Do You Like Affliction? — Diagramma di flusso sentimentale sul pentagramma dell'afflizione
🏵️ VOTO:7,7 🎻
Do You Like Brahms? è un musical drama lento, malinconico, contemplativo, molto più psicologico che musicale. I protagonisti sono due personaggi speculari: Joon-young , pianista, ha un talento enorme ma ha progressivamente perso il desiderio di suonare; Song-ah, violinista, ha il desiderio ma ha iniziato tardi e non possiede il talento. È una premessa molto bella, perché sposta il focus al rapporto fra talento, desiderio, identità e aspettative.
La serie funziona quando esplora il peso psicologico della performance: il sistema competitivo, il prestigio dell'università, le gerarchie del conservatorio, il rapporto fra insegnanti e studenti, la pressione familiare, il lavoro e la necessità di essere continuamente valutati. Interessanti anche le riflessioni sul sistema sociale coreano e sull'agonismo, che qui non riguarda soltanto lo sport o l'istruzione ma anche il mondo della musica classica: avere talento non basta, perché contano concorsi, reputazione, appartenenza, insegnanti, istituzioni e opportunità professionali. I dialoghi hanno sempre una doppia valenza, vi invito a soffermarvi , i protagonisti stanno parlando di un concorso, di un violino, del loro rapporto con il brano ma parlano interiormente di se stessi.
Interessante la trasposizione in chiave contemporanea del triangolo Schumann–Clara–Brahms, che il drama rielabora attraverso i propri personaggi.
L'idea è ambiziosa e, sulla carta, anche suggestiva; peccato che, a mio avviso, il parallelo finisca per risultare un po' pretenzioso e persino patetico in alcuni momenti. Per evocare davvero il peso emotivo e artistico del triangolo ottocentesco, infatti, sarebbero serviti non soltanto personaggi che si dichiarano tormentati, ma un autentico trascorso sentimentale e artistico capace di dare sostanza a quel legame. Qui, invece, manca da un lato una statura compositiva paragonabile a quella dei protagonisti storici e, dall'altro, una storia sentimentale realmente vissuta che giustifichi fino in fondo tutta la sofferenza e il peso attribuiti al triangolo.
Il riferimento a Schumann, Clara e Brahms è quindi interessante come idea ma abusato nella realtà, con la serie che finisce talvolta per darsi le arie di un dramma romantico ottocentesco senza averne il peso artistico e sentimentale.
A svilire ulteriormente il tutto contribuiscono poi le convinzioni assurde dei “traditi”immaginari, che trasformano ogni vicenda sentimentale in una tragedia greca e avanzano pretese che finiscono per risultare incredibili. Se sei mio amico, per esempio, non dovresti innamorarti della persona che amo; peccato che gli stessi personaggi premettano, in altri momenti, che ai sentimenti non si comanda. È proprio questa incoerenza a rendere molte delle loro reazioni sproporzionate e non credibili: il drama vorrebbe attribuire alle vicende sentimentali una gravità abnorme, infine costruisce parte dei conflitti su concezioni dell’amore e dell’amicizia talmente rigide da risultare artificiose. Sono queste, insieme alle altre forzature della sceneggiatura, le piccole cose che finiscono per affossare qualitativamente un drama che sembrava avere ambizioni e potenzialità maggiori.
PERSONAGGI 🔺👩❤️👨🦸🏻♂️👨🏻🦰🤵🏻♂️🤵🏽♀️
Song-ah (la FL) è forse l'aspetto che ho trovato più riuscito sul piano umano: è uno dei personaggi più teneri, vulnerabili e anassertivi che abbia mai incontrato ( professionalmente e in un drama). Ti viene voglia di abbracciarla e dirle "Gwaenchana, Gaenchana ti aiuto io". Eppure, paradossalmente, con Joon-young è molto diretta, è quasi un libro aperto, e proprio questo mi è piaciuto, perché almeno dal suo lato la trama non si basa sempre sul dover indovinare cosa provi.
