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  • Last Online: 24 minutes ago
  • Gender: Female
  • Location: The knee of the Boot
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Confession korean drama review
Completed
Confession
2 people found this review helpful
by Lynnea
20 days ago
16 of 16 episodes seen
Completed
Overall 7.5
Story 8.5
Acting/Cast 8.0
Music 7.5
Rewatch Value 7.0

Legal thriller per gli amanti delle sceneggiature solide e ben articolate

“Confession” è un legal drama dalla marcata componente thriller e con tutte le carte in regola per conquistare gli amanti del genere. La premessa è solida, ben strutturata: Choi Do Hyun, un avvocato diventato tale dopo un trapianto di cuore, scoprirà inaspettate connessioni tra il caso che sta seguendo e il vecchio caso di omicidio per cui suo padre è stato condannato anni prima.

Il punto di forza del drama risiede tutto nella sua scrittura. La trama, intricata e complessa ma perfettamente integrata e senza lacune, segue un unico grande arco narrativo che si dipana in molteplici fili apparentemente secondari. E’ una struttura importante, che richiede una grande abilità a livello di sceneggiatura, per riuscire a non creare buchi o incongruenze e ricondurre tutti i pezzi del puzzle al caso principale, il tutto senza dare l’impressione di aggiunte superflue. Il ritmo non lo definirei avvincente, ma comunque ben calibrato e sufficiente a mantenere viva l’attenzione dello spettatore, sebbene forse con un leggero rallentamento nella parte centrale. La corposità della vicenda è sia un elemento di merito che un potenziale ostacolo, già che richiede necessariamente una visione attenta, dove la struttura concatenata dei vari elementi fa si che perdere un passaggio possa rendere confusi gli sviluppi successivi. Non è una visione spensierata o della quale possono essere “skippate” le parti più lente, insomma: tutti i sedici episodi vanno seguiti minuto dopo minuto, senza perdere di vista i dettagli, e questo lo rende un drama sicuramente interessante ma indubbiamente impegnativo.

Passando al cast, le prove sono state buone ma non eccellenti. Lee Jun Ho – attore che personalmente apprezzo molto pur con il suo background da idol – regala una performance più che dignitosa, ma sicuramente non la metterei tra le sue prove migliori. L’approccio è fin troppo misurato e composto, per quanto in sintonia con il vissuto del personaggio interpretato e la malattia che lo accompagna. Solo in alcuni momenti posso dire di averlo trovato davvero intenso, aspetto che trascende da scene plateali ma che risiede tutto nella capacità di un attore di rendere un personaggio – al di là della caratterizzazione prevista – una vera e propria colonna portante per il drama. Qui l’impalcatura è stata invece fornita dalla sceneggiatura, come già detto, e il cast ha saputo dare vita a personaggi maturi e di tutto rispetto, per quanto non eccelsi o emblematici. Lo stesso discorso vale quindi per l’altra figura principale, il detective Ki Chun Ho, interpretato da un Yoo Jae Myung che porta in scena tutta la passione e l’irruenza utili a controbilanciare la freddezza dell'avvocato, promuovendo così un duo equilibrato e accattivante.
L’introspezione è stata un po’ carente o, per meglio dire, interamente a servizio della trama investigativa. Al di fuori degli elementi strettamente connessi alla trama, non c’è infatti sviluppo o approfondimento alcuno sui personaggi, e questo alla lunga determina una mancanza di profondità emotiva che a tratti si avverte.

Rispetto alla vicenda, se da una parte non ci sono grandi colpi di scena, dall’altra l’interesse dello spettatore sta tutto nel vedere come andranno a incastrarsi le varie tessere che compongono l’intricato disegno. Forse avrei evitato il meccanismo – già visto altrove diverse volte – per cui si parte da un fatto apparentemente ordinario (per quanto spiacevole possa essere un omicidio) fino a risalire, collegamento dopo collegamento, niente meno che ai vertici della Casa Blu. Stesso discorso per la casualità con cui molte figure fanno il loro ingresso in scena ed entrano in relazione col giovane avvocato: sembra un po’ la fiera delle coincidenze, tra volute e non, e poco ci manca che anche la cassiera del supermarket di fiducia si riveli una figura chiave. Anche un po’ meno, insomma.

Qualche perplessità anche rispetto alle dinamiche in tribunale. Se la storia, intesa come insieme di azioni, reazioni, cause, conseguenze e moventi non traballa di una virgola, l'iter che collega insieme tutti questi puntini ben saldi si prende non poche licenze: prove decisive raccolte a casaccio ma capaci di diventare determinanti in tribunale, considerazioni e testimonianze più ufficiose che ufficiali in grado di mettere a tacere istantaneamente l’opposizione. Da questo punto di vista c’è stata forse un’eccessiva semplificazione che può passare anche come superficialità.

Detto questo, “Confession” resta in ogni caso un buon drama, dove all’abusato obiettivo della classica vendetta si sostituisce – su più livelli – una più interessante ricerca della pura verità. Tecnicamente ben costruito, non cerca facili effetti speciali ma punta tutto sulla forza della sua trama, e in tal senso premia l'attenzione e la pazienza, regalando un finale soddisfacente e ben architettato. Gli amanti del genere sapranno senz’altro apprezzarlo. Non è invece nella rosa dei titoli che consiglierei a chi cerca una serie leggera o dove il desiderio è quello di affezionarsi ai personaggi principali. Per quello, meglio guardare altrove.
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