Un mini-drama grazioso e ben fatto
Questa mini-serie è stata davvero una chicca inaspettata. Nonostante il tempo esiguo - tre ore complessive suddivise in sei episodi - ha saputo regalare una storia graziosa e ben confezionata. Sarò onesta, inizialmente ero un po' prevenuta, vuoi appunto per il numero esiguo di episodi vuoi per il protagonista maschile, che esteticamente non mi convinceva molto (dal naso troppo a punta alla forma un po' strana del lobo delle orecchie). Mi sono però ricreduta quasi subito, scoprendo un personaggio con un forte tratto caratteriale, espressivo e che non passa inosservato, complice anche la stazza non indifferente, benché poco loquace (ma anche qui, il tono di voce e il modo in cui si esprime rendono quelle poche parole più incisive di mille discorsi). Promosso, quindi. E promossa anche la protagonista femminile: attrice brava e bella che veste i panni di una singolare ragazza, per quello che è l'universo coreano: autonoma, decisa, spavalda. Sa quello che vuole e non ha paura di diro. Un personaggio davvero affascinante, che con il partner forma davvero una coppia vincente e interessante.Nella storia trova spazio anche le vicissitudini che hanno condizionato - e condizionano - la vita di Gun: dalla sorella malata, al padre problematico, a Gun stesso, combattuto tra la necessità economica e i propri principi rispetto al gioco in cui, paradossalmente, eccelle. Ho apprezzato l'aver dedicato un tempo non eccessivo alla competizione, perchè non era di fatto l'obiettivo vero e proprio, semplicemente la conseguenza di una sua difficile scelta. Concludendo: una serie davvero breve ma di qualità. Consigliato? Direi proprio di sì.
Serie supportata da un doppio romance davvero di qualità!
Prima BL made in Taiwan, penso di poter dire di aver fatto centro. L'avevo in lista già da un po', prometteva bene... E così è stato.Dovendo pesare pregi e difetti, i contro sono solo tre:
- non c'è una vera e propria storia oltre a quella amorosa tra le coppie. Ci sono elementi caratterizzanti interessanti (ambiente accademico, violenza e vendetta tra le bande rivale, ecc.), ma sono elementi che nell'insieme non formano una vera e propria storia, vanno piuttosto a contestualizzare il background in cui si svolge ed evolve il romance, che è quindi il filo conduttore.
- Tra la fine dell'episodio 8 e l'inizio del successivo si avverte un gap, un collegamento mancato - sia dal punto di vista dei contenuti che del lasso temporale - che si risolve solo inserendo tra i due l'episodio speciale Kiseki+. A questo punto, l'avrei reso parte integrante della serie, lasciando magari un episodio speciale sul futuro, se proprio si voleva fare un capitolo a parte.
- In molte recensioni ho notato che la differenza d'età nella coppia principale ha creato non poche perplessità. A disturbarmi non è stato tanto il divario, piuttosto il fatto di attribuire a Zong Yi 17 anni, età un po' infelice già che se si fosse optato per un semplicissimo anno in più si sarebbe ovviato il problema della minore età e del fatto che la questione non viene nemmeno presa in considerazione nonostante venga ribadita la sua età più volte. Insomma, già che palesemente non se ne voleva fare un dramma, era più semplice alzare l'asticella anagrafica (del resto l'attore stesso era tipo ventenne all'epoca) e non si generava proprio la questione a prescindere.