La comunicazione, come scrivevo, invece, funziona continuamente su due livelli: quello che i personaggi dicono e quello che stanno realmente comunicando attraverso silenzi, esitazioni, omissioni, sguardi e micro-reazioni ma sopratutto sul doppio livello. È una delle componenti più psicologiche della serie, anche se, proprio per questo, i sottotitoli letterali su VIKI mi hanno creato parecchi problemi: alcune sfumature pragmatiche e soprattutto i discorsi relativi al conservatorio richiedevano un adattamento molto maggiore (vi consiglio, se lo trovate, di vederlo su qualche altra piattaforma).
Il problema enorme è che tutta la scrittura viene continuamente resa al servizio, e spesso sabotata, dal diagramma di flusso sentimentale, ossia la pervasiva e massiccia quantità di triangoli sviluppati nel lavoro.
Non è la presenza dei triangoli in sé a infastidirmi: è la loro pervasività. Ne abbiamo praticamente uno per ogni personaggio e per 16 puntate la trama sembra costruita per aggiungere un nuovo ostacolo, un nuovo malinteso. Spesso persone adulte che si sono già dichiarate reciprocamente innamorate si comportano come se non potessero semplicemente parlarsi, perché la sceneggiatura deve trovare un'altra ragione per separarli (Traumarei diventa un tradimento e un vessillo sentimentale quando c'erano molti modi di gestirla, in questo caso la scrittura è stata forzata),
E questo è un peccato, perché idee migliori avrebbero meritato più spazio.
Anche l'evoluzione di Song-ah, alla fine, mi è sembrata troppo limitata. Accetta la realtà e rinuncia al percorso violinistico professionale, trovando una forma diversa di rapporto con la musica: è una conclusione adulta e non mi dispiace che il drama non la trasformi magicamente in un prodigio tardivo. Ma sul piano personale mi aspettavo un vero arco di trasformazione. Dopo sedici ore, il suo grande passo avanti è sostanzialmente «anche se verrò ferita, continuerò ad amare». Bello, ma…un upgrade dopo sedici ore, per favore.
Avrei voluto vederla diventare più assertiva, imparare a porre confini e a proteggere se stessa, non soltanto accettare stoicamente la possibilità di soffrire, sebbene il prodotto voglia illustrare, comprendo, quanto l'amore possa ferire chi ha il dono della ipersensibilità, chi non ha corazza o strumenti per difendersi dal mondo.
Joon-young ha invece un'evoluzione più concreta: progressivamente impara a dire no, a sottrarsi alle persone che lo utilizzano, a prendere decisioni per sé e a recuperare un rapporto più personale con il pianoforte, a mettere dei paletti col padre. Il finale gli restituisce anche il coraggio di essere assertivo.
Jung-kyung è un personaggio molto irritante ma non privo di interesse psicologico. Il suo bisogno può essere letto non soltanto come desiderio di possedere Joon-young o di tenere Hyun-ho sulla corda, ma come bisogno di conservare i due uomini che rappresentano i testimoni del suo passato di violinista prodigiosa: gli specchi che le restituiscono l'immagine di ciò che è stata. Il suo percorso avrebbe potuto essere approfondito molto di più. Almeno non vince e le rimane di confrontarsi con una vita nella quale non può più usare quel rapporto come certificazione del proprio valore.
C'è inoltre un intero ecosistema di stronzi, per l'uno e per l'altra, e una quantità spropositata di sofferenza: professori, famiglie, colleghi, rivali, rapporti sentimentali irrisolti. La professoressa Lee è emblematica del lato gerarchico dell'ambiente accademico: Song-ah viene utilizzata molto più come assistente che come allieva e deve alla fine imparare a sottrarsi a quella posizione (in perfetto stile il Diavolo veste prada ma senza il rapporto di stima che alla fine contraddistingue quello tra Miranda e la stagista).
La struttura del drama, insomma, rispetta quasi tutti i comandamenti del genere:maxi triangoli, problemi comunicativi, scrittura forzata in alcuni passaggi per portare i personaggi da X a Y, separazione inutile ma necessaria e ricongiungimento negli ultimi venti minuti dell'ultimo episodio.
