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Completed
Kiseki: Dear to Me
2 people found this review helpful
by Lynnea
Apr 2, 2024
13 of 13 episodes seen
Completed 0
Overall 8.5
Story 8.5
Acting/Cast 9.0
Music 8.5
Rewatch Value 8.0

Serie supportata da un doppio romance davvero di qualità!

Prima BL made in Taiwan, penso di poter dire di aver fatto centro. L'avevo in lista già da un po', prometteva bene... E così è stato.
Dovendo pesare pregi e difetti, i contro sono solo tre:
- non c'è una vera e propria storia oltre a quella amorosa tra le coppie. Ci sono elementi caratterizzanti interessanti (ambiente accademico, violenza e vendetta tra le bande rivale, ecc.), ma sono elementi che nell'insieme non formano una vera e propria storia, vanno piuttosto a contestualizzare il background in cui si svolge ed evolve il romance, che è quindi il filo conduttore.
- Tra la fine dell'episodio 8 e l'inizio del successivo si avverte un gap, un collegamento mancato - sia dal punto di vista dei contenuti che del lasso temporale - che si risolve solo inserendo tra i due l'episodio speciale Kiseki+. A questo punto, l'avrei reso parte integrante della serie, lasciando magari un episodio speciale sul futuro, se proprio si voleva fare un capitolo a parte.
- In molte recensioni ho notato che la differenza d'età nella coppia principale ha creato non poche perplessità. A disturbarmi non è stato tanto il divario, piuttosto il fatto di attribuire a Zong Yi 17 anni, età un po' infelice già che se si fosse optato per un semplicissimo anno in più si sarebbe ovviato il problema della minore età e del fatto che la questione non viene nemmeno presa in considerazione nonostante venga ribadita la sua età più volte. Insomma, già che palesemente non se ne voleva fare un dramma, era più semplice alzare l'asticella anagrafica (del resto l'attore stesso era tipo ventenne all'epoca) e non si generava proprio la questione a prescindere.
Gli aspetti positivi, per fortuna, superano decisamente quelli negativi e rendono la serie davvero piacevole. Partiamo dagli attori, molto bravi e convincenti, soprattutto considerato che l'attore che interpreta Zong Yi era davvero alle prime armi. Promette bene, insomma. Grazie quindi alle capacità recitative e complice una buona sceneggiatura, ne sono usciti personaggi ben tratteggiati e sfaccettati. Amo le serie dove oltre pairing principale c'è anche una seconda coppia valida, e in questo caso devo dire ho apprezzato davvero entrambe, quasi allo stesso livello, e non è poco! Trovare una coppia che cattura l'interesse non è scontato, ma trovarne addirittura due nella stessa serie è cosa davvero rara. Della coppia principale ho apprezzato l'aver rivoluzionato e scardinato i soliti schemi, che vedono spesso un protagonista più adulto/forte/dominante/protettivo e uno più giovane/sensibile/fragile/da proteggere. Qui invece non ho potuto non apprezzare la sensibilità spiccata di Ze Rui, e la forte determinazione di Zong Yi, che nonostante la giovane età diventa una vera e propria colonna portante per Ze Rui. Lo conosciamo come giovane e inesperto, ma si rivela un personaggio estremamente sicuro di sé: una volta capito di essere innamorato e essersi dichiarato, non fa passi indietro, non dubita, non vacilla, anzi. Affronta la difficile situazione in cui vengono a trovarsi e va oltre, ma senza mai fare passi indietro nei confronti dell'altro. L'altra coppia ha un taglio totalmente diverso, ma altrettanto interessante: tra i due ho apprezzato in particolare modo Ai Di, così impulsivo e spericolato ma sotto sotto così tenacemente attaccato ai suoi sentimenti. Ruvido in superficie ma sensibile nel profondo, mostra il suo lato nascosto nei piccoli gesti che tenta di mascherare, così come le motivazioni che lo spingono a scelte importanti, vedi quella di andare in carcere a supporto di Zong Yi. Sono due belle coppie, con due belle storie, portate avanti da bravi attori e con un affiatamento e una chimica che davvero arriva allo spettatore. Che poi è sostanzialmente l'obiettivo di qualsiasi film o drama: coinvolgere e trasmettere emozioni. Kiseki ci riesce, e anche molto bene. Ne consiglio la visione? Direi proprio di sì!

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Completed
You're So Precious to Me
1 people found this review helpful
by Lynnea
Jul 13, 2026
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.0
Acting/Cast 9.0
Music 7.5
Rewatch Value 7.0
This review may contain spoilers

Film imperfetto ma capace di mettere il cuore nel palmo della mano

Questo film coreano del 2021 - conosciuto anche come “My lovely angel” - racconta la storia di Jae Sik, un uomo sommerso dai debiti e sull'orlo del baratro morale, e di Eun Hye, una bambina di sette anni sordocieca che si ritrova sola al mondo dopo la morte della madre. Quello che temevo potesse essere l'ennesimo melò strappalacrime si è rivelato invece un'opera sorprendentemente delicata e genuina.

La pellicola mi ha ricordato immediatamente un film molto datato – molto, molto datato, già che correva l’anno 1962 – che ho visto più volte da ragazzina, intitolato “Anna dei miracoli” e anch’esso incentrato sulla figura di una bambina sordocieca e sul viaggio di “scoperta” e connessione al mondo circostante grazie all’aiuto di una figura adulta con la quale non aveva legami di sangue. Tra l’altro era a sua volta basato sulla storia vera di Helen Keller, donna sordocieca vissuta nella prima metà del Novecento e la cui vita è stata a dir poco sorprendente.

Tornando a questo film, la forza risiede principalmente nella recitazione dei protagonisti, in primis nella straordinaria performance della piccola Jung Seo Yeon: a soli sette anni, la piccola attrice è riuscita a comunicare un intero universo emotivo senza pronunciare una singola parola, usando invece il corpo, i gesti e le espressioni facciali in modo così convincente da far dimenticare allo spettatore che si tratta di recitazione. Ci sono schiere di cosiddetti attori che avrebbero solo che da imparare dalla prova di questa giovanissima artista. Jin Goo, dal canto suo, è perfetto nel ruolo di un uomo inizialmente interessato solo al denaro, che si trasforma però gradualmente in una figura paterna, trovando nella bambina uno specchio della propria solitudine.

La regia mostra una notevole sensibilità nel trattare il tema della disabilità, evitando cadute nel pietismo o nell’esaltazione forzata della diversità. Le inquadrature riescono spesso a far percepire il mondo dal punto di vista della piccola Eun Hye, rendendo quasi tangibili le sue difficoltà e i suoi piccoli, grandissimi trionfi comunicativi. Sono piccoli gesti incredibilmente importanti e, in questo senso, Il film esplora con un misto di delicatezza e stupore i metodi di comunicazione tattile, mostrando come un semplice tocco sulla mano possa diventare un linguaggio capace di esprimere emozioni anche molto intense.
Certo, non manca qualche scena che richiama a sé le lacrime al pari di un potente magnete: penso a quando Eun Hye comprende la tristezza di Jae Sik al punto da arrivare a confortarlo oppure il finale, quando regala un pianto disperato davanti al quale è praticamente impossibile restare indifferenti. Ma ho apprezzato che l’intero film non abbia collezionato una sfilza di scene volutamente strappalacrime, scegliendo invece di mostrare anche la bellezza e i sorrisi che costellano molti altri momenti, altrettanto toccanti.

In sintesi, tra i punti di forza c’è la recitazione e la tematica centrale. Ad abbassare la qualità di quello che poteva davvero essere un film memorabile c’è una sceneggiatura davvero troppo dispersiva, soprattutto nella parte centrale, dove s’inseriscono tutta una serie di sotto trame che – è evidente – non c’è il tempo di sviluppare a dovere, e francamente neppure la necessità. Gli inseguitori, la questione dei debiti di Jae Sik, il viaggio in campagna alla ricerca della fantomatica zia… Sono tutti elementi che sanno un po’ di riempitivo, forse per creare un minimo effetto dinamico, ma di fatto distolgono l’attenzione dal cuore pulsante della storia, ovvero il rapporto tra i due protagonisti. Qualche perplessità anche rispetto all’evoluzione del legame tra i due, di fatto troppo rapido per essere davvero credibile: sarebbe stato meglio se la pellicola avesse coperto un arco narrativo temporalmente più ampio, così da rendere la crescita della reciproca fiducia e affetto più naturale. Stesso discorso per l’apprendimento delle modalità comunicative, dove l’acquisizione del linguaggio che si basa sul tracciare le lettere sul palmo della mano richiede davvero tempistiche molto ma molto più lunghe. L’ultimo appunto è per il finale, che lascia volutamente molte domande aperte sul destino dei due e sul futuro che li attende: se da una parte un lieto fine improvviso sarebbe sembrato precipitoso e poco rispettoso della complessità della situazione, dall’altro l’impressione percepita dallo spettatore può essere un vero e proprio senso di incompiutezza. Non avrei mosso mezza critica se fosse la chiusura del primo episodio di un drama, ma non era questo il caso.

