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Intrigante bromance investigativa nella Pechino degli anni Venti, tra folklore e innovazione
IN SINTESI - Drama investigativo di durata media – conta trentasei episodi ma di soli venti minuti l’uno – che si configura come una bromance ambientata durante l’epoca repubblicana cinese e che mescola con gusto azione, mistero e una buona dose di ironia. Una serie appartenente al filone dei crime drama storici ma con una marcia in più, che elimina i tempi morti a favore di un aumento dell’azione e della tensione: di fatto potremmo definirlo un’evoluzione degli short drama di alta qualità.
TRAMA - Nella turbolenta Pechino degli anni Venti il giovane rampollo Zhao Shaoshang, un aristocratico appassionato di antiquariato e dal carattere ribelle, si trova coinvolto in un misterioso caso che, per colpa del cognato, minaccia di rovinare la reputazione della sua famiglia. Per salvare l'onore della sorella maggiore decide di indagare e si trova a collaborare con Yuan Hong, il nuovo e rigido capo del quarto dipartimento di polizia, di recente trasferitosi a Pechino.
L’incontro è casuale, l’ironia immediata e, in men che non si dica, nasce una curiosa alleanza tra due personalità diametralmente opposte che si trasforma ben presto in una collaborazione investigativa destinata ad affrontare e risolvere i casi più intricati della capitale.
La struttura narrativa segue il classico schema del "caso della settimana" (o poco più), con archi investigativi che si sviluppano mediamente su tre o quattro episodi, spesso concatenandosi l’un l’altro per conferire all’intera storia un senso di continuità. Si inizia con un omicidio vicino alla famiglia di Shaoshang, si passa al rapimento dei bambini, quindi al caso degli otto vicoli nei bordelli, poi si torna nuovamente in ambito farmacologico tra metanfetamine e pillole della longevità e così via fino a una conclusione che, oltre ad ampliare il raggio d’azione verso alcune potenze straniere vede emergere via via un filo conduttore legato al passato di Yuan Hong e alla misteriosa scomparsa della madre. Quest’ultimo mira ad essere il caso principale , incentrato su temi quali la corruzione, l’abuso di potere e le ingiustizie sociali ma, intercalato tra un caso minore e l’altro, viene spesso ripreso e portato avanti in modo un po’ troppo approssimativo. Comprendo che un intero arco narrativo con una sola tematica sarebbe venuto presto a noia, ma l’aggiunta dei vari altri casi da una parte tiene “in movimento” la storia ma dall’altra distoglie continuamente l’attenzione dal tema principale.
Rispetto alla storia, due considerazioni sono doverose: la prima riguarda i primissimi minuti del primo episodio, che possono apparire davvero strani e surreali, al punto che se a monte non mi fossi confrontata con altri utenti e rassicurata sulla bontà del drama, avrei anche potuto terminare la visione su due piedi. Sembra una scena esageratamente assurda e nonsense ma, con un attimino di pazienza, poi la situazione si “normalizza”, viene contestualizzata e il drama inizia col piede giusto. L’altro aspetto che va messo in conto è che i casi da risolvere sono qualitativamente altalenanti: alcune indagini colpiscono per originalità e profondità emotiva, come il caso introduttivo che mescola elementi del folklore cinese a un'atmosfera quasi horror, piuttosto che il mistero dei "talismani di giada", mentre altri invece risultano più prevedibili e sembrano avere più che altro funzione di riempitivo.
INIZIO SPOILER!!!