Alla fine sono stata soprattutto felice di averlo finito, mi dispiace dirlo ma per me questo lavoro è stato più un parto che una tazza di cioccolata calda (ho trovato belli solo 3 episodi, che sono gli unici in cui i personaggi respirano un po', poi è un continuo umiliarsi, svalutarsi, sopraffarsi, senza alcuna nemesi o punizione per gli "abusanti").
🎹 Musica
La musica è fondamentale, ma paradossalmente il drama mi è sembrato più psicologico che musicale. La musica classica è spesso utilizzata come linguaggio emotivo: ciò che i personaggi non riescono a dire passa attraverso Brahms e Schumann (e basta!).
Il repertorio non è tutto semplice: ci sono brani seri e impegnativi, compresi Brahms op. 118, Widmung di Schumann/Liszt, Rachmaninoff e altri. Tuttavia alcune situazioni mostrano una discrepanza fra il livello dichiarato dei personaggi e ciò che viene effettivamente suonato o mostrato.
Interessante anche il rapporto fra esecuzione reale e costruzione televisiva: Kim Min-jae si è preparato realmente al pianoforte e suona davvero in diverse scene (NON IN TUTTE COME MOLTE HANNO SCRITTO, SPESSO SI INTRAVEDONO DUE MANI DIVERSE SULLA TASTIERA E IL RIFLESSO DI UN ALTRO COLLO sul COPERCHIO GIRATO DEL PIANO), mentre per i passaggi più difficili vengono utilizzate registrazioni professionali sincronizzate con i suoi movimenti.
Non tutto ciò che si vede sulle mani dell'attore corrisponde alla sua esecuzione.
Traumerei è il caso più interessante perché diventa quasi un personaggio: è legata al rapporto tra Joon-young e Jung-kyung, in modo eccessivo, come scrivo una bella intuizione psicologica viene nuovamente trasformata in carburante per il diagramma di flusso sentimentale.
Interpretazioni: Park Eun-bin e Kim Min-jae funzionano molto bene insieme e sono probabilmente il motivo per cui il romance riesce a essere così tenero nonostante tutto il casino narrativo. La loro coppia è quanto di più delicato e tenero mi sia capitato di vedere in 160 lavori asiatici.
Kim Min-jae rende Joon-young soprattutto attraverso gli sguardi e le piccole variazioni dell'espressione: con Song-ah si alleggerisce, sorride, sembra finalmente poter abbassare la guardia, sorride solo con lei. È un personaggio introverso, abituato a tenersi tutto dentro, e l'attore riesce a far passare molto senza bisogno di verbalizzarlo.
Park Eun-bin rende bene la vulnerabilità di Song-ah senza trasformarla completamente in una macchietta passiva. La sua dolcezza è il centro emotivo della serie.
Park Ji-hyun nel ruolo di Jung-kyung e il violoncellista invece sono per me gli anelli deboli nel cast.
Lei doveva rappresentare una donna chiusa, ferita e difficile da decifrare.Peccato che nei primi 8 episodi mostri una stessa gamma ristretta di espressioni: sguardo basso, sguardo nel vuoto, sguardo di sufficienza, testa inclinata, che la rendono più simile ad una madonna dal fascino bizantino depressa che una musicista coreana con problemi di elaborazione del lutto.
Molto buona l'interpretazione della Prof.ssa Lee, l'avevo vista in Snowdrop e anche qui confermo il suo valore, con uno sguardo è in grado di rendere sia l'atteggiamento di sufficienza sia quando si trova sul punto di esplodere.
🎬 Regia & Scenografia
Coerente con il tono intimista e contemplativo, la regia insiste sui primi piani e soprattutto sulle inquadrature di spalle, spesso isolandone i personaggi all'interno per restituire visivamente la solitudine e la distanza dagli altri. È un lavoro che affida molto alla composizione dell'immagine e alla fotografia la costruzione dello stato emotivo, più che a movimenti focali di lente.
