Bai Lu and Ryan Cheng's Chinese historical drama 'The First Jasmine' announces premiere date Confinata tra le montagne per otto anni, Ye Li ritorna nella capitale per sposare il principe Ding, Mo Xiu Yao, un uomo apparentemente invalido. Ma Ye Li, dietro il suo aspetto tranquillo, è determinata a vendicarsi di chi ha distrutto la sua famiglia. Allo stesso tempo, anche suo marito cela la propria natura: quel principe fragile nasconde infatti un brillante stratega, animato dal desiderio di vendetta. In una corte dominata dagli intrighi del principe Li, l'amore d'infanzia di Ye Li che ha sposato sua sorella minore nel giorno del suo matrimonio, la loro diffidenza reciproca diventerà un legame profondo destinato a cambiare le loro vite. Uniti da segreti e ambizioni, dovranno smantellare una rete di cospirazioni per assicurare il trono e riportare la pace nel regno… finendo forse per innamorarsi l'uno dell'altra. (Fonte: Viki) ~~ Adattato dalla web novel "Sheng Shi Di Fei" (盛世嫡妃) di Feng Qing (凤轻). Modifica la Traduzione
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- Titolo Originale: 莫离
- Conosciuto Anche Come: Mo Li , 莫離
- Regista: Lin Yu Fen, Leung Sing Kuen
- Sceneggiatore: Xiao Xiang Dong Er
- Generi: Storico, Romantico, Drama
Dove Guardare Mo Li
Cast & Ringraziamenti
- Bai LuYe LiRuolo Principale
- Cheng LeiMo Xiu Yao / Prince DingRuolo Principale
- Cai Zheng JieMo Jing Li / Prince LiRuolo di Supporto
- Yang Shu YiYe Ying [Ye Li's half-sister; second branch]Ruolo di Supporto
- Feng Xue YaQing Shuang [Ye Li's maidservant]Ruolo di Supporto
- Lin Mu RanHan Ming XiRuolo di Supporto
Recensioni
Drama storico dove la lentezza uccide l'emozione
L’approccio a questo drama – per quanto mi riguarda – è iniziato con delle aspettative nella media: il trailer sufficientemente accattivante prometteva intrighi politici uniti a una storia di alleanza e vendetta, oltre a un coinvolgente romance - aspetto per me spesso prioritario – tra una nobildonna risoluta e un principe enigmatico. La mia perplessità maggiore – so che in questo sarò una mosca bianca, ma pazienza, rimarrò probabilmente quell’unica voce fuori dal coro e va bene così – riguardava gli attori protagonisti: trovo Bai Lu una buona attrice, mentre Cheng Lei proprio non riesco ad apprezzarlo. Se la sceneggiatura si fosse però rivelata ottima e solida, l’ostacolo sarebbe stato comunque facilmente superabile. E invece “The First Jasmine” – alias “Mo Li” – è finito per essere una serie molto polarizzata, in un alternarsi di rari picchi emotivi e una narrazione fin troppo spesso estenuante.La gestione del ritmo, a mio avviso, è a dir poco problematica, specialmente nella prima, lunghissima metà, dove i primi dieci episodi – o forse anche qualcuno in più - sembrano quasi un prologo tirato davvero per le lunghe. L’attesa si fa via via frustrante e lo spettatore si ritrova sommerso da introduzioni di personaggi secondari e da una serie di complotti minori che generano scarso interesse e rallentano il tema centrale della trama. Ho cercato comunque di apprezzare la l’introduzione, per quanto logorante, dicendomi che forse si sarebbe rivelata necessaria per seguire al meglio il resto della vicenda, ma arrivata in fondo posso dire che no, il tutto si poteva benissimo riassumere in un terzo degli episodi e anticipare piuttosto il focus sulla vera storia, quella in cui i due protagonisti iniziano finalmente a muoversi nella stessa direzione unendo le forze.