Complessivamente, però, il film riesce a raggiungere il suo intento principale: raccontare una storia d'amore nella sua forma più pura e incondizionata, quella che nasce dal bisogno reciproco e dalla scoperta di un'affinità profonda al di là delle barriere fisiche e sociali. La sintonia tra i due attori principali è talmente autentica da rendere ogni scena condivisa un piccolo gioiello carico d’affetto e complicità.

Pur non essendo un’opera perfetta, complici le divagazioni di una sceneggiatura che avrebbe dovuto essere più rigorosa e tenere bene a mente le priorità, la sincerità emotiva che traspare con forza dall’interpretazione dei due protagonisti fa passare in secondo piano i difetti strutturali. Tuttavia, la potenza del rapporto che si instaura tra i due protagonisti e la forza delle loro interpretazioni sono tali da far passare in secondo piano i difetti strutturali. Consigliato a chi cerca un’esperienza che smuova il cuore al punto da versare qualche lacrima sincera grazie ad un approccio commovente ma mai manipolatorio e che sia disposto però ad essere anche un tantino indulgente su alcune scelte narrative discutibili. Non credo si possa rimpiangere di averlo visto, questo proprio no.

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Completed
You Drive Me Crazy
1 people found this review helpful
by Lynnea
May 4, 2026
4 of 4 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 7.0
Acting/Cast 7.5
Music 7.5
Rewatch Value 6.5

L'ambiguità dei sentimenti che si nascondono nell'abitudine

Miniserie del 2018 – ma in certi frangenti appare quasi più datata - che conta solo quattro puntate da una mezz’oretta l’una e nella quale mi sono imbattuta mentre passavo al vaglio i lavori di Kim Seon Ho, scoprendo così un breve ma delizioso spaccato sull’ambiguità dei sentimenti che si nascondono nell’abitudine.
La trama è volutamente semplice: due migliori amici, Rae Wan ed Eun Seong, dopo una notte di alcolici e frustrazioni finiscono a letto insieme. L’imbarazzo esplode, la convivenza forzata li costringe a fare i conti con ciò che hanno sempre taciuto. Sembra il classico “friends to lovers”, ma l’esecuzione è sorprendentemente matura. Le prime scene sono quasi uno slice of life spensierato, poi gradualmente emerge la paura di rovinare un’amicizia, quella domanda silenziosa: “E se non fossimo più noi?”.
Kim Seon Ho è calzante e magnetico, non saprei in che altro modo definirlo. Il suo Rae Wan è un uomo paziente, vulnerabile, che guarda Eun Seong come se custodisse un segreto che fatica a rivelare. Quando pronuncia la fatidica frase “Non riesco a togliermi il tuo odore di dosso”, non rappresenta solo un momento clou del drama, ma sancisce anche la definitiva resa di un amore che diventa visceralità. Quanto a Lee Yoo Young, la sua Eun Seong è egoista, impulsiva, a tratti insopportabilmente immatura. Una caratterizzazione che rende difficile tifare per lei (basti pensare a come ritorna, dopo oltre un anno, come se niente fosse). Eppure, forse, è proprio questo il punto: l’amore non è sempre meritato, a volte è solo qualcosa che non sai lasciare andare.

Sul fronte dei difetti, il più evidente è l’abuso dell’alcol come deus ex machina. Le emozioni più importanti nascono sempre da una sbronza, come se la sobrietà fosse tassativamente nemica dell’onestà. Pessimo messaggio.
Il salto temporale finale di un anno, poi, appare come una scorciatoia narrativa: ci viene detto che Eun Seong è cresciuta, ma praticamente non lo si vede. Questo è un po’ lo scotto da pagare per via della breve durata dello short drama. Gli va però riconosciuto che, in sole due ore totali, il drama riesce a costruire un’intimità vera e sincera, dove la chimica tra i due protagonisti si avverte tangibilmente anche nei semplici momenti di silenzio.

In conclusione, un breve drama che è più un focus sul tema dell’esplorazione e comprensione di sentimenti già abitualmente etichettati, che una vera e propria storia in sé. Nel suo piccolo ci sta e fa quello che deve. Per le due ore che richiede, l’investimento è giustificato. Un riempitivo insolito ma piacevole, ottimo intermezzo tra visioni più impegnative.

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Completed
Switched
1 people found this review helpful
by Lynnea
Apr 29, 2026
6 of 6 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 6.5
Acting/Cast 8.0
Music 8.0
Rewatch Value 6.0
This review may contain spoilers

L'incubo di vivere nella pelle sbagliata

"Switched" si presenta come un drama adolescenziale ambientato principalmente tra i banchi di scuola e volto a sviscerare tematiche quali l’emarginazione, la popolarità, il bullismo e il valore dell’aspetto estetico. Il tutto proposto con un taglio thriller-psicologico e in chiave soprannaturale grazie all’espediente narrativo del “body swapt”, ovvero lo scambio di corpo. Tratto dall'omonimo manga di Shiki Kawabata, la vicenda è un concentrato di soli sei episodi che mira ad allontanarsi dalle molte commedie romantiche adolescenziali giapponesi in circolo. Il risultato è un prodotto parzialmente riuscito, ma sicuramente basato su un’idea affascinante.
La premessa è drastica: Ayumi Kohinata, una ragazza popolare e genuinamente dolce, sta per vivere il suo primo appuntamento quando riceve una chiamata inquietante dalla taciturna compagna di classe Zenko Umine. Pochi minuti dopo, Ayumi assiste impotente al suicidio di Zenko, che si lancia dal tetto della scuola. Il colpo di scena arriva quando Ayumi si risveglia in ospedale... nel corpo di Zenko. Lo scambio è avvenuto, e la vera Zenko, ora nel corpo di Ayumi, non ha alcuna intenzione di restituire la vita rubata. È un incipit forte, che mette sul piatto un potenziale importante.
La prima metà della serie l’ho trovata davvero calzante. La regia costruisce un'atmosfera di tensione soffocante, aiutata da una colonna sonora quanto mai azzeccata. Si prova sulla propria pelle l'orrore di Ayumi: nessuno le crede, tutti pensano che la "nuova Zenko" sia impazzita, mentre la "nuova Ayumi" usa il suo fascino e la sua popolarità per manipolare chiunque le stia intorno. La vera forza del drama è mostrare come l'identità sia un fragile costrutto sociale, e come l'apparenza conti più della sostanza. Il personaggio di Zenko Umine, interpretato da una straordinaria Kaya Kiyohara, è un'antagonista agghiacciante proprio perché umana: non è malvagia per natura, ma è stata plasmata da anni di bullismo e solitudine.
I primi tre episodi offrono spunti riflessivi interessanti: è peggio essere esclusi e ignorati, o essere apprezzati per il proprio aspetto ma non per ciò che si è? Un bel dilemma, messo in rilievo dalla situazione delle due figure femminili: da una parte Zenko, emarginata sulla base del suo aspetto fisico, dall’altra Ayumi che – grazie allo switch – scopre che ad interessare sul ragazzo era unicamente il suo aspetto esteriore. C’è poi l’amico storico di Ayumi – segretamente innamorato di lei – l'unico capace di guardare oltre l’apparenza e riconoscere la persona in sé. E così, mentre il corpo cicciottello di Zenko sembra rifiorire grazie alla bellezza della persona che lo occupa, i bei lineamenti del corpo originario di Ayumi sembrano appesantiti dal tormento della figura al suo interno, una Zenko arrabbiata, eternamente invidiosa e insoddisfatta, sempre meno composta e sempre più dedita a rosicchiarsi le unghie dal nervoso. Questo passaggio mi è piaciuto molto, perché ha avuto il coraggio di non rendere la vittima del bullismo una figura buona a prescindere: Zenko ha subito nella sua vita mille angherie, e queste hanno avuto un pesante effetto su di lei, ma così è, e la ragazza di oggi è disposta a tutto per vestire i panni della studentessa più ammirata della classe. Ma se sei diventata “brutta” dentro - al di là delle motivazioni anche ingiuste - questo alla fine emerge, nonostante la bellezza esteriore.
Mi sarei fermata qui, avrei ritagliato un happy ending con il ritorno dei corpi ai proprietari originari e l’avvio di una storia tra Ayumi e l’amico Kaga – interpretato da un giovane attore molto carismatico che in più di un frangente mi ha ricordato incredibilmente l’attore coreano Lee Seung Gi – e avrei dato in pasto ai lupi sia Zenko che Koshiro, il ragazzo di Ayumi. Una chiusura forse prevedibile, ma comunque un buon modo per riproporre un’interessante tematica già vista altrove – mi viene in mente il coreano “True Beauty”, piuttosto che “My ID is Gangnam beauty” – arricchendolo di tinte più cupe e stimolanti.
La seconda metà del drama prende invece tutt’altra direzione. Il focus sembra concentrarsi sul meccanismo dello scambio dei corpi, che si ripeterà più volte fino ad arrivare in ultimo a ripristinare la situazione iniziale. Il tutto mentre si mette in azione un processo di redenzione di massa, volto a salvare tutti quanti: il ragazzo apparentemente superficiale si rivelerà essere sempre stato dalla parte giusta e aver finto per tutto il tempo, con l’obiettivo di trovare una soluzione per riportare Ayumi nel suo corpo. La stessa Zenko troverà una mano tesa e il suo comportamento pessimo – al limite dell’irredimibile - verrà archiviato come la reazione di una povera ragazza bullizzata. L’amico di sempre si farà da parte, restituendo il posto d’onore all’eroe sotto mentite spoglie. Sviluppo forse meno prevedibile, ma che comunque non mi è piaciuto. Una sovrasaturazione di buonismo che va a mio avviso a intaccare parte dell’ottimo lavoro impostato con i primi episodi. Tutti i conflitti si dissolvono in una bolla di sapone, tra chi piange, chi chiede scusa, e un perdono unanime che tutto sistema. Avrei preferito una risoluzione più coraggiosa, capace di andare fino in fondo ai ritratti promessi e promossi fin dall’inizio. Così invece sa solo di facile conclusione, che non fa male a nessuno.
Nonostante tutto è un drama che si lascia guardare, vuoi anche per la durata ridotta. Le interpretazioni sono di alto livello, con le due attrici principali che reggono l'intero peso della narrazione sulle loro spalle. Il personaggio di Kaga è un faro di gentilezza in un mare di oscurità, e quello di Koshiro vuole comunque essere una sorta di enigma, per quanto non ne abbia gradito lo sviluppo. La regia è curata, la fotografia è algida e in sintonia con il tono della storia.
In definitiva, "Switched" è un drama che conquista e delude quasi con la stessa intensità. È una piccola perla… Ma solo a metà, un'opera che non ha il coraggio di essere coerente con sé stessa fino in fondo. Resta comunque una visione apprezzabile.

