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  • Last Online: 8 hours ago
  • Gender: Female
  • Location: Gibilterra
  • Contribution Points: 0 LV0
  • Roles:
  • Join Date: September 6, 2024
Completed
Who Rules the World
4 people found this review helpful
Nov 26, 2024
40 of 40 episodes seen
Completed 2
Overall 6.5
Story 7.0
Acting/Cast 5.5
Music 5.0
Rewatch Value 1.0

Who rules the Drama???

Comincio col dire che la visione di questo drama da 40 puntate si é protratta per 2 intere settimane, un’eternità se la confronto al tempo che generalmente impiego per finirne uno della stessa lunghezza (5 giorni).
Questo dovrebbe far comprendere quanto poco coinvolgente sia per una serie di ragioni:
La storia parla di sei regni che hanno tra l’altro nomi simili (Joungzhou,Jinzhou,Qhuinzoun,Jonzhou…) , quindi diventa confusionario capire di quale regno si tratti e quali vicende lo attraversino .
Per ognuno di questi regni, e quasi per tutte le vicende vengono rappresentate, c’é una quantità davvero sostanziosa di attori e comparse con il risultato di appesantire la visione, così lo spettatore fa fatica ad entrare nel vivo della storia perché deve farsi un quadro mentale dei 30 personaggi a cui si riferiscono gli attori quando parlano, impiega un po’ per seguire bene le vicende, si confonde e si perde. Il risultato per un drama cosi breve é che risulta molto dispersivo.
Inoltre le vicende non hanno uno sviluppo ordinato, mentre si parla di un regno si passa alla visione di un altro che non ha ancora con quello precedentemente visto delle connessioni.

Entriamo nel vivo della storia: si parla dei sei regni e della lotta per il trono che implica la conquista del mondo (da qui il titolo), nello specifico segue prevalentemente la storia del Man lead, il protagonista Fenglaxi che ha una doppia identità che verrà disvelata nel corso delle puntate senza sorpresa o stupore per nessuno se non per il padre. Questo mi é sembrato davvero inverosimile. Stessa cosa per un altro personaggio che non spoilero. Nessuna meraviglia, stupore quando si potevano usare dei colpi di scena.
La co-protagonista (su carta), la famosa Zhao Lusi ha davvero poco spazio nella vicenda, se escludiamo i primi cinque episodi, tanto che ci si chiede se il drama riguardi anche lei o se é semplicemente una figura a supporto.
Dal 20° episodio inizia ad ottenere sempre più spazio nella storia e allora ci si accorge che il lavoro comprende anche lei , fino a diventare protagonista assoluta nel corso degli ultimi episodi.
Di 50 drama finora visti é quello meno omogeneo come compresenza dei personaggi, iniziano insieme poi il FL
prende il sopravvento e il ML si eclissa sul finale, fino a diventare contorno, poi protagonisti finalmente entrambi negli ultimi cinque episodi.

La loro storia inizia come sodalizio marziale sebbene poi diventi altro ma dovrete aspettare circa 30 episodi per vedere sbocciare qualcosa, perché sono entrambi presi dal percorso di conquista e riscatto di uno, e dal supporto dell’altro, le loro vicende e peripezie sono innumerevoli, le loro sfide si risolvono nel corso dell’episodio e poi si passa alla sfida successiva, come se fosse un videogioco a livelli. Questo, personalmente, ha smorzato molta tensione perché comprendevo che tutto si sarebbe risolto presto a beneficio dei protagonisti ma ha anche interrotto il coinvolgimento presentando una discontinuità. La visione non é fluida, non ti cattura, non ti prende, non ti consente di immergerti e di immedesimarti, risultando una storiella tiepida, poco credibile, le emozioni legate alla nascita di un rapporto amoroso , fondamentale per l'evolversi della storia, sono congelate perché é un drama d’azione con pochissimo romanticismo.Gli episodi romantici sono due e tutti sul finire del lavoro, dal 30 in poi... .
Il finale non é triste ma molto , troppo uguale, a tanti drama finora visti con una brutto risvolto sul finale che lascia un retrogusto amaro. Non c’è felicita piena per il modo in cui finisce e per ciò che comporta.
Non posso spoilerare ma nonostante comprenda le intenzioni del regista sul messaggio che voglia lasciare sull’importanza del tempo speso con le persone a noi care, per le modalità con cui decide di lasciarlo, mi sembra assurdo e poco credibile che si possa godere della serenità sapendo di avere i giorni contati , con il tacito benestare della protagonista. Quanto può essere veritiero???
Quanto é credibile inoltre che questo duo che possiede un intuito e un’intelligenza fuori dal comune si renda conto dell’identità del cattivo solo a fine lavoro, quando il generale imperiale, invece, lo identifica subito e io seguendo gli indizi, da spettatore, comprendo dalla sua comparsa che é il cattivo?????
Il protagonista che è un surrogato di ingegno, intuito, furbizia e capacità oratorie, pur avendo perso la madre in giovane età, all'improvviso, non sembra porsi dei dubbi sull'eventualità che possa essere stata avvelenata, e non conduce nessuna indagine pur avendo ogni risorsa a disposizione, dato che ha costruito una sorta di organizzazione di spionaggio. Anche il re padre non ha alcun dubbio , nonostante ci fossero davvero pochi dubbi anche su chi potrebbe essere stato . Quanto è verosimile???
Ci sono poi numerosi escamotage e soluzioni che mi sono sembrate frettolosi e poco convincenti, come se la storia abbia un pubblico destinatario molto giovane , se non adolescenziale per apprezzare un lavoro cosi approssimativo.
Il caposetta marziale, custode del sigillo, doveva essere un uomo saggio, avveduto e prudente invece si rivela spesso incauto determinando una sua prematura scomparsa, in modo molto, troppo stupido.

Interpretazione : la nota dolente di questo lavoro, insieme al montaggio delle scene e a combattimenti approssimativi, non mi ha permesso di entrare nella storia ma di seguire distrattamente e controvoglia il drama. Mi riferisco a emozioni non sempre corrispondenti con quanto di tragico appariva nella storia, occhi sgranati per dare profondità al personaggio ma risultavano un po' delle caricature, il protagonista che perde i sensi in ginocchio e prima con l'avambraccio si pone in modo da non cadere di botto ma in modo comodamente studiato (se siete svenuti nella vita sapete bene che non potete sistemarvi prima in modo da evitare di farvi male). Quest'ultima scena grottesca e ridicola l'ho rivista a rallenty 5 volte perché non potevo credere che il regista non se ne fosse accorto e avesse montato proprio questa ripresa di svenimento quasi amatoriale.
Attori che stanno per morire ma hanno forza per fare discorsi e tutto ad un tratto girano la testa e chiudono gli occhi di botto. Interpretazioni PENOSE.
Salvo solo un attore che mi dispiace abbia parti da comparsa mentre meritava più spazio. Mi riferisco al fratello maggiore del protagonista maschile, il primo principe. Lui é uno dei pochi che mi ha convinto perché ha dato intensità, partecipazione, credibilità al suo ruolo, dandogli un po’ di serietà
Musiche: penso sia il drama che meno abbia investito in musiche di sottofondo e colonna sonora, il peggiore tra quelli finora visti e non mi dilungo.

Effetti speciali : alcuni combattimenti sono molto belli e di sicuro impatto scenico, molti altri sono invece cosi veloci e con soluzioni abbozzate, spesso poco curate, da avermi strappato qualche risata nel corso della visione (maniche di tessuto leggero usate come frustre, armi o scodelle lanciate nei combattimenti che vengono scagliate sulle vittime senza partire direttamente dalle mani dei combattenti, come partissero animate da una forza invisibile, peccato però che fossero a pochi millimetri dal personaggio che voleva lanciarle, spade che si piegano come fossero di carta, antichi saggi truccati male con poteri ridicoli e mosse caricaturali, sangue arancione). Eppure dovevano rappresentare la drammaticità della guerra e il sacrificio inutile dei sudditi . Occorreva più impegno.

Dialoghi: descrittivi e narrativi con poche riflessioni introspettive, salvo solo un paio di frasi (avremmo voluto sopportare il peso del cielo per te in modo evitarti ogni preoccupazione mentre quel cielo ora devi portarlo da sola). Bella anche la riflessione sulla difesa
Questo ha tolto molta serietà alla visione dello spettacolo .

PRO: le scene di guerra e le formazioni che vengono schierate per difendersi, alcuni discorsi sulle strategie militari e la concezione della difesa vista come situazione di bilanciamento, la vendetta sui cattivi, in questo lavoro finalmente ho potuto vedere piena nemesi, seppur tardiva , di tutti i cospiratori in modo sottilmente spietato, senza buonismi superflui, belli i costumi e gli interni dei palazzi, interessante utilizzo e manipolazione delle superstizioni per manipolare il popolo e i soldati. Questo è stato onestamente molto interessante da seguire.
Molto simpatica l'idea di caratterizzare la protagonista femminile come una golosona e una buona forchetta, questo aspetto mi ha intenerito e addolcito il personaggio nonostante nella vita reale penso che l'attrice , come altre, facciano i digiuni per mantenersi visibilmente sottopeso, quindi è un po' un'ipocrisia vederle ingozzarsi nei drama.

Conclusione : una storia d’azione che manca di intensità e credibilità. E non linciatemi ma Zhao Lusi non é questa grande attrice che pensavo che fosse. Certamente é più valida di tante altre, molto più belle che ancora devono, si spera, maturare artisticamente ma non é ai livelli di una Yang Zhi o Liu-Yifei.

Una cosa che mi ha fatto sorridere è come abbiano volutamente scritto i copioni a favore della protagonista, tanto da risultare palese: mai come in nessun altro drama, con protagoniste femminili molto più valide a livello estetico di Zhao Lusi, viene decantata la sua bellezza da tutti (Bella quanto letale, bella come una fata... la donna più bella del mondo... XD XD XD). Mi è sembrato un po' too much perché zhao lusi è una brava attrice ed è molto graziosa ma non è obiettivamente una bellezza sconvolgente, quindi, queste parti dove le lodi superano OBIETTIVAMENTE I REALI MERITI, le avrei tolte o quantomeno ridotte di frequenza. Mi chiedo quanto l'agenzia dell'attrice non sia coinvolta in questo .... !!!!!!!!!!

In conclusione un drama dispersivo, lento, poco convincente e forse a basso budget che aveva un progetto ambizioso che però non é riuscito a decollare ma si é perso nella lista infinita dei personaggi, delle comparse dirette male. Linee temporali confuse e sovrapposizioni un po’ a casaccio.
Chi ha dato 8 , 9 o 10 o é un fan poco obiettivo di zhao lusi o ha 13 anni!

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Completed
The Legend of Shen Li
4 people found this review helpful
Nov 12, 2024
39 of 39 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 6.0
Acting/Cast 7.5
Music 9.5
Rewatch Value 6.0

Effetti speciali quasi hollywodiani che lasciano indietro tutto il resto....

TRATTASI DI UNO XIANXIA DAGLI STRAORDINARI EFFETTI SPECIALI E MUSICHE MA CON UNA STORIA D'AMORE TIEPIDA TIEPIDA e con una storia principale vecchia quanto il mondo.
Non capisco le valutazioni così alte di questo lavoro, a meno che non si considerino gli effetti speciali il valore reale, complessivamente è 7,5 !
Leggendo per capire cosa mi fosse sfuggito ho capito che molte valutazioni alte sono degli spettatori orfani di Princess Agents, un drama del 2017 che lascia in sospeso la storia d'amore tra i protagonisti. Ecco perché qui, essendoci delle tenerezze e un happy ending sono tutti appagati... ma per me che non ho visto PA e mi sono accostata a questo xianxia da zero posso dire davvero che manca di tante.... troppe cose e la storia d'amore è il tallone d'achille di questo lavoro, forse anche più di una storia noiosa e con tante sbavature , buchi narrativi e scelte non plausibili.
Gli ingredienti sono in qualche modo sempre gli stessi: tre regni, lotta di potere tra sette immortali/dei divini e clan demoniaci, guerra tra il bene e il male, romanticismo teorico, amore proibito angosciato, triangolo con il pretendente rifiutato malvagio-sofferente /appassionato, sacrificio di sé, finale (pseudo) triste e resurrezione come definizione del finale felice. NIENTE DI NUOVO QUINDI!
Enfatizza solo la dolce storia d'amore senza però renderla credibile e soddisfacente ad uno spettatore attento mentre viene smorzata molto la parte di lotta e contesa del pretendente rifiutato. Per quanto riguarda la trama, non c'è niente di distintamente nuovo. Per questo motivo, la storia è noiosa. Inizia allo stesso modo e finisce in modo simile.

PRO: Ottimi effetti speciali , il migliore tra quelli finora visti e ne ho visti parecchi! Alcune ambientazioni ricordano il pianeta Pandora, altre Dune. Tutti lavori di pregio nella storia del cinema. Come sempre tallone d'achille gli animali, sebbene la piccola fenice sia stata resa molto bene ma leoni, volpi e altri animali sono stati fatti maluccio.
Ottime le musiche e i costumi, specialmente quelli femminili e quelli dei generali dei demoni, qualcosa di nuovo che non avevo ancora visto, in parte tribali, ricordano un po' colori e tagli balcanici o esotico thai.
Le musiche sono il vero cavallo di battaglia di questo lavoro, diverse dalle classiche cantilene lamentose, sono forti, ipnotiche, quasi new age alcune, e folk scozzesi , quali la sigla, altre. Danno l'impressione di qualcosa di nuovo e diverso.
Peccato che con questi prodotti di grandissimo pregio poi gli sia stata accostata una storia poco sviluppata e un romanticismo tiepido , rigido e coartato. Salva la serie il rapporto tra i genitori della protagonista, delicato, vissuto, viscerale, intenso. Dove c'è una falla incredibile a livello di intensità loro in due episodi mi hanno regalato qualche emozione inappagata dopo 30 episodi che illustrano un amore poco convincente. L'attore Xu Hai Qiao è sempre all'altezza e spero che gli diano presto qualche parte da protagonista, la meritava più della protagonista.

CONTRO: Purtroppo hanno sacrificato la storia, sia in termini romantici che a livello di narrazione, gli attori sono troppo distaccati e mancano di trasporto emotivo, le emozioni sul volto sono congelate e l'intimità molto trattenuta, anche se si scambiano tenerezze, sembrano una coppia matura che sta insieme da almeno 10 anni. Vedrete qualche intimità a fine serie ma non è libera, travolgente e si tratta dell'ultimo episodio che molti dicono essere inutile ma io l'ho trovato spassosissimo e ho gradito guardarlo.
Poi la relazione tra i due segue un ritmo particolare: mentre è lei che sviluppa chiaramente e dichiaratamente sentimenti per il ML quando questi cede lei sembra chiudersi a lui, invece di donarsi col trasporto di chi non aspettava altro (in teoria). Questo mi ha anche deluso oltre alla totale assenza di chimica fisica tra loro.
Altra nota dolente sono i dialoghi tra tutti gli attori, insulsi, privi di spessore e riflessività, vagamente introspettivi e troppo banali, e questo poco si confà con la tipologia di divinità mature che hanno voluto proporre.
Anche i pretendenti di lei sono tutti ragazzini in confronto alla protagonista che si vede essere una donna matura, infatti il loro accostamento mi è sembrato parecchio ridicolo (ovviamente non mi riferisco al ML).
Tostissima la figura del generale Shen Li, la donna più forte, potente, finora vista in uno xianxia, peccato che non abbia saputo mostrare l'amore fisico e il trasporto per quest'uomo sebbene a parole sembri molto presa.
Lui invece è molto virile, affascinante, apprezzabile la figura di una divinità sorniona, indolente, distaccata; secondo me, ad un certo punto, però, delle emozioni più di impatto doveva un po' mostrarle, considerata la partenza, per contrasto avrebbe affascinato e soddisfatto lo spettatore che era in attesa che questi due si lasciassero andare.

Un po' lenta la visione, alcuni episodi nella parte centrale noiosissimi , la storia non brilla per originalità, apprezzabile però che abbiano riservato uno spazio alle origini della protagonista con una digressione sui genitori negli episodi finali.

CONTRO: La trama è il punto più debole di questo drama. È un vero peccato, perché questo drama ha un'introduzione ORIGINALE di FL e ML e delle loro dinamiche relazionali che poi si perde trascinandosi per 30 episodi. ML è l'ultimo dio antico che si annoia per la sua vita solitaria e la sua lunghissima esistenza. Gli piace il regno mortale per sperimentarne la vivacità e la giocosità. È indifferente alle cose. Ha davvero un potere immenso, è affidabile e imbattibile in ogni battaglia, perché è il dio supremo. E FL è un generale donna. È molto forte, matura, altruista, orientata al successo e pensa al quadro generale. È un'eroina feroce e assetata di sangue. È interessante notare che, nel profondo del suo cuore, vuole essere accudita come una donna normale e avere una vita normale. Questa è stata una premessa molto interessante MA, questo drama manca di esplorazione delle loro dinamiche psicologiche e relazionali (conflitto interno) con dialoghi al limite dell'assurdo. Non c'è omogeneità tra la parte comica che è presente in buona parte del lavoro e la parte drammatica, rendendo tutto un po' too much, poco credibile in definitiva.
UN BUCO NARRATIVO è stato il potere di questa divinità , in teoria immenso però ....dove va a finire la sua saggezza di aver vissuto per decine di migliaia di anni? Dove va a finire la sua onniscienza? Le sue capacità di prevedere le tragedie che vedrete sullo schermo ? Le aveva come mortale e non come Dio? XD XD XD (LOL).
Poi alla fine non è ben chiaro che fine faccia l'antagonista universale e se questo benedetto abisso lo vogliono aprire o far collassare e non si capisce perché , e normalmente io comprendo anche dei film complessi , Nolan è uno dei miei registi preferiti ma qui la trama è talmente debole che non ci sono spiegazioni per le scelte intraprese.
Interessanti le figure di Furong, che compie un interessante percorso di crescita ed evoluzione interiore e della venerabile Jin , un mostro ambivalente dai tratti femminili con un potere immenso e molto scenografico che si innamora della protagonista (nel romanzo cui il drama si ispira).

