Un kdrama che rappresenta la classica commedia datata ma ancora piacevole da guardare
Con la premessa di chiudere un occhio su montaggio e riprese (luci comprese), abbigliamento e taglio di capelli del protagonista (semplicemente atroci)... L'altro occhio si abitua sorprendentemente alla svelta e questo kdrama dal taglio classico e datato - risale a una ventina di anni fa - riesce a trasformarsi in una visione inaspettatamente piacevole.Trama non originale, molti i clichè forse all'epoca non ancora così tanto abusati: si va dal matrimonio contrattuale, al rapporto che da odio si trasforma in amore, andando a sostituire l'iniziale infatuazione per il personaggio secondario di turno, con fraintendimenti e gelosie annesse.
Buona la recitazione dei protagonisti, con una giovanissima Song Hye Kyo che in un primo momento non avevo quasi riconosciuto. Per essere una commedia romatnica i baci scarseggiano, ma molte scene riescono comunque a trasmettere un sano romanticismo, grazie anche alla sintonia tra i due, che emerge soprattutto nei loro battibecchi e nelle reciproche prese in giro. Rispetto ai personaggi secondari, buona la prova della rivale, Hye Won: risulta antipatica e insopportabile per tutta la serie, quindi si può dire che abbia impersonato in modo più che valido il personaggio, che tale doveva risultare. Meno apprezzata la coppia di amici di Ji Eun. Neutri invece i familiari e l'amico di Yeong Jae.
La storia, dicevo, non è certo un sorprendente susseguirsi di colpi di scena, tuttavia i molti momenti di screzio tra i due sono divertenti, in alcuni casi addirittura buffi.
La pecca principale è non aver lavorato abbastanza sull'evoluzione del rapporto tra i due: ciascun protagonista, col passare del tempo, comincia a provare dei sentimenti ai quali inizialmente non riesce a dare un nome, salvo poi comprendere che si tratta di amore. C'è una crescita, sì, ma è solo individuale, mentre invece dovrebbe riflettersi, almeno in parte, nella dinamica di coppia, che al contrario resta più o meno statica per tutto il drama: continuano a litigare, anche quando la situazione in cui si trovano e i sentimenti che hanno ormai compreso suggerirebbero una reazione differente, di fatto meno cieca.
Questo fa risultare un po' più pesante, ma forse il termine più corretto sarebbe "noiosa", la seconda parte della serie, dove la storia - nel suo ritmo comunque mai vertiginoso - prosegue sì linearmente ma la coppia sembra, nelle modalità di interazione, ferma ancora al punto di partenza.
Concludendo, una serie complessivamente piacevole, con tutto il bagaglio di pregi e difetti che si possono mettere in conto in una commedia spensierata, non originale, anche ormai datata, ma che sa comunque offrire molti momenti emozionanti.
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Una serie gradevole quanto una bella e tranquilla giornata di sole
"Grazioso" è il primo aggettivo che mi viene da associare a questo drama. "Sano", il secondo.Una serie che infonde positività e che segue l'evoluzione del rapporto tra i due protagonisti, dal momento del primo incontro durante il liceo e negli anni successivi, fino - anche se in minor parte - all'età adulta.
Molto bella la caratterizzazione dei personaggi principali: Zai Zai è un concentrato di allegria - in alcuni casi addirittura eccessiva - che s'innamora di Rang Rang al primo sguardo: da quel momento in poi lo corteggerà in modo serrato e incessante. Ed è proprio l'amore, la fiducia e la stima incondizionata che Zai Zai ripone in lui ad aiutare il ragazzo a trasformarsi dall'adolescente introverso e insicuro, con inaspettati problemi di autostima, nel giovane uomo sicuro di sè e delle proprie capacità. Mi piace particolarmente l'attore che interpreta Rang Rang - già conosciuto in uno dei primi C-drama che avevo visto, "You are desire" - e che nei primissimi episodi, nel suo essere poco loquace e conciso, calmo e apparentemente distaccato, mi ha ricordato molto uno dei miei personaggi maschili preferiti, Li Xun di "Lighter & Princess" (sebbene lì non ci fossero problemi di autostima, anzi, una grande consapevolezza di essere un vero genio unita a una fragilità relazionale e un'indole totalmente asociale). Molto carina anche la coppia secondaria, caratterizzata con attenzione nonostante non siano il pairing principale.
Una cosa che ho gradito davvero poco è la presenza di alcune delle scene di fatto finali nella sigla di apertura: capire già dal primo episodio dove si andrà a parare... fosse anche un finale apprezzato, il saperlo con certezza fin dall'inizio rovina un po' l'approccio all'intera visione.
Se da una parte sono stata contenta di non trovare i soliti triangoli amorosi piuttosto che i classici - spesso sciocchi - fraintendimenti, dall'altra è però mancato qualcosa, l'elemento in grado di dare un po' di ritmo alla storia, oltre a un pizzico di verve. Ripeto, la storia è bella e piacevole, al pari di una rilassante gita in barca sotto un sole splendente e un cielo sereno. Ma l'aggiunta di qualche piccolo scoglio qua e là o qualche onda a turbare un mare altrimenti placido e tranquillo - forse troppo placido e troppo tranquillo - non sarebbe stata una pessima idea. Un bel drama, ma che non può definirsi certo travolgente.
Diciamo che l'obiettivo iniziale non era dei più alti ed impegnativi, ma che è stato indubbiamente raggiunto in modo eccellente.
