Breve e al punto
Meet you è una commedia, con alcune situazioni drammatiche, che non si prende troppo sul serio. Occasionalmente ci sono gesti moderni, e soffre decisamente del solito mucchio di cliché, a partire dall'onnipresente caduta nei precipizi fino alla perdita di memoria, passando per le stragi infantili, le vendette familiari, gli strani avvelenamenti e così via.Però, il dualismo del signorino che si alterna tra due personalità è, per quanto non originalissimo, una ventata di freschezza, in questo aiutato dall'ottima performance di Huang Tian Qi, così bravo che basta un'occhiata al suo viso per capire quale sia la personalità che sta interpretando al momento. Lo sciocco gli riesce benissimo, ma il serio letale è decisamente il suo viso migliore, che aggiunge ai lineamenti di una bellezza non propriamente classica un sottofondo sexy non indifferente: più che occhi, i suoi sembrano succhielli che ti perforano l'anima.
E' giovanissimo, ma ha già al suo attivo molte apparizioni secondarie e questo è il suo primo ruolo da protagonista. Non so, sinceramente, se ce ne saranno altri e se questo ragazzino potrà sfondare. Mi auguro di vederlo in futuro in altre produzioni.
L'altra metà della coppia è rappresentata da Zhu Li Lan, di qualche anno maggiore, che ha offerto una buona interpretazione della donna avida che si innamora e si lascia vincere dai propri sani principi. Anche Kong Qi Li, l'antagonista, ha saputo interpretare le varie sfumature di un povero folle accecato dall'invidia e dalla sete di vendetta, per quanto il suo personaggio sia stato forse reso in maniera un po' caricaturale.
Altri personaggi di spalla sono riusciti abbastanza, ma senza brillare particolarmente. A parere personale di spettatrice si è trattato di una interpretazione senza infamia e senza lode. Sicuramente alcuni eccessi sono stati voluti dalla regia: mi risulta poco credibile che un uomo si carezzi la barba per interi minuti ogni qual volta appare sullo schermo, tanto per dirne una.
Le vicende hanno comunque uno svolgimento classico, coi cattivi che vincono o paiono vincere fino agli ultimi minuti, quando tutti i santi finiscono in gloria, ma con un sottofondo di avvertimento che potrebbe preludere ad una seconda stagione.
Il fatto che si sia trattato di una serie così breve, 6 ore in tutto, ha reso il drama veloce e poco incline a perdere tempo con infinite e inutili storie di personaggi secondari, e gliene siamo grati. Per contro, l'approfondimento psicologico dei protagonisti risulta un po' monco... Soffiare e sorbire non si può, mi diceva la mia nonna saggia.
Ho trovato un po' sconcertante, in principio, vedere un paio di scene piuttosto osé per trovarsi in un drama cinese per over 12, ma poi le acque si sono calmate e la vicenda si è svolta senza soverchi contatti tra le coppie interessate. Non dimentichiamo che Tian Qi all'epoca aveva forse solo 17 anni.
Amo particolarmente i costumi ricamati, e qui ne ho visto parecchi, per la gioia dei miei occhi. Certo, il cast è minimale, i costumi sono apprezzabili anche se non eccelsi, e le ambientazioni non particolarmente affascinanti, ma i combattimenti sono ben coreografati e la musica di sottofondo fa il suo dovere. Anche i pezzi cantati sono abbastanza gradevoli.
Tutto sommato, 6 ore spese bene, per una commedia fresca e moderatamente divertente, senza eccessi.
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Questo film non è una semplice perla nascosta : è una intera collana di perle !
SHADOW del maestro cinese Zhang Yimou è una storia di intrighi di corte cosparsa di duelli ornati e vertiginosi, dalla forma così esorbitante da far apparire la pur ottima serie "Shogun" quasi un prodotto amatoriale (sto esagerando... ma fino a un certo punto).Sono passati quasi quarant'anni da quando i registi cinesi della Quinta Generazione, come Zhang e Chen Kaige hanno dato vita a un movimento di modernizzazione attraverso tecniche sperimentali ed espressione personale. Ma in tutto questo tempo, non c'è mai stato nulla di simile, una variazione della stilizzazione wuxia (film di arti marziali) con un radicato simbolismo Yin-Yang che si insinua nei personaggi, nei temi, nelle ambientazioni e nell'estetica del film.