Gli aspetti positivi, per fortuna, superano decisamente quelli negativi e rendono la serie davvero piacevole. Partiamo dagli attori, molto bravi e convincenti, soprattutto considerato che l'attore che interpreta Zong Yi era davvero alle prime armi. Promette bene, insomma. Grazie quindi alle capacità recitative e complice una buona sceneggiatura, ne sono usciti personaggi ben tratteggiati e sfaccettati. Amo le serie dove oltre pairing principale c'è anche una seconda coppia valida, e in questo caso devo dire ho apprezzato davvero entrambe, quasi allo stesso livello, e non è poco! Trovare una coppia che cattura l'interesse non è scontato, ma trovarne addirittura due nella stessa serie è cosa davvero rara. Della coppia principale ho apprezzato l'aver rivoluzionato e scardinato i soliti schemi, che vedono spesso un protagonista più adulto/forte/dominante/protettivo e uno più giovane/sensibile/fragile/da proteggere. Qui invece non ho potuto non apprezzare la sensibilità spiccata di Ze Rui, e la forte determinazione di Zong Yi, che nonostante la giovane età diventa una vera e propria colonna portante per Ze Rui. Lo conosciamo come giovane e inesperto, ma si rivela un personaggio estremamente sicuro di sé: una volta capito di essere innamorato e essersi dichiarato, non fa passi indietro, non dubita, non vacilla, anzi. Affronta la difficile situazione in cui vengono a trovarsi e va oltre, ma senza mai fare passi indietro nei confronti dell'altro. L'altra coppia ha un taglio totalmente diverso, ma altrettanto interessante: tra i due ho apprezzato in particolare modo Ai Di, così impulsivo e spericolato ma sotto sotto così tenacemente attaccato ai suoi sentimenti. Ruvido in superficie ma sensibile nel profondo, mostra il suo lato nascosto nei piccoli gesti che tenta di mascherare, così come le motivazioni che lo spingono a scelte importanti, vedi quella di andare in carcere a supporto di Zong Yi. Sono due belle coppie, con due belle storie, portate avanti da bravi attori e con un affiatamento e una chimica che davvero arriva allo spettatore. Che poi è sostanzialmente l'obiettivo di qualsiasi film o drama: coinvolgere e trasmettere emozioni. Kiseki ci riesce, e anche molto bene. Ne consiglio la visione? Direi proprio di sì!
Una bella serie che tratta un tema inusuale in modo ben riuscito
Una serie sicuramente singolare, per via della disabilità data dalla cecità - quasi totale - di uno dei due protagonisti. Un tema delicato che viene trattato con inaspettato rispetto, e non come elemento decorativo della storia, inserito tanto per. Nella relazione tra i due e nella relazione tra Day e tutti gli altri si percepisce il senso del limite visivo, della difficoltà che comporta al di là della mancanza di immagini, colori e autonomia. La trama è coerente, rispetta i giusti tempi, l'evoluzione tra i due protagonisti - tra i vari personaggi in generale - risulta piacevolmente credibile (cosa purtroppo non scontata, in molti altri drama). Tutto non si riconduce alla love story tra i due, ma trovano spazio anche il rapporto tra Day e il fratello, Night, che ho trovato davvero interessante; il rapporto con i genitori dei due e per Mohk il senso di perdita della famiglia, sorella maggiore compresa. C'è delicatezza, emozione, tristezza, senso di impotenza, speranza, e trovano spazio anche momenti di divertente ilarità e ironia. Un mix ben dosato, grazie anche all'espressività recitativa dei vari attori, in primis l'interprete del ruolo di Day, davvero sublime nel rivestire i panni di un ragazzo impoverente. Forse l'unica figura che mi è risultata poco empatica è la madre di Day, il suo personaggio funziona da un punto di vista logico ma trasmette davvero poco a livello emotivo. I due protagonisti li avevo già visti in un'altra serie - Vice versa - che però non mi aveva minimamente colpita e, questa, forse, è stata una fortuna, perchè un limite che credo abbiano le serie che ripropongono le stesse coppie di attori sia quelli di non riuscire a creare una netta distinzione tra la serie più amata e quelle meno riuscite (effetto che temo ad esempio dovessi ritrovare Win/Team di Hemp Rope piuttosto che Pat/Pran di Bad Buddy...pur con una storia, un contesto e dei nomi diversi continuerei ad associarli alla coppia che impersonavano nella mia serie preferita). In questo senso, il mio scarso giudizio in Vice Versa ha fatto sostanzialmente la fortuna di Last Twilight. Altra cosa che ho apprezzato, e nella quale non ci speravo: la cecità di Day caratterizza praticamente tutta la serie. Davo per scontato, e non lo dico in modo positivo, che più o meno a metà serie ricevesse il trapianto di cornea e che quindi parte della storia sfruttasse la rimozione dell'ostacolo visivo come elemento di evoluzione della narrazione. E invece no, non è stata scelta la strada più scontata e facile, forse ad effetto, ma solo nell'immediato, preferendo invece una scelta più impegnativa e coerente. Se proprio proprio devo individuare un paio di pecche...il ritmo nella seconda parte rallenta un po', l'attenzione che non mi ha fatto perdere nemmeno un secondo dei primi episodi di tanto in tanto veniva un po' meno, ma si tratta davvero di poca cosa. L'altra critica è meramente estetica e rivolta a Mhok: l'accenno di baffetti al fanciullo proprio non dona.In conclusione, una serie diversa dalle altre di cui mi sento di consigliarne la visione.
