Maratona di sangue, rabbia e frustrazione! Il ciclo senza sceneggiatura di TILL THE END OF THE MESS!
Effetti speciali : 9/10 (per gli standard cinesi). COSTUMI: 9/10. Sceneggiatura: 5/10.Ho iniziato attratta dalle recensioni super positive e sotto diverse sollecitazioni; da principio, per i primi 8 episodi ho pensato di trovarmi di fronte ad un lavoro che avrei recensito più generosamente, purtroppo andando avanti mi sono resa conto che non si tratta di un capolavoro, perché manca la scrittura: sembra una “fanfiction per adolescenti”.
Alcuni, troppi episodi sono stati di una noia mortale e ho premuto il tasto "AVANTI" ( non lo faccio mai) . L’ho trovata interessante SOLO per la costruzione del personaggio “Dear Daddy Devil” e la recitazione di Luo Yun Xi e Bai Lu, sicuramente di buon livello 8/10. La abbasso nel complesso perché molti altri attori del cast non hanno avuto la stessa resa, soprattutto Deng Wei (Xiao Lin).
Mi è piaciuto/mi ha divertito il fatto che si suppone che sia "cattivo" ma non fa poi nulla di moralmente spregevole e gli autori hanno girato in tondo con trame ridicole e altri personaggi davvero malvagi per assicurarsi che fosse completamente esente da colpe nella narrazione. Ha letteralmente fatto solo del male ai suoi aggressori e alle persone che lo hanno tradito. Non ferisce mai i veri innocenti. Anche quando prende il suo posto come sovrano nel Jing lo fa nel modo più pacifico possibile, offrendo asilo ai rifugiati dello Sheng, studiando soluzioni e abolendo precedenti e ingiuste misure vessatorie nei riguardi del popolo, fornisce aiuti ai rifugiati e tutti lo rispettano. É letteralmente IMPECCABILE. Non c'è nessun cattivo, per cui NON PUOI NON tifare PER LUI, un uomo bullizzato e maltrattato che per caso sembra anche un personaggio uscito da un fumetto giapponese(MANHUA).
Cosa rende questa serie così acclamata? La figura di Tantai Jin e gli effetti speciali molto buoni, i migliori finora visti in un drama cinese (se li confrontate con quelli americani sono invece appena discreti).
Le riflessioni sul destino, sulla libertà di scelta, sull’importanza di una rete di supporto, di persone che ci amano e si fidano di noi. Quanto delle nostre azioni dipende da noi e quanto invece è influenzato dal modo in cui gli altri ci trattano? Fino a che punto dobbiamo assumerci la responsabilità delle nostre scelte? Vendetta e giustizia sono la stessa cosa? Cos’è più importante: la fiducia o la percezione della verità? Sorprendentemente, la sua storia è interessante e non superficiale. Purtroppo però gli sceneggiatori hanno avuto qualche difficoltà nella progressione della trama, il che ha portato a momenti soporiferi e a scelte non sempre comprensibili, soluzioni improbabili, logicamente nonsense che lo destinano ad un pubblico adolescenziale.
Ho letto un po' ovunque di un amore fantastico, infinito, incommensurabile, totale tra i protagonisti ma in verità ho visto una relazione tossica che somiglia più ad un'ossessione, con evidenti problemi di comunicazione, in cui l'amore da parte del ML viene dimostrato senza tanta convinzione, almeno nell'arco narrativo di Mingye- vita Bo're, poi sarà Bailu( si danno il turno) a essere ambigua e ambivalente con lui, tanto è vero che mutualmente finiscono per determinare esiti tragici e non fanno mai tesoro della lezione (PARLARE ONESTAMENTE E CONFRONTARSI). I momenti in cui si ritrovano inoltre sono privi di emozioni, tranne nell'arco di Mingye.
Inoltre, lui si innamora di lei per qualcosa di speciale, per le sue caratteristiche, per i suoi punti di forza e le sue debolezze o SOLO PERCHE' ERA L'UNICA CHE SE NE PRENDEVA CURA?!? É amore o mancanza di cure materne? É chiaramente un'ossessione legata al senso di solitudine e vuoto del ML, mentre Bailu non commento, hanno creato un brutto personaggio, molto distratto dalla missione, mai chiaro sui propri sentimenti, a volte ci pensa, sembra esserne innamorata, poi se ne dimentica totalmente per aiutare il sesto principe risultando ambivalente, e determinando la giusta gelosia del ML, poi lo odia, poi comprende il malinteso e continua a dirgli di odiarlo nonostante quello sia esente da colpe anzi .. voleva pure tenerla accanto a sé nonostante il malinteso, si ritrovano, lei non vuole tornare con lui ma poi dal nulla all'episodio 35 cambia idea e ci TORNA.
Uno dei personaggi più brutti ma discretamente interpretati da Bailu.
La pessima scrittura si riversa anche nella mia personale percezione di assenza di continuità nell'evoluzione dei personaggi, mi spiego meglio: se analizzo la figura di Tantai Jin dal 1° episodio con il 25° sento come se fossero personaggi diversi, ok l'evoluzione ma deve rimanere un tratto riconoscibile nel personaggio che ne assicuri la personalità, invece, pur essendo bravo l'attore, è come se non riuscisse a legare queste diverse evoluzioni in modo da renderle solo evoluzioni. E non è stato aiutato per nulla dalla scrittura, o forse dai tagli.
Il casting su Luo Yun Xi e Sun Zhen Hi si è rivelato molto calzante. La capacità del protagonista di trasmettere emozioni intense è notevole. Rende in modo struggente e autentico, spesso anche coinvolgente sebbene a volte carichi troppo certe camminate e smorfie per fare il figo risultando invece ridicolo. Lui è perfetto per i ruoli di uomo sofferente e disprezzato ma non in quelli di amante, non mi sembra mai credibile.
Oltre ai protagonisti, mio malgrado, per correttezza è opportuno citare Chen Du Ling per la sua interpretazione di Ye Bing Chang, la sorella della protagonista. Ho visto più bravura qui che in Fangs of fortune, come del resto l'avevo notata in A Journey to Love, nei panni della Imperatrice. É' un'attrice che rende benissimo nei panni della villain, la sua versatilità la rende spendibile anche nei ruoli di buona e remissiva vittima.
È impossibile non apprezzare anche Pian Ran, interpretata da Sun Zhen Ni. Su quest'ultima invece devo dire che non è tanto la bravura quanto un casting azzeccato (è perfetta nei ruoli di volpe, una bitch seduttiva e predatrice).
Parlando di personaggi, è il momento di evidenziare il più grande difetto di questa serie e del suo sceneggiatore: hanno reso tutti così stupidi e sempliciotti (privi di sfumature), con dialoghi inconsistenti che non importa l'epilogo finale. Non vedevo un futuro, a prescindere dal risultato finale.
Molti eventi non avevano senso ( esempio ne cito solo uno: non ha sentimenti da principio ma può provare rancore che è un sentimento) ma non si possono nemmeno chiamare veri e propri buchi di trama, perché in un certo senso avevano una spiegazione: la mancanza di logica, creatività e intelligenza. All’inizio questa cosa mi divertiva, ma presto è diventata frustrante a livelli mai visti. Non sanno come gestire un conflitto e la sua origine, quindi preferiscono rendere il personaggio idiota solo per alcune scene, per preparare il terreno a decisioni insensate. Il tropo narrativo del problema di comunicazione è l'essenza del LAVORO. Capisco l'escamotage per un conflitto momentaneo ma non c'è davvero altro che si può inventare per movimentare e dare un senso, accendere il ritmo, coinvolgere uno spettatore che abbia più di 15 anni??????????????
E mi dispiace perché leggo che le due sceneggiatrici facevano parte del team che ha sceneggiato Blossom in adversity (fioritura imprevista) che invece è molto buono come scrittura (il problema lì è stata l'interpretazione).
È questo il problema dei drama cinesi, investono in un aspetto trascurando tutto il resto. A volte c'è la storia ma non c'è la recitazione, altre c'è l'effetto speciale ma non c'è la storia o c'è la recitazione ma non c'è la regia. Insomma sono del tutto INCAPACI DI PRODURRE QUALCOSA DI COMPLETO, con gli strumenti che hanno a loro disposizione. Già solo il fatto che doppiano in post produzione per l'assenza di apparecchiature adeguate la dice lunga.
Le scene e gli archi narrativi SONO ripetitivi, si riscrivono gli stessi problemi visti qualche episodio prima, con piccole variazioni (e hanno tagliato 16 episodi ho letto, quindi io mi chiedo se davvero per 56 episodi hanno riproposto la stessa minestra insipida e annacquata). Rifiutarsi di dare ai personaggi uno sviluppo caratteriale adeguato finisce per farli ripetere gli stessi errori più volte. È una serie dominata da un solo protagonista, mentre tutti gli altri sono solo sfondo per la sua storia, pertanto comprendo anche che il finale, del tutto illogico e senza bellezza, mostri un epilogo che non vede riuniti i due innamorati, e considerato che fino alla fine non imparano una beata cippa dagli errori del passato non ne ho sofferto minimamente.
A livello di scrittura ho visto delle scopiazzature evidenti : the eternal love (dinamica cecità e prendersi cura dell'amato malato in una capanno con uno dei due ignaro di chi fosse l'altro, le ambientazioni marine e le tragedie continue tra i due amanti ); il corvo del 1994 (Brandon Lee vedeva attraverso il corvo); il pifferaio magico che libera la città dai topi.
Devo comunque un plauso alla regia e dal montaggio, considerando quanto la trama e le scene siano state spesso tagliate o adattate per i 40 episodi totali, tuttavia non so oggi se gli innumerevoli buchi narrativi risentono di questi tagli o se le sceneggiatrici davvero abbiano scritto improvvisando, è il drama peggiore che io abbia mai visto a livello di scrittura. Nel commento in basso se non l'avete notato elencherò gli innumerevoli aspetti incomprensibili che tolgono un senso e una continuità al lavoro.
Trucchi e Costumi molto buoni ma un po' eccessivi sul protagonista che in certe scene sembrava più in gara in un Drag Race (competizione di drag queen) che un diavolo millenario. Gli oggetti di scena invece molto moderni e poco adeguati per una narrazione millenaria, gli artefatti magici a volte interessanti, altre volte banali e imbarazzanti (la giada "soggiogamondo" sembrava una patacca di ceralacca prodotta dal sedere... ).
Divertente in senso imbarazzante la scelta di cambiare abito ai personaggi quando acquisiscono nuovi poteri (come sailor moon).
La colonna sonora se parliamo di musiche non cantate è stata calzante e interessante ma ha avuto anche alcune cadute di stile, tipo l'utilizzo di musiche pop moderno, che stanno bene nei lavori moderni, che non davano intensità e un'aura storica al lavoro.
CGI: molto buona ripeto per essere un cinese ma anche qui ridondante e barocca, con eccessi di fronzoli e una durata eccessiva di battaglie e combattimenti (anche due episodi di 40 minuti per un totale di 80 minuti), per colpire e meravigliare lo spettatore (che forse non ha mai visto un lavoro di Nolan, Cameron o un film della Marvel per lasciarsi incantare solo da questo). Mi dispiace scriverlo perché ho visto che c'è stato un enorme lavoro dietro e Luo Yun Xi si è davvero impegnato e speso tantissimo, non hanno controfigure quindi ha girato delle scene totalmente sospeso a 30 metri da terra. Come performance è stato molto più straziante e convincente in Ashes of love, dove ha rappresentato un'evoluzione in cattivo molto più credibile e sofferente del simpatico TTJ di TTEOTM.
La mia valutazione è di 6,5 ma do mezzo punto per la qualità visiva ed estetica del lavoro, mai vista finora in un lavoro cinese. Buona grafica, pessima la scrittura!
Vi consiglio di staccare a fine dell'episodio 35, se volete un lieto fine.
IN BASSO COME COMMENTO SPOILER TUTTI GLI ASPETTI INCOMPRENSIBILI DEL LAVORO.
"Una martellata al Sistema Patriarcale"
Regia: 8; Sceneggiatura: 9,5; Scenografia: 9,0; Costruzione dei Personaggi: 9;Tratto dall'omonimo romanzo del 1981, scritto dalla scrittrice di Hong Kong "Isabel Nee Yeh-su, meglio conosciuta con lo pseudonimo di "Yi Shu". The Tale of Rose racconta la storia di una bellissima ragazza di Pechino che intraprende una serie di storie d'amore mentre costruisce la propria carriera nel mondo delle arti con alcune deviazioni in altri ambiti professionali.
il drama è un'opera intima, delicata, molto curata e introspettiva sulle relazioni (non solo sentimentali), dal punto di vista dei personaggi.
Un "tranche de vie" che dura circa 20 anni, sulla famiglia Huang che illustra dinamiche sentimentali,amicali, professionali, matrimoniali, materne (patologiche e sane), la separazione sia da un matrimonio che la dipartita di coloro che amiamo. Parla anche di una Cina oscura, di dinamiche di abuso e collusione genitoriale, dell'omertà nel tentativo di negare l'accaduto e del timore del giudizio degli altri.
La forza di quest'opera sta nel fatto che non solo conserva il nucleo della trama originale "crescita nella concezione dell'amore" ma si impegna anche in aspetti come altre ambientazioni, conoscenza dei paesi e delle dinamiche date da un progresso che non è ancora arrivato in un continente smisurato come quello cinese, sviluppo dei personaggi e ottimi dettagli narrativi. In poche parole adatta il romanzo originale, pubblicato per la prima volta nel 1981, per renderlo più concreto e più vicino alla vita reale.
E' un lavoro ben curato, improntato sul realismo relazionale e sentimentale che mostra una Cina diversa da quella rappresentata nei classici drama, attraverso un racconto che racconta la vita della protagonista prendendo spunto dai periodi artistici, esattamente come accade per i pittori più famosi.
Non è un lavoro per tutti, è molto psicologico e il romanticismo è sacrificato in nome del realismo.
Un realismo che attraverso la cura maniacale della scenografia, degli oggetti di scena (telefonini e pendagli tipici di questi anni), gli abiti, la palette cromatica, gli interni e gli esterni, i primi piani, offre allo spettatore una visione coerente e credibile di quello che vuole rappresentare. La regia è altresì abbastanza curata , buona l'idea di utilizzare filtri dal colore caldo per rappresentare le scene iniziali che fanno riferimento a un passato molto lontano.
L'utilizzo del giallo è predominante nella palette colori, sia a livello di oggetti di scena, abiti , trolley , rose gialle, sia nella locandina, questo va proprio a sottolineare che non è un show romantico o sentimentale ma un racconto di "formazione", di realizzazione, costruzione ed evoluzione personale.
Il cast è ottimo: a cominciare da una grande Li Yifei che ha saputo rappresentare molto bene il proprio personaggio e l'evoluzione che questa compie nel corso di un "viaggio" ventennale; a seguire un Tong Da Wei molto in forma ( ottimo nelle scene comiche, meno centrato in quelle drammatiche), un bravissimo Peng Guan Ying, spigliato e credibile sia nelle scene di innamoramento languido e altrettanto nelle dinamiche di evitamento dei confronti, nel silenzio punitivo nei riguardi dell'amata; un Lin Geng Xin come non lo avete mai visto , diretto benissimo e molto maturato dai tempi di Scarlet.