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Breve commedia con una love story molto incentrata sul tema della differenza d'età
Breve drama giapponese che segue la nascita e la tortuosa evoluzione della storia d’amore tra i due protagonisti, separati da un discreto divario d’età (lui è una decina di anni più giovane di lei). Solitamente non amo particolarmente i pairing che vedono una donna matura – in termini anagrafici – accanto a un uomo molto più giovane, anzi, la maggior parte delle volte è un topic che evito proprio, soprattutto se ci si aggiungono elementi quali relazione insegnante-studente e via dicendo.Vuoi che la trama un po’ mi incuriosiva, vuoi che la durata non si prospettava comunque infinita, ho deciso di dare a questa serie una chance: non posso dire di averla trovata brutta, ma vero è che tutto sembra davvero ruotare attorno alla differenza di età tra i due.
Da una parte abbiamo Yukino, donna che inizia ad avvertire il peso delle lancette dell’orologio biologico ma che al contempo sembra essersi già arresa a una placida vita in solitudine, fatta di abbigliamento comodo, tempo libero per sé stessa (tanto, troppo!), e un quieto vivere un po’ vuoto ma ormai familiare.
Dall’altra abbiamo Mizuki: giovane, non particolarmente interessato a compiacere gli altri, sebbene educato e rispettoso.
L’essere entrambi impiegati nella stessa azienda e la necessità per Yukino di presentarsi a un ricevimento con un fidanzato al seguito, li pone nella condizione di avviare una finta relazione che, in breve tempo, comincerà a coinvolgerli per davvero.
Molteplici sono le scene e i tentativi di evidenziare l’insicurezza di Yukino, come a dimostrazione che l’età anagrafica non descrive automaticamente una persona, tant’è che al contrario di Mizuki viene messa in risalto la maturità a pazienza di molti suoi atteggiamenti verso Yukino (fatta eccezione per una sana gelosia, ma quella non ha età).
Aspetti tutti un po’ prevedibili ma che, tra i mille tentennamenti di lei e i tentativi di avance di lui, portano la coppia a un punto di arrivo. Per arrivare a ciò occorre sorbirsi la manfrina della differenza di età (soprattutto da parte di Yukino) uno svariato e indicibile numero di volte, cosa che rende noiosa e ripetitiva la storia.
A un certo punto al divario anagrafico si affianca anche il tema del matrimonio, pensiero che per lei ha una certa importanza e non nell’ottica di un futuro troppo lontano, mentre per Mizuki rappresenta qualcosa senza valore, non tanto perché ancora molto giovane ma perché incondizionato dal suo vissuto lo (i molteplici divorzi del padre lo hanno fatto sperimentare tre diverse figure materne).
Riassumendo, età e questione del matrimonio sono i due grandi ostacoli che la storia di questo drama deve affrontare e superare. Non ci sono altre montagne da scalare, insomma.
Rispetto alla recitazione, direi buona ma non mi sbilancerei oltre. La chimica tra i due latita un po’.
Nient’altro di meritevole da menzionare, colonna sonora compresa.
Tornando indietro, probabilmente non lo rivedrei.
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Topic del sosia un po' in stile soap opera, dove la schiera dei cattivi convince di più
Drama che gioca la carta dell'identità nascosta sfruttando il topic del sosia per quanto riguarda la protagonista femminile. Mi ha ricordato molto il drama "Bride of the century" - anche lì la protagonista ha una sosia e la trama ruota attorno alla sua identità - oltre al fatto che sono entrambe due serie che hanno ormai una decina d'anni, lo stampo è quello dell'epoca e si vede.Mi è piaciuto ritrovare un giovanissimo Ju Ji Hoon - recentemente salito alla ribalta grazie alla ben riuscita serie "The trauma code" - anche se in questo drama la caratterizzazione del suo personaggio non è stata propriamente eccellente. Altrettanto buona, ma altrettanto non eccellente, quella dell'attrice protagonista. Questa è una serie nella quale, insolitamente, sono rimasta più affascinata dai cattivi di turno: la sorella del protagonista e, soprattutto, il marito di lei. Proprio il personaggio di Min Seok Hoon - interpretato da un bravissimo Yeon Jung Hoon - è risultato essere il più complesso e credibile, di spessore nonostante l'operato da condannare.
Complessivamente la definirei una serie piacevole, non particolarmente incalzante - gli intrighi ci sono, per certi versi tirati anche troppo per le lunghe, ma manca un po' il ritmo - e in grado di emozionare in modo un po' intermittente: non una serie da batticuore che ti tiene incollata allo schermo dal primo all'ultimo episodio, insomma. Forse, troppo spesso, scivola in momenti di ristagno ridonante permeati da un approccio stile soap opera.
Va bene vederla... Ma anche non vederla non è un dramma.
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Una serie dal buon potenziale ma inutilmente appesantita nel concreto
La valutazione è un sei politico, più per le buone intenzioni che per la riuscita effettiva.Salvo rare occasioni, i drama storici tendono sempre un po' ad annoiarmi, e ancor di meno gradisco i fantasy, per cui le aspettative in partenza non erano altissime.
L'idea di base era però interessante, mi è piaciuto in particolare il discorso sulla vista, che si "alterna" tra i protagonisti, la cui caratterizzazione è peraltro molto piacevole.