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Completed
Eternal Love
4 people found this review helpful
Oct 8, 2024
58 of 58 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 7.5
Acting/Cast 7.0
Music 7.5
Rewatch Value 6.0

Romanticismo letale : fantasy, tossine e MADRE DA ARREDAMENTO!

Le votazioni altissime di questo drama più per mainstream che per reale valore induce delle aspettative che personalmente sono state cocentemente deluse e ho letto solo alcune recensioni davvero oneste su questa storia.
Storyline: confusa e con alcuni passaggi inessenziali che appesantiscono la visione che sarebbe dovuta essere più leggera e meno ingarbugliata, non so in cosa si distinguano i protagonisti dal momento che viene riservato loro veramente SOLO un po' più di spazio rispetto ai secondari, specialmente nella prima parte.
Non è vero che il ritmo è serrato,ci sono molte puntate nel regno mortale che sono di una noia assurda che vanno guardate ma non sempre sono essenziali.

Dialoghi :pessimi, a volte anche senza senso, forse a causa della traduzione italiana che giudico buona per il 75% ma l'impressione è quella di una storiella poco incisiva, nessuna frase, insegnamento, diventa memorabile e altre volte, in momenti di svolta non si capiscono, ho spesso stoppato e mandato indietro per riascoltare e dare un senso a quello che stava accadendo .A volte, i dialoghi sono stati di una abnorme banalità e altre assurdità che hanno tolto intensità e intenzione ad un lavoro che doveva essere magistrale per risultare così tragico, vi faccio un esempio: (NON è uno spoiler : "Ah che bello esserci ritrovati l'altro ieri dopo secoli perché non facciamo un bambino).
Recitazione: nessun personaggio mi ha davvero colpito o ha brillato per una recitazione più convincente, sono tutti sufficienti e le comparse mediocri, non parliamo del bambino che dà l'impressione di leggere il copione, ok è un bambino ma ci sono anche attori in erbe molto più bravi... .
Mark Chao è stato convincente ma diretto male, secondo me, nel dare vita a un personaggio troppo composto e imperturbabile ,tanto da risultare davvero poco credibile in alcune scene. E' un uomo che cresce col procedere della storia, mentre sembra un vecchio saggio al principio, poi diventa goffo e incapace di comunicare creando dei danni terribili,dando vita a un uomo sofferente e depresso ma con guizzi di follia. Capisco che può piacere,non dico che non abbia carisma, almeno non è schizzinoso coi baci, ne vedrete alcuni notevoli ma brevi(NON MOLTISSIMI COME QUALCHE DISONESTA HA SCRITTO). Inoltre NON ha saputo differenziare il doppio personaggio, è sempre uguale.
Intenso quando vuole ma non mi ha convinto completamente.
La protagonista è STATA davvero deludente a livello di espressività, non ho visto altri lavori con lei ma ho letto essere sempre la stessa, è un peccato che basti la bellezza quando per ricoprire certi ruoli c'è bisogno di molta padronanza per impersonare eventi diversi (separazione, morte, perdita,ritrovo , sacrificio, amore e voluttà); ebbene, non è stata in grado di dare spessore e differenziare questi eventi con l'espressione sul volto, mimica,microespressioni facciali, voce , è stata davvero deludente!
Niente di meglio ha saputo fare Dilraba, con una voce urticante,ha saputo rappresentare solo lo struggimento amoroso divenendo ridicola, assillante, fastidiosa in pratica una piccola stalke
Per il resto, la seconda storia d'amore è stata davvero priva di interesse e intensità per me, anche Vengo Gao , fascino a parte, non è stato in grado di dare espressività al personaggio, non piange, non ride, è una statua di cera con uno sguardo a volte intrigante a volte divertito.
Effetti speciali: ORRIBILI, anche se è del 2017, ci sono stati lavori di pregio già entro quell'anno, ma già negli anni '80 lavori americani erano migliori. Gli animali al pc, in 3D, sono peggiori di quelli che ti dà google con la realtà aumentata,a volte pure sospesi (non toccano terra o i personaggi se li prendono). Al 90% le ambientazioni sono da greenscreen e fatte male.
Chimica: niente di eccezionale, come si possa dire che i personaggi abbiano chimica dal momento che non vedo sguardi coinvolti e innamorati, baci reciprocamente intrapresi più subiti da una protagonista priva di carattere,amori che nascono senza davvero un motivo(mi sento sola, vuoi farmi compagnia? Sposami).

Giudizio complessivo sul drama: una storia molto interessante ma mal gestita, nella recitazione degli interpreti e nelle scelte narrative che causano una caduta di qualità incredibile alla storia, rendendola tragica ma senza spessore, nei dialoghi senza senso, nell'assenza di comunicazione tra i personaggi.
Certe scelte mi hanno disgustata (come viene gestita la maternità),personaggi disegnati male e privi di qualità morali, la protagonista dipinta come una bevitrice annoiata sebbene sia leale e di buon cuore.
Effetti speciali bruttini e buchi nella trama. Personaggi privi di spessore e coloritura emozionale.
Colonna sonora gradevole e orecchiabile ma non indimenticabile.
Avevo in lista eternal love of dream e l'ho immediatamente tolto!

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Completed
Moon Lovers: Scarlet Heart Ryeo
7 people found this review helpful
Mar 30, 2025
20 of 20 episodes seen
Completed 0
Overall 9.5
Story 7.0
Acting/Cast 9.5
Music 7.5
Rewatch Value 9.0

Koreans do it BETTER!

Cult K-drama of the Sageuk type, loosely based on the novel "Bubujingxin (步步驚心, 步步惊心)" by Tong Hua, 2005. As a Korean production, it is set in the kingdom of Taejo Goryeo (founder of the Goryeo dynasty, which ruled Korea from the 10th to the 14th century). Therefore, attempts were made to create different narrative solutions to adapt it to the customs and traditions of Korea during that historical period, and to avoid being a clone of the Chinese version from 2011. The Korean version is characterized by a compelling screenplay and meticulous set design, which together create an engaging and aesthetically immersive experience for the viewer.

It was my first "historical" drama and, in my opinion, one of the most valuable Korean artistic productions, one of the best, if not the best, Asian TV series I've ever seen (it competes with LOST YOU FOREVER). An emotional rollercoaster, with solid performances, the protagonist's portrayal by the legendary "LEE JOON GI" is unparalleled, offering a charismatic and intense performance; the role was tailor-made for him, no one else could have done better. It is one of those rare cases where the character comes to life and exists as an autonomous identity, regardless of the actor, so well did the characterization align with the recognizable and unmistakable aesthetic of the performer.

The other characters are well-developed and portrayed by an exceptional cast. Hae Soo manages to convey the vulnerability and determination of her character. Other cast members, including Hong Jong Hyun, Kang Ha Neul, and Baekhyun, contribute to creating an engaging group dynamic.

The drama begins in a carefree and lighthearted manner, so much so that for the first few episodes, it feels like watching a Rom-Com that presents the story and its characters with the time travel trope. Various princes will play roles in this story, especially the fourth prince, ML, who makes a theatrical and noisy, almost tragic entrance, which is the direction's way of showcasing his impulsive, fiery, and furious traits. From the fourth episode onwards, the drama gradually becomes more serious, reaching its climax around the 15th-16th episodes. The love stories develop in a nuanced manner, allowing viewers to appreciate and understand every choice of the protagonist. The chemistry between the fourth prince and the protagonist is the best. In this regard, I’ve read about "fiery chemistry," but I primarily sensed that from the Male Lead; the Female Lead, although she was very competent in portraying her character, felt two steps below the confident and bold interpretation of the ML. Nevertheless, a powerful, visceral, and physical love story is illustrated, surpassing the platonic nature of the chaste Chinese version, which is much more political and less intimate. Their romance will be slow-burning, with “tsundere” nuances from him, but once he gives her his heart, he will be her confidant, her friend, her defender, with a courage and initiative that almost no one in his position would have (for example, the Chinese twin does not have this). This total, unconditional, wonderful, disarming love is represented with visually impactful scenes. The most famous and unforgettable is undoubtedly the moment when he shields her with his cloak in the rain.

The plot revolves around the conflict between the various princes, particularly Prince Wang So, known for his complex character and his painful, traumatic past. Go Ha Jin, played by Hae Soo, falls in love with him, but their love story is thwarted by political intrigues, rivalries among the princes, and the tragic fate awaiting many characters. The drama explores themes such as love, sacrifice, and power, offering an intense representation of human emotions. Overall, the story has a tight pace; it never drags or slows down, and nothing happens by chance: everything is meticulously planned, frame by frame, sequence by sequence. The character developments are all plausible, and their characterization is very good, with a consistent growth path.

Performance: The performances are very good from every character; perhaps the only one who showed some immaturity is Nam Joo-Hyuk, whose casting was not fitting due to the age of the actor in 2015 (when it was filmed). Considering that the 13th Prince was described in the story as a worldly man with savoir faire and immense self-confidence, Nam Joo-Hyuk was too physically immature to represent him credibly in 2016; today, in 2025, he would definitely do better, as he has grown tremendously in his acting abilities, bringing depth to the characters he portrays. Another actor who seemed much less effective compared to the cast is the Emperor.

Screenplay: The screenplay of "Moon Lovers" is written by Kim Kyu-tae and presents a dense narrative full of twists. The story explores themes such as love, trauma, the struggle for power as an attempt at maternal recognition or protection from others' abuses, sacrifice, and fate. The characterization of the characters is profound, each facing cognitive dissidence, moral dilemmas, and inner conflicts. The series stands out for the emotional intensity of its scenes and the dialogues that often reflect the tensions between personal desires and family duties. The dialogues are good, especially those that pertain to the romantic aspect between the protagonist and the female lead. His final speech in the last episode is unforgettable, showcasing his ability to emphasize certain points by changing the tone when enunciating some words rather than others. Another unforgettable line is, "Every time I come to you, all my problems seem to lighten. So how can I live without seeing you? If you don’t want to come to me, don’t give me hope. For me… it’s torture." “If it’s you, I can rely on you… Now I am yours.”

Set Design: The set design of "Moon Lovers" is one of the most meticulously crafted aspects of the production. The series was filmed in various locations, including historical sets and reconstructions of palaces, recreating the atmosphere of the Goryeo dynasty. The costumes are elaborate and highly detailed, accurately reflecting the different social classes and personalities of the characters. The choice of colors and materials contributes to creating a visually captivating and historically credible atmosphere. The locations include Ondal Tourist Park for the reconstruction of the palace where the Goryeo princes lived; Pocheon Art Valley, where the protagonist falls into the water and is transported to a past era; Baekje Cultural Land in Buyeo, the site of the Baekje Palace from the Three Kingdoms period; Ondal Grotto Cave, the limestone quarry where the Protagonist meets the eighth Prince and connects to the princes' baths. Other locations are Sabigung Palace, Neungsa Temple, Living Culture Village (showcasing various houses from different social classes during that era), and Wiryeseong Fortress, the first Korean government building and an ancient tomb palace.

Music: It is unanimously recognized, even by detractors, that the music has been pleasant and fitting; personally, they are not my favorite songs, but they contribute to characterizing the work, enriching it with emotional undertones. Especially "Say Yes" by Loco and Punch (the OST is available on Spotify by searching the title of the work) and "Forgetting You" by Davichi. Personally, I found the use of modern music (rap genre in some songs) in a historically themed drama somewhat mismatched, but in certain films, especially those by director Coppola, such solutions turn out to be interesting, albeit experimental.

Story: The portrayed characters are strongly humanized, with many liberties taken concerning the original novel, but this has not diminished its impact; rather, in my opinion, it has surpassed the limits in terms of emotional intensity and psychological resonance that in the original version must be decoded from actions. Moon Lovers is a punch to the gut, explaining each scene with emotional and tragic nuances that the Chinese version fails to achieve. Despite the free interpretations and a slightly different ending, the paths remain the same, especially regarding the two protagonists but with interesting twists: thanks to the pure, sincere, and selfless love of the protagonist, who redeems him from maternal emotional deprivations, the Protagonist will not become a bloodthirsty emperor but a far-sighted and benevolent ruler, just and correct toward the people. The protagonist, on the other hand, will faithfully follow the dramatic trajectory, with differing steps, of the Chinese twin: a lively, cheerful, dreamy, enthusiastic girl who, blow by blow, will evolve into a composed, reflective, constrained, melancholic woman until she fades completely, like a candle with a faint flame. It is also humanizing to portray how true love is not necessarily the first and how, throughout life, we encounter many people who, at one moment or another, manage to strike and attract us more than others.

Ending: This is a work so well-executed and lived, coherent in logic and actions, that a different ending would not have been as fitting as a happy ending, and you don’t even mind that it ends tragically because his despair, the bond with her, the memory of her that he cannot forget, and the expressive power of a letter that describes, declares, and unites make the final epilogue understandable and perfectly acceptable. Even in this aspect, which is often the Achilles' heel of dramas, the artistic validity of this work is demonstrated, which I recommend, acknowledging that it is not for everyone.

“Moon Lovers: Scarlet Heart Ryeo” is a work that effectively combines history, romance, and drama. Despite some criticisms regarding the conclusion of the story, the drama has left a lasting impression on the hearts of fans. If you are passionate about overwhelming love stories and historical dramas, this title is definitely worth watching.

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Completed
Perfect Crown
6 people found this review helpful
22 days ago
12 of 12 episodes seen
Completed 4
Overall 5.5
Story 6.0
Acting/Cast 7.0
Music 7.0
Rewatch Value 1.0

PERFECT CLOWN- PERFECT NOIA!

*The Perfect Strunzata* sarebbe già un titolo più onesto, limpido e soprattutto meno truffaldino dell'originale. Perché qui non siamo davanti a un drama che inciampa: siamo davanti a un’opera che prende una bella confezione, si mette addosso il velluto, accende due luci calde, fa partire la musica al pianoforte e spera che nessuno, per caso, si accorga che sotto non c’è quasi niente. E invece ci si accorge, eccome se ci si accorge. Basta avere anche solo un minimo di pazienza — o di sopportazione masochista — per arrivare ai titoli di coda e capire che il vero miracolo non è la storia raccontata, ma il fatto che una parte del pubblico sia riuscita a chiamare tutto questo “capolavoro” con lo stesso entusiasmo con cui si approverebbe una viennetta al supermercato spacciandola per patisserie di Vissani.

Il voto medio di 8,4 , francamente, ha qualcosa di liturgico, è atto di fede delle casalinghe o delle bimbette in assetto da adorazione, del fandom che confonde l’algoritmo con il gusto, dell’occhio che vota con il cuoricino e non con il cervello. Una liturgia del “mi piace perché è bello”, che poi è il grande sport planetario della televisione patinata: prendere due facce fotogeniche, impacchettarle in una monarchia costituzionale da cartolina, spruzzarci sopra un po’ di dolore ereditario e far passare il tutto per narrativa adulta. È una bestemmia estetica venduta come SERIE TV! PER GIUNTA CON INESATTEZZE STORICHE (VEDI LA POLEMICA SUL FINALE).

La prima cosa che salta addosso, e che resta addosso è l’ossessione per l’immagine: questo drama vuole essere guardato, non vissuto. Vuole essere contemplato, non attraversato! È un lungo esercizio di fotografia che si guarda allo specchio, si trova molto elegante e decide che basta. Inquadrature lunghe, primi piani tirati fino allo sfinimento, pause che vorrebbero sembrare peso psicologico ma che spesso assomigliano solo a una versione particolarmente costosa dell’immobilità. Il problema non è la lentezza in sé: il problema è la lentezza senza densità. Quando una serie è lenta ma piena, la segui volentieri. Quando è lenta e vuota, inizi a sentire il rumore del tuo stesso disinteresse. E qui il disinteresse arriva presto, già dopo pochi episodi, come un ospite sgradito che si siede sul divano e non se ne va.
La struttura temporale è un altro piccolo attentato alla dignità dello spettatore. Non parliamo di un uso intelligente dei flashback, quelli che aggiungono qualcosa, chiariscono, danno strati, modificano il significato del presente. No. Qui c’è un abuso costante di ellissi, rimandi, ritorni indietro, tagli di scena nel momento esatto in cui una risposta potrebbe arrivare, per poi riproporla tre scene dopo come se il dramma avesse inventato l’acqua calda. Una domanda? Stop. Una confessione? Stop. Un confronto? Stop. Una scena che potrebbe respirare? Niente, taglio netto, cambio d’angolo, ritorno più tardi con la stessa informazione servita in versione dilazionata. È il classico trucco da sceneggiatura che non ha abbastanza sostanza per reggere il presente e allora lo svuota, lo interrompe, lo spezza, lo rimanda. Non suspense: stanchezza. Non tensione: rinvio artificiale. Non profondità: il gioco delle sedie temporali e questo lo fa col disperato tentativo di "farti sentire" qualcosa, ma io sentivo il suono dei miei sbadigli.