Anche Lin Yi a cui è affidata una brevissima parte, quasi un cameo, devo dire che si pone come un attore credibile, in considerazione della sua giovane età. Ho potuto apprezzare anche un intenso Wallace Huo, di cui avevo solo sentito parlare. La sua parte è la più complessa e complicata, offre una performance composta ma intensa, e gli episodi che lo riguardano sono, personalmente, i più interessanti di tutta la serie.
I dialoghi sono tutti ottimi: profondi, intelligenti, riflessivi e di stampo esistenziale, riflettono sulla vita con quella saggezza tutta orientale che manca a noi occidentali. Bello il paragone sulle relazioni e le viti che nascono come piante isolate ma si intrecciano creando legami; o il paragone con gli esami che qualcuno supera brillantemente laddove altri non si presentano nemmeno, utilizzato per sottolineare una indisponibilità a mettersi in gioco e ad affidarsi all'altro, c'è sovente l'utilizzo del cibo come metafora, per per parlare di disponibilità sentimentale ad accogliere un nuovo amore, cosa impossibile quando si è sazi.
Qualcuno penserà che la storia parli della vita sentimentale di Rose, niente di più sbagliato, la trama parla DELLA SUA FAMIGLIA, di questi genitori meravigliosi: due professori universitari di fisica, entrambi amorevoli, progressisti con un modello di relazione sana a cui i figli si ispirano e la storyline mostrerà proprio le vicissitudini sentimentali di questi due ragazzi, Rosie e Zhen Hua.
La storia di Rose vede il susseguirsi di 3 tipologie di amore e 1 flirt che normalmente accompagnano le fasi di vita di una donna : il primo amore, totale, coinvolgente, fisico con la scoperta della sessualità; a seguire c'è l'affetto stabile e il senso di sicurezza che si ricerca nel partner da sposare; infine l'amore maturo con un uomo a te affine che è una sintesi di sicurezza, progetto e batticuore; a conclusione della storia un flirt un po' ambiguo con un ragazzo molto più giovane nei cui riguardi non si capisce se ci sia attrazione o sincero affetto materno. Anche da parte di He Xi c'è senz'altro ammirazione per Rosie ma non quel trasporto e quell'attrazione folle che personalmente si vede nel trascorso sentimentale della protagonista.
Il finale non poteva essere diverso, come donna risolta, sicura e realizzata la nostra protagonista affronta con fiducia la vita e le sfide che l'attendono, felice delle sue scelte, grata per tutto.
La storia seguirà meno approfonditamente le vicissitudini sentimentali del fratello, un uomo un po' infantile e ingenuo che fatica a destreggiarsi nelle sue relazioni amorose. Meravigliosa la donna che sceglierà, interpretata da una splendida Regina Wan (un personaggio che ho apprezzato più della protagonista): una donna fragile e vulnerabile ma corazzata; razionale, in continua evoluzione, ponderata, apparentemente algida ma con un cuore d'oro.Questa donna ha un'intelligenza emotiva senza pari, pur con tutte le sue ferite e un passato abuso, riuscirà spesso a guidare la nostra protagonista e maturare facendo tesoro dei suoi consigli. Le due avranno un legame di amicizia speciale, di quelli che durano una vita e che aiutano le reciproche evoluzioni, attraverso supporti e presenze costanti, l'una nella vita dell'altra. Saprà prendersi il suo spazio e riscattarsi da un passato terribile i cui strascichi faticano a staccarsi.
In tema di realismo i personaggi vengono presentati, genitori a parte, tutti fortemente umanizzati, ossia non totalmente positivi o negativi ma contrassegnati da eventi passati e dinamiche familiari che ne determinano i limiti umani che potrete osservare. Persino la protagonista è una donna moralmente integra, forte, sveglia, intelligente ma vulnerabile, impulsiva, distruttiva, vendicativa nel modo peggiore e a volte ambigua, nel modo di porsi con i suoi corteggiatori.
Liu Yfei rappresenta con grande maestria la sua crescita : da ragazzina vulnerabile e troppo , apparentemente sicura di sé , a donna innamorata, insicura, paranoica, furiosa, fragilissima con l'unica priorità, non condivisa, di vivere l'Amore. Da qui la fine del rapporto, l'elaborazione del lutto, la ricerca di stabilità, i tentativi di distrazione con un nuovo inizio, l'incontro con un uomo che incarna sicurezza e senso di stabilità, il progetto insieme, il matrimonio, il parto, i primi screzi, il vedere chiaramente i difetti del proprio marito, un uomo bigotto e meschino con enormi complessi di inferiorità alimentati da un forte senso di inadeguatezza; il divorzio, la ricerca di una nuova dimensione, la rinascita, spesso mostrata attraverso il nuoto e l'elemento d'acqua presente spesso nel corso della narrazione. Alla fine l'incontro nel momento sbagliato di un uomo speciale, in un modo speciale, un nuovo investimento emotivo, il non potersi vivere ma, ciò nonostante, la coraggiosa decisione di darsi e affidarsi, assaporando intensamente e tristemente il tempo concesso, e infine un bilancio della propria vita, con l'eredità dell'ultima relazione che è quella più formativa, come atteggiamento e resilienza. Rose adesso si muove con passo sicuro, sopra la sua moto, non è più quello traballante dei tacchi su cui si muoveva a 20 anni, ostentando una finta sicurezza.
La recitazione è solida, affidabile sebbene troppo calcata in alcuni punti (penso per indicazioni della regia).
E' un drama che "puzza" di vita, quindi un lieto fine o un solo amore sarebbe stato non solo irrealistico ma anche stonato in una narrazione che evita qualsiasi sentimentalismo sterile e si spoglia di edulcorazioni fantasiose.
E' un drama totalmente diverso rispetto a quanto siamo abituati a vedere, sia come tropi sia nel modo di narrare la storia (ci sono fortissime vibes francesi e riferimenti a Parigi) , anche le musiche sono diverse, non mi hanno fatto impazzire ma devo dire son state abbastanza calzanti nel connotare emotivamente la narrazione.
Lo show presenta una serie di personaggi femminili complessi anche se minori, da una donna che lotta per andare avanti dopo una rottura difficile, ad una algida e apparentemente inaccessibile responsabile, ad una studentessa di dottorato, ferocemente indipendente.
Per la prima volta, o forse la seconda, viene presentato un mondo da una prospettiva femminile, il mondo non è degli uomini e non sono gli uomini che salvano le donne anzi spesso le affossano, le mortificano in quanto figli di un sistema patriarcale che li giustifica quando manipolano, mortificano, scelgono al posto delle DONNE, quando le responsabilizzano ( se tu non avessi.... vuoi che rinunci a tutto per te.... non mi ami più? Ma chi hai incontrato mentre eri a Pechino). Aggiungo anche che c'è il punto di contatto con le narrazioni cinesi, in quanto c'è sempre l'uomo, nel caso del primo fidanzato, diviso tra la scelta del potere, il raggiungimento dello status e l'amore. Nel secondo partner invece solo il raggiungimento dello status permette l'accesso ad una condizione di amabilità.
COSA NON MI HA FATTO IMPAZZIRE: il modo seduttivo, sebbene con l' intento di provocare lo spettatore, con cui è stata presentata la protagonista, mi son subito distaccata da certi modi di porsi, di fare , e non mi sono immedesimata. Presentarla come una lolita condiscendente o come una "mangia uomini", non solo mi ha disconnessa emotivamente da una giovane donna, che moralmente non approvavo, ma non l'ho reputato neanche troppo credibile, dato che l'attrice non è una bellezza conturbante che può riscuotere un univoco encomio estetico, tanto da averla photoshoppata nella locandina (le parti di sterile divismo sono onnipresenti e ridicole in quanto per me non credibili).
Una recitazione troppo "barocca", calcata in modo ridondante in certe scene e priva di pathos e credibilità in altre, dove invece la disperazione era da mostrare con bruta crudezza.
La narrazione in certe parti è stata eccessivamente diluita e il racconto è diventato lento, non posso dire di aver seguito con coinvolgimento tutto il tempo, spesso mi ha annoiata, il periodo che va dal trasferimento a Shangai al matrimonio, è stato per me molto noioso da seguire.
I luoghi della narrazione sono Pechino, Shangai, paesini dell'entroterra e Parigi, a cui si sono molto ispirati (a me ha ricordato molto il favoloso mondo di Amelie come colori, stile di regia e alcune inquadrature, anche le musiche).
Ho visto alcuni protagonisti avere reazioni eccessive ed esagitate , che forse potevano allinearsi con l'età dei personaggi ,che mostrano invece una compostezza non proprio coerente a fronte di torti più gravi (è possibile che se maturi passi da un temperamento collerico a uno flemmatico e imperturbabile ? ).
Le evoluzioni andavano presentate anche mostrando un re-styling del personaggio, secondo la mia umilissima opinione, 20 anni sono un periodo storico lungo nella vita di una persona, il fratello tramite trucco e filtri è stato davvero invecchiato, la protagonista invece non ha troppe differenze con i suoi 22 anni (il che mi pare assurdo).
Inizio a razzo & finale a C*zzO!
Avviso prima di iniziare la visione che questo lavoro ha un finale aperto perché si prevede una seconda stagione che stando ai rumors dovrebbe uscire nel 2026 MA non è certo, nel senso che ci sono molte voci e niente di confermato ed è passato ormai un lustro dalla prima stagione.E' un lavoro diverso, fresco e divertente con alcuni elementi di novità e una buona scenografia (non si fa sentire il basso budget), tuttavia i dialoghi e le interpretazioni quando ci sono le parti drammatiche (concentrate sul finale) mancano di convinzione , intensità e credibilità. Tutti gli attori sono più portati per interpretare ruoli comici, soprattutto il protagonista. Di sketch comici ne vedrete tanti e alcuni saranno davvero deliziosamente divertenti.
Bellissime alcune puntate, specie la settima cui do 8 , si discosta totalmente come qualità dalle altre puntate con scene di grande estetica visiva ed emozioni per l'avvicinamento dei personaggi.
Il protagonista è un ragazzo diverso, a parte la differenza di età di 7 anni con la protagonista che PURTROPPO si vede tutta, è stato molto azzeccato dare la parte ad un attore vero (non cantante belloccio come siamo abituati a vedere), esteticamente basso e non prestante fisicamente. Questo non peserà anzi sarà interessante notare come compensi le sue scarsi dote estetiche e la sua scarsa prestanza fisica con la furbizia, il machiavellismo e l'intelligenza.
Molto interessante l'impiego, PER LA PRIMA VOLTA, di armi da fuoco nella lotta.
Due archi narrativi, il primo più interessante, presenta dapprima il nostro protagonista impegnato nell'impiego delle moderne tecniche di impresa e pianificazione aziendale in un epoca storica immaginaria ma posso immaginare datata almeno al 1500 , dato l'utilizzo degli archibugi. Nel secondo arco narrativo si ritrova coinvolto in un intrigo imperiale nel corso di un viaggio rimanendo bloccato Li'an, la città dove si trovava con la moglie in viaggio.
Questo secondo arco narrativo presenta uno stravolgimento in termini di personaggi nuovi che faranno la loro comparsa oscurando i primi e la moglie non si vedrà per quasi 8 episodi.
Quello che non mi è piaciuto,a fronte delle tante potenzialità finora espresse ( tra cui aggiungo un legame paterno molto tenero e sentito tra il suocero del protagonista e la figlia -anche questo poco sviluppato- l'iniziativa femminile sentimentale, e interessanti conoscenze sul mondo del commercio e sulla produzione della seta), è il modo in cui è stato presentato questo matrimonio.
Il titolo fa pensare ad UN MARITO , quindi ti aspetti che venga dato largo spazio alla gestione matrimoniale, ebbene non è così! Sebbene inizialmente venga presentato un inizio mooolto promettente tra i due, questo non reggerà il ritmo, non ci saranno contatti fisici intimi (neanche un bacio) e la prima notte insieme non verrà manco mostrata, se non l'ennesimo sketch comico con i guardoni che spiano fuori dalla porta. Il matrimonio poi si perde, a parte tenersi per mano questa coppia mancherà di slancio, passione, amore totale e completo.
Lui addirittura " l'abbandonerà" per salvare una milizia in crisi e lei verrà rapita e quasi violentata.
Bellissima poi la scena del ritrovamento e la sua vendetta sul rapitore ma anche lì nessuno slancio nel ritrovarsi, sempre un piattume tiepido con emozioni smorzate che ha guastato. Il titolo, il trailer, la sigla fanno pensare ad un matrimonio ma questo sarà solo lo sfondo. Anche la moglie non è una protagonista ma uno dei tanti personaggi che entrano ed escono dalla scena. Questo mi ha molto raffreddata insieme all'incapacità di tutti gli attori di rendere emozioni forti e intense perché sebbene inizi come drama comico , come ogni lavoro cinese che si rispetti evolve in inutile tragedia con le solite morti inecessarie di alcuni personaggi principali.
Do mezzo punto in più per le idee innovative nella caratterizzazione del PROTAGONISTA PRINCIPALE e per il rapporto tra Su Taner e suo padre, sebbene la recitazione di lei non sia sempre precisa.
Dialoghi dimenticabili e i duelli sono molto poco scenografici se raffrontati ad altri lavori!
Drama leggero con problemi di esecuzione/ sceneggiatura.
The Moon Brightens for You (TMBFY) è un adattamento del romanzo omonimo (明月曾照江东寒) di Ding Mo (丁墨), il genere è wuxia ma con elementi "fantasy", non direi xianxia, che lo rendono ibrido; una fusione di arti marziali con metodi tramandati e coltivati nelle sette, col romanticismo e umorismo contemporanei.Questa è una storia su come il bene trionfi sul male e su come il vero amore non sia necessariamente il primo, e su come si formi attraverso la pazienza, la perseveranza e non poche difficoltà lungo il cammino.
Questa è una storia su come la vendetta venga raggiunga con perseveranza se sei nel giusto, col sacrificio delle persone a te care. Il karma alla fine salda i propri conti.
La storia d'amore è al centro dell'opera ma viene sviluppata definitivamente negli ultimi 8 episodi, nella parte centrale piuttosto viene presentato il primo "amore", che quasi sempre non è quello definitivo. In questo c'è sicuramente un elemento di diversità rispetto ai comuni drama cinesi.
Altro elemento di novità è caratterizzato dalla presenza di una donna forte nelle arti marziali ma senza grande intelligenza e acume in coppia complementare con un uomo debole fisicamente ma forte intellettualmente.
I villain in questo lavoro vengono rappresentati da una triade malvagia di tre demoni fantasma che servono la fazione nemica del regno, composto dal malvagio e mascherato Capo; un grottesco, cleptomane, dalla sessualità confusa e un disturbo da tic, infantile, definito pazzo ma lucido nelle considerazioni, che combatte con un grattaschiena in ferro; infine un maestro dei veleni, esperto in combustione spontanea finale.
Tra i personaggi "strani" , il miracoloso agopunturista, esperto di arti marziali Jian Ling, un subdolo ricco ed edonista padrone della Zhou Mansion e di 35 tratte commerciali, un assassino dagli occhi buoni (completo di cappello di paglia e lame gemelle), l'esotica praticante di arti oscure, che lancia veleni e serpenti, con un movimento delle mani che ricorda più un ballo di gruppo nelle balere romagnole che una mossa marziale.
