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Completed
Kill Bok Soon
5 people found this review helpful
Apr 28, 2026
Completed 0
Overall 8.0
Story 8.5
Acting/Cast 7.5
Music 6.0
Rewatch Value 8.0

Abbattere muri, uccidere bene, restando "fedeli a se stessi".

Dal trailer sembrava l’ennesimo film sulla killer professionista con doppia vita: di giorno madre single, di notte assassina d’élite. Invece Kill Boksoon è molto altro: Byun Sung-hyun non usa la maternità come accessorio, né la figlia come “punto debole” per rendere umana la protagonista. Jae-young è il centro morale del film, la falla in cui la messinscena elegante, violenta e aziendale dei killer smette di funzionare.

Al lavoro Bok-soon è una celebre assassina, a casa è una madre single; uccidere è facile, crescere una figlia è la parte difficile. La trama nasce da una contraddizione: si fa la guerra in nome della pace, si preferiscono le bugie alla verità e persino gli assassini collaborano stabilendo regole. L’omicidio non viene normalizzato, viene mostrato come sistema: industria, spettacolo, mercato, disciplina, carriera. L’uccisione è performance, intrattenimento, curriculum, status.

Bok-soon lavora per MK, un’agenzia di killer organizzata come una grande azienda: gerarchie, reputazione, classifiche, contratti. Il paradosso funziona perché l’assassinio viene trattato come professione creativa, spettacolo codificato. I killer non “ammazzano” soltanto: eseguono, interpretano, rispettano un format. La teatralità fumettistica non è un difetto di tono: è la forma stessa del film.

Le scene di combattimento, pur curate, non sono secondo me la parte più interessante. Sono belle, alcune efficaci, ma non rivoluzionarie; si è visto di più raffinato e nervoso in altri prodotti coreani, penso a certe soluzioni di "A Shop for Killer". Qui l’action funziona come grammatica morale: ogni scontro dice cosa si nasconde e quale debolezza si protegge.

Il vero duello è quello tra madre e figlia. Jae-young non è “la bambina messa lì per dare umanità alla killer”. È la coscienza scomoda di Bok-soon, ma non angelica. È adolescente, arrabbiata, chiusa, ferita, capace anche lei di violenza. Vive il proprio orientamento sessuale in un contesto che la fa sentire sbagliata, mentre gli adulti intorno a lei commettono azioni molto più gravi e vengono premiati.

Qui il film trova una delle sue verità più amare: non è il male in sé a essere punito, ma il male che non rispetta le regole del sistema. Jae-young viene trattata come un problema perché desidera qualcuno di scomodo; Bok-soon viene considerata impeccabile perché uccide bene. Orientamento sessuale come deviazione, omicidio certificato da un’agenzia prestigiosa come competenza. Roba da far impallidire LinkedIn.

Ogni conversazione tra Bok-soon e Jae-young sposta qualcosa nella madre. È come se la figlia le restituisse una domanda che il mondo di MK ha rimosso: “sei fedele a te stessa?”. Jae-young non le chiede solo di confessare il proprio lavoro; le chiede di smettere di escludere, di alzare muri. Bok-soon non è terrorizzata dal sangue o dai colleghi che vogliono farla fuori. È terrorizzata dall’essere vista dalla figlia per quello che è: una killer.

Cha Min-gyu capisce tutto questo meglio di chiunque altro. Il suo rapporto con Bok-soon è uno dei nuclei più torbidi del film: mentore, capo, creatore, innamorato, carnefice, possibile padre. Il film non conferma che sia lui il padre biologico di Jae-young, ma semina ambiguità: quando la sorella glielo chiede, lui minimizza, ma sembra più una fuga che una risposta. Il suo modo di entrare nel rapporto madre-figlia non è quello di un estraneo: è troppo intimo, preciso, velenoso. Anche lo sguardo nostalgico verso una coppia di genitori apre un dubbio.

Il finale è più complesso di quanto sembri. Sì, la violenza c’è. Sì, il gesto è crudele. Ma Min-gyu non prova solo a traumatizzare Jae-young: prova ad abbattere l’ultimo muro tra madre e figlia. Non è un liberatore, è un uomo che anche morendo vuole controllare la vita di colei che ama. Capisce che l’ultimo muro da distruggere è quello domestico: la madre che torna a casa e finge di non essere ciò che è.

Se Jae-young vede davvero il video — e il film lo suggerisce con forza — non vede solo “mia madre uccide”. Vede la madre intera: professionista, bugiarda, sopravvissuta, donna che ha vissuto fingendo di proteggerla dalla verità. La battuta finale è inquietante perché non c’è urlo, collasso, melodramma. C’è riconoscimento: freddo, storto, disturbante. Come se Jae-young dicesse: “Adesso so. E non smetto di considerarti mia madre”.

Ma sarebbe ingenuo leggerla come perdono. Il finale scolastico lo dice chiaramente: Jae-young inizia a parlare la lingua della madre, raccogliendone l’ereditarietà simbolica. Non ha semplicemente accettato Bok-soon: ha riconosciuto in lei una grammatica della forza, della minaccia, della vergogna ribaltata. E la sta già usando. Non significa che sia “nata killer”: significa che il film lascia aperta una domanda più dolorosa. Quando un genitore smette di mentire, cosa passa attraverso la verità? Intimità o veleno? Nel loro caso, probabilmente entrambe.

Anche il rapporto disturbato tra Cha Min-gyu e Cha Min-hee partecipa a questa atmosfera malata. Lei non è solo “la sorella cattiva”: è una figura teatrale, isterica, elegante, corrosiva; la sua gelosia verso Bok-soon ha qualcosa di familiare e sessuale insieme. Qui si può leggere una possibile eco di *The Crow*: Top Dollar ha un rapporto apertamente disturbante con Myca, sorellastra e amante. Non è copia-incolla, ma l’eco c’è: potere, desiderio, morte, famiglia deformata.

La scena del massacro al ristorante viene spesso liquidata come assurda perché i killer passano dal convivio all’omicidio. In realtà funziona: tutti vogliono lavorare per MK perché MK dà prestigio, soldi, protezione, status. La lealtà dura finché non arriva un’offerta migliore. Quando Min-hee offre una possibilità di carriera, la comunità si dissolve. Non è incoerenza narrativa, è antropologia cinica: finché si mangia insieme siamo colleghi; appena cambia il prezzo, si diventa predatori.

Visivamente, *Kill Boksoon* è più ragionato di quanto sembri. La fotografia è di Cho Hyung-rae, il montaggio di Kim Sang-bum, le musiche di Kim Hong-jip e Lee Jin-hee. Il color grading distingue Bok-soon madre affettuosa e Bok-soon killer fredda. Il contrasto tra verde e rosso è centrale: il verde rappresenta il modo in cui Bok-soon vuole vedere la figlia, un’immagine proiettata e rassicurante; il rosso è il colore reale di Jae-young, ed è anche il colore di Bok-soon. Nella scena finale, la giacca rossa della ragazza è dichiarazione d’identità: non è la figlia verde che la madre vorrebbe proteggere in una serra emotiva. È rossa, come lei.

La scenografia insiste su questa idea di casa come serra, gabbia, tentativo di controllo. Le piante, la stanza verde, gli interni domestici sono il desiderio di Bok-soon di coltivare una figlia dentro un ambiente controllato. Ma Jae-young non è una pianta ornamentale. Cresce storta, viva, arrabbiata, propria.

Il sound design va nella stessa direzione: i suoni di porte accompagnano la frizione tra madre e figlia, mentre nei momenti in cui mostrano tendenze simili compaiono effetti che richiamano lame o coltelli. Il film non dice solo “si somigliano”: lo fa sentire. Le musiche non cercano l’epica, perché non è un film di eroismo ma di attrito. Sostengono l’eleganza artificiale del mondo dei killer e sanno farsi secche, nervose, ironiche.

La regia di Byun è più ambiziosa che perfetta: a volte il film è troppo pieno, troppo innamorato dei suoi personaggi secondari, con linee più suggestive che compiute. Però preferisco un film che rischia l’eccesso a un prodotto levigato e morto.

Sul piano interpretativo, invece, il film mi ha convinta meno. L’unica vera eccezione è Sul Kyung-gu. Lo avevo già visto in altri lavori e qui ho avuto un momento di esitazione: era davvero lo stesso attore che in *Hyper Knife* interpretava quel neurochirurgo gelido, disturbante, quasi predatorio? Sì, ed è qui che si misura la sua bravura. Sul Kyung-gu cambia temperatura interna: faccia, spazio, sguardo, silenzio. In *Kill Boksoon* ha una calma levigata, un modo di parlare basso che rende ogni frase minacciosa.

A lui, solo a lui, va un 9 pieno. È l’unico che alza la temperatura del cast, portando la media complessiva a un 7,5; agli altri darei un 7 dignitoso, corretto, professionale, ma senza scosse. A Lee Jae-wook darei un 6,5. Nel flashback finale, quando il giovane Min-gyu vede Bok-soon per la prima volta, la sua espressione mi è sembrata troppo calcata, quasi finta. Dovrebbe essere il momento in cui nasce un’ossessione, e invece arriva con un’intensità scolastica. Subito dopo ritroviamo il Min-gyu adulto di Sul Kyung-gu, con tutt’altra padronanza, peso, profondità. Lo scarto è talmente evidente che mi ha quasi fatto ridere.

Il resto del cast è meno memorabile. Jeon Do-yeon è solida e regge il film, ma non mi ha travolta. Bok-soon è scritta meglio di quanto venga incarnata: sulla pagina ha molte fratture — madre, killer, professionista, bugiarda, donna stanca — ma sullo schermo non sempre arrivano con la forza che avrebbero potuto avere. Esom funziona come idea di nevrosi elegante, gelosa e grottesca, ma resta trattenuta.

In generale, Kill Boksoon è più forte per costruzione tematica, regia, simboli e mondo visivo che per grandezza attoriale corale. Gli attori fanno il loro mestiere, nessuno affonda il film, ma pochi lo elevano. In un’opera che lavora su identità doppie, maschere, menzogne e fratture morali, qualche interpretazione più affilata avrebbe potuto renderlo ancora più feroce.

In conclusione, non è un film perfetto, ma è molto meno stupido di quanto sembri a chi lo guarda soltanto come action. È una commedia nera sulla professionalizzazione del male, un melodramma materno travestito da film di killer, una satira sulla meritocrazia criminale e una storia su quanto sia difficile dire la verità quando la bugia era l’unico modo che conoscevi per amare qualcuno. La violenza più importante non è quella che spacca ossa, ma quella che organizza le relazioni: lavoro, segreto, famiglia, desiderio, vergogna, carriera.
Bok-soon può controllare un combattimento e trasformare qualsiasi oggetto in arma. Ma non sa prevedere sua figlia. E quando Jae-young finalmente la guarda davvero, non la assolve: la riconosce.

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Completed
Humint
5 people found this review helpful
Apr 21, 2026
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.0
Acting/Cast 8.0
Music 7.0
Rewatch Value 7.0

The Human Cost of the Signal

With Humint, Ryoo Seung-wan returns to the territory that suits him best, and it shows. The geopolitical thriller shot through with physicality, with the kind of moral pressure that settles into bodies before it ever reaches dialogue, this is his natural habitat, and the film announces it from the very first sequences. The result isn't flawless, but it possesses a quality that's become genuinely hard to find in contemporary spy cinema: it still believes in space. In the weight of environments. In the dramatic value of a door left ajar, a corridor, a face held a second too long. And above all, it believes that action isn't decoration but a form of storytelling which, in 2026, is far from a given.

The plot, on paper, is almost classical: a South Korean agent moves through Vladivostok following the trail of a criminal network that crosses drugs, human trafficking, and state intelligence. On the other side there's a North Korean agent, then an ambiguous official, then a woman trapped in the most dangerous role of all that of the informant. Around them, Vladivostok doesn't function as an exotic backdrop, it's not the Russian city dropped in for international flavor but as a moral landscape: a border place, gray, frozen, porous, where everyone watches everyone and no one is ever truly safe. This is where Humint scores its first real point. The city isn't a postcard: it's a hostile surface, full of concrete, hard spaces, corners with no cover. And it's partly from this that the film generates its sustained, almost physical sense of danger.

On the screenplay level, Humint operates on a recognizable mechanism: four main characters, four different ethical trajectories, and at the center the figure of the informant as both narrative and moral detonator. What's interesting is that Ryoo doesn't build the film as a purely strategic chess match but as an accumulation of human debts. The debt to the person who puts themselves on the line for you. The debt to the person you love and put in danger. The debt to the State, which demands obedience and gives back cynicism. In this sense, Humint is less a film about intelligence operations per se than a film about the human cost of intelligence — about that precise moment when people stop being "assets" and go back to being human beings: unmanageable, vulnerable, irreducible to protocol.

The writing, though, doesn't always match the precision of its themes. And it's worth saying so plainly. In the middle section, the film tends to thicken its web of interests, blackmail, chains of command, double-crosses, and lateral moves with a taste for complication that at times slows things down instead of intensifying them. It's not a problem of density , you can follow the threads , but of dramaturgical hierarchy: certain pieces of information arrive with the weight of a revelation, and then produce no real emotional turn; certain subplots seem more functional to keeping the mechanism running than to actually developing the characters. In other words, the film has more energy than synthesis. You feel it. It's no coincidence that part of the critical conversation has praised the film's spectacular ambition while flagging a certain weakness in dramatic substance relative to the action apparatus and that's not an entirely unfair observation.