Promossa, limitatamente a quello che può e che vuole offrire
Difficile dare un giudizio obiettivo a questa serie...prima serie BL thai, prima thai in generale. La recitazione rispetto ai drama coreani è molto diversa, meno artefatta, più diretta. Oltre alla love story non c'è altro, questo deve essere chiaro. Non c'è un background, una trama vera e propria. Non aspettiamoci nulla in quel senso, dunque. Ma se ci poniamo come unico obiettivo la dinamica che evolve tra i protagonisti, mi sento di promuoverla. I personaggi principali sono quattro, ma per me contano solo i primi due, sui quali si concentra la prima parte della serie. E, tra i due, non ho potuto non apprezzare Phayu, mentre invece Rain l'ho a malapena tollerato (non so se a infastidirmi sia stato di più l'attore o il personaggio interpretato).Arrivando dai drama coreani - anche BL - il cambio è d'impatto: la classificazione +18 a questa serie ci sta tutta.
Cosa ho apprezzato: il fatto che questi giovani attori siano alla serie d'esordio: per essere una prima prova, tutti promossi (si, anche Rain). In particolare l'attore che interpreta Phayu ha saputo calarsi bene nel personaggio interpretato, dando prova di una buona capacità di recitazione. Ho apprezzato tantissimo la colonna sonora, e sono rimasta davvero basita quando ho scoperto che le voci appartengono proprio ai due protagonisti (non solo attori, quindi, ma anche cantanti...chapeau!).
Cosa non ho apprezzato: scoprire che la storia tra Phayu e Rain termina sostanzialmente col settimo episodio, e scoprirlo quando dall'ottavo vedi che la scena si sposta tutta sugli altri due personaggi...beh, lascia un po' l'amaro in bocca. Sceneggiatura e riprese potrebbero fare un saltino di qualità, in alcuni momenti c'è un'aria proprio un po' spartana, da ripresa amatoriale. Anche l'audio che in certi passaggi si silenzia del tutto, suoni compresi, fa capire che c'è ancora molta strada da fare per pensare di poter competere con altre realtà sul mercato.
Post "happy ending": apprezzabile - in parte - ma non così necessario.
Nelle serie asiatiche i sequel sono cosa piuttosto rara e, in questo caso, giustificato solo in parte.Nonostante la prima stagione si fosse conclusa con quello che poteva a tutti gli effetti essere considerato un degno epilogo, la nuova stagione punta i riflettori sulla vita di coppia di Shirasaki e Hayama.
Gradevole? Direi proprio di sì. Necessaria? Forse anche no.
Sicuramente si ha modo di apprezzare un maggior numero di interazioni tra i due, e di natura più intima. L'intesa in questo senso non manca. Vederli ritagliarsi piccoli momenti di vita quotidiana, vissuta in totale riservatezza, sicuramente appaga i fan della coppia.
La recitazione, rispetto alla prima stagione, ha fatto anche un evidente passo in avanti. La caratterizzazione dei personaggi resta fedele, con Hayama che esterna solo una minuscola parte dell'infinità di emozioni che lo pervadono e Shirasaki spesso alle prese con nuove e vecchie insicurezze.
A conti fatti, però, pur in una relazione diversa - prima non erano una coppia, ora sì - le tematiche sul piatto sono un po' sempre quelle: Hayama che va interpretato e Shirasaki alle prese col suo complesso di inferiorità nei confronti dell'altro.
Certo lo affrontano in modo diverso, senza i tanti fraintendimenti della prima stagione. Ma di nuovo, tutto sommato, non c'è altro.
Se da una parte l'ho guardata con piacere, dall'altra a visione conclusa ho avuto l'impressione di non aver aggiunto alcun tassello mancante. Spesso i drama trovano l'epilogo nella dichiarazione che da il via alla love story ufficiale, e puntualmente si spera sempre in qualche manciata di minuti in più in coda all'epilogo, qualche scena extra che mostri il post happy ending che tutti vorremmo vedere, ma quasi sempre ciò non accade, la serie finisce e il resto sta all'immaginazione dello spettatore.
Potrei perdere il conto dei drama per quali avrei voluto, non appena giunta alla fine, avere anche una seconda stagione. Nel concreto mi chiedo se, appagato il desiderio di seguire le dinamiche quotidiane - e finalmente felici - del pairing di turno, in mancanza di altri contenuti nuovi e originali ad arricchire la vicenda motivando un secondo sviluppo, mi riterrei soddisfatta o meno della visione. Su due piedi direi di sì, ma in realtà probabilmente no. Un po' come in questo caso: è stato bello rivederli e seguirli nelle dinamiche di coppia ma, a conti fatti, andava bene anche senza. Forse, a volte, l'idea del sequel ha più fascino se rimane nell'immaginazione individuale piuttosto che portata in scena nel concreto.
