My Little Happiness
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Mi mancavano 3 ep ma non ce la facevo.
A me piacciono i drama romantici cinesi, perchè sono veramente dolci e a volte questa dolcezza mi serve. Ma una buona storia d'amore per me, deve contenere anche delle difficoltà, qualcosa che metta in crisi i protagonisti o cmq situazioni particolari che li aiutino a crescere. Ecco, non c'è nulla di tutto questo. I primi 10 ep (circa) sono molto carini e ho apprezzato che nessuno dei due avesse chissà quale scheletro nell'armadio e anche che qualche altro clichè classico sia stato saltato, ma da quando i due si mettono insieme c'è il piattume generale. Solo scene dolci. La mia attenzione si è spostata sulla second lead e non vi nascondo che ho skippato diverse scene solo perchè volevo sapere come si sarebbero messi insieme. Una volta avuto questo, ho droppato. Secondo me il drama poteva funzionare così solo se fosse stato più breve perchè in 28 ep praticamente non raccontano niente. C'è qualche "difficoltà" (se così la vogliamo chiamare...) ma si risolvono tutte in tempo zero o cmq non sono rese di spessore e quindi interessanti. Sono rimasta davvero delusa, poichè questo drama è supportato da una marea di recensioni stra positive, ma per me è un no.Questa recensione ti è stata utile?
Sono in parte d’accordo, in quanto la storia non è sicuramente una novità (ambito universitario, studenti d’ingegneria/arte, ecc) e la recitazione in alcuni momenti può risultare un po’ “cringe”.
Nonostante tutto, penso che sia una serie molto leggera da guardare (basandomi sui 5 episodi che sono usciti finora) e che sia in grado di far immergere lo spettatore nella storia, in quanto resta una trama abbastanza realistica.
Come sottolineo sempre, i gusti son gusti. C’è a chi può piacere e a chi no. Personalmente, fino ad ora mi sta piacendo molto e se volete sorridere, alleggerirvi o distrarvi dopo una giornata stancante, ve la consiglio caldamente.
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Una promessa mancata
Our Golden Days parte con un’intensità sorprendente. Fino al dodicesimo episodio ero completamente conquistata:“Sono arrivata all’episodio 12 — ne mancano ancora 38 — ma già posso dire che questa serie mi sta piacendo moltissimo. Non capisco davvero il punteggio così basso che ha ricevuto finora.”
La storia iniziale è forte e commovente. Seguiamo un capofamiglia sessantenne in crisi, che dopo la pensione non riesce a trovare un nuovo lavoro per sostenere la moglie, i tre figli adulti e la madre novantenne. Sullo sfondo di una Corea dove giovani e anziani faticano a tirare avanti, la serie racconta le difficoltà economiche e personali con un realismo che colpisce.
Accanto a lui, le vite di tre amici universitari ormai adulti si intrecciano mentre cercano di conciliare sogni, responsabilità e desideri. Nei primi episodi tutto è scritto con cura: dialoghi intelligenti, ottime interpretazioni, personaggi complessi, profondamente umani, e una famiglia che funziona davvero.
- genitori presenti,
- sacrificio reciproco,
- cura degli anziani,
- figli trattati con rispetto,
- quotidianità credibile e piena di calore.
Tanto che già allora mi sentivo di consigliarla senza esitazioni, rammaricandomi persino per i problemi della traduzione italiana (con frequenti errori maschile/femminile in diversi episodi): “NOTA PER I TRADUTTORI: riguardate gli errori, ce ne sono tantissimi…”
Proprio questa solidità iniziale rende ancora più evidente ciò che accade dopo.
Dopo il dodicesimo episodio, infatti, la serie cambia improvvisamente tono. Il rapporto tra Ji-Hyeok e suo padre — fino a quel momento costruito su rispetto e comprensione reciproca — si spezza in modo artificiale.
Il padre diventa rigido e incapace di ascoltare.
Il figlio, pur volendogli bene, smette di comunicare del tutto.
È una frattura che non nasce dai personaggi, ma dalla sceneggiatura: un conflitto imposto dall’esterno per creare tensione, e si sente.
Procedendo verso il ventesimo episodio, la freschezza iniziale evapora:
- scene ripetute,
- discussioni interminabili,
- reazioni esagerate,
- assenza di progressione narrativa.
