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  • Gender: Female
  • Location: The knee of the Boot
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Completed
The White Olive Tree
4 people found this review helpful
by Lynnea
Feb 16, 2025
38 of 38 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 5.5
Acting/Cast 7.5
Music 7.0
Rewatch Value 6.5

Tra i Cdrama forse più attesi e chiacchierati dell'anno ma di certo non il più meritevole.

Il paragone inevitabile con il drama coreano DOTS (Descendants of the sun) nasce con l’immagine di anteprima (lui e lei accovacciati, lui in abiti militari e, alle loro spalle, uno scenario tragico) e termina col fatto che buona parte della storia è ambientata in un immaginario paese lontano travolto dalla guerra (qui si chiama Uglai, in DOTS era Urk), oltre ad avere un protagonista maschile in divisa e professioni che consentono una presenza sensata in un territorio flagellato da conflitti bellici/calamità naturali (soldato, volontario, medico, reporter).
Ben presto cerca però di smarcarsi – in modo abbastanza efficace - dalla celebre ma altrettanto ingombrante DOTS, e la tendenza a fare paragoni viene meno.

Venendo al drama in sé, l’ho trovato un mix di pregi e difetti:

Punti di forza:
- La scenografia: soprattutto le riprese nel paese in guerra, un po’ diverse dal solito. Forse non davvero realistiche ma sicuramente di grande impatto. L’investimento economico – indubbiamente importante – ha dato i suoi frutti.
- Benjamin: il personaggio migliore dell’intera serie. Una figura che spicca, dalle molteplici sfaccettature.Un personaggio “vivo”, a differenza di tutti gli altri. Interessato alla dottoressa Pei – a parole, più che nei fatti - è tuttavia il suo rapporto con Si Xian che emoziona di più: trattandosi però di un drama cinese, la speranza di un pairing secondario sfuma a favore di una Bromance.


Punti deboli:
- La caratterizzazione del protagonista maschile: empatia zero, espressività anche. Volenteroso, intelligente e ben educato. Ma davvero privo di enfasi e totalmente incapace di bucare lo schermo, nonostante il bel faccino. Davvero troppo ingessato, quasi robotico – di una gentilezza “zerbinosa” - e per nulla carismatico.
- Il ritmo del romance: dire lento è dire poco. Uno sviluppo a velocità di bradipo, sia in zona di conflitto sia ritornati a casa.
- Gli episodi post-esplosione: realistico che a uscirne più distrutto di tutti – psicologicamente e fisicamente - sia proprio Zan. La sindrome PTSD tirata troppo per le lunghe e gestita in modo non credibile. Gli altri personaggi si eclissano e per tanti, troppi episodi tutto ruota attorno a loro due, noiosi come poche coppie dei drama hanno saputo essere. Quando poi tornano in zona di guerra si ripete un po’ l’iter della prima parte, solo più accentuato (più pericoli, più ferite, Li Zan che torna psicologicamente e fisicamente ancora più distrutto della prima volta). Seguono nuovamente una manciata di episodi dedicati alla sua fragile condizione psichica, anche qui tirata per le lunghe tanto che sembra voler essere l’unico interesse di questo drama.
- La chimica di coppia: di fatto inesistente. Sia nelle interazioni verbali sia nelle scene più intime (parola davvero grossa). Non c’è sintonia, lui alla stregua di un manichino.
- Gli altri personaggi femminili: tolta la protagonista le altre figure sono davvero senza senso, dalla sua rivale – nel lavoro e in amore – gestita in modo a dir poco banale e superficiale, alla dottoressa Pei, fugace apparizione e in teoria oggetto dell’interesse amoroso di Ben (in teoria, perché di fatto non ci sono scene dedicate, solo qualche frase che vorrebbe alludere a un qualcosa che non è mai pervenuto, al contrario dei momenti evidenti tra Ben e Sa Xin).


In conclusione, una serie annunciata a gran voce e che punta a un topic sempre molto quotato (grande storia d’amore in ambito militare - il fascino della divisa! – che supera i pericolosi ostacoli di un tragico scenario che fa da sfondo).
Nel concreto, la divisa – e il suo fascino – ci sono, così come lo scenario tragico, ma la grande storia d’amore è piuttosto una “tiepida storia d’amore”. Tra pregi e difetti, l’ago della bilancia pende verso questi ultimi.
Sarebbe stato un altro paio di maniche si si fosse osata una BL con Ben/Si Xian come pairing principale (le loro scene, davvero troppo poche, sono state sempre le migliori).
Di sicuro sarà tra le serie più attese e chiacchierate del 2025, ma non certo la più meritevole o indimenticabile.

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Completed
Business Marriage
4 people found this review helpful
by Lynnea
Aug 18, 2024
9 of 9 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 6.5
Acting/Cast 6.5
Music 8.0
Rewatch Value 6.0
Questo è l'esempio perfetto del drama che parte bene, con buone premesse, forse anche con un piccolo sprint in più rispetto ad altre serie simili - già che la trama non è nulla di originale - ma che poi si perde al punto che a fatica raggiunge il traguardo.
Come molte altre commedie in tema "fake marriage", due sconosciuti decidono di fingere una relazione per benefici che nulla hanno a che fare con l'amore, salvo poi - nel corso della convivenza forzata - sviluppare un vero sentimento. Ripeto, niente di nuovo, ma è un genere che - se fatto bene - trovo sempre piacevole.
Pur essendo breve - 9 episodi in tutto - ha il pregio di sfruttare bene il tempo ed entrare subito nel vivo del rapporto. Poi, però, finisce alla deriva. Entrano in gioco gli amici storici di lui, dove uno s'innamora- ovviamente - della protagonista mentre l'altra viene vista dalla stessa come una potenziale rivale più che come una conoscenza di vecchia data.
Rispetto agli attori protagonisti, non mi hanno affatto convinta: lei sembrava un pulcino perennemente spaurito, lui davvero poco incisivo e dalla bellezza discutibile: lineamenti dolci, forse anche troppo, ma fascino e carisma proprio zero. La chimica tra i due si è notata solo nelle scene d'amore - punto a favore perchè sono un po' più accentuate rispetto ad altri drama simili - ma per il resto sembravano semplicemente coesistere nello stesso spazio (va bene il tema del disagio, imbarazzo, del non detto, del credere che all'altro non interessi, ecc... ma qui mancava proprio la connessione a livello di recitazione). Non ci sono grandi ostacoli alla storia tranne arrivare al punto in cui si confessano con chiarezza l'un l'altra. Punto che, dato lo sviluppo della trama, poteva essere piazzato in un episodio a caso dal quarto in avanti e si sarebbe ottenuto lo stesso, deludente, effetto finale. Questo perchè manca sostanzialmente uno sviluppo vero e proprio, formata la coppia e mostrata la quotidianità, oltre alle già citate vecchie amicizie, non c'è un ritmo che incalza, non c'è un filo conduttore che determina una direzione precisa. Sembra esserci solo il timer dei minuti complessivi che costituiscono gli episodi mancanti, l'onere di doverli riempire e arrivati all'ultima manciata infilarci l'happy ending, ovviamente scontato e insipido come ormai il tenore dell'intera serie.
Una delle pochissime note positive, la colonna sonora, in particolar modo la canzone con tutti i "La la la la...", abbastanza orecchiabile e simpatica.
Raramente seguo serie che non siano già concluse, aspettare l'episodio settimanale m'infastidisce, sia in caso il drama sia così valido da non vedere l'ora della nuova puntata, sia in casi come questo dove per coerenza ci si trascina fino alla fine, ma col desiderio di chiuderla nel più breve tempo possibile. E' stato quasi un sollievo poterla depennare dalla lista di quelle seguite.

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Completed
Unforgotten Night
4 people found this review helpful
by Lynnea
Feb 24, 2024
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 6.5
Acting/Cast 7.5
Music 7.5
Rewatch Value 7.0
This review may contain spoilers

Una serie che punta a essere una "buona" serie e raggiunge l'obiettivo che si pone

Mi sono approcciata a questa serie incuriosita dalla trama, preoccupata dalla bassa valutazione e rassicurata dalle recensioni che non ne condividevano lo scarso punteggio. L'ambientazione trova il mio favore, apprezzo le serie legate al tema della criminalità/gangster ai più svariati livelli di legalità. Solo, per favore, non chiamiamola mafia, la mafia è un'altra cosa e nemmeno la serie che più prova ad avvicinarsi, ovvero "Vincenzo", può dire di averci davvero a che fare. Diciamo che il termine - abusato - in realtà riconduce per lo più a serie incentrate su boss della malavita: se la vediamo in quest'ottica, allora mi sta bene.
Abbiamo appunto un boss come protagonista, a capo di un modo in cui si muove conoscendone e dettandone le regole, e l'altro protagonista che si ritrova, impreparato, in questo contesto a lui del tutto nuovo. Anche qui, nulla che non si sia già visto, ma è una carta che, se la si gioca bene, ci può stare. L'altro aspetto che sembra voler caratterizzare - almeno all'inizio - la storia, è legato alle pratiche BDSM per le quali i protagonisti hanno un evidente interesse. Sottolineo "all'inizio", perchè la precisazione è di fatto anche la critica: non ha senso introdurre un elemento che poi, incoerentemente, si perde nel corso degli episodi. C'è davvero un divario tra il taglio del primo episodio e tutti i successivi, e non può essere motivato dall'evoluzione del rapporto tra i due e dalla nascita di sentimenti profondi. Quanto meno, rispetto ad altre serie nelle quali il protagonista di turno viene totalmente snaturato, trasformandosi da freddo cubetto di ghiaccio in una "panna cotta" solo perchè si è innamorato, in questo drama fin quasi alla fine Kim è rimasto sé stesso e anche Kamol, tutto sommato, ha mantenuto livelli ancora accettabili. Già che cito i loro nomi, un appunto fastidioso: in questa serie le K e le D spopolano alla grande. Sembra un dettaglio insignificante, ma io tra Kim, Kit, Khom, Kamol inizialmente sono andata davvero in tilt, così come Day, Danai e Daniel. Di nomi ne esistono un'infinità, variare un tantino male non sarebbe stato. Attori tutti bravi, devo dire. La coppia principale ben equilibrata, ho apprezzato anche il delicato avvicinarsi tra Khom e Baiboon, anche se è eccessivo definirli una coppia. Un grosso scivolone l'ho riscontrato nell'ultimo episodio, proprio nel finale, che è a dir poco da picco glicemico tra l'incontro dei genitori di Kim e, peggio ancora, il "white nightmare" (come l'ho soprannominato io) dell'happy ending da brividi con tutti riuniti attorno a un tavolo a festeggiare i due protagonisti, ridicoli nel bianco assoluto, tra mazzi di rose e dichiarazioni plateali sdolcinate. Concludo dicendo che è una serie che comunque ho apprezzato e alla quale non mi sento di dare una valutazione inferiore rispetto a drama più rinomati, come il celebre KinnPorsche, tanto per citarne uno a tema simile. Con la differenza che l'8 dato a KinnPorsche è il risultato di una media, perchè poteva aspirare a un 10 e lode ma gli innumerevoli difetti l'hanno trascinata a un 6 di sufficienza, mentre questa serie si è posta come obiettivo 8 e fin lì è arrivata: non c'è un cast stellare, non ci sono riprese di altissimo livello o una trama complessa e ricca...C'è una serie che aspira ad essere una buona serie, né più né meno, e tale si è rivelata.

