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2 people found this review helpful
by Lynnea
Nov 24, 2024
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 6.0
Story 6.0
Acting/Cast 6.0
Music 6.0
Rewatch Value 6.0
Drama qualitativamente ben confezionato, nulla da dire su regia e cast. La storia, per come presentata, potrebbe anche essere interessante, peccato che già dai primi episodi si rivela un po' senz'anima. Questo il principale difetto della serie, dove l'originale tema della raccolta dati dei motori di ricerca si risolve in una mera competizione a livello professionale che vede in primo piano figure tutte al femminile. La logica nella catena azione-reazione che segue gli eventi c'è, ma per il resto la sensazione principale è quella di sterilità: manca lo sviluppo dei personaggi, o meglio ancora delle interazioni tra di loro - al di là delle mosse strategiche nella corsa al primo posto - ed è un vuoto che oltre ad andare via via aumentando sembra fagocitare, al pari di un buco nero, tutto ciò che di buono c'è o poteva esserci intorno.
L'inserimento di Park Morgan appare del tutto sensato, inizialmente, come a voler mettere un elemento per sviluppare anche la tematica della relazione umana, oltre a quella professionale predominante il drama, ma è quasi peggio che averlo omesso del tutto, perchè è più che palese che non c'è evoluzione, non porta a niente, e l'impressione è che sia quasi voluto.
Un effetto boomerang di cui si poteva fare a meno, insomma. Una serie zoppicante, alla quale sembra venga data l'illusione di una stampella, per poi sottrarla brutalmente e farla precipitare a terra. Bypassabile...

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Completed
You Are My Lover Friend
2 people found this review helpful
by Lynnea
Nov 11, 2024
30 of 30 episodes seen
Completed 0
Overall 5.0
Story 5.0
Acting/Cast 5.0
Music 5.0
Rewatch Value 5.0

Interminabilmente soporifero...

L'unico punto di forza della serie è come viene presentato all'inizio il legame tra i due protagonisti: una grande amicizia portata avanti sin dai tempi della scuola, promotrice quindi anche in età adulta di un rapporto piuttosto informale e piacevolmente carico di battute e considerazioni non filtrate dalle buone maniere (specie in questi luoghi dove la formalità ha un peso non indifferente).
Ecco, fine dei lati positivi. La storia dovrebbe essere incentrata sull'evoluzione di tale rapporto in una storia d'amore, cosa che accade molto - ma molto, molto, molto - più avanti. Fino a quel lontano momento, è un ripetersi soporifero di situazioni e interazioni già viste. Per lo sviluppo che propone, sarebbero bastati un quarto degli episodi proposti. Davvero, una maratona non indifferente da affrontare.
La caratterizzazione dei personaggi, inoltre, non mi ha convinta del tutto: lei dovrebbe essere una sorta di piccolo genio, una donna dalle capacità così straordinarie da aver fatto carriera in breve tempo: in realtà non sembra brillare particolarmente o sprizzare acume da tutti i pori. Lui a capo di una importante società, sulla carta anche lui capace, deciso, determinato...ma in presenza dell'amica di vecchia data si trasforma in uno zerbino. L'accompagna ovunque, le regala di tutto, le prenota i ristoranti...manca poco che le metta il dentifricio sullo spazzolino da denti o le passi la carta igienica in bagno: più che un grande amico sembra piuttosto una babysitter.
Nella seconda metà (della seconda metà della seconda metà) della serie, qualcosa si muove, ma anche lì, senza grandi emozioni o scene eclatanti. Il drama si chiude con la stessa incisività con la quale è stato portato avanti tutto il tempo, ovvero senza lasciare traccia.

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Completed
One Dollar Lawyer
2 people found this review helpful
by Lynnea
Nov 7, 2024
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 9.0
Story 9.0
Acting/Cast 10
Music 8.0
Rewatch Value 8.5
This review may contain spoilers

Una serie a tutto tondo, originale e con un protagonista spettacolare

"One thousand dollars Lawyer" è una serie che offre davvero tanto. Al centro della scena un protagonista che non può che distinguersi, sia grazie alla bravura dell'attore che alla caratterizzazione del personaggio interpretato. Namgoong Min, brillante e formidabile come sempre, regala allo spettatore un protagonista del tutto originale e anticonformista: dagli abiti di un'eleganza a dir poco eccentrica - in special modo la fissazione per il tessuto a quadri, più o meno grandi, e l'abbinamento di colori non propriamente convenzionali - agli occhiali da sole (diverse paia, alcune abbastanza vistose), sfoggiati anche in ambienti e contesti dove sembrano davvero non c'entrare nulla, alla chioma ondulata ottenuta con l'arricciacapelli. Singolare nell'aspetto, quindi, ma anche nel carattere e nelle modalità relazionali, dove l'approccio sembra farsi spesso beffe dei convenevoli, talvolta anche del buonsenso, dando l'idea di un avvocato a dir poco sopra le righe - per certi versi un po' pazzo - che viene facilmente preso per tale ma che cela in realtà un'intelligenza, capacita e arguzia non indifferenti. Un finto tonto che sa mettere sotto scacco l'avversario, insomma. I momenti seri si stemperano in quelli divertenti, con chicche di comicità apprezzabili, mentre musica, riprese e sceneggiatura sembrano dare il loro valore aggiunto con delle sottolineature che ulteriormente caratterizzano l'originalità del personaggio (non sono poche le scene in cui tra inquadratura e colonna sonora, sembra di avere a che fare con l'eroe di un film western degli anni '80, ad esempio). Apprezzata anche la chicca presente in uno dei primi episodi, dove quando la tirocinante Baek cerca di depistarlo dall'associarla all'omonimo studio legale affermando che è un cognome molto diffuso, cita una serie di persone e, tra queste, nomina "Baek Seung Soo", protagonista di una serie tv reale (Hot Stove League") interpretata proprio da Namgoong Min, ed è quasi esilarante il commento di lui rispetto al fatto che era un ottimo drama e che meriterebbe di avere una seconda stagione. Nella prima parte la trama si sviluppa sul susseguirsi di casi che l'avvocato Cheon accetta per una parcella di 1.000 won (all'incirca 1 euro) e che vince anche se in modi tutt'altro che comuni, ricorrendo a strategie strambe ma che al contempo denotano l'arguzia celata dietro alla maschera di avvocato con qualche rotella fuori posto e facile da mettere nel sacco. I casi rappresentano un'escalation: si parte con quelli più semplici, volti più che altro a introdurre il protagonista che ad affascinare con la vicenda legale in sé - per poi passare a situazioni sempre più impegnative. Ho apprezzato che i casi non andassero di pari passo con gli episodi, spesso la loro risoluzione avviene nel bel mezzo di un episodio e già nelle scene successive s'inserisce il caso seguente. Altra cosa che ho apprezzato è che, a differenza di molte serie investigative con un caso a episodio ma che alla lunga vengono a noia, questa serie prima di incappare nella ripetitività del meccanismo vira abilmente, aprendo uno spaccato sulla vicenda personale del protagonista. E' a questo punto che si inserisce un lungo flashback, indispensabile per comprendere a meglio il presente e che spiega come Cheon sia passato dal essere il distinto, elegante e composto procuratore all'avvocato con uno studio abbastanza squallido e che gira su uno sgangherato furgoncino delle consegne del lavasecco. Due sono i personaggi chiave del suo passato: il padre, con il quale già di base c'è un rapporto particolare e che lo pone davanti alla difficile scelta tra affetto e senso della giustizia, trovando poi un tragico epilogo; l'avvocato della parte avversaria ma che, paradossalmente, fa il tifo per lui in nome del valore della giustizia. Una donna che lo affascina, che lo sostiene, che gli indica una direzione per una nuova vita, che crede in lui e in ciò che può diventare anche a livello di essere umano (l'invito a sorridere più spesso, a ridere e a mostrare quel lato divertito, piacevole e cordiale che lui cerca evidentemente di sopprimere). L'attrice che interpreta il personaggio non è tra le mie preferite: ha già lavorato con l'attore protagonista e il duo funziona anche, ma mi ha sempre ispirato una innata antipatia, per cui la sopporto meglio quando interpreta personaggi della schiera dei cattivi (o quasi) come in "My dearest". Qui invece è la perfezione fatta a donna: dolce, gentile, retta, fedele a lui e portata a credere alla possibilità di un mondo migliore e più giusto, pronta a lasciare il cinico studio legale per il quale lavora e avviare un'attività in proprio (sarà lei a decretare la famosa parcella da 1000 won), oltre a portare l'inflessibile procuratore a farle una proposta di matrimonio. Ripeto, figura senza difetti che con la sua tragica e prematura dipartita diventa praticamente una santa, lasciando Cheon straziato dal dolore e segretamente desideroso di vendetta. L'ultima parte della serie torna al presente, i casi incominciano a intrecciarsi a questioni legate al passato (del resto misteri e segreti lasciati in sospeso debbono trovare una ripresa - e una degna conclusione - nel presente, altrimenti non avrebbero senso),ma lui appare cambiato: l'aspetto resta singolare, ma più contenuto, quasi una via di mezzo. Idem a livello caratteriale, dove sembrano sovrapporsi le due diverse personalità, il procuratore che era e l'avvocato che si è lasciato il passato alle spalle, per delineare finalmente un personaggio completo di tutte le sue parti. Bello il rapporto con la tirocinante, di carattere e fatto di punzecchiamenti vari, non come quello un po' troppo morbido che c'era con l'ex fidanzata. Peccato non sia sfociato in una nuova relazione, ma il drama è talmente bello di suo che posso anche perdonargli la mancanza di un romance. Simpaticissimo il capo ufficio Sa, elemento sano e divertente, che bilancia spesso il clima della situazione. Più sterili invece i personaggi secondari della procura. Tra gli attori, ho apprezzato in particolare modo quello che interpreta il sig. Baek, nonno della tirocinante e presidente dell'omonimo studio legale: attore che ho già visto in altre serie e che da sempre un valore aggiunto come personaggio secondario (data l'età è sempre il nonno/padre di qualche protagonista). Concludendo, quindi, una serie davvero bella e davvero meritevole, dove regia, sceneggiatura e riprese davvero hanno svolto un ottimo lavoro e si vede, anche se il vero punto forte è l'attore principale che, oltre che bravissimo come sempre, ci regala un personaggio unico nel suo genere ma che a tratti ricorda tanto altri personaggi ben riusciti da lui interpretati (Doctor Prisoner, per l'astuzia e il lato stratega, Chief Kim per la stravaganza ed eccentricità, My dearest e Hot Stove League per i difficili rapporti familiari, Beautiful Gong Shim per la ricerca di sé stesso...e potrei citarne altri: nell'avvocato da 1000 won c'è un po' - forse il meglio - di ognuno di loro.