La serie scivola lentamente in un melodramma stanco e ripetitivo, svuotando di senso i valori familiari e la delicatezza emozionale che l’avevano resa così speciale all’inizio.
A quel punto, arrivare al ventunesimo episodio è quasi un atto di resistenza.
La caduta qualitativa è troppo evidente, e la sceneggiatura non riesce a sostenere la lunghezza del drama.
Our Golden Days avrebbe potuto essere un weekend drama splendido: famiglia realistica, protagonisti interessanti, dialoghi maturi, vera umanità.
Ma la mancanza di coerenza nei conflitti e il progressivo abbandono della dimensione più autentica rendono la seconda metà sempre più pesante.
Droppare non è stato un capriccio. È stata una scelta inevitabile dopo un inizio davvero “dorato”.
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A Broken Promise
Our Golden Days starts with surprising intensity. Up to episode twelve, I was completely won over:
“I'm at episode 12 — there are still 38 left — but I can already say that I’m really enjoying this series. I honestly don’t understand the low rating it has received so far.”
The opening story is powerful and moving. We follow a sixty-year-old family man in crisis who, after retirement, can’t find a new job to support his wife, his three adult children, and his ninety-year-old mother. Against the backdrop of a Korea where both young and old struggle to get by, the series depicts economic and personal hardships with striking realism.
Alongside him, the lives of three former university friends intertwine as they try to balance dreams, responsibilities, and desires. In the early episodes, everything is carefully crafted: intelligent dialogues, excellent performances, complex and deeply human characters, and a family dynamic that truly works.
- present and supportive parents
- mutual sacrifice
- care for the elderly
- children treated with respect
- a believable, warm everyday life
Back then, I already felt confident recommending it without hesitation, even regretting the issues with the Italian subtitles (with frequent masculine/feminine errors across several episodes):
“NOTE TO THE TRANSLATORS: please review the mistakes — there are so many of them…”
And it’s precisely this initial strength that makes what happens next even more evident.
After episode twelve, the series suddenly changes tone. The relationship between Ji-Hyeok and his father — until then built on respect and mutual understanding — breaks apart in an artificial way.
The father becomes rigid and unable to listen.
The son, though he loves him, stops communicating altogether.
It’s a fracture that doesn’t grow organically from the characters but from the script: a conflict imposed from the outside to create tension — and it shows.
Heading toward episode twenty, the initial freshness evaporates:
- repeated scenes
- endless arguments
- exaggerated reactions
- no real narrative progression
The series slowly slides into a tired, repetitive melodrama, draining the family values and emotional subtlety that had made the beginning so special.
At that point, reaching episode twenty-one becomes almost an act of endurance.
The drop in quality is too obvious, and the script simply can’t sustain the drama’s length.
Our Golden Days could have been a wonderful weekend drama: realistic family dynamics, interesting protagonists, mature dialogues, genuine humanity.
But the lack of coherence in the conflicts and the gradual abandonment of its authentic tone make the second half increasingly heavy.
Dropping it wasn’t a whim. It was an inevitable choice after such a truly “golden” beginning.
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ma che immensa noia e tristezza ...
(il blue, ovvero la depressione, la stava facendo venire a me) !!La storia si dipana tra gli abitanti di un'isola in cui tutti sanno tutto degli altri. Il collante che tiene insieme le persone è guadagnare denaro, sopravvivere lavorando come muli per denaro, il denaro è la fissa di tutti, pura sopravvivenza fisica.
I rapporti tra le persone sono di una povertà allucinante, stanno insieme bevendo, spettegolando, maledicendo le sfortune della propria vita, coltivando rancori e frustrazioni senza un orizzonte di perdono. Non hanno certezze morali di nessun genere. Ad esempio, davanti alla gravidanza di una coppia di liceali, l'unica soluzione che i genitori dei ragazzi propongono a figlia e moroso è l'aborto ... fanno il diavolo a quattro per far abortire il figlio di due ragazzini che si stanno impegnando a riscrivere la propria vita tenendo conto del proprio bambino. Loro, i nonni, continuano a definire il loro nipotino un "inutile fardello", sono talmente patetici e inconsistenti che solo la misericordia e determinazione dei loro figli li farà rinsavire.