That said, it would be unfair to stop at the flaw, because Humint constantly recovers ground in the way it stages what it has written. Ryoo Seung-wan understands something elementary and precious: every character has to have their own physical grammar. It's not enough to fight; they have to fight "like him," "like her," according to a rhythm and a posture that tell you who they are. And indeed, this bodily differentiation is one of the film's strongest elements. Manager Zo, whom Jo In-sung plays with an almost elegant restraint, always acts as if trying to keep violence inside a clean, contained line; Park Geon, by contrast, carries a more nervous tension, more intermittent, more exposed to emotional fracture; Hwang brings to the screen an administrative coldness that is itself a threat, with no need to raise his voice; Seon-hwa introduces a vulnerability that isn't passivity but the capacity to choose within the narrowest margin of survival. These aren't just characters: they're vectors of different energy. And when the film stops explaining and simply lets them move, it finally starts to breathe.

The direction is the real center of the film. Ryoo comes from a cinema that knows the pleasure of the gesture, but here he largely avoids pure choreographic display for its own sake. The action sequences land because they're legible, articulated in space, never reduced to accelerated cutting designed to simulate intensity without actually building it. You can tell where you are, who enters from where, who sees what, who risks being cornered, who has the positional advantage. It sounds obvious, but it's almost revolutionary today. Even more interesting is the way the director alternates wider shots and compressed close-ups: on one side, the hostility of the world; on the other, the face as the only real battlefield. This dynamic between geographic openness and emotional constriction gives the film a near-classical elegance. It's no surprise that more than one observer has read Humint as a natural continuation of the path begun with The Berlin File and Escape from Mogadishu: the frame changes, but the same faith in the international thriller as a moral device — not just a spectacular one — remains.

The atmosphere work is very strong as well. The cinematography pushes toward cold, metallic, matte tones without ever making the film visually monotonous .There's an intelligent use of surfaces, empty spaces, and architecture that conveys the sense of a life lived under constant surveillance. Costumes and interiors help suspend the film in a slightly displaced temporality: contemporary, yes, but never ostentatiously dependent on technology. It's a shrewd choice, because it allows Humint to sidestep the risk of becoming a thriller of screens, pings, software interfaces, and digital exposition dumps. Here, intelligence goes back to being, literally, human: bodies, sources, glances, lies, shifting loyalties. This is also why the film, when it works, generates a tension that is more tactile than cerebral.

On the acting front, Zo In-sung carries the film with remarkable presence. He doesn't work through overexpression, and rightly so: his character lives inside guilt, discipline, a reluctance to fail again, and the actor translates all of this into a controlled physicality that occasionally lets a crack show through. Park Jeong-min provides an effective counterpoint, shifting the register toward something more ambiguous and emotional. Park Hae-joon delivers the kind of administrative hardness that always works in spy cinema: evil that doesn't need to raise its voice. Shin Sae-kyeong, finally, had the most delicate task and instead manages to preserve her own opacity, her own concrete fear, her own capacity for decision-making all the way to the end.

Humint is not its director's definitive masterpiece, and anyone looking for a perfectly engineered, airtight, zero-redundancy spy mechanism will find things to complain about. The screenplay has some redundant passages and a middle section that isn't as sharp as the opening promises. But it would be foolish to write it off on those grounds, because the film possesses a concrete, muscular, almost artisanal quality that many far more "orderly" thrillers simply don't. It stumbles occasionally in its own complexity, but when it finds its footing again it hits hard in the direction of the action sequences, in the control of space, in the construction of tension, and in that idea, as beautiful as it is bitter, that behind every piece of intelligence there is always someone who pays the full price.

If a single blunt formula is called for: Humint convinces more as cinema than as screenplay. But since cinema, fortunately, is not only screenplay that's more than enough to make it a robust, adult, imperfect, and genuinely interesting thriller.

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Completed
Along with the Gods: The Two Worlds
5 people found this review helpful
Sep 19, 2025
Completed 0
Overall 7.0
Story 7.5
Acting/Cast 7.5
Music 6.0
Rewatch Value 5.0

Ambizioso negli effetti, fragile nella sostanza...

Along with gods è un grosso tentativo del cinema coreano di portarsi a livelli americani per quanto riguarda grafica, CGI ed effetti speciali in quanto interamente girato (o quasi) col green screen.
l film è visivamente ambizioso e molto orientato agli effetti digitali, ma questa abbondanza di spettacolo a volte annebbia chiarezza narrativa ed emozione. È anche stato un successo commerciale notevole in Corea.
La storia è anche abbastanza originale: combina elementi buddisti con mondi fantastici e giudizi universali funzionali al nullaosta da parte delle divinità giudicanti per reincarnarsi.
I tre protagonisti principali sono dei Guardiani che anche aspettano anch'essi di reincanarsi, sembrano dei cupi mietitori, a parte la ragazza del trio che sembra inserita più per necessità scenografiche che narrative dal momento che il suo personaggio o ripete le parole di altri o riporta quello che vede delle vite passate di chi aspetta giudizio, o serve a risaltare il fisico slanciato di Ju Ji Hoon, che in questo film sfodera tutta la sua pungente ironia risultando il personaggio più comico in assoluto.
Il vero protagonista però è Ha Jung-woo, lui ha il "peso narrativo" maggiore e detiene più tempo sullo schermo.

Aspetti tecnici: Kim Yong-hwa, il regista, concepisce il film come una grande macchina visiva. la regia privilegia set digitali e scenografie immaginarie che trasformano il concetto tradizionale di “aldilà” in una serie di "tableaux" spettacolari. I critici sottolineano che il regista sfrutta senza risparmio le possibilità del CGI, costruendo scene di forte impatto sensoriale, volte con esiti di sicuro pregio visivo, altre volte ho avuto l’effetto di un sovraccarico (overload sensoriale) con accavallamento di scene con poca fluidità tra un frame e un altro. Questa scelta di investire tutto sul digitale a discapito della storia mi ha fatto perdere il focus sui momenti “umani”.
Vi è abbondante ricchezza di immagini ed effetti digitali al servizio di una fantasia visiva tuttavia il film è talvolta troppo dipendente dal greenscreen, con compositing che in certi momenti appare meno raffinato e rende la profondità di campo e l’integrazione soggetto-ambiente meno convincenti. In parole povere: effetti spesso ottimi, ma con alcune cadute tecniche visibili.
La fotografia rende scenicamente con bruschi cambi di colore i "due mondi", operando contrasti netti tra “mondo umano” e “mondo dell’aldilà”: la palette cromatica cambia drasticamente, la luce diventa più artificiale e teatrale nei regni ultraterreni. Apprezzabile la ricerca dell’immagine epica e la cura dei dettagli scenografici (costumi, creature, architetture ispirate ai dipinti buddhisti), che conferiscono coerenza visiva all’universo ma a me personalmente non hanno convinto.
Si percepiscono ampie parti girate su set con schermi e successivo keying; lo stile cromatico è fortemente manipolato in post-produzione (saturazione, glow, filtri atmosferici) per ottenere l’effetto “mistico” — scelta efficace sul piano estetico, meno sulle micro-interazioni di luce/ombra tra attori e background.
Tecnicamente il film è serrato nelle scene d’azione e nelle transizioni tra tribunali/tribolazioni ma la durata e la densità di contenuti (molte sottotrame e molti salti temporali) portano a un ritmo che i critici definiscono a tratti sovraccarico e dispersivo. Questo influisce sulla capacità emotiva delle scene più intime, perché il montaggio privilegia il movimento e la sorpresa visiva rispetto alla lenta costruzione drammatica.
La colonna sonora non l'ho completamente notata. Mi sembra per lo più strumentale ma il fatto che non si percepisca la dice lunga sulla sua "memorabilità".

Al cast (Ha Jung-woo, Cha Tae-hyun, Ju Ji-hoon ecc.) va un grande elogio per la professionalità: gli attori reggono bene la scena anche quando devono recitare in ampie porzioni su set virtuali, mantenendo presenza fisica e reattività emotiva. L’abilità dell’attore diventa cruciale proprio perché la tecnologia richiede che la recitazione “funzioni” senza il supporto di un ambiente tangibile.

Sceneggiatura e coerenza narrativa (come influenza la tecnica): la trama (molte prove, salti temporali, retroscena multipli) è stratificata, mettendo alla prova la chiarezza espositiva, quando la narrazione si fa contorta, gli aspetti tecnici — montaggio, VFX, colonna — non sempre riescono a sostenere o a chiarire il senso degli eventi. Questo è il motivo per cui percepisco una certa evaporazione del “peso emotivo” in favore dell’effetto visivo.

Sintesi
Punti di forza tecnici: produzione ambiziosa; VFX e scenografia che dimostrano capacità industriale e creativa; fotografia curata; cast capace di adattarsi a riprese fortemente digitali.
Limiti tecnici: dipendenza dal greenscreen che mostra alcune imprecisioni di compositing; montaggio e sovrabbondanza narrativa che talvolta neutralizzano l’impatto emotivo; colonna sonora impercettibile.


In conclusione, il film funziona come dimostrazione di come una produzione coreana su larga scala riesca a reggere sequenze di fantasia estese; la regia usa in modo sistematico carrellate digitali, compositing e grandi set virtuali per passare rapidamente da “tribunale dell’aldilà” a paesaggi catastrofici ma la storia è debole e i costumi, anche se ho letto ispirarsi a dipinti buddisti, nella resa mi ricordano vagamente come qualità ed effetto finale un grottesco ritorno ai film natalizi di Lamberto Bava (Desideria, Fantaghirò, Sorellina...).
Se stai cercando un esempio di cinema coreano che spinga in avanti capacità di produzione, design e VFX su scala epica, "Along with the Gods The Two Worlds" è un caso di studio interessante: dimostra cosa succede quando l’industria mette soldi, tecnologia e immaginazione insieme. Se invece cerchi equilibrio tra spettacolo e nitida profondità emotiva o narrativa, il film sacrifica la seconda al primo.
Se poi sei cresciuto con i fantasy di Hollywood e il mondo Marvel, questo tentativo ti sembrerà goffo e maldestro in alcune scene.
In termini strettamente tecnici è un film altamente ambizioso ma con resa non sempre all'altezza delle intenzioni che (penso) si erano proposti.

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Completed
Exhuma
5 people found this review helpful
Aug 17, 2025
Completed 0
Overall 8.0
Story 8.5
Acting/Cast 8.0
Music 7.0
Rewatch Value 5.0

Quando l'horror si fa (solo) rituale

Sceneggiatura molto interessante : 8,5; Regia:7,5; Scenografia: 7,5.
Horror coreano del 2024 con una storia molto interessante, ricca di significati, messaggi e simbolismi.
Il voto della giuria critica è di 7,6 secondo Rotten Tomatoes quindi nella mia valutazione, non da critico, mi sento generosa.
Sebbene sia un horror "riflessivo", capace di farti riflettere sugli orrori delle guerre e delle sopraffazioni, prendendo spunto dall'occupazione giapponese, il problema è che non fa paura. Non è la prima volta che vedo qualcosa di coreano che vorrebbe terrorizzare ma non ci riesce , almeno personalmente e se leggo altre recensioni riscontro lo stesso problema.
Il film esplora profondamente il sincretismo tra sciamanesimo, feng shui, geomanzia (pungsu), cristianesimo e superstizione, offrendo una riflessione sul trauma generazionale e l’eredità della colonizzazione giapponese
Il film parte come ghost story (una sciamana e il suo assistente vengono ingaggiati da un americano di origini coreane per "liberare" il figlio neonato da influssi malvagi) per diventare un delirio mistico collettivo sul finale, con una forte componente simbolica .

Il lavoro ha ricevuto un apprezzamento molto positivo presso l'Asian Film Awards 2025, vincitore per Best Costume Design e Best Visual Effects, mentre il regista e Kim Go Eun, sono stati pluripremiati dal Baeksang Arts Awards 2024,
Analogamente secondo il Blue Dragon Film Awards 2024: Migliore regia, Migliore Cinematografia e Luci, Migliore Direzione artistica e Migliore attrice.

Per quel che mi riguarda, obiettivamente, ho riscontrato i seguenti punti di forza e le seguenti criticità:
Un cast di alto livello (Kim Go‑eun, Choi Min‑sik, Yoo Hae‑jin), con un'estetica piuttosto ricercata e un'atmosfera densa di folklore coreano, i rituali mi sono sembrati realistici e molto coreografici, con buoni effetti scenici, presenza di un forte simbolismo dei messaggi lanciati allo spettatore che lo rendono un film interessante, con un senso e una storia.
D'altro canto l'ho trovato lento, specialmente all'inizio, il tema dell'esorcismo ripetuto e sovraccarico, scene eccessivamente scure, musiche non proprio di altissimo livello che non aiutano a creare un atmosfera terrificante, effetti sonori un po' troppo calcati e finti, interpretazioni disomogenee per livello (Lee do hyun non regge il confronto con Kim go eun, stessa cosa per l'aiutante del geomante e qualche altra comparsa), CGI non sempre di livello (le volpi che da vicino erano palesemente create al pc), potenziale come horror sprecato, nel senso che in poche sequenze mi ha davvero impressionato ma non mi ha mai davvero spaventata.
La color correction tende al seppia-grigio-verde, con pochi contrasti netti: una scelta che in alcuni casi appiattisce le immagini e la tensione visiva.
Interpretazioni: Choi Min-si, qui interpreta il geomante, un ruolo carismatico ma non pienamente sfruttato. Memorabile in Oldboy, qui mi è parso più contenuto, quasi sottotono.
Kim Go-eun, intensa ma anche lei un po' sottotono, più emotivamente espressiva in altri suoi lavori.
Yoo Hae-ji, la sua presenza mi è apparsa poco significativa rispetto al resto del cast.
Lee Do-hyun, confermo sia un giovane attore promettente ma ha mostrato più presenza fisica che emotiva. In drama come The Glory o la Pessima Madre Ideale mi ha convinto di più.