Si sofferma sui silenzi e sulle pause; gli ambienti sono per lo più interni caldi, dominati dal legno, da una palette neutra che ritroviamo anche negli abiti dei protagonisti — beige, marroni, tonalità desaturate — e luci morbide. Anche Seoul rimane relativamente sullo sfondo: sono poche le riprese urbane realmente riconoscibili e prevalgono gli spazi chiusi, raccolti, quasi sospesi. Ne deriva un mondo visivo coerente e credibile con l'ambiente musicale rappresentato.
C'è un minimalismo registico, musicale, narrativo e scenografico che costituisce probabilmente una delle cifre più riconoscibili del drama. Non cerca il virtuosismo: lascia che siano i corpi, gli sguardi, gli spazi, la musica e i silenzi a portare avanti la scena. E in questo senso la regia è molto ben accordata alla componente psicologica della storia.
Il rovescio della medaglia è che la stessa coerenza finisce a tratti per diventare opprimente. È tutto molto triste, molto composto, molto silenzioso, molto beige e molto piano style. Dopo un po' la sensazione è quella di essere intrappolati in un teatro dell'afflizione, piano incluso.
La regia accompagna bene la psicologia dei personaggi, ma raramente riesce a spezzare la lentezza quando la sceneggiatura comincia a girare su se stessa. È efficace nel creare atmosfera, meno nel dare dinamismo a una storia che avrebbe avuto bisogno, in alcuni momenti, di un cambio di ritmo.
🔚 Alla fine non mi dispiace averlo visto, anzi! Ci sono idee che mi sono rimaste, soprattutto il rapporto speculare fra Song-ah e Joon-young, il tema del talento contrapposto al desiderio e la rappresentazione della pressione sociale e professionale. Però non mi ha lasciato quella sensazione di pienezza che mi aspettavo dal finale lieto. Sono stata più felice di averlo finito che felice per come è finito, perché il percorso è stato molto sofferto e cupo.
Lo rivedrei? Probabilmente soltanto gli episodi che ho preferito (1-9-10).
Do You Like Brahms? è un musical drama lento, malinconico, contemplativo, molto più psicologico che musicale. I protagonisti sono due personaggi speculari: Joon-young , pianista, ha un talento enorme ma ha progressivamente perso il desiderio di suonare; Song-ah, violinista, ha il desiderio ma ha iniziato tardi e non possiede il talento. È una premessa molto bella, perché sposta il focus al rapporto fra talento, desiderio, identità e aspettative.
La serie funziona quando esplora il peso psicologico della performance: il sistema competitivo, il prestigio dell'università, le gerarchie del conservatorio, il rapporto fra insegnanti e studenti, la pressione familiare, il lavoro e la necessità di essere continuamente valutati. Interessanti anche le riflessioni sul sistema sociale coreano e sull'agonismo, che qui non riguarda soltanto lo sport o l'istruzione ma anche il mondo della musica classica: avere talento non basta, perché contano concorsi, reputazione, appartenenza, insegnanti, istituzioni e opportunità professionali. I dialoghi hanno sempre una doppia valenza, vi invito a soffermarvi , i protagonisti stanno parlando di un concorso, di un violino, del loro rapporto con il brano ma parlano interiormente di se stessi.
Interessante la trasposizione in chiave contemporanea del triangolo Schumann–Clara–Brahms, che il drama rielabora attraverso i propri personaggi.
L'idea è ambiziosa e, sulla carta, anche suggestiva; peccato che, a mio avviso, il parallelo finisca per risultare un po' pretenzioso e persino patetico in alcuni momenti. Per evocare davvero il peso emotivo e artistico del triangolo ottocentesco, infatti, sarebbero serviti non soltanto personaggi che si dichiarano tormentati, ma un autentico trascorso sentimentale e artistico capace di dare sostanza a quel legame. Qui, invece, manca da un lato una statura compositiva paragonabile a quella dei protagonisti storici e, dall'altro, una storia sentimentale realmente vissuta che giustifichi fino in fondo tutta la sofferenza e il peso attribuiti al triangolo.