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Completed
The Silent Wife
1 people found this review helpful
by Lynnea
Feb 8, 2026
24 of 24 episodes seen
Completed 0
Overall 4.0
Story 4.0
Acting/Cast 6.5
Music 5.5
Rewatch Value 4.0
This review may contain spoilers

C'è da stendere solo un - silenzioso - velo pietoso.

Pensieri sparsi legati a questo drama che, a dirla tutta, non avevo preventivato di guardare:
- Il protagonista è interpretato da Tian Xu Ning, attore che difficilmente riesco a slegare dal ruolo di Chi Cheng nella BL “Revenged Love”: doppiatore diverso sebbene la voce sia somigliante, gli occhiali dal taglio che non gli donano e i capelli stile “leccata di mucca” sono invece un’infelice novità.
- La moglie “muta”, un matrimonio non tradizionale… Due elementi che mi hanno fatto subito pensare al drama coreano “When the phone rings”. La somiglianza, però, finisce davvero qui.
- Fin dalle prime scene si intuisce che ci troviamo di fronti a una serie alla quale non si può chiedere chissà cosa: precipitosa e semplicistica, è evidente che punta a mostrare una carrellata di scene ad effetto invece di investire su una storia profonda, coerente e accurata. Uno stile “mordi e fuggi”, pensata per i fruitori con scarsa pazienza (e scarse aspettative).
- Sviluppo banalmente prevedibile e con ampio ricorso all’amnesia: lui non ricorda il loro passato e la tratta malissimo, lei per amor suo e per salvare il padre subisce. L’iter è quello che si può facilmente immaginare, fino al punto in cui le posizioni si invertono: quando lei prende le distanze, lui ricorda il passato e da lì parte a rincorrerla in cerca di perdono. Non mancano scene plateali di accuse, difesa, rivendicazioni. Tutto molto teatrale e poco credibile, come da prassi.
- Recitazione: accettabile (ma non oltre) lui, con l’amnesia che può in parte giustificare una caratterizzazione diametralmente opposta del personaggio con/senza ricordi. Nella prima parte infastidisce parecchio l'atteggiamento aggressivo e prevaricante, comportamento malsano sempre spiacevole da vedere al di là di quelle che siano le ragioni che gli si vogliano attribuire. La FL decisamente antipatica, sia nel ruolo di “vittima” della prima parte sia quando poi prende le distanze e detta legge. Chimica di coppia al pari di una specie in via di estinzione.
- Formato short drama: 24 episodi da un quarto d’ora scarso l’uno. Complessivamente una visione rapida e – quasi - indolore, un po’ come bere un bicchiere d’acqua. Data la breve durata del drama mi sfugge il senso di dover ricorrere al cliché dell’amnesia non una ma ben due volte: non c’era davvero modo costruire un minimo di trama? Ad ogni modo, il finale regala una melensaggine di dichiarazioni plurime degne di un picco glicemico, chiude “in bellezza” – si nota l’ironia? – la carrellata dei bei ricordi.

Ricapitolando: breve drama che inizialmente punta ad aggrapparsi con estrema fatica alla soglia della sufficienza (nello sviluppo della trama, non certo per gli abusi del ML e di altri sulla protagonista) per poi mollare definitivamente la presa e precipita nel vuoto. Se ne comprende – a livello teorico – l’idea alla base, ma tra il pensare e il fare…Passerei oltre.

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Completed
Yesterday Once More
1 people found this review helpful
by Lynnea
Jan 1, 2026
Completed 0
Overall 8.0
Story 8.0
Acting/Cast 9.0
Music 5.5
Rewatch Value 8.0

Una chicca di romance che sfida il destino e ci ricorda l'importanza degli affetti quotidiani

Questo è un film al quale ricorrere quando si è alla ricerca di una piccola coccola. La trama non è niente di nuovo, ma garantisce una comfort-zone di tutto rispetto. Ideale per una piccola pausa all’insegna di quel romanticismo non travolgente o epico, ma che al contrario ci ricorda quanto sia importante non dare per scontato gli affetti, anche e soprattutto nella quotidianità. Lo sviluppo del romance è semplice, le nubi all’orizzonte prevedibili… Un destino che necessita di essere cambiato – e qui il tocco fantasy consente diverse possibilità per farlo – e ricordare ancora una volta cosa è veramente importante. Onestamente non eccelle su nessun fronte, in termini di budget non un grande investimento, regia e scenografia nella media, un po’ deludente quanto a OST, mentre rispetto al cast è stata fatta forse la scelta più importante. I personaggi secondari trovano ben poco spazio e nessun margine di sviluppo, ma nel ruolo dei protagonisti troviamo due attori giovani e di talento – Chen Fei Yu e Zhou Ye – capaci di portare in scena una coppia accattivante, bella da vedere e capace di emozionare, con una buona sintonia e alchimia, sebbene non stellare. Lei più seria che in altri lavori (esempio “Back from the brink”) e lui bravo nel caratterizzare un ragazzo normale e ordinario, molto lontano da altri ruoli interpretati in passato (Lighter&Princess, Evernight, ecc.). Il tempo risicato costringe a sorvolare su molti dettagli – in primis il collegamento tra le candeline della torta e il viaggio nel tempo - che sarebbero risultati di certo più approfonditi se si fosse trattato di un drama invece che di un film. Ma la sua piacevolezza sta anche nella durata contenuta, che consente di apprezzare il romanticismo in piccola dose, senza per forza doversi imbarcare in una sequenza più o meno infinita di episodi.
Personalmente trovo che il film sia stato sottovalutato, non è certo una pietra miliare ma è comunque una commedia romantica piacevole e ben fatta, che ha indubbiamente il suo perché. Una visione ben equilibrata e soddisfacente, capace di far stringere il cuore e poi riscaldarlo in eguale e giusta misura.