A rovinare nel concreto la serie è un senso di opprimente pesantezza, dovuto alla scelta di rendere la storia più contorta del dovuto. Se c'è un episodio praticamente dedicato a fare le presentazioni e il punto della situazione, allora qualcosa non quadra. Una bella serie non ha bisogno del libretto d'istruzione, insomma. Le spiegazioni - solo quelle necessarie - dovrebbero inserirsi con naturalezza al momento più opportuno, senza dare l'impressione di una lezione su come capire la storia. Storia che resta comunque densa di scene evitabili, che fanno dell'aspetto fantasy una sorta di macigno piuttosto che di un elemento originale caratterizzante la trama. Il rischio noia è praticamente dietro l'angolo: ho iniziato una visione attenta, ma a metà mi sono ritrovata a saltare alcuni passaggi a piedi pari, unico compromesso possibile per poter arrivare in fondo alla serie.
C'è del buono, c'è del potenziale (nell'idea e nelle risorse), ma per ottenere un degno risultato andava ampiamente sfoltita e snellita (che non vuol dire automaticamente renderla banale o povera di contenuti, sia chiaro).
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A...come Allucinante, Assurdo e Agghiacciante
Davvero, sono basita. Il livello di esasperazione era tale che non sono nemmeno riuscita ad abbandonare la serie, avevo quasi la necessità di vedere con i miei occhi, fino alla fine, il delirio di un drama che è a dir poco assurdo.Dovessimo riassumere la traccia in poche parole, direi che lui - da sempre innamorato di lei - la costringe a un matrimonio che lei non vorrebbe ma al quale, per una serie di motivi, non può sottrarsi e inizia così l'improbabile convivenza - segreta, perchè quasi nessuno sa che sono marito e moglie - dei due giovani coniugi.
Ora, questa descrizione calza a pennello anche con altre serie, ad esempio la recente e popolare "When the phone rings", tanto per citarne una.
Nel concreto, però, parliamo di due pianeti diversi (anzi, galassie diverse, data l'infinita distanza).
Tornando a 101 Marriages - già sul titolo ci sarebbe molto da ridire - ogni azione e reazione, le cui conseguenze hanno determinato il concatenarsi degli eventi che costituiscono il drama, sono davvero in contrapposizione con qualsiasi minima forma di sano buonsenso. A livello di recitazione, lei quanto meno nella prima parte è talmente poco espressiva e sulle sue da non fare quanto meno alcun danno. Lui è imbarazzante, sembra quasi bipolare, alterna momenti di ridicola gelosia - nei quali da prova di comportamenti anche malsani - a scene in cui si atteggia a uomo tutto d'un pezzo, per poi virare nuovamente in siparietti inverosimili, con occhi a cuoricino e sorrisi beati (in realtà, mi sono sembrati solo inquietanti). Occorre davvero una buona dose di crudeltà per imporre a un attore un copione del genere. E' tutto poco credibile, al limite del grottesco. Una farsa che fa davvero ridere, non una risata di sano divertimento, ma di puro imbarazzo. Per la storia, la recitazione, la caratterizzazione dei personaggi. L'unico motivo per vederlo è se si vuole ampliare i propri orizzonti in termini di giudizi negativi.
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Film impegnativo, non per gli amanti dell'intrattenimento
Un film, questo, che non è per tutti. Certo non per chi cerca una BL facile e spensierata.A dire il vero, qui non parlerei nemmeno di BL. Se vediamo tre piani diversi, quello individuale, quello di coppia, e quello relativo al contesto esterno, è proprio il piano intermedio ad essere meno rappresentato. Non c'è una storia di coppia, insomma.
Ci sono scene che, come passaggi fondamentali, portano passo dopo passo allo sviluppo dei due protagonisti e, di conseguenza, all'interazione tra di loro e col mondo esterno.
Ambientato subito dopo l'abolizione della legge marziale a Taiwan, in un momento sì di grandi cambiamenti, ma dove il tema dell'omosessualità è ancora visto come un problema e l'omofobia spopola.
Due giovani studenti s'incontrano e devono ciascuno venire a patti con sentimenti che non avevano messo in conto di provare. Jia Han è forse il personaggio più lineare e facile da leggere: viene travolto dalla presenza di Birdy come un tornado - inizialmente è proprio quest'ultimo che, complice un carattere impulsivo e volte un po' sopra le righe, promuove infatti momenti condivisi tra i due - e una volta compresi e accettati i propri sentimenti rimarrà sostanzialmente fedele ad essi. Il suo amore nei confronti di Birdy resisterà a tutto, alla convinzione di non essere corrisposto, alla mancanza di coraggio di Birdy nel fare insieme a lui quel passo così difficile.
Birdy è decisamente più criptico e tormentato: se il sentimento, possiamo supporre, è lo stesso, la reazione è ben diversa. Si rifugia nella negazione, situazione che sicuramente fa soffrire Jia Han ma che deve essere devastante in primis per lui, vittima di un conflitto interno che cerca di soffocare ma che, di fatto, è sempre lì presente.
La scena nella doccia - banale se letta solo sotto il punto di vista fisico - rappresenta il momento in cui i nodi vengono al pettine. Birdy si ritrova messo a nudo - ovviamente non non mi riferisco alla mancanza di vestiti - e incapace di negare ancora una volta i propri sentimenti. Se Jia Han lo costringe a un'ammissione non verbale, lo stesso Birdy, subito dopo, compie un atto sincero, il bacio da parte sua a Jia Han, quasi unidirezionale, a sottolineare come gli argini appena rotti abbiano permesso a Birdy una manifestazione veramente sua e veramente onesta. C'è quindi un'ammissione, un atto liberatorio, e dunque le scuse. C'è la verità assoluta, in quella scena. Verità che però torna a trovarsi in forte contrasto con la vita quotidiana: pur essendosi lasciato andare, pur avendo mostrato a Jia Han che il sentimento era ricambiato, Birdy non riesce a compiere la scelta di stare al suo fianco. Non potendo però più nemmeno negare, l'allontanamento diventa la sua unica opzione (la scena sulla spiaggia stempererà un addio altrimenti troppo tragico, sottolineerà il difficile bivio tra ciò che si vuole e i limiti che non si riesce a superare).