Per chi ha apprezzato la prima stagione resta comunque un sequel che non fa male guardare.
Storia malsana che promuove atteggiamenti violenti e prevaricanti senza scusante alcuna
Dovessi dare una valutazione al messaggio che porta avanti questo breve drama, zero sarebbe sicuramente l'unico numero possibile.Serie complessivamente breve, già che i 24 episodi durano circa un quarto d'ora l'uno. Come molti prodotti simili, l'investimento complessivo è abbastanza scarso e quello dedicato alla parte introduttiva praticamente nullo: non esiste un background, le scene entrano nel vivo nell'immediato di quello che vuole essere il passaggio saliente di turno. Tutto appare quindi un po' buttato lì, tanto per, e i collegamenti logici lasciati al caso.
I personaggi secondari sono stati giusto abbozzati, qualche spunto anche valido - se c'è stato - sicuramente non sfruttato o approfondito a dovere. Rispetto alla coppia principale, lei è l'emblema dell'incoerenza assoluta: pensa una cosa, ne dice un'altra e poi ne fa una terza diversa.
Il militare in carriera che qui veste i panni del protagonista maschile è una black flag di quelle difficili da eguagliare: animato da un "amore" ossessivo e malato, promuove una serie infinita di scene davvero vergognose, con uscite che non si possono sentire, atteggiamenti aggressivi - fisici e non - che sono di fatto abusi, modalità prevaricanti e violenti, nonché totalmente irragionevoli. E' il ritratto - centrato in pieno - della condannabile figura a cui si pensa quando quotidianamente si sente parlare di "femminicidio" in ambito domestico/relazionale. Una sceneggiatura che andava presa e buttata direttamente nel cestino.
Si salva qualcosa da questa visione? Qualcosina sì. L'ambientazione, tra le mie preferite ma - purtroppo - tra le meno diffuse, della prima metà del '900; la presenza del tema militare, altro aspetto che apprezzo, soprattutto se legato al sopracitato contesto storico; la recitazione dei protagonisti, a conti fatti non male, ma sicuramente penalizzata dai contenuti obbligati della trama. Ultima nota positiva, la voce del doppiatore del ML, un timbro interessante.
Tolte però queste minime considerazioni positive, irrisorie se valutate nel complesso, resta di fatto un drama malsano poco strutturato e voluto solo per promuovere scene intimo-aggressive e violenza di svariato genere.
Serie poco riuscita e apparentemente più datata di quanto non sia.
La prima cosa che mi ha colpita di questo drama - purtroppo in negativo - è stata l'impressione che fosse più datato di quello che è. Mi è capitato di vedere serie recenti che si presentano in quanto tali, vecchie serie palesemente obsolete e drama datati ma che sembrano non aver risentito più di tanto del passare del tempo. Questa è forse la prima volta che mi imbatto in una serie di pochi anni or sono ma alla quale - tra fotografia, scenografia, montaggio e quant'altro - avrei dato tranquillamente una manciata di anni in più. E sentire il bisogno di svecchiare una produzione del 2021 vuol dire già partire con il piede sbagliato.La trama, tuttavia, si prospetta interessante e incentrata su uno dei miei clichè preferiti, quello del matrimonio di convenienza. Che i protagonisti non fossero due giovani usciti l'altro ieri dall'adolescenza era un altro punto a favore.
Oltre al romance trovano spazio le scene di azione, i segreti passati, il desiderio di vendetta, i rapporti di amicizia in pieno stile bromance. Il tutto, però, in modo non troppo ben bilanciato.
Rispetto ai protagonisti, l'attore maschile ha saputo delineare un personaggio caratteristico, che si distingue dalla massa di ML spesso un po' tutti uguale, anche se per altri versi decisamente imperfetto. Ho apprezzato la sua singolare espressività che conferisce alla figura risvolti complessi ma anche tratti un po' sopra le righe e quasi buffi, complessivamente apprezzabili in quanto lo definiscono in modo abbastanza netto e per nulla insipido. Diversa invece la percezione nei confronti della protagonista femminile, che non mi è proprio piaciuta: l'ho trovata insulsa, antipatica, pettinata e truccata in modo discutibile, poco spontanea nella recitazione. La freddezza del suo personaggio risulta molto artificiosa e non riesce a contrastare con l'approccio opposto di lui. Poteva essere una buona coppia, sulla carta, ma nel concreto non la definirei riuscita.