La dinamica di buio e luce, femminile e maschile, passivo e attivo, nobiltà e contadini e, in questo caso, di reale e ombra, si ritrova nel design e nella storia di SHADOW. Ne imbeve ogni sequenza. Ogni personaggio è contrassegnato da un colore predominante che condivide somiglianze visive con il suo opposto, riconoscendo il rapporto duale Yin-Yang.
Come suggerisce il titolo è un intero film in scala di grigi. Un film affascinante che non smette mai di stupire con la sua trama di lealtà, tradimento e potere. E poi nel finale una coreografia di arti marziali che è poesia del corpo, estasi del movimento, perfezione del gesto.
In un'epoca in cui le aspettative per lo spettacolo sul grande schermo sono diminuite e i "contenuti" hanno sostituito il cinema, ci vuole un maestro per ricordarci ciò che è andato perduto.
Vedere per credere. Su PRIME
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Grazie Viki
L'ho cercato in lungo e largo e finalmente Viki mi è venuto in aiuto.Ho appena finito di guardare Coffee Prince, con altissime aspettative per quanto ne avevo sentito parlare bene. Ed è cosi!
E' praticamente entrato nella mia top 10, diciamo che buona parte del merito la si deve a Gong Yoo, fantastico.
In questo drama troverete tutto ciò che cercate: simpatia, drammaticità, amore e amicizia. Il tutto perfettamente bilanciato da un cast eccezionale, tutti con delle storie personali diverse tra loro.
Ho divorato il drama in solo due giorni, senza skippare nulla, non mi capitava da moltissimo tempo.
La storia segue un flusso lineare, nessun avvenimento eclatante ed è chiara dall'inizio.
Un amore difficile, complesso, così forte da farti mettere in discussione tutto di te (e dico proprio tutto).
Guardatelo, non potete perdervelo e credetemi non ve ne pentirete.
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C'est la vie!
Storia di vita, plausibile e ben recitata. Il ML, mi sembra bravo, pur essendo molto giovane (non è cosa così scontata). Non lo conoscevo. Più credibile di altri suoi coetanei. Ma è il SL quello per cui si fa il tifo. Impersona un po' lo stereotipo del 'perfetto secondo', presente in molti drama con triangolo amoroso, ma lo fa con una verità e una grazia inconsuete. Lei, al solito, molto bella, ma un po' sempre uguale. Un drama senza parti noiose e senza voglia di saltare un po' in avanti nella visione delle puntate. Ottimo ritmo. Anche questo lo trovo notevole. Se proprio devo trovare un difetto nella storia è un po' l'involuzione della protagonista femminile: da donna battagliera, ribelle e audace scivola pian piano (ma non del tutto) nel tipo della ragazza da salvare da parte del principe azzurro.Bravi gli attori di contorno, con la magnifica nonna, attrice che sa essere brava sia quando fa personaggi da buona (come in questo caso), sia quando fa la cattiva (Under the umbrella queen). Belli molti pezzi dell'OST, tutti all'insegna del romanticismo. Su tutti Running e Day&Night.
Non rivedo quasi mai.
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Carino e semplice.
Questo BL è molto semplice e dolce ma ci sono alcuni problemi. Iniziamo con l'interesse amoroso che ruba i baci al protagonista quando è ubriaco, lo trovo molto strano.Poi il protagonista è molto immaturo,capisco la prima relazione e il fatto che sia molto giovane,ma non ha motivo di comportarsi in quel modo solo perché la persona con cui ti frequenti ha avuto una relazione con la persona che ti piaceva all'università essendo che lui non ci può fare nulla,non si è nemmeno scusato. Ma questa è una mia opinione magari il suo personaggio è stato rappresentato così e bisogna vederlo cosi proprio per il suo essere giovane e l'affrontare nuove esperienze e magari è questo il motivo per cui risulta immaturo,per non parlare che alla fine ha capito che scappare e non comunicare non lo aiuti quindi non è un grosso problema solo un opinione personale che può essere messa da parte. Ultima cosa,credo che il finale è stato sviluppato troppo velocemente.Apparte questo i piccoli momenti come tenersi per mano,parlare e risolvere i propio problemi insieme,incoraggiarsi a vicenda e tutti questi gesti piccoli sono molto importanti,propio perché rendono la relazione più dolce e vera.Gli attori sono anche molti bravi,anche le due ragazze hanno fatto un buon lavoro.In generale vi consiglio di guardarlo se volete qualcosa di semplice e molto dolce.(Punti in più per l' ost molto carina e il club dove è pieno di cartelloni che danno molto l'atmosfera di un club LGBTQ+. Ho adorato il cartellone dove difendeva sia i diritti per le persone LGBTQ+ sia di altre minoranze. Credo sia una cosa molto giusta.)
