This is like a Constantine but in Joseon
As a huge Constantine fan, I can confirm that it's the same thing, but set in Joseon.The way they both travel to the other side is the same, and they can take things depending on certain circumstances, not to mention that they need some kind of rope to return. The other side looks just as desolate.
I really like that they chose this story; ghosts are terrifying, but you can't ignore them.
If you liked it, check out the 2005 Constantine movie with Kaen Reeves—an excellent film as well.
When I finish the series, I'll come back to add more.
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Sotto un palazzo c'è un "cane" pazzo...
Trattasi di un sageuk fantasy-horror soprannaturale, un drama a sfondo storico ambientato nella Corea Joseon che combina folklore, sciamanesimo, fantasmi, mistero e politica di corte. La trama ruota attorno a un cacciatore di spiriti e a una dama di corte capace di percepire i morti, coinvolti dal re in un'indagine all'interno del palazzo, dove i principi continuano a morire in circostanze misteriose.Sulla carta, gli ingredienti per una grande serie ci sono tutti: il palazzo diventa uno spazio malato, nel quale i rituali non rappresentano soltanto una pratica religiosa, ma anche uno strumento di potere; il rapporto fra vivi e morti diventa la metafora di traumi dinastici mai risolti; lo sciamanesimo coreano viene utilizzato come mezzo per ristabilire un equilibrio spezzato, emerge il tema della colpa ereditaria, secondo cui i peccati commessi dalla corte finiscono per ricadere sulle generazioni successive, un motivo che appartiene a una tradizione simbolica molto più ampia e che troviamo, con declinazioni differenti, anche nell'ebraismo e nell'induismo.
È curioso che appena due serie fa abbia terminato un drama caratterizzato da una buona scrittura ma da una produzione audiovisiva assolutamente anonima; The East Palace ne rappresenta quasi l'opposto speculare. Vi troviamo una fortissima identità, sostenuta da sperimentazioni registiche che in alcuni momenti raggiungono un livello quasi cinematografico, mentre la scrittura è debole, troppo debole rispetto alle ambizioni formali, finendo per risultare quasi anonima. È un paradosso che, a mio avviso, ricorre non di rado nelle serie asiatiche: si concentra in maniera straordinaria l'attenzione su un determinato aspetto dell'opera, finendo però per trascurarne altri che avrebbero avuto bisogno della stessa cura.
La consiglierei soprattutto a chi ama le serie ricche di folklore e di suggestioni soprannaturali. Il potenziale, infatti, è enorme, ma non sempre viene trasformato in sostanza: la mitologia è affascinante, mentre la scrittura è poco originale e spesso eccessivamente arzigogolata, quasi cercasse attraverso la complessità apparente di superare una semplicità narrativa sostanziale. Le spiegazioni, inoltre, tendono a essere troppo numerose ed esplicite, invece di lasciare che il mistero si alimenti da solo e cresca attraverso ciò che lo spettatore non sa ancora. Personalmente ho apprezzato soprattutto l'estetica, la fotografia e l'atmosfera, molto più del lato emotivo (che ahimé mi ha preso poco).
ASPETTI TECNICI (no IA):
Adoro soffermarmi sugli aspetti scenografici, registici e fotografici, ma raramente mi è capitato di avere così tanto da dire a questo proposito, perché è una serie in cui ho percepito e compreso quasi ogni singola scelta visiva e, soprattutto, una serie in cui la ricerca formale ha rappresentato una parte consistente del piacere della visione. Vedere qualcosa di così dinamico, costruito con un'impronta filmica tanto precisa e riconoscibile, non è comune nel panorama delle serie asiatiche; per quanto mi riguarda, non mi viene in mente nessun drama cinese finora visto che raggiunga un livello di elaborazione registica paragonabile.
Il color grading è particolarmente riuscito, sebbene riprenda e rielabori soluzioni già viste in alcune produzioni molto curate degli ultimi anni, come Pa2myo" e "Dear Hongrang", che ho recensito a sua volta. La palette dominata dal rosso cremisi, dal nero e dai toni seppia richiama il sangue e il sacrificio, il mondo degli spiriti e, soprattutto, la memoria di un passato che continua a contaminare il presente. In TEP il rosso viene associato con frequenza ai rituali, alle presenze soprannaturali e agli spazi nei quali il confine fra vivi e morti sembra assottigliarsi, diventando quindi non soltanto una scelta cromatica, ma un elemento narrativo vero e proprio.
