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Completed
Till the End of the Moon
7 people found this review helpful
Apr 26, 2025
40 of 40 episodes seen
Completed 5
Overall 7.0
Story 7.0
Acting/Cast 7.5
Music 6.5
Rewatch Value 1.0

Maratona di sangue, rabbia e frustrazione! Il ciclo senza sceneggiatura di TILL THE END OF THE MESS!

Effetti speciali : 9/10 (per gli standard cinesi). COSTUMI: 9/10. Sceneggiatura: 5/10.
Ho iniziato attratta dalle recensioni super positive e sotto diverse sollecitazioni; da principio, per i primi 8 episodi ho pensato di trovarmi di fronte ad un lavoro che avrei recensito più generosamente, purtroppo andando avanti mi sono resa conto che non si tratta di un capolavoro, perché manca la scrittura: sembra una “fanfiction per adolescenti”.
Alcuni, troppi episodi sono stati di una noia mortale e ho premuto il tasto "AVANTI" ( non lo faccio mai) . L’ho trovata interessante SOLO per la costruzione del personaggio “Dear Daddy Devil” e la recitazione di Luo Yun Xi e Bai Lu, sicuramente di buon livello 8/10. La abbasso nel complesso perché molti altri attori del cast non hanno avuto la stessa resa, soprattutto Deng Wei (Xiao Lin).
Mi è piaciuto/mi ha divertito il fatto che si suppone che sia "cattivo" ma non fa poi nulla di moralmente spregevole e gli autori hanno girato in tondo con trame ridicole e altri personaggi davvero malvagi per assicurarsi che fosse completamente esente da colpe nella narrazione. Ha letteralmente fatto solo del male ai suoi aggressori e alle persone che lo hanno tradito. Non ferisce mai i veri innocenti. Anche quando prende il suo posto come sovrano nel Jing lo fa nel modo più pacifico possibile, offrendo asilo ai rifugiati dello Sheng, studiando soluzioni e abolendo precedenti e ingiuste misure vessatorie nei riguardi del popolo, fornisce aiuti ai rifugiati e tutti lo rispettano. É letteralmente IMPECCABILE. Non c'è nessun cattivo, per cui NON PUOI NON tifare PER LUI, un uomo bullizzato e maltrattato che per caso sembra anche un personaggio uscito da un fumetto giapponese(MANHUA).

Cosa rende questa serie così acclamata? La figura di Tantai Jin e gli effetti speciali molto buoni, i migliori finora visti in un drama cinese (se li confrontate con quelli americani sono invece appena discreti).
Le riflessioni sul destino, sulla libertà di scelta, sull’importanza di una rete di supporto, di persone che ci amano e si fidano di noi. Quanto delle nostre azioni dipende da noi e quanto invece è influenzato dal modo in cui gli altri ci trattano? Fino a che punto dobbiamo assumerci la responsabilità delle nostre scelte? Vendetta e giustizia sono la stessa cosa? Cos’è più importante: la fiducia o la percezione della verità? Sorprendentemente, la sua storia è interessante e non superficiale. Purtroppo però gli sceneggiatori hanno avuto qualche difficoltà nella progressione della trama, il che ha portato a momenti soporiferi e a scelte non sempre comprensibili, soluzioni improbabili, logicamente nonsense che lo destinano ad un pubblico adolescenziale.
Ho letto un po' ovunque di un amore fantastico, infinito, incommensurabile, totale tra i protagonisti ma in verità ho visto una relazione tossica che somiglia più ad un'ossessione, con evidenti problemi di comunicazione, in cui l'amore da parte del ML viene dimostrato senza tanta convinzione, almeno nell'arco narrativo di Mingye- vita Bo're, poi sarà Bailu( si danno il turno) a essere ambigua e ambivalente con lui, tanto è vero che mutualmente finiscono per determinare esiti tragici e non fanno mai tesoro della lezione (PARLARE ONESTAMENTE E CONFRONTARSI). I momenti in cui si ritrovano inoltre sono privi di emozioni, tranne nell'arco di Mingye.
Inoltre, lui si innamora di lei per qualcosa di speciale, per le sue caratteristiche, per i suoi punti di forza e le sue debolezze o SOLO PERCHE' ERA L'UNICA CHE SE NE PRENDEVA CURA?!? É amore o mancanza di cure materne? É chiaramente un'ossessione legata al senso di solitudine e vuoto del ML, mentre Bailu non commento, hanno creato un brutto personaggio, molto distratto dalla missione, mai chiaro sui propri sentimenti, a volte ci pensa, sembra esserne innamorata, poi se ne dimentica totalmente per aiutare il sesto principe risultando ambivalente, e determinando la giusta gelosia del ML, poi lo odia, poi comprende il malinteso e continua a dirgli di odiarlo nonostante quello sia esente da colpe anzi .. voleva pure tenerla accanto a sé nonostante il malinteso, si ritrovano, lei non vuole tornare con lui ma poi dal nulla all'episodio 35 cambia idea e ci TORNA.
Uno dei personaggi più brutti ma discretamente interpretati da Bailu.
La pessima scrittura si riversa anche nella mia personale percezione di assenza di continuità nell'evoluzione dei personaggi, mi spiego meglio: se analizzo la figura di Tantai Jin dal 1° episodio con il 25° sento come se fossero personaggi diversi, ok l'evoluzione ma deve rimanere un tratto riconoscibile nel personaggio che ne assicuri la personalità, invece, pur essendo bravo l'attore, è come se non riuscisse a legare queste diverse evoluzioni in modo da renderle solo evoluzioni. E non è stato aiutato per nulla dalla scrittura, o forse dai tagli.

Il casting su Luo Yun Xi e Sun Zhen Hi si è rivelato molto calzante. La capacità del protagonista di trasmettere emozioni intense è notevole. Rende in modo struggente e autentico, spesso anche coinvolgente sebbene a volte carichi troppo certe camminate e smorfie per fare il figo risultando invece ridicolo. Lui è perfetto per i ruoli di uomo sofferente e disprezzato ma non in quelli di amante, non mi sembra mai credibile.
Oltre ai protagonisti, mio malgrado, per correttezza è opportuno citare Chen Du Ling per la sua interpretazione di Ye Bing Chang, la sorella della protagonista. Ho visto più bravura qui che in Fangs of fortune, come del resto l'avevo notata in A Journey to Love, nei panni della Imperatrice. É' un'attrice che rende benissimo nei panni della villain, la sua versatilità la rende spendibile anche nei ruoli di buona e remissiva vittima.
È impossibile non apprezzare anche Pian Ran, interpretata da Sun Zhen Ni. Su quest'ultima invece devo dire che non è tanto la bravura quanto un casting azzeccato (è perfetta nei ruoli di volpe, una bitch seduttiva e predatrice).

Parlando di personaggi, è il momento di evidenziare il più grande difetto di questa serie e del suo sceneggiatore: hanno reso tutti così stupidi e sempliciotti (privi di sfumature), con dialoghi inconsistenti che non importa l'epilogo finale. Non vedevo un futuro, a prescindere dal risultato finale.
Molti eventi non avevano senso ( esempio ne cito solo uno: non ha sentimenti da principio ma può provare rancore che è un sentimento) ma non si possono nemmeno chiamare veri e propri buchi di trama, perché in un certo senso avevano una spiegazione: la mancanza di logica, creatività e intelligenza. All’inizio questa cosa mi divertiva, ma presto è diventata frustrante a livelli mai visti. Non sanno come gestire un conflitto e la sua origine, quindi preferiscono rendere il personaggio idiota solo per alcune scene, per preparare il terreno a decisioni insensate. Il tropo narrativo del problema di comunicazione è l'essenza del LAVORO. Capisco l'escamotage per un conflitto momentaneo ma non c'è davvero altro che si può inventare per movimentare e dare un senso, accendere il ritmo, coinvolgere uno spettatore che abbia più di 15 anni??????????????

E mi dispiace perché leggo che le due sceneggiatrici facevano parte del team che ha sceneggiato Blossom in adversity (fioritura imprevista) che invece è molto buono come scrittura (il problema lì è stata l'interpretazione).
È questo il problema dei drama cinesi, investono in un aspetto trascurando tutto il resto. A volte c'è la storia ma non c'è la recitazione, altre c'è l'effetto speciale ma non c'è la storia o c'è la recitazione ma non c'è la regia. Insomma sono del tutto INCAPACI DI PRODURRE QUALCOSA DI COMPLETO, con gli strumenti che hanno a loro disposizione. Già solo il fatto che doppiano in post produzione per l'assenza di apparecchiature adeguate la dice lunga.

Le scene e gli archi narrativi SONO ripetitivi, si riscrivono gli stessi problemi visti qualche episodio prima, con piccole variazioni (e hanno tagliato 16 episodi ho letto, quindi io mi chiedo se davvero per 56 episodi hanno riproposto la stessa minestra insipida e annacquata). Rifiutarsi di dare ai personaggi uno sviluppo caratteriale adeguato finisce per farli ripetere gli stessi errori più volte. È una serie dominata da un solo protagonista, mentre tutti gli altri sono solo sfondo per la sua storia, pertanto comprendo anche che il finale, del tutto illogico e senza bellezza, mostri un epilogo che non vede riuniti i due innamorati, e considerato che fino alla fine non imparano una beata cippa dagli errori del passato non ne ho sofferto minimamente.
A livello di scrittura ho visto delle scopiazzature evidenti : the eternal love (dinamica cecità e prendersi cura dell'amato malato in una capanno con uno dei due ignaro di chi fosse l'altro, le ambientazioni marine e le tragedie continue tra i due amanti ); il corvo del 1994 (Brandon Lee vedeva attraverso il corvo); il pifferaio magico che libera la città dai topi.
Devo comunque un plauso alla regia e dal montaggio, considerando quanto la trama e le scene siano state spesso tagliate o adattate per i 40 episodi totali, tuttavia non so oggi se gli innumerevoli buchi narrativi risentono di questi tagli o se le sceneggiatrici davvero abbiano scritto improvvisando, è il drama peggiore che io abbia mai visto a livello di scrittura. Nel commento in basso se non l'avete notato elencherò gli innumerevoli aspetti incomprensibili che tolgono un senso e una continuità al lavoro.

Trucchi e Costumi molto buoni ma un po' eccessivi sul protagonista che in certe scene sembrava più in gara in un Drag Race (competizione di drag queen) che un diavolo millenario. Gli oggetti di scena invece molto moderni e poco adeguati per una narrazione millenaria, gli artefatti magici a volte interessanti, altre volte banali e imbarazzanti (la giada "soggiogamondo" sembrava una patacca di ceralacca prodotta dal sedere... ).
Divertente in senso imbarazzante la scelta di cambiare abito ai personaggi quando acquisiscono nuovi poteri (come sailor moon).

La colonna sonora se parliamo di musiche non cantate è stata calzante e interessante ma ha avuto anche alcune cadute di stile, tipo l'utilizzo di musiche pop moderno, che stanno bene nei lavori moderni, che non davano intensità e un'aura storica al lavoro.

CGI: molto buona ripeto per essere un cinese ma anche qui ridondante e barocca, con eccessi di fronzoli e una durata eccessiva di battaglie e combattimenti (anche due episodi di 40 minuti per un totale di 80 minuti), per colpire e meravigliare lo spettatore (che forse non ha mai visto un lavoro di Nolan, Cameron o un film della Marvel per lasciarsi incantare solo da questo). Mi dispiace scriverlo perché ho visto che c'è stato un enorme lavoro dietro e Luo Yun Xi si è davvero impegnato e speso tantissimo, non hanno controfigure quindi ha girato delle scene totalmente sospeso a 30 metri da terra. Come performance è stato molto più straziante e convincente in Ashes of love, dove ha rappresentato un'evoluzione in cattivo molto più credibile e sofferente del simpatico TTJ di TTEOTM.

La mia valutazione è di 6,5 ma do mezzo punto per la qualità visiva ed estetica del lavoro, mai vista finora in un lavoro cinese. Buona grafica, pessima la scrittura!
Vi consiglio di staccare a fine dell'episodio 35, se volete un lieto fine.

IN BASSO COME COMMENTO SPOILER TUTTI GLI ASPETTI INCOMPRENSIBILI DEL LAVORO.

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Completed
My Heroic Husband
7 people found this review helpful
Mar 29, 2025
36 of 36 episodes seen
Completed 3
Overall 6.5
Story 6.0
Acting/Cast 6.0
Music 7.0
Rewatch Value 5.0

Inizio a razzo & finale a C*zzO!

Avviso prima di iniziare la visione che questo lavoro ha un finale aperto perché si prevede una seconda stagione che stando ai rumors dovrebbe uscire nel 2026 MA non è certo, nel senso che ci sono molte voci e niente di confermato ed è passato ormai un lustro dalla prima stagione.
E' un lavoro diverso, fresco e divertente con alcuni elementi di novità e una buona scenografia (non si fa sentire il basso budget), tuttavia i dialoghi e le interpretazioni quando ci sono le parti drammatiche (concentrate sul finale) mancano di convinzione , intensità e credibilità. Tutti gli attori sono più portati per interpretare ruoli comici, soprattutto il protagonista. Di sketch comici ne vedrete tanti e alcuni saranno davvero deliziosamente divertenti.
Bellissime alcune puntate, specie la settima cui do 8 , si discosta totalmente come qualità dalle altre puntate con scene di grande estetica visiva ed emozioni per l'avvicinamento dei personaggi.

Il protagonista è un ragazzo diverso, a parte la differenza di età di 7 anni con la protagonista che PURTROPPO si vede tutta, è stato molto azzeccato dare la parte ad un attore vero (non cantante belloccio come siamo abituati a vedere), esteticamente basso e non prestante fisicamente. Questo non peserà anzi sarà interessante notare come compensi le sue scarsi dote estetiche e la sua scarsa prestanza fisica con la furbizia, il machiavellismo e l'intelligenza.
Molto interessante l'impiego, PER LA PRIMA VOLTA, di armi da fuoco nella lotta.
Due archi narrativi, il primo più interessante, presenta dapprima il nostro protagonista impegnato nell'impiego delle moderne tecniche di impresa e pianificazione aziendale in un epoca storica immaginaria ma posso immaginare datata almeno al 1500 , dato l'utilizzo degli archibugi. Nel secondo arco narrativo si ritrova coinvolto in un intrigo imperiale nel corso di un viaggio rimanendo bloccato Li'an, la città dove si trovava con la moglie in viaggio.
Questo secondo arco narrativo presenta uno stravolgimento in termini di personaggi nuovi che faranno la loro comparsa oscurando i primi e la moglie non si vedrà per quasi 8 episodi.
Quello che non mi è piaciuto,a fronte delle tante potenzialità finora espresse ( tra cui aggiungo un legame paterno molto tenero e sentito tra il suocero del protagonista e la figlia -anche questo poco sviluppato- l'iniziativa femminile sentimentale, e interessanti conoscenze sul mondo del commercio e sulla produzione della seta), è il modo in cui è stato presentato questo matrimonio.
Il titolo fa pensare ad UN MARITO , quindi ti aspetti che venga dato largo spazio alla gestione matrimoniale, ebbene non è così! Sebbene inizialmente venga presentato un inizio mooolto promettente tra i due, questo non reggerà il ritmo, non ci saranno contatti fisici intimi (neanche un bacio) e la prima notte insieme non verrà manco mostrata, se non l'ennesimo sketch comico con i guardoni che spiano fuori dalla porta. Il matrimonio poi si perde, a parte tenersi per mano questa coppia mancherà di slancio, passione, amore totale e completo.
Lui addirittura " l'abbandonerà" per salvare una milizia in crisi e lei verrà rapita e quasi violentata.
Bellissima poi la scena del ritrovamento e la sua vendetta sul rapitore ma anche lì nessuno slancio nel ritrovarsi, sempre un piattume tiepido con emozioni smorzate che ha guastato. Il titolo, il trailer, la sigla fanno pensare ad un matrimonio ma questo sarà solo lo sfondo. Anche la moglie non è una protagonista ma uno dei tanti personaggi che entrano ed escono dalla scena. Questo mi ha molto raffreddata insieme all'incapacità di tutti gli attori di rendere emozioni forti e intense perché sebbene inizi come drama comico , come ogni lavoro cinese che si rispetti evolve in inutile tragedia con le solite morti inecessarie di alcuni personaggi principali.
Do mezzo punto in più per le idee innovative nella caratterizzazione del PROTAGONISTA PRINCIPALE e per il rapporto tra Su Taner e suo padre, sebbene la recitazione di lei non sia sempre precisa.


Dialoghi dimenticabili e i duelli sono molto poco scenografici se raffrontati ad altri lavori!

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Completed
The Moon Brightens for You
7 people found this review helpful
Mar 25, 2025
36 of 36 episodes seen
Completed 3
Overall 6.0
Story 7.0
Acting/Cast 5.5
Music 7.0
Rewatch Value 4.0

Drama leggero con problemi di esecuzione/ sceneggiatura.

The Moon Brightens for You (TMBFY) è un adattamento del romanzo omonimo (明月曾照江东寒) di Ding Mo (丁墨), il genere è wuxia ma con elementi "fantasy", non direi xianxia, che lo rendono ibrido; una fusione di arti marziali con metodi tramandati e coltivati nelle sette, col romanticismo e umorismo contemporanei.
Questa è una storia su come il bene trionfi sul male e su come il vero amore non sia necessariamente il primo, e su come si formi attraverso la pazienza, la perseveranza e non poche difficoltà lungo il cammino.
Questa è una storia su come la vendetta venga raggiunga con perseveranza se sei nel giusto, col sacrificio delle persone a te care. Il karma alla fine salda i propri conti.
La storia d'amore è al centro dell'opera ma viene sviluppata definitivamente negli ultimi 8 episodi, nella parte centrale piuttosto viene presentato il primo "amore", che quasi sempre non è quello definitivo. In questo c'è sicuramente un elemento di diversità rispetto ai comuni drama cinesi.
Altro elemento di novità è caratterizzato dalla presenza di una donna forte nelle arti marziali ma senza grande intelligenza e acume in coppia complementare con un uomo debole fisicamente ma forte intellettualmente.

