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  • Last Online: 2 hours ago
  • Gender: Female
  • Location: The knee of the Boot
  • Contribution Points: 0 LV0
  • Roles:
  • Join Date: October 14, 2023
  • Awards Received: Finger Heart Award3 Flower Award17 Coin Gift Award1 Reply Goblin Award1 Cleansing Tomato Award1 Comment of Comfort Award1 Gaslight, Gatekeep, Girlboss1 Clap Clap Clap Award2 Wholesome Troll1 Boba Brainstormer2 Emotional Bandage1 Reply Hugger3 Soulmate Screamer3
Completed
Welcome to Samdal-ri
4 people found this review helpful
by Lynnea
Jan 21, 2024
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 5.0
Acting/Cast 8.5
Music 6.5
Rewatch Value 6.0
This review may contain spoilers

Un cast sprecato per un drama piatto e superfluo

Quando ho letto di questo drama poco prima che iniziasse ad andare in onda, qualche perplessità già ce l'avevo. La trama sembrava già mancare di sostanza. Però c'era Ji Chang Wook, attore che apprezzo moltissimo, e speravo davvero di ricredermi, magari già dopo i primi episodi. E invece...
Invece no.
Qualche nota positiva c'è, e a volte è contemporaneamente negativa. Se da una parte l'ambientazione è diversa dai soliti drama, alla lunga stufa. E 16 episodio sono lunghi da trascorrere tra immersioni subacquee, previsioni meteo e i cortili di un piccolo paesino. Se Seul rappresenta la frenesia, Samdal-ri è un luogo placido e tranquillo, molto placido e molto tranquillo. Senza pretese, con il suo piccolo, ripetitivo e ordinario quieto vivere.
La trama ruota attorno al ritorno di Sam dal, autoesiliatasi per anni a Seul, e ora pronta a partire alla riscoperta di sé stessa. In realtà, il suo personaggio non mostra una particolare evoluzione e ciò che costituisce l'ostacolo che la coppia protagonista deve fronteggiare sono sostanzialmente il padre di lui, ostile alla relazione e in balia di un lutto che non riesce a superare, e la madre di lei, che con la sua boa a fiori tiene sostanzialmente ancorato Cho Yong-pil all'isola. Tutto qua.
Tasto dolente è proprio lui Yong pil: un personaggio inconsistente, un bravo ragazzo così esagerato da risultare tonto, più che sincero e genuino. Ed è stato davvero un colpo basso vedere un attore con il potenziale di Ji Chang Wook sprecato - e sottolineo sprecato - in un ruolo/drama che offre davvero così poco. Un attore tra i miei preferiti, ma i cui capolavori come Healer, K2 e Suspicious Partner sembrano ormai vecchi ricordi se paragonati agli ultimi lavori, dove finisce a rivestire i panni di protagonisti poco performanti in drama costruiti su sceneggiature che sembrano fin da subito non voler lasciare il minimo segno. Al contrario, ho apprezzato l'attore che interpretava il padre di Yong-pil, e anche la madre di Sam-dal (la mitica e indimenticabile Ahjumma di Healer).
La serie, dicevo, procede con quelli che vorrebbero essere dei piccoli colpi di scena ma che in realtà trasmettono ben poco, e si avvia verso un finale che lascia ancora qualche flebile speranza di veder decollare qualcosa, per poter dire che tutto sommato ne è valsa la pena di vederlo, tra alti e bassi. E invece no, nemmeno quello. L'ultimo episodio, se possibile, riesce solo a peggiorare la situazione: la tanto attesa mostra di Sam-dal si risolve in modo quasi frettoloso, certo i soggetti delle foto erano scontati, ma confidavo almeno in qualcosa di più toccante - mi sono chiesta per molte puntate che fine avrebbe fatto quel filo rosso, e invece è tornato ad essere una banale sciarpa inquadrata quasi per caso per una manciata di secondi - e gli stessi protagonisti e personaggi secondari sembrano non averla vissuta, figuriamoci chi sta dall'altra parte dello schermo e dovrebbe emozionarsi per riflesso. La puntata finale si consuma, minuto dopo minuto, nell'attesa di qualcosa che non ci sarà: le varie coppie si ritagliano una fetta dell'episodio per concludere le singole vicende, e ai protagonisti non resta che una breve, brevissima scena a dir poco insulsa. E sembra uno scherzo di cattivo gusto, ma lo spettatore a una certa non può che rassegnarsi al fatto che no, non c'è davvero nient'altro. E' tutto lì. Insipido e sbrigativo.
Qualcosa di apprezzabile, qua e là, c'è. Qualche spunto, qualche riflessione, qualcosa c'è. Ma è un qualcosa che doveva fare da perno centrale, mentre invece restano piccoli momenti che emergono da una trama spesso soporifera. Un drama superfluo, del quale non si sentiva la mancanza.

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Completed
Under the Hawthorn Tree
2 people found this review helpful
by Lynnea
25 days ago
Completed 1
Overall 9.5
Story 9.5
Acting/Cast 9.5
Music 8.5
Rewatch Value 9.0
This review may contain spoilers

Un inno all’amore puro e limpido incastonato tra le pieghe della Storia

“Sotto l’albero di Biancospino” - film cinese del 2010 diretto da Zhang Yimou - è un’opera di straordinaria intimità e purezza espressiva, un racconto stilisticamente sobrio e di grande forza comunicativa. La pellicola rinuncia volutamente ad ogni artificio o spettacolarizzazione visiva, scegliendo di affidarsi al potere della sottrazione, del silenzio e di un contesto rurale autentico e toccante. Il risultato è semplicemente disarmante, interamente focalizzato sull'esplorazione del sentimento amoroso nella sua declinazione più limpida, capace di toccare le corde più profonde dello spettatore attraverso la forza dei dettagli e delle emozioni messe a nudo.

LA STORIA - Ambientato nella Cina degli anni '70, durante gli ultimi sprazzi della Rivoluzione Culturale, il film segue le vicende della giovane studentessa Jing Qiu, interpretata da una straordinaria Zhou Dong Yu, che di recente ho avuto modo di scoprire e ammirare anche in un’altra pellicola a dir poco sublime (Better days). Inviata in un remoto villaggio di montagna per un programma di rieducazione attraverso il lavoro nei campi, Jing Qiu porta sulle spalle il peso di un'infamia politica: la sua famiglia è rigidamente monitorata e la madre è ridotta a lavori degradanti dopo che il marito è stato imprigionato con l’accusa di essere un capitalista. In questo clima di costante sospetto e oppressione sociale, l'esistenza di Jing Qiu si incrocia con quella di Lao San – interpretato da un Shawn Dou - un giovane speleologo dall'animo nobile, il cui padre occupa una posizione militare di rilievo, ma la cui madre si è tolta la vita dopo essere stata bollata come dissidente. Tra i due nasce un legame clandestino, fatto di fugaci incontri rubati e promesse silenziose. Il fulcro emotivo del film risiede proprio nella rappresentazione dell’amore puro: la relazione tra i due protagonisti si sviluppa in totale controtendenza rispetto ai canoni del melodramma contemporaneo, facendo leva esclusivamente su piccoli gesti quotidiani, sguardi pudici e una cavalleria protettiva d'altri tempi.
Il tragico epilogo, in cui l'ombra della leucemia – probabilmente legata ad un avvelenamento da metalli pesanti - si abbatte implacabile sul destino dei due innamorati, conduce lo spettatore verso una delle conclusioni più strazianti del cinema sentimentale moderno. La drammatica trasformazione di Lao San, che passa dall'essere un giovane vibrante all'ombra sbiadita di se stesso su un letto d'ospedale, è un vero e proprio colpo al cuore. La sequenza finale, con Jing Qiu che invoca disperatamente il suo nome di fronte a quell’unica fotografia di loro due incollata sul soffitto affinché lui possa vederla fino all'ultimo istante, spezza ogni tensione nello spettatore, dando sfogo a un’intensa emozione liberatoria.

