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Kill Me Love Me chinese drama review
Completed
Kill Me Love Me
4 people found this review helpful
by Blue eyes Samurai
14 days ago
32 of 32 episodes seen
Completed 1
Overall 6.0
Story 7.0
Acting/Cast 6.5
Music 6.5
Rewatch Value 1.0

Dal dark romance all'evoluzione nel volpino;3 (o più) allegri (mica tanto) ragazzi morti.

Recensire questo dark romance cinese a sfondo storico, ambientato in un periodo indefinito, potremmo dire fittizio, perché i tre regni in cui si svolge l'azione non sono realmente esistiti nel corso delle dinastie cinesi , è per me assai difficile, stavolta, perché per molti aspetti questo lavoro presenta molte idee interessanti, degli elementi di novità, un'interpretazione molto valida del ML, una buona scenografia, costumi sontuosi e originali che recuperano e rimescolano molti elementi interessanti delle varie dinastie e almeno 6 episodi che, nel complesso, io valuterei con un 7,8.
Allo stesso tempo, ed è qui che emerge l'elemento più dissonante, la scrittura si fa forzata in diversi passaggi: più di una tragedia viene imposta dall'alto, con un investimento crescente nella spettacolarizzazione e nel sensazionalismo a discapito della plausibilità e della logica interna della storia. Si arriva così a un finale in cui muore praticamente tutto il cast (-2), senza che se ne ravvisi una reale necessità narrativa, se non quella di inseguire un capriccio tragico apparentemente pensato per impressionare e lasciare il segno, “per imperitura memoria”, senza però costruire una progressione drammatica che renda quelle morti davvero inevitabili o emotivamente necessarie.
A questo si aggiungono alcune interpretazioni decisamente sotto la sufficienza, affidate peraltro a personaggi secondari che hanno un peso tutt'altro che marginale nella trama, come il principe ereditario di Xiyan, Yue Qin, interpretato da Bi Wenjun, e Yin Luomei, interpretata da Zhao Xiaotang. Personaggi che, per complessità e importanza, avrebbero meritato interpreti di ben più comprovata esperienza.
Luomei è pessima. Pessima davvero! Ha praticamente una sola espressione e la conserva per buona parte del drama, indipendentemente da quello che le sta accadendo intorno: dolore, tensione, rabbia, sorpresa sembrano passare tutti attraverso lo stesso identico repertorio facciale. Verso il finale si lascia andare un po' di più, ma ormai è evidente che al personaggio manca una caratterizzazione realmente strutturata e che l'interprete non riesce a restituirne la complessità emotiva. Nel trucco mi è sembrata addirittura insospettabilmente simile a Esther Yu, per ingannare lo spettatore o distrarne l'attezione.
Per me è un 4. Meglio che si dedichi al cosplayer, del resto è truccata come tale in questo lavoro.