Il finale, inutile girarci intorno, è deludente. Non solo non sfrutta a dovere la tensione, ma si risolve in modo tremendamente sbrigativo. Mentre il conto alla rovescia divorava secondo dopo secondo gli ultimissimi minuti, continuavo a chiedermi come poteva trovare spazio un giusto epilogo. E infatti non c’è stato. Il confronto tra Yuan Hong e il padre doveva essere un momento clou ma si esaurisce prima di raggiungere l’apice. Lo sparo a schermo nero poteva anche starci, ma serviva comunque aggiungere un “dopo”. E invece negli ultimissimi secondi si torna velocemente su Zhao Shaoshang con una scena che più che chiudere il drama sembra voler aprire un nuovo capitolo. A questo punto, l’unica cosa che potrebbe dare un senso all’epilogo sarebbe un sequel, che ad oggi però non mi risulta essere previsto.
FINE SPOILER!!!
TEMI AFFRONTATI: Fin da subito salta all’occhio l’evidente confronto tra tradizione e modernità, un dualismo rappresentato dalla collisione tra la Cina millenaria e la modernizzazione dell’epoca repubblicana, con l’avvento – anche nel quotidiano – di una consistente e materiale impronta occidentale (le bottigliette di Cola che bevono in auto, i molteplici riferimenti all’orologio Philippe Patek piuttosto che l’iconico Chanel N°5). Gli stessi protagonisti incarnano, a modo loro, questi due “mondi”: Zhao Shaoshang veste spesso in modo tradizionale e, con la sua conoscenza sull’antiquariato e la sua sensibilità culturale – basti pensare a tutte le volte che si inalbera per la vendita di antichi cimeli agli occidentali – ben rappresenta l’umanesimo tradizionale. La sua lettura del mondo avviene attraverso le lenti della storia, dell’arte e delle usanze popolari. Al contrario, Yuan Hong incarna l’approccio scientifico, rigoroso e pragmatico: i suoi stessi trascorsi all’estero vanno a giustificare una razionalità d’impronta occidentale. Ne consegue che la loro collaborazione può essere letta anche quale metafora della Cina del primo Novecento, in equilibrio appunto tra la conservazione del proprio patrimonio spirituale e la necessità di una giustizia istituzionalizzata.
Un altro aspetto interessante che viene affrontato è la demistificazione del soprannaturale: sono davvero tanti, nei vari casi indagati, i riferimenti a presunti fenomeni paranormali, spesso legati ad antiche superstizioni cinesi (si pensi ad esempio al veleno del rospo, o meglio il “Veleno Gu”, che nel folklore della Cina meridionale ho scoperto era legato a pratiche occulte di magia nera, piuttosto che alle apparizioni divine di Ne Zha, divinità dalle otto braccia). C’è uno schema abbastanza fisso che si ripropone nello sviluppo dei vari casi: inizialmente l’unica spiegazione plausibile sembra appunto essere quella legata al soprannaturale (nel secondo caso, quello dei bambini rapiti, i vari testimoni parlano di ruote infuocate apparse dal nulla nel cielo), da lì poi partono le indagini che portano via via a galla la verità scientifica (ed ecco dunque che entrano in scena esami del sangue e microscopi capaci di identificare parassiti quali i trematodi del sangue). La conclusione porta sempre allo stesso verdetto: la magia non esiste, al contrario della manipolazione e dell’avidità umana.
Tutto questo porta a una riflessione ulteriore, diretta conseguenza: il folklore diviene quello strumento utilizzato dalle classi dominanti per mantenere la popolazione nell'ignoranza e nel terrore, arricchendo il giallo investigativo di una dura critica alla manipolazione sociale. Del resto la disparità di classe è ben sottolineata dai vari casi, che a turno trattano singoli temi di forte rilevanza etica e sociale (ad esempio contrapponendo l’etica medica alla ciarlataneria). Altra disparità più volte rimarcata è quella di genere: vi è un focus tutt’altro che sottile sullo sfruttamento delle donne e sulla condizione femminile nell’era repubblicana, ad esempio attraverso il caso sulla prostituzione o, più avanti, con il personaggio della dottoressa Ge Fan.