RECITAZIONE - Per quanto riguarda il cast, i protagonisti offrono una prova davvero di alto livello: Shawn Dou, con il suo sorriso incredibilmente radioso e gli occhi carichi di una giovinezza pulita, dà vita a un personaggio indimenticabile: un ragazzo che incarna la devozione assoluta, capace di frenare i propri impulsi nel profondo rispetto dei tempi e della vulnerabilità della sua amata. Dall'altra parte, Zhou Dong Yu offre una performance magistrale per sfumature e controllo, restituendo con delicatezza millimetrica il passaggio dall'esitazione timorosa alla determinazione di un sentimento totalizzante. E’ un’attrice di un’espressività straordinaria che – non so come – non avevo ancora avuto modo di conoscere e che davvero mi stupisce sia per talento – tra l’altro ai tempi di questo film era appena diciottenne - sia per i ruoli interpretati: curiosa di scoprire il resto della sua filmografia, al momento per quanto mi riguarda conta due lavori davvero di spessore, ben più impegnativi delle molte commedie intrise di banalità.

ASPETTI TECNICI - Il film si distingue per una messinscena volutamente sommessa. La fotografia di Zhao Xiao Ding abbandona i colori saturi per abbracciare una palette cromatica più spenta, dominata da toni terreni e luci naturali che conferiscono al mondo rurale un aspetto vissuto, autentico e pervaso da una dolce malinconia. Peculiare è l’uso frequente di cartelli testuali inseriti tra le scene per esplicitare i passaggi temporali; una scelta didascalica che dona alla pellicola una cadenza quasi letteraria, come se lo spettatore stesse sfogliando le pagine ingiallite di un vecchio diario privato.


In conclusione, una pellicola sublime che portà in sé un animo poetico calato in un contesto di grande contrasto, il che lo traduce ancor più in un inno a un romanticismo pulito e perduto che dimostra come il vero amore non abbia bisogno di eccessi per risplendere eterno, protetto per sempre sotto i rami di un biancospino. Una visione davvero più che consigliata, per quanto anche dolorosa. Solitamente rifuggo i finali tragici, ma in certe – rare – occasioni lo strappo alla regola diventa qualcosa di doveroso. E questa è una di quelle.

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Completed
Moon River
2 people found this review helpful
by Lynnea
Dec 24, 2025
14 of 14 episodes seen
Completed 0
Overall 5.5
Story 5.0
Acting/Cast 7.5
Music 5.0
Rewatch Value 4.5

Quando la noia fa da padrona... Romance storico-fantasy tra uno sbadiglio e l'altro

Noioso.
Tra tutti gli aggettivi che mi passano per la mente pensando a questo drama, il termine "noioso" è indubbiamente quello che si ripropone più spesso.
Noioso perchè dopo i primi episodi la curiosità si esaurisce definitivamente.
Ancor più noioso, se penso che ripropone una serie di meccanismi all'infinito e dinamiche ripetute
Ulteriormente noioso per via dello scambio di corpi tra i protagonisti: non l'ho trovato divertente, piuttosto un diversivo fastidioso - a tratti ridicolo - e del quale avrei fatto volentieri meno.
Definitivamente noioso, persino nel finale: solitamente si spera sempre in qualche scena extra, qualche minuto in più per godersi il tanto sospirato epilogo. Qui no, qui guardavo il tempo rimanente auspicando la comparsa dei titoli di coda che avrebbero chiuso definitivamente il supplizio.

Tutto da gettare alle ortiche?
Onestamente no. Qualcosa - non molto - si salva.
Di certo non la caratterizzazione dei personaggi principali, dove l'immancabile amnesia trasforma la nostra principessa in una facchina che si atteggia a dura, stravolgendone completamente la natura - ricordi o non ricordi poco conta - e andando decisamente OOC. Non è andata molto meglio a lui, che salta da scene serie e credibili a siparietti buffi con esclamazioni strozzate varie, per non parlare degli innumerevoli pianti da vitello (va bene un po di pathos, ma non allaghiamo il set, per favore).
Sicuramente a fare centro non è stato nemmeno il pairing secondario, che personalmente mi ha suscitato solo una perenne insofferenza.
In termini di OST, niente che si sia fatto notare.
A salvarsi è l'attore protagonista, Kang Tae Oh, che sebbene in certe scene sia risultato davvero eccessivo (la colpa credo più del copione che sua), nei momenti più drammatici - no, non il pianto disperato - ha saputo offrire una recitazione convincente. In qualche raro momento ho avuto modo di apprezzare anche alcuni sguardi e posture particolari, di un'elegante compostezza capace di richiamare in qualche modo alla memoria il sublime Lee Jang Hyun di Namgoong Min in "Lovers".
E, sicuramente, si salva alla grande il cattivo di turno, Jin Goo, sicuramente il personaggio meglio riuscito di tutto il drama. Una prova notevole per , che negli ultimi anni ho piacevolmente ritrovato in ruoli ambigui, fatti di chiaroscuri interessanti (in questo caso più scuro che chiaro). Un “Villain” di quelli credibili e ben caratterizzati, che non esistono giusto per contrapporsi all’eroe di turno ma sono il risultato di un percorso tutto loro.

Tirando le somme la definirei una visione accessoria e tranquillamente evitabile, un kdrama che è un investimento – anche e soprattutto di tempo – praticamente a fondo perduto.

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Completed
Love Game in Eastern Fantasy
2 people found this review helpful
by Lynnea
Nov 30, 2025
32 of 32 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 6.5
Acting/Cast 7.0
Music 7.0
Rewatch Value 6.0
This review may contain spoilers

La solita solfa: premesse buone, avvio interessante, vari difetti e tipico calo nella seconda parte

C-drama appartenente al genere wuxia che non riesce a distinguersi dalla massa ma chi si confonde con le molte altre serie simili, tutte accomunate da una valutazione complessivamente buona ma non oltre, risultato di una media tra una prima parte generalmente sempre migliore della metà successiva.

PRO
- L'attore protagonista, interessante sia a livello estetico sia rispetto all'espressività. Convince nell'atteggiamento distaccato della prima parte, senza tatto e a tratti un po' scontroso, convince anche nei primi momenti a difese abbassate, imbarazzato per situazioni alle quali no è evidentemente avvezzo. Convince un po' meno nei momenti accorati , dove risulta essere lui un po' imbarazzante.
- Il gruppetto dei "Quattro maestri del bambù" che viaggiano assieme consente di vedere non solo momenti dedicati alla coppia principale ma promuove interazioni più diversificate che caratterizzano le varie relazioni tra i membri. Il piccolo demone-germoglio di bambù è stata una scelta intelligente, capace nel suo piccolo di interrompere quella che altrimenti sarebbe potuta essere una monotonia a livello di scene.
- Il pairing secondario che, pur non essendo nulla di spettacolare, ha molto da insegnare alla coppia principale.
- L'idea di trascinare la protagonista dal mondo reale a una sorta di gioco in un mondo fantasy virtuale, con missioni da compiere e un aggiornamento periodico della percentuale di interesse che riesce a promuovere nell'ML. In certi passaggi il meccanismo è un po' troppo sottolineato, forse, ma complessivamente è un elemento sicuramente originale.
- La caratterizzazione del ML: piace la sua storia, la sua natura di mezzo demone, il cambio di aspetto, e il senso che viene reso noto verso la fine e che permette di ricollegare un po' tutto quanto.


