Details

  • Last Online: 13 minutes ago
  • Gender: Female
  • Location: The knee of the Boot
  • Contribution Points: 0 LV0
  • Roles: VIP
  • Join Date: October 14, 2023
  • Awards Received: Finger Heart Award10 Flower Award24 Coin Gift Award1 Reply Goblin Award1 Cleansing Tomato Award1 Comment of Comfort Award1 Gaslight, Gatekeep, Girlboss1 Clap Clap Clap Award2 Wholesome Troll1 Emotional Support Viewer1 Boba Brainstormer2 Emotional Bandage1 Reply Hugger5 Soulmate Screamer4
Completed
The First Jasmine
3 people found this review helpful
by Lynnea
Jun 29, 2026
40 of 40 episodes seen
Completed 5
Overall 6.5
Story 6.0
Acting/Cast 6.5
Music 8.0
Rewatch Value 6.0

Drama storico dove la lentezza uccide l'emozione

L’approccio a questo drama – per quanto mi riguarda – è iniziato con delle aspettative nella media: il trailer sufficientemente accattivante prometteva intrighi politici uniti a una storia di alleanza e vendetta, oltre a un coinvolgente romance - aspetto per me spesso prioritario – tra una nobildonna risoluta e un principe enigmatico. La mia perplessità maggiore – so che in questo sarò una mosca bianca, ma pazienza, rimarrò probabilmente quell’unica voce fuori dal coro e va bene così – riguardava gli attori protagonisti: trovo Bai Lu una buona attrice, mentre Cheng Lei proprio non riesco ad apprezzarlo. Se la sceneggiatura si fosse però rivelata ottima e solida, l’ostacolo sarebbe stato comunque facilmente superabile. E invece “The First Jasmine” – alias “Mo Li” – è finito per essere una serie molto polarizzata, in un alternarsi di rari picchi emotivi e una narrazione fin troppo spesso estenuante.

La gestione del ritmo, a mio avviso, è a dir poco problematica, specialmente nella prima, lunghissima metà, dove i primi dieci episodi – o forse anche qualcuno in più - sembrano quasi un prologo tirato davvero per le lunghe. L’attesa si fa via via frustrante e lo spettatore si ritrova sommerso da introduzioni di personaggi secondari e da una serie di complotti minori che generano scarso interesse e rallentano il tema centrale della trama. Ho cercato comunque di apprezzare la l’introduzione, per quanto logorante, dicendomi che forse si sarebbe rivelata necessaria per seguire al meglio il resto della vicenda, ma arrivata in fondo posso dire che no, il tutto si poteva benissimo riassumere in un terzo degli episodi e anticipare piuttosto il focus sulla vera storia, quella in cui i due protagonisti iniziano finalmente a muoversi nella stessa direzione unendo le forze.
Potrei dire che la parte centrale l’ho trovata ancora più noiosa, ma era una sensazione ormai talmente diffusa che fatico a inquadrarla con precisione. So solo che più e più volte sono stata sul punto di droppare il drama, salvo poi dirmi “ancora l’episodio di oggi, poi da domani basta” e arrancare così fino alla fine. Un’agonia che, tornando indietro, probabilmente mi eviterei. Nella seconda parte, va detto, qualche sprazzo di interesse c’è stato, ad esempio quando Ye Li torna sul Monte Li e finalmente lo spettatore ottiene la giusta chiave di lettura del passato. Diciamo che la sceneggiatura, nel suo complesso, aveva anche un buon potenziale, ma questo è andato ad affievolirsi per l’eccessiva diluizione in termini di minutaggio. Va da sé che l’efficacia è venuta meno, sovrastata da una lentezza capace di contrastare l’investimento emotivo di chi segue la storia.

Rispetto ai personaggi, la caratterizzazione dei protagonisti non mi ha fatto impazzire: Ye Li mi piaceva molto all’inizio, la sua successiva evoluzione un po’ meno. Ne ho apprezzato la verve, la fierezza della prima parte, e non penso fosse necessario sacrificare del tutto il tratto solo per portare a galla anche le sue fragilità. Con un lavoro migliore, il tutto poteva coesistere armoniosamente. Passando al principe Ding, si presenta come un ML insolito – anche solo per la disabilità che lo costringe sulla sedia a rotelle – e punta ad essere una figura sfaccettata e tormentata ma, a parer mio, non molto riuscita. Sebbene il romance tra i due non mi abbia coinvolta più di tanto, devo ammettere che l’evoluzione del loro rapporto è stato promosso con intelligente naturalezza, evitando molti facili cliché e preferendo lo sviluppo di una graduale comprensione reciproca. Ho trovato i personaggi secondari poco incisivi, soprattutto perché in diversi episodi ci sono scene dedicate esclusivamente a loro, senza la presenza dei due protagonisti: è una scelta apprezzabile, dove si hanno però figure ben tratteggiate e interessanti. Per me non è stato questo il caso, per cui sarebbe stato forse meno dannoso concentrarsi quasi unicamente sul pairing principale, per quanto sia ovviamente una scelta limitante.

E arriviamo alla mia personale nota dolente, il cast principale. Due attori molto quotati – ognuno ha le sue preferenze ed è giusto così, il mondo è bello perché vario – che non ho trovato davvero soddisfacenti. Bai Li è un’attrice che non mi dispiace, ma che non trovo mai eccellente. La vedo adatta ad interpretare protagoniste femminili di carattere, per quanto in questo drama sia stata brava anche a trasmettere il dolore e la fragilità nascosta dietro alla facciata della giovane dal forte spirito. Cheng Lei… Sono al suo quarto drama, e dopo quattro – e ripeto, quattro – prove devo concludere che il suo modo di recitare davvero non fa per me. Attore esteticamente bello, nulla da dire, ma non riesco mai a vedere il personaggio che deve interpretare, vedo sempre lui – l’attore – che sta recitando una parte. Sarà un mio limite ma non colgo mezza microespressione, i suoi sorrisi non raggiungono mai lo sguardo, non trasmette la rabbia quando dovrebbe farlo – parlo del viso e dell’intera postura in generale – e i momenti in cui si presume sia affranto, non mi trasmettono niente, zero. Non posso nemmeno dire che non sappia recitare, o che ci sia da lavoraci su: per me le sue prove hanno sempre quell’effetto “né carne, né pesce”. Ho lo stesso, identico problema con un altro attore estremamente popolare, Chen Zhe Yuan: due bei faccini incapaci di bucare lo schermo (o, quanto meno, di sicuro non il mio).

Visivamente parlando, la resa tecnica è indiscutibile: i costumi sono curati nei dettagli, la fotografia cattura perfettamente le atmosfere che mescolano l’alone di mistero e il classico storico, mentre la colonna sonora riesce spesso a dare un valore aggiunto alla scena. L’investimento economico c’è stato, si è visto, e i soldi sono stati spesi bene, insomma. Il montaggio, invece, avrei di gran lunga preferito fosse stato più serrato e incisivo, ma qui torniamo un po’al problema principale.

In conclusione, fosse per me non credo darei a questo drama la sufficienza. Scorporando o quanto meno minimizzando il peso dato dal parere – molto soggettivo – sull’attore principale e tenendo conto di tutto il resto, arrivo a una sufficienza piena, ma proprio non oltre. Non mi sento però di sconsigliarne la visione: per i fan di Cheng Lei e dei drama storici – prolissi compresi – potrebbe rivelarsi comunque interessante. Non un capolavoro – quello proprio dubito – ma tranquillamene nella media dei tanti altri Cdrama non particolarmente originali ma nemmeno pessimi, diciamo mediamente meritevoli.

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
Dazzling
3 people found this review helpful
by Lynnea
Jun 12, 2026
30 of 30 episodes seen
Completed 3
Overall 7.0
Story 6.5
Acting/Cast 7.5
Music 7.0
Rewatch Value 6.0

L'unico abbaglio è quello dello specchietto per le allodole...

Drama che ho atteso con interesse, confidando in una coinvolgente storia d’amore e intrigata dall’idea del sempre affascinante Li Yun Rui in versione biondo platino. Premetto che avevo già letto il racconto al quale si ispira, storia che ho trovato carina e abbastanza emozionante ma dove, tolta un’ottima chimica tra i protagonisti – almeno sulla carta - non c’era di fatto molto altro. La trasposizione si è rivelata – ahimè – un ulteriore passo indietro: sono davvero tante le differenze con il romanzo, modifiche a volte importanti, altre legate ai dettagli, ma che si notano fin dal primo episodio e che non portano a mio avviso nessun beneficio, anzi. Come c’era da aspettarsi, le scene più romantiche e intime sono state riviste – praticamente eliminate - facendo perdere grip a diversi passaggi. Ciò che però non mi aspettavo era uno slow burn romance così slow da farmi pigiare il tasto di avanzamento rapido già dopo i primi episodi. Una relazione più che altro platonica, che davvero fatica a decollare. Non è necessariamente un problema, un’evoluzione lenta del rapporto può aiutare a conferire credibilità, ma allora ci deve essere altro sul piatto a tenere lo spettatore incollato allo schermo. Invece qui la quotidianità perde velocemente fascino, scadendo in un’ordinarietà abbastanza banale. Certo, la loro connessione emerge dai gesti abitudinari e dagli sguardi che intercorrono tra loro, ma trenta episodi sono davvero tanti per tirare avanti così. Per quanto possa voler essere un comfort drama che punta a mostrare il percorso – inteso in termini di crescita personale - più che l’arrivo, è comunque necessario fare i conti con il tempo e con la responsabilità che l’aggiunta di ogni episodio non necessario comporta. Per come è stato impostato il drama, se ne potevano fare altri cinquanta di episodi senza alterarne il risultato, tanto ormai l’effetto è lo stesso: episodi tutti permeati da una graziosa o difficile quotidianità, ma che alla lunga davvero stanca.