In ultimo - ma probabilmente motivo principale per cui molti guarderanno questo drama - il tema bromance, limitato sbocco per tutte le trasposizioni dei romanzi BL. Qui è stato fatto un lavoro decisamente intelligente, consentendo allo spettatore due diversi piani di interpretazione: quello ufficiale, tassativamente bromance, e quello ufficioso, costruito su piccoli passaggi e tanto non detto, che nell’insieme permettono di leggerci qualcosa di più (perché, diciamocelo, il “segreto” di Yuan Hong accennato dalla sua ex collega non è certo la ridarella che gli viene da ubriaco!). Chi è in carenza di BL e vuole fantasticare ad occhi aperti troverà in questo drama dell’ottimo materiale.
CITAZIONE: “Non ho nulla da offrire tranne sangue, fatica, lacrime e sudore” – Frase che lo stesso Yuan Hong cita a Shaoshang quale motto (frase di un discorso storico di Churchill) che ha sempre seguito nella vita. Viene pronunciata in una delle due scene a mio avviso più intense del drama, quando Shaoshang si presenta in serata a casa sua con l'evidente intento di tirarlo su di morale dopo la sospensione della sua carica quale provvedimento disciplinare.
PERSONAGGI: Inutile dire che il drama si regge prevalentemente sul rapporto complementare tra i due protagonisti, elemento chiave dell’intera serie grazie anche a una chimica incredibile, che emerge dalle battute pungenti alle incomprensioni tra i due, fino ai momenti di sincera complicità.
Zhao Shaoshang è un giovane universitario impulsivo, chiassoso, irriverente, incline alla drammatizzazione ma anche estremamente arguto oltre che esperto delle dinamiche e degli equilibri che governano la città, destreggiandosi con sicurezza tra i vari intrighi. E’ un personaggio che sa farsi notare e creare scompiglio ma che non risulta mai antipatico o eccessivamente sopra le righe, offrendo invece sani momenti di puro divertimento.
Yuan Hong al contrario è rigoroso, silenzioso e fedele alla legge, con un passato da soldato e una determinazione incrollabile nel portare a termine la sua missione. La sua è un’arguzia meno sbandierata e più pianificatrice, sia nelle indagini sia nelle scelte che compie per il bene di un ignaro Shaoshang.
CAST – Per quanto riguarda gli attori protagonisti, sono due nomi e due volti a me del tutto nuovi, ma entrambi hanno saputo offrire una prova più che buona.
Zhai Zi Lu porta in scena un Zhao Shaoshang credibile e dalla caratterizzazione completa, dosando con cura ironia e serietà: nei momenti leggeri fa prevalere il lato più esuberante e imprevedibile mentre nelle scene più cupe ridimensiona il tono, anteponendo un approccio più riflessivo ed empatico, soprattutto nei confronti delle vittime.
Kido Ma, nei panni di Yuan Hong, ha il compito probabilmente più difficile: interpretare l'uomo di legge, rigido e riservato, con un’intensità composta che faccia da contrappeso all'esuberanza del compagno. Un ruolo insidioso che potrebbe facilmente scadere nella noia o nella monotonia, ma che questo giovane attore riesce a gestire con evidente competenza, infondendo al personaggio una profondità capace di emergere nei piccoli gesti e attraverso gli sguardi, al punto da rendere Yuan Hong non solo estremamente credibile ma addirittura affascinante.
Rispetto agli attori secondari, occorre fare distinzione tra quelli sacrificati a favore del format episodico, e altri la cui presenza – seppur discontinua – copre quasi l’intero drama, contribuendo ad arricchire il quadro. Degni di menzione sono sicuramente Wang Zhi Gang, attore che interpreta il padre di Yuan Hong e che sembra aver trovato il suo punto di forza nel personaggio del padre stronzo (ha ricoperto lo stesso ruolo anche nel recente drama moderno “Blazing summer”) e Jessie Li nei panni della sorella di Shaoshang.