!!!SPOLER!!!
Il finale non lo definirei un happy ending, ma nemmeno un finale triste o propriamente aperto. E' una conclusione doverosa, che da senso al tutto. Non può essere un lieto fine, perchè anche se si sono incontrati nuovamente sono comunque passati 30 anni ed è evidente che la vita che avrebbero voluto/potuto rimarrà un mero desiderio. Di fatto, la loro vita è comunque trascorsa, impossibile riavvolgerla. L'ammissione di Birdy, però, è davvero importante, poichè al di là del risultato da un senso a tutto quanto è stato. Cosa può esserci dopo questo finale non è ben chiaro, forse un avvicinamento, forse qualcosa di più, non credo sia importante. Tra i due, Jia Han è rimasto fedele a sè stesso e ai propri sentimenti, indipendentemente dagli eventi. Più triste forse la situazione di Birdy, che ai tempi della loro frequentazione prima ha negato e poi non è comunque riuscito a trovare la forza di seguire i suoi sentimenti, per poi vivere una vita di facciata che non poteva che - alla lunga - andare a rotoli.
Oltre alla vita di coppia che tra i due non c'è stata, ha anche il rimpianto di averci messo una vita a venire davvero a patti con sè stesso (aver mostrato in adolescenza i suoi sentimenti piuttosto che la telefonata fatta l'anno successivo, sono più momenti di cedimento isolati, che non può negare ma ai quali reagisce proseguendo comunque sulla strada che aveva scelto)
!!!FINE SPOILER!!!
Concludendo, un film impegnativo, che ha una sola chiave di lettura: non è una storia che può essere apprezzata superficialmente e che nasconde però significati più profondi. C'è solo la seconda parte, occorre essere disposti a fermarsi, capirla, in certi passaggi pure a rivederla, per comprenderla veramente. Non c'è intrattenimento, se è quello che si va cercando, anche in minima parte, il risultato non può essere che deludente.
Ma resta un prodotto davvero di spessore, credo poco appetibile ai più, ma innegabilmente valido.
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Spunti di riflessione sul tema del bullismo in una serie adolescenziale-soprannaturale
Drama interessante, con un primo episodio un po' in equilibrio precario ma che già dal successivo riesce a trovare il giusto assetto.La serie punta ad essere una commedia che abbraccia però un tema importante, quello del bullismo, aspetto che tratta sicuramente in modo non estremamente profondo ma nemmeno troppo superficiale, fornendo spunti di riflessione a mio avviso utili.
La componente fantastica consente il singolare "switch" di Tuo Wen Shuai da un corpo (il suo originale, ovvero quello di un ragazzo non molto bello, non molto alto e decisamente sovrappeso) all'altro (più in forma ed esteticamente attraente).
"Bello dentro, brutto fuori"...ma l'importante è essere belli dentro. Per Tuo Wen Shuai però, inizialmente, non è così: l'esperienza passata e la scarsa autostima lo rendono incapace di accettarsi per quello che è, vittima di un meccanismo che - se lasciato a sè stesso - sembra davvero senza via di uscita. Scoprire di avere a disposizione il corpo di un affascinante adolescente è per lui il punto di svolta: non solo perchè invece di essere deriso o, alla peggio, ignorato, nelle vesti del nuovo Wen Shuai si ritrova anche al centro di svariate attenzioni. Il discorso in realtà va al di là del mero lato estetico: la trasformazione è anche caratteriale. In entrambi i corpi lui ha il buon animo che lo caratterizza, ma quando è nel corpo "bello", acquisisce una maggiore sicurezza, determinazione e forza, capaci di farlo agire in modi che al Wen Shuai cicciottello non passerebbero mai nemmeno per la testa. Il cambiamento esteriore, insomma, è stimolo e promotore anche di un cambiamento interiore.
Tao Quiao rappresenta l'elemento in controtendenza, la fanciulla che coglie la bontà d'animo del Wen Shuai "brutto" ma che, a sua volta, non si può dire non giudichi dalle apparenze: con lei il pregiudizio di capovolge, e quindi "Bello fuori uguale brutto dentro", tant'è che la prima impressione che si fa del Wen Shuai "bello" è decisamente negativa, anche senza una vera ragione. E' semplicemente molto prevenuta in senso contrario e pronta a individuare tracce di arroganza e prepotenza. Questo, almeno, all'inizio. Il tema del bullismo, tuttavia, non orbita solo intorno alla figura del protagonista. Le sue diverse sfumature sono presenti altrove e vanno a intaccare in maniera più o meno evidente anche altri personaggi, come ad esempio il piccolo tirapiedi di Li Zen Cheng, ragazzino dal carattere debole e facile vittima di soprusi che, a differenza di Wen Shuai, non ha un secondo corpo in cui rifugiarsi e punta semplicemente a sopravvivere, anche se questo lo porta in automatico a tradire la fiducia di chi paradossalmente gli ha teso una mano. Un'altra forma di sopruso è portata in scena da Gu Qi Guang, ragazzo promettente e sensibile che a causa del suo status famigliare vive confinato in una gabbia invisibile. Abbiamo poi il bullo redento, Li Zen Cheng, del quale ho apprezzato il senso ma la cui evoluzione è apparsa un po' raffazzonata e sbrigativa, in particolar modo la velocità con cui ricuce il suo rapporto con l'amico di vecchia data, Wa Si Ke (personaggio positivo ma un po' troppo invadente, onnipresente come il prezzemolo nelle sue vesti da improbabile "giustiziere della strada"). Proprio i continui interventi di Wa Si Ke sottolineano un punto debole della trama: il mondo sembra qui governato dagli adolescenti. Bene finchè si tratta di chiacchiere e liti tra i banchi di scuola, ma quando le situazioni degenerano, che non subentrino mai gli adulti - forze dell'ordine o meno - è davvero un po' poco credibile.