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The Dolls With Attitude
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Sei minuti condensati di una tematica davvero forte! Bellissimo!
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The Real Thing Appears
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noioso
Sarebbero bastati la metà degli episodi per raccontare le dinamiche di queste famiglie che più che famiglia sembrava un branco che si scagliava con il malcapitato di turno per poi diventati docili come pecorelle a seconda della situazione del momento,per non parlare della nonna, la storia non finisce mai a tratti ripetitiva, chimica tra i due protagonisti direi 0 lei senza un minimo di verve e lui monoespressivo, visti tutti i 50 episodi nella speranza si vivacivasse ma nulla da fare, non lo riguarderei nemmeno sotto compenso😂!Questa recensione ti è stata utile?
Non è la storia che volevi. È quella che, probabilmente, ti serviva.
Yumi’s Cells 2 è quella stagione che inizi con il cuore pieno di speranza e finisci con una nuova consapevolezza: la minestra riscaldata… raramente migliora. (E questa affermazione non tiene conto della pasta al forno. Né di tutto quello che la nonna riusciva a trasformare magicamente il giorno dopo. Era doveroso specificarlo.)Ritroviamo Yumi più matura, più consapevole… e ovviamente ancora gestita da un team di cellule che continuano a prendere decisioni discutibili con un livello di sicurezza che, onestamente, invidio.
Dentro la sua testa è sempre riunione plenaria:
la cellula dell’Amore torna operativa con un entusiasmo sospetto, quella della Razionalità prova a fare da adulta responsabile (fallendo con eleganza), e quella dell’Autostima… beh, lei ormai lavora su turni. Senza ferie.
E poi arriva lui.
Il passato.
Quel passato che hai romanticizzato così tanto da dimenticare comodamente perché è diventato passato. Un classico. Un evergreen emotivo.
Ed è qui che la serie cambia tono.
Perché se la stagione 1 era un viaggio nella scoperta dell’amore, la stagione 2 è una masterclass su una verità scomodissima: non tutto ciò che torna è fatto per restare.
La storia ti illude. Ti accarezza. Ti guarda negli occhi e ti dice: “Dai… forse stavolta va meglio.”
E tu, da spettatrice emotivamente fragile ma ottimista per natura, ci credi.
Perché vuoi crederci.
Perché il “secondo tentativo” ha sempre quel fascino pericoloso, tipo messaggio alle 23:47.
Ma la realtà è meno poetica e molto più… coerente.
Perché quando la fiducia si rompe, non è il tempo ad aggiustarla.
Il tempo fa tante cose: ti calma, ti cambia, ti anestetizza pure un po’… ma non ricostruisce automaticamente ciò che si è incrinato.
E questa serie ha il coraggio di dirlo senza mettere un filtro romantico sopra.
Così mentre tu aspetti che tutto torni come prima, capisci la verità più fastidiosa di tutte:
non può tornare niente com’era prima.
Perché voi non siete più quelli di prima.
E qui arriva quella parte che fa male… ma proprio bene.
Yumi cresce. Davvero.
Non nel modo scenografico dei drama, ma in quello reale: lento, silenzioso, quasi impercettibile finché non ti accorgi che qualcosa è cambiato.
Inizia a mettere se stessa al primo posto. A scegliere non ciò che “sembra giusto”, ma ciò che le fa bene.
E no, non è la stessa cosa.