I villain in questo lavoro vengono rappresentati da una triade malvagia di tre demoni fantasma che servono la fazione nemica del regno, composto dal malvagio e mascherato Capo; un grottesco, cleptomane, dalla sessualità confusa e un disturbo da tic, infantile, definito pazzo ma lucido nelle considerazioni, che combatte con un grattaschiena in ferro; infine un maestro dei veleni, esperto in combustione spontanea finale.
Tra i personaggi "strani" , il miracoloso agopunturista, esperto di arti marziali Jian Ling, un subdolo ricco ed edonista padrone della Zhou Mansion e di 35 tratte commerciali, un assassino dagli occhi buoni (completo di cappello di paglia e lame gemelle), l'esotica praticante di arti oscure, che lancia veleni e serpenti, con un movimento delle mani che ricorda più un ballo di gruppo nelle balere romagnole che una mossa marziale.

Le notizie vengono diffuse nel regno attraverso un canale di trasmissione orale comunitario , tipico delle sale da tè, dal nome "Le voci della Comunità", per fornire al grande pubblico eventi e pettegolezzi aggiornati sul regno, mentre allo stesso tempo trasmette segretamente messaggi in codice alle parti interessate. Insieme a questo c'è un servizio sussidiario che fornisce la consegna personalizzata porta a porta di informazioni e pacchi, in perfetto stile Bartolini , DHL express o SDA.
La trama è lineare e non complessa, il che consente agli spettatori di cogliere il background e le motivazioni sottostanti, in modo da comprendere gli incidenti del passato che danno forma agli eventi attuali. Nonostante il tono spensierato e leggero, a metà lavoro ci sono alcuni momenti tragici che si verificano mentre la storia si svolge.
Come ogni Wuxia che si rispetti, viene messo in risalto e celebrato il valore della fratellanza, della cavalleria, della lealtà e della rettitudine, soprattutto da parte del ML e della FL, nonché dai capo clan virtuosi delle sette marziali.
Buone le evoluzioni e le crescite dei personaggi: il Male Lead compirà un'evoluzione che lo porterà a distaccarsi dal proposito ossessivo di vendetta per far largo all'amore e al sentimento, concependo più che la vendetta, la necessità di una rivoluzione per un bene più grande, ai fini del benessere del popolo.
Questa sua ritrovata flessibilità determinerà un comportamento più libero e disinvolto, espresso nella mimica e nel sarcasmo, nell'ironia e nello humour. Considerato il personaggio freddo, indifferente, rigido del principio, sul finale avremo un uomo in sintonia con i propri sentimenti, espansivo e romantico (una bella sorpresa).
La FL compirà un percorso evolutivo altrettanto marcato: da ragazza frivola, immatura, impulsiva e irruenta, con un sorriso sfacciato e malizioso (che personalmente mi ha infastidito ), arriverà a diventare più riflessiva, matura, consapevole e seria.
Il finale è molto positivo: chi doveva pagarla la paga e i buoni raggiungeranno il successo e si dedicheranno ad obiettivi per loro importanti.
Le musiche sono allegre e spensierate, caratterizzano e accompagnano il lavoro.

COSA NON HA FUNZIONATO QUINDI?
1) Recitazione: non so se i personaggi sono stati effettivamente diretti male o se questo è stato il massimo che son riusciti a fare, il ML è molto monocorde, migliora sul finale e nella resa empatica nell'episodio 18, ma la sua inespressività non mi ha permesso di immedesimarmi e vivere con trasporto il suo percorso, solo in 4-5 scene mi è sembrato calato nel personaggio e nelle reazioni emotive che doveva avere.
La FL, peggio mi sento, per me è stata del tutto inadeguata agli inizi, migliore sul finale ma non ha saputo dare sfumature emotive al suo personaggio (SORRISO/FACCIA SERIA).
2) Scenografia : combattimenti resi male, troppo teatrali, tecnica della levitazione onnipresente ed eccessivamente rappresentata, sembra più una ascensione al cielo, un po' wuxia un po' xianxia, tutto un po' troppo too much, poco credibile, gesture caricaturali delle mani che fanno ridere più che immedesimarsi. Veleni in polvere che volavano come getti di farina e invece di combattere la gente si trovava a grattarsi.
Salvo due combattimenti, il Generale sulla quarantina che lotta sotto la pioggia per uccidere Gu-Ye, il duello finale tra i nostri protagonisti e il grande demone cattivo , che ricorda un po' un videogioco e un po' rappresenta il tipo di unione che riescono a formare i nostri protagonisti.
3) Caratterizzazione dei personaggi principali: il secondo ML è infine rappresentato come un uomo volubile e codardo sentimentalmente, non ho capito cosa volessero trasmetterci con questo personaggio, mi riferisco alla gestione emotiva del sentimento, non sarà chiaro. Stendo un velo pietoso sul personaggio fastidiosissimo della Principessa che verrà umanizzato sul finale ( della serie, volevo solo essere amata perché mi sento sola, quando mi amano divento buona e comprensiva, tutto ciò che ho fatto di terribile è stato per amore).
Non ci sono strategie mentali di altissimo livello, persino il ML, descritto come un genio, non riesce a prevedere una trappola fatale nel 18 e le conseguenze di un piano che va male nel 30, di cui la sua amata piangerà le conseguenze che potevano essere fatali, la FL è priva di qualsiasi acume mentale, non è né sveglia né scaltra. Moralmente è un personaggio positivo ma a livello di intelligenza non comprendo perché presentare una grande bravura marziale mista a una totale incapacità di prevedere le conseguenze delle proprie e altrui azioni.
Storie d'amore secondarie, una gradevole e l'altra con molte potenzialità iniziali che viene poi sviluppata in modo piatto e apatico, senza tanta convinzione. Partono a razzo e finiscono come una coppia annoiata senza alcun trasporto fisico.

Niente di nuovo a livello di scrittura: gli stessi identici tropi narrativi di sempre, una ragazza stupidotta che non comprende i propri sentimenti che si ritrova prima a gareggiare in un torneo di arti marziali, a stringere delle amicizie poi e coinvolta nell'ennesimo triangolo che non saprà completamente gestire perché non capisce cosa prova (generalmente quando non sai cosa provi non provi nulla per nessuno, l'amore non va spiegato).
La FL è sempre confusa sui suoi sentimenti, sia per l'uno che per l'altro, sceglierà il compagno della sua vita proprio negli ultimi episodi finali (cinque-sei episodi prima della fine).

Elementi di generi diversi(comico e tragico) non bene amalgamati, un po' per la sceneggiatura, un po' per le recitazioni lacunose degli attori.

Comuni cliché: triangolo, donna che cade e viene presa dall'uomo, donna ubriaca portata in spalla, principessa capricciosa e insopportabile, malinteso che cambia le sorti del destino, contatti fisici tutti concentrati sul finale ma baci molto molto tirati, lievi contatti sulla bocca e FINE (un drama casto, persino per essere un cinese).
Oggetti di scena moderni, parrucche brutte e di scarsissima qualità per tutti (notare come la parrucca del ML parta da metà testa).

Il voto è 5,5 in verità perché a causa di una recitazione traballante e stentanta e una sceneggiatura lacunosa non si può definire un lavoro valido, do mezzo punto per i personaggi geniali del demone pazzo e del medico che utilizza strategie paradossali.
Mi viene da ridere perché se leggete le recensioni un po' tutti affermano che la storia è carina anche se la RECITAZIONE FA SCHIFO, univocamente riconoscono che la recitazione FACCIA CACARE però poi danno voti dal 7 in su per la storia e i combattimenti (resi pure male tra l'altro).

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Completed
Mad for Each Other
7 people found this review helpful
Feb 1, 2025
13 of 13 episodes seen
Completed 2
Overall 8.5
Story 7.5
Acting/Cast 9.5
Music 6.0
Rewatch Value 6.5

ATTENTI A QUEI DUE !

Avviso sin da subito che sembra una commedia spassosa e leggera, sia per il trailer, i reel che girano sui social, sia per le scene esilaranti dei primi 4 episodi ma si tratta di un genere drammatico e molto serio.
Il man lead è un poliziotto con problemi di gestione della rabbia che viene incastrato dai superiori, la protagonista femminile invece è una donna con un disturbo post traumatico da stress e un funzionamento reattivo di tipo compulsivo a seguito di violenze nella passata relazione. E il tutto non si è concluso come in un paese normale, siamo in Corea quindi se sei ricco un buon avvocato può persino fartela passare liscia.
In tutto questo i due si incontrano perché sono vicini di casa e vanno dalla stessa psichiatra del loro quartiere.
Inizialmente non andranno d'accordo poi lei si affiderà a lui perché si sentirà più sicura e protetta, lui resterà affascinato dalla sua bellezza, il modo di affidarsi e aver bisogno di lui lo conquisterà totalmente.
Un modo calzante per descrivere la coppia principale in questo drama è "imperfettamente perfetta". Entrambi hanno problemi relazionali, traumi, cicatrici e demoni interiori ma provano a gestirli insieme, lui le sta accanto in modo realistico, in questa coppia ho visto più lui come supportivo e protettivo, lei è indubbiamente meno di aiuto sebbene una sua brillante intuizione lo aiuterà nel lavoro, è un tipo di sviluppo evolutivo e relazionale reso in modo irrealistico ma apprezzabile da vedere.
E' presente anche una seconda coppia improbabile (non è ben chiaro il rapporto che sviluppano, volutamente), è un drama su come le relazioni tra gente strana /sofferente/ impulsiva siano in realtà soluzioni sentimentali percorribili e riempiano l'esistenza.

I protagonisti sono stati all'altezza ma in generale il livello recitativo è molto alto, specialmente la protagonista e il man lead nel suo dimostrare amore incondizionato, ogni emozione, specialmente l'imbarazzo era resa anche da piccoli movimenti microfacciali, risultando molto naturale e dando vita ad un personaggio credibile.
Il drama in totale dura quasi 6 h e 30 quindi si può vedere in uno-due giorni, a seconda del tempo a disposizione, comunque è molto scorrevole.
Sceneggiatura molto buona, il lavoro sui personaggi coerente e attendibile, scenografia discreta ma non eccezionale.
Molti si sono lamentati del personaggio di lei perché eccessivamente dipendente, pavido, bloccato ma, sebbene risulti, almeno personalmente, scomodo da vedere e sopportare, credo che non potrebbe essere diversamente, lo capirete meglio quando verrà illustrato quello che ha passato e il senso di colpa tipico delle vittime che pensano in parte che la loro tragedia sarebbe stata evitabile con qualche accortezza, arrivando a dubitare di se stessi e del proprio discernimento. Tutto ciò, professionalmente lo affermo, è molto comune e realistico.
La storia non è davvero niente di nuovo o geniale, anzi sono i soliti topic coreani e l'idea di come una storia improbabile tra sofferenti psichici sia possibile e terapeutica viene sicuramente dal Lato Positivo, film molto buono di 12 anni fa, tuttavia mi sento di premiare la recitazione.

NEO: I due episodi finali chiudono la narrazione velocemente e, anche se c'è un colpo di scena avvincente, più per come è stato reso che non per l'idea in sé (già vista in altri lavori), li trovo stonati e sottotono, non hanno chiuso in modo soddisfacente il lavoro che poteva mostrare più le dinamiche relazionali di questa coppia.
Inoltre l'ultimo punto non è ben spiegato ( 3 minuti prima della chiusura del lavoro).

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Completed
The Starry Love
7 people found this review helpful
Oct 16, 2024
40 of 40 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 8.0
Acting/Cast 8.0
Music 10
Rewatch Value 7.0

L'importanza di rimanere fedele a se stessi anche se il mondo ti è contro

The Starry Love (星落凝成糖) è un xianxia del 2023, terzo capitolo della "Trilogia del miele", diretto da Zhu Rui Bin e basato sul romanzo di "Once Upon a Time Junhua". La storia ruota attorno a due sorelle gemelle, Qingkui e Yetan, i cui destini si intrecciano con quelli di due mondi opposti dopo uno scambio di matrimoni, tra intrighi, amore, magia e conflitti tra regni.
Pregi
Trama coinvolgente e doppia narrazione:
La storia delle due sorelle offre due linee narrative parallele che si intrecciano, mantenendo alta la tensione e l’interesse. Il legame tra le gemelle è uno degli aspetti più apprezzati, con una rappresentazione sana e solidale del rapporto familiare.
A differenza di molti xianxia tradizionali, la serie inserisce elementi comici, soprattutto nella prima metà, che alleggeriscono la trama senza renderla banale. Questo equilibrio tra umorismo e dramma è stato ben inserito.
Chen Xing Xu si distingue per la capacità di interpretare più personalità, mostrando versatilità. Li Lan Di è convincente e carismatica come Yetan. Anche gli altri membri del cast, come He Xuanlin e Chen Muchi, risultano credibili nei rispettivi ruoli. Specialmente Chen muchi che non conoscevo e mi è sembrato più espressivo e credibile del ML nelle scene d'amore.
L’interazione tra i membri del cast principale, in particolare tra le due sorelle e tra le coppie romantiche, è naturale e coinvolgente. Le dinamiche familiari e sentimentali sono uno dei punti di forza.
É una delle serie più sottovalutate qui su Viki, appassionante e coinvolgente, ottimi effetti speciali e una colonna sonora straordinaria (la mia preferita), con un ritmo narrativo che però annoia per il 40% della serie. Finale non triste ma aperto, dà speranza.... non si può dire che finisca bene .
Protagonista femminile coraggiosa, forte, anticonformista, insegna l'importanza di rimanere fedeli a se stessi nonostante tutto, è questo il grande e vero messaggio della serie.

AMORE
Due storie d'amore come scrivevo prima: la prima si sviluppa subito a seguito di un quasi colpo di fulmine, e procede speditamente, la seconda si forma nella prima parte del drama ma racconta di un amore più profondo, che nasce attraverso la condivisione, il supporto, il sostegno e aiuta l'evoluzione dei personaggi.
La proposta che si porta in scena sostiene il concetto che gli opposti si attraggono, esattamente come yin e yang i protagonisti sono attratti da caratteristiche opposte nei partner, ma sono quelle caratteristiche che li aiuteranno a mettere in discussione se stessi e a migliorare come persone.
Il personaggio maschile , sebbene affascinante, dimostra molti più anni e una maturità che poco si sposa col fascino fresco della protagonista che ne dimostra meno, e sembrano più padre e figlia che due amanti e giovani sposi. Chimica non pervenuta. Nella seconda coppia invece l'attore maschile è stato bravo a mostrare del desiderio , ogni tanto, nei confronti della donna di cui si innamora.
Buone le interpretazioni principali, gli effetti speciali e le ambientazioni nel regno celeste.
Il regno dei demoni mi è sembrato meno curato.

Difetti
Effetti speciali e scenografie:
Alcune scene soffrono per l’uso di CGI mediocri e set poco dettagliati, che possono risultare meno immersivi rispetto ad altri drama fantasy di alto livello.
Ritmo altalenante:
La parte centrale può risultare lenta o ripetitiva, con alcune sottotrame secondarie considerate poco interessanti e che avrebbero potuto essere tagliate per una narrazione più compatta.
Fondamenta romantiche deboli:
La storia d’amore principale risulta poco profonda e poco sviluppata emotivamente, soprattutto rispetto alle aspettative del genere.
Recitazione non sempre omogenea:
Mentre i protagonisti brillano, alcuni attori secondari risultano meno convincenti, in particolare nei ruoli più complessi.
Per questi motivi e per la noia di alcuni episodi porto la mia valutazione a 7,5.

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Completed
Perfect Crown
10 people found this review helpful
May 26, 2026
12 of 12 episodes seen
Completed 6
Overall 5.5
Story 6.0
Acting/Cast 7.0
Music 7.0
Rewatch Value 1.0

PERFECT CLOWN- PERFECT NOIA!

*The Perfect Strunzata* sarebbe già un titolo più onesto, limpido e soprattutto meno truffaldino dell'originale. Perché qui non siamo davanti a un drama che inciampa: siamo davanti a un’opera che prende una bella confezione, si mette addosso il velluto, accende due luci calde, fa partire la musica al pianoforte e spera che nessuno, per caso, si accorga che sotto non c’è quasi niente. E invece ci si accorge, eccome se ci si accorge. Basta avere anche solo un minimo di pazienza — o di sopportazione masochista — per arrivare ai titoli di coda e capire che il vero miracolo non è la storia raccontata, ma il fatto che una parte del pubblico sia riuscita a chiamare tutto questo “capolavoro” con lo stesso entusiasmo con cui si approverebbe una viennetta al supermercato spacciandola per patisserie di Vissani.

Il voto medio di 8,4 , francamente, ha qualcosa di liturgico, è atto di fede delle casalinghe o delle bimbette in assetto da adorazione, del fandom che confonde l’algoritmo con il gusto, dell’occhio che vota con il cuoricino e non con il cervello. Una liturgia del “mi piace perché è bello”, che poi è il grande sport planetario della televisione patinata: prendere due facce fotogeniche, impacchettarle in una monarchia costituzionale da cartolina, spruzzarci sopra un po’ di dolore ereditario e far passare il tutto per narrativa adulta. È una bestemmia estetica venduta come SERIE TV! PER GIUNTA CON INESATTEZZE STORICHE (VEDI LA POLEMICA SUL FINALE).

