Completo
Present Still Perfect
2 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
gen 29, 2026
Completo 0
Generale 5.0
Storia 5.0
Acting/Cast 6.5
Musica 3.0
Valutazione del Rewatch 4.0
Questa recensione può contenere spoiler

Non basta una buona idea per fare un buon film

Questa recensione fa riferimento ad entrambi i film, "Present perfect" e sequel.
L'idea della tematica è chiara, anche interessante, devo dire. Ma il risultato lascia davvero un po' troppo a desiderare.
Produzione tailandese che si svolge, nella prima parte, prevalentemente in Giappone. Fin dall'avvio, in un inglese corretto ma che sa di stentato, si percepisce subito un livello spartano, in termini qualitativi. Illuminazione mal regolata, riprese decisamente migliorabili con inquadrature che - se non puntano ad avviare una nuova moda, già che per il resto non sono particolarmente cariche di significato - sono semplicemente fatte male. La musica totalmente assente fa pesare doppiamente il silenzio interrotto solo da un lento e misurato scambio di battute tra i due protagonisti. Scenografia ridotta all'osso, sceneggiatura scarna, atmosfera indefinitamente rallentata che contrastata ancor di più con l'evoluzione esponenzialmente innaturale della vicenda dettata da tempi sbagliati, tremendamente accelerati. Poche e insignificanti le figure di contorno. Il primo film termina con un finale aperto, anche perchè qualsiasi altra scelta sarebbe stonata ancor di più.
Francamente mi sarei fermata lì, al di là delle buone intenzioni mi pare che la mediocrità del risultato ottenuto fosse abbastanza palese. Il sequel l'ho trovato, se possibile, peggiorativo (ma già che il livello originale non era particolarmente alto, non si può dire sia stato fatto chissà quale danno). Qualitativamente il risultato di un budget ridotto e di una scarsa competenza è ancora tutto lì, sebbene l'ambientazione sia leggermente più vivace.
Rispetto al prequel, i dialoghi sono molto più sdolcinati, aspetto che ho gradito poco. Ho trovato Toey abbastanza coerente nei due film, al contrario Oak nel secondo risulta a tratti OOC, in certi momenti davvero molto lontano dal personaggio iniziale. Non mi ha convinta affatto. Parallelo è il giudizio sulla recitazione: l'attore che interpreta Toey mi è sembrato più naturale ed espressivo, al contrario di quello che veste i panni di Oak, la cui recitazione è stata traballante in alcuni punti nel primo film, mentre nel sequel in molte occasioni l'effetto "finta" è saltato davvero all'occhio.
Il sequel regala un happy ending che ho trovato davvero fuori luogo, dalla moglie di Oak che fa praticamente il tifo per loro alle scene da matrimonio infilate di colpo e senza senso. Mi sfugge davvero cosa dovrebbe risultare gratificante per lo spettatore, per quanto si possa essere affezionato al pairing nel primo film.

Si salva solo l'idea alla base, insomma. Che soltanto idea però rimane. E' un peccato perchè poteva davvero dare vita a qualcosa di interessante (forse se fosse stato un drama giapponese avrebbe avuto più chance, va detto). Tra unToey che deve venire a patti con una realtà della quale sembra abbastanza inconsapevole - pur percependone i segnali, senza saperli inizialmente leggere correttamente - e un Oak decisamente più consapevole ma imbrigliato in una situazione apparentemente senza via di fuga, i presupposti per uno sviluppo credibile e coerenti c'erano tutti. Non è però la direzione che è stata intrapresa - vuoi per scelta, vuoi per mancanza di capacità - e il percorso è stato quindi piuttosto mediocre e costellato da innumerevoli difetti. E...No, non scambiamo tutte le pecche per scelte insolite ma volute di un film che va capito. E' semplicemente un film sciatto e scialbo, tutto qui. Di quelli dalle pur buone intenzioni ma che, nel concreto, portano avanti la filosofia del "si fa quel che si può con quello che si ha". E, a volte - come in questo caso - non è proprio abbastanza.

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More Than Friends
2 persone hanno trovato utile questa recensione
apr 3, 2022
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 1.0
Storia 1.0
Acting/Cast 1.0
Musica 1.0
Valutazione del Rewatch 1.0

The worst drama ever

Semplicemente il peggior drama mai visto. Gli attori protagonisti della storia centrale (il classico triangolo amoroso) sono davvero insopportabili. Banalità e cliché a ripetizione, storia non solo insignificante ma irritante. Il nulla cosmico. È davvero difficile immaginare di poter fare di peggio. Penso sia adatto a un pubblico di dodicenni. Sarei curioso di sapere che riscontro ha avuto nel pubblico coreano. Per fortuna tra poco dovrebbe uscire my liberation note. Quattro fenomenali attori e sceneggiatura di My mister. Non devo aggiungere altro.
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Three-Body
2 persone hanno trovato utile questa recensione
apr 18, 2024
30 di 30 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10

Una parola sola, eccezionale! Ma prima è meglio leggere il libro!

Un drama eccezionale, perfetto adattamento cinematografico del libro, con un dispiego di mezzi e quindi risorse economiche non indifferente.
Una fantascienza diversa da quella che amo e alla quale sono abituata (vedi Asimov, Heinlein, P. K. Dick ecc) ma intrigante e introspettiva.
E' un drama lento perché rispetta fedelmente il racconto dello scrittore, perfettamente rappresentato in ogni sua parte: vengono persino riportate intere frasi dal libro.
Ottimamente interpretato, dall'introverso e gentile scienziato esperto in nanomateriali Wang Miao, all'esplosivo ed eclettico poliziotto Shi Qiang il quale con la sua intelligenza razionale e meno raffinata rispetto a quella del corpo scientifico, infonde il coraggio per continuare a lottare e non arrendersi. Le risorse della Natura sono quelle che meglio di tutte dimostrano che la resa è per i deboli, mentre i forti, i perseveranti, vincono.
La ribelle fisica Ye Wenjie dà l'avvio ad un cambiamento totale del futuro dell'umanità, credendo di darle una opportunità di redenzione per tutte le ingiustizie che perpetra nei confronti del nostro Pianeta, ma che se in mano a personaggi fanatici e senza scrupoli, ne decreta la fine.
E' consigliabile leggere prima il libro, di non facile lettura lo ammetto, e poi vedere questo stupendo drama, il quale farà luce a parti spesso incomprensibili per chi non è studioso di certe materie scientifiche.
Un binomio quello di libro e drama che si completano l'un l'altro.
La ost è superlativa! Musiche di Xueran Chen, un compositore, musicista e cantante eccezionale. Tutte dedicate a seconda del momento in cui la storia si svolge, un lavoro non indifferente.
Sono rimasta stupita per l'accuratezza della produzione, per gli effetti visivi, per il la realizzazione delle locations passate e di quelle future e del videogioco.
Ora non ci rimane che sperare nella realizzazione cinematografica degli altri due libri di Liu Cixin al quale va un grande applauso per questo capolavoro! Grazie come sempre ai sottotitolatori. Ottima traduzione dal cinese anche dei testi musicali! Bravissimi.