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Completed
Fall in Love
6 people found this review helpful
by Lynnea
Aug 30, 2024
36 of 36 episodes seen
Completed 0
Overall 9.5
Story 9.0
Acting/Cast 9.5
Music 9.5
Rewatch Value 9.5

Una sola parola: spettacolare!

Che io riesca a guardarmi un'interminabile drama cinese di oltre 30 episodi senza lamentarmi è cosa difficile. Valutarlo 9 stelle abbondanti su 10 è cosa ancora più unica che rara. Questa serie è stata a tutti gli effetti una piacevole sorpresa.
Incuriosita dall'immagine di locandina - più che dalla trama - temevo il solito drama prolisso, ridondante e senza uno sviluppo vero e proprio. Invece ho scoperto una serie che ho divorato, episodio dopo episodio.
Il genere è il mio preferito: una grande storia d'amore inserita in un contesto militare e con un'ambientazione storico recente (inizio-metà XX secolo). Va detto, non sono tantissime le serie che presentano questi requisiti (tanti drama storici sono ambientati in epoche più remote, a volte mescolati col genere fantasy). Alle spade e capigliature chilometriche prediligo personalmente il fascino della divisa e armi a fuoco.
Molti sono gli aspetti che ho apprezzato:
- riprese, ambientazione, cura per i dettagli di un periodo storico che è davvero un piacere guardare;
- i colori e le luci: anche nelle scene più dinamiche e più cupe, c'è come un'aura di luminosità che pervade la scena, come se i protagonisti fossero sempre al centro di un palco. Le tonalità sono spesso calde, la luce diffusa conferisce la sensazione nostalgica di un tempo passato, contrastando splendidamente con le immagini perfettamente nitide, come se stessimo vivendo delle fotografie del passato.
- la storia, complessa e ricca, mai scontata, dove gli intrighi e i personaggi secondari hanno veramente un senso e non sono piazzati lì come figure di contorno
- a differenza di altri drama ambientati nello stesso periodo, in questa serie il romance resta sempre in primo piano, senza lasciarsi inghiottire da mille personaggi secondari e mille questioni militari che rendono la trama difficile da seguire. Il contesto c'è, ma non è prevaricante, insomma.
- la protagonista, determinata e schietta, oltre che intelligente e perspicace, perchè di fanciulle timide e snevevoli ce ne sono in giro fino troppe;
- l'affiatamento nella coppia principale, dove una volta instaurato e consolidato il legame non ci sono triangoli o crolli di fiducia reciproca (anche nel momento più difficile, la fiducia non viene di fatto meno). E' bello vedere come lei, astuta più degli altri ma non tanto quanto lui, sia quasi sempre la prima a capire i veri intenti che Xianlin nasconde dietro ad azioni apparentemente noncuranti.
- ho apprezzato la presenza di altri pairing oltre a quello principale, ben costruiti e a loro volta con ostacoli che si stagliano via via all'orizzonte, in particolare modo quello tra la sorella minore del protagonista e il giovane Pei.
- ma soprattutto i protagonista maschile, semplicemente spettacolare: non conoscevo l'attore, è estremamente carismatico, capace di affascinare e portare in scena un personaggio che sa essere crudo, distaccato, gelido, autorevole ma anche divertente, spavaldo, ironico e irriverente. Ha uno sguardo - quando non è con la protagonista - che inchioda praticamente tutti gli altri. Nel complesso, decisamente accattivante. Xuanlin non è tutto fumo e niente arrosto: fin dal primo episodio la sostanza è palese, quando fredda la spia e si adopera per occultarne il cadavere. I suoi tratti caratteriali risaltano non solo dalle sue parole ma anche dal portamento, dalle espressioni. La determinazione, la sicurezza di sé, la mancanza di paura ma soprattutto l'arguta astuzia che fanno di lui un protagonista stratega, bravo non solo nel combattimento o nella gestione del ruolo di potere ma sempre un passo avanti rispetto agli avvenimenti e alle già calcolate conseguenze. E' il ritratto del vero eroe: un'infanzia sofferta, una determinazione che lo porta ad avere un nutrito seguito, il coraggio di chi è sempre in prima linea, la freddezza con la quale riesce a gestire le situazioni più tese (come quando all'inizio sprona un giovane maresciallo a sparare alla propria sorella, già sicuro che si tratti di una finta minaccia). Tutto questo traspare da una recitazione davvero di alto livello (purtroppo dalla filmografia ho notato che l'attore nella maggior parte dei casi è protagonista di drama di generi che non sono propriamente nelle mie corde... Peccato, mi sarebbe piaciuto rivederlo in un ruolo simile). Forse il mio personaggio maschile preferito, interpretato da un attore performante e perfetto per il ruolo.

Se proprio devo trovare delle pecche...mi sarei aspettata qualcosa di più nelle ultime scene finali, sicuramente, dove invece il romance ha lasciato posto alla chiusura propagandistica. Altra cosa, ho adorato le battute tra i protagonisti quando ancora non erano una coppia, ma paradossalmente a sentimenti dichiarati la verve e la malizia tra i due è andata diminuendo, così come l'intensità delle scene romantiche (capisco la censura, ma dopo la battuta sulle manette in ascensore e la scena di lei che pulisce le ferite di lui a torso nudo - il tutto nei primi episodi - non vedo perchè non sfruttare altri elementi simili quando la coppia finalmente si forma. Purtroppo, a quel punto prendono piede bacetti a stampo e smancerie forse un po' OOC per lui. Avrei preferito qualche battuta maliziosa in più, e qualche abbraccio da orsacchiotto in meno. Ultimo appunto: io capisco che lo spettatore deve comprendere, ma che lui e lei si mettano a disquisire ad alta voce di stratagemmi e pianificazioni in teoria super segrete ovunque capiti - anzi, molte volte dopo che i nemici e loro scagnozzi di turno sono giusto appena usciti dalla stanza - non è forse la scelta più credibile del mondo.

Sono comunque delle pecche più che accettabili in una serie che non presenta sostanzialmente nessuna grande carenza, anzi.
Concludendo: per gli amanti del genere - ma mi sentirei di dire anche i non - è una serie davvero da non perdere!

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Completed
Never-Ending Summer
5 people found this review helpful
by Lynnea
Jul 1, 2026
29 of 29 episodes seen
Completed 1
Overall 7.5
Story 6.5
Acting/Cast 7.5
Music 8.5
Rewatch Value 6.5

Romance coinvolgente capace di resistere alla prova del tempo (ma non a quella della coerenza)

Tratto dall’omonimo web novel – “Zhui Luo” – il drama è una commedia romantica sul tema dell’amore che sopravvive alla prova del tempo e sulla malinconica consapevolezza che certi legami, una volta stretti, non si sciolgono mai del tutto. La vicenda attraversa l’età dell’adolescenza e poi quella adulta, seguendo la tormentata storia tra Zhou Wan e Lu Xixiao, in un romance che da una parte scalda il cuore ma dall’altra si lascia dietro un’amara scia di frustrazione.
Partiamo dal principale punto di forza della serie: al primo posto, sicuramente, c’è la sintonia tra i due protagonisti. La loro interazione risulta naturale e spontanea e, soprattutto nel loro frequentarsi da giovani, sembra che ogni piccolo gesto e ogni sguardo sia uscito dalla vita reale piuttosto che da un copione. Il drama offre una quantità impressionante di teneri momenti tra i due, dove il magnetismo della coppia è davvero indiscutibile e soddisfa il lato più empatico dello spettatore. Da appassionata di storie d’amore non ho potuto non seguire con interesse tutti i momenti condivisi, da quelli di vita ordinaria alle scene più intense e drammatiche. Insieme funzionano, insomma.

Rispetto alla caratterizzazione dei due personaggi, sono un po’ combattuta. Di Lu Xixiao mi sono piaciute principalmente due cose: in primis non si è rivelato essere la classica red flag da redimere, l’idea di lui quale giovane arrogante, freddo e ribelle deriva da un pregiudizio che viene smontato praticamente subito. Ha il suo passato pesante, la sua situazione famigliare decisamente difficile, ma è una figura indubbiamente positiva e questo mi è piaciuto perché è stata una mossa inaspettata, ovvero far credere di avere a che fare con l’ennesimo “bad boy” per poi scoprire quasi subito le carte e trovarle totalmente diverse. Altro aspetto originale è il fatto che sia rimasto perennemente innamorato di lei e, tolto un finto astio iniziale nel momento del loro ritrovo, torna ad essere palesemente e irrimediabilmente interessato a Zhou Wan. Non è forse un tratto che caratterizzerebbe quello che spesso nell’immaginario è un protagonista orgoglioso e “figo”, ma forse dipinge una figura molto più umana e comune: un amore condiviso, quando finisce, può continuare a vivere come amore a senso unico, trascendendo l’idea di debolezza e, per assurdo, anche di buonsenso. Puoi continuare ad amare una persona che non ti ama più? Penso possa accadere, e penso anche che in certi casi non si possa “decidere” di fare diversamente, per quanto si possa forzare la logica sui sentimenti.
Anche Zhou Wan si è rivelata una protagonista atipica, e qui i casi sono due: o la si voleva dipingere proprio così e allora - per quanto non mi susciti simpatia – posso dirla ben riuscita, oppure l’obiettivo era differente e non è stato proprio centrato, il che forse è anche peggio. Di fatto ci viene presentata una FL per la quale viene sempre più difficile tifare: va bene la triste storia, ma il suo approccio è spesso mirato a un tornaconto. Inizialmente lo avvicina per via della madre, poi sviluppa dei sentimenti e trova utile averlo a supporto, quindi decide di lasciarlo – per il bene suo, di lei, di entrambi… Ma, soprattutto, perché il drama doveva creare una rottura tragica, mi viene da dire – e infine eccola a riabbracciare una seconda chance, dove si appoggia nuovamente a lui. Funziona se la vediamo come una FL atipica alla quale si vogliono attribuire una buona serie di difetti, se invece l’intento era quello di portare in scena un’eroina pronta a sacrificarsi nel mentre che diventava più forte e coraggiosa, allora no, tentativo non affatto riuscito.

