I Desideri del Genio
21 persone hanno trovato utile questa recensione
Un primo giudizio, ma è una serie che dovrò rivedere
"I desideri del genio" è un fantasy ambizioso che, per atmosfera e intreccio mitologico, potrebbe ricordare Goblin. Tuttavia, a una prima visione risulta piuttosto caotico: un “minestrone” di troppi elementi che rende difficile seguire la trama. La moltitudine di personaggi — principali e secondari — intrecciati tra passato e presente, tra Paesi Arabi, Dubai e Corea, confonde e rende complesso comprendere ruoli e identità. A un certo punto mi sono persa, e probabilmente lo riguarderò con maggiore attenzione per capire davvero dove voglia andare a parare.Il racconto mescola mito e invenzione, con una cornice a metà tra biblico e fantastico, incentrata sulla lotta eterna tra demoni e angeli. Il protagonista è il Genio, interpretato da Kim Woo Bin, che dà vita a Iblis — o Satana — figura che, come nella fiaba di Aladino, risiede in una lampada e concede tre desideri a chi la possiede. Curiosamente, nel corso della serie il suo nome varia tra Iblin e Satana, suggerendo una natura ambigua ma sostanzialmente negativa. Il suo potere viene usato per mettere alla prova gli esseri umani, di cui non crede nella bontà: il suo scopo è dimostrarne la corruzione e la fragilità morale.
Accanto a lui c’è la protagonista femminile, Ki Ga Yeong, interpretata da Bae Suzy: una ventenne borderline, abbandonata dai genitori spaventati dalla sua mancanza di empatia e dai suoi impulsi distruttivi. Viene però accolta e cresciuta con amore dalla nonna materna e dall’intero villaggio coreano in cui vive.
Nel complesso, I desideri del genio è un’opera visivamente affascinante e ricca di simbolismi, ma anche disorientante: un mosaico di miti, emozioni e ambientazioni che, almeno alla prima visione, risulta difficile tenere insieme.
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Love Story in the 1970s
13 persone hanno trovato utile questa recensione
Questa recensione può contenere spoiler
Il caldo e persistente abbraccio di una storia autentica e sincera
Il drama è l’adattamento del racconto “A pragmatist's love” di Meng Zhong De Yi, che traspone un’innocente storia d’amore ambientata nel difficile e controverso periodo della rivoluzione culturale cinese, creando un contrasto vivido e unico nel suo genere: nell’immaginaria Jiangcheng del 1975 una giovane operaia che sogna l’università, Fei Ni, stipula un matrimonio di convenienza con un ritrovato compagno di scuola, Fang Muyang, scoprendo poi l'amore vero.LA STORIA
Non possedendo approfondite competenze al riguardo, non mi dilungo volutamente sul contesto storico, aspetto che ha creato una netta divisione prima dell’uscita della serie ma che, una volta in onda, sembra essere incredibilmente riuscita a smorzare la maggior parte delle critiche, probabilmente grazie a un approccio inaspettato e più onesto del previsto in termini propagandistici, ad eccezione forse degli ultimi episodi.
Tra i meriti di questo drama, il buon numero di cliché… Che di fatto non sono dei veri e propri cliché. Tematiche sì già viste ma finalmente proposte in modo davvero originale e innovativo: un’amnesia che non crea un’insensata e temporanea rottura ma che al contrario avvicina, un matrimonio con vantaggi reciproci che si concretizza non solo con naturalezza ma anche con graduale consapevolezza di entrambi, un passato da compagni di scuola che – una volta noto – non diviene elemento destabilizzante ma arricchisce con grande semplicità il senso della storia che si sta portando avanti. Questo drama non ha bisogno di ricorrere a trucchetti nel tentativo di sorprendere: è già ricco e splendido di per sé. Bando quindi a stupidi fraintendimenti, rotture insensate, triangoli amorosi tirati all’inverosimile per i vertici. Al contrario, i protagonisti si avvicinano sempre di più l’uno all’altra ad ogni prova che si trovano a dover affrontare e che, di fatto, superano insieme. A livello emotivo, il loro amore giovane e innocente sa coinvolgere più di un’attrazione passionale e travolgente. E’ un calore costante, che avvolge in modo persistente: ti abbraccia e ti scalda al pari di quella coperta dalla quale non vorresti più uscire in una mattina d’inverno, facendoti stare incredibilmente bene.
A fronte di mille problematiche da risolvere (l’assegnazione dell'unità abitativa, il sogno universitario di Fei Ni che sfuma più volte, i continui sabotaggi di Feng Lin, la scorrettezza di Lin Yi, il soccorso più volte prestato a Fei Ting, le conseguenze per il possesso di libri vietati, il terremoto, la caduta in rovina della famiglia Fang) non mancano però momenti più divertenti e leggeri, alcuni davvero esilaranti (la prima notte passata a fantasticare la futura casa disegnando arredamenti immaginari sul soffitto della stanza, il modo in cui lui mette a tacere l’odiosa Feng Lin con uno spudorato riferimento alla taglia dei preservativi piuttosto che al succhiotto sul collo di Fei Ni, l’atteggiamento volutamente oltraggiato con il quale provoca la vicina rispetto ai rumori notturni nei momenti di intimità con Fei Ni, la notte passata a far sbattere il letto contro la parete, a riprova di quanto sostenuto, le ore insonni passate a giocare per via del caffè troppo forte, il teorema di Pitagora con premio annesso e via dicendo). Trovano ampiamente spazio anche passaggi decisamente più dolci, intimi e confidenziali, dalle chiacchierate della giovane coppia sul tetto terrazzato, loro luogo segreto di ritrovo, ai momenti permeati dall’affetto che lega indissolubilmente i componenti della famiglia Fei. Gli ultimi episodi, in una splendida escalation emozionale, conducono al lieto fine tanto agognato. Il ripristino degli esami di ingresso permetterà a Fei Ni di realizzare il sogno di andare all’università e a Fang Muyang di realizzare il proprio, entrando a sua volta nella facoltà di arte e continuando così a vivere con la sua amata Fei Ni.
I PERSONAGGI
Fang Muyang è un giovane idealista dal cuore sincero nonostante le sofferenze vissute, nonché un aspirante artista dall’animo romantico. Sotto l’apparenza sciocca e ingenua nasconde però una grande perspicacia. Viene presentato, già nella prima scena sul treno, come un personaggio altruista e gentile. Il periodo da eroe amnesiaco che segue lo rende sì disorientato e cauto, ma mostra anche il suo lato più innocente e fiducioso lungo il percorso fatto di piccole riconquiste (oltre a non riconoscere le persone dovrà imparare da capo le azioni più elementari, come tagliarsi le unghie, lavarsi i denti e allacciarsi le scarpe). Nel corso della serie dimostra un grande spirito di iniziativa e capacità di adattamento, un atteggiamento proattivo e una notevole quantità di risorse. A caratterizzarlo più di tutto sono però i sentimenti che prova per Fei Ni fin dall’adolescenza. E’ chiaro allo spettatore, è chiaro a lui quando recupera i ricordi e sarà chiaro a Fei Ni già dopo i primi mesi di matrimonio (dalla richiesta del bacio sulla guancia, al suggerire il passaggio dal letto a castello a quello a due piazze). Da giovane uomo sposato, Fang Muyang si dimostra un marito devoto: amore profondo e gentile, rispetto sincero, supporto incondizionato. Non mancherà comunque di evolvere nel corso della serie: limerà alcuni difetti (il ragionare in autonomia e solo sul breve termine o il frenare la sua impulsività, piuttosto che il comprendere, con l’infelice mossa della festa di matrimonio a sorpresa, cosa sia il vero rispetto) e imparerà ad aprirsi, mostrando a Fei Ni anche le sue debolezze (la delusione per i fumetti non apprezzati, il dolore per la bambina che non riesce a salvare dalle macerie del terremoto). Una serie di imperfezioni che rendono questo splendido personaggio perfettamente credibile e reale.
Fei Ni è una ragazza intelligente, laboriosa e piena di iniziativa. Coltiva l’ambizioso sogno di una vita accademica, convive con la delusione e la frustrazione di vedere l’opportunità sfumare di continuo, ma con tenacia e un approccio volutamente pragmatico cerca sempre nuove possibilità per realizzare i suoi desideri. Nei suoi ricordi, Fang Muyang era solo il compagno di scuola che finiva sempre per metterla – involontariamente – nei guai. Lo ritrova nei panni di un eroe ferito e incosciente e fa di lui il suo nuovo tentativo di ingresso all’università. Pur accudendolo con un secondo fine, promuove con onestà un vantaggio reciproco, aiutandolo a riacquistare la propria autonomia e indipendenza. La progressiva conoscenza di Fang Muyang dopo il matrimonio e il suo dissimulato corteggiamento strategicamente promosso dalla convivenza forzata la portano a innamorarsi a sua volta del marito.
La caratterizzazione dei due protagonisti è, di fatto, incredibilmente complementare. Non c’è una netta separazione tra pragmatismo e romanticismo: lui è romantico ma con i piedi per terra, lei è concreta ma con il cuore pieno di sogni.