CONTRO:
- Esther Yu continua ad riconfermarsi un'attrice che proprio non riesco ad apprezzare e che ripropone personaggi tutti uguali tra loro, dove le protagoniste femminili sono caratterizzate da tratti infantili e petulanti, più adatti all'immagine di una bambina che associabili a una figura adulta. Il doppiaggio, in aggiunta, non aiuta di certo.
- la storia/background: la vicenda fa da sfondo al romance e in generale al focus sui quattro personaggi principali. Da non aspettarsi una trama avvincente e ben strutturata, che abbia un senso di per sè, ma al contrario una serie di passaggi causa/effetto non sempre collegati tra loro e coerenti in termini di logica. Farsi apprezzare per la trama, insomma, non era tra gli obiettivi della serie.
- il romance: già che la storia sembra essere al suo servizio, c'è da dire che la coppia principale delude un po' in quanto a chimica e sviluppo della love story. Tante, tantissime le scene dedicate alle interazioni tra i due - nella prima parte anche interessanti - ma di fatto i momenti romantici saranno pochissimi e i baci nemmeno pervenuti, aspetto che penalizza soprattutto la seconda parte e che è un po' inaccettabile in quello che è un drama prevalentemente romantico. Rinunciamo a una trama vera e propria a favore di un romance - ok - ma se poi si deve rinunciare anche al romance, cosa resta?
- il finale: come sempre accade nei cDrama che si basano su viaggi nel tempo o in altri mondi, la conclusione è sempre una scena striminzita e palesemente vaga, una conclusione "aperta" dove in maniera non esplicita lo spettatore può decidere di vederci l'happy ending che, di fatto, non viene mostrato. In questo caso, si è stati anche più parsimoniosi del solito, non degnando il ML nemmeno di un'inquadratura finale.

Tirando le somme, questo drama - che ho visto solo perchè tra i consigliati in relazione a "When destiny brings the demon" (e, mi si perdoni, ma il paragone proprio non regge) - non è complessivamente inguardabile ma un mezzo buco nell'acqua, quello sì. Non l'ho droppato, sono arrivata alla fine anche se a fatica (la seconda parte mi ha messa un po' alla prova, va detto), e andrà a finire nel dimenticatoio insieme a tante altre serie simili, che non sono certo capolavori ma che nemmeno ricordo in modo particolarmente negativo o che considero totali perdite di tempo. Un triste anonimato, insomma.

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Completed
Marry My Husband: Japan
2 people found this review helpful
by Lynnea
Aug 6, 2025
10 of 10 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 6.5
Acting/Cast 7.0
Music 6.5
Rewatch Value 6.0

Remake che non eguaglia l'adattamento coreano

Remake che non posso onestamente definire brutto, ma che a così poca distanza dall'uscita del drama coreano mi lascia un po' perplessa. Ultimamente ho come l'impressione che appena una serie riscuote un buon successo, gli altri Paesi asiatici corrono a mettere in cantiere un loro adattamento. Sebbene ogni Paese abbia le proprie caratteristiche stilistiche di approccio, e in questo senso avere varie versioni può essere un valore aggiunto, non penso però che tutte le storie si prestino a essere rivisitate in tutte le modalità. Questo, ad esempio, è un drama molto intricato a livello di trama, che la versione coreana ha saputo rendere in modo completo, chiaro e articolato, mentre il remake giapponese risulta un po' troppo concentrato, i passaggi non sempre fluidi, le conversazioni non dico misurate col contagocce e nemmeno ridotte all'osso, ma nemmeno esaustive. Se nella versione coreana la nota stonata era stata per me la scelta dell'attore protagonista (attore che non trovo particolarmente incisivo, anche se forse in quella serie è stato meglio che in altre), qui l'attore maschile doveva essere il punto di forza - già visto e apprezzato in altre serie - ma dove non riesce a brillare particolarmente e si rivela invece un po' sottotono. Come dicevo, il taglio tipicamente giapponese fatica a seguire fedelmente il modello coreano di "Marry my husband" e, forse con una punta di consapevolezza, opta saggiamente per un'evoluzione della vicenda che si smarca dall'altra e diverge sotto diversi aspetti. Scelta sensata, apprezzabile. Ma resta palese che siano entrambi l'adattamento della stessa storia (di cui esistono anche due produzioni cinesi, ancor meno meritevoli).
In conclusione, non sconsiglio nessuno dei due ma, nell'ordine, sicuramente il remake giapponese si posiziona dietro a quello coreano. Se la tipologia di drama piace, bene vedere entrambe le versioni, se il genere non è già tra i preferiti e ci si limita a una visione, meglio allora quella del 2024.

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Completed
Be Passionately in Love
2 people found this review helpful
by Lynnea
Jun 18, 2025
24 of 24 episodes seen
Completed 0
Overall 5.5
Story 4.0
Acting/Cast 6.5
Music 6.5
Rewatch Value 5.0
This review may contain spoilers

Rom-com giovanile rovinata da una sceneggiatura banale e da un'attrice non adeguata al ruolo

Una serie, questa, che è si è davvero giocata male tutte le carte che poteva giocarsi. E alcune erano proprio pessime in partenza. Si presenta come una classica commedia adolescenziale o poco più, dove i due protagonisti si incontrano l'anno prima dell'inizio dell'università, pongono le basi per una relazione, poi si separano, quindi si ritrovano qualche tempo dopo e da lì - tra alti e bassi - vanno a sistemare e ricostruire il rapporto.
Niente che non si sia già visto un milione di volte, niente che non sarei disposta a vedere un milione di volte, se fatto bene. Ma non è questo il caso.
A partire dalla trama, davvero inconsistente. Le mie visioni pregresse mi portano ad aspettarmi che su 10 commedie romantiche cinesi, una sola riesca a distinguersi per dei contenuti che assomiglino a uno spaccato di realtà (vedi L&P). Purtroppo questa ricade nel restante 90%, quindi i problemi insormontabili non sono poi così insormontabili (e a volte non sono quasi nemmeno dei problemi), le conversazioni sono estremamente banali e senza sostanza, quasi dei riempitivi casuali, per la serie: quando non sai di cosa parlare, parla del tempo. E forse sarebbe stato meglio.
In mezzo a questa moltitudine di uscite prive di spessore si infilano di tanto in tanto questioni che vorrebbero essere serie e rilevanti ma che vengono gestite in modo superficiale e ridicolo, dalla partenza/non partenza per l'estero, al tema dell'adozione/madre biologica al vero padre ritrovato sul finire della serie. Passiamo da "stavo guardando i bei pesciolini nell'acquario" a "sei tu il padre che mi ha abbandonato? Ah, vabbè...facciamo che ti perdono". La sceneggiatura sembra davvero scritta da qualcuno che non sa cosa sia la vita reale, insomma.
L'altra carta che il drama si è davvero giocato male riguarda il cast, in particolar modo l'attrice protagonista, che proprio non funziona. Esteticamente parlando ha l'espressività di un alieno: non si capisce mai cosa pensa o cosa vorrebbe trasmettere. Non ho apprezzato l'attrice, non mi è sembrata adeguata al tipo di ruolo proposto, e anche il personaggio interpretato è quello di una ragazza antipatica, presa da sè stessa, annoiata, fastidiosa, poco empatica. Va da sè che la coppia non può funzionare, per quanto lui (attore protagonista e personaggio interpretato) ci provi da solo a tenere in piedi il drama. Le scene romantiche lasciano a desiderare, l'evoluzione del rapporto tra i due non è mai ben chiaro (non si capisce mai quando stanno insieme, quando si lasciano, quando tornano a formare una coppia e via dicendo). E' tutto fumoso e solo accennato, la partenza di lui per l'esterno sembrava dovesse essere "la rottura" e invece nemmeno parte, ritorna a breve, con lei infastidita da banalità, si riappacificano - forse, sicuramente, ma non è ben chiaro il quando - e vanno avanti così tra tira e molla debolini, questioni mai nette, problemi mai veramente tali e mai veramente affrontati.
Ventiquattro episodi così sono davvero tanto, forse troppo, da sopportare.
La "quasi" sufficienza solo per l'attore protagonista, il personaggio interpretato (dai modi composti e non glicemico, per quanto forse troppo arrendevole con la FL) e per alcune musiche tutto sommato decenti.
Detto questo, evitabilissima.