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Completed
The Best Day of My Life
2 people found this review helpful
by Lynnea
Oct 26, 2024
14 of 14 episodes seen
Completed 0
Overall 6.0
Story 6.0
Acting/Cast 6.0
Music 6.0
Rewatch Value 6.0

Drama basic, piatto e fiacco

Serie che sulla carta sembra offrire ciò che spesso vado cercando: una visione leggera e spensierata, pur satura di cliché ma con un buon romance capace di emozionare (ultimamente non sono in vena di serie/film troppo impegnativi, apprezzo ancora quelle produzioni che si pone l'obiettivo di intrattenere e basta, se con qualche battito mancato e lacrimuccia di commozione in più, meglio ancora).
Il tenore leggero e disimpegnato si avverte fin dall'inizio, l'infinita serie di cliché e coincidenze sono come da copione presenti, ma sono sempre stata una loro sostenitrice se fatti come si deve, e il tema della convivenza/matrimonio/finta relazione spiana sempre la strada a questa serie di scene e momenti di coppia apprezzabili.
Non ho trovato una storia impegnativa o di spessore: non la cercavo e non me l'aspettavo. Eppure a visione conclusa fatico a dare un voto che non sia una mera sufficienza. Questo perchè è venuta completamente meno la parte emotiva. Coinvolgimento: zero; emozioni suscitate: zero. Gli episodi di susseguono trascorrendo in un letargico torpore che trasmette davvero ma davvero poco. L'attrice protagonista passabile, quello maschile un grande buco nell'acqua: l'attore sbagliato nel ruolo sbagliato. Risulta perennemente poco espressivo, nella mimica, nel portamento, nel modo di recitare. Il ruolo di direttore di un'azienda resta un incarico sulla carta e non va oltre: manca di carisma, intraprendenza, determinazione. Personaggio fiacco e inconcludente, quasi remissivo, poco convincente anche nelle poche scene in cui sembra voler mostrare di avere il polso della situazione. Peccato perchè invece la sua interpretazione da protagonista nella BL mascherata da Bromance "Resta con me" era stata davvero notevole. Il pairing secondario senza infamia e senza lode, non affossano ne risollevano le sorti di una serie che poteva fare poco ma bene, e invece fa poco, male e a fatica. Tranquillamente evitabile.

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Completed
Snowfall
2 people found this review helpful
by Lynnea
Aug 18, 2024
24 of 24 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 6.0
Acting/Cast 6.0
Music 7.0
Rewatch Value 5.5
Avevo grandi aspettative rispetto a questo drama, complici anche le molteplici impressioni positive. I primi episodi sono stati in tal senso una conferma: ottima qualità di sceneggiatura, riprese, montaggio, grande cura per i dettagli storici e l'ambientazione. C'è stato un investimento in termini economici e di attenzione e si vede. Le premesse promettono bene, l'avvio ha il potenziale di una grande storia con un taglio originale e uno scenario storico poco inflazionato. Ammetto che il protagonista maschile non mi ha del tutto convinta fin dall'inizio, l'avrei svecchiato, perchè più che un'aura di fascino antico aveva un'aria un po' attempata. Avrei visto un protagonista che dimostrasse una trentina d'anni e una maggiore verve, insomma. Se i primi episodi li ho apprezzati dal primo all'ultimo minuto, vero è che la storia prosegue calando, perdendo un poco alla volta ma in modo costante tutto il fascino iniziale. Ho avuto come l'impressione di un baricentro spostato in corso d'opera, la mia mente si aspettava una storia e intanto la serie prendeva tutta un'altra direzione, si fissava su questioni poco allettanti ponendole al centro e tralasciando o comunque non sfruttando adeguatamente tutto il potenziale imbastito nei primi episodi. La ricerca del fratello perduto è diventata ingombrante come una pianta infestante e alla fine, tra tanti candidati, l'identità svelata mi ha lasciato perplessa. Ho fatto davvero una grande fatica ad arrivare alla fine - finale deludente quanto il resto - e mi sono stupita perchè l'inizio era stato davvero eccellente. Per assurdo, se devo scegliere preferisco serie mediocri che si presentano come tali dall'inizio alla fine e che vanno apprezzate con tutte le considerazioni e i limiti del caso, piuttosto che drama come questo, ai quali darei una valutazioni altissima iniziale e una pietosa finale, dove la media matematica non sembra mai comunque corretta e lascia in ogni caso la sensazione di qualcosa che è andato storto. Da vedere solo se accompagnati da una buona dose di scarse aspettative.