La prima cosa che salta addosso, e che resta addosso è l’ossessione per l’immagine: questo drama vuole essere guardato, non vissuto. Vuole essere contemplato, non attraversato! È un lungo esercizio di fotografia che si guarda allo specchio, si trova molto elegante e decide che basta. Inquadrature lunghe, primi piani tirati fino allo sfinimento, pause che vorrebbero sembrare peso psicologico ma che spesso assomigliano solo a una versione particolarmente costosa dell’immobilità. Il problema non è la lentezza in sé: il problema è la lentezza senza densità. Quando una serie è lenta ma piena, la segui volentieri. Quando è lenta e vuota, inizi a sentire il rumore del tuo stesso disinteresse. E qui il disinteresse arriva presto, già dopo pochi episodi, come un ospite sgradito che si siede sul divano e non se ne va.
La struttura temporale è un altro piccolo attentato alla dignità dello spettatore. Non parliamo di un uso intelligente dei flashback, quelli che aggiungono qualcosa, chiariscono, danno strati, modificano il significato del presente. No. Qui c’è un abuso costante di ellissi, rimandi, ritorni indietro, tagli di scena nel momento esatto in cui una risposta potrebbe arrivare, per poi riproporla tre scene dopo come se il dramma avesse inventato l’acqua calda. Una domanda? Stop. Una confessione? Stop. Un confronto? Stop. Una scena che potrebbe respirare? Niente, taglio netto, cambio d’angolo, ritorno più tardi con la stessa informazione servita in versione dilazionata. È il classico trucco da sceneggiatura che non ha abbastanza sostanza per reggere il presente e allora lo svuota, lo interrompe, lo spezza, lo rimanda. Non suspense: stanchezza. Non tensione: rinvio artificiale. Non profondità: il gioco delle sedie temporali e questo lo fa col disperato tentativo di "farti sentire" qualcosa, ma io sentivo il suono dei miei sbadigli.

E poi ci sono i personaggi, o almeno quello che dovrebbe somigliarvi. Il principe, sulla carta, avrebbe dovuto avere carisma, aura, presenza, status, forza. In pratica, I-An, il Daegun, Byeon Wook Seok. sembra un uomo elegante generico uscito da un catalogo di modelli di brand di lusso, abiti satinati, lucidi, con colori improbabili, da piano bar o da matrimonio kitsch, con la differenza che un catalogo lo sfogli e basta. Il problema non è solo che reciti bene in alcune scene e peggio in altre: il problema è che non emana abbastanza AURA. Un principe, in un racconto del genere, deve avere peso visivo e simbolico. Deve entrare in scena e far capire perché tutti si girano. Qui invece spesso pare un modello ben pettinato, vestito con abiti che non costruiscono un’identità ma la smussano. Non ha mitologia addosso, cammina come se fosse in passerella. Ha il merchandising. E se il personaggio maschile principale non ha aura, il drama non è che perda un dettaglio: perde il suo perno. Il confronto con Lee Min-Ho e il suo Lee Gon di Eternal Monarch è impietoso.

La voce, poi, è un altro di quei punti che fanno la differenza tra un attore e un bel viso con il copione in mano. La modulazione emotiva qui spesso non c’è. Il volto prova a dire una cosa, la voce non dice quasi niente. È quella sensazione fastidiosa per cui tu dovresti sentire intensità, ma percepisci soltanto la posa dell’intensità. Gli occhi si fermano bene, la faccia si dispone bene, ma il peso interno resta piatto. E il risultato è tragicomico: il personaggio dovrebbe essere tormentato, ma sembra semplicemente ben illuminato. È il limite più crudele dei drama iper-fotografati: trasformano ogni debolezza in evidenza. Se l’attore è forte, la luce lo esalta. Se è debole, la luce lo inchioda. E qui il problema si vede parecchio.

IU va detto, tiene meglio MA non per questo salva la nave. È più continua, più stabile, più consapevole. Ha una presenza che regge la scena in modo meno intermittente. Però anche lei, a un certo punto, si piega alla logica generale della serie: quella di caricare il personaggio più del necessario, di spingere una caratterizzazione che diventa presto manierismo. Ci mette un po’ ad arrivare davvero, perché la scrittura la costringe a stare dentro un sistema che preferisce l’estetica alla respirazione. E infatti il rapporto tra i due non esplode mai del tutto, non per mancanza di bellezza, ma per mancanza di tensione autentica. Sono una coppia gradevole, esteticamente funzionante, persino piacevole in varie scene. Ma non ti danno i brividi. Non ti lasciano addosso quella micro-scarica che ti fa pensare “ok, forse si piacciono davvero” (cosa che ho pensato in My demon, dove la chimica ha salvato la serie dalla mediocrità). Restano una bella composizione. Una coppia da feed. Instagrammabile. Un’immagine che si lascia guardare più che un legame che si lascia sentire.

E questo è il punto che taglia più in profondità: la serie insiste sulla coppia come se bastasse l’accoppiata visiva a produrre emozione. Ma la chimica non è un filtro Instagram. Non è il fatto che lui sia bello e lei anche, e dunque il resto venga da sé come per magia. La chimica vera si misura sulla naturalezza, sulla presenza fisica, sui dialoghi che respirano, sulla tensione sotterranea, sulle pause piene di qualcosa. Qui invece i dialoghi spesso non restano dentro. Scivolano via. Sono poveri, talvolta persino troppo letterali, almeno dei sottotitoli poco revisionati, come se qualcuno avesse paura di far dire ai personaggi cose che non siano già esplicitamente comprensibili.

E i personaggi secondari? Utili, sì, ma spesso ridotti a funzione. La regina è uno di quei casi in cui il dramma pare innamorarsi della propria idea di follia aristocratica e finisce per produrre una figura caricaturale, più disturbante per eccesso di posa che per autentica minaccia. Il padre, invece, è un attore vero. Si vede. Si sente. Lo capisci dal fatto che fai fatica a riconoscerlo altrove: cambia pelle, non resta imprigionato nella stessa faccia (è lo scienziato genetico di Mouse). Peccato vederlo sprecato in un titolo che non gli offre possibilità. E poi c’è il bambino che interpreta il re, che è forse uno dei punti più fragili dell’intero impianto: non basta vestire un bambino da simbolo nazionale per trasformarlo in figura tragica. Se l’attore è debole, si vede. Se la direzione è povera, si vede due volte. E quando la serie pretende da un piccolo interprete una regalità psicologica che lui non riesce a sostenere, l’effetto è quello del “mini-adulto per contratto”, cioè una cosa innaturale e un po’ ridicola, che spezza la credibilità invece di consolidarla. Anche lì, l’idea c’è. La resa no.

Sul piano della scrittura politica, poi, il drama si impantana nelle sue stesse premesse. Il protagonista avrebbe l’agency per distruggere i nemici, per usare il testamento, per prendere posizione, per piegare il sistema. Ma la sceneggiatura gli costruisce intorno una giustificazione di convenienza, non una vera complessità. Non è un conflitto morale profondo: è il classico “non lo fa perché altrimenti la trama finirebbe”. Ed è qui che il personaggio smette di sembrare vivo e diventa una pedina al servizio della durata. È la morte del racconto intelligente: quando il comportamento non nasce da una necessità interna ma dalla paura degli autori di arrivare troppo presto alla verità.

La parte più comica, però, è il continuo tentativo di far sembrare tutto sofisticato tramite l’accumulo di dettagli visivi. Il product placement è quasi un personaggio a sé. Subway, catene di fast food, Mercedes, tutto infilato in scena con quella naturalezza da pubblicità travestita da fiction. E capisci che il problema non è la presenza del brand in sé: il problema è quando la serie appare più interessata a vendere il mondo che a raccontarlo. Così il palazzo, le auto, i locali, gli oggetti, tutto diventa superficie. Una superficie molto lucida, certo. Ma sempre superficie. Una patina di lusso che non basta a fare atmosfera, perché l’atmosfera, quella vera, nasce dal rapporto tra stile e necessità narrativa. Qui invece la necessità manca, e resta soltanto il lucido.

Il ritmo, di conseguenza, è un piccolo supplizio. Ci sono episodi in cui qualcosa regge, anche meglio di quanto ci si aspetterebbe. Ma poi la serie torna alla sua principale vocazione: diluire. Dal matrimonio in poi diventa una sequenza di complicazioni più o meno prevedibili che invece di alzare la posta la annacquano. E quando perfino un evento potenzialmente forte come l’incoronazione viene trattato come un dettaglio quasi laterale, capisci che il problema non è la mancanza di eventi, ma la mancanza di energia nel raccontarli. Tutto pare stare lì per comporre un tableau, non per far avanzare davvero una storia.

Eppure il finale, in modo quasi scandaloso rispetto al resto, funziona. Funziona perché si libera di molte delle pose inutili e finalmente concede alla coppia un respiro più quotidiano, più semplice, meno ossessionato dall’essere iconico. Ed è quasi ironico che proprio la parte più convincente arrivi quando la serie smette di voler essere “grande”. Niente cliché urlati, niente retorica monarchica, niente bisogno di inchiodare ogni emozione al primo piano con sottofondo di pianoforte triste. Solo la vita di ogni giorno. Ed è lì che si intravede, per pochi minuti, quello che il drama avrebbe potuto essere se avesse avuto il coraggio di fidarsi di più delle persone e meno del packaging.

Per questo, in fondo, il verdetto resta severo. Non perché sia un disastro totale in ogni singolo istante. Non lo è. Ma perché fallisce nel punto in cui voleva essere imponente: la costruzione di un mondo emotivo credibile. Vuole sembrare aristocratico, profondo, romantico, tragico, elegante, ma troppo spesso finisce per sembrare solo costoso, stirato, fotografato bene e scritto con la paura di restare davvero fermo su un’emozione. Il che, paradossalmente, lo rende ancora più frustrante. Perché il potenziale c’era. La confezione pure. Manca il resto.

Il mio voto complessivo resta quindi sotto il voto del pubblico adorante e benedetto dal culto del bel volto: un onesto 5,7/10, non portato a 6 perchè questo voto VA ABBASSATO, INSULTO A QUALSIASI COSA ABBIA QUEL VOTO E SIA UNA SPANNA SOPRA, 0,4 PUNTI INFERIORE A MR SUNSHINE, VERGOGNA! Una serie che vuole vendersi come regale ma vive di trucchi, che vuole essere intensa ma si nasconde dietro i primi piani, che vuole essere sofisticata ma insiste sui cliché, che vuole sembrare memorabile ma finisce per essere, soprattutto, una lunghissima, costosissima, impeccabilmente illuminata S T R UN ZA TA!

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Completed
Dear Hongrang
8 people found this review helpful
Jun 11, 2025
11 of 11 episodes seen
Completed 7
Overall 8.5
Story 8.0
Acting/Cast 8.0
Music 8.0
Rewatch Value 7.0

Una lotta tra poveri (diavoli)

Il titolo originale è Tangeum ed è maggiormente rappresentativo dell'opera perché ne racchiude il senso profondo, due interpretazioni fondamentali, entrambe centrali nei temi della serie:
Swallowing Gold (吞金): Nell'antica Cina, il "tangeum" indicava una punizione brutale in cui si costringeva una persona a ingoiare oro fuso, simbolo di silenzio forzato e cancellazione totale della voce e della verità. Nello spettacolo, questo rappresenta il dolore e i segreti che i personaggi devono soffocare per sopravvivere in un mondo pericoloso, analogamente a quello che accade e che verrà disvelato nel corso degli 11 episodi.
Significa anche suonare lo zither (彈琴): il termine "Tangeum" , ricorda, come pronuncia fonemica, l'espressione "suonare lo geomungo", uno strumento tradizionale coreano. La musica della cetra simboleggia la possibilità di esprimere il dolore e i sentimenti repressi, offrendo una via di catarsi e liberazione, anche se solo temporanea.
Se analizziamo questo secondo significato ci viene in mente il canto gutturale mongolo indiano di 4Bout- Burning Petals, colonna sonora e pezzo forte del lavoro,
Il brano ricorderebbe un Pansori - antica forma di narrazione cantata coreana dove vengono narrate vicende di vendetta, odio o tragiche con una voce rotta; esattamente come in questo caso la canzone sembra evocata, un lamento, una preghiera che inizia con suoni aborigeni che si ricollegano ai suoni degli antichi sciamani, col tamburo che evoca i battiti della terra.
Il titolo Tangeum fonde questi due atti – il soffocamento come punizione e l’espressione come preghiera, catarsi liberatrice, dando voce ad una potente metafora narrativa: da un lato la soppressione del dolore e dei segreti, dall’altro la ricerca di una voce, anche se fragile, attraverso la musica o l’emozione.
Questo sangeuk (la serie è ambientata nell’era Joseon, uno dei periodi storici più iconici della Corea, e ne riproduce fedelmente atmosfere, costumi e dinamiche sociali), mescola elementi mistery-thriller a melodrammatici, proponendo nel corso degli episodi un'esplorazione dolorosa dell'ossessione per la vendetta e il riscatto, il dolore traumatico e un violento desiderio di appartenenza identitaria PERCHE' NONOSTANTE LE CENTINAIA DI RECENSIONI VA EVIDENZIATO CIO' CHE É SFUGGITO: questo non è un drama , in senso classico, né si può definire tale un lavoro solo perché è coreano, è un mistery thriller psicologico che poggia sulla ricerca-negazione dell' identità.

SPIEGAZIONE PSICOLOGICA DELLE DINAMICHE
La madre rifiuta di aver perso un figlio : nel caso di Dear Hongrang, la madre del protagonista, sopraffatta da una disperazione acuta e annichilente, orienta tutta la propria esistenza alla ricerca del figlio scomparso, rendendo la sua identità di madre inscindibile dalla presenza (o dall’assenza) di Hong Rang. SE MIO FIGLIO E' MORTO NON SONO PIU' UNA MADRE.
Non solo questo attaccamento ossessivo le impedisce di elaborare il lutto ma anche di riconoscere i cambiamenti avvenuti nel figlio e, in senso più ampio, nella famiglia.
La negazione della perdita porta la madre a vivere in una dimensione sospesa, dove il figlio non è né vivo né morto, e la sua identità resta cristallizzata nell’immagine che aveva prima della scomparsa. Quando Hong Rang ritorna, adulto e senza memoria, la madre (così come la sorellastra Jae-yi) fatica a riconoscerlo, perché la sua identità reale è ormai diventata un enigma, un vuoto da riempire secondo i desideri e paure. In questo modo, la madre non riconosce il figlio come individuo autonomo, ma come proiezione del proprio bisogno di non perdere un ruolo fondamentale nella sua vita: quello di madre.
In termini psicologici e narrativi, questa dinamica mostra come il figlio non può essere riconosciuto per ciò che è davvero, mentre la madre resta imprigionata in un ruolo che non evolve, negando a entrambi la possibilità di crescere e accettare la realtà del cambiamento.
Il padre : rifiuta la sua identità di padre, la sua identità è quella del MERCANTE , in un dialogo illuminante si esprime con queste parole "Sono un mercante, il mio compito è dare valore, valutare, massimizzare i profitti e minimizzare i costi", questo lo allontana dall'umanità che un padre dovrebbe avere e dalle regole che dovrebbe dare. L'identità di padre affettivo viene negata e messa in secondo piano, mentre accetta pienamente il suo ruolo di mercante e patriarca della famiglia. Dopo la scomparsa del figlio Hongrang, invece di restare ancorato al dolore personale, egli adotta un approccio pragmatico e strategico: per colmare il vuoto di potere creato dall’assenza dell’erede, sceglie di adottare Mu-ji, per garantire la continuità e il potere della dinastia mercantile anche a costo di sacrificare i legami familiari tradizionali. E anche a lui nega l'identità e la possibilità di esistere: la sua sola possibilità è quella di diventare la sua "protesi", la sua estensione (cit.) se vuole essere qualcuno al mondo e non un orfano, senza nome e scopo, quindi per quei tempi senza ragione di esistere.
La sorella : La sorella di Hongrang, Jae-yi, rifiuta la sua identità in modo complesso e doloroso. Cresciuta nel dolore e nel senso di colpa per la scomparsa del fratello, quando Hongrang ritorna dopo 12 anni senza memoria, lei lo accusa di essere un impostore e fatica a riconoscerlo come suo fratello. Questo rifiuto non è solo scetticismo ma una forma di negazione emotiva: l’ossessione per la sua assenza e la sofferenza accumulata le impediscono di accettare che quell’uomo adulto possa essere davvero il fratello scomparso, trasformando il suo rapporto in una tensione carica di dubbi e conflitti interiori, il dubbio sulla sua vera identità diventa anche un modo per Jae-yi di proteggersi dalla paura di perdere nuovamente il fratello o di essere ingannata. Inoltre, il fatto che Jae-yi sia sorellastra e non sorella biologica aggiunge ulteriori sfumature al loro legame e rende possibili degli sgradevoli sviluppi incestuosi. Verrà poi negato dapprima il legame amoroso e in seguito quello di sangue per aver la possibilità di vivere il legame amoroso.
Hongrang : la sua identità è stata a lungo negata e cancellata , è stato tutto e niente: è diventato il figlio adottivo di qualcuno, è stato un talismano, trattato alla stregua di uno "sterco di topo", quando recupera il suo posto nella famiglia vuole diventare un figlio e un fratello, e in questo senso inizia il suo percorso di umanizzazione, attraverso l'amore, il senso di protezione, che nasce dalla presa di consapevolezza che la sorella è simile a lui per i vuoti emotivi che ha subito, le si avvicina per similarità, iniziando a sviluppare compassione, che ha un potere catartico e terapeutico incredibile.
Fratellastro : il ritorno del "vero Hongrang" ne mette in dubbio la possibilità di esistere, di avere l'identità che arbitrariamente gli era stata assegnata. Quando la sorellastra proverà a salvarlo e a portarlo lontano lui rifiuta con fermezza "senza questa identità io non esisto". Dopo la scomparsa di Hongrang, Mu-jin è stato adottato e cresciuto come erede designato, educato all’arte degli affari per prendere il posto del figlio naturale nella gestione della famiglia e delle sue fortune. Questo ruolo gli conferisce un potere e uno status che Mu-jin vuole consolidare e mantenere perché gli dà scopo e un ruolo nel mondo.
Hongrang e il fratellastro si fanno la guerra per l'identità, a entrambi viene negata, sono due figure speculari, nella stessa posizione invece di comprendere che l'altro è uno specchio ne vedono un nemico.E da qui il titolo della mia recensione: lotta tra poveri, perché l'avversario è un ALTRO. Uno lo combatte, l'altro finirà per servirlo.