Rispetto ai difetti, tutto ciò che non funziona deriva principalmente da due aspetti. Uno è sicuramente una caratterizzazione superficiale dei personaggi, quelli secondari mancano proprio di un minimo di introspezione – basti pensare all’amico/fratellastro o alla madre di lei, per non parlare della famiglia di lui – mentre per i protagonisti c’è un livello di maturità fastidiosamente incostante e, di conseguenza, incoerente. Questo si lega un po’ all’altro aspetto sul quale c’è stato un pesante scivolone, mi riferisco alla credibilità della sceneggiatura. Da una parte c’è l’idea alla base della storia, dall’altra la volontà – o meglio la necessità – di generare momenti specifici che tocchino questioni come sfida, rottura, fraintendimenti, e via dicendo. Il problema è che non si è cercato di costruire qualcosa di solido e sensato, per cui il risultato è stato vedere i due protagonisti in modalità bipolare tra approcci maturi/responsabili e reazioni infantili/superficiali. Cerco di spiegarmi meglio: all'inizio vediamo Lu Xixian sfidare apertamente il padre in più occasioni e quest’ultimo portarsi a casa uscite e mosse infelici da parte sua senza battere ciglio – compreso l’intralcio nel giorno del matrimonio – quasi non avesse modo di gestire il figlio. Seguendo questa linea il nostro bravo ragazzo sente di poter gestire l'intera situazione, proteggere la sua ragazza, rivendicare un’autonomia nelle proprie scelte… Che sfuma non appena il padre butta lì una delle sue mille minacce a caso. Per la serie: avevi fatto bene i conti – in termini di mezzi e di potere – prima di imbarcarti nell’impresa? Evidentemente no, tant’è che si ritrova chiuso in casa come un bambino messo in punizione con tanto di telefonino sequestrato. Ma dai.
Da questo punto di vista non va certo meglio a Zhou Wan: è giovanissima ma manda avanti l’economia di casa e si occupa della nonna malata. Sembra il ritratto della maturità e della responsabilità, salvo poi avviare una sorta di battaglia che sa anche di rivalsa nei confronti della madre che l’aveva abbandonata, anche qui senza avere però grandi risorse e improvvisando un giorno dopo l’altro. Il peggio però è il momento della rottura con Lu Xixiao: lo abbandona su due piedi mentre giocano… A nascondino? Seriamente, c’è da sotterrarsi sotto una piastrella bella spessa per l’imbarazzo. Probabilmente gli sceneggiatori dovrebbero anche rileggere ciò che scrivono, così da impallidire per alcuni passaggi che rasentano il ridicolo, e riscrivere qualcosa di più decente. Il finale è un po' un concentrato di banalità stucchevoli, l'intero ultimo episodio è un capitolo extra - tutte le questioni si sono risolte nel precedente - ad alto tasso glicemico.

A livello di recitazione, comunque, buona la prova di entrambi. Due attori ancora un po’ acerbi ma con possibilità di crescita. Tra i due, lui un passo avanti a lei nella misura in cui ha saputo far trasparire in maniera credibile la vulnerabilità del proprio personaggio, un ragazzo che si lascia fondamentalmente usare pur di non perdere la persona amata. In lei sarebbe dovuto trasparire il profondo conflitto interiore che invece sembra destinato a non vedere la luce (e nemmeno lo spettatore). A livello espressivo, in particolar modo, ho notato un brusco e continuo salto tra l’espressione imperturbabile da “sfinge” e l’entusiasmo forse eccessivo nei momenti di levità, dove gli occhioni forzatamente a sofficino e un sorriso esagerato la facevano sembrare una bambina di sei anni all’apertura dei regali la mattina di Natale. Adulta felice è una cosa, bimba esaltata un’altra. Poca naturalezza, per quanto mi riguarda.

Sul fronte tecnico direi che si attesta nella media, dalla fotografia, al montaggio, alla regia. OST azzeccata, molti i brani che ho trovato calzanti e capaci di amplificare i momenti salienti, primo tra tutti “Frozen heart”: anche se solitamente non condivido molto la scelta di abbinare a drama asiatici canzoni con testi interamente in inglese, devo dire che la melodia mi è piaciuta davvero molto.

In definitiva, un romance con due protagonisti forse meno tipici del solito ma destinati ad attraversare i soliti clichè e pure imbastiti in modo traballante. Non è un drama che convince per la coerenza e la credibilità, o per un livello tecnico particolarmente meritevole. La coppia principale è però molto piacevole da vedere e, se ci si dimentica di tutto ciò che da un punto di vista logico non torna completamente e ci si limita a percepire la chimica tra i protagonisti, può anche bastare per una visione comunque complessivamente gradevole.
Questo è quello che può dare, per cui patti chiari fin dall’inizio, visione piacevole. Se ci si aspetta invece di più, meglio orientarsi altrove.

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Our Universe
5 people found this review helpful
by Lynnea
Mar 12, 2026
12 of 12 episodes seen
Completed 1
Overall 5.0
Story 4.0
Acting/Cast 6.0
Music 6.0
Rewatch Value 3.0

Un universo di noia in costante espansione

Correva l’anno 2010 quando Katherine Heigl e Josh Duhamel presero parte alla commedia statunitense “Tre all’improvviso”. Me lo ricordo bene: film carino, classico romance non eccezionale ma sicuramente piacevole e apprezzabile, con due quasi sconosciuti che, uniti da una circostanza tragica, si ritrovano a dover fare da genitori a un bambino, scoprendo poi l’amore durante il percorso. A distanza di oltre quindici anni ecco che il concept sbarca in Corea con “Our universe/I’ll give you the universe”, un drama che riprende lo spunto interessante e lo diluisce in dodici ore di visione, ottenendo il risultato di spegnere qualsiasi briciolo di entusiasmo iniziale.
Il problema principale della serie è il suo decorso da "palloncino sgonfio". La storia, che vede protagonisti Seon Tae Hyung e Woo Hyun Jin alle prese con la crescita del piccolo nipotino Woo Joo, avrebbe avuto la forza narrativa per esaurirsi in quattro, massimo sei episodi. Invece, la sceneggiatura decide di imboccare tutte le possibili tangenti, allungando il brodo con dinamiche lavorative banali, un triangolo amoroso con il "primo amore" di lei (Park Yoon Sung, interpretato da un Park Seo Ham molto meno convincente rispetto alla sua splendida prova in “Semantic error”) che stenta a decollare, e conflitti familiari talmente prevedibili da risultare soporiferi. Il risultato è una narrazione che procede a rilento, dove accade pochissimo per lunghi tratti, per poi ammassare colpi di scena scontati nei minuti finali di ogni puntata.
Rispetto ai contenuti, il drama annaspa nel melodramma più obsoleto e abusato. I segni del destino sono così insistenti da diventare ridicoli: non basta che i due protagonisti condividano lo stesso tetto, ma devono anche scoprire di avere un irrisolto passato comune (i famosi “giorni di pioggia”), aspetto che li rende ancora più "anime gemelle" in modo forzato e poco credibile. L’ accudimento del bambino, che dovrebbe essere il motore emotivo della storia, viene spesso relegato sullo sfondo per far spazio alla telenovela amorosa tra i protagonisti e il rivale di lui. La chimica tra gli attori principali, Bae In Hyuk e Noh Jung Ui, pur onesta, non riesce a sostenere il peso di dialoghi ripetitivi e situazioni che girano a vuoto, come la continua indecisione sentimentale che si trascina per oltre metà della serie. In chiusura si rispolvera la questione più legata al bambino – eh, sì, c’è anche lui – con un colpo di coda finale che nessun difetto lima e nessun pregio aggiunge, ma allunga ulteriormente un brodo divenuto ormai acqua.
Dal punto di vista tecnico, la regia di Lee Hyun Seok e Jung Yeo Jin non riesce a mascherare i limiti di una sceneggiatura povera. Le inquadrature sono quelle tipiche del genere, senza guizzi particolari, e la fotografia, non va oltre il gradevole. Ci si affida troppo ai primi piani dei protagonisti per esprimere emozioni che le parole non sanno comunicare, una scelta che dopo un po' stanca. La colonna sonora, poi, è il classico richiamo emotivo: ad ogni minima tensione, parte il brano strappalacrime, sottolineando in modo pacchiano ciò che lo spettatore avrebbe già dovuto capire da sé.
Detto questo, l'elefante nella stanza resta però lei: l’eccessiva durata. Prendere un film di novanta minuti e trasformarlo in una serie di dodici ore è un'operazione commerciale che richiederebbe una sceneggiatura sapientemente rivista e studiata, per essere giustificata. Qui non lo è. Si ha la netta sensazione che ogni singola scena venga ripetuta almeno tre volte da punti di vista diversi: la litigata, la riappacificazione, il dubbio, la gelosia. È un loop infinito che mette a dura prova la pazienza dello spettatore, il quale si ritrova a fare il tifo non per la coppia, ma per i titoli di coda. Non ho droppato la serie solo perché l’ho avviata quando ormai mancavano un paio di episodi alla fine, altrimenti sarebbe stato impensabile trovare la voglia di attendere la messa in onda settimanale.
"Our Universe" è, in definitiva, una rivisitazione della quale, sinceramente, non si avvertiva la mancanza. Il cast, già di suo non stellare, fa comunque del suo meglio con il materiale a disposizione, ma questo non basta. È il classico drama che si dimentica subito dopo averlo visto, che non lascia il segno e che conferma come non basti una premessa carina per fare una buona serie. Un prodotto piatto, prevedibile e ingiustificatamente lungo, adatto solo a chi cerca un sottofondo sonoro mentre fa altro, senza il timore di perdersi nulla di importante. Per tutti gli altri, consiglio vivamente di recuperare l'originale americano: in un'ora e mezza avrete la stessa storia, ma con molta più soddisfazione e senza inutile spreco di tempo.