E poi ci sono i personaggi, o almeno quello che dovrebbe somigliarvi. Il principe, sulla carta, avrebbe dovuto avere carisma, aura, presenza, status, forza. In pratica, I-An, il Daegun, Byeon Wook Seok. sembra un uomo elegante generico uscito da un catalogo di modelli di brand di lusso, abiti satinati, lucidi, con colori improbabili, da piano bar o da matrimonio kitsch, con la differenza che un catalogo lo sfogli e basta. Il problema non è solo che reciti bene in alcune scene e peggio in altre: il problema è che non emana abbastanza AURA. Un principe, in un racconto del genere, deve avere peso visivo e simbolico. Deve entrare in scena e far capire perché tutti si girano. Qui invece spesso pare un modello ben pettinato, vestito con abiti che non costruiscono un’identità ma la smussano. Non ha mitologia addosso, cammina come se fosse in passerella. Ha il merchandising. E se il personaggio maschile principale non ha aura, il drama non è che perda un dettaglio: perde il suo perno. Il confronto con Lee Min-Ho e il suo Lee Gon di Eternal Monarch è impietoso.

La voce, poi, è un altro di quei punti che fanno la differenza tra un attore e un bel viso con il copione in mano. La modulazione emotiva qui spesso non c’è. Il volto prova a dire una cosa, la voce non dice quasi niente. È quella sensazione fastidiosa per cui tu dovresti sentire intensità, ma percepisci soltanto la posa dell’intensità. Gli occhi si fermano bene, la faccia si dispone bene, ma il peso interno resta piatto. E il risultato è tragicomico: il personaggio dovrebbe essere tormentato, ma sembra semplicemente ben illuminato. È il limite più crudele dei drama iper-fotografati: trasformano ogni debolezza in evidenza. Se l’attore è forte, la luce lo esalta. Se è debole, la luce lo inchioda. E qui il problema si vede parecchio.

IU va detto, tiene meglio MA non per questo salva la nave. È più continua, più stabile, più consapevole. Ha una presenza che regge la scena in modo meno intermittente. Però anche lei, a un certo punto, si piega alla logica generale della serie: quella di caricare il personaggio più del necessario, di spingere una caratterizzazione che diventa presto manierismo. Ci mette un po’ ad arrivare davvero, perché la scrittura la costringe a stare dentro un sistema che preferisce l’estetica alla respirazione. E infatti il rapporto tra i due non esplode mai del tutto, non per mancanza di bellezza, ma per mancanza di tensione autentica. Sono una coppia gradevole, esteticamente funzionante, persino piacevole in varie scene. Ma non ti danno i brividi. Non ti lasciano addosso quella micro-scarica che ti fa pensare “ok, forse si piacciono davvero” (cosa che ho pensato in My demon, dove la chimica ha salvato la serie dalla mediocrità). Restano una bella composizione. Una coppia da feed. Instagrammabile. Un’immagine che si lascia guardare più che un legame che si lascia sentire.

E questo è il punto che taglia più in profondità: la serie insiste sulla coppia come se bastasse l’accoppiata visiva a produrre emozione. Ma la chimica non è un filtro Instagram. Non è il fatto che lui sia bello e lei anche, e dunque il resto venga da sé come per magia. La chimica vera si misura sulla naturalezza, sulla presenza fisica, sui dialoghi che respirano, sulla tensione sotterranea, sulle pause piene di qualcosa. Qui invece i dialoghi spesso non restano dentro. Scivolano via. Sono poveri, talvolta persino troppo letterali, almeno dei sottotitoli poco revisionati, come se qualcuno avesse paura di far dire ai personaggi cose che non siano già esplicitamente comprensibili.

E i personaggi secondari? Utili, sì, ma spesso ridotti a funzione. La regina è uno di quei casi in cui il dramma pare innamorarsi della propria idea di follia aristocratica e finisce per produrre una figura caricaturale, più disturbante per eccesso di posa che per autentica minaccia. Il padre, invece, è un attore vero. Si vede. Si sente. Lo capisci dal fatto che fai fatica a riconoscerlo altrove: cambia pelle, non resta imprigionato nella stessa faccia (è lo scienziato genetico di Mouse). Peccato vederlo sprecato in un titolo che non gli offre possibilità. E poi c’è il bambino che interpreta il re, che è forse uno dei punti più fragili dell’intero impianto: non basta vestire un bambino da simbolo nazionale per trasformarlo in figura tragica. Se l’attore è debole, si vede. Se la direzione è povera, si vede due volte. E quando la serie pretende da un piccolo interprete una regalità psicologica che lui non riesce a sostenere, l’effetto è quello del “mini-adulto per contratto”, cioè una cosa innaturale e un po’ ridicola, che spezza la credibilità invece di consolidarla. Anche lì, l’idea c’è. La resa no.

Sul piano della scrittura politica, poi, il drama si impantana nelle sue stesse premesse. Il protagonista avrebbe l’agency per distruggere i nemici, per usare il testamento, per prendere posizione, per piegare il sistema. Ma la sceneggiatura gli costruisce intorno una giustificazione di convenienza, non una vera complessità. Non è un conflitto morale profondo: è il classico “non lo fa perché altrimenti la trama finirebbe”. Ed è qui che il personaggio smette di sembrare vivo e diventa una pedina al servizio della durata. È la morte del racconto intelligente: quando il comportamento non nasce da una necessità interna ma dalla paura degli autori di arrivare troppo presto alla verità.

La parte più comica, però, è il continuo tentativo di far sembrare tutto sofisticato tramite l’accumulo di dettagli visivi. Il product placement è quasi un personaggio a sé. Subway, catene di fast food, Mercedes, tutto infilato in scena con quella naturalezza da pubblicità travestita da fiction. E capisci che il problema non è la presenza del brand in sé: il problema è quando la serie appare più interessata a vendere il mondo che a raccontarlo. Così il palazzo, le auto, i locali, gli oggetti, tutto diventa superficie. Una superficie molto lucida, certo. Ma sempre superficie. Una patina di lusso che non basta a fare atmosfera, perché l’atmosfera, quella vera, nasce dal rapporto tra stile e necessità narrativa. Qui invece la necessità manca, e resta soltanto il lucido.

Il ritmo, di conseguenza, è un piccolo supplizio. Ci sono episodi in cui qualcosa regge, anche meglio di quanto ci si aspetterebbe. Ma poi la serie torna alla sua principale vocazione: diluire. Dal matrimonio in poi diventa una sequenza di complicazioni più o meno prevedibili che invece di alzare la posta la annacquano. E quando perfino un evento potenzialmente forte come l’incoronazione viene trattato come un dettaglio quasi laterale, capisci che il problema non è la mancanza di eventi, ma la mancanza di energia nel raccontarli. Tutto pare stare lì per comporre un tableau, non per far avanzare davvero una storia.

Eppure il finale, in modo quasi scandaloso rispetto al resto, funziona. Funziona perché si libera di molte delle pose inutili e finalmente concede alla coppia un respiro più quotidiano, più semplice, meno ossessionato dall’essere iconico. Ed è quasi ironico che proprio la parte più convincente arrivi quando la serie smette di voler essere “grande”. Niente cliché urlati, niente retorica monarchica, niente bisogno di inchiodare ogni emozione al primo piano con sottofondo di pianoforte triste. Solo la vita di ogni giorno. Ed è lì che si intravede, per pochi minuti, quello che il drama avrebbe potuto essere se avesse avuto il coraggio di fidarsi di più delle persone e meno del packaging.

Per questo, in fondo, il verdetto resta severo. Non perché sia un disastro totale in ogni singolo istante. Non lo è. Ma perché fallisce nel punto in cui voleva essere imponente: la costruzione di un mondo emotivo credibile. Vuole sembrare aristocratico, profondo, romantico, tragico, elegante, ma troppo spesso finisce per sembrare solo costoso, stirato, fotografato bene e scritto con la paura di restare davvero fermo su un’emozione. Il che, paradossalmente, lo rende ancora più frustrante. Perché il potenziale c’era. La confezione pure. Manca il resto.

Il mio voto complessivo resta quindi sotto il voto del pubblico adorante e benedetto dal culto del bel volto: un onesto 5,7/10, non portato a 6 perchè questo voto VA ABBASSATO, INSULTO A QUALSIASI COSA ABBIA QUEL VOTO E SIA UNA SPANNA SOPRA, 0,4 PUNTI INFERIORE A MR SUNSHINE, VERGOGNA! Una serie che vuole vendersi come regale ma vive di trucchi, che vuole essere intensa ma si nasconde dietro i primi piani, che vuole essere sofisticata ma insiste sui cliché, che vuole sembrare memorabile ma finisce per essere, soprattutto, una lunghissima, costosissima, impeccabilmente illuminata S T R UN ZA TA!

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Completed
Flourished Peony
6 people found this review helpful
Feb 28, 2025
32 of 32 episodes seen
Completed 0
Overall 9.0
Story 8.0
Acting/Cast 9.0
Music 7.5
Rewatch Value 7.0

Donne che lottano contro il proprio destino

Regia: 9,5
Costumi: 10
Sceneggiatura: 10.
Il drama è un racconto sulle donne nella dinastia Tang, mentre molti tropi narrativi sono comuni in questo lavoro, nel senso che non si vedrà niente di veramente nuovo, raramente i lavori cinesi hanno questa qualità in termini di profondità, regia, impatto e pura qualità della recitazione e della produzione. Il lavoro esplora la misoginia, la rivalsa e il femminismo. La storia d'amore è secondaria e di contorno!
Questo lavoro propone una denuncia sociale a quello che è stato il trattamento delle donne nella cina imperiale antica, l'unica alternativa era il matrimonio e il divorzio veniva visto come "abbandono" del marito, la vita per la donna non aveva più senso anche con un marito fedifrago o violento a casa.
Le storie incentrate sulle donne sono sempre piuttosto popolari nei drama cinesi tuttavia un cast formidabile (anche a livello di secondo protagonista e ruoli secondari) porta avanti la storia con fascino, tensione drammatica e una dose di realismo molto necessaria che manca spesso nel mondo dei C-drama di questi tempi (anche gli attori non sono truccati eccessivamente , rimanendo virili e naturali).
La sceneggiatura è intensa, coinvolgente, profonda e osa esplorare criticamente questioni profonde sul ruolo delle donne nel corso del Tang, nonostante la storia ci dica che sia stata la dinastia feudale più civilizzata, con un miglioramento senza precedenti nello status delle donne, attraverso questo lavoro viene denunciata la realtà e portata a galla la condizione delle donne e la disuguaglianza dei diritti umani, anche per ceti diversi.
Attraverso il viaggio della protagonista, l'indipendente, coraggiosa e concreta He Wehifang ,viene portata avanti, con coraggio e poesia,una storia meravigliosa sulle donne attraverso continue metafore sui fiori, tutti con periodi di boccio diversi (ogni donna è diversa), alcuni riescono a sollevarsi dal suolo e a tendere il cielo, esattamente come accadrà nel suo percorso.
Non sarà sempre così, ahimé, per le sue compagne di viaggio...vengono proposte numerose categorie di donne, tutte molto attuali: l'anticonformista, la donna arresa al ruolo che la società le cuce addosso ,con un epilogo tragico (personalità dipendente); l'ambiziosa, la donna che vive bloccata nel passato, potente ma priva di margini di libertà, utilizzata dal padre come merce di scambio per le proprie alleanze , a sostegno delle lotte di potere.
E poi, una caratteristica di pregio di questo drama è che, a parte la lotta tra rivali in amore, le donne si sostengono con coraggio e solidarietà. La nostra eroina sarà un'amica accogliente e comprensiva per tutte loro e si occuperà di affrancarle tutte dalla loro condizione (empowerment), esattamente come si occupa dei propri fiori. Una floricultrice di donne e di anime perse.

Seguiamo quindi il viaggio del personaggio principale: He Weifang non è una donna con "privilegi". È nata in una famiglia di mercanti che non erano considerati nobili e si trovavano molto più in basso nella gerarchia. Per rispettare l'accordo raggiunto tra sua madre e la famiglia Liu per ottenere un farmaco salvavita, si è sposata con un membro della famiglia Liu, famiglia di funzionari destituiti a causa della relazione del figlio con la principessa Ning. Sebbene non fosse stata accettata dal marito, innamorato ancora della principessa, e avesse inevitabilmente sofferto di tutti i tipi di tradimenti e torture, in nome della disciplina femminile nella famiglia Liu, si mostra gentile e obbediente per non creare problemi alla propria famiglia.
Si ribellerà quando scoprirà che i suoi suoceri hanno abusato della sua dote e NON hanno davvero fornito la medicina che avrebbe potuto curare la malattia di sua madre, causandone la morte. Muore anche la sua più fedele serva, nel tentativo di agevolarne la fuga dalla terribile famiglia Li.
Il resto della storia riguarda i continui insulti della società quando cerca l'indipendenza, il divorzio, la grande fuga dalla casa dei suoceri, il rifiuto della famiglia paterna di riaccoglierla (perché una moglie che si sposa nella famiglia del marito appartiene alla famiglia, non diversamente da un oggetto) e la sua trasformazione in una donna forte e determinata che coglie ogni opportunità per combattere per una via d'uscita. Grazie al suo acume per gli affari e alla sua intraprendenza avvia un'attività dal nulla, come semplice fioraia, con l'aiuto dell'emissario floreale, non solo spiana la strada per se ma darà anche speranza e occasioni concrete alle donne che versano in condizioni problematiche.

Yang Zi, anche questa volta offre una performance impeccabile, il personaggio di Li Xian è molto misterioso e interessante , doppio e ambivalente. la sua recitazione è molto spavalda e sicura. La loro alchimia e la loro tacita comprensione sono frutto di collaborazioni precedenti.
Miles Wei, l'ex marito di Weifang, interpreta il ruolo di un narcisista tutto concentrato su se stesso che idealizza l'amore alla ricerca di qualcuno che possa vederlo per quello che è, manipolato dalla propria famiglia per raggiungere i vertici si sentirà trattato alla stessa stregua di un cane, la sua recitazione è tesa, conflittuale, nervosa, sprezzante; l'attore è davvero notevole, ha reso perfettamente il dissidio calandosi nella parte, un second lead assolutamente all'altezza del first role.
Un' altra attrice molto ben calata nella parte è l'amica della protagonista che interpreta la parte di Sheng yi.

Scene, costumi, trucco, gli effetti visivi sono tutti di ottima fattura e in linea con l'epoca, colui che ha curato questo aspetto altri non è che il responsabile di tantissimi lavori di pregio quali: the wolf, lost you forever, the legend of shen li, duoluo continent, the untamed, the sword and the brocade... (scusate se è poco).
Scenografia e sceneggiatura sono molto curate, i dialoghi sono intensi, profondi, riflessivi e psicologici, il tutto arricchito da innumerevoli simboli come fiori, animali, disposizioni nello spazio dei personaggi, fenomeni atmosferici che dettagliano e presagiscono le sorti di alcuni di loro.
Persino la sigla iniziale che è un racconto di questa prima parte del lavoro mostra un po' cosa vedrete, accompagnata da una sigla cantata dalla stessa Yang Zi.
Tutto in questo dramma è eccezionale: la cinematografia e i costumi, i protagonisti intelligenti, con una buona chimica e una relazione che si forma lentamente attraverso confronti e dialoghi, grigliate e bevute al chiaro di luna in un'atmosfera intima e silenziosa, circondati dal profumo e dalla bellezza dei fiori.
Ho apprezzato le luci naturali e diverse, rispetto ad altri drama dello stesso tipo, soprattutto negli interni di notte.
Un drama intimo e raffinato che va gustato e assaporato, elaborato. CONSIGLIO ASSOLUTAMENTE.

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Completed
Coffee Prince
5 people found this review helpful
Mar 16, 2025
17 of 17 episodes seen
Completed 2
Overall 6.5
Story 8.0
Acting/Cast 7.5
Music 6.0
Rewatch Value 3.0

Da principio fu il Caffé

Coffee Prince è un lavoro che va visto perché è considerato, a buon motivo, l'apripista dei drama moderni. Nonostante uno stile asciutto e senza fronzoli, che risente dell'anno in cui è stato prodotto (2007), è senz'altro una pietra miliare dei drama. Il suo impatto fu talmente grande che venne aperta una caffetteria "Coffee Prince" a Seoul, che ha chiuso definitivamente 4 anni fa.
E' uno dei primi lavori di Goon Yo, da qui è possibile apprezzarne la crescita artistica, ed è un lavoro in cui i nostalgici potranno ritrovarsi perché viene presentata una Corea prima del boom economico e la rapidissima ascesa che l'ha totalmente stravolta nei paesaggi e nelle dinamiche relazionali, ma anche nel modo di apparire del suo popolo.
In questo lavoro è possibile apprezzare due bravi attori che non ci sono più: uno ucciso dal successo e da una società inflessibile che non ammette errori, e mi riferisco a Lee Sun Kyun, che in questo lavoro interpreta il cugino del ML, e a Lee Eon, morto tragicamente in un incidente stradale qualche anno dopo al ritorno da una premiere (che qui interpreta uno dei "principi" innamorato di Angel).
E' anche una delle prime apparizioni dell'oggi famosissimo Kim Jae Wook, conosciuto per la sua partecipazione a lavori di successo come Death's Game, Her Private Life, Crazy love... .
Ho apprezzato tantissimo l'aria vintage di questo lavoro, vederlo oggi mi consente di tornare indietro e notare come nel 2007 la corea sembrava davvero distante anni luce dalla modernità, tagliata fuori; sembra quasi una serie anni '80/90. I primi modelli di cellulare, attori con coloriti naturali (non sbiancati come oggi), pelli oleose, anche impure, assenza di ritocchi; nessuno è davvero bellissimo e chi è bello lo è al naturale.
Le musiche sono discrete (nel senso che non sono pervasive e ad altissimo volume come nei drama moderni), qualcuna riprende moltissimo, al limite del plagio, due brani americani che ho sentito in un film di cui ora non ricordo il titolo.
Le performance interpretative sono buone, acerbe per qualcuno, ma nel complesso tutti risultano credibili e calati nella parte (discorso a parte per Chae Jung Ahn , anello debole di un cast solido).
Quindi, dopo tutto 'sto encomio, perché non do il mio massimo?