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Completed
Playful Kiss
2 people found this review helpful
by Lynnea
Aug 18, 2024
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 6.0
Story 7.0
Acting/Cast 6.0
Music 6.0
Rewatch Value 6.0

Versione un po' poco all'altezza del manga originale e degli altri suoi adattamenti

Adattamento coreano del manga "Itazura Na Kiss": sarà perchè piuttosto datato (2010), sarà perchè la versione giapponese "Love in Tokyo" e il suo sequel difficilmente potranno essere superati, ma devo dire che ho proprio faticato a finirlo e ad apprezzarlo. La storia è quella, ma la sceneggiatura è debole, la recitazione non convince, benché apprezzi gli attori che interpretano i protagonisti in questa serie li ho trovati poco performanti, calzanti e incisivi, in particolare modo lui. Altra cosa che mi disturba - questo più che altro è un mio limite - sono i tagli di capelli maschili delle serie pre 2010, e questo drama non fa purtroppo eccezione. Ho adorato il manga e se proponessero mille adattamenti diversi li vedrei tutti volentieri, perchè alla coppia Naoki/Kotoko (o con altri nomi se la versione non è giapponese) mi sono un po' affezionata. Questa però è una versione che davvero funziona poco, una sorta brutta copia dell'originale. Non mi resta che sperare in un futuro remake made in Corea fatto come si deve...

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Completed
Hotel King
2 people found this review helpful
by Lynnea
Jul 3, 2024
32 of 32 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 6.5
Acting/Cast 9.0
Music 8.0
Rewatch Value 7.5
This review may contain spoilers

Buon drama, un po' troppo in stile soap-opera

Avevo Hotel King in lista già da tempo, praticamente da quando ho visto King the Land - primo kdrama per me e da allora nella mia top five - ed ero andata alla ricerca di qualcosa di simile. Dopo varie peripezie finalmente sono riuscita a vederlo e...un po' ci siamo, ma un po' anche no. Il setting è simile, abbiamo a che fare con un grande hotel, il protagonista è il direttore generale e la protagonista è inserita nel contesto (qui è l'erede del proprietario, nell'altro drama una dipendente). I toni di Hotel King sono decisamente più cupi, ho apprezzato in modo particolare l'inizio e lo spaccato dell'infanzia del protagonista. Tra l'altro è stata una bella sorpresa scoprirlo interpretato da Lee Dong Wook, attore che all'epoca non conoscevo ma che nel frattempo ho imparato ad apprezzare grazie ad altri suoi lavori. Qui lo troviamo giovane, determinato, brillante e affascinante. La protagonista strappa una valutazione positiva, ma non eccellente. Come coppia non li ho però trovati altrettanto apprezzabili, non so se per mancanza di chimica tra i due o se per colpa di una sceneggiatura che misurava le scene romantiche col contagocce (il primo bacio arriva dopo ben 11 episodi, e ce ne vogliono praticamente altrettanti prima del secondo). Ci vuole una buona dose di pazienza, insomma. Perchè il principale difetto di questo drama è la sua durata: 32 episodi sono tanti, troppi. Soprattutto se non c'è così tanto da dire e con il rischio di tirare per le lunghe quanto messo sul piatto. Questo ci porta al secondo errore, che ne è una diretta conseguenza: messe le basi iniziali del tema della vendetta, come li riempiamo 32 episodi? Rispolverando lo stile delle soap opera occidentali degli anni '90, ovviamente! Quindi una sfilza di bugie dalle gambe lunghe che fanno scorrere gli episodi quasi a rallentatore, dove nessuno è chi crede o dice di essere e tutti credono a turno a ciò che viene loro propinato. Indi per cui il protagonista pensa di essere il figlio di un altro, e quindi il fratello dell'ereditiera, salvo poi scoprire di non avere legami di sangue con lei e non sapere di chi essere figlio, per poi scoprire nuovamente di essere biologicamente legato al mostro che l'ha cresciuto, incontrare il "fratello" che aveva perduto da bambino e non riconoscerlo, crederlo figlio di una donna che in realtà è la propria madre, a sua volta creduta morta praticamente da tutti. Un melodramma infinito, puramente di carattere riempitivo. Avrei gradito la metà degli episodi e la metà delle menzogne, magari con un ritmo in generale più accattivante, come lo era all'inizio. Una menzione per il cattivo di turno, il vero padre biologico del protagonista, interpretato da un attore che ho visto anche in altri drama e che ho sempre apprezzato (vedasi Suspicious Partner). Resta comunque una serie che si lascia tranquillamente vedere, vuoi per il cast, vuoi per le riprese e il montaggio, tutti elementi di notevole qualità.

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Completed
Prison Playbook
2 people found this review helpful
by Lynnea
May 18, 2024
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 9.0
Story 9.5
Acting/Cast 9.0
Music 7.0
Rewatch Value 9.0

Un piccolo gioiello da non perdere assolutamente!

Questo drama si è rivelato davvero una gran bella sorpresa. L'avevo messo in lista per via della presenza di Jung Kyung Ho, attore che sto apprezzando sempre di più. La serie conta in totale 16 episodi, estremamente ricchi senza mai essere frettolosi: incredibile come con un ritmo calzante ma non precipitoso, riescano a susseguirsi un gran numero di eventi in un singolo episodio. Il tempo sembra dilatarsi, in senso positivo, si arriva alla fine di ogni puntata soddisfatti di quanto appena visto e contenti del fatto che ce ne siano ancora altri da vedere.
La sceneggiatura è solida, il background complesso e ben curato. L'attenzione dedicata alla serie si evidenzia sotto molti aspetti, dalle riprese, dal montaggio, dalla sceneggiatura stessa, dalla cura per i dettagli. Forse un attimo di smarrimento all'inizio del terzo episodio, dove ho avuto l'impressione di un tratto disconnesso dalla fine dell'episodio precedente, ma pazientando un poco tutto torna nello schema logico. Belle le riprese che diverse volte sfumano quasi nel bianco/nero, mai per caso ma sempre a sottolineare momenti salienti. Se parliamo dell'ambientazione, ci troviamo davanti a una serie ambientata per la maggior parte del tempo all'interno di un penitenziario ma dove la tematica sportiva del baseball è di fatto costante e motore di tutta la storia. Presenta l'accenno di due storie d'amore, un coppia che si riunisce e una che si forma da zero (che poi è quella che più ho apprezzato). Parlo di accenno perchè il fulcro del drama è in realtà l'aspetto bromance, ovvero il legame tra quelli che a conti fatti sono i due protagonisti, due amici - migliori amici d'infanzia e del periodo scolare - ritrovatisi in età adulta vestendo i ruoli rispettivi del detenuto e del secondino. Una delle poche cose che non ho compreso, anzi diciamo l'unica, è come mai i due si fossero persi di vista da un decennio, dato che erano migliori amici e che, una volta che il destino fa incrociare nuovamente le loro strade, riprendono lo stretto rapporto di prima come se l'amicizia, negli anni, fosse rimasta intatta. Ad ogni modo, dall'interazione non solo a parole ma anche negli sguardi, nelle azioni e nei gesti trapela questo stretto legame, questa fiducia indissolubile e conoscenza dell'altro, dove con uno sguardo si può capire il non detto e il non voluto dire. Davvero, il sentimento fraterno è rappresentato in modo impeccabile. Loro due sono i protagonisti del drama, ma la storia è ricca grazie anche a numerosi personaggi secondari che tanto secondari non sono, ma che con le loro singole vicende calcano a turno la scena. Dal Galeotto al Pazzo (una delle figure più complesse, con storia altrettanto complessa alle spalle), al capitano Yoo, al tenente Paeng (splendido personaggio interpretato da un bravissimo Jung Woong In, che per una volta non veste i panni del cattivo di turno ma sa ritagliarsi un ruolo di tutto rispetto nello schieramento dei buoni). Per quanto riguarda Jung Kyung Ho (l'attore che interpreta Lee Joon Ho), ha dimostrato ancora una volta grande talento e versatilità: è un attore che trovo sempre molto sobrio - anche nei momenti divertenti e scherzosi - con un'eleganza intrinseca che sa esprimere attraverso gli sguardi, il portamento e la voce (di quest'ultima, timbro e cadenza mi ricordano incredibilmente quella di Namgoong Min, punta di diamante tra gli attori coreani, per quanto mi riguarda). Che dire, una serie davvero complessa e completa, di alto livello e con minimi difetti, che consiglierei a chiunque di vedere perchè davvero merita! Non do il massimo come valutazione poiché sono irrimediabilmente fan dei grandi romance, e questo no lo è, nessun batticuore da grande amore al centro della scena. Ma, al di là di questo motivo, è come se gli avessi dato il massimo del punteggio. Da non perdere!