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Completed
The Trauma Code: Heroes on Call
6 people found this review helpful
by Lynnea
Jan 27, 2025
8 of 8 episodes seen
Completed 0
Overall 8.0
Story 8.0
Acting/Cast 8.5
Music 7.5
Rewatch Value 7.5

Non una serie indimenticabile, ma che centra in pieno il proprio obiettivo.

Bella...ma non eccezionale. Sicuramente una serie riuscita, curata e ben confezionata.
Non è il primo drama medico che mette al centro un dottore dalle abilità straordinarie (Doctor Prisoner, Doctor Stranger, Doctor John, D-Day, Romantic Doctor, ecc.) e non sarà certo l'ultimo.

Due, a mio avviso, le carte vincenti:
1) aver puntato al "poco ma fatto bene", sia in termini di durata, dove gli otto episodi sono giusti per il tipo di trama che si vuole sviluppare, sia in termini di contenuti, dove di sceglie di non intrecciare altri "fili" - dal romance, al thriller, piuttosto che complesse risoluzioni di eventi passati - e si punta a offrire uno spaccato focalizzato sul rapporto mentore-tirocinante e, contemporaneamente, a ripristinare - anzi, a ricostruire da zero - un servizio medico fondamentale, che sottolinea come il ruolo dei medici sia in primis quello di salvare vite umane ma che, troppo spesso, tende invece col tempo a diventare una mera questione burocratica fatta di cifre e prospettive di carriera.
Non è un crimine non avere una trama lunga e ricca di intrecci. Il punto non è la complessità di un drama, ma la sua qualità. Meglio una serie che non punta a diventare una pietra miliare ma che è fatta bene, piuttosto di una che aspira all'eccellenza ma nel concreto poi fa acqua da tutte le parti.
2) l'attore protagonista, decisamente performante e capace di catalizzare a sè lo sguardo curioso dello spettatore per tutta la durata del drama. E' stata anche l'occasione per rivalutare Joo Ji Hoon, attore che ho recentemente conosciuto nella serie "Love your enemy" dove davvero mi aveva fatto una pessima impressione. E' incredibile come una sceneggiatura mediocre e un ruolo inadatto possano aver penalizzato un attore che in questa serie non solo dimostra di starci dentro, ma lo fa anche molto bene.

Concludo sicuramente consigliandone la visione: non sarà il drama indimenticabile e ricco di contenuti che si posizionerà in cima alla classifica dei preferiti di sempre, ma resta indubbiamente una serie accattivante e alla quale non serve destinare un significativo investimento in termini di tempo.

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Completed
Double Helix
5 people found this review helpful
by Lynnea
Jun 24, 2026
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 5.5
Story 4.0
Acting/Cast 7.5
Music 7.0
Rewatch Value 4.0
This review may contain spoilers

L'insensata redenzione di una relazione malsana

Dodici episodi di media durata per un drama BL che inizialmente mi sembrava un mix tra “My personal weatherman” (rapporto sbilanciato, con uno dei due che predomina a tutti gli effetti sull’altro), “Jun & Jun” (i due si ritrovano anni dopo in contesto lavorativo, dove uno è il capo dell’altro), “Tokyo in April” (da ragazzi erano stati intimi) e “Revenged Love” (uno dei due protagonisti ha un approccio aggressivo e mostra atteggiamenti discutibili).
I primi episodi, devo dire, mi sono piaciuti, e anche molto. Lu Feng è diretto, deciso, sicuro di quello che vuole e del suo interesse verso Yi Chen. Col suo corteggiamento serrato e insistente – al limiti del prevaricante - riesce a far capitolare il titubante e schivo Yi Chen. La storia tra i due decolla e sembra funzionare, finchè non diviene di dominio pubblico e le pesanti ripercussioni li portano ad un allontanamento forzato.

In questa prima parte ho apprezzato la caratterizzazione di entrambi, con Lu Feng deciso a non tirarsi indietro e a fare da scudo a Yi Chen (bellissima la scena in cui, uscendo da scuola, lo nasconde di fronti agli sguardi pettegoli dei compagni). D’altro canto vedo una grande naturalezza nell’insicurezza di Yi Chen: più che dubitare dei propri sentimenti, teme l’opinione altrui in merito al proprio orientamento sessuale. Questo aspetto permette una bella riflessione sul tema dell’amore negato dalla società. Non sono tutti dei Lu Feng, e la delicatezza e complessità dell’animo di Yi Chen emerge in tutte le sue sfumature con estrema credibilità. L'omofobia delle rispettive famiglie è il vero motore del drama. Vedere Lu Feng sottoposto alle violenze fisiche del padre pur di restare accanto a Cheng Yi, e assistere alla madre di quest'ultimo che definisce i propri figli "anormali" è una rappresentazione cruda e dolorosa di quanto l'odio e l'ipocrisia possano distruggere vite innocenti. Rispetto alla coppia, la chimica tra i due è elettrica, tra gesti carichi di tensione e sguardi che tengono incollati allo schermo.
Tolto però il flashback iniziale, tutto però è destinato a precipitare: se l’apatia di Yi Chen può essere ragionevole, l’atteggiamento di Lu Feng diventa semplicemente inaccettabile. Ossessione, prevaricazione, aggressività, insensata gelosia… La ricetta di un “amore” davvero malsano. C’è un ripetersi di tira e molla, con Lu Feng ostinatamente deciso a stare con Yi Chen ma poi, puntualmente, reo di comportamenti assurdi (lo shock dato alla madre di Yi Chen, l’infortunio alla gamba causato al fratello di lui, gli atteggiamenti punitivi per il matrimonio di Yi Chen, l’omertà sull’ubicazione del fratello da lui tanto cercato, e via dicendo). Una serie di atteggiamenti che sono una vera e propria escalation da condannare. Poco vale la giustificazione che emerge nel finale, molto forzata e davvero poco credibile quale mezzo per redimere un personaggio che, arrivati a quel punto, è comunque irrecuperabile.

Se i primi due episodi sembravano porre sotto i riflettori il tema dell’omofobia, il resto del drama ne fa uno strumento utilizzato nel modo peggiore, ovvero creando una sorta di giustificazione a una relazione tossica che è tutto fuorché romantica. Lu Feng è ossessionato da Yi Chen e disposto a sacrificare tutto per lui, ma questo non è amore. Non può esserlo se al contempo conta molteplici scene di abuso, manipolazione, violenza fisica e psicologica. E’ piuttosto una possessività malata che si vuole spacciare – orrore! – per un sentimento avvolto da un'aura di tragica epicità che finisce per nobilitarlo.
Anche l’evoluzione di Cheng Yi Chen risulta purtroppo deludente. La sua titubanza giovanile era più che comprensibile, la fase depressiva successiva anche. Ma il suo essere costantemente in balia delle pressioni esterne – che sia Lu Feng piuttosto che la madre – lo porta a subire senza mai reagire, fino a sposare una donna che palesemente non ama. C’è una buona dose si responsabilità nel suo essere costantemente vittima di tutto e di tutti, e alla lunga la cosa diventa quasi frustrante.
Passando alla recitazione, la prova dei protagonisti è senz’altro molto buona. Su questo nulla da dire. Molto meno convincenti gli attori secondari, in particolar modo quelli del secondo pairing, del quale avrei fatto sinceramente a meno: non arricchisce la storia, anzi fa da binario parallelo, ma senza che ce ne sia una reale necessità e con un risultato per giunta discutibile. Valutazione invece positiva a livello tecnico, dove la fotografia è curata e la regia riesce a creare un'atmosfera opprimente che riflette perfettamente il caos interiore dei protagonisti.

In conclusione, "Double Helix" è un prodotto tecnicamente interessante, con interpretazioni di livello e una fotografia da manuale. È un drama che suo malgrado riesce a tenere alto l’interesse dello spettatore. Ma è anche una serie che, volente o nolente, promuove un modello di relazione davvero discutibile. E per quanto mi sia piaciuto guardarla, per quanto abbia apprezzato il talento degli attori e la cura della produzione, non mi sento di dare una valutazione complessivamente positiva.
C’era un buon potenziale e un incipit che poteva portare a una bella storia, ma si è deciso - purtroppo. - diversamente.

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Completed
Perfect Crown
5 people found this review helpful
by Lynnea
May 18, 2026
12 of 12 episodes seen
Completed 3
Overall 7.5
Story 6.5
Acting/Cast 8.5
Music 8.5
Rewatch Value 7.0
This review may contain spoilers

Non è tutto oro quello che luccica...

“Wife of a 21st Century Prince” - conosciuto anche come “Perfect Crown” - è esattamente il tipo di drama che fa innamorare e disperare allo stesso tempo. Arriva con una premessa decisamente accattivante: e se la Corea del Sud fosse ancora una monarchia costituzionale nel 2026? L'idea di un principe moderno coinvolto in un matrimonio di convenienza con un'ambiziosa erede di un chaebol, promette qualcosa di nuovo ma al contempo rispolvera un tema nostalgico. Mi è tornato subito alla mente il bellissimo kdrama “The King: 2 hearts” dell’ormai lontano 2013 e, con lui, tutta una serie di film ancora più datati, per la maggior parte occidentali, degli anni in cui spopolava la fiaba romantica della povera fanciulla che incontrava il bel principe azzurro.
Ma qui, di povere fanciulle, non vi è neppure l’ombra. Abbiamo invece un’ereditiera tosta e ambiziosa, decisa a riscrivere un tema classico e ormai quasi sparito in chiave ultramoderna.