Anche alcuni primi piani mostrano una chiara affinità con determinati linguaggi dell'animazione e dell'horror giapponese: penso a produzioni come Hell Girl, Inuyasha e Demon Slayer, ma persino ad alcune tavole di autori come CLAMP, pur senza parlare di una citazione diretta. Il volto quasi immobile di Gu Cheon quando si prepara ad affrontare uno spirito, gli occhi ripresi in controluce, le ciocche di capelli che coprono parzialmente lo sguardo e la macchina da presa portata molto vicino al volto appartengono a un immaginario immediatamente riconoscibile. Non direi quindi che la serie “citi gli anime” in senso stretto: piuttosto, attinge a un repertorio estetico che cinema, animazione e fumetto giapponesi hanno contribuito a codificare.
Questa estetica, del resto, possiede una genealogia piuttosto lunga. Il cinema giapponese, soprattutto attraverso l'horror e il fantastico di opere come Kwaidan e Onmyoji, ha contribuito a codificare l'uso di figure immobili, capelli che ricadono sul volto, colori saturi e composizioni fortemente pittoriche. A partire dagli anni Novanta, gli anime hanno trasformato molti di questi codici in un linguaggio visivo autonomamente riconoscibile, fatto di primi piani estremi, occhi che diventano strumenti narrativi e capelli utilizzati persino per nascondere o suggerire le emozioni. Il cinema coreano contemporaneo ha poi assorbito e raffinato questi linguaggi attraverso una fotografia estremamente curata, e Dear Hongran e questo, rappresentano due esempi recenti di questa contaminazione.
Anche la componente musicale contribuisce a spostare la serie fuori da una percezione puramente storica. I filtri seppia e alcune musiche quasi jazzate che accompagnano la conclusione di alcuni episodi richiamano il cinema di Sergio Leone, soprattutto per quei toni caldi, polverosi e sospesi, mentre l'uso di musiche anacronistiche ricorda in parte la sensibilità di Tarantino, che utilizza spesso brani estranei all'epoca rappresentata per produrre straniamento dato dalla contaminazione. Il risultato è una scelta sorprendentemente moderna, che impedisce allo spettatore di percepire la Joseon soltanto come un'ambientazione storica ma la trasforma bensì in una Joseon mitologica, sospesa fuori dal tempo.
La regia cerca quindi di costruire un'identità visiva molto forte attraverso la sovrapposizione di riferimenti diversi: folklore coreano, horror giapponese, estetica da anime, suggestioni western e musica contemporanea. È un'operazione interessante e, sul piano formale, estremamente consapevole; il problema è che, quando la storia non possiede la stessa forza, il rischio è che lo spettatore finisca per percepire soprattutto il collage delle influenze invece di essere completamente trascinato dentro il mondo narrativo.
La cosa che ho apprezzato maggiormente è che le tecniche contemporanee utilizzate dalla regia non sembrano essere inserite per puro sfoggio ma associate a una precisa funzione narrativa, e questo le distingue da quelle sperimentazioni prive di reale necessità che, per esempio, avevo criticato in Fated Hearts.
Per esempio, il Dutch angle (o piano olandese), con l'orizzonte inclinato, viene utilizzato per suggerire che qualcosa nell'ordine del mondo si è incrinato: instabilità, possessione, perdita dell'equilibrio, sovvertimento. All'interno di una storia costruita intorno a fantasmi e rituali, è una soluzione particolarmente efficace perché traduce visivamente una realtà che ha smesso di essere stabile.
È inoltre frequente il montaggio per associazione: un primo piano mostra un oggetto, l'oggetto viene alterato — si rompe, si sporca, viene capovolto — e il taglio conduce immediatamente a un'altra scena. È un tipo di montaggio quasi intellettuale, molto più vicino a determinate soluzioni del cinema d'autore che alla televisione classica, perché stabilisce un rapporto concettuale fra immagini che non appartengono necessariamente alla stessa situazione narrativa.
Anche i duelli vengono costruiti attraverso un montaggio sincopato, rallentamenti e freeze frame che interrompono il movimento per isolare determinati istanti. L'obiettivo non è rappresentare il combattimento in maniera realistica ma trasformare alcuni momenti in immagini iconiche, quasi fossero tavole di un manga o vignette di un fumetto, il movimento viene quindi scomposto per dare maggiore forza proprio ai fotogrammi che la regia considera significativi.
SPIRITI E SILHOUETTE
Le forme degli spiriti sono generalmente molto riconoscibili, anche se spesso sembrano attingere a un immaginario più occidentale e soprattutto legato ai videogiochi contemporanei che al folklore coreano tradizionale. Fa eccezione il Primordial Gwi-mae, il Gwi-mae primordiale, che occupa una posizione particolare all'interno dell'universo soprannaturale della serie. Non si tratta di un fantasma umano e non corrisponde, nella sua forma specifica, a una precisa creatura del folklore coreano. Il concetto di gwi-mae viene invece rielaborato dalla serie a partire dalla tradizione folklorica coreana: si tratta di un'entità generata dall'accumulo di energia negativa e, diversamente dal gwi-shin, non è l'anima di una persona morta.