Le notizie vengono diffuse nel regno attraverso un canale di trasmissione orale comunitario , tipico delle sale da tè, dal nome "Le voci della Comunità", per fornire al grande pubblico eventi e pettegolezzi aggiornati sul regno, mentre allo stesso tempo trasmette segretamente messaggi in codice alle parti interessate. Insieme a questo c'è un servizio sussidiario che fornisce la consegna personalizzata porta a porta di informazioni e pacchi, in perfetto stile Bartolini , DHL express o SDA.
La trama è lineare e non complessa, il che consente agli spettatori di cogliere il background e le motivazioni sottostanti, in modo da comprendere gli incidenti del passato che danno forma agli eventi attuali. Nonostante il tono spensierato e leggero, a metà lavoro ci sono alcuni momenti tragici che si verificano mentre la storia si svolge.
Come ogni Wuxia che si rispetti, viene messo in risalto e celebrato il valore della fratellanza, della cavalleria, della lealtà e della rettitudine, soprattutto da parte del ML e della FL, nonché dai capo clan virtuosi delle sette marziali.
Buone le evoluzioni e le crescite dei personaggi: il Male Lead compirà un'evoluzione che lo porterà a distaccarsi dal proposito ossessivo di vendetta per far largo all'amore e al sentimento, concependo più che la vendetta, la necessità di una rivoluzione per un bene più grande, ai fini del benessere del popolo.
Questa sua ritrovata flessibilità determinerà un comportamento più libero e disinvolto, espresso nella mimica e nel sarcasmo, nell'ironia e nello humour. Considerato il personaggio freddo, indifferente, rigido del principio, sul finale avremo un uomo in sintonia con i propri sentimenti, espansivo e romantico (una bella sorpresa).
La FL compirà un percorso evolutivo altrettanto marcato: da ragazza frivola, immatura, impulsiva e irruenta, con un sorriso sfacciato e malizioso (che personalmente mi ha infastidito ), arriverà a diventare più riflessiva, matura, consapevole e seria.
Il finale è molto positivo: chi doveva pagarla la paga e i buoni raggiungeranno il successo e si dedicheranno ad obiettivi per loro importanti.
Le musiche sono allegre e spensierate, caratterizzano e accompagnano il lavoro.
COSA NON HA FUNZIONATO QUINDI?
1) Recitazione: non so se i personaggi sono stati effettivamente diretti male o se questo è stato il massimo che son riusciti a fare, il ML è molto monocorde, migliora sul finale e nella resa empatica nell'episodio 18, ma la sua inespressività non mi ha permesso di immedesimarmi e vivere con trasporto il suo percorso, solo in 4-5 scene mi è sembrato calato nel personaggio e nelle reazioni emotive che doveva avere.
La FL, peggio mi sento, per me è stata del tutto inadeguata agli inizi, migliore sul finale ma non ha saputo dare sfumature emotive al suo personaggio (SORRISO/FACCIA SERIA).
2) Scenografia : combattimenti resi male, troppo teatrali, tecnica della levitazione onnipresente ed eccessivamente rappresentata, sembra più una ascensione al cielo, un po' wuxia un po' xianxia, tutto un po' troppo too much, poco credibile, gesture caricaturali delle mani che fanno ridere più che immedesimarsi. Veleni in polvere che volavano come getti di farina e invece di combattere la gente si trovava a grattarsi.
Salvo due combattimenti, il Generale sulla quarantina che lotta sotto la pioggia per uccidere Gu-Ye, il duello finale tra i nostri protagonisti e il grande demone cattivo , che ricorda un po' un videogioco e un po' rappresenta il tipo di unione che riescono a formare i nostri protagonisti.
3) Caratterizzazione dei personaggi principali: il secondo ML è infine rappresentato come un uomo volubile e codardo sentimentalmente, non ho capito cosa volessero trasmetterci con questo personaggio, mi riferisco alla gestione emotiva del sentimento, non sarà chiaro. Stendo un velo pietoso sul personaggio fastidiosissimo della Principessa che verrà umanizzato sul finale ( della serie, volevo solo essere amata perché mi sento sola, quando mi amano divento buona e comprensiva, tutto ciò che ho fatto di terribile è stato per amore).
Non ci sono strategie mentali di altissimo livello, persino il ML, descritto come un genio, non riesce a prevedere una trappola fatale nel 18 e le conseguenze di un piano che va male nel 30, di cui la sua amata piangerà le conseguenze che potevano essere fatali, la FL è priva di qualsiasi acume mentale, non è né sveglia né scaltra. Moralmente è un personaggio positivo ma a livello di intelligenza non comprendo perché presentare una grande bravura marziale mista a una totale incapacità di prevedere le conseguenze delle proprie e altrui azioni.
Storie d'amore secondarie, una gradevole e l'altra con molte potenzialità iniziali che viene poi sviluppata in modo piatto e apatico, senza tanta convinzione. Partono a razzo e finiscono come una coppia annoiata senza alcun trasporto fisico.
Niente di nuovo a livello di scrittura: gli stessi identici tropi narrativi di sempre, una ragazza stupidotta che non comprende i propri sentimenti che si ritrova prima a gareggiare in un torneo di arti marziali, a stringere delle amicizie poi e coinvolta nell'ennesimo triangolo che non saprà completamente gestire perché non capisce cosa prova (generalmente quando non sai cosa provi non provi nulla per nessuno, l'amore non va spiegato).
La FL è sempre confusa sui suoi sentimenti, sia per l'uno che per l'altro, sceglierà il compagno della sua vita proprio negli ultimi episodi finali (cinque-sei episodi prima della fine).
Elementi di generi diversi(comico e tragico) non bene amalgamati, un po' per la sceneggiatura, un po' per le recitazioni lacunose degli attori.
Comuni cliché: triangolo, donna che cade e viene presa dall'uomo, donna ubriaca portata in spalla, principessa capricciosa e insopportabile, malinteso che cambia le sorti del destino, contatti fisici tutti concentrati sul finale ma baci molto molto tirati, lievi contatti sulla bocca e FINE (un drama casto, persino per essere un cinese).
Oggetti di scena moderni, parrucche brutte e di scarsissima qualità per tutti (notare come la parrucca del ML parta da metà testa).
Il voto è 5,5 in verità perché a causa di una recitazione traballante e stentanta e una sceneggiatura lacunosa non si può definire un lavoro valido, do mezzo punto per i personaggi geniali del demone pazzo e del medico che utilizza strategie paradossali.
Mi viene da ridere perché se leggete le recensioni un po' tutti affermano che la storia è carina anche se la RECITAZIONE FA SCHIFO, univocamente riconoscono che la recitazione FACCIA CACARE però poi danno voti dal 7 in su per la storia e i combattimenti (resi pure male tra l'altro).
ATTENTI A QUEI DUE !
Avviso sin da subito che sembra una commedia spassosa e leggera, sia per il trailer, i reel che girano sui social, sia per le scene esilaranti dei primi 4 episodi ma si tratta di un genere drammatico e molto serio.Il man lead è un poliziotto con problemi di gestione della rabbia che viene incastrato dai superiori, la protagonista femminile invece è una donna con un disturbo post traumatico da stress e un funzionamento reattivo di tipo compulsivo a seguito di violenze nella passata relazione. E il tutto non si è concluso come in un paese normale, siamo in Corea quindi se sei ricco un buon avvocato può persino fartela passare liscia.
In tutto questo i due si incontrano perché sono vicini di casa e vanno dalla stessa psichiatra del loro quartiere.
Inizialmente non andranno d'accordo poi lei si affiderà a lui perché si sentirà più sicura e protetta, lui resterà affascinato dalla sua bellezza, il modo di affidarsi e aver bisogno di lui lo conquisterà totalmente.
Un modo calzante per descrivere la coppia principale in questo drama è "imperfettamente perfetta". Entrambi hanno problemi relazionali, traumi, cicatrici e demoni interiori ma provano a gestirli insieme, lui le sta accanto in modo realistico, in questa coppia ho visto più lui come supportivo e protettivo, lei è indubbiamente meno di aiuto sebbene una sua brillante intuizione lo aiuterà nel lavoro, è un tipo di sviluppo evolutivo e relazionale reso in modo irrealistico ma apprezzabile da vedere.
E' presente anche una seconda coppia improbabile (non è ben chiaro il rapporto che sviluppano, volutamente), è un drama su come le relazioni tra gente strana /sofferente/ impulsiva siano in realtà soluzioni sentimentali percorribili e riempiano l'esistenza.
I protagonisti sono stati all'altezza ma in generale il livello recitativo è molto alto, specialmente la protagonista e il man lead nel suo dimostrare amore incondizionato, ogni emozione, specialmente l'imbarazzo era resa anche da piccoli movimenti microfacciali, risultando molto naturale e dando vita ad un personaggio credibile.
Il drama in totale dura quasi 6 h e 30 quindi si può vedere in uno-due giorni, a seconda del tempo a disposizione, comunque è molto scorrevole.
Sceneggiatura molto buona, il lavoro sui personaggi coerente e attendibile, scenografia discreta ma non eccezionale.
Molti si sono lamentati del personaggio di lei perché eccessivamente dipendente, pavido, bloccato ma, sebbene risulti, almeno personalmente, scomodo da vedere e sopportare, credo che non potrebbe essere diversamente, lo capirete meglio quando verrà illustrato quello che ha passato e il senso di colpa tipico delle vittime che pensano in parte che la loro tragedia sarebbe stata evitabile con qualche accortezza, arrivando a dubitare di se stessi e del proprio discernimento. Tutto ciò, professionalmente lo affermo, è molto comune e realistico.
La storia non è davvero niente di nuovo o geniale, anzi sono i soliti topic coreani e l'idea di come una storia improbabile tra sofferenti psichici sia possibile e terapeutica viene sicuramente dal Lato Positivo, film molto buono di 12 anni fa, tuttavia mi sento di premiare la recitazione.
NEO: I due episodi finali chiudono la narrazione velocemente e, anche se c'è un colpo di scena avvincente, più per come è stato reso che non per l'idea in sé (già vista in altri lavori), li trovo stonati e sottotono, non hanno chiuso in modo soddisfacente il lavoro che poteva mostrare più le dinamiche relazionali di questa coppia.
Inoltre l'ultimo punto non è ben spiegato ( 3 minuti prima della chiusura del lavoro).
Versione cinese di "Via col vento" ma ...."quei due diverranno una coppia"!
👉👉👉👉👉👉👉👉 Il mio voto reale è 7,8 !Cdrama storico che presenta un mix eterogeneo di elementi non sempre ben miscelati tra di loro come commedia, guerra, leggero romanticismo, amore fraterno, giallo, dinamiche sociali della dell'epoca (dai costumi penso sia ambientato nella dinastia Tang), cospirazioni, sacrificio, amore non corrisposto, strategie, suspense e thriller. È come sperimentare un buffet di generi in una storia. Tuttavia, l'aspetto romantico della storia lascia un sapore un po' sgradevole perché nonostante sia apprezzabile l'idea di mostrare la crescita anche sentimentale di una fanciulla di 17 anni (stessa età o quasi di Rossella O'Hara a cui il personaggio si ispira) , quindi di una persona che si innamora per caso perché è innamorata dell'amore e non vede l'ora di sperimentarlo con chicchessia ,diverrà una resistenza inutile nei riguardi di sentimenti più profondi verso un altro uomo che la ama da subito (Rhett) ,interpretato dal rude e temibile generale Chen Wende.
Il titolo non è a caso perché ambientato in un periodo di guerra civile e la caratterizzazione dei quattro personaggi principali è inequivocabilmente ispirata al romanzo do Via col vento sebbene liberamente adattato.
Moxi, il personaggio principale è la figlia di una concubina che lavorava in un bordello, e quindi cresce un po' come la cenerentola della casa, bistrattata e molto trascurata in termini di educazione e cure, è cresciuta da sola ed è priva di buone maniere tuttavia è molto sveglia, intraprendente, volitiva, e pronta a sopravvivere a qualsiasi costo, anche se questo significa agire disonestamente o a scapito di qualcuno ( la sua irruenza , l'assenza di modi,la bellezza e questo opportunismo come reazione al trauma sono aspetti che possiamo ritrovare anche nel personaggio di Rossella O'Hara sebbene le manchi la sua intensità , la sua follia, le abilità espressive di Vivien Leigh, col risultato di avere una brutta caricatura).
Fengyao, è la cugina, figlia legittima della famiglia Bai, è colta, istruita, raffinata e composta ma di contro debole, priva di piglio, incapace di districarsi tra le varie vicissitudini della vita, poco sveglia e perfettamente INUTILE, in ogni senso, anche dannifica seppur involontariamente ( un personaggio fastidioso più dei cattivi).
Dovrebbe ispirarsi a Melania Hamilton per bontà e idealismo, per la capacità di vivere i rapporti in modo disinteressato ma le manca la lungimiranza, lo spessore, l'intelligenza e la forza morale di Melania ( in poche parole niente di più diverso). Spesso si dimostrerà anche ingrata nei riguardi del generale che chiamerà traditore ma che la salverà dalle frustrate e dalla febbre , oppure si negherà per principio degli aiuti provenienti dal generale e poi dovrà chiedere aiuti ben più grandi per sopravvivere abbandonando i principi che l'avevano portata a negarsi l'aiuto.Dove sta la coerenza? Sarà una donna moralmente rigida ma anche profondamente stupida e cieca.
Arriviamo quindi all'uomo conteso che determinerà una frattura tra le due cugine che da "sorelle" diverranno rivali , il giovane generale "Wan Jia Gui" che per uscire da una situazione scomoda verrà utilizzato dalle due ragazze per risparmiare il matrimonio di Fengyao con un disabile, però figlio del primo Ministro Wu.
Questo ragazzo è un giovane uomo virtuoso, timido e molto deciso a non coinvolgersi sentimentalmente per via della pericolosità del suo lavoro e spesso in viaggio in terre lontane. A nulla servirà la sua ritrosia perchè senza alcun motivo reale le due donne si innamorano di lui. Moxi gli salva la vita e sembra essere ricambiata, non totalmente però, dal giovine (sebbene esattamente come ashley wilkes si porrà in modo ambivalente per buona parte del drama e avrà ogni sorta di scrupolo nel viversi questo sentimento, forse perché non era così forte).
Per ultimo, ma non meno importante, il capitano Chen Wende, un finto ribelle che tenta di salvare il regno dalle macchinazioni dei corrotti e che ha una brutta fama alimentata da modi rudi e impetuosi, privo di buone maniere ma nobile e generoso anche se umanamente non perfetto. Con Rhett condivide semplicemente l'età , si suppone che abbia 37 anni e il fatto d'essere destinatario dell'odio e delle dicerie della gente per la sua ruvida onestà e i suoi modi poco eleganti per il resto , senza offesa, Sean Sun, non ha davvero nulla del carisma irresistibile di Clark Gable, del suo fascino ed è del tutto privo di eleganza e modi gentili.