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Qing Xian
2 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
mar 26, 2026
24 di 24 episodi visti
Completo 0
Generale 5.0
Storia 3.0
Acting/Cast 6.0
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 4.0

Short drama in preda a un desiderio ossessivo che perde di vista la trama

"Limerence" è uno short drama che ho iniziato a guardare con la speranza di poterlo apprezzare, già che l'ambientazione nell'era repubblicana cinese è un periodo che trovo sempre affascinante: un'epoca di turbolenze, dinamiche di potere in evoluzione ed estetiche straordinarie che offrirebbero terreno fertile per storie avvincenti. Purtroppo così non è stato: la serie - poco più di venti episodi da un quarti d'ora l'uno - non fa altro che ripetere pedissequamente gli stessi schemi già visti, dando vita a un prodotto talmente formulatico da sembrare assemblato con i pezzi di ricambio di decine di altri short drama ambientati nello stesso periodo.

Partiamo dalla trama, o meglio dalla sua assenza. C'è il solito protagonista maschile arrabbiato, in cerca di vendetta verso la protagonista femminile o la sua famiglia. Si presenta gelido, insensibile e distaccato, ma sotto sotto – guarda un po' – cova ancora dei sentimenti molto forti. Il tutto si traduce in una serie di siparietti prevedibili: agguati e atteggiamenti possessivi spacciati per passione. Questi momenti dovrebbero essere manifestazioni d'amore, ma nella pratica sono veri e propri assalti ripetuti che sembrano pensati unicamente per alimentare la brama di qualche spettatore alla ricerca di scene intime un po' più spinte del solito. Del resto la limerenza - da qui il titolo - è una forma di desiderio ossessivo-compulsivo del tutto disfunzionale. La storia vera e propria, che dovrebbe collegare queste scenette ad effetto in modo quantomeno plausibile, riceve un investimento talmente scarso in termini di coerenza e logica da risultare in una narrazione di tattiche di spionaggio semplicemente ridicole.

Il livello di recitazione non fa molto per elevare il tenore della serie: se i protagonisti strappano una prova appena sufficiente, alcuni attori secondari offrono performance imbarazzanti, con una recitazione sopra le righe che sfocia nel comico involontario. Sul fronte della caratterizzazione dei personaggi manca completamente la profondità necessaria per rendere freschi questi archetipi consumati. Lui è esteticamente piacevole, ma privo di carisma o presenza scenica; lei è poco espressiva, il che rende il suo personaggio vuoto e insipido.

Grosso scivolone, in aggiunta, per quanto riguarda i costumi. Paradossalmente sono di solito uno degli aspetti che più apprezzo nei period drama. L'epoca repubblicana offre una moda elegante e distintiva, eppure qui la protagonista sfoggia una serie di abiti di una rara bruttezza.

Capisco che il formato short drama preveda risorse limitate. Ma mi chiedo: perché il risultato finale deve essere sempre così deludente? Perché non si investe mai qualcosa in più sulla sostanza narrativa, a discapito degli stessi abusati cliché amorosi? Ne ho visti tanti e, puntualmente, il copione si ripete. Non mi aspetto un'eccellenza quale "Fall in love" del 2021 (che però non è uno short drama e conta quasi 40 splendidi episodi), ma qualche passo avanti in termini di qualità, quello sì. Obiettivo non così impossibile da raggiungere, mentre invece ci si ritrova puntualmente sempre nello stesso identico punto di tutti gli altri drama simili già visti. In questo senso anche Limerence è rimasto, con i compagni, fermo ai blocchi di partenza.

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Gokudo Joshi ni Aisaretara
2 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
ott 25, 2025
8 di 8 episodi visti
Completo 0
Generale 4.5
Storia 4.0
Acting/Cast 6.0
Musica 5.0
Valutazione del Rewatch 3.5
Questa recensione può contenere spoiler

Poca cura e coerenza unite a molte banalità in un romance a tema Yakuza... Dove la Yakuza non c'è.

Serie onestamente deludente, costituita da otto episodi non particolarmente lunghi e che non risultano sufficienti a costruire una vicenda lineare e credibile. Soprattutto all'inizio, i passaggi che devono condurre alla convivenza dei due protagonisti si susseguono in rapida successione ma senza la giusta connessione tra l'uno e l'altro: ha più la struttura di un trailer diluito che di un episodio vero e proprio.
Il tema della Yakuza viene promesso dalla trama, ripetutamente citato nella serie, ma di fatto... non c'è. Ciò lo rende elemento stridente, completamente fuori contesto, banalizzato e ridicolizzato da vicende che davvero non stanno in piedi in quanto a logica. Lui ha una doppia vita, ok. Come capo ufficio è rigido, ma di certo non letale come nei panni del boss malavitoso. Accettabile. I dipendenti lo soprannominano - guarda che coincidenza! - "boss della Yakuza", solo perchè autorevole e intimidatorio: e già qui andiamo fuori dalle righe. La giovane e fastidiosa arrivista ruba-fidanzati scopre il segreto di lui nel modo più patetico possibile (zero dignità per la credibilità di questa Yakuza!). Non solo, promuove un ridicolo ricatto a quello che ha appena scoperto essere un capo della malavita. Per la serie: l'oca di turno che minaccia colui che - sulla carta - potrebbe farla sparire dalla faccia della Terra in due minuti e senza lasciare traccia. Il tenore della sensatezza, insomma, è questo e tale resta per l'intera durata del drama.
In tema di protagonisti e recitazione, non mi è dispiaciuto Totsuka Shota, attore già conosciuto e apprezzato in "Rinko-san wants to try": ha le carte in regola per impersonare l'eroe freddo e distaccato, e forse anche l'antieroe gelido e letale. Di questo secondo si è visto ben poco, ho apprezzato giusto la pistola puntata alla nuca dell'ex fidanzato fedifrago di lei e il tipico tatuaggio Irezumi che caratterizza i membri della Yakuza (ma, anche qui, l'elemento è stato sfruttato davvero ben poco). Per il restante 98% del tempo non fa che mostrare sensibilità, gentilezza, preoccupazione, disponibilità, supporto e comprensione alla protagonista. La trovo una caratterizzazione troppo discordante, presa per buona una delle due personalità l'altra risulta troppo OOC. Resta comunque un bravo attore a mio avviso potenzialmente capace di reggere un ruolo come quello proposto, a patto che ci sia una caratterizzazione del personaggio e una sceneggiatura quanto meno decenti.
Stendo un velo pietoso invece sul personaggio femminile: l'attrice l'ho già vista in altri drama simili, la sua interpretazione sembra un copia-incolla delle prove già svolte. La caratterizzazione del personaggio è pessima, non c'è evoluzione e il suo essere perennemente indifesa, insipida, indecisa (e potrei andare avanti con un lungo elenco di altri aggettivi dal prefisso "in") la rende alla stregua di un invertebrato. Enfatizza tra l'altro anche uno dei due elementi che non amo particolarmente nei drama giapponesi, ovvero l'eccessiva formalità e compostezza che sopprime anche quelle che dovrebbero essere forti reazioni istintive, quali la scoperta di un tradimento (l'altro elemento che non mi fa impazzire riguarda la comunicazione, sempre ridotta all'osso).
Mi aspettavo una versione giapponese di una storia simile al drama coreano "Vincenzo" - pur con tutte le possibili differenze, limiti e difetti che tra le due diverse origini di produzione potevano esserci - ma ho trovato ancora di meno di quanto atteso e di quanto promesso dall'incipit della trama. Di sicuro non si è trattato di un inganno voluto, ma davanti al risultato ottenuto la sensazione provata è certamente quella dell'essere stati un po' imbrogliati. Se l'unico appeal è il mix romance-Yakuza, allora è il caso di saltarlo a piedi pari.