Anche Bi Wenjun è molto acerbo: bello come un modello ma senza spessore pari al suo travaglio interiore.
Gli riconosco un personaggio più interessante di quanto riesca a restituire l'attore, perché Yue Qin viene mantenuto a lungo in una zona moralmente ambigua, pone interrogativi interessanti e ha alcune riflessioni che avrebbero meritato maggiore approfondimento. Ma l'interprete è troppo acerbo e il suo fascino è molto tardoadolescenziale per risultare davvero credibile come uomo travagliato e come spasimante visivamente plausibile per la nostra FL, che anche qui viene accostata a ragazzini di decenni più giovani. Stona lui e stona lei. Stesso discorso, per me, già fatto con The Double. A lui concedo un 5,5.
Anche Baron Chen, nel ruolo di Murong Xuanlie, il super villain, è un personaggio privo di reale complessità psicologica. Sono invidioso e quindi? Essere figlio di una concubina, essere stato trattato come il Calimero della famiglia e aver sviluppato un forte risentimento può spiegare solo una parte della sua psicologia, ma non basta a spiegare perché un uomo diventi uno psicopatico disposto a incarnare il mito di Caino. La serie salta completamente alcuni passaggi fondamentali: non spiega l'evoluzione della personalità, la dà per acquisita.
E forse è anche per questo che l'interpretazione di Chen Chuhe oscilla fra il sorriso benevolente e quello cattivo in cui sembra quasi scimmiottare un Grinch o tuttalpiù Tim Curry. Invece di aumentare la minaccia, questo manierismo mi produce spesso una percezione di stacco dalla storia e alleggerisce il peso drammatico che il personaggio dovrebbe avere.
I personaggi, del resto, sono in generale privi di reale complessità psicologica. La rivalità fra i fratelli, che dovrebbe costituire uno dei leitmotiv della narrazione, è solo accennata.
Dovrei credere alla solita storia del figlio di una concubina complessato e geloso perché i servi glorificavano il figlio della nobile e perché la tipa di cui era innamorato ha una cotta per lui? La rivalità, o meglio ancora le origini, i semi della discordia, vengono raccontati in modo vago e poco plausibile.
Una psicologia più complessa avrebbe dato profondità sia all'antagonista sia alla storia familiare.
Esiste un videoclip su you tube di una canzone di pochi minuti che attraverso simbologia, regia e testo della canzone, riesce a raccontare l'inimicizia tragica e ancestrale fra due gemelle i in modo molto più approfondito e convincente di quanto questa serie faccia in 24 ep. (lo allego nei commenti per i curiosi e gli amanti della buona music).

Tornando a noi... capite perché do spesso voti bassi?!?
Se un videoclip spiega certi aspetti meglio di un lavoro di 32 episodi, qualcosa è andato storto!
Persino A'mei, interpretata da Wu Jinyan, ha prodotto una recitazione spesso monocorde che avrebbe meritato qualcosa in più. Ci sono comunque momenti molto buoni, correttamente interpretati, e nel complesso le darei un 6,7 che sale a 7,2 proprio nei passaggi in cui riesce a liberarsi da quella certa uniformità iniziale.
Siamo comunque lontani dai picchi toccati in Yanxi Palace e The Double.
Inizialmente il suo personaggio è piuttosto monocorde e, soprattutto, sorprendentemente dissociata rispetto a un evento tragico che accade alle ragazze intorno al 14°episodio. In una situazione che dovrebbe produrre uno sconvolgimento emotivo enorme, la risposta dell'attrice mi è sembrata troppo contenuta, quasi scollegata dalla gravità di ciò che sta accadendo.
Salvo i due protagonisti principali: tutto il resto, con le dovute differenze, si colloca intorno alla sufficienza, con le 2 eccezioni già citate.
L’unico motivo per cui questo drama non è un totale spreco di tempo e riesce, in qualche modo, a portarsi a casa una quasi sufficienza (il mio voto, secondo una prima valutazione, è infatti 5,8 ) è il suo protagonista. Si discosta nettamente da qualsiasi altro personaggio per forza drammatica, bravura e, soprattutto, per la capacità di compenetrarsi completamente nel ruolo: lo veste, lo sente e riesce a restituirlo attraverso ogni strumento a sua disposizione, dalla voce alla postura, dallo sguardo al tremolio delle narici.
Per me è un 8,5.

📖 DI COSA PARLA IL DRAMA
Il genere è un ibrido: romance storico/costume + revenge + intrigo politico + wuxia/azione + mystery, che in teoria, attraverso il classico tropo del cattivo/non cattivo e dell'Incompreso, sviluppa una storia di vendetta familiare legata alla lotta per il trono e propone alcune riflessioni — purtroppo solo accennate — sul peso della superstizione, sulle guerre che non hanno mai davvero vincitori o vinti ma soltanto morti e superstiti, e sul desiderio di immortalità che nasconde, in fondo, la fobia della morte.
Il problema è che non sviluppa nessuna di queste traiettorie con sufficiente maturità e credibilità, approfondendole attraverso una narrazione solida e interpreti di livello.
Lo stesso principe di Xiyan, Yue Qin, nel corso della storia pone il proprio fantasma (voglio proteggere chi amo oppure la mia vita è insostenibile) e alcune considerazioni filosofiche interessanti. Peccato che l'interpretazione sia troppo acerba e la trama non le sviluppi fino in fondo.
Con The Double il drama ha diversi elementi di contatto: la vendetta, l’estetica dark, un ML virile, elegante e oscuro, i toni desaturati dei primi episodi e, soprattutto, una partenza capace di intrigare visivamente lo spettatore promettendo una storia avvincente. In entrambi i casi, infatti, i primi 3 episodi risultano qualitativamente superiori sia sotto il profilo tecnico sia sotto quello narrativo, per poi mostrare un progressivo calo di tono.

