Details

  • Last Online: 4 hours ago
  • Gender: Female
  • Location: Gibilterra
  • Contribution Points: 0 LV0
  • Roles:
  • Join Date: September 6, 2024
  • Awards Received: Finger Heart Award2 Flower Award2 Reply Goblin Award1 Dumpster Fire Award1 Lore Scrolls Award1 Drama Bestie Award2 Emotional Support Commenter1 Clap Clap Clap Award1 Tomato of Chaos1 Notification Ninja2 Emotional Bandage2 Reply Hugger1 Soulmate Screamer2 Big Brain Award1
Completed
Who Rules the World
6 people found this review helpful
Nov 26, 2024
40 of 40 episodes seen
Completed 2
Overall 6.5
Story 7.0
Acting/Cast 5.5
Music 5.0
Rewatch Value 1.0

Who rules the Drama???

Comincio col dire che la visione di questo drama da 40 puntate si é protratta per 2 intere settimane, un’eternità se la confronto al tempo che generalmente impiego per finirne uno della stessa lunghezza (5 giorni).
Questo dovrebbe far comprendere quanto poco coinvolgente sia per una serie di ragioni:
La storia parla di sei regni che hanno tra l’altro nomi simili (Joungzhou,Jinzhou,Qhuinzoun,Jonzhou…) , quindi diventa confusionario capire di quale regno si tratti e quali vicende lo attraversino .
Per ognuno di questi regni, e quasi per tutte le vicende vengono rappresentate, c’é una quantità davvero sostanziosa di attori e comparse con il risultato di appesantire la visione, così lo spettatore fa fatica ad entrare nel vivo della storia perché deve farsi un quadro mentale dei 30 personaggi a cui si riferiscono gli attori quando parlano, impiega un po’ per seguire bene le vicende, si confonde e si perde. Il risultato per un drama cosi breve é che risulta molto dispersivo.
Inoltre le vicende non hanno uno sviluppo ordinato, mentre si parla di un regno si passa alla visione di un altro che non ha ancora con quello precedentemente visto delle connessioni.

Entriamo nel vivo della storia: si parla dei sei regni e della lotta per il trono che implica la conquista del mondo (da qui il titolo), nello specifico segue prevalentemente la storia del Man lead, il protagonista Fenglaxi che ha una doppia identità che verrà disvelata nel corso delle puntate senza sorpresa o stupore per nessuno se non per il padre. Questo mi é sembrato davvero inverosimile. Stessa cosa per un altro personaggio che non spoilero. Nessuna meraviglia, stupore quando si potevano usare dei colpi di scena.
La co-protagonista (su carta), la famosa Zhao Lusi ha davvero poco spazio nella vicenda, se escludiamo i primi cinque episodi, tanto che ci si chiede se il drama riguardi anche lei o se é semplicemente una figura a supporto.
Dal 20° episodio inizia ad ottenere sempre più spazio nella storia e allora ci si accorge che il lavoro comprende anche lei , fino a diventare protagonista assoluta nel corso degli ultimi episodi.
Di 50 drama finora visti é quello meno omogeneo come compresenza dei personaggi, iniziano insieme poi il FL
prende il sopravvento e il ML si eclissa sul finale, fino a diventare contorno, poi protagonisti finalmente entrambi negli ultimi cinque episodi.

La loro storia inizia come sodalizio marziale sebbene poi diventi altro ma dovrete aspettare circa 30 episodi per vedere sbocciare qualcosa, perché sono entrambi presi dal percorso di conquista e riscatto di uno, e dal supporto dell’altro, le loro vicende e peripezie sono innumerevoli, le loro sfide si risolvono nel corso dell’episodio e poi si passa alla sfida successiva, come se fosse un videogioco a livelli. Questo, personalmente, ha smorzato molta tensione perché comprendevo che tutto si sarebbe risolto presto a beneficio dei protagonisti ma ha anche interrotto il coinvolgimento presentando una discontinuità. La visione non é fluida, non ti cattura, non ti prende, non ti consente di immergerti e di immedesimarti, risultando una storiella tiepida, poco credibile, le emozioni legate alla nascita di un rapporto amoroso , fondamentale per l'evolversi della storia, sono congelate perché é un drama d’azione con pochissimo romanticismo.Gli episodi romantici sono due e tutti sul finire del lavoro, dal 30 in poi... .
Il finale non é triste ma molto , troppo uguale, a tanti drama finora visti con una brutto risvolto sul finale che lascia un retrogusto amaro. Non c’è felicita piena per il modo in cui finisce e per ciò che comporta.
Non posso spoilerare ma nonostante comprenda le intenzioni del regista sul messaggio che voglia lasciare sull’importanza del tempo speso con le persone a noi care, per le modalità con cui decide di lasciarlo, mi sembra assurdo e poco credibile che si possa godere della serenità sapendo di avere i giorni contati , con il tacito benestare della protagonista. Quanto può essere veritiero???
Quanto é credibile inoltre che questo duo che possiede un intuito e un’intelligenza fuori dal comune si renda conto dell’identità del cattivo solo a fine lavoro, quando il generale imperiale, invece, lo identifica subito e io seguendo gli indizi, da spettatore, comprendo dalla sua comparsa che é il cattivo?????
Il protagonista che è un surrogato di ingegno, intuito, furbizia e capacità oratorie, pur avendo perso la madre in giovane età, all'improvviso, non sembra porsi dei dubbi sull'eventualità che possa essere stata avvelenata, e non conduce nessuna indagine pur avendo ogni risorsa a disposizione, dato che ha costruito una sorta di organizzazione di spionaggio. Anche il re padre non ha alcun dubbio , nonostante ci fossero davvero pochi dubbi anche su chi potrebbe essere stato . Quanto è verosimile???
Ci sono poi numerosi escamotage e soluzioni che mi sono sembrate frettolosi e poco convincenti, come se la storia abbia un pubblico destinatario molto giovane , se non adolescenziale per apprezzare un lavoro cosi approssimativo.
Il caposetta marziale, custode del sigillo, doveva essere un uomo saggio, avveduto e prudente invece si rivela spesso incauto determinando una sua prematura scomparsa, in modo molto, troppo stupido.

Interpretazione : la nota dolente di questo lavoro, insieme al montaggio delle scene e a combattimenti approssimativi, non mi ha permesso di entrare nella storia ma di seguire distrattamente e controvoglia il drama. Mi riferisco a emozioni non sempre corrispondenti con quanto di tragico appariva nella storia, occhi sgranati per dare profondità al personaggio ma risultavano un po' delle caricature, il protagonista che perde i sensi in ginocchio e prima con l'avambraccio si pone in modo da non cadere di botto ma in modo comodamente studiato (se siete svenuti nella vita sapete bene che non potete sistemarvi prima in modo da evitare di farvi male). Quest'ultima scena grottesca e ridicola l'ho rivista a rallenty 5 volte perché non potevo credere che il regista non se ne fosse accorto e avesse montato proprio questa ripresa di svenimento quasi amatoriale.
Attori che stanno per morire ma hanno forza per fare discorsi e tutto ad un tratto girano la testa e chiudono gli occhi di botto. Interpretazioni PENOSE.
Salvo solo un attore che mi dispiace abbia parti da comparsa mentre meritava più spazio. Mi riferisco al fratello maggiore del protagonista maschile, il primo principe. Lui é uno dei pochi che mi ha convinto perché ha dato intensità, partecipazione, credibilità al suo ruolo, dandogli un po’ di serietà
Musiche: penso sia il drama che meno abbia investito in musiche di sottofondo e colonna sonora, il peggiore tra quelli finora visti e non mi dilungo.

Effetti speciali : alcuni combattimenti sono molto belli e di sicuro impatto scenico, molti altri sono invece cosi veloci e con soluzioni abbozzate, spesso poco curate, da avermi strappato qualche risata nel corso della visione (maniche di tessuto leggero usate come frustre, armi o scodelle lanciate nei combattimenti che vengono scagliate sulle vittime senza partire direttamente dalle mani dei combattenti, come partissero animate da una forza invisibile, peccato però che fossero a pochi millimetri dal personaggio che voleva lanciarle, spade che si piegano come fossero di carta, antichi saggi truccati male con poteri ridicoli e mosse caricaturali, sangue arancione). Eppure dovevano rappresentare la drammaticità della guerra e il sacrificio inutile dei sudditi . Occorreva più impegno.

Dialoghi: descrittivi e narrativi con poche riflessioni introspettive, salvo solo un paio di frasi (avremmo voluto sopportare il peso del cielo per te in modo evitarti ogni preoccupazione mentre quel cielo ora devi portarlo da sola). Bella anche la riflessione sulla difesa
Questo ha tolto molta serietà alla visione dello spettacolo .

PRO: le scene di guerra e le formazioni che vengono schierate per difendersi, alcuni discorsi sulle strategie militari e la concezione della difesa vista come situazione di bilanciamento, la vendetta sui cattivi, in questo lavoro finalmente ho potuto vedere piena nemesi, seppur tardiva , di tutti i cospiratori in modo sottilmente spietato, senza buonismi superflui, belli i costumi e gli interni dei palazzi, interessante utilizzo e manipolazione delle superstizioni per manipolare il popolo e i soldati. Questo è stato onestamente molto interessante da seguire.
Molto simpatica l'idea di caratterizzare la protagonista femminile come una golosona e una buona forchetta, questo aspetto mi ha intenerito e addolcito il personaggio nonostante nella vita reale penso che l'attrice , come altre, facciano i digiuni per mantenersi visibilmente sottopeso, quindi è un po' un'ipocrisia vederle ingozzarsi nei drama.

Conclusione : una storia d’azione che manca di intensità e credibilità. E non linciatemi ma Zhao Lusi non é questa grande attrice che pensavo che fosse. Certamente é più valida di tante altre, molto più belle che ancora devono, si spera, maturare artisticamente ma non é ai livelli di una Yang Zhi o Liu-Yifei.

Una cosa che mi ha fatto sorridere è come abbiano volutamente scritto i copioni a favore della protagonista, tanto da risultare palese: mai come in nessun altro drama, con protagoniste femminili molto più valide a livello estetico di Zhao Lusi, viene decantata la sua bellezza da tutti (Bella quanto letale, bella come una fata... la donna più bella del mondo... XD XD XD). Mi è sembrato un po' too much perché zhao lusi è una brava attrice ed è molto graziosa ma non è obiettivamente una bellezza sconvolgente, quindi, queste parti dove le lodi superano OBIETTIVAMENTE I REALI MERITI, le avrei tolte o quantomeno ridotte di frequenza. Mi chiedo quanto l'agenzia dell'attrice non sia coinvolta in questo .... !!!!!!!!!!

In conclusione un drama dispersivo, lento, poco convincente e forse a basso budget che aveva un progetto ambizioso che però non é riuscito a decollare ma si é perso nella lista infinita dei personaggi, delle comparse dirette male. Linee temporali confuse e sovrapposizioni un po’ a casaccio.
Chi ha dato 8 , 9 o 10 o é un fan poco obiettivo di zhao lusi o ha 13 anni!

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
The Legend of Shen Li
6 people found this review helpful
Nov 12, 2024
39 of 39 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 6.0
Acting/Cast 7.5
Music 9.5
Rewatch Value 6.0

Effetti speciali quasi hollywodiani che lasciano indietro tutto il resto....

TRATTASI DI UNO XIANXIA DAGLI STRAORDINARI EFFETTI SPECIALI E MUSICHE MA CON UNA STORIA D'AMORE TIEPIDA TIEPIDA e con una storia principale vecchia quanto il mondo.
Non capisco le valutazioni così alte di questo lavoro, a meno che non si considerino gli effetti speciali il valore reale, complessivamente è 7,5 !
Leggendo per capire cosa mi fosse sfuggito ho capito che molte valutazioni alte sono degli spettatori orfani di Princess Agents, un drama del 2017 che lascia in sospeso la storia d'amore tra i protagonisti. Ecco perché qui, essendoci delle tenerezze e un happy ending sono tutti appagati... ma per me che non ho visto PA e mi sono accostata a questo xianxia da zero posso dire davvero che manca di tante.... troppe cose e la storia d'amore è il tallone d'achille di questo lavoro, forse anche più di una storia noiosa e con tante sbavature , buchi narrativi e scelte non plausibili.
Gli ingredienti sono in qualche modo sempre gli stessi: tre regni, lotta di potere tra sette immortali/dei divini e clan demoniaci, guerra tra il bene e il male, romanticismo teorico, amore proibito angosciato, triangolo con il pretendente rifiutato malvagio-sofferente /appassionato, sacrificio di sé, finale (pseudo) triste e resurrezione come definizione del finale felice. NIENTE DI NUOVO QUINDI!
Enfatizza solo la dolce storia d'amore senza però renderla credibile e soddisfacente ad uno spettatore attento mentre viene smorzata molto la parte di lotta e contesa del pretendente rifiutato. Per quanto riguarda la trama, non c'è niente di distintamente nuovo. Per questo motivo, la storia è noiosa. Inizia allo stesso modo e finisce in modo simile.

PRO: Ottimi effetti speciali , il migliore tra quelli finora visti e ne ho visti parecchi! Alcune ambientazioni ricordano il pianeta Pandora, altre Dune. Tutti lavori di pregio nella storia del cinema. Come sempre tallone d'achille gli animali, sebbene la piccola fenice sia stata resa molto bene ma leoni, volpi e altri animali sono stati fatti maluccio.
Ottime le musiche e i costumi, specialmente quelli femminili e quelli dei generali dei demoni, qualcosa di nuovo che non avevo ancora visto, in parte tribali, ricordano un po' colori e tagli balcanici o esotico thai.
Le musiche sono il vero cavallo di battaglia di questo lavoro, diverse dalle classiche cantilene lamentose, sono forti, ipnotiche, quasi new age alcune, e folk scozzesi , quali la sigla, altre. Danno l'impressione di qualcosa di nuovo e diverso.
Peccato che con questi prodotti di grandissimo pregio poi gli sia stata accostata una storia poco sviluppata e un romanticismo tiepido , rigido e coartato. Salva la serie il rapporto tra i genitori della protagonista, delicato, vissuto, viscerale, intenso. Dove c'è una falla incredibile a livello di intensità loro in due episodi mi hanno regalato qualche emozione inappagata dopo 30 episodi che illustrano un amore poco convincente. L'attore Xu Hai Qiao è sempre all'altezza e spero che gli diano presto qualche parte da protagonista, la meritava più della protagonista.

CONTRO: Purtroppo hanno sacrificato la storia, sia in termini romantici che a livello di narrazione, gli attori sono troppo distaccati e mancano di trasporto emotivo, le emozioni sul volto sono congelate e l'intimità molto trattenuta, anche se si scambiano tenerezze, sembrano una coppia matura che sta insieme da almeno 10 anni. Vedrete qualche intimità a fine serie ma non è libera, travolgente e si tratta dell'ultimo episodio che molti dicono essere inutile ma io l'ho trovato spassosissimo e ho gradito guardarlo.
Poi la relazione tra i due segue un ritmo particolare: mentre è lei che sviluppa chiaramente e dichiaratamente sentimenti per il ML quando questi cede lei sembra chiudersi a lui, invece di donarsi col trasporto di chi non aspettava altro (in teoria). Questo mi ha anche deluso oltre alla totale assenza di chimica fisica tra loro.
Altra nota dolente sono i dialoghi tra tutti gli attori, insulsi, privi di spessore e riflessività, vagamente introspettivi e troppo banali, e questo poco si confà con la tipologia di divinità mature che hanno voluto proporre.
Anche i pretendenti di lei sono tutti ragazzini in confronto alla protagonista che si vede essere una donna matura, infatti il loro accostamento mi è sembrato parecchio ridicolo (ovviamente non mi riferisco al ML).
Tostissima la figura del generale Shen Li, la donna più forte, potente, finora vista in uno xianxia, peccato che non abbia saputo mostrare l'amore fisico e il trasporto per quest'uomo sebbene a parole sembri molto presa.
Lui invece è molto virile, affascinante, apprezzabile la figura di una divinità sorniona, indolente, distaccata; secondo me, ad un certo punto, però, delle emozioni più di impatto doveva un po' mostrarle, considerata la partenza, per contrasto avrebbe affascinato e soddisfatto lo spettatore che era in attesa che questi due si lasciassero andare.

Un po' lenta la visione, alcuni episodi nella parte centrale noiosissimi , la storia non brilla per originalità, apprezzabile però che abbiano riservato uno spazio alle origini della protagonista con una digressione sui genitori negli episodi finali.

