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L'insensata redenzione di una relazione malsana
Dodici episodi di media durata per un drama BL che inizialmente mi sembrava un mix tra “My personal weatherman” (rapporto sbilanciato, con uno dei due che predomina a tutti gli effetti sull’altro), “Jun & Jun” (i due si ritrovano anni dopo in contesto lavorativo, dove uno è il capo dell’altro), “Tokyo in April” (da ragazzi erano stati intimi) e “Revenged Love” (uno dei due protagonisti ha un approccio aggressivo e mostra atteggiamenti discutibili).
I primi episodi, devo dire, mi sono piaciuti, e anche molto. Lu Feng è diretto, deciso, sicuro di quello che vuole e del suo interesse verso Yi Chen. Col suo corteggiamento serrato e insistente – al limiti del prevaricante - riesce a far capitolare il titubante e schivo Yi Chen. La storia tra i due decolla e sembra funzionare, finchè non diviene di dominio pubblico e le pesanti ripercussioni li portano ad un allontanamento forzato.
In questa prima parte ho apprezzato la caratterizzazione di entrambi, con Lu Feng deciso a non tirarsi indietro e a fare da scudo a Yi Chen (bellissima la scena in cui, uscendo da scuola, lo nasconde di fronti agli sguardi pettegoli dei compagni). D’altro canto vedo una grande naturalezza nell’insicurezza di Yi Chen: più che dubitare dei propri sentimenti, teme l’opinione altrui in merito al proprio orientamento sessuale. Questo aspetto permette una bella riflessione sul tema dell’amore negato dalla società. Non sono tutti dei Lu Feng, e la delicatezza e complessità dell’animo di Yi Chen emerge in tutte le sue sfumature con estrema credibilità. L'omofobia delle rispettive famiglie è il vero motore del drama. Vedere Lu Feng sottoposto alle violenze fisiche del padre pur di restare accanto a Cheng Yi, e assistere alla madre di quest'ultimo che definisce i propri figli "anormali" è una rappresentazione cruda e dolorosa di quanto l'odio e l'ipocrisia possano distruggere vite innocenti. Rispetto alla coppia, la chimica tra i due è elettrica, tra gesti carichi di tensione e sguardi che tengono incollati allo schermo.
Tolto però il flashback iniziale, tutto però è destinato a precipitare: se l’apatia di Yi Chen può essere ragionevole, l’atteggiamento di Lu Feng diventa semplicemente inaccettabile. Ossessione, prevaricazione, aggressività, insensata gelosia… La ricetta di un “amore” davvero malsano. C’è un ripetersi di tira e molla, con Lu Feng ostinatamente deciso a stare con Yi Chen ma poi, puntualmente, reo di comportamenti assurdi (lo shock dato alla madre di Yi Chen, l’infortunio alla gamba causato al fratello di lui, gli atteggiamenti punitivi per il matrimonio di Yi Chen, l’omertà sull’ubicazione del fratello da lui tanto cercato, e via dicendo). Una serie di atteggiamenti che sono una vera e propria escalation da condannare. Poco vale la giustificazione che emerge nel finale, molto forzata e davvero poco credibile quale mezzo per redimere un personaggio che, arrivati a quel punto, è comunque irrecuperabile.
Se i primi due episodi sembravano porre sotto i riflettori il tema dell’omofobia, il resto del drama ne fa uno strumento utilizzato nel modo peggiore, ovvero creando una sorta di giustificazione a una relazione tossica che è tutto fuorché romantica. Lu Feng è ossessionato da Yi Chen e disposto a sacrificare tutto per lui, ma questo non è amore. Non può esserlo se al contempo conta molteplici scene di abuso, manipolazione, violenza fisica e psicologica. E’ piuttosto una possessività malata che si vuole spacciare – orrore! – per un sentimento avvolto da un'aura di tragica epicità che finisce per nobilitarlo.
Anche l’evoluzione di Cheng Yi Chen risulta purtroppo deludente. La sua titubanza giovanile era più che comprensibile, la fase depressiva successiva anche. Ma il suo essere costantemente in balia delle pressioni esterne – che sia Lu Feng piuttosto che la madre – lo porta a subire senza mai reagire, fino a sposare una donna che palesemente non ama. C’è una buona dose si responsabilità nel suo essere costantemente vittima di tutto e di tutti, e alla lunga la cosa diventa quasi frustrante.
Passando alla recitazione, la prova dei protagonisti è senz’altro molto buona. Su questo nulla da dire. Molto meno convincenti gli attori secondari, in particolar modo quelli del secondo pairing, del quale avrei fatto sinceramente a meno: non arricchisce la storia, anzi fa da binario parallelo, ma senza che ce ne sia una reale necessità e con un risultato per giunta discutibile. Valutazione invece positiva a livello tecnico, dove la fotografia è curata e la regia riesce a creare un'atmosfera opprimente che riflette perfettamente il caos interiore dei protagonisti.
In conclusione, "Double Helix" è un prodotto tecnicamente interessante, con interpretazioni di livello e una fotografia da manuale. È un drama che suo malgrado riesce a tenere alto l’interesse dello spettatore. Ma è anche una serie che, volente o nolente, promuove un modello di relazione davvero discutibile. E per quanto mi sia piaciuto guardarla, per quanto abbia apprezzato il talento degli attori e la cura della produzione, non mi sento di dare una valutazione complessivamente positiva.