Tuttavia , questo lavoro merita di essere visto perché come recitazione il man lead è una spanna sopra tutti e perché finalmente non abbiamo un erudito, un virtuoso, un efebico, un timido MA UN VERO UOMO, MATURO, VIRILE, PIU' REALE dei ragazzini che finora i drama ci propinano; un uomo che se vuole sa spingersi oltre. Lo vedremo attratto palesemente dalla protagonista a cui manifesterà col comportamento anche una certa attrazione fisica (invasione dello spazio personale, tendenza a spingere il bacino in avanti, tentativi di baci rubati, sguardo da pesce lesso e proposte romanticamente indecenti nel cuore della notte ) e lo vedremo sempre pronto ad aiutarla e proteggerla, con una pazienza che poco si conferrebbe al tipo di personaggio che hanno deciso di creare.
Il capitano Chen, nonostante abbia sicuramente almeno 35 anni, abbia vissuto il mondo, sia un uomo sveglio e fisicamente non sia il belloccio efebico e smilzo a cui questi drama fantasy ci hanno abituato ma, al contrario, sia un uomo fisicamente impostato, goffo, rude e privo di savoir faire, non ci sa proprio fare coi sentimenti. E' stato e sarà per voi divertente, vedere un uomo impacciato che non sa come avvicinarsi ad una donna e si diverte a provocarla o a giocarci, a spaventarla per osservare il suo viso terrorizzato, e pensare che è bella, ascoltare i suoi discorsi scabrosi e pensare che sia folle ma interessante. Sin da principio gli sentirai dire "INTERESSANTE, SEI MOLTO INTERESSANTE"... .
La sua prima notte di nozze sarà esilarante perché proverà in tutti i modi a "consumare" senza successo ma sebbene inizialmente arrabbiato si dimostrerà un paziente gentiluomo, seppur ferito nell'orgoglio maschile.
Veniamo alla storia: È in gran parte un drama che solo in superficie è una storia d'amore, la vera storia è il rapporto tra le due protagoniste, le vicissitudini affrontate insieme e l'aiuto e il supporto che si daranno nel corso della storia.
Moxi è illegittima e orfana in tenera età, cresce nella sofferenza nella famiglia di suo zio Bai Wentao, un funzionario di sesto livello opportunista, rozzo, manipolativo e in definitiva stupido, sempre sudato, grasso e grottesco. La moglie sembra una maschera del teatro: inattraente , avvizzita, truccata con un cerone bianco che ricorda le geishe, stupida e priva di scrupoli, interessata solo al figlio maschio che è uno dei personaggi peggiori che io abbia mai visto in quanto ad opportunismo ed edonismo fuori luogo, sarebbe in grado anche di vendere sorella e cugina agli amici per divertirli un po' in cambio di denaro.
Tutti e tre i personaggi sono davvero stupidi, non cattivi ma del tutto AMORALI, e questo mi ha causato fastidio nonostante io abbia apprezzato di non vedere punizioni corporali come bastonate o tante altre angherie che ho visto in altri storici.
Moxi salva un affascinante soldato ferito, Wan Jiagui e si innamora di lui. Incontra anche un esasperante generale Chen Wende. Attraverso una serie di incomprensioni, alcuni autoinflitti, Moxi si ritrova intrappolata tra entrambi gli uomini mentre Wan Jiagui si ritrova fidanzato con entrambe le donne. Un tortuoso quadrilatero romantico tra i quattro si svolge mentre il paese scivola nel caos. Le storie d'amore sono secondarie rispetto al modo in cui la relazione tra le due donne affronta la guerra civile e una complicata rivalità amorosa.
La storia è raccontata in gran parte dal punto di vista della diciassettenne Tang Moxi che condivide i suoi pensieri attraverso sogni ad occhi aperti molto vividi, a volte divertenti, a volte stupidi.
Inizialmente ho trovato geniale mostrare le fantasie ad occhi aperti della giovane Moxi, poi ho iniziato a trovarle noiose, fuori luogo e che interrompessero il ritmo della narrazione (questo aspetto così ridondante ha penalizzato di molto la mia valutazione).
La prima metà del dramma racconta delle conoscenze tra i personaggi e la formazione dei legami, poi verso l'ep 9 un arco narrativo racconterà la tragedia famigliare e il viaggio di queste due donne che finite in disgrazia si spostano in un'altra città e si ritrovano coinvolte in un intrigo imperiale, ed è stato molto interessante vedere le soluzioni che la regia ha adottato per rendere il complotto intrigante ( non spoilero ma vi dico solo di attenzionare le allieve della scuola per gentildonne di Quizhou, non tutto è come sembra). In seguito verso l'episodio 17 si sviluppa un altro arco narrativo che vede il matrimonio di entrambe e verso il 26 inizerà una nuova vita per entrambe, l'ultimo di chiusura verso il 32. Il finale è positivo , frettoloso ma non di pochi secondi come tanti fanno.
Andiamo al negativo:
-Recitazione non sempre credibile di molti personaggi, fa eccezione il capitano chen wende e altri due personaggi ( non i principali ), questo è un peccato perché Zhang Nan è molto bella ma non altrettanto brava nella gestione dei ruoli drammatici, sarebbe sicuramente più indicata per commedie teen dove non ci vuole un grande spessore emotivo). Stessa cosa per la cugina che non ha dato profondità al suo personaggio, piange, si dispera ma poi non ha coloritura emotiva, e non si tratta di compostezza... .
-Sceneggiatura, dialoghi narrativi più che emotivi e nessun discorso mi ha scosso o provocato riflessioni, prendetelo per quello che è: una commedia leggera che ogni tanto prova a diventare un crime case o un thriller imperiale.
-Storia un po' noiosa e lenta in certi episodi perché viene molto trascinata con dialoghi e scene riempitive inutili, dal 7 al 13° sono le parti più lente e noiose, resistete se potete. Se questo drama fosse stato di 28-30 episodi avrei dato un altro mezzo punto.Poca coesione tra elementi comici e tragici, generando confusione e perdendo intensità, mi chiedo quali fossero gli intenti del regista. L'arco finale è affrettato e la capacità di Moxi di trasformarsi non è ben spiegata e francamente impossibile. La storia giunge a un finale soddisfacente con gli episodi finali che compensano il cedimento nella seconda metà.
-Slow burning estremizzato , lei si renderà conto del suo reale interesse ma 5 episodi prima della fine e in certi momenti sarà ingrata , opportunista e stupida. Per me i registi hanno sbagliato a formare una coppia sul finale e si sono troppo dilungati nell'ossessione di lei per il suo primo amore, se avessero mostrato un amore vero tra i due non avrei avuto da ridire ma personalmente per circa 30 episodi viene portata in scena la fissazione di lei a discapito di tutto, nonostante il generale Wan Jagui sia debole, irrisoluto, tentennante e alla fine una vale l'altra, disposto a sacrificare chiunque per il bene più grande ma lei non lo capisce e arriverà anche a rendersi patetica e miserevole (Rossella O'Hara non si sarebbe mai prostrata a 90°). Wan Jugui, inizialmente non ne vuole sapere , poi nella seconda metà sembra deciso a stare con lei ma bloccato da ogni tipo di scrupolo, e sembrerà vergognarsi delle sue origini, e poi volerla sposare per senso di responsabilità nei confronti di una promessa fatta ma il suo comportamento tradirà i suoi veri pensieri e la protagonista sarà sempre incapace di vedere l'evidenza. Nemmeno dopo aver visto una interazione illuminante tra lui e la cugina durante la fuga sarà in grado di voltare immediatamente pagina. A questo punto quasi speravo in un finale triste alla "francamente me ne infischio" perché Moxi Tang questo meritava nonostante alla fine si riscatti mostrando un'evoluzione francamente impossibile dopo solo 1 anno di tempo.
-Totale mancanza di coerenza dei personaggi: Moxi Tang è una ragazza sveglissima e scaltra che sa gestirsi e destreggiarsi tra le bassezze della sua famiglia e quelle dei funzionari corrotti, tuttavia non riesce a suggerire al suo amato soluzioni di salvezza e vittoria quando poi le escogiterà da sola con successo sul finale, non sa aprire gli occhi e rendersi conto di chi sia veramente Wan Jiagui e muta idea sentimentalmente un po' troppo bruscamente.
La cugina è colta e intelligente ma a volte stupida e del tutto inutile, possibile che sappia intuire la strategia militare di un nemico e si faccia derubare i bagagli davanti gli occhi? E' vittima degli scrupoli d'onore ma accetta aiuti più grandi quando i suoi scrupoli la fanno ammalare (ep-22), considera l'antagonista del marito un disgraziato e dove è il suo senso di gratitudine che le ha salvato la vita 3 volte? Dove è l'intelligenza?
Con il marito ha spesso confronti accesi dove lo accusa di indecisione, di ipocrisia, di debolezza... eppure il suo amore non vacilla dopo aver visto che razza di uomo si è sposata.
Yu-Win, sembra ossessionato da una persona ma non si capisce come risolve la sua ossessione per lei, passando da propositi assassini a nobili intenti ("la restituirò a voi"), quando la rincontra dopo tempo non proverà nemmeno a conquistarla. Era quindi un capriccio?
-Il capitano Chen Wende, nobile negli intenti ma a volte irruento e molto meschino nell' accettare le soluzioni degli alleati per salvare l'armata , inizialmente attratto dalla protagonista poi la dichiara non all'altezza delle sue attenzioni, poi la rincontra e nonostante non ci sia nulla di romantico o significativo tra i due inizia a sorvegliarla e volerla "prendere con se". E' il personaggio più lineare di tutti, e anche il più coerente ma ciononostante la regia ha voluto inserire elementi di ambivalenza per i colpi di scena che non sempre hanno una base logica sottostante.
Per concludere: il conflitto e l'attrazione tra Chen Wende e Moxi sono gli unici punti salienti della seconda metà del dramma che lo hanno reso godibile anche se con picchi di insofferenza per il comportamento immaturo e poco sveglio di lei. Ho MOLTO apprezzato il casting di Liu Mei Tong e il personaggio che interpreta, è una delle chicche mai viste negli storici cinesi. La seconda relazione non è sufficientemente sviluppata ma ho trovato i due fastidiosi e noiosi sicché per me non è stato un problema ma potrebbe esserlo per voi se simpatizzate con uno dei personaggi.
È abbastanza diverso dal solito dramma storico cinese di routine e ne ho apprezzato molti aspetti.
CONSIGLIO se siete stanchi di vedere i classici bellocci e rapporti che nascono sempre nello stesso modo.
Qui l'amore è più realistico e maturo, le soluzioni narrative sono sì molto comuni ma con dettagli piccanti, interessanti e gender fluid che lo rendono meno scontato e interessante.
L'importanza di rimanere fedele a se stessi anche se il mondo ti è contro
The Starry Love (星落凝成糖) è un xianxia del 2023, terzo capitolo della "Trilogia del miele", diretto da Zhu Rui Bin e basato sul romanzo di "Once Upon a Time Junhua". La storia ruota attorno a due sorelle gemelle, Qingkui e Yetan, i cui destini si intrecciano con quelli di due mondi opposti dopo uno scambio di matrimoni, tra intrighi, amore, magia e conflitti tra regni.Pregi
Trama coinvolgente e doppia narrazione:
La storia delle due sorelle offre due linee narrative parallele che si intrecciano, mantenendo alta la tensione e l’interesse. Il legame tra le gemelle è uno degli aspetti più apprezzati, con una rappresentazione sana e solidale del rapporto familiare.
A differenza di molti xianxia tradizionali, la serie inserisce elementi comici, soprattutto nella prima metà, che alleggeriscono la trama senza renderla banale. Questo equilibrio tra umorismo e dramma è stato ben inserito.
Chen Xing Xu si distingue per la capacità di interpretare più personalità, mostrando versatilità. Li Lan Di è convincente e carismatica come Yetan. Anche gli altri membri del cast, come He Xuanlin e Chen Muchi, risultano credibili nei rispettivi ruoli. Specialmente Chen muchi che non conoscevo e mi è sembrato più espressivo e credibile del ML nelle scene d'amore.
L’interazione tra i membri del cast principale, in particolare tra le due sorelle e tra le coppie romantiche, è naturale e coinvolgente. Le dinamiche familiari e sentimentali sono uno dei punti di forza.
É una delle serie più sottovalutate qui su Viki, appassionante e coinvolgente, ottimi effetti speciali e una colonna sonora straordinaria (la mia preferita), con un ritmo narrativo che però annoia per il 40% della serie. Finale non triste ma aperto, dà speranza.... non si può dire che finisca bene .
Protagonista femminile coraggiosa, forte, anticonformista, insegna l'importanza di rimanere fedeli a se stessi nonostante tutto, è questo il grande e vero messaggio della serie.
AMORE
Due storie d'amore come scrivevo prima: la prima si sviluppa subito a seguito di un quasi colpo di fulmine, e procede speditamente, la seconda si forma nella prima parte del drama ma racconta di un amore più profondo, che nasce attraverso la condivisione, il supporto, il sostegno e aiuta l'evoluzione dei personaggi.
La proposta che si porta in scena sostiene il concetto che gli opposti si attraggono, esattamente come yin e yang i protagonisti sono attratti da caratteristiche opposte nei partner, ma sono quelle caratteristiche che li aiuteranno a mettere in discussione se stessi e a migliorare come persone.
Il personaggio maschile , sebbene affascinante, dimostra molti più anni e una maturità che poco si sposa col fascino fresco della protagonista che ne dimostra meno, e sembrano più padre e figlia che due amanti e giovani sposi. Chimica non pervenuta. Nella seconda coppia invece l'attore maschile è stato bravo a mostrare del desiderio , ogni tanto, nei confronti della donna di cui si innamora.
Buone le interpretazioni principali, gli effetti speciali e le ambientazioni nel regno celeste.
Il regno dei demoni mi è sembrato meno curato.
Difetti
Effetti speciali e scenografie:
Alcune scene soffrono per l’uso di CGI mediocri e set poco dettagliati, che possono risultare meno immersivi rispetto ad altri drama fantasy di alto livello.
Ritmo altalenante:
La parte centrale può risultare lenta o ripetitiva, con alcune sottotrame secondarie considerate poco interessanti e che avrebbero potuto essere tagliate per una narrazione più compatta.
Fondamenta romantiche deboli:
La storia d’amore principale risulta poco profonda e poco sviluppata emotivamente, soprattutto rispetto alle aspettative del genere.
Recitazione non sempre omogenea:
Mentre i protagonisti brillano, alcuni attori secondari risultano meno convincenti, in particolare nei ruoli più complessi.
Per questi motivi e per la noia di alcuni episodi porto la mia valutazione a 7,5.
Novità interessanti nella costruzione dei personaggi
C-drama a sfondo storico, a tema revenge and redemption, adattamento drammatico di un popolare romanzo web harem femminile "Kun Ning" (坤宁) di Shi Jing (时镜), con una novità interessante: i lettori hanno votato per il partner della protagonista.Inizio dicendo che per me è stato uno show DIFFICILE all'inizio. L'inizio di questo show è stato incredibilmente lento e la traduzione italiana non adattata mi ha fatto soffrire, rallentando ancor più la comprensione.
Questa storia esplora i nessi causali tra passato, presente e futuro, abbracciando l'idea che, se solo sapessimo ciò che sappiamo ora, potremmo tornare indietro e fare ciò che avremmo dovuto/potuto ma non abbiamo fatto.
Inizia con una Ning'er che è già un personaggio pienamente realizzato ma non ancora rivelato: un' imperatrice subdola e capricciosa, eccessivamente autoindulgente, che viveva una vita malvagia e corrotta.