CONTRO: La trama è il punto più debole di questo drama. È un vero peccato, perché questo drama ha un'introduzione ORIGINALE di FL e ML e delle loro dinamiche relazionali che poi si perde trascinandosi per 30 episodi. ML è l'ultimo dio antico che si annoia per la sua vita solitaria e la sua lunghissima esistenza. Gli piace il regno mortale per sperimentarne la vivacità e la giocosità. È indifferente alle cose. Ha davvero un potere immenso, è affidabile e imbattibile in ogni battaglia, perché è il dio supremo. E FL è un generale donna. È molto forte, matura, altruista, orientata al successo e pensa al quadro generale. È un'eroina feroce e assetata di sangue. È interessante notare che, nel profondo del suo cuore, vuole essere accudita come una donna normale e avere una vita normale. Questa è stata una premessa molto interessante MA, questo drama manca di esplorazione delle loro dinamiche psicologiche e relazionali (conflitto interno) con dialoghi al limite dell'assurdo. Non c'è omogeneità tra la parte comica che è presente in buona parte del lavoro e la parte drammatica, rendendo tutto un po' too much, poco credibile in definitiva.
UN BUCO NARRATIVO è stato il potere di questa divinità , in teoria immenso però ....dove va a finire la sua saggezza di aver vissuto per decine di migliaia di anni? Dove va a finire la sua onniscienza? Le sue capacità di prevedere le tragedie che vedrete sullo schermo ? Le aveva come mortale e non come Dio? XD XD XD (LOL).
Poi alla fine non è ben chiaro che fine faccia l'antagonista universale e se questo benedetto abisso lo vogliono aprire o far collassare e non si capisce perché , e normalmente io comprendo anche dei film complessi , Nolan è uno dei miei registi preferiti ma qui la trama è talmente debole che non ci sono spiegazioni per le scelte intraprese.
Interessanti le figure di Furong, che compie un interessante percorso di crescita ed evoluzione interiore e della venerabile Jin , un mostro ambivalente dai tratti femminili con un potere immenso e molto scenografico che si innamora della protagonista (nel romanzo cui il drama si ispira).

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
Eternal Love
6 people found this review helpful
Oct 8, 2024
58 of 58 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 7.5
Acting/Cast 7.0
Music 7.5
Rewatch Value 6.0

Romanticismo letale : fantasy, tossine e MADRE DA ARREDAMENTO!

Le votazioni altissime di questo drama più per mainstream che per reale valore induce delle aspettative che personalmente sono state cocentemente deluse e ho letto solo alcune recensioni davvero oneste su questa storia.
Storyline: confusa e con alcuni passaggi inessenziali che appesantiscono la visione che sarebbe dovuta essere più leggera e meno ingarbugliata, non so in cosa si distinguano i protagonisti dal momento che viene riservato loro veramente SOLO un po' più di spazio rispetto ai secondari, specialmente nella prima parte.
Non è vero che il ritmo è serrato,ci sono molte puntate nel regno mortale che sono di una noia assurda che vanno guardate ma non sempre sono essenziali.

Dialoghi :pessimi, a volte anche senza senso, forse a causa della traduzione italiana che giudico buona per il 75% ma l'impressione è quella di una storiella poco incisiva, nessuna frase, insegnamento, diventa memorabile e altre volte, in momenti di svolta non si capiscono, ho spesso stoppato e mandato indietro per riascoltare e dare un senso a quello che stava accadendo .A volte, i dialoghi sono stati di una abnorme banalità e altre assurdità che hanno tolto intensità e intenzione ad un lavoro che doveva essere magistrale per risultare così tragico, vi faccio un esempio: (NON è uno spoiler : "Ah che bello esserci ritrovati l'altro ieri dopo secoli perché non facciamo un bambino).
Recitazione: nessun personaggio mi ha davvero colpito o ha brillato per una recitazione più convincente, sono tutti sufficienti e le comparse mediocri, non parliamo del bambino che dà l'impressione di leggere il copione, ok è un bambino ma ci sono anche attori in erbe molto più bravi... .
Mark Chao è stato convincente ma diretto male, secondo me, nel dare vita a un personaggio troppo composto e imperturbabile ,tanto da risultare davvero poco credibile in alcune scene. E' un uomo che cresce col procedere della storia, mentre sembra un vecchio saggio al principio, poi diventa goffo e incapace di comunicare creando dei danni terribili,dando vita a un uomo sofferente e depresso ma con guizzi di follia. Capisco che può piacere,non dico che non abbia carisma, almeno non è schizzinoso coi baci, ne vedrete alcuni notevoli ma brevi(NON MOLTISSIMI COME QUALCHE DISONESTA HA SCRITTO). Inoltre NON ha saputo differenziare il doppio personaggio, è sempre uguale.
Intenso quando vuole ma non mi ha convinto completamente.
La protagonista è STATA davvero deludente a livello di espressività, non ho visto altri lavori con lei ma ho letto essere sempre la stessa, è un peccato che basti la bellezza quando per ricoprire certi ruoli c'è bisogno di molta padronanza per impersonare eventi diversi (separazione, morte, perdita,ritrovo , sacrificio, amore e voluttà); ebbene, non è stata in grado di dare spessore e differenziare questi eventi con l'espressione sul volto, mimica,microespressioni facciali, voce , è stata davvero deludente!
Niente di meglio ha saputo fare Dilraba, con una voce urticante,ha saputo rappresentare solo lo struggimento amoroso divenendo ridicola, assillante, fastidiosa in pratica una piccola stalke
Per il resto, la seconda storia d'amore è stata davvero priva di interesse e intensità per me, anche Vengo Gao , fascino a parte, non è stato in grado di dare espressività al personaggio, non piange, non ride, è una statua di cera con uno sguardo a volte intrigante a volte divertito.
Effetti speciali: ORRIBILI, anche se è del 2017, ci sono stati lavori di pregio già entro quell'anno, ma già negli anni '80 lavori americani erano migliori. Gli animali al pc, in 3D, sono peggiori di quelli che ti dà google con la realtà aumentata,a volte pure sospesi (non toccano terra o i personaggi se li prendono). Al 90% le ambientazioni sono da greenscreen e fatte male.
Chimica: niente di eccezionale, come si possa dire che i personaggi abbiano chimica dal momento che non vedo sguardi coinvolti e innamorati, baci reciprocamente intrapresi più subiti da una protagonista priva di carattere,amori che nascono senza davvero un motivo(mi sento sola, vuoi farmi compagnia? Sposami).

Giudizio complessivo sul drama: una storia molto interessante ma mal gestita, nella recitazione degli interpreti e nelle scelte narrative che causano una caduta di qualità incredibile alla storia, rendendola tragica ma senza spessore, nei dialoghi senza senso, nell'assenza di comunicazione tra i personaggi.
Certe scelte mi hanno disgustata (come viene gestita la maternità),personaggi disegnati male e privi di qualità morali, la protagonista dipinta come una bevitrice annoiata sebbene sia leale e di buon cuore.
Effetti speciali bruttini e buchi nella trama. Personaggi privi di spessore e coloritura emozionale.
Colonna sonora gradevole e orecchiabile ma non indimenticabile.
Avevo in lista eternal love of dream e l'ho immediatamente tolto!

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
The East Palace
7 people found this review helpful
5 days ago
8 of 8 episodes seen
Completed 1
Overall 8.0
Story 6.5
Acting/Cast 8.5
Music 7.5
Rewatch Value 5.0

Sotto un palazzo c'è un "cane" pazzo...

Trattasi di un sageuk fantasy-horror soprannaturale, un drama a sfondo storico ambientato nella Corea Joseon che combina folklore, sciamanesimo, fantasmi, mistero e politica di corte. La trama ruota attorno a un cacciatore di spiriti e a una dama di corte capace di percepire i morti, coinvolti dal re in un'indagine all'interno del palazzo, dove i principi continuano a morire in circostanze misteriose.
Sulla carta, gli ingredienti per una grande serie ci sono tutti: il palazzo diventa uno spazio malato, nel quale i rituali non rappresentano soltanto una pratica religiosa, ma anche uno strumento di potere; il rapporto fra vivi e morti diventa la metafora di traumi dinastici mai risolti; lo sciamanesimo coreano viene utilizzato come mezzo per ristabilire un equilibrio spezzato, emerge il tema della colpa ereditaria, secondo cui i peccati commessi dalla corte finiscono per ricadere sulle generazioni successive, un motivo che appartiene a una tradizione simbolica molto più ampia e che troviamo, con declinazioni differenti, anche nell'ebraismo e nell'induismo.
È curioso che appena due serie fa abbia terminato un drama caratterizzato da una buona scrittura ma da una produzione audiovisiva assolutamente anonima; The East Palace ne rappresenta quasi l'opposto speculare. Vi troviamo una fortissima identità, sostenuta da sperimentazioni registiche che in alcuni momenti raggiungono un livello quasi cinematografico, mentre la scrittura è debole, troppo debole rispetto alle ambizioni formali, finendo per risultare quasi anonima. È un paradosso che, a mio avviso, ricorre non di rado nelle serie asiatiche: si concentra in maniera straordinaria l'attenzione su un determinato aspetto dell'opera, finendo però per trascurarne altri che avrebbero avuto bisogno della stessa cura.
La consiglierei soprattutto a chi ama le serie ricche di folklore e di suggestioni soprannaturali. Il potenziale, infatti, è enorme, ma non sempre viene trasformato in sostanza: la mitologia è affascinante, mentre la scrittura è poco originale e spesso eccessivamente arzigogolata, quasi cercasse attraverso la complessità apparente di superare una semplicità narrativa sostanziale. Le spiegazioni, inoltre, tendono a essere troppo numerose ed esplicite, invece di lasciare che il mistero si alimenti da solo e cresca attraverso ciò che lo spettatore non sa ancora. Personalmente ho apprezzato soprattutto l'estetica, la fotografia e l'atmosfera, molto più del lato emotivo (che ahimé mi ha preso poco).

ASPETTI TECNICI (no IA):
Adoro soffermarmi sugli aspetti scenografici, registici e fotografici, ma raramente mi è capitato di avere così tanto da dire a questo proposito, perché è una serie in cui ho percepito e compreso quasi ogni singola scelta visiva e, soprattutto, una serie in cui la ricerca formale ha rappresentato una parte consistente del piacere della visione. Vedere qualcosa di così dinamico, costruito con un'impronta filmica tanto precisa e riconoscibile, non è comune nel panorama delle serie asiatiche; per quanto mi riguarda, non mi viene in mente nessun drama cinese finora visto che raggiunga un livello di elaborazione registica paragonabile.
Il color grading è particolarmente riuscito, sebbene riprenda e rielabori soluzioni già viste in alcune produzioni molto curate degli ultimi anni, come Pa2myo" e "Dear Hongrang", che ho recensito a sua volta. La palette dominata dal rosso cremisi, dal nero e dai toni seppia richiama il sangue e il sacrificio, il mondo degli spiriti e, soprattutto, la memoria di un passato che continua a contaminare il presente. In TEP il rosso viene associato con frequenza ai rituali, alle presenze soprannaturali e agli spazi nei quali il confine fra vivi e morti sembra assottigliarsi, diventando quindi non soltanto una scelta cromatica, ma un elemento narrativo vero e proprio.
Anche alcuni primi piani mostrano una chiara affinità con determinati linguaggi dell'animazione e dell'horror giapponese: penso a produzioni come Hell Girl, Inuyasha e Demon Slayer, ma persino ad alcune tavole di autori come CLAMP, pur senza parlare di una citazione diretta. Il volto quasi immobile di Gu Cheon quando si prepara ad affrontare uno spirito, gli occhi ripresi in controluce, le ciocche di capelli che coprono parzialmente lo sguardo e la macchina da presa portata molto vicino al volto appartengono a un immaginario immediatamente riconoscibile. Non direi quindi che la serie “citi gli anime” in senso stretto: piuttosto, attinge a un repertorio estetico che cinema, animazione e fumetto giapponesi hanno contribuito a codificare.
Questa estetica, del resto, possiede una genealogia piuttosto lunga. Il cinema giapponese, soprattutto attraverso l'horror e il fantastico di opere come Kwaidan e Onmyoji, ha contribuito a codificare l'uso di figure immobili, capelli che ricadono sul volto, colori saturi e composizioni fortemente pittoriche. A partire dagli anni Novanta, gli anime hanno trasformato molti di questi codici in un linguaggio visivo autonomamente riconoscibile, fatto di primi piani estremi, occhi che diventano strumenti narrativi e capelli utilizzati persino per nascondere o suggerire le emozioni. Il cinema coreano contemporaneo ha poi assorbito e raffinato questi linguaggi attraverso una fotografia estremamente curata, e Dear Hongran e questo, rappresentano due esempi recenti di questa contaminazione.
Anche la componente musicale contribuisce a spostare la serie fuori da una percezione puramente storica. I filtri seppia e alcune musiche quasi jazzate che accompagnano la conclusione di alcuni episodi richiamano il cinema di Sergio Leone, soprattutto per quei toni caldi, polverosi e sospesi, mentre l'uso di musiche anacronistiche ricorda in parte la sensibilità di Tarantino, che utilizza spesso brani estranei all'epoca rappresentata per produrre straniamento dato dalla contaminazione. Il risultato è una scelta sorprendentemente moderna, che impedisce allo spettatore di percepire la Joseon soltanto come un'ambientazione storica ma la trasforma bensì in una Joseon mitologica, sospesa fuori dal tempo.
La regia cerca quindi di costruire un'identità visiva molto forte attraverso la sovrapposizione di riferimenti diversi: folklore coreano, horror giapponese, estetica da anime, suggestioni western e musica contemporanea. È un'operazione interessante e, sul piano formale, estremamente consapevole; il problema è che, quando la storia non possiede la stessa forza, il rischio è che lo spettatore finisca per percepire soprattutto il collage delle influenze invece di essere completamente trascinato dentro il mondo narrativo.
La cosa che ho apprezzato maggiormente è che le tecniche contemporanee utilizzate dalla regia non sembrano essere inserite per puro sfoggio ma associate a una precisa funzione narrativa, e questo le distingue da quelle sperimentazioni prive di reale necessità che, per esempio, avevo criticato in Fated Hearts.
Per esempio, il Dutch angle (o piano olandese), con l'orizzonte inclinato, viene utilizzato per suggerire che qualcosa nell'ordine del mondo si è incrinato: instabilità, possessione, perdita dell'equilibrio, sovvertimento. All'interno di una storia costruita intorno a fantasmi e rituali, è una soluzione particolarmente efficace perché traduce visivamente una realtà che ha smesso di essere stabile.
È inoltre frequente il montaggio per associazione: un primo piano mostra un oggetto, l'oggetto viene alterato — si rompe, si sporca, viene capovolto — e il taglio conduce immediatamente a un'altra scena. È un tipo di montaggio quasi intellettuale, molto più vicino a determinate soluzioni del cinema d'autore che alla televisione classica, perché stabilisce un rapporto concettuale fra immagini che non appartengono necessariamente alla stessa situazione narrativa.
Anche i duelli vengono costruiti attraverso un montaggio sincopato, rallentamenti e freeze frame che interrompono il movimento per isolare determinati istanti. L'obiettivo non è rappresentare il combattimento in maniera realistica ma trasformare alcuni momenti in immagini iconiche, quasi fossero tavole di un manga o vignette di un fumetto, il movimento viene quindi scomposto per dare maggiore forza proprio ai fotogrammi che la regia considera significativi.

SPIRITI E SILHOUETTE
Le forme degli spiriti sono generalmente molto riconoscibili, anche se spesso sembrano attingere a un immaginario più occidentale e soprattutto legato ai videogiochi contemporanei che al folklore coreano tradizionale. Fa eccezione il Primordial Gwi-mae, il Gwi-mae primordiale, che occupa una posizione particolare all'interno dell'universo soprannaturale della serie. Non si tratta di un fantasma umano e non corrisponde, nella sua forma specifica, a una precisa creatura del folklore coreano. Il concetto di gwi-mae viene invece rielaborato dalla serie a partire dalla tradizione folklorica coreana: si tratta di un'entità generata dall'accumulo di energia negativa e, diversamente dal gwi-shin, non è l'anima di una persona morta.
Il regista Choi Jung-kyu ha spiegato un aspetto particolarmente interessante della sua concezione: al di sotto di tutti gli strati di fantasmi e gwi presenti nella serie doveva esistere un'entità primordiale, quasi una radice della negatività. Il Primordial Gwi-mae rappresenta quindi la radice dei desideri e dell'oscurità umana e proprio per questo viene collocato sotto il palazzo, un luogo dominato da desiderio, ambizione e lotta per il potere. È un collegamento simbolico particolarmente efficace e, non a caso, è anche alla base del titolo provocatorio che ho scelto per questa recensione.
Non mi sono piaciuti tutti gli spiriti, alcuni mi hanno ricordato come silhouette di one piece, tekken ed il vecchio vestito di bianco , richiamato dallo sciamano, sembra quasi un monaco eremita con il volto di un pirata di una casa stregata, l'ho trovato di bassa qualità rispetto a tutto il resto.

