso, con una relazione tossica ripresa da lontano
Questa è la prova che cercare di adattare un manga in un film di due ore non può che essere un'operazione fallimentare. Nonostante le potenzialità di una premessa in genere molto popolare - la ragazza che vanta un finto fidanzato e il ragazzo che inizialmente la ricatta - il risultato è un prodotto frettoloso, privo di anima e, nei suoi momenti peggiori, decisamente fastidioso.
Tra i difetti principali vi è la narrazione, estremamente compressa e, di conseguenza, tremendamente compromessa: la sensazione è di guardare un riassunto, non un film. Gli sviluppi emotivi sono bruschi, i personaggi secondari appena abbozzati e la presunta evoluzione del protagonista, Kyoya, avviene in modo così repentino e immotivato da risultare inverosimile. La mancanza del suo background lo riduce a un ragazzo prepotente e cinico senza motivo, perdendo ogni sfumatura del materiale originale (nel manga vi è quanto meno un focus sul pregresso che spiega il perché del suo comportamento, per quanto discutibile sia).
Anche la regia e la fotografia sono discutibili: l’abuso di campi lunghissimi, specialmente nei dialoghi cruciali, è una scelta inspiegabile che tiene lo spettatore a distanza, impedendogli di cogliere le sfumature degli attori. È paradossale che in una storia basata sulla tensione e sul non detto di Kyoya la macchina da presa decida di non mostrare mai il suo volto nei momenti chiave.
Per quanto riguarda il cast, Kento Yamazaki è sì fisicamente azzeccato e abbastanza carismatico, ma la sua interpretazione fatica a rendere credibile la "cattiveria" del personaggio, risultando a tratti teatrale. La chimica con la protagonista, Fumi Nikaido, non decolla mai, complice anche una caratterizzazione del personaggio che rende Erika sempre più passiva e priva dell'energia che dovrebbe controbilanciare il cinismo di lui.
Detto questo, il problema più pesante è la relazione tossica presentata con leggerezza: passa tra quarti del film a chiamarla “cane”, lei subisce, lui non demorde. E alla fine, va comunque tutto bene. Pessimo messaggio, qualunque giustificazione si voglia mettere sul piatto (e qui il piatto rimane comunque pure vuoto).
Evitabilissimo...
Tra i difetti principali vi è la narrazione, estremamente compressa e, di conseguenza, tremendamente compromessa: la sensazione è di guardare un riassunto, non un film. Gli sviluppi emotivi sono bruschi, i personaggi secondari appena abbozzati e la presunta evoluzione del protagonista, Kyoya, avviene in modo così repentino e immotivato da risultare inverosimile. La mancanza del suo background lo riduce a un ragazzo prepotente e cinico senza motivo, perdendo ogni sfumatura del materiale originale (nel manga vi è quanto meno un focus sul pregresso che spiega il perché del suo comportamento, per quanto discutibile sia).
Anche la regia e la fotografia sono discutibili: l’abuso di campi lunghissimi, specialmente nei dialoghi cruciali, è una scelta inspiegabile che tiene lo spettatore a distanza, impedendogli di cogliere le sfumature degli attori. È paradossale che in una storia basata sulla tensione e sul non detto di Kyoya la macchina da presa decida di non mostrare mai il suo volto nei momenti chiave.
Per quanto riguarda il cast, Kento Yamazaki è sì fisicamente azzeccato e abbastanza carismatico, ma la sua interpretazione fatica a rendere credibile la "cattiveria" del personaggio, risultando a tratti teatrale. La chimica con la protagonista, Fumi Nikaido, non decolla mai, complice anche una caratterizzazione del personaggio che rende Erika sempre più passiva e priva dell'energia che dovrebbe controbilanciare il cinismo di lui.
Detto questo, il problema più pesante è la relazione tossica presentata con leggerezza: passa tra quarti del film a chiamarla “cane”, lei subisce, lui non demorde. E alla fine, va comunque tutto bene. Pessimo messaggio, qualunque giustificazione si voglia mettere sul piatto (e qui il piatto rimane comunque pure vuoto).
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