Tra i “pro” troviamo sicuramente la punta di diamante del cast: IU è semplicemente strepitosa, soprattutto nella prima parte, dove la sua verve e il suo spirito spudoratamente battagliero sembrano divenire parte integrante del DNA del drama stesso. Byeon Woo Seok non è nella rosa di nomi che avrei valutato per ricoprire il ruolo del protagonista, ma complessivamente ha portato a casa una buona prova: sicuramente bravo ma con un range di espressività a livello del volto davvero molto limitato. Quanto meno, la chimica tra i due non sembra risentirne, tant’è che regalano momenti in cui sembrano vibrare sulla stessa lunghezza d’onda.
Piace la caratterizzazione dei personaggi: l'attrito iniziale tra Hui Ju, imprenditrice tagliente e ferocemente indipendente, e il principe I-An, riservato e soffocato dal protocollo, è elettrico. I loro dialoghi sono scintille, gli sguardi pura sfida e provocazione, e la lenta discesa verso la vulnerabilità reciproca è la spina dorsale che tiene insieme l'intera serie. Un classico enemies-to-lovers moderno con una patina regale, che nella prima metà funziona davvero alla grande. Anche il cast di supporto ha i suoi momenti di pregio: la coppia dei segretari è un sollievo divertente e gradito, la regina madre è un'antagonista elegante e sfumata nelle sue ambiguità. Il giovane erede reale dona quel tocco di tenerezza, il fratello e la cognata di lei rappresentano un fastidioso fardello iniziale che mostrerà poi un fondo di valore, mentre il Primo Ministro è – come la regina vedova – una figura che si muove nella zona grigia: ho apprezzato in modo particolare il fatto che, dei due personaggi palesemente ambigui, si sia scelto alla fine di redimere quello che inizialmente poteva sembrare il meno probabile, e di condannare invece quello che godeva maggiormente della fiducia dei protagonisti.

Visivamente, è un lusso. Le location sono sontuose, i costumi fondono l'hanbok tradizionale con la moda contemporanea in modo incredibile, e la fotografia è sempre curata. Si capisce che qui i soldi sono stati spesi bene.
L’OST – in particolar modo la sigla di apertura, “My pace” di Bibi – finisce meritatamente nella playlist.

La mannaia che cala impietosa su tanto buon potenziale è rappresentata dalla sceneggiatura che, dopo un inizio anche brillante, finisce in un pantano da lei stessa creato e dal quale non riesce più a uscirne. Il problema principale è la gestione del tempo: con soli dodici episodi, il drama cerca di fare e di essere tutto, dalla commedia romantica, al drama di palazzo, al giallo politico per concludere con un taglio di critica sociale. Il risultato è che nulla viene approfondito come dovrebbe. Nella seconda metà della serie, inoltre, il ritmo è un disastro: le trame politiche, che promettevano intrighi accattivanti, diventano ripetitive e scontate. Il Primo Ministro si rivela un villain piuttosto piatto: la sua ossessione per Hui Ju è poco motivata e la sua discesa nella follia risulta più fastidiosa che tragica. Molte sottotrame vengono introdotte con enfasi – dall’avvelenamento al tentato omicidio - per poi essere risolte con una facilità imbarazzante nell'episodio successivo, come se non avessero avuto conseguenze emotive reali. Questa mancanza di peso drammatico uccide definitivamente la suspense.
Poco approfondita, quasi trattata in modo banale, l’idea di una Corea moderna con una monarchia assoluta. Il drama sfiora a malapena le implicazioni sociali e politiche di questo sistema, limitandosi a mostrare l'alta società. Che effetto ha sui cittadini comuni? Come funzionano davvero i poteri? È un'occasione sprecata per fare una satira interessante, sacrificata in favore di troppe scene di persone che camminano nei corridoi. Grossi scivoloni anche sulla coerenza, dove si alternano scene con uno stuolo di agenti di scorta indispensabili a movimenti praticamente in solitaria dei reali. L’abolizione finale della monarchia cala il sipario su una poco credibile immagine degli ex reggenti diventati – di punto in bianco e in modo palesemente irrealistico – gente comune.
Davvero, tolti i punti di forza, rimane una storia che – a conti fatti – non è poi tutto questo gran che.

In definitiva, questo è un drama che vive di alti e bassi. Gli alti - la chimica tra i protagonisti, la regia, il fascino della nobiltà moderna e, in generale, la prima metà degli episodi - sono sufficienti per consigliarne la visione a chi ama le rom-com leggere e poco impegnative. I bassi – la sceneggiatura confusa, i villain deboli, oltre a una seconda parte raffazzonata - sono altrettanto evidenti e ne limitano la portata. In conclusione, resta un conto in sospeso tra fascino visivo e narrazione vacillante.

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Completed
Love for You
4 people found this review helpful
by Lynnea Flower Award1
20 days ago
32 of 32 episodes seen
Completed 1
Overall 8.0
Story 7.5
Acting/Cast 8.5
Music 8.5
Rewatch Value 7.0
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Classico melodramma romantico cinese ben fatto e ben interpretato

Cdrama appartenente al filone delle serie melodrammatiche sentimentali cinesi contemporanee. Non scopre l’acqua calda - si basa su svariati espedienti narrativi ampiamente diffusi quali la found family, il legame da fratelli non biologici, la separazione temporale, ecc. - ma si distingue nettamente dalla media delle produzioni dello stesso genere per la realizzazione curata, lo spessore psicologico e la notevole alchimia dei suoi interpreti.

TRAMA - La storia è ambientata nella Cina del Sud della fine degli anni Novanta lungo il Delta del Fiume delle Perle, dove Chen Yi e Miao Jing si ritrovano a vivere sotto lo stesso tetto a causa della complicata relazione dei loro genitori (padre di lui e madre di lei). Chen Yi è un ragazzo cresciuto tra i traumi della perdita e dell'abbandono e accoglie inizialmente la nuova arrivata con risentimento e freddezza. Miao Jing è una ragazzina che cerca disperatamente un posto da chiamare casa e risponde con una gentilezza che lentamente scalfisce le difese di Chen Yi. Quello che nasce tra loro non è un amore adolescenziale, bensì un legame di sopravvivenza, un rifugio emotivo che diventa l'unico punto fermo in un mondo di adulti assenti e incuranti.
La prima parte è quella emotivamente più potente: la ricostruzione dell'infanzia e dell'adolescenza dei due protagonisti è uno dei punti di forza del drama. La scelta di dedicare i primi dieci episodi a questo periodo non è solo funzionale alla trama, ma espone allo spettatore la vera anima della serie. Vederli crescere insieme, condividere sofferenze e piccole gioie, costruire un rapporto che è insieme fraterno e romantico, crea un'empatia sembra destinata a perdurare. Purtroppo la seconda metà del drama va a intaccare l’ottimo lavoro fatto fino a quel momento, con un lento ma inesorabile declino verso la mediocrità. Dopo la separazione dei due, tutto cambia: l’atmosfera cupa e struggente viene sostituita da una sorta di melò convenzionale saturo di fraintendimenti, tira e molla e giochi di potere che ben presto rendono la visione molto meno accattivante.
Il “giro di boa”, ovvero l’incendio e la vita trascorsa da Chen Yi nei successivi sei anni -in particolare il periodo nei bassifondi della microcriminalità locale - doveva essere un elemento chiave della seconda parte del drama e invece viene liquidato in fretta. Le rivelazioni arrivano troppo tardi e spesso attraverso dialoghi piatti, togliendo allo spettatore la possibilità di vivere la situazione con tutta l’enfasi che meritava. Ad occupare buona parte della seconda metà del drama sono intrighi aziendali che aprono molteplici – ma non necessarie – sotto trame, oltre alla presenza di un antagonista sottotono – Zhang Bin – incapace di essere veramente minaccioso.
Personalmente ho avuto l’impressione che abbiano costruito con cura un drama per la prima metà e poi, quasi come per ripensamento, si sia andati a demolire il lavoro fatto per ricostruirne da zero uno nuovo ma diverso.
Il finale è un po' piatto, un susseguirsi di momenti sereni dove si fa un po' fatica a trovare la scena giusta sulla quale calare il sipario.

PERSONAGGI – Chen Yi è un ragazzo costretto a crescere in fretta, che si fa carico di responsabilità immense pur non avendo comunque raggiunto la piena maturità e, per proteggere Miao Jing, finisce spesso per fare scelte dolorose e a volte pure sbagliate. Nella seconda parte si presenta come un uomo ferito, ruvido all'esterno ma guidato da una devozione silenziosa e lacerante. Il percorso per comprendere che non si può veramente amare gli altri se prima non si ama sé stessi è lungo e tortuoso, e lo vede spesso deciso a non cedere nonostante tutti i tentativi di Miao Jing di indirizzarlo sulla “giusta strada”.
Miao Jing è una figura che ben bilancia tratti opposti: fragile ma determinata, capace di una forza silenziosa che la porta a non arrendersi mai, nemmeno quando tutto sembra crollare. Il distacco forzato la porta a crearsi una vita autonoma, pur rimanendo emotivamente legata al passato. A differenza di Chen Yi, il suo rapporto con la madre porterà a più situazioni difficili nel corso degli anni, tutte segnate da una labile speranza illusoria e dall'immancabile abbandono.

CAST – Song Wei Long offre probabilmente una delle sue migliori interpretazioni, al pari del drama dove l’ho visto la prima volta, “Go Ahead” (2020). Ho apprezzato in modo particolare la sua recitazione trattenuta, capace di comunicare dolore profondo facendo unicamente leva su sguardi e silenzi. La prova di Zhang Jing Yi mi lascia un po’ perplessa: se considero la prova in sé, è un’ottima performance, ma se la paragono al suo ruolo di protagonista nel drama “Lighter & Princess” (2022), in moltissime scene mi è sembrato di avere davanti lo stesso, identico personaggio: stesse battute con lo stesso tono di voce, stessa mimica in situazioni analoghe. Sono due drama romantici moderni e in entrambi il suo personaggio rappresenta l’àncora emotiva della coppia. Ma questo non dovrebbe impedire un’interpretazione più esclusiva: invece, al di là della caratterizzazione e del copione, il suo modo di recitare è praticamente lo stesso. L’ho sempre considerata tra le più brave giovani attrici cinesi. Lo penso ancora? Direi di sì. La reputo versatile? Qualche dubbio, sarò sincera, ora mi sovviene. La chimica tra i due protagonisti, ad ogni modo, è palpabile – lo si vede dalla naturalezza con cui rendono ogni interazione autentica – e permette di reggere la struttura del drama anche nei momenti più deboli. Una menzione d’onore per gli attori bambini Zhou Yu Chen e Chen Zi Xuan, che sono stati straordinariamente bravi nel gettare le fondamenta di questa storia, rendendo la transizione agli attori adulti fluida e credibile.