Il riferimento a Schumann, Clara e Brahms è quindi interessante come idea ma abusato nella realtà, con la serie che finisce talvolta per darsi le arie di un dramma romantico ottocentesco senza averne il peso artistico e sentimentale.
A svilire ulteriormente il tutto contribuiscono poi le convinzioni assurde dei “traditi”immaginari, che trasformano ogni vicenda sentimentale in una tragedia greca e avanzano pretese che finiscono per risultare incredibili. Se sei mio amico, per esempio, non dovresti innamorarti della persona che amo; peccato che gli stessi personaggi premettano, in altri momenti, che ai sentimenti non si comanda. È proprio questa incoerenza a rendere molte delle loro reazioni sproporzionate e non credibili: il drama vorrebbe attribuire alle vicende sentimentali una gravità abnorme, infine costruisce parte dei conflitti su concezioni dell’amore e dell’amicizia talmente rigide da risultare artificiose. Sono queste, insieme alle altre forzature della sceneggiatura, le piccole cose che finiscono per affossare qualitativamente un drama che sembrava avere ambizioni e potenzialità maggiori.
PERSONAGGI 🔺👩❤️👨🦸🏻♂️👨🏻🦰🤵🏻♂️🤵🏽♀️
Song-ah (la FL) è forse l'aspetto che ho trovato più riuscito sul piano umano: è uno dei personaggi più teneri, vulnerabili e anassertivi che abbia mai incontrato ( professionalmente e in un drama). Ti viene voglia di abbracciarla e dirle "Gwaenchana, Gaenchana ti aiuto io". Eppure, paradossalmente, con Joon-young è molto diretta, è quasi un libro aperto, e proprio questo mi è piaciuto, perché almeno dal suo lato la trama non si basa sempre sul dover indovinare cosa provi.
La comunicazione, come scrivevo, invece, funziona continuamente su due livelli: quello che i personaggi dicono e quello che stanno realmente comunicando attraverso silenzi, esitazioni, omissioni, sguardi e micro-reazioni ma sopratutto sul doppio livello. È una delle componenti più psicologiche della serie, anche se, proprio per questo, i sottotitoli letterali su VIKI mi hanno creato parecchi problemi: alcune sfumature pragmatiche e soprattutto i discorsi relativi al conservatorio richiedevano un adattamento molto maggiore (vi consiglio, se lo trovate, di vederlo su qualche altra piattaforma).
Il problema enorme è che tutta la scrittura viene continuamente resa al servizio, e spesso sabotata, dal diagramma di flusso sentimentale, ossia la pervasiva e massiccia quantità di triangoli sviluppati nel lavoro.
Non è la presenza dei triangoli in sé a infastidirmi: è la loro pervasività. Ne abbiamo praticamente uno per ogni personaggio e per 16 puntate la trama sembra costruita per aggiungere un nuovo ostacolo, un nuovo malinteso. Spesso persone adulte che si sono già dichiarate reciprocamente innamorate si comportano come se non potessero semplicemente parlarsi, perché la sceneggiatura deve trovare un'altra ragione per separarli (Traumarei diventa un tradimento e un vessillo sentimentale quando c'erano molti modi di gestirla, in questo caso la scrittura è stata forzata),
E questo è un peccato, perché idee migliori avrebbero meritato più spazio.
Anche l'evoluzione di Song-ah, alla fine, mi è sembrata troppo limitata. Accetta la realtà e rinuncia al percorso violinistico professionale, trovando una forma diversa di rapporto con la musica: è una conclusione adulta e non mi dispiace che il drama non la trasformi magicamente in un prodigio tardivo. Ma sul piano personale mi aspettavo un vero arco di trasformazione. Dopo sedici ore, il suo grande passo avanti è sostanzialmente «anche se verrò ferita, continuerò ad amare». Bello, ma…un upgrade dopo sedici ore, per favore.