Il regista Choi Jung-kyu ha spiegato un aspetto particolarmente interessante della sua concezione: al di sotto di tutti gli strati di fantasmi e gwi presenti nella serie doveva esistere un'entità primordiale, quasi una radice della negatività. Il Primordial Gwi-mae rappresenta quindi la radice dei desideri e dell'oscurità umana e proprio per questo viene collocato sotto il palazzo, un luogo dominato da desiderio, ambizione e lotta per il potere. È un collegamento simbolico particolarmente efficace e, non a caso, è anche alla base del titolo provocatorio che ho scelto per questa recensione.
Non mi sono piaciuti tutti gli spiriti, alcuni mi hanno ricordato come silhouette di one piece, tekken ed il vecchio vestito di bianco , richiamato dallo sciamano, sembra quasi un monaco eremita con il volto di un pirata di una casa stregata, l'ho trovato di bassa qualità rispetto a tutto il resto.
ATTENZIONE!!!
Un'altra somiglianza visiva che mi ha colpita riguarda il mondo dei videogiochi. L'universo delle creature di TEP richiama curiosamente quello di Wo Long: Fallen Dynasty, videogioco dark fantasy cinese ambientato nella dinastia Han, contaminata da presenze demoniache. In entrambi i casi troviamo la contaminazione fra un'ambientazione storica orientale molto concreta e un dark fantasy popolato da creature deformate e materiche, oltre al contrasto fra la precisione del mondo reale e l'irruzione di esseri che sembrano provenire da un'altra dimensione.
Nel drama, inoltre, il palazzo viene presentato quasi come un luogo capace di generare letteralmente le proprie creature attraverso avidità, corruzione, rancore e desiderio, mentre Wo Long trasforma a sua volta la storia cinese in un universo contaminato dal qi e dai demoni.
SCRITTURA
La scrittura, al contrario, si fonda su un'idea sorprendentemente semplice: il colpevole appartiene sempre all'interno della stessa "specie". La complessità non nasce quindi da dinamiche realmente profonde o da una rete di cause particolarmente articolata, ma dal continuo spostamento del sospetto da un personaggio all'altro. Il meccanismo narrativo non si concentra tanto sulla domanda cosa stia accadendo, quanto su 'chi' ne sia responsabile: il re, la regina, la consorte, l'altra regina, il principe ereditario o uno spirito. È un mistero fondato più sull'identità del colpevole che sulle cause profonde degli eventi, e la serie riesce a dilatare questa premessa semplice attraverso una regia molto più sofisticata della scrittura che la sostiene. In sostanza, non costruisce una trama realmente complessa, ma rende complessa un'idea semplice attraverso il continuo spostamento del sospetto; il risultato è un gioco di identificazione del colpevole più che una vera stratificazione narrativa. Molte spiegazioni inoltre non sono plausibili.
INTERPRETAZIONI
Quasi ottime anche le interpretazioni, con due prove nettamente superiori alle altre. La regina madre, interpretata da un'attrice sulla cinquantina già apparsa, tra gli altri, in Like Flowers in Sand* e Our Unwritten Seoul, costruisce una donna fisicamente sofferente, segnata da possibili ischemie, con la bocca storta e una postura che restituisce perfettamente anche le sue caratteristiche interiori: arcigna, rigida, sprezzante, acida, ormai quasi inviperita. È una prova estremamente fisica, nella quale il corpo diventa un'estensione del carattere e rende visibile ciò che il personaggio porta dentro di sé. Per questo le assegno un 10: provate voi a interpretare in maniera credibile una paziente con ischemia ed emiparalisi facciale, senza trasformare la caratterizzazione in una semplice caricatura.
Ottimi i costumi, gli strumenti e gli oggetti dell'epoca (pipe, parrucche, strumenti musicali), storicamente la serie mi è sembrata attendibile e curata.
10 anche al re. Sono soprattutto loro due a tenere banco , lui è un personaggio che comunica moltissimo attraverso il controllo della voce: modulazione, pause, volume e minime variazioni dell'intonazione diventano strumenti espressivi veri e propri. È una recitazione trattenuta ma potentissima, capace di suggerire tensioni, paura, autorità e conflitti senza la necessità di esplicitarli.
Molto buona anche l'interpretazione dello sciamano, mentre è ottima quella di Nam Joo-hyuk, che riesce a dare al personaggio una presenza solida senza eccedere. Bene anche la protagonista, al suo primo ruolo in un sageuk: la dizione è ancora da migliorare, ma la recitazione appare abbastanza naturale. Rimane tuttavia una certa contrazione espressiva che, paradossalmente, finisce per sposarsi bene sia con il periodo storico sia con il carattere del personaggio, contribuendo a renderla credibile pur senza darle quella presenza scenica dominante che hanno interpreti più esperti.