Accanto al pairing principale trovano posto altre coppie, in primis quella più adulta e matura formata da Fang Mujing (sorella di Muyang) e il neurochirurgo Qe Hua, che controbilancia perfettamente quello giovanile. Per complessità, il personaggio di Fang Mujing è forse quello più intrigante dell’intera serie: una matematica dall’approccio estremamente razionale, orgogliosa e testarda, che si ritrova a dover accettare e vivere la situazione per lei più difficile in assoluto. Splendido esempio di resilienza, soffoca una rabbia altrimenti ingestibile spegnendo volutamente il suo lato emotivo, senza però riuscire ad sopprimerlo del tutto. Il recupero del rapporto con la madre sarà un processo difficile e complesso, che le richiederà fatica e coraggio. Modesta ma apprezzabile anche la coppia data Lin Mei e dal fratello di Fei Ni: Fei Ting è quell’anima buona e semplice, un giovane di grande integrità ma privo di quegli strumenti e di quell’intraprendenza che caratterizzano invece Fang Muyang, combattuto tra le aspettative della moglie e la gratitudine verso la propria famiglia da una parte e l’istintivo anelare – come tutti – a una vita piena e soddisfacente dall’altra.
Diverse le figure negative che operano quali perenni elementi di disturbo: la direttrice Xu, figura a capo della fabbrica tessile, donna ciecamente votata alla causa al punto da perdere di vista il buonsenso e sconfinare nell’ipocrisia, oltre a farsi ripetutamente manipolare mentre persegue l’obiettivo di apparire integerrima agli occhi del Partito; Ling Yi, ragazza aiutata in passato da Fang Muyang ad evitare una fine miserabile, mossa da un egoismo che giustifica a sé stessa come forma sopravvivenza, quando invece è puro arrivismo; i familiari di Lin Mei, opportunisti senza alcuna vergogna; e infine lei, Feng Lin, giovane universitaria meschina che non necessita di denaro, pistole o spade affilate per arrecare continuamente danno: corrosa da un’invidia che cela un complesso di inferiorità, è promotrice di sabotaggi che denotano una cattiveria puramente gratuita.
IL CAST
Chen Fei Yu brilla nel ruolo di Fang Muyang, per dare vita al quale si reinventa completamente. La professionalità e la dedizione traspaiono dalla sua drastica trasformazione: dal palese cambio estetico in favore di una presenza fisica più solida e sana, coerente con l’immagine del giovane temprato dal duro lavoro all’aria aperta, a una postura e un portamento del tutto nuovi e talvolta goffi, a uno sguardo limpido, empatico e gentile, fino a una ricalibrazione nel modo di parlare e a un’espressività capace di incarnare l’essenza stessa del personaggio. Una scommessa non da poco, la sua, con la quale punta a uscire dall’ingombrante ombra di Li Xun, personaggio che qualche anno fa l’ha reso famoso e con una caratterizzazione agli antipodi rispetto a Fang Muyang, dando definitivamente prova di una versatilità e di una bravura a lungo contestate. Il risultato è andato davvero oltre ogni aspettativa.
Sun Qian è un’attrice a me nuova, ma la cui valida prova è altrettanto indiscutibile. Mi ha stupito come l’attrice sia apparsa spigliata ed estroversa – negli spezzoni dietro le quinte e nei recenti programmi televisivi – così diversa dal ruolo interpretato nel drama, a riconferma di un ottimo lavoro fatto nella caratterizzazione del personaggio di Fei Li.
L'intesa tra i due protagonisti è innegabile, rendono il sentimento palpabile anche nei piccoli gesti o con semplici sguardi.
Ho ritrovato con piacere il carismatico e sempre affascinante Wang Tian Chen mentre Cristy Guo si è rivelata una vera e propria sorpresa. In generale, l’intero cast ha fatto un ottimo lavoro: ciascun attore ha dato vita al proprio personaggio in modo eccellente, suscitando nello spettatore le emozioni ricercate. Una menzione d’onore, in tal senso, va a Wu You You, che ha portato in scena una Feng Lin davvero odiosa e capace di unire il pubblico suscitando un’antipatia di massa, centrando così perfettamente il bersaglio.
DIMENSIONE TECNICA ED ESTETICA
La cura per i dettagli si avverte già nei primi secondi, con lo scorrere delle immagini della sigla di apertura, davvero in linea con la serie e rispettosa di quell’autenticità che porta a preferire una grafica vecchio stile a un facile ma artificioso uso delle moderne tecniche di CGI.. Ogni episodio che arricchisce la storia aggiunge una nota di colore anche alla tavolozza dell’immagine finale, rendendola un’insolita “barra di avanzamento” della serie. Viste una volta, solitamente tendo a saltare le sigle nelle puntate successive. In questo caso l’ho riguardata con piacere episodio dopo episodio: sortisce l’effetto di una breve premessa capace di mettere lo spettatore nel “mood” giusto ed entrare – così - in sintonia con la storia narrata.
Quanto all’OST, il main theme - “You, my dear” di Mao Buyi – presente anche in chiusura, è delicato e intenso al tempo stesso, e crea un’atmosfera calda e rassicurante. A completamento il drama conta pochi brani ma sapientemente selezionati e abbinati, dalla spensierata “Reality” di Clare Duan alla dolcemente nostalgica “In time” di Hong Yinuo, fino alla romantica e avvolgente “Fireflies in the night sky” di Liu Yu. Sono un apporto fondamentale a definire i vari cambi di atmosfera che si susseguono nelle diverse scene, contribuendo a dare loro un’identità senza mai essere però invasivi.
La regia ha fatto un lavoro sublime, così come la sceneggiatura, priva di sbavature, capace di inserire senza forzature tanti temi ed elementi di rilievo all’interno di un vivere quotidiano fatto di drammi e piccole gioie. Il ritmo è perfetto, c’è un equilibrio nella struttura portante che non vacilla mai. La fotografia è un’opera d’arte (basti pensare al campo di colza fiorito), la scenografia dedica attenzione ai minimi dettagli. Le tinte calde conferiscono all’atmosfera un’aria al contempo vivida e nostalgica: siamo in un’epoca che non c’è più, ma sembra di viverla accanto a loro. Le riprese sono studiate, ci sono alcune inquadrature in particolare che sono un vero tocco da maestro: significativa la scena con Fang Muyang che entra in casa da bambino al richiamo sorridente della nonna e guardando le scale dall’androne vede degli uomini in divisa intenti nella confisca dei beni, mentre l’inquadratura torna su di lui non più bambino ma adolescente. Oppure il momento della confessione tra i due, che di fatto ha luogo di fronte a tutta la famiglia Fei, ma dove l’angolazione della ripresa dalla stanza accanto si sposta, coprendo i famigliari con il muro e lasciando visibili solo Fei Ni nel vano della porta e Fang Muyang oltre la finestrella, dando l’idea di una scena che si svolge al contempo su due piani diversi: il confronto aperto con la famiglia ma anche un momento riservato tra i due.
La forza del drama è tutta nella sua sincera autenticità: il romance predomina e fa da filo conduttore, abbracciando però la vita quotidiana e le molteplici relazioni, mostrando la bellezza dell'ordinarietà. "La realtà in sé è già abbastanza potente. Tutto ciò che dobbiamo fare è catturarla.": una frase detta in una scena da Fei Ni, che calza a pennello nel descrivere la serie stessa.
Personalmente è una storia che ho amato molto e che mi rimarrà nel cuore (come credo si evinca dalla recensione). Lo considero un drama imperdibile, ma che rischia – parlo a livello internazionale, già che in Cina ha riscosso invece un successo strepitoso – di non essere considerato a dovere. A tutti gli amanti dei Cdrama moderni o storico-fantasy suggerisco di non lasciarsi condizionare dall’insolito periodo di ambientazione. Agli amanti dei kDrama titubanti nei confronti delle serie cinesi, un consiglio estremamente semplice e pratico: se avete amato “When life gives you tangerines/Quando la vita ti dà mandarini”, allora lo adorerete di certo.
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Bon Appétit, Maestà
14 persone hanno trovato utile questa recensione
La discutibile rivisitazione di un tiranno con un focus onnipresente sul cibo
Un’eccellente chef del mondo moderno si ritrova catapultata all’indietro di qualche secolo e finisce per diventare la cuoca di un Re dell’epoca Joseon, passato alla storia come un tiranno dal palato raffinato.Un incipit che fa subito prevedere scene nelle quali la protagonista sarà intenta a capire come fare per tornare nel futuro, mostrandosi inizialmente incredula e spaesata, poi rassegnata ma comunque distante dagli usi e costumi del tempo, ai quali si approccerà in modo spesso non adeguato, tradendo nelle parole e nei gesti la sua appartenenza a un’epoca diversa.
Il talento culinario troverà ampio spazio nella preparazione di pasti reali piuttosto che in competizioni dagli esiti determinanti per il futuro del Paese.
Scenografia e fotografia buone, montaggio e regia di tutto rispetto. Su questo nulla da dire.
Cast indubbiamente valido. Mi auguro che questo drama si riveli un meritato trampolino di lancio per il giovane attore protagonista – Lee Chae Min – che sorprende per una recitazione convincente, capace di delineare il personaggio interpretato in modo completo, ricco e accurato.
Im Yoon Ah calca invece le scene già da un po’ – conta tra l'altro una decina di anni in più – e un approccio che la rende sempre piacevole e apprezzabile, benché forse poco versatile (ho trovato il suo personaggio molto simile alla protagonista di “King the Land”, ultimo drama da lei interpretato prima di questo). Non è un’attrice capace di costruire un personaggio da zero, trasformandosi a seconda del ruolo da interpretare: direi piuttosto che tende a riproporre uno stile che le riesce bene – senza comunque eccellere – riadattandolo a un ruolo piuttosto che a un altro.