Regia
Diretto da Jang Jae-hyun, è un horror rituale che intreccia paura, spiritualità e storia. La regia costruisce tensione lentamente, con inquadrature statiche, lentissime nei rituali, i suoni sciamanici che diventano strumenti narrativi. La camera è lenta con accelerazioni improvvise quando lo spirito emerge, la macchina accelera e si muove bruscamente, per creare un contrasto emotivo forte. Nei rituali la ripresa è lenta e ipnotica, quasi meditativa.
C'è spesso un uso del fuori campo, spesso ciò che è più spaventoso non viene mostrato subito: rumori, ombre e sguardi degli attori fanno intuire la presenza.
I colori sono freddi e spenti nelle scene notturne e caldi dopo la liberazione del male.
A livello visivo Jang non punta sullo "spettacolare" ma su una regia rituale, lenta, geometrica e simbolica, che trasforma le riprese stesse in un’estensione del gut sciamanico. Il risultato è un film che “ipnotizza” più che spaventare, facendo vivere allo spettatore il senso di oppressione e liberazione.
I protagonisti agiscono come un gruppo rituale, ognuno con un ruolo tecnico e spirituale, senza un eroe solitario.
L’atmosfera nasce dal contrasto fra modernità (ville, cliniche) e tradizione (cimiteri, tombe, monti).
La figura del samurai gigante è simbolo del colonialismo giapponese. La sua altezza esagerata esprime oppressione storica e male sovrannaturale. La fotografia insiste su terra, fango e sangue, rafforzando la fisicità del rituale.
Il ritmo segue fasi precise: diagnosi, preparazione, esumazione, conflitto e purificazione, come in un gut sciamanico.
Jang unisce horror, storia e filosofia dei cinque elementi. Personalmente avrei osato di più.


Il suo forte è il Simbolismo!
Il film "Exhuma" (2024) è intriso di simbolismi profondi, fortemente radicati nella tradizione religiosa, esoterica e storica coreana, con elementi che riflettono trauma generazionale, ritualità ancestrale, relazioni tra vivi e morti, e le tensioni tra modernità e tradizione.
La riesumazione: simbolo chiave del film, rappresenta non solo l'atto fisico di riportare alla luce un corpo ma anche il dissotterramento di memorie familiari represse, di colpe ancestrali, di forze oscure sepolte dal tempo.
Nel contesto culturale coreano, spostare una tomba diventa metafora della rottura dell’equilibrio tra vivi e morti.
La pratica del geomante (interpreto da Choi Min-sik) rappresenta il connubio tra natura, spiritualità e destino umano. Il sito della sepoltura è una fonte di sventura.
Il Gut (rituale sciamanico coreano) simboleggia la memoria collettiva e spirituale del popolo coreano. I suoi canti, i tamburi, le danze, incarnano resistenza culturale contro la secolarizzazione.
Il serpente col volto umano che si vede potrebbe rappresentare il maleficio ancestrale, qualcosa che cambia pelle ma rimane sempre profondamente perverso nei suoi bassi istinti ma anche l'esito mostruoso dell'arroganza del rituale.
Il contrasto (e talvolta la sovrapposizione) tra i simboli cristiani (croci, Bibbia, preghiere) e quelli sciamanici (candele rituali, corde sacre, tamburi) suggerisce un conflitto tra fede importata e spiritualità indigena, l'impossibilità di risolvere il male attraverso una sola lente teologica, il bisogno di un sapere composito, ibrido, per affrontare il trauma, o semplicemente un confronto, un accostamento.
Il trauma storico (colonialismo giapponese),senza essere esplicito, allude a eventi traumatici della Corea, la tomba maledetta richiama il tema della sottomissione forzata, della vendetta, della storia sepolta.
Lo spirito che perseguita è una ferita collettiva non rimarginata, come la memoria della colonizzazione, della guerra, e della povertà trasmessa tra generazioni.
La katana animata (tsukumogami) è un'arma trasformata in spirito vendicativo, simbolo di aggressione perpetua, la cui liberazione ristabilisce l'energia vitale e identitaria , superando, simbolicamente, il vincolo storico generazionale.
La figura del samurai gigante in Exhuma (attenzione che chi lo interpreta è un attore realmente alto 220 cm) è così alta per motivi simbolici, narrativi e spirituali. Non è un semplice effetto horror, la sua altezza veicola diversi significati profondi: la forza brutale e soverchiante dell’occupazione giapponese in Corea (1910–1945). La sua altezza esagerata simboleggia l'imponenza schiacciante del potere coloniale. L’idea che il trauma della storia sia "più grande" dell’uomo comune, al punto da essere ancora oggi “intoccabile”. Una presenza sovrastante e invasiva anche nella morte, quel corpo non riposa, ma domina il territorio spiritualmente e fisicamente.
Non è più un uomo, ma un “tsukumogami” (spirito-arma animato) fuso con una katana maledetta.
Il suo corpo enorme è il risultato di secoli di odio, dolore e maledizione: un corpo spirituale "gonfiato" da rabbia e desiderio di dominio.
Come accade nei miti giapponesi e coreani, le entità maligne crescono a dismisura quando non sono state esorcizzate o onorate.
L’attore che ha dato vita fisicamente a questo personaggio è Kim Byung‑Oh, un ex giocatore di basket alto circa 220 cm
Inoltre, la sua performance vocale inquietante è stata affidata al celebre doppiatore giapponese Rikiya Koyama, rendendo la presenza del guerriero ancor più intensa e memorabile, questo approccio “ibrido” tra un attore d’aspetto enorme accompagnato da una voce distintiva, ha amplificato la potenza visiva ed emotiva del personaggio, rendendolo una figura davvero suggestiva e quasi iconica.

Fate attenzione inoltre al numero delle targhe nelle auto di questo film, in verità sono date care ai coreani.
Se volete approfondire: https://mydrama.altervista.org/meaning-in-motion/exhuma-e-il-sam-iljeol/ .

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Completed
Why Women Love
5 people found this review helpful
Jul 17, 2025
24 of 24 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 7.0
Acting/Cast 6.5
Music 6.5
Rewatch Value 7.0

Lui è giovane, la sceneggiatura ancora di più!

sceneggiatura: 5,5. regia : 6
Why Women Love vorrebbe essere un romcom leggero e spensierato tutto dedicato ai sentimenti ma nella prima metà, causa inesperienza assodata della sceneggiatrice risulta essere un mix confuso di fan service, incoerenze narrative e dinamiche romantiche buttate lì tanto per far battere qualche cuoricino… magari distratto. Il personaggio maschile in particolare sembra scritto da qualcuno che ha letto solo la sinossi di un romance su Wattpad e ha deciso che bastava così.
Partiamo da quello che personalmente non ha funzionato:
- Sceneggiatura, scrittura leggera, piena di incoerenze narrative e cliché, le trame appaiono riciclate, con personaggi monodimensionali e dialoghi datati ma soprattutto sin dai primi episodi loro due che si pongono subito come due amiconi, lui che le vuole organizzare appuntamenti, le scene in cui la chiama megera ma non fa altro che aiutarla con l'amore spiegandole non solo come si fa ma proprio giocando a fare il fidanzatino con lei, le prime fasi in cui lui la chiama “megera” ma poi le organizza appuntamenti rientrano senza dubbio nel fan service: non hanno senso nel racconto, ma sono progettate per far scattare la chimica facile.
Altre persone come me online, ho letto, descrivere l'opera come sequenze “flirty and sugary” (civettuole e zuccherose), senza un vero contesto logico . E non posso che concordare.
In Why Women Love, la sceneggiatura appare costruita per sfruttare dinamiche visive e momenti leggeri, ma non per raccontare: il plot è di supporto alle scene “flirty”, piuttosto che il contrario. La regia si limita ad esaltare il lato estetico senza riuscire a tessere un discorso visivo più maturo o coerente con i temi affrontati. Di conseguenza, argomenti più seri, risultano trattati in modo estraniato, dispersivo, spesso senza il tono adatto.

Regia: appena sufficiente, è funzionale ma priva di originalità o capacità di dare ritmo, abusa prospettive laterali, primi piani e slow motion per camuffare le doti carenti del protagonista, ogni volta che si avvicina a lei fateci caso la scena rallenta, le inquadrature focalizzano sui primi piani e lo sguardo, la varietà espressiva del ML è limitata. É inesperto e si vede troppo. Migliora un po' nella seconda metà del drama. Le scene tra loro sono carine ma prive di emozione, la trama è cretina e sviluppata male.

REGIA E SCENEGGIATURA non hanno saputo approfondire i temi importanti proposti: Nonostante l’apparente leggerezza “Why Women Love” introduce nella narrazione alcuni temi potenzialmente profondi e carichi di significato , come il divorzio, i traumi familiari, e persino disturbi legati all’alimentazione, come la bulimia o altre forme di DCA (disturbi del comportamento alimentare). Tuttavia, questi spunti narrativi, che potrebbero offrire spessore psicologico e realistico ai personaggi, vengono trattati in modo frettoloso e superficiale, come semplici elementi di contorno piuttosto che motori autentici dello sviluppo emotivo e relazionale.
Il problema principale risiede nella mancanza di coerenza tonale e strutturale e nell'interpretazione non convincente di molti lì dentro, inclusa la "veterana" Simona Wang (sospetto doppiata male) : scene drammatiche e cariche di implicazioni vengono spesso seguite da momenti volutamente spensierati o addirittura comici, annullando di fatto ogni impatto emotivo che quegli eventi potrebbero avere sullo spettatore. L’effetto complessivo è una sensazione di estraneità: i temi seri sembrano fuori luogo, appiccicati forzatamente in una trama che non sembra avere gli strumenti narrativi o la volontà di affrontarli con il giusto grado di profondità e rispetto.
In particolare, la questione della bulimia – rappresentata con dei cliché – viene liquidata con una scena di lei che mangia con gli occhi lucidi e scene flashback, o attraverso comportamenti mai elaborati, privando il pubblico di una comprensione empatica del disagio. Allo stesso modo, il trauma e il divorzio vengono evocati senza che ne emergano le conseguenze interiori sui personaggi, trasformandoli in cliché piuttosto che in esperienze umane autentiche.
In definitiva, questi temi seri inseriti senza vero approfondimento finiscono per sminuire i personaggi, privando la narrazione della possibilità di crescere e maturare, e risultando spesso decorativi, se non addirittura strumentalizzati per generare un’emotività facile e non meritata. Personalmente a me non arriva.
Alla luce di ciò, pur riconoscendo che il drama è leggero e spensierato, non mi sento di arrivare al 7.
SE VOLETE VEDERE UN'OPERA MEGLIO FATTA CON UN RAPPORTO D'AMORE TRA UN RAGAZZO GIOVANE E UNA DONNA PIU' GRANDE (DI 4 ANNI ANNI) VEDETE MY DEAREST NEMESIS (trovate la mia recensione cliccando sul mio nickname), DOVE LUI SUPERA DI GRAN LUNGA QUALSIASI ATTORE QUI DENTRO PER LA RECITAZIONE!

Coppie secondarie carine ma lei sembra avere 12 anni, era molto più matura nella parte scolastica, assurdamente. Lui è uno Sugar candy Prince con deficit di testosterone.

Aspetti apprezzabili :
- Assenza di tragedie, tono spensierato.
- La FL: finalmente si vede una donna con polso, risoluta, aggressiva e molto volitiva che non si affida agli uomini per uscire dai guai come in ogni drama che si rispetti.
Tuttavia é emotivamente analfabeta, al punto da non capire davvero cosa vuole o tirare fuori la sicurezza grintosa che mostra nel lavoro anche nel versante sentimentale. Se la trascinerà per 20 episodi. Un po’ too much ! Sembrerà più infantile di lui con i sentimenti.
Ho avuto l'impressione che lei fosse una 40 enne come stile e voce, e che la differenza tra i due in verità fosse più marcata.
Tuttavia essendo una donna di 30 anni non possono inserire scene da teen couple e aspettare che una donna matura si emozioni perché le sfiorano le mano o la fissino. Occorrevano delle interazioni un po' più adulte e mature.
- La Chimica tra i due: è vero che lui sembra sul finale davvero invaghito di lei ma ancora non capisco se questo sia il risultato della regia che rallenta e riprende ogni loro interazione con prospettive mirate e abuso dello slow motion, l’attenzione è posta sugli sguardi e momenti carini tra protagonisti, ma manca l’uso di inquadrature capaci di esaltare i temi narrativi .
- La brevità: 24 episodi con una sceneggiatura cedevole vanno molto bene, di più avrei sinceramente droppato al quarto episodio per l'assurdità e la precocità delle scene di avvicinamento viste dal primo minuto senza un frame contestuale dove inserirle. Tuttavia io penso che era il caso di non dilungarsi troppo sul conflitto interiore della protagonista che arriva a scegliere tra i due spasimanti al 19°, 5 episodi prima della fine. Normalmente i sentimenti si palesano a metà drama, qui l'illuminazione sentimentale andava mostrata prima, e magari giocare con una storia segreta da ufficio che mostrasse un accordo tra la parte sentimentale e quella razionale. No, dal 12 fino al 19 è un continuo alto e basso, con lui che poverino le tenta tutte e decide persino di accelerare una evoluzione per potersi assicurare una possibilità con lei. Tenero ma un po' zerbino. Questo aspetto per par condicio ( considerato che sono le donne spesso mostrate come arrendevoli e disposte a compromessi) non mi è dispiaciuto.
-il finale, non affrettato, molto sentito e di cuore, dedica il giusto tempo alla chiusura dell'opera, è uno dei finali migliori che abbia visto a conclusione di un lavoro per il tempo dedicato e le dinamiche sviluppate e chiuse.
-Gli episodi finali, sono quelli che si avvicinano al 7, la sceneggiatura non sembra più forzata, le recitazioni sono più naturali e sciolte, si vedono delle azioni logicamente legate e delle dinamiche plausibili, senza abuso di fan service e slow motion.