La recitazione porta a casa una buona prova, ma niente di incisivo. L’attrice protagonista in particolare tratteggia una ragazza che inizialmente non è solo altezzosa, sprezzante e diffidente – come giustamente si vuole che sia – ma anche estremamente antipatica. Un taglio espressivo che non si risolve nemmeno dopo, quando entra via via in relazione con i vari personaggi, secondari o meno. Ben caratterizzate sono le figure che circondano la coppia, dalla madre impulsiva di Wu alla nonna disabile, fino ai gruppetti di amici e nemici.

OST lenta, che sembra volersi sposare appieno con il ritmo del drama. La fotografia è curata e cattura panorami inusuali, regalando l’impressione di vivere nel piccolo paese costiero, tra i tramonti infuocati sull’oceano e le bancarelle del mercato, i campi di lavanda e l’atmosfera polverosa dell’estate.

In conclusione, lo definirei un drama che non puntava a essere chissà cosa, ed è finito che non è stato chissà cosa. Un limbo narrativo che non ha volutamente osato puntare a una commedia romantica travolgente o a un maggior approfondimento dei drammi familiari prediligendo invece – con un ritmo placido e tranquillo – una storia semplice, piacevole, ma basata su scelte davvero un po’ di comodo. Una visione che non va oltre la semplice, tiepida piacevolezza e destinata a cuori molto pazienti.

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
Stove League
3 people found this review helpful
by Lynnea
Apr 21, 2026
8 of 8 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 7.0
Acting/Cast 6.5
Music 6.0
Rewatch Value 6.0

L’impossibile confronto con un premio Daesang

Remake dell’omonimo drama coreano, la versione giapponese di "Hot Stove League" è un drama che non sarebbe corretto definire brutto. Anzi, è bellino. La storia, quella del manager che arriva a risollevare una squadra di baseball sull'orlo del fallimento, funziona ancora. La macchina narrativa è oliata, i conflitti aziendali e sportivi si susseguono con ritmo discreto, e il protagonista giapponese fa del suo meglio con un personaggio che richiede freddezza e profondità, riuscendo tutto sommato nel primo ma fallendo abbastanza nel secondo aspetto.
Difficile però competere con qualcosa di già visto e di più bello. La struttura della trama è sostanzialmente identica, ma c’è una differenza sostanziale. Mentre guardavo la versione nipponica, mi rendevo conto che mancava qualcosa di fondamentale. Manca quella presenza scenica che ti cattura, quello sguardo e quell’espressione capaci di tenerti incollato allo schermo. Manca Namgoong Min, insomma. L’attore coreano, vincitore del Daesang – una sorta di Premio Oscar, per intenderci - proprio per questo ruolo, non ha recitato la parte del General Manager Baek Seung Soo: è stato il GM. Kamenashi Kazuya, per quanto bravo, recita. Namgoong Min, invece, vive il personaggio. Quella recitazione minimalista, dove un semplice alzarsi gli occhiali o una pausa di silenzio terrorizzano l’interlocutore, è una lezione di cinema che il remake non riesce nemmeno lontanamente a eguagliare.
Hot Stove Leauge racconta una bella storia. Ma dopo aver messo a confronto i due drama, sono sempre più convinta che il successo non sia tanto legato alla bellezza della vicenda in sé, quanto al modo in cui il protagonista – certo con l’aiuto dei personaggi secondari - l’ha portata in scena. Per chi ha amato l’originale, questo remake risulterà una copia sbiadita e tranquillamente evitabile. Per chi ancora deve decidere, il consiglio è la versione coreana, tutta la vita. Chi invece vorrà fare il percorso inverso – prima il remake giapponese e poi l’originale coreano – capirà probabilmente il significato di “valore aggiunto”.
In conclusione, questo "Hot Stove League" è sì un prodotto onesto, ma che cammina all’ombra di un gigante.

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
A Dream within a Dream
3 people found this review helpful
by Lynnea
Jan 16, 2026
40 of 40 episodes seen
Completed 1
Overall 5.5
Story 4.0
Acting/Cast 7.5
Music 5.5
Rewatch Value 4.0

Storia troppo allungata e contenuti troppo carenti: un binomio che non funziona

Cdrama storico-fantasy che rispolvera la storia - già vista più volte - di una protagonista che si ritrova catapultata nella vicenda narrata da un romanzo/sceneggiatura di un film che in qualche modo ha a che vedere con il suo ambito professionale nel mondo moderno.
Niente di nuovo, dunque, ma non si disdegna mai un buon remake. Sottolineo, non a caso, il "buon".
Zero spunti originali, bensì tutti cliché già sperimentati all'infinito e qui riproposti anche ripetutamente. L'impressione di ascoltare un disco rotto è emersa - ahimè - probabilmente già nel corso del primo episodio: il rivedere infinite volte la stessa scena in cui la protagonista cerca di modificare il corso degli eventi, salvo poi perire in modo sciocco dopo aver superato ancora una volta quello che doveva essere l'ultimo ostacolo, si ripropone così tante volte da risultare stancante, certo mai divertente. Ripetuto tre volte, il concetto lo hanno afferrato anche i muri, non c'è davvero bisogno di continuare oltre.
Date le premesse mi chiedo anche io cosa mi abbia spinta a non abbandonarlo ma, anzi, a proseguire - con sofferenza - fino all'ultimo episodio (la velocità doppia in alcuni momenti è stata una questione di mera sopravvivenza).
Il tema del copione secondo il quale deve/dovrebbe scriversi la storia è portato avanti nel peggiore dei modi: i movimenti contrastati e forzati dalla sceneggiatura piuttosto che i continui riferimenti e le congetture/paranoie mentali di lei lo fanno diventare un elemento dalla connotazione un po' grottesca: non è divertente, non fa ridere, è soltanto fastidioso, al pari di un sassolino nella scarpa che proprio non si riesce a ignorare e che impedisce di godersi una bella passeggiata nella storia narrata.

Il romance promesso in anteprima sembra dileguarsi, non si può nemmeno parlare di love story a lenta evoluzione. C'è un lui, una lei, ma sembra che la sceneggiatura - quella finta o quella vera - non sappia davvero che farsene, dei due. Un po' come dare uno strumento musicale in mano a qualcuno che non ha la minima idea di come suonarlo.

Doveva essere un drama brillante e divertente, e non lo è stato; doveva esserci un romance coinvolgente, e non l'ho trovato; E il fantasy-epico che doveva catturare l'interesse e non lasciarlo più? Soporifero.

Al di là dei contenuti, davvero un po' scarsini, l'idea con la quale vengono proposti e portati avanti ricorre spesso a scene un po' assurde, dove certe azioni, reazioni o uscite proprio non ci stanno: non fanno ridere, non emozionano, non seguono alcuna logica. Lasciano solo una perplessità sulla quale, a un certo punto, passa anche la voglia di investigare.

Personaggi - mi riferisco ai principali, il resto è mero contorno - dalla caratterizzazione piuttosto discutibile: lui viene tratteggiato in un modo all'inizio e poi snaturato nel corso della serie fino a finire tristemente in OOC e appiattirsi al pari di uno zerbino. Lei mantiene un po' di spina dorsale, ma annoia a dismisura lo spettatore con continui sabotaggi della storia dovuti alla sua conoscenza del copione, che però falliscono immancabilmente. Non c'è la minima evoluzione del personaggio e i dialoghi basic e, nel caso di lei, a volte un po' naïf, certo non aiutano ad arricchire le due figure.

Passando al cast, buona ma non eccelsa la prova di Li Yi Tong nelle vesti della protagonista femminile: una recitazione simpatica e di carattere, la sua, ma che sembra a tratti anche incompleta. Quanto a Liu Yu Ning il discorso è diverso: ci sono attori che, a pelle, poco convincono. Per me lui è uno di questi. Gli riconosco senza dubbio del talento e capacità espressiva... Ma, ciò nonostante, continua comunque a non piacermi particolarmente, tant'è che avrei preferito piuttosto molti altri attori nei panni del ML. Gusto del tutto personale, va precisato.