Non particolarmente degni di nota i personaggi secondari, direi semplicemente nella media. L’unico che si è un poco distinto è il giullare: singolare e ben riuscito, con la sua storia segreta alle spalle… Aveva le carte in regola per diventare un valore aggiunto, ma si è scelto di non approfondire a dovere il suo personaggio. Anche l'inventore dal carattere decisamente singolare era una figura interessante, sfruttata troppo poco.
Musiche non indimenticabili, costumi sui quali non ci si è sprecati più di tanto (lui ripropone spesso le stesse vesti, lei mostra prevalentemente le due versioni della divisa da capo cuoca e poco più).
Complessivamente, il drama si è rivelato essere un piatto decisamente sbilanciato. Il tema culinario, spunto innovativo e interessante, si è rivelato piuttosto ingombrante, oggetto di spazio e attenzioni davvero eccessive. Non ho tra l’altro amato particolarmente l’utilizzo esagerato degli effetti grafici nei momenti delle degustazioni, dove mi sarei giocata tutto l’apprezzamento su un buon primo piano del volto estasiato dell’assaggiatore di turno, senza l’artificiosità di lampi e disegni di alimenti che “imbrattano” l’inquadratura come a voler sottolineare un’esplosione papillare di cui si poteva fare benissimo a meno.
L’esagerazione l’ho colta anche in altri passaggi, come ad esempio il primo incontro tra i due protagonisti, dove le interazioni verbali sembrano la scena pseudocomica di una sit-com, il tutto mentre per ore lui si tiene una freccia conficcata sotto la clavicola.
Gare, preparazioni, impiattamenti e sapori come dicevo sottraggono molto al drama: quanto messo inizialmente sul piatto finisce un po’ per fare da misero contorno: il libro che trasporta la protagonista nel passato viene menzionato spesso e, quasi fin da subito, se ne comprende l’autore, ma di fatto rimarrà quell’oggetto citato di tanto in tanto e nulla più, mentre avrebbe meritato un’attenzione maggiore. Anche la storia della madre del re, così importante da influenzare pesantemente il modo in cui regna, è un elemento interessante e ben introdotto nella parte iniziale, ma poi anch’esso un po’ finito nel dimenticatoio e ripescato in modo decente praticamente solo alla fine. Idem per le relazioni con gli altri famigliari, dalla nonna allo zio. Persino la concubina Kang, presentata come figura passata alla storia per la sua crudele cattiveria, si limita a tentare alcuni trucchetti deboli, mentre le sue comparse si fanno via via più rade. Penalizzato anche il romance, che restando in ambito culinario potremmo definirlo una cottura lenta, se non addirittura lentissima, con qualche scena romantica o confessione improvvisa che sanno però di qualche passaggio mancato.
Aspetto che mi ha un po' urtata è stato la scelta della figura del protagonista maschile e della sua caratterizzazione. Non direi che ci si è ispirati a un sovrano della Dinastia Joseon, bensì si è trattato di una vera e propria rivisitazione dello stesso (tant’è che la protagonista ne ha ben chiara la figura storica). Difficile fare di un tiranno realmente esistito un personaggio positivo, se questo si porta appresso una serie di fatti storici di un certo peso. Fin dal primo episodio viene introdotta la deprecabile pratica nota come Chaehong: apprezzo molto quando un drama si ricollega a qualche interessante fatto storico, bello o brutto che sia stato, ma solo se fatto con rispetto e credibilità. Qui invece viene tirato in causa ma al contempo un po’ minimizzato e subito dimenticato in virtù di un Re che – nel drama – doveva essere “riqualificato” nel corso degli episodi successivi.
Il drama si propone sostanzialmente di riscrivere la storia, di far sì che un re già tiranno e sulla buona strada per diventarlo ancora di più incontri un elemento inaspettato – ovvero la nostra chef giunta dal futuro – che diventi punto di svolta per cambiare da lì in poi il proprio destino e, di conseguenza, la propria immagine lasciata ai posteri.
SPOILER!
L’ultimo episodio è stato devo dire abbastanza intenso, ma la chiusura non mi ha convinta affatto: troppi volti noti compaiono inaspettatamente e la stessa entrata in scena di Sua Maestà non verrà spiegata in alcun modo. Un finale che poteva essere curato meglio a degna conclusione di un ultimo episodio che, per il resto, è anche ben riuscito.
FINE SPOILER!
Se non ci soffermiamo troppo sull’etica e sui dettagli possiamo dire che è un buon drama, piacevole da guardare, un po’ monotono per via dei dilungamenti su piatti e preparazioni, con uno slow burn romance tra una protagonista vispa e simpatica e un re tiranno che – grazie a lei – finirà per redimersi. Visione carina, consigliabile, ma di certo non il titolo dell’anno.
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Un insieme di storie belle
Allora, questi sono commenti a caldo che facevo appena finite le due/una puntate quindi non hanno molto senso, ma servono per fare capire che quale più o quale meno mi sono piaciute tutte le storie.Never let Me Go -> 9,5 in linea con la serie, per il più… sappiamo tutti perché
Star in my Mind -> 9 + ottima continuazione della serie
The Eclipse -> 10 e lode. Perfetto perfetto poi il limone finale…
Vice Versa -> 10- mi è piaciuto… ma c’è qualche cosa che mmmm
My School President -> 10 è cute, molto e le madri… ah
A Boss and a Babe -> 9+ finalmente due che si parlano
Bad Buddy -> 9 - se i due si fossero impegnati a recitare nei promo come nella serie avrei avuto meno paura di vederla
Bad Buddy e Tale of 1000 Stars -> 9 let’s say che sono un po’ disappointed del finale
Tale of 1000 Stars -> 9,5 e si, mi è piaciuta più della serie originale
Ma ora facciamo le cose serie e stiliamo la mia personale classifica di Our Skyy2 con delle illustri spiegazioni:
1. The Eclipse, 10L: allora se avete letto la mia precedente recensione di TE saprete che ho opinioni contrastanti sulla serie, ma devo essere onesta, questi due episodi mi sono piaciuti molto, ovviamente. Mi è piaciuto come abbiano fatto vedere una relazione in crescita, dove ci sono momenti di alti e momenti di bassi, dove ci sono delle incomprensioni e ci sono poi dei momenti in cui ci si ricapisce e ci si riscopre. Poi dei dirla tutta, First e Khao sono il mio paring preferito fra questi e si vede, hanno una chimica pazzesca che si mostra in ogni scena in cui recitano… quindi, il mio massimo.
2. My School President, 10: allora, io ho amato MSP e la storia che ci hanno portato è una storia un po’ al contrario, dove però non è solo lo “switch” fra i personaggi, quindi Gem Gun e Forth Tinn, ma sono proprio storie, che si si prendono per mano, ma che al contempo sono separate, mi è piaciuta l’aggiunta della storia fra Tiw e Por e ho apprezzato molto che il carattere delle madri non fosse invertito, ma i caratteri della madre di Gun dell’originale fossero rimasti e viceversa. È per l’appunto un take molto carino sul multiverso.
3. VIceVersa, 10-: sappiate che, come nel template originale non so perché ci sia qualche cosa che mi mancava nella serie, però è super cute, il senso di famiglia che Puen e Talay hanno (anche con il marmocchio extra) si sente molto e ho apprezzato molto il fatto che la loro fosse una “relazione adulta” dove ci si parla e si cerca di risolvere i problemi da adulti invece che fare con in molte serie che ho visto dove gli adulti si comportano da bambini e “viceversa”. Poi a me Jimmy e Sea piacciono molto come coppia (anche se li vedo un po’ scagati dalla GMMTV) quindi sono stata molto contenta di rivederli in questi due ruoli.
4. Never Let Me Go, 9,5: bella. È proprio in linea con la serie e anche qui, anche se in un modo differente abbiamo lo switch di ruoli. Poi i viaggi nel tempo, i fated mates e compagnia sono alcuni fra i miei trope letterari preferiti quindi bello. Poi Pond e Phuwin sono il mio secondo paring preferito quindi proprio il feeling il tutto. Poi c’è una cosa che è bella di questa serie e dei due personaggi, che è come se si dessero significato a vicenda e non so… è una cosa che si sente proprio. Poi, allora, avrei dato di più, ma il maledetto colore seppia mi ha fatto abbassare il voto… che aveva anche un più regalatogli da Marc e Pawin.
5. 1000 Stars, 9,4: allora, io ho odiato la serie originale, quindi io stessa mi stupisco della presenza di questa serie così in alto. Però visto il discreto salto di qualità da parte del personaggio di Earth e del fatto che l’anello che ha regalato a Tian sia una nice star (e poi la recita di fine anno degli altri due, dove, quasi in maniera inaspettata si sono invertiti i ruoli) ha fatto lievitare il voto (anche se mi sarebbe piaciuto rivedere il mio cuore di panna di Longtea, che era l’unica cosa che avevo veramente amato del primo). Poi sarò una donna materialista… ma il capo si è presentato con una Jaguar… I’m sold.
6. Star in My Mind, 9,3: c’è poco da dire su questa storia, perché è molto semplice e forse di tutte queste storie è quella che sembra una vera e propria continuazione della serie. Poi è interessante perché mentre in TE si vede una coppia in crescita qua se ne vede una che sai starà insieme per il resto dei suoi giorni. E va bene così, perché al mondo ci sono tutti i tipi di coppie. Poi, il mio Pawin che si è fatto tre terzi in comodo su tre… vi giuro mi aspettavo che Marc comparisse anche qui (e in TE). Poi super cute l’anello (si, lo so, sono una materialistic girl)(ah, per non parlare di Winny/Satang o Satang/Winny, ho come la sensazione che a breve avremmo una serie con loro come protagonisti).