C’era un buon potenziale e un incipit che poteva portare a una bella storia, ma si è deciso - purtroppo. - diversamente.
I primi episodi, devo dire, mi sono piaciuti, e anche molto. Lu Feng è diretto, deciso, sicuro di quello che vuole e del suo interesse verso Yi Chen. Col suo corteggiamento serrato e insistente – al limiti del prevaricante - riesce a far capitolare il titubante e schivo Yi Chen. La storia tra i due decolla e sembra funzionare, finchè non diviene di dominio pubblico e le pesanti ripercussioni li portano ad un allontanamento forzato.
In questa prima parte ho apprezzato la caratterizzazione di entrambi, con Lu Feng deciso a non tirarsi indietro e a fare da scudo a Yi Chen (bellissima la scena in cui, uscendo da scuola, lo nasconde di fronti agli sguardi pettegoli dei compagni). D’altro canto vedo una grande naturalezza nell’insicurezza di Yi Chen: più che dubitare dei propri sentimenti, teme l’opinione altrui in merito al proprio orientamento sessuale. Questo aspetto permette una bella riflessione sul tema dell’amore negato dalla società. Non sono tutti dei Lu Feng, e la delicatezza e complessità dell’animo di Yi Chen emerge in tutte le sue sfumature con estrema credibilità. L'omofobia delle rispettive famiglie è il vero motore del drama. Vedere Lu Feng sottoposto alle violenze fisiche del padre pur di restare accanto a Cheng Yi, e assistere alla madre di quest'ultimo che definisce i propri figli "anormali" è una rappresentazione cruda e dolorosa di quanto l'odio e l'ipocrisia possano distruggere vite innocenti. Rispetto alla coppia, la chimica tra i due è elettrica, tra gesti carichi di tensione e sguardi che tengono incollati allo schermo.
Tolto però il flashback iniziale, tutto però è destinato a precipitare: se l’apatia di Yi Chen può essere ragionevole, l’atteggiamento di Lu Feng diventa semplicemente inaccettabile. Ossessione, prevaricazione, aggressività, insensata gelosia… La ricetta di un “amore” davvero malsano. C’è un ripetersi di tira e molla, con Lu Feng ostinatamente deciso a stare con Yi Chen ma poi, puntualmente, reo di comportamenti assurdi (lo shock dato alla madre di Yi Chen, l’infortunio alla gamba causato al fratello di lui, gli atteggiamenti punitivi per il matrimonio di Yi Chen, l’omertà sull’ubicazione del fratello da lui tanto cercato, e via dicendo). Una serie di atteggiamenti che sono una vera e propria escalation da condannare. Poco vale la giustificazione che emerge nel finale, molto forzata e davvero poco credibile quale mezzo per redimere un personaggio che, arrivati a quel punto, è comunque irrecuperabile.
Se i primi due episodi sembravano porre sotto i riflettori il tema dell’omofobia, il resto del drama ne fa uno strumento utilizzato nel modo peggiore, ovvero creando una sorta di giustificazione a una relazione tossica che è tutto fuorché romantica. Lu Feng è ossessionato da Yi Chen e disposto a sacrificare tutto per lui, ma questo non è amore. Non può esserlo se al contempo conta molteplici scene di abuso, manipolazione, violenza fisica e psicologica. E’ piuttosto una possessività malata che si vuole spacciare – orrore! – per un sentimento avvolto da un'aura di tragica epicità che finisce per nobilitarlo.
Anche l’evoluzione di Cheng Yi Chen risulta purtroppo deludente. La sua titubanza giovanile era più che comprensibile, la fase depressiva successiva anche. Ma il suo essere costantemente in balia delle pressioni esterne – che sia Lu Feng piuttosto che la madre – lo porta a subire senza mai reagire, fino a sposare una donna che palesemente non ama. C’è una buona dose si responsabilità nel suo essere costantemente vittima di tutto e di tutti, e alla lunga la cosa diventa quasi frustrante.
Passando alla recitazione, la prova dei protagonisti è senz’altro molto buona. Su questo nulla da dire. Molto meno convincenti gli attori secondari, in particolar modo quelli del secondo pairing, del quale avrei fatto sinceramente a meno: non arricchisce la storia, anzi fa da binario parallelo, ma senza che ce ne sia una reale necessità e con un risultato per giunta discutibile. Valutazione invece positiva a livello tecnico, dove la fotografia è curata e la regia riesce a creare un'atmosfera opprimente che riflette perfettamente il caos interiore dei protagonisti.
In conclusione, "Double Helix" è un prodotto tecnicamente interessante, con interpretazioni di livello e una fotografia da manuale. È un drama che suo malgrado riesce a tenere alto l’interesse dello spettatore. Ma è anche una serie che, volente o nolente, promuove un modello di relazione davvero discutibile. E per quanto mi sia piaciuto guardarla, per quanto abbia apprezzato il talento degli attori e la cura della produzione, non mi sento di dare una valutazione complessivamente positiva.
C’era un buon potenziale e un incipit che poteva portare a una bella storia, ma si è deciso - purtroppo. - diversamente.
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