ASPETTI TECNICI - Il drama si distingue per una regia attenta - che ricorda un po’ il cinema noir nell’uso delle ombre e degli spazi chiusi - e una fotografia capace di catturare l’elegante l'atmosfera della Pechino repubblicana senza l’uso eccessivo di filtri patinati ma optando per un’immagine più realistica e anche un po’ più sporca, che però bene si sposa con il contesto storico e con i toni più cupi che caratterizzano le indagini. Volutamente grande è il distacco tra i vari ambienti: i vicoli affollati e oscuri di Pechino sembrano quasi claustrofobici, al contrario le residenze sontuose – come quella in cui vive Shaoshang – danno un senso di ariosa apertura mentre gli uffici istituzionali sono semplicemente freddi e impersonali. Nonostante un budget non altissimo, la ricostruzione degli ambienti e dei costumi risulta più che adeguata e contribuisce a immergere lo spettatore nell'epoca .
La colonna sonora e il montaggio sembrano lavorare di pari passo contribuendo a mantenere un ritmo serrato e nel gestire il cambio di atmosfera tra i momenti più tesi e le scene più stemperate. Il montaggio, in particolare, ha il pregio di saper dosare bene i tempi, così da mantenere alta l'attenzione nonostante la breve durata degli episodi. L'unico vero limite, a mio avviso, è la frammentizzazione del drama in così tanti episodi: capisco il vincolo di questo tipo di format ma la continua interruzione della sigla di chiusura (e quella successiva di apertura) non giova molto alla visione, che sarebbe stata di certo più gratificante se si fosse ridotto il numero di episodi aumentandone però la singola durata.
IN CONCLUSIONE – Non ci troviamo di fronte a un prodotto d’eccellenza, ma è sicuramente un buon drama. Imperdibile per tutti gli amanti del periodo storico e delle Bromance che richiamano nostalgiche sfumature BL per chi le sa “interpretare”.
Una serie che ha il pregio di aver saputo lavorare bene su alcuni aspetti – caratterizzazione dei personaggi, interpretazione convincente, sintonia e sinergia tra le figure principali, ambientazione storica affascinante e curata – ma che non è esente da difetti e sulle quali si sarebbe potuto lavorare con altrettanta attenzione, già che era possibile un buon margine di miglioramento. A conti fatti, un valido spunto per opere future e una visione più che consigliata.
TRAMA - Nella turbolenta Pechino degli anni Venti il giovane rampollo Zhao Shaoshang, un aristocratico appassionato di antiquariato e dal carattere ribelle, si trova coinvolto in un misterioso caso che, per colpa del cognato, minaccia di rovinare la reputazione della sua famiglia. Per salvare l'onore della sorella maggiore decide di indagare e si trova a collaborare con Yuan Hong, il nuovo e rigido capo del quarto dipartimento di polizia, di recente trasferitosi a Pechino.
L’incontro è casuale, l’ironia immediata e, in men che non si dica, nasce una curiosa alleanza tra due personalità diametralmente opposte che si trasforma ben presto in una collaborazione investigativa destinata ad affrontare e risolvere i casi più intricati della capitale.
La struttura narrativa segue il classico schema del "caso della settimana" (o poco più), con archi investigativi che si sviluppano mediamente su tre o quattro episodi, spesso concatenandosi l’un l’altro per conferire all’intera storia un senso di continuità. Si inizia con un omicidio vicino alla famiglia di Shaoshang, si passa al rapimento dei bambini, quindi al caso degli otto vicoli nei bordelli, poi si torna nuovamente in ambito farmacologico tra metanfetamine e pillole della longevità e così via fino a una conclusione che, oltre ad ampliare il raggio d’azione verso alcune potenze straniere vede emergere via via un filo conduttore legato al passato di Yuan Hong e alla misteriosa scomparsa della madre. Quest’ultimo mira ad essere il caso principale , incentrato su temi quali la corruzione, l’abuso di potere e le ingiustizie sociali ma, intercalato tra un caso minore e l’altro, viene spesso ripreso e portato avanti in modo un po’ troppo approssimativo. Comprendo che un intero arco narrativo con una sola tematica sarebbe venuto presto a noia, ma l’aggiunta dei vari altri casi da una parte tiene “in movimento” la storia ma dall’altra distoglie continuamente l’attenzione dal tema principale.