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Completed
Trapped in Osaka
1 people found this review helpful
by Lynnea
Dec 22, 2025
4 of 4 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 6.5
Acting/Cast 7.5
Music 6.5
Rewatch Value 6.5
This review may contain spoilers

Short drama BL eccessivamente breve e un po' troppo ambizioso, ben riuscito ma non eccellente

Short drama BL interessante ma non eccellente. Con una durata così breve - è praticamente ridotta all'osso, quattro puntate di una decina di minuti l'una - riuscire a raccontare una storia che porti in sè un significato importante è davvero un'impresa ardua. In questo caso direi che l'obiettivo è riuscito solo in parte, il che comporta comunque un merito perchè come dicevo non è cosa facile.

ASPETTI POSITIVI:
- L'ambientazione: il Giappone sembra una scelta totalmente casuale, ma così non è. Le scene si svolgo quasi interamente al chiuso, nell'appartamento (con l 'eccezione della spiaggia e di quando escono a comprare l'acqua), per cui in teoria un Paese valeva l'altro. Invece la scelta dell'estero permette di sottolineare ulteriormente il senso di solitudine e di abbandono, uno stato di sofferente infelicità che li porterà a convergere l'uno verso l'altro.
- Gli attori protagonisti: poco conosciuti e senza grandi prove alle spalle, ma devo dire molto bravi, soprattutto Qin Jia Lin. Hanno fatto un buon lavoro a livello di espressività e hanno saputo catturare il senso di ogni momento e a trasmetterlo allo spettatore, alternando sguardi ironici, sorrisi divertiti, smorfie di disappunto, atteggiamenti di menefreghismo e provocatori, espressioni di dolore pur mascherato ma sincero.
- Bello il significato dietro alla sequenza delle scene. Un giovane disilluso, senza più ragione di vivere, che incontra uno strozzino che tutto sembra fuorché quello e dall'improbabile confronto, oltre al tempo trascorso insieme - per quanto breve - nasce un tenue raggio di luce che si fa lentamente strada in un mondo che sembrava ormai destinato alle tenebre. Processo comunque difficile, perchè per avere anche solo un bagliore di futuro occorre prima passare attraverso l'accettazione, passaggio tanto doloroso da spingere inizialmente Chen Xi a rifiutarlo e rifuggirlo, crogiolandosi nell'attesa di una morte risolutiva a tutte le sue sofferenze. Solo grazie alla presenza di Hao Yu troverà la forza per affrontare quella fase così dura ma così necessaria, e passare finalmente oltre.

ASPETTI NEGATIVI:
- La durata: esistono short drama ben più lunghi di 40 minuti complessivi. In questo senso si è puntato forse un po' troppo in alto: serve una regia, una sceneggiatura, una scenografia e un cast d'eccellenza per un progetto così ambizioso. Va da sè che se molte scene sono singolarmente ben fatte, nell'insieme qualche intoppo alla fluidità del racconto c'è, ed è anche piuttosto evidente. Tutto troppo precipitoso, in certi momenti al limite del surreale.
- La caratterizzazione di Hao Yu: bene la figura di uno strozzino che tale non è, ma si è un po' calcata la mano e finiti per esagerare, passando da lui che minaccia e urina provocatoriamente nel salotto ma che rivediamo, il giorno successivo, tutto buoni consigli e cuore aperto, con tanto di maglioncino bianco di lana e collanina di perle al collo. Va bene mostrare due spaccati diversi - ciò che sembra e ciò che è - ma tanti accenti non erano davvero necessari a sottolineare ciò che, se fatto bene, sarebbe già stato tranquillamente ovvio.
-Il finale: capisco che la trama non punti a raccontare una storia vera e propria ma a portare in scena un messaggio, ma si scade un po' nel banale e nella faciloneria.

Tirando le somme, per i 40 minuti che richiede è in ogni caso una visione che mi sento di consigliare. Particolare, di cui si comprende il senso, ma al cui risultato manca probabilmente qualcosa.

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Completed
Usokon
1 people found this review helpful
by Lynnea
Dec 7, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 5.5
Story 5.0
Acting/Cast 6.0
Music 6.5
Rewatch Value 4.5

Banale, poco riuscita e non necessaria riproposta di un clichè visto e rivisto

Storiella veloce e senza troppe pretese - che, se fatta bene, può però funzionare - sul classico cliché del finto matrimonio. Purtroppo la trama è palesemente non realistica, troppo forzata e sconclusionata: lei che non capisce ciò che anche un bambino di cinque anni capirebbe, lui che - ma chi ci crede? - non la vede da una vita ma è da sempre innamorato perso di lei. I pochi episodi scorrono rapidamente tra i banali e maldestri tentativi di lui di dichiararsi e l'imprevisto di turno che interrompe la scena, con la protagonista perennemente ignara di tutto.
Debole anche lo sforzo sulla caratterizzazione dei due: lui poco credibile, interpretato da un attore già incontrato in altri drama e difficilmente apprezzato; lei tutta bugie "gentili" che sanno di ridicolo e una frangia appiattita spalmata sugli occhi.
Mi aspettavo sinceramente poco da questo drama, ma comunque qualcosa di complessivamente piacevole... E invece è stato un po' come mandare giù una medicina dal sapore poco gradito.
Non l'ho droppato solo per via della sua scarsa durata. Della stessa tipologia - breve, giapponese e sul tema del matrimonio di convenienza - opterei piuttosto allora per "In-House Marriage Honey", decisamente di un altro livello.

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Completed
The Lion's Secret
1 people found this review helpful
by Lynnea
Nov 25, 2025
33 of 33 episodes seen
Completed 0
Overall 5.0
Story 5.0
Acting/Cast 7.0
Music 7.5
Rewatch Value 4.5

Serie poco riuscita e apparentemente più datata di quanto non sia.

La prima cosa che mi ha colpita di questo drama - purtroppo in negativo - è stata l'impressione che fosse più datato di quello che è. Mi è capitato di vedere serie recenti che si presentano in quanto tali, vecchie serie palesemente obsolete e drama datati ma che sembrano non aver risentito più di tanto del passare del tempo. Questa è forse la prima volta che mi imbatto in una serie di pochi anni or sono ma alla quale - tra fotografia, scenografia, montaggio e quant'altro - avrei dato tranquillamente una manciata di anni in più. E sentire il bisogno di svecchiare una produzione del 2021 vuol dire già partire con il piede sbagliato.
La trama, tuttavia, si prospetta interessante e incentrata su uno dei miei clichè preferiti, quello del matrimonio di convenienza. Che i protagonisti non fossero due giovani usciti l'altro ieri dall'adolescenza era un altro punto a favore.
Oltre al romance trovano spazio le scene di azione, i segreti passati, il desiderio di vendetta, i rapporti di amicizia in pieno stile bromance. Il tutto, però, in modo non troppo ben bilanciato.
Rispetto ai protagonisti, l'attore maschile ha saputo delineare un personaggio caratteristico, che si distingue dalla massa di ML spesso un po' tutti uguale, anche se per altri versi decisamente imperfetto. Ho apprezzato la sua singolare espressività che conferisce alla figura risvolti complessi ma anche tratti un po' sopra le righe e quasi buffi, complessivamente apprezzabili in quanto lo definiscono in modo abbastanza netto e per nulla insipido. Diversa invece la percezione nei confronti della protagonista femminile, che non mi è proprio piaciuta: l'ho trovata insulsa, antipatica, pettinata e truccata in modo discutibile, poco spontanea nella recitazione. La freddezza del suo personaggio risulta molto artificiosa e non riesce a contrastare con l'approccio opposto di lui. Poteva essere una buona coppia, sulla carta, ma nel concreto non la definirei riuscita.
La storia d'amore si sviluppa troppo lentamente, l'attesa e i piccoli - o nulli - passi in avanti alla lunga è estenuante. A livello di sviluppo ho quasi preferito il pairing secondario, e non è cosa normale nella riuscita di un buon drama.
A conti fatti, la prima metà della serie è quella meglio riuscita. Migliorabile, certo, ma tutto sommato funziona. La seconda parte invece è proprio precipitata: il romance si fa bruscamente da parte e prende il sopravvento l'azione, con situazioni misteriose e irrisolte del passato annesse. Al tutto si aggiungono a raffica tutta una serie di nuove tematiche, troppe per essere gestite come si deve. Gli episodi si appesantiscono, perdono i tratti positivi che rendono la prima parte del drama piacevole e, con questo senso di immotivato sovraccarico volgono a conclusione, culminando in un episodio finale che è di una delusione assoluta.
I difetti, complessivamente, superano di molto i pregi, motivo per cui non vedo davvero ragione di consigliarla, nemmeno quale visione leggera e disimpegnata, perchè di fatto è più che altro una storia non riuscita. L'invecchiamento precoce non la farà ricordare come una grave perdita...