CONCLUSIONE
Non è una serie per tutti: piacerà soprattutto a chi ama gli effetti speciali, il folklore soprannaturale e un certo immaginario vicino all'horror degli anime. Non aspettatevi una serie come Kingdom, dove il genere diventa anche uno strumento per costruire un discorso politico feroce, né un fantasy come Alchemy of Souls, nel quale sono soprattutto i personaggi e i loro legami emotivi a costituire il motore della storia. The East Palace punta piuttosto su un horror folkloristico elegante, costruito attraverso simboli, ritualità, atmosfera e una ricerca audiovisiva decisamente ambiziosa, più che su una grande costruzione psicologica dei personaggi.
Ho apprezzato anche il fatto che non abbiano inserito a forza una storia d'amore. Innanzitutto perché i due attori, insieme, non “ballano” e non producono quella chimica che avrebbe reso credibile un'evoluzione sentimentale; inoltre, in una serie così breve, un romance sviluppato a tutti i costi avrebbe spostato il focus e avrebbe richiesto uno spazio narrativo che non sarebbe stato facile ricavare senza compromettere il resto. La scelta di lasciare il loro rapporto sul piano del legame costruito attraverso l'esperienza condivisa mi sembra quindi più coerente con l'impianto complessivo.
Non è possibile dare a The East Palace un voto inferiore all'8. Non si può assegnare un 10 a una serie soltanto perché possiede una buona scrittura, così come non si può ignorare una scrittura semplice quando tutto il resto dell'opera dimostra una ricerca tanto evidente.
Interpretazioni magistrali, una notevole ricerca visiva e sonora e una resa cinematografica decisamente superiore alla media riescono a compensare la semplicità della struttura narrativa, rendendo l'opera riconoscibile e connotandola di una forte personalità.
Se volete approfondire i rituali e il loro significato, vi allego questo articolo (linkabile nei commenti).
https://mydrama.altervista.org/tradition-tells/the-east-palace-quando-il-neoconfucianesimo-di-joseon/
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A Coreia do Sul finalmente cresceu
Quem é fã de dramas de fantasia sabe o quanto se sofre para assistir uma história do gênero que seja boa e que os efeitos especiais também sejam bem feitos. Considero esse drama um marco importante para a industria de dramas da Coreia do Sul e espero que daqui para frente as obras de fantasia tenham ESSA qualidade pra cima. Muito bem dirigido, ótimas fotografias e bem escrito. Os personagens podem não ter desenvolvimento apronfundado, devido a quantidade de episódios, mas todos eles conseguiram transmitir as ideias e os sentimentos corretamente, portanto o público consegue criar conexão. Ao longo da história as coisas foram sempre mudando, o que é importante para manter um bom ritmo e o episódio final foi excelente. O último episódio deixou uma ponta para poderem puxar uma segunda temporada, mas se não houver está de bom tamanho.Was this review helpful to you?
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Un univers fascinant... mais donnez-moi 4 épisodes de plus !!!
Avec "The East Palace", on plonge dans un sageuk fantastique où le palais royal cache bien plus que des complots politiques 👀.Derrière ses murs se trouvent des phénomènes surnaturels, des esprits malveillants et des secrets qui semblent liés à la famille royale elle-même. Au milieu de tout ça, un homme doté d'une capacité particulière va se retrouver entraîné dans une lutte entre le monde des vivants et celui des créatures invisibles 🌙👻.
Autant dire que son quotidien risque d'être beaucoup plus mouvementé que prévu... 😅
Je vais commencer par le point qui m'a clairement motivée à lancer ce drama : le retour de Nam Joo Hyuk 😍. Après son excellente prestation dans "Vigilante", j'étais contente de le revoir dans un registre totalement différent. Et franchement... il m'a convaincue une nouvelle fois. J'ai aimé découvrir une autre facette de son jeu, plus mystérieuse et plus en retenue. Et alors... je confirme, le hanbok lui va particulièrement bien 🤭👑.
Mais au-delà du casting, ce qui m'a vraiment frappée, c'est l'esthétique du drama... ✨ PWALALA... Netflix s'est vraiment fait plaisir 🤩. Les décors, les costumes, les lumières, les effets spéciaux... tout est extrêmement soigné. J'ai réellement ressenti le travail derrière chaque scène et le drama réussit à créer une vraie atmosphère.
D'ailleurs, petite remarque totalement personnelle 🤣, mais le monde des esprits m'a énormément rappelé "L'Upside Down" de Stranger Things 🙃. Entre les couleurs rouges, les racines gigantesques qui envahissent l'espace et cette ambiance oppressante... impossible pour moi de ne pas penser à Vecna 😭.