Grande Principe : a volte non basta essere un re o un principe, quando l'individuo si sente profondamente inadeguato dentro, anche la più vistosa e massima carica che il mondo può donargli , non basta a colmargli il vuoto e l'assenza di senso, il ripiego narcisistico è qui necessario per la salvaguardia del Sé.
"Se non basta essere un Re, allora sarò un Dio costi quel che costi".
La caratterizzazione del personaggio, dal casting molto azzeccato, alla creazione di un delirio egosintonico (in linea" con la propria identità e i propri valori, che non genera conflitto interno e quindi non può essere messo in discussione da nessun confronto con qualsivoglia altra persona) di tipo mistico/religioso, che ne consegue è molto ben scritto ed elaborato.
Snowman: un albino considerato un fantasma, in un'epoca in cui un aspetto diverso veniva considerato presagio di sventure, si adegua alla identità di iettatore e assume il ruolo e i compiti che ne derivano dall'identità che la società gli assegna.
COSA HO APPREZZATO
Bellezza di un'epoca e i valori mostrati: i rituali sciamanici e il potere della superstizione, l'opera non è ben curata solo per la fedeltà degli usi e costumi (fumano persino l'oppio) ma per il potere della superstizione che ha caratterizzato la storia e l'ha influenzata profondamente ( basti pensare alle streghe e all'inquisizione) , anche in questo lavoro vengono illustrate superstizioni e credenze del tutto arbitrarie nel sovrannaturale, i fantasmi, le maledizioni, la cattiva sorte. Utilizzo di feticci e volt e rituali che si ritrovano anche oggi alle fatture/ligature moderne.
In Dear Hongrang sono rappresentati, sebbene in maniera poco affrofonndita rituali tipici dello sciamanesimo coreano, che includono danze rituali e stati di trance mistica. Gli sciamani, donne chiamate Mudang, eseguono danze e canti durante i riti chiamati kut, che servono a invocare gli spiriti, comunicare con il mondo spirituale e influenzare il destino umano. Questi rituali sono caratterizzati da esaltazioni spirituali o estasi mistiche, nelle quali lo sciamano entra in uno stato di trance e può manifestare possessioni da parte degli spiriti, chiamata sinbyŏng. Nella serie, lo sciamano esegue movimenti e canti che creano un’atmosfera mistica e carica di tensione emotiva.
Nella serie, la Mudang viene raffigurata mentre danza su una lama, un’immagine suggestiva che sottolinea la tensione e il mistero della narrazione. Questi rituali sciamanici riflettono le credenze e le superstizioni dell’epoca Joseon, in cui la serie è ambientata, e contribuiscono a creare un’atmosfera carica di tensione e mistero. Essi rappresentano anche un ponte tra il mondo materiale e quello spirituale, influenzando le azioni e le emozioni dei personaggi, e sottolineando i temi di identità, destino e potere nascosto che attraversano la narrazione.
L'aspetto meraviglioso che viene sottolineato è la credenza che gli spiriti maligni portassero male e rapissero i bambini quando è solo il genere umano capace delle peggiori nefandezze.

Regia e Sceneggiatura
La regia di Dear Hongrang è affidata a Kim Hong-sun, noto per il suo stile visivamente accattivante e la capacità di gestire narrazioni complesse e cariche di suspense, come dimostrato in precedenti lavori quali Money Heist: Korea e The Guest. Lo stile è incalzante e reso abilmente anche grazie al montaggio. Le riprese includono primi e primissimi piani, per la resa emotiva, ma anche riprese dal basso e da dietro per slanciare alcune figura e indicarne la solennità, o la natura doppia di alcuni personaggi, mandando indizi molto apprezzati allo spettatore esperto.
L'utilizzo dei filtri rossi nel rappresentare le scene di grande efferatezza è stata una sperimentazione che non mi è dispiaciuta , non compiute dai fantasmi ma dagli esseri umani, i soli in grado di compiere atti truculenti e belluini.
L'utilizzo del sangue sulla macchina da presa è una chicca utilizzata da molti registi quali Lynch, Tarantino, Park Chan-wook (Oldboy), Dario Argento , che spesso viene utilizzata non solo per rappresentare violenza ma anche come simbolo di vendetta, colpa e redenzione.
Aiuta comunque a rompere la barriera tra finzione e realtà, un invito a guardare oltre la superficie della narrazione, o un modo per rappresentare la sofferenza e il trauma in modo viscerale e immediato.
La scenografia è curata, con grande attenzione a dettagli storici e culturali, ricostruendo con autenticità gli ambienti dell’epoca Joseon: dai sontuosi interni delle case dei mercanti alle strade di Hanyang. L’uso dei costumi tradizionali, come l’hanbok, e i completi invernali che non avevo mai visto, e altri elementi visivi tipici del periodo contribuisce a immergere lo spettatore in un affresco storico ricco e credibile. Questa cura per la ricostruzione storica e per i dettagli culturali sottolinea il forte impegno della produzione nel rappresentare la “vera bellezza coreana” e nel rendere la serie non solo un thriller psicologico, ma anche un’esperienza visiva e culturale profonda.

COSA NON MI É PIACIUTO
Crollo del ritmo dopo il primo episodio e interpretazioni non sempre convincenti o credibili, livello di recitazione molto disomogeneo: il padre e il fratellastro per esempio non mi hanno convinto per niente.
Coloro che PER ME si sono distinti sono il gran principe e un bambino nel settimo episodio , nel minuto 32° che mi ha dato i brividi.
I due protagonisti principali oltre mancare di chimica che ha reso arbitraria e fuori luogo la loro storia d'amore, anche perché non viene rappresentata l'evoluzione a causa della brevità del racconto e di molte trame e sottotrame da sviluppare/affrontare in 11 episodi da 1 ora scarsa, hanno mostrato una recitazione che non sempre mi ha convinta.
Lee Jae Wook è splendido e performante nelle scene di lotta , troppo contenuto quando c'è da mostrare un dissidio interiore profondo, forse era troppo acerbo ancora per rappresentare un turbamento interiore così traumatico, tormentato. Non mi è arrivato.
Inoltre le cicatrici che aveva sul piede a primo episodio non ci sono nelle scene finali quando lava i vestiti scalzo in montagna, errore non da poco se una profana come me lo nota ma questo non c'entra con la recitazione.
La FL l'ho trovata molto più complice con rowoon e lee dong wook in precedenti lavori, ne comprendo il casting perché interpreta ruoli da esclusa, da persona sola e sfortunata da una vita che ormai il pubblico la riconosce come tale quindi afferra subito il personaggio e le sue sfumature. In questo lavoro è stata brava ma non eccelsa ed era la protagonista, fastidiosamente presente inizialmente passa dall'astio alla sincera preoccupazione all'attrazione senza mostrarci con convinzione come e perché attraverso il viso, l'espressione è una e prevalentemente spiritata. Molto brava devo dire invece quando apprende di lui e di ciò che ha subito, lo sguardo è sconcertato e sinceramente coinvolto , empaticamente provava dolore, vergogna , mortificazione e dispiacere profondo. La promuovo a pieni voti solo in quella scena.
Un ritmo non sempre sostenuto: si è passato dal primo, magnifico episodio che avrei valutato 9,5 per montaggio, scenografia, musica, suspance, ritmo narrativo ad un brusco e immediato crollo quando dal secondo tutto si arresta e frena per presentare i personaggi, le loro storie, i loro funzionamenti psicologici. Comprendo lo scopo ma passare da 130 KM/h a 40 di colpo senza gradualità è nauseante e poi soporifero.
Influenze: a livello di tropo narrativo c'è Anamorph, del 2007 , thriller con Dafoe W., una serie tv coreana con
Zo In Sung, Song Hye Kyo, del 2013 " That Winter, The Wind Blows", ripropone il tema dell'incesto tra fratelli. A livello scenografico la scena dell'incendio nel secondo episodio mi ricorda molto la fuga da Atlanta in via col Vento, colossal cult del 1939.

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Completed
Story of Kunning Palace
8 people found this review helpful
Apr 23, 2025
38 of 38 episodes seen
Completed 1
Overall 7.5
Story 8.0
Acting/Cast 7.5
Music 7.5
Rewatch Value 7.0

Novità interessanti nella costruzione dei personaggi

C-drama a sfondo storico, a tema revenge and redemption, adattamento drammatico di un popolare romanzo web harem femminile "Kun Ning" (坤宁) di Shi Jing (时镜), con una novità interessante: i lettori hanno votato per il partner della protagonista.
Inizio dicendo che per me è stato uno show DIFFICILE all'inizio. L'inizio di questo show è stato incredibilmente lento e la traduzione italiana non adattata mi ha fatto soffrire, rallentando ancor più la comprensione.
Questa storia esplora i nessi causali tra passato, presente e futuro, abbracciando l'idea che, se solo sapessimo ciò che sappiamo ora, potremmo tornare indietro e fare ciò che avremmo dovuto/potuto ma non abbiamo fatto.
Inizia con una Ning'er che è già un personaggio pienamente realizzato ma non ancora rivelato: un' imperatrice subdola e capricciosa, eccessivamente autoindulgente, che viveva una vita malvagia e corrotta.
Il tropo narrativo è quello tanto caro ai cinesi di ritorno nel passato per cambiare il proprio destino ma la proposizione è stata molto diversa rispetto a quanto siamo abituati a vedere nel senso che effettivamente molti eventi rimangono immutabili e ai protagonisti tocca affrontare le sfide in modo diverso.
E' proprio questo l'aspetto affascinante di questo spettacolo: se il destino non cambia muta tu stesso il modo di affrontarlo e muterà anche il modo di subirlo.
La Protagonista è una giovane donna a cui è stato tolto tutto per una vendetta inutile di una concubina che però è stata la sua unica figura di riferimento (da qui sentimenti ambivalenti), arriva nella capitale piena di rancore e carica di propositi di riscatto a qualsiasi costo, decide di prendersi tutto anche quello che non le era destinato come risarcimento di quanto le era stato tolto. Si accorge però alla fine dei giochi che non ne valeva la pena e che non aveva davvero ottenuto nulla se non l'odio di tutti, che non aveva risolto i suoi problemi interiori e aveva calpestato anche coloro che l'avevano protetta e amata.
Anche se gli obiettivi di Ning'er cambiano, la sua natura innata rimane la stessa. Il passato è raccontato in flashback, poco prima che il momento si ripeta nel presente. Questo funziona per quanto riguarda i punti più dettagliati della trama, ma diluisce le storie dei personaggi e delle relazioni. Quindi, sebbene Bai Lu svolga il suo ruolo nel complesso, la narrazione frammentaria dei retroscena non cattura la profondità del rimpianto di Ning'er né le sfumature delle sue relazioni con alcuni dei personaggi principali.
Ha però la possibilità di rimediare, ed è bellissimo il modo in cui prende a cuore le sorti dei suoi sostenitori, soprattutto il suo migliore amico.
Altro elemento di novità è rappresentato dal ML, interpretato da Zhang Ling He, il suo personaggio : Xie Wei ,ci ho messo un po' per farmelo piacere ma quando l'ho compreso l'ho apprezzato più di chiunque altro, protagonista inclusa. E' un elemento di novità perché normalmente gli eruditi ma anche i protagonisti sono personaggi chiari, puri, corretti e moralmente integri. Qui il personaggio ha un indubbio spessore etico ma anche una grande complessità interiore e un temperamento collerico, aggressivo, a tratti violento. E' più un personaggio "latino" che un cinese da drama storico.
Però, sempre a differenza dei classici protagonisti cinesi, prenderà scelte estreme a tutela della donna che ama, a suo discapito, saprà prendere l'iniziativa sotto ogni punto di vista, dimostrandosi machiavellico e con infinite soluzioni. Un uomo intelligente sebbene eccentrico e fuori controllo.

La storia è molto interessante, la narrazione è ben orchestrata, nonostante un ritmo lento iniziale, mantiene alta la suspense e l’interesse dello spettatore attraverso colpi di scena e momenti emotivamente coinvolgenti.
Aiuta tantissimo il montaggio, molto ben studiato: alle scelte diverse nei percorsi di vita dei protagonisti vengono accostate scene , tramite flashback , compiute nella versione precedente che si vuole cambiare. Questo accostamento è un elemento di novità molto interessante.
Le scenografie sono molto buone, catturando l’opulenza e la grandiosità del palazzo imperiale, mentre la colonna sonora contribuisce a rafforzare l’atmosfera storica e a conferire intensità della serie.

Cosa non ho apprezzato: la protagonista principale, è intraprendente, intelligente, fiera e forte però sentimentalmente molto indecisa e tentennante (nonostante le sue ragione siano anche dettate da un malinteso che ha avuto con Xie Wei nella sua prima vita, legato al dono di un pugnale).
La costruzione del rapporto finale, quello definitivo, è stata relegata agli episodi finali ( mi riferisco davvero agli ultimi 3 episodi su 38 totali, nonostante il ML palesi il suo interesse quasi morboso nel 32°ep.) e fino al 38esimo, Ning'er sarà tentennante, procedendo a tentoni con slanci in avanti e passi indietro il giorno seguente.
La narrazione è carente nell'arco narrativo di Zhang Zhe. Per me, è la storia più cruciale dell'intera serie.
Ning'er era una persona egoista, così commossa da diventare altruista nei suoi confronti. Le loro emozioni erano così potenti che li hanno spinti entrambi fuori da loro stessi, verso un esito reciprocamente distruttivo. Purtroppo, a differenza del romanzo, ho letto, la loro relazione di riadattamento è superficiale e sfiora appena la superficie dell'affinità incompiuta tra loro. È un peccato che, invece di attenersi al romanzo, che meglio sviluppa questo arco narrativo, abbiano sprecato un sacco di tempo con le noiose e banali buffonate della perfida Consorte Shu. Il lato empatico di Xie Wei, presente nel romanzo, non è stato qui adeguatamente reso.
Tuttavia, nonostante la storia d'amore decolli alla fine, una comprensione reciproca si sviluppa gradualmente tra loro e la situazione diventa davvero bollente e passionale. Quando succede, la loro audace alchimia esplode in un modo che stabilisce un nuovo standard per le scene di intimità fisica in futuro.

L'inizio non è stato dei migliori, ho faticato per entrare nella storia, il ritmo è lento e risulta confusivo ricostruire la storia per la quantità dei personaggi proposti e continui flashback.
La recitazione dei personaggi è stata discontinua: Zhang ling he ha faticato per entrare nel personaggio, inizialmente l'ho trovato "legnoso" e innaturale, per rendere il dissidio interiore la sua espressività era troppo viziata da continue smorfie antiestetiche e innaturali, rendendolo poco convincente.
La protagonista , Bai Lu, molto intensa e convincente in alcune scene ma terribile in altre, la sua recitazione nel complesso per il ruolo da protagonista, è quella che mi ha convinto meno. Non cambia con gli episodi, mentre invece il ML, inizia a essere più naturale e convincente intorno al 26° (per me ha faticato ad entrare nel personaggio ma una volta entrato è stato intenso e performante).
Interessante che questo percorso di "risintonizzazione" del ML, finisca per rubare la scena alla "grande Bailu" e sia stato reso anche visivamente, iniziando a spogliarlo di quel trucco da vampiro ( smokey eye sui toni del rosso, cherry lip e pelle di porcellana ) per connotarlo con un maquillage più naturale.
Una coppia interessante che avrebbe dovuto trovare più spazio sulla scena è quella composta da Fang Yin e il Signor Lyu :c'era qualcosa nel suo desiderio di toglierle quel peso dalle spalle e condividere insieme i pesi della vita che l' ho trovato intrigante. Se gli autori ci avessero dato l'opportunità di vedere sbocciare questo rapporto, mostrandoci come si sarebbero potuti innamorare l'uno dell'altra e sarebbe stato interessante. Volevo vedere dove sarebbe andata a finire ma così non è stato.

Il tallone d'Achille di questo lavoro è la regia: mi è stato fatto notare da un'amica del settore (art director) l'abuso dell'effetto Bokeh e un abuso del grandangolo nei primi piani, o la desaturazione eccessiva dei colori.
"L’effetto desaturato cercava di mettere un pezza e stabilizzare la luce che non erano riusciti a controllare durante le riprese, 3 troupe di riprese non sono riuscite a coordinarsi sulla luce e per omogenizzare il colore e sono stati costretti a correggere in post desaturando.
L’evoluzione dei colori degli abiti segue l’evolvere della storia e l’animo dei personaggi.
C'è stato il solito problema con il tempo atmosferico, dato che cambia da pioggia a sole estivo nell’arco di pochi minuti e poca distanza. L’effetto bokeh (per coprire la scenografia forse non troppo meticolosa) rende le immagini fané e va in contrasto con la desaturazione (tipica dei moderni e dei luoghi freddi o asettici), creando caos e disturbo".
Personalmente ho trovato interessanti alcune inquadrature in certi momenti che davano suggerimenti sui personaggi e sulla loro natura, arricchendo visivamente la narrazione.
Ho trovato nauseanti, per fortuna sono poche, le inquadrature dal basso e gli aloni chiari sul volto dei personaggi e ai margini della scena nelle scene di avvicinamento sentimentale.
I combattimenti sono spesso montati con la velocità a 1,5x per movimentare le scene d'azione ma l'eccesso di velocità e i colpi degli attori girati in aria mentre sospesi su un filo arrivano orizzontalmente mi son sembrati più errori che effetti scenici di pregio visivo. E dire che due di questi registi hanno girato lavori di pregio come Blossoms in adversity o Moonlight mystique, Starry Love, Blue Whisper e the Long Ballad


La narrazione mi ha lasciato vagamente insoddisfatta: come se avessi visto solo la versione riassuntiva di una storia che aveva molta più profondità, sfumature e sostanza di quanto il drama riuscisse a trasmettere.
Non hanno compreso quali archi narrativi avrebbero dovuto avere più peso e la regia ha una sfortunata propensione per luci troppo accese e uno stile di ripresa un po' disordinato. I valori di produzione sono, nella migliore delle ipotesi, mediocri. Questa è una storia che aveva così tanto potenziale che meritava di essere nelle mani registi migliori e di un budget più consistente (forse tutto speso per assoldare Bailu & company). Attori con più esperienza non avrebbero guastato nonostante Zhang Ling He si dimostri un buon interprete con ampi margini di miglioramento. Wang Xing Hue si dimostra sul pezzo e affidabile, come sempre, Liu Xie Ning a me che l'ho seguita in vari lavori, è piaciuta più di Bailu, meriterebbe senz'altro un'occasione da protagonista.
In conclusione "Story of the Kunning Palace" è una serie consigliata a chi ama i drammi a sfondo storico con una storia oscura e avvincente di intrighi, tradimenti, vendetta e redenzione, con personaggi sfaccettati e una trama avvincente ma sarebbe stata meglio con recitazioni più solide e meno discontinue e una regia più curata,

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Completed
The Atypical Family
8 people found this review helpful
Feb 17, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 2
Overall 8.0
Story 9.0
Acting/Cast 8.0
Music 8.0
Rewatch Value 7.0

Non così atipica. Idea geniale.