Solo che qui il cambio di registro non si esaurisce in fase iniziale: prosegue episodio dopo episodio, progressivamente, fino a diventare preghiera che finisca il prima possibile, tra risate e sbadigli per l'assurdità delle situazioni proposte.
Gli ultimi 2 episodi riescono a "salvare un po’ la baracca", chiudendo con soddisfazione tutti gli archi narrativi e regalandoci un finale dolceamaro, impreziosito dalla buona interpretazione dei protagonisti.
Ci vengono mostrati i loro ultimi momenti insieme, un matrimonio davvero bello e particolarissimo, un momento di unione e una sorta di racconto correttivo del loro “primo incontro”, che risottolinea, almeno per me, la ferocia belluina della guerra, ma anche il peso della colpa che il ML è costretto a portarsi dietro.
L’arco di redenzione di Murong Jinghe è completo, il suo riscatto totale e, come accade in pochi altri drama, il destino gli presenta il conto dei propri errori.

🫳🏼 🍂Perché il crollo? ⬇️
Kill Me Love Me parte con una premessa che ha il suo fascino: un principe apparentemente folle che in realtà nasconde la propria natura, una rivalità fraterna già vista ma sempre efficace se ben costruita e, soprattutto, un'idea decisamene folle ma proprio per questo accattivante, quella di allevare un'assassina affinché sia proprio lei, un giorno, a ucciderti, dandole attraverso quella morte un senso e uno scopo.
A questo si aggiunge una componente volutamente ambigua e disturbante, fatta di sopraffazione, dipendenza e sottintesi sessuali, che rende il rapporto fra i protagonisti, almeno all'inizio, parecchio intrigante.

Le prime puntate funzionano proprio per questo. La serie sa creare curiosità e atmosfera e, pur utilizzando molti elementi già ampiamente frequentati dal costume drama cinese, riesce inizialmente a rielaborarli con sufficiente personalità da non risultare noiosa.
La prima puntata, con la fotografia desaturata e l'impostazione quasi morbosa del rapporto fra i due protagonisti, promette persino qualcosa di più oscuro e spregiudicato del classico historical romance.
La desaturazione, in questo caso, contribuisce a restituire l'ambiente freddo, ostile, quasi privo di calore umano, nel quale ogni contatto umano autentico sembra precluso, col protagonista bloccato nel proprio dolore.
Il problema è che, andando avanti, il drama comincia a puntare sempre più sulla spettacolarizzazione e sempre meno sulla solidità della scrittura. Costumi e scenografie sono sontuosi, la regia insiste molto sui volti e sulla costruzione estetica dei personaggi e Liu Xueyi domina lo schermo.