ATTENZIONE!!!
Un'altra somiglianza visiva che mi ha colpita riguarda il mondo dei videogiochi. L'universo delle creature di TEP richiama curiosamente quello di Wo Long: Fallen Dynasty, videogioco dark fantasy cinese ambientato nella dinastia Han, contaminata da presenze demoniache. In entrambi i casi troviamo la contaminazione fra un'ambientazione storica orientale molto concreta e un dark fantasy popolato da creature deformate e materiche, oltre al contrasto fra la precisione del mondo reale e l'irruzione di esseri che sembrano provenire da un'altra dimensione.
Nel drama, inoltre, il palazzo viene presentato quasi come un luogo capace di generare letteralmente le proprie creature attraverso avidità, corruzione, rancore e desiderio, mentre Wo Long trasforma a sua volta la storia cinese in un universo contaminato dal qi e dai demoni.

SCRITTURA
La scrittura, al contrario, si fonda su un'idea sorprendentemente semplice: il colpevole appartiene sempre all'interno della stessa "specie". La complessità non nasce quindi da dinamiche realmente profonde o da una rete di cause particolarmente articolata, ma dal continuo spostamento del sospetto da un personaggio all'altro. Il meccanismo narrativo non si concentra tanto sulla domanda cosa stia accadendo, quanto su 'chi' ne sia responsabile: il re, la regina, la consorte, l'altra regina, il principe ereditario o uno spirito. È un mistero fondato più sull'identità del colpevole che sulle cause profonde degli eventi, e la serie riesce a dilatare questa premessa semplice attraverso una regia molto più sofisticata della scrittura che la sostiene. In sostanza, non costruisce una trama realmente complessa, ma rende complessa un'idea semplice attraverso il continuo spostamento del sospetto; il risultato è un gioco di identificazione del colpevole più che una vera stratificazione narrativa. Molte spiegazioni inoltre non sono plausibili.

INTERPRETAZIONI
Quasi ottime anche le interpretazioni, con due prove nettamente superiori alle altre. La regina madre, interpretata da un'attrice sulla cinquantina già apparsa, tra gli altri, in Like Flowers in Sand* e Our Unwritten Seoul, costruisce una donna fisicamente sofferente, segnata da possibili ischemie, con la bocca storta e una postura che restituisce perfettamente anche le sue caratteristiche interiori: arcigna, rigida, sprezzante, acida, ormai quasi inviperita. È una prova estremamente fisica, nella quale il corpo diventa un'estensione del carattere e rende visibile ciò che il personaggio porta dentro di sé. Per questo le assegno un 10: provate voi a interpretare in maniera credibile una paziente con ischemia ed emiparalisi facciale, senza trasformare la caratterizzazione in una semplice caricatura.
Ottimi i costumi, gli strumenti e gli oggetti dell'epoca (pipe, parrucche, strumenti musicali), storicamente la serie mi è sembrata attendibile e curata.

10 anche al re. Sono soprattutto loro due a tenere banco , lui è un personaggio che comunica moltissimo attraverso il controllo della voce: modulazione, pause, volume e minime variazioni dell'intonazione diventano strumenti espressivi veri e propri. È una recitazione trattenuta ma potentissima, capace di suggerire tensioni, paura, autorità e conflitti senza la necessità di esplicitarli.
Molto buona anche l'interpretazione dello sciamano, mentre è ottima quella di Nam Joo-hyuk, che riesce a dare al personaggio una presenza solida senza eccedere. Bene anche la protagonista, al suo primo ruolo in un sageuk: la dizione è ancora da migliorare, ma la recitazione appare abbastanza naturale. Rimane tuttavia una certa contrazione espressiva che, paradossalmente, finisce per sposarsi bene sia con il periodo storico sia con il carattere del personaggio, contribuendo a renderla credibile pur senza darle quella presenza scenica dominante che hanno interpreti più esperti.

CONCLUSIONE
Non è una serie per tutti: piacerà soprattutto a chi ama gli effetti speciali, il folklore soprannaturale e un certo immaginario vicino all'horror degli anime. Non aspettatevi una serie come Kingdom, dove il genere diventa anche uno strumento per costruire un discorso politico feroce, né un fantasy come Alchemy of Souls, nel quale sono soprattutto i personaggi e i loro legami emotivi a costituire il motore della storia. The East Palace punta piuttosto su un horror folkloristico elegante, costruito attraverso simboli, ritualità, atmosfera e una ricerca audiovisiva decisamente ambiziosa, più che su una grande costruzione psicologica dei personaggi.
Ho apprezzato anche il fatto che non abbiano inserito a forza una storia d'amore. Innanzitutto perché i due attori, insieme, non “ballano” e non producono quella chimica che avrebbe reso credibile un'evoluzione sentimentale; inoltre, in una serie così breve, un romance sviluppato a tutti i costi avrebbe spostato il focus e avrebbe richiesto uno spazio narrativo che non sarebbe stato facile ricavare senza compromettere il resto. La scelta di lasciare il loro rapporto sul piano del legame costruito attraverso l'esperienza condivisa mi sembra quindi più coerente con l'impianto complessivo.
Non è possibile dare a The East Palace un voto inferiore all'8. Non si può assegnare un 10 a una serie soltanto perché possiede una buona scrittura, così come non si può ignorare una scrittura semplice quando tutto il resto dell'opera dimostra una ricerca tanto evidente.
Interpretazioni magistrali, una notevole ricerca visiva e sonora e una resa cinematografica decisamente superiore alla media riescono a compensare la semplicità della struttura narrativa, rendendo l'opera riconoscibile e connotandola di una forte personalità.
Se volete approfondire i rituali e il loro significato, vi allego questo articolo (linkabile nei commenti).

https://mydrama.altervista.org/tradition-tells/the-east-palace-quando-il-neoconfucianesimo-di-joseon/

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
Her Private Life
7 people found this review helpful
Aug 4, 2025
16 of 16 episodes seen
Completed 3
Overall 6.5
Story 6.0
Acting/Cast 7.0
Music 6.0
Rewatch Value 1.0

Her private Cliché: fanservice per FANATICHE (la trama può aspettare)

Sarebbe più produttivo se si desse un voto sulla base della qualità obiettiva di un lavoro, magari raffrontandolo ad altri lavori di qualità per confermarne il valore effettivo perché quello che piace a me non piace necessariamente ad altri, quindi per aiutare gli altri utenti nella scelta di un drama piuttosto che un altro vi invito sentitamente , se leggete, ad essere più obiettivi.
*Her Private Life* è stata ben accolta e valutata più di quanto meriti i per la chimica tra i protagonisti e per il tocco leggero e romantico, tuttavia, nonostante vanti un cast di tutto rispetto non ambisce ad una valutazione più generosa per le seguenti motivazioni:
1. Trama prevedibile e convenzionale, banale e derivativa, ricalcando schemi già visti nei tipici k-drama romantici:
>il classico "fake dating" che sfocia in vero amore;
> la dinamica del capo distaccato e sprezzante che si scioglie grazie alla protagonista;
>i soliti malintesi forzati, cliché e triangoli amorosi che si risolvono senza vera tensione.
Non c'è innovazione narrativa, e lo sviluppo della storia tende ad essere lineare e poco sorprendente.
Molto poco plausibile- questo è un mio personale punto di vista- che una donna di 33 anni vada dietro ad idol di 20 anni, insieme ad un'amica (madre e moglie). Una protagonista più giovane sarebbe stata più plausibile.
2. Fan culture trattata in modo superficiale
La doppia vita della protagonista come fan nascosta sembrava promettere uno sguardo interessante sul fenomeno del fangirling. Tuttavia la serie non esplora in profondità il mondo del fandom, riducendolo a gag comiche o pretesti per il romanticismo; manca una riflessione reale sull’impatto psicologico o sociale dell’ossessione per le celebrità.
La sceneggiatura è a supporto del romance e non il contrario, come dovrebbe essere, questo toglie intensità a senso alle scene flirterecce tra di loro, almeno all'inizio.

3. Scene slapstick davvero grottesche, imbarazzanti, caricaturali, da principio pensavo di trovarmi di fronte ad uno scherzo, non potevo credere che fosse valutato 9,5 su Viki, più di altri lavori che meritano senz'altro valutazioni più generose.
Questo tono grottesco se diverte e intrattiene personalmente mi ha impedito di entrare nella storia che ho seguito con un certo distacco e a tratti tra il basito, l'annoiato e la compassione per i due attori "costretti" a prestarsi, da principio infatti Park Min young mi era sembrata molto smorfiosa e poco convinta, per quanto le venisse richiesto (notare il viso quando atterra dalla scala a fine primo o secondo episodio).
Molti personaggi di contorno noiosi e con sviluppi molto improvvisati.

4. Romance: manca tensione emotiva autentica nei primi episodi. Lui mi ha convinto di più in altri lavori, tipo i drammatici sono la sua "cifra". Non è portato per i romcom.
La storia mi è sembrata stucchevole o poco credibile, io cerco la profondità.
Voglio dire però che questi due si sono molto spesi e impegnati nelle scene del bacio.
Anche questa volta hanno trovato come prendere in giro le casalinghe da casa: nel senso che dopo aver stuzzicato con la benda, stile bondage, o con "cado e ti prendo" e altri classici cliché, e aver donato due bei baci, e qualche tenerezza (la saga dei cliché) non si vede davvero nient'altro di bollente o spinto (come ho letto in alcune recesioni).

5. Per finire un tono altalenante: momenti comici slapstick alternati a scene più intense o drammatiche, ma senza una reale armonia, ho provato una sensazione di squilibrio emotivo, come se il drama non sapesse decidere che direzione prendere.

6, Interpretazioni, forse non gli hanno richiesto di più , forse non ce la facevano, ci sono 4 attori in questo cast che hanno prestazioni che ho valutato 9 in altri lavori, la protagonista 8 in Marry my husband. Eppure personalmente qui non hanno brillato completamente. Una è stata troppo caricaturale, l'altra idem (mi riferisco alle madri della protagonista e di "Sindy", proprietaria del museo), i due protagonisti bene ma non benissimo. Ripeto, non era cosa sua, brilla nei drammatici o nella parte dell'eccentrico megalomane. Park Min young molto espressiva e deliziosa ma a volte produceva smorfie che mi hanno distaccata. Non ho dimenticato nemmeno per un secondo che stessero recitando.

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
Coffee Prince
7 people found this review helpful
Mar 16, 2025
17 of 17 episodes seen
Completed 2
Overall 6.5
Story 8.0
Acting/Cast 7.5
Music 6.0
Rewatch Value 3.0

Da principio fu il Caffé

Coffee Prince è un lavoro che va visto perché è considerato, a buon motivo, l'apripista dei drama moderni. Nonostante uno stile asciutto e senza fronzoli, che risente dell'anno in cui è stato prodotto (2007), è senz'altro una pietra miliare dei drama. Il suo impatto fu talmente grande che venne aperta una caffetteria "Coffee Prince" a Seoul, che ha chiuso definitivamente 4 anni fa.
E' uno dei primi lavori di Goon Yo, da qui è possibile apprezzarne la crescita artistica, ed è un lavoro in cui i nostalgici potranno ritrovarsi perché viene presentata una Corea prima del boom economico e la rapidissima ascesa che l'ha totalmente stravolta nei paesaggi e nelle dinamiche relazionali, ma anche nel modo di apparire del suo popolo.
In questo lavoro è possibile apprezzare due bravi attori che non ci sono più: uno ucciso dal successo e da una società inflessibile che non ammette errori, e mi riferisco a Lee Sun Kyun, che in questo lavoro interpreta il cugino del ML, e a Lee Eon, morto tragicamente in un incidente stradale qualche anno dopo al ritorno da una premiere (che qui interpreta uno dei "principi" innamorato di Angel).
E' anche una delle prime apparizioni dell'oggi famosissimo Kim Jae Wook, conosciuto per la sua partecipazione a lavori di successo come Death's Game, Her Private Life, Crazy love... .
Ho apprezzato tantissimo l'aria vintage di questo lavoro, vederlo oggi mi consente di tornare indietro e notare come nel 2007 la corea sembrava davvero distante anni luce dalla modernità, tagliata fuori; sembra quasi una serie anni '80/90. I primi modelli di cellulare, attori con coloriti naturali (non sbiancati come oggi), pelli oleose, anche impure, assenza di ritocchi; nessuno è davvero bellissimo e chi è bello lo è al naturale.
Le musiche sono discrete (nel senso che non sono pervasive e ad altissimo volume come nei drama moderni), qualcuna riprende moltissimo, al limite del plagio, due brani americani che ho sentito in un film di cui ora non ricordo il titolo.
Le performance interpretative sono buone, acerbe per qualcuno, ma nel complesso tutti risultano credibili e calati nella parte (discorso a parte per Chae Jung Ahn , anello debole di un cast solido).
Quindi, dopo tutto 'sto encomio, perché non do il mio massimo?

Perché personalmente ho trovato il lavoro di una noia mortale: nasce da una idea molto promettente anche se per quanto riguarda l' Asia è un tropo vecchio come il mondo il gender bending (parliamo di una leggenda cinese che esiste da molto prima di Cristo), che illustra uno "slice of life" di tutti i personaggi coinvolti.
Ebbene, sicuramente il motivo è l'assenza di un'evoluzione psicologica di molti personaggi e l'assenza di scene coinvolgenti o interessanti, viene davvero illustrata la vita nei suoi aspetti essenziali ed elementari, quindi 17 episodi per vedere persone al supermercato o interazioni inutili, che nulla aggiungono al lavoro, mi ha davvero rallentato.
Questo è un lavoro che poteva senz'altro accelerare il ritmo con 12 episodi , dal 4° all'11° vengono proposte solo dinamiche relazionali conflittuali.

I due protagonisti cercano il proprio posto nel mondo, sono molto simili benché molti non lo abbiano notato, nel senso che in un certo qual senso son rimasti bloccati ad un evento traumatico del passato: la protagonista è diventata involontariamente il capo famiglia e nell'assumere un ruolo di riferimento maschile ne ha assunto anche postura, movimenti, aspetto (complimenti alla bravura dell'attrice perché è una delle più calzanti nel ruolo maschile). Il protagonista cerca invece un posto dove stare a proprio agio, non percepisce quella come la sua famiglia, tenta di inserirsi nella relazione del cugino perché si sente tagliato fuori, scappa lontano per non affrontare un paese che gli sembra troppo piccolo e asfittico per lui ma lo sono piuttosto le dinamiche abitative famigliari, gioca ancora con i "lego". Vengono così mostrati un uomo prossimo ai 30 che non sa comunicare apertamente bisogni e desideri e una protagonista che vive senza fermarsi a mai, destreggiandosi tra una decina di lavori alienanti e mal pagati, che non riflette bensì agisce senza mai chiedersi il perché delle cose o la conseguenza delle proprie azioni, pessima in quanto a senso di responsabilità benché economicamente autonoma.
I due protagonisti, così come le altre coppie, mostreranno dinamiche relazionali conflittuali e disfunzionali: aggressivi verbalmente, il protagonista con la FL anche un po' fisicamente, la sorella della protagonista con il ragazzo che le veniva dietro aggressiva, svalutante e manipolativa. Manipolativa e narcisista anche l'artista (mediocre tra l'altro professionalmente) che non si contentava dell'affetto sincero dell'uomo che diceva di amare ma, a seguito dell'indifferenza genitoriale, con un continuo bisogno di approvazione che sfocia in comportamenti seduttivi con chiunque indossasse dei pantaloni, nel tentativo di mantenere legati a sé il gallerista e il ML , che compirà uno sforzo notevole per liberarsene.
Di buono c'è che verrà castrata ed entrambi i suoi ammiratori le volteranno le spalle per la protagonista, non bella ma autentica e senza sovrastrutture.
In generale, un aspetto che mi ha contrariato è stata la rappresentazione di come gli uomini potevano essere ridotti a "pozzanghere di miseria umana", privati di dignità e contegno. TUTTI loro erano privi di consapevolezza e imbalsamati di fronte alle donne che li avevano avvolti intorno alle loro dita. Nessuno di loro ha una relazione di reciproca comprensione con la donna che amava.