ASPETTI TECNICI – E’ quanto lo eleva al di sopra della media dei drama dello stesso genere. Soprattutto nella prima parte, dove la regia attenta di Liu Chun Chieh riesce a creare un'atmosfera malinconica che avvolge lo spettatore. La scelta di ambientare la storia tra la fine degli anni '90 e i giorni nostri è azzeccata, e la ricostruzione d'epoca è curata nei minimi dettagli: gli autobus, i telefoni, i vestiti, gli interni delle case contribuiscono a creare un senso di nostalgia e autenticità che è raro trovare in altri drama contemporanei, nei quali invece la dimensione standard è quella di uffici e metropoli asettiche. La cinematografia è sobria, elegante: le inquadrature, spesso statiche, permettono agli attori di esprimersi in un quadro naturale, mentre un valore aggiunto è dato dall'uso dello spazio, che riflette il distacco emotivo tra i personaggi o la loro crescente intimità. Tanta cura non ha però impedito errori grossolani, come la presenza degli operatori della troupe che si intravedono in alcune scene e che in fase di montaggio non sono stati notati. La fotografia coglie in modo egregio l’atmosfera della Cina di fine Millennio: dominano le tonalità calde e desaturate per i ricordi d'infanzia, contrapposte a luci al neon, ombre marcate e toni freddi nelle sequenze urbane e notturne legate ai bassifondi. Come detto prima per gli spazi, anche l'uso della luce riflette costantemente lo stato d'animo dei protagonisti: gli ambienti ristretti e in penombra sottolineano la loro solitudine, mentre le scene all'aperto segnano i rari momenti di apertura emotiva.. Ho apprezzato moltissimo l’OST, in primis “Wander” di Lars Huang, ma anche diversi brani strumentali capaci di creare il mood giusto nei momenti più simpatici e leggeri.

IN CONCLUSIONE – Seppur sbilanciato – la prima parte merita sicuramente molto di più della seconda – è un drama romantico moderno “classico” che si posiziona un gradino sopra la media. Non è un’opera che rivoluziona le strutture del romance o del melodramma moderno cinese – gli ingredienti utilizzati, di fatto, sono sempre gli stessi – ma la differenza la fa l’esecuzione e l’interpretazione. Per gli amanti del genere, davanti ai quali si apre un panorama di centinaia di titoli equivalenti, mi sentirei di consigliare questo all’interno della ristretta rosa dei meritevoli.

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Completed
Be with You
4 people found this review helpful
by Lynnea
Nov 2, 2025
Completed 0
Overall 9.5
Story 9.5
Acting/Cast 10
Music 9.0
Rewatch Value 9.5

La capacità di colmare l'enorme vuoto di chi ci ha lasciato

Il film è l'adattamento coreano del romanzo giapponese "Quando cadrà la pioggia, tornerò" di Takuji Ichikawa, risalente a una ventina d'anni fa. L'avevo letto appena uscito, ricordavo a grandi linee la trama mentre vivida era la memoria di quanto mi aveva emozionata e commossa. Trasposizione all'altezza del libro, riesce a far emergere un turbine di emozioni delicate, struggenti e strazianti alle quali è davvero impossibile sottrarsi.
La quotidianità di padre e figlioletto dopo la scomparsa della moglie/madre, un essere andati avanti che è solo apparente ma che nel concreto nasconde un irrisolto - diverso - per entrambi. Una favola, un ritorno (in)aspettato che sa di magico ma che sul finire acquisirà un senso ancora più importante, amore, vita, scelte, lacrime, fiducia e consapevolezza. C'è davvero un mondo dentro questo film. Il tutto trasposto con estremo rispetto, in una storia che è al contempo delicata e intensa, dove trovano spazio non solo le lacrime ma anche i sorrisi, dove la tristezza è avvolgente ma mai amara e il distacco è un processo complesso che va oltre l'improvvisa perdita. Il tutto, inoltre, arricchito da tanti elementi simbolici, dalla malinconia della pioggia al tema del viaggio e molti altri.
Resto vaga ed evito volutamente spoiler perchè è uno di quei casi dove bisogna davvero avventurarsi ad occhi chiusi.
Tante, tantissime le scene toccanti, anche inaspettate, ma profondamente cariche di significato: davanti alla scena della macchina tutta insaponata ho davvero pianto.
Il risultato ottenuto non sarebbe stato possibile senza un cast di alto livello: la recitazione di So Ji Sub (Terius behind me, Oh my Venus) e Son Ye Jin (Crash landing on you) non è semplicemente molto buona, ma direi proprio eccellente.
Non è uno spaccato di realtà nel senso comune del termine, piuttosto un realismo magico dato dalla capacità dei sentimenti di trascendere lo spazio e il tempo. Forse non è un film per tutti, ma a tutti mi sento di consigliarlo caldamente.

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Completed
Fated Hearts
4 people found this review helpful
by Lynnea
Oct 17, 2025
38 of 38 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 8.0
Acting/Cast 6.5
Music 8.0
Rewatch Value 7.0
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Drama che tra pro e contro ha il suo perchè, ma penalizzato da un protagonista non performante

C-drama storico che mescola intrighi, lotte di potere, combattimenti, romance e affetti famigliari. A visione conclusa, posso solo fare una distinzione netta tra aspetti positivi e negativi.

PRO:
- Vicenda complessivamente interessante, trama non originalissima ma che può funzionare per l'importante durata prospettata (la serie conta quasi 40 episodi).
- Ben riuscito il personaggio principale femminile, dove la buona prova recitativa dell’attrice ha regalato una figura di carattere, viva ed espressiva. Unico neo, il titolo di “generale”, che non trova alcun riscontro nella vicenda, non solo nel presente ma neanche nei – pochi - ricordi del passato. E’ il terzo drama che vedo in pochi mesi che si ostina a vantare una donna generale che, nei fatti, tale non è. Validissima l’idea di un’ineguagliabile arciere… Ma mi sarei fermata a quello.
- Il rapporto tra fratelli e la loro caratterizzazione: una faida dovuta a fraintendimenti tra il protagonista e il fratellastro più giovane piuttosto che un legame indissolubile tra fratello e sorella sarebbero stati ovvii cliché. Ho quindi apprezzato la scelta di mantenere salda la fiducia del fratello minore, così come osare conferire all’adorata sorella una caratterizzazione che così fantastica non è: all’inizio sembra una giovane immatura e avventata che – al pari di una sbandata di un’adolescente del giorno d’oggi - volta le spalle alla famiglia per inseguire il grande amore della sua vita che è più frutto delle sue illusioni romantiche che della realtà. Capricciosamente egoista anche con il novello sposo (per la serie “sono disposta a fare tutto per te…Però alla fine se non mi ripaghi innamorandoti di me allora sei uno stronzo perché me lo dovevi, quindi passo a odiarti”), si dimostra ancora più discutibile nel momento in cui inizia una liaison di interesse col cognato lunatico e mentalmente instabile. Una figura antipatica, dall’inizio alla fine, ma in questo - va detto - sicuramente coerente. Ho apprezzato che agli occhi del fratello resti la sua amata sorellina ma che l’essere appunto adorata dall’eroe della vicenda non faccia necessariamente di lei una figura retta e pia, come invece accade nella maggior parte dei drama (l'indifesa sorellina di turno è quasi sempre un personaggio totalmente buono e positivo).
- La schiera dei cattivi, davvero mista e variegata: oltre a quelli palesi fin dall'inizio, se ne profilano poi degli altri, più o meno insospettabili (difficili da individuare all’inizio, ma che si riconoscono comunque con qualche episodio in anticipo). Interessante come ciascuno sia un insieme di mezzi toni e mai completamente nero: realistico perché descrive bene la natura umana, dove è più facile avere a che fare con personaggi in parte cattivi, ma non malvagi nella loro totalità e comunque ancora animati in parte da affetti talvolta sinceri.
- Il personaggio di Xia Jing Shi, davvero ma davvero complesso ed imperscrutabile. Ho fatto davvero fatica ad inquadrarlo, sono rimasta con la curiosità fin quasi alla fine perché potenzialmente oggetto di sorprendenti svolte inaspettate. Personaggio sicuramente riuscito e per nulla prevedibile, non c'è che dire.
- Belle le scene di combattimento e la relazione basata su fiducia e rispetto tra Feng Sui Ge e i suoi più fidati sottoposti.
- Acconciature, costumi e accessori ben curati (forse in alcuni casi le imperatrici madri/vedove un po’ eccessivamente truccate).
- OST non da playlist del cuore, ma sicuramente molto belle l’omonima “Fated hearts” e ancor di più “Surging waves”

