This review may contain spoilers
L'amore al tempo del "quasi"
Film coreano del 2018 che rinuncia alle classiche dinamiche tipiche delle commedie romantiche dedite a risvolti da favola e colpi di scena melodrammatici. La forza di questo film sta proprio nella sincerità con la quale abbraccia una storia d'amore imperfetta, dove l'affetto perdura ostinatamente al di là delle occasioni mancate e del tempismo sbagliato. Ne risulta il ritratto dolceamaro di quel primo, incrollabile amore, con un tuffo nostalgico nel passato che ne celebra in egual misura il coraggio e i limiti che lo definiscono.
A fare la differenza sono di certo gli attori protagonisti: troviamo un Kim Young Kwang come sempre di splendida presenza e carisma - qui anche tenero e goffo proprio come un eterno ragazzo innamorato - affiancato da un'incisiva Park Bo Young in stato di grazia. La sintonia tra i due è evidente, si riescono ad apprezzare tutte le sfumature del loro interagire, dai battibecchi alle scene più intense, dai momenti romantici a quelli più difficili. Lui è un giovane ragazzo, impulsivo e testardo, con un unico sogno: conquistare lei, la ragazza di cui si è invaghito a prima vista. Lei è pragmatica e leale, vede in lui un sostegno e un amico prezioso, più che un amore romantico. Questo aspetto è inizialmente difficile da cogliere, già che lo spettatore vive il film dal punto di vista di Woo Yeon, di cui sono ben chiare le aspettative e le speranze. Lui cerca lei ma lei, in realtà, cerca altro, ovvero una stabilità e una sicurezza che - al suo fianco - sente di non poter trovare. Ho trovato interessante questo abile gioco di prospettiva, che non ha posto lo spettatore quale osservatore esterno alla scena, ma l'ha influenzato mostrando la vicenda dal punto di vista del ML: ciò determina una graduale rivalutazione delle dinamiche intercorse che ho trovato molto più stimolante di una classica regia volta a mostrare apertamente tutto quanto. Un sorta di relatività einsteiniana, se vogliamo, applicata non alle forze o alla velocità ma che fornisce una chiave di lettura diversa a seconda di dove si colloca lo spettatore (per intenderci, il famoso esperimento dell'uomo sulla banchina piuttosto che sul treno, dove ciò che cambia è il sistema di riferimento dell'osservatore)
La vicenda, in sé, ripercorre gli eventi principali accaduti nell'arco di un decennio, dal liceo all'università, fino all'età adulta e ai primi impieghi di lavoro. Una cronaca generazionale, dove la tempistica è tutto: Woo Yeon arriva ripetutamente vicino al suo obiettivo, a quel "quasi" millimetrico che salta puntualmente all'ultimo un gran numero di volte, prima di andare finalmente a segno. Più che amore non corrisposto, direi che il film riesce nell'intento di trasporre il tema dell'amore sfiorato, fatto di dinamiche imperfette e personaggi contraddittori. Lo stesso Woo Yeon - la figura allo spettatore di più facile lettura, per i motivi di cui sopra - si presenta come un insieme di tratti eterogenei: in lui coesiste una dedizione a dir poco ossessiva, a volte proprio esasperante, una perseveranza invidiabile e un sentimento genuino che evolve nel corso degli anni, trasformando una cotta adolescenziale in un amore profondo e incondizionato.Il finale è tanto bello quanto difficile (soprattutto gli amanti dell'happy ending): nessuna magica - ma insensata - riunione dell'ultimo minuto a un passo dall'altare, a favore invece di una scelta più matura, una resa commovente che altro non è che un atto d'amore finale, ovvero accettare la felicità dell'altra pur rimanendone esclusi.
In conclusione, ci troviamo di fronte a una pellicola che parla di ciò che resta quando una storia d'amore finisce, o quando non inizia mai del tutto... Il famoso e sopracitato "quasi", insomma. Sia chiaro, non è un film che parla di cuori infranti - di quelli in circolazione se ne trovano un'infinità e sono cosa ben diversa - ma piuttosto di cuori che imparano a convivere con le proprie cicatrici. Ciò che davvero resta di questo primo e totalizzante amore adolescenziale è in realtà un invito a riflettere sulle persone che hanno plasmato chi siamo, sulle versioni alternative delle nostre vite e sulla bellezza agrodolce di un amore che, pur non realizzandosi, trova il suo compimento più alto nel lasciar andare.