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Completed
Gray Shelter
2 people found this review helpful
by Lynnea
May 5, 2024
5 of 5 episodes seen
Completed 0
Overall 5.0
Story 3.0
Acting/Cast 7.0
Music 7.5
Rewatch Value 3.0
Tutto mi fa pensare che questa non vuole essere la solita commediola BL, ma qualcosa di diverso, con spunti e riflessioni più profonde, significati che vanno un po' cercati ma che puntano a lasciare un qualcosa di più di una piacevole visione. E allora, con la manciata di tempo a disposizione - meno di due ore in totale - non si percorre un'intera storia ma la si tratteggia puntando a scene fondamentali e lasciando allo spettatore il compito di ricostruire tutto il resto.
Premesso che il più delle volte ricerco delle serie spensierate - non intese come sole commedie, ma come drama chiari dove non devo arrovellarmi la testa per comprenderne il significato - devo dire che in certi casi non ho disdegnato anche film/serie più impegnative. Gray Shelter però non è riuscita a farmi seguire un filo logico, troppi i passaggi poco chiari, troppe le perplessità anche dopo aver letto altrove possibili interpretazioni. La recitazione davvero notevole, così come la musica. Non la trovo davvero una serie scadente, anzi. Credo ci sia stato davvero un gran lavoro dietro, anche nella sceneggiatura stessa. Ma davvero non fa per me. Non solo perchè probabilmente non era ciò che stavo cercando, ma perchè pur con un "taglio" diverso non è comunque riuscita trasmettermi nulla. Un buon prodotto, immagino, ma su una frequenza diversa dalla mia.

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Completed
Jun & Jun
2 people found this review helpful
by Lynnea
Mar 26, 2024
8 of 8 episodes seen
Completed 0
Overall 8.5
Story 6.0
Acting/Cast 9.0
Music 9.0
Rewatch Value 8.5
This review may contain spoilers

Serie semplice ma coinvolgente...Farà da apripista per drama futuri?

Serie decisamente piacevole. Vorrei dire "sorprendentemente" piacevole, ma la verità è che per qualche strano motivo - oltre alle valutazioni positive - mi aspettavo l'avrei apprezzata. E così è stato. Per assurdo, non è una serie priva di difetti. Ne ha, e molti. Ma è uno di quei rari casi in cui una serie mi prende così tanto da perdonarle praticamente tutto.
Le pecche le ho notate, tutte quante. Dal solito problema - tipico della maggior parte delle BL - di una breve durata (la metà rispetto alla media dei 16 episodi delle serie con coppia principale etero, e per di più il singolo episodio che dura un terzo rispetto all'altro...fatti due conti, il tempo è davvero ridotto), a una storia che - diciamocelo - proprio così articolata non è: non c'è stato un grande sforzo nella trama, peraltro infarcita da molti dei soliti cliché. Anche sull'attenzione per i dettagli qualche scivolone c'è stato e, per quanto graziosi, i piccoli Jun e Jun dei flashback si confondono abbastanza - difficile capire chi è uno e chi rappresenta l'altro - oltre ad alcuni passaggi successivi non poi così chiari o logici: Jun-direttore sembra aver seguito da lontano la vita di Jun-stagista, in un'attesa eterna senza aver pianificato alcuna mossa, tant'è che l'incontro è puramente casuale, in pieno stile "coincidenza delle coincidenze!". Anche banalmente il nome del prodotto ideato, June Jun, che si rifà in maniera più che palese al loro nome - come del resto il nome della serie stessa - non viene nemmeno fatto oggetto di alcuna ovvia riflessione da parte di nessuno. Tutte queste critiche però impallidiscono di fronte alla capacità di trasmettere e coinvolgere di questi giovani e promettenti attori. Attori che, per l'appunto, hanno esordito come protagonisti proprio in questa serie. Ottima la chimica tra i due, il loro modo di interagire è al contempo divertente, tenero, affascinante e intrigante. Valore aggiunto credo sia stato l'aver finalmente rotto il ghiaccio, per una serie coreana, rispetto ad alcuni tabù che tendono a soffocare anche le coppie più affiatate. Ben lungi dall'essere una NC18, poiché senza scene particolarmente esplicite o volgari - e va bene così - riesce comunque a mettere quel pizzico in più che fa la differenza in alcune scene (le considerazioni di Jun-stagista quando si ritrova seduto in braccio a Jun-Direttore, piuttosto che il bacio che si scambiano seduti accanto alla finta fidanzata di Jun-direttore, e l'apertura del regalo della suddetta ragazza nella scena finale). Nel 2023 intravediamo forse una serie che farà da trampolino di lancio, unendo i pregi delle serie coreane ma superando i limiti del ridicolo in cui a volte sconfina l'eccessivo pudore. Spero di rivedere questi attori cimentarsi con altri drama, spero di vedere di nuovo un copione che osa qualcosa di più e, se come mi auguro sarà la prima a mostrare un nuovo taglio nei Kdrama, non mi spiacerebbe in futuro poter contare su episodi di maggiore durata e trame più sostanziose. Ma, per il momento, va bene così. E' un punto di partenza. Bella, migliorabile, ma avviata verso la direzione giusta.

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Completed
Hyde, Jekyll, Me
2 people found this review helpful
by Lynnea
Mar 11, 2024
20 of 20 episodes seen
Completed 1
Overall 7.0
Story 6.5
Acting/Cast 7.5
Music 7.0
Rewatch Value 7.0
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Quando il troppo stroppia e i pregi diventano difetti