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The Princess and the Werewolf
1 people found this review helpful
by Lynnea
Nov 25, 2025
30 of 30 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 5.5
Acting/Cast 7.5
Music 6.5
Rewatch Value 4.0

Un'ambientazione fiabesca per una storia scarna e prolissa che viene presto a noia

"La principessa e il lupo mannaro" è un cDrama fantasy storico per certi versi un po' inusuale, in quanto pur richiamando la classica ambientazione tipica dei drama cinesi del genere wuxia/xianxia sembra voler ispirarsi - almeno parzialmente - alla favola di origine europea "La Bella e la Bestia". Ne deriva quindi una marcata atmosfera fiabesca, tant'è che gli abitanti del Regno delle Belve hanno tratti e caratteristiche che si rifanno a specifici animali. Complessivamente l'idea è quindi un po' particolare, ma di certo non manca di originalità.
Detto questo, la realizzazione della storia nel concreto presenta diversi aspetti che non hanno :
- la protagonista femminile proviene da un regno di una dimensione pseudoparallela sempre con ambientazione storica, eppure si comporta e si atteggia con delle modalità che sarebbero comprensibili solo se avesse fatto un viaggio nel tempo e provenisse dal mondo moderno.
- Costumi, trucco e parrucco discutibili, a volte perché fuori luogo e stridenti con il contesto, in altri casi perché poco credibili e palesemente posticci. In questo senso l'attenzione ai dettagli è stata davvero scarsa, portando a forzature ridicole se non addirittura imbarazzanti, quali ad esempio dover prendere per buono il fatto che la principessa non si renda conto che Kui Mu Lang e Li Xiong sono palesemente la stessa persona.
- il fraintendimento infinito: giusto e ovvio che nella parte iniziale ci si voglia giocare la carta di lei che non riconosce lui, aspetto scontato ma comunque comprensibile. Ciò che invece proprio non ci sta è il trascinarsi della situazione così a lungo, già che dopo i primi cinque o sei episodi il meccanismo viene inevitabilmente a noia.
- l'evoluzione dei personaggi principali è carente, così come lo spessore della vicenda: abbiamo dei protagonisti, abbiamo un contesto, ma lo sviluppo delle singole parti e dell'insieme pare davvero un po' alla deriva.
- ambientazione fantasy/fiabesca fin che si vuole, ma ciò non significa rinunciare necessariamente a un approccio serio/realistico: qui invece sono evidenti le forzature su personaggi e scene, troppo teatrali ed eccessivamente enfatizzate.

Per quanto riguarda il cast, buona ma di certo non eccellente la prova dei due protagonisti (non sono una grande fan di Chen Zhe Yuan, gli riconosco un livello di recitazione medio, curato ma poco espressivo... Trovo gli elogi sperticati nei suoi confronti sempre un po' troppo sovrastimati). L'attrice protagonista bravina, ma non particolarmente convincente, soprattutto nelle scene strappalacrime, dove più che altro imbarazzava un po'. Il romance c'è ma non è nulla di coinvolgente, figuriamoci travolgente. Mi sono però piaciuti alcuni personaggi secondari, in particolar modo Hong Xiu e Liu Jun, impegnati in un pairing secondario di tutto rispetto.

A visione conclusa, oltre alla noia e all'impressione che gli sviluppi scarni dei personaggi e della vicenda abbiano tratteggiato una storia complessivamente confusa e superficiale, rimane davvero poco altro sul piatto. Di sicuro non un rewatch.

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Completed
Blossom
1 people found this review helpful
by Lynnea
Nov 21, 2025
34 of 34 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 6.5
Acting/Cast 7.0
Music 7.0
Rewatch Value 6.0

Una fioritura... Tardiva e stentata

Il vero problema, qui, è che il primo episodio è troppo bello. Si arriva alla fine caricati a mille in quanto aspettative: trama con intrighi non originali ma che sono comunque buone basi per una valida vicenda, due protagonisti interessanti ed esteticamente affascinanti - la chioma argentata di lui che lo mette in netto contrasto con qualsiasi altra figura presente - il tutto racchiuso in una cornice la cui atmosfera, grazie anche ad un sapiente contributo di luci, colori e fotografia, sa a dir poco rapire lo sguardo curioso dello spettatore. L'immediato riavvolgersi del nastro temporale carica l'avvenire di ulteriore mistero: la storia si ripeterà o il destino potrà essere cambiato? E' quindi con grande trepidazione che si affrontano gli episodi successivi.
Ahimè, la storia tra i due protagonisti e la storia d'intrigo/azione che è la vicenda generale tendono a separarsi fin da subito, come ci fosse l'incapacità di portarle avanti contemporaneamente in maniera uniforme e ben amalgamata. Ed ecco quindi che la prima metà del drama punta a mostrare tutti i conflitti, le alleanze, i giochi di potere e le strategie che caratterizzano lo scenario - dove un po' mi sono persa perchè svariati personaggi maschili che rappresentano la generazione più anziana si assomigliano esteticamente un po' tutti - mentre il romance, al pari di una fioritura tardiva, fatica a decollare. In questo senso si percepisce proprio una spiacevole sensazione di indecisione: nelle scene dedicate ai due protagonisti si insinua sempre la speranza di vedere - finalmente - una piccola evoluzione, un piccolo passo in avanti... Che puntualmente delude un po'. L'unica cosa che fiorisce, nella prima metà del drama, è la magnolia in cortile (perchè la sigla iniziale richiami costantemente il glicine e, di conseguenza, le tinte violette, rimarrà per me un mistero). Arrivati a metà serie di colpo ci si ricorda che - caspita! - il romance è fermo ancora ai blocchi di partenza: ecco quindi che la storia vira bruscamente su un cambio di rotta che sposta la vicenda in secondo piano e si focalizza sul pairing principale. Uno squilibrio che si percepisce e che non fa piacere, soprattutto perchè l'attenzione verso la coppia sa quasi di forzato (facciamo ammenda, già che l'abbiamo persa per strada). Se però vado a considerare il tema romantico di per sè, non mi ha comunque fatto impazzire, e qui la responsabilità non è più solo della sceneggiatura ma grava anche sulle spalle degli attori principali: belli, con personaggi dalla caratterizzazione interessante da interpretare... Ma tremendamente lontani, un po' come guardare un bel paesaggio col binocolo. La recitazione è buona, l'espressività molto meno, la sintonia tra i due ulteriormente limitata. Il nostro bel generale, in particolare, risulta troppo ingessato (composto va bene, ingessato no). Capisco - e condivido - il tentativo di preservare l'autorevolezza della figura e bene che non si dia alle grasse risate e - fortunatamente - nemmeno alle frasi melense, ma c'è tutto un vasto mondo nella comunicazione non verbale e para verbale che meritava di essere esplorato, e del quale invece è pervenuto poco o niente. L'attrice femminile se la cava un filo meglio, ma anche lì è evidente la fatica.
Finirlo è quasi d'obbligo, il salto temporale sembra aver aperto un cerchio che - a maggior ragione - ci si sente in dovere di chiudere. A un certo punto volevo solo vedere la parola fine e basta, cosa che è avvenuta con una chiusura abbastanza insipida ma che, viste le premesse, non poteva pretendere di più o risollevare il tenore di una serie abbassatosi già dopo i primi episodi. Spiace perchè tanti elementi ci sono e sono buoni ma, tra chi doveva essere coinvolgente e non lo è stato e chi dietro la macchina da ripresa doveva tirare i giusti fili e ha tirato quelli sbagliati, il risultato è un po' quello che è. Da vedere quando non si è a caccia del drama da aggiungere alla lista dei preferiti.

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Completed
Legend of Awakening
1 people found this review helpful
by Lynnea
Nov 15, 2025
48 of 48 episodes seen
Completed 0
Overall 6.0
Story 5.5
Acting/Cast 8.0
Music 6.0
Rewatch Value 5.0

Le leggenda di un risveglio... Che fa un po' addormentare.