E improvvisamente il sogno romantico cambia prospettiva.
Perché sì, il matrimonio alle Hawaii è bellissimo.
Il tramonto, la spiaggia, i fiori, le foto perfette… tutto da copertina.
Ma vivere una vita in cui non ti senti al sicuro, non ti senti scelta, non ti senti rispettata?
Spoiler: non lo compensi nemmeno con tutte le Hawaii del mondo. Nemmeno con upgrade vista oceano.
E allora succede qualcosa di rivoluzionario (per un drama romantico): l’amore smette di essere il traguardo e diventa una scelta consapevole.
Le cellule, ovviamente, non la prendono benissimo. C’è caos, scioperi interiori, decisioni al limite della catastrofe emotiva… ma per una volta Yumi fa qualcosa di incredibile: non ascolta solo il cuore.
Ascolta se stessa.
E tu, nel frattempo, sei sul divano tipo: “Ok, questa serie mi sta insegnando cose che non avevo chiesto… ma che evidentemente mi servivano.”
Verdetto finale: Yumi’s Cells 2 è meno fiabesco e decisamente più reale.
È quella stagione che ti ricorda che: le seconde occasioni non sempre portano i risultati sperati, il passato è passato per un motivo (di solito validissimo), la fiducia, quando si rompe, non torna con un semplice “dai, riproviamo” e soprattutto: mettersi al primo posto non è egoismo… è igiene emotiva.
Non è la storia che volevi.
È quella che, probabilmente, ti serviva.
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Nonostante sia un po' datato, la sua magia cresce di episodio in episodio e alla fine ne sarete totalmente avvinti.
Ho iniziato a guardarlo un po' scettica. I personaggi mi intrigavano ma vedevo il riproporsi del solito pacchetto cliché completo di scambio di anime. Inizialmente, non vedevo l'ora che quella parte finisse anche se i siparietti comici che ne derivavano facevano molto ridere. Non ne capivo proprio lo scopo e sono rimasta dubbiosa per una decina di episodi. Lo continuavo a seguire soprattutto per Hyun Bin che ha un magnetismo incredibile e per la chimica che aveva con la protagonista Ha Ji Won (un'altra eccellente attrice).
Poi, però, la storia è decollata, mi si è palesato per bene il senso della trama e mi sono vista le restanti puntate a rotta di collo.
Che dire? La sceneggiatrice è riuscita a toccare delle corde interne profonde (non per nulla è la stessa di Goblin). Ha rappresentato, con sincerità, il difficile cammino di una coppia su cui non avreste scommesso 10 lire talmente i caratteri erano diversi. Eppure Kim Joo Won e Gil Ra Im trovano la loro strada superando ostacoli e ferite profonde. Anche i personaggi secondari sono bellissimi. Impossibile non amare Oska con tutti i suoi capricci e la sua sensibilità, Yoon Seul, prima la detesti e poi impari a capirla e ad apprezzarla (la sua evoluzione è tra quelle meglio scritte), la madre di lui rimane odiosa fino alla fine e, anche questo, ha un suo senso. In questo drama compare anche un giovanissimo Lee Jong Suk, un promettente cantante in bilico tra sentimenti contrastati per Oska. Una parte piccola ma, anche in questo ruolo, Lee Jong Suk ha dato prova della sua bravura anche se ancora acerba. L'unico interprete che non ho digerito è stato il direttore della scuola di stuntmen, Lee Philips e le sue due uniche espressioni che alternava di volta in volta. Peccato, avrebbe potuto essere un fantastico contraltare a Joo Won. Insomma, a volte, l'originalità un po' manca, però, il cast ha lavorato con una grande armonia e ha reso tutto coeso. Il finale è lungo e completo, non tralascia niente e nessuno. Uno dei più soddisfacenti in cui mi è capitato d'imbattermi. Lo rivedrei? Sicuramente si.