👉👉👉 Il mio voto reale è 8,2 !
"Atypical Family" è un kdrama breve. (10 episodi) che presenta una famiglia di persone con super poteri da generazioni (potrebbe essere la versione coreana di Encanto, film d'animazione della disney di qualche anno fa).
Il lavoro è assolutamente di tipo sperimentale in quanto scardina paradigmi, tropi e schemi tipici dei kdrama. Gli eroi si discostano dall'archetipo dell'eroe, la protagonista femminile non è la solita damigella in pericolo anzi...guai a chi prende di mira, anche lei con una famiglia tutt'altro che ordinaria. Il man lead è uno degli attori più belli nel panorama coreana con un super potere bloccato da un trauma del passato.
Questo lavoro tesse una narrazione terapeutica, carica di suspense. Ti tiene con il fiato sospeso fino agli ultimi istanti, mantenendo il suo fascino imprevedibile anche negli ultimi secondi dell'episodio finale.
La scrittura è accattivante e le riprese mostrano continue sequenze di viaggio nel tempo, un concetto che è notoriamente difficile da gestire bene ma qui è ben reso.
La regia è encomiabile, attraverso l'utilizzo di colori color seppia rende l'atmosfera malinconica, accompagnata dalla straordinaria OST di Lee-Soo-ra .
Viene mostrato come bene e male siano concetti relativi: il male può diventare bene e viceversa attraverso un sovvertimento di ruoli mai statico ma in divenire col procedere degli eventi e delle elaborazioni dei vissuti.
I personaggi sono ben stratificati, la sceneggiatura è ben congegnata e la narrazione avvincente, la famiglia atipica tiene il pubblico sulle spine e agganciato senza mai cadere nei meandri del melodramma o del thriller.

L'idea è geniale: i super poteri vengono persi a causa delle patologie del benessere quali il binge eating, l'insonnia, la dipendenza o la depressione (metafora moderna di quanto la vita oggi offra miraggi e chimere nascoste sotto l'eccedenza e l'assenza di contatto tra le persone e con se stessi). Così, chi poteva volare preferisce ingozzarsi e restare ancorato pesantemente ad un presente indigesto, chi poteva sognare non riesce più a dormire, chi poteva viaggiare nel passato e cambiare il futuro resta bloccato avvelenando il presente, stordendosi nell'alcol.
Nonostante un chiaro riferimento a Parasite in alcune parti della narrazione, la famiglia atipica si concentra sui modi sani per stare bene. Sebbene questi siano forse i problemi mostrati in superficie, c'è anche una domanda più grande che viene affrontata: a cosa aspirano gli esseri umani? Qual è il loro bisogno ultimo?
Il dramma fornisce sottilmente la risposta a questo come un tema ricorrente in tutti gli episodi e attraverso dialoghi formulati in modo intelligente, ove necessario.
Unico neo di un lavoro solido e ben fatto è come sempre il finale affrettato , sebbene positivo.

Nel complesso, "Atypical Family" è un must! È un gioiello meravigliosamente atipico che rompe gli stereotipi e stabilisce nuove regole. È una bellissima interpretazione della vita che si traduce altrettanto magnificamente sullo schermo.
Consiglio la visione!

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Completed
Go Go Squid!
6 people found this review helpful
29 days ago
41 of 41 episodes seen
Completed 2
Overall 6.0
Story 7.0
Acting/Cast 7.0
Music 7.0
Rewatch Value 1.0

Siparietti teen: tra cybersecurity, propaganda, culto di Li Xian e sceneggiatura improbabile

Immaginate il mondo della cybersecurity competitiva:gli "hacker" che sfondano il sistema attaccando i nodi, i tornei internazionali e una delle attrici più amate della Cina, insieme a Li Xian. Ora,prendete tutto questo e usatelo come sfondo per una ragazzina che, dopo aver visto un uomo in un internet café, decide che sarà l'amore della sua vita per capriccio, gioco o necessità. Immaginate anche la voce narrante nel 1ºep., quella della protagonista che presenta l'opera, e dice che se non si fossero incontrati quel giorno le cose sarebbero andate diversamente, e tu pensi WOW, salvo poi rincontrarli all'aeroporto e alla cena di capodanno con le famiglie (ma come alla fine si sarebbero rincontrati altre 3 volte!!!!). E lì capisci che gli sceneggiatori non si sono impegnati molto!!!

Benvenuti in Go Go Squid! (che anche se il titolo inerisce il nickname della protagonista, riguarda Li Xian e la sua crescita, i cinesi quando scelgono i titoli inglesi li estraggono da una bowl, ne sono convinta).
L'idea , quella dei tornei In ambito informatico, il CTF (Capture The Flag), ossia una competizione di cybersecurity in cui singoli o i team competono per trovare stringhe di testo nascoste, chiamate "flag", all'interno di sistemi vulnerabili o software, è persino intrigante. Finalmente un drama che esce dalle solite aziende milionarie e dai chaebol per raccontare un ambiente poco conosciuto. Pensi: "Finalmente vedrò strategie, hacking, competizioni, dilemmi tecnici... parallelismi tra l'informatica e le relazioni".
No!
Ho visto principalmente persone che cliccano furiosamente sul mouse mentre lo schermo mostra finestre nere piene di codici, mentre uno speaker parla di sicurezza, attacco, 3 vs 1, 5 vs 1 e via dicendo. Per il resto puoi tranquillamente immaginare ciò che avviene ( e non avviene così nella realtà!Resa irrealistica per rendere tutto scenografico).
Il problema non è nemmeno la tecnica o che non si parli poi approfonditamente di CTF. Il problema è che il contesto viene sfruttato pochissimo. È un fondale narrativo, non un motore.
E così rimangono i siparietti romantici (se hai più di 15 anni potresti annoiarti, specie se non hai tempeste ormonali in corso).
Tong Nian si innamora di Han Shangyan con una velocità che farebbe impallidire Cupido. Lui passa metà della serie a respingerla educatamente prima e ad allontanarla poi, l'altra metà a comportarsi come se fosse innamorato senza però ricordarselo quando ha 5 minuti liberi.
La serie continua a ripeterti che Han è profondamente innamorato e te lo mostra tramite qualche premura, regali che mostrano più goffaggine sociale che reale interesse( non sa come spiegarle che la collana di cui lei si appropria da ubriaca non è per lei ma è della matrigna, è un malinteso, le regala una ps4 e decine di giochi ma lei non gioca ...). il problema è che le azioni non convincono e neanche i personaggi che avvisano che è innamorato.
E quando finalmente decide di cercarla... lo fa quasi sempre perché la trama ha bisogno che succeda qualcosa.

Il loro rapporto nasce da un malinteso, scritto malissimo (vengono scambiati per una coppia e lui per non controbattere agli anziani e non dare l'idea di essersi approfittato di una ragazzina non nega, il che è assurdo perché è proprio il negare che toglierebbe ogni dubbio su ogni eventuale esecrabile profitto, non confermare come invece accade); prosegue attraverso altri malintesi, si interrompe per un sacrificio degno di una telenovela (lei si vergogna di essersi ubriacata e lo lascia, del resto e tutto finto ma per 3 episodi la vedrete piangere come se fosse stato vero). Si riparte con lei che cerca ogni scusa per avvicinarsi a lui e soffre e si dispera, e lui che la tratta malissimo ma se la porta dietro.
La cosa incredibile è che anche se inizialmente è una finzione per uscire da una situazione scomoda lei non spiega, finge di essere la sua ragazza e ci crede davvero, si comporta come tale, lo lascia; piange, e si dispera manco fosse vero.
Inizialmente viene presentato un conflitto che sarà al centro dell'opera e del trauma del protagonista: la scelta un decennio prima di sciogliere il team e ritirarsi prima di concorrere per il titolo mondiale e dare legittimità a questo sport e onore al paese (questo è un drama di propaganda). Immaginerai chissà quale stronzata ha combinato Wang Hao (SOLO), e Han Shangyan,che viene descritto come un uomo rigidissimo e intransigente, ha del rancore incredibile e reputa Wang Hao il solo responsabile (quando a me è parso l'unico martire). Scoprirai, e qui la sceneggiatura, tocca l'acme di assurdità che Solo aveva abbandonato per assumersi le proprie responsabilità di padre (di una bimba disabile tra l'altro). Chapeau. o_O.
Peccato che si può scendere ancora più in basso, con le assurdità, perché lo stesso Shanhyan assume come manager del proprio team... la madre della bambina avuta proprio con Wang Hao e che affidandola alle cure paterne ha determinato lo scioglimento del team. La coerenza evidentemente era in ferie.
Lo stesso vale per il lato tecnologico:abbiamo davanti un campione mondiale di cybersecurity. Uno capace di violare reti, analizzare vulnerabilità e competere ai massimi livelli ma non sa creare un account su NetEase Cloud Music o bloccare un contatto su WeChat. Ha bisogno dei suoi ragazzi per registrarsi.
Nel 10° episodio un personaggio viene aggredito, Han è seduto su una scala a meditare. Lei urla. Lui aspetta. Continua a urlare. Lui continua a meditare. Poi, improvvisamente, come se qualcuno avesse gridato "Azione!", si alza, corre, colpisce un aggressore. Cambio inquadratura. 2 secondi dopo ha in mano un manganello.
Yaya e Xiao Mi, con pochissime scene, riescono a trasmettere una chimica migliore della coppia principale. Lui combatte con la perdita di fiducia in se stesso, lei avrebbe potuto rappresentare la persona capace di ricordargli il suo valore. Sarebbe stato un arco narrativo bellissimo. La sceneggiatura, invece, preferisce dedicare altro tempo ai flashback del Team Solo e all'ennesimo equivoco sentimentale dei protagonisti, risolto ballando come i bambini in un vicolo.

Anche visivamente il drama si difende. La scenografia è molto curata, il cast è piacevole e Li Xian ha un carisma che spiega buona parte del successo della serie.
Il problema è che, a un certo punto, ho avuto l'impressione che il drama fosse più interessato a costruire il mito di Han Shangyan che a costruire una storia coerente attorno a lui. In ogni scena, dal personaggio principale all’ultimo comprimario di passaggio, sembra esserci qualcuno pronto a ricordarci quanto sia geniale, affascinante e irresistibile il “Dio Gun”. Il suo aspetto fisico viene celebrato con una frequenza quasi parossistica; la serie sembra voler imporre allo spettatore una percezione di straordinarietà attraverso la ripetizione insistita, invece di lasciarla emergere naturalmente, ammesso che si possa fare ( Li Xian ha carisma, fascino, aura ma non è una bellezza).
Viene spontaneo chiedersi se alcune di queste scelte servano a rafforzare l’aura quasi mitologica del protagonista. Considerando il successo enorme ottenuto da Li Xian, l’impressione è che questa glorificazione sia stata costruita in modo studiato per trasformare Li Xian in oggetto di culto.
💕Relazione principale: un uomo di 29 anni e una ragazza di 19 ma che ne dimostra 9. La FL, nel suo settore professionale, matura, brillante e spigliata; in amore, invece, sembra lobotomizzata. Non mi riferisco al vestiario, che ha una sua funzione narrativa: il rosa, i pupazzi e lo stile "bambina" contrapposti al total black di Han Shangyan servono a creare un contrasto visivo e una coppia immediatamente riconoscibile, quasi iconica, oltre a dare un'aura romantica e sognatrice. Mi riferisco all' atteggiamento quando è con lui, alle smorfie, ai dialoghi vuoti e a una serie di comportamenti che sembrano appartenere più a una bambina che ad una giovane adulta.
Mentre la serie spiega in modo sufficiente perché Han Shangyan finisca per affezionarsi a Tong Nian, non riesce mai a spiegare davvero il contrario. Lei si invaghisce di lui nel giro di pochi minuti e, da quel momento, sopporta qualsiasi cosa: freddezza, rifiuti, umiliazioni e atteggiamenti da perfetto tsundere. Non mi è piaciuto il rapporto che costruiscono, perché non si basa su nulla di concreto. Manca il dialogo, una reale conoscenza reciproca e, in diversi passaggi, manca anche il senso logico. Il risultato è una relazione poco matura e, francamente, poco sana.
Lo stesso discorso vale per Yaya, i dialoghi che le vengono affidati la fanno sembrare una decerebrata. Peccato che anche lei frequenti un dottorato in Intelligenza Artificiale con progetti in ambito forense.
È uno di quei personaggi che vengono completamente svuotati di complessità e spessore.

Questo drama è un enorme contenitore di cliché. A parte i triangoli amorosi, che almeno evita, troverete praticamente tutto: la madre ostile, l'amico innamorato,conflitti inesistenti creati dal nulla per allungare la storia di 3 episodi, il protagonista perfetto e bellissimo che si innamora della ragazza "normale", lei innamorata di lui senza un vero perché, la cina dei B movie ci crede davvero: "l'amore non ha spiegazioni"!
Per me, inoltre, questa è anche una serie fortemente patriottistica. La protagonista si chiama Tong Nian, letteralmente "bambina", e come una bambina viene trattata per tutta la serie. Non è una mia interpretazione: lo spiegano più volte gli stessi personaggi. La manager dice chiaramente Su Cheng che Tong Nian rappresenta il tipo ideale di ragazza perché è "ingenua, pura, senza significati nascosti". Persino la madre insiste continuamente sulla sua innocenza. Il messaggio è evidente: il modello femminile proposto è quello della ragazza pura, paziente, che sopporta, non crea problemi e perdona sempre.
Han Shangyan la tratta male? Lei resta.
-La respinge? Lei aspetta.
-Torna da lei? Lei lo accoglie sempre a braccia aperte.
Questo modello della donna che sopporta lo tsundere di turno, spacciato per romantico, mi ha infastidito parecchio. Riconosco però a Yang Zi un grande merito. Era già un'ottima attrice e, rispetto a lavori successivi, qui costruisce un personaggio molto diverso: una ragazzina adorante, ingenua fino all'esasperazione e a tratti persino fastidiosa.
Tra i valori che la serie ribadisce continuamente c'è anche quello dell'onore nazionale. Portare lustro alla Cina diventa quasi un mantra. Han Shangyan lo ripete fino alla nausea e, successivamente, Tong Nian finisce per ripetere gli stessi concetti quando li spiega al nonno, come indottrinata.
Molto bella, invece, la relazione tra Han Shangyan e il nonno. I loro dialoghi sono tra i pochi momenti che alzano davvero il livello del drama.
Sul fronte delle interpretazioni, Yang Zi e Li Xian sono convincenti e sorreggono gran parte della serie. Gli altri, invece, sono decisamente più altalenanti. L'attrice che interpreta Ai Qing, per esempio, mi è sembrata molto debole. La scena in cui si asciuga i capelli facendo quelle smorfie estasiate sembrava uscita da una produzione amatoriale.
Hu Yi Tian, invece, qui mi è sembrato più a suo agio che negli storici, dove comunque è uno dei migliori nelle scene d'azione. Il ruolo qui richiedeva soprattutto presenza scenica più che padronanza. Continua però ad avere una certa inespressività che alcune sceneggiature riescono a nascondere e altre mettono inevitabilmente in evidenza.

Go Go Squid! è un drama di conflitti irrisolti. Ogni membro del Team Solo vive prigioniero del proprio passato; fanno eccezione Ai Qing e Ou Qiang, gli unici che sembrano aver raggiunto una certa serenità. Tutto questo viene raccontato attraverso continui flashback che, dopo un po', diventano ripetitivi. Qui la serie avrebbe dovuto osare molto di più.