Rispetto alla storia, due considerazioni sono doverose: la prima riguarda i primissimi minuti del primo episodio, che possono apparire davvero strani e surreali, al punto che se a monte non mi fossi confrontata con altri utenti e rassicurata sulla bontà del drama, avrei anche potuto terminare la visione su due piedi. Sembra una scena esageratamente assurda e nonsense ma, con un attimino di pazienza, poi la situazione si “normalizza”, viene contestualizzata e il drama inizia col piede giusto. L’altro aspetto che va messo in conto è che i casi da risolvere sono qualitativamente altalenanti: alcune indagini colpiscono per originalità e profondità emotiva, come il caso introduttivo che mescola elementi del folklore cinese a un'atmosfera quasi horror, piuttosto che il mistero dei "talismani di giada", mentre altri invece risultano più prevedibili e sembrano avere più che altro funzione di riempitivo.
INIZIO SPOILER!!!
Il finale, inutile girarci intorno, è deludente. Non solo non sfrutta a dovere la tensione, ma si risolve in modo tremendamente sbrigativo. Mentre il conto alla rovescia divorava secondo dopo secondo gli ultimissimi minuti, continuavo a chiedermi come poteva trovare spazio un giusto epilogo. E infatti non c’è stato. Il confronto tra Yuan Hong e il padre doveva essere un momento clou ma si esaurisce prima di raggiungere l’apice. Lo sparo a schermo nero poteva anche starci, ma serviva comunque aggiungere un “dopo”. E invece negli ultimissimi secondi si torna velocemente su Zhao Shaoshang con una scena che più che chiudere il drama sembra voler aprire un nuovo capitolo. A questo punto, l’unica cosa che potrebbe dare un senso all’epilogo sarebbe un sequel, che ad oggi però non mi risulta essere previsto.
FINE SPOILER!!!
TEMI AFFRONTATI: Fin da subito salta all’occhio l’evidente confronto tra tradizione e modernità, un dualismo rappresentato dalla collisione tra la Cina millenaria e la modernizzazione dell’epoca repubblicana, con l’avvento – anche nel quotidiano – di una consistente e materiale impronta occidentale (le bottigliette di Cola che bevono in auto, i molteplici riferimenti all’orologio Philippe Patek piuttosto che l’iconico Chanel N°5). Gli stessi protagonisti incarnano, a modo loro, questi due “mondi”: Zhao Shaoshang veste spesso in modo tradizionale e, con la sua conoscenza sull’antiquariato e la sua sensibilità culturale – basti pensare a tutte le volte che si inalbera per la vendita di antichi cimeli agli occidentali – ben rappresenta l’umanesimo tradizionale. La sua lettura del mondo avviene attraverso le lenti della storia, dell’arte e delle usanze popolari. Al contrario, Yuan Hong incarna l’approccio scientifico, rigoroso e pragmatico: i suoi stessi trascorsi all’estero vanno a giustificare una razionalità d’impronta occidentale. Ne consegue che la loro collaborazione può essere letta anche quale metafora della Cina del primo Novecento, in equilibrio appunto tra la conservazione del proprio patrimonio spirituale e la necessità di una giustizia istituzionalizzata.