Capitolo OST: nessuna canzone di particolare rilievo. In compenso l'Aria sulla Quarta Corda di Bach che si sente a un certo punto mi ha fatto pensare di essere finita non nella sceneggiatura del film - come accade alla protagonista - ma direttamente in una puntata di SuperQuark (di cui era la sigla).

Tirando le somme, mi sfugge il senso di proporre oggi un drama di questo genere, senza nulla di nuovo e dove il tanto già visto è qualitativamente discutibile. Tranquillamente evitabile.

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
Moon River
3 people found this review helpful
by Lynnea
Dec 24, 2025
14 of 14 episodes seen
Completed 0
Overall 5.5
Story 5.0
Acting/Cast 7.5
Music 5.0
Rewatch Value 4.5

Quando la noia fa da padrona... Romance storico-fantasy tra uno sbadiglio e l'altro

Noioso.
Tra tutti gli aggettivi che mi passano per la mente pensando a questo drama, il termine "noioso" è indubbiamente quello che si ripropone più spesso.
Noioso perchè dopo i primi episodi la curiosità si esaurisce definitivamente.
Ancor più noioso, se penso che ripropone una serie di meccanismi all'infinito e dinamiche ripetute
Ulteriormente noioso per via dello scambio di corpi tra i protagonisti: non l'ho trovato divertente, piuttosto un diversivo fastidioso - a tratti ridicolo - e del quale avrei fatto volentieri meno.
Definitivamente noioso, persino nel finale: solitamente si spera sempre in qualche scena extra, qualche minuto in più per godersi il tanto sospirato epilogo. Qui no, qui guardavo il tempo rimanente auspicando la comparsa dei titoli di coda che avrebbero chiuso definitivamente il supplizio.

Tutto da gettare alle ortiche?
Onestamente no. Qualcosa - non molto - si salva.
Di certo non la caratterizzazione dei personaggi principali, dove l'immancabile amnesia trasforma la nostra principessa in una facchina che si atteggia a dura, stravolgendone completamente la natura - ricordi o non ricordi poco conta - e andando decisamente OOC. Non è andata molto meglio a lui, che salta da scene serie e credibili a siparietti buffi con esclamazioni strozzate varie, per non parlare degli innumerevoli pianti da vitello (va bene un po di pathos, ma non allaghiamo il set, per favore).
Sicuramente a fare centro non è stato nemmeno il pairing secondario, che personalmente mi ha suscitato solo una perenne insofferenza.
In termini di OST, niente che si sia fatto notare.
A salvarsi è l'attore protagonista, Kang Tae Oh, che sebbene in certe scene sia risultato davvero eccessivo (la colpa credo più del copione che sua), nei momenti più drammatici - no, non il pianto disperato - ha saputo offrire una recitazione convincente. In qualche raro momento ho avuto modo di apprezzare anche alcuni sguardi e posture particolari, di un'elegante compostezza capace di richiamare in qualche modo alla memoria il sublime Lee Jang Hyun di Namgoong Min in "Lovers".
E, sicuramente, si salva alla grande il cattivo di turno, Jin Goo, sicuramente il personaggio meglio riuscito di tutto il drama. Una prova notevole per , che negli ultimi anni ho piacevolmente ritrovato in ruoli ambigui, fatti di chiaroscuri interessanti (in questo caso più scuro che chiaro). Un “Villain” di quelli credibili e ben caratterizzati, che non esistono giusto per contrapporsi all’eroe di turno ma sono il risultato di un percorso tutto loro.

Tirando le somme la definirei una visione accessoria e tranquillamente evitabile, un kdrama che è un investimento – anche e soprattutto di tempo – praticamente a fondo perduto.

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
My Girlfriend Is the Man!
3 people found this review helpful
by Lynnea
Aug 30, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 6.0
Acting/Cast 7.0
Music 6.5
Rewatch Value 5.5

Quando "lei" diventa "lui", tra banalità e zero introspezione

Commedia non particolarmente impegnativa, che si gioca tutto sull'anomalia genetica che - senza preavviso - trasforma la protagonista in un uomo. Segreto di famiglia, a lei capita per la prima volta in età adulta, nel bel mezzo di un'importante relazione romantica. Il fidanzato viene messo subito a conoscenza della situazione e il fulcro del drama si concentra sulla reazione di lui - e degli amici/conoscenti - e il rapporto che si instaura con l'alter ego di Ji Eun, ovvero Ji Hun.
La serie propone tutti i cliché che si possono immaginare, senza saltarne uno. Il tutto è affrontato in maniera un po' semplicistica, non ci sono grandi spiegazioni rispetto all'incredibile anomalia che affligge la famiglia Kim da generazioni, l'effetto sorpresa per il fidanzato e per la migliore amica contempla un momento di sbalordimento ma poi anche un'accettazione tutto sommato poco credibile, prendendo per buono il dato di fatto senza farsi troppe domande. Entra in gioco l'immancabile rivale in amore che da il via a tutta una serie di fraintendimenti, situazioni imbarazzanti e scuse campate in aria al limite del ridicolo.
Pur avendo utilizzato un aspetto sicuramente esagerato - il cambio di genere - mi ha ricordato per certi versi il concetto alla base del drama "True beauty", ovvero l'andare oltre all'apparenza estetica (in quella serie la tematica aveva a che fare anche con lo status e la popolarità, qui il cambio di genere già da solo basta e avanza). Non ho però trovato il messaggio che mi aspettavo, anzi. Fatta eccezione per un paio di scene, dove il drama sembra voler acquisire più spessore e mettere sul piatto alcune riflessioni importanti - la difficoltà nel relazionarsi è scontata in tutti coloro che circondano Ji Eun, ma viene a un certo punto sottolineato come lei stessa si ritrovi a vivere la stessa, difficile, situazione, pur essendo gli altri apparentemente quelli di sempre - per il resto il tenore è davvero quello di un approccio abbastanza superficiale. Una serie dedita al mero intrattenimento, con la proposta di situazioni singolari al limite dell'assurdo e in buona parte prevedibili nella speranza di catturare e mantenere l'attenzione curiosa - e in parte anche divertita - dello spettatore.

Rispetto ai personaggi, ho trovato Ji Eun davvero antipatica e fastidiosa, tanto da preferire decisamente la sua controparte maschile. Ji Hun ha la parte indubbiamente più difficile, ma riesce con una buona espressività a portare avanti un doppio personaggio - interiore ed esteriore - risultando tutto sommato convincente. Park Yun Jae è quel bravo ragazzo un po' troppo bravo ragazzo, che si sforza di accettare al meglio ogni situazione, cerca di sopprimere le proprie difficoltà emotive, nell'ottica di offrire un eterno sostegno. Praticamente una stampella.
Il personaggio manca inoltre di quell'evoluzione che sarebbe stato avviso il valore aggiunto: compresa e accettata la situazione, per tutta la durata della serie Ji Eun sarà la sua fidanzata e Ji Hun un amico. Questa distinzione non ha nulla a che vedere con l'assenza - sensata - di effusione tra i due maschi, ma l'atteggiamento - e non mi riferisco alla comunicazione verbale - di Yun Jae rimarrà comunque diverso a seconda dell'aspetto, quasi fossero davvero due persone differenti.
Non particolarmente interessanti i personaggi secondari, dalla sorella alle prese con un amore ritrovato alla migliore amica scrittrice, che nell'insieme danno vita a due pairing secondari che lasciano un po' il tempo che trovano.

Qualitativamente parlando, non si è volato alto. Abbiamo infatti a che fare con un regista alle prime armi e con un cast giovane, senza importanti prove di talento alle spalle ma al contrario che in buona parte sperimenta per la prima volta il ruolo di protagonista. Ciò che ne deriva è una commedia semplice e senza pretese, adatta a una visione veloce e disimpegnata, ma nulla più.

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
Trigger
3 people found this review helpful
by Lynnea
Aug 7, 2025
10 of 10 episodes seen
Completed 1
Overall 8.0
Story 7.5
Acting/Cast 9.0
Music 7.0
Rewatch Value 7.0
This review may contain spoilers

Serie che preme il grilletto senza esitazione, ma non centra del tutto il bersaglio