Rispetto alla trama, ho apprezzato molto tutta la prima parte, fino al ritiro del campeggio estivo. Lì avrei evitato la questione del maniaco infiltrato tra gli istruttori (elemento senza senso o utilità per la storia). Dal momento del ritorno - e siamo ormai a metà della serie - la trama sembra virare improvvisamente, aggiungere una grossa manciata di elementi nuovi (l'entrata in scena del tizio che bullizzava Wen Shuai al suo paese natale, Kris, gli esperimenti e tutta la squadra di pazzoidi annessa, la ricerca della sorella di Kris, ecc.). Forse troppo, mi viene da dire. Che a un certo punto Kris dovesse entrare in scena era praticamente scontato - è chiaro a tutti, fin dal primo episodio, che quel corpo non è piovuto dal cielo - ma non ci avrei costruito sopra un castello come invece è stato fatto. A metà serie, vuoi perchè forse il filone percorso cominciava a sedimentare troppo e a temere l'effetto noia, ecco che viene aggiunta nuova legna da ardere, anche troppa. Sinceramente non l'ho trovata una scelta vincente, l'impressione è stata quella di aver terminato una serie e averne iniziata una nuova. Non è stata una sensazione piacevole. Se proprio non c'era modo di tirare avanti di altri 20 episodi col filone già avviato, avrebbe avuto più senso ridurre la durata dell'intera serie e terminare quanto già sviluppato chiudendolo in bellezza nei giusti tempi. Evitare di tirarla per le lunghe ed evitare di mettere altra carne al fuoco, insomma.
Tanto più che la storia di Kris non mi è piaciuta: dai retroscena passati, ai meccanismi del presente, al suo futuro, all'epilogo della sorella.
Ho apprezzato invece il finale, con un Wen Shuai che non è il vecchio Wen Shuai "brutto" ma nemmeno il Wen Shuai "bello": fisicamente nella sua versione originale, mostra finalmente di essere diventato una persona sicura, indipendentemente dal proprio aspetto, capace quindi di accettarsi e piacersi per quello che è. Aspetto che gli consente l'happy ending con Tao Quiao ...e per una volta il concetto di "bello dentro indipendentemente da come si è fuori" è stato davvero rispettato.
Il livello della recitazione, un po' per tutti, lo definirei nella norma (non aspettiamoci di rimanere folgorati dalla bravura degli attori).
Concludendo, un buon drama....forse troppo lungo, sicuramente sovraccaricato nella seconda parte, ma complessivamente valido.
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Ottimo drama per gli amanti del tema soprannaturale
"Uncanny counter" è una serie decisamente avvincente e coinvolgente, che presenta un mix molto equilibrato e ben intrecciato di varie tematiche: c'è l'ambientazione scolastica, già che Mun, i suoi amici e i bulli della scuola sono ancora adolescenti; c'è il tema degli indizi che richiamano un passato di casi irrisolti; c'è la questione della perdita delle persone care (Mo Tak perde addirittura tutti i ricordi, Chu supera la perdita di un figlio accettando l'unica opzione possibile per non perderlo del tutto, Ha Na si mostra spavalda ma è bloccata in un passato che non riesce a lasciarsi dietro le spalle...e Mun stesso è devastato dalla perdita dei genitori e dai sensi di colpa); c'è il tema soprannaturale dei cacciatori di demoni (nella serie si parla anche di "angelo della morte", ma più che Tristo Mietitore il compito assegnato mi sembra più simile a quello del film Costantine del 2005); trovano poi spazio i rimpianti, la fiducia, la lealtà, la possibilità di riscatto (in questo senso il figlio del sindaco meritava forse un po' più spazio, mentre invece ci si è fermati a delle scuse sincere, che nel suo caso è già molto, ma mi sarebbe piaciuto riscoprirlo positivamente). L'unica nota dolente è che in alcuni punti è un po' contraddittorio: certe regole date come ferree all'inizio vengono tranquillamente violate, a volte senza reali conseguenze. Tanto per citarne una, Mo Tak viene ammonito per aver rivelato alla ex compagna l'esistenza dell'oltremondo, ma poi di fatto nessuno interviene per cancellarle obbligatoriamente la memoria come ci si aspetterebbe che accada. La coerenza è fondamentale, ancor di più se la tematica è sovrannaturale. Sono però piccoli dettagli, più che perdonabili, e che non vanno a inficiare l'ottimo giudizio nei confronti di questa serie che mi ha entusiasmata e - a tratti - anche commossa.Unica precisazione: trovo che la serie sia perfettamente conclusa così. Di tanti drama che meriterebbero un seguito, in questo caso non lo vedo come un possibile valore aggiunto, tant'è che ho abbandonato annoiata il sequel dopo i primi episodi.
