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The First Jasmine chinese drama review
Completed
The First Jasmine
2 people found this review helpful
by Lynnea
4 days ago
40 of 40 episodes seen
Completed 5
Overall 6.5
Story 6.0
Acting/Cast 6.5
Music 8.0
Rewatch Value 6.0

Drama storico dove la lentezza uccide l'emozione

L’approccio a questo drama – per quanto mi riguarda – è iniziato con delle aspettative nella media: il trailer sufficientemente accattivante prometteva intrighi politici uniti a una storia di alleanza e vendetta, oltre a un coinvolgente romance - aspetto per me spesso prioritario – tra una nobildonna risoluta e un principe enigmatico. La mia perplessità maggiore – so che in questo sarò una mosca bianca, ma pazienza, rimarrò probabilmente quell’unica voce fuori dal coro e va bene così – riguardava gli attori protagonisti: trovo Bai Lu una buona attrice, mentre Cheng Lei proprio non riesco ad apprezzarlo. Se la sceneggiatura si fosse però rivelata ottima e solida, l’ostacolo sarebbe stato comunque facilmente superabile. E invece “The First Jasmine” – alias “Mo Li” – è finito per essere una serie molto polarizzata, in un alternarsi di rari picchi emotivi e una narrazione fin troppo spesso estenuante.

La gestione del ritmo, a mio avviso, è a dir poco problematica, specialmente nella prima, lunghissima metà, dove i primi dieci episodi – o forse anche qualcuno in più - sembrano quasi un prologo tirato davvero per le lunghe. L’attesa si fa via via frustrante e lo spettatore si ritrova sommerso da introduzioni di personaggi secondari e da una serie di complotti minori che generano scarso interesse e rallentano il tema centrale della trama. Ho cercato comunque di apprezzare la l’introduzione, per quanto logorante, dicendomi che forse si sarebbe rivelata necessaria per seguire al meglio il resto della vicenda, ma arrivata in fondo posso dire che no, il tutto si poteva benissimo riassumere in un terzo degli episodi e anticipare piuttosto il focus sulla vera storia, quella in cui i due protagonisti iniziano finalmente a muoversi nella stessa direzione unendo le forze.
Potrei dire che la parte centrale l’ho trovata ancora più noiosa, ma era una sensazione ormai talmente diffusa che fatico a inquadrarla con precisione. So solo che più e più volte sono stata sul punto di droppare il drama, salvo poi dirmi “ancora l’episodio di oggi, poi da domani basta” e arrancare così fino alla fine. Un’agonia che, tornando indietro, probabilmente mi eviterei. Nella seconda parte, va detto, qualche sprazzo di interesse c’è stato, ad esempio quando Ye Li torna sul Monte Li e finalmente lo spettatore ottiene la giusta chiave di lettura del passato. Diciamo che la sceneggiatura, nel suo complesso, aveva anche un buon potenziale, ma questo è andato ad affievolirsi per l’eccessiva diluizione in termini di minutaggio. Va da sé che l’efficacia è venuta meno, sovrastata da una lentezza capace di contrastare l’investimento emotivo di chi segue la storia.

Rispetto ai personaggi, la caratterizzazione dei protagonisti non mi ha fatto impazzire: Ye Li mi piaceva molto all’inizio, la sua successiva evoluzione un po’ meno. Ne ho apprezzato la verve, la fierezza della prima parte, e non penso fosse necessario sacrificare del tutto il tratto solo per portare a galla anche le sue fragilità. Con un lavoro migliore, il tutto poteva coesistere armoniosamente. Passando al principe Ding, si presenta come un ML insolito – anche solo per la disabilità che lo costringe sulla sedia a rotelle – e punta ad essere una figura sfaccettata e tormentata ma, a parer mio, non molto riuscita. Sebbene il romance tra i due non mi abbia coinvolta più di tanto, devo ammettere che l’evoluzione del loro rapporto è stato promosso con intelligente naturalezza, evitando molti facili cliché e preferendo lo sviluppo di una graduale comprensione reciproca. Ho trovato i personaggi secondari poco incisivi, soprattutto perché in diversi episodi ci sono scene dedicate esclusivamente a loro, senza la presenza dei due protagonisti: è una scelta apprezzabile, dove si hanno però figure ben tratteggiate e interessanti. Per me non è stato questo il caso, per cui sarebbe stato forse meno dannoso concentrarsi quasi unicamente sul pairing principale, per quanto sia ovviamente una scelta limitante.

E arriviamo alla mia personale nota dolente, il cast principale. Due attori molto quotati – ognuno ha le sue preferenze ed è giusto così, il mondo è bello perché vario – che non ho trovato davvero soddisfacenti. Bai Li è un’attrice che non mi dispiace, ma che non trovo mai eccellente. La vedo adatta ad interpretare protagoniste femminili di carattere, per quanto in questo drama sia stata brava anche a trasmettere il dolore e la fragilità nascosta dietro alla facciata della giovane dal forte spirito. Cheng Lei… Sono al suo quarto drama, e dopo quattro – e ripeto, quattro – prove devo concludere che il suo modo di recitare davvero non fa per me. Attore esteticamente bello, nulla da dire, ma non riesco mai a vedere il personaggio che deve interpretare, vedo sempre lui – l’attore – che sta recitando una parte. Sarà un mio limite ma non colgo mezza microespressione, i suoi sorrisi non raggiungono mai lo sguardo, non trasmette la rabbia quando dovrebbe farlo – parlo del viso e dell’intera postura in generale – e i momenti in cui si presume sia affranto, non mi trasmettono niente, zero. Non posso nemmeno dire che non sappia recitare, o che ci sia da lavoraci su: per me le sue prove hanno sempre quell’effetto “né carne, né pesce”. Ho lo stesso, identico problema con un altro attore estremamente popolare, Chen Zhe Yuan: due bei faccini incapaci di bucare lo schermo (o, quanto meno, di sicuro non il mio).

Visivamente parlando, la resa tecnica è indiscutibile: i costumi sono curati nei dettagli, la fotografia cattura perfettamente le atmosfere che mescolano l’alone di mistero e il classico storico, mentre la colonna sonora riesce spesso a dare un valore aggiunto alla scena. L’investimento economico c’è stato, si è visto, e i soldi sono stati spesi bene, insomma. Il montaggio, invece, avrei di gran lunga preferito fosse stato più serrato e incisivo, ma qui torniamo un po’al problema principale.

In conclusione, fosse per me non credo darei a questo drama la sufficienza. Scorporando o quanto meno minimizzando il peso dato dal parere – molto soggettivo – sull’attore principale e tenendo conto di tutto il resto, arrivo a una sufficienza piena, ma proprio non oltre. Non mi sento però di sconsigliarne la visione: per i fan di Cheng Lei e dei drama storici – prolissi compresi – potrebbe rivelarsi comunque interessante. Non un capolavoro – quello proprio dubito – ma tranquillamene nella media dei tanti altri Cdrama non particolarmente originali ma nemmeno pessimi, diciamo mediamente meritevoli.

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