Après, le drama réussit quand même à trouver sa propre identité grâce au folklore coréen. Et c'est justement ce que j'ai le plus apprécié ❤️. On n'est pas simplement face à une histoire de fantômes. Chaque esprit, chaque créature et chaque malédiction semblent avoir leur place dans cette univers inspiré des croyances coréennes.
Le monde des esprits est clairement ce qui m'a le plus fascinée... mais paradoxalement, c'est aussi ce qui m'a laissée avec le plus de questions 🤔. J'aurais adoré comprendre davantage l'origine des pouvoirs de Saeng Gang, la logique derrière certaines créatures ou encore les règles qui régissent cet univers.
Et finalement, c'est un peu le sentiment général que j'ai eu tout le long de mon visionnage. Le drama a énormément d'idées... peut-être même trop pour seulement 8 épisodes 😭. Et même si l'histoire fonctionne, que je me suis jamais ennuyée, j'ai parfois eu la sensation que tout allait trop vite.
Entre les différents personnages du palais qui avancent leurs propres pions, les complots, les retournements et les responsables qui semblent toujours cacher quelqu'un derrière eux... il y avait énormément de choses à suivre 😅. J'aurais bien aimé que certaines intrigues prennent davantage leur temps pour être développées.
Sinon, concernant le casting, rien à redire 😍. J'ai trouvé que tout le monde était parfaitement à sa place. Personne n'en fait trop, personne ne cherche à voler la vedette et chacun apporte quelque chose à cette ambiance mystérieuse. Petite mention quand même pour Roh Yoon Seo qui m'a agréablement surprise. J'ai trouvé Saeng Gang particulièrement expressive et elle apporte beaucoup au duo principal 🫶🏻.
Et justement, parlons de ce duo... Si vous cherchez une romance qui prend toute la place, ce n'est clairement pas ce drama-là 😅. Mais personnellement, j'ai beaucoup aimé leur dynamique. Leur relation se construit doucement, à travers les regards, la confiance... Ce n'est pas une romance à proprement parlé, mais plutôt une connexion qui évolue naturellement 🥹.
Un truc aussi que j'ai trouvé super original, ce sont les OST 🎶. J'ai adoré ce mélange rock 🤘🏻, et l'univers historique du drama. Ça aurait pu casser complètement l'immersion... mais j'ai trouvé que ça renforcé encore plus cette ambiance "particulière" qui fait l'identité de la série.
Au final, j'ai vraiment passé un bon moment 🫶🏻. Ce n'est pas le drama parfait, et je pense qu'il aurait énormément gagné à avoir quelques épisodes supplémentaires pour développer son univers et certaines intrigues... Mais malgré ça, j'ai adoré plongée dans ce sageuk fantastique 👌🏻.
Ma seule frustration ?!? Avoir eu l'impression de quitter cet univers trop vite 😭😉. J'aurais aimé rester plus longtemps dans ce palais rempli de secrets.
Bref, "The East Palace" reste une très belle surprise. C'est un drama qui a osé mélanger les genres, et qui propose une ambiance différente. C'est vraiment un sageuks qui sort des sentiers battus, et qui mérite le coup d'œil ✌🏻.
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Un drama soprannaturale poco horror e troppo thriller e con un sovraffollamento di cattivi.
Partiamo dalle aspettative: tra il ritorno di Nam Joo Hyuk dopo il servizio militare (l’ultimo suo drama, Vigilante, risale infatti al 2023), la regia di Choi Jung Kyu e l’ampia visibilità data da Netflix… Ci si aspetta – inevitabilmente – davvero tanto. "Donggung" – conosciuto anche come “The East Palace”, che poi è storicamente il palazzo del Principe Ereditario - è senz’altro un prodotto ambizioso e per certi versi anche curato, ma che non riesce a centrare davvero l’obiettivo prefissato.LA STORIA - L’avvio è intrigante e catapulta lo spettatore in un regno immaginario afflitto da morti inspiegabili che colpiscono uno dopo l’altro gli eredi della famiglia reale. L’elemento soprannaturale permea l’ambientazione in modo quasi onnipresente, facendo percepire il concentrato di forze sinistre e spiriti malvagi che si annidano praticamente in ogni angolo del Palazzo. Il Re, disperato per lo stato di salute del giovane Principe Ereditario, convoca segretamente Gu Cheon per via della sua singolare capacità di vedere gli spiriti e viaggiare nel regno dei morti. Quale spia al suo fianco – nei panni di una dama di corte come tante - mette la propria figlia, la principessa Saeng Gang, allontanata da tempo da palazzo per volere dello stesso sovrano a causa della sua capacità di udire le voci degli spiriti, aspetto fortemente in contrasto con quanto il sovrano va affermando dinnanzi ai suoi sudditi, ovvero che le maledizioni e gli spiriti non esistono.