Il tropo narrativo è quello tanto caro ai cinesi di ritorno nel passato per cambiare il proprio destino ma la proposizione è stata molto diversa rispetto a quanto siamo abituati a vedere nel senso che effettivamente molti eventi rimangono immutabili e ai protagonisti tocca affrontare le sfide in modo diverso.
E' proprio questo l'aspetto affascinante di questo spettacolo: se il destino non cambia muta tu stesso il modo di affrontarlo e muterà anche il modo di subirlo.
La Protagonista è una giovane donna a cui è stato tolto tutto per una vendetta inutile di una concubina che però è stata la sua unica figura di riferimento (da qui sentimenti ambivalenti), arriva nella capitale piena di rancore e carica di propositi di riscatto a qualsiasi costo, decide di prendersi tutto anche quello che non le era destinato come risarcimento di quanto le era stato tolto. Si accorge però alla fine dei giochi che non ne valeva la pena e che non aveva davvero ottenuto nulla se non l'odio di tutti, che non aveva risolto i suoi problemi interiori e aveva calpestato anche coloro che l'avevano protetta e amata.
Anche se gli obiettivi di Ning'er cambiano, la sua natura innata rimane la stessa. Il passato è raccontato in flashback, poco prima che il momento si ripeta nel presente. Questo funziona per quanto riguarda i punti più dettagliati della trama, ma diluisce le storie dei personaggi e delle relazioni. Quindi, sebbene Bai Lu svolga il suo ruolo nel complesso, la narrazione frammentaria dei retroscena non cattura la profondità del rimpianto di Ning'er né le sfumature delle sue relazioni con alcuni dei personaggi principali.
Ha però la possibilità di rimediare, ed è bellissimo il modo in cui prende a cuore le sorti dei suoi sostenitori, soprattutto il suo migliore amico.
Altro elemento di novità è rappresentato dal ML, interpretato da Zhang Ling He, il suo personaggio : Xie Wei ,ci ho messo un po' per farmelo piacere ma quando l'ho compreso l'ho apprezzato più di chiunque altro, protagonista inclusa. E' un elemento di novità perché normalmente gli eruditi ma anche i protagonisti sono personaggi chiari, puri, corretti e moralmente integri. Qui il personaggio ha un indubbio spessore etico ma anche una grande complessità interiore e un temperamento collerico, aggressivo, a tratti violento. E' più un personaggio "latino" che un cinese da drama storico.
Però, sempre a differenza dei classici protagonisti cinesi, prenderà scelte estreme a tutela della donna che ama, a suo discapito, saprà prendere l'iniziativa sotto ogni punto di vista, dimostrandosi machiavellico e con infinite soluzioni. Un uomo intelligente sebbene eccentrico e fuori controllo.
La storia è molto interessante, la narrazione è ben orchestrata, nonostante un ritmo lento iniziale, mantiene alta la suspense e l’interesse dello spettatore attraverso colpi di scena e momenti emotivamente coinvolgenti.
Aiuta tantissimo il montaggio, molto ben studiato: alle scelte diverse nei percorsi di vita dei protagonisti vengono accostate scene , tramite flashback , compiute nella versione precedente che si vuole cambiare. Questo accostamento è un elemento di novità molto interessante.
Le scenografie sono molto buone, catturando l’opulenza e la grandiosità del palazzo imperiale, mentre la colonna sonora contribuisce a rafforzare l’atmosfera storica e a conferire intensità della serie.
Cosa non ho apprezzato: la protagonista principale, è intraprendente, intelligente, fiera e forte però sentimentalmente molto indecisa e tentennante (nonostante le sue ragione siano anche dettate da un malinteso che ha avuto con Xie Wei nella sua prima vita, legato al dono di un pugnale).
La costruzione del rapporto finale, quello definitivo, è stata relegata agli episodi finali ( mi riferisco davvero agli ultimi 3 episodi su 38 totali, nonostante il ML palesi il suo interesse quasi morboso nel 32°ep.) e fino al 38esimo, Ning'er sarà tentennante, procedendo a tentoni con slanci in avanti e passi indietro il giorno seguente.
La narrazione è carente nell'arco narrativo di Zhang Zhe. Per me, è la storia più cruciale dell'intera serie.
Ning'er era una persona egoista, così commossa da diventare altruista nei suoi confronti. Le loro emozioni erano così potenti che li hanno spinti entrambi fuori da loro stessi, verso un esito reciprocamente distruttivo. Purtroppo, a differenza del romanzo, ho letto, la loro relazione di riadattamento è superficiale e sfiora appena la superficie dell'affinità incompiuta tra loro. È un peccato che, invece di attenersi al romanzo, che meglio sviluppa questo arco narrativo, abbiano sprecato un sacco di tempo con le noiose e banali buffonate della perfida Consorte Shu. Il lato empatico di Xie Wei, presente nel romanzo, non è stato qui adeguatamente reso.
Tuttavia, nonostante la storia d'amore decolli alla fine, una comprensione reciproca si sviluppa gradualmente tra loro e la situazione diventa davvero bollente e passionale. Quando succede, la loro audace alchimia esplode in un modo che stabilisce un nuovo standard per le scene di intimità fisica in futuro.
L'inizio non è stato dei migliori, ho faticato per entrare nella storia, il ritmo è lento e risulta confusivo ricostruire la storia per la quantità dei personaggi proposti e continui flashback.
La recitazione dei personaggi è stata discontinua: Zhang ling he ha faticato per entrare nel personaggio, inizialmente l'ho trovato "legnoso" e innaturale, per rendere il dissidio interiore la sua espressività era troppo viziata da continue smorfie antiestetiche e innaturali, rendendolo poco convincente.
La protagonista , Bai Lu, molto intensa e convincente in alcune scene ma terribile in altre, la sua recitazione nel complesso per il ruolo da protagonista, è quella che mi ha convinto meno. Non cambia con gli episodi, mentre invece il ML, inizia a essere più naturale e convincente intorno al 26° (per me ha faticato ad entrare nel personaggio ma una volta entrato è stato intenso e performante).
Interessante che questo percorso di "risintonizzazione" del ML, finisca per rubare la scena alla "grande Bailu" e sia stato reso anche visivamente, iniziando a spogliarlo di quel trucco da vampiro ( smokey eye sui toni del rosso, cherry lip e pelle di porcellana ) per connotarlo con un maquillage più naturale.
Una coppia interessante che avrebbe dovuto trovare più spazio sulla scena è quella composta da Fang Yin e il Signor Lyu :c'era qualcosa nel suo desiderio di toglierle quel peso dalle spalle e condividere insieme i pesi della vita che l' ho trovato intrigante. Se gli autori ci avessero dato l'opportunità di vedere sbocciare questo rapporto, mostrandoci come si sarebbero potuti innamorare l'uno dell'altra e sarebbe stato interessante. Volevo vedere dove sarebbe andata a finire ma così non è stato.
Il tallone d'Achille di questo lavoro è la regia: mi è stato fatto notare da un'amica del settore (art director) l'abuso dell'effetto Bokeh e un abuso del grandangolo nei primi piani, o la desaturazione eccessiva dei colori.
"L’effetto desaturato cercava di mettere un pezza e stabilizzare la luce che non erano riusciti a controllare durante le riprese, 3 troupe di riprese non sono riuscite a coordinarsi sulla luce e per omogenizzare il colore e sono stati costretti a correggere in post desaturando.
L’evoluzione dei colori degli abiti segue l’evolvere della storia e l’animo dei personaggi.
C'è stato il solito problema con il tempo atmosferico, dato che cambia da pioggia a sole estivo nell’arco di pochi minuti e poca distanza. L’effetto bokeh (per coprire la scenografia forse non troppo meticolosa) rende le immagini fané e va in contrasto con la desaturazione (tipica dei moderni e dei luoghi freddi o asettici), creando caos e disturbo".
Personalmente ho trovato interessanti alcune inquadrature in certi momenti che davano suggerimenti sui personaggi e sulla loro natura, arricchendo visivamente la narrazione.
Ho trovato nauseanti, per fortuna sono poche, le inquadrature dal basso e gli aloni chiari sul volto dei personaggi e ai margini della scena nelle scene di avvicinamento sentimentale.
I combattimenti sono spesso montati con la velocità a 1,5x per movimentare le scene d'azione ma l'eccesso di velocità e i colpi degli attori girati in aria mentre sospesi su un filo arrivano orizzontalmente mi son sembrati più errori che effetti scenici di pregio visivo. E dire che due di questi registi hanno girato lavori di pregio come Blossoms in adversity o Moonlight mystique, Starry Love, Blue Whisper e the Long Ballad
La narrazione mi ha lasciato vagamente insoddisfatta: come se avessi visto solo la versione riassuntiva di una storia che aveva molta più profondità, sfumature e sostanza di quanto il drama riuscisse a trasmettere.
Non hanno compreso quali archi narrativi avrebbero dovuto avere più peso e la regia ha una sfortunata propensione per luci troppo accese e uno stile di ripresa un po' disordinato. I valori di produzione sono, nella migliore delle ipotesi, mediocri. Questa è una storia che aveva così tanto potenziale che meritava di essere nelle mani registi migliori e di un budget più consistente (forse tutto speso per assoldare Bailu & company). Attori con più esperienza non avrebbero guastato nonostante Zhang Ling He si dimostri un buon interprete con ampi margini di miglioramento. Wang Xing Hue si dimostra sul pezzo e affidabile, come sempre, Liu Xie Ning a me che l'ho seguita in vari lavori, è piaciuta più di Bailu, meriterebbe senz'altro un'occasione da protagonista.
In conclusione "Story of the Kunning Palace" è una serie consigliata a chi ama i drammi a sfondo storico con una storia oscura e avvincente di intrighi, tradimenti, vendetta e redenzione, con personaggi sfaccettati e una trama avvincente ma sarebbe stata meglio con recitazioni più solide e meno discontinue e una regia più curata,
Non così atipica. Idea geniale.
👉👉👉 Il mio voto reale è 8,2 !"Atypical Family" è un kdrama breve. (10 episodi) che presenta una famiglia di persone con super poteri da generazioni (potrebbe essere la versione coreana di Encanto, film d'animazione della disney di qualche anno fa).
Il lavoro è assolutamente di tipo sperimentale in quanto scardina paradigmi, tropi e schemi tipici dei kdrama. Gli eroi si discostano dall'archetipo dell'eroe, la protagonista femminile non è la solita damigella in pericolo anzi...guai a chi prende di mira, anche lei con una famiglia tutt'altro che ordinaria. Il man lead è uno degli attori più belli nel panorama coreana con un super potere bloccato da un trauma del passato.
Questo lavoro tesse una narrazione terapeutica, carica di suspense. Ti tiene con il fiato sospeso fino agli ultimi istanti, mantenendo il suo fascino imprevedibile anche negli ultimi secondi dell'episodio finale.
La scrittura è accattivante e le riprese mostrano continue sequenze di viaggio nel tempo, un concetto che è notoriamente difficile da gestire bene ma qui è ben reso.
La regia è encomiabile, attraverso l'utilizzo di colori color seppia rende l'atmosfera malinconica, accompagnata dalla straordinaria OST di Lee-Soo-ra .
Viene mostrato come bene e male siano concetti relativi: il male può diventare bene e viceversa attraverso un sovvertimento di ruoli mai statico ma in divenire col procedere degli eventi e delle elaborazioni dei vissuti.
I personaggi sono ben stratificati, la sceneggiatura è ben congegnata e la narrazione avvincente, la famiglia atipica tiene il pubblico sulle spine e agganciato senza mai cadere nei meandri del melodramma o del thriller.
L'idea è geniale: i super poteri vengono persi a causa delle patologie del benessere quali il binge eating, l'insonnia, la dipendenza o la depressione (metafora moderna di quanto la vita oggi offra miraggi e chimere nascoste sotto l'eccedenza e l'assenza di contatto tra le persone e con se stessi). Così, chi poteva volare preferisce ingozzarsi e restare ancorato pesantemente ad un presente indigesto, chi poteva sognare non riesce più a dormire, chi poteva viaggiare nel passato e cambiare il futuro resta bloccato avvelenando il presente, stordendosi nell'alcol.
Nonostante un chiaro riferimento a Parasite in alcune parti della narrazione, la famiglia atipica si concentra sui modi sani per stare bene. Sebbene questi siano forse i problemi mostrati in superficie, c'è anche una domanda più grande che viene affrontata: a cosa aspirano gli esseri umani? Qual è il loro bisogno ultimo?
Il dramma fornisce sottilmente la risposta a questo come un tema ricorrente in tutti gli episodi e attraverso dialoghi formulati in modo intelligente, ove necessario.
Unico neo di un lavoro solido e ben fatto è come sempre il finale affrettato , sebbene positivo.
Nel complesso, "Atypical Family" è un must! È un gioiello meravigliosamente atipico che rompe gli stereotipi e stabilisce nuove regole. È una bellissima interpretazione della vita che si traduce altrettanto magnificamente sullo schermo.
Consiglio la visione!
Una NOTA non basta a creare una sinfonia, analisi critica oltre gli ormoni,
Effetti speciali: 8,7/10Storia: 7/10
Personaggi: 8/10
Sceneggiatura: 7,3/10
FINALE: 4,5/ 10
Ho iniziato con trepida attesa ed entusiasmo dopo aver aspettato con pazienza che il lavoro venisse caricato per intero e tradotto per dedicarmi al binge watching, aspettative alimentate dalle recensioni entusiaste di tante donne che hanno dato valutazioni altissime e social infestati da reel con combattimenti meravigliosi.
Ad oggi posso dire che molto di questo entusiasmo è di natura ormonale, il cast maschile è infatti pieno di bellezze rare, anche potenziato con trucco costumi; alcune scene sono di grande impatto visivo ma a parte Neo Hou nessuno è spiccato per doti interpretative eccellenti, sicuramente gli altri per carisma e bellezza.
Gli influssi goth alla Tim Burton , fantasy di Animali fantastici e un po' di pirateria dei Pirati dei caraibi sono palesi in questa serie fantasy crime .
La scelta di far recitare tutti scandendo lentamente le parole e con molte pause, modificando il timbro delle voce ai due personaggi principali (il grande demone gorilla in modo lento, sospirato, affettato e il demone albero Liu Lin con voce bassa e rauca) non è servito a molto se non a rendere caricaturali i personaggi e rallentare ancora di più una storia che per via dei tempi di ripresa (primi piani di 15-20 sec.) mi è risultata a volte difficoltosa da seguire.
Essere belli non BASTA!
Sarò schematica elencando il positivo e il negativo del lavoro, personalmente, in modo da orientare lo spettatore nella scelta consapevole di seguire o meno questo lavoro accostandosi con aspettative realistiche perché non è UN COLOSSAL e NON è un CAPOLAVORO!
POSITIVO:
- Buon lavoro sulle immagini e molto buoni gli effetti speciali, i costumi e l'estetica generale sono molto curati per quasi tutti i personaggi, altri risultano grotteschi... (vedi il ragazzino giovane talento della medicina e il nipote del Dio della montagna, aspirante cuoco).
- Simpatica l'idea di unire dei compagni di viaggio improbabili in un'unità investigativa di ricerca dei demoni e sperimentare come nascano dei rapporti e dove ognuno aiuti l'altro a superare un trauma irrisolto del passato formando alleanze che uniscono al di là delle differenze di genere (umano, demone, divinità).