L'idea alla base della serie non è nuova - come dice il titolo si ispira al noto Dr.Jekyll e Mr. Hyde - ma la chiave di lettura sembra avere un buon potenziale di partenza: un Jekyll freddo, cinico, egoista e per nulla empatico e al contrario un Hyde che invece di essere un alter ego malvagio viene dipinto come un eroe, un salvatore, costantemente permeato da sorrisi e buone intenzioni.
Un meccanismo rovesciato che mi ha incuriosita e che già dopo i primi episodi mostra un ulteriore inversione: Seo Jin non è poi così freddo e calcolatore come si sforza di apparire e d'altro canto l'altruismo di Robin non è proprio così smisurato. Un doppio flip che sembra voler rimettere tutto in discussione, gettando l'idea che "la verità non è quella che appare". In realtà, alla fine, la verità si troverà un po' nel mezzo.
A condire la storia ci sono dei buoni temi a supporto: la psicanalisi, i ricordi del rapimento durante l'infanzia, con tematica poliziesca annessa.
Tanti aspetti positivi, insomma. Eppure...c'è mancato poco che non la terminassi. Il ritmo - non dico incalzante, ma quanto meno coinvolgente - dei primi episodi rallenta a una velocità da crociera. Il giro di boa l'abbiamo a metà serie, con la protagonista che finalmente fa 2+2 e scopre che non esiste alcun gemello, ma sia prima che dopo i tempi sono davvero troppo dilatati, parliamo di 20 episodi che potevano benissimo essere riassunti in poco più della metà. E poiché il troppo stroppia, tutti gli aspetti positivi sopracitati diventano delle zavorre: la questione dell'avvicendarsi dei due sembra voler proseguire all'infinito, la storia del rapimento e del recupero dei ricordi sembra la saga della "storia infinita", la dottoressa segregata, le sedute ipnotiche, ecc... a una certa viene da dire "ok, abbiamo capito, ora però andiamo avanti!". Sostanzialmente è proprio questo dilungarsi esasperante che affossa una serie dalle premesse più che buone. Anche il triangolo amoroso viene trascinato fin quasi alla fine e risolto con un ricongiungimento che non ha il tempo di essere percepito come tale (più che un protagonista che alla fine è sia Robin che Seo Jin, la spiacevole impressione è che lei si sia sposata con Robin per poi trascorrere la vita con Seo Jin). Poteva essere gestito meglio, insomma. In ultimo, c'è davvero un eccessivo buonismo: il dualismo bene/male di Jekyll/Hyde sparisce, e vogliamo far risultare buoni entrambi. Non contenti, anche al padre di Seo Jin viene condonato molto e, perchè no, pure l'amico d'infanzia, che ha fatto da antagonista per buona parte della serie, entra nella squadra dei buoni redenti. Alla fin fine, i cattivi sono tutti spariti, insomma.
Per quanto riguarda i due attori protagonisti, non conoscevo l'attrice ma l'ho apprezzata molto. L'attore che interpreta il Presidente l'ho già visto in altri drama - in primis Suspicious Partner - e lo trovo sempre una valore aggiunto. Quanto a Hyun Bin, servono due parole a parte: l'ho conosciuto nel più acclamato "Crash landini on you", che è stato anche il mio prima k-drama in assoluto, e che ha fatto da apripista a tutte le serie asiatiche che ho visto successivamente. Non avendo termini di paragone, all'epoca, l'avevo trovato ineccepibile - pur nei panni di un personaggio non particolarmente scattante, va detto - ma molti degli altri suoi drama ero finita poi per abbandonarli, ridimensionando la sua bravura a una triste monotonia interpretativa. Con questa serie, invece, si riscatta decisamente: non solo perchè ricopre ruoli diametralmente opposti ma perchè emerge in entrambi tutta quell'energia che mi era sembrata sopita persino nella sua sopracitata serie di maggior successo. Consiglierei questa serie? I primi episodi valgono la pena, ma mettete in conto di non arrivare alla fine.

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Completed
Between Us
2 people found this review helpful
by Lynnea
Feb 17, 2024
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 8.0
Story 6.0
Acting/Cast 9.0
Music 7.5
Rewatch Value 8.0
This review may contain spoilers

Un'occasione che andava colta ma che non è stata sfruttata come davvero meritava.

Terminata la bellissima "Until we meet again", dove la mia coppa preferita è risultata essere la secondaria Win/Team, scopro che esiste una serie più recente, non un sequel ma piuttosto una spin-off parallelo dedicato proprio a loro due. Ben dodici episodi della durata di tutto rispetto. Le premesse ci sono tutte, l'aspettativa è a dir poco alle stelle.
Mi aspettavo mi piacesse addirittura più della serie originale e invece, con un punta di amarezza, posso dire che non è stata all'altezza. Mi è comunque piaciuta, tutto sommato, questo va detto, perchè incentrata sul mio pairing preferito, e perchè sono due attori davvero molto bravi, che non mi stancherei mai di guardare.
Cosa è andato storto? In primis, la trama. Hemp Rope non si colloca temporalmente dopo la prima serie, bensì in parallelo, e segue da vicino il rapporto tra Win e Team. Non ho trovato una storia ricca e dello stesso spessore della precedente, i punti sui quali si è sviluppata sono sostanzialmente solo due: il trauma passato di Team e la scelta di Win di non legarsi a nessuno.
Non sono una fan delle serie da pochi episodi, ma qui davvero ne sarebbero bastati la metà, e ciò mi riporta alla considerazione di partenza: serviva più carne al fuoco. Si poteva aggiungere qualche elemento, sviluppare il filone Win/Team era davvero una gran bella opportunità, ma è stata giocata male, sembra quasi non ci fosse tutta l'attenzione, l'impegno e la voglia di investire da parte di chi ha scritto la sceneggiatura, aspetti che invece emergono nella serie precedente.
La questione del trauma infantile di Team viene gestita anche bene all'inizio, e trova secondo me il suo apice nell'incidente di Team in piscina, che a mio avviso doveva essere il momento per affrontare in pieno la tematica. Era il momento giusto ma non è stato sfruttato, la questione viene rimandata a data da definirsi, e si trascina come una palla al piede fino quasi alla fine della serie (arrivata agli ultimi episodi mi aveva addirittura stufata). Stesso discorso per Win che, ok, all'inizio non vuole legarsi a nessuno così non ha nulla da perdere e bla bla bla...Ma anche lì, arrivati a metà serie qualche passo avanti andava fatto, soprattutto perchè le dinamiche erano palesi, per cui arrivare agli ultimi episodi con i due protagonisti ancora titubanti e confusi...ma anche no, togliamoci le fette di salame dagli occhi, per favore.
Questo è un po' il sunto di cosa non ha funzionato nei contenuti. Passando alla caratterizzazione dei personaggi, Team mi è piaciuto addirittura più che nella prima serie: l'ho trovato adorabilmente scorbutico, a tratti, e piacevolmente poco dedito alle smancerie. Win, il mio preferito in assoluto, l'ho visto nei primi episodi...dopodichè il suo personaggio è stato un po' stravolto, purtroppo. Autorevole, ma anche gentile, ma anche "feroce", come più volte viene definito, ma anche disponibile, spesso irriverente...finisce per perdere buona parte di ciò che lo rende accattivante, e non lo trovo corretto o coerente: si poteva far emergere in lui il cambiamento previsto, ovvero il suo mettersi sentimentalmente in gioco, mantenendolo caratterialmente come era all'inizio. Questa osservazione trova a mio avviso conferma anche nel fatto che la chimica tra i due presente nei primi episodi si dissolve nella seconda metà della serie. Sembra quasi che la coppia dovesse uniformarsi allo stile Pharm/Dean, mentre ciò che più apprezzavo di Win/Team era proprio il loro modo particolare di interagire, poco melenso e spesso diretto, più provocatorio/divertente che sdolcinato. Come dice il titolo, Hemp Rope, loro sono una corda di canapa, invece nella seconda parte sembra proprio esserci l'intenzione di trasformarli in un filo rosso. Per fare un esempio che fa accapponare la pelle...la confessione tanto- ma tanto, tanto, davvero troppo tanto - attesa, fatta cantando e strimpellando la chitarra a vicenda. Anche no, per favore, è stato un momento a dir poco agghiacciante.
Il vero Win è quello che non regalerà mai un mazzo di fiori a Team davanti a tutti, perchè "si vergogna", ed è lo stesso a cui non interessano le cenette di San Valentino al ristorante. In quello spaccato per un attimo li ho rivisti come speravo vederli sempre, con quel modo di relazionarsi tutto loro che li contraddistingue dalle altre coppie (non solo di questa serie in particolare ma della stragrande maggioranza delle altre serie BL in generale).
Aggiungo un altro tasto dolente, quello temporale. Mi sta bene rivivere in parallelo la prima serie, dove Win/Team avevano avuto poco spazio e dove il loro interagire lontano dalla luce del sole dava la possibilità, con Hemp Rope, di scoprire scene e sviluppi celati nella prima serie, senza creare incongruenze con il susseguirsi delle vicende già note. Però, a una certa, avrei gradito andare oltre. Superare il momento di happy ending di "Until we meet again" e dedicare la seconda metà della serie a un dopo davvero temporalmente dopo, anche solo per qualche sano colpo di scena.
Infine, le coppie new entry mi sento di bocciarle categoricamente: Tul/Waan non sono proprio riusciti ad emozionarmi, Bee/Prince invece davvero non li ho sopportati al punto da saltare le loro scene a piedi pari.