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Serie avvincente, migliorabile nell'ultima parte
Serie avvincente, capace di catturare l'attenzione dello spettatore sin dai primissimi minuti. Tema d'avvio è la boxe, sport che caratterizza i due giovani protagonisti e grazie al quale fanno conoscenza. Un'amicizia pulita, come non mi capitava di vedere da molto tempo, che non viene stupidamente messa alla prova dal classico triangolo amoroso piuttosto che dall'invidia da "eterno secondo". E' un'amicizia leale, di crescita cooperativa, dove ciascuno dei due è spunto di miglioramento per l'altro e appoggio sicuro in caso di bisogno.Fin da subito subentra anche il tema predominante della serie, ovvero tra figure rilevanti del mondo dell'usura. Una piaga, quella degli strozzini, che viene trattata in maniera completa, affrontandola e valutandola da tutti i punti di vista. La lotta al clan potente e spregevole diventa perno centrale della serie e permette di radunare il gruppo delle figure principali: dalla parte dei buoni i già citati giovani protagonisti, ai quale si uniscono il vecchio presidente Choi, la nipote putativa, e i due "coltelli", un tempo al servizio di Choi e rimastigli fedelissimi. Dall'altra, il cattivo, anche lui ex fedelissimo di Choi, ma animato dall'avidità e dal desiderio di potere che l'aveva spinto a tradire il suo mentore e a diventare un pezzo grosso con agganci in tutti i settori, dalla magistratura alle forze dell'ordine alla politica.
La serie conta in totale 8 episodi da un'ora circa l'uno e per i primi sei è davvero splendida: via via che la resa dei conti entra nel vivo, emergono aspetti ed emozioni ad ampio spettro: la fiducia e fedeltà, l'affetto che va oltre il semplice legame di sangue, la riconoscenza e gratitudine, la già citata amicizia, la voglia di redimersi e riparare agli errori del passato, la brama di potere capace di annullare l'umanità di una persona, la determinazione a resistere, ad affrontare una volta per tutte - costi quel che costi - ciò che da tempo è rimasto in sospeso...
Tutto è ben dosato, ogni personaggio è rappresentativo di uno o più di questi aspetti. Ovviamente avevo messo in conto che la squadra dei buoni alla fine avrebbe trionfato ma non senza qualche importante perdita: il presidente Choi era di fatto destinato, forse anche uno dei coltelli. Il sesto episodio però si conclude in modo un po' troppo esagerato, spazzando via tutta la vecchia guardia e disperdendo per strada anche la giovane nipote, la cui relazione che andava evolvendosi con i due ragazzi aveva ancora molto da offrire. Invece si fa piazza pulita e si toglie di mezzo buona parte degli attori protagonisti, per avviare un settimo episodio che mostra anche un salto temporale non propriamente chiarissimo. La spiacevole sensazione è quella di quando a distanza di un po' di tempo viene fatto il sequel di una serie/film, ma dove gli attori principali, se non addirittura i personaggi, sono cambiati. Ho trovatoun po' incoerente l'idea che con un po' di allenamento i due giovani baldi siano in grado di fermare il nemico, lo stesso che con la vecchia squadra al completo non si era riusciti a fermare (e lì c'era la forza dell'esperienza del presidente Choi, oltre all'abilità e capacità dei due coltelli, certo non risultato di un allenamento di qualche settimana). Ma questa sembra voler essere la conclusione della serie, quindi fuori una giovane e avanti una sorta di misera sostituta, si ripescano due agganci con le giuste conoscenze perchè da soli in due non andrebbero da nessuna parte, e il gioco è fatto: il nemico viene finalmente sconfitto. La conclusione non è netta ma nemmeno troppo aperta: un finale che può terminare - un po' insipidamente - lì, oppure può lasciare uno spiraglio per l'aggancio di un sequel, come mi pare sia stato recentemente confermato. Di questa serie ho adorato praticamente i primi tre quarti: la virata degli ultimi due secondo me l'ha un po' rovinata, per cui non ho grandi aspettative verso l'ipotetica seconda stagione. Resta comunque una serie meritevole, con un cast davvero valido (tutti i tre giovani, Choi, i coltelli e persino il cattivo...attori che ho già conosciuto e apprezzato in altre serie).
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Premesse e primo episodio ok. Poi, il nulla.
C'è una tematica di base anche originale e interessante, quella della chirurgia plastica, del suo utilizzo smisurato, di come possa fare male ma possa anche essere utile.
Manca però una direzione precisa verso la quale costruire la storia, c'è una buona idea - ripeto - ma una volta presentata, non sembra esserci altro, mentre una buona serie ha bisogno i solide basi, tanto lavoro per uno sviluppo concreto e interessante e molto, molto altro. Ci sono temi già visti un milione di volte, ma se impostati bene e sviluppati con cura, non mi stancherei mai di vedere riproposti. Qui c'è un guizzo di novità, ma buttata lì come se da sola dovesse fare il miracolo di determinare le sorti del drama.
Nel concreto, s'inserisce l'elemento thriller e il contesto del passato, ma quasi a riempitivo e senza l'impressione di voler arrivare da qualche parte di preciso. Il finale frettoloso, i nodi che arrivano al pettine sciolti dando un banale strattone, persino la carta del romance che poteva essere giocata sembra vittima della svogliatezza di prendere in mano la faccenda e impegnarsi a delinearla.
Ah, inutile dire che il coinvolgimento emotivo è sotte zero. Il giudizio finale, direi, emerge da sè.