👀 Jinghe è senza dubbio la cosa migliore della serie e la sua interpretazione è nettamente sopra la media del cast: controlla voce, postura, sguardo e movimenti con grande precisione e riesce a dare spessore a un personaggio che la sceneggiatura, a un certo punto, comincia a trattare in modo piuttosto arbitrario.
Peccato solo che, quando ride o accentua la follia, compaia un certo manierismo che talvolta trasforma il personaggio in una macchietta. Ma è un difetto minore rispetto a ciò che riesce a fare nel resto della serie.
Nella seconda parte, quello che all'inizio sembrava il consueto grado di illogicità tollerabile dei drama cinesi diventa progressivamente qualcosa di molto più fastidioso: vengono meno i rapporti di causa ed effetto, le motivazioni dei personaggi diventano sempre più forzate e molte situazioni sembrano costruite non perché siano davvero necessarie, ma perché la trama deve arrivare a un determinato punto.
Qualsiasi scrittura ha una certa dose di forzatura, ma qui si supera persino l'imbarazzante livello a cui certi programmi di serie D delle produzioni cinesi ci hanno abituati. Qui, invece, i due protagonisti sono di un altro livello, le scenografie sono buone, la fotografia è curata e la regia, almeno inizialmente, investe davvero nel prodotto. Proprio per questo il cedimento della sceneggiatura è ancora più evidente.

Il problema è che, a un certo punto, sembra che tutto debba necessariamente diventare più tragico, più sensazionale, più doloroso assecondando la logica del More, more more.
E quindi arrivano tragedie concentrate, separazioni, malintesi, morti, sofferenze, sacrifici. Non perché siano sempre richiesti dalla storia, ma perché sembrano necessari a costruire quella che dovrebbe essere una grande tragedia romantica. Il tentativo di costruire intensità drammatica attraverso la sofferenza fisica e la morte raggiunge il suo culmine nella parte finale, con picchi cringe splatter dove a spasso con Daisy in versione sposa cadavere si mixa con amputazioni e tentativi di recupero a colpi di taglio e cucito in stile Art Attack. 🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣
Comprendo 'intenzione degli autori: vogliono costruire l'immagine iconica, la tragedia definitiva, quella scena che dovrebbe rimanere impressa nello spettatore.
Il problema è che la tragedia non si può semplicemente dichiarare attraverso la quantità di dolore mostrato. Deve essere costruita!!!!
E allora succede una cosa curiosa: invece della catarsi arriva l'assuefazione.
Una morte, un'altra morte, un'altra tragedia, un momento di respiro e poi un'altra.
A un certo punto non ti chiedi più “come finirà?”, ma semplicemente “quando finirà?”

🎥 La regia, analogamente, osa molto di più nei primi episodi, anche lavorando con qualche interessante trucco fotografico. Si vedono zoom in drammatici in situazioni di shock e nel secondo episodio , o forse il terzo, troviamo anche qualche reflection match cut, capace di trasformare il riflesso di un paesaggio in una transizione verso la sua immagine reale.
Sono piccoli dettagli, ma mostrano una ricerca visiva che poi progressivamente si perde.
Nei rimanenti episodi la regia diventa più statica, lavora molto sui primi piani e sulle prospettive e lascia che siano soprattutto il color grading e la fotografia a costruire l'atmosfera, più che un uso realmente sperimentale della regia che ha la pecca di non aver uniformato le interpretazioni.
Alcuni interpreti sono semplicemente sufficienti, altri hanno espressioni troppo costruite e altri ancora sembrano appartenere a un livello recitativo da tiktoker.
La colonna sonora è adeguata, ma senza brillare davvero o proporre virtuosismi particolari. Ogni tanto compare la voce di Liu Yuning, il cui timbro è immediatamente riconoscibile, e alcuni vocalizzi vengono utilizzati per sottolineare il momento romantico e conferire una sorta di fascino onirico alle scene.

Alla fine, quindi, il mio giudizio è piuttosto amaro. La serie non mi ha annoiata fino al 20° episodio — e questo è ovviamente soggettivo — perché il fascino iniziale e una certa curiosità umana mi hanno sospinta fino alla fine. Ma più procede, più il divario fra quello che promette e quello che riesce effettivamente a costruire diventa evidente.
E non perché Murong Jinghe dovesse fare il pazzo per tutta la serie. È chiaro che quella era una maschera sociale e, come tale, poteva essere tolta all'episodio 4 come all'episodio 1. Il problema è cosa la sceneggiatura fa del personaggio una volta che quella maschera cade.
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