Un altro aspetto interessante che viene affrontato è la demistificazione del soprannaturale: sono davvero tanti, nei vari casi indagati, i riferimenti a presunti fenomeni paranormali, spesso legati ad antiche superstizioni cinesi (si pensi ad esempio al veleno del rospo, o meglio il “Veleno Gu”, che nel folklore della Cina meridionale ho scoperto era legato a pratiche occulte di magia nera, piuttosto che alle apparizioni divine di Ne Zha, divinità dalle otto braccia). C’è uno schema abbastanza fisso che si ripropone nello sviluppo dei vari casi: inizialmente l’unica spiegazione plausibile sembra appunto essere quella legata al soprannaturale (nel secondo caso, quello dei bambini rapiti, i vari testimoni parlano di ruote infuocate apparse dal nulla nel cielo), da lì poi partono le indagini che portano via via a galla la verità scientifica (ed ecco dunque che entrano in scena esami del sangue e microscopi capaci di identificare parassiti quali i trematodi del sangue). La conclusione porta sempre allo stesso verdetto: la magia non esiste, al contrario della manipolazione e dell’avidità umana.
Tutto questo porta a una riflessione ulteriore, diretta conseguenza: il folklore diviene quello strumento utilizzato dalle classi dominanti per mantenere la popolazione nell'ignoranza e nel terrore, arricchendo il giallo investigativo di una dura critica alla manipolazione sociale. Del resto la disparità di classe è ben sottolineata dai vari casi, che a turno trattano singoli temi di forte rilevanza etica e sociale (ad esempio contrapponendo l’etica medica alla ciarlataneria). Altra disparità più volte rimarcata è quella di genere: vi è un focus tutt’altro che sottile sullo sfruttamento delle donne e sulla condizione femminile nell’era repubblicana, ad esempio attraverso il caso sulla prostituzione o, più avanti, con il personaggio della dottoressa Ge Fan.
In ultimo - ma probabilmente motivo principale per cui molti guarderanno questo drama - il tema bromance, limitato sbocco per tutte le trasposizioni dei romanzi BL. Qui è stato fatto un lavoro decisamente intelligente, consentendo allo spettatore due diversi piani di interpretazione: quello ufficiale, tassativamente bromance, e quello ufficioso, costruito su piccoli passaggi e tanto non detto, che nell’insieme permettono di leggerci qualcosa di più (perché, diciamocelo, il “segreto” di Yuan Hong accennato dalla sua ex collega non è certo la ridarella che gli viene da ubriaco!). Chi è in carenza di BL e vuole fantasticare ad occhi aperti troverà in questo drama dell’ottimo materiale.
CITAZIONE: “Non ho nulla da offrire tranne sangue, fatica, lacrime e sudore” – Frase che lo stesso Yuan Hong cita a Shaoshang quale motto (frase di un discorso storico di Churchill) che ha sempre seguito nella vita. Viene pronunciata in una delle due scene a mio avviso più intense del drama, quando Shaoshang si presenta in serata a casa sua con l'evidente intento di tirarlo su di morale dopo la sospensione della sua carica quale provvedimento disciplinare.
PERSONAGGI: Inutile dire che il drama si regge prevalentemente sul rapporto complementare tra i due protagonisti, elemento chiave dell’intera serie grazie anche a una chimica incredibile, che emerge dalle battute pungenti alle incomprensioni tra i due, fino ai momenti di sincera complicità.
Zhao Shaoshang è un giovane universitario impulsivo, chiassoso, irriverente, incline alla drammatizzazione ma anche estremamente arguto oltre che esperto delle dinamiche e degli equilibri che governano la città, destreggiandosi con sicurezza tra i vari intrighi. E’ un personaggio che sa farsi notare e creare scompiglio ma che non risulta mai antipatico o eccessivamente sopra le righe, offrendo invece sani momenti di puro divertimento.
Yuan Hong al contrario è rigoroso, silenzioso e fedele alla legge, con un passato da soldato e una determinazione incrollabile nel portare a termine la sua missione. La sua è un’arguzia meno sbandierata e più pianificatrice, sia nelle indagini sia nelle scelte che compie per il bene di un ignaro Shaoshang.
CAST – Per quanto riguarda gli attori protagonisti, sono due nomi e due volti a me del tutto nuovi, ma entrambi hanno saputo offrire una prova più che buona.