Perché personalmente ho trovato il lavoro di una noia mortale: nasce da una idea molto promettente anche se per quanto riguarda l' Asia è un tropo vecchio come il mondo il gender bending (parliamo di una leggenda cinese che esiste da molto prima di Cristo), che illustra uno "slice of life" di tutti i personaggi coinvolti.
Ebbene, sicuramente il motivo è l'assenza di un'evoluzione psicologica di molti personaggi e l'assenza di scene coinvolgenti o interessanti, viene davvero illustrata la vita nei suoi aspetti essenziali ed elementari, quindi 17 episodi per vedere persone al supermercato o interazioni inutili, che nulla aggiungono al lavoro, mi ha davvero rallentato.
Questo è un lavoro che poteva senz'altro accelerare il ritmo con 12 episodi , dal 4° all'11° vengono proposte solo dinamiche relazionali conflittuali.

I due protagonisti cercano il proprio posto nel mondo, sono molto simili benché molti non lo abbiano notato, nel senso che in un certo qual senso son rimasti bloccati ad un evento traumatico del passato: la protagonista è diventata involontariamente il capo famiglia e nell'assumere un ruolo di riferimento maschile ne ha assunto anche postura, movimenti, aspetto (complimenti alla bravura dell'attrice perché è una delle più calzanti nel ruolo maschile). Il protagonista cerca invece un posto dove stare a proprio agio, non percepisce quella come la sua famiglia, tenta di inserirsi nella relazione del cugino perché si sente tagliato fuori, scappa lontano per non affrontare un paese che gli sembra troppo piccolo e asfittico per lui ma lo sono piuttosto le dinamiche abitative famigliari, gioca ancora con i "lego". Vengono così mostrati un uomo prossimo ai 30 che non sa comunicare apertamente bisogni e desideri e una protagonista che vive senza fermarsi a mai, destreggiandosi tra una decina di lavori alienanti e mal pagati, che non riflette bensì agisce senza mai chiedersi il perché delle cose o la conseguenza delle proprie azioni, pessima in quanto a senso di responsabilità benché economicamente autonoma.
I due protagonisti, così come le altre coppie, mostreranno dinamiche relazionali conflittuali e disfunzionali: aggressivi verbalmente, il protagonista con la FL anche un po' fisicamente, la sorella della protagonista con il ragazzo che le veniva dietro aggressiva, svalutante e manipolativa. Manipolativa e narcisista anche l'artista (mediocre tra l'altro professionalmente) che non si contentava dell'affetto sincero dell'uomo che diceva di amare ma, a seguito dell'indifferenza genitoriale, con un continuo bisogno di approvazione che sfocia in comportamenti seduttivi con chiunque indossasse dei pantaloni, nel tentativo di mantenere legati a sé il gallerista e il ML , che compirà uno sforzo notevole per liberarsene.
Di buono c'è che verrà castrata ed entrambi i suoi ammiratori le volteranno le spalle per la protagonista, non bella ma autentica e senza sovrastrutture.
In generale, un aspetto che mi ha contrariato è stata la rappresentazione di come gli uomini potevano essere ridotti a "pozzanghere di miseria umana", privati di dignità e contegno. TUTTI loro erano privi di consapevolezza e imbalsamati di fronte alle donne che li avevano avvolti intorno alle loro dita. Nessuno di loro ha una relazione di reciproca comprensione con la donna che amava.

PER CONCLUDERE...
La storia ha un lieto fine ma per alcuni finali, non mi riferisco alla coppia principale, mi ha amareggiata perché speravo in alcune crescite in autonomia, separati da partner così vessanti e manipolativi anche se questo è ahimè rappresentativo della realtà.
Per un drama che viene lodato come introspettivo, fresco, romantico e sfacciato, è risultato, personalmente, deludentemente stantio, trascinato ed eccessivamente lento.

Interessante che si sia trattato il tema dell'omosessualità in modo così rinfrescante e leggero, nel 2007, quando la corea è ancora chiusa sull'argomento. La lotta interiore di Choi Han Gyul era credibile e gestita con molto tatto. Anche l'intimità libera e rilassata, mai volgare tra le coppie é encomiabile. Tuttavia, non è stato raccontato molto, la recitazione è stata altalenante, migliore nella parte centrale, come per tutti gli show su donne che si travestono da uomini, bisogna sospendere un elemento di incredulità e semplicemente seguire il lavoro nel credere che la FL/ML L potrebbe effettivamente passare per un uomo di 24 anni (sembrava più un ragazzino prepubere nei primi anni di liceo).

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Completed
Love and Redemption
5 people found this review helpful
Oct 25, 2024
59 of 59 episodes seen
Completed 0
Overall 8.5
Story 9.5
Acting/Cast 8.0
Music 7.5
Rewatch Value 8.0

Amore & Malintesi....

Uno xianxia/wuxia che difetta per alcuni effetti speciali ma nel complesso è unico nel suo genere e davvero magistralmente reso grazie soprattutto alla performance recitativa di Cheg Yi. Finalmente un attore non monoespressivo ma che riesce a rendere espressivamente tutte le emozioni e le disperazioni che vive.
Sì perché in questa storia Yu Sifeng, il ML, è davvero un martire d'amore, un giovane uomo puro, coraggioso, spesso disposto al sacrificio per il bene dell'umanità e irrimediabilmente innamorato, anche a proprio discapito. Un uomo che decide di rinunciare a tutto e sacrificare tutto.
Vi consiglio di guardare con attenzione i primi episodi perché alcune frasi spiegheranno e anticiperanno il finale.
La storia è avvincente, con delle soluzioni narrative e dei colpi di scena davvero geniali, e gli sceneggiatori sono stati davvero bravi a lasciare indizi ma mantenere il mistero fino alla fine del lavoro, negli ultimi cinque episodi verrà illustrata la storia alla cui base c'è un grosso malinteso che determina tutta la storia.
Non ci sono solo enormi malintesi tra i personaggi, il ML è un uomo perfetto e incorruttibile ma anche un pessimo comunicatore che decide di farsi carico di tutto senza coinvolgere nessuno e questo determinerà un grosso pasticcio nella parte centrale fino quasi alla fine del drama.Non è un drama perfetto ma rimane un po' sottovalutato rispetto ad altri xianxia che secondo me sono meno all'altezza per trama, interpretazione dei protagonisti e intensità.

Non c'è nulla di geniale o di nuovo davvero nel messaggio del drama, nel senso che l'amore come fattore teraputico, è qualcosa alla base di forse l'80% dei drama sia cinesi che coreani, eppure le modalità con cui hanno deciso di lanciare questo messaggio, mi riferisco all'idea di un personaggio "multidimensionale", complesso e sfaccettato, ai colpi di scena finali, agli ultimi combattimenti ed effetti speciali, hanno avuto un peso talmente rilevante da aver alzato la mia valutazione che inizialmente voleva essere 8 ma alla luce delle emozioni, delle idee genialmente spese, del messaggio e di quanto questo drama mi ha lasciato ho deciso di alzare perché vorrei premiare cast, regia e sceneggiatore per delle scelte inusuali, geniali che hanno reso questo lavoro diverso: più profondo, sentito e sperimentale, mai scontato e con un impatto scenico ed emotivo molto forte.

Quello che non ho gradito sono stati alcuni effetti scenici "economici" da due lire (sangue arancione in certe scene, uccelli peluche, catene di plastica, mani mozzate che erano quelle del manichino da abbigliamento, una scena pietosa...), tuttavia alcuni animali fatti al pc, quali draghi, volpi viola molto meglio rispetto ad eternal love.
I dialoghi spesso mancano di spessore e riflessività, quelli di ashes of love sono stati molto più profondi nonostante il team traduzione sia stato molto sbrigativo, approssimativo e superficiale , qui invece il team traduzione ha fatto un lavorone, la traduzione è puntuale, precisa, corretta, di senso compiuto per il 99,5% del lavoro (BRAVI).
Personaggi femminili fastidiosi, specialmente la sorella della protagonista e la belva spirituale del ML, salvo solo la volpe viola e la protagonista che ha fatto un percorso evolutivo e di crescita notevole nel corso dei 59 episodi.
L'attrice protagonista nonostante non sia generalmente il tipo estetico dei drama è riuscita a dare profondità e spessore al personaggio, sapendo calibrare l'espressività, il tono della voce, le espressioni e ha saputo interpretare il doppio ruolo in maniera esemplare. Nessuna penso sarebbe riuscita a dare quella grinta , quel tono, quella aura alla Dea della Guerra, una donna fortissima ma anche piena di rancore e risentimento per i torti subiti.
Il protagonista maschile è uno dei pesi maggiori della mia alta valutazione, CHENG YI è stato senz'altro il migliore attore per presenza scenica ed espressività, riesce a rendere qualsiasi tipo di emozione sul volto, e la sua voce è profonda ed eccezionale.
Alla coppia principale viene riservato moltissimo tempo nel corso di questo lavoro, contrariamente ad altri xianxia con valutazioni altissime ma che si vivono davvero pochissimo , in questo lavoro ogni episodio riserva più della metà del tempo alla nascita del rapporto tra i protagonisti. I due mi sono sembrati credibili e all'altezza, non mancheranno momenti di tenerezza ma anche di quasi passione sul finale del drama.
Il finale è davvero molto bello , scenografico e spensierato.
Carine anche le altre storie d'amore che vengono rappresentate che portano in scene dinamiche e tipologie di rapporti diversi: amore tossico, puro, romantico, non ricambiato. I personaggi tutti bravi e credibili.
Nel complesso tutti gli attori hanno fatto del loro meglio e a parte qualcuno, o la risata di Wu Tong, sono stati tutti abbastanza credibili e azzeccati nel ruolo che sono stati chiamati a interpretare.

Colonna sonora gradevole ma non indimenticabile (e qui davvero è stato un peccato).

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Completed
Hyper Knife
5 people found this review helpful
May 8, 2025
8 of 8 episodes seen
Completed 0
Overall 8.5
Story 8.5
Acting/Cast 8.5
Music 8.0
Rewatch Value 5.0

Thriller o Black Medical con un forte stampo psicologico.

Un hospital drama che è anche un thriller psicologico e un noir a tinte forti, basato tutto sul concetto di dualità speculare, allo stesso modo di due emisferi cerebrali (destro e sinistro), presenti come un tatuaggio sulla nuca della protagonista ma con colori diversi: il sx è privo di colori se non con una macchia di azzurro-blu che neanche riempie i contorni e la parte corrispondente di emisfero dx colorata, per simboleggiare la creatività, le emozioni, l'impulsività.
Così vengono presentati i due protagonisti del lavoro: Jeong Seok è una neurochirurga brillante e geniale, pupilla del luminare Choi Deok hee, primario del reparto presso l'ospedale universitario di Seoul. Ha perso ogni cosa, radiata dall'ordine dei medici a seguito di uno scontro e di una tentata un'aggressione a lui. Sembrano totalmente opposti: lei libera, sfrenata, senza alcun controllo dei propri impulsi (entra a piedi scalzi nella sala operatoria), priva di ogni etico scrupolo, incurante di tutto e anche della legge.
Lui apparentemente molto posato, controllato, freddo, cinico e calcolatore, che è sceso a patti col mondo per trovare il posto che meritava, non tollera il fare sfrontato e disinibito di lei fino a provocare una rottura insanabile nel loro rapporto.
Ma c'è molto molto di più... nel corso del drama si vedrà come in realtà siano individui con personalità simili, ugualmente disturbati, maniacali e perfezionisti patologici. L'attrice Park Eun Bin ha parlato di una sorta di legame ambivalente che ricorda padre-figlio mentre a mio avviso, forse, la protagonista vede nel ML il padre da cui cerca approvazione ed un compagno di fissazioni perverse (il cervello), lui in lei vede una protesi egoica: le ha insegnato ogni cosa con soddisfazione perché era l'unica in grado di ricevere la sua eredità, l'unica con un passato uguale, quasi una parente ("se il cervello avesse il DNA noi saremmo parenti.. "), e la considera quasi come una sua proprietà, qualcuno che ha plasmato e che non gli può essere portata via.
Sono gli unici al mondo che si stimano reciprocamente e il loro migliore tempo è quello trascorso insieme ad operare con lui, lei e ad insegnare a lei, lui. Lei è l'unica che può rivolgersi a lui in un certo modo e che decide di proteggere ad ogni costo perché "deve finire la sua opera". Il finale è sconcertante, inaspettato, scoprirete il reale motivo per cui lui voleva essere operato solo da lei, non per i motivi che logicamente noi persone comuni possiamo pensare bensì molto altro... .
La protagonista Se-ok incarna questa dualità, dimostrando come un unico strumento (il bisturi-hyper knife) possa essere fonte di vita o di morte a seconda delle mani che lo impugnano. In modo simile, i protagonisti di Hyper Knife rappresentano due facce di una stessa medaglia: una neurochirurga geniale e disturbata mentalmente e il suo mentore, due personalità opposte ma entrambe disturbate, maniache e ambiziose.
Le loro dinamiche mentore-studente sono violente, inquietanti, quasi l'equivalente professionale di una relazione Bdsm (Bondage- Dominazione e disciplina-Sadismo e sottomissione- Masochismo). Il conflitto tra Se-ok e Deok-hee è rappresentato anche cromaticamente: rosso per lei, blu per lui. Dai titoli di testa ai costumi, passando per la fotografia, queste tinte identificano o l'uno o l'altro.
Occorre entrare nella mente di due soggetti ossessivi con psicopatia e qualche problema di narcisismo quindi le logiche comuni e lineari, i comuni meccanismi di pensiero vanno abbandonati.
Il finale mostra un'evoluzione che viene anche (di)mostrato nell'evoluzione del tatuaggio sulla nuca della protagonista ma c'è anche altro, ogni personaggio porta un argomento che la produzione vuole affrontare: il sopruso, il nepotismo, la medicina etica (Dottor Han), la lealtà incondizionata, il traffico di organi, gli interventi illegali.
Notiamo come l'assistente della protagonista, è un po' una sua "proprietà", non ha un ruolo ma viene considerato alla stessa stregua di un oggetto che lei ha conquistato "SEI MIO", ripete più volte, nello stesso identico modo in cui il suo mentore considera lei (altro punto di contatto).

Negli ultimi anni, l'industria dell'intrattenimento coreano ha continuato a espandersi con produzioni innovative e di alta qualità. Tra queste, "Hyper Knife" rappresenta un esempio significativo della creatività e dell'evoluzione del panorama artistico.
Il lavoro si distingue come prodotto audiovisivo di forte impatto visivo e narrativo, con una trama avvincente che combina elementi di azione, medici, riflessioni esistenziali e psicologiche. La regia, innovativa e dinamica, utilizza effetti speciali di ultima generazione, creando un'esperienza immersiva per lo spettatore. La colonna sonora e il casting sono stati curati con attenzione, contribuendo a rafforzare l'identificazione con i personaggi da interpretare e la tensione della narrazione, attraverso di una colonna sonora composta all'80% da strumenti ad arco ( viola, violoncello, violino) e a corde (clavicembalo). Le musiche ripropongono sonoramente questa tensione costante, attraverso la tensione delle corde, questa situazione sempre in bilico della protagonista, sul punto di scoppiare e anche lui... .

Questo show presenta una produzione all'avanguardia che riflette le tendenze attuali e future dell'industria televisiva coreana. La serie si distingue per una sceneggiatura ben scritta, con personaggi complessi e una trama che affronta temi sociali e culturali pertinenti. La qualità della produzione, dalla fotografia alla colonna sonora, è elevata, e le interpretazioni degli attori sono state di alto livello. L'utilizzo delle luci al neon sul personaggio ne enfatizzano la natura ambigua, spesso tramite l'utilizzo di colori come rosso, blu, e fucsia. In alcuni casi, simboleggiano il passaggio da una fase all'altra, come nel passaggio da blu a rosso che rappresenta il contrasto tra quiete e pericolo, rappresentando, a motivo della loro artificiosità, qualcosa che trasmette inquietudine.
É un esempio di come le produzioni asiatiche stiano spingendo verso standard sempre più elevati, integrando tecnologia avanzata e narrazioni coinvolgenti.
Le riprese degli interventi chirurgici hanno richiesto dalle sei alle dieci ore di riprese. “Nessuna produzione coreana ha mai mostrato prima gli interventi al cervello con la verosimiglianza e la precisione di Hyper Knife" ha rivelato il regista Kim Jung-hyun.
“Prima dell'inizio delle riprese, sia il cast che la produzione hanno ricevuto una formazione approfondita. Hanno anche utilizzato apparecchiature mediche reali, tra cui microscopi e altri strumenti costosissimi. Non potendo usare campioni veri per le riprese, si sono affidati a modelli incredibilmente realistici del cervello umano, del viso e di altre parti del corpo, e alla CGI".
Le dichiarazioni del regista valgono anche come avvertimento: quando la telecamera indugia sugli interventi, la visione può diventare, per alcuni, raccapricciante. Dopo Gannibal, Connect, Worst of Evil e Gangnam B-Side, Hyper Knife è un'altra serie asiatica a tinte forti più stimolante delle altre dello stesso genere.