PER CONCLUDERE...
La storia ha un lieto fine ma per alcuni finali, non mi riferisco alla coppia principale, mi ha amareggiata perché speravo in alcune crescite in autonomia, separati da partner così vessanti e manipolativi anche se questo è ahimè rappresentativo della realtà.
Per un drama che viene lodato come introspettivo, fresco, romantico e sfacciato, è risultato, personalmente, deludentemente stantio, trascinato ed eccessivamente lento.

Interessante che si sia trattato il tema dell'omosessualità in modo così rinfrescante e leggero, nel 2007, quando la corea è ancora chiusa sull'argomento. La lotta interiore di Choi Han Gyul era credibile e gestita con molto tatto. Anche l'intimità libera e rilassata, mai volgare tra le coppie é encomiabile. Tuttavia, non è stato raccontato molto, la recitazione è stata altalenante, migliore nella parte centrale, come per tutti gli show su donne che si travestono da uomini, bisogna sospendere un elemento di incredulità e semplicemente seguire il lavoro nel credere che la FL/ML L potrebbe effettivamente passare per un uomo di 24 anni (sembrava più un ragazzino prepubere nei primi anni di liceo).

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
Start-Up
7 people found this review helpful
Dec 21, 2024
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 1.0
Story 8.0
Acting/Cast 2.0
Music 2.0
Rewatch Value 1.0

UNA SCOPIAZZATURA LOW BUDGET CON ALCUNI STRAVOLGIMENTI (ma quelli sbagliati)

English version: I didn't think they would ever be able to give a distribution license to this work which seems to have been shot by kids with a cell phone. The actors are mediocre, poorly dressed and the environments are very modest, the same goes for the photography and the set design.
The acting is stunted, very slow, devoid of emotional components. The female protagonist makes such grotesque and caricatural expressions that you can see her acting a thousand kilometers away.
The only one less mediocre than the others is the grandmother.
The plot follows the original one slavishly, there was no rewriting work. Korn is even dressed in the striped sweater like Nam Do San and the business card with slightly darker and horizontal primary colors, not arranged vertically (this is the degree of freedom that the director allowed himself).

The three engineer friends in this version lack the weight and initiative they had in the Korean version, where they almost become protagonists in some episodes, here they are supporters who give ideas and have no weight in the story.
Let's tal about the love story between the protagonists which is the strong point of the Korean version: here there is no love story, the drama starts in an almost identical, but badly done way, as the protagonists.
The actress is interested finding her childhood love again but she isn't in love with it as Bae Suzy. The male protagonist had already noticed her many times (and this is the only difference that I personally appreciated compared to the Korean version). Well, this series is all about entrepreneurial success, there will be no emotional dialogues, apart from the phrase "sailing without a map", the same dialogues but with the romantic parts cut out or lasting a few seconds.

THE FEMALE PROTAGONIST WILL NOT CHOOSE ANYONE. SHE WILL NOT HAVE A LOVE AFFAIR WITH ANYONE. NOT EVEN A KISS. The only semi-romantic scene is the head resting on the shoulder. END.
A work that lacks intensity, credibility, conviction, coherence. ONE WORD... TERRIBLE! I wouldn't even have welcomed him on a streaming platform.

Non pensavo che avrebbero mai potuto dare una licenza di distribuzione a questo lavoro che sembra girato da ragazzi con un telefonino. Gli attori sono mediocri, mal vestiti e gli ambienti sono molto modesti, idem la fotografia, la scenografia.
La recitazione è stentata, molto rallentata , priva di componenti emotivi. La protagonista fa delle espressioni così grottesche e caricaturali che si vede lontano un migliaio di km che recita.
L'unica meno mediocre degli altri è la nonna,.
La trama segue pedissequamente quella originale, non c'è stato nessun lavoro di riscrittura. Korn additittura vestito col maglione a righe comeNam Do San e il biglietto da visita con i colori primari un po' più scuri e orizzontali, non disposti verticalmente (questo è il grado di libertà che la regia si è concessa).
I tre amici ingegneri in questa versione mancano del peso e dell'iniziativa che avevano nella versione coreana, dove diventano quasi dei protagonisti in alcuni episodi, qui sono dei supporter che danno idee e non hanno peso nella storia.
Veniamo alla storia d'amore tra i protagonisti che è il punto forte della versione coreana: qui non c'è nessuna storia d'amore, il drama parte in maniera pressocche identica, ma fatta male, dei protagonisti.
L'attrice è interessata a ritrovare l'amico di infanzia ma non è presa come Bae Suzy, Il protagonista maschile invece l'aveva già notata molte volte ( e questa è l'unica differenza che personalmente ho apprezzato rispetto alla versione coreana). Ebbene questa serie è tutta incentrata sul successo imprenditoriale, non ci saranno dialoghi emotivi, a parte la frase "sailing without a map", dialoghi uguali ma con le parti romantiche tagliate o che durano qualche secondo.
LA PROTAGONISTA NON SCEGLIERA' NESSUNO. NON AVRA' UNA STORIA D'AMORE CON NESSUNO. NEMMENO UN BACIO. L'unica scena semi romantica è la testa poggiata sulla spalla.FINE.
Un lavoro che manca di intensità, credibilità, convinzione, coerenza. UNA SOLA PAROLA... TERRIBILE! Non lo avrei neanche accolto su una piattaforma streaming.

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
Love and Redemption
7 people found this review helpful
Oct 25, 2024
59 of 59 episodes seen
Completed 0
Overall 8.5
Story 9.5
Acting/Cast 8.0
Music 7.5
Rewatch Value 8.0

Amore & Malintesi....

Uno xianxia/wuxia che difetta per alcuni effetti speciali ma nel complesso è unico nel suo genere e davvero magistralmente reso grazie soprattutto alla performance recitativa di Cheg Yi. Finalmente un attore non monoespressivo ma che riesce a rendere espressivamente tutte le emozioni e le disperazioni che vive.
Sì perché in questa storia Yu Sifeng, il ML, è davvero un martire d'amore, un giovane uomo puro, coraggioso, spesso disposto al sacrificio per il bene dell'umanità e irrimediabilmente innamorato, anche a proprio discapito. Un uomo che decide di rinunciare a tutto e sacrificare tutto.
Vi consiglio di guardare con attenzione i primi episodi perché alcune frasi spiegheranno e anticiperanno il finale.
La storia è avvincente, con delle soluzioni narrative e dei colpi di scena davvero geniali, e gli sceneggiatori sono stati davvero bravi a lasciare indizi ma mantenere il mistero fino alla fine del lavoro, negli ultimi cinque episodi verrà illustrata la storia alla cui base c'è un grosso malinteso che determina tutta la storia.
Non ci sono solo enormi malintesi tra i personaggi, il ML è un uomo perfetto e incorruttibile ma anche un pessimo comunicatore che decide di farsi carico di tutto senza coinvolgere nessuno e questo determinerà un grosso pasticcio nella parte centrale fino quasi alla fine del drama.Non è un drama perfetto ma rimane un po' sottovalutato rispetto ad altri xianxia che secondo me sono meno all'altezza per trama, interpretazione dei protagonisti e intensità.

Non c'è nulla di geniale o di nuovo davvero nel messaggio del drama, nel senso che l'amore come fattore teraputico, è qualcosa alla base di forse l'80% dei drama sia cinesi che coreani, eppure le modalità con cui hanno deciso di lanciare questo messaggio, mi riferisco all'idea di un personaggio "multidimensionale", complesso e sfaccettato, ai colpi di scena finali, agli ultimi combattimenti ed effetti speciali, hanno avuto un peso talmente rilevante da aver alzato la mia valutazione che inizialmente voleva essere 8 ma alla luce delle emozioni, delle idee genialmente spese, del messaggio e di quanto questo drama mi ha lasciato ho deciso di alzare perché vorrei premiare cast, regia e sceneggiatore per delle scelte inusuali, geniali che hanno reso questo lavoro diverso: più profondo, sentito e sperimentale, mai scontato e con un impatto scenico ed emotivo molto forte.

Quello che non ho gradito sono stati alcuni effetti scenici "economici" da due lire (sangue arancione in certe scene, uccelli peluche, catene di plastica, mani mozzate che erano quelle del manichino da abbigliamento, una scena pietosa...), tuttavia alcuni animali fatti al pc, quali draghi, volpi viola molto meglio rispetto ad eternal love.
I dialoghi spesso mancano di spessore e riflessività, quelli di ashes of love sono stati molto più profondi nonostante il team traduzione sia stato molto sbrigativo, approssimativo e superficiale , qui invece il team traduzione ha fatto un lavorone, la traduzione è puntuale, precisa, corretta, di senso compiuto per il 99,5% del lavoro (BRAVI).
Personaggi femminili fastidiosi, specialmente la sorella della protagonista e la belva spirituale del ML, salvo solo la volpe viola e la protagonista che ha fatto un percorso evolutivo e di crescita notevole nel corso dei 59 episodi.
L'attrice protagonista nonostante non sia generalmente il tipo estetico dei drama è riuscita a dare profondità e spessore al personaggio, sapendo calibrare l'espressività, il tono della voce, le espressioni e ha saputo interpretare il doppio ruolo in maniera esemplare. Nessuna penso sarebbe riuscita a dare quella grinta , quel tono, quella aura alla Dea della Guerra, una donna fortissima ma anche piena di rancore e risentimento per i torti subiti.
Il protagonista maschile è uno dei pesi maggiori della mia alta valutazione, CHENG YI è stato senz'altro il migliore attore per presenza scenica ed espressività, riesce a rendere qualsiasi tipo di emozione sul volto, e la sua voce è profonda ed eccezionale.
Alla coppia principale viene riservato moltissimo tempo nel corso di questo lavoro, contrariamente ad altri xianxia con valutazioni altissime ma che si vivono davvero pochissimo , in questo lavoro ogni episodio riserva più della metà del tempo alla nascita del rapporto tra i protagonisti. I due mi sono sembrati credibili e all'altezza, non mancheranno momenti di tenerezza ma anche di quasi passione sul finale del drama.
Il finale è davvero molto bello , scenografico e spensierato.
Carine anche le altre storie d'amore che vengono rappresentate che portano in scene dinamiche e tipologie di rapporti diversi: amore tossico, puro, romantico, non ricambiato. I personaggi tutti bravi e credibili.
Nel complesso tutti gli attori hanno fatto del loro meglio e a parte qualcuno, o la risata di Wu Tong, sono stati tutti abbastanza credibili e azzeccati nel ruolo che sono stati chiamati a interpretare.

Colonna sonora gradevole ma non indimenticabile (e qui davvero è stato un peccato).

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
Moon Lovers: Scarlet Heart Ryeo
9 people found this review helpful
Mar 30, 2025
20 of 20 episodes seen
Completed 0
Overall 9.5
Story 7.0
Acting/Cast 9.5
Music 7.5
Rewatch Value 9.0

Koreans do it BETTER!

Cult K-drama of the Sageuk type, loosely based on the novel "Bubujingxin (步步驚心, 步步惊心)" by Tong Hua, 2005. As a Korean production, it is set in the kingdom of Taejo Goryeo (founder of the Goryeo dynasty, which ruled Korea from the 10th to the 14th century). Therefore, attempts were made to create different narrative solutions to adapt it to the customs and traditions of Korea during that historical period, and to avoid being a clone of the Chinese version from 2011. The Korean version is characterized by a compelling screenplay and meticulous set design, which together create an engaging and aesthetically immersive experience for the viewer.

It was my first "historical" drama and, in my opinion, one of the most valuable Korean artistic productions, one of the best, if not the best, Asian TV series I've ever seen (it competes with LOST YOU FOREVER). An emotional rollercoaster, with solid performances, the protagonist's portrayal by the legendary "LEE JOON GI" is unparalleled, offering a charismatic and intense performance; the role was tailor-made for him, no one else could have done better. It is one of those rare cases where the character comes to life and exists as an autonomous identity, regardless of the actor, so well did the characterization align with the recognizable and unmistakable aesthetic of the performer.

The other characters are well-developed and portrayed by an exceptional cast. Hae Soo manages to convey the vulnerability and determination of her character. Other cast members, including Hong Jong Hyun, Kang Ha Neul, and Baekhyun, contribute to creating an engaging group dynamic.

The drama begins in a carefree and lighthearted manner, so much so that for the first few episodes, it feels like watching a Rom-Com that presents the story and its characters with the time travel trope. Various princes will play roles in this story, especially the fourth prince, ML, who makes a theatrical and noisy, almost tragic entrance, which is the direction's way of showcasing his impulsive, fiery, and furious traits. From the fourth episode onwards, the drama gradually becomes more serious, reaching its climax around the 15th-16th episodes. The love stories develop in a nuanced manner, allowing viewers to appreciate and understand every choice of the protagonist. The chemistry between the fourth prince and the protagonist is the best. In this regard, I’ve read about "fiery chemistry," but I primarily sensed that from the Male Lead; the Female Lead, although she was very competent in portraying her character, felt two steps below the confident and bold interpretation of the ML. Nevertheless, a powerful, visceral, and physical love story is illustrated, surpassing the platonic nature of the chaste Chinese version, which is much more political and less intimate. Their romance will be slow-burning, with “tsundere” nuances from him, but once he gives her his heart, he will be her confidant, her friend, her defender, with a courage and initiative that almost no one in his position would have (for example, the Chinese twin does not have this). This total, unconditional, wonderful, disarming love is represented with visually impactful scenes. The most famous and unforgettable is undoubtedly the moment when he shields her with his cloak in the rain.

The plot revolves around the conflict between the various princes, particularly Prince Wang So, known for his complex character and his painful, traumatic past. Go Ha Jin, played by Hae Soo, falls in love with him, but their love story is thwarted by political intrigues, rivalries among the princes, and the tragic fate awaiting many characters. The drama explores themes such as love, sacrifice, and power, offering an intense representation of human emotions. Overall, the story has a tight pace; it never drags or slows down, and nothing happens by chance: everything is meticulously planned, frame by frame, sequence by sequence. The character developments are all plausible, and their characterization is very good, with a consistent growth path.

Performance: The performances are very good from every character; perhaps the only one who showed some immaturity is Nam Joo-Hyuk, whose casting was not fitting due to the age of the actor in 2015 (when it was filmed). Considering that the 13th Prince was described in the story as a worldly man with savoir faire and immense self-confidence, Nam Joo-Hyuk was too physically immature to represent him credibly in 2016; today, in 2025, he would definitely do better, as he has grown tremendously in his acting abilities, bringing depth to the characters he portrays. Another actor who seemed much less effective compared to the cast is the Emperor.

Screenplay: The screenplay of "Moon Lovers" is written by Kim Kyu-tae and presents a dense narrative full of twists. The story explores themes such as love, trauma, the struggle for power as an attempt at maternal recognition or protection from others' abuses, sacrifice, and fate. The characterization of the characters is profound, each facing cognitive dissidence, moral dilemmas, and inner conflicts. The series stands out for the emotional intensity of its scenes and the dialogues that often reflect the tensions between personal desires and family duties. The dialogues are good, especially those that pertain to the romantic aspect between the protagonist and the female lead. His final speech in the last episode is unforgettable, showcasing his ability to emphasize certain points by changing the tone when enunciating some words rather than others. Another unforgettable line is, "Every time I come to you, all my problems seem to lighten. So how can I live without seeing you? If you don’t want to come to me, don’t give me hope. For me… it’s torture." “If it’s you, I can rely on you… Now I am yours.”

Set Design: The set design of "Moon Lovers" is one of the most meticulously crafted aspects of the production. The series was filmed in various locations, including historical sets and reconstructions of palaces, recreating the atmosphere of the Goryeo dynasty. The costumes are elaborate and highly detailed, accurately reflecting the different social classes and personalities of the characters. The choice of colors and materials contributes to creating a visually captivating and historically credible atmosphere. The locations include Ondal Tourist Park for the reconstruction of the palace where the Goryeo princes lived; Pocheon Art Valley, where the protagonist falls into the water and is transported to a past era; Baekje Cultural Land in Buyeo, the site of the Baekje Palace from the Three Kingdoms period; Ondal Grotto Cave, the limestone quarry where the Protagonist meets the eighth Prince and connects to the princes' baths. Other locations are Sabigung Palace, Neungsa Temple, Living Culture Village (showcasing various houses from different social classes during that era), and Wiryeseong Fortress, the first Korean government building and an ancient tomb palace.

Music: It is unanimously recognized, even by detractors, that the music has been pleasant and fitting; personally, they are not my favorite songs, but they contribute to characterizing the work, enriching it with emotional undertones. Especially "Say Yes" by Loco and Punch (the OST is available on Spotify by searching the title of the work) and "Forgetting You" by Davichi. Personally, I found the use of modern music (rap genre in some songs) in a historically themed drama somewhat mismatched, but in certain films, especially those by director Coppola, such solutions turn out to be interesting, albeit experimental.