Il primo personaggio che ho incontrato, il bancario con la figlia e la moglie negli USA, è di uno sfigato allucinante, inguardabile, passa buona parte della sua vicenda piangendo e tentando di turlupinare una sua vecchia fiamma, tanto che avrei voluto droppare subito, ma i meravigliosi ed entusiasti giudizi mi hanno trattenuta dal farlo. Lo ha salvato l'intervento dell'unico personaggio interessante e recitato benissimo da Lee Jung Eun, è la pescivendola Jung Eun Hee, che salva dalla banalità e inconsistenza buona parte della narrazione.
Alla fine ho fatto caso che tutte le coppie fino all'11esimo episodio sono raccontate con una lentezza, ma una lentezza e prolissità di particolari inutili che mi han fatto premere continuamente il tasto avanti ... lenti, piagnucolosi, inconsistenti ... la storia di una coppia che scoppia per la depressione di lei, ma la lei in questione è una sorta di "gatta morta" che vive la sua vita con sé stessa e le sue fisime al centro del cosmo, con un patetico spasimante che continua a inseguirla .... noooo tristezza e basta, attori bravissimi, ma sprecati ... paesaggi meravigliosi ma a corredo del "nulla" ... non la consiglio e il punteggio alto non me lo spiego per nulla.
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Questa recensione può contenere spoiler
“Kimi wa Petto”: l’amore come comfort zone
Tratto dal manga di Yayoi Ogawa, Kimi wa Petto è diventato un piccolo fenomeno della cultura pop giapponese, con una prima versione televisiva nel 2003 e un remake nel 2017. Dietro la sua veste da commedia romantica moderna, la serie racconta però qualcosa di più inquietante: una forma di amore addomesticato, in cui la relazione serve a proteggersi dalla vita più che a viverla.Sumire Iwaya, giornalista redazionale in un importante quotidiano della città, che ha focalizzato la propria esistenza nella carriera lavorativa, accoglie in casa un giovane ballerino che le propone di diventare il suo “pet”. Non un partner, non un amante: un animale da compagnia umano, sempre presente e mai problematico. Quello che a molti appare come un gioco ironico sui ruoli di genere, in realtà rivela una profonda paura dell’altro.
Sumire non cerca un incontro, ma una "zona di conforto" in cui sentirsi amata senza mai rischiare davvero. Il rapporto con Momo diventa così un modo per evitare la vulnerabilità e il conflitto: un amore senza attrito, fatto di tenerezza controllata e dipendenza reciproca.
In questo senso, la serie riflette un tratto tipico dei nostri tempi: la tendenza a preferire relazioni che non mettano in crisi, come quelle con gli animali domestici, capaci di dare affetto incondizionato ma incapaci di restituire la fatica dell’alterità. È un sentimento rassicurante, ma anche sterile, perché privo della dimensione adulta dell’amore — quella che nasce dallo scontro, dal limite, dalla scoperta dell’altro come diverso da sé.
"Kimi wa Petto", forse senza volerlo, mostra questa deriva con straordinaria chiarezza. L’amore, per essere umano, dovrebbe contenere il rischio del dolore e dello scontro, la vertigine dell’incontro con l’altro. Quando lo si riduce a un rifugio, a una forma di auto-consolazione, non è più amore: è solo la sua imitazione più docile, e più triste.
Ho guardato i primi 5 episodi, l'ultimo e sinceramente, annoiata/infastidita, ho droppato il tutto.
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Cose che mi hanno dato fastidio ? In primis, gli F4. Ragazzi questi dovrebbero essere i rampolli, i bulli per eccellenza, coloro a cui non gliene frega un c*zzo di niente e di nessuno, coloro che dettano le leggi a scuola e invece qui che fanno? Cartellino rosso e praticamente del resto si sfregano le mani. Ren è forse il più caratterizzato dei quattro e quello che muove un po' di più le situazioni, quello che prende posizione (come da copione). Thyme è la versione più deludente di Tsukasa poichè non ha carattere, sembra un bamboccio in preda a quello che lo circonda. Gli altri due sono fogli A4 altro che F4.
La recitazione in molti punti l'ho trovata pessima, si vedeva lontano un chilometro che era tutta una finta.