7. A Boss and A Babe: 9,25: anche questa molto carina e anche questa finalmente ha due persone che si parla a e che cercando di risolvere i loro problemi, in maniera più o meno adulta, però almeno ci provano. Kudos per questo. Poi mi è piaciuto tornare a tutti i vecchi personaggi e a non vedere degli ampliamenti nelle loro storie, insomma mi è piaciuto molto che ci si sia concentrati sulla gelosia di Cher, sulla spigolosità di Gun e su come migliorare, sia come singoli che come coppia.
E ora di arriva al tasto dolente, anche se i voti che io do non sono bassi.
8. 1000Star x Bad Buddy, 9: allora, partiamo che qua è proprio un problema della storia, si perdono sempre. Un’intera puntata di gente che si perde completamente a caso. Ecco, questa è la ragione per cui non la ho apprezzata come forse avrei potuto (questo crossover che in se ci sta) ma proprio perché la trama non mi piaceva.
9. BadBuddy, 9-: che dire, come c’è scritto sopra. Mettiamola così, e chi vuole capire capisca: spero che in camera Ohn e Nanon stiano facendo un Pat e Pran post 11 episodio. Oppure sono degli attori a cui dobbiamo dare molto più credito di quanto già non se ne dia. Anyway, credo comunque lo avrei apprezzato molto di più se quando facevano i video promozionali i due attori sembrassero meno “at gun point”… non lo so…
Comunque queste singole digressioni per dire che si vede questo secondo Our Skyy è molto, non necessariamente curato, ma investito del primo e con delle storie che sono studiate e che danno continuazioni omogenee ai personaggi. E poi, ti permette di rivedere i tuoi personaggi preferiti… anche se questo comporta la chiusura definitiva dei tuoi attori preferiti.
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Star and Sky: Star in My Mind | Sky in Your Heart
11 persone hanno trovato utile questa recensione
Un po’ un tuffo nel passato
Il titolo è un po’ particolare, ma serve a cogliere ciò che ho provato guardando questi 8 episodi: un po’ un ritorno al passato, ai BL universitari, dove c’era lui, c’era “l’altro lui”, c’era una tipa e degli amici invadenti (va beh, quelli ci sono anche nei BL attuali), insomma nulla di troppo complicato. E forse è per questo che la gente è rimasta delusa (e invoca alla “chimica sprecata”) perché in un mondo di Not Me, The Eclipse, KinnPorshe e tutti i drama intensi e ricchi di suspance ti ritrovi in una cosa easy e carina senza troppe pretese. Ripeto, non stiamo parlando dei picchi del BL moderno, ma sicuramente merita la nostra visione. Mi sono piaciuti molto i personaggi, sempre molto “semplici”, però alla fine la storia non richiedeva il complesso passato di Ayan o Sean, ne l’integrità morale di White quindi anche i personaggi semplici andavano bene, perché la storia è una storia semplice: sua ragazzi che per varie ragioni vengono separato e si ritrovano, con tutte le difficoltà del ritrovarsi, del ri-capirsi e tutto… mi sento di consigliarla soprattutto se si vuole un modo leggero per essere introdotti ai nuovi BL (quelli dove alcuni problemi di quelli vecchi passano in secondo piano, per esempio, ho notato che ora come ora molte meno storie hanno varie storyline sul coming out, mentre se si guardano serie di quattro/cinque anni fa era una parte molto importante della trama) mantenedo uno sguardo verso i vecchi BL.Questa recensione ti è stata utile?
I Desideri del Genio
17 persone hanno trovato utile questa recensione
Sicuramente non un capolavoro ma più profondo del aspettativa!
Prima di droparlo conviene vedere qualche puntata in più.Me lo sono divorato in un weekend e senza aspettative però dopo le prime puntate un po' demenziali che fanno ridere e sembrare solo una banale comedy fantasy ma andando avanti cambia ed esce fuori la storia d'amore che è più bella e profonda del aspettato tra passato e presente.
Drama divertente ma anche sentimentale che dimostra tanto amore e non solo tra i due protagonisti fantastici nel interpretare i loro ruoli.Lui genio-satana in cerca di vendetta e lei una psicopatica senza sentimenti.
Inaspettata vena comica che diverte moltissimo di kim woo bin.
Sicuramente un fantasy con effetti scenici di ogni genere ma coinvolge e vuoi vedere subito come va a finire.
Finale sembra terribile ma migliora 😊
Consiglio la visione per chi ha voglia di qualcosa più leggero e divertente.
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Love in the Big City
10 persone hanno trovato utile questa recensione
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Un Drama che lascia il segno, che ti fa soffrire e amare con la stessa forza
Un k-drama storico intenso e profondamente emotivo, recentemente disponibile su Netflix. Ambientato durante la dinastia Joseon, il drama si apre con il ritorno improvviso di Hong-rang, figlio di una potente famiglia di mercanti, scomparso da dodici anni. Il suo rientro, privo di memoria, sconvolge gli equilibri familiari, in particolare quelli con la sorellastra Jae-yi, che ha sempre sperato nel suo ritorno ma ora si trova di fronte a un uomo che potrebbe non essere chi dice di essere.La serie esplora con grande profondità temi dolorosi come i legami familiari spezzati, l'identità e la follia. Attraverso una narrazione avvolta nel mistero e nel melodramma, Dear Hongrang mette in luce le ferite invisibili causate da abusi e traumi infantili, mostrando come queste cicatrici influenzino le relazioni e le scelte dei personaggi. La follia non è solo una condizione mentale, ma diventa una metafora della disgregazione familiare e della perdita di sé.
La regia raffinata e le interpretazioni intense, in particolare quella di Lee Jae-wook nel ruolo di Hong-rang, conferiscono al drama una carica emotiva potente. La serie si distingue per la sua capacità di trasmettere emozioni contrastanti, passando dalla tenerezza all'angoscia, dalla speranza alla disperazione, offrendo una visione profonda e toccante delle dinamiche familiari e delle conseguenze della sofferenza non elaborata.
Dear Hongrang è un'opera che lascia il segno, consigliata a chi cerca una storia intensa, capace di esplorare le complessità dell'animo umano e dei legami familiari in un contesto storico affascinante.
Questo drama mi ha letteralmente spiazzata. È davvero bellissimo, ma anche profondamente triste e a tratti crudele. Un’autentica montagna russa di emozioni: si passa dalla rabbia alla disperazione, fino alla dolcezza struggente dei momenti condivisi tra i protagonisti.
Lui è semplicemente perfetto in questo ruolo. Lo avevo già amato in Alchemy of Souls, ma qui riesce a superarsi: è meraviglioso, intenso, capace di trasmettere un’intera gamma di emozioni solo con lo sguardo.
Dear Hongrang entra di diritto – e direi anche con prepotenza – nella mia TOP TEN dei drama più intensi, dolorosi e romanticamente indimenticabili.
Un racconto che lascia il segno, che ti fa soffrire e amare con la stessa forza.
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Things that Come After Love
9 persone hanno trovato utile questa recensione
Cosa viene dopo l'amore? L'amore stesso e il rimpianto. Un racconto di solitudine...
Drama delicato e intimo, molto lento (non nell'accezione negativa) e introspettivo sul tentativo di elaborazione di una storia d'amore molto vissuta ma finita male, quindi incompiuta.Il lavoro si sviluppa attraverso continui ricordi di una storia d'amore a Tokyo da parte di una coppia interrazziale ( lui giapponese, lei coreana) . 6 episodi da 50 minuti effettivi ciascuno. Un lavoro meditativo e profondo, non per tutti. È una storia che ha per protagonista maschile uno scrittore e per tema la narrazione come mezzo per comprendere e ricondurre l'esperienza personale.
E' una storia che finisce per mutuali incomprensioni. Una donna straniera senza appoggi o reti di supporto, con un senso di solitudine interiore che la divora, mentre cerca il proprio posto nel mondo scappa dal proprio paese, e uno scrittore con un trauma di abbandono materno che cerca di realizzare il proprio sogno districandosi tra un'infinità di lavori per potersi mantenere ma anche al tempo stesso lo alienano relegandolo in una condizione di solitudine incompresa a cui non riesce a dare voce.
Ognuno di loro è incompreso senza riuscire a parlarne e quest'assenza di dialogo onesto li porterà a perdersi in maniera tragica.
Le scelte di vita sono state rappresentate come dovute alla giovinezza anche se i due personaggi sono stati caratterizzati da comportamenti stereotipati intra culturalmente specifici: il ragazzo giapponese forte e profondamente silenzioso che non riesce ad esprimere i sentimenti e la donna coreana molto espansiva, teatrale e drammatica che narra il suo vero sentire nel silenzio della sua coscienza attraverso un dialogo interno.
Anche se il drama è made in corea, il taglio giapponese come gli interni, le tecniche di ripresa, i primi piani, le risposte emotive mi ha fatto controllare più volte che non si trattasse di un lavoro con regia e produzione giapponesi. Piacevolissime le riprese che riescono a creare differenze tra passato e presente. In Corea, nel presente del dramma, viste più aperte, spazi più grandi perché i due ex amanti sono ora adulti di successo e hanno una prospettiva migliore, disposizione degli oggetti nella scena in senso complementare o antitetico a seconda della condizione di distanza vs vicinanza dei due innamorati.