Drama che preme subito il grilletto ed entra nel vivo della vicenda fin dal primo episodio. Trigger - "grilletto", per l'appunto - è un thriller incentrato sulla diffusione illegale di armi da fuoco, in un Paese dove alla popolazione non è permesso nè l'uso nè la detenzione.
Siamo in un contesto investigativo-poliziesco, il protagonista è un poliziotto interpretato da un attore che non conoscevo e che, di primo acchito, mi convinceva poco - forse perchè poco carismatico e vagamente anonimo - ma che si è rivelato poi performante rispetto al ruolo interpretato. Una buona scelta, dunque.
Fin dal primo episodio appare chiaro che il cast è stato selezionato con cura, soprattutto se si considerano alcuni personaggi secondari, dove ho ritrovato con piacere alcuni attori che hanno vestito i panni delle figure secondarie in molti drama di successo: parlo di Kim Won Hae, Jo Han Chul e Jung Woon In. Ma la vera punta di diamante entra in scena dopo qualche episodio, con un Kim Young Kwang accattivante (come già dato prova in Evilive) e che porta in scena un personaggio davvero complesso e imprevedibile. Il suo Moon Baek sembra saltato fuori dal nulla, stravagante e carismatico, affascinante e un po' spiazzante. Si empatizza subito con il nuovo personaggio che diventa compagno quasi casuale nelle indagini portate avanti dal Lee Do, al contrario sempre un po' ingessato, dando vita a un duo interessante e a tratti anche divertente. Ma Trigger è anche un drama dagli imprevedibili colpi di scena, per cui Moon Baek non solo fa il suo ingresso in ritardo ma fa scoprire - episodio dopo episodio - una realtà ben diversa. E insieme a un passato veramente pesante entra in scena anche il suo singolare occhio azzurro, con tutto ciò che concerne la sua vera identità.
Il tema centrale del drama sa quasi di esperimento volto a confermare una precisa teoria: chiunque, se sottoposto alla giusta pressione, scoppia. Le pressioni e fonti di stress sono varie e molteplici, dal bullismo (i ragazzi a scuola) alla non considerazione (la vecchia signora che ha perso il figlio, piuttosto che lo studente universitario dei primi episodi), passando per soprusi di diverso genere, desiderio di vendetta per un ingiustizia subita, e via dicendo. Non c'è distinzione tra buoni e cattivi, il punto di rottura viene oltrepassato dal mite studente accademico così come dallo stupratore agli arresti domiciliari, dal giovane adolescente vittima di bullismo alla madre che strenuamente protesta pacificamente per chiedere giustizia per la morte del figlio, fino addirittura al padre putativo del protagonista, un poliziotto ormai sulla soglia della pensione che tempo addietro aveva mostrato al piccolo orfano animato da rabbia e vendetta per lo sterminio della famiglia che la strada giusta era un'altra, crescendolo come un figlio.
Questo, sostanzialmente, rappresenta però il credo di Moon Baek, un giovane disilluso, abbandonato fin dalla nascita a una vita di atroci angherie, animato da un indomabile desiderio di vendetta che lo rende figura perfetta sulla quale investire da parte di un potente trafficante d'armi. Una vita senza un briciolo d'amore, da parte di nessuno, ma solo dolore, nel passato, nel presente e anche in quel poco che resta del futuro minato da una malattia terminale. E' un cattivo? Direi proprio di sì. L'espressione compiaciuta con cui osserva il malcapitato di turno imbracciare il fucile e compiere di punto in bianco una mezza strage è qualcosa ai limiti del sadico. Ma è anche un uomo che fa indubbiamente pena, un giovane intelligente che non ha avuto una solo chance nella vita e il cui unico desiderio prima di spegnersi definitivamente e sparire nel più completo anonimato - perchè nessuno si ricorderà di lui - è proprio il verificare la sua teoria, dimostrare che un altro tipo di vita non l'ha avuta perchè di fatto non era possibile: chiunque, portato al limite, finisce per reagire superandolo. In questo senso il suo disprezzo verso il poliziotto protagonista è massimo: una figura che sembra volta all'integrità, ma che in passato ha mancato di coerenza, arrivando a uccidere nel periodo passato nell'esercito, quasi uno sfogo per il massacro della famiglia vissuto da bambino.
Il finale, ovviamente, mostrerà che la teoria è sbagliata: nessuno è immune alle conseguenze potenzialmente violente di un crollo nervoso, ma lo si può affrontare e, in alcuni casi, contrastare o aiutare gli altri a fermarsi in tempo. Moon Baek non vedrà tutto questo, la sua è una strada a senso unico senza possibilità di retromarcia, il suo triste destino segnato da tempo. Per Lee Do la conferma invece di aver intrapreso la giusta direzione, nonostante un passato difficile e il ritrovarsi, a volte, ancora combattuto.
Bella l'idea, bella la storia, bravi gli attori. Scenografia curata, musiche non particolarmente memorabili. Complice una regia forse un po' ancora troppo acerba, il drama, dopo un buon decollo, sembra non riuscire a mantenere la quota costante. L'impressione è che nella seconda parte si potesse osare qualcosa di più, mentre invece si è andati un po' in fatica, chiudendo le molte parentesi aperte in modo un po' troppo scontato. Grilletto premuto con convinzione, ma bersaglio non propriamente centrato.
E' comunque una serie che reputo meritevole e che mi sento di consigliare, anche solo per il calibro degli attori presenti.

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
Sadistic Love
3 people found this review helpful
by Lynnea
Apr 22, 2025
24 of 24 episodes seen
Completed 0
Overall 3.0
Story 3.0
Acting/Cast 3.0
Music 3.0
Rewatch Value 3.0

Semplicemente terribile...

Un'opera che non posso che definire "terribile", dopo aver vagliato una serie di aggettivi sinonimi anche peggiori. Il mio subconscio deve essere un po' autolesionista per avermi condotta, a pochi giorni da un'altro drama che includerei nella stessa categoria, a una visione - se possibile - ancora più agghiacciante.
Abbiamo un lui, orfano di padre e con un trascorso povero e difficile, che incontra lei per via del matrimonio tra i rispettivi genitori. Sboccia l'amore poi subentra l'evento tragico che li allontana, con lui che fraintende in pieno le motivazioni di lei. Si ritrovano anni dopo, lui ora un uomo di potere e successo in cerca di vendetta, ma in realtà ancora innamorato della donna che - per punizione - costringe a un matrimonio forzato.
Il succo, sostanzialmente, è questo. Niente di nuovo e, se vogliamo, anche piuttosto misera come idea. Nel concreto è ai limiti dell'inguardabile.
L'attrice protagonista pessima e poco espressiva, perennemente in balia degli eventi.
Lui a dir poco agghiacciante: l'attore - esteticamente piacevole ma che manca di carisma e di un vero fascino - viene immortalato da tutte le possibili angolazioni ad effetto, manco fossimo davanti a una celebrità sul red carpet. Il personaggio interpretato è davvero malsano: aggressivo nei confronti della protagonista, verso la quale sfoggia un'irruenza che definirei più violenza che passione, alterna espressioni che vorrebbero essere di fredda crudeltà a sguardi affranti dagli occhi lucidi. Il matrimonio forzato non sta in piedi, il suo continuo sottolineare quanto sia volutamente inappropriato in quanto fratellastri (non consanguinei) lo fa suonare ancora più morboso di quello che sarebbe altrimenti. La storia si trascina in modo banale, le grandi motivazioni che vengono addotte non hanno di fatto alcuna fondamenta, i cattivi ci manca poco che si mettano un cartello sulla testa con scritto "ehi, sono io il cattivo!", tanto per far capire quanto davvero non ci sia coerenza tra il detto e il fatto.
Un prodotto che manca davvero della qualità minima, con un cast mediocre (del resto non basta un bel faccino per essere un bravo interprete e il fatto che l'attore protagonista sforni una media di sei o sette drama all'anno - che, per quanto corti siano gli episodi, se sommati raggiungono comunque una durata non indifferente - la dice lunga su come la quantità venga nettamente preferita alla qualità).
Una bocciatura netta e senza possibilità di appello.

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
Ski into Love
3 people found this review helpful
by Lynnea
Mar 23, 2025
23 of 23 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 6.5
Acting/Cast 7.5
Music 8.0
Rewatch Value 6.5

Commedia romantica un po' banale ma con un'ambientazione piacevolmente insolita

Partiamo da ciò di cui proprio non mi capacito, ovvero l'immagine di copertina con la quale si presenta il Cdrama su questo sito: è assolutamente fuorviante. Non compare in nessuna scena e - tra gli abiti regali e la corona sulla testa di lei - fa pensare a una storia tra protagonisti di sangue blu. Trattandosi però di un drama a tema sportivo, la seconda opzione che viene in mente è quella degli abiti sfarzosi del pattinaggio artistico a coppie.
Ebbene... Non c'entra proprio un tubo. Ma davvero niente.
Molto più fedele e verosimile quindi l'immagine promossa ad esempio su Viki, con i due protagonisti - lei appoggiata a lui - nello scenario invernale di una nevicata.