Avrei voluto vederla diventare più assertiva, imparare a porre confini e a proteggere se stessa, non soltanto accettare stoicamente la possibilità di soffrire, sebbene il prodotto voglia illustrare, comprendo, quanto l'amore possa ferire chi ha il dono della ipersensibilità, chi non ha corazza o strumenti per difendersi dal mondo.
Joon-young ha invece un'evoluzione più concreta: progressivamente impara a dire no, a sottrarsi alle persone che lo utilizzano, a prendere decisioni per sé e a recuperare un rapporto più personale con il pianoforte, a mettere dei paletti col padre. Il finale gli restituisce anche il coraggio di essere assertivo.
Jung-kyung è un personaggio molto irritante ma non privo di interesse psicologico. Il suo bisogno può essere letto non soltanto come desiderio di possedere Joon-young o di tenere Hyun-ho sulla corda, ma come bisogno di conservare i due uomini che rappresentano i testimoni del suo passato di violinista prodigiosa: gli specchi che le restituiscono l'immagine di ciò che è stata. Il suo percorso avrebbe potuto essere approfondito molto di più. Almeno non vince e le rimane di confrontarsi con una vita nella quale non può più usare quel rapporto come certificazione del proprio valore.
C'è inoltre un intero ecosistema di stronzi, per l'uno e per l'altra, e una quantità spropositata di sofferenza: professori, famiglie, colleghi, rivali, rapporti sentimentali irrisolti. La professoressa Lee è emblematica del lato gerarchico dell'ambiente accademico: Song-ah viene utilizzata molto più come assistente che come allieva e deve alla fine imparare a sottrarsi a quella posizione (in perfetto stile il Diavolo veste prada ma senza il rapporto di stima che alla fine contraddistingue quello tra Miranda e la stagista).
La struttura del drama, insomma, rispetta quasi tutti i comandamenti del genere:maxi triangoli, problemi comunicativi, scrittura forzata in alcuni passaggi per portare i personaggi da X a Y, separazione inutile ma necessaria e ricongiungimento negli ultimi venti minuti dell'ultimo episodio.
Alla fine sono stata soprattutto felice di averlo finito, mi dispiace dirlo ma per me questo lavoro è stato più un parto che una tazza di cioccolata calda (ho trovato belli solo 3 episodi, che sono gli unici in cui i personaggi respirano un po', poi è un continuo umiliarsi, svalutarsi, sopraffarsi, senza alcuna nemesi o punizione per gli "abusanti").
🎹 Musica
La musica è fondamentale, ma paradossalmente il drama mi è sembrato più psicologico che musicale. La musica classica è spesso utilizzata come linguaggio emotivo: ciò che i personaggi non riescono a dire passa attraverso Brahms e Schumann (e basta!).
Il repertorio non è tutto semplice: ci sono brani seri e impegnativi, compresi Brahms op. 118, Widmung di Schumann/Liszt, Rachmaninoff e altri. Tuttavia alcune situazioni mostrano una discrepanza fra il livello dichiarato dei personaggi e ciò che viene effettivamente suonato o mostrato.
Interessante anche il rapporto fra esecuzione reale e costruzione televisiva: Kim Min-jae si è preparato realmente al pianoforte e suona davvero in diverse scene (NON IN TUTTE COME MOLTE HANNO SCRITTO, SPESSO SI INTRAVEDONO DUE MANI DIVERSE SULLA TASTIERA E IL RIFLESSO DI UN ALTRO COLLO sul COPERCHIO GIRATO DEL PIANO), mentre per i passaggi più difficili vengono utilizzate registrazioni professionali sincronizzate con i suoi movimenti.
Non tutto ciò che si vede sulle mani dell'attore corrisponde alla sua esecuzione.
Traumerei è il caso più interessante perché diventa quasi un personaggio: è legata al rapporto tra Joon-young e Jung-kyung, in modo eccessivo, come scrivo una bella intuizione psicologica viene nuovamente trasformata in carburante per il diagramma di flusso sentimentale.