In conclusione, poteva diventare la mia serie preferita in assoluto, ma di certo non ho versato fiumi di lacrime come in "Until we meet again" e i momenti davvero emozionanti sono stati pochi, effettivamente. Ma è pur sempre dedicata alla mia coppia preferita, per quanto bistrattata dalla sceneggiatura, e ogni loro scena vale la pena di essere vista. Un punto in più per gli special, che ho visto raggruppati dopo aver finito la serie: momenti piacevoli - tutti però lontani anni luce dall'incontro negli spogliatoi in tarda serata tra Win e Team nel secondo episodio (ah, bei tempi, quelli!) - ma comunque apprezzabili.

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Completed
Beautiful Gong Shim
2 people found this review helpful
by Lynnea
Jan 28, 2024
20 of 20 episodes seen
Completed 0
Overall 9.0
Story 9.0
Acting/Cast 9.5
Music 9.0
Rewatch Value 9.0

La ricetta per la commedia perfetta!

Al di là del voto che si può dare a una trama, alla recitazione, alla sceneggiatura o quant'altro, per me il metro di valutazione di un drama si riconduce spesso a un solo quesito: quante volte ho riguardato la serie? Nel caso di Beautful Gong Shim, direi abbastanza da farla finire tra le mie preferite.
Ci sono i tratti spensierati e divertenti - a volte proprio esilaranti - di una commedia fresca e frizzante. C'è un mistero da risolvere, questioni da dipanare, situazioni difficili da affrontare nel presente e da ricollegare nel passato. Non è una serie insipida e senza trama, che non sa bene dove inizia e dove vuole arrivare. Il punto di partenza e la linea di arrivo erano evidentemente ben chiare in coloro che hanno ideato la storia. E, nel mezzo, c'è lo spettacolo: quello di qualità, che intrattiene, che emoziona, che fa riflettere. C'è una protagonista che inizialmente mi ha spiazzata, nel suo aspetto un po' scialbo che non si mostrava come il finto brutto anatroccolo pronto a trasformarsi in un cigno, ma che così rimane fin quasi alla fine. Kong Shim si rivela un personaggio espressivo, dove l'aspetto perde di significato e consente di aprire una finestra che guarda dentro il personaggio, alle sue emozioni, alla scarsa autostima, ai desideri. Si entra in empatia con lei e si torna a seguirla "da fuori" osservandola con simpatia, perchè se non è "carina" esteticamente, è "carina" nel suo modo di essere. Se poi a un'attrice che per l'appunto si rivela davvero una notevole sorpresa si affianca poi uno dei migliori attori coreani - anzi diciamo pure il migliore, per quanto mi riguarda - non può che derivarne una coppia sensazionale. Namgoon Min, attore superbo su tutti i fronti, riveste i panni di un personaggio ben studiato e complesso, che gli permette di dare prova della sua versatilità e capacità recitativa, dando vita a un An Dan Tae espressivo e affascinante, singolare e intrigante, sensibile e intelligente, divertente e profondo. Gli attori secondari un po' scompaiono, al confronto, ma non è poi un gran problema: la chimica che c'è tra la coppia principale domina lo schermo senza mai annoiare. Entrambi i personaggi subiscono un'evoluzione, che se per lei è la conquista della propria autostima, della fiducia nelle proprie capacità e nel riconoscimento di queste da parte degli altri, per lui è un po' la ricerca del suo posto nel mondo, il venire a patti con le proprie radice, scoprendo i tasselli di un passato che mancava. Azzeccata la colonna sonora.
SPOILER: se dovessi proprio trovare un difetto, un unico passaggio poco sensato in una trama che per il resto è certamente coerente, è la motivazione - nella parte finale - dell'allontanamento tra i due: che fosse "preso" (24h su 24?) o che il mantenersi in contatto il vivere a distanza...nessuna delle due spiegazioni è sensatamente valida e realistica. Ma, del resto, senza una separazione - non solo geografica ma anche relazionale - non avrebbe potuto esserci il grand finale con la coppia che si ritrova. Diciamo che il meccanismo causa-effetto aveva bisogno di una "causa" un po' più credibile, al di là della riuscita dell' "effetto" desiderato. Ma si tratta giusto di una piccola svista, di poco conto rispetto al resto. Concludendo, un drama che vale davvero la pena vedere, una piccola perla che rischia di passare inosservata (io stessa ammetto l'ho scoperta solo perchè ero alla ricerca di altri drama con Namgoong Min).

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Completed
Doctor Prisoner
2 people found this review helpful
by Lynnea
Dec 31, 2023
32 of 32 episodes seen
Completed 0
Overall 9.0
Story 9.0
Acting/Cast 10
Music 8.0
Rewatch Value 9.0

La vendetta è un piatto che va servito freddo.


TRAMA: questo drama mi ha ricordato molto una serie americana, Revenge, a sua volta ispirata al celebre romanzo di Dumas, Il Conte di Montecristo. Che si parli di corruzione, brama di potere o giustizia, il fulcro della storia è la vendetta: la "giusta" vendetta, pianificata a lungo e con cura fin nei minimi dettagli da parte del protagonista, capro espiatorio in un passato che l'ha visto pagare - ingiustamente - un caro prezzo. La serie si concentra sulla messa in atto di tale piano di vendetta, e per lo spettatore è davvero intrigante seguire gli sviluppi, molti dei quali apparentemente imprevisti, mentre in realtà si va via via a svelare un disegno intricato e machiavellico architettato da tempo.
Curiosità e suspance non mancano, e ciò mantiene alta l'attenzione dello spettatore di episodio in episodio.
A livello di sceneggiatura, l'impronta legale e la sfera medica, nonché il contesto del penitenziario sono tutti ingredienti ben equilibrati tra loro, dove nessuno soverchia l'altro in modo predominante (il troppo stroppia, si sa). Unica nota dolente, che mi impedisce di dare un 10 e lode, è la totale mancanza di romance: va bene che non è una commedia romantica, ma i requisiti anche solo per un leggero accenno, tra il protagonista e la dr.ssa Han, c'erano tutti. Sarebbe stato un tocco apprezzabile e non avrebbe alterato minimamente la struttura principale della serie. Peccato.
Il finale lascia aperto uno spiraglio a un possibile sequel. Sono passati quattro anni, ma personalmente continuo a sperarci.