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Dear Hongrang
2 people found this review helpful
by Lynnea
May 22, 2025
11 of 11 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 6.5
Acting/Cast 9.0
Music 9.0
Rewatch Value 6.0
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Buon period drama con un grande potenziale ma che punta a tenere il piede in due scarpe

Complessivamente un buon drama storico, con un grande potenziale ma anche reo di aver cercato di tenere il piede in due scarpe.
Delle due, l'una: o si punta a una storia ad effetto, dove il perno centrale è il mistero da svelare e la vendetta da perpetrare, in una visione che può richiedere sì concentrazione ma che risulta tutto sommato facilmente godibile, oppure si decide di andare un po' più in profondità e proporre un'opera che va al di là della narrazione fine a sè stessa e utilizza la vicenda per trasmettere un significato più importante, dove la semplice concentrazione non basta ma serve un investimento maggiore in termini di comprensione, per capire che se A dice/fa una cosa e B in risposta ne dice/fa un'altra, il succo della storia non è quello che hanno fatto o che si sono detti, ma il messaggio celato dietro quelle azioni o quelle parole.
"Dear Hongrang" in questo senso cambia spesso idea, come un pianeta che non ha ancora deciso su quale orbita stare e continua a spostarsi dall'una all'altra.
Il tema del dolore che accompagna nella vita in modo costante, il dover continuare a vivere - e in quale modo - quando si è per certi versi già andati incontro alla morte... sono tutti concetti che emergono qua e là in diversi punti, e che caratterizzano in primis gesti, approcci e movenze del protagonista maschile, in un ritratto davvero notevole e ben riuscito. A ciò però si mescolano elementi più leggeri, che invece di smorzare toni altresì troppo pesanti sembrano piuttosto stridere in netto contrasto: l'impressione è stata quella di cercare di scrutare nelle profondità di uno stagno dove la superficie dell'acqua era spesso oggetto di riverberi e increspature varie, graziose e semplici da guardare ma di fatto un elemento di disturbo nell'osservazione dello strato più profondo.

Detto questo, tra i punti di forza della serie ci sono sicuramente la scenografia, i costumi, le luci e i colori anche nei loro contrasti, con riprese studiate per esaltare al meglio e sottolineare a dovere la scena del momento. Qualitativamente, su questo, davvero nulla da dire, così come le musiche - di forte impatto - e la recitazione, di alto livello. L'attrice protagonista l'avevo già vista in un altro paio di serie: non è tra le mie preferite ma in questo drama in particolare non si può non riconoscerle un buon lavoro. La prova dell'attore che veste i panni del protagonista maschile (protagonista che rimarrà sempre senza un nome tutto suo - che non può essere Sterco di Topo piuttosto che Mietitore di anime o Hongrang - e questo è un altro aspetto degno di nota e tutt'altro che insignificante) è davvero ma davvero ottima: gli aspetti che non mi hanno convinta non sono da imputare tanto alla sua recitazione quanto alla sceneggiatura.

Sulla sceneggiatura, appunto, qualche intoppo e qualche scivolone c'è stato. Il rapporto tra i fratelli ritrovati poteva essere gestito meglio, riducendo soprattutto l'accenno sottinteso a un potenziale risvolto incestuoso, davvero inutile e decisamente fastidioso. L'evoluzione del rapporto tra i due porta alla concretizzazione di una storia d'amore che, a conti fatti, non si capisce bene come o dove sia iniziata, lasciando la sensazione di qualche passaggio mancato.
Arrivati al sesto o settimo episodio, devo ammettere, anche la curiosità e l'attenzione hanno iniziato a vacillare: ciò che era stato messo all'inizio sul piatto come tema principale viene accantonato senza motivo a favore di altro, un altro non sempre prioritario. Verso l'ottavo e il nono episodio lo spazio regalato al romance non può non essere apprezzato, anche se per certi versi risulta un po' decontestualizzato. Ci si avvia verso la fine con importanti scoperte e retroscena, alcuni devo dire ad effetto, ma si giunge a una conclusione pur sensata ma sicuramente non gestita al meglio.
Premesso che sono un'inguaribile fan degli happy ending - e forse il mio scarso apprezzamento dei period drama è legato al fatto che spesso i lieto fine latitano - posso però capire e accettare il senso dell'epilogo proposto, per quanto ottenuto in modo un po' forzato (vero che l'avvelenamento da metallo pesante si palesa anche a distanza di anni, ma non si manifesta così dal nulla e per giunta in simultanea tra tutti i sei bambini coinvolti, manco fosse la data di scadenza di un prodotto alimentare).
Parlando di bambini, a caratterizzare la serie è anche la scelta di ricorrere a toni forti, a tratti disturbanti e pesanti, come la tortura e la violenza smisurata su figure giovani e innocenti. Carta importante da giocare, che può anche starci, ma che deve fare veramente parte della partita e non essere accantonata e ripescata all'occorrenza, giusto per riportare un tocco dark dopo alcune scene o passaggi leggeri e disimpegnati.

Vale la pena guardarla? Al netto dei pregi e dei difetti, la risposta è un sì abbastanza convinto. Ma escluderei il rewatch.

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Completed
The Trunk
2 people found this review helpful
by Lynnea
Feb 22, 2025
8 of 8 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.0
Acting/Cast 7.5
Music 6.5
Rewatch Value 7.0

Intrigante...ma con qualche nodo di troppo.

Drama di soli otto episodi ma che - data la durata - non lo fanno sembrare una serie così breve. Salta all'occhio una netta discrepanza tra la prima e la seconda metà, dove quella iniziale è sicuramente la migliore tra le due. Complice una valida fotografia, scenografia e montaggio, la partenza cattura subito l'attenzione. Non ci sono voli pindarici ma si entra subito nel vivo della storia, ed è presto chiaro che il fulcro della vicenda non è il finto matrimonio in sè quanto le criticità individuali dei personaggi - non solo protagonisti - che ruotano attorno all'accordo.
Han Jeong Won viene presentato come un uomo che non riesce ad accettare la separazione dalla moglie, quasi una figura patetica, continuamente alla sua ricerca e in disperata attesa del suo ritorno. Un vero e proprio burattino, in poche parole.
Lee Seo Yeon, che risulta antipatica fin da subito, sembra compiacersi nel ruolo di burattinaia, muovendo abilmente i fili del tormento nei confronti dell'ex marito, mentre non perde occasione di sventolargli il nuovo e giovane marito sotto gli occhi.
E poi c'è la protagonista, No In Ji: il suo ingresso in scena è freddo, distaccato, quasi asettico. Non traspare la minima emozione, i lineamenti immutabili e il tono di voce monocorde.
Mentre l'ex moglie appare sempre più sadica nei confronti di Jeong Won, costringendolo addirittura ad accettare l'idea di un finto matrimonio per un anno con una sconosciuta, la convivenza iniziale tra Jeong Won e Ji si instaura come un accordo stridente e stonato. Flashback e confidenze tra i due nuovi coniugi fanno via via emergere il difficile passato di lui - un vissuto violento e infelice fin dalla tenera età - e i trascorsi drammatici che hanno portato In Ji a dedicarsi alla singolare professione di finta moglie a contratto. Questa nuova situazione porterà i due a una tacita intesa di reciproca comprensione che destabilizzerà l'ex moglie, sempre più smaniosa di avere il controllo totale sia su Jeong Won che sull'attuale marito, sfoggiando comportamenti deviati e malsani. Purtroppo, la seconda metà del drama prende una piega del tutto diversa: il ritmo sembra perdere il giusto tempo, il baricentro - fino a quel momento fisso sul triangolo l'ex moglie/lui/la nuova moglie - si sposta abbracciando maggiormente le vicende passate di In Ji e focalizzando l'attenzione sullo stalker psichiatrico e sull'ex fidanzato sparito. La percezione non è stata però quella di scoprire via via nuove parti di un disegno complesso con relativi colpi di scena, bensì quella di un rimescolamento delle carte in tavola. Anche sul fronte Jeong Won ed ex consorte vengono a galla elementi passati che sembrano voler rimettere in discussione tutto quanto. Pur vero che una netta distinzione tra buoni e cattivi sarebbe stata inverosimile quanto una classificazione tra bianco e nero senza possibilità di tinte grigie, negli ultimi episodi i personaggi sembrano scambiarsi l'un l'altro l'etichetta di "vittima" e "peccatore". Ciò che ne deriva è un monocromatico grigio intermedio che sembra abbracciare tutti quanti (tranne il pazzoide omicida).
Il finale suona un po' incompleto. Non propriamente un finale aperto, l'epilogo è quasi preannunciato ma non mostrato. Ci si arriva però molto vicino, e forse è la cosa che più infastidisce. Fatto trenta, è bene fare anche trentuno.