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Cliché, pochi mezzi e un ML ingessato
Una principessa di scarsa importanza viene data in sposa a un generale che non conosce e fugge il giorno delle nozze con l’intento di riuscire ad ottenere il divorzio. In una lontana città assume un’altra identità e conosce due uomini, anche loro sotto mentite spoglie, che finiranno per farle entrambi la corte. Si innestano nella vicenda conflitti fra regni nemici, una tratta di schiave, veleni, strane pratiche mediche, sacrifici, spie… tutto il pacchetto, insomma, compresa l’immancabile caduta dal dirupo e la perdita di memoria!Il big boss è… boh, chi diavolo sia, cosa ci faccia lì e, soprattutto, perché alla fine sia stato sconfitto così facilmente – ferite dei duellanti a parte – me lo sto domandando ancora adesso. Spessore, zero. Non è neppure odioso, ma solo uno dei tanti personaggi secondari di scarso interesse che hanno popolato gli episodi. Fra tali personaggi secondari, spicca l’eccentrico dottore, davvero troppo, troppo sopra le righe, e in più con quella parrucca grigia su un viso troppo giovane. Boh. Se doveva far ridere non c’è riuscito.
Costumi e ambientazioni, pur in un contesto a budget probabilmente non troppo succulento, fanno doverosamente il loro lavoro, a patto di dimenticare che non vengono cambiati quasi mai. Il commento musicale spicca per la sua anonimità. I combattimenti sono abbastanza ridicoli, i voletti su e giù per i tetti potevano essere realizzati meglio (forse torniamo a questioni di budget?) ma, insomma, sopportabili.
Il trio degli attori principali mi vede divisa. Il protagonista, Li Jiu Lin, non mi è piaciuto per niente: poche espressioni e, molto spesso, uno sguardo fisso in un viso melenso mi hanno impedito di affezionarmi a lui. Perlomeno, sa baciare. Molto meglio il secondo violino, il giovanissimo Wu Cheng Xu, decisamente più vivace e soprattutto più comunicativo. Chi invece mi è piaciuta veramente tanto è la protagonista, Chen Fang Tong, che ha già una discreta carriera alle spalle. E’ stata espressiva il giusto, nel modo giusto, al momento giusto. Plausi.
Le interazioni fra i membri di questo triangolo amoroso sono state molto naturali e ben rappresentate, così come il rapporto di amichevole inimicizia fra i due maschi. Niente da dire, qui: questi tre insieme hanno funzionato davvero bene. Giova sottolineare come ci siano state diverse scene piuttosto osé, per i canoni di un drama cinese, tra cui addirittura una breve scena in cui sono in tre a letto. E poi, beh, diversi “momenti senza camicia” davvero apprezzabili.
Che dire, che dire… la storia in sé è terribilmente cliché e piena di buchi, procede in modo a tratti stentato e alla fine risulta anche un po’ noiosa. I colpi di scena sono talmente prevedibili che chiamarli colpi è ridicolo, al massimo sono spintarelle. L’unico forse vagamente imprevisto è quello degli ultimi secondi, che sembrerebbe far presagire una seconda serie. Non so se mai la faranno ma, nel caso, dubito che la guarderò.
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Love Me If You Dare
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Adrenalina e un protagonista magnifico
Una produzione adrenalinica, che conosce pochissimi punti morti e una solida trama, per quanto forse leggermente troppo allungata nel finale. A parte la solita logica che vuole sempre permettere ai cattivi di fare il loro discorsetto e ai buoni di spiegare quanto sono stati furbi a incastrarli (spesso permettendo a detti cattivi di scappare), uno dei pochi punti negativi di questo drama risiede negli ultimi 10 secondi, che vorrebbero – forse – gettare una nuova luce su tutta la vicenda. Dicono tutto e niente. Dato che non esiste una seconda serie, propendo per il niente.Altra cosa fastidiosa è il fiorire gratuito di tante coppie negli ultimi 5 minuti, ma accettiamo la cosa in nome del lieto fine. Si tratta comunque di quisquilie.
La solida realtà è che questa produzione è sicuramente una tra le migliori che abbia mai visto. Il Big Boss finale non è che non possa essere mai sospettato, e in effetti l’idea viene, durante la visione, ma così come si sospetta di tantissime altre persone. Semplicemente, la storia è complessa e ben condotta a livello di sceneggiatura. Il commento musicale aggiunge pathos alle scene più pregnanti, è veramente ben fatto.