41 episodi mostrano un'evoluzione dei personaggi che procede per scatti anziché in modo graduale, compromettendone la credibilità. Avrei preferito vedere una protagonista che cresce davvero, invece di una groupie a tratti tenera ma spesso patetica e irritante; un protagonista con motivazioni più solide per giustificare un odio durato 10 anni; una madre e una zia meno inflazionate (tipica stronze da drama), una maggiore attenzione alla vita dei ragazzi del K&K, visto che solo Demo riceve un minimo di approfondimento, anche la gestione del divorzio dei suoi resta superficiale e poco convincente.
Sul finale migliora e riesce a coinvolgere di più ma continua a trascinarsi dietro problemi strutturali che ne limitano la riuscita. La serie risente chiaramente di tagli in fase di montaggio, di un abuso di flashback — stesse scene vengono riproposte addirittura anche 4 volte — e di una gestione poco soddisfacente delle storyline secondarie, molte delle quali non ricevono un vero payoff emotivo. È il caso di Yaya e Xiao Mi: dopo averli fatti mettere insieme, nell'ultima puntata lui festeggia con il resto del gruppo mentre lei è completamente sparita, proprio nel giorno che rappresenta l'inizio della loro relazione. Anche Solo ottiene una conclusione, ma sostanzialmente da solo (un nome, un presagio) mentre Ai Qin e gli altri personaggi vengono lasciati in sospeso. Lo stesso vale per gran parte dei ragazzi del team: conosciamo davvero pochissimi membri della squadra e persino Wu Bai finisce incredibilmente sottoutilizzato.
Anche alcuni passaggi risultano poco credibili: Grunt viene escluso dalla finale per un'ulcera ma qualche ora dopo è già sugli spalti a fare il tifo, fresco come una rosa, senza che venga data alcuna spiegazione. È una di quelle scorciatoie narrative che spezzano completamente la credibilità, portando all'incredulità.
La sceneggiatura dedica uno spazio enorme e ridondante solo alla storia d'amore e al trauma irrisolto di Han Shangyan con Solo e con il vecchio Team. Quel passato viene raccontato, spiegato e ripetuto fino allo sfinimento, sottraendo tempo prezioso allo sviluppo del presente e degli altri personaggi. Di conseguenza, molte dinamiche rimangono appena abbozzate e il finale lascia sensazione di incompiutezza.
Anche l'evoluzione del protagonista convince solo in parte. Il cambiamento è così improvviso e concentrato negli episodi finali da risultare quasi miracoloso, come se la sceneggiatura avesse deciso di accelerare tutto all'ultimo momento. Viene spontaneo chiedersi se siano stati eliminati passaggi importanti in fase di montaggio oppure se sarebbe bastato ridurre buona parte dei continui ritorni sul passato del Team Solo per lasciare respirare maggiormente la storia presente.
Ci sono poi dettagli difficili da ignorare: in una delle tante scene costruite per esaltare Li Xian, il personaggio canta accompagnandosi con la chitarra durante un giro nei canali a Guizhou, ma il lip sync è vistosamente fuori sincrono e si nota chiaramente che la voce non è la sua. Lo stesso accade con Yang Zi durante la competizione per la sigla del torneo: inizialmente sembra essere lei a cantare, ma pochi istanti dopo, quando la scena vuole suggerire che ritrova l'ispirazione pensando a lui, il timbro cambia completamente. La voce diventa quella di Lara Liang, riconoscibile per una coloritura timbrica più ricca. Sono dettagli che danno un'impressione di poca cura.
Non è una brutta serie, ha momenti piacevoli, 2 protagonisti che funzionano e riesce anche a emozionare nel finale.Il problema è il montaggio è spesso discutibile, la scrittura ridondante, molti personaggi sacrificati e i dialoghi, soprattutto nella componente romantica, risultano spesso troppo infantili; con una sceneggiatura più equilibrata e un migliore utilizzo del tempo a disposizione avrebbe potuto essere superiore.

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Completed
Kokuho
6 people found this review helpful
Jul 10, 2026
Completed 0
Overall 8.5
Story 9.0
Acting/Cast 8.0
Music 7.0
Rewatch Value 7.5

Se per diventare immortali bisogna sacrificare la propria umanità, vinci o perdi?

Kokuho – Il maestro di kabuki, può essere facilmente scambiato, nei suoi primi minuti, per un racconto tradizionale sull’ascesa di un artista. La struttura sembrerebbe quella familiare: un ragazzo proveniente da un mondo lontano dall’arte, un talento naturale, l’incontro con un maestro, la disciplina, il sacrificio e infine il riconoscimento. Una storia di conquista.

Lee Sang-il però usa questa aspettativa come proemio: Kokuho non è veramente un film su come si raggiunge la grandezza, bensì un film su cosa la grandezza pretende in cambio.
La storia segue Kikuo Tachibana, figlio di un membro della yakuza che, dopo la morte del padre, viene accolto nella casa di un celebre interprete kabuki. Lì cresce insieme a Shunsuke, figlio biologico del maestro. Entrambi vengono educati alla tradizione degli *onnagata*, gli attori maschi specializzati nell’interpretazione di ruoli femminili nel teatro kabuki.
Fin dall’inizio il film costruisce un conflitto affascinante perché evita la strada più semplice. Kikuo e Shunsuke non sono nemici nel senso convenzionale del termine. La loro relazione vive in uno spazio molto più doloroso: quello tra fratellanza e competizione. Sono due persone che condividono lo stesso amore, lo stesso linguaggio artistico e lo stesso bisogno di essere riconosciute ma il sistema in cui vivono sembra volere concedere l’immortalità solo a uno dei due.

Uno dei temi più potenti del film è infatti il rapporto tra talento ed eredità. Il kabuki è un’arte profondamente legata alla trasmissione familiare, al nome, alla discendenza. Kikuo rappresenta l’elemento di rottura: qualcuno che non possiede il sangue ma possiede il dono. Shunsuke invece porta sulle spalle una condanna opposta: appartiene a quel mondo per nascita, ma deve continuamente dimostrare di meritare ciò che tutti pensano dovrebbe spettargli naturalmente.

Lee Sang-il non prende una posizione comoda in cui vince il talento, anzi, mostra anche la violenza nascosta dentro questa meritocrazia assoluta. Perché scegliere il migliore può sembrare giusto visto dall’esterno, ma cosa succede alla persona che viene giudicata insufficiente? Quanto della sua identità viene distrutto?
La tragedia di Shunsuke nasce proprio qui. Non dalla gelosia superficiale, ma dal lento sgretolarsi dell’immagine che aveva costruito di sé.

Dal punto di vista tecnico, *Kokuho* è uno dei lavori più interessanti del cinema giapponese contemporaneo. La fotografia di Sofian El Fani non si limita a registrare la bellezza del kabuki, ma costruisce due mondi visivi separati:
- il palcoscenico è il luogo dell’eternità, ogni immagine sembra composta come un dipinto: colori saturi, costumi elaboratissimi, trucco bianco che trasforma il volto umano in una maschera simbolica, movimenti studiati fino al millimetro. La macchina da presa rispetta la lentezza del kabuki, non cerca di modernizzarlo con tagli frenetici o movimenti inutili. Lascia respirare il gesto.
È una scelta fondamentale, perché il kabuki vive proprio nell’attesa. Una mano che si solleva lentamente, uno sguardo trattenuto, una posa mantenuta qualche secondo più del naturale: tutto diventa narrazione.

- Quando il film lascia il palco cambia completamente registro. I camerini, le case, gli spazi privati sono più freddi, più vuoti. La fotografia sembra togliere progressivamente calore alla vita reale dei personaggi mentre aumenta la magnificenza della loro vita artistica.

È quasi un paradosso visivo: più Kikuo diventa splendido davanti al pubblico, meno colore sembra rimanere nella sua esistenza privata. Anche il montaggio lavora in questa direzione. Con una durata di quasi tre ore, il film sceglie un ritmo lento, contemplativo, molto distante dalla narrazione occidentale convenzionale. Le ellissi temporali fanno percepire il passaggio degli anni non come semplice avanzamento della trama, ma come erosione. Non vediamo soltanto cosa Kikuo conquista: vediamo cosa il tempo porta via.

Particolarmente interessante è il lavoro degli attori. Ryo Yoshizawa non interpreta la trasformazione di Kikuo attraverso grandi esplosioni emotive, lavora in sottrazione. Il suo personaggio sembra perdere qualcosa scena dopo scena: spontaneità, leggerezza, possibilità di mostrarsi vulnerabile.
È un’interpretazione costruita sul controllo del corpo. E questo dialoga perfettamente con il kabuki stesso, un’arte in cui il corpo non esprime semplicemente emozioni, ma viene disciplinato fino a diventare uno strumento.

Ryusei Yokohama offre invece un contrappunto più fragile e umano. Shunsuke è forse il personaggio attraverso cui il pubblico percepisce maggiormente la crudeltà del sistema. Non è privo di talento, non è indegno, semplicemente vive accanto a qualcuno destinato a brillare più forte.

Anche il comparto sonoro merita attenzione. Il film utilizza il silenzio come elemento narrativo. I momenti più dolorosi raramente sono accompagnati da melodramma musicale: spesso sono vuoti, trattenuti. È una scelta coerente con personaggi abituati a trasformare ogni emozione in rappresentazione artistica invece che comunicarla direttamente, in linea con lo stile del racconto asiatico.

La dimensione sentimentale aggiunge un altro livello alla tragedia. La relazione amorosa di Kikuo mostra forse l’unico spazio dove lui potrebbe esistere senza dover essere “il grande artista”. Lì non deve raggiungere la perfezione, non deve incarnare un ideale, non deve dimostrare nulla ma è costretto a rinunciarvi, non è semplicemente scegliere il lavoro invece dell’amore. È scegliere definitivamente di appartenere più all’arte che alla propria vita.

Una riflessione interessante emersa anche da molti spettatori riguarda proprio il finale: il momento in cui Kikuo raggiunge il massimo riconoscimento e diventa un “Tesoro Nazionale”. In una storia classica sarebbe la scena della vittoria. Qui invece ha qualcosa di profondamente malinconico.
L’applauso arriva, il mondo riconosce il genio, la tradizione ha trovato il suo simbolo. Ma cosa rimane dell’uomo che ha dovuto trasformarsi in quel simbolo?
Una delle letture più efficaci del film è proprio questa: la società celebra il capolavoro, ma spesso dimentica la persona che ha dovuto consumarsi per crearlo. Kokuho non vuole farci applaudire semplicemente un artista arrivato in cima. Vuole farci guardare il prezzo della scalata.

Ed è questo che rende il film universale. Non serve conoscere il kabuki per comprenderlo, perché sotto i costumi magnifici e la tradizione giapponese racconta qualcosa di molto umano: il desiderio di essere eccezionali e la paura che, nel tentativo di diventarlo, si possa perdere proprio ciò che rendeva quella grandezza significativa, se stessi.

Kokuho è un film sulla perfezione, ma soprattutto sulle crepe nascoste dietro la perfezione. Una celebrazione dell’arte che ti lascia con una domanda scomoda: se per diventare immortali bisogna sacrificare la propria umanità, vinci o perdi?

Non per tutti!

DOVE L'HO VISTO?
https://mydrama.altervista.org/kokuho-sub-ita-2025/

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Completed
The Murky Stream
6 people found this review helpful
Jun 28, 2026
9 of 9 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 8.0
Acting/Cast 8.0
Music 8.0
Rewatch Value 1.0

Potenziale sprecato

The Murky Stream è un drama storico di grande personalità che però sacrifica il proprio potenziale emotivo, presente sulla piattaforma disney plus (HULU).

Valutazione

* Regia e atmosfera: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5/5)
* Realismo: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5/5)
* Interpretazione di Rowoon: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5/5)
* Costruzione della trama: ⭐⭐⭐☆☆ (3/5)
* Sviluppo dei personaggi: ⭐⭐☆☆☆ (2/5)
* Romance: ⭐☆☆☆☆ (1/5)

Questo sageuk storico realistico ( non fusion) prende avvio da un'immagine tanto semplice quanto estremamente efficace: il fiume Gyeonggang, un tempo limpido, è ormai diventato torbido e le sue acque, rese opache dalla melma, diventano la metafora di una società nella quale avidità, violenza e lotte di potere hanno progressivamente contaminato ogni aspetto della vita collettiva. Non è un caso, dunque, che il titolo stesso della serie, traducibile come "Il torrente torbido" o "Le acque torbide" coincida col primo frame che dà avvio all'opera: proprio il fiume. Questo non identifica soltanto un luogo fisico, ma sintetizza l'intera filosofia dell'opera, poiché nessuno dei personaggi si muove in un mondo moralmente limpido e tutti, indipendentemente dal ruolo sociale che ricoprono, sono costretti a scegliere continuamente fra compromesso e giustizia, sopravvivenza e integrità, avidità e materialismo.

La narrazione segue le vicende di tre protagonisti appartenenti a mondi profondamente diversi ma inevitabilmente destinati a intrecciarsi: Si-yul, un uomo costretto a celare il proprio passato fino a trasformarsi in un fuorilegge; Choi Eun, una giovane mercante, ambiziosa, animata da un'insolita visione progressista del commercio e della società; e infine un giovane funzionario che tenta di preservare la propria onestà all'interno di un sistema ormai irrimediabilmente corrotto. Attraverso questi tre percorsi, la serie costruisce un racconto che riflette continuamente sul rapporto tra individuo e sistema, mostrando come ciascuno cerchi di ritagliarsi un proprio ordine all'interno di un mondo dominato dal caos, oppure, nei casi peggiori, un proprio tornaconto personale.

Ciò che rende il lavoro un prodotto diverso dalla maggior parte degli sageuk contemporanei è soprattutto la sua forte identità visiva. Pur lasciando nello spettatore un senso di incompiutezza narrativa, la serie possiede infatti una personalità ben definita e rinuncia quasi completamente all'estetica patinata che caratterizza molte produzioni storiche recenti. Il risultato è un'opera che, pur non essendo priva di limiti, riesce comunque a distinguersi per autenticità, maturità e coraggio stilistico.

👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼I punti di forza 👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼

- L'aspetto che colpisce immediatamente è il livello di realismo della messa in scena. Finalmente ci si trova davanti a uno storico che rinuncia all'immagine idealizzata dei protagonisti per mostrare uomini e donne segnati dalla fatica quotidiana: i volti sono sporchi, i denti spesso consumati, la pelle appare arrossata dal sole e dal vento, gli abiti lisi. Persino il modo in cui i personaggi camminano, lavorano, mangiano o si relazionano gli uni agli altri contribuisce a costruire un mondo credibile, nel quale ogni elemento scenico sembra appartenere naturalmente all'epoca rappresentata.

- La fotografia accompagna questa scelta con grande coerenza, evitando eccessivi virtuosismi e privilegiando un'estetica quasi materica, che restituisce la sensazione di respirare il fango delle strade, l'umidità del porto e la precarietà della vita quotidiana. Proprio per questo motivo sorprende ancora di più una vistosa svista tecnica presente durante una riunione notturna dei banditi, nella quale un gruppo di lanterne sospese sembra quasi un gruppo di plafoniere che diffonde una luce perfettamente uniforme, intensa e stabile, tanto da ricordare moderne lampadine elettriche più che candele o lampade a olio. In una produzione tanto attenta alla ricostruzione storica, si tratta di un dettaglio apparentemente secondario che, proprio perché rompe improvvisamente l'illusione del realismo, risulta difficile da ignorare.

- Rowoon offre probabilmente la migliore interpretazione della sua carriera. Abbandonata quasi del tutto la recitazione più esplicita dei lavori precedenti, costruisce un protagonista estremamente misurato, affidando gran parte della comunicazione agli sguardi, ai silenzi e a piccoli movimenti del corpo, dimostrando una maturazione interpretativa notevole.

- Uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente riguarda tuttavia la qualità dei dialoghi. In un panorama televisivo nel quale molte produzioni finiscono per ruotare quasi esclusivamente attorno a incomprensioni sentimentali o conversazioni piuttosto superficiali, The Murky Stream o Water (altro titolo) propone riflessioni che possiedono un evidente spessore storico, filosofico e perfino politico. Emblematica è la scena nella quale Choi Eun osserva il mare e immagina un mondo che continua ad avanzare mentre la Corea rimane chiusa dietro i propri confini. Sebbene il riferimento sia naturalmente collocato nel contesto della dinastia Joseon (1592), quella riflessione assume un valore universale, poiché invita a interrogarsi sul rapporto fra apertura e isolamento, fra curiosità e paura del cambiamento, suggerendo che una società incapace di confrontarsi con ciò che esiste oltre i propri confini rischi inevitabilmente di rallentare il proprio sviluppo.
La Corea storica, per lunghi periodi, perseguì politiche di forte isolamento, tanto da essere definita dagli occidentali "il Regno Eremita". Anche altre realtà dell'Asia orientale hanno conosciuto, in epoche diverse e con modalità differenti, periodi di chiusura verso l'esterno: basti pensare al Giappone dello sakoku o, in tempi molto più recenti, ad alcune fasi della Repubblica Popolare Cinese. Il senso della scena, però, va oltre il dato storico: riflette sul rischio che una società, quando costruisce muri anziché confrontarsi con il mondo, finisca per rallentare il proprio sviluppo.
Quella frase non parla soltanto del passato. Parla del rapporto tra apertura e paura del cambiamento. Tra curiosità e isolamento. Tra progresso e immobilismo ed è proprio questo che rende il dialogo sorprendentemente moderno.

Altrettanto interessanti risultano le riflessioni dedicate alla corruzione, che la serie non interpreta mai come il semplice prodotto della malvagità individuale, bensì come il risultato di una rete di relazioni, interessi e compromessi destinati ad alimentarsi reciprocamente. L'idea secondo cui la corruzione di un piccolo gruppo rappresenti soltanto una goccia all'interno di un mare già contaminato introduce una prospettiva sorprendentemente moderna, quasi sistemica, che mantiene ancora oggi una notevole forza interpretativa.

IL POTENZIALE SPRECATO: LIMITI IMPORTANTI 👎👎👎👎👎👎👎👎👎👎👎👎👎👎👎👎

- La romance: una promessa che la serie non mantiene 🥺
Se esiste un aspetto nel quale The Murky Stream riesce contemporaneamente a sorprendermi e a deludermi, è proprio la gestione della componente sentimentale. La relazione tra Si-yul e Choi Eun rappresenta infatti, a mio avviso, il più grande potenziale narrativo rimasto inesplorato dell'intera serie.

Il loro primo incontro è costruito con una sensibilità sorprendente. Non si tratta del classico colpo di fulmine spettacolare né di una scena apertamente romantica, bensì di una sequenza fatta di dettagli quasi impercettibili, nei quali la regia e gli interpreti affidano il peso emotivo soprattutto agli sguardi e ai piccoli gesti.
Dopo essersi urtati casualmente, Choi Eun sembra riuscire a cogliere, dietro l'aspetto trasandato e dimesso di Si-yul, una bellezza e un'umanità che gli altri personaggi non riescono nemmeno a intravedere. Lui, dal canto suo, rimane apparentemente colpito da quella donna che, diversamente da tutti gli altri, non lo guarda immediatamente con disgusto o diffidenza.