Story: The portrayed characters are strongly humanized, with many liberties taken concerning the original novel, but this has not diminished its impact; rather, in my opinion, it has surpassed the limits in terms of emotional intensity and psychological resonance that in the original version must be decoded from actions. Moon Lovers is a punch to the gut, explaining each scene with emotional and tragic nuances that the Chinese version fails to achieve. Despite the free interpretations and a slightly different ending, the paths remain the same, especially regarding the two protagonists but with interesting twists: thanks to the pure, sincere, and selfless love of the protagonist, who redeems him from maternal emotional deprivations, the Protagonist will not become a bloodthirsty emperor but a far-sighted and benevolent ruler, just and correct toward the people. The protagonist, on the other hand, will faithfully follow the dramatic trajectory, with differing steps, of the Chinese twin: a lively, cheerful, dreamy, enthusiastic girl who, blow by blow, will evolve into a composed, reflective, constrained, melancholic woman until she fades completely, like a candle with a faint flame. It is also humanizing to portray how true love is not necessarily the first and how, throughout life, we encounter many people who, at one moment or another, manage to strike and attract us more than others.

Ending: This is a work so well-executed and lived, coherent in logic and actions, that a different ending would not have been as fitting as a happy ending, and you don’t even mind that it ends tragically because his despair, the bond with her, the memory of her that he cannot forget, and the expressive power of a letter that describes, declares, and unites make the final epilogue understandable and perfectly acceptable. Even in this aspect, which is often the Achilles' heel of dramas, the artistic validity of this work is demonstrated, which I recommend, acknowledging that it is not for everyone.

“Moon Lovers: Scarlet Heart Ryeo” is a work that effectively combines history, romance, and drama. Despite some criticisms regarding the conclusion of the story, the drama has left a lasting impression on the hearts of fans. If you are passionate about overwhelming love stories and historical dramas, this title is definitely worth watching.

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
Fangs of Fortune
9 people found this review helpful
Jan 7, 2025
34 of 34 episodes seen
Completed 6
Overall 7.5
Story 7.0
Acting/Cast 7.0
Music 7.0
Rewatch Value 6.5

Una NOTA non basta a creare una sinfonia, analisi critica oltre gli ormoni,

Effetti speciali: 8,7/10
Storia: 7/10
Personaggi: 8/10
Sceneggiatura: 7,3/10
FINALE: 4,5/ 10
Ho iniziato con trepida attesa ed entusiasmo dopo aver aspettato con pazienza che il lavoro venisse caricato per intero e tradotto per dedicarmi al binge watching, aspettative alimentate dalle recensioni entusiaste di tante donne che hanno dato valutazioni altissime e social infestati da reel con combattimenti meravigliosi.
Ad oggi posso dire che molto di questo entusiasmo è di natura ormonale, il cast maschile è infatti pieno di bellezze rare, anche potenziato con trucco costumi; alcune scene sono di grande impatto visivo ma a parte Neo Hou nessuno è spiccato per doti interpretative eccellenti, sicuramente gli altri per carisma e bellezza.
Gli influssi goth alla Tim Burton , fantasy di Animali fantastici e un po' di pirateria dei Pirati dei caraibi sono palesi in questa serie fantasy crime .
La scelta di far recitare tutti scandendo lentamente le parole e con molte pause, modificando il timbro delle voce ai due personaggi principali (il grande demone gorilla in modo lento, sospirato, affettato e il demone albero Liu Lin con voce bassa e rauca) non è servito a molto se non a rendere caricaturali i personaggi e rallentare ancora di più una storia che per via dei tempi di ripresa (primi piani di 15-20 sec.) mi è risultata a volte difficoltosa da seguire.
Essere belli non BASTA!
Sarò schematica elencando il positivo e il negativo del lavoro, personalmente, in modo da orientare lo spettatore nella scelta consapevole di seguire o meno questo lavoro accostandosi con aspettative realistiche perché non è UN COLOSSAL e NON è un CAPOLAVORO!

POSITIVO:
- Buon lavoro sulle immagini e molto buoni gli effetti speciali, i costumi e l'estetica generale sono molto curati per quasi tutti i personaggi, altri risultano grotteschi... (vedi il ragazzino giovane talento della medicina e il nipote del Dio della montagna, aspirante cuoco).
- Simpatica l'idea di unire dei compagni di viaggio improbabili in un'unità investigativa di ricerca dei demoni e sperimentare come nascano dei rapporti e dove ognuno aiuti l'altro a superare un trauma irrisolto del passato formando alleanze che uniscono al di là delle differenze di genere (umano, demone, divinità).
-Colpi di scena: generalmente riesco a comprendere subito i cattivi della serie, qui hanno investito su un personaggio molto poco presente sulla scena e quando verso la fine della serie scopri la sua implicazione non lo diresti mai, così come non si direbbe mai che ci sia una "talpa" infiltrata nel gruppo di ricerca ed è quella più improbabile.
- Protagonisti maschili: Neo ha colto nel segno nelle scene emozionanti e il suo tempismo comico è stato fantastico. Si è rivelato molto poliedrico e camaleontico nel riuscire a dar vita ad un demone indolente, pigro, sornione che non si prende troppo sul serio e che non ama essere vittima di compassione, sopportando con fiera dignità la sua condizione di "disprezzato" e incompreso.
- Alchimia del cast: l'alchimia tra gli attori è stata molto buona, non tanto tra le coppia female and male lead (non vi aspettate storie d'amore che non ci saranno), piuttosto mi riferisco al rapporto tra il ragazzino e il signor Zhou Ychen (che vede come un fratello più grande) , tra il medico e il giovane dio della montagna, soprattutto tra Zhou e il Grande Demone (il loro rapporto viene caratterizzato da un'ambivalenza tale che a volte ho avuto il sospetto che la storia potesse sfociare in un bromance da un momento all'altro).
- Titoli di coda: molto apprezzabile l'idea di fare dei balletti con tutto il cast come sigla finale.
-Musiche: alcune volte necessarie , connotavano oniricamente la narrazione unendo una grafica sfumata ad una musica sognante.
-Valori e dialoghi, in questo lavoro viene portato avanti un messaggio fondamentale che alla fine è sempre lo stesso: l'accettazione del diverso, la paura dell'alterità, l'abbandono del pregiudizio, la necessità di comunicare onestamente , una abilità che hanno scelto paradossalmente di donare in abbondanza al giovanissimo medico tredicenne e di privarne i due demoni millenari come a voler trasmettere il messaggio che la giovinezza si caratterizza per quella genuinità sincera e onesta che si perde via via con l'età.
Bello anche il rapporto recuperato tra la signora Pei e il fratello e il valore del perdono come processo di umanizzazione.

NEGATIVO:
- Vibes barocche e ridondanti : in alcuni momenti il fantasy diventa troppo rumoroso, con il volume delle musiche che copre i suoni di fondo ( la musica della battaglia per me è stata poco azzeccata).
Negli occhi cangianti ho visto molto twilight , specialmente in quelli "dorati". Un po' infantile e ridicola l'idea di purificare l'energia maligna suonando il flauto, avrebbero dovuto correggere e caricare questo rituale di purificazione con qualche altro effetto speciale dal momento che non si sono risparmiati in questo ambito.
Mi è sembrato che il regista fosse iper-concentrato sul montaggio di un video musicale da essersi dimenticato che avrebbe dovuto realizzare un dramma. OST non-stop, la musica suona costantemente in sottofondo, troppo spesso, troppo a lungo.

- Narrazione disordinata: continui flashback dopo flashback, sequenza onirica dopo sequenza onirica che invece di aggiungere spessore, rallentavano la narrazione che perde di fluidità e connessione.
Le conversazioni spesso poco credibili, poiché passano bruscamente da toni seri a improvvisi picchi di umorismo togliendo intensità a quanto veniva mostrato, diventando una parodia grottesca e caricaturale.

- Ennesimo drama PRO HOMO che oscura e banalizza il ruolo della donna attraverso la scelta di caratterizzare con delle abilità o poteri solo i personaggi maschili, un'attrice femminile è esperta di arti marziali ma è ben poca cosa rispetto alle abilità e ai poteri immensi dei protagonisti maschili. La protagonista femminile CHE AVREBBE DOVUTO ESSERE UNA DEA era inutile, si contraddistingue solo per intuito, saggezza e conoscenza in tema demoniaco, poi davvero inutile, sin dal primo episodio. E come sempre in balìa dell'uomo di turno che deve salvarla, connotandola come debole e bisognosa di attenzioni.
La recitazione del personaggio di Wen Xiao è stata inoltre molto sottotono, in una scena di disperazione, nell'ep. 16 rimane prostrata a terra con lo sguardo basso mentre tutta la scena si svolge in cielo, non guarda nemmeno, sembra sconfitta e afflitta mentre si gode come gli uomini risolvono la tragedia (in teoria lei era la dea che doveva salvare il mondo dall'orda dei demoni).
Fino alla fine non sarà mai davvero determinante e mi viene il sospetto che sia stata inserita per evitare una qualche censura da parte del sistema cinese perché senza una figura femminile il rapporto tra i due protagonisti sarebbe risultato troppo ambivalente con sfumature bromance , NON me lo spiego altrimenti perchè è l'unico drama in cui il female lead non è determinante, persino un ragazzino di 13 anni ha più impatto sulla serie, e fino alla fine viene costantemente aiutata dagli uomini, l'unica cosa che le vedo fare è piangere. Unico spazio in cui emerge la sua personalità è nei confronti con la signora Pei e in quello con Li -Lun che pur diventando poi scontro violento ha delle sfumature molto sensuali e quasi sessuali.
Le scene d'azione della seconda protagonista femminile sono state però ottime e mi è piaciuta la trama secondaria con suo fratello, ma nel complesso il personaggio è piatto con un'evoluzione non troppo marcata.

-FINALE: Cupo, fiacco, tragico da Olocausto e troppo uguale in termini sacrificali a tanti altri visti (a journey to love, lost you forever per quanto riguarda il demone a 9 teste, love and redemption e l'astro di Mosha e re bailing, la fata e il diavolo ... solo tutto più triste).
Il finale è triste e dal 22° episodio la serie non si è più ripresa in termini di tragedia costante e che il finale RIPETO è uno dei più tristi visti in quanto questo gruppo coeso e affiatato finirà per perdersi e molti sacrificati. Se avete amato un finale alla journey of love fate pure , a me ha lasciato molto triste e molta amarezza.
Qualcuna ha scritto "finale che soddisfa chi ama i tristi che allegri". Mi chiedo cosa abbia seguito e cosa abbia capito. Una flebile speranza e un finale aperto negli ultimi 5 secondi cronometrati di serie non basta a fare un finale degno.
Questa serie nonostante abbia dell'umorismo nei primi episodi e un po' meno nella parte centrale e pochissima sul finale è una delle serie più tristi e drammatiche che io abbia finora seguito, mi ha lasciato un senso di amarezza e vuoto non comune.

IN GENERALE:
Questo drama aveva tutte le potenzialità per riuscire a sfondare: è un fantasy originale con grande impatto scenico, attori bellissimi ma l'esecuzione non ha funzionato.
Anche la storia non è una GRANDE NOVITA' ma l'ennesimo tentativo di dipingere il mondo dei demoni come creature malvagie per reazione che sperimentano grande sofferenza e ostracismo (quanti xianxia/wuxia avete visto che parlano di questo? TANTISSIMI).
Ci volevano più colpi di scena e una storia geniale (tipo quella di love and redemption) per riproporre in modo nuovo un messaggio vecchio e abusato come questo mentre hanno usato lo stesso "colpo di scena" per tutta la serie investendo tutti i personaggi ( quando vedrete capirete, non c'è variazione, solo i personaggi divengono di volta in volta "oggetto" di questo colpo di scena). E' una serie che investe su piccole storie che riguardano demoni e personaggi principali, con lo stesso meccanismo, per portarne avanti una centrale.
Il romanticismo è a metà, è presente attraverso il solito struggimento e occhi commossi ma non viene né sviluppato né vissuto, sia fisicamente sia come nascita di una relazione. Questa non è necessariamente una caratteristica negativa però, a questo punto, sarebbe stato meglio toglierlo completamente questo sviluppo a metà: o inserisci e sviluppi per bene (avrebbe aggiunto molto) o non metti solo sospiri e capogiri destinati ad una coppia che non si formerà mai!!!!
Capisco che la serie sia tutta dedicata al valore dell'amicizia e delle connessioni come scopo fondante e vitale dell'esistenza ma la serie è troppo tragica e in definitiva poco romantica.

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
Seoul Busters
5 people found this review helpful
Jun 24, 2026
20 of 20 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 7.5
Acting/Cast 7.5
Music 6.0
Rewatch Value 5.5

Comedy crime gradevole: VOTO ASSURDO!

Seoul Busters è probabilmente una delle opere più "fake" che abbia mai incontrato su MyDramaList. Non perché sia una brutta serie ma perché il suo voto medio di 8,6 crea aspettative completamente sproporzionate rispetto a ciò che offre realmente. Se qualcuno mi chiedesse quale sia il drama più inutilmente sopravvalutato della piattaforma, non avrei dubbi.
Un voto del genere fa pensare a una serie eccezionale, a una sceneggiatura brillante, a personaggi memorabili o a una regia particolarmente ispirata. Invece ci si trova davanti a una commedia poliziesca leggera, simpatica, spesso assurda, talvolta divertente e capace persino di costruire alcuni casi interessanti, ma che difficilmente possiede le qualità necessarie per giustificare un entusiasmo così unanime.

🤥 Ma quando la smetteremo di dare 10 solo perché un’opera ci è piaciuta? Lo scopo di questo sito è aiutare altri utenti, anche con gusti diversi dai nostri, a capire se una serie o un film vale davvero il loro tempo. Per questo servono valutazioni più obiettive, non solo entusiasmi personali.

Non bisogna chiedersi soltanto se la musica ci è piaciuta, ma se ha creato atmosfera e se era coerente con ciò che la serie voleva trasmettere. Non basta dire che la regia è bella: va capito se è classica o sperimentale, se aggiunge qualcosa, se comunica informazioni o sottotesti. Lo stesso vale per la scrittura: è davvero brillante? L’umorismo coinvolge davvero? E soprattutto: lo riguarderemmo è in parte soggettivo. Si può amare un’opera senza avere voglia di rivederla. Però se vogliamo essere utili agli altri, oltre alle opinioni personali dovremmo cercare di dare un giudizio più equilibrato, più ragionato e più onesto. Altrimenti non stiamo consigliando: stiamo soltanto sfogandoci e parlando dei nostri gusti. NON E' QUESTO LO SPAZIO, FATEVI UN BLOG!!!

English:
When will we stop giving a 10 just because we liked something? The purpose of this site is to help other users, even those with different tastes, understand whether a show or movie is actually worth their time. That means ratings should be more balanced and thoughtful, not based only on personal excitement.
You should not ask only whether you liked the music, but whether it created atmosphere and supported what the story was trying to convey. You should not simply say the direction was good; you should consider whether it was classic or experimental, whether it added meaning, whether it carried information or subtext. The same goes for the writing: is it really brilliant? Is the humor genuinely engaging? And would you rewatch it?
IT is still partly subjective. You can love a work without wanting to rewatch it. But if we want to be helpful to others, we should combine our personal opinion with a more balanced, reasonable, and honest evaluation. Otherwise we are not really recommending anything, just cheering for our own taste.

📕 TORNANDO A NOI: Il genere è quello della crime-comedy. Una squadra di poliziotti considerata la peggiore dell'intero dipartimento viene affidata a un nuovo comandante dalle capacità straordinarie e dai metodi decisamente fuori dagli schemi. Da quel momento la serie costruisce il proprio equilibrio alternando indagini, dinamiche di gruppo e situazioni grottesche, spesso al limite col cartone animato.

Ed è proprio qui che si trova il pregio dell'opera. Seoul Busters non pretende mai di essere realistica. Non vuole essere un thriller investigativo rigoroso né una serie poliziesca credibile. La sua natura è quella di una commedia assurda che utilizza il contesto investigativo come pretesto per mettere in scena una squadra di personaggi improbabili, eccentrici e quasi sempre goffi. I membri della squadra rappresentano il vero cuore della serie. Ognuno possiede un talento particolare, una competenza specifica o una caratteristica distintiva che dovrebbe renderlo eccezionale. Tuttavia nessuno di loro viene rappresentato come un eroe impeccabile. Al contrario, quasi tutti sono caratterizzati da una forma di goffaggine, insicurezza o inadeguatezza che li rende più umani e accessibili.