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Mysterious Lotus Casebook: Special Episode
2 persone hanno trovato utile questa recensione
5 giorni fa
1 di 1 episodi visti
Completo 0
Generale 6.5
Storia 6.0
Acting/Cast 6.5
Musica 6.5
Valutazione del Rewatch 1.0

Un finale di 6 minuti, come l'ho interpretato

Ho letto molti commenti di delusione e frustrazione per l'episodio speciale, ma credo che il suo scopo sia stato frainteso.Non nasce per confermare o smentire la morte di Li Lianhua. Se gli autori avessero voluto dare una risposta definitiva, sarebbe bastato mostrare un corpo o, al contrario, un abbraccio, un dialogo, un ritorno da Fang Duobing e Di Feisheng.

Invece scelgono deliberatamente altro.
Dopo tre mesi, Li Lianhua è solo davanti al mare. I due amici lo raggiungono alle spalle, ma la scena si interrompe prima che lui si volti. Non è un espediente per "accontentare tutti": è una scelta coerente con l'intera serie. Indossa una pelliccia bianca, trovata non so dove, era quella che Fang gli aveva donato una sera di qualche mese fa, potrebbe essere un ricordo di Duo Bing.
Per 40 episodi tutti hanno inseguito Li Xiangyi, il leggendario maestro di spada. Lui, però, ha passato la storia cercando di diventare semplicemente Li Lianhua e lo afferma chiaramente nel dialogo con il Giuda della setta nell'ultimo episodio. Un uomo libero dal peso della fama, delle sette, delle rivalità e delle aspettative.

Il mare diventa allora il simbolo della libertà ritrovata. Fang Duobing e Di Feisheng arrivano, ma per la prima volta non sono loro al centro dell'inquadratura. Lo è Li Lianhua, immobile, rivolto verso l'orizzonte.

La domanda finale non è: <<È vivo o è morto?>>, lo sceneggiatore fa scegliere a noi l' interpretazione.
Mostra piuttosto una domanda : "É riuscito a diventare Lianhua?", cioè a vivere per se stesso?

Poi la sceneggiatrice, dalle mie ricerche online ha rilasciato una frase che, secondo me, è la chiave interpretativa. Alla domanda "Dov'è finito Li Lianhua?", ha risposto: "Il cielo è alto e il mare è immenso. C'è forse un posto dove non possa andare? Naturalmente può andare ovunque desideri. Quanto al fatto che i suoi amici riescano o meno a trovarlo, lascio che sia il pubblico a rispondere"-

Questa risposta conferma la mia interpretazione: è libero (sia dal peso delle aspettative, sia forse dal peso della vita stessa).
Poi ci sono alcuni dettagli dei sei minuti che molti spettatori hanno notato, recepiti online.
Non è un uomo morente.
Nel finale speciale Li Lianhua appare:
- con il volto meno scavato;
-con i capelli più scuri;
-con un colorito migliore;
-senza le crisi che lo tormentavano negli ultimi episodi.
Per alcuni è la prova che sia sopravvissuto; per altri è semplicemente una rappresentazione idealizzata, un ricordo degli amici o l'aspetto di un uomo che non è più in vita.

La scelta della spiaggia,il mare ha un significato preciso.

La serie inizia proprio con il Mare Orientale, dove "muore" Li Xiangyi. Finisce ancora davanti al mare.È come chiudere un cerchio e non si gira verso gli amici, come a dire: "Non ho bisogno di voltarmi indietro".

I due amici arrivano insieme.Per tutta la serie rappresentano due poli opposti : Fang è il presente, Di Feisheng è il passato. Nel finale arrivano contemporaneamente. È come se Li Lianhua avesse finalmente riconciliato entrambe le parti della sua vita. La cosa che mi convince di più è una lettura molto semplice: l'episodio speciale non serve a rivelare il destino biologico di Li Lianhua, serve a risolvere il conflitto emotivo degli altri due.

Per 3 mesi tutti lo cercano, e anche noi spettatori, attendiamo un indizio, poi finalmente lo vediamo ma gli autori interrompono la scena un istante prima dell'incontro. Noi, proprio come Fang e Di Feisheng, dobbiamo imparare a rispettare la scelta di Li Lianhua.

È quasi un paradosso: il finale aperto non è costruito per alimentare il mistero ma per mettere lo spettatore nella stessa posizione dei suoi amici. Anche noi vorremmo una risposta definitiva, ma la serie ci costringe a fare ciò che loro hanno sempre faticato a fare: lasciarlo andare.

Questa, secondo me, è la vera forza di quei sei minuti. Non aggiungono informazioni sulla trama; completano il significato del personaggio. E, rileggendo molti commenti, mi sembra che gran parte della frustrazione nasca proprio dall'aspettativa di una risposta narrativa ("vive o muore"), mentre gli autori stanno cercando di dare una risposta emotiva (ha finalmente ottenuto la libertà che desiderava).