Tutto è studiato e ben congegnato, nulla è affidato al caso con una cura dettagliata e una linearità composta ed elegante: perché a volte LESS IS MORE. Le musiche sono lente , calme ma emotive e si fondono perfettamente con i piani di ripresa scandendo i vissuti e gli accadimenti di vita.
La narrazione passa dai vissuti interiori alle vicissitudini esterne con maestria e fluidità.
L'interpretazione dei due è davvero molto buona, Kentaro è un attore maturo con molta padronanza scenica ed espressiva, riesce a rendere il suo vissuto con uno sguardo e non c'era forse davvero nessun attore capace come lui di rendere la vena malinconica e il rimpianto, la sua potenza nello sguardo carico di rammarico, dispiacere, attesa tesa, composta e disperata.
La protagonista femminile è stata pure molto brava, ha imparato il giapponese per poter recitare in questo lavoro e non è cosa semplice, inoltre è stata assolutamente in grado di rendere la tenerezza, la sofferenza, la disperazione, l'aspettativa ferita.
Le voci fuori campo dei protagonisti che ricordano il passato caricandolo di significati maturati nel presente conferiscono ai personaggi più interiorità di quanto normalmente si veda.
La corsa , o joggin', come mezzo per rappresentare uno stato di inquietudine e senso di falsa padronanza della propria esistenza: lei corre simulando una fuga interiore, dapprima dal suo microcosmo coreano, stretto e asfittico, poi dalla sua relazione e infine dal Giappone, bella la metafora conclusiva del correre insieme, da fuga diventa viaggio, percorso comune di una coppia che corre con entusiasmo e fiducia incontro alla vita.
Si è parlato di questo lavoro come di un drama che porta in scena le difficoltà interculturali, ebbene non sono d'accordo : il tema è la SOLITUDINE, l'assenza di contatto intimo e autentico con le persone, con la famiglia, la ricerca del proprio posto del mondo, la realizzazione personale.
L'interculturalità presenta solo un contorno interessante quando parliamo di come organizzare un matrimonio o , forse, nelle modalità di risposta e gestione della relazione, nel modo di porsi, nelle dinamiche con gli altri ma non determina la fine della storia in sé.
Personalmente è un lavoro che consiglio, non è fine a se stesso e aiuta a immedesimarti e riflettere se hai avuto un'esperienza simile o hai interrotto una relazione per te importante senza aver smesso di amare. L'esperienza dipende molto dalle proprie, a volte lente, realizzazioni, comprensioni e mentalizzazione degli eventi.
Sono sei episodi e avrebbero potuto essere anche cinque, il sesto episodio è stato, almeno per me, un riempitivo inutile che è servito più a tenere sulla corda noi spettatori che ad aggiungere qualcosa se non dei confronti necessari che comunque potevano essere inseriti nel quinto episodio e chiudere il lavoro in modo diverso.
VENIAMO A CIO' CHE NON MI HA CONVINTO e che ha penalizzato la mia valutazione :
E' un prodotto di indubbia qualità artistica , solido e valido , tuttavia è molto orientato al passato, anche se ambientato nel presente e ritorna al passato con l'utilizzo di continui flashback che comunque non disturbano. Anche se viene vissuto e rielaborato nel presente manca lo snodo di giunzione col presente: che persone sono diventate questi due nei cinque anni dopo la fine?
Soprattutto lei, è rappresentata cinque anni fa con una personalità calda, solare, positiva, fiduciosa e ora è totalmente l'opposto, possibile che la fine di un rapporto determini uno stravolgimento così traumatico ? Diventa insofferente, chiusa, ostile, oppositiva, per nulla conciliante e gentile con le persone intorno a lei (che con la sua fine non hanno nulla a che fare). Non so se è l'attrice che è stata diretta male ma credo di sì.
Sempre lei, in un momento chiave nel quinto episodio, si rende conto che deve prendersi cura di sé e scappa da lui, lo vede semplicemente bere con una collega e si richiude in se stessa, arrivando a mentire a lui sulla sua situazione sentimentale per condannarli nuovamente all'infelicità e si chiude in macchina a piangere. PERCHE'? La sensazione è quella di dover necessariamente allungare il brodo perché le scene erano finite, perché non si capisce quale sia il reale motivo per cui una donna che comprende di doversi prendere cura di sé non chiuda e non vada in terapia o a risolversi da sola o se decide, confermando, di non riuscire a stare sola perché trascinarla così tanto e lasciare a lui tutta l'iniziativa. Emerge, almeno personalmente, l'idea di una donna fragile e capricciosa che vuole dimostrazioni continue che vadano a soddisfare un bisogno di approvazione e lealtà incondizionata, al limite del patologico. E lui che è stato noncurante e assente ha tutto un percorso di espiazione in sei episodi, eccessivo e paradossalmente viene riproposto SOLO, solo nelle iniziative per riprendere un percorso con lei, come se solo lui lo volesse davvero.
Finale, bello, significativo, non necessario ma una volta che gli autori hanno deciso di svilupparlo in questo senso necessitava di qualche scena in meno del passato e di orientarsi molto più al presente, quindi qualche scena che unisse passato e presente e chiudesse il racconto presentandoli nella loro attualità.
Anche se la chiusura non è triste personalmente mi ha lasciato strascichi di amarezza e tristezza che avrei preferito non avere.
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Star and Sky: Star in My Mind | Sky in Your Heart
11 persone hanno trovato utile questa recensione
AMOOO
La trama è coinvolgente e i personaggi sono ben sviluppati, offrendo una buona dose di romanticismo e tensione emotiva.La chimica tra i protagonisti è palpabile e il modo in cui affrontano le difficoltà della loro relazione è realistico e commovente.
La serie è anche notevole per il suo stile visivo accattivante e la colonna sonora coinvolgente.
Se siete appassionati di serie BL, "Star in My Mind" è sicuramente da non perdere!
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Star and Sky: Star in My Mind | Sky in Your Heart
11 persone hanno trovato utile questa recensione
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ha preso posto nel mio cuore
Ho avuto il desiderio di guardare questo bl sin da quando era in onda, mi arrivavano sempre le notifiche su youtube perciò andai a leggere la trama, mi piacque e decisi di vederlo una volta finito.Alla fine però è passato più tempo del previsto perché lo volevo vedere ma lessi delle recensioni negative riguardo questa serie che mi fecero tenere da parte un po' il pensiero di guardarlo però in questo arco di tempo ho imparato che comunque ognuno ha pensieri differenti e ho visto che per esempio c'erano delle recensioni negative anche delle serie che che mi sono piaciute di conseguenza ho pensato di togliere da mezzo il leggere le recensioni, di guardarlo e decidere di per me se mi piaceva o meno…e quindi eccomi qui.
La storia di base è veramente molto molto bella infatti non so voi ma io sono quel tipo di persona che si può ritrovare in lacrime solo sentendo una storia d'amore come questa, per esempio quando ho guardato 2gether mi sono messa a piangere tantissimo solo per l'amore di Sarawat per Tine quindi allo stesso modo questa storia mi ha veramente commosso.
Non so, ho gusti particolari, mi fa veramente venire da piangere sentire delle storie d'amore del tipo cotte segrete in cui uno guarda da lontano l'altro e gli basta anche solo quello però si vuole quell’in più che si può avere solo quando si è vicini…mi vien da piangere.
In generale penso che questa storia sarebbe potuta rivelarsi anche molto più semplice in quanto entrambi ricambiavano questo amore, cosa che non sapevamo proprio del tutto in quanto abbiamo scoperto la cosa per intero alla fine ma vabbè ovviamente non potevano darci il piatto servito, dobbiamo soffrire.
Quindi nulla veramente la storia mi ha emozionato è stato veramente bello vedere come effettivamente entrambi avevano un loro modo di guardarsi da lontano ad essere innamorati senza che l'altra persona se ne accorgesse tanto che Nuea pensasse addirittura che il suo amore fosse unilaterale.
Entrambi però hanno sofferto molto principalmente perché Kluen non si sapeva esprimere, non sapeva come dire i suoi sentimenti e non sapeva in generale dire molto neanche agli amici di conseguenza abbiamo visto che era molto riservato e gli altri non sapevano mai bene cosa stesse passando.
In sé per sé la serie fa vedere molto di più la tristezza da parte di Nuea ma non fa vedere completamente la tristezza e la difficoltà da parte di Kluen , me ne sono resa conto soprattutto per un atteggiamento di Nuea che sarebbe quello lì di pensare più ai sentimenti sui senza cercare di capire gli altri e ciò lo vediamo quando parla con Kluen dei propri sentimenti, lo incolpa per tutto quello che gli ha fatto senza però cercare di capire l'altra parte e questa cosa non è molto bella, si dovrebbe parlare per bene.
Non sto prendendo le parti di Kluen ma neanche quelli di Nuea, entrambi hanno sofferto molto, è solo che dovremmo vedere e capire di più anche il dolore di Kluen , io in primis lo capisco bene, sono sempre stata una persona dalle cotte segrete che non dice mai i propri sentimenti di conseguenza so quanto è difficile anche solo raccogliere il coraggio per riuscire a parlare con quella persona, non dico confessare i propri sentimenti ma anche solo per parlarci ci vuole veramente un coraggio assurdo e molte volte non si riesce proprio a farlo quindi dovere tenere per sé il proprio amore così legato perché non lo riesci a liberare, non riesci a parlare è qualcosa di veramente doloroso e vedere inoltre che la persona amata soffra per colpa di questo tuo atteggiamento è ancora più doloroso quindi veramente povero Kluen , mi dispiace per lui… amava veramente molto Nuea.