Questo è probabilmente l'aspetto che funziona meglio. Nel corso degli episodi si sviluppa una dinamica corale piacevole da seguire. I personaggi imparano a fidarsi gli uni degli altri, costruiscono legami e trasmettono un senso di appartenenza che finisce per coinvolgere anche lo spettatore.

Le interpretazioni sono generalmente buone. Il cast riesce a sostenere con convinzione un materiale che sulla carta avrebbe potuto facilmente scivolare nel ridicolo. Gli attori comprendono perfettamente il tono della serie e riescono a mantenere un equilibrio tra comicità e sincerità emotiva. Nessuno offre una performance memorabile ma tutti svolgono il proprio lavoro con professionalità e contribuiscono a rendere il gruppo affiatato e umanamente tenero. Una menzione speciale va all'attore che interpreta Jung Jung-hwan. Lo avevo già apprezzato in A Shop for Killers, ma anche qui conferma un talento non comune. Non si limita a interpretare un personaggio diverso: sembra trasformarsi completamente. Cambiano l'espressione del viso, la postura, il modo di muoversi, il ritmo delle battute, la prosodia e persino il tono della voce. È uno di quegli attori che non danno mai l'impressione di interpretare se stessi in contesti diversi, ma costruiscono davvero una persona nuova ogni volta. In una serie che punta molto sul lavoro di squadra, la sua prova è una delle più convincenti, e sarebbe bello se i drama asiatici dessero più spazio ai bravi piuttosto che ai belli.

Anche alcuni casi investigativi meritano una menzione positiva. Non tutti sono particolarmente complessi, ma alcuni riescono a stimolare la curiosità dello spettatore e a mantenere viva l'attenzione. Quando la serie si concentra maggiormente sull'indagine e meno sulla comicità forzata, mostra persino lampi di una qualità superiore rispetto alla media generale.
interessante la struttura da 20 episodi più brevi, 46 minuti circa. E' meno stancante e si segue meglio, personalmente parlando.

Purtroppo i limiti emergono con chiarezza:

La regia è funzionale ma raramente brillante. Non si ricordano sequenze particolarmente creative o soluzioni visive degne di nota. Tutto procede in modo corretto, senza errori evidenti ma anche senza momenti capaci di lasciare il segno.

Lo stesso discorso vale per la colonna sonora. Accompagna le immagini senza mai risultare fastidiosa, ma è difficile ricordare un singolo brano una volta terminata la visione. In una produzione che punta molto sull'atmosfera e sul coinvolgimento emotivo del gruppo, una componente musicale più incisiva avrebbe probabilmente contribuito ad elevarne il livello complessivo.

Il problema principale resta però la scrittura dell'umorismo.

Molte gag funzionano perché nascono dall'assurdità delle situazioni e dalla chimica tra i personaggi. Altre, invece, sembrano eccessivamente costruite e slapstick. Più volte si ha la sensazione che la serie si accontenti di essere strampalata senza cercare davvero di essere brillante.

Far ridere e risultare eccentrici non sono la stessa cosa. Seoul Busters sceglie spesso la seconda strada. Lo spettatore sorride, talvolta ride ma raramente si trova di fronte a battute particolarmente intelligenti o a una comicità destinata a essere ricordata.

Anche la sceneggiatura nel suo complesso soffre di una certa superficialità. Alcuni personaggi sembrano introdurre sviluppi che non vengono realmente approfonditi. Alcune situazioni sembrano promettere svolte più interessanti di quelle che poi effettivamente arrivano. La serie preferisce restare nella propria zona di comfort, senza correre rischi e senza tentare davvero di superare i limiti del genere.

Questo aspetto emerge anche nella gestione delle relazioni personali. Diverse dinamiche sembrano suggerire possibili sviluppi emotivi o sentimentali che poi vengono lasciati sullo sfondo o abbandonati del tutto. È una scelta legittima, ma contribuisce alla sensazione generale di trovarsi davanti a un'opera che evita sistematicamente qualsiasi approfondimento.

Dove Seoul Busters riesce invece a colpire nel segno è nel messaggio umano che attraversa tutta la narrazione.

Sotto gli equivoci, le gag e le situazioni improbabili si nasconde infatti un'idea molto semplice ma efficace: le persone possono sbagliare, essere goffe, inadeguate, imperfette, eppure meritano comunque fiducia e rispetto. La serie parla continuamente di seconde possibilità, di collaborazione, di solidarietà e della capacità di trovare il proprio posto all'interno di una comunità.

Questo elemento dona una sincerità inattesa a un prodotto che altrimenti rischierebbe di apparire soltanto una lunga successione di sketch.

Alla fine della visione rimane quindi una sensazione particolare. Non si ha l'impressione di aver assistito a un brutto drama. Al contrario, Seoul Busters è una serie gradevole, scorrevole e spesso simpatica. Si guarda con facilità, intrattiene e riesce persino a strappare qualche risata genuina.

Non c'è una scrittura eccezionale. Non c'è una regia memorabile. Non c'è una colonna sonora destinata a restare nella memoria. Non c'è una comicità particolarmente raffinata. Non ci sono personaggi che rivoluzionano il genere.

C'è semplicemente una buona serie, realizzata con competenza, interpretata bene e sostenuta da un cast affiatato. Una serie da sufficienza piena, forse da sette per chi ama particolarmente il genere, ma certamente non il capolavoro che la valutazione media lascia immaginare.

Seoul Busters si lascia guardare con piacere, offre qualche caso interessante, trasmette un bel messaggio di umanità e regala alcune ore di intrattenimento leggero. Finita la visione, però, difficilmente rimane qualcosa.
È una compagnia gradevole per qualche sera. Niente di più. E soprattutto, niente di indimenticabile.

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
True Beauty
5 people found this review helpful
Jun 17, 2026
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 8.0
Story 8.5
Acting/Cast 7.5
Music 8.0
Rewatch Value 8.0

La vera bellezza- Quando il drama supera il webtoon

Drama molto riuscito, piacevole, emotivamente coinvolgente, ma non perfetto: è una serie che funziona tanto quando abbraccia i codici del romance adolescenziale, tanto quando prova a dire qualcosa sull’insicurezza, sull’immagine di sé e sulla pressione sociale. Allo stesso tempo, però, non sempre riesce a tenere la barra dritta fino in fondo. Ha momenti davvero riusciti, scene che restano, una confezione visiva curata e una chimica che aiuta moltissimo ma si porta dietro anche qualche ingenuità narrativa, alcuni passaggi ripetitivi e un finale che lascia un’impressione un po’ meno solida rispetto al resto.

True Beauty sa esattamente che tipo di prodotto vuole essere. Non cerca di sembrare più “alto” o più sofisticato di ciò che è, e questo è già un punto a favore. È un drama romantico scolastico, leggero solo in apparenza, perché sotto la superficie da commedia sentimentale mette in scena un tema che tocca tantissime persone: il rapporto con il proprio viso, con il proprio corpo, con l’idea di essere guardati, giudicati, confrontati. La protagonista vive il proprio aspetto come una zona di vulnerabilità costante, e il trucco diventa una sorta di armatura, un filtro tra lei e il mondo. La serie parte da qui e, quando resta fedele a questa base emotiva, riesce a toccare corde sincere. Il bello di True Beauty è che non fa solo “la storia carina tra tre ragazzi in un liceo”, ma usa la storia carina per parlare di insicurezza, desiderio di essere accettati, vergogna e bisogno di sentirsi finalmente visti senza dover recitare.

Uno dei suoi punti forti più evidenti è proprio la capacità di essere emotivamente accessibile. Non è un drama che pretende di essere profondo a tutti i costi, però sa colpire. Sa costruire piccoli momenti che funzionano: uno sguardo trattenuto, una scena di imbarazzo, un gesto di protezione, una battuta buttata lì che alleggerisce la tensione senza distruggere la tenerezza del momento. È una serie che vive molto di dettagli e di micro-emozioni, e qui fa centro. Il risultato è che lo spettatore si affeziona facilmente ai personaggi e alle loro fragilità. Non serve che tutto sia complesso o stratificato in modo enorme: spesso basta il modo in cui la scena è costruita per far passare la sensazione giusta.

Un altro grande punto di forza è la chimica tra i protagonisti. In un romance scolastico, la chimica non è un dettaglio: è il motore. in True Beauty invece la dinamica centrale ha abbastanza energia da reggere gran parte del racconto. Ci sono tensione, dolcezza, imbarazzo, attrazione e anche quella piccola goffaggine che rende credibile l’età dei personaggi. Non è una chimica esplosiva nel senso più melodrammatico del termine, ma è una chimica ben calibrata, che lavora bene soprattutto nei momenti più quieti, e per chimica io intendo anche il triangolo, uno dei più riusciti dei drama moderni e il rapporto tra Lee Su Hoo e Kang Soo Jun, la loro amicizia che affronta alti e bassi e i tipici estremismi adolescenziali.

La regia e la fotografia sono interessanti: il lavoro è esteticamente gradevole in modo quasi costante, colori curati sul pastello che danno quell'aura di incanto e dolcezza, innocenza dei primi amori, l'approdo all'età adulta, quell'aria di mezzo e diventano più scuri e definiti negli ultimi episodi che trattano già qualche anno dopo e i nostri personaggi dopo i venti anni. La luce è morbida, gli ambienti con carte da parati floreali e piante sulla scuola danno un tocco british/romance, inquadrature che valorizzano i volti e i piccoli gesti, ritmo visivo molto adatto a un romance giovane e brillante. Non c’è nulla di casuale nella sua estetica. Tutto sembra costruito per sostenere un’atmosfera romantica, delicata, a tratti quasi da fumetto sentimentale. E questo si sente. La serie ha una sua identità visiva abbastanza forte, soprattutto nella capacità di rendere gli spazi scolastici e quotidiani meno banali di quanto potrebbero essere. Anche quando la trama non fa miracoli, la confezione tiene alto il livello di coinvolgimento.

La colonna sonora merita un discorso simile. Non è solo un accompagnamento ma una parte della macchina emotiva del drama. Le musiche sostengono bene i momenti di tenerezza, i passaggi più malinconici e quelli più leggeri. In una serie così dipendente dal tono, una OST sbagliata avrebbe potuto rovinare tutto. Invece qui la musica sa entrare senza schiacciare, senza diventare invadente, e aiuta a creare quella sensazione da “drama che ti coccola”, ma senza svuotarlo del tutto. È una colonna sonora che accompagna bene la memoria emotiva dello spettatore: certe scene restano anche perché il modo in cui sono sonorizzate le rende più vive e più riconoscibili.

Sul piano dei personaggi, uno dei meriti della serie è aver costruito figure facilmente distinguibili, ognuna con una funzione narrativa e affettiva precisa. La protagonista non è solo “la ragazza carina che si trucca”: è una ragazza ferita, insicura, ironica quando riesce, vulnerabile quando la maschera cade. Funziona perché non viene trattata come un puro oggetto di desiderio, anche se ovviamente il drama gioca molto con la sua immagine. Il personaggio maschile più introverso porta con sé una delicatezza che cresce a poco a poco, e questo lo rende molto amabile. L’altro polo del triangolo amoroso, invece, aggiunge una nota di energia, protezione e immediatezza che serve a non lasciare il racconto troppo monocorde. Non tutti i personaggi secondari hanno lo stesso livello di sviluppo, e qui si vede un limite del testo, ma il nucleo centrale regge abbastanza bene da far funzionare la storia.

Detto questo, True Beauty ha anche debolezze abbastanza riconoscibili, e credo sia giusto dirle chiaramente perché è proprio lì che si misura l’obiettività. La prima è la sua dipendenza dai cliché. Non è un difetto devastante, perché il drama scolastico vive anche di cliché e li usa quasi come linguaggio madre. Però qui spesso il racconto segue percorsi molto prevedibili. Le dinamiche sentimentali, i malintesi, le gelosie, gli equilibri tra i due pretendenti, la costruzione delle scene di imbarazzo o salvataggio: tutto questo raramente sorprende davvero. La serie sa essere efficace, ma non sempre originale. Si muove in un territorio noto e riesce a farlo con grazia. Però la sensazione di déjà vu, in alcuni momenti, resta. Infatti lo consiglio a chi si affaccia a questo mondo, per me è stato il mio quinto drama visto e ha funzionato, dopo 3 anni ne faccio un rewatch e vedo i difetti.
Altro cavallo di battaglia è il ritmo: si dilunga molto all'inizio e alla fine e gli episodi durano quanto un film però raramente annoia davvero , anzi... .Episodio 1 e 10-12 sono stati quelli dove forse ho tirato qualche sbadiglio ma normalmente fila liscio come l'olio.

Il tema centrale, pur essendo valido, non è sviluppato fino in fondo con la stessa forza per tutta la durata della serie. Questa è forse una delle critiche più importanti. True Beauty parla di accettazione di sé, ma il suo modo di farlo resta spesso impigliato nella logica del romance e dell’estetizzazione. La protagonista cresce, certo, però il rapporto con il trucco, con l’apparenza e con la sicurezza personale non viene sempre affrontato in modo radicale. A volte sembra che il drama voglia dire: “vai bene così”, ma poi continui comunque a premiarti soprattutto quando rientri in un certo standard visivo molto preciso. È un cortocircuito comune in tante serie del genere, e qui si sente. La storia tocca il tema dell’autostima, ma non lo decostruisce davvero fino in fondo. Rimane molto buona nell’emozione, un po’ meno incisiva nella riflessione.
TUTTAVIA IL PUNTO FORTE É:
il percorso della protagonista, che non si limita a trovare l'amore, ma impara progressivamente a liberarsi dal peso del giudizio degli altri. Il confronto con i bulli rappresenta uno dei momenti emotivamente più riusciti, perché il suo riscatto nasce dalla ritrovata consapevolezza di sé, non da una semplice trasformazione estetica.
Anche il messaggio finale risulta più maturo di quanto possa sembrare. Jugyeong non rinuncia completamente al trucco: continua a usarlo, ma in modo naturale, quasi impercettibile. È una scelta significativa, perché il make-up non è più una maschera dietro cui nascondersi, bensì uno strumento di espressione personale. Il drama suggerisce così che accettarsi non significa rinunciare a ciò che ci piace, ma smettere di dipendere da esso per sentirsi degni di essere amati.

Anche alcuni personaggi secondari avrebbero meritato più spazio o una scrittura più nitida (sorella e fratello, compagni di scuola). In un drama corale, anche i comprimari dovrebbero lasciare un segno più deciso, invece qui qualcuno rimane più funzionale che memorabile. Ci sono figure che servono a sostenere la protagonista, a creare momenti di leggerezza o a far avanzare il triangolo amoroso, ma non sempre vengono trattate come persone a sè. È una scelta comprensibile, perché il focus è chiaramente sulla protagonista e sulla dinamica sentimentale, però un po’ di profondità in più avrebbe reso l’insieme più ricco e meno dipendente dai rapporti centrali.

Il finale, infine, è uno dei punti più deboli rispetto al resto. Non perché sia disastroso, ma perché arriva con una sensazione di minor compattezza. In una serie che per molte puntate ha lavorato bene sull’intensità sentimentale e sulla costruzione dell’affetto, il finale ha il compito di chiudere con una certa forza emotiva e con una sensazione di direzione. Qui invece resta un’impressione un po’ più prudente, un po’ meno memorabile di quanto il percorso avrebbe meritato. Non rovina il viaggio ma non lo consacra nemmeno del tutto. E per una recensione obiettiva questo pesa, perché il finale è spesso ciò che resta come ultima impronta nella memoria dello spettatore.

Se però si tira la somma, True Beauty rimane un drama decisamente riuscito nel suo insieme. Non perché sia perfetto, ma perché sa esattamente dove vuole arrivare e, nella maggior parte dei casi, ci arriva. Ha una buona sceneggiatura, un impianto visivo curato, una colonna sonora efficace, un ritmo generalmente piacevole e soprattutto un cuore emotivo che funziona. I suoi difetti sono reali, ma non cancellano il fatto che si tratti di una serie capace di intrattenere con intelligenza, di far sorridere, di far soffrire il giusto e di lasciare affezionati ai personaggi. È il classico caso di drama che non ti sconvolge con la sua originalità, ma ti conquista per il modo in cui sa usare bene gli strumenti del genere.