L’improbabile duo “maledetto” si ritrova dunque a investigare sul mistero che avvolge il Palazzo Reale, fatto non solo di presenze vendicative tanto inquietanti quanto rancorose, ma anche di segreti sepolti da tempo. Fino a qui, tutto bene. Molto bene, a dirla tutta. Ma le ricerche di Gu Cheon e Saeng Gang portano a uno scenario ripetitivo, dove lui varca il mondo dei morti svariate volte e ripropone la lotta con lo spirito maligno di turno. Scenograficamente la prima volta si rimane colpiti, le tonalità rossastre e l’atmosfera densa rendono in pieno l’idea di un luogo insidioso e opprimente. Alla lunga, però, stufa un po’. Stesso discorso per gli spiriti maligni, che di horror hanno ben poco. Rispetto ad altri drama osa di più, certo, ma se parliamo di horror, siamo davvero su piani molto distanti: non c’è proprio nulla di raccapricciante e nessuna tensione in crescendo prima dell’improvviso e spiazzante colpo di scena. Al di là che le presenze sono quindi semplicemente bruttine, manca proprio il brivido necessario a mantenere viva l’attenzione e, senza la quale, tutto si traduce in una serie di scene ripetute che, al più, alimentano la noia. Altra nota dolente, la sovrasaturazione di cattivi, tra vivi e non: si parte dalla Favorita, poi si punta il dito contro la Regina Vedova, poi è il turno dello stesso sovrano, poi dello spirito del Principe Ereditario, quindi ancora la madre del Re e, perché no, tiriamo in ballo anche la madre di Saeng Gang. Far credere che un personaggio è il colpevole e poi dirottare gli indizi su un altro è sempre un bel meccanismo da guardare… Una volta. Ma se poi le volte diventano due, tre, quattro o addirittura cinque, ci si trova di fronte a un disco rotto che gira a vuoto. Sostanzialmente tutto si traduce in un buon numero di peccati e una nutrita schiera di cattivi, dove l’obiettivo sembra diventare un gioco di associazione (collega il peccato al cattivo giusto). Detto questo, tra tutti i colpevoli, la figura più complessa, interessante e meglio riuscita è senza dubbio quella del Re, dove le colpe - pur pesanti e imperdonabili – nella sua mente trovano una sorta di giustificazione, seguendo un po’ la logica machiavelliana de “Il fine giustifica i mezzi”.
Il finale non riesce assolutamente a darsi un tono, sembra tirato insieme in modo sbrigativo negli ultimi minuti e lascia un senso di incompletezza, quasi fosse mancata qualche lettera per scrivere davvero al parola “FINE”. Poteva avere senso solo nel caso fosse previsto un sequel – cosa che non mi risulta al momento – ma anche lì poi ci si sarebbe dovuti inventare tutto un nuovo arco narrativo per la seconda stagione. Se nuovo arco narrativo significa però riproporre ancora scene ripetute in continuazione... Anche no, grazie.
CAST - Su Nam Joo Hyuk c’è poco da dire, è davvero bravo. Una prova per lui del tutto nuova, che si discosta dai ruoli interpretati in passato, mostrando una maggiore maturità. Il suo Gu Cheon è stanco, sarcastico e segnato dal passato: una percezione che si evince in modo costante quasi fosse un’aura visibile intrinseca, che si trascina dietro qualunque sia la scena (una lotta, un momento ironico, un confronto serio, ecc.). Le parole seguono il copione, lo sguardo tiene salda l’identità del personaggio. Al suo fianco, Roh Yoon Seo porta in scena una figura che non è la classica damigella in pericolo, bensì il collante dell'indagine, colei che dipana gli intrighi politici mentre Gu Cheon combatte gli spiriti. La loro partnership, costruita su fiducia e rispetto reciproco, dovrebbe essere il cuore pulsante della storia, con una chimica che cresce in modo naturale e mai forzato. Dico “dovrebbe” perché avrei apprezzato un focus maggiore sull’aspetto emotivo che riguarda il duo e qualche viaggio nel mondo degli spiriti in meno.
IN CONCLUSIONE - "Donggung" cerca palesemente di portare in scena qualcosa di nuovo. Ci riesce però poco. E’ una visione che trova senso per chi apprezza un po’ di fantasy e atmosfere cupe (ma non troppo cupe) e per il piacere di rivedere il bravo attore protagonista. Ma chi è alla ricerca di una storia dai contorni netti e dal profondo impatto emotivo, potrebbe ritrovarsi arrancare con frustrazione, soprattutto nella seconda parte.