CAST: la scelta di guardare questa serie è stata in primis influenzata dalla presenza dell'attore protagonista, che apprezzo particolarmente. E, anche stavolta, non ne sono rimasta delusa: Doctor Prisoner ci mostra un Nam Goong Min davvero superbo, dove la sua grande capacità espressiva e il suo timbro di voce davvero unico ci regalano una recitazione di altissimo livello, vestendo perfettamente i panni dell'abilissimo stratega Na Yi Je. Una menzione anche per Kim Byung Chul, attore che non conoscevo e che ricopre il ruolo antagonistico di Sun Min Shik, precedente direttore del penitenziario nonché uomo avido di successo e potere. Un po' fiacca invece l'attrice Nara - alias Dr.ssa Han - che ho già avuto modo di incontrare in altre serie e che, ancora una volta, sembra sfumare in una recitazione che manca di incisività. Al contrario, un prezioso tocco di vivacità va attribuito al personaggio di Oh Jung Hee, interpretato da una effervescente Kim Jung Nan.

MUSICA: Niente che meriti di essere segnalato. A livello sonoro ho apprezzato la nota ricorrente, quasi un sibilo stordente, nei momenti in cui la scena raggiungeva il vertice della tensione.

Unico vero neo della serie: la mancanza di sottotitoli in italiano (confido che prima o poi si provveda, perchè merita più di molti altri Kdrama tradotti in svariate lingue).

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Completed
Cases between Us
3 people found this review helpful
by Lynnea
11 days ago
36 of 36 episodes seen
Completed 0
Overall 8.0
Story 7.0
Acting/Cast 8.5
Music 8.0
Rewatch Value 7.5
This review may contain spoilers

Intrigante bromance investigativa nella Pechino degli anni Venti, tra folklore e innovazione

IN SINTESI - Drama investigativo di durata media – conta trentasei episodi ma di soli venti minuti l’uno – che si configura come una bromance ambientata durante l’epoca repubblicana cinese e che mescola con gusto azione, mistero e una buona dose di ironia. Una serie appartenente al filone dei crime drama storici ma con una marcia in più, che elimina i tempi morti a favore di un aumento dell’azione e della tensione: di fatto potremmo definirlo un’evoluzione degli short drama di alta qualità.

TRAMA - Nella turbolenta Pechino degli anni Venti il giovane rampollo Zhao Shaoshang, un aristocratico appassionato di antiquariato e dal carattere ribelle, si trova coinvolto in un misterioso caso che, per colpa del cognato, minaccia di rovinare la reputazione della sua famiglia. Per salvare l'onore della sorella maggiore decide di indagare e si trova a collaborare con Yuan Hong, il nuovo e rigido capo del quarto dipartimento di polizia, di recente trasferitosi a Pechino.
L’incontro è casuale, l’ironia immediata e, in men che non si dica, nasce una curiosa alleanza tra due personalità diametralmente opposte che si trasforma ben presto in una collaborazione investigativa destinata ad affrontare e risolvere i casi più intricati della capitale.
La struttura narrativa segue il classico schema del "caso della settimana" (o poco più), con archi investigativi che si sviluppano mediamente su tre o quattro episodi, spesso concatenandosi l’un l’altro per conferire all’intera storia un senso di continuità. Si inizia con un omicidio vicino alla famiglia di Shaoshang, si passa al rapimento dei bambini, quindi al caso degli otto vicoli nei bordelli, poi si torna nuovamente in ambito farmacologico tra metanfetamine e pillole della longevità e così via fino a una conclusione che, oltre ad ampliare il raggio d’azione verso alcune potenze straniere vede emergere via via un filo conduttore legato al passato di Yuan Hong e alla misteriosa scomparsa della madre. Quest’ultimo mira ad essere il caso principale , incentrato su temi quali la corruzione, l’abuso di potere e le ingiustizie sociali ma, intercalato tra un caso minore e l’altro, viene spesso ripreso e portato avanti in modo un po’ troppo approssimativo. Comprendo che un intero arco narrativo con una sola tematica sarebbe venuto presto a noia, ma l’aggiunta dei vari altri casi da una parte tiene “in movimento” la storia ma dall’altra distoglie continuamente l’attenzione dal tema principale.


Rispetto alla storia, due considerazioni sono doverose: la prima riguarda i primissimi minuti del primo episodio, che possono apparire davvero strani e surreali, al punto che se a monte non mi fossi confrontata con altri utenti e rassicurata sulla bontà del drama, avrei anche potuto terminare la visione su due piedi. Sembra una scena esageratamente assurda e nonsense ma, con un attimino di pazienza, poi la situazione si “normalizza”, viene contestualizzata e il drama inizia col piede giusto. L’altro aspetto che va messo in conto è che i casi da risolvere sono qualitativamente altalenanti: alcune indagini colpiscono per originalità e profondità emotiva, come il caso introduttivo che mescola elementi del folklore cinese a un'atmosfera quasi horror, piuttosto che il mistero dei "talismani di giada", mentre altri invece risultano più prevedibili e sembrano avere più che altro funzione di riempitivo.

INIZIO SPOILER!!!
Il finale, inutile girarci intorno, è deludente. Non solo non sfrutta a dovere la tensione, ma si risolve in modo tremendamente sbrigativo. Mentre il conto alla rovescia divorava secondo dopo secondo gli ultimissimi minuti, continuavo a chiedermi come poteva trovare spazio un giusto epilogo. E infatti non c’è stato. Il confronto tra Yuan Hong e il padre doveva essere un momento clou ma si esaurisce prima di raggiungere l’apice. Lo sparo a schermo nero poteva anche starci, ma serviva comunque aggiungere un “dopo”. E invece negli ultimissimi secondi si torna velocemente su Zhao Shaoshang con una scena che più che chiudere il drama sembra voler aprire un nuovo capitolo. A questo punto, l’unica cosa che potrebbe dare un senso all’epilogo sarebbe un sequel, che ad oggi però non mi risulta essere previsto.
FINE SPOILER!!!