Perché non do il massimo? Perché personalmente non mi ha convinto fino in fondo, nel senso che, pur riconoscendo la qualità complessiva, mi sembra che prenda in prestito molti elementi già visti in thriller /horror americani di successo (il suo personaggio inizia a metà strada tra Hannibal Lecter, un medico brillante che toglie la vita alle persone, e Anton Chigurh per i capelli strani e il modo in cui uccide l'infermiera, ma poi sembra "Killing Eve per il tipo di dinamica col ML, sostituendo la dinamica lesbica con quella di una patologica relazione padre/figlia. Dubito inoltre, e questo lo rende un po' fantasy, che una persona con un comportamento così irascibile e una mancanza di controllo degli impulsi, totalmente priva di empatia, possa farsi strada nel mondo della medicina (per di più nella società coreana) .
L'attrice fa del proprio meglio, così come tutto il cast ma manca l'approfondimento del personaggio.
La storia avrebbe poi dovuto svilupparsi in modo più interessante e meno manifesto ( nei primi episodi immaginavo correttamente esattamente l'epilogo e le evoluzioni).
L'elemento medico, molto presente, non è sviluppato abbastanza approfonditamente e non si fonde in modo omogeneo con l'elemento psicologico. A volte sembra un medical drama puro, altre volte si avvicina ai confini del thriller poliziesco ma come medical thriller coeso non trova mai il giusto equilibrio.
Forse meritava qualche episodio in più per il corretto sviluppo dei personaggi.

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Completed
Something in the Rain
4 people found this review helpful
17 days ago
16 of 16 episodes seen
Completed 2
Overall 7.0
Story 7.5
Acting/Cast 8.0
Music 8.0
Rewatch Value 1.0

L' evoluzione "mancata" di Miss Tambourine

Miss Tambourine - il soprannome già da solo contiene metà (disprezzo ) del drama - è il nomignolo dispregiativo di Yoon Ji-na, protagonista della serie: una donna di 35 anni, assistent manager di una catena di caffetterie, Coffebay. Viene appellata così dalle colleghe di ufficio perché nel loro idioma avvelenato lei sarebbe quella donna che “fa atmosfera”: la ragazza graziosa, gradevole, un po’ ornamentale, quella che i colleghi maschi guardano con favore e che, nella fantasia tossica altrui, ottiene attenzione non per autorità o competenza ma perché sa intrattenere. Il tamburello richiama proprio quell’idea da karaoke, da hostess che sorridono, accompagnano, tengono su il clima. Insomma: non un complimento, ma il modo elegante con cui certi ambienti riescono a dire “non la prendetela sul serio”, "non seguire il suo esempio" senza usare parole troppo esplicite. E questa, in fondo, è già la fotografia perfetta della serie: bella superficie, sottotesto acidissimo.
>>>>>>>>>>>>>>>>Il drama non è più disponibile su netflix da domani ma potete seguirlo su Viki (e secondo me con sottotitoli migliori) <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< .

Dal punto di vista estetico, Something in the Rain sa benissimo cosa sta facendo. La regia è classica, non sperimentale, ma ha un gusto visivo notevole: toni caldi, seppia morbido, una malinconia costante che sembra stendersi su ogni scena come una coperta calda, lisa per l'utilizzo. È un drama che non urla mai, ti siede accanto e ti mette addosso quell’aria da sera piovosa in cui tutto appare più romantico di quanto probabilmente sia. , Funziona finché non ti accorgi che spesso il silenzio viene usato più come sedazione che come intensità. I primi piani lunghissimi, i montaggi musicali, la musichetta che scorre sopra corse, abbracci e prese in braccio costruiscono un clima, sì, ma non sempre una vera tensione. E la differenza io la sento.

La prima metà della serie vive di questa illusione elegante. È il tratto più riuscito: ti convince di stare guardando una romance adulta, delicata, naturale, quasi osservata da una finestra appannata. Poi però arriva il problema fondamentale: la storia d’amore non viene davvero costruita, viene mostrata. Vedi loro due che sorridono, camminano, si cercano, si toccano, si abbracciano. Vedi la tenerezza. Vedi la familiarità. Ma la passione? La spinta? La ragione profonda per cui lui dovrebbe scegliere proprio lei, e lei proprio lui? Quella resta spesso fuori campo, come se bastasse mostrare due persone vicine per farci credere che l’amore sia diventato inevitabile. E invece no: non basta una canzone, non basta un ombrello stretto, un passaggio della metro, non basta un abbraccio preso bene in controluce. La romance, almeno per chi la guarda con un po’ di sangue nelle vene, deve far sentire il perché. A me il perché non è arrivato!

Joon-hee e Jin-a hanno una chimica che molti hanno celebrato come esplosiva; per me, più semplicemente, è una chimica discreta, fatta di comfort e desiderio trattenuto, ma non di vera tensione. I bacini ci sono, la tenerezza pure, ma quella corrente sotterranea che dovrebbe attraversare una storia d’amore adulta non sempre si accende. Joon-hee è scritto come l’uomo ideale visto attraverso gli occhi di lei: bello, comprensivo, paziente, quasi sempre pronto a reggere il mondo sulle spalle senza lamentarsi troppo. Solo che un uomo così, se non gli dai anche un interno umano, rischia di sembrare più una funzione che una persona. E in effetti la sua evoluzione è minima: tra traumi familiari, abbandoni, dolore e senso di spaesamento, si intuisce molto, ma si realizza poco. Non c’è una vera trasformazione che si faccia sentire fino in fondo.

Poi c’è Jin-a! Il vero centro nervoso della serie, e anche il suo punto più contestabile. Perché il problema non è che sia una vittima, o che sia sotto pressione, o che viva schiacciata tra famiglia, lavoro e giudizio sociale. Il problema è che il drama le assegna una lunga serie di scelte che la fanno apparire sempre meno come una donna che cresce e sempre più come una che oscilla, si ritira, rimanda, acconsente, si fa trascinare. La sua condotta con l’ex fidanzato è il primo grande schiaffo allo spettatore: la scena della macchina, con lui che si porta dietro un gesto da maniaco disperato e lei che finisce dentro un incubo di ansia e terrore, dovrebbe essere il momento in cui si capisce che certi legami sono tossici fino al midollo. E invece la serie, pur mostrando il pericolo, spesso non si prende abbastanza cura di farci sentire il terrore fino in fondo. Lo intuisce, lo sfiora, ma non lo porta sempre a compimento.

Il vero crollo, poi arriva nelle decisioni successive. Lei si piega a logiche familiari e sociali che la espongono sempre di più. Quando accetta l’appuntamento al buio per placare la madre, dopo che lui è stato persino picchiato dalla stessa, il danno è ormai evidente: non è più una donna alle prese con la paura, è una donna che continua a scegliere la via più comoda per non affrontare il conflitto, anche quando il costo lo paga l’uomo che dice di amare. E quando organizza di nascosto con il padre di lui e poi gli chiede di non essere infantile, lì il drama si tradisce da solo. Perché a quel punto non sei più davanti a una protagonista in difficoltà; sei davanti a una persona che continua a chiedere maturità agli altri mentre lei stessa scivola dentro compromessi che sembrano solo rimandi di colpa. E non ho avuto alcuna percezione della differenza di età, nel modo di vivere la relazione: lei e la madre mi sono sembrate oltremodo infantili.

La cosa più irritante, in tutto questo, è che Something in the Rain non approfondisce davvero il costo emotivo di ciò che racconta. Parla di molestie sul lavoro, di ambiente tossico, di sessismo quotidiano, di famiglia soffocante, e in teoria lo fa bene. Mostra, non spiega. Ma mostra senza scavare sempre abbastanza nella ferita. Jin-a subisce, minimizza, abbassa la testa, cerca di non preoccuparsi troppo di sé per non disturbare gli altri, e questo potrebbe essere un ritratto potentissimo di assuefazione e stanchezza. Invece, spesso, finisce per sembrare una donna che non reagisce nemmeno quando dovrebbe. Il che rende la sua figura meno tragica e più esasperante. E allora sì, capisci perché tanti spettatori smettono di vederla come la protagonista da proteggere e cominciano a guardarla come una presenza autosabotante.

La seconda metà del drama è il luogo in cui questa frustrazione diventa struttura. La madre entra come una calamità morale senza fine: controllo, giudizio, ricatto emotivo, status, reputazione, ossessione per ciò che “si deve” fare. Il padre resta terribile nella sua passività ambivalente, la sorella di lui vive un’ombra di serietà e ferite che però non si schiudono mai in una vera evoluzione. E i colleghi? Un catalogo di tossicità che la serie osserva con lucidità ma senza ribaltarlo davvero. C’è verità, ma non c’è riscatto, accennato alla fine. Hai vinto tu, JIn-a, in ascensore, 3 secondi di scena. Tutto resta addosso, come polvere.

Il punto non è che la serie sia brutta. È peggio: è una serie fatta bene che non convince fino in fondo proprio dove dovrebbe colpire di più. Tecnicamente regge, visivamente seduce, gli attori sono bravissimi, e la prima metà ha un fascino rilassante con qualche richiamo francese, sembrano quasi dei bistrot e non dei ristoranti asiatici. Ma quando si tratta di far crescere davvero la storia e i personaggi, si ritrae, ripete, si appoggia all’atmosfera e alla musica, e spera che basti. Non basta. La cosiddetta evoluzione di Jin-a, per come viene mostrata, è più un annuncio che un percorso. Lui non supera davvero i suoi traumi, lei non diventa mai pienamente la donna capace di scegliere senza dissociarsi, se non negli ultimi 20 minuti di lavoro, e il finale non cambia la sensazione di fondo: 90 secondi di punzecchiamenti e scherzi, un abbraccio goffo, dopo 3 anni di separazione, persone che avrebbero meritato una scrittura più coraggiosa.

Alla fine resta questo: una serie elegante, malinconica, ben recitata, molto più forte nella forma che nella sostanza. Una romance che sa vestirsi benissimo, ma che quando deve spiegarti perché dovresti amare davvero questi due, comincia a balbettare. E per una storia d’amore, è un difetto che pesa come un ombrello fradicio. Il voto, finisce lì: nel territorio del “buon lavoro, ma non mi ha conquistata”. Intorno al 7 pieno, con tutto l’onore e tutto il fastidio del caso.

PS: ero partita da 8,5 dopo il primo episodio, con premesse bellissime, e sono arrivata a 7 perché è un lavoro molto curato: la OST — e sottolineo che non c’è una canzone coreana — ti porta perfettamente dentro l’atmosfera emotiva, e si sposa benissimo con tutto, anche se le musiche sono oltremodo minimaliste e insistenti nel finale, partono in continuazione e alla lunga provocano stanchezza.

Il ritmo è terribile. Primi piani di cinque minuti di loro che si struggono, in una serie di venti ore complessive, sono la morte: è una serie lenta, lentissima, e quel tempo avrebbe potuto essere speso meglio per i dialoghi, per approfondire, per inserire scene che secondo me sono state tagliate, perché a volte i personaggi sanno di eventi e ti chiedi come diavolo abbiano fatto ad apprenderli, e finisci per doverti dare una spiegazione da sola.

Il payoff emotivo è tragico, e il finale è forse il più brutto e sbrigativo che io abbia visto in un lavoro del genere.

Il cast, a livello interpretativo, non mi ha convinta del tutto: gli attori che interpretano i padri abbassano la media complessiva del gruppo.

Voglio dire un’ultima cosa: forse lo scopo, mi sono detta, è parlare dell’evoluzione a tentoni di questa donna, perché la storia d’amore è il contorno, illustrata per lo più con dei videoclip musicali; i suoi problemi, invece, sono affrontati, mostrati, ma mai approfonditi. Non so come altro spiegarmelo. E la storia, come al solito, è infilata lì come motore che avvia la crescita personale e come polo attrattivo per acchiappare una grossa fetta di pubblico che ancora nelle recensioni parla della storia d’amore, ma la serie è molto altro.

E il lato positivo, questo lo sottolineo, è che mostra il lato scomodo della Corea, e dei coreani, altro che uomini da sogno: la società è posizionale, classista, il gender gap esiste ed è prodotto del patriarcato. Così insito che anche le donne sono deformate nel pensiero: “Dovresti sposarti”, “Sei più bella”, “Hai un fidanzato?”, “Ormai non ti applichi più, pensi al fidanzato”, “Lasci il lavoro?”, “Ti sposi?”. O la madre: la madre è quanto di più tossico possa rappresentare la società. “Se ti hanno umiliata è colpa tua”, “Se non andavi in pensione e avanzavi di carriera non si sarebbero permessi di umiliarla”, “Se ti tradiscono le coppie litigano, fa niente, può capitare”, “Ha molti fratelli, quando il padre morirà dovrà occuparsi di lui e anche nostra figlia dovrà occuparsene”, “Se sei orfano e tuo padre ti abbandona sei marcio”. E l’ipocrisia, quanta ipocrisia, cazzo.
C'è poi un altro aspetto che ho apprezzato e che raramente viene mostrato con questa schiettezza: la gestione delle molestie sul lavoro. È vero, anche qui il drama si ferma spesso sulla soglia dell'approfondimento e non entra fino in fondo nel costo psicologico che certe situazioni comportano. Tuttavia mostra molto bene una dinamica scomoda che spesso nelle narrazioni viene semplificata: le donne non diventano automaticamente solidali tra loro solo perché condividono la stessa discriminazione. Anzi! Molte colleghe prendono le distanze da chi denuncia, non perché credano che abbia torto, ma perché hanno paura di essere coinvolte, isolate o penalizzate a loro volta. Alcune scelgono il silenzio come forma di sopravvivenza. Altre arrivano persino a schierarsi con i molestatori o con il sistema che li protegge, nella speranza di ottenere vantaggi, protezione o semplicemente di non diventare il prossimo bersaglio.
È una rappresentazione dura, perfino deprimente, ma estremamente realistica. E non riguarda soltanto la Corea. Credo che la stessa dinamica possa verificarsi in moltissimi contesti occidentali. Il drama ha il merito di non trasformare le donne in un gomitolo di vittime virtuose: mostra invece persone inserite in un sistema competitivo e gerarchico che, per paura o convenienza, finiscono talvolta per perpetuare le stesse logiche che le danneggiano.

È forse uno degli aspetti più riusciti dell'intera serie, perché mette in scena una verità sgradevole: le donne non sono sempre complici tra loro. Molto spesso, soprattutto in ambienti tossici, diventano rivali prima ancora di riuscire a diventare alleate. E Something in the Rain questo lo mostra con una lucidità che fa male.

Un altro elemento che mi ha colpito è il rapporto quasi patologico con il lavoro e con il ruolo sociale: il lavoro non è soltanto un mezzo di sostentamento, è identità, status, legittimazione dell'esistenza. È il modo in cui una persona misura il proprio valore e quello degli altri.
Lo si vede benissimo nel padre di Jin-ah. Una volta andato in pensione, non riesce davvero a godersi il tempo libero. Si sveglia comunque all'alba perché quel ritmo è diventato il suo orologio biologico. Non sa cosa fare delle sue giornate. Si mette al computer, controlla la posta elettronica, studia inglese, cerca qualcosa che riempia quel vuoto lasciato dal lavoro. Non è la rappresentazione di un uomo finalmente libero, ma di una persona che ha costruito tutta la propria identità attorno a una funzione sociale e che, una volta persa quella funzione, fatica a capire chi sia e si obnubila nell'alcol già nel pomeriggio, tra noia e disturbo d'adattamento.

Una società, quella coreana, che appare moderna, efficiente e affascinante dall'esterno, ma che spesso sembra chiedere ai suoi membri un prezzo emotivo enorme. Ed è forse anche per questo che il drama mi è sembrato, a tratti, molto più interessante come ritratto sociale che come storia d'amore. Dietro il k-pop, le luci di Seoul e l'immaginario romantico esportato dall'esotismo dei drama, emerge un Paese duro, competitivo, classista e profondamente segnato dalle aspettative collettive. Non un paradiso sentimentale, ma un luogo in cui molte persone sembrano vivere costantemente sotto il peso di ciò che dovrebbero essere.
La serie di buono ha questo: non edulcora nulla, non fa sconti. La donna non è ritratta da un misogino, ma è prodotto del sistema, incapace di dissenso, frustrata e disposta a tollerare pur di seguire il percorso che la società indica come corretto, per non essere outsider, zitella. Peccato non averne mostrato il costo emotivo — i primi piani di lei che piange sul letto non contano.

