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  • Last Online: 3 hours ago
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Reborn Rookie korean drama review
Completed
Reborn Rookie
3 people found this review helpful
by Lynnea
1 day ago
12 of 12 episodes seen
Completed 1
Overall 8.5
Story 8.0
Acting/Cast 9.0
Music 8.0
Rewatch Value 8.0
This review may contain spoilers

Storia (fantastica) di una seconda chance tra intrighi aziendali, potere e drammi famigliari

Questo drama coreano, conosciuto anche come “Reborn Rookie”, si presenta nell’ormai diffuso nuovo format da dodici episodi e punta a mescolare commedia e drammi famigliari, con l’aggiunta di una buona dose di mistero, giochi di potere e un pizzico di fantasia.
Sarò sincera, a fronte di plurime esperienze passate il tag “Body swap” – scambio di corpi – mi rende ormai subito diffidente. Ma qui ad aspettarmi c’era invece una bella sorpresa, già che lo scambio non interessava la solita coppia principale, seguito dai soliti mille cliché che possiamo immaginare. Qui la questione segue le orme di un giovane aspirante calciatore bello e bravo che subisce un’ingiustizia dai vertici di una potente multinazionale, un colosso aziendale nato e cresciuto sotto la guida del capace, duro e intransigente presidente 72enne, Kang Yong Ho. Saranno proprio loro due a scambiarsi, per cui l’anima del giovane finirà confinata nel corpo del presidente Kang, incoscente in quanto in coma, mentre il vero Kang Yong Ho si ritroverà nei panni di Hwang Jun Hyeon e come tale cercherà giustizia in primis per sé stesso e – più avanti – anche per Jun Hyeon.
Lo spettatore si ritrova quindi a seguire le imprese di un presidente Kang che, abbandonato il bastone, si ritrova in un corpo sano e giovane, ma completamente privo di ogni potere. Sarà quindi costretto a ricominciare come semplice impiegato nella sua stessa azienda, osservando i suoi figli gemelli, Kang Jae-sung e Kang Jae-kyung, distruggere tutto ciò che ha costruito con avidità e incompetenza e contrastando le loro mosse grazie al suo bagaglio di esperienza e innegabili capacità. Non è il classico protagonista coraggioso che sfida il pericolo senza pensarci due volte…E’ molto di più. E’ una colonna portante, capace di afferrare i fili e muoverli come il più abile dei burattinai. Il suo obiettivo iniziale è ben chiaro: dare una lezione ai figli e riprendersi la sua azienda. Nel corso del drama, però, il quadro si farà via via più complesso, dal conoscere veramente i suoi figli e capirli – nel bene e nel male – fino a pesare le proprie responsabilità di padre e scoprire di avere ancora molto da imparare anche come uomo. Questa, per me, è la vera genialità della serie: non è la solita storia di vendetta fine a sé stessa, ma un percorso di riscoperta e di umanità.

Detto questo, la forza del drama risiede in gran parte nella straordinaria interpretazione di Lee Jun Young, attore che regala una prova davvero magistrale. E’ incredibile come riesca a incarnare perfettamente un uomo settantenne: la voce roca, lo sguardo severo e giudicante, il modo di muoversi e persino la tipica espressione corrucciata del vecchio presidente. Il tutto, con la consapevolezza di dover sembrare un giovane scaltro ma con un background completamente diverso. Questo recitare un personaggio che a sua volta recita una parte crea un contrasto che funziona e che rende il personaggio magnetico.
Altra scelta vincente è l’aver saputo porre domande profonde senza mai rendere pesante l’intero drama, grazie all’uso bilanciato dei tratti più leggeri di una commedia, capaci di sfiorare la simpatia e l’ilarità. Promuove riflessioni serie e interessanti senza trasformarsi in un mattone, né senza svilirle con un approccio grottesco. La giusta misura, insomma, per risultare sia piacevole da guardare sia interessante da seguire.
E’ dunque attraverso gli occhi del Presidente che osserva la sua azienda dal basso che la serie si interroga sul vero significato di successo e leadership. Cosa rende una persona degna di guidare? L'ambizione e l'astuzia politica, come mostrano i figli, o il giudizio, l'empatia e la capacità di guadagnarsi la fiducia degli altri? È un tema che viene esplorato con intelligenza, mostrando le crepe di un impero costruito su scelte a volte ciniche e su persone trascurate.

Tra i personaggi che ruotano attorno al presidente, notevole è il personaggio di Kang Bang Geul, interpretato da Lee Joo-myung: La figlia minore, tenuta nascosta per anni – mandata all’estero a studiare in realtà per il suo stesso bene – e che ricompare senza farsi riconoscere quale dipendente dell’azienda di famiglia si rivela un personaggio femminile complesso e completo . Non è la classica eroina in pericolo, ma una donna astuta e determinata a dimostrare il proprio valore alla famiglia, in primis al padre, di cui ha sempre sofferto l’assenza. Va da sé che la sua dinamica con il padre - che lei non riconosce nel corpo del giovane impiegato - diviene uno dei punti di forza della narrazione, capace di coinvolgere emotivamente più di molti romance in circolazione. Il Presidente, dal canto suo, si comporta esattamente come un padre premuroso e burbero, con uno sguardo incredibilmente carico di emozioni, che ovviamente la figlia non è in grado di leggere adeguatamente, mentre impara a sua volta a scoprire quella figlia amata da lontano e trasformatasi in una giovane e fiera donna di cui essere – silenziosamente - orgoglioso. Rispetto al loro rapporto ho apprezzato che non ci sia lasciati tentare da facili cliché, inserendo un romance inappropriato e da gestire o facendo capire a Bang Geul – o a uno degli altri famigliari – la propria identità, con riferimenti non voluti ma che casualmente portano l’ignaro di turno a fare due più due, scoprendo così l’arcano.