Ultimo drama di Chen Fei Yu che mi mancava da vedere, con tanto di approccio titubante per via delle molte recensioni non particolarmente entusiaste e alle quali - a visione conclusa - non posso che accodarmi.
Classico fantasy dove spopolano le arti marziali e dove giovani discepoli puntano a sviluppare e acquisire gli enormi poteri dati dalle auree, ciascuna delle quali conferisce impressionanti capacità in un campo specifico (forza, manipolazione della mente, percezione del suono, ecc.). I grandi maestri riescono con fatica a padroneggiare fino a cinque auree e che qualcuno nasca con il talento per padroneggiarle tutte e sei è cosa più unica che rara, una figura alla quale viene dato il nome di "risvegliato". Ovviamente il protagonista sarà un risvegliato, un giovane con un passato doloroso alle spalle e le cui origini - sconosciute anche a lui stesso - resteranno avvolte per buona parte del drama nel mistero. L'altro elemento chiave della storia è una setta particolarmente feroce e sanguinaria che punta a distruggere tutti gli altri gruppi annientandoli a uno a uno con efferata violenza.
Lu Ping - il protagonista - viene presentato come un giovane scampato a un passato di torture insieme alla "sorella" minore non consanguinea: i due trovano rifugio in un'altra setta, diventando discepoli di un maestro decisamente bislacco. Lu Ping farà di tutto per spacciarsi per uno scansafatiche e nascondere così i suoi reali poteri, comunque bloccati da un sigillo impostogli da piccolo che - nonostante gli sforzi - non riuscirà a rimuovere. Le dinamiche inizieranno a farsi più complesse e il solitario Lu Ping stringerà amicizia con altri giovani - il primo discepolo della propria setta e un giovane aspirante assassino. Le vicende dell'improbabile quartetto - che conta anche la sorella Su Tang - coinvolgeranno anche il maestro Guo You Dao e una sua vecchia conoscenza, Chu Min, oltre a intrecciarsi con le dinamiche di alcuni personaggi di corte, in particolar modo la giovane e abile Qin Sang e la sua serva, Ling Zi Yan.
L'idea tutto sommato c'è, le capacità per costruirci sopra un drama di quasi cinquanta episodi direi proprio di no. La sceneggiatura è davvero troppo debole, prolissa in molti punti. Manca l'equilibrio tra i vari elementi, manca la capacità di sviluppare le varie tematiche in modo che risultino interessanti e coerenti, avvincenti e stimolanti. Sembra invece di annaspare nelle sabbie mobili - le stesse in cui Mo Lin cerca di far finire Lu Ping in uno dei primi episodi - con la differenza che il drama, al contrario del nostro protagonista - vi rimane invischiato per tutta la durata della serie.
Il fatto di poter padroneggiare una o addirittura più auree entra spesso in conflitto con la coerenza della vicenda: in possesso di tali abilità molte situazioni potrebbero essere risolte in un battibaleno, e svariati problemi od ostacoli non delinearsi in quanto tali. Invece c'è una sorta di dilungarsi continuo, dove la soluzione sembra sempre lì a portata di mano ma verso la quale i personaggi non sembrano voler puntare, limitandosi a girare in tondo. C'è proprio tanta inesperienza (o incompetenza) dietro a questa sceneggiatura, che promuove tra l'altro dei passaggi troppo bruschi tra i momenti più seri e quelli di maggiore leggerezza (non di rado capita che sul finire di un'intensa scena di scontro/combattimento, dove ci sono in gioco non solo le vite dei presenti e ma il futuro di intere popolazioni, ecco che - con il cattivo di turno messo in ginocchio e ormai alle strette - il clima si rassereni di colpo dando spazio a battute e commenti sciocchi vari tra i membri del quartetto. Fuori luogo, fuori momento, poco credibile.
Paradossalmente, nonostante la trama sia per molti versi discutibile, ci sono tanti personaggi che mi hanno colpita positivamente. Il maestro che si spaccia per un pigro ubriacone avido nasconde in realtà un animo saggio, che in realtà si intuisce quasi fin da subito, ma che agli occhi degli altri riesce a mascherare abbastanza bene grazie a un'atteggiamento a dir poco stravagante ed eccentrico, le cui modalità mi hanno ricordato molto il Jack Sparrow di Johnny Depp nella saga dei Pirati dei Caraibi. Sono quelle figure complesse capaci di dare tono e ritmo a una storia altrimenti fiacca e piatta. Sulla stessa scia anche Mo Lin, che al contrario nasconde ben poca saggezza ma che con il suo atteggiamento inusuale e sopra le righe aggiunge simpatica freschezza a molte scene. Su Tang, la sorella putativa di Lu Ping, è un'altra figura che riesce a trovare una sua precisa dimensione e caratterizzazione. Interessante anche il fratello del maestro, che entra in scena più avanti, così come Chu Min, personaggio la cui storia pregressa viene svelata man mano.
Bene anche la protagonista, ma non oltre: non so se per livello di recitazione o limiti legati alla caratterizzazione del personaggio, la sua figura non mi è sembrata sfruttata al meglio. Rispetto al pairing principale il personaggio meglio riuscito è sicuramente Lu Ping, del resto figura predominante e centrale della vicenda generale. Per Chen Fei Yu ci troviamo a due anni dalla sua prova in "Evernight" e, contemporaneamente, due anni prima del suo successo in "Lighter & Princess". La prova in questo drama ricorda molto la precedente, ancora parzialmente acerba, oltre al fatto che il ruolo richiama molto quello di Evernight (anche lì un fantasy storico, anche lì giovane solitario inizialmente solo contro il mondo ad eccezione di una sorellina non consanguinea, e che nel corso della vicenda acquisirà non solo potere ma intreccerà anche relazioni di amicizia/fratellanza. Si ricala quindi in un ruolo già testato, portando a casa un buon risultato.
Proprio il tema dell'amicizia/fratellanza è tra i tratti che più ho apprezzato di questa serie: tra Lu Ping, Mo Lin e Xi Fan parlerei quasi di bromance. Un legame che nasce da zero, lentamente, sostituendosi all'iniziale diffidenza e diventano via via un supporto reciproco fondamentale, anche dal punto di vista affettivo.

Se sul fronte di buoni abbiamo figure valide e interessanti, magari non sempre integerrime, capaci di sbagliare ma poi anche di fare ammenda, la schiera dei cattivi lascia un po' a desiderare. Si sente la mancanza di quel cattivo veramente cattivo, che è tale punto e basta senza mille giustificazioni sul perchè sia diventato quello che è.

Rispetto all'arco narrativo, se i primi trenta episodi sembrano già un po' troppi e allungati, gli ultimi dieci o quindici mettono duramente alla prova la forza di volontà dello spettatore, nonostante il romance - se così possiamo chiamarlo - riesca a ritagliarsi qualche scena dedicata. Proprio sul fronte della love story, c'è da dire che si è volato molto basso. Pochi baci - molto statici - e una parsimonia in generale di momenti romantici. Non c'è quella love story che fa battere il cuore e che ti viene voglia di andare a riguardare, in poche parole.

INIZIO SPOILER!!!
Arrivati con estrema fatica - ed estrema lentezza e noia - agli ultimi episodi, ecco l'ennesima delusione: delle tre coppie - la principale e due secondarie - una non è destinata al lieto fine. Spiacevolezza vuole che sia proprio il pairing principale, con una dipartita di lei che avviene nel penultimo episodio. Un addio non previsto, non strettamente necessario e gestito in modo piuttosto sbrigativo. Tanto per mettere la ciliegina sulla torta delle pecche, insomma.
FINE SPOILER!!!

Detto questo... Lo consiglierei? Probabilmente no. Facile che risulti una mezza delusione anche per i fan dei fantasy xianxia/wuxia, dei fan dei cDrama in generale, dei fan di Chen Fei Yu, dei fan di tutte e tre le cose messe insieme. Sufficienza strappata giusto per alcuni spunti validi e una buona caratterizzazione dei personaggi.

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Completed
Ever Night
1 people found this review helpful
by Lynnea
Nov 6, 2025
60 of 60 episodes seen
Completed 0
Overall 8.5
Story 8.5
Acting/Cast 8.5
Music 8.5
Rewatch Value 8.0
This review may contain spoilers

Fantasy epico inusuale e interessante... Ma anche impegnativo e imperfetto.