In conclusione, lo consiglio se volete qualcosa di leggero e se riuscite a emozionarvi vedendo scene di avvicinamento arbitrarie non sostenute da un motivo logico, se vi piacciono le scene fan service e i comuni cliché e riuscite a soprassedere all'assenza di dialoghi.
Se non avete aspettative sull'interpretazione e vi basta che un attore sia gradevole e basta. Se soddisfate i requisiti questa è l'opera che fa per voi!

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Completed
Les Belles
5 people found this review helpful
Jul 9, 2025
26 of 26 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 7.0
Acting/Cast 6.0
Music 7.0
Rewatch Value 8.0

Una boccata d'aria fresca ma...

Scenografia: 8 Sceneggiatura:5 Regia: 6
Les Belles (in mandarino 《怎敌她千娇百媚), titolo originalo "Come posso competere con la sua bellezza fascinosa", è basato su una sceneggiatura originale interna alla produzione stessa.
La protagonista è Luo Ling Yu, una nobile figlia di un Prefetto caduto in guerra che scappa dai parenti avidi che la "vendono"in matrimonio ad un mercante imperiale, si rifugia presso dei parenti, dove incontra Lu Yun, il terzo figlio della famiglia Lu, iniziando una spumeggiante storia tra malintesi e pregiudizi.
L'opera è molto breve e leggera, da qui il mio titolo, perfetta come pausa dalla visione di lavori più impegnativi, accostatevi però al lavoro senza pretese.
Pur essendo a sfondo storico le dinamiche sono molto moderne, i lignaggi diversi non impediscono matrimoni imperiali, le donne possono recarsi in guerra dai loro fidanzati (non ufficiali) ed essere ospitati negli accampamenti, donne che prendono l'iniziativa fisica, interazioni molto maliziose e provocanti e dialoghi piuttosto spinti per l'epoca. Il ritmo è sostenuto, la serie è molto breve per essere una serie cinese, solo 26 episodi che sospetto dovessero essere di più perché ci sono dei passaggi molto bruschi e qualche "falla" a livello logico , come se fosse accaduto qualcosa per giustificare una mancata reazione dei personaggi (esempio principe vs attendente di Lu Yun).
É un'opera semplice, senza pretese, e priva di colpi di scena o recitazioni incisive o intense.
Tuttavia apprezzo che sia dalla parte delle donne, nessuna donna è servile e vive per un uomo (da qui il titolo Les Belles, in senso figurato) , ognuno prova a tracciare per se percorsi diversi, specialmente la resiliente e brillante protagonista, che è decisa a scegliersi un marito e a conquistarlo, è decisa poi a farcela da sola e a trovare strade nuove per raggiungere i propri obiettivi, è audace, intrepida, non si abbatte e trova sempre nuove soluzioni ai problemi.
Mi è piaciuta molto la dinamica pregiudiziale al principio tra i due e l'inversione dei ruoli, questo battibeccare in perfetto stile "tenzone" tra i due protagonisti. Ho apprezzato che le protagoniste in quest'opera siano le donne.
La protagonista è un po' antipatica perché smorfiosetta nei primi episodi però apprezzo che non sia servile e confusa sui propri sentimenti.
Avrebbe potuto essere un'opera da 8 tuttavia alcune falle logiche, buchi di trama, inserimento di elementi drammatici e di intrigo non ben congegnati, interpretazioni leggere e regia con poche soluzioni la penalizzano portando l'opera alla sufficienza.

Regia: non ho visto molte soluzioni di ripresa, la regista ha sicuramente un occhio per l’ “eye candy”, valorizzando la bellezza di Lin Yun e Fang Yilun con inquadrature che amplificano la loro presenza estetica.
La regia è incalzante, più comica che romantica, con scene rapide e vivaci e utilizzo di stacchi che personalmente a me non hanno fatto impazzire perché erano troppo veloci e interrompevano il ritmo della scena corrente.
La regia calibra i momenti di “political intrigue” e sequenze comiche o slapstick, mantenendo sempre un tono leggero.
Coreografie dinamiche: i combattimenti sono eccessivamente coreografici, quasi barocchi, calcati e troppo scenici, forse l'intento è di divertire e intrattenere ma personalmente ho trovato la cosa molto poco coinvolgente perché mi sapeva di eccessivamente finto.
Tempi comici: le gag sono ben piazzate, la regia mantiene la comicità senza accelerare troppo o diventare ripetitiva .

Sceneggiatura: Dialoghi spesso incentrati sul futuro e la condizione delle donne portano avanti dei messaggi positivi, spunto di riflessione sin da principio. La storia è semplice ma quando prova a diventare un po' più complessa e articolata ci sono delle falle e delle risoluzioni improvvise che sembrano quasi improvvisate. Dal 20 in poi la serie cambia tono diventando drammatica, col tema della guerra ma questo viene fatto con troppa leggerezza, senza intensità, e soluzioni un po' estreme che gli attori non hanno gestito bene a livello di interpretazione. Non si capisce poi come scoprono dettagli sul nemico alla fine (tipo chi guidava le truppe a Beichu, si sente urlare il nome quando lui scopre che ha rapito qualcuno e allora se lo sapevi perché non sorvegliavi?) . Una scrittura che risente moltissimo di manchevoli approfondimenti e di una linearità logica, di una coerenza che manca che sfugge subito ad un attento osservatore.
Troppi narrativi ripetuti e ridondanti rivelano una povertà di idee.

Interpretazione: purtroppo è uno dei punti deboli di questo lavoro, Alen Fang molto espressivo e bravissimo nelle scene di gelosia o in cui si va prendendo di lei, mostra qualche caduta dopo l'episodio 20, non mostrandosi sempre puntuale nella recitazione, inoltre hanno girato delle scene pietosissime dove aspettano a baciarsi perché sanno che deve irrompere qualcuno nella stanza, dando alla scena una resa da livello amatoriale, davvero basso. Stessa cosa nel frame finale, devono baciarsi chiudendo le porte e si avvicinano ma si vede che attendono la chiusura delle porte rimanendo per 3 secondi col collo piegato senza avvicinarsi perché non volevano in verità baciarsi o avevano ricevuto altre indicazioni, ma la scena andava rifatta in questo caso. Hanno rovinato un finale.
Premio un villain che è stato abbastanza bravo a rappresentare tormento e solitudine interiore. Il mio Voto per lui è 7.É stato quello più continuo seppur abbia poche scene.
Nonostante tutti questi difetti riscontrati la visione è stata leggera e piacevole , l'ho finito in pochi giorni e per la sua semplicità si presta al rewatch, perché non appesantisce ed evoca una sensazione di tepore e comfort che ho molto apprezzato.

Baci frequenti MA molto stitici, girati maluccio. La protagonista seppur sia molto bella era l'anello debole di dream of splendor e constato che anche qui non ha brillato, perfetta nelle parti smorfiose e spensierate, poco convincente quando doveva mostrare serietà e intensità. Il suo modo di baciare è davvero pessimo, penalizzando la chimica col protagonista.
Bravine le altre attrici non protagoniste, bravo ed espressivo Charles Lin, sebbene manchi ancora di quel quid che possa assicurargli un ruolo da protagonista.
I bambini , specie la sorella piccola, ha recitato maluccio ,seppur il personaggio sia adorabile e mai fastidioso.

Scenografia: è il punto forte di questo lavoro che investe moltissimo sull'estetica visiva, le riprese, i colori , tutto fa "respirare l'occhio", regalando un' aria spensierata, sognante e un'atmosfera morbida, ovattata.
Colori pastello delicati: predominano rosa cipria, azzurro sbiadito, verde menta, giallo pallido, tonalità morbide e armoniose che evocano un’atmosfera eterea.
Motivi floreali e farfalle: fiori, petali e farfalle svolazzanti arricchiscono lo sfondo, conferendo un senso di leggerezza e grazia che richiama le decorazioni naturali tipiche dell’Art Nouveau.
I panneggi ampi dei costumi, delle braccia aperte della protagonista, le linee curvilinee delle vesti richiamano il celebre "whiplash" dell’Art Nouveau, esaltando eleganza e flusso naturale .
I protagonisti sono spesso posti in posizioni non speculari ma bilanciate da elementi come lanterne, giardini,la loro asimmetria dona dinamicità pur mantenendo armonia visiva.
Gli abiti sono ispirati alla tradizione cinese antica (guzhuang), ma reinventati: drappeggi ampi, ricami raffinati, stoffe eteree. Sono romantiche, idealizzate, e prive delle rigidità storiche.
Palazzi, ponti, padiglioni , giardini, "gazebo" creano un’ambientazione nostalgica (quasi fiabesca), rievocando scenari di un epoca sospesa nel tempo.
A livello di colori ci sono chiari riferimenti all’Art Nouveau l’insieme di colori tenui, linee curve, motivi floreali, eleganza femminile e composizioni asimmetriche rimandano a uno stile grafico che mi ha ricordato Mucha, Toulouse‑Lautrec e Chéret . La tradizione cinese qui è stata “rivista” attraverso un’estetica nostalgica ricca di grazia.

Finale: positivo ma tirato troppo per le lunghe con un escamotage banalotto, qualche caduta sulla scena finale, in uno degli ultimi frame, attenzionate la chiusura delle porte della barca.... .
Premio moltissimo la brevità dell'opera, speriamo che nel futuro molte produzioni vi si adeguino quando non c'è una storia da raccontare, evitando lungaggini inutili o sottotrame inutilmente tragiche o imbarazzanti e chiusure frettolose regalando dopo 36 ore di visione, un misero finale di 30 secondi,
“Les Belles” pone l’accento sulle donne e sulla loro bellezza, non solo fisica ma anche quella dell’intelligenza, del carattere, e della grazia interiore. Consiglio la visione senza troppe aspettative.

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Completed
Dali & Cocky Prince
5 people found this review helpful
May 25, 2025
16 of 16 episodes seen
Completed 2
Overall 7.0
Story 7.5
Acting/Cast 7.5
Music 7.0
Rewatch Value 1.0

Modigliani tra i maiali.... all'osteria delle 3 rane.