La storia d'amore si sviluppa troppo lentamente, l'attesa e i piccoli - o nulli - passi in avanti alla lunga è estenuante. A livello di sviluppo ho quasi preferito il pairing secondario, e non è cosa normale nella riuscita di un buon drama.
A conti fatti, la prima metà della serie è quella meglio riuscita. Migliorabile, certo, ma tutto sommato funziona. La seconda parte invece è proprio precipitata: il romance si fa bruscamente da parte e prende il sopravvento l'azione, con situazioni misteriose e irrisolte del passato annesse. Al tutto si aggiungono a raffica tutta una serie di nuove tematiche, troppe per essere gestite come si deve. Gli episodi si appesantiscono, perdono i tratti positivi che rendono la prima parte del drama piacevole e, con questo senso di immotivato sovraccarico volgono a conclusione, culminando in un episodio finale che è di una delusione assoluta.
I difetti, complessivamente, superano di molto i pregi, motivo per cui non vedo davvero ragione di consigliarla, nemmeno quale visione leggera e disimpegnata, perchè di fatto è più che altro una storia non riuscita. L'invecchiamento precoce non la farà ricordare come una grave perdita...
La leggerezza quale freschezza di una visione piacevole ma anche molto disimpegnata
Commedia semplice e non particolarmente pretenziosa che propone un romance che si sviluppa da un'amicizia risalente all'infanzia. Conosciamo i protagonisti sul finire del liceo, in una piacevole relazione d'amicizia che li vede molto coinvolti ma sempre alle prese con sfide e scontri reciproci, un legame d'affetto che si esprime anche nella provocazione quotidiana. Sono scorci piacevoli e stimolanti, che si interrompono bruscamente per una frattura nel rapporto (in realtà più conseguenza di altro che causa in sè). La maggior parte della serie si svolge però nel contesto universitario, dove i due si ritrovano: il rapporto riprende, si sviluppa ulteriormente e sfocia infine in una relazione sentimentale.La coppia principale funziona a dovere, la chimica è buona, quasi più nella naturalezza degli ordinari momenti quotidiani che nelle scene prettamente romantiche. Entrambi i personaggi sono ben caratterizzati: Xi Chi è una protagonista di tutto rispetto, interessante e che conferisce il giusto verve alle dinamiche proposte, pur con qualche sbavatura (; Xu Fang non è il classico ragazzo freddo e arrogante con un fascino da bad boy, bensì un giovane con palesi insicurezze e fragilità. L'averlo comunque saputo rendere interessante - una green flag realistica capace di conquistare - è sicuramente un punto di merito. Altro aspetto apprezzabile della serie è che pur essendo molto incentrata sul pairing, promuove al contempo anche la crescita personale dei due protagonisti: il legame che li porta a sostenersi a vicenda nei momenti difficili va di pari passo con l'acquisizione di una sempre maggior sicurezza e fiducia anche in sè stessi (questa evoluzione si nota soprattutto in Xu Fang).
La trama resta comunque non particolarmente impegnativa, riempie sufficientemente bene i 24 episodi proposti, pur con qualche momento un po' morto qua e là (a maggior ragione va detto che i classici 36 dei drama cinesi sarebbero stati oggettivamente troppi, col rischio di trascinare e allungare la vicenda rendendola facile preda della noia). Un punto a favore è l'assenza di rotture tirate per le lunghe - c'è una frattura ma di breve durata - oltre alla mancanza del triangolo quale classico cliché: c'è una sorta di accenno, ma il vertice che fa da terzo incomodo si eclissa quasi da solo nel corso della vicenda.
Ci sono però anche diversi aspetti negativi, o comunque svariati difetti. Tutta la vicenda famigliare di Xi Chi stride un po', per come posta e per come gestita e, per quanto promotrice di alcune vicende in stile causa-effetto sembra comunque fuori contesto rispetto ai toni volutamente leggeri che caratterizzano complessivamente il drama. Sui personaggi secondari non è stato fatto un grande lavoro, tanto da far risultare alcuni quasi superflui. Qualche dubbio sulla recitazione dell'attrice protagonista: il personaggio interpretato funziona più grazie a come è stato delineato dalla sceneggiatura che per quella che è la prova recitativa in sè. Reduce da altri drama simili l'attrice mostra comunque dei grandi limiti in termini di versatilità. Rispeto al protagonista maschile, mi ha un po' infastidita il doppiaggio, a tratti sembrava avesse le patate in bocca. Musiche pressoché inesistenti, in diversi punti se ne avverte proprio la mancanza (e fa capire quanto il supporto di una colonna sonora - meglio se di qualità - sia davvero rilevante in questo genere di produzioni).