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Come Si Dice "Amore"?
2 persone hanno trovato utile questa recensione
gen 30, 2026
12 di 12 episodi visti
Completo 0
Generale 7.0
Storia 7.0
Acting/Cast 8.0
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 6.0

Un viaggio bellissimo... finché non cambia direzione

“Can This Love Be Translated?”, serie sudcoreana del 2026 disponibile su Netflix, parte con tutte le carte in regola per essere un romance elegante e coinvolgente. Dodici episodi, un cast di prim’ordine — Kim Seon‑ho, Go Youn‑jung e il giapponese Sota Fukushi — e un’ambientazione internazionale che spazia tra Canada, Italia e Giappone. Insomma, una produzione che promette subito un viaggio emotivo e visivo di grande fascino.

La trama ruota attorno all’incontro tra Cha Mu‑hee, attrice coreana di fama globale, e Joo Ho‑jin, interprete poliglotta chiamato ad accompagnarla in un programma di viaggio e dating internazionale. È un’idea semplice ma brillante: due persone che vivono di parole, sfumature e traduzioni, costrette a confrontarsi con emozioni che, spesso, non trovano la lingua giusta per essere dette.
E nei primi episodi questa dinamica funziona benissimo. C’è ritmo, c’è intesa, c’è quella promessa di romance che ti fa pregustare una storia dolce, elegante, quasi da favola.

E poi ci sono i luoghi.
Il Canada è luminoso, vasto, quasi terapeutico. L’Italia — che per me è casa — viene mostrata con quello sguardo straniero che la rende ancora più bella: panorami, vicoli, colori, tutto valorizzato con una cura che fa piacere vedere. È una delle parti più riuscite della serie, insieme al gioco delle lingue, davvero affascinante: coreano, inglese, giapponese, italiano. Un intreccio continuo di significati e fraintendimenti che, per essere apprezzato davvero, richiede la visione in lingua originale con sottotitoli.

Anche il cast è uno dei punti forti: attori che già conoscevo e apprezzavo, e che qui confermano professionalità e presenza scenica. Kim Seon‑ho, che avevo già visto e amato in “Hometown Cha‑Cha‑Cha”, porta con sé quella sua naturalezza un po’ disarmante; Go Youn‑jung, reduce da “Alchemy of Souls: Part 2”, mantiene la sua presenza elegante e controllata. Le scene romantiche sono curate, i baci più veri del solito per un k‑drama, e sul piano estetico funzionano.
Ma — ed è qui che per me si gioca la differenza — non basta un bacio ben girato per parlare di “chimica strepitosa”. La chimica vera nasce prima: negli sguardi, nei silenzi, nei tempi, nella scrittura che costruisce tensione emotiva. E qui la scrittura non prepara davvero il terreno, per cui l’effetto resta più elegante che coinvolgente. È come vedere due attori che sanno baciare, non due personaggi che non possono fare a meno di farlo.
Molti spettatori possono lasciarsi incantare dall’estetica — e lo capisco — ma personalmente non ho sentito quel battito sotto la superficie. E non è questione di severità: è proprio 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑓𝑒𝑒𝑙𝑖𝑛𝑔, per citare Cocciante.

Pur con queste sfumature, la prima metà della serie mantiene un suo equilibrio.
Poi arriva il famigerato episodio 7, e qualcosa si spezza.

Il tono cambia, il genere cambia, e la serie sembra perdere la bussola — ironico, visto che di viaggi dovrebbe essere avvezza.
Il romance si annacqua, mentre thriller, noir e psicologia entrano in scena senza trovare un equilibrio. Troppa carne al fuoco, e nessuna cotta davvero bene. È come se ti avessero fatto annusare una torta meravigliosa, e proprio quando stai per assaggiarla… ti servono un piatto di pasta, poi un pollo, poi delle patate. Tutto buono, certo, ma non è quello che volevi. E quando finalmente il dolce arriva, non hai più fame.

Il viaggio itinerante, che all’inizio sembrava un’idea bellissima — un percorso geografico ed emotivo insieme — perde forza invece di crescere. E alla fine resta la sensazione che si sia puntato più sull’estetica che sulla sostanza: paesaggi stupendi, abiti impeccabili, una confezione da sogno… ma dentro la torta promessa non si trova.

Il trauma di Mu‑hee, che avrebbe richiesto delicatezza, viene trattato con toni che stonano rispetto al genere.
Il personaggio di Do Ra‑mi, da interessante, diventa pesante e invadente.
Gli amori incrociati — tutti (o quasi) non corrisposti — sembrano messi lì più per confondere che per arricchire la storia.
E persino l’attore giapponese, che aveva un potenziale enorme, finisce relegato in un ruolo che non sfrutta davvero le sue possibilità.

A un certo punto iniziano a stonare anche i costumi: lei in Chanel è splendida, nulla da dire, ma l’ostentazione diventa così insistita da sembrare quasi una sfilata continua.
E i soliti cliché italiani, che fanno sorridere ma rompono un po’ l’incanto, non aiutano di certo.

Un accenno va fatto anche all’OST, che accompagna la serie con coerenza… almeno fino a un certo punto. Nella prima metà è leggera, luminosa, da rom‑com pura: melodie morbide, atmosfere zuccherine, quel tipo di colonna sonora che ti fa credere davvero nella favola che sta nascendo. Poi, proprio come la trama, anche la musica cambia direzione: dal settimo episodio in poi prende toni più gotici, quasi surreali, che ricordano certe atmosfere alla Tim Burton — e non è un caso se Do Ra‑mi, con il suo modo di muoversi e di occupare la scena, sembra uscita da uno dei suoi personaggi.
C’è anche un omaggio musicale che ho trovato curioso e, in un certo senso, affettuoso: l’uso della nostra “Traviata”, che richiama sia l’Italia sia una delle scene più iconiche di “Pretty Woman”, quella in cui Edward porta Vivian all’opera e le spalanca un immaginario di lieto fine. È una citazione che funziona, anche se forse un po’ didascalica.
La canzone che accompagna l’ultima scena, invece, è orecchiabile e piacevole: non memorabile, ma perfetta per chiudere il viaggio con una nota leggera.

E qui arriva il mio giudizio personale, quello che nasce più dalla pancia che dalla testa.
Nonostante i limiti evidenti, nonostante la confusione narrativa e le occasioni sprecate, non riesco a essere severa.
Perché qualcosa di buono c’era, e lo riconosco: l’atmosfera, le lingue, i paesaggi, il cast, quel potenziale che per metà stagione ti fa credere che la magia sia possibile.
E così, alla fine, il mio voto è un 7. Un 7 che non premia la perfezione, ma l’intenzione. Un 7 che dice: “Poteva essere molto di più, ma qualcosa l’ho comunque portato a casa.”