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L'avevo in lista da parecchio tempo, sempre rimandata poiché non così semplice da reperire e per via del fatto che non stravedo particolarmente per Lee Min Ho, attore - soprattutto in quella decade - tra le star di Hallyu. Scovata di recente la serie sottotitolata in italiano e rivalutato Lee Min Ho per via della sua recente performance in Pachinko, mi sono infine decisa. Il drama si presenta come un misto tra romance e azione, con un protagonista che ricalca l'idea dell'eroe un po' anche antieroe: bello ed elegante, capace sia a livello di intelligenza/intuito sia nel combattimento fisico, con un passato di segreti alle spalle, una vita che non ha mai incrociato l'amore, e un presente in cui si muove da stratega senza mai palesare appieno le sue grandi doti. In questo mi ha ricordato tanto Healer, e gli anni di quel genere - appunto - sono gli stessi. Spina dorsale della trama è il proposito di vendetta del suo padre "adottivo", Lee Jin Pyo, rispetto a un tragico e vile evento che ha avuto importanti conseguenze anche sulla vita dello stesso Lee Yoon Sung. Il ragazzo viene cresciuto sotto ferrea disciplina militare, quasi a diventare un'arma per saldare, in età adulta, quei conti lasciati in sospeso. Singolare il rapporto tra i due, dove se da una parte Jin Pyo sembra sfruttarlo egoisticamente, crescendolo alla pari di un mezzo per raggiungere il suo obiettivo, dall'altra ci sono momenti in cui sembra emergere un reale affetto per il ragazzo, che lo portano a sacrificare tanto per il bene di Yoon Sung. Insolita e apprezzabile tutta la parte che si svolge in Thailandia. Quando il piano di vendetta però entra nella fase attiva, padre e figlio si troveranno su fronti diversi, pur con obiettivo comune: a dividerli le modalità, perchè dove Jin Pyo è pronto a spargere sangue senza farsi troppo problemi, oltre a coinvolgere e ferire innocenti - paradossalmente al pari di quanto accaduto a lui - al contrario il Yoon Sung persegue una giustizia che va oltre la morte, che chiede di pagare un prezzo meno tragico della morte ma per certi versi più pesante, quale il convivere dovendosi assumere le responsabilità delle proprie azioni. Un meccanismo che non è il semplice occhio per occhio, dente per dente, ma che, suo padre, segnato indelebilmente e accecato dal desiderio di vendetta, sembra non trovare soddisfacente. Mentre padre e figlio si fronteggiano in una corsa contro il tempo volta a risolvere - a uno a uno - tutti i conti in sospeso con i cinque responsabili dell'accaduto di molti anni prima, ecco che il tema romance si intreccia alla trama nei panni di una Park Min Young che interpreta una sorta di guardia del corpo della figlia del Presidente.
Cosa mi è piaciuto?
- il genere azione+ romance
- la caratterizzazione del protagonista maschile, che mescola l'eroe solitario dal passato difficile (Healer), ai giochi di potere ai piani più alti della politica (The King 2 hearts), al vissuto in un contesto a tratti violento (Vincenzo, anche se lì il codice etico comprendeva l'omicidio mentre in questo caso l'obiettivo di Yoon Sung è proprio quello di vendicarsi senza diventare un assassino)
- la trama non piatta, carica di eventi che si intrecciano tra presente e passato
- lo sviluppo dei personaggi, secondari compresi
- l'importante tematica del rapporto tra padre e figlio, che a livello emotivo coinvolge al pari della storia d'amore. Soprattutto la scena finale tra i due, l'ho trovata davvero profonda e significativa.
Cosa non mi è piaciuto?
-la protagonista femminile, giusto accettabile: l'attrice ha collaborato con vari partner di prestigio nei drama di quegli anni, pur non essendo lei all'altezza ma, evidentemente, era il meglio che all'epoca offriva il mercato. Una recitazione, la sua, che sembra sempre un po' la stessa, indipendentemente dalla serie in oggetto. A questo, si aggiunge la caratterizzazione poco credibile di un personaggio che passa da lavori qualunque a niente di meno che guardia del corpo della famiglia del Presidente, lavoro che svolge in modo piuttosto ridicolo, quasi senza preparazione, buttando a caso un occhio qua e là.
- il meccanismo dei "segreti nei segreti", dove anche le verità svelate poi vengono rimesse in gioco a favore di altre verità ancora. Sulla questione della relazione padre-figlio è stata forse un po' troppo macchinosa ed eccessiva.
- il finale - parlo proprio delle ultimissime scene - non dei più chiari in assoluto.
- la quantità di scene romantiche, che si riducono sostanzialmente a un paio di baci (di cui uno nemmeno da considerare). Apprezzabili alcuni momenti e interazioni verbali tra i due, ma qualcosina in più sul piatto del romance si poteva mettere.
Concludendo, un drama che appartiene al filone dei miei preferiti - come tipologia - e del quale mi son piaciuti molti aspetti ma che, contemporaneamente, ha mostrato anche diversi punti deboli che potevano essere gestiti meglio. Resta però una visione che mi sento comunque di consigliare e che ho indubbiamente apprezzato.
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Punti di forza davvero sprecati...