In conclusione, un drama connotato dalla leggerezza in senso positivo - intesa come freschezza - ma anche negativo, già che si tratta complessivamente di una visione disimpegnata che si propone come piacevole ma non aspira volutamente a un maggiore spessore. Può funzionare se vista come una pausa di intermezzo tra drama di maggiore spessore, ma niente di più.
Drama datato che difficilmente può riscuotere l'apprezzamento odierno
Forse, all'epoca della sua messa in onda - vale a dire una decina di anni fa - lo si sarebbe potuto ritenere un buon drama. Certo è che non ha superato la prova del tempo. Rispetto ad altre serie dello stesso periodo che sono tutto sommato ancora oggi godibili, "Gunman in Joseon" appare fin da subito appesantito dai limiti oggigiorno superati, rendendolo una visione faticosa e per nulla gratificante.I tempi sono davvero lunghi, lunghissimi, con molti passaggi inutili che fungono da riempitivi. Si passa dalla noia totale di questi momenti alle scene accorate ed estremamente melodrammatiche caratterizzate da un'assurda ed eccessiva ricerca del pathos.
L'effetto "Soap opera", come lo chiamo io.
Tutti i clichè possibili immaginabili ci sono, e qualitativamente parlando direi che sono discutibili.
Luci, fotografia, regia...Bisogna proprio mettersi nell'ottica di accettare di vedere qualcosa che è ormai "superato". La scenografia, in particolare, davvero poco curata: l'ambientazione è quella del tardo Joseon, ma ciò che sarebbe potenzialmente potuto essere un piacere per gli occhi risulta invece scialbo e palesemente artificiale.
Qualche perplessità anche sulla coppia protagonista, nella realtà allora già 30enni e a mio avviso poco consoni a interpretare - nella prima parte - due giovani alle soglie dell'età adulta. In particolare, Lee Joon Gi, attore molto quotato che non è mai riuscito a convincermi appieno qui sembra davvero un pesce fuor d'acqua: ho trovato la sua recitazione poco credibile ed esteticamente parlando i suoi lineamenti singolari hanno sofferto decisamente le pettinature e i costumi dell'epoca, che davvero non gli hanno donato molto.
In conclusione, un drama molto apprezzato - e ci può stare - da chi l'ha visto nel periodo in cui è uscito, ma che non ha davvero senso rispolverare a distanza di tutti questi anni.
Una storia insipida e infinita che annoia fin da subito
Una serie che sono stata più volte tentata di abbandonare. Questo riassume perfettamente la mia opinione generale rispetto a questo drama, che non riesce a distinguersi per uno spunto meritevole che sia uno ma che ripropone il "già visto" annaspando in una noia costante e infinita.Per gli amanti del tema, esistono altri drama sulla figura dei vigili del fuoco (o altre forze dell'ordine) decisamente più validi.
Lui prima distaccato e poi eternamente impegnato a proteggerla, lei asfissiante fin da subito con il suo amore coltivato per un decennio tra una fantasia e l'altra e - dopo l'essersi rivisti - sbandierato ogni due per tre. Una vera e propria stalker.
Il triangolo amoroso - clichè che già di suo non mi piace - è l'ennesima mannaia che cala su questa serie, dove al quinto o sesto episodio stavo già per alzare bandiera bianca, preoccupata per la noiosa tortura dei 30 episodi mancanti che, già immaginavo, non avrebbero messo niente di nuovo e interessante sul piatto, ma avrebbero tirato per le lunghe quanto, in termini di appeal, era di fatto già arrivato al capolinea.
Rispetto agli attori, salvabile la protagonista, al di là della caratterizzazione del personaggio. L'attore protagonista mi ha invece convinta poco, così come il suo ruolo. Coppia zoppicante, come del resto le premesse.
C'è di peggio in giro? Sicuramente sì. Ma qui si parla anche di ben 36 episodi, dettaglio da non trascurare: una serie così lunga e impegnativa - impegnativa in termini di tempo, perchè la trama di per sè ha lo spessore di una sottiletta - che mi sento davvero di sconsigliare per quello che si può portare a casa (tanta noia e una visione inspida) a fronte dell'investimento.