Quando poi è entrato nello scenario Typhoon che ci provava seriamente con Nuea lì c'è stato un misto di gelosia assoluta nell'aria, Typhoon è stato sempre un bravo ragazzo per me all'interno della serie, mi è piaciuto tutto il tempo però a un certo punto ha veramente esagerato e ciò quando ha detto a Nuea di fare quella giornata di prova da fidanzati, ciò perché in primis mi pare una cosa inutilissima e oddio brutta ma poi Nuea aveva detto di no e Typhoon ha pure continuato a insistere e questa cosa non mi è piaciuta per niente perché se uno ti dice no è no.
Poi quando ha anche postato la foto “il nostro primo giorno insieme”, orribile ceh che cazzo significa se è un giorno di prova, Nuea non solo ti ha fatto il piacere e tu metti pure la foto senza il suo permesso…ma dico io ma di che ti fai, che droghe assumi la mattina io bah veramente.
Alla fine sono arrivati pure a darsi pugni quindi mamma mia abbiamo visto tanto piacere ahahah ma vabbè alla fine Typhoon è ritornato ad essere una persona decente che ha accettato la situazione e mi è dispiaciuto anche un po' per lui ma meglio soffrire che stare insieme a una persona che non ricambia.
In generale la coppia Nuea/Kluen l’ho amata, sono stati veramente carini e poi veramente la scena in cui Nuea si dichiara l’hanno fatta vedere bene tipo tre volte e tutte e tre le volte ho visto qualcosa di diverso nei loro occhi:
-La prima volta che fanno vedere questa scena è stato al primo episodio dove sapevo che Kluen rifiutava la dichiarazione quindi lì ci ho visto Nuea super innamorato e Kluen con gli occhi freddi;
-la seconda volta che la fanno vedere è stato a metà e lì ho incomiciato ad avere dubbi riguardo gli occhi di Kluen perchè li vedevo più innamorati;
-la terza volta è quando erano innamorati e lì ho visto benissimo come entrambi fossero follemente immersi negli occhi dell’altro.
Questa scena ha avuto su di me un impatto diverso ogni volta che l'ho vista e ogni volta mi sembrava che in Kluen ci fossero dei sentimenti differenti.
In generale veramente gli sguardi che si danno sono stati la cosa principale di tutta la serie, vi giuro io morta ogni volta che si guardavano perchè si vedeva proprio che si stavano mangiando con gli occhi e che appena toglievano lo sguardo sembravano come se avessero appena scampato il pericolo prima di fare la cazzata di baciare l'altro.
Alla fine dico che loro mi hanno fatto sognare, sono stati veramente carini, dobbiamo poi ringraziare la tizia che ha aiutato loro a capirsi di più dato che a parlare non lo sapevano fare ahahah vabbè consiglio molto questa serie, ha preso posto nel mio cuore.
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Un drama completamente sconclusionato
A parte Lee Soo-hyuk (che ha sempre il suo fascino in questi ruoli da tenebroso silenzioso 🖤), la storia… non ha né capo né coda.All’inizio sembrava promettente: casi misteriosi, colpevoli da scoprire, questi famosi “occhiali” che rivelano le S Line… ti fai mille domande:
👓 Chi li ha creati?
🧠 Cosa significano davvero queste linee?
👣 Perché solo alcuni riescono a vederle?
Il tutto parte con un bel “perché” che ti invoglia ad andare avanti. E poi… BOOM 💥
Negli ultimi due episodi si perde ogni logica: pura follia.
La professoressa… chi è veramente?!
Sembrava un vampiro più che un’aliena, immortale tipo Hyeon Hop… e perché questa ossessione nel voler mostrare i legami al mondo intero?
E ancora:
– Perché solo lei e Hyeon Hop possono vedere le linee senza occhiali?
– Come fanno a rigenerare il loro corpo?
– E questa “dimensione parallela” da dove sbuca fuori?!
Zero risposte. Solo caos.
Un finale assurdo, sanguinoso, pieno di morti ingiuste e domande lasciate a metà.
Per la prima volta mi sono detta: "Ma chi me lo ha fatto fare?!"
Vampirello mio bello… stavolta è NO. Drama bocciatissimo! ❌
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Bersaglio decisamente mancato
Film molto atteso....e carico di aspettative disattese. Brava la protagonista, ma la storia non ci sta: tutto si basa su lei che esce dal penitenziario e cerca vendetta nei confronti di chi l'ha ingannata. L'idea è chiara, lo sviluppo molto meno. Non c'è azione, non c'è suspence, non ci sono colpi di scena, neppure nel finale. Il ritmo non incalza, i personaggi non vengono sfruttati bene... nemmeno il cattivo riesce a risultare un cattivo di rispetto. "Revolver" spara diversi proiettili, ma tutti risultano fiacchi e nessuno va a segno. Attendevo questo film soprattutto per la presenza di Ji Chang Wook, reduce da una serie di drama/film non propriamente riusciti, e spiace dover constatare che "Revolver" si accoda a questo elenco di produzioni insoddisfacenti. Sembra proprio che i tempi di "Healer" e "Suspicious Partner" siano sempre più lontani...Questa recensione ti è stata utile?
Enfants terribles (che si vogliono bene)
Personaggi: 8Regia: 8
Sceneggiatura: 7
Scenografia: 8
Perfect Match racconta la storia di una vedova che desidera sposare le sue cinque figlie. Il tono generale del drama lo rende interessante perché sovverte la classica struttura del drama sia come tono che come narrazione: illustrerà il percorso di conoscenza, innamoramento, matrimonio delle sorelle, una dopo l'altra in una rappresentazione lineare e ordinata (presentando i vari steps di unione in maniera sempre diversa). Ogni coppia ha il suo momento mantenendo sempre un ottimo ritmo.
Il drama inizia con la famiglia che si trasferisce a Bianjing per sfuggire a quegli sciacalli dei parenti ed è il luogo dove vive, sposata, la seconda sorella, Fuhui con l'immaturo marito Fan Lianghan, un ragazzo tanto buono quanto dispersivo e inconcludente. Il personaggio del marito è fondamentale per dare al lavoro un tono comico e leggero.
Il primo arco narrativo racconta il percorso di nozze della terza sorella, Kang Niang, con un uomo quasi perfetto Chai An, i quali si affronteranno a colpi di ingegno perché saranno avversari sul lavoro. Lui per me è il genero migliore umanamente, il più risolto, il più maturo e il più completo.
La coppia successiva è stata però la mia preferita, forse perché rispecchia in tutto e per tutto la classica storia da drama cinese storico: La figlia maggiore, Shouhua, la più talentuosa, ingegnosa e matura delle sorelle, nonché vedova da un precedente matrimonio, sposa, per accordi genitoriali, uno studioso di alto rango, Du Yang Xi, un orfano calcolatore, rigido, inflessibile; pieno di risentimento e propositi di vendetta si innamorerà suo malincuore della moglie dopo un colpo di fulmine tardivo, riservandole attenzioni e tenerezze, dimostrandole anche un sincero bisogno di calore e un notevole trasporto fisico.
Nel ventesimo episodio, il drama sposta l'attenzione sulla quarta sorella, Haode, e sul suo partner Shen Huishao. L'evoluzione del suo personaggio è la migliore e più marcata perché, nel tentativo di aiutare il marito nel proprio lavoro, si appassiona alla giurisdizione locale e trova un proprio posto nel mondo, mostrando maturità, aiuterà il marito nella propria evoluzione personale e lavorativa, consentendogli di superare alcuni blocchi emotivi di origine traumatica che lo avevano reso asettico e distaccato, un freddo "applicatore" di leggi senza coglierne sfumature o umanità.
Il focus successivo del drama è sulla figlia più giovane e quinta, Leshan, intorno all'episodio 28.
Il suo partner è Yang Xian, inizialmente nemico , presenta il tropo classico : nemici /amanti.
Questa storia mi è piaciuta più che per l'amore tra i due per l'affetto che Madam Li darà al genero riscattandolo dalla deprivazione affettiva della propria famiglia d'origine.
Perfect Match è un drama divertente che sovverte la struttura classica dei drama: è un drama assolutamente moderno per le dinamiche e per i caratteri dei personaggi, per l'intraprendenza femminile ( una delle sorelle corteggerà in un modo che non ho mai visto in tanti drama, anche coreani), per l'indipendenza di queste donne dalle figure maschili e per la linearità dei racconti. E' un lavoro che si immerge nelle dinamiche relazionali presentando del realismo nei conflitti, non ci saranno trame, sottotrame, sotterfugi, vendette eccessive e antagonisti ossessivi. E' molto ordinato nel presentare le storie e le evoluzioni, la scenografia è molto buona, la regia è di qualità, fattore di pregio del drama (non a caso il team regia è composto dal regista di LOST you forever e da due registi di the double), con i primi piani vividi che si concentrano su alcuni dettagli espressivi quali il taglio degli occhi, le espressioni, le smorfie delle bocche, molti effetti bokeh, con il chiaro proposito di connotare emotivamente i personaggi e permetterci di coglierne i vissuti e immedesimarci.