Nel concreto assomiglia molto alle molteplici commediole cinesi dalla sceneggiatura non particolarmente approfondita, dove i drammi (il duro e ingiusto colpo alla carriera di mangaka di lei piuttosto che il ritiro dalla squadra nazionale di lui) e gli ostacoli apparentemente insormontabili (i crucci per la solidità economica futura che riescono a incrinare la coppia nel presente) non sono, tutto sommato, così realistici. Manca un po' la coerenza nello sviluppo della trama, visti appunto i presupposti e le questioni importanti vengono gestite senza troppa logica, inframmezzate a un'infinità di scenette - pur simpatiche - ma di una superficialità e banalità stridente. Rispetto ai protagonisti, non mi hanno fatta impazzire: mi riferisco sia agli attori che alla caratterizzazione dei personaggi interpretati. Esther Yu - un tempo graziosa fanciulla i cui lineamenti sono stati talmente stravolti dalla chirurgia plastica da limitarne pesantemente l'espressività - interpreta una protagonista spesso petulante, a tratti infantile e chiassosa. Lin Yi, attore che esteticamente non mi convince appieno, porta in scena un Shan Chong non particolarmente accattivante e che alterna scene - sopratutto nella parte iniziale - abbastanza riuscite a lunghe carenze di spina dorsale.
Se singolarmente i due protagonisti mostrano delle evidenti lacune, la coppia sembra funzionare comunque abbastanza bene. Aiuta molto anche la presenza dei personaggi secondari, da Nan Feng e il suo strampalato fratello alla sorella di Chong, Shan Shan e il divertente Dai Duo, che ha saputo strapparmi qualche sorriso, al pari del ramato Lao Yan. I piccoli scorci legati alle loro vicende remano - fino a un certo punto - contro la noia che avrebbe altrimenti afflitto senza sosta tutta la parte centrale del drama.
Non è una visione che consiglierei caldamente - poco ma sicuro - sebbene non mi senta di definirla nemmeno una totale perdita di tempo. Ripeto, ricalca mille altri cdrama romantici di oltre 20 episodi con sceneggiature basate anche su idee potenzialmente interessanti ma sulle quali poi manca un investimento in termini di spessore. Una nota positiva, il tratto apprezzabile che forse davvero la contraddistingue un po', è l'ambientazione: piste innevate e acrobazie con lo snowboard che sono davvero un piacere da vedere.

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
Love Scout
3 people found this review helpful
by Lynnea
Feb 14, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 1
Overall 7.5
Story 8.0
Acting/Cast 7.0
Music 7.5
Rewatch Value 7.5

Una serie che regala una prospettiva diversa dal solito ma che emoziona solo fino a un certo punto.

Sarò sincera, l’inizio mi aveva convinta poco. Benchè mi piacesse l’idea di un padre single quale protagonista, la caratterizzazione dei due personaggi principali non mi rassicurava: lei non era solo fredda e distaccata, tutta lavoro ed empatia zero, ma risultava proprio antipatica. Lui, pur apprezzandone la determinazione nell’essere in primis un bravo papà a costo di mettere in stand-by la carriera professionale, mi risultava davvero insipido e piatto.
Una volta diventato suo assistente, già mi figuravo uno zerbino a tutto spiano. E invece, a quel punto, una svolta: lei non si trasforma in un concentrato di simpatia, ma diventa più tollerabile mentre lui, nonostante il ruolo da sottoposto, emerge come un vero e proprio punto di riferimento. Equilibrato, determinato ma non in modo arrogante, forte di una sicurezza che non punta ad apparire, bensì ad “esserci” e che deriva ovviamente dall’aver allevato da solo una figlia.
Mentre Kang Ji Yun inizia a mostrare a lui e allo spettatore un lato più fragile e insicuro di sé, Eun Ho diventa sempre più la sua colonna portante. Anche la relazione – nata per caso – con la figlia di lui evolve nella giusta direzione. Ji Yun comprende quanto vuota e fredda sia stata la sua vita prima dell’entrata in scena dei Eun Ho e Byeol, Eun Ho si concede di desiderare qualcosa per sé che vada oltre all’essere orgogliosamente padre, aspetto che sembra essere colto anche dalla figlia, che non fa ostruzione alla coppia ma, anzi, l’accoglie con serenità.
Avrei forse evitato la coincidenza che lega Eun Ho, il defunto padre di lei e la stessa Ji Yun: sa tanto di classico clichè dei drama asiatici, che promuovono spesso collegamenti risalenti all’infanzia. Posso però capire che, senza questo spunto, sarebbe stato poco credibile che – tutto ad un tratto – Ji Yun potesse superare il blocco legato alla traumatica perdita del padre che l’ha poi condizionata per tutta la vita. Finale prevedibile, ma giusto e credibile per la storia portata avanti.
Secondo pairing non particolarmente degno di nota e i cattivi della serie non sono dei cattivi di tutto rispetto (ci sono drama in cui anche l’antagonista sa farsi apprezzare nella sua veste da cattivo, ma non è proprio questo il caso).
Nonostante riconosca a questo drama un approccio un po’ diverso dal solito, un’attenzione verso il valore dei rapporti e delle relazioni che vanno ben oltre la singola coppia protagonista… Mi ritrovo a dare, pur con relativo dispiacere, una valutazione semplicemente buona. Questo perché dal punto di vista del coinvolgimento si è rivelata una serie piuttosto carente: l’ho trovata concettualmente bella ma non è riuscita a emozionarmi…non mi sono commossa, non mi ha fatto sorridere.
Resta comunque una buona serie, ben fatta ma – per quel che mi riguarda - non molto appassionante.

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
Family by Choice
3 people found this review helpful
by Lynnea
Nov 29, 2024
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 9.5
Story 9.5
Acting/Cast 9.5
Music 9.5
Rewatch Value 9.5

Fazzoletti a portata di mano, un drama davvero imperdibile ed emozionante

Serie che - ho avuto modo di leggere - è il remake del drama "Go Ahead" e da molti non ritenuta all'altezza dell'originale. Personalmente, allora, posso solo che essere felice di aver visto questa serie per prima, così da non dover fare paragoni e poterla apprezzare pienamente. Il drama pone al centro non i consueti due protagonisti, ma un'intera famiglia "allargata": i personaggi principali sono infatti diversi e il tema dei legami è al centro della storia, unitamente alla definizione del concetto di "famiglia". Nel dettaglio si intrecciano tre famiglie intese nel senso tradizionale, tutte provate da situazioni difficili, dalla mancanza di uno dei genitori, aspetto che sembra diventare un'etichetta a vita di fronte a tutti gli altri, alla frattura non risanabile di chi ha perso una sorella/figlia, dove poi il dolore e la depressione inferiscono crudelmente, al tema dell'abbandono inaspettato e senza spiegazioni. Dalle ceneri di tutte queste "famiglie" fatte a pezzi si forma un nuovo tipo di famiglia, dove l'affetto conta più del sangue. Motore catalizzante di questo nucleo insolito e allargato è Yan Jeong Jae, interpretato da un attore che mostra sempre grandi capacità. La storia è complessa ma al tempo stesso ben equilibrata, e può essere apprezzata da diversi punti di vista: il legame che unisce i tre "fratelli", quasi a formare uno schieramento che si supporta e si difende l'un l'altro di fronte al giudizio prevenuto degli altri compagni di studi/vicini di casa; le singole vicende legate al loro passato, che riemergono l'una dopo l'altra, tra padri/madri che ricompaiono destabilizzando di volta in volta l'equilibrio a fatica raggiunto dalla "famiglia per scelta", mostrando dolorosamente come sia difficile in realtà voltare davvero pagina rispetto a certi legami e come a volte dietro al rancore palesato nell'età ormai adulta si celi un bambino sofferente ma ancora aggrappato all'illusione e alla segreta - quasi inconsapevole - speranza del ritorno della madre che lo ha abbandonato/rifiutato/incolpato. Mi è piaciuto molto come sono stati caratterizzati i tre ragazzi e soprattutto che non ci sia davvero l'ombra del classico triangolo amoroso, aspetto che non mi fa mai impazzire e che spesso trovo davvero superfluo, perchè davvero se c'è una buona trama non serve costringere i due giovani di turno a contendersi la fanciulla che completa il trio. Il loro legame evolve, tra equilibri che si frantumano e si ricompongono, vengono messi alla prova da situazioni spesso esterne e sulle quali arrivano a prendere anche posizioni differenti che li porta a uno scontro/confronto mai però definitivo o insuperabile. E' qualcosa di molto più sano e bello da guardare rispetto al cliché della rivalità che si trascina per tutta una serie per poi risolversi in modo a volte banale. Del resto, fin da piccolo, Hai Jun non si attacca in maniera specifica a Ju Won bensì vede lei e il padre come la sua nuova famiglia e per lui il grande valore e supporto è sentire di farne parte. Diverso invece il rapporto tra Ju Won e San Ha, dove già nella tenera adolescenza per San Ha è chiaro che Ju Won rappresenta per lui "la persona", quella fondamentale, che pone al centro del suo mondo. Loro due regalano anche il romance alla serie, non una storia travolgente da batticuore continuo, ma sicuramente sentita e soprattutto profonda, anche per via delle relazioni intrecciate per anni tra loro e con gli altri membri che li circondano. Ammetto che sono stati davvero molti gli episodi che sono riusciti a commuovermi, spesso per situazioni e temi molto diversi l'uno dall'altro ma che tutti si ricollegano all'importanza e profondità della relazione e dei legami tra le persone. Quindi, con una buona scorta di fazzoletti a portata di mano, una serie da non perdere, emozionante e ricca in termini di contenuti.