Potrei dire che la parte centrale l’ho trovata ancora più noiosa, ma era una sensazione ormai talmente diffusa che fatico a inquadrarla con precisione. So solo che più e più volte sono stata sul punto di droppare il drama, salvo poi dirmi “ancora l’episodio di oggi, poi da domani basta” e arrancare così fino alla fine. Un’agonia che, tornando indietro, probabilmente mi eviterei. Nella seconda parte, va detto, qualche sprazzo di interesse c’è stato, ad esempio quando Ye Li torna sul Monte Li e finalmente lo spettatore ottiene la giusta chiave di lettura del passato. Diciamo che la sceneggiatura, nel suo complesso, aveva anche un buon potenziale, ma questo è andato ad affievolirsi per l’eccessiva diluizione in termini di minutaggio. Va da sé che l’efficacia è venuta meno, sovrastata da una lentezza capace di contrastare l’investimento emotivo di chi segue la storia.
Rispetto ai personaggi, la caratterizzazione dei protagonisti non mi ha fatto impazzire: Ye Li mi piaceva molto all’inizio, la sua successiva evoluzione un po’ meno. Ne ho apprezzato la verve, la fierezza della prima parte, e non penso fosse necessario sacrificare del tutto il tratto solo per portare a galla anche le sue fragilità. Con un lavoro migliore, il tutto poteva coesistere armoniosamente. Passando al principe Ding, si presenta come un ML insolito – anche solo per la disabilità che lo costringe sulla sedia a rotelle – e punta ad essere una figura sfaccettata e tormentata ma, a parer mio, non molto riuscita. Sebbene il romance tra i due non mi abbia coinvolta più di tanto, devo ammettere che l’evoluzione del loro rapporto è stato promosso con intelligente naturalezza, evitando molti facili cliché e preferendo lo sviluppo di una graduale comprensione reciproca. Ho trovato i personaggi secondari poco incisivi, soprattutto perché in diversi episodi ci sono scene dedicate esclusivamente a loro, senza la presenza dei due protagonisti: è una scelta apprezzabile, dove si hanno però figure ben tratteggiate e interessanti. Per me non è stato questo il caso, per cui sarebbe stato forse meno dannoso concentrarsi quasi unicamente sul pairing principale, per quanto sia ovviamente una scelta limitante.
E arriviamo alla mia personale nota dolente, il cast principale. Due attori molto quotati – ognuno ha le sue preferenze ed è giusto così, il mondo è bello perché vario – che non ho trovato davvero soddisfacenti. Bai Li è un’attrice che non mi dispiace, ma che non trovo mai eccellente. La vedo adatta ad interpretare protagoniste femminili di carattere, per quanto in questo drama sia stata brava anche a trasmettere il dolore e la fragilità nascosta dietro alla facciata della giovane dal forte spirito. Cheng Lei… Sono al suo quarto drama, e dopo quattro – e ripeto, quattro – prove devo concludere che il suo modo di recitare davvero non fa per me. Attore esteticamente bello, nulla da dire, ma non riesco mai a vedere il personaggio che deve interpretare, vedo sempre lui – l’attore – che sta recitando una parte. Sarà un mio limite ma non colgo mezza microespressione, i suoi sorrisi non raggiungono mai lo sguardo, non trasmette la rabbia quando dovrebbe farlo – parlo del viso e dell’intera postura in generale – e i momenti in cui si presume sia affranto, non mi trasmettono niente, zero. Non posso nemmeno dire che non sappia recitare, o che ci sia da lavoraci su: per me le sue prove hanno sempre quell’effetto “né carne, né pesce”. Ho lo stesso, identico problema con un altro attore estremamente popolare, Chen Zhe Yuan: due bei faccini incapaci di bucare lo schermo (o, quanto meno, di sicuro non il mio).
Visivamente parlando, la resa tecnica è indiscutibile: i costumi sono curati nei dettagli, la fotografia cattura perfettamente le atmosfere che mescolano l’alone di mistero e il classico storico, mentre la colonna sonora riesce spesso a dare un valore aggiunto alla scena. L’investimento economico c’è stato, si è visto, e i soldi sono stati spesi bene, insomma. Il montaggio, invece, avrei di gran lunga preferito fosse stato più serrato e incisivo, ma qui torniamo un po’al problema principale.