In conclusione, è un titolo molto solido nel panorama del romance teen coreano. Non rivoluziona il genere, non ambisce davvero a farlo, ma lo maneggia con sicurezza, sensibilità e una confezione molto gradevole. Il suo valore sta nel riuscire a essere accessibile senza diventare banale del tutto, emotivo senza scadere troppo nel sentimentalismo, leggero senza essere vuoto. Resta un drama che funziona soprattutto quando si lascia guidare dal sentimento, dalle piccole fragilità e dalla chimica tra i personaggi, è una serie tv che utilizza una struttura narrativa tradizionale per raccontare un tema contemporaneo con una sensibilità superiore alla media del genere.
Quando invece prova a sostenere il suo messaggio con troppa prevedibilità o con passaggi narrativi troppo comodi, mostra i suoi limiti. Per questo un voto intorno all’8,2/10 ha senso (7,7 PER IL FINALE) : è un giudizio che riconosce quanto la serie sia riuscita ma anche quanto le manchi ancora per entrare nella categoria dei drama davvero indimenticabili.

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
Doctor Slump
5 people found this review helpful
Jun 5, 2026
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.5
Acting/Cast 7.0
Music 6.5
Rewatch Value 6.5

Serie con molti difetti: perché piace allora?

Ci sono serie che si ricordano per la scrittura brillante, altre per la regia, altre ancora per le interpretazioni. Doctor Slump non appartiene completamente a nessuna di queste categorie. Eppure, una volta terminata, mi ha lasciato una sensazione sorprendentemente piacevole e non mi ha mai annoiata. Non è stato un capolavoro, né un’opera tra le migliori degli ultimi anni, ma una compagnia gradita, con i personaggi che finiscono per trovare un posto nella memoria dello spettatore.

La sinossi è abusata: due ex studenti modello, un tempo rivali, si ritrovano nel momento peggiore della loro vita. Yeo Jeong-woo è un chirurgo plastico di successo la cui carriera viene improvvisamente distrutta da uno scandalo. Nam Ha-neul è un’anestesista brillante che, dopo anni passati a vivere esclusivamente per il lavoro e lo studio, sacrificando ogni aspetto della propria esistenza, precipita in una profonda depressione e in una condizione di burnout che le impedisce di proseguire la propria professione.

Sulla carta, il materiale era promettente, una sorta di "lato positivo" con altre patologie : due protagonisti adulti, entrambi sofferenti, entrambi costretti a ridefinire la propria identità dopo aver costruito tutta la propria esistenza attorno al successo riprendendo il tema caro ai coreani: la funzione sociale nella nostra società dà un'identità. Una buona occasione per raccontare la salute mentale, il fallimento, la pressione sociale e la ricerca di una nuova normalità.

Il problema è che la serie affronta depressione, ansia, burnout e traumi professionali, ma lo fa senza scendere in profondità e senza presentare i problemi con la dovuta delicatezza e correttezza medica (abuso di alcol nel corso delle terapie farmacologiche, farmaci presentati come panacea, poco peso dato alla terapia psicoterapica... ). È come se avesse paura di diventare troppo dolorosa, troppo scomoda, troppo realistica. Ogni volta che si avvicina a qualcosa di realmente destabilizzante, tende ad alleggerire il tono, a riportare il racconto verso territori più rassicuranti.
Non è necessariamente un difetto. Dipende da ciò che si cerca ma sulla correttezza delle procedure mediche e sugli escamotage poteva esserci più rispetto, realismo, verità. Lo dico da professionista che vede il proprio lavoro affossato da stereotipi e ignoranza, la serie non restituisce dignità o veridicità a quello che è il lavoro dei professionisti della salute mentale, e l'escamotage dell'eparina è quanto di più scemo possa essere proposto, perché le sacche non si trovano nei pressi della sala operatoria e non puoi stabilire quale userai ma vabbè. Inoltre l'autopsia la rinviene del corpo ed è assurda la pista che il medico volesse assassinare la paziente , con una sostanza rinvenibile tra l'altro. Nell'aula processo inoltre chiunque poteva accedere così, come fosse casa propria e portare le prove.
La scrittura non è brillante: ci sono due buchi di trama che mi hanno dato la sensazione di un'improvvisazione, sia sul colpevole dell'incidente sia sulla figura ambivalente del loro collega. Come se la scrittura fosse a due mani o realizzata in fieri, non predisposta a monte.

Non la consiglio a chi desidera un’analisi profonda della depressione, probabilmente resterà insoddisfatto. Chi invece cerca un drama capace di trasmettere conforto e speranza potrebbe trovarsi perfettamente a proprio agio.

Il cuore della serie, infatti, non è la salute mentale, è un healing romance drama ma con mezzi di fortuna e fortunate coincidenze, che investe più sul potere dell'amore, del rispecchiamento, del mutuo aiuto distraendosi dalla propria condizione, più che sulla cura in sé.

Nella relazione tra i due protagonisti Doctor Slump trova finalmente il proprio equilibrio. La storia d’amore funziona perché occupa spazio. Tanto spazio. Forse quello, tra i tanti visti, che ne hanno di più. Negli ultimi anni molti drama hanno finito per sacrificare la coppia in favore di sottotrame, antagonisti, conflitti familiari o misteri narrativi. Qui accade il contrario. La serie dedica una quantità enorme di tempo ai due protagonisti. Li osserva mentre parlano, mangiano insieme, passeggiano, si sostengono, litigano e si riavvicinano e la genitorialità è positiva, calda, supportiva, non becera e malevola come nel 90% dei lavori visti.
Non c’è la sensazione che la relazione debba superare continuamente ostacoli artificiali per mantenere viva l’attenzione dello spettatore.

Una delle qualità più apprezzabili della scrittura è proprio l’assenza di quei malintesi interminabili che spesso infestano il genere. Jeong-woo e Ha-neul comunicano. Non sempre bene, non sempre nel momento giusto, ma comunicano e lei non è la donnucola in balia dell'uomo di turno: sbaglia, cade, si rialza, comunica, cerca, parla, si apre, è estroversa, espansiva con lui, e questo è un elemento di novità apprezzabile.

Quando iniziano a provare qualcosa l’uno per l’altra, la serie non passa sei episodi a procrastinare che accada.
Quando emerge un problema, cercano di affrontarlo. Quando uno dei due soffre, l’altro è presente. Può sembrare poco ma nel panorama delle commedie romantiche coreane è quasi rivoluzionario.

Park Hyung-sik e Park Shin-hye svolgono un lavoro efficace nel rendere credibile questa dinamica. Non credo che le loro interpretazioni rappresentino il punto più alto delle rispettive carriere. Nessuno dei due offre una performance destinata a entrare nella storia, anzi, lei molto caricaturale a volte, stessa cosa la madre che conosco come ottima attrice in tanti altri lavori. Non sempre mi è arrivata, non sempre ho pensato: "wow che brava", a volte ho pensato "spinge troppo, si vede che recita". Tuttavia il più delle volte FL e ML risultano naturali insieme.
La loro chimica non si basa soltanto sull’attrazione (non vi aspettate exploit passionali alla business proposal), funziona soprattutto nelle scene quotidiane, nei dialoghi apparentemente insignificanti, negli scambi più semplici, nel modo comodo che hanno di stare insieme e che trasmettono allo spettatore. Qui ho avuto chiarissimi i motivi per cui si scelgono, e per cui sin da principio si piacevano.
Ho motivo di credere che queste due persone potrebbero davvero scegliersi nella vita reale.
Ed è probabilmente questo il motivo per cui il drama continua a coinvolgere anche quando la trama perde mordente, perché la parte più debole della serie è proprio quella che dovrebbe costituire il grande conflitto narrativo. L’arco dedicato a Kyung-min, infatti, rappresenta il principale problema!
L’idea di base non era cattiva. Il suo rancore affonda le radici in un trauma reale, legato alla morte del padre e a responsabilità indirette della famiglia di Jeong-woo. Il tema del dolore trasformato in ossessione avrebbe dotuto generare un antagonista complesso e sfaccettato. Invece il personaggio oscilla continuamente tra ambivalenza psicologica e forzatura narrativa e soprattutto non è chiaro perché debba prendersela con lui e non con la famiglia, il protagonista non è un uomo amato o con una famiglia calda e supportiva alle spalle, che potrebbe rimanere distrutta dalla sua rovina, anzi ... sicché avrei trovato più plausibile che si accanisse con la madre stessa, utilizzando semmai il protagonista per arrivarvi.

La serie sembra voler integrare la parte romance, la parte di cura e quella thriller/ crime senza riuscirci del tutto, emerge una certa dissonanza e i coreani questo lo fanno sempre, non ho ancora capito perché. Integrare bene due parti così diverse, studiarle e svilupparle in modo adeguato comporta un lavoro e un accordo tra professionalità diverse (l'ideale sarebbe impiegare due registi e almeno due sceneggiatori, più qualcuno che supervisioni per dare una stessa struttura, una stessa firma, uno stesso tono) . Non è una cosa semplice e devo dire che viene difficile anche ai grandi registi , immaginiamo a chi fa lavori destinati al grande pubblico, non di settore.
Persino il famoso incidente che coinvolge Ha-neul negli episodi finali, pur generando tensione emotiva, appare come un artificio necessario a spingere ulteriormente la coppia verso una dichiarazione definitiva.
Da quel momento in poi la storia smette sostanzialmente di interessarsi al mistero e torna a concentrarsi su ciò che sa fare meglio: raccontare la guarigione reciproca dei protagonisti.

Ed è qui che la serie ritrova la propria forza, sebbene in versione miracolista, fantasiosa, per nulla realistica, non è una forza spettacolare, bensì gentile.

La serie racconta qualcosa che il genere romantico spesso dimentica: innamorarsi non risolve tutti i problemi, e qui c'è il realismo. Ha-neul continua a convivere con le proprie fragilità, Jeong-woo continua a portare addosso le ferite lasciate dal crollo della sua carriera, nessuno dei due viene magicamente salvato dall’amore e nessuno sacrifica se stesso per quello. L’amore diventa piuttosto uno spazio sicuro all’interno del quale affrontare le proprie difficoltà. Anche il finale segue questa filosofia.

Molti drama coreani costruiscono l’ultimo episodio come una lunga corsa verso il matrimonio. Doctor Slump sceglie una strada diversa. Quando Ha-neul riceve l’opportunità di trascorrere un periodo all’estero, la serie introduce una situazione che, in un racconto più convenzionale, avrebbe facilmente generato una separazione dolorosa. Invece il conflitto viene affrontato con sorprendente maturità. Jeong-woo soffre all’idea della distanza ma riconosce il valore professionale dell’occasione e la incoraggia a seguirla.

È un momento piccolo ma significativo, perché dimostra quanto la relazione sia SANA. Successivamente l’opportunità sfuma e la partenza non avviene realmente, scelta narrativa che alcuni potrebbero considerare troppo comoda, ma che si inserisce perfettamente nel tono generale della serie.

Anche il matrimonio viene trattato in modo particolare. Molti spettatori si aspettavano una grande cerimonia conclusiva. In realtà Doctor Slump preferisce suggerire piuttosto che mostrare. Le immagini prematrimoniali e matrimoniali presenti nell’epilogo confermano il destino della coppia senza trasformarlo nel centro assoluto del racconto.

Una decisione che ha diviso il pubblico, non mi è piaciuta ma ’ho trovata coerente perché la vera conclusione della storia non è il matrimonio ma la guarigione.

È il momento in cui due persone che avevano costruito tutta la propria identità sul successo professionale comprendono finalmente di poter esistere anche al di fuori dei propri risultati.

Doctor Slump non è un capolavoro:
1)La scrittura è discontinua.
2) L’antagonista convince solo a metà.
3) Le interpretazioni non sono memorabili
4) Le sottotrame non sempre mantengono le promesse iniziali.
5) Alcuni temi vengono affrontati in modo più superficiale di quanto meritassero e senza attendibilità o realismo medico.

Eppure, pur con tutti i suoi difetti, sa essere piacevole.

Non cerca continuamente di sorprendere. Non punta sempre sul colpo di scena. Non vive di triangoli amorosi esasperati. Non costruisce conflitti infiniti basati sull’incomunicabilità.

Semplicemente osserva due persone ferite che imparano a stare meglio, grazie alla loro relazione.

Difficile ma possibile.

🐦‍🔥🐦‍🔥🐦‍🔥🐦‍🔥🐦‍🔥🐦‍🔥 EHY TU, LEGGI QUI👉👉👉👉
🪼🪼🪼🪼🪼🪼🪼🪼🪼🪼🪼🪼🪼🪼🪼🪼
Vorrei sottoporvi una riflessione, Doctor Slump ha ricevuto molte critiche e mi ha sorpreso. Non perché le critiche siano prive di fondamento: il drama ha quei limiti evidenti che ho esposto poc'anzi. Quello che mi lascia perplessa è il metro di giudizio utilizzato!

Leggendo recensioni da anni, su moltissimi lavori, ho avuto l'impressione che questo drama sia stato valutato con una severità che raramente vedo applicata ad altri titoli molto più fragili dal punto di vista della scrittura. Mi chiedo quindi cosa il pubblico si aspettasse realmente da questa serie e perché i suoi difetti vengano evidenziati con tanta insistenza, mentre lavori che presentano problemi ben più gravi vengono accolti con un entusiasmo quasi unanime.

Prendiamo ad esempio alcuni dei titoli più celebrati degli ultimi anni. Ho visto assegnare voti altissimi a opere come Lovely Runner, che personalmente considero trainata molto più dal coinvolgimento emotivo del fandom e dalla ship attribuita agli attori che da una sceneggiatura particolarmente solida, dove il tema della disabilità è stato solo accennato. Oppure a produzioni recenti come The Potato Lab o When the Phone Rings, che a mio avviso presentano debolezze narrative non inferiori a quelle di Doctor Slump.

La differenza è che Doctor Slump sembra pagare il fatto di voler parlare di qualcosa. Magari non sempre ci riesce, magari lo fa in modo semplificato ma prova ad affrontare il burnout, la depressione, il fallimento professionale, la perdita dell'identità costruita attorno al successo e il percorso necessario per ricostruirsi.
C'è una volontà di raccontare un'esperienza umana e di sviluppare un discorso che vada oltre la semplice storia d'amore.

Molti drama romantici contemporanei, invece, rinunciano completamente a proporre un contenuto. Si limitano a costruire una relazione accattivante, una buona dose di fan service e qualche colpo di scena emotivo, qualche primo piano di lui sotto la doccia , 20 scene fan service, inquadrature studiate per mostrare baci più spinti di quanti non siano in verità. MA BASTA! Non c'è nulla di male per carità ma fatico a comprendere perché opere di questo tipo vengano celebrate come capolavori mentre un lavoro come Doctor Slump venga giudicato con criteri molto più rigidi.

Per questo motivo il mio voto finale è leggermente più alto di quello che assegnerei normalmente.

Onestamente Doctor Slump è un 7/10. Tuttavia scelgo di attribuirgli un 7,5/10.

Lo faccio perché apprezzo il tentativo di raccontare qualcosa di diverso, perché la storia evita molti artifici narrativi ormai abusati nel genere e perché non sente il bisogno di alimentare continuamente conflitti inutili, incomprensioni costruite a tavolino o separazioni forzate soltanto per allungare la trama.

Non è un drama memorabile. Non è un capolavoro. Ma è più onesto e più coraggioso di quanto una parte della critica sembri riconoscergli. E in un panorama in cui vedo assegnare voti perfetti a opere che spesso vivono soltanto dell'entusiasmo del fandom, questo per me merita almeno mezzo punto in più.
Alla fine della visione non resta l’impressione di aver assistito a una grande storia destinata a entrare nella storia del genere. Resta qualcosa di più modesto ma anche più autentico: la sensazione di aver trascorso del tempo con personaggi che, pur imperfetti, hanno trovato un modo per essere felici.
E forse è proprio questo il motivo per cui, pur riconoscendone tutti i limiti, Doctor Slump riesce a lasciare un ricordo sorprendentemente affettuoso.

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
Like Flowers in Sand
5 people found this review helpful
Jun 3, 2026
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 8.5
Acting/Cast 7.5
Music 7.0
Rewatch Value 8.0

Visione rilassante, un vero comfort drama.

La serie contiene una domanda che dà il titolo al lavoro: a che età, esattamente, si sboccia? La risposta, in originale coreano "Moraeedo kkochi pinda" («anche nella sabbia i fiori fioriscono») sostiene l'idea che non esista un'età precisa, una stagione programmata. È il momento in cui qualcuno smette di misurarsi con ciò che avrebbe dovuto essere e comincia a esistere come ciò che è. Kim Baek-doo, il protagonista, ha 32 anni, e pratica, come il padre e i fratelli più grandi il ssireum, la lotta coreana . A differenza di loro però non vince mai, ha alle spalle una famiglia di campioni che lo guarda con l'affetto discreto di chi ha rinunciato ad aspettarsi grandi cose, e un'espressione permanente che oscilla tra il dormiveglia e la tenerezza involontaria. E' l'anti-eroe per eccellenza, quanto di più diverso ci hanno abituato i drama asiatici, e questo è il primo elemento di novità e di freschezza.