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
The On1y One
3 people found this review helpful
by Lynnea
Sep 26, 2024
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 9.0
Story 8.5
Acting/Cast 9.5
Music 9.0
Rewatch Value 8.5
This review may contain spoilers

Bellissima serie, ma vincolata a un sequel necessario

BL made in Taiwan che ricorda tanto "Stay with me" (drama cinese del 2023), in primis per via del fatto che i protagonisti sono due adolescenti fratellastri (non consanguinei)
Ho seguito con alte aspettative questa serie, molte ripagate, alcune altre un po' disattese. E' sicuramente una serie di qualità, dove i sentimenti si sentono senza bisogno di gesti epici, ma dove anche i momenti più apparentemente banali possono suscitare emozioni intense. Anche sotto questo aspetto mi ha ricordato molto la serie cinese sopracitata, ovvero nell'elegante capacità di emozionare senza dover ricorrere per forza all'esplicito.
Dato però che si tratta di una BL e non di una bromance, avrei comunque apprezzato un'evoluzione verso un rapporto di coppia: la chimica tra i due attori è notevole, riescono a far percepire il forte legame, ma nei fatti e nelle parole si procede ben poco. Dopo i primi due baci nati per gioco/ripicca, scordiamoci qualsiasi altra scena esplicitamente romantica, insomma. Certo, ci sono alcuni abbracci, alcune frasi, alcuni momenti e sguardi che trasmettono davvero molto, ma alla lunga lo spettatore qualcosa di più se lo aspetta. La storia è bella, delicata ma allo stesso tempo intensa. I personaggi protagonisti sanno farsi apprezzare fin da subito - forse tra i due un punticino in più lo strappa Tian, per quanto mi riguarda - a conferma dell'ottima prova di recitazione e di una sceneggiatura che non ha sorvolato sui dettagli.
Di contro, gli episodi sono stati troppo pochi, e molte scene non indispensabili sembravano rubare ulteriore tempo. Ad ogni puntata da una parte mi sembrava che la storia, per il ritmo e l'evoluzione, ne richiedesse ancora di più, mentre di fatto il conto alla rovescia dei 12 episodi totali andava diminuendo. Per di più nel penultimo episodio viene inserito un importante aspetto che riguarda il rapporto di Tian con il padre, elemento che trovo un po' assurdo inserire senza avere poi il tempo di gestirlo e contestualizzarlo come si deve. La serie ormai era agli sgoccioli, e invece di portare a termine le tante questioni in sospeso sembravano aggiungersene di nuove. Di fatto, appunto, la serie si conclude con tanto, ma tanto, in sospeso. L'episodio finale non può definirsi tale, assomiglia più che altro alla scena clou di un film prima dello stacco della pausa pubblicità, semmai. Invece qui la serie finisce proprio così, la scelta di Wang ha un senso ma evolve nel completo non detto (non c'è un confronto tra i due, un vero dialogo...è forse l'episodio in cui la comunicazione è ridotta davvero ai minimi termini, e stiamo parlando dell'epilogo, quindi quasi un controsenso).
Ripeto, serie bellissima - al momento forse la migliore BL del 2024 - ma che posso davvero reputare tale solo se ci sarà un seguito, altrimenti non può che essere considerata incompleta (e, no, mi spiace, ma il "finale aperto" è proprio un'altra cosa). Resto in una fiduciosa attesa del seguito - in questo caso lo considero proprio dovuto - nel quale affrontare tutto ciò che è rimasto in sospeso e vedere soprattutto il legame tra i due tradursi in una coppia concreta.

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
The King 2 Hearts
3 people found this review helpful
by Lynnea
Aug 24, 2024
20 of 20 episodes seen
Completed 0
Overall 10
Story 10
Acting/Cast 10
Music 9.5
Rewatch Value 10
This review may contain spoilers

Tra i migliori drama mai visti, una serie che davvero merita.

Questo drama entra di diritto tra le pochissime serie - si possono davvero contare sulle dita di una mano - a cui ho dato la massima valutazione, 10 stelline.
L'avevo in lista da molto tempo - suggerito come consiglio per chi aveva apprezzato come me serie quali "Descendants of the sun" e "Crash landing on you" - ma data la difficile reperibilità (assurdo che tra tante serie-immondizia propinate su Viki una perla come questa non sia invece disponibile) l'avevo lasciato nella lista e quasi dimenticata lì. L'aver visto recentemente serie quali Law Cafè e Korean Odyssey mi hanno fatto apprezzare così tanto Lee Seung Gi da aver riscoperto questo titolo nella sua filmografia e aver trovato la voglia di faticare un po' per vederlo (sottotitolato in italiano e in inglese, ma posso dirmi non pienamente soddisfatta della qualità di entrambe).
Che dire...è stata una full immersione di 20 episodi da un'ora l'uno, che mi hanno fatta sorridere, divertire, commuovere, piangere come una fontana ed emozionare come pochi altre serie hanno saputo fare.

Passiamo però ora alla recensione vera e propria. Si tratta di un drama abbastanza datato: siamo nel 2012 e a livello di qualità delle riprese, montaggio, annessi e connessi la differenza con gli standard attuali si nota. Del resto la tecnologia fa passi da gigante a ritmi vertiginosi, per cui anche solo una manciata d'anni si fanno notare. Per essere comunque di oltre una decade fa, la qualità è decisamente superiore ad altre serie prodotte negli stessi anni.
Quanto al genere, lo definirei un drama romantico che si sviluppa tra intrighi politici e giochi di potere, con un' ambientazione a tratti militare che gli garantisce un buon livello di azione e dinamicità. Tema fondamentale che vuole andare di pari passo con la love story è quello del difficile rapporto tra la Corea del Nord e quella del Sud, pur rivisitate rispetto alla situazione reale (la Corea del Nord è uno stato democratico popolare a stampo comunista, la Corea del Sud una repubblica monarchica e quindi con tanto di famiglia reale).

Molte sono le tematiche che vengono trattate: proprio perchè sono molteplici, e la durata della serie per quanto apprezzabile ha comunque un suo limite, va da sé che singolarmente non vengono approfondite con la serietà di un film d'essai. Nessuna grande riflessione esistenziale, ma una serie di tematiche - anche importanti -trattate e sviluppate nella misura giusta per un buon drama. Troviamo in primis il tema della famiglia, delle responsabilità legate al ruolo (nella prima parte della serie sottolineate sia dal precedente Re, modello virtuoso, che dal giovane Principe, così desideroso di sfuggire al pesante onere al quale la vita lo ha destinato); c'è il rapporto tra i fratelli, quello figli-genitori, l'amore verso il proprio Paese e la lealtà verso i compagni d'armi. Ma non solo, trovano spazio anche temi più delicati, quali l'aborto, la disabilità. Si parla poi di fiducia, di tradimento, di sacrificio, sensi di colpa, forza di volontà e determinazione. C'è davvero molto, insomma, sul piatto.

L'aspetto forse migliore della serie è che mi ha dato davvero la possibilità di provare una vasta gamma di emozioni, anche estremamente contrastanti: se nella prima parte prevalgono i momenti più spensierati, a tratti divertenti, dove qualche questione e problematica già c'è ma sembra non risentire di toni troppo cupi, a un certo punto arrivano anche le lacrime e la commozione, le situazioni maturano e si fanno via via più pesanti e importanti.
Non è una serie dove il contesto resta in disparte e osserva l'evoluzione del rapporto tra lui e lei, ma, al contrario, il loro rapporto si trova a fronteggiare, episodio dopo episodio, una fitta serie di ostacoli complessi che coinvolge aspetti politici e militari sempre più di maggior rilievo.

Rispetto ai protagonisti, buona parte delle 10 stelle di questo drama sono dovute alla presenza di Lee Seung Gi, attore versatile e talentuoso, che qui riveste i panni di un personaggio dalle tante sfaccettature e in perenne evoluzione. Conosciamo un Lee Jae Ah solare e immaturo, a tratti superficiale ed egoista, che non aspira a diventare Re e che al quale anche il titolo di Principe sembra andare stretto. Osserviamo la sua crescita, lenta e credibile, gli errori, la frustrazione, la vergogna, il modo di reagire che va via via responsabilizzandosi e maturando, lo vediamo sfoggiare un'arroganza di facciata, che poi diventa scudo e poi ancora non basta più, fino alla presa di consapevolezza della necessità di cambiare, di diventare più forte, di farsi carico del pesante fardello che non ha mai chiesto ma che a un certo punto deve scegliere di portare. Il tutto senza mai snaturare la sua natura, lasciando in lui quei tratti caratteriali che lo contraddistinguono sin dall'inizio. Tutto questo portato in scena da un bravissimo attore, espressivo e carismatico ma al tempo stesso incredibilmente profondo. Non è la prima volta che apprezzo i ruoli interpretati da Lee Seung Gi, a cui riconosco la rara capacità di rendere un protagonista affascinante e carismatico pur arricchendolo di sfaccettature che striderebbero con lo stereotipo dell'eroe maschile forte-freddo-autorevole-coraggioso-distaccato. I suoi personaggi - Re Lee Jae Ah compreso - sanno esserlo al momento opportuno, ma sanno anche ritagliarsi dei momenti buffi e divertenti, con spaccati quasi da sit-com, a volte infantili e capricciosi, ma senza mai minare la credibilità o il fascino complessivo del personaggio (mi viene ad esempio in mente l'abbigliamento a dir poco eccentrico in Korean Odyssey o la sfilata delle mille tute dai colori improponibili in Law Cafè... ci fosse stato un altro attore, il protagonista sarebbe probabilmente caduto nel ridicolo). Tanto di cappello quindi a questo attore che riesce ad essere credibile, apprezzabile e soprattutto intenso a 360 gradi (e mi auguro di rivederlo presto in qualche nuova produzione, già che dal 2022 sembra un po' sparito).
La protagonista femminile... Sicuramente è stata caratteristica, sicuramente aveva un taglio insolito e modalità relazionali poco comuni ad altre serie, probabilmente per evidenziare la differenza culturale tra le due parti. C'è qualcosa che però non mi ha convinta fino in fondo: a volte il modo di parlare e l'atteggiamento - più che qualcosa di voluto per sottolineare l'appartenenza a un contesto diverso - mi hanno portata a pensare di avere a che fare con una protagonista parecchio tonta. Certe reazioni ed espressioni erano davvero poco credibili per una delle migliori spie/agenti speciali nordcoreane. Tanto impavida e letale in campo, quanto davvero poco astuta e arguta. La definizione di "ingenua", anche a livello delle relazioni sentimentali, trabocca un po': senza esperienza è una cosa, facile da ingannare al pari di una bimba è un'altro. Nella prima parte sono svariati i momenti in cui la scaltrezza le manca in modo assoluto, ed è davvero stridente vista la caratterizzazione del personaggio.