Ho iniziato questo lavoro con le migliori aspettative, attratta dalle recensioni positive e sotto un consiglio di una persona che stimo che me lo aveva indicato come "comfort-drama". Gli attori mi piacciono, la sinossi anche... .
Dopo la visione di drama particolarmente impegnativi e drammatici cercavo qualcosa di leggero e spensierato, purtroppo, per onestà intellettuale, mi tocca CHIARIRE CHE QUESTO SPETTACOLO è una serie che tratta MOLTE, troppe cose, forse, ma NON si avvicina minimamente a ciò che si può definire leggero e spensierato, sebbene i toni non siano mai troppo cupi .
Eppure, questi due aggettivi, leggera e spensierata, sono probabilmente i PIÙ usati per descrivere questa serie.
Pensavo inizialmente che avrebbe presentato una storia d'amore originale che matura tra gallerie, mostre e ristoranti di Gamjatang ( zuppa piccante coreana a base di vertebre di maiale, patate e altri ingredienti come peperoncino, ugeoji, cipollotti e aglio).
Il lavoro inizia nel migliore dei modi, la prima puntata è spassosa, colta, intelligente, con tempi comici meravigliosi e mi trovo di fronte a quell'umorismo non demenziale, vuoto ma con dei riferimenti eruditi o dei risvolti introspettivi, inaspettatamente lui sa confortare lei e sa farla ridere, è ignorante in modo imbarazzante ma è più intelligente e in gamba di lei che sui libri c'è morta ma non è cresciuta. Mi trovo di fronte a qualcosa che penso avrei valutato con un bel 9 , sebbene l'utilizzo di qualche cliché (l'uomo che cucina, la caduta accidentale e il finire addosso...), dal secondo episodio la serie muta radicalmente scenario, personaggi, tematiche e in definitiva genere. Non si parla più di arte ma di sospetto omicidio, lutto, debiti, possibile bancarotta, voltafaccia di amici, difficoltà economiche importanti, ingratitudine di tutti coloro che devono qualcosa alla tua famiglia ma non si sa perché non ti rispettano già solo per il fatto di essere sua figlia... .
C'è stato in pratica un cambio così netto e brusco, dal comedy passare al dramedy con sfumature thriller crime.. il tutto senza il ritmo e la tensione incalzante del thriller-chrime ma in modo blando, infilandoci qualche scena esilarante fuori luogo, con primi piani della protagonista di 35 secondi, tre scenari di corruzione o collusione che venivano sviluppati parallelamente, il ML che ritroviamo nel peggiore dei modi... . Insomma uno schifo, decido di droppare al quinto, all'ennesimo "insulto" alla protagonista che si fa derubare e aggredire (ho pensato "Basta, non ne posso più").
Tuttavia, per curiosità continuo incoraggiata da quel positivo che tutti vedono e io non riuscivo a vedere dopo l primo episodio e per fortuna la storia si risolleva un po', diventando crescita e riscatto, sempre sofferta della protagonista, con alcune nuove cadute verso il basso un po' prima del finale.
É un lavoro molto ben fatto: la regia è moderna e con più soluzioni di ripresa rispetto ai comuni lavori (il regista è quello di healer), la colonna sonora è molto gradevole e azzeccata. La scenografia è molto bella , curata, esteticamente risente del piano artistico a cui il lavoro dovrebbe ispirarsi.
Da un punto di vista di sceneggiatura il lavoro è quasi un percorso di "formazione" di questa ragazza, cresciuta in una campana di vetro , senza affrontare le difficoltà, un po' immatura e acerba che si ritrova a dover crescere all'improvviso, bloccata tra le difficoltà e una considerazione molto svalutante di se stessa e la voglia di spiccare il volo e superare i suoi blocchi, anche emotivi.
Questo viene reso molto bene dalla protagonista, il cui casting è stato molto azzeccato devo dire, anche esteticamente questo taglio alla Betty Boop che la rende un po' bambina e un po' outsider, ma di classe. Il taglio richiama un po' le modelle di Modigliani, hanno quasi tutte un taglio corto (Ritratto di una donna polacca, donna con gli occhi azzurri...).
Da un punto di vista attoriale mi è sembrata molto brava ma ancora poco naturale nelle scene dello scoppio del pianto, sono innaturali, forzate, o forse è stata semplicemente diretta male, i bambini piangono così , scoppiando all'improvviso con smorfie e con suoni tipo vagito iniziale. Non ho capito se sono indicazioni registiche che per me non son state azzeccate o se l'attrice deve ancora crescere un po' per affrontare ruoli da protagonista con più sicurezza e scioltezza.
Discorso a parte merita il protagonista maschile che si è dimostrato invece spavaldo, sicuro di sé, naturale e assolutamente all'altezza del suo ruolo, davvero perfetto nell'entrare nel personaggio: questo giovane uomo burbero, privo di savoir faire, irruento, sguaiato, goffo, coatto ma sveglio, maturo e pieno di buoni sentimenti, protettivo, gentile in modo assolutamente impacciato, tenerissimo. La recitazione del ML è di 8,5.
Per tutti gli altri, FL inclusa, vale il voto che ho dato.

Aspetti positivi:
- Regia, scenografia curata;
- ottimo casting e caratterizzazione dei personaggi;
- psicologia e costruzione dei personaggi credibile e psicologicamente plausibile;
- l'idea di fondo di accostare una donna fine ad un uomo totalmente opposto:
- scene comiche esilaranti, tempi comici perfetti;
- crescita ed evoluzione dei protagonisti;
- dignità e valori della protagonista;
- dialoghi formativi tra la coppia principale.

Aspetti negativi:
- trattamento riservato alle donne;
- poca omogeneità tra il comico e il drammatico, per essere un dramedy, le scene dove c'è ilML sono spassose, subito dopo si passa al drammatico tragico quando ci sono le scene degli altri personaggi;
- troppi temi trattati senza approfondirne nessuno : tradimenti familiari, corruzione governativa, ricatti, omicidi segreti, traffico di droga, bancarotta, diffamazione pubblica, voltafaccia di chi credevi amico, assenza di gratitudine e rispetto per la figlia di un uomo a cui devi molti, umiliazioni degli orfani, suicidio, prostituzione forzata;
- tutto ciò che non riguarda i protagonisti principali è una coacervo di disumanità: a parte la direttrice del museo di Dali e due collaboratori, il suo migliore amico d'infanzia adottato... tutti gli altri personaggi della serie sono dei mentecatti, meschini e umanamente miserabili, amorali e miserrimi;
Tutti complottano per la rovina dei protagonisti. La trama principale sviluppa sotto trame degradanti e deprimenti, chiunque umilia la protagonista: dal corteggiatore rifiutato, allo zio che é stato insultante a livelli disumani, al futuro suocero, implorato in modo mortificante e degradante dalla protagonista di dare il consenso alla relazione col figlio. E lei sempre con la testa bassa ad incassare e accogliere ogni insulto con sommessa aria sofferta.
Questo é stato personalmente l’aspetto più deprecabile di questo lavoro che non lo rende né comfort né leggero!
- Donne che come sempre necessitano dell'aiuto di un uomo per venirne a capo;
- ritratto pessimo dei coreani, della loro avidità e della loro mancanza di etica;
- poco spazio riservato all'arte, se ne parla un po' più seriamente nell'ep. 1 e 7.

Per tutti questi aspetti e per l'idea fuorviante con cui hanno presentato e spacciato il drama per una rom com quando invece è solo una parte, dato che il drama parla anche di prostituzione, omicidio, tangenti, droga, riciclaggio, furto e aggressioni, non mi sento di dare una valutazione più generosa... .
Se analizziamo solo il dato tecnico, ossia come hanno ripreso, realizzato e confezionato il lavoro il voto onestamente dovrebbe essere 8 ma se consideriamo il dato complessivo: storia, messaggio, impressioni, modo di rendere la cultura coreana e i coreani, una difficoltosa fusione tra il dato rom-com e il drammatico-thriller , si scende a 7.

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Completed
From Now On, Showtime!
5 people found this review helpful
May 22, 2025
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 8.0
Acting/Cast 7.0
Music 6.0
Rewatch Value 5.0

Una magia che dura poco.... ;-(((

Lo spettacolo è un drama fantasy- romance basato sull'horror comedy. Scritto da Ha Yoon Ah (mystic pop bar ) diretto congiuntamente da Lee Hyung Min (Miss night and day/strong woman doo bong song) e Jung Sang Hee, quindi le mie aspettative erano abbastanza alte, nei primi 8 episodi devo dire che la mia valutazione sarebbe stata di 8, cala a 7,5 dall'8°al 12° episodio per finire con 7 e 6,5 all'ultimo. Premio il concept fresco e innovativo perché l'idea è molto interessante e do ugualmente un 7.
Ciò che ha penalizzato è la compresenza di generi diversi non ben fusi tra loro: i primi episodi era solo soprannaturale e mistery crime, c'erano tutti gli ingredienti, poi si è trasformata in una storia d'amore senza aver creato le giuste premesse prima, poi una commedia (8), per poi diventare uno storico (7) e infine un fantasy (6,5).

SINOSSI VERA (perché leggo sia su viki che qui sintesi della trama parzialmente sbagliate): Cha Chawoong (Park Hae Jin) è un mago moderno famoso per i suoi incredibili spettacoli di magia alla Copperfield ma il pubblico non sa che il merito è di aiutanti invisibili, egli infatti ha una società con dei fantasmi, che sovvenziona economicamente e aiuta ad accumulare karma positivo per entrare nel Nirvana in cambio di questi supporti, dietro i suoi spettacoli ci sono un ingegnere nerd, un ex fattorino molto bravo a guidare le moto, un ex delinquente forzuto. Dopo aver incontrato Ko Seul Hae (Jin Ki Joo), un' agente di polizia, viene coinvolto nella risoluzione di alcuni casi grazie alla possibilità di impiegare i fantasmi, le due storie, quella del mago e della poliziotta si intrecceranno per una vicenda che ha coinvolto i loro familiari 10 anni fa, senza sapere che i loro destini erano stati tragicamente uniti 2000 anni fa. Con l'aiuto di un generale divenuto ora divinità , al cui servizio milita la famiglia Cha da generazioni, i nostri due protagonisti dovranno sconfiggere un super cattivo e provare a cambiare il loro destino.
Niente di nuovo, se non fosse per questi fantasmi coinvolti nella risoluzione di mistery case e gli spettacoli di magia davvero meravigliosi del mago, peggiora tutto uno sviluppo della trama trascinato e traballante (alcuni episodi coinvolgono, altri molto meno), tra 4 risate e 2 sbadigli arrivo "magicamente" all'undicesimo episodio dove viene presentato tramite flashback il tema delle vita passata che lega i protagonisti, interessante ma un po' troppo trascinato e mal sviluppato.
L'esecuzione non era poi così male, se escludiamo qualche inesattezza storica, tipo scarpe Lumberjack con tomaia EVA indossate 2000 anni fa e quello specchio centrale che fa tanto POWER RANGER, aggrava il tutto il modo in cui è stata costruita la storia attuale che ha reso il tutto scadente. La serie diventa trascinata ed esasperata dal dodicesimo episodio, ricorrendo sempre al medesimo topic (la cattura dello spirito maligno), anche se non tutto ciò che si è visto è stato noioso. Il finale è stato troppo frettoloso perché hanno concentrato tutto lo sviluppo finale negli ultimi 60 minuti aggiungendo roba non necessaria (ma perché? ) alla lotta finale e alla chiusura.
Un finale happy ma girato così frettolosamente da risultare un coito interrotto, i nutrichi seduti a tavola per festeggiare il compleanno del figlio, messi lì per completare un quadretto di "famiglia cuore" , sebbene geniale l'idea di collegarli ai fantasmi, inverosimile come i trucchi di magia del mago dato che dalla risoluzione del conflitto non si è più visto niente di loro, solo un abbraccio .... .

Interpretazione: I due protagonisti meritano un valutazione di 7,5, che potrebbe arrivare ad 8 per la parte in cui il ML interpreta Pong Baek, la protagonista femminile brava ma niente di che, siamo ancora lontani dai livelli delle sue colleghe più famose, e ora comprendo perché fino a qualche anno fa aveva solo ruoli ospite.
Non ho molto gradito che l'avessero resa così incompetente come poliziotta: non riesce a catturare nessuno né ad avere la meglio in nessuno scontro, deve intervenire sempre l'eroe di turno ad aiutarla.
Il generale era molto più bravo come padre di Lee Soo Ho in True beauty, tuttavia è risultato spassoso qui, idem i fantasmi, molto più in gamba nei ruoli comici, meno convincenti nei drammatici.
Bravi gli attori che interpretano il Sunbae della protagonista e il figlio hacker dell'uomo della casa di riposo nei primi episodi. A loro va una valutazione più generosa, di 8.
Terribile il fantasma della donna in bianco, che si vede nell'episodio 12 o 13, il modo in cui corre è davvero ai livelli di video goliardico tra alunni di scuola durante la ricreazione (pessimo).
Nel complesso la recitazione vale 7. Non è stata indimenticabile ma tutti bravi nei ruoli comici.

Regia:
Il lavoro di ripresa non è stato molto curato idem la scenografia, il tecnico del suono poi ha fatto un lavoro personalmente mediocre.
La colonna sonora non è indimenticabile, a parte la sigla finale che è molto gradevole.

In conclusione, consiglio il lavoro per qualche risata senza grosse aspettative, non seguitelo per la storia d'amore perché potreste rimanerne delusi, la storia si sviluppa lentamente ma non scoppia mai veramente tra i protagonisti. Finale un po' piatto e sottotono che chiude in modo grottesco, in perfetto stile pubblicità di basso budget.
Aggiungo 1 punto per il concept e gli elementi comici.

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Completed
My Sweet Mobster
5 people found this review helpful
Mar 1, 2025
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 7.5
Acting/Cast 7.0
Music 7.5
Rewatch Value 6.5

Il timido gangster...un drama sulla tenerezza e le difficoltà di reinserimento.

Carino e divertente con un' idea di fondo interessante: portare in scena la storia di ex detenuti che provano a reinserirsi nella società e intrecciano le loro vite con le relative sfide poste dal reinserimento, soprattutto nella inflessibile e intollerante società coreana. Intrecciano le loro vite anche con una content creator di contenuti per bambini, e il loro capo se ne innamora.
Peccato che questo drama non abbia saputo fondere bene elementi crime con commedia leggera che in certi casi diventa ridicola e nella gestione della storia si sia caricata di cliché: il legame infantile dei due protagonisti per indicare la loro predestinazione, un ridicolo triangolo amoroso che strappa qualche risata ma non c'è tensione, un inutile dramma familiare (stile mafioso) per tenere fede al tropo dell'eroe nobile, aggiungi un tropo della separazione sul finale per mostrare il ritrovarsi e un paio di inutili storie secondarie per dare un po' di profondità ad alcuni personaggi secondari (quest'ultima storia noiosissima).

Non è un brutto lavoro ma nemmeno un grande lavoro, lo consiglio come comfort drama se ne hai appena finito uno particolarmente pesante o impegnativo, drammatico e triste.