La scena del ventaglio rappresenta probabilmente il momento che meglio sintetizza il loro rapporto. Dopo averlo raccolto, Si-yul non si limita a restituirglielo, ma lo pulisce con delicatezza, compiendo un gesto di cura tanto semplice quanto significativo. Ancora più interessante è ciò che accade immediatamente dopo: mentre la serva di Choi Eun lo insulta, egli non reagisce agli attacchi né cerca di imporsi con la violenza. Al contrario, il suo sguardo cerca continuamente quello della giovane mercante, come se l'unica cosa che gli importasse davvero fosse comprendere quale giudizio lei stia maturando nei suoi confronti. È un dettaglio recitativo di straordinaria efficacia, capace di raccontare molto più di qualsiasi dichiarazione esplicita.

Episodi dopo, la stessa Choi Eun, si lascia sfuggire un sorriso spontaneo. Sono pochi minuti di narrazione, eppure bastano a creare una chimica sorprendentemente intensa, tanto da risultare, almeno per quanto mi riguarda, più convincente di molte coppie protagoniste alle quali altri drama dedicano decine di episodi senza riuscire a trasmettere alcuna emozione.

Ed è proprio qui che nasce la più grande delusione: gli sceneggiatori costruiscono con estrema abilità una premessa ricca di potenzialità, salvo poi abbandonarla quasi completamente, come se, dopo aver acceso una scintilla, decidessero improvvisamente di non alimentarla. La relazione fra Si-yul e Choi Eun non evolve realmente; i due personaggi si incontrano soltanto in alcune occasioni, vengono immediatamente separati dagli eventi e non condividono mai un autentico percorso comune. La sensazione è quella di assistere non a una lenta costruzione sentimentale, bensì a una successione di occasioni mancate, che finiscono inevitabilmente per depotenziare anche il significato del loro addio finale.

È importante precisare che il problema non risiede nell'assenza di scene romantiche o di manifestazioni esplicite d'affetto. Sarebbe un'obiezione superficiale e, soprattutto, non coerente con il tono della serie. Ciò che manca è qualcosa di molto più semplice e, allo stesso tempo, narrativamente fondamentale: la progressione.

Sarebbero bastati pochi minuti distribuiti nel corso degli episodi per trasformare quella che rimane una semplice suggestione in un rapporto realmente costruito. Qualche dialogo in più avrebbe consentito ai due protagonisti di conoscersi davvero; alcuni momenti di reciproco sostegno avrebbero rafforzato il legame di fiducia; uno sguardo di gelosia, una reazione alla notizia del matrimonio combinato di Choi Eun oppure una breve scena di vulnerabilità condivisa sarebbero stati sufficienti a dare continuità a un rapporto che, invece, rimane sostanzialmente immobile dall'inizio alla fine.

È proprio questa mancanza di evoluzione a rendere meno incisivo anche il finale. Quando arriva il momento della separazione definitiva, lo spettatore comprende razionalmente il significato della scelta di Si-yul, ma fatica a viverla con l'intensità emotiva che avrebbe potuto raggiungere se la relazione fosse stata costruita con maggiore gradualità. La tragedia, infatti, funziona soltanto quando lo spettatore percepisce con chiarezza ciò che i personaggi stanno perdendo; in questo caso, invece, si ha piuttosto la sensazione di assistere ad un'assenza di sentimento da parte di lui.

📖 I limiti della costruzione narrativa

Anche sul piano della struttura narrativa, The Murky Stream mostra alcune fragilità che finiscono per rallentarne il ritmo complessivo. Più che procedere attraverso una costante evoluzione degli eventi, la sceneggiatura tende spesso a ruotare intorno agli stessi nuclei narrativi, soffermandosi a lungo su situazioni che, pur contribuendo ad arricchire l'ambientazione, modificano ben poco gli equilibri della vicenda.

Una parte considerevole del minutaggio viene dedicata alle dinamiche interne della banda, ai preparativi delle imboscate e ai combattimenti, tutti elementi certamente coerenti con il contesto della serie ma che, a lungo andare, finiscono per riproporre schemi narrativi molto simili tra loro. Il risultato è una percezione di stasi, come se il racconto continuasse ad ampliare il proprio mondo senza, tuttavia, far avanzare con la stessa decisione i suoi protagonisti.

Anche il terzo protagonista, il giovane funzionario incaricato di rappresentare la possibilità di un cambiamento istituzionale, appare meno sviluppato di quanto le premesse lasciassero immaginare. Il suo progetto politico, così come il suo percorso personale, rimangono sorprendentemente poco approfonditi anche nelle fasi finali della serie, contribuendo alla sensazione che alcuni fili narrativi vengano introdotti con grande interesse ma sviluppati soltanto in parte.

Nel complesso manca una vera progressione drammatica. Gli episodi scorrono, il contesto si arricchisce di dettagli, ma i personaggi sembrano cambiare meno di quanto il tempo trascorso farebbe supporre. È probabilmente questo l'aspetto che più penalizza una serie composta da soli nove episodi, nella quale ogni scena avrebbe dovuto contribuire con decisione all'evoluzione dei protagonisti.

Come sempre qui dentro il voto coincide con l'entusiasmo , la valutazione di 7,5 in questo caso è obiettiva ma solo perché la storia non ha catturato un gusto educato con i kdrama classici, tuttavia quante volte si dà 10 a opere prive di interpretazione, realismo, plausibilità e con sceneggiature confuse o perché c'è Byeon seo wook???? O Cha Eun Woo? The wonderfools ha dei limiti di sceneggiatura palesi, eppure tutti a dare 10 senza vederne i limiti.
Ciò che voglio dire, scusate lo sfogo, è: se il metro con cui valutate rigidamente quest'opera va bene, utilizzatelo anche quando valutate delle scempiaggini assurde a cui date 10.

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Completed
The WONDERfools
6 people found this review helpful
Jun 12, 2026
8 of 8 episodes seen
Completed 1
Overall 7.0
Story 7.0
Acting/Cast 7.5
Music 7.0
Rewatch Value 7.0

Fritto misto narrativo, il grande CAOS, talento senza ricetta!

Ambientata in una Corea del Sud sul finire degli anni Novanta, The WONDERfools segue un gruppo improbabile di persone comuni che, dopo un misterioso incidente legato a una sostanza sconosciuta, sviluppano poteri fuori dall'ordinario. Tra esperimenti segreti, sette religiose, bambini scomparsi, traumi del passato, criminali dai poteri sovrumani e una città minacciata da eventi sempre più inspiegabili, i protagonisti cercano di diventare eroi senza avere né le capacità né l'equilibrio necessari per esserlo. Quello che nasce come un racconto supereroistico si trasforma rapidamente in un miscuglio di commedia grottesca, mistero, melodramma, fantasy e thriller, nel tentativo di costruire un universo tanto eccentrico quanto divisivo.

COSA NE PENSO: Ci sono serie mediocri che costano poco e non hanno grandi ambizioni. Poi ci sono serie che dispongono di mezzi enormi, cast prestigiosi, campagne promozionali internazionali e una cura produttiva impressionante, ma finiscono comunque per non funzionare. Per me The WONDERfools appartiene decisamente alla seconda categoria. La sensazione dominante che ho provato per tutta la visione è stata PREVALENTEMENTE DI confusione.
Non una confusione narrativa dovuta a misteri volutamente irrisolti o a una trama complessa. Una confusione più profonda, che riguarda l'identità stessa della serie. Per lunghi tratti ho avuto l'impressione che non sapesse cosa volesse essere. Vuole essere una storia di supereroi. Vuole essere una commedia grottesca con tono farsesco. Vuole essere un thriller legato a esperimenti segreti. Vuole essere un racconto di formazione. Vuole essere una storia romantica. Vuole essere una satira sociale alla Solondz. Vuole essere un dramma familiare.

Alla fine prova a essere tutto contemporaneamente e finisce per indebolire ogni singolo elemento poichè gli elementi narrativi di genere non sono armonizzati.

Negli ultimi anni il cinema e la televisione coreana hanno mostrato una crescente tendenza a scopiazzare l' Occidente. Non parlo delle produzioni mainstream più classiche, ma di quelle che cercano deliberatamente un'impronta autoriale eccentrica, irriverente e fuori dagli schemi. A volte mi sembra di vedere il desiderio di imitare autori come Yorgos Lanthimos, Wes Anderson, Todd Solondz, Jean-Pierre Jeunet o Spike Jonze: registi capaci di mescolare assurdo, simbolismo, ironia e tragedia all'interno dello stesso racconto.

Il problema è che quel tipo di cinema richiede un equilibrio delicatissimo. L'assurdo deve avere una logica interna. Il grottesco deve dialogare con il dramma. L'umorismo deve amplificare il disagio invece di sabotarlo.

In The WONDERfools, invece, spesso questi registri si scontrano frontalmente. Una scena cerca di commuoverti con il trauma di bambini sottoposti a sperimentazioni. Quella successiva ti chiede di ridere per una gag slapstick. Pochi minuti dopo arriva una situazione romantica. Poi una rivelazione pseudo-crime. Poi una scena quasi da cartone animato. Non percepisco una fusione tra i generi. Percepisco un accumulo!!!

Molti spettatori hanno definito la serie "folle" o "caotica" come se fosse automaticamente un pregio. Per me il caos funziona solo quando è governato da una visione precisa. Qui spesso sembra semplicemente mancanza di controllo.La componente comica è probabilmente l'aspetto che mi ha convinto meno anche se due risate me le sono fatte perché i coreani sanno essere comici come pochi.

Ho avuto l'impressione che la serie si fidasse troppo della stravaganza delle situazioni e troppo poco della scrittura. Molte battute sembrano gridare: "Guarda quanto siamo eccentrici!"
Peccato che l'eccentricità, da sola, non genera comicità. La comicità nasce dal tempo, dal ritmo, dalla costruzione. Qui invece ho percepito spesso uno sforzo evidente, quasi forzato, per risultare bizzarri.

Anche la componente thriller e investigativa mi è sembrata sorprendentemente fragile, con le motivazioni di alcuni personaggi sono poco convincenti.

Diversi snodi narrativi si reggono su coincidenze o comportamenti poco plausibili. Le rivelazioni dovrebbero aumentare la tensione ma spesso finiscono per sembrare scorciatoie narrative. Non ho mai avuto la sensazione di trovarmi davanti a una storia credibile, non nel senso di realistica, poiché una serie può parlare di teletrasporti, mutazioni e superpoteri ed essere comunque credibile, vedi Moving, di cui questa sembra la versione "temu" per citare un utente che l'ha così definita, e sono d'accordo.

Sul piano tecnico, invece, gli investimenti si vedono tutti. La sigla è splendida, molto AI, ma è come vedere un Magritte, un Dalì, un De chirico, un Andy Warhol tutti mixati.

La fotografia è curata e il color grading ha un senso mirato e plausibile, con un'identità visiva fortissima.

Perfino la distribuzione internazionale dimostra un investimento enorme: doppiaggi in una quantità impressionante di lingue e una promozione globale che raramente si vede per una serie televisiva coreana. Il problema è che una confezione elegante non può sostituire una scrittura solida.

E arriviamo alle interpretazioni: Park Eun-bin è senza dubbio la forza trainante della serie, ha un'energia fuori dal comune, cambia postura, espressioni, voce e linguaggio corporeo con una facilità impressionante. È una performer straordinaria. Eppure, per la prima volta da molto tempo, mi sono trovata a desiderare che si trattenesse un po'. Era molto, era troppo. Il personaggio è costruito sopra le righe e lei decide di spingere ulteriormente l'acceleratore. Il risultato, almeno per me, è che in diversi momenti smette di sembrare una persona e diventa una caricatura: smorfie continue, espressioni esasperate,movimenti eccessivamente enfatizzati. Capisco la scelta, l'intenzione ma è risultata innaturale.

Se devo riconoscere un merito enorme a The WONDERfools, questo va senza dubbio ai due comprimari principali, Im Seong-jae e Choi Dae-hoon. La serie li presenta come spalle comiche, ma finiscono per diventare il vero motore comico dell'intera storia.
Im Seong-jae, in particolare, mi ha impressionata moltissimo. Chi conosce la sua filmografia sa che proviene soprattutto da thriller, melodrammi e produzioni più drammatiche. Qui invece costruisce un personaggio completamente diverso, e il risultato è sorprendente. Non ho mai avuto l'impressione di vedere un attore che interpreta un "ingenuo"; ho visto una persona reale.

La sua mimica facciale, i tempi comici, il linguaggio corporeo, perfino il modo in cui reagisce alle situazioni più assurde risultano spontanei e credibili. Non cerca mai la battuta. Non forza mai la comicità. È divertente proprio perché sembra non rendersi conto di esserlo.
Anche Choi Dae-hoon lavora in sottrazione. Il suo personaggio potrebbe facilmente trasformarsi in una caricatura ambulante, e invece riesce a mantenere una sorprendente umanità. Le sue scene familiari sono spesso più coinvolgenti delle sottotrame principali, e il feeling che sviluppa con Im Seong-jae crea alcuni dei momenti migliori della serie. Insieme formano un duo comico perfetto. Uno è impulsivo, emotivo, istintivo.
L'altro è ossessivo, nervoso, ansioso, oppositivo, continuamente in lotta col mondo e con se stesso.
La loro dinamica non sembra mai scritta a tavolino per strappare una risata. Funziona perché entrambi credono profondamente nei rispettivi personaggi.

Anche il modo in cui la serie attribuisce i poteri ai personaggi è interessante.

Ro-bin sviluppa una forza fisica enorme, un elemento che ricorre spesso nella narrativa coreana e non solo. Non è la prima volta che vedo associare la forza sovrumana a personaggi descritti come semplici, ingenui o poco brillanti dal punto di vista cognitivo. È successo anche in Moving, dove il personaggio più forte veniva spesso considerato dagli altri "idiota" (cit.).

Non so se si tratti di una scelta simbolica consapevole o di una convenzione narrativa ormai consolidata, ma è curioso che la forza venga frequentemente attribuita a chi agisce più d'istinto che di ragionamento. Forse perché la forza rappresenta un potere immediato, fisico, incontrollato, e quindi si presta meglio a personaggi che non filtrano continuamente le proprie emozioni attraverso la razionalità.

Nel caso di Ro-bin, però, ciò che colpisce non è il superpotere. È la sua bontà, è un personaggio tenero, generoso, incapace di cattiveria; Im Seong-jae riesce a trasmettere questa dolcezza senza cadere nel pietismo o nel ludibrio. Per questo, alla fine, credo che siano loro i veri MVP della serie!

Cha Eun-woo porta fascino, presenza scenica e carisma. Park Eun-bin porta energia e una dedizione assoluta al personaggio. Ma senza Im Seong-jae e Choi Dae-hoon, The WONDERfools sarebbe stata molto più faticosa da seguire. Anzi, probabilmente sarebbe crollata sotto il peso delle sue stesse ambizioni. Sono loro che le impediscono di diventare una lunga, costosa e confusa esercitazione di stile.
Cha Eun-woo, fa esattamente ciò che fa sempre, è bello da guardare, è professionale, è corretto ma resta confinato in una comfort zone interpretativa che ormai conosco a memoria. Non commette errori, non sorprende mai. E per un personaggio che avrebbe dovuto rappresentare uno dei pilastri emotivi della storia, questo finisce per pesare perchè non dà una impronta personale alla serie.

Alla fine The WONDERfools mi è sembrata una serie ambiziosissima che continua a sabotare se stessa. Ogni volta che trova una direzione interessante, la abbandona per inseguirne un'altra, ogni volta che costruisce una tensione emotiva, la interrompe con una gag, ogni volta che costruisce una gag efficace, la soffoca con un dramma. Ogni elemento indebolisce l'altro. Mannaggia miseria!

I generi non collaborano, si ostacolano, uno sottrae forza all'altro, uno svuota l'altro di significato.

- La guarderei di nuovo?

- No!

- La consiglierei?

- Sì, ma con aspettative molto precise.

Guardatela come guardereste una curiosità televisiva costosa, visivamente accattivante e incredibilmente strana. Qualche risata probabilmente ve la farete. Qualche scena riuscirà persino a emozionarvi, forse, è soggettivo ma non aspettatevi una narrazione compatta o una grande armonia tra le sue componenti.

E se siete particolarmente sensibili ad alcune tematiche legate ai bambini e agli esperimenti umani, vi consiglio anche di saltare determinate sequenze.

Perché The WONDERfools non è un disastro ma è uno di quei casi in cui il talento, il budget e le buone intenzioni non riescono a trasformarsi in un'opera davvero riuscita.

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Completed
Fireworks of My Heart
6 people found this review helpful
Sep 7, 2025
40 of 40 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 8.0
Acting/Cast 7.5
Music 6.5
Rewatch Value 6.0

Machismo, Cameratismo, Buonismo e Coazione a ripetere.

Il mio voto è 7,2 perché la qualità di produzione è abbastanza buona ma ci sono molti aspetti che non mi convincono.
Il titolo che ho deciso di dare questa volta all'opera rispecchia sinteticamente quello che si vede per ben 40 ore.
É uno spettacolo gradevole da vedere, non fraintendetemi, ma ha dei forti toni propagandistici: da un lato sull’attore protagonista, Yang Yang, dall’altro sulle professioni di aiuto e di pronto soccorso in Cina. Interessante lo spaccato offerto sulle condizioni di vita e sulle discriminazioni di classe (a parte la storia tra i protagonisti). In particolare, ho trovato molto coinvolgente la parte dedicata ai pompieri: forse non del tutto realistica, con salvataggi spettacolari e dialoghi tra colleghi ben scritti. Mi sono affezionata a tutti i membri della squadra, che trasmettono un bel senso di cameratismo e umanità (seppur con un eccesso di buonismo).
Tuttavia, molte scene medical tendono a enfatizzare l’eroismo e la spettacolarità a scapito del realismo clinico. Niente di male ma mi chiedo se questo sia un drama fantascientifico o realistico, come mi sembra ambisca a essere.