Ho poi apprezzato molto i personaggi secondari, dal defunto re al segretario capo - figura davvero complessa e di spessore, una di quelle che ho sentito più "vere", - dalla Regina Vedova alla Principessa, al vice comandante delle guardie (Eun Shi Kyung, nonché figlio del segretario capo e che, con la principessa, imbastisce un apprezzatissimo pairing secondario), al cattivo di turno, l'assurdo ma credibilissimo John Meyer.

Rispetto al romance, le scene davvero dedicate sono esigue: pochi i baci, totale censura sulle scene intime - si deduce che ci sono, ma non vengono minimamente accennate - eppure mi sento di dire che la love story è comunque molto emozionante, perchè tra dichiarazioni, battute e battibecchi, giochi di sguardi e sorrisi la chimica tra i due protagonisti sembra riuscire a compensare l'assenza di scene più esplicite.

INIZIO SPOILER!!
Ci sono due cose che non mi aspettavo, una che ho apprezzato e l'altra no: temevo che il tema della fiducia/tradimento sarebbe rimasto come un'ombra tra la coppia per buona parte del drama, invece ho apprezzato che la questione non viene tirata per le lunghe e i dubbi dissipati relativamente alla svelta: ci sono ostacoli sempre maggiori sul loro cammino, ma la fiducia reciproca non vacillerà praticamente mai.
Ciò che invece avrei preferito non ci fosse, è stata la dipartita di Eun Shi Kyung: inizialmente il personaggio mi sembrava un pesce fuor d'acqua, ma con l'entrata in scena della principessa e il delinearsi del secondo pairing l'avevo davvero preso a cuore, anche perchè la coppia era nettamente diversa da quella principale ma altrettanto interessante. Se la morte del precedente re e relativa consorte l'avevo un po' messa in conto fin dai primi episodi (del resto drama si intitola "The King", per cui un protagonista eternamente Principe non avrebbe avuto senso), la triste fine di Shi Kyung sinceramente non me l'aspettavo, per via del pairing secondario che si frantumava e perchè erano state poste le basi anche per lo sviluppo di una sincera amicizia con il Re. Sarò sincera, dopo esserci rimasta di stucco, per un po' ho anche sperato fosse stata una messinscena, fatto spacciare per morto con qualche motivazione e poi fatto ricomparire più avanti. Ci ho sperato fino all'ultimo, quando la principessa accenna all'imminente appuntamento al buio... salvo poi dover accettare la triste realtà e cercare di dare comunque un senso alla scelta di toglierlo dai giochi, sicuramente molto sentita e toccante.
FINE SPOILER!!!

Si poteva sperare in qualcosa di più indimenticabile per quanto riguarda la musica, non ho trovato la colonna sonora che terrò di ricordo nella playlist, ma sinceramente non è poi un problema.

In conclusione, un drama che davvero merita di essere visto, apprezzato e - sicuramente, per quanto mi riguarda - rivisto. Consiglierei la visione anche agli sceneggiatori/registi delle serie attuali, perchè una bella rispolverata di questo gioiello del 2012 li stimoli a riproporre qualcosa dello stesso calibro negli anni a venire, già che la qualità di molte serie proposte ultimamente lascia davvero a desiderare.

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
Long Time No See
3 people found this review helpful
by Lynnea
Mar 30, 2024
5 of 5 episodes seen
Completed 0
Overall 8.5
Story 8.5
Acting/Cast 8.5
Music 8.0
Rewatch Value 8.5
This review may contain spoilers

Un film davvero meritevole

Davvero un bel film. Riesce a sfruttare ottimamente il tempo a disposizione, con uno spaccato sulla difficile infanzia di Chi Soo, per poi mostrare un punto di partenza presente ben delineato. Chi Soo è diventato più forte, non subisce abusi e atti di bullismo come nel passato, ma il denominatore comune resta ancora lo stesso: non ha una vera famiglia. Bello l'incontro con Gi Tae - mi è sembrato un po' forzato ma poi a posteriori tutto acquista un senso - e come il rapporto tra i due evolve, velocemente ma mantenendo coerenza e naturalezza. Il culmine coincide con la scoperta dell'identità e dei rispettivi ruoli e da lì poi si giunge al momento finale - bello ma a mio avviso non la parte più intensa - con Chi Soo che in chiusura diventa finalmente parte di una vera famiglia.
Bravi gli attori, ho preferito più l'interprete di Chi Soo piuttosto che quello di Gi Tae. Proprio sul personaggio di Gi Tae resta la mia sola perplessità: il suo stile di vita, diverso da quello di Chi Soo, rende difficile credere a questo suo lato nascosto, di cui persino la sorella è ignara (lo vediamo molto valido nel combattimento, rende l'idea di anni di allenamento e in generale il coinvolgimento in questioni che non è tanto semplice mascherare in una vita normale). Per Chi Soo è diverso, non ha una doppia vita o persone vicine a cui nascondere chi è e cosa fa.
La cosa più sorprendente di tutte è però che si tratta di un film coreano che stranamente osa molto più del solito nelle scene intime, soprattutto se consideriamo il genere BL. Nulla di eccessivo o di volgare, ma fortunatamente nessuna scenetta a stampo con fermo immagine di 20 secondi, che se già a volte risulta ridicola in alcune serie romantiche, in un film di questo genere sarebbe stata davvero assurda.

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
Overdo
4 people found this review helpful
by Lynnea
14 days ago
33 of 33 episodes seen
Completed 0
Overall 5.5
Story 5.0
Acting/Cast 7.5
Music 4.5
Rewatch Value 4.5
This review may contain spoilers

Una delusione (non) annunciata

Partiamo da una delle poche considerazioni positive: l’ho messo in lista solo qualche settimana fa, prima ne ignoravo l’esistenza per cui fortunatamente non l’ho atteso tra i titoli più preannunciati dell’anno. Detto questo, qualcosa – comunque - mi aspettavo. Fin dai tempi di “Fall in love” (2021) sono alla ricerca di un altro bel romance ambientato durante l’era repubblicana cinese, ma ad oggi ancora non ne ho trovato mezzo, salvo incappare di tanto in tanto in qualche short drama dalla realizzazione discutibile. Poi vedo la scheda di “Overdo” e la speranza ovviamente riaffiora: oltre trenta puntate, cast di prim’ordine e un budget che promette un lavoro tecnicamente curato. Sembrano esserci le giuste premesse, insomma.
Paradossalmente, buona parte di quanto elencato non è stato disatteso. Solo, il tutto poggia su un copione simile a quelli dei mediocri short drama che citavo prima… Che spreco. Che la trama sia debole – tanto per usare un aggettivo gentile – è evidente fin dal primo episodio… Ho davvero perso il conto delle volte in cui mi fermavo a chiedermi “Ma perché?!?!”, tanto che a un certo punto ho iniziato pure ad annotarmi tutte le insensatezze sul block notes, ma sono arrivata a riempire il foglio prima ancora di raggiungere la metà degli episodi, al che ci ho rinunciato.