Indubbiamente consigliato!
A fare la differenza sono di certo gli attori protagonisti: troviamo un Kim Young Kwang come sempre di splendida presenza e carisma - qui anche tenero e goffo proprio come un eterno ragazzo innamorato - affiancato da un'incisiva Park Bo Young in stato di grazia. La sintonia tra i due è evidente, si riescono ad apprezzare tutte le sfumature del loro interagire, dai battibecchi alle scene più intense, dai momenti romantici a quelli più difficili. Lui è un giovane ragazzo, impulsivo e testardo, con un unico sogno: conquistare lei, la ragazza di cui si è invaghito a prima vista. Lei è pragmatica e leale, vede in lui un sostegno e un amico prezioso, più che un amore romantico. Questo aspetto è inizialmente difficile da cogliere, già che lo spettatore vive il film dal punto di vista di Woo Yeon, di cui sono ben chiare le aspettative e le speranze. Lui cerca lei ma lei, in realtà, cerca altro, ovvero una stabilità e una sicurezza che - al suo fianco - sente di non poter trovare. Ho trovato interessante questo abile gioco di prospettiva, che non ha posto lo spettatore quale osservatore esterno alla scena, ma l'ha influenzato mostrando la vicenda dal punto di vista del ML: ciò determina una graduale rivalutazione delle dinamiche intercorse che ho trovato molto più stimolante di una classica regia volta a mostrare apertamente tutto quanto. Un sorta di relatività einsteiniana, se vogliamo, applicata non alle forze o alla velocità ma che fornisce una chiave di lettura diversa a seconda di dove si colloca lo spettatore (per intenderci, il famoso esperimento dell'uomo sulla banchina piuttosto che sul treno, dove ciò che cambia è il sistema di riferimento dell'osservatore)
La vicenda, in sé, ripercorre gli eventi principali accaduti nell'arco di un decennio, dal liceo all'università, fino all'età adulta e ai primi impieghi di lavoro. Una cronaca generazionale, dove la tempistica è tutto: Woo Yeon arriva ripetutamente vicino al suo obiettivo, a quel "quasi" millimetrico che salta puntualmente all'ultimo un gran numero di volte, prima di andare finalmente a segno. Più che amore non corrisposto, direi che il film riesce nell'intento di trasporre il tema dell'amore sfiorato, fatto di dinamiche imperfette e personaggi contraddittori. Lo stesso Woo Yeon - la figura allo spettatore di più facile lettura, per i motivi di cui sopra - si presenta come un insieme di tratti eterogenei: in lui coesiste una dedizione a dir poco ossessiva, a volte proprio esasperante, una perseveranza invidiabile e un sentimento genuino che evolve nel corso degli anni, trasformando una cotta adolescenziale in un amore profondo e incondizionato.Il finale è tanto bello quanto difficile (soprattutto gli amanti dell'happy ending): nessuna magica - ma insensata - riunione dell'ultimo minuto a un passo dall'altare, a favore invece di una scelta più matura, una resa commovente che altro non è che un atto d'amore finale, ovvero accettare la felicità dell'altra pur rimanendone esclusi.
In conclusione, ci troviamo di fronte a una pellicola che parla di ciò che resta quando una storia d'amore finisce, o quando non inizia mai del tutto... Il famoso e sopracitato "quasi", insomma. Sia chiaro, non è un film che parla di cuori infranti - di quelli in circolazione se ne trovano un'infinità e sono cosa ben diversa - ma piuttosto di cuori che imparano a convivere con le proprie cicatrici. Ciò che davvero resta di questo primo e totalizzante amore adolescenziale è in realtà un invito a riflettere sulle persone che hanno plasmato chi siamo, sulle versioni alternative delle nostre vite e sulla bellezza agrodolce di un amore che, pur non realizzandosi, trova il suo compimento più alto nel lasciar andare.
Indubbiamente consigliato!
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