Zhai Zi Lu porta in scena un Zhao Shaoshang credibile e dalla caratterizzazione completa, dosando con cura ironia e serietà: nei momenti leggeri fa prevalere il lato più esuberante e imprevedibile mentre nelle scene più cupe ridimensiona il tono, anteponendo un approccio più riflessivo ed empatico, soprattutto nei confronti delle vittime.
Kido Ma, nei panni di Yuan Hong, ha il compito probabilmente più difficile: interpretare l'uomo di legge, rigido e riservato, con un’intensità composta che faccia da contrappeso all'esuberanza del compagno. Un ruolo insidioso che potrebbe facilmente scadere nella noia o nella monotonia, ma che questo giovane attore riesce a gestire con evidente competenza, infondendo al personaggio una profondità capace di emergere nei piccoli gesti e attraverso gli sguardi, al punto da rendere Yuan Hong non solo estremamente credibile ma addirittura affascinante.
Rispetto agli attori secondari, occorre fare distinzione tra quelli sacrificati a favore del format episodico, e altri la cui presenza – seppur discontinua – copre quasi l’intero drama, contribuendo ad arricchire il quadro. Degni di menzione sono sicuramente Wang Zhi Gang, attore che interpreta il padre di Yuan Hong e che sembra aver trovato il suo punto di forza nel personaggio del padre stronzo (ha ricoperto lo stesso ruolo anche nel recente drama moderno “Blazing summer”) e Jessie Li nei panni della sorella di Shaoshang.
ASPETTI TECNICI - Il drama si distingue per una regia attenta - che ricorda un po’ il cinema noir nell’uso delle ombre e degli spazi chiusi - e una fotografia capace di catturare l’elegante l'atmosfera della Pechino repubblicana senza l’uso eccessivo di filtri patinati ma optando per un’immagine più realistica e anche un po’ più sporca, che però bene si sposa con il contesto storico e con i toni più cupi che caratterizzano le indagini. Volutamente grande è il distacco tra i vari ambienti: i vicoli affollati e oscuri di Pechino sembrano quasi claustrofobici, al contrario le residenze sontuose – come quella in cui vive Shaoshang – danno un senso di ariosa apertura mentre gli uffici istituzionali sono semplicemente freddi e impersonali. Nonostante un budget non altissimo, la ricostruzione degli ambienti e dei costumi risulta più che adeguata e contribuisce a immergere lo spettatore nell'epoca .
La colonna sonora e il montaggio sembrano lavorare di pari passo contribuendo a mantenere un ritmo serrato e nel gestire il cambio di atmosfera tra i momenti più tesi e le scene più stemperate. Il montaggio, in particolare, ha il pregio di saper dosare bene i tempi, così da mantenere alta l'attenzione nonostante la breve durata degli episodi. L'unico vero limite, a mio avviso, è la frammentizzazione del drama in così tanti episodi: capisco il vincolo di questo tipo di format ma la continua interruzione della sigla di chiusura (e quella successiva di apertura) non giova molto alla visione, che sarebbe stata di certo più gratificante se si fosse ridotto il numero di episodi aumentandone però la singola durata.
IN CONCLUSIONE – Non ci troviamo di fronte a un prodotto d’eccellenza, ma è sicuramente un buon drama. Imperdibile per tutti gli amanti del periodo storico e delle Bromance che richiamano nostalgiche sfumature BL per chi le sa “interpretare”.
Una serie che ha il pregio di aver saputo lavorare bene su alcuni aspetti – caratterizzazione dei personaggi, interpretazione convincente, sintonia e sinergia tra le figure principali, ambientazione storica affascinante e curata – ma che non è esente da difetti e sulle quali si sarebbe potuto lavorare con altrettanta attenzione, già che era possibile un buon margine di miglioramento. A conti fatti, un valido spunto per opere future e una visione più che consigliata.
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