Thriller sudcoreano-francese che convince un po' troppo poco
Thriller-poliziesco incentrato sul tema del traffico d'organi. Il detective protagonista, interpretato da Yoo Yeon Seok (attore recentemente salito alla ribalta grazie a "When the phone rings") rappresenta un valore aggiunto ma non sufficiente ad elevare il livello un film che si perderà nella moltitudine delle produzioni qualitativamente accettabili.Ad affiancarlo troviamo Olga Kurylenko, attrice francese di origini ucraine più nota nel panorama cinematografico occidentale e che qui interpreta una famosa anatomopatologa.
Un duo insolito e non so quanto ben assortito. Le conversazioni tra i due, in un inglese obbligato, risultano abbastanza piatte al di là del contenuto.
Regia francese, produzione sudcoreana: mix originale che non ha però portato a nessun particolare merito ma solo a qualche perplessità.
La storia non è troppo complessa, un solo caso sul quale investigare e un potenziale secondo caso da fermare in tempo. Eccessivo l'uso delle coincidenze, dal legame tra l'interprete e il chirurgo al coinvolgimento della nipotina del detective.
Nessun approfondimento sulle figure secondarie, discutibile addirittura quello dei protagonisti. Per il resto giusto qualche nozione di anatomia forense ad accompagnare una trama che non aspira a farsi ricordare.
Per l'ora e mezza che richiede si lascia anche guardare, ma non è davvero niente di che.
Drama frettoloso che ripropone superficialmente spunti presi in prestito da altre serie
Vedere questo drama è stato come prendere un Freccia Rossa per una tratta e una destinazione già noti. Il "già visto" ingrana la marcia e si concentra notevolmente, inserendo a raffica spunti di varia derivazione che si susseguono negli otto, brevi episodi quasi senza continuità e senza mai approfondirli decentemente.E così abbiamo un accenno alle recentissime "Marry my husband" (il collega-fidanzato che tradisce la protagonista con un'altra collega) e a "Ikinari Kon" (la protagonista con il cuore infranto trova immediato supporto nell'aitante capo con il quale finge una relazione che fa invidia ai due colleghi traditori). La storia passata del protagonista ricorda a tratti "My dearest nemesis" (la nostra donzella inizialmente non lo riconosce ma lui da adolescente le si era già dichiarato e prontamente era stato rifiutato, ora torna nelle vesti di fascinoso capo ma si lamenta di essere ancora invisibile ai suoi occhi). Altro passaggio che sa tanto di preso in prestito, stavolta dal coreano "King the Land", è l'improvviso e imprevisto viaggio d'affari che porta il protagonista lontano così che, approfittando della sua momentanea assenza, la protagonista venga spedita in una filiale lontana dalla famiglia di lui, contraria alla loro relazione. Questo drama rappresenta insomma una sorta di collage che richiamano chiaramente altre serie, ma con il difetto aggiuntivo di essere state riproposte male e in modo frettoloso: ogni questione citata viene dopo poco risolta per passare poi allo "spunto" successivo.
Rispetto al cast, il livello della recitazione è accettabile se consideriamo che sono tutti giovani attori alle prese con i loro primi ruoli importanti.
Una serie, questa, che non sarebbe stato un problema non avere.
Delicata storia di un'amicizia - preludio di una BL - sul tema della disabilità
Drama giapponese carino, non eccellente ma comunque ben fatto.Tra i pregi sicuramente il modo in cui viene trattato il tema della disabilità uditiva, che non si ferma solo all'ovvietà ma porta a riflettere anche in merito alle conclusioni affrettate e stereotipate , quasi tutti gli ipo-udenti fossero fatti con lo stampino (qui si parla di udito ma il concetto vale rispetto a qualsiasi forma di disabilità). Altro pregio è la caratterizzazione dei due personaggi, sicuramente curata, e la loro evoluzione nel corso della storia: per Kohei si tratta di un grande cambiamento fatto di piccoli passi rispetto al trovare un nuovo modo di relazionarsi con gli altri, un percorso che vede in Taichi una figura chiave, e non solo perchè sviluppa nei suoi confronti un interesse che va oltre l'amicizia. Anche in Taichi si può notare una crescita, forse meno apparente e marcata, che va comunque al di là della comprensione tardiva dei suoi sentimenti nei confronti di Kohei.
Il tutto trasposto in una modalità bella e delicata, ma al contempo emozionante, soprattutto in certi passaggi e rispetto ad alcune conversazioni, impreziosite da frasi dense di significato. A livello di recitazione nulla da dire, due giovani attori con un buon potenziale e alle prime esperienze quali protagonisti: mi auguro di ritrovarli in futuro in altri lavori.