-Colpi di scena: generalmente riesco a comprendere subito i cattivi della serie, qui hanno investito su un personaggio molto poco presente sulla scena e quando verso la fine della serie scopri la sua implicazione non lo diresti mai, così come non si direbbe mai che ci sia una "talpa" infiltrata nel gruppo di ricerca ed è quella più improbabile.
- Protagonisti maschili: Neo ha colto nel segno nelle scene emozionanti e il suo tempismo comico è stato fantastico. Si è rivelato molto poliedrico e camaleontico nel riuscire a dar vita ad un demone indolente, pigro, sornione che non si prende troppo sul serio e che non ama essere vittima di compassione, sopportando con fiera dignità la sua condizione di "disprezzato" e incompreso.
- Alchimia del cast: l'alchimia tra gli attori è stata molto buona, non tanto tra le coppia female and male lead (non vi aspettate storie d'amore che non ci saranno), piuttosto mi riferisco al rapporto tra il ragazzino e il signor Zhou Ychen (che vede come un fratello più grande) , tra il medico e il giovane dio della montagna, soprattutto tra Zhou e il Grande Demone (il loro rapporto viene caratterizzato da un'ambivalenza tale che a volte ho avuto il sospetto che la storia potesse sfociare in un bromance da un momento all'altro).
- Titoli di coda: molto apprezzabile l'idea di fare dei balletti con tutto il cast come sigla finale.
-Musiche: alcune volte necessarie , connotavano oniricamente la narrazione unendo una grafica sfumata ad una musica sognante.
-Valori e dialoghi, in questo lavoro viene portato avanti un messaggio fondamentale che alla fine è sempre lo stesso: l'accettazione del diverso, la paura dell'alterità, l'abbandono del pregiudizio, la necessità di comunicare onestamente , una abilità che hanno scelto paradossalmente di donare in abbondanza al giovanissimo medico tredicenne e di privarne i due demoni millenari come a voler trasmettere il messaggio che la giovinezza si caratterizza per quella genuinità sincera e onesta che si perde via via con l'età.
Bello anche il rapporto recuperato tra la signora Pei e il fratello e il valore del perdono come processo di umanizzazione.
NEGATIVO:
- Vibes barocche e ridondanti : in alcuni momenti il fantasy diventa troppo rumoroso, con il volume delle musiche che copre i suoni di fondo ( la musica della battaglia per me è stata poco azzeccata).
Negli occhi cangianti ho visto molto twilight , specialmente in quelli "dorati". Un po' infantile e ridicola l'idea di purificare l'energia maligna suonando il flauto, avrebbero dovuto correggere e caricare questo rituale di purificazione con qualche altro effetto speciale dal momento che non si sono risparmiati in questo ambito.
Mi è sembrato che il regista fosse iper-concentrato sul montaggio di un video musicale da essersi dimenticato che avrebbe dovuto realizzare un dramma. OST non-stop, la musica suona costantemente in sottofondo, troppo spesso, troppo a lungo.
- Narrazione disordinata: continui flashback dopo flashback, sequenza onirica dopo sequenza onirica che invece di aggiungere spessore, rallentavano la narrazione che perde di fluidità e connessione.
Le conversazioni spesso poco credibili, poiché passano bruscamente da toni seri a improvvisi picchi di umorismo togliendo intensità a quanto veniva mostrato, diventando una parodia grottesca e caricaturale.
- Ennesimo drama PRO HOMO che oscura e banalizza il ruolo della donna attraverso la scelta di caratterizzare con delle abilità o poteri solo i personaggi maschili, un'attrice femminile è esperta di arti marziali ma è ben poca cosa rispetto alle abilità e ai poteri immensi dei protagonisti maschili. La protagonista femminile CHE AVREBBE DOVUTO ESSERE UNA DEA era inutile, si contraddistingue solo per intuito, saggezza e conoscenza in tema demoniaco, poi davvero inutile, sin dal primo episodio. E come sempre in balìa dell'uomo di turno che deve salvarla, connotandola come debole e bisognosa di attenzioni.
La recitazione del personaggio di Wen Xiao è stata inoltre molto sottotono, in una scena di disperazione, nell'ep. 16 rimane prostrata a terra con lo sguardo basso mentre tutta la scena si svolge in cielo, non guarda nemmeno, sembra sconfitta e afflitta mentre si gode come gli uomini risolvono la tragedia (in teoria lei era la dea che doveva salvare il mondo dall'orda dei demoni).
Fino alla fine non sarà mai davvero determinante e mi viene il sospetto che sia stata inserita per evitare una qualche censura da parte del sistema cinese perché senza una figura femminile il rapporto tra i due protagonisti sarebbe risultato troppo ambivalente con sfumature bromance , NON me lo spiego altrimenti perchè è l'unico drama in cui il female lead non è determinante, persino un ragazzino di 13 anni ha più impatto sulla serie, e fino alla fine viene costantemente aiutata dagli uomini, l'unica cosa che le vedo fare è piangere. Unico spazio in cui emerge la sua personalità è nei confronti con la signora Pei e in quello con Li -Lun che pur diventando poi scontro violento ha delle sfumature molto sensuali e quasi sessuali.
Le scene d'azione della seconda protagonista femminile sono state però ottime e mi è piaciuta la trama secondaria con suo fratello, ma nel complesso il personaggio è piatto con un'evoluzione non troppo marcata.
-FINALE: Cupo, fiacco, tragico da Olocausto e troppo uguale in termini sacrificali a tanti altri visti (a journey to love, lost you forever per quanto riguarda il demone a 9 teste, love and redemption e l'astro di Mosha e re bailing, la fata e il diavolo ... solo tutto più triste).
Il finale è triste e dal 22° episodio la serie non si è più ripresa in termini di tragedia costante e che il finale RIPETO è uno dei più tristi visti in quanto questo gruppo coeso e affiatato finirà per perdersi e molti sacrificati. Se avete amato un finale alla journey of love fate pure , a me ha lasciato molto triste e molta amarezza.
Qualcuna ha scritto "finale che soddisfa chi ama i tristi che allegri". Mi chiedo cosa abbia seguito e cosa abbia capito. Una flebile speranza e un finale aperto negli ultimi 5 secondi cronometrati di serie non basta a fare un finale degno.
Questa serie nonostante abbia dell'umorismo nei primi episodi e un po' meno nella parte centrale e pochissima sul finale è una delle serie più tristi e drammatiche che io abbia finora seguito, mi ha lasciato un senso di amarezza e vuoto non comune.
IN GENERALE:
Questo drama aveva tutte le potenzialità per riuscire a sfondare: è un fantasy originale con grande impatto scenico, attori bellissimi ma l'esecuzione non ha funzionato.
Anche la storia non è una GRANDE NOVITA' ma l'ennesimo tentativo di dipingere il mondo dei demoni come creature malvagie per reazione che sperimentano grande sofferenza e ostracismo (quanti xianxia/wuxia avete visto che parlano di questo? TANTISSIMI).
Ci volevano più colpi di scena e una storia geniale (tipo quella di love and redemption) per riproporre in modo nuovo un messaggio vecchio e abusato come questo mentre hanno usato lo stesso "colpo di scena" per tutta la serie investendo tutti i personaggi ( quando vedrete capirete, non c'è variazione, solo i personaggi divengono di volta in volta "oggetto" di questo colpo di scena). E' una serie che investe su piccole storie che riguardano demoni e personaggi principali, con lo stesso meccanismo, per portarne avanti una centrale.
Il romanticismo è a metà, è presente attraverso il solito struggimento e occhi commossi ma non viene né sviluppato né vissuto, sia fisicamente sia come nascita di una relazione. Questa non è necessariamente una caratteristica negativa però, a questo punto, sarebbe stato meglio toglierlo completamente questo sviluppo a metà: o inserisci e sviluppi per bene (avrebbe aggiunto molto) o non metti solo sospiri e capogiri destinati ad una coppia che non si formerà mai!!!!
Capisco che la serie sia tutta dedicata al valore dell'amicizia e delle connessioni come scopo fondante e vitale dell'esistenza ma la serie è troppo tragica e in definitiva poco romantica.
The Human Cost of the Signal
With Humint, Ryoo Seung-wan returns to the territory that suits him best, and it shows. The geopolitical thriller shot through with physicality, with the kind of moral pressure that settles into bodies before it ever reaches dialogue, this is his natural habitat, and the film announces it from the very first sequences. The result isn't flawless, but it possesses a quality that's become genuinely hard to find in contemporary spy cinema: it still believes in space. In the weight of environments. In the dramatic value of a door left ajar, a corridor, a face held a second too long. And above all, it believes that action isn't decoration but a form of storytelling which, in 2026, is far from a given.The plot, on paper, is almost classical: a South Korean agent moves through Vladivostok following the trail of a criminal network that crosses drugs, human trafficking, and state intelligence. On the other side there's a North Korean agent, then an ambiguous official, then a woman trapped in the most dangerous role of all that of the informant. Around them, Vladivostok doesn't function as an exotic backdrop, it's not the Russian city dropped in for international flavor but as a moral landscape: a border place, gray, frozen, porous, where everyone watches everyone and no one is ever truly safe. This is where Humint scores its first real point. The city isn't a postcard: it's a hostile surface, full of concrete, hard spaces, corners with no cover. And it's partly from this that the film generates its sustained, almost physical sense of danger.
On the screenplay level, Humint operates on a recognizable mechanism: four main characters, four different ethical trajectories, and at the center the figure of the informant as both narrative and moral detonator. What's interesting is that Ryoo doesn't build the film as a purely strategic chess match but as an accumulation of human debts. The debt to the person who puts themselves on the line for you. The debt to the person you love and put in danger. The debt to the State, which demands obedience and gives back cynicism. In this sense, Humint is less a film about intelligence operations per se than a film about the human cost of intelligence — about that precise moment when people stop being "assets" and go back to being human beings: unmanageable, vulnerable, irreducible to protocol.
The writing, though, doesn't always match the precision of its themes. And it's worth saying so plainly. In the middle section, the film tends to thicken its web of interests, blackmail, chains of command, double-crosses, and lateral moves with a taste for complication that at times slows things down instead of intensifying them. It's not a problem of density , you can follow the threads , but of dramaturgical hierarchy: certain pieces of information arrive with the weight of a revelation, and then produce no real emotional turn; certain subplots seem more functional to keeping the mechanism running than to actually developing the characters. In other words, the film has more energy than synthesis. You feel it. It's no coincidence that part of the critical conversation has praised the film's spectacular ambition while flagging a certain weakness in dramatic substance relative to the action apparatus and that's not an entirely unfair observation.
That said, it would be unfair to stop at the flaw, because Humint constantly recovers ground in the way it stages what it has written. Ryoo Seung-wan understands something elementary and precious: every character has to have their own physical grammar. It's not enough to fight; they have to fight "like him," "like her," according to a rhythm and a posture that tell you who they are. And indeed, this bodily differentiation is one of the film's strongest elements. Manager Zo, whom Jo In-sung plays with an almost elegant restraint, always acts as if trying to keep violence inside a clean, contained line; Park Geon, by contrast, carries a more nervous tension, more intermittent, more exposed to emotional fracture; Hwang brings to the screen an administrative coldness that is itself a threat, with no need to raise his voice; Seon-hwa introduces a vulnerability that isn't passivity but the capacity to choose within the narrowest margin of survival. These aren't just characters: they're vectors of different energy. And when the film stops explaining and simply lets them move, it finally starts to breathe.
The direction is the real center of the film. Ryoo comes from a cinema that knows the pleasure of the gesture, but here he largely avoids pure choreographic display for its own sake. The action sequences land because they're legible, articulated in space, never reduced to accelerated cutting designed to simulate intensity without actually building it. You can tell where you are, who enters from where, who sees what, who risks being cornered, who has the positional advantage. It sounds obvious, but it's almost revolutionary today. Even more interesting is the way the director alternates wider shots and compressed close-ups: on one side, the hostility of the world; on the other, the face as the only real battlefield. This dynamic between geographic openness and emotional constriction gives the film a near-classical elegance. It's no surprise that more than one observer has read Humint as a natural continuation of the path begun with The Berlin File and Escape from Mogadishu: the frame changes, but the same faith in the international thriller as a moral device — not just a spectacular one — remains.
The atmosphere work is very strong as well. The cinematography pushes toward cold, metallic, matte tones without ever making the film visually monotonous .There's an intelligent use of surfaces, empty spaces, and architecture that conveys the sense of a life lived under constant surveillance. Costumes and interiors help suspend the film in a slightly displaced temporality: contemporary, yes, but never ostentatiously dependent on technology. It's a shrewd choice, because it allows Humint to sidestep the risk of becoming a thriller of screens, pings, software interfaces, and digital exposition dumps. Here, intelligence goes back to being, literally, human: bodies, sources, glances, lies, shifting loyalties. This is also why the film, when it works, generates a tension that is more tactile than cerebral.
On the acting front, Zo In-sung carries the film with remarkable presence. He doesn't work through overexpression, and rightly so: his character lives inside guilt, discipline, a reluctance to fail again, and the actor translates all of this into a controlled physicality that occasionally lets a crack show through. Park Jeong-min provides an effective counterpoint, shifting the register toward something more ambiguous and emotional. Park Hae-joon delivers the kind of administrative hardness that always works in spy cinema: evil that doesn't need to raise its voice. Shin Sae-kyeong, finally, had the most delicate task and instead manages to preserve her own opacity, her own concrete fear, her own capacity for decision-making all the way to the end.
Humint is not its director's definitive masterpiece, and anyone looking for a perfectly engineered, airtight, zero-redundancy spy mechanism will find things to complain about. The screenplay has some redundant passages and a middle section that isn't as sharp as the opening promises. But it would be foolish to write it off on those grounds, because the film possesses a concrete, muscular, almost artisanal quality that many far more "orderly" thrillers simply don't. It stumbles occasionally in its own complexity, but when it finds its footing again it hits hard in the direction of the action sequences, in the control of space, in the construction of tension, and in that idea, as beautiful as it is bitter, that behind every piece of intelligence there is always someone who pays the full price.
If a single blunt formula is called for: Humint convinces more as cinema than as screenplay. But since cinema, fortunately, is not only screenplay that's more than enough to make it a robust, adult, imperfect, and genuinely interesting thriller.
Ambizioso negli effetti, fragile nella sostanza...
Along with gods è un grosso tentativo del cinema coreano di portarsi a livelli americani per quanto riguarda grafica, CGI ed effetti speciali in quanto interamente girato (o quasi) col green screen.l film è visivamente ambizioso e molto orientato agli effetti digitali, ma questa abbondanza di spettacolo a volte annebbia chiarezza narrativa ed emozione. È anche stato un successo commerciale notevole in Corea.
La storia è anche abbastanza originale: combina elementi buddisti con mondi fantastici e giudizi universali funzionali al nullaosta da parte delle divinità giudicanti per reincarnarsi.
I tre protagonisti principali sono dei Guardiani che anche aspettano anch'essi di reincanarsi, sembrano dei cupi mietitori, a parte la ragazza del trio che sembra inserita più per necessità scenografiche che narrative dal momento che il suo personaggio o ripete le parole di altri o riporta quello che vede delle vite passate di chi aspetta giudizio, o serve a risaltare il fisico slanciato di Ju Ji Hoon, che in questo film sfodera tutta la sua pungente ironia risultando il personaggio più comico in assoluto.