Il ssireum — la lotta tradizionale coreana su sabbia, patrimonio culturale praticato sin dalla dinastia Joseon e ancora oggi disciplina agonistica con campionati nazionali — non è soltanto lo sfondo della storia ma la sua metafora portante: due corpi che si afferrano, che cercano il baricentro dell'avversario, che cadono o reggono su un terreno che non dà punti d'appoggio stabili.
Per prepararsi fisicamente al ruolo, Jang Dong-yoon ha dovuto mettere 14 kg di massa nel corso di diversi mesi attraverso un allenamento intensivo e una dieta pensata per replicare la corporatura di un lottatore professionista, una scelta che racconta già molto sull'approccio produttivo della serie: non la fisica idealizzata del drama mainstream(vedi Lovely runner con un Byeon Wook seok, risibile nei panni del nuotatore agonistico con il fisico slanciato e snello) , ma una credibilità che passa attraverso il peso specifico dei corpi sulla sabbia. Il risultato visivo e atletico è convincente, ed è uno dei pochi casi in cui la componente sportiva sullo schermo non odora di menzogna poco plausibile.

Kim Jin-woo, il regista, non è un nome che porta in dote un percorso autoriale particolarmente ricco o con uno stile definito, così come Won Yoo-jung alla sceneggiatura costruisce un impianto narrativo che mira alla solidità, non ambisce a spingere senza mezzi per poterlo fare come in altri lavori blasonati, votati più per fandom che per effettiva qualità.
La scelta di ambientare tutto nella cittadina marittima immaginaria di Geosan, un luogo dove il sireum è quasi religione di stato, dove tutti si conoscono, dove il pettegolezzo circola con la velocità del vento tra le risaie, è funzionale a una grammatica narrativa che vuole il villaggio come organismo collettivo, quasi un personaggio che respira e mormora intorno agli eventi principali. L'atmosfera che ne risulta è genuinamente calda, rusticamente accogliente, rilassante: una serie senza sprechi, ambientata in una città di provincia che si rispecchia perfettamente nell'onestà greggia e non rifinita di Kim Baek Du, il protagonista.
Questa qualità: farsi guardare senza fatica, far respirare l'occhio, con un ritmo quotidiano, senza scossoni, senza il ricatto continuo del colpo di scena, senza la manipolazione dello spettatore che tanti drama coreani è diventato quasi caratteristica fondativa, è un merito reale, così come è un merito aver voluto presentare il ssireum a chi segue fuori dai "confini".

COSA HA QUESTA SERIE CHE MERITA ATTENZIONE:

La sceneggiatura MANCA di quell'istinto predatorio che caratterizza una quantità enorme di drama asiatici e non, dove i personaggi esistono fondamentalmente come materiale da consumare al servizio della tensione drammatica. Il meccanismo predatorio costruisce un personaggio abbastanza, quanto basta perché lo spettatore si affezioni, e poi lo si usa, lo si umilia, lo si tormenta, lo fa soffrire per massimizzare la risposta emotiva del pubblico, senza che quella sofferenza serva davvero alla storia o alla crescita del personaggio stesso. È una forma di sfruttamento narrativo che veste i panni del dramma ma che in realtà è semplicemente ricatto: ti faccio soffrire per il personaggio perché così non smetti di guardare, non perché quella sofferenza significhi qualcosa, e dopo aver visto Something in the rain, che è l'apoteosi di questo discorso, la differenza mi è ancora più chiara.

Qui Baek-du viene mostrato nella sua incompiutezza, nella sua storia di aspettative non realizzate, nella solitudine discreta di chi ha deluso una famiglia di campioni ma non viene mai abusato narrativamente per produrre lacrime facili. La sua vulnerabilità è trattata con una specie di rispetto quasi pudico: la sceneggiatura la mostra, la lascia esistere, non la sfrutta. È la differenza tra un autore che vuole bene ai propri personaggi e un autore che li usa come strumenti. Nel primo caso senti che il personaggio ha una vita che precede e supera la storia che lo contiene; nel secondo senti che esiste soltanto in funzione dei picchi emotivi che deve produrre, e che fuori da quei picchi non è niente.

I personaggi trattati con rispetto si depositano da qualche parte e continuano a esistere dopo che lo schermo si è spento, lasciandoti una sensazione di placido tepore.

Il problema principale della serie è strutturale: Fiori nella sabbia, prova a essere contemporaneamente un romance, un crime thriller, uno sports drama e uno slice-of-life rurale, e non riesce a integrare queste quattro anime in un corpo narrativo unico che funzioni in ogni sua parte. Il risultato è una serie che procede per compartimenti stagni, dove lo sport sparisce per episodi interi per poi tornare improvvisamente quando la sceneggiatura ricorda che era parte identitaria della serie, dove l'elemento crime si accumula nei due episodi finali in rivelazioni precipitose che avrebbero avuto bisogno di molto più spazio per sedimentarsi, e dove il romance viene ritardato artificialmente ben oltre la soglia della credibilità narrativa. Baek-doo dichiara i propri sentimenti dopo 2 terzi della serie, e la risposta definitiva arriva sostanzialmente nel settimo minuto finale: lo spettatore sa già dall'episodio tre come andrà a finire, e tuttavia deve percorrere nove ore di trama che lo tengono separato da una conclusione che la serie non ha il coraggio di anticipare. Non è tensione narrativa, è procrastinazione strutturale.

Altro elemento di pregio è la rappresentazione della genitorialità. Nei drama capita spesso di imbattersi in famiglie disfunzionali, genitori emotivamente assenti, padri autoritari, madri ipercontrollanti o relazioni costruite quasi esclusivamente sul conflitto. Fiori nella sabbia sceglie una strada diversa. Pur senza idealizzarle, le famiglie vengono rappresentate come luoghi di sostegno, protezione e responsabilità reciproca. I genitori sbagliano, ma cercano di capire. Si preoccupano, incoraggiano, si mettono in discussione e restano presenti anche quando non hanno tutte le risposte. È una normalità affettiva che raramente trovo nei drama asiatici e che proprio per questo finisce per distinguersi.
In moltissimi drama il protagonista positivo nasce nonostante la famiglia. Qui, invece il protagonista diventa l'uomo che è anche grazie alla famiglia che lo circonda.
La madre lo sostiene senza umiliarlo per i suoi fallimenti. Il padre può essere apparentemente distaccato ma non è una figura tossica. I fratelli lo prendono in giro ma c'è affetto reale. Quando lui vacilla, nessuno lo tratta come un peso o come una delusione.
Questa rete di affetto quotidiano spiega molto del personaggio.
In fondo Baek-du è così fiducioso negli altri, così poco cinico e così capace di amare senza calcolo anche perché è cresciuto in un ambiente che, pur con tutti i suoi difetti, gli ha insegnato che l'amore non è un premio da meritare.

COSA NON HA FUNZIONATO:
L'arco crime è forse l'elemento più deludente della produzione. Non per incompetenza esecutiva ma per un deficit di "concezione" che riguarda il peso dell'assassino all'interno della storia: chi compie i crimini non è per nulla presente nel tessuto narrativo tanto da costituire una rivelazione che, a scopo cliffhanger, risulta un escamotage che alla fine ha poco senso. Il confronto con Mous, serie crime, è impietoso: lì il colpevole esiste, pesa, vive nella storia, e quando la verità emerge ogni scena precedente acquista un secondo strato di senso. Qui, al contrario, la rivelazione produce più una reazione che non dà scossoni emotivi. L'arresto poi non è non mostrato, le conseguenze sulla comunità (che avrebbe dovuto essere sconvolta, lacerata da una verità che la riguarda dall'interno) sono appena accennate, come se la sceneggiatura avesse esaurito il respiro proprio nel momento in cui avrebbe dovuto inspirare più a fondo. Molto deludente.
Anche poco plausibile che questo personaggio, bravissimo nell'interpretazione, venga ricordato così dal nulla dopo 12 ore di ripetere sempre le stesse dinamiche, e si presenti per compiere l'ennesimo misfatto avendo tutto il tempo per consumarlo, ma contentandosi di una chiacchierata intimidatoria. o:O.
Non mi ha convinto.

Altro problema è stato per me il villaggio: Geosan non è soltanto uno sfondo. Per buona parte della serie il villaggio agisce come una sorta di coro comunitario, una presenza collettiva che osserva e filtra gli eventi attraverso pettegolezzi, ricordi condivisi e legami di lunga data. Proprio per questo sorprende che nel finale, quando emergono le verità più importanti, questa voce collettiva si faccia improvvisamente silenziosa.

Oh Du-sik, la protagonista femminile interpretata da Lee Ju-myoung, è l'altro grande incompiuto della serie. Il suo ingresso in scena ha una forza scenografica notevole, una donna che si rifiuta di riconoscere che sono cresciuti insieme, cosa che turba Baek-doo ancora più della serie di morti nel suo paese assopito e il personaggio promette una complessità che però non viene mai pienamente mantenuta. Lee Ju-myoung non è credibile nei panni di una detective sotto copertura decisa a dimostrare il proprio valore, destabilizzata dal senso di altruismo disinteressato di Baek-doo, poi col procedere degli episodi il personaggio tende a essere oscurato dall'ingombro luminoso del protagonista maschile, come se la sceneggiatura avesse investito tutto il suo affetto in un solo personaggio e non avesse avuto abbastanza energia emotiva per sostenere entrambi fino in fondo, o semplicemente è una attrice che deve ancora crescere molto, ho trovato la sua interpretazione appena sufficiente, sicuramente l'anello debole dell'intero cast.

Per Kim Baek-doo invece chapeau: Jang Dong-yoon costruisce qualcosa che è raro nel panorama del drama coreano — un personaggio che non conquista per nessuno degli attributi canonici (non ha una bellezza vistosa, non è ricco, non è geniale, non è potente) ma che conquista perché sembra una persona buona nel senso più semplice e radicale del termine, rare volte ho visto un ragazzo così autenticamente genuino e luminoso. La prima impressione che il personaggio genera è quella di un uomo lento, opaco, forse un po' spento, un ex talento che non ha realizzato le aspettative di nessuno e che si è adagiato su questa consapevolezza senza farne un dramma. Con il procedere degli episodi quella opacità si rivela come la crosta di qualcosa di più luminoso: dolcezza autentica, assenza totale di malizia, intelligenza emotiva di quelle che raramente si incontrano, innate abilità comunicative, a livello emotivo, è trasparente come un vetro. È assolutamente convincente sia come un'anima stanca e smarrita sia come un atleta intenso e concentrato, e questa capacità di abitare contemporaneamente la fragilità e la forza senza che l'una smentisca l'altra è la prova più precisa del talento di Jang Dong-yoon, che per questo ruolo ha trasformato non solo il proprio corpo ma l'intera gamma espressiva. Ed io che lo avevo sottostimato, conoscendolo nel drama : my man is cupid, mi sono dovuta ricredere per la splendida interpretazione, 8 ,5 per lui.

Il personaggio è anche l'incarnazione più riuscita del tema del titolo: un fiore che sboccia tardi, in un terreno che non sembra promettere molto, con una lentezza che chi lo osserva da fuori scambia per fallimento e che invece è semplicemente il suo tempo, il suo ritmo irriducibile (un po' come la ginestra tanto cara a Leopardi). Non esiste un'età giusta per trovare il proprio posto, dice la serie senza dirlo mai, e Baek-doo lo dice semplicemente esistendo sullo schermo con quella sua qualità di presenza calma e persistente. È probabilmente il miglior personaggio della serie, quello che rimane impresso più della trama, più del mistero, più dello sport, più di qualsiasi altra cosa. In una produzione che fatica a tenere insieme i propri fili, lui è il filo che regge.

Fiori nella sabbia è una serie piacevole, onesta, priva di cattiverie e di manipolazioni scadenti, costruita su un protagonista eccezionale che abita una storia soltanto parzialmente all'altezza di lui. Non merita i voti entusiasti che ho letto online, con toni da rivelazione, come sempre il riflesso di un affetto comprensibile per qualcosa che non fa del male, che scalda, che non manipola; e, in un panorama dove la manipolazione è tecnica corrente, quella assenza di tossicità viene scambiata per eccellenza. Non è eccellenza: è decenza narrativa!
La valutazione più onesta è un 7,7 che riconosce il calore, il personaggio, il gesto di raccontare una storia semplice con rispetto per chi la guarda, e insieme registra tutto ciò che la serie non è riuscita a diventare : il crime potente, il romance maturo, il villaggio come coro, la protagonista femminile davvero incisiva. Una buona serie, non una grande serie. Un protagonista straordinario dentro una narrazione che lo contiene a fatica.

Read More

Was this review helpful to you?
Completed
Super Me
5 people found this review helpful
May 3, 2026
Completed 0
Overall 4.5
Story 7.5
Acting/Cast 6.5
Music 7.0
Rewatch Value 1.0

Super Me, Super Boh: demoni, sogni & buchi di trama.

Super Me è un film con un concept enorme e delle immagini suggestive, ma scritto in modo incompleto. Non è spazzatura assoluta, però è uno di quei film che sembrano intelligenti perché tengono tutto sospeso; in realtà hanno lasciato metà delle fondamenta non cementate.
É il classico esempio di film che scambia la confusione per profondità. Parte da una premessa anche intrigante — un uomo tormentato dagli incubi capace di trascinare nel mondo reale oggetti provenienti dai sogni — ma da lì in avanti deraglia in un completo disastro narrativo. La trama procede per accumulo di eventi sconnessi, introduce elementi enormi e mai davvero spiegati, dai demoni notturni a improbabili teorie sull’umanità superstite di una razza speciale, passando per un insistito psicologismo da due soldi che pretende di dire qualcosa sull’avidità, sul trauma e sull’animo umano senza riuscire a mettere insieme un pensiero che abbia un senso. Non c’è una direzione, non c’è una regola interna, non c’è soprattutto un senso compiuto: si ha costantemente la sensazione che il film stia improvvisando scena dopo scena sperando che l’atmosfera faccia il lavoro che la sceneggiatura non sa fare.

I personaggi, poi, non aiutano : il protagonista è scritto come una vittima passiva trascinata dagli eventi, ma senza il minimo spessore emotivo che permetta di seguirlo davvero nel suo delirio; gli altri entrano ed escono dalla storia come funzioni narrative, fantasmi utili a spingere avanti il caos generale, mai esseri umani con un’identità. La componente sentimentale è abbozzata, i criminali sembrano usciti da un altro film e capitati lì all'improvviso, lo sceneggiatore sul finale non sapendo come ultimare si è scolato un paio di redbull e oki ed ecco spiegato il pasticcio, il misterioso venditore criptico è l’ennesimo espediente messo lì per pronunciare la frase magica “sto sognando” come fosse il mantra illuminante, il Sala Kabula del caso: una formula ripetuta fino allo sfinimento che dovrebbe spalancare significati e invece finisce solo per suonare ridicola.

A peggiorare tutto c’è questa continua volontà di ammantare il nulla con immagini da grande cinema mentale. Super Me vuole evidentemente fare il Nolan orientale: stratificare sogno e realtà, confondere i piani percettivi, lasciare lo spettatore in bilico tra interpretazione psicologica e dimensione fantastica. Il problema è che per fare quel gioco servono rigore e architettura; qui invece c’è solo nebbia. Gli incubi arrivano a ondate, il simbolismo è buttato dentro senza misura, il finale resta sospeso in un’ambiguità di indubbio cattivo gusto che non apre interrogativi ma lascia solo l’impressione di un autore incapace di chiudere il proprio racconto.

Ed è un peccato, perché non tutto sul piano tecnico sarebbe da buttare: la fotografia ha alcuni tagli suggestivi, le luci notturne e certe cromie fredde costruiscono a tratti un’atmosfera interessante, e anche la musica non è del tutto fuoriluogo, molto orecchiabile la canzone della FL. Ma sono rifiniture messe sopra fondamenta marce. Persino gli effetti speciali, che dovrebbero dare corpo al lato visionario, risultano spesso artificiosi, palesemente digitali, con quella patina da computer grafica che toglie spessore e inquietudine a molte sequenze. Invece di immergere nello straniamento, ricordano continuamente allo spettatore di stare guardando un giocattolo finto che sta per rompersi.

Alla fine resta proprio questo: un film pretenzioso che vuole sembrare enigmatico, filosofico e visionario, ma che sotto la superficie non ha abbastanza sostanza per reggersi. Vuole essere Inception, vuole essere thriller psicologico, vuole essere parabola esistenziale; finisce per essere soltanto un confuso collage di idee mal sviluppate. In breve: vuole fare Nolan, ma fa solo No way!

Read More

Was this review helpful to you?