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Quando a Fantasia Encontra o Equilíbrio Quase Perfeito
Falar de K-drama bom é falar de arte que impacta. E A Leste do Palácio faz isso com maestria.Ambientada na fascinante Dinastia Joseon, a série entrega uma história impecavelmente construída ao misturar ação, suspense, o sobrenatural e a riqueza da cultura xamânica. Tudo isso ganha vida através de um elenco brilhante, onde cada ator encontra o tom ideal para fazer seu personagem se destacar.
Mas o grande trunfo aqui — e o que mais me surpreendeu — foram os efeitos visuais.
Convenhamos: dominar o CGI de forma convincente tem sido um desafio recorrente nas produções sul-coreanas. Para ser honesta, a qualidade duvidosa dos efeitos costuma ser o principal motivo de eu evitar histórias de fantasia, super-heróis ou monstros. No entanto, em A Leste do Palácio, a equipe acertou a mão. A computação gráfica foi integrada de forma sutil e orgânica, sem parecer forçada ou apelativa. O resultado passa longe daquela estética "pobre" de IA que vemos por aí, condizendo perfeitamente com uma direção de arte e cenografia impecáveis.
O único "porém" que guardei no bolso... Se a série não leva uma nota máxima da minha parte, a culpa é de um detalhe específico no último episódio: a cena de luta final.
[CUIDADO COM SPOILER AQUI] Apesar de ter descoberto depois que a cena entre o Príncipe Herdeiro e o protagonista envolveu um ator com próteses reais, o acabamento visual na tela não me agradou. Diferente da elegância vista ao longo de todo o drama, a execução daquela batalha pareceu saída de uma cutscene de jogo de RPG. Ficou artificial e perdeu a harmonia da estética impecável do restante da obra.
Tirando esse deslize no clímax, o saldo é extremamente positivo. Como eu estava em busca de uma história eletrizante, que realmente prendeusse minha atenção do início ao fim, o drama entregou exatamente o que eu precisava.
Com apenas 8 episódios, a narrativa é enxuta, fecha muito bem a sua proposta e não perde tempo com enrolações. Se você é fã de narrativas sombrias, históricas e envolventes, essa é uma recomendação certeira.
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BABADO FORTÍSSIMO
Amei! achei super original. Equilibro perfeito entre suspense, mistério e ação, ótimo ritmo do começo ao fim. Fiquei com algumas pontas soltas em relação ao rei, mas, no geral, achei o roteiro bem amarrado. Personagens carismáticos, bem desenvolvidos, que nos convencem e nos conectam. Atores com atuação de milhões. Além de ótimo desfecho, mesmo deixando uma deixa para segunda temporada (que já quero assistir).Por fim, alguns comentários-chave:
- Ali foi cobra engolindo cobra
- Reviravoltas do começo ao fim
- explode logo que não tem sessão de descarrego que resolva kk
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10/10 The East Palace
10/10 The East Palace"The palace is a place where the powerless can escape only through death."
What if the only way to stop a royal curse was to cross into a realm of spirits? At the centre of the story is Gu-cheon, a man who can move between the real world and the Realm of Gwi. Summoned to the palace by the king, he is paired with Saeng-gang, a court lady who can hear the voices of spirits, to uncover the source of a deadly curse that has taken root in the East Palace. As the two travel between life and death under the king's secret orders, they begin to peel back the layers of a haunting that reaches deep into the royal family's past.
-Nam Joo Hyuk as Gu-cheon. Why Gu-cheon? In Korean folklore, gucheon refers to the otherworld where souls go after death. Spirits with unresolved resentment or lingering attachments to earthly desires are said to wander gucheon, unable to ascend to heaven and fully leave this world behind. In "The East Palace" , the word is also a name: Gu-
cheon, a man who can travel between the worlds of the living and the dead.
-Two Worlds: The East Palace was filmed in identical physical locations across different seasons, then used contrasting colour grading - a crimson palette for the Realm of Gwi and cooler tones for the living world to differentiate the two registers. The spirit realm is not an alien environment. It is the same palace, in different weather, under different physics. The dead are not somewhere else.
They are here, in the same corridors, the same pond-separated by ontology rather than geography.
-Every poster tells a story: In the main poster, see Gu-cheon standing in the crimson realm of Gwi, bound by a rope that Saeng-gang holds in the living world. She is the anchor. He is the scout. Together they constitute the instrument the show needs: one who can act in the spirit realm and one who can receive its transmissions.
The East Palace sharply exposes the terrifying depths of human depravity hidden within the most exclusive and opulent tomb of the Joseon Dynasty. With its grotesque yet sophisticated mise-en-scène and a hauntingly apocalyptic message, the series is a masterpiece that will linger in the mind long after the credits roll.