La musica di sottofondo è discreta, accompagna, addolcisce e rende poetica la narrazione senza diventare troppo forte e contrastare i dialoghi (problema riscontrato in molti lavori, tra cui il blasonato e sopravvalutato fangs of fortune) o senza proporsi ossessivamente come loop.
I personaggi sono dipinti in modo plausibile e credibile, il lavoro su di loro, sulle loro storie, sulle loro azioni e sui loro obiettivi è coerente e molto ben strutturato (anche questa è una falla che riscontro presto nei precedenti lavori).
Ho apprezzato le vivaci dinamiche familiari di Madam Li e delle sue figlie, per la prima volta ho visto una madre che si può chiamare tale, protettiva, materna, affettuosa e di buon cuore che accompagna figlie e generi nel percorso di vita.
I personaggi tra di loro non sono crudeli e per la prima volta ho visto una maternità ben gestita ed una famiglia che si vuole bene, sempre pronta a supportarsi ed aiutarsi, a venirsi incontro (la versione cinese delle piccole donne ambientata nella dinastia song), unita contro il mondo e disposta a sacrificarsi per difendersi dal mondo. Sempre fiera e dignitosa, comprensiva anche nei riguardi della chiassosa e veemente madre, a volte goffa e priva di buone maniere.
Le decisioni vengono concordate e discusse insieme, in famiglia, anche questo mi è piaciuto molto. Una famiglia priva di riferimenti maschili a cui non manca nulla.
Trucchi , costumi, oggetti di scena e parrucche, tutto è fedele e nell'utilizzo dei fiori come acconciature c'è un richiamo molto chiaro a Frida Khalo, anche nell'utilizzo dei colori, molto vividi e accesi che però sono scelti con cura in modo da rappresentare i caratteri e le personalità dei personaggi. Insomma, c'è molta cura e niente è lasciato al caso.
Non a caso è stato molto apprezzato ed è al terzo posto tra i drama più seguiti di sempre a livello internazionale.
Nessun personaggio della famiglia Li è completo : ognuno di loro è umanamente caratterizzato, con pregi e difetti; le coppie che si formano sono molto equilibrate, alcune simili, altre opposte ma complementari.
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La prima coppia: intellettuali, ambiziosi e riflessivi, due artisti raffinati; nel privato lui è un marito elegante e coinvolto, un po' egoista e con un brutto risvolto a metà della serie ma non sarà mai distaccato o indifferente nei suoi riguardi; lei lo aiuta nel suo lavoro coltivando passioni artistiche che condividono insieme. Molto piccante anche una sua "realizzazione" artistica per la moglie dopo la prima notte insieme... .
La seconda coppia è formata dalla vivace, esuberante e intraprendente Fuhui che sposa un uomo altrettanto esuberante e rumoroso (fate caso ai loro vestiti, sono i più colorati e accesi). Lui è il più simpatico ma è anche un bimbo che si affida a lei quando compie marachelle, di buon cuore frena l'irruenza di lei. Peccato che si vivono davvero poco come coppia, solo nei primi episodi comprendiamo il genere di rapporto che hanno.
La terza coppia è composta da due persone simili: furbi, scaltri, decisi , manipolatori e calcolatori. Li ho apprezzati ma mi ha commosso più lui da solo che soffre per lei che il trasporto inesistente dell'attrice.
La quarta coppia è secondo me quella meglio strutturata, composta da due opposti: lei giovane, dolce, tenera, affabile, espansiva e affettuosa, si innamora di lui perché ne ammira la figura autoritaria e giusta a fronte dei numerosi torti subiti dalla famiglia. Lui rigido, coartato si riscoprirà dolcissimo con lei e imparerà dalla sua dolcezza ad ammorbidirsi, lei dalla sua saggezza invece ne ricaverà una maggiore riflessività e consapevolezza.
La quinta coppia è una via di mezzo tra similitudine e diversità: entrambi sono irruenti e vivaci, molto fisici e lui è anche incattivito dal trattamento ricevuto in famiglia e da deprivazioni affettive, lei lo doma e lo lega a sé con mezzi non proprio ortodossi o condivisibili ma spesso violenti ed eccessivi, umiliandolo se è il caso.
E' la storia meno sviluppata perché non viene mostrato come diventa la loro relazione, come la gestiscono, come si vivono, inoltre è la più sgradevole di tutti come risvolti: prima viene mostrato un modello di famiglia e lei si pone in un determinato modo con i cognati e con questo cognato in particolare perché ha una famiglia particolare alle spalle, in seguito a intrighi imperiali perderanno tutti e la famiglia, tra cui madame Li, lo metteranno alla prova voltandogli le spallE.
Questo risvolto contravviene a tutto quanto è stato finora mostrato e visto sul valore della famiglia e sull'ingiustizia dei trattamenti, il primo cognato agirà molto peggio nei confronti della moglie e la famiglia non agirà in modo così sprezzante anzi la suocera accomodante e quasi contenta al suo ritorno presuntuoso.
Ma Perfect Match non riguarda solo i matrimoni delle cinque figlie di Madam Li. C'è un tema di fondo : il genere e le relative aspettative sociali. Descrive il trattamento delle donne nella dinastia Song. Madame Li come vedova perse proprietà e status quando suo marito morì. I casi giudiziari affrontano alcuni dei pregiudizi contro le donne dell'epoca. La storia di ogni figlia descrive le sfide di realizzazione e gestione matrimoniale.
La storia d'amore resiste a incomprensioni e circostanze contrastanti. L'uso dell'umorismo e la battaglia di ingegni rendono questo dramma un caldo concentrato di fascino.
Altro aspetto divertente e molto accattivante è l'alleanza che questi cognati formano per aiutare le mogli e per conciliarsi quando hanno litigi matrimoniali. Ogni volta che ci sarà un problema la lega dei cognati sarà pronta a intervenire per consigliare e se è il caso imporre una strategia di superamento del problema. Formeranno addirittura un clan separato il cui ingresso è determinato da superamento di prove per dimostrare abilità e talenti. Delizioso, davvero.
La genialità di questo lavoro è nell'aver narrato uno storico in modo moderno che attualizza un po' i problemi che ci sono sempre stati, che sono comuni da quando esiste l'uomo e forse esistono a causa dell'uomo in quanto tale.
DATI : la traduzione italiana, netflix ha davvero cannato questa volta, non ho mai seguito un lavoro con sottotitoli così scadenti,
Gli ultimi 4 episodi sono davvero brutti, crollano tutti gli ideali e la forza di questa famiglia, salvo solo una sorpresa imprevista che ci sarà nel penultimo episodio, poi la famiglia si dimostrerà sprezzante e coalizzata contro il quinto cognato che affronta un momento di enorme difficoltà ma aveva superato le sfide. Invece di stringersi e supportarlo, con la scusa di farlo crescere lo porranno di fronte ad un allontanamento forzato e lo maltratteranno al suo ritorno (per giunta!). L'enorme discrepanza di trattamento mi ha disgustato e mi sono chiesa cosa avessi visto finora! Ho abbassato di poco la mia valutazione ma mi ha guastato un lavoro credetemi.
Il superamento delle difficoltà e la riunione è frettolosa e improvvisa, non viene mostrato nessun avvicinamento o abbraccio, nessun trasporto nel ritrovarsi, solo la promessa di nuove violenze, lei col mattarello persino dopo il matrimonio. UNO SCHIFO!
Un'altra cosa che non ho apprezzato è che a parte due storie le altre devono affrontare prove decisive per il loro matrimonio, e alcune saranno davvero pesanti da digerire. Non c'era motivo di proporre 3 matrimoni in questo modo, sarebbe stato molto più bello vederli alleati contro il comune nemico.
La trama è interessante e la dinamica familiare e il tono del drama sono unici. L'atmosfera generale di Perfect Match ti lascia una sensazione di calore e intimità.
Finale fiacco e affrettato (esclusi gli ultimi 90 secondi).
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Romance coinvolgente tra architettura e fascino storico
Un romance coinvolgente che abbraccia il mondo dell’architettura e, in una continua evoluzione di sentimenti, forme e linee, porta avanti una storia sfaccettata e arricchita dal fascino di epoche passate.Tante le aspettative, quasi tutte soddisfatte. Devo essere sincera, l’avvio mi ha lasciata un po’ perplessa. I primi quattro episodi mi hanno davvero disorientata: sapevo che l’ambientazione nell’era repubblicana cinese era in realtà fittizia, già che si trattava di un gioco di realtà virtuale immersiva. Lo scenario dell’immaginaria Rong City è semplicemente stupefacente, dai colori alla neve perpetua, all’atmosfera, ai costumi dell’epoca. Ma soprattutto Cheng Xing Xu, che in uniforme militare – così come già accaduto in “Fall in love” (2021) - è a dir poco ammaliante e lascia davvero senza fiato. Tutto splendido, ma dal senso un po’ confuso. Almeno all'inizio.