TRAMA – Sintetizzando (perché altrimenti ci vorrebbero pagine intere), è la travagliata storia d’amore tra un lui solo e disilluso, rimbalzato tra due famiglie di origine e di una lei dal triste passato in cerca di più di una vendetta, aspetto che nasconde puntualmente a lui ogni volta che le loro strade si incrociano. Tra stratagemmi, bugie, confessioni immancabilmente lasciate a metà e scelte che cercano in ogni modo di essere fraintese, trovano spazio le compagne di disgrazie di lei e la stramba famiglia di lui, un misto di legami biologici e non, rapporti fraterni di difficile definizione e genitorialità devota al potere e al lustro del nome di famiglia.
Il tutto viene farcito con un’infinità di drammi esagerati, colpi di scena incomprensibili, separazioni e riconciliazioni che si ripetono come in un loop infinito, che rendono la relazione di certo non commovente, bensì solo e semplicemente estenuante.
Il finale potrebbe sorprendere in negativo, ma dopo trenta episodi mediocri mi chiedo chi possa rimanere inaspettatamente deluso: dopo anni – e puntate – di drammi travagliati, la soluzione più che mai comoda è quella della dipartita di massa.

CHICCHE DAL BLOCK NOTES (una piccola selezione, l'elenco sarebbe infinito):
- Scene con nevischio che va e che viene a seconda del vicolo e che si mescola a una luce troppo calda che crea confusione sul clima effettivo, complice anche un abbigliamento troppo leggero
- Cadute che dovrebbero generare dolori lancinanti – la cui guarigione richiederà tempo – ma che lì per lì non impediscono la conversazione colloquiale
- All’inizio lei riconosce lui dalla foto (ovviamente coincidenza vuole che lui sia la prima persona nella quale si imbatte arrivata nella nuova città), lui peggio ancora incrocia il suo sguardo e magicamente capisce che è la sconosciuta con la quale ha scambiato alcune lettere.
- I primi episodi contano una quantità innumerevole di brevi flashback, che inseriti così creano solo confusione
- Buchi nella trama all’ordine del giorno
- Lui scopre che lei è un’assassina e, una volta raggiunta mentre si da alla fuga sul treno, la prima cosa che le fa presente è la promessa di piantare insieme le piante di genziana (scena a dir poco assurda).
- I fiori di genziana: messi tanto per fare la scena di dare fuoco a interi campi, simbolo del loro primo incontro ma che diventano ridicoli ritrovati col furto della pellicola piuttosto che afferrati nella neve in stato quasi moribondo.
- Sovra drammatizzazione costante e continua, per ogni sciocchezza. Anche l’ingresso di una persona in una stanza, con focus sulla falcata e sulla scarpe di vernice lucida, sembra promettere chissà quale evento clou. Ma per favore.
- Lui è un medico innamorato di una lei che crede colpevole di omicidio. Dato però che lei ha un motivo, non solo la giustifica… Ma la aiuta anche ad uccidere la vecchia direttrice dell’orfanotrofio? Così, dal niente. E per di più, ricordo, è un medico.
- Si dice che i gatti abbiano sette vite. I protagonisti di questo drama ne hanno molte ma molte di più. Infinite le volte in cui si ritrovano con ferite o situazioni mortali, tra proiettili, bastonate, cadute dall’altro, fendenti profondi, ferite all’altezza del cuore… Ma niente, scampano per un soffio tutte le volte. Va bene un paio di colpi di fortuna, ma poi basta, altrimenti diventa ridicolo.
- I paraocchi di Qing Yu: presentato come uomo tutt’altro che limitato, c’è da chiedersi come non possa aver fiutato niente di strano nel rapporto tra i due protagonisti. Persino il gatto di casa – quello con sole sette vite – ci sarebbe arrivato.
- Banalità nei momenti clou: come la storia dei fiori sul treno, anche nell’unica breve parentesi che trascorrono assieme tra i temi affrontati c’è… l’anatra in agrodolce. E ho detto tutto.
- Cambio scena, cambio mood: con una frequenza quasi periodica arriva il momento in cui sembrano quasi avvicinarsi, magari complice qualche rivelazione che dovrebbe cambiare l’assetto delle loro dinamiche. Si fa chiarezza su un punto? Bene, peccato che la scena dopo li vede incontrarsi ognuno ancora guardingo e fermo sulla propria posizione, come se nulla fosse stato.


PERSONAGGI:
Murong Qing Yi, il ML autolesionista per eccellenza. Con passato – emotivo e fisico – estremamente doloroso e buonissime capacità intellettive, passa l’intera serie a lasciarsi maltrattare, tra tradimenti, manipolazioni e umiliazioni da parte di tutte – la donna che ama e i suoi famigliari – salvo poi perdonare e amare incondizionatamente (soprattutto lei). E’ un personaggio talmente senza speranza che suscita una pietosa simpatia.
Ren Su Su (o Fang Mu Lan, ma qui l’assonanza con la nota eroina della Disney porterebbe a un paragone infelice): giovane donna con un chiaro obiettivo e per raggiungere il quale non guarda in faccia a nessuno. Se Qing Yi non fosse stato dedito a una continua resa incondizionata, lei sarebbe potuta uscirne quasi come un’eroina. Invece, l’atteggiamento zerbinoso di lui la fa risultare una stronza egoista, crudele e manipolatrice. Si può capire la logica del suo ragionamento, ma difficile trovarsi a fare il tifo per lei. Per entrambi i protagonisti, inoltre, l’evoluzione è ai minimi termini: atteggiamenti immutati che promuovono gli stessi errori nel corso degli anni. Ne deriva quindi un rapporto autodistruttivo che si traduce in una sofferenza gratuita e reciproca.
Murong Qing Yu: fratello maggior biologico sul quale cade la pesante responsabilità di tenere alto il nome della famiglia. Sinceramente affezionato a Qing Yi ma anche imbrigliato nelle relazioni con gli altri famigliari, vive una vita di rinunce personali. Dopo la scoperta dell’identità di Ren Su Su cambia drasticamente, e in modo alquanto eccessivo.
Li Bo Ze: pseudo fratello che sembra vivere inizialmente sulle nuvole, rappresenta “l’altro” bambino, quello amato da tutti. A differenza dei protagonisti, il suo personaggio mostra quanto meno un’evoluzione che lo porterà a schierarsi su diversi fronti fino a una comprensione più completa del quadro generale, in termini di affetti, legami e giustizia.
Muron Jin Rui: fastidiosa, sgraziata e poco acuta primogenita della famiglia Murong. Speravo in una sua evoluzione – nel bene o nel male – e invece si limita a seguire costantemente la madre al pari di un’appendice.
Cheng Jin Zhi: la madre meno madre della storia, almeno nei confronti di Qing Yi. Fin da subito si intuisce che il suo comportamento assurdo deriva da un fatto personale che si ostina a negare, ma detto ciò la crudeltà con la quale tratta il figlio va al di là di ogni ragionevole spiegazione. Eccessiva, anche nella malattia.

CAST – I protagonisti non sono di certo gli ultimi attori trovati per strada, anzi. Ho sempre trovato Wang Chu Ran estremamente distintiva e carismatica – sebbene non abbia gradito alcuni suoi drama, ma per motivi che nulla hanno a che vedere con la sua recitazione – e Zhang Ling He è tra gli attori di spicco dell’anno, portato in auge grazie alla fortunata serie “Pursuit of Jade” dello scorso marzo. Come sia finito a prendere parte a questo drama resta per me un mistero. Per la serie: ma il copione l’aveva almeno letto? Vero che ci sono attori bravi ma semisconosciuti che devono “accontentarsi” del ruolo principale in produzioni palesemente non di qualità, ma non mi sembra proprio questo il caso. Anche gli attori di supporto che interpretano Li Bo Ze e Hai Tang Qui offrono performance molto valide, quindi a conti fatti sprecate per il tenore dell’opera.

ASPETTI TECNICI: Ciò che spiace maggiormente è che la cura e l’attenzione, da alcuni punti di vista, c’è stata e si vede eccome. Costumi, trucco e acconciature sono di buon livello e adeguati al contesto. La ricostruzione della Shangai repubblicana coglie l’atmosfera dell’epoca, la scenografia complessivamente ha funzionato anche bene.
Al contrario, regia e montaggio sono complici nel promuovere uno scempio: inquadrature insensate e bizzarre, zoom rapidi sui volti degli attori quando non servono, così che invece di enfatizzare un’espressione particolare rendono la scena quasi comica. Sono limiti che mi aspetto da un vertical drama di bassa qualità, non da una produzione che si spaccia di alto profilo come questa.
Anche sul fronte OST non ci siamo proprio: la colonna sonora è incessante e pervasiva, anche nei momenti dove non ha il minimo senso. In alcune scene, addirittura, si sovrappongono più brani musicali o si susseguono nell’arco della stessa conversazione, dando un’impressione davvero surreale, quasi al pari di uno stacco da siparietto pubblicitario.

CONCLUSIONE – “Overdo” è un drama che spera di vivere di luce riflessa: quella del suo cast di prim’ordine, delle sue ambizioni e della promozione di cui è stato oggetto. Fino a che punto, però, si può giustificare una visione solo per la bellezza dei protagonisti o per la speranza che via via le cose migliorino? A conti fatti, non ne vale la pena. E’ un’esperienza complessivamente frustrante e che lascia con l’amaro in bocca, oltre alla sensazione di aver sprecato non poco tempo. Col senno di poi, non l’avrei guardato.

Read More

Was this review helpful to you?