Colonna sonora nella norma, la recitazione buona ma non eccezionale. L'unico attore che già conoscevo è il protagonista, purtroppo non tra i miei preferiti (nemmeno ai tempi del celebre Goblin). Gli riconosco comunque una prova valida, mentre nell'aspetto l'ho trovato davvero molto invecchiato, mi viene da pensare quasi all'ultimo canto del cigno per quanto riguarda il ruolo di protagonista (a differenza di altri colleghi coetanei quali Namgoong Min, Song Joong Ki, Hyun Bin, Jung Kyung Ho, Ji Sung e via dicendo). Non escludo insomma di ritrovarlo tra qualche tempo a interpretare il padre/zio del protagonista di turno.

In conclusione un drama iniziato con un buon intrigo salvo poi continuare a rimaneggiare a caso la matassa invece di sbrogliarla tenendo saldo un capo del filo in mano, per arrivare in fondo trascinandosi dietro qualche nodo nel filo srotolato.

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Completed
Stay with Me
2 people found this review helpful
by Lynnea
Apr 9, 2024
24 of 24 episodes seen
Completed 3
Overall 9.0
Story 9.0
Acting/Cast 9.0
Music 9.0
Rewatch Value 8.0

Un vero gioiello nato come remake di una serie che era l'esatto opposto

Difficile spiegare i molteplici aspetti che mi hanno stupita - in positivo - di questa serie. Quando ho letto la trama ho avuto la sensazione di un "de ja vù": Resta con me è in effetti il remake di un altro drama made in China, risalente a una decina di anni fa e intitolato "Addicted". Una serie che ho visto un po' di tempo fa e che mi era andata proprio di traverso, volta alla ribellione assoluta, non solo verso la censura dei drama cinesi ma anche nei confronti del sano buonsenso, e il risultato era stato un drama malsano e tossico, diseducativo e per nulla coinvolgente, che nel concreto più che terminare con una prima stagione sembrava essere stato opportunamente interrotto. Quante volte davanti a serie con buon potenziale ma risultato più che deludente mi sono detta "ah, se la rifacessero da capo come si deve...". Ecco, "Resta con me" fa proprio quello. Riparte da zero con idee più chiare e più pulite, e ci aggiunge un notevole salto di qualità. Gli attori protagonisti sono davvero convincenti (quelli di Addicted avevano anche un'età che stonava con il contesto scolastico), la trama è ricca, la storia dentro la quale i personaggi ritagliano il proprio spazio è ben delineata, scorre con naturalezza e coerenza, mantenendo viva l'attenzione dello spettatore. Non ci sono passaggi lasciati al caso, scene forzate ma senza senso, al contrario. E' un drama che presenta spaccati originali, ricco di spunti non scontati. Il secondo aspetto che tanto ho apprezzato di questo drama è l'importanza dei personaggi: non ci sono due protagonisti e poi un gruppetto di figure a contorno, bensì personaggi tutti importanti a modo loro, principali o secondari che siano. Sono ben tratteggiati e danno veramente un valore aggiunto alla trama, fondamentali per portare avanti la tematica della famiglia, aspetto davvero sentito e ben gestito. Tutto questo lo si riscontra già all'inizio, nella sigla, a mio avviso bellissima. Dei tanti pregi di questo drama, però, il migliore in assoluto è quello che proprio non avrei mai immaginato: il drama, più che una storia BL, sembra puntare a una Bromance. Solo verso la fine ci sono passaggi che, in maniera davvero velata, possiamo ricondurre a una BL. Paradossalmente, l'impatto emotivo è davvero fortissimo. Non avevo davvero messo in conto una tale capacità di coinvolgere ed emozionare, tutto grazie a gesti e parole e sguardi studiati - mai sdolcinati, mai fuori luogo, mai eccessivi - ma che davvero riescono a esprimere un sentimento molto forte e intenso. Il tutto senza scene esplicite, baci mozzafiato, o che altro...credo sia un'impresa davvero ardua. Sostanzialmente, potrei definirla come la meno BL tra le BL ma quella che più mi ha emozionata. Sembra contraddittorio ma è davvero prova della grande qualità di questa seria. L'unica pecca è il finale, aperto e con questioni palesemente in sospeso. L'avrei anche perdonato in attesa del meritato e dovuto sequel ma, purtroppo, ho letto che la prospettiva di una seconda stagione è sfumata. Davvero un peccato, se c'era una serie che meritava era questa. Però, anche con questa nota di amarezza, non me la sento di penalizzare il giudizio sulla serie in sé, che rappresenta a mio avviso una delle migliori BL in circolazione.

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Completed
My Personal Weatherman
2 people found this review helpful
by Lynnea
Apr 5, 2024
8 of 8 episodes seen
Completed 0
Overall 9.5
Story 9.5
Acting/Cast 9.5
Music 9.5
Rewatch Value 9.0
This review may contain spoilers