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Completed
Itaewon Class
4 people found this review helpful
26 days ago
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.0
Acting/Cast 8.0
Music 7.0
Rewatch Value 6.0

Urban fantasy meritocratico

Quando ho iniziato Itaewon Class ero convinta di trovarmi davanti a un revenge drama duro, realistico, quasi sociologico. Le prime puntate lo promettono davvero: discriminazione, bullismo coperto dalle gerarchie, potere economico dei chaebol, isolamento sociale, differenze di classe, senso di impotenza davanti a un sistema che protegge i forti. C’è una scena semplicissima, quella dell’insegnante che vede il bullismo e non interviene perché il padre del ragazzo è un pezzo grosso della ristorazione, che secondo me racconta la Corea più di cento dialoghi.
E infatti l’inizio funziona tantissimo, ho pensato che avrei dato dall'8,5 in su. Ha rabbia, identità, un protagonista molto definito e un conflitto morale forte. Park Sae-ro-yi non è il classico eroe brillante da k-drama: è rigido, socialmente impacciato, quasi congelato emotivamente, socialmente inetto. Sembra una persona che vive più per principi che per desideri. E questa cosa all’inizio mi aveva colpita molto, anche perché rendeva credibile il fatto che venisse percepito come strano dagli altri.

Poi però la serie comincia lentamente a cambiare... il problema principale di Itaewon Class, secondo me, è che vuole essere troppe cose contemporaneamente: revenge drama, critica sociale, favola meritocratica, romance, racconto di outsider, storia di startup, parabola morale. E a un certo punto queste facce iniziano a combattersi tra loro.
Come revenge, ad esempio, per me funziona poco. E qui forse sta il cuore della mia delusione finale. Sae-ro-yi non si vendica davvero. Resiste. Sopravvive. Aspetta. Ma non costruisce mai quella sensazione di ossessione strategica che dovrebbe avere un protagonista di vendetta. Se penso a The Glory, lì la vendetta è attiva: la protagonista orchestra, manipola, crea lentamente il collasso dei suoi nemici. In Itaewon Class invece i cattivi si autodistruggono soprattutto da soli, facendo errori sempre più stupidi e caricaturali. Lui rimane quasi sempre moralmente puro, quasi ascetico. E questo toglie tensione. Più che “ti distruggerò”, il messaggio sembra essere: “continuerò a essere una persona integra finché il sistema collasserà da solo”.
Che è un tema interessante, ma non è revenge puro!

Anche il cattivo principale, Jang Dae-hee, secondo me soffre di questa impostazione troppo simbolica. All’inizio è inquietante perché rappresenta davvero il capitalismo patriarcale coreano: l’uomo che valuta il valore umano solo attraverso il profitto e la sottomissione. Però andando avanti diventa quasi un villain da operaetta morale. Le risate, l’ossessione per la genuflessione, la teatralità continua… troppo. L’inginocchiarsi diventa una specie di pornografia morale: ogni scena deve culminare nella sottomissione rituale del potente. Capisco il significato culturale dell’inchino pubblico in Corea, ma qui si esagera fino a perdere realismo umano.

E infatti ci sono momenti che sfiorano il fantasy :la nonna usuraia che si rivela investitrice ricchissima di startup o una cuoca trasgrender che si impegna e vince gare di cucina, è lì che ho realizzato una cosa importante: Itaewon Class non è davvero interessato al realismo. È interessato al desiderio collettivo. È una favola meritocratica per una società ossessionata dal successo e dalla posizione sociale. In Corea il fallimento pesa tantissimo sull’identità personale, e credo che il drama giochi proprio su questo: il sogno che gli esclusi, i discriminati, gli strani, i poveri, possano creare una comunità alternativa e vincere contro il sistema. Esattamente come i romance forniscono speranza alla commessa o alla donna povera di poter essere notata da un chaebol.
Alcuni aspetti secondo me sono realistici e sono il punto forte della serie: la difficoltà di esporsi sentimentalmente, ad esempio, è rappresentata molto meglio di quanto facciano tanti drama romantici. Ho trovato realistico il personaggio del figlio illegittimo che ama Yi-seo ma non si autorizza nemmeno a provarci, perché interiormente si percepisce inferiore. Lì c’è davvero Corea: gerarchia, vergogna, autocensura emotiva e la vediamo in Interest of love per esempio.
Anche la romance, che tantissimi hanno criticato, a me in realtà è piaciuta più di quanto pensassi. Non totalmente ma mi ha coinvolta. E credo di aver capito perché. Sae-ro-yi e Soo-ah parlano sempre come due persone che seguono binari emotivi diversi. Si vogliono bene, ma sembrano continuamente costretti a spiegarsi. Lui con lei è sempre in modalità contenimento: “non sentirti in colpa”, “va bene così”, “gwenchana”. È una relazione di cura, di servizio. Mentre con Yi-seo succede qualcosa di diverso: non hanno bisogno di troppe parole. C’è familiarità, riconoscimento, sincronizzazione implicita. Lui con lei è più se stesso, sembra più a suo agio e Dio se sono simili, lei viene presentata come speculare a lui ma con strumenti diversi (difesa dei bulli).
Ed è qui che la serie, secondo me, trova la sua verità più forte. Yi-seo non ama Sae-ro-yi perché è bello e ama la sua struttura morale, il suo modo radicale di esporsi contro il sistema. In fondo lei fa la stessa cosa che lui aveva fatto contro il bullismo: rischia posizione, immagine e stabilità per qualcosa che sente autentico. Sono complementari proprio perché entrambi sono disposti a vivere senza adattarsi completamente. E lo dice chiaramente quando si confronta con l'altra: "Non fai altro che chiedere di cambiare per adeguarsi a te, io lo aiuto a prendere ciò che gli serve per stare bene". Questo lato della storia è fortissimo e per la prima volta è stato rinfrescante vedere una compagna-amica, solidale con cui dividere il peso dell'esistenza.
Però anche qui la serie inciampa: il "payoff"romantico arriva troppo tardi. Troppo. Per quindici episodi Yi-seo si espone completamente, mentre lui resta emotivamente congelato. Capisco l’idea narrativa: Sae-ro-yi è bloccato nel trauma e nel ricordo di Soo-ah come ultimo frammento della sua vita “prima” della tragedia. Però non c'è stata soddisfazione per lo spettatore.
Anche il finale romantico mi ha lasciata un po’ perplessa . Yi-seo è stata costruita come un personaggio impulsivo, passionale, quasi famelico emotivamente. E poi nel bacio finale sembra improvvisamente trattenuta, composta, quasi passiva.

A livello di interpretazioni però il cast regge tantissimo. Park Seo-joon riesce davvero a dare a Sae-ro-yi quella rigidità morale quasi dolorosa. Kim Da-mi è probabilmente il cuore emotivo della serie: riesce a rendere Yi-seo fastidiosa, brillante, feroce e vulnerabile allo stesso tempo. Anche i personaggi secondari spesso funzionano bene, forse perché rappresentano quella comunità di esclusi che è la parte più autentica del drama. Il villain per me è un grosso no.
Il figlio illeggittimo è stato molto poco sviluppato , come motivazione, storia, desideri, i motivi per cui passa al lato oscuro sono deboli narrativamente.
Altro problema è la struttura narrativa ciclica, che tende a ripetersi, reiterando lo stesso schema:
Jangga provoca,
Sae-ro-yi resiste,
qualcuno viene umiliato,
Yi-seo soffre in silenzio,
Soo-ah guarda malinconica,
nuovo piccolo ostacolo,
nuova resistenza morale.
E dopo alcune puntate senti che la storia gira intonro senza approfondire davvero nulla di nuovo. È lì che nasce quella sensazione di “pesantezza” Non perché manchino eventi, anzi: ne succedono continuamente ma dello stesso tipo, ed emotivamente la serie resta ferma nello stesso punto per troppo tempo. Anche la figura di So-nha è sempre uguale e la sua interpretazione si risolve in una gara di sguardi fissi,soffferente, mentre lei attende e scopri alla fine che poteva avere più agency ed essere molto più utile di Yi-Seo nei suoi piani di vendetta.
Penso che molto spesso realizzare adattamenti uguali al web toon sia deleterio , perchè su un disegno proietti meno realismo. Il disegno crea una distanza simbolica. Un attore in carne e ossa invece porta inevitabilmente il racconto verso il naturalismo, anche quando la sceneggiatura resta da fumetto. E qui nasce lo strappo percettivo.
Secondo me Itaewon Class avrebbe funzionato meglio rendendo Sae-ro-yi più umano, facendo evolvere prima la romance, tagliando alcune scaramucce aziendali ripetute e approfondendo davvero il trauma, la classe e l’identità. Perché il materiale emotivo per una grande serie c’era. Ma spesso è stato sacrificato alla fedeltà da webtoon e alla necessità di creare momenti iconici invece di vera progressione umana.
Una cosa positiva è pero che, pur essendo molto favolistico, non sceglie la soluzione romantica più nostalgica o rassicurante. In moltissimi drama il primo amore resta idealizzato fino alla fine e viene premiato quasi per diritto narrativo. Qui invece no. E questo, paradossalmente, è uno degli elementi più realistici della serie.

Sae-ro-yi non sceglie la persona che rappresenta il passato o l’innocenza perduta. Sceglie quella che ha condiviso concretamente il suo percorso di costruzione. E questa è una scelta molto coerente con una società come quella coreana. Anche Start-Up lavora tantissimo su questo immaginario: la Corea contemporanea romanticizza enormemente il self-made e il partner che partecipa alla crescita personale e professionale del protagonista. Non basta più “esserci stati all’inizio”. Conta chi regge il peso della scalata.
Ed è interessante perché da una parte il drama diventa quasi una fantasia meritocratica estrema, ma dall’altra racconta in modo molto realistico alcuni meccanismi culturali:
il sistema posizionale,
la rigidità gerarchica,
il peso del prestigio,
il conformismo,
il successo come misura del valore umano,
la difficoltà di esporsi sentimentalmente,
il compromesso necessario per sopravvivere.
Perfino Soo-ah, che per è stata frustrante da vedere, secondo me rappresenta qualcosa di molto reale: la persona che capisce il sistema, ne soffre, lo disprezza anche, ma non riesce davvero a uscirne. Non è abbastanza “eroica” per distruggersi pur di restare coerente. E proprio per questo è probabilmente uno dei personaggi più umani della serie.

Alla fine il mio voto è 7,5. E forse è un voto più severo proprio perché la serie aveva ambizioni alte. Ci sono drama molto più stupidi a cui ho dato voti simili, ma almeno non fingevano di essere qualcosa di più profondo. Itaewon Class invece promette una riflessione enorme su classe, potere, trauma e vendetta, e poi spesso sceglie la scorciatoia simbolica e melodrammatica, con un villain da telenovelas anni '90. E non basta il cameo finale a Park Bo Gum per risollevare la serie. Il paradosso di Itaewon Class è stato questo: più cerca di essere realistico nei temi sociali, più diventa interessante.
Più entra nella costruzione da webtoon morale e simbolico, più perde credibilità.

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Completed
Mr. Sunshine
4 people found this review helpful
May 14, 2026
24 of 24 episodes seen
Completed 1
Overall 9.0
Story 9.0
Acting/Cast 9.0
Music 7.5
Rewatch Value 7.0

Love, gun, sad ending e identità precarie.

FOTOGRAFIA: 10/10 Regia: 9,5. Ritmo: 7. Costumi: 8,5
Mr. Sunshine è una di quelle opere doppie: da una parte c’è il grande melodramma storico coreano, con una fotografia sontuosa, personaggi tragici, amori impossibili, identità ferite, dall'altra una Joseon che muore lentamente, sotto il peso della Storia. È una serie che vuole essere continuamente più grande di se stessa, e spesso ci riesce. Altre volte, invece, sembra così innamorata della propria eleganza da dimenticare la logica narrativa.
Alcune scene restano impresse come quadri malinconici, tantissime inquadrature mi hanno ricordato opere del cinema o dell'arte, da Mirò per iniziare, l'ukiyio giapponese per la gestione degli spazi, le inquadrature orizzontali, l'estetica giapponese e quella sensazione di mondo morente e di immanentismo che dà un tono melanconico a tutto il lavoro, ma anche decadentismo per tutto quel che riguarda il Glory Hotel e la sua proprietaria.

Nonostante questi punti di forza che fanno gridare al capolavoro, emergono crepe molto visibili: una scrittura che accelera all’improvviso dopo episodi lentissimi, dinamiche crime e di spionaggio costruite in modo fragile, simbolismi che a volte schiacciano la psicologia reale dei personaggi e una mancata integrazione tra la tragedia a sfondo storico e il melodramma romantico, che spesso stride.

Eppure il fascino di Mr. Sunshine nasce proprio da questa contraddizione: è un drama capace di emozionare enormemente anche mentre lo si critica. Un’opera che vive di atmosfera, perdita, memoria storica e desideri irrealizzati più che di perfetta coerenza. E forse è per questo che divide così tanto: c’è chi lo vive come un poema struggente e chi, superata la bellezza iniziale, inizia a vedere tutte le cuciture, ed io sono nel secondo gruppo.

Poiché è un dramma che si conosce benissimo ormai non mi dilungherò a parlare di trama ma di sensazioni, impressioni, punti di forza e criticità. E' una serie che ho visto in un lungo periodo di tempo per assaporarla e metabolizzarla, superato lo scoglio delle prime tre puntate ho accelerato e in pochi giorni mi sono portata quasi a metà per finire lentamente, come ho iniziato. Non è un drama da binge , va capito, gustato, elaborato. Non è un drama che finisce bene, e questo mi era chiaro sin dal ritorno di Eugene Choi, come marine, vestito di nero, come se stesse andando ad un funerale, quello del Joseon... .
Personaggi principali:
- Ae-sin, per me è simbolo di patria, rappresenta la Corea idealizzata: aristocratica, resistente, moralmente pura, ma anche schiacciata dal peso simbolico che il drama le impone addosso. Kim Tae-ri lavora molto di sguardi e micro-espressioni, costruendo un personaggio controllato e quasi ascetico. Più che una femme fatale, è una figura patriottica romantica. Per me troppo simbolo e troppo poco donna reale, e poco coerente e distaccata di fronte a innumerevoli tragedie emotive ma bravissima se queste erano le consegne, io l'avrei umanizzata un po' di più.

- Gu Dong-mae: un coreano rifiutato dal proprio paese che indossa l’identità giapponese come armatura e ferita insieme. Yoo Yeon-seok gli dà una presenza fisica inquieta, animale, sempre sul punto di esplodere o crollare. È costruito quasi come un fantasma romantico decadente, rappresenta il desiderio impossibile di essere riconosciuti e amati da un mondo che ti ha espulso, il bisogno di essere visto. Notare che il lavoro lo caratterizza almeno esteticamente, lui e il suo gruppo, in senso caricaturale, spesso i coreani rappresentano la cultura giapponese banalizzandola o semplificandola.

- Kudo Hina, incarna la sopravvivenza intelligente dentro il caos coloniale, è una survivor, a differenza di Aesin che rappresenta l'idealismo puro, non è pura, non è innocente, non è idealista: manipola, osserva, recita, protegge se stessa e gli altri contemporaneamente. Kim Min-jung le dà fascino adulto, ironia e una stanchezza elegante molto moderna. Il personaggio più noir della serie, quasi una figura gotica sospesa tra eros, morte e pragmatismo, molto gotica e ma anche con un tocco liberty, bella epoque, soprattutto quando veste occidentale e ha l'acconciatura e una estetica , ma anche una fisionomia, che richiama Franca Florio.

- Kim Hee-sung rappresenta la nobiltà inutile che lentamente acquisisce coscienza morale. Parte come personaggio leggero e quasi frivolo, poi si evolve davvero in modo leggibile e coerente. Byun Yo-han lo interpreta con naturalezza, rendendolo umano e meno teatrale degli altri. Non è un personaggio che mi ha entusiasmato né l'attore me lo ha reso memorabile.

- Takahashi mori, rappresenta il volto più glaciale e ideologico dell’imperialismo giapponese. Non è costruito come essere umano complesso ma come incarnazione della macchina coloniale: disciplinato, spietato, convinto della superiorità del proprio potere. DIsumano, ambizioso, convinto della superiorità del proprio paese. Rappresenta una presenza opprimente, inevitabile, il volto della Storia che avanza senza empatia.

- Lee Wan-ik è invece il collaborazionista opportunista, probabilmente più odioso proprio perché interno alla Corea stessa. Vigliacco, servile con i forti e crudele con i deboli, rappresenta la degenerazione morale prodotta dal potere e dall’avidità. Non ha l’aura tragica degli altri antagonisti: è viscido, umano nel senso peggiore del termine. Per me più irritante dei giapponesi stessi, perché tradisce il proprio popolo per interesse personale. Grande interpretazione dell'attore principale che lo ha reso grottesco, viscido, miserabile, meschino, sadico e privo di scupoli con una mimica assolutamente credibile e creando quasi una caricatura riconoscibile dell'omuncolo inutile e cattivo fino alla perversione.

-- Eugene Choi, il reale protagonista ed eroe drammatico, martire della serie, l’uomo senza patria, sopravvissuto alla violenza di classe e incapace di appartenere davvero a un luogo, america, corea... . È il personaggio più lineare emotivamente: ama, protegge, osserva Joseon con rabbia e nostalgia insieme. Lee Byung-hun lo interpreta con grande controllo, dandogli una malinconia adulta e quasi stanca. Per lo spettatore diventa il tramite più accessibile perché umano dentro la tragedia storica, l’uomo che comprende troppo tardi di avere ancora una casa emotiva.