TEMI AFFRONTATI: Fin da subito salta all’occhio l’evidente confronto tra tradizione e modernità, un dualismo rappresentato dalla collisione tra la Cina millenaria e la modernizzazione dell’epoca repubblicana, con l’avvento – anche nel quotidiano – di una consistente e materiale impronta occidentale (le bottigliette di Cola che bevono in auto, i molteplici riferimenti all’orologio Philippe Patek piuttosto che l’iconico Chanel N°5). Gli stessi protagonisti incarnano, a modo loro, questi due “mondi”: Zhao Shaoshang veste spesso in modo tradizionale e, con la sua conoscenza sull’antiquariato e la sua sensibilità culturale – basti pensare a tutte le volte che si inalbera per la vendita di antichi cimeli agli occidentali – ben rappresenta l’umanesimo tradizionale. La sua lettura del mondo avviene attraverso le lenti della storia, dell’arte e delle usanze popolari. Al contrario, Yuan Hong incarna l’approccio scientifico, rigoroso e pragmatico: i suoi stessi trascorsi all’estero vanno a giustificare una razionalità d’impronta occidentale. Ne consegue che la loro collaborazione può essere letta anche quale metafora della Cina del primo Novecento, in equilibrio appunto tra la conservazione del proprio patrimonio spirituale e la necessità di una giustizia istituzionalizzata.
Un altro aspetto interessante che viene affrontato è la demistificazione del soprannaturale: sono davvero tanti, nei vari casi indagati, i riferimenti a presunti fenomeni paranormali, spesso legati ad antiche superstizioni cinesi (si pensi ad esempio al veleno del rospo, o meglio il “Veleno Gu”, che nel folklore della Cina meridionale ho scoperto era legato a pratiche occulte di magia nera, piuttosto che alle apparizioni divine di Ne Zha, divinità dalle otto braccia). C’è uno schema abbastanza fisso che si ripropone nello sviluppo dei vari casi: inizialmente l’unica spiegazione plausibile sembra appunto essere quella legata al soprannaturale (nel secondo caso, quello dei bambini rapiti, i vari testimoni parlano di ruote infuocate apparse dal nulla nel cielo), da lì poi partono le indagini che portano via via a galla la verità scientifica (ed ecco dunque che entrano in scena esami del sangue e microscopi capaci di identificare parassiti quali i trematodi del sangue). La conclusione porta sempre allo stesso verdetto: la magia non esiste, al contrario della manipolazione e dell’avidità umana.
Tutto questo porta a una riflessione ulteriore, diretta conseguenza: il folklore diviene quello strumento utilizzato dalle classi dominanti per mantenere la popolazione nell'ignoranza e nel terrore, arricchendo il giallo investigativo di una dura critica alla manipolazione sociale. Del resto la disparità di classe è ben sottolineata dai vari casi, che a turno trattano singoli temi di forte rilevanza etica e sociale (ad esempio contrapponendo l’etica medica alla ciarlataneria). Altra disparità più volte rimarcata è quella di genere: vi è un focus tutt’altro che sottile sullo sfruttamento delle donne e sulla condizione femminile nell’era repubblicana, ad esempio attraverso il caso sulla prostituzione o, più avanti, con il personaggio della dottoressa Ge Fan.
In ultimo - ma probabilmente motivo principale per cui molti guarderanno questo drama - il tema bromance, limitato sbocco per tutte le trasposizioni dei romanzi BL. Qui è stato fatto un lavoro decisamente intelligente, consentendo allo spettatore due diversi piani di interpretazione: quello ufficiale, tassativamente bromance, e quello ufficioso, costruito su piccoli passaggi e tanto non detto, che nell’insieme permettono di leggerci qualcosa di più (perché, diciamocelo, il “segreto” di Yuan Hong accennato dalla sua ex collega non è certo la ridarella che gli viene da ubriaco!). Chi è in carenza di BL e vuole fantasticare ad occhi aperti troverà in questo drama dell’ottimo materiale.


CITAZIONE: “Non ho nulla da offrire tranne sangue, fatica, lacrime e sudore” – Frase che lo stesso Yuan Hong cita a Shaoshang quale motto (frase di un discorso storico di Churchill) che ha sempre seguito nella vita. Viene pronunciata in una delle due scene a mio avviso più intense del drama, quando Shaoshang si presenta in serata a casa sua con l'evidente intento di tirarlo su di morale dopo la sospensione della sua carica quale provvedimento disciplinare.

PERSONAGGI: Inutile dire che il drama si regge prevalentemente sul rapporto complementare tra i due protagonisti, elemento chiave dell’intera serie grazie anche a una chimica incredibile, che emerge dalle battute pungenti alle incomprensioni tra i due, fino ai momenti di sincera complicità.
Zhao Shaoshang è un giovane universitario impulsivo, chiassoso, irriverente, incline alla drammatizzazione ma anche estremamente arguto oltre che esperto delle dinamiche e degli equilibri che governano la città, destreggiandosi con sicurezza tra i vari intrighi. E’ un personaggio che sa farsi notare e creare scompiglio ma che non risulta mai antipatico o eccessivamente sopra le righe, offrendo invece sani momenti di puro divertimento.
Yuan Hong al contrario è rigoroso, silenzioso e fedele alla legge, con un passato da soldato e una determinazione incrollabile nel portare a termine la sua missione. La sua è un’arguzia meno sbandierata e più pianificatrice, sia nelle indagini sia nelle scelte che compie per il bene di un ignaro Shaoshang.

CAST – Per quanto riguarda gli attori protagonisti, sono due nomi e due volti a me del tutto nuovi, ma entrambi hanno saputo offrire una prova più che buona.
Zhai Zi Lu porta in scena un Zhao Shaoshang credibile e dalla caratterizzazione completa, dosando con cura ironia e serietà: nei momenti leggeri fa prevalere il lato più esuberante e imprevedibile mentre nelle scene più cupe ridimensiona il tono, anteponendo un approccio più riflessivo ed empatico, soprattutto nei confronti delle vittime.
Kido Ma, nei panni di Yuan Hong, ha il compito probabilmente più difficile: interpretare l'uomo di legge, rigido e riservato, con un’intensità composta che faccia da contrappeso all'esuberanza del compagno. Un ruolo insidioso che potrebbe facilmente scadere nella noia o nella monotonia, ma che questo giovane attore riesce a gestire con evidente competenza, infondendo al personaggio una profondità capace di emergere nei piccoli gesti e attraverso gli sguardi, al punto da rendere Yuan Hong non solo estremamente credibile ma addirittura affascinante.
Rispetto agli attori secondari, occorre fare distinzione tra quelli sacrificati a favore del format episodico, e altri la cui presenza – seppur discontinua – copre quasi l’intero drama, contribuendo ad arricchire il quadro. Degni di menzione sono sicuramente Wang Zhi Gang, attore che interpreta il padre di Yuan Hong e che sembra aver trovato il suo punto di forza nel personaggio del padre stronzo (ha ricoperto lo stesso ruolo anche nel recente drama moderno “Blazing summer”) e Jessie Li nei panni della sorella di Shaoshang.

ASPETTI TECNICI - Il drama si distingue per una regia attenta - che ricorda un po’ il cinema noir nell’uso delle ombre e degli spazi chiusi - e una fotografia capace di catturare l’elegante l'atmosfera della Pechino repubblicana senza l’uso eccessivo di filtri patinati ma optando per un’immagine più realistica e anche un po’ più sporca, che però bene si sposa con il contesto storico e con i toni più cupi che caratterizzano le indagini. Volutamente grande è il distacco tra i vari ambienti: i vicoli affollati e oscuri di Pechino sembrano quasi claustrofobici, al contrario le residenze sontuose – come quella in cui vive Shaoshang – danno un senso di ariosa apertura mentre gli uffici istituzionali sono semplicemente freddi e impersonali. Nonostante un budget non altissimo, la ricostruzione degli ambienti e dei costumi risulta più che adeguata e contribuisce a immergere lo spettatore nell'epoca .
La colonna sonora e il montaggio sembrano lavorare di pari passo contribuendo a mantenere un ritmo serrato e nel gestire il cambio di atmosfera tra i momenti più tesi e le scene più stemperate. Il montaggio, in particolare, ha il pregio di saper dosare bene i tempi, così da mantenere alta l'attenzione nonostante la breve durata degli episodi. L'unico vero limite, a mio avviso, è la frammentizzazione del drama in così tanti episodi: capisco il vincolo di questo tipo di format ma la continua interruzione della sigla di chiusura (e quella successiva di apertura) non giova molto alla visione, che sarebbe stata di certo più gratificante se si fosse ridotto il numero di episodi aumentandone però la singola durata.

IN CONCLUSIONE – Non ci troviamo di fronte a un prodotto d’eccellenza, ma è sicuramente un buon drama. Imperdibile per tutti gli amanti del periodo storico e delle Bromance che richiamano nostalgiche sfumature BL per chi le sa “interpretare”.
Una serie che ha il pregio di aver saputo lavorare bene su alcuni aspetti – caratterizzazione dei personaggi, interpretazione convincente, sintonia e sinergia tra le figure principali, ambientazione storica affascinante e curata – ma che non è esente da difetti e sulle quali si sarebbe potuto lavorare con altrettanta attenzione, già che era possibile un buon margine di miglioramento. A conti fatti, un valido spunto per opere future e una visione più che consigliata.

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