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Bom entretenimento
Eu raramente tenho paciência para assistir integralmente um kdrama, seja a história que não prende muitos dialogos chatos etc. Esse me prendeu 100% a história, provavelmente porque lembra muito o estilo Cdrama da China, eu inclusive quando vi o trailler não prestei atenção achando que era Chinês, o ritmo é frenético as atuações muito boas principalmente dos protagonistas, mas óbvio que tem alguns poréns, os protagonistas tem a proteção do roteiro em nenhum momento você acha que eles vão morrer, tem horas que parece andar em círculos, cada hora o vilão é uma pessoa diferente, e convenhamos porque nosso bravos heróis não deixam esse rei horroroso morrer, porque ficar defendendo ele com unhas e dentes "ah mas ele é o rei" .... e dai? ele não teve o menor pudor de matar as pessoas inclusive as que o ajudam bravamente. Mas fora isso é um ótimo entretenimento.Was this review helpful to you?
Atrapante
Le di un vistazo el día que se estrenó... y la vi entera sin pausas, jeje.A mi me gustó mucho, y me dejó pensando un montón. Los principales no decepcionan en sus interpretaciones y la producción está bastante bien. Se podía cuidar más el CGI, pero como está, se entiende y se disfruta igual. Me gustaron los plot twist, peeeero... ya miré The Ravenant así que los ví venir 😆 Igual, eso no me arruinó la experiencia de verlos aquí.
No voy a escribir más porque es muy reciente y todxs están hablando de este drama. Solo lo recomendaré, yo lo disfruté, y (detalle no menor) creo que tiene la duración correcta. Denle una oportunidad :D
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Bello e maestoso, ma dietro la superficie dorata alcune cose non tornano
Bel drama, ben prodotto, ben girato ben recitatomo, in ogni fotogramma si vede che c'è stato un noevole sforzo produttivo dietro. Niente da dire su fotografia ed effeti speciali. Veramente maestoso. Anche la recitazione è veramente eccellente. TUtto molto bello, ma.....se uno si ferma a riflettere più attentamente sulla trama...bè, le 8 puntate potevano essere 5 o 6 senza problemi. Lo spunto iniziale è deboluccio e già visto (vedi The haunted palace ad esempio), il grande segreto dell'imperatore e di sua madre era piuttosto ovvio. oglio dire se lui è salito al trono 30 anni prima perchè i suoi fratelli sono morti, chi mai ci sarà stato dietro alle loro morti? Chi ci ha guadagnato? Lui. Come direbbe Poirot se elimini tutto il uperfluo al nocciolo rsta ovvia verità. E qui che tutto fosse stato fatto in famiglia per csì dire era ovvio. Anche perchè il fasma del lago poi me lo eliminano all'improvviso facimente dopo averci detto per dialoghi e dialoghi quanto fosse forte....Comunque ovvietà a parte, ripetizioni inutili a parte (quante volte muore e resuscita il protagonista? Direi che qualcuna si poteva evitare), il drama resta solido e ben fatto. Il mostro carino è troppo carino, E quindi perdono quasi tutto a questa serie tv, perchè anche il finale è soddisfacente.Was this review helpful to you?
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Stranger T.....?
Un cast eccezionale, una trama interessante anche se già sentita, un ritmo che effettivamente ti tiene incollato allo schermo. Ma per me le cose positive si fermano qui. Quest'opera non mi ha soddisfatta appieno sia a livello di storia, sia per alcuni personaggi, sia per il finale: gente, se non ci fanno una seconda stagione, questa è QUASI spazzatura. Col finale che ci hanno messo, se non faranno un continuo, l'intero prodotto non sta in piedi.Sì, per carità, non è proprio da buttare dalla finestra perchè cmq è vero che ti fa passare il tempo ed è in parte interessante, ma per me non basta. Non mi ha entusiasmata questa storia, l'ho finito solo perchè breve altrimenti lo avrei droppato. Una tra le cose che proprio ho trovato orribili è il combattimento finale tra ML e lo spirito. Gente, pare di vedere un vecchio gdr da quanto si vede che è finto. Cioè, ML si vede che è una persona in carne ed ossa mentre quell'altro si vede lontano un chilomentro che è fatto al pc. E se non è finto, è colpa delle riprese che sono state fatte molto male.
Un'altra cosa che mi ha fatto storcere il naso per tutta la visione è come è stato immaginato il mondo degli spiriti. Nessuno se n'è reso conto? Pare di stare nel Sottosopra! Anche la neve/cenere che volteggia nell'aria, le "braccia" degli spiriti fatte come liane.. Io boh, pensavo che prima o poi spuntasse un Demogorgone.
Per volere essere proprio pignola e rompiscatole, perchè quando ML va nel mondo degli spiriti cambia abbigliamento? Si trasforma tipo le Winx? E poi, perchè metterci questo romanticismo forzato che poteva tranquillamente non esserci e forse sarebbe stato pure meglio?
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