Interpretazioni: Park Eun-bin e Kim Min-jae funzionano molto bene insieme e sono probabilmente il motivo per cui il romance riesce a essere così tenero nonostante tutto il casino narrativo. La loro coppia è quanto di più delicato e tenero mi sia capitato di vedere in 160 lavori asiatici.
Kim Min-jae rende Joon-young soprattutto attraverso gli sguardi e le piccole variazioni dell'espressione: con Song-ah si alleggerisce, sorride, sembra finalmente poter abbassare la guardia, sorride solo con lei. È un personaggio introverso, abituato a tenersi tutto dentro, e l'attore riesce a far passare molto senza bisogno di verbalizzarlo.
Park Eun-bin rende bene la vulnerabilità di Song-ah senza trasformarla completamente in una macchietta passiva. La sua dolcezza è il centro emotivo della serie.
Park Ji-hyun nel ruolo di Jung-kyung e il violoncellista invece sono per me gli anelli deboli nel cast.
Lei doveva rappresentare una donna chiusa, ferita e difficile da decifrare.Peccato che nei primi 8 episodi mostri una stessa gamma ristretta di espressioni: sguardo basso, sguardo nel vuoto, sguardo di sufficienza, testa inclinata, che la rendono più simile ad una madonna dal fascino bizantino depressa che una musicista coreana con problemi di elaborazione del lutto.
Molto buona l'interpretazione della Prof.ssa Lee, l'avevo vista in Snowdrop e anche qui confermo il suo valore, con uno sguardo è in grado di rendere sia l'atteggiamento di sufficienza sia quando si trova sul punto di esplodere.
🎬 Regia & Scenografia
Coerente con il tono intimista e contemplativo, la regia insiste sui primi piani e soprattutto sulle inquadrature di spalle, spesso isolandone i personaggi all'interno per restituire visivamente la solitudine e la distanza dagli altri. È un lavoro che affida molto alla composizione dell'immagine e alla fotografia la costruzione dello stato emotivo, più che a movimenti focali di lente.
Si sofferma sui silenzi e sulle pause; gli ambienti sono per lo più interni caldi, dominati dal legno, da una palette neutra che ritroviamo anche negli abiti dei protagonisti — beige, marroni, tonalità desaturate — e luci morbide. Anche Seoul rimane relativamente sullo sfondo: sono poche le riprese urbane realmente riconoscibili e prevalgono gli spazi chiusi, raccolti, quasi sospesi. Ne deriva un mondo visivo coerente e credibile con l'ambiente musicale rappresentato.
C'è un minimalismo registico, musicale, narrativo e scenografico che costituisce probabilmente una delle cifre più riconoscibili del drama. Non cerca il virtuosismo: lascia che siano i corpi, gli sguardi, gli spazi, la musica e i silenzi a portare avanti la scena. E in questo senso la regia è molto ben accordata alla componente psicologica della storia.
Il rovescio della medaglia è che la stessa coerenza finisce a tratti per diventare opprimente. È tutto molto triste, molto composto, molto silenzioso, molto beige e molto piano style. Dopo un po' la sensazione è quella di essere intrappolati in un teatro dell'afflizione, piano incluso.
La regia accompagna bene la psicologia dei personaggi, ma raramente riesce a spezzare la lentezza quando la sceneggiatura comincia a girare su se stessa. È efficace nel creare atmosfera, meno nel dare dinamismo a una storia che avrebbe avuto bisogno, in alcuni momenti, di un cambio di ritmo.
🔚 Alla fine non mi dispiace averlo visto, anzi! Ci sono idee che mi sono rimaste, soprattutto il rapporto speculare fra Song-ah e Joon-young, il tema del talento contrapposto al desiderio e la rappresentazione della pressione sociale e professionale. Però non mi ha lasciato quella sensazione di pienezza che mi aspettavo dal finale lieto. Sono stata più felice di averlo finito che felice per come è finito, perché il percorso è stato molto sofferto e cupo.
Lo rivedrei? Probabilmente soltanto gli episodi che ho preferito (1-9-10).
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