Di buono c'è molto, quindi, ma non tutto. Alcuni aspetti hanno un po' penalizzato la serie, in primis l'averla proposta come una BL quando nei fatti il tema romantico non è di fatto quello predominante. Più correttamente la definirei come una serie che porta all'inizio di una BL, che è cosa ben diversa. Va da sè che le scene romantiche si riducono a una sola, pur riproposta svariate volte quale ricordo che torna alla mente dell'uno e dell'altro. Anche il finale è sembrato un po' sottotono, poteva concludersi in modo più gratificante semplicemente rimanendo fedele al manga e senza quindi doversi spremere più di tanto le meningi. Altra pecca riguarda la caratterizzazione dei personaggi secondari, davvero minimal e poco tenuta in considerazione.
Aspetto poi omnipresente nelle serie giapponesi è quello dell'incertezza e del fraintendimento dovuto a una mancanza di comunicazione, che tende a trascinare alcune questioni per qualche episodio di troppo.
In conclusione, una serie sana e delicata se la si intende come l'inizio di un'amicizia tra due ragazzi singolari, un rapporto che li arricchisce e li aiuta a crescere e che porrà le basi per diventare qualcosa di più. Ma fuorviante se intesa come vera e propria BL. Tuttavia, con questa consapevolezza ben chiara in mente, direi proprio che vale la pena guardarla.
Semplice workplace rom com con poche ambizioni e un obiettivo facilmente raggiungibile
Semplice commedia giapponese senza troppe pretese che nasce tra le scrivanie dell'ufficio e senza particolari intoppi insormontabili traghetta lo spettatore verso l'ovvio lieto fine. A coronare il tutto alcune incertezze e fraintendimenti dovuti alla mancanza di comunicazione (che sia spesso ridotta all'osso è una caratteristica prettamente giapponese) e scene d'amore elargite come chicche ad ogni episodio o quasi.Non c'è un vero e proprio triangolo, non c'è un vero e proprio dramma all'orizzonte e, di conseguenza, ne deriva una storiella semplice, a tratti e a modo suo anche carina, ma che non aspira proprio a lasciare il segno. Poche ambizioni, obiettivo facile, scopo facilmente raggiungibile.
Rispetto alla recitazione, l'attore protagonista risulta un po' poco convincente, distinguendosi più e più volte come un pesce fuor d'acqua.
Complessivamente sufficiente, ma del resto non aspirava davvero ad andare oltre.
Un buon revenge-thriller incentrato sul tema del "mostro"
Un thriller d'azione dalle tinte decisamente forti, dove la violenza non risparmia nessuno, nemmeno donne e bambini. Un piccolo rapito da cinque criminali e un riscatto finito male portano all'imprevedibile: cinque assassini che fanno da padri al bimbo rapito, crescendolo come un giovane serial killer tra lame, armi da fuoco e combattimenti.Si passa quindi al presente, con il protagonista ormai adolescente, cresciuto in un ambiente a cui è ormai avezzo ma dove sente comunque fuori posto. I cinque padri appaiono estremamente diversi ai suoi occhi: uno che mostra un minimo di affetto, un'altro più scherzoso, uno che mostra interesse per suoi studi e uno estremamente inflessibile e perentorio, verso il quale nutre un evidente timore e manifesta spesso disagio.
L'incontro con la compagna di scuola rappresenta uno spaccato della vita normale che il giovane vorrebbe avere, la realtà invece lo porta a prendere parte all'ennesimo atto criminale del gruppo. Portato volutamente oltre il limite dal padre che ha sempre temuto, si avvia un vero e proprio effetto domino imprevedibile, che porterà in brevissimo tempo a una vendetta nei confronti dei cinque padri-rapitori, con uno scontro finale che vede le tante verità venire a galla.
Filo conduttore dell'intero film è il tema del "mostro", nelle sue svariate e molteplici sfaccettature: un mostro rappresenta la crudeltà, la follia, la violenza e la cattiveria, ma che è anche personificazione dei traumi passati e delle proprie paure. Una presenza terrificante che sembra poter essere sconfitta in un solo modo: sostituendosi ad essa e diventando il mostro.
Un buon film, anche se non eccellente. La vicenda funziona, ma manca la competenza per trasformarla in qualcosa di livello superiore. Ottimo invece il cast, dove ho avuto modo di ritrovare attori ora ben noti ma all'epoca estremamente giovani, dal protagonista - Yeo Jin Goo - ad alcune figure secondarie come Seo Yoo Kyung e Yoo yeon Seok. Due ore ben spese e senza rimpianto.

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