Cosa ho apprezzato: le musiche, fresche, divertenti, alcune bene ritmate e ballabili si fondono perfettamente col racconto.
La caratterizzazione dei personaggi , lei perfetta per il ruolo di creatrice di contenuti per l'infanzia, lui bravissimo nella personificazione del ruolo, è un bravo attore e spero che non sia doppiato, se così non fosse ha lavorato moltissimo sulla voce e deve essere stato faticoso.
L'amicizia tra i vari personaggi, questi ex detenuti che vivono insieme formano una famiglia a cui manca la figura femminile, la protagonista saprà inserirsi con dolcezza e un fare materno , senza sostituirsi a loro ma aiutando solo quando è necessario, propone un modello pedagogico molto attuale e positivo, validissimo.
La gelosia del man lead è resa attraverso scene esilaranti che mi hanno strappato tante risate.
Quando il ML si innamora diventa un uomo entusiasta ed euforico come una "scolaretta" di 14 anni, questo pure mi ha fatto sorridere.
Molto teneri gli spettacoli dei bambini con questi ex detenuti che provano a intrattenerli, sembrando degli enormi e goffi giocattoli giganti. Sono scene che inteneriscono.
Viene bene mostrato, e mai con compassione o pietismo, come è difficile riscattarsi dagli errori commessi e la fatica del reinserimento tra critiche e atti denigratori feroci.

Cosa non ho apprezzato: storia secondaria, assenza di passione tra i protagonisti, la timidezza eccessiva di lui non è credibile, comprendo che abbiano voluto creare un contrasto col personaggio ma hanno calcato troppo la mano creando una caricatura più che un uomo vicino ai 40 anni che si comporta come un ragazzino di 12 , addirittura da spaventarsi se toccato da una donna o che non sa cosa fare in sua compagnia.
Gli elementi drammatici e comici non sono bene fusi insieme.

Finale? Bello ma non bellissimo, vengono mostrati tutti insieme e la coppia principale non viene bene illustrata come vive la coppia dei protagonisti, emergono come parte del gruppo senza sapere come gestiscono la loro storia, si evince che non c'è stata evoluzione nel rapporto pre/post .... (no spoiler).

CONSIGLIO? SI', a patto che si abbassino le aspettative.

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Completed
My Man Is Cupid
5 people found this review helpful
Feb 4, 2025
16 of 16 episodes seen
Completed 3
Overall 4.0
Story 8.0
Acting/Cast 5.0
Music 3.0
Rewatch Value 1.0

CUPIDO QUANTO MI ANNOI!

Sinossi: Il protagonista È CUPIDO CHE VIENE PUNITO PER ESSERSI INNAMORATO DI UN UMANO 500 anni fa dalla divinità del DESTINO. Cupido ha 3 colleghi, lui e i colleghi sono belli come angeli ma il terzo è tozzo e inattraente anche se ne combinerà di cotte e di crude e regalerà molte risate.
Un altro di questi angeli è maledetto e si trasforma in cane ogni 28 giorni mi sembra di aver capito, è dolcissimo in quanto come golden retriver è tenero e molto coccolone, specialmente con le belle donne.

La protagonista femminile è un delle attrici coreane più belle in circolazione, forse perché originariamente modella, peccato che la sua recitazione sia troppo acerba e monoespressiva, la bellezza non compensa la povertà emotiva a livello interpretativo.
FL si innamora di cupido perché hanno un legame "karmico", il rapporto tra i due manca di sfumature poetiche.
Lei porta sfortuna a ogni uomo che intraprenda una storia con lei perché il destino la vedrebbe accanto ad un altro uomo.
Questa coppia insieme a livello estetico non mi è piaciuta: lei sembra la madre di lui , lui ha un viso da bimbo e insieme non sembrano davvero credibili, è il peggior casting che abbiano fatto finora. Trai due io non ho visto molta chimica.
E' una serie un po' diversa perché in questo caso è la donna che ci prova con lui, e gestisce le dinamiche della loro relazione, inizialmente lui sembra restio ma palesemente attratto da lei.
Non è solo una storia d'amore e di rivoluzione del fato, ma è anche una serie crime ambientata ai giorni nostri e devo dire che è l'unico dato di pregio della serie, il serial killer è davvero insospettabile e ben nascosto.

Feedback tra la metà e la fine della serie riportano alle vite precedenti, sin dalla dinastia Joseon fino all'ultima reincarnazione della protagonista, tragicamente interrotta .
I cliché sono abusati: sempre le stesse scene di Fl che cade, ML la salva, ML è un cupido che viene trafitto dalla sua stessa freccia, motivo per cui si innamora di FL. E queste scene si ripetono 4 -5 volte.

Per una storia d'amore, metà del tempo riguarda un serial killer che agisce indisturbato in ogni episodio, e l'altra metà del tempo è FL che si lamenta con ML in modo seccante perché insiste che debbano finire insieme. Lo spettacolo è troppo superficiale, privo di sostanza o di logica, i dialoghi ovviamente hanno la consistenza del vapore, non viene mostrata una vera compatibilità tra nessuno dei protagonisti. La storia non va da nessuna parte, le stesse scene ripetute, troppi buchi nella trama e dialoghi insipidi.

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Completed
Love between Fairy and Devil
5 people found this review helpful
Dec 19, 2024
36 of 36 episodes seen
Completed 0
Overall 8.0
Story 8.5
Acting/Cast 8.0
Music 7.5
Rewatch Value 7.0

L' AMORE TRA LA FATA E IL DIAVOLO CHE DIVENTA MARTIRE (per amore della fata).

Un bel fantasy ( per me non è nè uno xianxia né un wuxia) ispirato alle classiche leggende orientali che valorizza il ruolo della donna (uno dei pochi) e tratta riflessioni sull’amore, sulle emozioni e e sull’inutilità delle guerre, sul pregiudizio tra i popoli. Apprezzabile che non ci siano malintesi continui e problemi di comunicazione che normalmente affollano questo genere di drama storici.
Ci sono sentimenti feriti, rimpianti, sacrifici, amori non corrisposti, gelosie , evoluzioni e crescite talmente estreme da risultare improbabili, ok the power of love ma non puoi stravolgere la personalità di una divinità millenaria.
La storia d’amore poteva essere più vissuta e approfondita sul finale, per questo non do 10!
L'inizio è spensierato come in ogni drama, gli scenari sono ben fatti e sono fiabeschi, certe illustrazioni delle sigle mi ricordano le carte del DIXIT, ottima fotografia e scenografia, ottima OST.
Un po' noiose le avventure nel regno mortale, ma questo è soggettivo, ogni arco narrativo dura in media circa 7 episodi, e il drama va diventando sempre più impegnativo , serio, drammatico.
Questi due si innamorano quasi subito ma necessiteranno di più di mezzo drama per capirlo e accettarlo, dopo essersi promessi invece di mostrare felicità e trasporto sembrano cupi e molto spenti per la quantità di difficoltà e prove a cui vengono continuamente sottoposti. La parte più bella infatti è rappresentata nei primi 9 episodi e in quelli che vanno dal 26 al 28., dal 28 è una tragedia continua.
Finora ho letto solo recensioni positive. Le persone sono soddisfatte della recitazione e della storia, ma ci sono molti aspetti che vorrei sottolineare e che hanno penalizzato la valutazione.

RECITAZIONE: Sia i protagonisti principali che i secondi protagonisti sono stati abbastanza credibili nei loro personaggi e i principali sono stati divertenti e abili nello scambio di ruoli (Dylan Wang meno bravo di Ester in questo aspetto).
Lo show è molto basato sulle emozioni, sia dei personaggi che del pubblico, e questa è la motivazione di una valutazione così alta ed entusiasta che porta a trascurare le criticità .

Non c'è stata molta cura nella caratterizzazione dei personaggi: il dio celeste, subdolo, manipolativo e uno stratega ingenuo,ambizioso e privo di emotività , ho visto imperatori migliori. Qui compie delle scelte che spesso non hanno senso , ed è del tutto privo di capacità oratorie. Perdona in un nano secondo quando fino a pochi secondi prima stava per condannare a morte appena si verifica un risvolto che può utilizzare per ottenere dei benefici, senza provare a manipolare la corte dei suoi sudditi che manca del tutto di pensiero critico e si inchina e ripete le sue parole con fare ossequioso.
Penso che sia l'opera che più ha dipinto gli abitanti del regno celeste come delle amebe STUPIDE E prive di personale iniziativa , nessuno escluso. Forse la fata Dayin è l'unica che salvo da questo discorso e il Nobile Ronghao che è stato il migliore in quanto a intensità e recitazione ma non è del tutto appartenente al regno celeste.... quindi lo escludo dal discorso.

Il Dio della Guerra che avrebbe dovuto essere il dio più potente poteva essere facilmente sconfitto da chiunque. Non ha mai vinto nessun combattimento. Aveva un potere sigillato dal fratello che però aspettava il matrimonio con la dea per liberarlo. Che senso ha??? Perché farne il dio della guerra???
Nel suo arco umano poi perde ogni qualità che aveva diventando ingenuo, pigro, indolente, stupido. Generalmente le divinità quando vanno a fare le tribolazioni mantengono un'aura , delle qualità superiori.
Effettivamente se penso ad Eternal Love mi rendo conto che anche l'alta dea diventa una donna stupida nella tribolazione mortale ma era del tutto stupida, beona e annoiata anche come divinità.

Il dragone nero è stato caratterizzato come il personaggio più stupido mai visto, ed avrebbe dovuto essere il consigliere e protettore del più POTENTE CATTIVO esistente nei tre regni. Non ho capito perchè raccontava segreti importanti al fratello del protagonista.Non protegge nessuno nei momenti importanti! È stato mostrato abbastanza potente e incredibilmente maestoso nella sua forma di drago ma solo UNA VOLTA!
Una bella delusione devo dire. La sua storia con Jeili è stata dipinta stupida al punto da non provare neanche tenerezza per questa coppia che mi è risultata noiosa da seguire. Lei era piuttosto avida e manipolatrice e la loro storia segue delle evoluzioni incomprensibili, che non vengono mostrate, viene solo mostrato il risultato finale e allo spettatore tocca immaginare o provare a indovinare cosa sia successo per determinare quel risultato.

Dongfang Qincang è il Nobile Supremo, possiede un potere sconfinato mostrato superbamente con gli effetti speciali, ha un'immensa potenza ma rispetto a molti altri personaggi meno potenti visti in altri drama è anche il meno sveglio. Normalmente quando sono potenti sono anche molto scaltri, intuitivi, capaci , lui è solo potente! Non è colto come ci si aspetterebbe da parte del NOBILE SUPREMO , che ha vissuto centinaia di migliaia di anni e che dovrebbe avere un'altissima comprensione e conoscenza del reale dato che padroneggia superbamente l'arte magica. Come fa a non rendersi conto di tante cose... dell'aura della protagonista per esempio, o ha bisogno di manuali antichi per capire come prendersi cura di una pianta... . Come fa a non togliere immediatamente la maschera al cattivo della serie se con uno schiocco di dita può distruggere un regno?!?

Il personaggio di Donfang INOLTRE compie un'evoluzione troppo estrema per la brevità del drama, da demonio a martire... non c'è un' evoluzione poi nel modo in cui dimostra il suo amore a livello di espressione facciale rispetto ai primi episodi, mentre caratterialmente diventa un'altra persona, forse perché privato dei propri poteri e quindi fragile ,oltre ad aver recuperato un'emotività di cui comunque manifestava molte tracce nei suoi primi scambi con la protagonista, a livello di espressività facciale di uomo innamorato non ha saputo manifestare un coinvolgimento pieno e travolgente quando deve baciarla o quando la guarda, bravissimo invece nel manifestare gelosia, possesso, insofferenza e disperazione della perdita.
Come ogni divinità può scomparire e riapparire in qualsiasi angolo però quando riesce a coltivare una pianta sul finire del drama , che diventa altro... quando vede la trasformazione a distanza si mette a correre invece di utilizzare il potere e andare a controllare immediatamente=
Aveva bisogno di un artigiano di giada per ricopiare la sala siming mentre nello Xian, detto fatto, sotto suggerimento di Shanqe la prepara in men che non si dica. E come ? Magia ?Ma se ha molto meno potere rispetto a prima... .
Nei suoi sogni lui è sposato con la fata da 500 anni ma non si vede l'ombra di un bambino... per 500 anni quest'uomo avrà un rapporto solo platonico con lei?!?

ASPETTI CHE HO APPREZZATO: Ho adorato il modo in cui hanno mostrato le emozioni tutti i personaggi in modo così plausibile da giustificarne le azioni. Non c'è dubbio che tutte le scene siano state sempre caratterizzate in senso emotivo.
Ho apprezzato il cambio di ruoli, mi appassiona questo topic, lo scambio dei corpi, sebbene sia molto breve , io pensavo che durasse diversi episodi, invece solo uno nella parte quasi centrale, e 6 minuti all'inizio.
I costumi dei protagonisti mi sono piaciuti immensamente, più che in qualsiasi drama finora visto perchè sono su base storica ma con molte libertà e sperimentazioni fantasy.
Stessa cosa per le ambientazioni e i panorama. Soprattutto albe, tramonti, sfondi lunari e la sala siming.


FINALE VERAMENTE AFFETTATO: Questo è uno dei tanti drama con finale breve, io penso che questa volta abbiano davvero estremizzato il tempo di chiusura. Dura 15 secondi davvero, senza se e senza ma.
C'erano 36 episodi e non 40 come normalmente nelle altre serie però si potevano modificare alcune scene di flashback o accorciarne altre che riguardano personaggi secondari e aumentare il tempo destinato ai protagonisti principali. ALTRO TALLONE D'ACHILLE E' IL MONTAGGIO DI QUESTA SERIE.