Gorya forse è stato il personaggio più deludente di tutti: che fine ha fatto quell'erbaccia che nemmeno la forza più vigorosa sarebbe riuscita a strappare? A parte un paio di momenti in cui si presta per quello che è, per il resto viene SEMPRE aiutata. Non dico che nel manga ciò non accada, ma qui questi momenti sono talmente tanto concentrati da togliere tutto il carattere a FL.
Una piccolezza che mi ha fatto più che altro sorridere è da imputare alla madre e alla sorella di Thyme: ma vi paiono davvero in quei ruoli? A me sembrano coetanee xD
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He is Psychometric
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Partenza accattivante
con attori simpatici e promettenti.Ma la storia e la sceneggiatura sono (a mio parere) un flop.
La fantascientifica questione della psicomotricità, viene usata sempre per lo stesso caso, che ha uno sviluppo lento, con lungaggini ottenute con scene lentissime, continui flash back, visti e rivisti.
Al sesto episodio poiché mi stavo annoiando, sono andata direttamente all'ultimo, ma anche la fine mi è sembrata una stonatura, un non senso, una storia scritta male ... peccato, ma i 10 episodi che sto tralasciando non valgono il mio tempo.
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Poi si rivela la solita storia di lavoro = smania di potere = guerra di posizione = nessuna possibilità di coltivare relazioni umane, ancora prima che sentimentali ecc ecc ... il tutto si sfilaccia, anche come trama, verso il 4° / 5° episodio e tutto, dalla storia, alla lentezza delle scene, ai dialoghi inconsistenti, verbosi e noiosi ...
L'attrice principale è monocorde, sembra un'attrice che sta recitando, il belloccio di turno ha cucito addosso un ruolo di eunuco dedito alla sofferenza inferta da una tizia che ha visto per una notte e che non riesce a dimenticare ... ma perché? non si capisce ...
Boring e noia mortale ... meglio droppare e dedicarsi ad altro ...
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Sherlock: Untold Stories
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Caricaturale, noioso, senza suspense, pathos o umorismo. Piatto e irritante.
Diciamo che il titolo sarebbe già sufficiente, ma espandiamo.Mi viene il dubbio che, se sonio storie mai raccontate, forse un motivo c'era...
La storia non ha quasi nulla dello Sherlock classico, se non le trasposizioni vagamente simili dei nomi e dei ruoli dei vari protagonisti principali. Non sarebbe il male, se ci fossero suspense, mistero, almeno un po' di sano umorismo. Invece, niente. Già il format "un caso a puntata leva il medico di torno" è quanto di meno entusiasmante si potrebbe pensare, ma se poi ci si aggiungono lentezza e assoluta mancanza di tensione, condite da una recitazione spesso sopra le righe da parte dei personaggi di spalla, si cade nell'umorismo involontario.
I casi presentati nelle prime 4 puntate sono poco interessanti, noiosi. Arrivata al quarto, complice la recitazione dei personaggi secondari, mi sono chiesta chi mi obbligasse a sorbirmi questo pastiche. E, rendendomi conto che la risposta era "nessuno", mi sono precipitata con sollievo a chiudere immediatamente l'esperienza.
Parlavamo degli attori. Se la coppia principale, bene o male, si lascia guardare, gran parte degli attori che interpretano i personaggi specifici di ogni episodio sono poco convincenti, spesso legnosi o eccessivi. Insomma, alla fine Dean Fujioka è più o meno l'unico veramente guardabile, e solo perché il suo personaggio "è" una caricatura, e lui la interpreta bene.
I personaggi sono in gran parte sgradevoli. L'ispettore è inguardabile, la macchietta di una macchietta, la sua assistente sembra un palo della luce, lo stesso simil-Watson è poco convincente nelle sue motivazioni già a partire dal primo episodio, e così via. Simpatico e ben recitato l'Irregolare di Baker Street in chiave nipponica. Shishio? Guardabile ma, appunto, caricaturale. Mi si dirà che è il suo personaggio. Sarà anche vero, ma arriva piatto. E irrita. Almeno, non si droga.
Si salva la musica. Carine le canzoni e il commento musicale, ma è un po' poco per convincermi a rimanere in questo mondo.
Difatti, saluto e me ne vado.