Il vero protagonista però è Ha Jung-woo, lui ha il "peso narrativo" maggiore e detiene più tempo sullo schermo.
Aspetti tecnici: Kim Yong-hwa, il regista, concepisce il film come una grande macchina visiva. la regia privilegia set digitali e scenografie immaginarie che trasformano il concetto tradizionale di “aldilà” in una serie di "tableaux" spettacolari. I critici sottolineano che il regista sfrutta senza risparmio le possibilità del CGI, costruendo scene di forte impatto sensoriale, volte con esiti di sicuro pregio visivo, altre volte ho avuto l’effetto di un sovraccarico (overload sensoriale) con accavallamento di scene con poca fluidità tra un frame e un altro. Questa scelta di investire tutto sul digitale a discapito della storia mi ha fatto perdere il focus sui momenti “umani”.
Vi è abbondante ricchezza di immagini ed effetti digitali al servizio di una fantasia visiva tuttavia il film è talvolta troppo dipendente dal greenscreen, con compositing che in certi momenti appare meno raffinato e rende la profondità di campo e l’integrazione soggetto-ambiente meno convincenti. In parole povere: effetti spesso ottimi, ma con alcune cadute tecniche visibili.
La fotografia rende scenicamente con bruschi cambi di colore i "due mondi", operando contrasti netti tra “mondo umano” e “mondo dell’aldilà”: la palette cromatica cambia drasticamente, la luce diventa più artificiale e teatrale nei regni ultraterreni. Apprezzabile la ricerca dell’immagine epica e la cura dei dettagli scenografici (costumi, creature, architetture ispirate ai dipinti buddhisti), che conferiscono coerenza visiva all’universo ma a me personalmente non hanno convinto.
Si percepiscono ampie parti girate su set con schermi e successivo keying; lo stile cromatico è fortemente manipolato in post-produzione (saturazione, glow, filtri atmosferici) per ottenere l’effetto “mistico” — scelta efficace sul piano estetico, meno sulle micro-interazioni di luce/ombra tra attori e background.
Tecnicamente il film è serrato nelle scene d’azione e nelle transizioni tra tribunali/tribolazioni ma la durata e la densità di contenuti (molte sottotrame e molti salti temporali) portano a un ritmo che i critici definiscono a tratti sovraccarico e dispersivo. Questo influisce sulla capacità emotiva delle scene più intime, perché il montaggio privilegia il movimento e la sorpresa visiva rispetto alla lenta costruzione drammatica.
La colonna sonora non l'ho completamente notata. Mi sembra per lo più strumentale ma il fatto che non si percepisca la dice lunga sulla sua "memorabilità".
Al cast (Ha Jung-woo, Cha Tae-hyun, Ju Ji-hoon ecc.) va un grande elogio per la professionalità: gli attori reggono bene la scena anche quando devono recitare in ampie porzioni su set virtuali, mantenendo presenza fisica e reattività emotiva. L’abilità dell’attore diventa cruciale proprio perché la tecnologia richiede che la recitazione “funzioni” senza il supporto di un ambiente tangibile.
Sceneggiatura e coerenza narrativa (come influenza la tecnica): la trama (molte prove, salti temporali, retroscena multipli) è stratificata, mettendo alla prova la chiarezza espositiva, quando la narrazione si fa contorta, gli aspetti tecnici — montaggio, VFX, colonna — non sempre riescono a sostenere o a chiarire il senso degli eventi. Questo è il motivo per cui percepisco una certa evaporazione del “peso emotivo” in favore dell’effetto visivo.
Sintesi
Punti di forza tecnici: produzione ambiziosa; VFX e scenografia che dimostrano capacità industriale e creativa; fotografia curata; cast capace di adattarsi a riprese fortemente digitali.
Limiti tecnici: dipendenza dal greenscreen che mostra alcune imprecisioni di compositing; montaggio e sovrabbondanza narrativa che talvolta neutralizzano l’impatto emotivo; colonna sonora impercettibile.
In conclusione, il film funziona come dimostrazione di come una produzione coreana su larga scala riesca a reggere sequenze di fantasia estese; la regia usa in modo sistematico carrellate digitali, compositing e grandi set virtuali per passare rapidamente da “tribunale dell’aldilà” a paesaggi catastrofici ma la storia è debole e i costumi, anche se ho letto ispirarsi a dipinti buddisti, nella resa mi ricordano vagamente come qualità ed effetto finale un grottesco ritorno ai film natalizi di Lamberto Bava (Desideria, Fantaghirò, Sorellina...).
Se stai cercando un esempio di cinema coreano che spinga in avanti capacità di produzione, design e VFX su scala epica, "Along with the Gods The Two Worlds" è un caso di studio interessante: dimostra cosa succede quando l’industria mette soldi, tecnologia e immaginazione insieme. Se invece cerchi equilibrio tra spettacolo e nitida profondità emotiva o narrativa, il film sacrifica la seconda al primo.
Se poi sei cresciuto con i fantasy di Hollywood e il mondo Marvel, questo tentativo ti sembrerà goffo e maldestro in alcune scene.
In termini strettamente tecnici è un film altamente ambizioso ma con resa non sempre all'altezza delle intenzioni che (penso) si erano proposti.
Machismo, Cameratismo, Buonismo e Coazione a ripetere.
Il mio voto è 7,2 perché la qualità di produzione è abbastanza buona ma ci sono molti aspetti che non mi convincono.Il titolo che ho deciso di dare questa volta all'opera rispecchia sinteticamente quello che si vede per ben 40 ore.
É uno spettacolo gradevole da vedere, non fraintendetemi, ma ha dei forti toni propagandistici: da un lato sull’attore protagonista, Yang Yang, dall’altro sulle professioni di aiuto e di pronto soccorso in Cina. Interessante lo spaccato offerto sulle condizioni di vita e sulle discriminazioni di classe (a parte la storia tra i protagonisti). In particolare, ho trovato molto coinvolgente la parte dedicata ai pompieri: forse non del tutto realistica, con salvataggi spettacolari e dialoghi tra colleghi ben scritti. Mi sono affezionata a tutti i membri della squadra, che trasmettono un bel senso di cameratismo e umanità (seppur con un eccesso di buonismo).
Tuttavia, molte scene medical tendono a enfatizzare l’eroismo e la spettacolarità a scapito del realismo clinico. Niente di male ma mi chiedo se questo sia un drama fantascientifico o realistico, come mi sembra ambisca a essere.
Ho apprezzato poco l’eccessiva enfasi propagandistica costruita intorno al protagonista maschile: le scene di docce, corsa, arrampicata e i momenti di “machismo”, palesemente pensati per far impazzire il pubblico femminile mi sono sembrati superflui e spezzavano il ritmo già lento o il tono realistico del lavoro. Personalmente preferisco le storie alle dinamiche basate sugli ormoni: non considero Yang Yang questa grande rivelazione, né come attore né come “sex symbol”. Pur avendo una formazione specifica in recitazione (e non essendo un idol), non lo trovo memorabile e con uno stile recitativo proprio, come altri.
Pensate che molti hanno appunto scritto che questo drama sembra fatto per promuovere, risaltare e valorizzare Yang Yang proprio per l'evidente spettacolarizzazione e il tempo riservato al protagonista maschile.
Riconosco però il grande impegno fisico nelle scene d’azione, e questo merita un sincero plauso.
Passando a Wang Chu Ran, la protagonista femminile: bella ma l’ho vista più convincente in altri lavori; in questo caso il ruolo era probabilmente troppo prematuro rispetto alle sue attuali capacità.
La sceneggiatura non l’ha certo aiutata ma il personaggio avrebbe richiesto più sfumature. Non mi riesce a trasmettere appieno il dissidio interiore tra i sentimenti e la lealtà familiare: appare rigida, silenziosa, con gesti bloccati. Capisco il valore simbolico e l'evoluzione (scarna) ma il risultato è stato in definitiva di un personaggio privo di spessore, lontano dalla ricchezza interpretativa di altre attrici più rodate.
Spero che cresca perché anche lei a differenza di tante blasonate ha un percorso specifico di formazione attoriale presso l'accademia di teatro di Shangai, se non cresce rimarrà un'attrice d'immagine ( e non di interpretazione).
La trama amorosa è il punto più debole della serie. Troppo lunga e ripetitiva, si riduce a una storia d’amore ostacolata dalle famiglie, trascinata per oltre dieci anni. Francamente eccessivo. Troppo tirato... per 25 episodi.
Inoltre, il rapporto fraterno inserito nella vicenda ha degli sviluppi assurdi,mi è sembrato forzato, anche questo aspetto in netto contrasto con il tono realistico della serie.
Il legame tra i due protagonisti non mi ha convinta: lei inizialmente agisce quasi da stalker ossessiva, dopo averlo maltrattato e lasciato in maniera brutale, lui puntualmente si nega e allo stesso tempo la ricerca per i primi 15 episodi; seguiranno momenti di avvicinamento a momenti di diniego, la classica dinamica del lascia e prendi. Considerato il trascorso questa è patologica coazione a ripetere (da qui il titolo).
Non c’è INOLTRE un reale motivo narrativo o emotivo che renda plausibile questa attrazione ostinata: mancano dialoghi profondi, esperienze condivise, momenti che possano dare spessore al loro sentimento. Persino quando vanno a trovare la madre di lui, lei non riesce a dirgli due parole di conforto: difficile credere a un amore solido con così poco. L’unico collante sembra essere la bellezza di lei, ma a trent’anni non basta per giustificare tutta questa dinamica tossica. Più che amore, a tratti ho percepito un’ossessione.
La loro relazione passata è segnata da incomprensioni, ferite e separazioni ma entrambi non riescono a staccarsene davvero.
La fissazione reciproca va oltre il semplice attaccamento: tornano costantemente sugli stessi nodi (rimpianti, conflitti, colpe) senza riuscire a elaborarli in modo definitivo.
Ogni incontro diventa una “ripetizione” del trauma originario della rottura: attrazione e dolore si intrecciano, in una dinamica che li intrappola e che è troppo trascinata, personalmente.
La spiegazione secondo cui questa fissazione era legata al fatto che la loro relazione fosse stata interrotta contro la loro volontà mi è parsa debole e poco credibile, soprattutto se confrontata con la crudeltà con cui lei lo aveva lasciato in passato. Mancano motivazioni forti e concrete, e questo rende la trama sentimentale stagnante e poco coinvolgente. Al contrario, nei momenti professionali i due personaggi mostrano maturità, chiarezza e determinazione. Ma quando si tratta della loro relazione, rimangono bloccati e ripetitivi.
Lui appare come un eroe moderno ossessionato da lei senza che ci sia un vero motivo a giustificare questa fissazione; lei, invece, risulta un personaggio mal costruito, segnato da un forte divario tra la sua intraprendenza e determinazione sul piano professionale e la totale stagnazione nella sfera personale.
Inoltre, si rivela egoista, irragionevole, costantemente lamentosa: persino quando raggiunge i suoi obiettivi trasmette un senso di tristezza deprimente e nostalgia. Ne emerge una figura poco riuscita, sgradevole e difficilmente simpatica.
Aspetti tecnici
Musiche, non ho gradito il tono minimalista della colonna sonora strumentale: le tre note gravi di pianoforte, ripetute ossessivamente nei momenti di stallo, risultano monotone e prive di profondità emotiva. Anche la sigla iniziale e finale, così come le canzoni di intermezzo, non hanno incontrato il mio gusto. Si poteva investire di più per arricchire l’esperienza uditiva: questa OST rimane una delle più semplici e meno incisive del genere.
Il casting è nel complesso molto pertinente e ben calibrato. A partire dall’ambivalenza di Suo Jun, uomo saggio, maturo ed eroico, ma con irrisolti legami paterni: l’attore che lo interpreta è perfettamente portato per ruoli complessi, mai appiattiti sul “solo buono” o “solo cattivo”, come già aveva dimostrato dai tempi di Eternal Love.
La madre malevola della protagonista è una villain memorabile: sin dai tempi di Ming Lang questa attrice ha il volto giusto per incarnare una crudeltà spietata che incute soggezione già con la sola presenza scenica.
Il fratello della protagonista è un interprete esperto e capace, purtroppo il suo spazio narrativo è stato ridotto, ma nelle scene più dolorose ha saputo dare prova di grande credibilità.
Ottime anche le interpretazioni degli attori che impersonano i pompieri: eroici, semplici, autentici.
Unica nota stonata la protagonista femminile: pur essendo un’attrice che apprezzo, non è riuscita a restituire pienamente la complessità interiore del personaggio. Ne è derivato uno stacco evidente tra la donna determinata e competente nel lavoro e l’eccessiva timidezza stagnante nei rapporti con la famiglia e Song Yang.
Regia: pulita, semplice, elegante, senza fronzoli, forse un po' troppo lenta e trascinata nei primi piani. Avrebbe dovuto pretendere di più dai protagonisti.
L' estetica è “patinata”, con inquadrature curate e spesso costruite per valorizzare i protagonisti (close-up emotivi, uso frequente di ralenti e luci calde nelle scene sentimentali).
Le scene d’azione/emergenza dal punto di vista spettacolare sono ben coordinate, con un buon uso di effetti speciali e coreografie nei salvataggi. Tuttavia, tendono più al dramma spettacolare che al realismo: ad esempio, la durata dei soccorsi è compressa e i rischi sottovalutati. Non parliamo delle scene medical dove non c'è nulla di realistico o ben rappresentato... .
Ritmo: alterna momenti di alta tensione (incendi, incidenti, emergenze mediche) a lunghe pause di introspezione e dialoghi romantici. Questo crea a volte uno squilibrio, con episodi che rallentano troppo sul versante sentimentale.
C'è spesso un alone bluastro nelle scene girate di notte anche quando non ci sono luci blu come le sirene dell'ambulanza o altri motivi plausibili quindi mi viene da pensare ad un innalzamento dell'ISO della fotocamera e ad un bilanciamento del bianco non ottimale, legato forse ad una post produzione veloce, c'è inoltre una fastidiosa goccia di acqua nell'obiettivo della fotocamera in una scena dell'episodio 33°.
Non credo sia una scelta voluta e consapevole, tutt'altro.
La sceneggiatura si fonda sul doppio binario romance + action medical/firefighting. Ma i due filoni non sono sempre ben integrati: spesso le emergenze sembrano funzionali solo a riavvicinare i protagonisti, non a sviluppare una narrazione autonoma.
Dialoghi: molto melodrammatici, a tratti ridondanti; insistono su “ferite del passato” e “amore destinato” con poca varietà tematica.
Realismo medico: debole. Le procedure di soccorso e i protocolli sono semplificati o addirittura impossibili (dissezione aortica o la barra metallica, operazioni complesse salvavita nel triage d'emergenza improponibili). Questo indebolisce la credibilità.
Personaggi secondari: svolgono funzioni di supporto (amici, colleghi, antagonisti familiari), ma raramente hanno archi narrativi solidi. Restano figure di contorno piuttosto che storie parallele ben sviluppate.
Uso dei colori: tinte calde per le scene romantiche (arancio, oro, luce soffusa), tinte fredde e fumo per le emergenze. C’è una chiara intenzione simbolica (calore = amore, gelo/fumo =pericolo).