Questa seria si è rivelata essere un vero e proprio spreco. Spesso mi sono imbattuta in drama potenzialmente interessanti nell'idea ma fallimentari nel concreto. "Be your knight", se possibile, fa pure peggio: investe qualcosa di buono e lo spreca nel peggiore dei modi. Per quella che è la sceneggiatura, non meritava il minimo investimento. E invece l'investimento c'è stato e si vede, sia in termini economici - non ci troviamo di fronte alla serie thai di turno a budget risicato, per intenderci - fino al cast che, devo dire, è di tutto rispetto. Il protagonista anche azzeccato, l'attore che lo interpreta ha la capacità di risultare freddo, minaccioso e distaccato. L'attrice non la conoscevo, ma anche lei mi è sembrata un'ottima scelta. Il periodo storico una vera chicca, i costumi d'epoca affascinanti (non ho le competenze per dire quanto fedeli alla realtà del tempo, ma erano comunque un piacere da vedere, dalle spille agli orecchini, dai fermagli ai vestiti, per non parlare poi delle scarpe che la protagonista indossa nel primo episodio, che richiamano proprio un'eleganza d'altri tempi). Riprese e regia di qualità, forse i suoni un po' troppo artefatti, ma niente di così trascendentale. Tanti punti di forza, dunque. Gettati tutti in pasto ai pesci da una sceneggiatura a dir poco ridicola e imbarazzante. Ed ecco che i protagonisti introdotti nel primo episodio - lui così aggressivo, lei determinata a non farsi intimidire - sembrano di fatto volatilizzarsi già nel secondo episodio: spuntano a oltranza mignoli intrecciati a suggellare promesse (non siamo all'asilo, vorrei ricordare, e lei giusto nell'episodio precedente l'ha quasi centrato con un colpo di pistola, ma sembrano quisquilie, evidentemente). Lei, così spavalda e determinata da andare a caccia del finto/sostituto fidanzato, che poi va in crisi per il bacio a stampo che suggella le promesse matrimoniali.... ridicolo... e ancor più ridicolo lui - l'uomo tutto d'un pezzo che nel salone da barbiere la minacciava con una lama alla gola - che le chiede pure scusa... Dai, siamo seri! Il tenore è sostanzialmente questo, ci sono delle scene ben girate che sembrano annunciare momenti fatidici, con tutte le angolazioni di ripresa al posto giusto e gli sguardi del caso...e poi, il contenuto della conversazione si riscopre essere di una banalità senza precedenti. Se il primo episodio crea un po' di confusione sul senso di ciò che accade, dal secondo si pensa bene di dare qualche info in più allo spettatore...ma perchè fare la fatica di costruire qualcosa di credibile, quando semplicemente si può prevedere che la protagonista faccia monologhi notturni che lui prontamente ascolta, o che la vecchia nonna ripercorra opportunamente il viale dei vecchi ricordi ad alta voce in giardino, guarda caso proprio mentre lui è nascosto nei pressi. Sono veramente sotterfugi di bassa qualità, quasi ad assolvere sbrigativamente il compito di dare un senso alla storia. Tralascio poi le incoerenze...la nonna ci fa frustare a sangue? Ma due minuti dopo, appena si sente mancare, accorriamo preoccupati al suo capezzale. Ma perchè?!?! Dato che una coppia protagonista prevedibile e snaturata non bastava, gli sceneggiatori hanno ben pensato di piazzare anche un secondo pairing, dello stesso tenore del primo, ovvero poco credibile e per nulla approfondito. Sorvolo sul finale, in particolar modo la scena di chiusura, ai limiti dell'inguardabile. Il sei politico è per i punti positivi citati all'inizio, anche se sono stati davvero un completo spreco data la qualità di un prodotto che - basato su un disastro di sceneggiatura - non poteva che uscirne a testa bassa.Was this review helpful to you?
L'inserimento di Park Morgan appare del tutto sensato, inizialmente, come a voler mettere un elemento per sviluppare anche la tematica della relazione umana, oltre a quella professionale predominante il drama, ma è quasi peggio che averlo omesso del tutto, perchè è più che palese che non c'è evoluzione, non porta a niente, e l'impressione è che sia quasi voluto.
Un effetto boomerang di cui si poteva fare a meno, insomma. Una serie zoppicante, alla quale sembra venga data l'illusione di una stampella, per poi sottrarla brutalmente e farla precipitare a terra. Bypassabile...
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Completamente senza senso...
Ma perchè? Questa la domanda che mi sono posta costantemente episodio dopo episodio. Perchè fare una serie così senza senso? Così fatta - quasi volutamente - male? La trama non esiste, le scene sono ridicole, le motivazioni che dovrebbero collegare una situazione alla successiva lo sono anche di più. C'è davvero il nulla cosmico in questo drama.Quanto meno, non c'è stato uno spreco in termini economici, non sono stati sprecati attori importanti e soprattutto nessuno si è evidentemente spremuto le meningi per tirare fuori qualcosa che fosse almeno decente.
L'unico motivo per cui ho deciso di guardarlo era l'idea - nuova, va detto - di una BL in cui i protagonisti fossero un coreano e un thailandese. Dato che le BL made in Corea e quelle thailandesi sono davvero molto diverse, ero curiosa di scoprire cosa potesse uscire da un mix che, non escludevo, potesse nascondere il giusto equilibrio tra pregi e difetti di entrambi i tipi di produzione. Ma questo è un dettaglio rimasto sulla carta. Nel concreto, non si è fatta nemmeno la fatica di dare un senso logico all'aspetto linguistico (tutti, provvidenzialmente, comprendono tutti, qualsiasi lingua parlata e con una strampalata idea di bilinguismo diffuso a macchia d'olio la questione pretende di essere orribilmente risolta). Scene con elementi casaccio - dal compito universitario ai delitti/aggressioni - vengono piazzati qui e lì senza alcun nesso logico, coerenza o credibilità. Tanto per, insomma. Davvero, una delle serie più inguardabili in cui sia mai incappata.
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