CONTRO:
- Il clichè dell’amnesia, pure raddoppiato: se nel caso di lei toglie molto perché priva quasi completamente lo spettatore del suo passato, nel caso di lui è quell’intermezzo breve e per nulla necessario, se non per consentire l’inserimento delle tipiche scene di “lui che non la riconosce più” e “lui che alla fine si ricorda di lei”. Momenti in teoria molto intensi e ricchi di pathos, ma talmente abusati che – visti già un milione di volte – ormai suonano più noiosi che interessanti.
- La strage di massa di buona parte dei personaggi. Se da una parte abbiamo la coppia principale – che quanto a moralità e rettitudine mai vacilla – dall’altra la maggior parte dei personaggi paleserà dei risvolti tutt’altro che magnanimi (forse un po’ troppi…almeno un paio di figure le avrei mantenute sulla retta via, che fosse l’amico Murong Yan piuttosto che rivalutare uno dei due fratelli Xia partendo da una apparente connotazione negativa per poi far emergere un piano nascosto una nobiltà d’animo). Invece no, per tutti loro l’ago della bilancia tende verso le tinte più scure e presto o tardi si assiste alla loro dipartita. Questo crea un po’ una discrepanza tra il gruppo e la coppia principale, dove i due protagonisti in confronto risultano quasi dei santi. Avrei accorciato la distanza, permettendo loro degli errori e salvando qualche peccatore dal commettere azioni imperdonabili.
- Nel corso della vicenda, qualche cedimento a livello di coerenza e logica c’è, a volte anche su dettagli ma che saltano comunque all’occhio. Tanto per citarne un paio, Feng Sui Ge non svuota il sacco con la sorella su tutti i peccati e complotti di Xia Jing Shi, mentre paradossalmente si dispera per non riuscire a fermarla dal suo intento di scappare con il suo peggior nemico. Oppure ancora quando all’inizio gli uomini di Xia Jing Shi minacciano Fu Yi Xiao sulla nave tenendo in ostaggio un ragazzino a lei caro: il tizio se ne sta lì con la lama puntata al collo del ragazzino mentre lei continua tranquillamente a lottare – e a sconfiggere - a uno a uno tutto il resto della banda. Ma che minaccia è? Perchè lei va avanti e la lama al collo diventa un pericolo solo quando ha steso tutti gli altri? Qualcosa non funziona, a rigor di logica.
- Nella parte iniziale, il passaggio tra torture vicendevoli e l’accordo di alleanza dei due protagonisti suona un poco affrettato. Un attimo prima la fa frustare a sangue mentre lui se ne sta lì vicino a disquisire tranquillamente col suo sottoposto, il momento dopo le cura le ferite e siamo pronti per stringere il patto. Diluito sarebbe stato più credibile.
- Infine, dopo un misto di pro e di contro che – tutto sommato – potrebbero anche bilanciarsi, arriva quella che secondo me è la pecca più importante della serie, ovvero la scelta dell’attore protagonista. Consapevole che la mia opinione sarà altamente impopolare, sono al terzo drama dell’acclamato Chen Zhe Yuan…e per me è la terza delusione. Non mi aveva minimamente colpita in “Hidden love”, l’ho trovato davvero penalizzante in “The white olive tree” e anche qui in “Fated hearts” non ha funzionato. Io tutto questo talento davvero non riesco proprio a vederlo: non lo trovo minimamente espressivo (zero microespressioni e anche l’espressività di base è veramente ridotta al minimo), capace per lo più di uno sguardo fisso in un punto ma che dovrebbe esprimere tutta una gamma di emozioni che – personalmente – proprio non arrivano. Gli sguardi che dovevano essere arrabbiati se non furiosi non sembravano affatto tali. L’impressione è che l’attore non fosse davvero immerso nel ruolo, non si stesse immedesimando nel personaggio e si stesse quindi limitando a una recitazione superficiale e meccanica, per quanto accurata in termini di battute e copione. Come già detto nella recensione di “The white olive tree”, continua ad essere un bel faccino incapace di bucare lo schermo (e anche sul bel faccino si potrebbe aprire una parentesi…pur essendo innegabilmente di bell’aspetto – con lineamenti a mio avviso anche fin troppo morbidi e accentuati, indipendentemente che siano patrimonio genetico o il risultato di interventi chirurgici – manca completamente di un vero fascino, di quel tipo di bellezza – spesso unica proprio perché imperfetta – che ha però più appeal rispetto a una bellezza un po’ troppo eterea e, nel suo caso specifico, anche molto ingessata). Va da sé che, nella sintonia di coppia, lui è l’elemento debole, incapace di sostenere e alimentare il coinvolgimento che ci si aspetta nelle scene maggiormente dedicate al romance. Qualche sforzo nella seconda parte del drama, a livello espressivo, nelle scene dove da Principe della Guerra si trasforma quasi in un vitello piangente (va bene una lacrima che sfugge di tanto in tanto, ma senza esagerare). Spiace ma una stellina secca in meno nella valutazione complessiva è imputabile interamente a lui.

In conclusione, non un drama eccellente ma sicuramente nella media – lo dico comunque in senso positivo – forte di alcuni spunti intelligenti ma comunque non privo di altrettanti difetti e, soprattutto, penalizzato fortemente da un attore protagonista per nulla performante. Per i fan di Chen Zhe Yuan – che ci sono come è giusto che sia – potrebbe rivelarsi invece un drama altamente apprezzabile.

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Completed
Shadow Love
4 people found this review helpful
by Lynnea
Sep 11, 2025
38 of 38 episodes seen
Completed 3
Overall 7.5
Story 7.5
Acting/Cast 7.0
Music 7.5
Rewatch Value 7.0

La love story tra il nuovo supereroe della Marvel e il generale in perenne pausa caffè

Con questa recensione sarò probabilmente una mosca bianca, ma davvero non riesco a comprendere e a condividere - e ci ho provato, davvero - tutto l'entusiasmo che ruota attorno a questa serie.
Non è pessima, sia chiaro... Ma semplicemente nella media. Niente di stratosferico o eccezionale, a mio avviso.
Questo è il secondo drama in poche settimane che punta i riflettori su una protagonista femminile con il ruolo di Generale: abile, intelligente, capace nella lotta, acuta stratega, ottima leadership, e via dicendo. Peccato che, ancora una volta, fatico a vedere la figura promessa. Forse affascina l'idea di una donna al comando, con uno stuolo di agguerriti e coraggiosi soldati che seguono fedelmente i suoi ordini in battaglia, ma poco si sposa con l'idea di costruirci sopra un classico romance pieno zeppo di momenti carini e serafici, quasi da pomeriggio trascorso allegramente a chiacchierare in una sala da tè.
Quando Shuang trova il bambino smarrito, piuttosto che nelle prime settimane nelle quali si interfaccia con il Jin An adulto, si susseguono davvero un'infinità di momenti di chiacchiere tranquille, quasi divertenti... Poi si aggiungerà il fratello, l'amica dedita alla medicina, poi ancora il principe innamorato... E io mi chiedo: ma un generale dove lo trova tutto questo tempo libero? Il ruolo è equiparabile a un lavoro, ma lei è perennemente in pausa caffè. Va bene non essere impegnati in battaglie tutti i giorni, ma se sei a capo di un esercito hai sicuramente il tuo bel da fare. Lei no, lei trova di continuo momenti liberi per cincischiare allegramente prima col ragazzino e poi con l'adulto. Mistero.
Avrei capito se fosse stata pensata quale figura eroica ma solitaria, potente e temibile, ma senza la responsabilità di decine/centinaia di uomini sotto il suo comando. Allora sì che incontrato il belloccio di turno si sarebbe potuta ritagliare tutti i tempi morti del mondo. Ma se vogliamo una donna generale, il generale deve saper fare. Di fatto, oltre che di nome.
L'attrice, fin da subito, mi ha peraltro lasciata perplessa: l'ho trovata inadatta al ruolo, poco espressiva - spalancare gli occhi non equivale ad essere espressivi, soprattutto se ciò corrispondere a una gamma di emozioni varie, dove poi capire quale è in ogni singola situazione è un po' un dilemma - e certamente poco carismatica.
Altra pesante pecca è che la nostra valida combattente sembra una creaturina indifesa che ha costante bisogno di essere salvata, o almeno è quanto succede nella prima parte del drama: forse è per dare un senso a Jin An, forse per permettergli un ingresso in scena ad effetto, certo è che senza di lui la temibile guerriera avrebbe affrontato non uno ma molteplici trapassi.
L'attore protagonista è lo stesso dell'ultimo drama simile da me visto e già sopracitato (Legend of the female general): una prova, la sua, un po' migliore, complice anche il fatto di poter spaziare - pur con un unico personaggio - in tante diverse caratterizzazioni (anche troppo, diverse). Quella meglio riuscita è a mio avviso è quella iniziale, dove mostra una freddezza sopraffina davvero ben fatta. La sua interpretazione di Jin An è diametralmente opposta, un discostamento che ho trovato un poco eccessivo (va bene la perdita di memoria, ma un fondo di continuità dovrebbe esserci). Jin An è comunque un personaggio positivo, ci piace, è simpatico e tutto il resto, va bene. Poi arriva lui, l'uomo in nero. Bella l'idea di questo suo alter ego che non fa una piega nemmeno se trapassato da lame e fendenti ma... Aspirante al prossimo casting per supereroi della Marvel, per caso? Non appariscente, eh... Di più! Dalla chioma albina all'eterocromia (effetto Husky siberiano?) e, visto che sembrava poco, mettiamoci anche una serie di striature di un bel blu fluorescente, che male non fa. Completa il tutto la tuta da combattimento, praticamente integrata, che lo ricopre dalla maschera del capo agli stivaletti ai piedi. Eccessivo. Non saprei con quale altro aggettivo definirlo.
Quando poi la fanciulla - che nel tempo libero è un generale - si trova in pericolo, ecco che il cuoricino di lui sbrocca e il sorridente Jin An viene rimpiazzato da un Hulk che brilla di un azzurro cangiante. Certo, questo drama regala una quantità non indifferente di immagini dei pettorali di Cheng Lei ripresi da tutte le possibili angolazioni, schiena muscolosa e spalle larghe comprese... Tutto un bel vedere, ma forse non tutti guardano la serie per questo.
Rispetto alla trama, mi piace l'idea di base, gli ingredienti per una buona riuscita c'erano tutti. Ma sul procedimento ci si è decisamente arenati: i primi 10 episodi passano anche ma poi la noia subentra, c'è il potenziale ma non la capacità di tirarlo fuori e si tira avanti di episodio in episodio senza quella verve necessaria ad incuriosire e stimolare lo spettatore. Sarò sincera, a quel punto ho abbandonato la serie, mi veniva male pensare che mancavano ancora una trentina di episodi. L'ho ripresa in mano una settimana dopo, attorno al 25esimo episodio... Ed è riuscita a farmi trovare la forza di continuarla fino alla fine. A quel punto ho recuperato anche la parte intermedia, che resta però a mio avviso di una noia mortale.

In conclusione, non è un drama con una brutta storia ma dove manca un po' di sostanza e questo genera l'effetto noia, soprattutto se si tiene conto dell'importante durata, a cui si aggiungono le pecche di coerenza/caratterizzazione sopra riportate e legate ai due protagonisti. Complessivamente è qualitativamente nella media, può avere il suo perchè, ma di certo mi aspettavo tutt'altro. Un lui meno bipolare tra una versione e l'altra e meno esageratamente appariscente, una lei con gli attributi e un romance che possa starci nel contesto scelto (in questo senso se ne esce meglio il cartone animato di Mulan, per dire).

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Completed
Eat Run Love
4 people found this review helpful
by Lynnea
Apr 23, 2025
28 of 28 episodes seen
Completed 1
Overall 7.5
Story 7.0
Acting/Cast 9.0
Music 7.5
Rewatch Value 7.5

Una versione molto più modesta di L&P ma comunque apprezzabile

L’approccio a questo drama è stato un misto di speranza e timore, in entrambi i casi legati a un paragone per me imprescindibile, quello con il drama “Lighter & Princess”. La speranza nasceva dal fatto di ritrovare lo stesso attore protagonista – solitamente impegnato in serie di genere fantasy/Wuxia, non i miei preferiti –qui di nuovo alle prese con una commedia romantica moderna. Il timore era per il confronto con L&P, tra le mie serie preferite, difficile da eguagliare e quindi col rischio che le aspettative fossero disattese.