Serie incentrata su un romance proposto in modo piacevolmente inusuale

Serie davvero particolare. Prima BL giapponese per la sottoscritta, va detto.
Ho apprezzato la scelta inusuale - ma sarebbe bello accadesse più spesso - di trovare i due protagonisti già intimi in partenza. Questo permette di dedicare il tempo - sempre poco in queste serie di 8 episodi da 20 minuti l'una - a tutto il resto. Si salta quindi la conoscenza tra i due - anche se ci sono dei graziosi flashback - e si parte che già convivono a tutti gli effetti, pur in una relazione - non - relazione - e non ben definita. Sostanzialmente questo concetto è il fulcro della storia. Storia intesa come evoluzione amorosa della coppia, perchè altra storia non c'è. Dal punto di vista della trama è davvero una serie ridotta all'osso: qualche riferimento al lavoro di meteorologo di Mizuki, qualcuno al mondo dei manga per Yoh, e fine. Lo stesso cast conta tipo quattro attori - sei, se vogliamo conteggiare le inutili presentatrici colleghe di Mizuki - e per il resto sono una manciata di comparse. Le riprese girate quasi tutte al chiuso, e di queste la maggior parte nell'appartamento in cui convivono. Se cercate grandi ambientazioni e una trama ricca al di là della coppia, allora non è il drama che fa per voi. Se invece volete un buon romance, un po' insolito, allora mi sento sì di consigliarlo. Va detto che non è chiarissimo, la comunicazione - proprio per scelta - è ridotta all'osso e spesso poco esaustiva. Del resto l'ostacolo alla basa è proprio la mancanza di comunicazione tra i due e l'incapacità - sopratutto da parte di Yoh - di comprendere azioni e sentimenti dell'altro. Yoh, che non disegna un partner prepotente e possessivo, è però convinto di non avercelo proprio, un vero partner, e il suo credere che da parte di Mizuki non ci sia alcun sentimento fa sì che si senta vessato da tale prepotenza e possessività, invece di comprenderla e apprezzarla. Da una parte si tormenta con mille congetture e dubbi (e qui avrei preferito qualche conversazione in più e qualche paranoia mentale in meno), dall'altra si ferma all'apparenza e non prova a scavare più a fondo rispetto a ciò che vede. Ed ecco quindi che piazza una scenata di gelosia per i sorrisi che Mizuki dispensa spesso e volentieri a tutti, senza però comprendere che sono tutti sorrisi artefatti e di facciata, e che il valore è proprio nel fatto che, a lui, Mizuki non riservi tali sorrisi smaglianti. Tra le mura di casa c'è il vero Mizuki, che non deve sforzarsi di apparire, e che spera di piacere per quello che è. E, a dire il vero, qualche sorriso in realtà c'è, ma ben diverso da quello a 32 denti che mostra in televisione: è più un sorriso sghembo, quasi una smorfia divertita, e si nota solo quando sono tra di loro. Se devo trovare due pecche, avrei preferito uno Yoh un po' meno tonto - perchè fino alla fine non si capisce bene se ha capito - e, di conseguenza, un finale con una conversazione risolutiva (non dico dichiarazioni sdolcinate, per carità, ma - mantenendo il loro codice di linguaggio - una qualche uscita che facesse davvero la differenza....e dubito possa essere la richiesta di sentire dire "bentornato a casa"). Buona la chimica tra i due, scene non troppo esplicite anche se, come dicevo, la serie parte con un alto grado di intimità tra i due (forse, gli accenni più espliciti sono nel linguaggio, più che in ciò che viene mostrato, ma senza mai cadere nella volgarità). Concludendo: piacevole e diversa dal solito... Aiuta a spezzare la visione di serie che pur con trame diverse hanno di fondo lo stesso meccanismo di base.

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Completed
Double Helix
1 people found this review helpful
by Lynnea
17 hours ago
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 5.5
Story 4.0
Acting/Cast 7.5
Music 7.0
Rewatch Value 4.0
This review may contain spoilers

L'insensata redenzione di una relazione malsana

Dodici episodi di media durata per un drama BL che inizialmente mi sembrava un mix tra “My personal weatherman” (rapporto sbilanciato, con uno dei due che predomina a tutti gli effetti sull’altro), “Jun & Jun” (i due si ritrovano anni dopo in contesto lavorativo, dove uno è il capo dell’altro), “Tokyo in April” (da ragazzi erano stati intimi) e “Revenged Love” (uno dei due protagonisti ha un approccio aggressivo e mostra atteggiamenti discutibili).
I primi episodi, devo dire, mi sono piaciuti, e anche molto. Lu Feng è diretto, deciso, sicuro di quello che vuole e del suo interesse verso Yi Chen. Col suo corteggiamento serrato e insistente – al limiti del prevaricante - riesce a far capitolare il titubante e schivo Yi Chen. La storia tra i due decolla e sembra funzionare, finchè non diviene di dominio pubblico e le pesanti ripercussioni li portano ad un allontanamento forzato.

In questa prima parte ho apprezzato la caratterizzazione di entrambi, con Lu Feng deciso a non tirarsi indietro e a fare da scudo a Yi Chen (bellissima la scena in cui, uscendo da scuola, lo nasconde di fronti agli sguardi pettegoli dei compagni). D’altro canto vedo una grande naturalezza nell’insicurezza di Yi Chen: più che dubitare dei propri sentimenti, teme l’opinione altrui in merito al proprio orientamento sessuale. Questo aspetto permette una bella riflessione sul tema dell’amore negato dalla società. Non sono tutti dei Lu Feng, e la delicatezza e complessità dell’animo di Yi Chen emerge in tutte le sue sfumature con estrema credibilità. L'omofobia delle rispettive famiglie è il vero motore del drama. Vedere Lu Feng sottoposto alle violenze fisiche del padre pur di restare accanto a Cheng Yi, e assistere alla madre di quest'ultimo che definisce i propri figli "anormali" è una rappresentazione cruda e dolorosa di quanto l'odio e l'ipocrisia possano distruggere vite innocenti. Rispetto alla coppia, la chimica tra i due è elettrica, tra gesti carichi di tensione e sguardi che tengono incollati allo schermo.
Tolto però il flashback iniziale, tutto però è destinato a precipitare: se l’apatia di Yi Chen può essere ragionevole, l’atteggiamento di Lu Feng diventa semplicemente inaccettabile. Ossessione, prevaricazione, aggressività, insensata gelosia… La ricetta di un “amore” davvero malsano. C’è un ripetersi di tira e molla, con Lu Feng ostinatamente deciso a stare con Yi Chen ma poi, puntualmente, reo di comportamenti assurdi (lo shock dato alla madre di Yi Chen, l’infortunio alla gamba causato al fratello di lui, gli atteggiamenti punitivi per il matrimonio di Yi Chen, l’omertà sull’ubicazione del fratello da lui tanto cercato, e via dicendo). Una serie di atteggiamenti che sono una vera e propria escalation da condannare. Poco vale la giustificazione che emerge nel finale, molto forzata e davvero poco credibile quale mezzo per redimere un personaggio che, arrivati a quel punto, è comunque irrecuperabile.

Se i primi due episodi sembravano porre sotto i riflettori il tema dell’omofobia, il resto del drama ne fa uno strumento utilizzato nel modo peggiore, ovvero creando una sorta di giustificazione a una relazione tossica che è tutto fuorché romantica. Lu Feng è ossessionato da Yi Chen e disposto a sacrificare tutto per lui, ma questo non è amore. Non può esserlo se al contempo conta molteplici scene di abuso, manipolazione, violenza fisica e psicologica. E’ piuttosto una possessività malata che si vuole spacciare – orrore! – per un sentimento avvolto da un'aura di tragica epicità che finisce per nobilitarlo.
Anche l’evoluzione di Cheng Yi Chen risulta purtroppo deludente. La sua titubanza giovanile era più che comprensibile, la fase depressiva successiva anche. Ma il suo essere costantemente in balia delle pressioni esterne – che sia Lu Feng piuttosto che la madre – lo porta a subire senza mai reagire, fino a sposare una donna che palesemente non ama. C’è una buona dose si responsabilità nel suo essere costantemente vittima di tutto e di tutti, e alla lunga la cosa diventa quasi frustrante.
Passando alla recitazione, la prova dei protagonisti è senz’altro molto buona. Su questo nulla da dire. Molto meno convincenti gli attori secondari, in particolar modo quelli del secondo pairing, del quale avrei fatto sinceramente a meno: non arricchisce la storia, anzi fa da binario parallelo, ma senza che ce ne sia una reale necessità e con un risultato per giunta discutibile. Valutazione invece positiva a livello tecnico, dove la fotografia è curata e la regia riesce a creare un'atmosfera opprimente che riflette perfettamente il caos interiore dei protagonisti.

In conclusione, "Double Helix" è un prodotto tecnicamente interessante, con interpretazioni di livello e una fotografia da manuale. È un drama che suo malgrado riesce a tenere alto l’interesse dello spettatore. Ma è anche una serie che, volente o nolente, promuove un modello di relazione davvero discutibile. E per quanto mi sia piaciuto guardarla, per quanto abbia apprezzato il talento degli attori e la cura della produzione, non mi sento di dare una valutazione complessivamente positiva.
C’era un buon potenziale e un incipit che poteva portare a una bella storia, ma si è deciso - purtroppo. - diversamente.