In conclusione, fosse per me non credo darei a questo drama la sufficienza. Scorporando o quanto meno minimizzando il peso dato dal parere – molto soggettivo – sull’attore principale e tenendo conto di tutto il resto, arrivo a una sufficienza piena, ma proprio non oltre. Non mi sento però di sconsigliarne la visione: per i fan di Cheng Lei e dei drama storici – prolissi compresi – potrebbe rivelarsi comunque interessante. Non un capolavoro – quello proprio dubito – ma tranquillamene nella media dei tanti altri Cdrama non particolarmente originali ma nemmeno pessimi, diciamo mediamente meritevoli.
The Heart Will Go On
Ye Li is summoned from the elite Lishan Academy to prepare for her wedding to Mo Xiuyao, a crippled and unfavored prince. Her younger sister Ye Ying is now engaged to her former fiancé, Prince Mo Jingli. Ye Li is unfazed by the groom swap and blithely oblivious to her new husband's frosty glowers and suspicious side-eyes. True to Xiuyao's suspicions, there is more to Ye Li than meets the eye. She has secrets and has returned to the capital with a higher purpose than marriage—one focused on righting injustices against the former Prince Ding and Lishan Academy. As it turns out, both Ye Li and Mo Xiuyao were collateral damage in a power play at the highest level of imperial authority. Their common cause draws them together, but in order to truly work together, they must confront the past and put it behind them.Though set in the fictional dynasty of Dachu, the setting for The First Jasmine is clearly inspired by Wu Zetian's controversial ascent, and the costumes, political dynamics, and social structures are distinctly Tang dynasty. While the political plot is not particularly special, the past intrigue is revealed in a way that draws you in, like pieces of a puzzle gradually falling into place. Everyone is an unreliable narrator, divulging their own role in the multiple betrayals eight years ago from their own point of view. The plot does not bother to fully explain itself, leaving the audience to speculate on and eventually piece together what happened with a growing sense of dread.
The problem is that the drama reaches its emotional peak a little too early, and after that, there is a sense of anticlimax heading into the finale. The final plot arc is rushed and fails to deliver a sense that justice was served or that the country is in better hands.
That said, this is a very solid character-driven story about healing. Both Ye Li and Mo Xiuyao are deeply damaged by past trauma, and the way their relationship evolves makes sense given what they endured. Ye Li is a deeply traumatized and complicated protagonist who appears functional only because of the coping mechanisms she relies upon to get through her difficulties. As a character, perhaps Ye Li is too capable, but she embodies the ethos of the elite Lishan Academy, and through her, the heart will go on. That said, the Lishan backstory unveil took too long and left me emotionally exhausted.
While Bai Lu pulls off a memorable and heartbreaking portrayal of Ye Li's trauma, her final showdown lacked sufficient impact. Her cold, resting-death-face missed the mark, and I felt that Xiuyao—no less a victim—deserved to be in on the final confrontation. I am fine with sidelining the male lead in the finale of female-centric storylines, but the actress has to be able to rise to the moment. That didn't happen here.
There were many interesting character arcs that didn't play out. I expected Han Mingxi to play a more consequential role and saw potential in his hilarious interactions with Ye Ying. But to me, Mo Jingli was the biggest missed opportunity. He is a cunning and layered character who pursued a just cause via questionable means. I did not like how the narrative diminished his cause, his motivations, and his intelligence heading into the finale.
Ultimately, this drama tries to combine too many themes. It is difficult to mix romance into a heavy revenge story, so I didn't mind so much that they didn't really try. Where it falls down most for me is how the main revenge plot failed to deliver closure or transformation. The story introduces so many interesting characters who seem to have agency and free will, only to have them go down the path of tired tropes. Screenwriter Zhao Na strikes again - her dramas always start well on the inspiration from borrowed works but she is really building a track record in not knowing how to end her plot arcs properly.
This starts out as an 8.5-level drama, but with the ending, it only earns an 8.0+. Still, it has enough unique aspects to make it an enjoyable and recommended watch.

