Simbolismo: Mr. Sunshine usa continuamente il simbolismo, a volte in modo potente, altre quasi eccessivo. I personaggi per me sono idee incarnate, non posso pensarla in modo differente. Ae-sin è la patria perduta e idealizzata, non a caso è amata da tutti; Eugene è l’uomo senza terra che scopre troppo tardi il significato di appartenenza; Dong-mae è l’identità deformata dal rifiuto sociale e coloniale che cerca lo sguardo di Ae-sin; Hina rappresenta la sopravvivenza dentro il compromesso morale. Anche gli spazi parlano: il Glory Hotel sembra un limbo gotico tra decadenza, desiderio e morte, mentre i tramonti irreali e i cieli saturi trasformano Joseon in memoria nostalgica più che in luogo storico realistico. A volte il simbolismo arricchisce enormemente il drama; altre volte schiaccia la psicologia reale dei personaggi e rende alcune dinamiche troppo costruite o artificiali, e poco comprensibili, pena il sottotitolo beceramente brutale che netflix ha pagato al primo venuto.

Perché parlo di identità precarie ( nel titolo della mia recensione)? Quasi tutti i personaggi principali vivono dentro identità instabili, performate o sospese. Nessuno appartiene davvero al posto che occupa. Eugene è coreano ma cresce americano, torna a Joseon da straniero e guarda il proprio paese come qualcuno che ne è stato espulso. Dong-mae indossa il costume del samurai giapponese senza essere davvero giapponese né accettato come coreano: la sua identità è quasi una maschera costruita per sopravvivere al rifiuto. Hina stessa vive sotto un nome e uno status che sono insieme protezione e prigione; elegante, sofisticata, apparentemente potente, in realtà abita continuamente una posizione precaria, fatta di segreti, compromessi e paura di perdere tutto, è giapponese per via del marito e indossa questa identità quando le fa comodo, e sulla sua ferita, matrimonio imposto, ha creato la sua agevole sopravvivenza.
Il drama costruisce così un mondo dove le identità non sono mai solide ma sempre negoziate, recitate o imposte dalla Storia. E forse è proprio questo il cuore malinconico della serie: in una Joseon che sta morendo, nessuno riesce più a essere davvero se stesso. E la fine della nobiltà e la caduta della famiglia Go ne è l'emblema significativo.


Finale: tragico, drammatico, un' ecatombe,"olocausto" collettivo e il problema mi sono chiesta quale fosse, ho visto tante opere finite male e non mi stonavano così, sembra che muoiano tutti per dare un tono volutamente tragico alla serie, risultando forzato. Non mi fraintendete, il senso è mostrare come la storia si imponga sulle scelte del singolo e come il sacrificio sia stato fondamentale per permettere l'indipendenza della Corea poi nel lungo periodo, se non altro come esempio che come effettivo impatto di quel gruppo di perone ma le morti scenografiche e violente mi sono sembrate un monumentale funerale collettivo con picchi di melodramma improbabile sulla fine del protagonista. C'è pure una sorta di karma finale per uno dei personaggi, a dimostrazione che non segue alcuna razionale o equa "resa dei conti", forse, perché a pagare dovevano essere altri.
--Dettagli tecnici-
Interpretazioni
Qui la serie porta a casa un risultato grosso: il livello medio del cast è altissimo e, cosa ancora più rara, abbastanza uniforme. Nessuno sembra fuori scala rispetto agli altri, tranne forse la madre di Ae sin ma ha poco spazio, una scena iniziale, poi nessuno stona davvero, e questa coesione aiuta molto l’effetto di insieme. Kim Tae-ri lavora tantissimo di micro-espressività e si vede che ha controllo, anche se il personaggio di Ae-sin resta molto compresso e a tratti troppo solenne, quasi robotico, e non ho gradito. Lee Byung-hun è magnetico, Yoo Yeon-seok costruisce un Dong-mae che vive di ferita, rabbia e fame di riconoscimento, Kim Min-jung dà alla proprietaria dell’hotel una presenza adulta e tagliente, flirtereccia ma anche pericolosa, noir se vogliamo.

OST
Calzante, senz’altro. Sa quando spingere e sa quando restare in sottofondo, quindi accompagna bene il tono elegiaco della serie. Però non è una colonna sonora che ti rimane addosso come un trauma musicale come in moon lovers o in goblin. Funziona molto bene nel momento, l'utilizzo degli archi o le ballad malinconiche nelle scene di avvicinamento, meno come memoria autonoma. È efficace più che memorabile.

Fotografia & Regia
Qui siamo su un livello quasi cinematografico. Composizione, luce, costumi, paesaggi, uso del controluce e delle atmosfere fredde o brumose: tutto dà la sensazione di un’opera molto più grande del normale drama storico. Ci sono immagini che si stampano davvero in testa. Il problema è che questa raffinatezza visiva a volte cerca così tanto la bellezza da diventare decorativa, ma resta comunque una delle armi migliori della serie.
Quando vedi i tramonti non vedi solo un tramonto ma il "sentimento del tramonto", è per questo che premio questa opera con un 10 su 10 nel comparto fotografico, per l'utilizzo dei colori e i continui riferimenti artistici, oltre a varie citazioni (Lawrence d'Arabia, Dottor Zhivago, Via col Vento).
Regia moderna, sontuosa, molto sicura di sé. Però abbonda nei primi piani e nei feedback emotivi un po’ troppo insistiti A volte sembra che la regia non si fidi abbastanza della scena e continui a sottolinearla per assicurarsi una risposta emotiva dallo spettatore. Detto questo, nella seconda parte e nel finale migliora: trova più respiro, più forza visiva, più senso della tragedia. Ci sono anche momenti quasi sperimentali nell’uso del colore e del tono, soprattutto quando la serie lascia perdere il realismo e si consegna all’elegia.
Un dettaglio che secondo me funziona molto bene è l'utilizzo del colore per anticipare messaggi precisi: quando Eugene ricompare in Joseon, come marine, vestito di nero, la sensazione è subito quella di uno che arriva come a un funerale. La serie fa capire che è un uomo già segnato, già mezzo morto dentro, e infatti la sua traiettoria emotiva è quasi quella di un fantasma che continua a camminare.

Pacing
Pessimo, senza tanti giri. Parte benissimo come costruzione lenta e immersiva, poi diventa traballante, ridondante, a tratti persino stancante. I continui flashback interrompono più che arricchire; certe scene sembrano ripetere lo stesso concetto per paura che lo spettatore non abbia capito o sentito. E soprattutto negli ultimi episodi accelera di colpo: morti, svolte, separazioni, vendette, tutto schizza via a velocità supersonica. La sensazione è che il drama non sappia sempre respirare. O dilata troppo, o corre troppo, comprimendo negli ultimi 2 episodi 3 anni di storia.

Quando diventa melodramma storico
Qui sta la frizione più evidente. Mr. Sunshine vuole essere insieme tragedia nazionale, romance impossibile, epopea politica e racconto di formazione coloniale. L’ambizione è enorme, ma il melodramma a volte stride con il peso storico. Non è tanto il fatto che sia tragico: è che spesso chiede allo spettatore di accettare svolte emotive molto forti senza costruirne fino in fondo la coerenza psicologica. La parte sentimentale, in particolare, sembra pensata più come simbolo che come esperienza umana pienamente credibile. Risultato: grande impatto, ma non sempre plausibile. I cattivi, che lo sono davvero nella storia, sono resi come mostri monodimensionali, privi di un loro percorso, motivazioni, ferite; vogliono solo prendere, depredare, piegare i coreani. Perché questo odio? Boh. Può l'avidità spiegare perversa, truculenta, belluina crudeltà? Muah!

Quando diventa crime / spionaggio
Molto meno solido del resto. Lì si vedono le cuciture. Intrighi poco chiari, passaggi forzati, documenti e prove che compaiono con una comodità sospetta, logiche investigative che non reggono se le guardi troppo da vicino. Il lato spionistico sembra spesso servire solo a far avanzare il melodramma, non a costruire davvero tensione crime. È la parte in cui la serie perde più credibilità.

Sottotitolaggio italiano
Male, spesso davvero male. Non solo perché sono letterali, ma perché non sembrano adattati al contesto culturale e linguistico, ci sono molti errori e la cosa assurda è che i traduttori vengono pagati, a fine episodio c'è pure il nome di uno di loro, vergognoso. Il risultato è che certe battute diventano rigide, ambigue o proprio poco naturali con mancata concordata LEi/voi, errori, in un drama pieno di gerarchie, sottintesi e registri formali, una traduzione di questo genere pesa tantissimo. Alcune scene che in origine probabilmente avevano una sottigliezza reale, in italiano sembrano tradotte con google translator. Quasi da gruppo amatoriale fai da te, complimenti.

Giudizio finale
Mr. Sunshine è una serie di qualità alta, sicuramente sopra la media dei kdrama più stupidi e affettati. Ha immagini potenti, interpretazioni solide, ambizione vera e una malinconia storica che sa colpire. Però non è perfetta, e anzi inciampa proprio quando pretende più coerenza narrativa: ritmo, crime, traduzioni, alcune svolte sentimentali e la gestione del triangolo romantico fanno perdere punti.
Per me è un lavoro molto forte, molto bello da vedere, molto intenso da vivere, ma non un 10 pieno. Sta più vicino a un 9, con punte altissime e alcune cadute abbastanza fastidiose. Una serie grande, non impeccabile. E proprio per questo, quando funziona, si fa ricordare davvero.

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Completed
Crash Landing on You
4 people found this review helpful
Jun 28, 2025
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 9.5
Story 9.5
Acting/Cast 9.0
Music 9.0
Rewatch Value 8.0

Confini d’Amore: oltre il 38° Parallelo. Storie di unione.

É uno dei K-drama più iconici e amati degli ultimi anni, capace di conquistare il pubblico mondiale grazie a una trama avvincente, personaggi indimenticabili e una profonda riflessione sulle divisioni storiche tra Corea del Nord e Corea del Sud.
Breve sinossi
La serie segue Yoon Se-ri, una ricca e brillante imprenditrice sudcoreana che, durante un volo in parapendio, viene spinta da una tempesta oltre il confine e atterra accidentalmente nella Corea del Nord. Qui incontra Ri Jeong-hyeok, un ufficiale dell’esercito nordcoreano, che decide di aiutarla a nascondersi e a tornare a casa. Da questo incontro nasce una storia d’amore intensa e proibita, che si sviluppa sullo sfondo delle tensioni politiche e culturali tra le due Coree.

Tematiche Principali
Amore proibito e resilienza: Il cuore della serie è la relazione tra Se-ri e Jeong-hyeok, che sfida ogni barriera sociale, politica e personale. Il loro amore, ostacolato da differenze culturali e dalla divisione tra Nord e Sud, diventa una metafora della speranza e della possibilità di superare i confini imposti dalla storia.
Contrasto culturale : la serie offre uno sguardo raro e dettagliato sulla vita quotidiana in Corea del Nord, umanizzando i suoi abitanti e mostrando le profonde differenze (ma anche le similitudini) con la Corea del Sud. Ho riflettuto su quanto certi regimi totalitari limitino il progresso determinando quasi una regressione dalla modernità, da cui sembrano anni luce rimasti indietro.
Questo confronto è trattato con sensibilità e attenzione ai dettagli, rendendo la narrazione credibile e spunto di riflessione profonda.
Ho adorato l'amicizia tra la protagonista e i personaggi della Corea del Nord, sopratutto i militari.
Famiglia e lealtà: Oltre alla storia d’amore, il drama esplora i legami familiari, soprattutto il rapporto con la madre per la FL, e i rapporti irrisolti tra il padre e il ML, un trauma irrisolto su un componente della famiglia che non c'è più ma ha lasciato strascichi ingombranti nella vita dei protagonisti, le aspettative sociali e il peso delle responsabilità individuali. Le dinamiche familiari, sia di Se-ri che dei personaggi nordcoreani, sono fondamentali per comprendere le scelte e i sacrifici dei protagonisti.
Personaggi e Interpretazioni : Hyun Bin (Ri Jeong-hyeok) e Son Ye-jin (Yoon Se-ri) regalano interpretazioni molto intense, dando vita a personaggi complessi e profondi. Hyun Bin meraviglioso nelle scene d'azione.
La loro chimica, forse coadiuvata dall'essere realmente una coppia nella vita reale, contribuisce in modo decisivo al successo emotivo della serie. Anche i personaggi secondari sono ben sviluppati e dotati di profondità psicologica, tanto che lo spettatore si affeziona a ciascuno di loro.
Narrazione e Stile: la sceneggiatura è IL vero punto di forza, la storia alterna sapientemente momenti di suspense, romanticismo, comicità e dramma. L’uso di flashback e una narrazione non lineare arricchiscono la trama, mantenendo alta la tensione emotiva. La serie riesce a essere, allo stesso tempo, confortante e innovativa, pur utilizzando alcuni cliché tipici del genere.

Musica dell’opera:
La colonna sonora è una delle più iconiche e amate nel panorama dei K-drama, capace di accompagnare e amplificare le emozioni della storia con brani pop, ballate struggenti e musiche strumentali evocative.
Composta da una selezione di brani vocali e strumentali che spaziano tra pop, ballad e orchestrazioni cinematografiche, riuscendo a sottolineare perfettamente i momenti romantici, drammatici e nostalgici della serie. La musica gioca un ruolo fondamentale nell’accentuare il contrasto tra i due mondi dei protagonisti e nel trasmettere la profondità delle loro emozioni.
Ecco alcuni dei titoli più rappresentativi dell’OST:
"Flower" – Yoon Mi Rae: un brano intenso e delicato, che esprime la speranza e la resilienza dell’amore tra i protagonisti.
"Sunset" – Davichi : una ballata emozionante, perfetta per i momenti malinconici della serie.
"Here I Am Again" – Baek Ye Rin : canzone simbolo della nostalgia e del desiderio di ricongiungimento.
"But It’s Destiny" – 10cm: pezzo che riflette il tema del destino e degli incontri fortuiti.
"I Give You My Heart" – IU: uno dei brani più iconici, che accompagna le scene più romantiche e toccanti, diventando una vera e propria “signature song” della serie.
All of My Days" – Kim Sejeong: una ballata dolce e malinconica.
"Let Us Go" – Crush: un pezzo che trasmette il desiderio di libertà e di un futuro insieme.
Musiche strumentali: oltre ai brani vocali, la serie include numerose tracce strumentali che creano l’atmosfera perfetta per le scene ambientate sia in Corea del Nord che in Corea del Sud. Tra queste spiccano:
"Sigriswil": Tema orchestrale ricorrente che accompagna i momenti più epici e romantici e la sigla di apertura.
"The Hill of Yearning" : Melodia malinconica che sottolinea la nostalgia e la distanza tra i protagonisti.

L'opera non racconta solo una storia d’amore bensì la resilienza umana e la possibilità di trovare punti di incontro nonostante le divisioni. Il drama è riuscito a unire spettatori di tutto il mondo, diventando un fenomeno globale e contribuendo alla popolarità della Hallyu Wave.
La sua uscita durante la pandemia ha accentuato il suo ruolo di “comfort drama”, offrendo speranza e consolazione in un momento di incertezza collettiva.
"Crash Landing on You" è un capolavoro del K-drama che riesce a intrecciare una storia d’amore struggente con una riflessione profonda sulla storia e la società coreana. Grazie a una scrittura molto valida, interpretazioni molto solide e una narrazione ricca di emozioni, la serie lascia il segno e invita a riflettere sul valore della comprensione e della connessione umana, anche nei contesti più difficili.
Una master class di scrittura e di emozioni, capace di far ridere, piangere e sperare, ricordando che l’amore può nascere anche dai più imprevedibili “atterraggi di fortuna". ;- )

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Completed
Light Shop
4 people found this review helpful
Apr 14, 2025
8 of 8 episodes seen
Completed 1
Overall 7.5
Story 8.0
Acting/Cast 7.5
Music 6.0
Rewatch Value 5.0

Un horror soprannaturale che non fa paura

"Light Shop" è un lavoro che unisce intrighi soprannaturali a storie personali di amore, perdita e redenzione. Questa serie illustra in modo non lineare le vite di personaggi intrappolati tra la vita e la morte, tutti collegati da un misterioso negozio di luci.
Con il suo lento sviluppo dei personaggi, tensione ambivalente e la toccante esplorazione della condizione umana, questa serie rientra nel sottogenere del thriller psicologico.
Trama e narrazione: Il concetto di "Light Shop" è apparentemente semplice ma complesso al tempo stesso. In sostanza, è una storia di persone interconnesse, unite da un tragico incidente, alcuni intrattenevano una relazione (sentimentale o genitoriale) , e ogni personaggio è alle prese con il proprio passato, i propri rimpianti e i propri desideri insoddisfatti rimanendo bloccata nel limbo, genialmente rappresentato da un vicolo.
Quella che inizia come un'atmosfera inquietante e horror si trasforma gradualmente in un'esplorazione di sentimenti, trascorsi e seconde possibilità. Light Shop stesso funge da metaforico crocevia dove le anime si incontrano e interagiscono, scoprendo non solo la verità sulle proprie vite, ma anche il modo in cui i loro destini si intrecciano.
La narrazione è ricca di sfumature, passando senza soluzione di continuità tra diversi archi narrativi di personaggi che inizialmente sembrano slegati. Tuttavia, man mano che la narrazione si dipana, lo spettatore inizia a vedere come queste vite disparate si intersecano, il tutto conducendo a un climax straziante ma al tempo stesso redentivo. Ogni episodio crea tensione, rivelando gradualmente gli strati del tragico passato di ciascun personaggio e i complessi percorsi emotivi che affronta. Il ritmo è ben bilanciato, garantendo che la storia, pur avendo i suoi momenti emozionanti, non risulti mai affrettata o pesante.