La mia recensione nasce quindi dal confronto tra le due e, a drama concluso, posso dire che è una storia sì meritevole ma non al pari di L&P.

LA STRUTTURA NARRATIVA – E’ praticamente la stessa: l’avvio, nel presente, vede i due protagonisti incontrarsi quasi per caso dopo anni dalla separazione. Da lì segue un tuffo nel passato, un lungo flashback che ripercorre la loro storia ai tempi dell’università, da quando si conoscono fino al momento in cui si lasciano. Si torna quindi al presente, con lo spettatore ora più consapevole dei trascorsi, e da lì la vicenda evolve ulteriormente fino alla conclusione.

IL CONTESTO – Sia ai tempi dell’università che dopo nel mondo lavorativo, il settore è quello finanziario (in L&P informatica). Ben presenti in entrambi, non caratterizzano solo le passioni e le professioni dei protagonisti sulla carta ma vanno proprio a intrecciarsi negli eventi e nelle vicende narrate. Ho trovato forse più ricco e stimolante il mondo della programmazione informatica, mi è sembrato ci fossero più riscontri nel concreto.

LA PROTAGONISTA - Di Ding Zhi Tong è sicuramente apprezzabile l’impegno e la correttezza, il suo timore rispetto alla stabilità economia ha senso se si guarda al suo passato, ma è un elemento che tende davvero a trascinarsi molto, forse troppo, specialmente nella prima parte della serie. Nella seconda parte, invece, manca un po’ di convinzione e coraggio. Una protagonista insomma un po’ più fragile e debole rispetto alla Zhu Yun di L&P.

IL PROTAGONISTA - Gan Jang è davvero ben caratterizzato, e per molti versi mi ricorda molto Li Xun (protagonista di L&P): intelligente e perspicace negli affari, determinato e caparbio, fermo e risoluto all’occorrenza, sicuro di sé, di chi vuole essere e degli obiettivi che vuole raggiungere, disposto a tutto per quello che ritiene il bene della protagonista, anche a compiere delle scelte controproducenti e a farsi carico di importanti responsabilità, accettando anche di essere frainteso. Rispetto a Li Xun, che nella sua genialità era anche molto introverso, decisamente asociale e poco espansivo, Gan Jang mostra un carattere molto più empatico e un atteggiamento generale spesso più sano. Certo, nella prima parte della serie il suo mettersi costantemente al servizio di Tong è forse un po’ eccessivo, dove sembra doverla compiacere a tutti i costi, ma fortunatamente riesce a ritrovare un equilibrio più avanti, quando lo vediamo confrontarsi senza timore con il padre o con Wang Sen.

LA COPPIA – Un discreto affiatamento fa funzionare il duo abbastanza bene, ma la chimica presente in L&P, dove anche lo scambio di sguardi sapeva essere intenso e carico di emozione, è tutt’altra cosa. Ho notato anche un’evoluzione minore, già che nella prima parte abbiamo fin da subito un Gan Jang innamorato perso e servizievole nei confronti di Tong, quindi un buon periodo roseo di coppia ma poi, dopo la rottura, la titubanza di Tong viene davvero tirata per le lunghe. L&P mostrava uno scenario di coppia più ricco ma anche più saldo, dove i bisticci e le prese in giro iniziali vengono sostituiti da una tregua, quindi una collaborazione, poi un interesse sempre più accentuato fino al formarsi della coppia. Il ritrovarsi dopo la rottura vede anche lì molte più sfumature (rancore, diffidenza iniziale, collaborazione forzata, tregua, confronto e confessione) rispetto a “Eat, run, love” dove invece, per quanto coerentemente con la storia portata avanti, abbiamo un Gan Jang perennemente dedito a inseguire Tong (salvo l’averla allontanata nel momento cruciale) e una Tong che pare volere correre più veloce di lui e sfuggirgli quasi all’infinito. Altro aspetto comune ai due drama è l’estrazione sociale diversa dei protagonisti (qui Gan Jang figlio di imprenditori e Tong cresciuta tra i debiti, in L&P Zhu Yun proveniente da una famiglia benestante e Li Xun che può fare affidamento solo su sé stesso)

I PERSONAGGI SECONDARI: Eat, Run, Love propone più pairing secondari rispetto a L&P. Di questi, Xu Chen Xi e Wang YI sono la coppia più interessante. Più che l’amico fidato, è l’amica di infanzia ad avermi piacevolmente stupita: un personaggio la cui rivalità con la protagonista suscita inizialmente una naturale e ben giustificata antipatia, salvo poi cambiare e diventare una fidata spalla per Gan Jang e la LT ma, insospettabilmente, anche per il riunirsi della coppia principale. Gli altri personaggi secondari non particolarmente degni di nota, nemmeno i cattivi. Punto di forza di L&P era ad esempio anche la squadra della Rete Cuore Alato, oltre a un antagonista, Lao Gao, che non era solo un avversario ma anche un ex-amico, con tutto il carico di invidia/gelosia/fiducia/amicizia che comportava.

RECITAZIONE: di alto livello in entrambe. Chen Fei Yu si dimostra ancora una volta un attore davvero performante, soprattutto nei passaggi più seri e drammatici (al sorriso di Gan Jang continuerò sempre a preferire lo sguardo imperscrutabile di Li Xun, sia chiaro). Al di là del ruolo interpretato questo giovane e promettente attore si dimostra davvero elegante, oltre ad avere un timbro di voce particolarmente affascinante. Sabrina Zhuang sempre molto brava, come mi era già capitato di notare in “You are desire”. Per quanto riguarda il resto del cast, quello di L&P lo metterei però su un gradino superiore.

MUSICHE – Su questo fronte si è volato un po’ basso. L’unica che ho notato è la sigla iniziale e, per quanto graziosa e delicata, non è niente di speciale. Una colonna sonora senza infamia e senza lode, come ce ne sono tante, che preferisce la sicurezza della comfort zone. Sicuramente siamo lontani dalle musiche di L&P, dove ne conto diverse davvero molto belle e varie, capaci di promuovere ciascuna la giusta scena, a partire dalla sigla di apertura, che con il suo ritmo e carattere non passa certo in sordina.

STORIA – Simili nella tipologia e nella struttura narrativa, dicevo, ma diverse nei contenuti. Il giovane imprenditore col sogno di ottime scarpe da corsa alla portata di tutti entusiasma solo fino a un certo punto, così come la gavetta di lei nel mondo della finanza per diventare MD. L’intreccio tra vita, percorsi, relazioni e futuro professionale poteva essere studiato meglio (in L&P gli anni dell’università vedono progetti di lavoro comune, anche con quello che poi sarà il principale antagonista). Anche il momento drammatico che porta alla rottura della coppia, in “Eat, run, love” non è così drammatico come nell’altra serie. In generale, l’impressione è quella di non aver saputo o voluto osare, a discapito del coinvolgimento dello spettatore, che è sicuramente inferiore. Come in L&P ho apprezzato l’inserimento di alcuni piccoli dettagli distintivi (le gru di carta, il primo paio di scarpe prodotte, la tisana allo zenzero, la lettura in inglese per conciliare il sonno, il vestito bianco, la canzone citata nel segnalibro, la corsa, ecc.) anche se nell’insieme meno iconici.
INIZIO SPOILER!!! L’ultimo episodio rappresenta un po’ una caduta, sbilanciato nel ritmo (tante scene concentrate a raffica, quando si sono spesi molti episodi precedenti a dilungarsi troppo) e una chiusura davvero un po’ troppo OOC per lui (avevo così apprezzato la sua affermazione nella maratona pre-dichiarazione, dove sottolineava come dovesse essere un momento privato tra due persone, senza pubblico a guardare). E invece si conclude in modo banale e troppo plateale, pazienza. FINE SPOILER!!!

PRODUZIONE – La troupe dietro le quinte è sicuramente valida, dalla regia alla scenografia al montaggio. Il direttore artistico, tra l’altro, è lo stesso di L&P.

GIUDIZIO FINALE
Di sicuro non è una perla rara, ma un buon drama, godibile per chi cerca una classica commedia romantica con qualche elemento drammatico e una recitazione di alto livello. Per i fan di L&P rappresenta una sorta di chicca nostalgica, pur con svariati limiti. Il consiglio per apprezzarle al meglio, per chi è ancora in tempo, è di vedere prima “Eat, run, love” e, solo a seguire, L&P.

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Completed
Impression of Youth
4 people found this review helpful
by Lynnea
Mar 7, 2025
9 of 9 episodes seen
Completed 2
Overall 3.0
Story 3.0
Acting/Cast 3.0
Music 4.5
Rewatch Value 3.0

Un drama che non ha davvero ragione di esistere

Matematicamente parlando, questo drama si colloca nell'intersezione tra l'insieme del "già visto" e quello del "fatto male". In poche parole, una serie che non ha ragione di esistere, se non per soddisfare la smania pruriginosa di qualche fan delle BL fine a sè stesse e il cui unico obiettivo è quello di arrivare alla scena di sesso tra i due.
Di fatto, questo drama è un insulto al mondo delle BL, soprattutto a quei - tanti - titoli che davvero meritano.
La storiella è banalmente ridicola, il mondo sembra popolato dal cromosoma Y (l'unica attrice sembra quasi esserci finita per caso), il fratellino studente è qualcosa di a dir poco fastidioso, l'insegnante-tutor-amante inconsistente come pochi, il fratello maggiore è un altro personaggio che non sa praticamente di nulla e la ciliegina sulla torta è il nuovo vicino vedovo che, persa la moglie al termine di una lunga malattia, non può che diventare il partner perfetto del secondo pairing gay.
Perchè io sia arrivata comunque in fondo ai nove episodi me lo sono chiesta anche più di una volta, probabilmente ogni tanto serve vedere qualcosa di veramente scadente per rivalutare tutto il resto, quasi una sorta di ri-taratura periodica.
Per quanto possa essere stato esiguo il budget, sono comunque stati soldi davvero sprecati. Un po' come il tempo per chi decidesse di guardarlo.

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