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I Told Sunset About You Part 2
2 persone hanno trovato utile questa recensione
mag 13, 2023
5 di 5 episodi visti
Completo 0
Generale 9.0
Storia 10
Acting/Cast 9.0
Musica 9.0
Valutazione del Rewatch 9.0

Non me l'aspettavo così..

Ho iniziato a guardarlo molto titubante un po' per il fatto che non ne avevo sentito parlare e un po' perché le puntate durano più di un'ora l'una.
Mi conosolavo dicendo che visto che le puntate sono solo 5, se non mi fosse piuciuto facevo presto a finirlo!
Invece devo dire che trovato la storia molto bella e realistica e non non mi é pesato affatto... anzi in meno di due giorni l'ho finito.
I due attori principali, che tra l'altro io non conoscevo, molto convincenti e perfetti nella parte.
Molto bello e ben sviluppato anche il fattore amicizia.
Tra le altre cose mi ha fatto piacere trovare, nel cast di supporto, attori anche conosciuti.
Il coniglio che posso dare é di guardarlo perchè ne vale la pena.

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Tomorrow
2 persone hanno trovato utile questa recensione
ott 1, 2022
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 7.0
Storia 7.5
Acting/Cast 9.5
Musica 5.0
Valutazione del Rewatch 5.5

Non è un drama per soggetti sensibili

No, il mio voto è basso per altri motivi.
Il drama è pesante perchè porta un argomento davvero molto delicato scaturente da fattori sempre molto sensibili. Partiamo col botto, con un primo episodio che mi ha fatto dire "Sì, questo è il tipo di drama che voglio!", un episodio che ho sentito vicino e secondo me completo e gestito bene. Da quel momento fino all'episodio 13 ho trovato la storia "carina" tra alti e molto bassi, un episodio in particolare mi ha fatto dire MA CHE CAZZ* STO GUARDANDO????!!!!. Alcune cose secondo me potevano essere gestite meglio, alcune storie sono state poco o mal sviluppate. Tralasciamo il modo indecente in cui Netflix tronca gli episodi, che il drama non ne può nulla.
Il 13esimo e il 14esimo (secondo il taglio netflix) episodio sono una bomba, soprattutto perchè spiega determinati personaggi a cui mi sono legata. Il finale... Il finale? Tra una trashata in stile Lucifer e un modo di chiudere che ti fa chiedere ma allora a cosa è servito tutto ciò per tizio, mi ha lasciata totalmente delusa. Malamente delusa, proprio perchè si era ripreso alla grande e in qualche modo ci tenevo. In ogni caso interessante da guardare per il tema trattato.

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Gomenne Seishun!
2 persone hanno trovato utile questa recensione
set 15, 2024
10 di 10 episodi visti
Completo 0
Generale 5.0
Storia 3.0
Acting/Cast 9.0
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 1.0

Scherza coi fanti e lascia stare i santi.

Anche a me non è piaciuto, che per raccontare una storia di liceali e scuole private, abbiano tirato in ballo buddismo e cattolicesimo in modo sguaiato, grottesco e antistorico.
Quindi trama e sceneggiatura molto scadenti, demenziali e prive di sostanza.
Di contro, gli attori sono molto bravi, il protagonista maschile, bruttino, ha comunque uno sguardo e un sorriso che bucano lo schermo, la protagonista femminile è molto energica e simpatica ... i loro personaggi, come quelli degli altri attori, sono ben recitati e alla fine ti portano a vedere come andrà a finire la storia.
Serie che, una volta, vista, non riguarderò sicuramente.

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The Legend of the Blue Sea
2 persone hanno trovato utile questa recensione
feb 16, 2025
20 di 20 episodi visti
Completo 0
Generale 8.0
Storia 8.0
Acting/Cast 7.5
Musica 7.5
Valutazione del Rewatch 7.5
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Il mio amore sopravvive al mio corpo