Drama inusuale, un fantasy epico ambientato in un mondo antico tra coltivazione, profezie e arti marziali, che affascina per certi versi ma che lascia abbastanza perplessi per altri.
Il ritmo risente certamente dell’estrema durata – 60 episodi a mio avviso sono davvero troppi, anche per la serie migliore del mondo, che non è sicuramente questa – per cui si alternano parti più interessanti e altre che risultano quasi superflue, dove la noia è inevitabilmente in agguato.
Le scene di combattimento sono davvero accattivanti e di grande effetto, soprattutto nella prima parte e nel finale. Scenografia e CGI molto curate, da questo punto di vista è stato fatto sicuramente un buon lavoro. Una menzione d’onore alla fotografia, davvero spettacolare.
La trama non è originalissima ma sufficientemente articolata e interessante, sebbene non manchino delle falle in termini di nessi logici. Ad arricchire le vicende ci sono scontri tra sette potenti, abili guerrieri, coltivatori, e profezie sinistre che presagiscono un futuro di buio e di totale caos. I personaggi sono davvero molti, ho apprezzato in particolar modo i “fratelli/sorelle” dell'accadeia, ma trovato abbastanza sotto tono i cattivi, tratteggiati in modo sbiadito e per nulla soddisfacente .
Passando ai protagonisti, Ning Que è un antieroe credibile, caratterizzato da una serie di difetti che lo rendono molto più realistico del classico protagonista da manuale, forte, bello, valoroso e senza alcuna sbavatura.
Lui no, lui è un sopravvissuto, con tutto il carico che un passato come il suo comporta. I suoi valori e i suoi metodi sono quelli di chi ha dovuto lottare costantemente per non soccombere. Scaltro e spavaldo, a tratti manipolatore, decisamente sfacciato, poco avvezzo al tatto, tenace e feroce – soprattutto se si pensa ai primi episodi - e diffidente nei confronti di tutti fatta eccezione di Sang Sang.
Sang Sang è una giovane ragazza abituata a rimboccarsi le maniche, cresciuta praticamente in simbiosi con il suo “Shao-Ye”: il loro è un prendersi cura a vicenda, ciascuno dei due mettendo a frutto le proprie capacità. In Sang Sang è evidente un affidarsi completamente a Ning Que, con una fiducia cieca.
E’ un pairing piuttosto particolare e di difficile definizione: il legame stretto che condividono fin dall’infanzia, un rapporto esclusivo che li ha visti affrontare fianco a fianco tutto il percorso di crescita e tutte le difficoltà incontrate nella vita viene affrontato da diverse angolazioni nel corso del drama. Andando oltre la scontata apparenza del rapporto serva-padrone, si evince un legame molto più profondo. Salvata quando era ancora in fasce da Ning Que quand'egli stesso era solo un bambino, viene di fatto cresciuta da lui al pari di una figlia di cui, nonostante la giovanissima età, si fa praticamente carico. Col passare degli anni il supporto diventa via via reciproco, il vivere assieme e la confidenza che caratterizza il loro rapporto ricorda molto il legame tra due amici o fratelli pur non essendo di fatto nè l'uno nè l'altro, con lui che lotta per la sopravvivenza di entrambi e lei che si prende cura di lui e gestisce le finanze. Solo ben dopo la metà della serie si affronterà il loro rapporto in termini di coppia, aspetto che non verrà mai promosso da un vero e proprio sentimento passionale o romantico ma più determinato da un profondo e platonico senso di appartenenza reciproca. Anche la semplice ma volutamente palese differenza di statura sembra entrare in contrasto con l’idea dei due come coppia.
Non c’è quindi il classico romance che caratterizza molti drama di questo genere e questo può essere al contempo una delusione e un valore aggiunto. Ning Que manifesterà inoltre un interesse anche nei confronti di altre figure femminili, prime fra tutte la Maniaca dei Libri. L’infatuazione nei suoi confronti lo porrà di fronte ad un arduo dilemma, e se da una parte promuoverà in lui la consapevolezza dell’appartenenza profonda e indissolubile che da sempre lo lega a Sang Sang – e che sempre lo legherà – già che il pensiero di separarsi da lei non era mai stato preso nemmeno in considerazione e quando si presenta la possibilità che accada scopre di non poterlo sopportare, dall’altra la decisione di scegliere in modo definitivo Sang Sang non è propriamente un momento di gioia, ma piuttosto una decisione dolceamara, che comporta anche il rimpianto di dover lasciar andare una donna – la Maniaca dei Libri – che gli piace indubbiamente molto. E' affascinato e intrigato da una, ma legato in modo profondo all'altra: a una può rinunciare - pur con rammarico - all'altra no. Per chi ama le storie d’amore non è certo un risvolto che si riesce ad apprezzare più di tanto, per quanto sia per assurdo forse più realistico delle innumerevoli love story dove il lui di turno ha occhi solo per lei (e viceversa) in un mondo perennemente tinteggiato di rosa.
In questo senso sono stata molto combattuta: per certi versi ho apprezzato l’originalità della situazione e il suo essere appunto molto realistica, ma a conti fatti le emozioni e le storie che si cercano in un drama spesso hanno lo scopo di permettere un momentaneo distacco dalla realtà e qualche sogno ad occhi aperti, quindi in questo senso è stato piuttosto deludente.
Una nota che può apparire un po' stonata è l’atteggiamento spesso rude di Ning Que nei confronti di Sang Sang, che, per quanto celi in realtà un profondo affetto, sembra davvero un po’ bistrattarla. Solo con un successivo rewatch ho colto delle sfumature che hanno attutito un po' questo effetto.

Parlando del cast, buona la prova recitativa, ma non eccellente. Non conoscevo Ireine Song, l’ho trovata brava anche se forse non ha saputo sfruttare completamente il potenziale legato al suo personaggio. A vestire i panni di Niang Que un giovanissimo Chen Fei Yu, attualmente uno dei miei attori cinesi preferiti e sulle cui orme sono giunta a questo titolo. Esteticamente ancora segnato dalle fattezze tipiche adolescenziali, i cui lineamenti sono diventati poi negli anni più sottili ed eleganti, si contraddistingue per una recitazione interessante ma ancora molto acerba e imperfetta. Un talento all’epoca ancora da raffinare, con una buona base espressiva dove manca però in termini di esperienza e di controllo, soprattutto per quanto riguarda la mimica facciale, ben lontana dall’eleganza che – al di là dei ruoli interpretati – ha acquisito col tempo e dato prova negli ultimi drama. Resta comunque una valutazione positiva se si considera che è il suo primo ruolo da protagonista di un drama della durata importante e che all’epoca era appena diciottenne. In generale, il resto del cast - decisamente numeroso - vanta delle prove di tutto rispetto.

Il finale cala il sipario dopo un passaggio forte e su una scena particolarmente intensa, che rimanda il prosieguo alla seconda stagione, alla quale ho buttato giusto un’occhiata veloce: la sostituzione dell’attore protagonista e un’altra sfilza interminabile di episodi hanno avuto effetto deterrente.

Complessivamente lo vedo come un progetto corposo e ambizioso, riuscito per la maggior parte, che regala una valida e un po’ atipica saga eroica, dei bei personaggi e una buona e apprezzabile recitazione. A distanza di tempo l'ho anche rivisto e, avendo nel frattempo qualche termine di paragone in più rispetto a drama dello stesso genere, lo metterei senza dubbio nell'elenco dei titoli consigliati.

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Completed
Youthful Glory
1 people found this review helpful
by Lynnea
Oct 4, 2025
30 of 30 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 5.5
Acting/Cast 7.5
Music 7.0
Rewatch Value 5.0

Niente di nuovo, facile l'effetto "noia"...