Un plauso va anche alla schiera dei cattivi, in particolar modo ai gemelli. Se il viscido e subdolo Na – al pari della figlia – rappresenta l’antagonista “classico”, ecco invece che i due aspiranti alla poltrona presidenziale – Kang Jae Seong e Kang Jae Gyeong – si rivelano figure tanto pessime quanto però complesse e multistratificate. Cresciuti da un padre severo, distaccato e perennemente mai soddisfatto del loro operato, sono due gemelli ambiziosi e frustrati disposti a sbranarsi a vicenda per sedersi sulla poltrona presidenziale, dopo aver tolto di mezzo l’ingombrante e irraggiungibile figura paterna. Jae Seong non vanta un acuto intelletto ma, quale figlio maschio, si sente in dovere di non apparire meno abile della sorella, e questo lo porta muoversi come uno sbruffone arrogante ma palesemente incapace. Lei fa venire voglia di prenderla a schiaffi, mossa da un’avida ambizione che la rende disposta a passare sopra tutto e tutti pur di raggiungere l’ambito obiettivo, per lei anche simbolo di rivalsa contro il padre. In questo senso i due attori centrano perfettamente i rispettivi personaggi: Jin Goo porta in scena un Kang Jae Sung che è detestabile ma al tempo stesso tragicomico e, un misto di sfumature di grigio – più tendenti al nero che al bianco – che mi ha ricordato molto anche un altro personaggio da lui interpretato nel drama “The Auditors”. Sulla gemella, interpretata da Jeon Hye Jin, c’è poco da dire: non si riesce proprio a non detestarla e, anche ripercorrendo la sua adolescenza, è ben chiara la sua subdola profondità.

Ho apprezzato la mancanza di una redenzione di massa. Certo il nostro presidente prende via via consapevolezza di come il suo modo di crescere i propri figli li abbia influenzati, per certi versi in modo negativo, ma a fronte delle sue colpe resta comunque la responsabilità delle decisioni del singolo, per cui abbiamo una Bang Geul che nonostante si sia sentita abbandonata ha sempre cercato l’affetto del padre, un Jae Sung debole che, dopo aver sbagliato in tutti i modi possibili, sembra riuscire a venire finalmente a patti con i suoi limiti, accettandoli così come le conseguenze delle proprie azioni e infine Jae Gyeong, che perservera invece sulla strada sbagliata fino alla fine.

Pur riconoscendogli diversi pregi, non è però un prodotto perfetto. E' un drama che riesce a bilanciare bene il thriller aziendale con la commedia d’ufficio, tenendo lo spettatore incollato allo schermo senza momenti morti, ma verso il decimo episodio le mosse e contromosse delle strategie studiate dal nostro apparentemente giovane protagonista diventano un po’ troppo ripetitive, mettendo quasi in stand-by l’avanzamento della trama dal punto di vista delle relazioni umane. Si riprende però bene nel finale, l’ultimo episodio riesce a chiudere in modo sensato tutte le questioni aperte.

INIZIO SPOILER!!!
In chiusura lo scambio che sistema tutto poteva essere gestito un po’ meglio, difficile credere che il vero Hwang Jun Hyeon possa confrontarsi con chi lo circonda senza tradirsi – al di là di un atteggiamento più educato e gentile – rispetto a tutto il pregresso di cui non ricorda assolutamente nulla. Bene la scelta di farne l’allenatore della squadra, e altrettanto bene che il presidente abbia lasciato la carica, atto giusto e doveroso con il quale dimostra di aver davvero imparato qualcosa. Che anche lui orbiti attorno alla squadra di calcio suona un po’ forzato, ma ci sta nell’ottica di richiamare un sodalizio tra i due. Prevedibile anche l’accenno al romance, mentre ho trovato davvero fuori luogo la chiusura degli ultimi minuti, con Hwang Jun Hyeon che si scambia nuovamente con una sconosciuta nella quale si imbatte. Non ha senso, non era necessario, rende il tutto solo spiacevolmente grottesco. Uno scivolone di una manciata di secondi o poco più, ma che lascia un po’ l’amaro in bocca.
FINE SPOILER!!!

In conclusione siamo davanti a un prodotto di intrattenimento sorprendentemente soddisfacente, un drama che parla di seconde possibilità, di come il potere possa isolare e di come, a volte, per capire veramente le persone, sia necessario camminare nei loro panni... o, meglio, nel loro corpo. Decisamente consigliato!
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