Ma, soprattutto, è la recitazione a rendere indimenticabile questa serie. Non solo Wallace Huo è molto piacevole da guardare, è un attore coi controfiocchi e i pappafichi. Sandra Ma ha recitato alla grande e Yin Zheng, per essere all’epoca praticamente un novellino, se l’é cavata benissimo. Anche gran parte dei comprimari e secondari ha recitato sopra la media, pur se qualche finto americano lasciava un po’ a desiderare. Alcuni possono aver trovato sconcertanti i dialoghi mezzi in inglese (non ottimo) e mezzi in cinese. Posso capire lo scombussolamento, ma essendo italiana per me sono tutti stranieri e, seguendo comunque i sottotitoli, la cosa non mi ha disturbata più di tanto.
Avendo seguito questa serie a botte di 10 episodi al giorno, mi sento ora in crisi d’astinenza. Le vicende si svolgono in maniera pressante, incalzante, senza lasciare allo spettatore il tempo di tirare il fiato, si arriva alla fine ansimando… L’unica cosa che veramente mi delude è il fatto che ci sia una stagione sola. Ho adorato il complesso di superiorità del bel Bo, che ne ha ben d’onde: un Q.I. di 180 non si trova ovunque. Pazienza. Dovrò cercare qualcosa di simile. Buona fortuna a me.
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Mi è piaciuto abbastanza anche se l'ho trovato in alcuni momenti un po' pesantino, non tanto per le tematiche ma per come venivano rappresentate e ripetute in modo per me un po' esagerato e ridondante. È sicuramente un drama che ti colpisce, che ti fa commuovere molto e che fa riflettere su tematiche molto forti sebbene in molti punti sia molto poco realistico.
TRAMA
Il drama è partito abbastanza lentamente, sono stati presentati i personaggi principali e solo nella parte centrale prende un ritmo incalzante che ti tiene incollato. Nella parte finale torna ad essere lento e, a mio parere, molto allungato: avrei preferito le canoniche 16 puntate. Il fulcro centrale del drama è il disturbo di personalità multiple di cui soffre il protagonista che è legato ad un trauma d'infanzia che nel corso del drama viene esplorato. Non mi aspettavo che i vari aspetti medici fossero trattati in maniera approfondita (non è certo lo scopo di questo tipo di prodotto) ma trovo che siano stato eccessivamente piegati a favore della trama e alcuni elementi sono totalmente sbagliati e imprecisi. Il problema della trama è poi la mancanza di un vero e proprio antagonista che aiuti a mantenere il ritmo costante fino alla fine.
PERSONAGGI
I personaggi sono il vero punto forte di questo drama, li ho amati tantissimo e senz'altro ha contribuito il livello di recitazione degli attori che è stato superbo. Menzione d'onore ad una delle personalità del protagonista (OPPAAAAAAA) che ha offerto dei siparietti molto comici ma che non sono caduti nel trash classico di alcuni drama.
Attenzione: second lead syndrome in agguato.
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safe place
Allora…non so che dire di preciso ma una cosa è certa: QUESTO è ASSOLUTAMENTE UNO DEI MIEI COMFORT DRAMA.La trama è semplice e carina, entrambi hanno dietro di sé una storia complicata.
La storia di Si Woon è molto complicata e triste, tutto il suo passato ha determinato il preoccuparsi continuamente di come è esposto agli altri, non può fare qualcosa di sbagliato che subito comincia a pensarci troppo e a trovare una soluzione per far sì che non si sparli di lui e sta cosa fa ragionare, non si dovrebbe essere ossessionati da ciò perchè sennò non vivremmo appieno la nostra vita, dobbiamo imparare a preoccuparci di meno e ad essere noi stessi, nel bene e nel male.
La storia di Da Woon, invece, non è stata raccontata, sappiamo alcune cose ma non proprio cosa ha dovuto passare quindi non riesco ad avere un preciso pensiero.
Loro due sono veramente carini e soft, anche se hanno dovuto passare qualche litigio alla fine hanno parlato e si sono chiariti.
Diciamo che nel suo insieme questo bl è fatto bene, è veramente carino, loro li amo troppo, ma purtroppo alcune parti sono per me confuse help, dovevano spiegarci meglio alcune cose ma vabbè.