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The World's Little Mad Doctor
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Recitazione maschile meh, trama inconcludente, noioso
Sono 26 episodi che, al netto di opening e ending, ammontano a non più di 5/6 minuti ciascuno.Arrivata inizio del n. 20 mi arrendo: nel momento in cui non mi interessa sapere come vada a finire (ma ricordo la scena iniziale!) è inutile che rimanga a soffrire anche solo per mezzora di più.
Per carità, i costumi sono carini e le ambientazioni pure, ma la recitazione! Sembra di guardare un cartone animato, è proprio il format che non fa per me. In realtà la FL non è neppure male, ma gli uomini si lasciano guardare e basta.
Certi mini drama hanno un approccio più demenziale, se vogliamo, almeno si ride. Qui han voluto fare una cosa un po'più seria ma non sono stati capaci. La trama perde i pezzi da tutte le parti, le premesse dell'isekai tornano in auge solo quando fa comodo, la protagonista, per essere piombata nel passato, è al corrente di troppe cose senza alcuna spiegazione. Insomma, un terribile pastiche con poca redenzione.
Parto per lidi migliori.
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Lasciato
Prometteva molto bene e la presa in ciroi d3i classici topoi da drama mi é piaciuta molto.Peccato che li abbiano poi usati come tornassimo indietro nel 2015. Il primo bacio alla puntata 9 era completamente inaspettato perché la storia era ancora bloccata con un ml sadico tiraneggiante e una fl in ostaggio e remissiva. Che una situazione del genere generi i primi pensieri d'amore per entrambi, ma per lei soprattutto, é raccapricciante, ho pensato alla sindrome di stoccolma...speravo davvero che tutti i drama attuali avessero superato questi rapporti patologici che trovo odiosi. Mollato senza neanche vedermi il finale.Questa recensione ti è stata utile?
In Your Brilliant Season
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Nai He Boss You Ru He
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Il tutto ruota attorno al fatto che sti due sono stati insieme in passato e lui non si ricordi una fava. La trama non è chissà che ma se le cose vengono gestite bene, si può avere un buon prodotto di puro intrattenimento. Invece è una roba tanto assurda e stupida che davvero non so come sia riuscita ad arrivare fin qui. ML diventa uno stalker, un manipolatore della peggior specie, non da alcuno spazio alla protagonista e sinceramente non capisco perchè non cerchi le sue fonti altrove oltre a cercare di spremere FL. Non ha una famiglia, qualcun altro accanto che lo può aiutare? Non ci è dato saperlo.
Alcune vicissitudini all'interno dell'azienda sono assurde, al limite del ridicolo ma cerchi di chiudere un occhio perchè si capisce il livello del drama ma non ce l'ho fatta dopo un po'. Ad una certa il troppo stroppia.
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Please! Please Don't Be Friend with Me
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Inoltre nonostante la storia paia più seria è incastrata in continue scenette idiote che mi hanno fatto solo skippare alla grande.
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Troppo infantile e poco interessante
Sarà l'età ormai avanzata, ma l'ambientazione scolastica non ha più alcuna attrattiva per me, specie se la storia è così trita. Non vedo alcun coinvolgimento emotivo, solo una serie di ragazzini per la maggior parte troppo scioccherelli per la loro età, a parte il protagonista. E' decisamente troppo poco per investire così tante ore della mia vita così.Inoltre, vedere attrici pelle e ossa, ai limiti e oltre dell'allerta medica, dichiarare che non devono mangiare questo e quello per non ingrassare è veramente sconfortante.
L'attrice protagonista è praticamente un manifesto deambulante dei pericoli dell'anoressia, ma la sua condizione di estrema magrezza viene fatta passare come normale. Non si tratta di body shaming, e neanche mi interessano molto le motivazioni che l'hanno spinta in queste condizioni: la sua magrezza veramente eccessiva a mio personalissimo parere è patologica. Basta guardare i suoi arti: le braccia sono due fuscelli, praticamente pelle che ricopre le ossa. E vogliamo parlare delle gambe? Quando le ginocchia sono la parte più larga della tua gamba per me c'è un problema. Non sono un dottore ma la penso così.
Comunque, un drama sciocchino senza nulla di nuovo che non vale il tempo che dovrei dedicargli per vederlo finire, specie perché non sono nemmeno più curiosa di sapere come vada a finire. Bocciato.
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