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Completed
You Drive Me Crazy
1 people found this review helpful
by Lynnea
May 4, 2026
4 of 4 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 7.0
Acting/Cast 7.5
Music 7.5
Rewatch Value 6.5

L'ambiguità dei sentimenti che si nascondono nell'abitudine

Miniserie del 2018 – ma in certi frangenti appare quasi più datata - che conta solo quattro puntate da una mezz’oretta l’una e nella quale mi sono imbattuta mentre passavo al vaglio i lavori di Kim Seon Ho, scoprendo così un breve ma delizioso spaccato sull’ambiguità dei sentimenti che si nascondono nell’abitudine.
La trama è volutamente semplice: due migliori amici, Rae Wan ed Eun Seong, dopo una notte di alcolici e frustrazioni finiscono a letto insieme. L’imbarazzo esplode, la convivenza forzata li costringe a fare i conti con ciò che hanno sempre taciuto. Sembra il classico “friends to lovers”, ma l’esecuzione è sorprendentemente matura. Le prime scene sono quasi uno slice of life spensierato, poi gradualmente emerge la paura di rovinare un’amicizia, quella domanda silenziosa: “E se non fossimo più noi?”.
Kim Seon Ho è calzante e magnetico, non saprei in che altro modo definirlo. Il suo Rae Wan è un uomo paziente, vulnerabile, che guarda Eun Seong come se custodisse un segreto che fatica a rivelare. Quando pronuncia la fatidica frase “Non riesco a togliermi il tuo odore di dosso”, non rappresenta solo un momento clou del drama, ma sancisce anche la definitiva resa di un amore che diventa visceralità. Quanto a Lee Yoo Young, la sua Eun Seong è egoista, impulsiva, a tratti insopportabilmente immatura. Una caratterizzazione che rende difficile tifare per lei (basti pensare a come ritorna, dopo oltre un anno, come se niente fosse). Eppure, forse, è proprio questo il punto: l’amore non è sempre meritato, a volte è solo qualcosa che non sai lasciare andare.

Sul fronte dei difetti, il più evidente è l’abuso dell’alcol come deus ex machina. Le emozioni più importanti nascono sempre da una sbronza, come se la sobrietà fosse tassativamente nemica dell’onestà. Pessimo messaggio.
Il salto temporale finale di un anno, poi, appare come una scorciatoia narrativa: ci viene detto che Eun Seong è cresciuta, ma praticamente non lo si vede. Questo è un po’ lo scotto da pagare per via della breve durata dello short drama. Gli va però riconosciuto che, in sole due ore totali, il drama riesce a costruire un’intimità vera e sincera, dove la chimica tra i due protagonisti si avverte tangibilmente anche nei semplici momenti di silenzio.

In conclusione, un breve drama che è più un focus sul tema dell’esplorazione e comprensione di sentimenti già abitualmente etichettati, che una vera e propria storia in sé. Nel suo piccolo ci sta e fa quello che deve. Per le due ore che richiede, l’investimento è giustificato. Un riempitivo insolito ma piacevole, ottimo intermezzo tra visioni più impegnative.

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Completed
Switched
1 people found this review helpful
by Lynnea
Apr 29, 2026
6 of 6 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 6.5
Acting/Cast 8.0
Music 8.0
Rewatch Value 6.0
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L'incubo di vivere nella pelle sbagliata

"Switched" si presenta come un drama adolescenziale ambientato principalmente tra i banchi di scuola e volto a sviscerare tematiche quali l’emarginazione, la popolarità, il bullismo e il valore dell’aspetto estetico. Il tutto proposto con un taglio thriller-psicologico e in chiave soprannaturale grazie all’espediente narrativo del “body swapt”, ovvero lo scambio di corpo. Tratto dall'omonimo manga di Shiki Kawabata, la vicenda è un concentrato di soli sei episodi che mira ad allontanarsi dalle molte commedie romantiche adolescenziali giapponesi in circolo. Il risultato è un prodotto parzialmente riuscito, ma sicuramente basato su un’idea affascinante.
La premessa è drastica: Ayumi Kohinata, una ragazza popolare e genuinamente dolce, sta per vivere il suo primo appuntamento quando riceve una chiamata inquietante dalla taciturna compagna di classe Zenko Umine. Pochi minuti dopo, Ayumi assiste impotente al suicidio di Zenko, che si lancia dal tetto della scuola. Il colpo di scena arriva quando Ayumi si risveglia in ospedale... nel corpo di Zenko. Lo scambio è avvenuto, e la vera Zenko, ora nel corpo di Ayumi, non ha alcuna intenzione di restituire la vita rubata. È un incipit forte, che mette sul piatto un potenziale importante.
La prima metà della serie l’ho trovata davvero calzante. La regia costruisce un'atmosfera di tensione soffocante, aiutata da una colonna sonora quanto mai azzeccata. Si prova sulla propria pelle l'orrore di Ayumi: nessuno le crede, tutti pensano che la "nuova Zenko" sia impazzita, mentre la "nuova Ayumi" usa il suo fascino e la sua popolarità per manipolare chiunque le stia intorno. La vera forza del drama è mostrare come l'identità sia un fragile costrutto sociale, e come l'apparenza conti più della sostanza. Il personaggio di Zenko Umine, interpretato da una straordinaria Kaya Kiyohara, è un'antagonista agghiacciante proprio perché umana: non è malvagia per natura, ma è stata plasmata da anni di bullismo e solitudine.
I primi tre episodi offrono spunti riflessivi interessanti: è peggio essere esclusi e ignorati, o essere apprezzati per il proprio aspetto ma non per ciò che si è? Un bel dilemma, messo in rilievo dalla situazione delle due figure femminili: da una parte Zenko, emarginata sulla base del suo aspetto fisico, dall’altra Ayumi che – grazie allo switch – scopre che ad interessare sul ragazzo era unicamente il suo aspetto esteriore. C’è poi l’amico storico di Ayumi – segretamente innamorato di lei – l'unico capace di guardare oltre l’apparenza e riconoscere la persona in sé. E così, mentre il corpo cicciottello di Zenko sembra rifiorire grazie alla bellezza della persona che lo occupa, i bei lineamenti del corpo originario di Ayumi sembrano appesantiti dal tormento della figura al suo interno, una Zenko arrabbiata, eternamente invidiosa e insoddisfatta, sempre meno composta e sempre più dedita a rosicchiarsi le unghie dal nervoso. Questo passaggio mi è piaciuto molto, perché ha avuto il coraggio di non rendere la vittima del bullismo una figura buona a prescindere: Zenko ha subito nella sua vita mille angherie, e queste hanno avuto un pesante effetto su di lei, ma così è, e la ragazza di oggi è disposta a tutto per vestire i panni della studentessa più ammirata della classe. Ma se sei diventata “brutta” dentro - al di là delle motivazioni anche ingiuste - questo alla fine emerge, nonostante la bellezza esteriore.
Mi sarei fermata qui, avrei ritagliato un happy ending con il ritorno dei corpi ai proprietari originari e l’avvio di una storia tra Ayumi e l’amico Kaga – interpretato da un giovane attore molto carismatico che in più di un frangente mi ha ricordato incredibilmente l’attore coreano Lee Seung Gi – e avrei dato in pasto ai lupi sia Zenko che Koshiro, il ragazzo di Ayumi. Una chiusura forse prevedibile, ma comunque un buon modo per riproporre un’interessante tematica già vista altrove – mi viene in mente il coreano “True Beauty”, piuttosto che “My ID is Gangnam beauty” – arricchendolo di tinte più cupe e stimolanti.
La seconda metà del drama prende invece tutt’altra direzione. Il focus sembra concentrarsi sul meccanismo dello scambio dei corpi, che si ripeterà più volte fino ad arrivare in ultimo a ripristinare la situazione iniziale. Il tutto mentre si mette in azione un processo di redenzione di massa, volto a salvare tutti quanti: il ragazzo apparentemente superficiale si rivelerà essere sempre stato dalla parte giusta e aver finto per tutto il tempo, con l’obiettivo di trovare una soluzione per riportare Ayumi nel suo corpo. La stessa Zenko troverà una mano tesa e il suo comportamento pessimo – al limite dell’irredimibile - verrà archiviato come la reazione di una povera ragazza bullizzata. L’amico di sempre si farà da parte, restituendo il posto d’onore all’eroe sotto mentite spoglie. Sviluppo forse meno prevedibile, ma che comunque non mi è piaciuto. Una sovrasaturazione di buonismo che va a mio avviso a intaccare parte dell’ottimo lavoro impostato con i primi episodi. Tutti i conflitti si dissolvono in una bolla di sapone, tra chi piange, chi chiede scusa, e un perdono unanime che tutto sistema. Avrei preferito una risoluzione più coraggiosa, capace di andare fino in fondo ai ritratti promessi e promossi fin dall’inizio. Così invece sa solo di facile conclusione, che non fa male a nessuno.
Nonostante tutto è un drama che si lascia guardare, vuoi anche per la durata ridotta. Le interpretazioni sono di alto livello, con le due attrici principali che reggono l'intero peso della narrazione sulle loro spalle. Il personaggio di Kaga è un faro di gentilezza in un mare di oscurità, e quello di Koshiro vuole comunque essere una sorta di enigma, per quanto non ne abbia gradito lo sviluppo. La regia è curata, la fotografia è algida e in sintonia con il tono della storia.
In definitiva, "Switched" è un drama che conquista e delude quasi con la stessa intensità. È una piccola perla… Ma solo a metà, un'opera che non ha il coraggio di essere coerente con sé stessa fino in fondo. Resta comunque una visione apprezzabile.

