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Una tempesta di disgrazie che si abbatte su un melodramma adolescenziale esagerato ed eccessivo
Film giapponese del 2007 - noto anche come “Koizora” – che trasmette un impressione forte e contrastante, un po' come l'amore di cui racconta. Mi ha coinvolta così tanto da farmi piangere, ma al tempo stesso l’ho trovato incredibilmente precipitoso e surreale, al punto da da essere stata tentata più volte di abbandonarlo. Un risultato che è uno strano e insolito mix, per quanto mi riguarda.
La vicenda ruota attorno all'amore adolescenziale tra la dolce e timida Mika e Hiro, un ragazzo dai capelli ossigenati e dall'aria ribelle, incontrato quasi per caso grazie a un cellulare perso. In un attimo si passa dalle vicissitudini spensierate tra i banchi di scuola alle realtà più amare, dando così il via a una montagna russa emotiva, dove le lacrime – ahimè – prevalgono.
Nonostante una buona prova di recitazione da parte di entrambi i protagonisti – tra i due lei è stata comunque quella più convincente – sulla pellicola grava un importante limite, dato da una sceneggiatura decisa a caricarsi di un quantitativo assurdo di elementi tragici, inseriti a ritmo serrato e spesso contestualizzati in modo non adeguato. La nota che stona: occorre tenere sempre ben presente che siamo al primo anno di liceo, la giovane età dei protagonisti – che la costante presenza dei banchi di scuola non manca mai di sottolineare – sembra stridere con buona parte delle tematiche drammatiche che vanno ad ammassarsi. Si parte da una ragazza che – con le compagne di scuola – sogna il primo amore, e in un attimo si ritrova coinvolta in un corteggiamento a distanza – complice lo smarrimento del cellulare – che si traduce in poi in una coppia di fatto che consuma subito il primo rapporto sessuale. Un’evoluzione brusca, ma tutto sommato ancora credibile. A questa poi si aggiunge però un’aggressione con tanto di stupro, dettata da futili motivi (la gelosia dell’ex ragazza), a cui non fa nemmeno seguito una doverosa denuncia. Tutto viene minimizzato e per certi versi quasi normalizzato (la sorella di Hiro archivia la questione con un “ci sono passata anche io”). In men che non si dica, Mika e Hiro riprenderanno la loro relazione come se niente fosse, tant’è che da un rapporto intimo in biblioteca ci scapperà pure il bambino. Abbiamo a che fare con due giovanissimi adolescenti, ma che si atteggiano come fossero adulti e si confrontano con le proprie famiglie come se l’evento - certo non voluto di proposito – non fosse però nemmeno tanto fuori dall’ordinario. Nella realtà, due quindicenni sarebbero semplicemente terrorizzati dalla situazione, siamo onesti. L’aborto provocato dalla ragazza di Hiro, comparsa ancora una volta dal nulla, rende la situazione complessivamente sempre più assurda. Hiro poi prenderà inspiegabilmente le distanze da Mika, lasciandola e flirtando con altre ragazze. Lei a quel punto, col cuore a pezzi, si rifarà una vita con un altro e troncheranno ogni rapporto fino a quando Mika scoprirà della malattia terminale di Hiro, motivo alla base del suo comportamento passato. Lascerà il fidanzato per correre da Hiro e gli starà accanto fino alla fine, con la promessa di vivere una vita piena e felice, e di conservare l’esperienza preziosa di quel primo e grandissimo amore, travolgente come un fiume.
La velocità con la quale vengono inserite tante tematiche così importanti e la mancanza di tempo per affrontarle e approfondirle con coerenza le fa suonare banali, in certi casi anche poco rispettose. Sono consapevole del taglio inusuale che spesso hanno i film giapponesi e della chiave di letture che serve per interpretarli a dovere, ma qui si è andati davvero un po’ troppo oltre per riuscire ad apprezzarne l’intento.
Nonostante non mi senta di consigliarlo particolarmente già che narrativamente lascia molto a desiderare, mi ha stupita l’essermi comunque commossa – e anche molto – in un paio di passaggi.
La vicenda ruota attorno all'amore adolescenziale tra la dolce e timida Mika e Hiro, un ragazzo dai capelli ossigenati e dall'aria ribelle, incontrato quasi per caso grazie a un cellulare perso. In un attimo si passa dalle vicissitudini spensierate tra i banchi di scuola alle realtà più amare, dando così il via a una montagna russa emotiva, dove le lacrime – ahimè – prevalgono.
Nonostante una buona prova di recitazione da parte di entrambi i protagonisti – tra i due lei è stata comunque quella più convincente – sulla pellicola grava un importante limite, dato da una sceneggiatura decisa a caricarsi di un quantitativo assurdo di elementi tragici, inseriti a ritmo serrato e spesso contestualizzati in modo non adeguato. La nota che stona: occorre tenere sempre ben presente che siamo al primo anno di liceo, la giovane età dei protagonisti – che la costante presenza dei banchi di scuola non manca mai di sottolineare – sembra stridere con buona parte delle tematiche drammatiche che vanno ad ammassarsi. Si parte da una ragazza che – con le compagne di scuola – sogna il primo amore, e in un attimo si ritrova coinvolta in un corteggiamento a distanza – complice lo smarrimento del cellulare – che si traduce in poi in una coppia di fatto che consuma subito il primo rapporto sessuale. Un’evoluzione brusca, ma tutto sommato ancora credibile. A questa poi si aggiunge però un’aggressione con tanto di stupro, dettata da futili motivi (la gelosia dell’ex ragazza), a cui non fa nemmeno seguito una doverosa denuncia. Tutto viene minimizzato e per certi versi quasi normalizzato (la sorella di Hiro archivia la questione con un “ci sono passata anche io”). In men che non si dica, Mika e Hiro riprenderanno la loro relazione come se niente fosse, tant’è che da un rapporto intimo in biblioteca ci scapperà pure il bambino. Abbiamo a che fare con due giovanissimi adolescenti, ma che si atteggiano come fossero adulti e si confrontano con le proprie famiglie come se l’evento - certo non voluto di proposito – non fosse però nemmeno tanto fuori dall’ordinario. Nella realtà, due quindicenni sarebbero semplicemente terrorizzati dalla situazione, siamo onesti. L’aborto provocato dalla ragazza di Hiro, comparsa ancora una volta dal nulla, rende la situazione complessivamente sempre più assurda. Hiro poi prenderà inspiegabilmente le distanze da Mika, lasciandola e flirtando con altre ragazze. Lei a quel punto, col cuore a pezzi, si rifarà una vita con un altro e troncheranno ogni rapporto fino a quando Mika scoprirà della malattia terminale di Hiro, motivo alla base del suo comportamento passato. Lascerà il fidanzato per correre da Hiro e gli starà accanto fino alla fine, con la promessa di vivere una vita piena e felice, e di conservare l’esperienza preziosa di quel primo e grandissimo amore, travolgente come un fiume.
La velocità con la quale vengono inserite tante tematiche così importanti e la mancanza di tempo per affrontarle e approfondirle con coerenza le fa suonare banali, in certi casi anche poco rispettose. Sono consapevole del taglio inusuale che spesso hanno i film giapponesi e della chiave di letture che serve per interpretarli a dovere, ma qui si è andati davvero un po’ troppo oltre per riuscire ad apprezzarne l’intento.
Nonostante non mi senta di consigliarlo particolarmente già che narrativamente lascia molto a desiderare, mi ha stupita l’essermi comunque commossa – e anche molto – in un paio di passaggi.
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