Sviluppo dei personaggi:

il punto di forza di "Light Shop" risiede nel suo cast di personaggi profondamente umani, ognuno dei quali apporta una prospettiva unica alla storia. Da Jeong Won-yeong, il misterioso e compassionevole guardiano dell'aldilà, a Lee Ji-young, una donna il cui amore per il suo defunto fidanzato trascende la morte, ogni personaggio è profondamente stratificato, con il proprio bagaglio emotivo e i propri desideri. I loro archi narrativi sono profondamente intrecciati, creando un'intricata rete di relazioni che esplora i temi del sacrificio, della memoria e del dolore dell'amore inespresso.
Particolarmente avvincente è la tragica storia di Kim Hyun-min e Lee Ji-young. Il loro amore trascende i confini della vita e della morte, con la determinazione di Lee Ji-young di salvare Kim Hyun-min, persino dopo la sua morte, a dimostrazione di quanto il cuore umano sia disposto a spingersi per amore. La profondità emotiva di questi personaggi è straziante e la loro storia d'amore irrisolta lascerà senza dubbio gli spettatori con la voglia di strappare un fazzoletto.
La trasformazione di Yang Seong-sik, un detective che si trasforma in un mietitore, aggiunge un ulteriore livello di complessità alla storia. Il suo percorso dallo scetticismo all'accettazione del suo nuovo ruolo e al suo successivo coinvolgimento nella guida delle anime attraverso l'aldilà è al tempo stesso tragico e edificante.

Temi e simbolismo:

"Light Shop" è ricco di temi legati alla memoria, al destino e alla sottile linea di confine tra vita e morte. Il concetto di luce come guida, sia letterale che figurata, è centrale nella serie, qui è associato anche all'energia elettrica che permette a queste lampade di illuminarsi, questo topic non è davvero nulla di nuovo o originale , basti pensare al Frankestein di Shelley , uno dei primi esempi di come l'energia elettrica sia associata alla vita e alla morte, ( Il dottor Frankenstein utilizza l'energia elettrica per dare vita al suo mostro);inoltre, in molti film horror, l'elettricità è associata a eventi paranormali o all'aldilà. L'elettricità è spesso usata come metafora per rappresentare la vita e la morte. Ad esempio, il "colpo di vita" che riporta in vita un personaggio dopo la morte, o l'idea che un'intensa scarica elettrica possa portare alla morte.
Nelle sedute spiritiche a volte l'elettricità è associata a fenomeni paranormali, dove eventi elettrici possono segnalare la presenza di spiriti o entità sovrannaturali, suggerendo un legame tra la vita, la morte e il mondo spirituale. Questi elementi dimostrano come l'energia elettrica possa essere vista come un simbolo potente e ambivalente, capace di evocare sia la creazione che la distruzione, la vita e la morte. Il negozio di luci stesso simboleggia la natura fragile della vita, offrendo conforto, guida e, a volte, una seconda possibilità.
Anche il tema dei cattivi che sembrano spaventosi ma in verità sono creature sofferenti che hanno subito un trauma non è nulla di veramente nuovo . Basti pensare a The others . Inoltre qui alcuni personaggi , e sono coloro che sono deceduti, si mostrano in modo scioccante e pauroso, la decisione di caratterizzarli in certi modi è presa in prestito da altri lavori di successo (Babadook per le unghie, Slender man per l'altezza vertiginosa di un personaggio, The Ring per alcune soluzioni di ripresa). L'aspetto che però ho apprezzato e mi è sembrato geniale è che queste trasformazioni non sono casuali ma hanno tutte un significato. Chi era sordo adesso può parlare e comunicare, chi ha avuto il cuore spezzato perde continuamente sangue e si spezza in mille pezzi , l'amata lo ricuce, chi si vergognava della propria sessualità e si nascondeva ora è visibilmente spaventoso raggiungendo altezze da capogiro.

Scenografia: La fotografia di "Light Shop" è sbalorditiva, con inquadrature splendidamente composte che enfatizzano l'atmosfera di ogni scena. L'illuminazione, ovviamente, gioca un ruolo fondamentale nel creare l'atmosfera: che si tratti del tenue chiarore di una lampadina o della strada buia e inquietante in cui vagano i personaggi, l'uso di luci e ombre aggiunge una dimensione inquietante ma confortante alla storia. Lo stile visivo della serie ne esalta la profondità emotiva, rendendo ogni momento denso e d'impatto. C'è l'utilizzo di molte scene in bianco e nero per sottolineare una dimensione emotiva e interiore ma anche l'uscita dal limbo.
La luce gioca un ruolo fondamentale nel creare l'atmosfera emotiva: si passa da toni caldi e luminosi, che evocano felicità e speranza, a luci più fredde e ombrose, che riflettono conflitti interni e tensioni.

Recitazione: la performance complessiva è molto buona, non ottimale, per quasi tutti gli attori. Alcuni hanno avuto davvero poco spazio per mostrare di più. Salva tutto Ju Ji-hoon, enigmatico , carismatico ma intenso, disperato, credibile e incredibile quando c'è bisogno di spingere e mostrare disperazione, lo fa risultando convincente e assolutamente "sul pezzo". Voto 9 solo alla sua interpretazione che è purtroppo un atollo (un discorso isolato) nel mare dell interpretazioni recitative altrui che a confronto sembrano deboli.

Conclusione: Nonostante ci siano molte idee che per chi non ha seguito thriller o horror possono sembrare geniali e illuminanti, alcuni lo sono davvero non è un lavoro che mi ha colpito se non per la cura con cui è stato realizzato e la regia moderna, uno stile di ripresa e un utilizzo del colore molto calzante e interessante.
Emotivamente non mi sono sentita coinvolta più di tanto e a parte un paio di scene non mi ha smosso o reso inquieta per nulla. I primi episodi li ho trovati noiosi, fortunamente dopo il quarto il lavoro inizia a prendere una piega più emotiva e intima e ho seguito con interesse ma non è un lavoro che personalmente rivedrei.
Le vite di tutti potevano trovare più spazio e certi dettagli impressionisti ( lacrime di sangue che sgorgano improvvisamente da ogni orifizio, copiato da Llorona e da varie edizioni di esorcista, l'ago che cuce , lo stile alla Samara della donna sorda)li ho trovati mal realizzati, scopiazzati e bizzarri.
La recitazione del tanatoprattore e della infermiera ( Strongwoman Do Bong-soon) incerte, poco sentite e stentate, hanno penalizzato ancor più un lavoro non troppo solido.

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Completed
A Dream of Splendor
4 people found this review helpful
Jan 30, 2025
40 of 40 episodes seen
Completed 0
Overall 8.5
Story 9.0
Acting/Cast 8.5
Music 6.0
Rewatch Value 7.0

Il riscatto sociale di tre donne nella dinastia SONG

Valore storico: 9,5
Sceneggiatura: 9
Scenografia: 9

Dream of Splendor è un lavoro purtroppo sottovalutato ma a differenza di molti ha un indiscusso valore storico con solide prestazioni interpretative /attoriali rispetto a lavori più blasonati con cast di idol, cantanti, modelli solo belli (e basta). È una storia affascinante riservata ad un pubblico adulto che mostra il percorso evolutivo /di riscatto di tre donne sfortunate che provano a lottare contro il proprio destino. Ricorda un po' la fioritura imprevista ma le recitazioni sono più solide , soprattutto da parte dei protagonisti principali, le difficoltà di queste donne inoltre sono molto più marcate. Le umiliazioni che subiscono a volte sono un po' too much (sconsiglio la visione a un pubblico sensibile).

Questa storia racconta della difficile condizione delle donne cadute "jian ji " durante la dinastia Song.
Le jian ji sono schiave o ex schiave (prostitute, attori, artisti, musicisti), persone che esistono al di fuori delle quattro classi sociali di studiosi, contadini, operai e mercanti. Questo status viene trasmesso di generazione in generazione e non può essere facilmente cambiato, possono essere liberati con un editto o riscattate col matrimonio dopo i 35 anni. Le donne non sono considerate adatte al matrimonio con la nobiltà se non come concubine.
Zhao Pan'er e Song Yinzhang vengono istruite fin da bambine nelle arti e nello spettacolo per diventare potenzialmente intrattenitrici della corte. Sono spesso disprezzate negli ambienti bene e gli viene inibita ogni altra carriera o la possibilità di sposare legittimamente persone degne.
Questo causa non poche insicurezze in Pan'er , la figlia di un ispettore comandante militare caduto in disgrazia e venduta come cortigiana ma riscattata dopo 9 anni di esercizio, e Yinzhang, una promettente e validissima suonatrice di Pipa, con un forte desiderio di riscattarsi dallo status di jian ji. . La grazia, la bellezza e l'educazione delle leggendarie cortigiane sono spesso celebrate nella letteratura vernacolare cinese.
A questi due personaggi si unisce una terza, Sanniang, loro amica, macellaia, poi ristoratrice rifiutata dal figlio e dal marito che si unisce alle altre due alla ricerca del proprio posto nel mondo.
Tre donne diverse con temperamenti e caratteri diversi unite da una forte amicizia non sempre genuina e disinteressata ( attenzionate la suonatrice di pipa).
Pan'er è un' artista, intenditrice di tè, collezionista di dipinti famosi. Nonostante la sua indole apparentemente serafica ha molte insicurezze e traumi da elaborare , tuttavia lotta per diventare una donna d'affari indipendente e capace. Non si lascerà intimidire, è vendicativa e non esita a cercare un risarcimento per le ingiustizie. Pan'er è iperprotettiva nei confronti dell'immatura e capricciosa Yinzhang, invidiosa dell'amica nei confronti della quali mostrerà sentimenti ambivalenti per buona parte del drama.
Dopo aver subito pesanti battute d'arresto importanti, Zhao Pan'er, Sun Sanniang e Song Yinzhang ricominciano da capo nella capitale orientale. Sono legate dalle difficoltà che sopportano a causa del loro basso status sociale. Questo drama oltre ad avere attendibilità storica che illustra un po' il funzionamento sociale dell'epoca è anche un drama realistico nella caratterizzazione dei personaggi: non ci sono eroi, non ci sono personaggi completamente buoni o completamente cattivi, anzi, ognuno di loro ha luci ed ombre , personaggi molto umani che a volte commettono bassezze o stupidaggini, alcuni profondamente ingrati (ripeto attenzionate la suonatrice di pipa e la protagonista nel suo rapporto, sul finale con l'uomo di cui si innamora).
Non vanno sempre d'accordo e quando litigano, possono essere cattive l'una con l'altra in perfetto stile femminile.
Sono personaggi realistici con molti difetti che commettono errori di conseguenza.
All'interno del cast troviamo anche il man lead, impersonato da un maturo Chen Xiao, un comandante dell'ufficio di sicurezza con un passato oscuro e vincoli di riconoscenza nei confronti di persone immeritevoli, sfruttato come una pedina e manipolato da più parti, un uomo forte e ruvido ma tenero nel suo modo di mostrare affetto e protezione, realistico nel suo modo pacato ma presente di mostrare interesse e amore a una delle protagoniste. Sicuramente non è il bellone da drama che gli ultimi anni ci hanno abituato a vedere ma ben venga se l'attore è capace e valido, e questo è il caso !
La trama principale fa spazio alla storia delle donne raccontata in modo appropriato, al loro legame che matura e al fatto che si salvino a vicenda per essere padrone del loro destino.
Sul finale, dopo tentativi un po' stentati e claudicanti di fare fortuna verrà mostrato il loro senso degli affari, l'abilità artistica e la capacità di innovare. L'avvincente performance artistica del tè di Pan'er è eclissata dalla stravagante e assolutamente geniale performance della cena in cui famosi dipinti hanno preso vita in modo vivido. Adoro il modo spettacolare in cui coinvolge la maggior parte del cast di supporto. Sia l'impertinente He Si che Chi Pan mi hanno fatto ridere e le donne erano meravigliose. Ho visto un'analogia tra il drama e il modo in cui questa produzione dà vita alle famose opere d'arte e la letteratura storica che ha ispirato questa storia.GENIALE !
Il percorso di riscatto sarà totale per tutti i personaggi e il finale positivo e lieto, alcuni episodi hanno mostrato le varie cerimonie del té e spettacoli artistici di grandissimo spessore, è come tornare indietro storicamente e poter apprezzare quello che la Cina è stata da un punto di vita artistico e culturale.
Questo aspetto rappresenta il peso più alto della mia valutazione.
Le prestazioni recitative sono tutte una spanna sopra la media dei drama cinesi, a cominciare da una grandissima Liu Yifei, sicura e matura di fronte la macchina da presa e capace di dare ogni sfumatura emotiva al personaggio che interpreta col volto.
Un po' meno splendido Chen Xiao, che comunque porta sulla scena un personaggio credibile.
Eccezionali il ministro Xiao, talmente bravo da farmi dubitare della sua doppiezza più volte, capirete le sue reali intenzioni sul finire del lavoro, sempre sul pezzo anche l'attore Xu Hai Qiao che fa quasi sempre parti da cattivo ma riesce a dare complessità e intensità ad ogni personaggio che interpreta.

Il drama è un lavoro maturo destinato agli adulti perché oltre a mostrare dettagliatamente e brutalmente la complessa e difficile condizione femminile dell'epoca, proporre i soliti topic come la dissonanza tra gli imperativi morali e la necessaria pietà filiale, propone spesso altri temi quali la vendita della propria dignità, anche da parte degli uomini , per riscatto o sopravvivenza ( il riscatto è reale o vale il costo dell'umiliazione) con delle scene di forte impatto scenico che mostrano palesemente questo messaggio, gli attori sono stati magistrali nel proporre questo messaggio, alcuni con un' aura magnifica.
I combattimenti come sempre sono stati all'altezza anche se rappresentano la parte dolente di questo lavoro in quanto spezzano il realismo che è la parte forte dell'opera.
Bella la storia d'amore , anzi le storie d'amore che vengono proposte , la principale che è quella maggiormente vissuta e proposta è una storia reale : con i suoi alti e bassi, rappresentata teneramente. C'è un accenno di passione e poi sarà una storia di supporto, ascolto e profondo confronto personale, di cui beneficeranno i protagonisti. Tuttavia, a differenza di quanto scrivono e di quanto ho letto, non sempre mi hanno emozionato o trasmesso. Sono belli da vedere ma non mi hanno coinvolto, non so cosa è mancato, in alcuni momenti le espressioni tenerissime di lui che tutto soddisfatto andava via dopo un bacio, o timidamente abbassava il capo sorridendo mi hanno "vinta", in altri una totale indifferenza, se non il piacere di ascoltarli per riflettere su quello che sostenevano, mi ha invasa. Quindi questo aspetto è un NI.
Altre coppie improbabili si formeranno nel set, una è stata davvero geniale e molto plausibile. Peccato che le coppie secondarie abbiano zero o quasi contatti fisici , in generale, in quasi ogni drama.

Sceneggiatura molto buona, regia meravigliosa: splendide e intime angolazioni della telecamera esaltano e valorizzano ogni momento, sin da principio, dall'esordio capirete di trovarvi di fronte a qualcosa di diverso, niente è improvvisato, tutto viene studiato e i punti di ripresa mostrano azioni significative o punti di vista.
La cura a livello di regia si nota dall'utilizzo della camera a mano (standycam) che esalta il punto di vista dei personaggi facendoci entrare in una visione più intima e personale. Già dalla prima scena d'esordio la standy cam percorre il corridoio (piano sequenza) contrapposto alla ripresa parallela/ perpendicolare e parallela dell'uscita successiva di lui che dà dinamismo.


QUELLO CHE NON MI HA CONVINTO: Non ho dato 10 perché le musiche sono buone ma potevano essere meglio curate, non coinvolgono, non accompagnano , non scuotono.
La loro storia d'amore mi piace ma è incompleta e certe soluzioni sono molto abbozzate e incomprensibili, non tanto nel loro accadere ma nell'improvviso superamento dall'oggi al domani. Come se mancassero pezzi, sicuramente scene tagliate prima dell'episodio 30. La storia d'amore viene messa alla prova ma secondo me non era necessario, mi sembra che sia stato inserito questo escamotage per "allungare un brodo" già abbastanza diluito.
L'attrice che interpreta Yinzhang è il personaggio che mostra la maggiore crescita ma la rappresentazione manca di complessità ed empatia. La sua crescita è repentina, brusca, senza riflessioni che medino un cambio totale di carattere. È l'anello debole di un cast solido.
E' una storia di riscatto e indipendenza eppure spesso si affidano all'uomo di turno per prestiti o protezione. Questa parte poteva essere scritta meglio, comprendo il realismo ma ha stonato davvero la fiera intraprendenza di zhao pan'er con le parti in cui mette in mezzo il suo fidanzamento per ricevere dei benefits o la richiesta sfacciata di denaro ad un uomo che deve vendere due tenute per aiutarla, una pretesa che non ho gradito.Tanto più che poi ,per questo colpo di testa, arrivano a perdere tutto e a ritrovarsi nuovamente in condizione di precaria indigenza. Sono tre donne emancipate che però non sono riuscite a trovare una casa in autonomia e vivono alle spalle dell'attendente del MAN LEAD (nella sua casa).
il ritrovo dei due protagonisti , separati per molti episodi, meritava più intensità, invece inizia con ottime premesse e poi si smorza sul finale.
Finale non troppo convinto , gli ultimi episodi perdono di intensità e quella connotazione di realismo, la sensazione è di qualcosa di affrettato e improvvisato.

Per concludere è un lavoro solido, ben confezionato con picchi artistici rari nei lavori cinesi. Apprezzabile e assolutamente consigliata la visione.

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