La serie si apre con il classico effetto “volta pagina” – nel caso specifico l’incommentabile abbandono di Hu Xiu da parte del fidanzato – così da generare un “punto zero” di partenza della vicenda narrata che consente allo spettatore di seguire l’intera evoluzione della storia dall'inizio alla fine, senza l'impressione di essersi inserito "in corso d'opera". Tra il fidanzamento andato a rotoli e un lavoro che non è quello che ha sempre sognato, la giovane protagonista è comprensibilmente a pezzi. Spinta dalla migliore amica cerca di distrarsi partecipando a un gioco di ruolo che prevede il completamento di missioni investigative/di spionaggio in un’ambientazione storica resa incredibilmente reale grazie alle più avanzate tecniche di realtà virtuale. E lì incontra il protagonista, nei panni di un PNG, ovvero un personaggio non giocante. Si notano a vicenda, lei esce sconfitta dal gioco e, indispettita, tornerà per nuove sessioni di gioco cercando la vittoria e la rivalsa sull'affascinante ma scaltro governatore della città. Bella l’ambientazione, ma vedere attori che interpretano personaggi che recitano a loro volta dei ruoli… questa “recitazione nella recitazione” mi ha convinta un po’ poco. Nel frattempo, però, i due si incontrano anche nella vita reale. Ed è a questo punto che mi sono un po’ persa, quasi ci fosse qualcosa che non tornava o che semplicemente non capivo.. Un non detto necessario per inquadrare al meglio l'intera vicenda. Sicuramente non capivo perché lui, notevole architetto a capo di una rinomata azienda, passasse le sue serate “lavorando” come personaggio fisso del gioco virtuale. Anche il loro incontro – stavolta nel mondo reale – non è risultato proprio chiarissimo. Non trovavo le reazioni che mi sarei aspettata, già che non era di fatto il loro primo incontro. Ad ogni modo, dal quinto episodio la situazione cambia, la trama diventa molto più comprensibile e il coinvolgimento, da quel momento in poi, è davvero forte e innegabile. Benché la serie abbia visto l’avvio sulle vicende personali di Hu Xiu, il vero perno centrale del drama sarà invece Xiao Zhi Yu, figura alla quale si ricollegano quasi tutti gli altri personaggi, da Hu Xiu ai dipendenti della sua stessa azienda, all’amico e altri componenti dell’esperienza di realtà virtuale, fino al fratellastro rivale in affari e ai complessi legami famigliari passati e presenti. Il cambio di lavoro di Hu Xiu, che - coincidenza! – viene assunta nell’azienda del protagonista, sposta l’attenzione dal suo ex fidanzato/Rong City al tema del design, per cui ci si addentra in progetti, rilievi, presentazioni, gare d'appalto e quant’altro. Ciò consente un veloce benservito alll’ex fidanzato fedifrago ma soprattutto spiana la strada per l’entrata in scena di Pei Zhen, il mio personaggio preferito dopo i protagonisti: fratellastro non consanguineo, palesemente in competizione con Xiao Zhi Yu praticamente su tutti i fronti ed evidentemente invidioso di lui, è una figura che si fa inizialmente fatica a inquadrare. Non è il classico cattivo, ci sono piccoli passaggi che fanno sorgere dei dubbi, anche se le sue azioni sembrano decise a ostacolare il protagonista. Anche quando compie mosse discutibili, si avverte una sorta di empatia nei suoi confronti, già che subito dopo viene proposta una lettura differente e opposta del suo vissuto: un attimo prima è carnefice, l’istante dopo è vittima. Tra lui e i protagonisti ovviamente ci si ritrova a schierarsi dalla parte di questi ultimi, ma si coltiva anche il desiderio di dare una seconda chance al suo personaggio, cosa che in un certo senso accadrà, ma sprecandone un po’ il potenziale: la scoperta che il risentimento covato per anni nei confronti di Zhi Yu era basato su una convinzione errata e una realtà molto distorta porterà, in chiusura, a un confronto sincero con tanto di scuse. Proprio in virtù del breve flashback legato alla loro infanzia che viene inserito nell’ultimo episodio, avrei invece rilanciato meglio la situazione (in particolar modo, mi sarei aspettata di risentire la frase “Si può sempre ricominciare da capo” detta dall’all’ora bambino Pei Zhen a Xiao Zhi Yu davanti alla torre del gioco Jenga caduta, ma stavolta detta da Zhi Yu a Pei Zhen quale invito a una ripartenza tra i due). Pazienza.
Lo sviluppo del romance l’ho trovato credibile e ben strutturato: forse, in alcuni punti, il tira e molla è durato un po’ troppo (sia per far capitolare Xiao Zhi Yu nel rivelare i propri sentimenti, sia più avanti nel porre un freno all’abusato cliché di tenerla all’oscuro delle sue macchinazioni nel tentativo di non coinvolgerla e quindi proteggerla). Svariate le scene romantiche, ben riuscite grazie a una buona chimica di coppia, capace di emozionare e coinvolgere lo spettatore, pur con il ricorso a diversi cliché largamente utilizzati (ben fatti, va precisato). Tutto il discorso legato al riabilitare il nome del defunto padre e a portare allo scoperto il vero colpevole diventa un po’ il tema predominante dell’ultima parte. Va detto, non è una vicenda estremamente fitta e articolata, dovessimo valutare il drama solo sotto quest’ultimo aspetto non sarebbe davvero niente di che, ma l’obiettivo era quello di delineare una storia che stesse semplicemente in piedi e che fosse in grado di dare al protagonista un triste e difficile passato da risolvere (pur senza troppe mosse machiavelliche). Quindi va più che bene così.
Ho poi apprezzato molto il pseudo secondo pairing, dato dagli amici di entrambi i protagonisti. Mi è piaciuto che non si sia cercato di portare avanti due storie d’amore sincronizzate nei tempi: Lao Zhao arriva da una situazione ben diversa, molto realistica, e si ritrova ad affrontare la fine di un rapporto forse più difficile da gestire rispetto all’abbandono di Hu Xiu da parte del fidanzato (figura fin troppo facile da detestare e condannare, mentre Guang Min per certi versi fa un po’ compassione, pur con tutte le responsabilità di fatto a suo carico). Il rapporto che si instaura successivamente tra Lao Zhao e Huai Cong (l’amico di Zhi Yu) ha il pregio di non fare da fotocopia alla love story principale, ma di cercare un’evoluzione più distintiva, per quanto sicuramente meno appariscente.
Sul finire della serie mi è un po’ mancata l'ambientazione di Rong City, ma è stata comunque una scelta coerente con lo sviluppo del personaggio maschile principale: il rifugio dato dal luogo immaginario rispetto agli irrisolti personali (ecco quindi spiegato perché un famoso architetto si cimentasse la sera con questa singolare seconda attività) cessa di essere necessario dal momento in cui accetta definitivamente Hu Xiu al suo fianco. Non deve più affrontare tutte le difficoltà da solo, dissimulandone l'enorme peso per poi trovare breve sollievo rifugiandosi in un mondo alternativo e staccando di fatto la spina dalla realtà, troppo difficile da sopportare senza interruzioni, a meno di cadere e fallire nei suoi intenti di vendetta.
Il finale fa una scelta in parte apprezzabile, forse però non colta in pieno. L’intera vicenda si risolve in realtà con il penultimo episodio, quindi l’ultimo è una sorta di lungo ed extra happy ending, scelta ultimamente già incontrata in altre serie e che trovo vincente nella misura in cui si accontenta lo spettatore regalando piccoli siparietti felici del pairing principale senza lasciarlo a desiderare una seconda stagione che nella stragrande maggioranza dei casi non avrebbe davvero senso. Nel caso specifico, l’ultimo episodio mancava un po’ di verve: carino, grazioso, ma di certo il cuore non ha saltato un battito, ecco. Tra l’altro il romanzo al quale si ispira chiudeva in bellezza con il matrimonio tra i due, frangente non necessario da riportare – a mio avviso – a patto di terminare con un episodio finale che chiudesse veramente in bellezza (e bello è stato, ma l'avrei voluto davvero spettacolare).
OST: su questo punto sarò probabilmente un voce fuori dal coro, ma non mi ha convinta. Canzoni anche belle, per carità… Ma avevano un che di troppo commerciale, di scontato. Avrei puntato a qualcosa di più originale, parere del tutto personale.
CAST: Buona parte dell’ottimo risultato della serie va al lavoro svolto dai due attori protagonisti, bravissimi entrambi. Lu Xu Xiao l’avevo già notata di recente in “Love in the Clouds”, dove aveva svolto una buonissima prova, e si riconferma anche qui una giovane attrice di talento e sicuramente promettente, che mi auguro di vedere crescere ancora e ritrovare in drama futuri. Cheng Xing Xu riveste i ruoli di ML ormai da anni e nei panni del protagonista affascinante ed estremamente arguto da il meglio di sé. Estremamente espressivo, con una mimica facciale che nei momenti d’intesa confidenziale sa essere veramente ammaliante, è forse l’attore che meglio riesco a immaginare nel ruolo di comandante/governatore di vicende ambientate nell’era repubblicana cinese (per via della parte che qui si svolge a Rong City ma soprattutto per il personaggio di Tan Xuan Lin – il mio preferito in assoluto tra quelli da lui portati in scena – protagonista del sopracitato “Fall in love”). Per molti versi Xiao Zhi Yu me l’ha ricordato, e strappa quindi un onorevole secondo posto tra i vari personaggi interpretati dall'attore.
In sintesi, i punti che fanno di questo drama una serie davvero meritevole e consigliata sono principalmente quattro: un romance coinvolgente, una finestra aperta sul mondo dell’architettura, Rong City quale punto di incontro tra moderna realtà virtuale e fascinosa ambientazione storica e non ultimo il personaggio di Pei Zheng (forse tra tutti il punto meno incisivo, ma che ha il suo perché). Non escludo che “Love between lines” si classifichi tra i migliori romance del 2026 (al momento forse è un po' prematuro affermarlo, ma chissà…)
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