Ho apprezzato poco l’eccessiva enfasi propagandistica costruita intorno al protagonista maschile: le scene di docce, corsa, arrampicata e i momenti di “machismo”, palesemente pensati per far impazzire il pubblico femminile mi sono sembrati superflui e spezzavano il ritmo già lento o il tono realistico del lavoro. Personalmente preferisco le storie alle dinamiche basate sugli ormoni: non considero Yang Yang questa grande rivelazione, né come attore né come “sex symbol”. Pur avendo una formazione specifica in recitazione (e non essendo un idol), non lo trovo memorabile e con uno stile recitativo proprio, come altri.
Pensate che molti hanno appunto scritto che questo drama sembra fatto per promuovere, risaltare e valorizzare Yang Yang proprio per l'evidente spettacolarizzazione e il tempo riservato al protagonista maschile.
Riconosco però il grande impegno fisico nelle scene d’azione, e questo merita un sincero plauso.

Passando a Wang Chu Ran, la protagonista femminile: bella ma l’ho vista più convincente in altri lavori; in questo caso il ruolo era probabilmente troppo prematuro rispetto alle sue attuali capacità.
La sceneggiatura non l’ha certo aiutata ma il personaggio avrebbe richiesto più sfumature. Non mi riesce a trasmettere appieno il dissidio interiore tra i sentimenti e la lealtà familiare: appare rigida, silenziosa, con gesti bloccati. Capisco il valore simbolico e l'evoluzione (scarna) ma il risultato è stato in definitiva di un personaggio privo di spessore, lontano dalla ricchezza interpretativa di altre attrici più rodate.
Spero che cresca perché anche lei a differenza di tante blasonate ha un percorso specifico di formazione attoriale presso l'accademia di teatro di Shangai, se non cresce rimarrà un'attrice d'immagine ( e non di interpretazione).

La trama amorosa è il punto più debole della serie. Troppo lunga e ripetitiva, si riduce a una storia d’amore ostacolata dalle famiglie, trascinata per oltre dieci anni. Francamente eccessivo. Troppo tirato... per 25 episodi.
Inoltre, il rapporto fraterno inserito nella vicenda ha degli sviluppi assurdi,mi è sembrato forzato, anche questo aspetto in netto contrasto con il tono realistico della serie.

Il legame tra i due protagonisti non mi ha convinta: lei inizialmente agisce quasi da stalker ossessiva, dopo averlo maltrattato e lasciato in maniera brutale, lui puntualmente si nega e allo stesso tempo la ricerca per i primi 15 episodi; seguiranno momenti di avvicinamento a momenti di diniego, la classica dinamica del lascia e prendi. Considerato il trascorso questa è patologica coazione a ripetere (da qui il titolo).
Non c’è INOLTRE un reale motivo narrativo o emotivo che renda plausibile questa attrazione ostinata: mancano dialoghi profondi, esperienze condivise, momenti che possano dare spessore al loro sentimento. Persino quando vanno a trovare la madre di lui, lei non riesce a dirgli due parole di conforto: difficile credere a un amore solido con così poco. L’unico collante sembra essere la bellezza di lei, ma a trent’anni non basta per giustificare tutta questa dinamica tossica. Più che amore, a tratti ho percepito un’ossessione.
La loro relazione passata è segnata da incomprensioni, ferite e separazioni ma entrambi non riescono a staccarsene davvero.
La fissazione reciproca va oltre il semplice attaccamento: tornano costantemente sugli stessi nodi (rimpianti, conflitti, colpe) senza riuscire a elaborarli in modo definitivo.
Ogni incontro diventa una “ripetizione” del trauma originario della rottura: attrazione e dolore si intrecciano, in una dinamica che li intrappola e che è troppo trascinata, personalmente.
La spiegazione secondo cui questa fissazione era legata al fatto che la loro relazione fosse stata interrotta contro la loro volontà mi è parsa debole e poco credibile, soprattutto se confrontata con la crudeltà con cui lei lo aveva lasciato in passato. Mancano motivazioni forti e concrete, e questo rende la trama sentimentale stagnante e poco coinvolgente. Al contrario, nei momenti professionali i due personaggi mostrano maturità, chiarezza e determinazione. Ma quando si tratta della loro relazione, rimangono bloccati e ripetitivi.
Lui appare come un eroe moderno ossessionato da lei senza che ci sia un vero motivo a giustificare questa fissazione; lei, invece, risulta un personaggio mal costruito, segnato da un forte divario tra la sua intraprendenza e determinazione sul piano professionale e la totale stagnazione nella sfera personale.
Inoltre, si rivela egoista, irragionevole, costantemente lamentosa: persino quando raggiunge i suoi obiettivi trasmette un senso di tristezza deprimente e nostalgia. Ne emerge una figura poco riuscita, sgradevole e difficilmente simpatica.

Aspetti tecnici
Musiche, non ho gradito il tono minimalista della colonna sonora strumentale: le tre note gravi di pianoforte, ripetute ossessivamente nei momenti di stallo, risultano monotone e prive di profondità emotiva. Anche la sigla iniziale e finale, così come le canzoni di intermezzo, non hanno incontrato il mio gusto. Si poteva investire di più per arricchire l’esperienza uditiva: questa OST rimane una delle più semplici e meno incisive del genere.

Il casting è nel complesso molto pertinente e ben calibrato. A partire dall’ambivalenza di Suo Jun, uomo saggio, maturo ed eroico, ma con irrisolti legami paterni: l’attore che lo interpreta è perfettamente portato per ruoli complessi, mai appiattiti sul “solo buono” o “solo cattivo”, come già aveva dimostrato dai tempi di Eternal Love.
La madre malevola della protagonista è una villain memorabile: sin dai tempi di Ming Lang questa attrice ha il volto giusto per incarnare una crudeltà spietata che incute soggezione già con la sola presenza scenica.
Il fratello della protagonista è un interprete esperto e capace, purtroppo il suo spazio narrativo è stato ridotto, ma nelle scene più dolorose ha saputo dare prova di grande credibilità.
Ottime anche le interpretazioni degli attori che impersonano i pompieri: eroici, semplici, autentici.
Unica nota stonata la protagonista femminile: pur essendo un’attrice che apprezzo, non è riuscita a restituire pienamente la complessità interiore del personaggio. Ne è derivato uno stacco evidente tra la donna determinata e competente nel lavoro e l’eccessiva timidezza stagnante nei rapporti con la famiglia e Song Yang.

Regia: pulita, semplice, elegante, senza fronzoli, forse un po' troppo lenta e trascinata nei primi piani. Avrebbe dovuto pretendere di più dai protagonisti.
L' estetica è “patinata”, con inquadrature curate e spesso costruite per valorizzare i protagonisti (close-up emotivi, uso frequente di ralenti e luci calde nelle scene sentimentali).
Le scene d’azione/emergenza dal punto di vista spettacolare sono ben coordinate, con un buon uso di effetti speciali e coreografie nei salvataggi. Tuttavia, tendono più al dramma spettacolare che al realismo: ad esempio, la durata dei soccorsi è compressa e i rischi sottovalutati. Non parliamo delle scene medical dove non c'è nulla di realistico o ben rappresentato... .
Ritmo: alterna momenti di alta tensione (incendi, incidenti, emergenze mediche) a lunghe pause di introspezione e dialoghi romantici. Questo crea a volte uno squilibrio, con episodi che rallentano troppo sul versante sentimentale.
C'è spesso un alone bluastro nelle scene girate di notte anche quando non ci sono luci blu come le sirene dell'ambulanza o altri motivi plausibili quindi mi viene da pensare ad un innalzamento dell'ISO della fotocamera e ad un bilanciamento del bianco non ottimale, legato forse ad una post produzione veloce, c'è inoltre una fastidiosa goccia di acqua nell'obiettivo della fotocamera in una scena dell'episodio 33°.
Non credo sia una scelta voluta e consapevole, tutt'altro.

La sceneggiatura si fonda sul doppio binario romance + action medical/firefighting. Ma i due filoni non sono sempre ben integrati: spesso le emergenze sembrano funzionali solo a riavvicinare i protagonisti, non a sviluppare una narrazione autonoma.
Dialoghi: molto melodrammatici, a tratti ridondanti; insistono su “ferite del passato” e “amore destinato” con poca varietà tematica.
Realismo medico: debole. Le procedure di soccorso e i protocolli sono semplificati o addirittura impossibili (dissezione aortica o la barra metallica, operazioni complesse salvavita nel triage d'emergenza improponibili). Questo indebolisce la credibilità.
Personaggi secondari: svolgono funzioni di supporto (amici, colleghi, antagonisti familiari), ma raramente hanno archi narrativi solidi. Restano figure di contorno piuttosto che storie parallele ben sviluppate.

Uso dei colori: tinte calde per le scene romantiche (arancio, oro, luce soffusa), tinte fredde e fumo per le emergenze. C’è una chiara intenzione simbolica (calore = amore, gelo/fumo =pericolo).

Effetti visivi: gli incendi e le esplosioni sono resi con CGI discreta, ma a volte artificiale; non raggiungono il livello cinematografico, pur essendo di buona qualità per una produzione televisiva.

Esteticamente piacevole, Fireworks of My Heart risulta dunque curato ma superficiale, più attento a esaltare l’eroismo, il machismo e il fan service che a costruire una trama solida. Nonostante i limiti, rimane una visione gradevole e rilassante, adatta a chi cerca intrattenimento leggero più che un racconto realistico o profondo.
Consiglio la visione, stranamente rilassante e gradevole, nonostante le sue pecche, senza aspettarvi granché, è comunque migliore di tanti altri lavori che avete votato generosamente.
Vorrei dare di più alla parte girata in caserma che mi è piaciuta molto, la qualità della cinematografia è migliore rispetto a diverse cose che ho visto salvo qualche errore tecnico di luci/illuminazione, ma la loro storia d'amore è stata troppo trascinata prima e in seguito piena di problemi inutili, forzati che mi hanno trasmesso pesantezza e un alone velato di tristezza.

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Completed
Joy of Life Season 2
6 people found this review helpful
Sep 3, 2025
36 of 36 episodes seen
Completed 0
Overall 8.5
Story 8.0
Acting/Cast 8.5
Music 8.0
Rewatch Value 6.0

Intrighi infiniti e sentimenti smorzati: la lentezza della stagione di mezzo!

😊😊😊😊😊😊il mio voto per questa stagione è 8,3
Dopo cinque anni di attesa, la seconda stagione di Joy of Life ha finalmente riportato sullo schermo Fan Xian e il suo mondo intricato fatto di politica, inganni e relazioni ambigue.
L’hype era altissimo, e la serie ho letto aver toccato numeri da record: centinaia di milioni di visualizzazioni in Cina e un grande successo anche a livello internazionale grazie alla distribuzione su Disney+. Ma è riuscita davvero a mantenere le promesse?

Nonostante una qualità visiva migliorata (la seconda stagione ha introdotto tecnologie avanzate per il rendering visivo: "in particolare, Tencent Video ha implementato la modalità HDR Vivid" che permette un'esperienza visiva più ricca, con contrasti intensi e dettagli nei particolari,tessuti, luci, ombre), una maggiore nitidezza, una regia più innovativa che si avvale anche di droni e di diverse tecniche di ripresa, la stagione è più lenta rispetto alla prima, con episodi iniziali che sembrano meno coinvolgenti.
La trama è meno fluida, con alcuni eventi che si trascinano per troppo tempo.
É una stagione più cupa, sottile e psicologica.
I protagonisti sembrano due: Fan Xian rinnovato (dimagrito al punto da sembrarmi un altro ma era questo il suo scopo), e Li Chegze , il Secondo Principe , interpretato magistralmente da Liu Duan Duan; lo spazio a lui riservato in questa stagione è quasi pari a quello del protagonista, rappresentato quasi sempre scalzo con abiti tanto sontuosi quanto eccentrici, a testimonianza della sua "doppiezza"e la sua instabilità.
Da una parte sfarzo e ostentazione → le vesti elaborate rappresentano il potere, il rango e la volontà di mostrarsi come figura imponente, quasi teatrale. È l’immagine che lui vuole dare al mondo, coerente con la sua natura vanitosa, eccentrica e instabile.
Nudità dei piedi → il contrasto con la ricchezza degli abiti sottolinea vulnerabilità, fragilità, o addirittura una certa “mancanza di fondamento”. Essere scalzo, in un contesto di corte, era inoltre inappropriato e rivela che sotto la maschera sfarzosa c’è qualcosa di incompiuto, instabile, forse anche un’infantilità che lo rende meno temibile e più inquietante.

La differenza più evidente con la seconda stagione è il visibile passaggio dalla narrazione incentrata sulla trama a quella incentrata principalmente sui personaggi. Dopo aver eluso la morte, Fan Xian torna nella capitale. Durante la prima stagione, Teng Zijing ha mostrato a Fan Xian che nella vita di ognuno di noi, vale la pena proteggere ciò a cui si tiene, anche a costo della vita. Questa stagione esplora cosa sia ciò che vale la pena proteggere per Fan Xian. Conosce e riflette gli ideali materni e inizia a prendere consapevolezza delle ingiustizie che l'hanno spinta a voler cambiare il mondo. La difficile situazione della gente comune lo tocca mentre arriva a comprendere di essere anche lui solo una pedina nelle mani dell'Imperatore.
Accoglie l'eredità di sua madre con uno scopo e una chiara visione di ciò che intende farne. I momenti più esaltanti di questa stagione non sono ricchi di azione o pieni di colpi di scena intricati, ma momenti cruciali nel percorso del personaggio di Fan Xian. È meno emozionante per gli amanti dell'azione ma questa è la stagione di consolidamento degli scopi e chiarimento degli obiettivi per Fan Xian.
La storia è più cupa e pericolosa, il protagonista cresce, diventa meno ingenuo e più maturo, affrontando avversari pericolosi in un percorso di maturazione che emoziona, a volte.

La seconda stagione è una stagione di passaggio del protagonista: da "pedina a giocatore": in una stagione dove anche i personaggi secondari diventano importanti e hanno molto tempo sullo schermo, Fan Xian emerge sotto una luce nuova e più complessa. Il ritmo è incostante, alcuni archi narrativi si allungano troppo e il cast vastissimo rende la narrazione dispersiva.
A volte si ha la sensazione che la serie si perda in dettagli secondari, mentre alcuni momenti cruciali (come il tanto atteso matrimonio tra Fan Xian e Wan’er) risultano trattati in maniera sorprendentemente frettolosa e poco incisiva.
La componente romantica in questa stagione è stata del tutto sacrificata, la si vede sul finale perché supporta la narrazione che richiama alcuni aspetti della prima stagione ( tesoreria imperiale e assassinio di Lin Gong). Prima del matrimonio ci saranno solo tre scene in cui il ML e Wan'er saranno entrambi presenti, quindi non aspettatevi nulla da questa stagione in termini di romanticismo. Del resto non nasce come storia romantica, c’era qualcosa in più ed era meglio resa nella prima stagione.
Lin Wan’er (Li Qin) è quasi assente. La sua presenza marginale mi ha molto delusa, speravo in una maggiore centralità del suo ruolo. L’attrice fa bene il suo lavoro, come sempre, ma la sceneggiatura non le dà spazio.
L’intrigo é politico ma non conclude nessuna delle sottotrame (imperatore, Chen ping ping, principi), relegando tutto alla terza stagione. Il tono umoristico é molto più spiccato e manifesto interrompendo il ritmo e l’immersione.
Sarebbe stato narrativamente interessante se Wan'er avesse avuto un ammiratore:
1)per darle più spessore come donna desiderata non solo per il suo status di Principessa ma per le sue qualità personali;
2)per creare una tensione emotiva in Fan Xian, costringendolo a confrontarsi con la possibilità di “perderla”;
3) per bilanciare il rapporto, mostrando che Wan’er non è solo “il rifugio fedele”, ma una donna con fascino e attrattiva autonoma.
Né nel romanzo né nel drama, però, questo succede davvero: nessun personaggio maschile corteggia apertamente Wan’er. È come se l’autore volesse mantenerla tutta di Fan Xian.
Questa stagione mantiene il tono farsesco ma più accentuato e spesso forzato rispetto alla naturale ironia della prima stagione. Il nuovo equilibrio tra commedia e dramma è più sbilanciato verso la commedia, con humour demenziale, meta-battute e meme moderni. A volte l'ho trovato frizzante e audace, altre volte, specie all'inizio ho trovato una diluizione della tensione emotiva a discapito della credibilità.
Un elemento che, a mio avviso, ha davvero penalizzato la seconda stagione è lo stacco netto di tono rispetto alla prima. Avendo visto le due stagioni consecutivamente, senza il distacco di cinque anni che c’è stato tra le uscite, la discontinuità è palese.
Alla fine della prima stagione, dopo aver scoperto le proprie origini e compreso di essere stato manipolato da tutti, il protagonista dava l’impressione di aver maturato un rancore profondo e un obiettivo preciso:affrontare la sua nemesi con determinazione.
E invece, lo ritroviamo che torna in città come se fosse all’oscuro delle rivelazioni di Xiao En: mantiene un rapporto quasi cordiale con Chen Ping Ping (gli dice soltanto di non potersi fidare di lui), e si mostra cerimonioso e persino affabile con l’imperatore, pur sapendo ora di essere suo figlio. In pratica, sembrava dovesse rientrare pronto a “fare a pezzi tutti”, e invece l’impatto si riduce a una sorta di pantomima grottesca, condita di humour farsesco. Deludente.

Joy of Life 2 è una stagione ambiziosa, che non teme di cambiare tono e rendere la narrazione più oscura e matura. Porta con sé momenti intensi (episodio 15, pirandelliano e memorabile) e interpretazioni convincenti, ma anche difetti strutturali evidenti: ritmo irregolare, a volte trascinato, uso limitato dei personaggi femminili, la componente dominante dell'intrigo di corte, sempre a discapito di altri aspetti che secondo me andavano accostati per creare un "ritratto" di vita più equilibrato.
Nonostante ciò, rimane una delle produzioni più riuscite e seguite del panorama cinese recente, capace di mantenere alto l’interesse e di confermarsi come un fenomeno culturale, anche a livello internazionale.

👉 In sintesi: meno brillante e leggera della prima stagione, ma più cupa, politica e “strategica”. Una continuazione imperfetta ma comunque grande impatto.

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