Effetti visivi: gli incendi e le esplosioni sono resi con CGI discreta, ma a volte artificiale; non raggiungono il livello cinematografico, pur essendo di buona qualità per una produzione televisiva.
Esteticamente piacevole, Fireworks of My Heart risulta dunque curato ma superficiale, più attento a esaltare l’eroismo, il machismo e il fan service che a costruire una trama solida. Nonostante i limiti, rimane una visione gradevole e rilassante, adatta a chi cerca intrattenimento leggero più che un racconto realistico o profondo.
Consiglio la visione, stranamente rilassante e gradevole, nonostante le sue pecche, senza aspettarvi granché, è comunque migliore di tanti altri lavori che avete votato generosamente.
Vorrei dare di più alla parte girata in caserma che mi è piaciuta molto, la qualità della cinematografia è migliore rispetto a diverse cose che ho visto salvo qualche errore tecnico di luci/illuminazione, ma la loro storia d'amore è stata troppo trascinata prima e in seguito piena di problemi inutili, forzati che mi hanno trasmesso pesantezza e un alone velato di tristezza.
Intrighi infiniti e sentimenti smorzati: la lentezza della stagione di mezzo!
😊😊😊😊😊😊il mio voto per questa stagione è 8,3Dopo cinque anni di attesa, la seconda stagione di Joy of Life ha finalmente riportato sullo schermo Fan Xian e il suo mondo intricato fatto di politica, inganni e relazioni ambigue.
L’hype era altissimo, e la serie ho letto aver toccato numeri da record: centinaia di milioni di visualizzazioni in Cina e un grande successo anche a livello internazionale grazie alla distribuzione su Disney+. Ma è riuscita davvero a mantenere le promesse?
Nonostante una qualità visiva migliorata (la seconda stagione ha introdotto tecnologie avanzate per il rendering visivo: "in particolare, Tencent Video ha implementato la modalità HDR Vivid" che permette un'esperienza visiva più ricca, con contrasti intensi e dettagli nei particolari,tessuti, luci, ombre), una maggiore nitidezza, una regia più innovativa che si avvale anche di droni e di diverse tecniche di ripresa, la stagione è più lenta rispetto alla prima, con episodi iniziali che sembrano meno coinvolgenti.
La trama è meno fluida, con alcuni eventi che si trascinano per troppo tempo.
É una stagione più cupa, sottile e psicologica.
I protagonisti sembrano due: Fan Xian rinnovato (dimagrito al punto da sembrarmi un altro ma era questo il suo scopo), e Li Chegze , il Secondo Principe , interpretato magistralmente da Liu Duan Duan; lo spazio a lui riservato in questa stagione è quasi pari a quello del protagonista, rappresentato quasi sempre scalzo con abiti tanto sontuosi quanto eccentrici, a testimonianza della sua "doppiezza"e la sua instabilità.
Da una parte sfarzo e ostentazione → le vesti elaborate rappresentano il potere, il rango e la volontà di mostrarsi come figura imponente, quasi teatrale. È l’immagine che lui vuole dare al mondo, coerente con la sua natura vanitosa, eccentrica e instabile.
Nudità dei piedi → il contrasto con la ricchezza degli abiti sottolinea vulnerabilità, fragilità, o addirittura una certa “mancanza di fondamento”. Essere scalzo, in un contesto di corte, era inoltre inappropriato e rivela che sotto la maschera sfarzosa c’è qualcosa di incompiuto, instabile, forse anche un’infantilità che lo rende meno temibile e più inquietante.
La differenza più evidente con la seconda stagione è il visibile passaggio dalla narrazione incentrata sulla trama a quella incentrata principalmente sui personaggi. Dopo aver eluso la morte, Fan Xian torna nella capitale. Durante la prima stagione, Teng Zijing ha mostrato a Fan Xian che nella vita di ognuno di noi, vale la pena proteggere ciò a cui si tiene, anche a costo della vita. Questa stagione esplora cosa sia ciò che vale la pena proteggere per Fan Xian. Conosce e riflette gli ideali materni e inizia a prendere consapevolezza delle ingiustizie che l'hanno spinta a voler cambiare il mondo. La difficile situazione della gente comune lo tocca mentre arriva a comprendere di essere anche lui solo una pedina nelle mani dell'Imperatore.
Accoglie l'eredità di sua madre con uno scopo e una chiara visione di ciò che intende farne. I momenti più esaltanti di questa stagione non sono ricchi di azione o pieni di colpi di scena intricati, ma momenti cruciali nel percorso del personaggio di Fan Xian. È meno emozionante per gli amanti dell'azione ma questa è la stagione di consolidamento degli scopi e chiarimento degli obiettivi per Fan Xian.
La storia è più cupa e pericolosa, il protagonista cresce, diventa meno ingenuo e più maturo, affrontando avversari pericolosi in un percorso di maturazione che emoziona, a volte.
La seconda stagione è una stagione di passaggio del protagonista: da "pedina a giocatore": in una stagione dove anche i personaggi secondari diventano importanti e hanno molto tempo sullo schermo, Fan Xian emerge sotto una luce nuova e più complessa. Il ritmo è incostante, alcuni archi narrativi si allungano troppo e il cast vastissimo rende la narrazione dispersiva.
A volte si ha la sensazione che la serie si perda in dettagli secondari, mentre alcuni momenti cruciali (come il tanto atteso matrimonio tra Fan Xian e Wan’er) risultano trattati in maniera sorprendentemente frettolosa e poco incisiva.
La componente romantica in questa stagione è stata del tutto sacrificata, la si vede sul finale perché supporta la narrazione che richiama alcuni aspetti della prima stagione ( tesoreria imperiale e assassinio di Lin Gong). Prima del matrimonio ci saranno solo tre scene in cui il ML e Wan'er saranno entrambi presenti, quindi non aspettatevi nulla da questa stagione in termini di romanticismo. Del resto non nasce come storia romantica, c’era qualcosa in più ed era meglio resa nella prima stagione.
Lin Wan’er (Li Qin) è quasi assente. La sua presenza marginale mi ha molto delusa, speravo in una maggiore centralità del suo ruolo. L’attrice fa bene il suo lavoro, come sempre, ma la sceneggiatura non le dà spazio.
L’intrigo é politico ma non conclude nessuna delle sottotrame (imperatore, Chen ping ping, principi), relegando tutto alla terza stagione. Il tono umoristico é molto più spiccato e manifesto interrompendo il ritmo e l’immersione.
Sarebbe stato narrativamente interessante se Wan'er avesse avuto un ammiratore:
1)per darle più spessore come donna desiderata non solo per il suo status di Principessa ma per le sue qualità personali;
2)per creare una tensione emotiva in Fan Xian, costringendolo a confrontarsi con la possibilità di “perderla”;
3) per bilanciare il rapporto, mostrando che Wan’er non è solo “il rifugio fedele”, ma una donna con fascino e attrattiva autonoma.
Né nel romanzo né nel drama, però, questo succede davvero: nessun personaggio maschile corteggia apertamente Wan’er. È come se l’autore volesse mantenerla tutta di Fan Xian.
Questa stagione mantiene il tono farsesco ma più accentuato e spesso forzato rispetto alla naturale ironia della prima stagione. Il nuovo equilibrio tra commedia e dramma è più sbilanciato verso la commedia, con humour demenziale, meta-battute e meme moderni. A volte l'ho trovato frizzante e audace, altre volte, specie all'inizio ho trovato una diluizione della tensione emotiva a discapito della credibilità.
Un elemento che, a mio avviso, ha davvero penalizzato la seconda stagione è lo stacco netto di tono rispetto alla prima. Avendo visto le due stagioni consecutivamente, senza il distacco di cinque anni che c’è stato tra le uscite, la discontinuità è palese.
Alla fine della prima stagione, dopo aver scoperto le proprie origini e compreso di essere stato manipolato da tutti, il protagonista dava l’impressione di aver maturato un rancore profondo e un obiettivo preciso:affrontare la sua nemesi con determinazione.
E invece, lo ritroviamo che torna in città come se fosse all’oscuro delle rivelazioni di Xiao En: mantiene un rapporto quasi cordiale con Chen Ping Ping (gli dice soltanto di non potersi fidare di lui), e si mostra cerimonioso e persino affabile con l’imperatore, pur sapendo ora di essere suo figlio. In pratica, sembrava dovesse rientrare pronto a “fare a pezzi tutti”, e invece l’impatto si riduce a una sorta di pantomima grottesca, condita di humour farsesco. Deludente.
Joy of Life 2 è una stagione ambiziosa, che non teme di cambiare tono e rendere la narrazione più oscura e matura. Porta con sé momenti intensi (episodio 15, pirandelliano e memorabile) e interpretazioni convincenti, ma anche difetti strutturali evidenti: ritmo irregolare, a volte trascinato, uso limitato dei personaggi femminili, la componente dominante dell'intrigo di corte, sempre a discapito di altri aspetti che secondo me andavano accostati per creare un "ritratto" di vita più equilibrato.
Nonostante ciò, rimane una delle produzioni più riuscite e seguite del panorama cinese recente, capace di mantenere alto l’interesse e di confermarsi come un fenomeno culturale, anche a livello internazionale.
👉 In sintesi: meno brillante e leggera della prima stagione, ma più cupa, politica e “strategica”. Una continuazione imperfetta ma comunque grande impatto.
Stereotipi infernali, baci celestiali e una chimica da BRIVIDI!
👉👉👉👉👉👉👉👉 Il mio voto reale è 7,3 !Se potessi dare un sottotitolo per mostrare con immediatezza il mio punto di vista su questa serie tanto chiacchierata, che a molti non è piaciuta, scriverei : "Quando la coppia ti salva dalla mediocrità della scrittura".
My Demon è un rom com fantasy drama che unisce il classico cliché del “contratto matrimoniale” con elementi soprannaturali, i cui spunti narrativi provengono indubbiamente da Goblin, al posto della spada un tatuaggio che si trasferisce dal Demone all'umano, e da qui un'improbabile alleanza necessaria alla sopravvivenza di entrambi mentre indagano su un omicidio.
La chimica tra i protagonisti si percepisce nell'immediato, grazie anche ad una presenza scenica molto forte, insieme sembrano una “visual couple” da sogno. Per estetica, nel comporre una coppia bella da vedere, penso sia il casting più azzeccato di un K-drama.
E allora pensi "...magari stanno bene insieme ma poi non balleranno"... e invece ballano, eccome se ballano! Metaforicamente e letteralmente, in una fighting scene molto originale ed elegante dove si inizia a percepire una chimica bollente che si concretizzerà qualche episodio dopo, nella scena "hot" della serra, sotto gli spruzzi dell’irrigatore: un mix di passione, vulnerabilità ed estetica che mi ha gradevolmente intrattenuta.
Trama: Do Do-hee (Kim Yoo-jung) è un’ereditiera cinica, diffidente verso il mondo e circondata da nemici interessati solo al suo patrimonio. Jung Gu-won (Song Kang) è un demone affascinante (con la faccia da bimbo) che ha stretto patti con umani per secoli, fino a quando perde improvvisamente i suoi poteri, trasferiti proprio a Do-hee. Per sopravvivere e recuperarli, è costretto a starle vicino, dando inizio a un matrimonio di convenienza che si trasforma in un rapporto molto più profondo.
Punti di forza
La coppia protagonista è la vera calamita della serie: Song Kang e Kim Yoo-jung hanno un’intesa magnetica. I loro dialoghi frizzanti e i momenti romantici (dal tango al bacio sotto la pioggia) tengono viva l’attenzione anche quando la trama scivola nel prevedibile. La loro storia decolla dalla seconda parte, nella prima si assiste ad una gara di sguardi fissi che può annoiare.
Musica, la sigla è molto interessante e orecchiabile, la colonna sonora accompagna il lavoro e ti entra in testa rimanendovi per giorni. Ho apprezzato circa un 3-4 canzoni. Anche la loro "Canzone" è una ballad molto romantica e diffusa in Corea, tanto che è stata ripresa da "Quando la vita ti dà mandarini".
Estetica e regia
La produzione è curata, con scene goth spettacolari: il contrasto tra il lusso del mondo chaebol e le atmosfere gotiche legate al demone crea un’estetica visiva elegante e interessante.
Regia innovativa tenta qualche soluzione un po' più sperimentale come piani inclinati all'inizio per parlare di sovvertimento di valori, slow motion per rallentare il ritmo della narrazione, ross-cutting (montaggio alternato) per collegare il mondo umano e quello sovrannaturale, oppure per intrecciare due linee narrative in climax. Buon uso della CGI (rispetto ai cinesi è una favola).
Interessanti i Freeze-frame e dissolvenze per dare risalto a momenti “iconici” e farli risuonare a livello estetico ed emotivo.
Tono ironico e leggero
Nonostante tocchi elementi fantasy e thriller, la serie mantiene un registro ironico che alleggerisce i momenti più drammatici. Alcune battute scambiate tra i protagonisti rendono il drama comico per l'assurdità di alcuni discorsi.
Interpretazioni
Kim Yoo-jung impersona una protagonista forte, sofisticata ma al tempo stesso fragile, la sua Do Do-hee è moderna, ironica e iconica, riesce a non cadere nello stereotipo della “donna ricca arrogante” (Voto 8,3).
Song Kang interpreta il demone con il suo tipico mix di fascino enigmatico e vulnerabilità, il personaggio cresce da entità cinica e immortale a uomo capace di amare, redimendosi. È forse una delle sue performance più riuscite (voto 7.6).
Limiti:
Scrittura altalenante e poco originale, chiaramente ripresa dal Goblin,(immortale + umana predestinata, convivenza forzata che porta all’amore, destino scritto), ma li reinterpreta in chiave più leggera, glamour e rom-com. Non raggiunge la stessa profondità, e ha una costruzione molto piatta e meno complessa, con meno messaggi e interpretazioni meno solide ( mi riferisco in contronfo a Kim Go-eun), tuttavia la chimica, tra i protagonisti mi è sembrata migliore, tanto da aver dubitato che sia stata solo "interpretazione" e che tra i due stesse davvero nascendo qualcosa.
Villain poco incisivi, gli antagonisti non hanno lo stesso spessore dei protagonisti. Spesso sembrano solo strumenti per far avanzare la storia senza una reale profondità psicologica.
Finale prevedibile, pur emozionante, l’epilogo segue linee molto classiche del k-drama romantico, senza grandi colpi di scena per chi conosce il genere.
Scene a volte un po' noiose e trascinate. Mi ha annoiata in alcune scene e in alcuni episodi interi.
In conclusione: My Demon non è un drama perfetto, soffre di scrittura "debole", irregolare e di alcuni cliché abusati. Ma vince grazie alla coppia protagonista e alla loro alchimia esplosiva, che rende credibili anche le scene più assurde. È un k-drama che si guarda più con il cuore che con la testa, non per la complessità della trama, ma per la capacità di trasmettere romanticismo puro e intrattenimento di qualità. Anche le scene fan service sono piene di sentimento e slancio, risultando interessanti e credibili.
La loro intesa, tra sguardi, risate condivise, momenti di tensione e romanticismo sincero, ha convinto il pubblico che ci sia qualcosa di più di una semplice recitazione, alimentando il sospetto di una love story reale.