Per concludere, vale la pena guardarlo sia per le risate che per vedere qualcosa di diverso rispetto ai classici xianxia, non è troppo drammatico ed è adorabile per i personaggi. I due protagonisti nella vita reale sono molto amici e forse questo ha penalizzato un po' la chimica tra loro, nel senso di risultare poco coinvolti e credibili nei baci (brevi e poco intensi, lei con le labbra quasi serrate) e nei contatti fisici.

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Completed
The Blooms at Ruyi Pavilion
5 people found this review helpful
Dec 5, 2024
40 of 40 episodes seen
Completed 0
Overall 5.0
Story 6.5
Acting/Cast 6.0
Music 6.0
Rewatch Value 1.0

UN DRAMA TIEPIDO CON ATTORI CHE NON CONVINCONO

Si tratta di un winxia di continui intrighi e CORRUZIONE nella corte imperiale con attori e soluzioni POCO CONVINCENTI (wunxia).
La protagonista, a seguito di un incidente, prevede il futuro e cerca di evitare di sposare il protagonista maschile di cui ha visto la fine, convinta porti sfortuna (già questo incipit fa capire quanto il lavoro sia un surrogato di cliché e di soluzioni narrative già viste e abusate).

La storia inizia bene , con ritmo serrato, belle le iniziali interazioni tra i due e il corteggiamento inusuale di lui, l'egocentrismo di lei. Ovviamente come in ogni drama cinese la protagonista è immatura e infantile e maturerà nel corso degli eventi.
Il tema della premonizione onirica che pensavo sarebbe stata centrale nel drama (citata persino in sinossi) occupa davvero pochissimo spazio, è più presente agli inizi e in un episodio, prima della parte centrale. Poi si eclissa fino a scomparire, non dando possibilità allo spettatore di capire cosa accada perché questa donna smetta di sognare il futuro.
La sceneggiatura e i dialoghi non mi hanno completamente convinto, la colonna sonora è gradevole, anche certe riprese con i chiaroscuri durante i combattimenti sono molto belle. I combattimenti molto scenici e di impatto, quelli mi hanno convinto sebbene i voli verso l'alto nell'appoggio dei piedi sono un po' ridicoli (quando fanno il passetto su una scala a pioli o quando camminano sull'acqua).
La storia è molto ingarbugliata con una quantità incredibile di nemici, da ogni parte, alcuni di loro si alleano e mai, come in questo lavoro, una parte di loro è rappresentata da gente stupidissima, così stupida da risultare fastidiosa (la cugina del protagonista penso abbia qualche disagio intellettivo viceversa non si spiega, il fidanzato promesso della protagonista è chiaramente un soggetto psichiatrico con un disturbo serio della personalità).
I protagonisti che su carta dovrebbero essere svegli e intelligenti, forse se li raffronto a quelli del precedente drama seguito, mi sembrano addormentati e molto ingenui , lenti di comprendonio, tanto da non cautelarsi e subire spesso le angherie dei nemici e non disvelare immediatamente alle identità dei loro persecutori ( perché una maschera non nasconde l'identità, parliamoci chiaro).
Uno dei cattivi (IL PRINCIPALE) non mi ha completamente convinto, è diciamo il personaggio peggio caratterizzato di tanti lavori finora visti, come al solito è innamorato della protagonista ma sembra più che altro bloccato nel passato, che ansioso di viverla nel presente, egli non ha emotività e sfumature che lo rendano interessante e non è totalmente entrato nel personaggio, inoltre fa ripetutamente del male alla protagonista che non ha mai desiderio di ucciderlo (INVEROSIMILE).
Ci sono molti buchi narrativi in questo lavoro, gente che si salva miracolosamente e viene spiegato in un modo poco credibile, intrighi che non hanno alcuna base per riuscire, soluzioni e suggerimenti che non hanno senso e di cui non si intravede lo scopo. DEVO DIRE FATTO MALE MALE MALE, tradotto anche maluccio in lingua italiana.
Come in molti cdrama questa storia origina da un grosso malinteso, e penso che i cinesi, almeno storicamente, siano il popolo più incapace di comunicare della storia, in modo chiaro, onesto ed efficente.
Anche la storia d'amore riflette questo problema , inizialmente anche nella seconda coppia, e la cosa veramente triste di questo lavoro , forse perché è la più realistica è che nessun personaggio subirà un'evoluzione di crescita. Rimarranno sempre incapaci di comunicare, di fidarsi e di affidarsi continuando a commettere gli stessi errori.
La protagonista femminile è una ragazza infantile, poco sveglia, irresponsabile ma di buon cuore, e sempre concentrata sulla salvezza degli altri (della famiglia prima, della sua maestra poi, del padiglione alla fine). E' molto orgogliosa e in pochi momenti aprirà davvero il suo cuore facendoci capire cosa prova dalle azioni, anche estreme che compie.
Anche quando ritroverà il protagonista maschile, l'amore della sua vita, dopo averlo disprezzato e abbandonato, non gli aprirà il suo cuore, dichiarando i propri sentimenti, farà come nulla fosse, con il benestare tacito di lui che non impara nulla sulla necessità della comunicazione ed è privo di dignità e di orgoglio.
L'unica cosa che sa fare bene è farsi tagliuzzare a carne viva piuttosto che parlare apertamente, e l'espressione con gli occhi sgranati mi sembra sempre innaturale e caricaturale.
Il protagonista è super innamorato ma privo di qualsiasi espansività, capirete dai gesti il suo folle amore ma non avrete mai confessioni o confronti sentiti. Non è un attore particolarmente espressivo, io sospetto che sia un cantante prestato al cinema, perché in quanto a microespressività facciale e trasporto non c'è sempre.

Mentre ,da principio, davo per scontato che fosse normale il suo corteggiamento dato il personaggio, col proseguire degli episodi la coppia principale mi ha deluso enormemente perché non vedrete della fisicità piena, del desiderio vissuto tra i due: a parte prenderla in braccio o poggiarle le labbra ad occhi aperti non c'è il minimo di chimica e di passione, o di trasporto in questa coppia, né mai ci sarà. Anche quando si ritroveranno, sarebbe stato bello vedere lo slancio per rinfrancare lo spettatore di tutti i dramma vissuti e che questi attori hanno dovuto subire.
Poco meglio fa la seconda coppia.
Ho capito sul finale, facendo una ricerca che questa attrice non bacia ,in nessun drama. Quindi forse la colpa non è solo dell'attore principale, ma è proprio l'attrice che pone dei limiti a quanto un attore possa fare con lei, motivo per cui non vedrò più nulla con lei, perchè se ti poni dei limiti per me non sei all'altezza di fare questo mestiere, anche perché si parla di un limite importante.
La interpretazione di tutti non mi ha soddisfatto (unico escluso WANG YOSHUO) non mi è sembrata soddisfacente e non sempre si capisce come le vicende si risolvano, questo potrebbe essere anche colpa della traduzione italiana che in questo lavoro non è ottimale, buona al 70%. Mi dispiace dirlo ma il team di traduzione , che io rispetto perché fatto di volontari, non ha fatto un buon lavoro.
Comprendo che fare qualcosa per gli altri senza ricavarne un compenso sia mortificante e spesso demotivante però perché non provare a fare qualcosa al meglio delle proprie possibilità per noi stessi e gli altri?
La seconda coppia è molto gradevole e sicuramente meno problematica e con un amore meno tormentato della prima ma l'attrice è piatta e monodimensionale.

Consiglio? NI, c'è molto altro da vedere.

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Completed
The Wolf
5 people found this review helpful
Oct 16, 2024
49 of 49 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 7.0
Acting/Cast 7.5
Music 6.0
Rewatch Value 4.0

TroppI drammi per apprezzare gli altri aspetti

Se cercate una serie coinvolgente, ricca di intrighi, drammi, guerre e uccisioni violente, allora la consiglio, anche se gli effetti speciali sono decisamente il suo punto debole: gli animali realizzati in CGI fanno davvero pena.

Non so se il problema dipenda dalla traduzione o se siano state tagliate alcune scene fondamentali, ma dal 26° episodio in poi si ha spesso la sensazione che manchino dei passaggi. Sembra quasi che il regista avesse inizialmente un'idea diversa e che, a un certo punto, abbia cambiato direzione, modificando improvvisamente le intenzioni dei personaggi senza costruire in modo credibile la loro evoluzione attraverso dialoghi o eventi. Questo rende la parte finale piuttosto confusa.

La storia ruota attorno a due innamorati che, a causa di intrighi, malintesi e di una cronica incapacità di comunicare con sincerità, finiscono per diventare nemici. Continuano ad amarsi, ma si ritrovano costantemente senza una reale possibilità di vivere il loro sentimento.

È una serie appassionante, ma anche decisamente troppo lunga. Ridotta a una trentina di episodi avrebbe probabilmente avuto un ritmo molto più efficace.

Le mie reazioni sono state contrastanti. Ho provato un profondo fastidio per il protagonista maschile, spietato e crudele, seppur mosso da intenti nobili. Sul finale, però, diventa improvvisamente quasi un santo: un cambiamento troppo rapido e poco motivato, difficile da trovare credibile concentrato in un unico episodio. Lei, invece, l'ho adorata. È coraggiosa, leale, animata da un forte senso della giustizia, anche se la sua impulsività finisce spesso per peggiorare situazioni già complicate.

I problemi sentimentali della coppia sono talmente continui che, a un certo punto, ho sperato sinceramente che lei si innamorasse del secondo protagonista maschile e che la storia prendesse quella direzione. Per questo motivo non sono riuscita ad apprezzare fino in fondo la riconciliazione finale: il male che si sono inflitti reciprocamente è stato troppo grande e, persino durante il loro innamoramento, non mancano umiliazioni e colpi bassi che metterebbero a dura prova chiunque abbia un minimo di amor proprio e autostima, anche quando vengono giustificati come sacrifici fatti "per il bene dell'altro". Il lieto fine mi ha dato più sollievo che soddisfazione.

A chi definisce questo drama "hot", come ho letto in diverse recensioni, rispondo che le scene romantiche saranno una decina in tutto. Davvero poche, considerando che la serie dura quasi cinquanta ore.

Gli assegno 7 stelle perché la trama è coinvolgente e tiene incollati allo schermo, almeno fino al quarantesimo episodio. Da lì in avanti, però, ho iniziato ad avvertire una certa insofferenza per il susseguirsi incessante di tragedie. Non esistono momenti di tregua: a ogni problema ne segue immediatamente un altro, senza concedere allo spettatore il tempo di respirare.

Un po' più di amore, passione e serenità avrebbe reso la storia molto più emozionante. Paradossalmente, pur essendo il fulcro della serie, la relazione tra i protagonisti finisce spesso per passare in secondo piano, schiacciata dalle continue macchinazioni politiche e militari.

Non condivido nemmeno i tanti elogi rivolti a Warren. Nei primi episodi l'ho trovato piuttosto monoespressivo; solo intorno al trentesimo episodio acquista una maggiore intensità emotiva. Inoltre il trucco, o forse l'abbronzatura artificiale, gli dona una tonalità arancione che lo fa sembrare più un messicano o un Cherokee che un cinese appartenente a una dinastia imperiale.

In sintesi, se cercate una serie d'azione, piena di intrighi, tragedie e continui colpi di scena, quasi una versione di *Game of Thrones* senza sesso, allora potrebbe fare al caso vostro. Mettete però in conto effetti speciali spesso mediocri e qualche duello che avrebbe potuto essere realizzato decisamente meglio.

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Completed
The Inextricable Destiny
5 people found this review helpful
Oct 16, 2024
26 of 26 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 7.0
Acting/Cast 9.0
Music 5.0
Rewatch Value 6.5

Tragedia in scena: Bravissimi loro ma a Quale Prezzo... ???

Dovrei dare differenti voti perchè per la prima volta mi trovo perplessa , a fronte del fatto che per intensità e bravura recitativa gli attori meritano un 10 pieno, soprattutto il protagonista maschile che interpreta il doppio ruolo magistralmente, e credetemi per me che ho avuto a che fare con gente nella sua situazione posso dire che è incredibilmente credibile, come gestura, mimica, linguaggio. Qualcosa che davvero mi ha turbato.
Come colonna sonora personalmente non ha brillato, non darei nemmeno la sufficienza.
Come combattimenti ed effetti scenografici e do un 7 , perché non ce ne sono moltissimi ma quelli che si vedono sono discreti, molto scenografici quelli delle ultime puntate.
Come scenografia, dialoghi e scelte narrative io mi trovo costretta a dare la sufficienza (6) perché pur iniziando in modo spensierato e leggero, anticonvenzionale, mi è piaciuta molto la scelta di caratterizzare in modo eroico e intraprendente la parte femminile proponendo di contro una controparte maschile intensa, profonda ma fragile (genialata), la serie , forse a causa della sua brevità (27 episodi contro i 40 minimo che hanno queste serie e gli episodi durano anche un 5 minuti in meno) ,dopo i primi 7 episodi, diventa un ecatombe tragica e senza un episodio di tregua o serenità, forse attimi. E' un continuo susseguirsi di tragedie e colpi bassi.
I dialoghi tra i due innamorati mancano di onestà reciproca, o di totale schiettezza per tutta la durata del drama per quel che riguarda il protagonista maschile, la protagonista femminile per disperazione si aprirà ma non cambierà nulla. Lui è totalmente perso per lei ma anche l'uomo più irragionevolmente testardo che io abbia mai visto, e questa ostinazione determinerà il finale che vedrete... .