Recensito da: Effe IG: _Dramalia_

La domanda è: può un drama romantico che porta con sé tutti i cliché possibili e immaginabili, e che per di più non è nemmeno nuovissimo, essere accattivante nonostante tutto?
“The legend of the blue sea” è la risposta al nostro quesito. Colosso del mondo rom-com, colonna portante dei drama romantici con quelle storie d’amore scontate sì, ma incredibilmente soddisfacenti, questo drama ci accompagna in una narrazione senza tempo, così come la sua trama che parla di leggende e credenze. La sua forte contaminazione fantasy e quel pizzico di crime lo rendono ritmato e interessante, la storia d’amore invece scalda il cuore. Sarà Lee Min-ho, che con questo drama ha raggiunto vette altissime di successo, sarà l’atmosfera, sarà il racconto in sé, ma questo prodotto è una piacevolissima coccola. La sua forza sta proprio nella sua banalità, nel suo essere scontato ma sorprendentemente mai stucchevole o noioso, sempre dolce, caldo, accogliente, piacevole. E’ un drama che ricalca le favole che ci raccontavano da bambini, le stesse che, nonostante tutto, anche da adulti continuano ad emozionarci e incantarci.
"The Legend of the blue sea” racconta la storia di Sim Cheong, una sirena che, una volta sulla terra, trasforma la sua lunga coda in un paio di gambe umane. Un po’ come la Sirenetta, ma senza Ursula e strane magie o maledizioni all’orizzonte. Cheong infatti parla, è veloce ad imparare la lingua degli umani, ha una forza sovrannaturale e possiede l’abilità di cancellare la memoria. Incontra per la prima volta Joon-jae (Lee Min-ho) in Spagna, durante una vacanza dell’uomo dopo l’attuazione dell’ultima truffa portata a termine con i suoi due amici, il giovane hacker Tae-ho e l’esperto truffatore Park Moo. Joon-jae rimane affascinato da un bracciale che Cheong porta al polso, un bracciale che sembra avere un grande valore economico, tanto da farlo arrivare a truffarla, ma l’innocenza della ragazza, unita alla sua bellezza e alla sua stranezza, lo inducono a tornare sui suoi passi per iniziare ad aiutarla. Cheong infatti non conosce nulla del mondo umano, non essendo mai stata prima sulla terra, e Joon-jae è l’unico a cui si sente di affidarsi. Ma la storia è più complicata, si scopre infatti che i due non sono altro se non la reincarnazione di loro stessi nel passato, un passato con un destino tragico che ha visto il loro immenso amore portarli alla morte. Quel passato che torna anche nel presente, includendo tutti coloro che li circondano. Tra perdite di memoria e incontri voluti dal destino, Cheong e Joon-jae, dopo l’avventura in Spagna, al termine della quale la sirena ha cancellato la memoria al ragazzo, i due si incontrano nuovamente a Seoul dove li aspetta un percorso articolato. Un efferato criminale, amante della matrigna di Joon-Jae e vero padre del suo fratellastro, Chi-hyun, è sulle loro tracce, anche i suoi ricordi infatti, come quelli di Joon-Jae, comprendono spezzoni del passato. L’obiettivo è eliminare il ragazzo per ottenere l’eredità della ricca famiglia da cui proviene e impadronirsi di Choeng, le cui lacrime si trasformano in perle dalla rarissima purezza con un enorme valore economico.
La bellezza di questo drama, oltre che nella fiabesca storia d’amore, sta, secondo me, anche nello stretto e familiare rapporto di amicizia che gli sceneggiatori sono stati in grado di creare. Tae-ho, Park Moo, ma anche Shi-ah (una giovane Shin Hye-sun), il cui iniziale sentimento per Joon-jae si trasforma in amore per Tae-ho, così come la bimba e la mendicante, amiche di Cheong, sono un esempio di unione e di totale assenza di discriminazione. E’ incredibile osservare come la diffidenza iniziale di Park Moo nei confronti di una donna sporca che scava nei cassonetti, sia al contrario assolutamente assente nello sguardo innocente di Cheong che rappresenta la purezza d’animo e la totale assenza di cattiveria, invidia o pregiudizio. Così come è assente anche negli atteggiamenti della bimba che mai in un momento appare sorpresa o spaventata da qualcuno che non viene considerato “normale” per la società. E’ importante anche vedere come lei stessa, nel suo atto di mendicare, mantenga intatta la sua dignità e sia in grado, più di chiunque altro nel drama, di fornire conforto e una visione della vita molto più onesta e coerente di quello che potremmo aspettarci. Il messaggio di fondo dunque, anche per queste storie laterali, è davvero importante e non oscura ma bensì impreziosisce la narrazione principale che ci regala la favola di un amore eterno, un sentimento invincibile per la memoria e persino per la morte stessa.
“Il mio amore sopravvive al mio corpo”
E’ così che Joon-jae ci dona la dichiarazione più bella di sempre.
“The legend of the blue sea” dunque è per me una visione assolutamente raccomandata, una vera e propria favola che non sarà in grado di deludervi ma che vi lascerà piuttosto incantati, come quando prima di dormire da piccoli ci appisolavamo mentre qualcuno ci narrava in modo gentile e leggero delle vite di Cenerentola, di Biancaneve o della Bella Addormentata nel bosco.
Una critica? Forse il ruolo della bambina, un personaggio curioso che avrei voluto veder sfruttato meglio e avrei desiderato vedere entrare nella famiglia di Cheong e Joon-jae. La sua stessa assenza nei minuti finali, è stata a mio parere un errore.
Nonostante ciò rimane per me un drama promosso che rientra senza dubbio nelle colonne portanti di questo universo.

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Completo
Cutie Pie: Special Episode
2 persone hanno trovato utile questa recensione
gen 27, 2023
4 di 4 episodi visti
Completo 0
Generale 9.5
Storia 9.0
Acting/Cast 10
Musica 9.0
Valutazione del Rewatch 9.0
Questa recensione può contenere spoiler
Adesso mi sento vuota.
Guardando la prima stagione ci rimasi male di come non avevamo avuto il loro matrimonio nonostante questa serie fosse incentrata praticamente solo sul matrimonio, allora pensai che sarebbe uscito un episodio speciale, seriamente non mi aspettavo ci sarebbe stata una seconda stagione.
Quando l’annunciarono rimasi stranita ma allo stesso tempo scoppiai di felicità, fin quando scoprii che ci sarebbero stati soltanto quattro episodi, dal trailer sembrava dovessero accadere un botto di cose e seriamente non riuscivo a pensare come sarebbe entrato tutto in quattro episodi, inoltre speravo in più episodi.
La prima cosa che ho notato in questa seconda stagione è il vibe completamente differente dalla prima, è così diverso che mi sembra una serie a parte. Devo dire che effettivamente amo molto di più questo vibe, la prima stagione era troppo rigida secondo alcuni aspetti, invece questa seconda stagione sembra più viva e felice, non so ma ho notato questa differenza.

Riguardo Kuea e Lian, hanno fatto tutto così difficile co sto matrimonio, tutto un casino aiuto.
All’inizio avevo paura perchè non vedevo Kuea molto convinto e non capivo il perchè, poi ho capito e mi son resa conto che giustamente doveva prima prendere una decisione riguardo il suo futuro, poi soprattutto con il fatto di aver ricevuto la proposta dall’agenzia è entrato in uno stato confusionario. A quel punto mi ha fatto veramente piacere che ne abbia parlato con Lian, di sua parte ho amato come Lian sia stato così comprensivo, senza appesantirlo e dandogli tutto l’amore possibile, sostenendolo. Purtroppo si vedeva ugualmente il dolore negli occhi di Lian, da una parte penso che comunque oltre alla sua forte voglia di sposare Kuea, c’è anche la situazione che per lui il matrimonio non poteva essere spostato perché effettivamente parlando ha un’età (lo sto dicendo come se avesse ottant’anni, sto morendo) e quidni bho non so se ci stiamo capendo, invece Kuea è molto giovane e ha una vita d’avanti quindi gli sembra più semplice posticipare.
In ogni caso è andato tutto bene fino al giorno del matrimonio e lì aiuto che casino, mi è dispiaciuto tantissimo per il segretario, dopo tutto quello che ha passato ha bisogno di una visita psicologica ma soprattutto di uno stipendio bello abbondante, si è solo esaurito con tutti i vari problemi.
Mi è dispiaciuto un botto poi quando è piovuto, erano così tristi, anche Diao era tristissimo, quasi più di Kuea. Lì mi è piaciuta la forza d’animo che hanno avuto, l'importante è avere l’un l’altro, una pioggia il giorno del loro matrimonio non può rovinare la loro relazione.
Quindi nulla, mi ha fatto morire come è stato scelto il prete, ce lo vedo un botto, e nulla si sono spostati, inutile dire che lì mi sono fatta uno di quei pianti che manco la pioggia di prima. Ho pianto tutta me stessa, stavo aspettando questo momento come i bambini aspettano il natale, vi giuro. Sono troppo felice.
Poi ovvio al lancio dei fiori mi son detta “Mo sicuro lo prende Yi o Diao” e vai a vedere avevo ragione.
Sinceramente pensavo che finisse col matrimonio ma penso che questa fine sia molto bella perchè veramente mi stavo chiedendo che fine avesse fatto tutta quella situazione dell’agenzia, quindi ci hanno dato anche questo finale, carinissimo peccato che nella realtà l’avrebbero subito cancellato scoprendo che fosse sposato (ma a questo non ci facciamo caso).