Drama non più che modesto, che manca dei contenuti necessari a mantenere alto l'interesse. Nonostante le molte tematiche già viste e riviste innumerevoli volte, la storia poteva celare comunque buon potenziale. Nel concreto, invece, complice una sceneggiatura davvero scarna e limitata, sono venuti a mancare quegli spunti originali e necessari a dare un'identità alla serie e che avrebbero consentito di apprezzare una storia - seppur nella tipologia già vista - per la durata di oltre trenta episodi.
Per i temi trattati e l'approccio - in termini di spessore - degli stessi la metà degli episodi previsti sarebbe bastata (e avanzata).
La vicenda incappa più e più volte in fasi di stallo, con scene spesso banali e non necessarie. Questa cosa penalizza la serie fin dall'inizio: il ritmo è lento o comunque l'impressione è quella di una narrazione dispersiva. Durante i primi episodi ricordo di aver pensato più di una volta: "A che episodio siamo? Solo al secondo/terzo?". L'idea alla base del drama era abbastanza chiara ma sembrava proprio non voler decollare, e l'impressione è stata quella di un trascinarsi, di episodio in episodio, con poche scene salienti inframmezzate da personaggi e momenti utilizzati come mero riempitivo.
Interessante l'attore protagonista - già conosciuto e apprezzato in "Go Ahead" - che ben ha saputo calarsi nel ruolo del coraggioso e abile principe. Questo, almeno, nella prima parte del drama: dopo la metà c'è stato un vero e proprio stravolgimento del personaggio, errore che ho visto ripetersi un'infinità di volte nelle serie in cui il protagonista inizialmente dedito solo ai propri doveri sviluppa nel corso della storia un forte sentimento che si conferma poi essere un grande amore. Non ho mai capito il perchè di questo stravolgimento, che spesso sconfina - pesantemente - nell'OOC, dove del personaggio iniziale rimane giusto il volto.
L'attrice principale non mi ha fatta impazzire, la sua interpretazione del personaggi femminile - che poteva rivelarsi davvero interessante e singolare - è stata penalizzata da un'espressività ridotta.
I personaggi secondari incapaci di attecchire, orbitano sparsi in vicende anch'esse insipide. Belle - seppur ogni tanto un tantino esagerate - le scene di combattimento, mentre sul fronte del romance non ho trovato chissà quale chimica di coppia ma, al contrario, si sono davvero sprecate scene di inutili e sciocchi fraintendimenti, spesso poco credibili se riferiti al contesto.
Direi che la relazione che più mi ha emozionata è stata quella tra Ming Tan e il padre.
Passando alla colonna sonora, nulla di sconvolgente, a parte un brano la cui voce che mi ricordava inspiegabilmente una delle OST di "Suspicious Partner" (giusto una somiglianza, già che si tratta di un drama coreano e non cinese).

Tirando le somme, un C-drama storico decente ma non particolarmente degno di nota, facile promotore di un'effetto noia capace di far "skippare" intere scene a piedi pari. Poco interessante, poco coinvolgente, valido solo per un tiepido ripasso del solito "già visto".

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Completed
Twelve Letters
1 people found this review helpful
by Lynnea
Sep 15, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 9.0
Story 9.5
Acting/Cast 9.0
Music 8.5
Rewatch Value 7.5

Vite sfortunate, resilienza e la possibilità di riscrivere la propria storia.

Con i suoi 12 episodi da tre quarti d’ora l’uno, “Twelve letters” porta in scena una storia di notevole spessore, capace di cogliere l’essenza della vita vera, non quella edulcorata dei sogni ad occhi aperti, dove una grande storia d’amore può annientare qualsiasi ostacolo. Twelve letters è un inno alla resilienza, all’amore nel senso più ampio del termine, che non spazza via le difficoltà della vita ma che però non smette nemmeno di resistere, pur nel dolore e nella sofferenza, e lotta per andare avanti, sempre e comunque.
Un drama serio, dove la spensieratezza non può essere che di passaggio, comparsa fugace di brevi momenti destinati ad essere un’eccezione in un quotidiano che appare spesso senza speranza.
Davvero tante le vite difficili narrate, dove talvolta sembra non esserci nemmeno un piccolo barlume di speranza all’orizzonte. I trascorsi dei due protagonisti sono tragici e strazianti, il loro vissuto attuale anche, le prospettive future pressoché inesistenti. Accanto a loro, altre vite spezzate, quelle di molti personaggi secondari a loro legati. Rispetto a molti altri drama che raccontano di vite difficili ma che sono più di nome che di fatto, in questa serie la violenza quotidiana la sofferenza esasperante ed esasperata emergono nitidamente. Chi venuto al mondo in situazioni difficili, chi incapace di risollevarsi, chi rassegnato a un destino che sembra già scritto.
E’ in questo scenario tutt’altro che idilliaco che si incontrano i protagonisti. Più che un incontro – il loro - è uno scontro iniziale che evolve poi in una graduale conoscenza e quindi in un supporto reciproco che sarà anche espressione concreta di un profondo sentimento. L’elemento fantasy delle lettere che arrivano da un futuro distante diverse decadi funge da catalizzatore di una serie di eventi a cascata che andranno a stravolgere la linearità della vicenda, offrendo inaspettate opportunità e nuove difficoltà e, di fatto, permettendo di riscrivere la storia. Ogni lettera determina una sorta di rivalutazione di quanto è già noto e nuove supposizioni su ciò che deve ancora avvenire. Nel presente, due personaggi altrettanto fondamentali ricostruiscono a piccoli pezzi la vita – passata e sconosciuta – dei loro cari. Qualche piccola incoerenza legata ai salti temporali emerge, cosa che però è abbastanza frequente quando si intrecciano fittamente eventi di epoche diverse… Qualcosa sfugge sempre. Giusto farlo presente, ma non ne farei un dramma. Complessivamente, la sostanza della serie non cambia.
Mi ha colpita la totale e voluta mancanza di romanticismo nella coppia protagonista: non un bacio, non un abbraccio, nessun camminare mano nella mano. Scelta davvero inusuale, ma carica di significato. A un certo punto della storia è chiaro che i due sono diventati a tutti gli effetti una coppia, ma non è l’“innamoramento” che questo drama vuole mostrare. L’amore, qui, è inteso nella sua accezione più vasta, che non si limita a quello tra un uomo e una donna, ma anche ad esempio a quello tra genitori e figli, consanguinei o meno. Il tema del sacrificio si ripropone in due importanti occasioni quale scelta consapevole per dare ad altri l’opportunità di una meritata vita migliore.
I sentimenti negativi, in Twelve letters, sono anch’essi altrettanti forti: c’è una crudeltà che viene perpetrata ciclicamente – a volte sembra quasi all’infinito – senza mai un’ombra di rimorso a farla vacillare. Coesistere passivamente, fuggire, tagliare i ponti…sono tutte opzioni che vengono vagliate di fronte alla disumanità di un padre che davvero non può essere definito tale. Le scelte che possono sembrare risolutive, si dimostrano fallimentari nel futuro, e questo rimette nuovamente tutto in gioco, andando a riscrivere, ancora una volta, la storia del passato.


Emotivamente parlando, il drama è davvero molto coinvolgente. Le lacrime sfuggono al controllo, ci si ritrova a immedesimarsi nei personaggi con estrema facilità. Questo grazie anche alla recitazione, davvero ottima. Wang Ying Lu, attrice da me da poco scoperta e apprezzata per un altro ruolo decisamente più allegro, qui dimostra di saper gestire un personaggio estremamente drammatico in modo credibile ed equilibrato, senza sbavature. Zhou Yi Ran interpreta un protagonista maschile con una caratterizzazione che gli è affine e che ha tratti comuni ad altri personaggi da lui interpretati in drama passati, sebbene qui mostri una profondità maggiore, credo una vera e propria maturazione positiva di questo giovane e promettente attore.
Prove altrettanto valide sono quelle degli attori che rivestono alcuni ruoli secondari: Shen Cheng, Tan Xin, Li Cha Dong, tanto per citarne alcuni.

SPOILER!!!
Qualche perplessità sul finale: nell’ultima scena ambientata nel futuro si vede un uomo di spalle seduto al tavolino che assomiglia incredibilmente a Shen Cheng. Mi sta bene lasciare intendere che potrebbe effettivamente essere lui, ma allora andava ritoccata la sua affermazione rispetto alla propria età, dove un mero calcolo matematico fa capire che non può essere figlio biologico di Hai Tang e Yi Xun. In alternativa, si sarebbe dovuto omettere il dato anagrafico e allora sì, il dubbio che Hai Tang si fosse sposata mentre già aspettava un bambino da Yi Xun sarebbe stato coerente col fatto che, nel futuro, anche cambiato il corso del destino, Shen Cheng ci sarebbe comunque stato.
FINE SPOILER!!!

Difficile il rewatch: questo è un drama di alto livello che però, per come pensato e impostato, poco si presta ad essere rivisto, non tanto perchè ormai consapevoli di come andrà a finire ma perchè tale consapevolezza non permette di percepire tutto lo svolgersi della vicenda con il giusto approccio, vincolato a una comprensione graduale degli elementi man mano inseriti.

Concludo consigliandone sicuramente la visione: un drama a grande impatto emotivo, capace di far soffrire ma anche di portare speranza. Equilibrato, ben fatto, ben recitato e qualitativamente davvero meritevole.


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