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Completed
The Silent Wife
1 people found this review helpful
by Lynnea
Feb 8, 2026
24 of 24 episodes seen
Completed 0
Overall 4.0
Story 4.0
Acting/Cast 6.5
Music 5.5
Rewatch Value 4.0
This review may contain spoilers

C'è da stendere solo un - silenzioso - velo pietoso.

Pensieri sparsi legati a questo drama che, a dirla tutta, non avevo preventivato di guardare:
- Il protagonista è interpretato da Tian Xu Ning, attore che difficilmente riesco a slegare dal ruolo di Chi Cheng nella BL “Revenged Love”: doppiatore diverso sebbene la voce sia somigliante, gli occhiali dal taglio che non gli donano e i capelli stile “leccata di mucca” sono invece un’infelice novità.
- La moglie “muta”, un matrimonio non tradizionale… Due elementi che mi hanno fatto subito pensare al drama coreano “When the phone rings”. La somiglianza, però, finisce davvero qui.
- Fin dalle prime scene si intuisce che ci troviamo di fronti a una serie alla quale non si può chiedere chissà cosa: precipitosa e semplicistica, è evidente che punta a mostrare una carrellata di scene ad effetto invece di investire su una storia profonda, coerente e accurata. Uno stile “mordi e fuggi”, pensata per i fruitori con scarsa pazienza (e scarse aspettative).
- Sviluppo banalmente prevedibile e con ampio ricorso all’amnesia: lui non ricorda il loro passato e la tratta malissimo, lei per amor suo e per salvare il padre subisce. L’iter è quello che si può facilmente immaginare, fino al punto in cui le posizioni si invertono: quando lei prende le distanze, lui ricorda il passato e da lì parte a rincorrerla in cerca di perdono. Non mancano scene plateali di accuse, difesa, rivendicazioni. Tutto molto teatrale e poco credibile, come da prassi.
- Recitazione: accettabile (ma non oltre) lui, con l’amnesia che può in parte giustificare una caratterizzazione diametralmente opposta del personaggio con/senza ricordi. Nella prima parte infastidisce parecchio l'atteggiamento aggressivo e prevaricante, comportamento malsano sempre spiacevole da vedere al di là di quelle che siano le ragioni che gli si vogliano attribuire. La FL decisamente antipatica, sia nel ruolo di “vittima” della prima parte sia quando poi prende le distanze e detta legge. Chimica di coppia al pari di una specie in via di estinzione.
- Formato short drama: 24 episodi da un quarto d’ora scarso l’uno. Complessivamente una visione rapida e – quasi - indolore, un po’ come bere un bicchiere d’acqua. Data la breve durata del drama mi sfugge il senso di dover ricorrere al cliché dell’amnesia non una ma ben due volte: non c’era davvero modo costruire un minimo di trama? Ad ogni modo, il finale regala una melensaggine di dichiarazioni plurime degne di un picco glicemico, chiude “in bellezza” – si nota l’ironia? – la carrellata dei bei ricordi.

Ricapitolando: breve drama che inizialmente punta ad aggrapparsi con estrema fatica alla soglia della sufficienza (nello sviluppo della trama, non certo per gli abusi del ML e di altri sulla protagonista) per poi mollare definitivamente la presa e precipita nel vuoto. Se ne comprende – a livello teorico – l’idea alla base, ma tra il pensare e il fare…Passerei oltre.

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Completed
Yesterday Once More
1 people found this review helpful
by Lynnea
Jan 1, 2026
Completed 0
Overall 8.0
Story 8.0
Acting/Cast 9.0
Music 5.5
Rewatch Value 8.0

Una chicca di romance che sfida il destino e ci ricorda l'importanza degli affetti quotidiani

Questo è un film al quale ricorrere quando si è alla ricerca di una piccola coccola. La trama non è niente di nuovo, ma garantisce una comfort-zone di tutto rispetto. Ideale per una piccola pausa all’insegna di quel romanticismo non travolgente o epico, ma che al contrario ci ricorda quanto sia importante non dare per scontato gli affetti, anche e soprattutto nella quotidianità. Lo sviluppo del romance è semplice, le nubi all’orizzonte prevedibili… Un destino che necessita di essere cambiato – e qui il tocco fantasy consente diverse possibilità per farlo – e ricordare ancora una volta cosa è veramente importante. Onestamente non eccelle su nessun fronte, in termini di budget non un grande investimento, regia e scenografia nella media, un po’ deludente quanto a OST, mentre rispetto al cast è stata fatta forse la scelta più importante. I personaggi secondari trovano ben poco spazio e nessun margine di sviluppo, ma nel ruolo dei protagonisti troviamo due attori giovani e di talento – Chen Fei Yu e Zhou Ye – capaci di portare in scena una coppia accattivante, bella da vedere e capace di emozionare, con una buona sintonia e alchimia, sebbene non stellare. Lei più seria che in altri lavori (esempio “Back from the brink”) e lui bravo nel caratterizzare un ragazzo normale e ordinario, molto lontano da altri ruoli interpretati in passato (Lighter&Princess, Evernight, ecc.). Il tempo risicato costringe a sorvolare su molti dettagli – in primis il collegamento tra le candeline della torta e il viaggio nel tempo - che sarebbero risultati di certo più approfonditi se si fosse trattato di un drama invece che di un film. Ma la sua piacevolezza sta anche nella durata contenuta, che consente di apprezzare il romanticismo in piccola dose, senza per forza doversi imbarcare in una sequenza più o meno infinita di episodi.
Personalmente trovo che il film sia stato sottovalutato, non è certo una pietra miliare ma è comunque una commedia romantica piacevole e ben fatta, che ha indubbiamente il suo perché. Una visione ben equilibrata e soddisfacente, capace di far stringere il cuore e poi riscaldarlo in eguale e giusta misura.

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