Parlando di Yi e Diao forse è meglio che non parlo…no dai fatemi spiegare.
Loro carinissimi e tutto peccato che la rigidità nella loro relazione è ancora viva e vegeta.
Nonostante tutto quello che hanno passato nella prima stagione per riuscire a parlarsi dei loro sentimenti, pare non abbiano imparato nulla dalle loro precedenti azioni.
Incominciamo con l’esempio che più mi ha turbato, cioè il pretendere da parte di Yi di controllare Diao quando sta fuori.
Nonostante Yi sapesse che Diao stesse nello STESSO HOTEL O CHE CAZZO È QUELLA ROBA, lui subito ha mandato messaggi dicendo di tornare così e collà, cazzo vuoi bello, Diao è adulto quindi ciò significa che lui esce DOVE vuole e PER TUTTO IL TEMPO che vuole, non sei suo padre che gli dici a che ora deve tornare eccetera, lui deve fare ciò che vuole. Eppure così è stato e non solo, quando Diao è tornato ha fatto di fretta e aveva PAURA che Yi si arrabbiasse, menomale che almeno con la parte della sgridata sì è tolto il vizio, ma vi pare il caso che Diao debba avere paura di essere sgridato? La relazione è fatta in primis di fiducia nell’altro, se state messi così mi dispiace ma sinceramente non credo funzioni. Per questo quando Yi ha incominciato a fare pressioni sul matrimonio subito mi sono opposta, ho detto “Diao, fammi il piacere, SCAPPA”, e ho pensato che sinceramente già li vedevo a firmare le carte di divorzio ahahah, però seriamente a me la loro relazione non pare aver fatto grandi passi avanti ed è per questo che per me hanno bisogno di conoscersi meglio perché non si conoscono, inutile fare, non c’è possibilità tra loro in sta maniera.
Oltre tutto mi sono piaciuti lo stesso, alla fine l’amore c’è.

Riguardo, infine, Nuer e Syn, sarò sincerissima se dico che nella prima stagione non mi facevano impazzire e mi erano indifferenti, che poi Nuer l’odiavo proprio, invece in sta seconda stagione iniziato il primo ep il mio amore per Nuer è diventato infinito e durante tutta la stagione posso dire di averli amati alla follia.
Per me sono carinissimi e c’è ancora bisogno di conoscenza, e mi fa piacere che pare lo sappiano. Purtroppo non ho capito nulla di quella situazione col tempio aiuto.
Poi passiamo direttamente a quella notte in cui hanno dormito assieme, ho visto molti criticare così come moltissimi amare tutto ciò che è successo. Da una parte capisco che le persone volessero vedere di più o magari non tutta quella scena ma personalmente l’ho trovata molto carina in quanto rispecchia molto la realtà ma soprattutto i loro personaggi, ho amato quella scena.
Mi dispiace che non abbiano fatto vedere molto, per questo non ho più da dire aiuto.

Oddio mi sono dimenticata di parlare poi di una scena ben precisa, cioè la scena di Kuea e Lian dopo il matrimonio, stavano aspettando di fare cose da un botto (soprattutto Lian) e nulla l’ho amata. Non sono solita amare ste scene così perché sì faccio parte delle persone che skippano ste scene e che non gli danno tanta importanza, ma vi devo dire che questa ha del speciale proprio speciale. Gli sguardi, l’amore puro e intenso, loro, tutto perfetto e penso sia una delle scene intime più belle mai viste, i loro sguardi erano così intensi ed era come se gli occhi parlassero…stupenda.

In generale devo dire che ho amato questa stagione, sia per il vibe più vivo che per tutto, ci sono stati momenti tristi, momenti felici, ho anche riso e sviluppato un amore per il segretario; diciamo che è stato un finale stupendo e degno di questa serie, sento di amarla molto più di quanto ho fatto in precedenza.

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Completo
Love Is Sweet
2 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
mag 6, 2026
36 di 36 episodi visti
Completo 0
Generale 7.0
Storia 6.5
Acting/Cast 8.0
Musica 7.5
Valutazione del Rewatch 6.5

Quando la chimica salva una trama da manuale...

Risalente al 2020, questo rom-com office-drama punta tutto sulla reunion tra Jiang Jun (Bai Lu) e Yuan Shuai (Luo Yun Xi), due amici d'infanzia diventati rivali da dipendenti nella stessa finanziaria. La chimica tra i due protagonisti è il vero motore dell’opera: elettrica e matura, con un realismo nelle scene romantiche che spazza via anni di baci a stampo visti in molti altri drama dello stesso genere.
Tuttavia, qui finiscono le lodi sperticate. La narrazione, pur partendo bene con una Jiang Jun determinata a farsi strada, si arena rapidamente nella banalità. Il "mondo della finanza" è solo uno sfondo patinato e noioso, popolato da intrighi aziendali risolti con una facilità imbarazzante. La sceneggiatura commette inoltre l’errore imperdonabile di ridurre l’eroina a spettatrice passiva delle gesta del suo uomo: tutto il mistero centrale finisce per essere risolto da Yuan Shuai, togliendo mordente alla carriera della protagonista. L’accenno al triangolo amoroso non funziona, l’inspiegabile insistenza del terzo incomodo appare più come un riempitivo. Bocciata su tutta la linea la coppia secondaria, così piatta e irritante da rendere il tasto "skip" un vero e proprio alleato.
Cast decisamente valido, con una Bai Lu sempre molto brava ed espressiva e un Leo Luo che ho apprezzato forse più che in altri suoi drama. La sintonia di coppia è in definitiva il punto forte di questa serie.
La durata, invece, è decisamente eccessiva per il contenuto proposto – in particolar modo il finale, diluito all’inverosimile negli ultimi cinque episodi, di fatto non necessari – e la piega melodrammatica nella parte finale rovina la leggerezza iniziale, ma gli si può riconoscere che la dolcezza tra i due attori principali è di grande consolazione. Persino l'assurda situazione dell'allergia alle lacrime di lei - condizione esistente, per quanto davvero rara - sembra avere un certo peso nella parte iniziale per poi sfumare davvero nel nulla nell'ultimo quarto di serie, quando si rispolvera la storia del padre di lei, di fatto un rabbocco di trama per una storia che aveva altrimenti esaurito tutti gli argomenti.
In definitiva, “Love is Sweet” è quel classico drama nella media, con qualche pregio ma anche diversi difetti: non lo consiglierei mai a chi cerca una storia profonda e indimenticabile, ma se si ha bisogno di una scarica di endorfine a causa di uno slow burn fatto di sguardi e battibecchi, allora è il titolo giusto. Vale la pena se si apprezzano i due attori principali, ma non escludendo di ritrovarsi a skippare diverse parti.