Dato che l’ho amato ne pretendo una seconda stagione.
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Zettai BL ni Naru Sekai VS Zettai BL ni Naritakunai Otoko 2
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LA MIA RECENSIONE:
Mi è piaciuto molto questo BL. Diverso da tutti gli altri. è come una boccata d'aria per chi guarda i BL, dato che non non c'è una coppia come protagonista. C'è anche del comico nel drama e questo è solo uno dei punti a favore . Sono molto contenta di averlo guardato e lo merita anche. Le varie storie romantiche bl che vengono introdotte nella storia del protagonista sono molto carine. L'ho trovata un'ottima idea. La sigla è spaziale. Non lo ho trovato molto cringe. Forse inizialmente ,dato che non capivo che stavo guardando ,ma poi, essendomi piaciuto, anche se c'era del cringe, io non l'ho notato. Mi succede sempre quando mi piace la storia del bl, dimentico e non vedo più il cringe. CONSIGLIO !!!Questa recensione ti è stata utile?
Una bellissima bromance - potenzialmente splendida BL - in un contesto di scarsissima qualità
Questa serie mi fa venire in mente quelle trasmissioni televisive dove rimettono in sesto le case malandate e dove, guardando il rudere di turno dicono "questa casa ha del potenziale", mentre immaginano l'abitazione da sogno che potrebbe diventare. Ecco, con Guardian ho avuto la stessa impressione...peccato che il potenziale intravisto poi non si sia concretizzato e il rudere...beh, è rimasto un rudere.40 episodi sono tanti, tantissimi, se la qualità non merita. Sono stata ligia per la prima metà e poco oltre, poi ho cominciato a saltare intere parti a piedi pari, concentrandomi sull'unica cosa meritevole di tutta la serie: la bromance tra i due protagonisti.
Bromance davvero molto bella, che sarebbe stata una BL ancora più splendida, sia per la caratterizzazione dei personaggi rispetto al contesto, sia per la chimica tra i due attori. Il resto, però, è davvero un po' da dimenticare. Faccio anche fatica a infierire, più che altro mi sovviene una compassionevole pena. La serie vuole connotarsi come un fantasy, ma la mente che ha imbastito la trama è evidentemente una mente o povera di strumenti o inesperta rispetto al genere: il filo conduttore - se così possiamo azzardarci a chiamarlo - è imbarazzante, le situazioni al limite dell'assurdo, con questioni tanto importanti da condizionare quasi il destino e la pace nel mondo gestite come scaramucce tra ragazzine. I cattivi più potenti che si siano mai visti si fermano andando a consultare i libri, portentosi oggetti magici dagli indescrivibili poteri si rintracciano facendo delle ricerche banali che sanno di gita scolastica, più che avventurose e complesse missioni alla ricerca di oggetti ben nascosti e custoditi. Insomma, è davvero un po' tutto all'acqua di rose, uno sforzo di fantasia minimo con un risultato che non può non lasciare perplessi (immaginiamoci un fantasy ideato da un bambino di 8 anni, la cui complessità e coerenza non possono non avere evidenti limiti...ecco, abbiamo inquadrato perfettamente la situazione di questa serie). Anche gli effetti speciali sono un po' basic, appena accettabili, del resto il drama è del 2018, con un ventennio in meno e i limiti della tecnologia dell'epoca sarebbe stato più che comprensibile, ma in un prodotto nato praticamente l'altro ieri, anche no. Come dicevo, l'affinità e il legame tra i protagonisti è l'unico punto davvero apprezzabile della serie ma, anche questo, nella seconda parte mi è sembrato un po' calare (forse non tanto rispetto al livello di interazione tra i due quanto alle scene a loro dedicate, in molti episodi davvero scarse se non assenti, a favore di altri eventi assurdi che - in cuor loro, ma solo lì - probabilmente puntavano a sviluppare e dare un senso alla trama). La sufficienza la strappa la bromance, tutto il resto sarebbe affondato come un masso in un lago. Consigliato? A stralci. Cosa mi lascia? Il desiderio di rivedere l'idea di base di questo drama, in una nuova serie fatta come si deve...
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