La brevità della serie ci ha risparmiato molti dialoghi inutili e storie accessorie, riempitivi che spesso penalizzano appesantendo la visione.
Nonostante ci sia intensità , ottima recitazione, un amore pieno di tenerezze reciproche che in nessuno dei 50 drama finora visti (dimenticatevi della passione), ho ritrovato, personalmente ho trovato troppo pesante la visione e l'andazzo prosegue senza tregua. Il finale non è negativo né positivo, dura pochi secondi e per come finisce, per le conseguenze fatali e la condizioni in cui si trova la protagonista ti lascia insoddisfatto e con un grande senso di vuoto e pesantezza.
Peccato che attori così bravi abbiano preso parte a questa deprimente serie, senza gioie; solo pesante e struggente, seconda solo alla "Scelta di Sophie" (film terribile per chi lo conosca che viene da me menzionato per farvi capire a cosa andate incontro, il grado di drammaticità e tragedia continua), tanto che alla fine la sigla di ogni episodio ti evoca profonda angoscia perché capisci che ci sarà una nuova prova, un nuovo problema,un nuovo pericolo, forse fatale, una nuova separazione, senza fine. Così tante le tragedie che il finale non lo gusti a pieno, anzi ti sembra un contentino triste, messo lì per volere di qualcuno ma a cui nessuno crede fino in fondo, persino il regista!!! POCO CONVINCENTE!

Vi prego scrivete recensioni solo se finite la visione completa della serie, ho letto molte recensioni di chi ha visto solo i primi due capitoli, ebbene la serie dal 7 diventa completamente un altro genere, quindi non scrivete impressioni, perché fino a quando non si vede tutto si parla di impressioni non di una recensione fondata e completa!!! Leggi di più

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Completed
Fated Hearts
6 people found this review helpful
22 days ago
38 of 38 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 7.0
Acting/Cast 6.5
Music 7.5
Rewatch Value 6.0

FATED JUDAS- Quando lo stile prende il sopravvento sulla narrazione

Il titolo della recensione è volutamente provocatorio , Giuda non allude soltanto ai tradimenti che attraversano la trama da parte di persone vicine e care ai due protagonisti ma ad una storia che finisce per tradire se stessa. Tradisce le proprie ambizioni artistiche, il tono tragico che vorrebbe assumere e, soprattutto, il linguaggio cinematografico che tenta di appropriarsi con innovazioni senza sempre comprenderne la funzione.
Il problema dell'opera è una scrittura derivativa ( da almeno 6 drama storici- wuxia) che propone dei contenuti senza svilupparli fino in fondo.

La struttura narrativa costruisce un continuo gioco di specularità, i due protagonisti percorrono traiettorie quasi simmetriche: entrambi vengono traditi dalla persona di cui si fidano maggiormente, entrambi riportano ferite che modificano il loro destino, entrambi sperimentano la perdita della memoria, entrambi sono costretti a ridefinire la propria identità. Anche le coppie secondarie finiscono spesso per vivere, a ruoli invertiti, le stesse dinamiche emotive (Feng Xiyang e Xia Jinshi) quindi ha uno scopo , non è un cliché ripetuto , come scriveva qualcuno.... .
L'idea della specularità è probabilmente l'intuizione migliore dell'intera serie. Il problema è che resta quasi sempre un meccanismo strutturale più che un vero tema filosofico.

Lo stesso accade con gli altri argomenti affrontati. La guerra, il rapporto fra genitori e figli, il peso delle aspettative familiari, la memoria, il desiderio femminile qui mostrato con una certa modernità, il sacrificio, la responsabilità politica. Tutti elementi presenti. Nessuno realmente approfondito.

La sensazione costante è stata quella di assistere a una sceneggiatura che accumula temi invece di svilupparli.

Dal punto di vista narrativo l'opera aggiunge molto poco a un panorama ormai saturo di wuxia romantici. Dopo decine di produzioni storiche cinesi viste negli ultimi anni, è difficile non riconoscere una costruzione fortemente derivativa. Le dinamiche ricordano Rule the World; l'estetica visiva e sonora richiama spesso Fangs of Fortune; alcune scelte iconografiche – dai morsi sul collo alla costruzione predatore-preda fino all'erotizzazione della violenza – evocano apertamente un immaginario vampiresco che riporta inevitabilmente a Twilight.
Il revenge finale con la resa dei conti e la strage finale a casa del cattivo di turno Love like Galaxy e l'utilizzo di ipersaturazioni a contrasto e primi piani che stravolgono il volto, The Double.
Naturalmente il problema non è l'influenza, potrebbero essere citazioni. Tutto il cinema vive di influenze. Il problema nasce quando il mosaico non genera un'identità nuova.

Paradossalmente è proprio la regia a rappresentare il punto più interessante e, contemporaneamente, la maggiore occasione mancata. È evidente il desiderio di sperimentare:

Color grading fortemente saturo.

Flare luminosi.

Primi piani estremi.

Montaggio sincopato.

Sound design continuamente enfatizzato attraverso riverberi, code vocali e trattamenti artificiali delle voci.

Persino il dolly zoom (il cosiddetto Vertigo effect), caro a Hitchcock e presente dal 1960, finalmente compare in più occasioni , per la prima volta forse in un drama cinese. WOW !
Il Vertigo effect, ossia quel doppio effetto che consiste nell'avvicinare o allontanare il soggetto a fuoco e porre l'effetto opposto sullo sfondo, non nasce come semplice abbellimento estetico. È una figura retorica del linguaggio cinematografico. Tradizionalmente visualizza una frattura percettiva, una perdita di controllo, uno shock, un improvviso mutamento psicologico, può essere utilizzato per paranoia, sovvertimento, insomma avvisa che sta per accadere qualcosa dissociando i due piani: uno si avvicina e l'altro si allontana, una soluzione molto elegante e ormai realizzabile anche con la telecamera dello smartphone e un programma come CUPCUT.
In questo lavoro, in un paio di sequenze il suo utilizzo appare coerente con il vissuto dei personaggi.
In altre, invece, sembra trasformarsi in una firma stilistica applicata indipendentemente dal contenuto drammatico della scena.
Durante una frattura emotiva fra padre e figlio, ad esempio, la costruzione dell'inquadratura comprime lo spazio (l'inquadratura zoomma sui volti), anziché enfatizzare la distanza relazionale, producendo un'immagine suggestiva ma semanticamente poco coerente.
Una regia moderna che conosce gli strumenti del linguaggio cinematografico, ma che troppo spesso li utilizza come ornamento invece che come veicolo di significato.

Lo stesso discorso riguarda l'impianto estetico generale: l'opera oscilla costantemente fra un drama a sfondo storico e un idol drama (zero credibilità storica).
I costumi recuperano suggestioni delle popolazioni tibetane, per quanto riguarda la fazione avversaria, mentre trucco, contouring, sopracciglia perfettamente scolpite, manicure rosse e fotografia ipersatura appartengono chiaramente a un immaginario contemporaneo, stessa cosa per le scarpe con zeppe interne e polsiere in ecopelle ben visibile.

Il risultato costruisce un ibrido che finisce spesso per compromettere la credibilità del mondo rappresentato.

Persino il sound design contribuisce a questa impressione. Le voci vengono frequentemente trattate con riverberi e code artificiali che dovrebbero conferire maggiore epicità ai protagonisti. In realtà producono spesso l'effetto opposto: ricordano costantemente allo spettatore la presenza della post-produzione, interrompendo l'immersione narrativa.

Anche sul piano attoriale il cast appare discontinuo.

Li Qin sostiene gran parte del peso emotivo della serie con un'eroina finalmente desiderante, capace di scegliere, combattere e manifestare apertamente il proprio desiderio senza essere ridotta alla classica figura femminile passiva. Una sorta di Nikita dei tempi antichi sebbene troppo coreografica nei duelli. È probabilmente il personaggio meglio scritto dell'intera opera.

Chen Zheyuan, invece, non è affatto il pessimo attore che alcuni hanno descritto, ma nemmeno il protagonista carismatico necessario per sostenere un progetto così ambizioso. Alterna momenti convincenti ad altri molto più opachi, probabilmente penalizzato anche da una regia che privilegia continuamente l'immagine alla costruzione interpretativa. Un trucco eccessivamente levigato con un contouring a macchie ben visibile, una bocca che ricorda il becco di un'anatra, un volto quasi immobile in alcune sequenze e un'estetica troppo patinata finiscono inoltre per indebolire la credibilità di un personaggio che dovrebbe incarnare un generale temprato dalla guerra.

Peggiore è la prova da parte del cast secondario, in particolare dell'interprete di Murong Junior, la cui recitazione si riduce spesso a una successione di smorfie enfatizzate da un montaggio ossessivamente frammentato.
Mi sono chiesta più volte se il problema fosse davvero il cast o, piuttosto, la direzione data agli attori. La sensazione è che la regia abbia privilegiato costantemente la costruzione dell'immagine rispetto alla costruzione dell'interpretazione. Molti personaggi finiscono così per rifugiarsi in un repertorio di smorfie, sguardi esasperati e pose, senza raggiungere una reale credibilità emotiva.

Chen He Yi in "Perfect Match" (serie netflix, non a caso) aveva dimostrato di possedere un registro più naturale e sfumato; qui, invece, sembra costretto entro una recitazione caricata, quasi illustrativa, lontana dal suo potenziale. Lo stesso vale per diversi antagonisti, che raramente trasmettono quella sottile inquietudine che dovrebbe accompagnare un buon villain.
Anche Chen Zheyuan, pur non essendo affatto l'attore disastroso che qualcuno ha dipinto, non riesce a sostenere il peso del protagonista con il carisma necessario. Alterna momenti convincenti ad altri sorprendentemente anonimi, ma continuo a pensare che la responsabilità non sia esclusivamente sua. Un altro interprete avrebbe probabilmente migliorato il personaggio, senza però risolvere il problema principale dell'opera.

La tensione narrativa soffre dello stesso limite. I colpi di scena non sorprendono perché la regia sembra conoscere perfettamente i codici del thriller ma li utilizza in maniera troppo scoperta. Quando Murong Yao compare nascosto dietro la tenda lo spettatore esperto capisce. La messa in scena insiste così tanto sull'occultamento dell'identità che finisce, paradossalmente, per indicare allo spettatore dove guardare. I tradimenti, gli inganni e le rivelazioni perdono così gran parte della loro forza perché risultano intuibili fin dai primi episodi.

Lo stesso accade con la costruzione della tensione erotica. La regia ricorre continuamente a un repertorio fisico: combattimenti che diventano corteggiamenti, morsi sul collo, corpi che si sfiorano, prese, cadute, giri, personaggi posti in braccio, fermo immagine sugli sguardi. È un'estetica che cerca costantemente di suggerire desiderio attraverso la fisicità ma finisce spesso per sostituire l'intimità con la coreografia.

E qui emerge inevitabile il confronto con Joy of Life, dove bastava un semplice baciamano di Zhang Ruoyun, una pausa nel dialogo o un cambio quasi impercettibile dello sguardo perché si percepisse immediatamente la nascita di un sentimento. Nessun rallenty, nessun morso, nessuna spettacolarizzazione del contatto fisico. Solo recitazione, scrittura e tempi scenici.
Fated Hearts sembra credere che l'intensità emotiva possa essere costruita accumulando stimoli visivi e sonori; Joy of Life dimostra invece che basta un gesto minimo, quando è sostenuto da una scrittura solida e da interpreti diretti con precisione.
La regia avrebbe dovuto pretendere molto di più dai propri attori invece di coprirli con artifici visivi, perché il cinema può emozionare anche con un primo piano immobile se l'attore sente il personaggio. Quando invece ogni scena cerca disperatamente di stupire, il rischio è che lo spettatore finisca per ammirare il meccanismo senza credere davvero alle emozioni che dovrebbe raccontare.
Eppure non è stato un brutto drama.
È una serie che si guarda con piacere, mantiene un buon ritmo e possiede un'identità visiva riconoscibile. Semplicemente, non riesce mai a raggiungere il livello di profondità che continuamente promette. Vuole essere tragedia, ma mantiene spesso il tono del melodramma. Vuole essere innovativa, ma costruisce la propria identità attraverso suggestioni già viste. Vuole parlare della guerra, della memoria, del destino e del tradimento, ma preferisce quasi sempre l'immagine alla riflessione.

Alla fine resta un'opera esteticamente ambiziosa, tecnicamente curiosa, narrativamente derivativa e incapace di dare ai propri artifici una reale necessità espressiva, la regia è stata visionaria ma priva di coerenza espressiva, gli effetti nel cinema nascono per raccontare, suggerire, indicare, stessa cosa per l'impianto sonoro di un film, o di un'opera. Qui hanno confuso l'enfasi con il cinema.

Voto: 6,7/10. Un drama gradevole, a tratti visivamente affascinante, ma che confonde troppo spesso la ricerca stilistica con il linguaggio cinematografico e l'ambizione con la profondità.

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