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Completo
Their Report Card
2 persone hanno trovato utile questa recensione
da Icaro
set 8, 2024
8 di 8 episodi visti
Completo 1
Generale 7.0
Storia 7.5
Acting/Cast 6.5
Musica 6.5
Valutazione del Rewatch 4.5
Insolito ma ben riuscito. Audace (molto) per essere coreano. Abituati al sesso pervasivo degli spettacoli 'occidentali', la mancanza totale nelle produzioni coreane tipiche, a favore del romanticismo degli sguardi e dei gesti è, le prime volte, emozionante e coinvolgente. Ma il rovescio della medaglia è, dopo un po', il senso di irrealtà. In questa serie gli autori e gli attori riescono a creare un buon equilibrio tra sesso e romanticismo.
Cimentandosi in un genere nuovo gli autori hanno fatto centro, andando oltre la produzione di un soft porn per signore (che un po' c'è) . La demistificazione di una, spesso obbligata, sessualità femminile è affrontata con leggerezza, ma con precisione, così come la naturalezza e la legittimità del diritto femminile al piacere. Qualche volta si sfiora lo stile 'educazione sessuale' e qualche altra, in particolare nelle prime puntate, sembra che l'invadenza del merchandising, pressante in tutte le produzioni coreane, proponga qui nuovi tipi di 'caramelle Kopiko'. Ma il tavolino da caffè nel salotto della protagonista è mitico... Anch'esso un segno della leggerezza e dello humor che attraversa tutta la serie. Ottima anche la durata e il numero contenuto delle puntate. ...
( però, ancora, mi batte di più il cuore in quei drama in cui i due protagonisti, distanti un metro e mezzo, si guardano negli occhi in silenzio per 30 secondi e poi...lui/lei...)

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Completo
Zhu Yu
2 persone hanno trovato utile questa recensione
da Jade L
apr 12, 2026
40 di 40 episodi visti
Completo 2
Generale 8.0
Storia 7.5
Acting/Cast 9.0
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 8.0

L'estetica di questo drama incanta

Questo drama visivamente è arte pura, la regia ha fatto un lavoro enorme. Inquadrature che sembrano dei dipinti, tutto curato nei dettagli. Il cast direi che è perfetto, i due protagonisti hanno costruito una bellissima chimica e lei è la prima volta che la vedo ma l'ho trovata bravissima, in generale il cast eccelle anche nei personaggi secondari.
Premetto che avevo alte aspettative per questo drama essendo che ne ho sentito parlare benissimo, effettivamente regia e cast non mi hanno deluso anzi, ma quello che mi ha deluso è la storia, ATTENZIONE non intendo dire che sia brutta.
Ma parto dalle cose positive della storia, pro:
- I PERSONAGGI entrano nel cuore, ti affezioni a loro.
- COINVOLGENTE, ha un ritmo che ti prende, divoravo gli episodi senza sentirne la pesantezza, ed è entravo dentro la storia, immersa come se fossi sotto un incantesimo (questo in realtà grazie anche alla regia).
- AMBIENTAZIONE, ad inizio drama siamo in un villaggio e le dinamiche e in più l'atmosfera creata dalla regia erano stupende.
- IL CATTIVO, l'ho trovato scritto bene seppur stereotipato ma soprattutto interpretato benissimo.
Adesso passo alle cose negative, contro:
- INTRIGHI POLITICI, li ho trovati poco interessanti e spesso scritti in modo confusionario.
- IL TEMPISMO, non sempre gestito bene secondo me, alcune cose sono affrettate e di conseguenza senza senso, altre portate troppo per le lunghe.
- ANDANDO AVANTI LA STORIA SI PERDE, questo in realtà si aggancia al punto sul tempismo perché questo ha rovinato un pò la storia, così come la caratterizzazione di alcuni personaggi. Alcune cose non mi hanno fatto impazzire verso la fine.
Concludo questa parte senza spoiler dicendo che è un bel drama che ho apprezzato molto ma non lo trovo perfetto, per me la storia ha avuto punti alti e bassi e di conseguenza non l'ho trovato un capolavoro indiscusso e penso che se dietro non ci fosse questa regia stupenda probabilmente non l'avrei apprezzato così tanto. L'atmosfera che hanno creato, le scene di azioni stupende, le inquadrature come se fossero dipinti catturano tantissimo, l'estetica di questo drama incanta, mi sentivo sotto incantesimo (crea anche dipendenza).
Voglio entrare nel "dettaglio" delle cose che non ho amato quindi entrerò negli spoiler.



SPOILER
Ho trovato affrettata l' ascesa della protagonista, che in parte è giustificata dal fatto che il padre gli ha insegnato le arti marziali e dalla sua naturale forza bruta ma non basta secondo me per vederla così velocemente diventare generale e così via.
Bastava gestire meglio il tempismo e far vedere dei suoi progressi con il giusto ritmo è sarebbe stato perfetto, comunque ripeto in parte è giustificata ma per me un pò forzato.
Il protagonista maschile, anche lui era partito benissimo ma dopo avrei voluto vedere un pò di più del tanto chiacchierato temibile marchese. Banalmente si vede di più questa aura temibile quando era nel villaggio e nascondeva la sua identità e non poi nel campo militare etc.
Gli intrighi politici come già ho detto poco interessanti e confusionari e poi la risoluzione un pò poco verosimile secondo me.
La morte del cattivo che secondo me ci sta ma non ho amato che hanno voluto un pochino redimerlo dopo che ci hanno fatto vedere quanto fosse crudele, è come se non avessero avuto il coraggio di andare fino in fondo con il suo personaggio.
Ho trovato orribile quel what if finale...a mio parere senza senso.
Comunque con questo non dico che il drama sia brutto perchè è bello, mi è piaciuto molto ma per me come storia come ho già detto è alti e bassi, non perfetto. Una piacevole visone e soprattutto una goduria per gli occhi, spero di vedere altro di questo regista.

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