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Ho aspettato moltissimo prima di scrivere questo mio commento a riguardo; da una parte perchè ero rimasta ammagliata, dall'altra perchè c'era qualcosa che non mi quadrava. Aprite bene gli occhi e leggete con attenzione le prossime righe. Le forze di questo drama si basano sulle interpretazioni degli attori (sono stati tutti veramente bravissimi) e sulla regia. Porca vacca che lavoro maestoso! I colori, le inquadrature, la qualità video che è stata usata. Ogni minima cosa è stata studiata per catturare lo sguardo, attrarre lo spettatore, incatenarlo alla visione. Ci hanno fatto un incantesimo e questo "gli ha permesso" di bypassare un po' sulla storia.
Perchè sì gente, tolta la parte in cui ML è al villaggio, è tutta una corsa a livelli fatta e finita per la protagonista. Sta qua non sa nè leggere nè scrivere eppure le vengono dati titoli manco fossero caramelle. Tutta la sua evoluzione sembra un gdr a missioni, dove ogni volta che fa qualcosa le va ovviamente bene e sale sempre più di livello. Ora. Ci doveva essere un limite a ciò poichè diventa tutto troppo surreale.
Eppure noi rimaniamo lì, incatenati, con lo sguardo luccicante abbagliati da cotanta bellezza.
La relazione tossica mi è piaciuta (è una black flag grossa come una casa) per come è stata gestita, anche se ho quasi avvertito che volessero redimere qualcuno che ahimè non può essere perdonato.
Mi preme sottolineare che non è un brutto drama, assolutamente. Però con una storia migliore, sarebbe stato il massimo.
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A Prefabricated Family
2 persone hanno trovato utile questa recensione
Emozionante
Premetto di non aver visto la serie cinese a cui è ispirato."Family by choice" è un progetto ben riuscito perché presenta la combinazione di un ottimo lavoro collegiale: la recitazione è incredibile, la catatterizzazione dei personaggi molto coerente e la storia emozionante. Mi ha stupito per molti aspetti, ma quello che vorrei condividere con voi in questa recensione è soprattutto come, nonostante la diversità caratteriale di ciascun personaggio, sia nel bene che nel male, le proprie azioni siano sempre mosse dal senso di protezione verso la propria famiglia. Che sia questa frammentata, distrutta, persa oppure non convenzionale. Si riesce a comprendere affondo i sentimenti di ciascuno. E seppur di alcuni personaggi non sono riuscita a condividerne le scelte (mi riferisco soprattutto alle due madri, che hanno abbandonato i propri figli) , ho potuto comunque coprenderne i propri sentimenti nella necessità di sopravvivere al proprio dolore. Il tema principale, anche nella storia di questi personaggi secondari e contrastanti, ma comunque cardini nella storia, rimane questo senso di comunità che solo la famiglia sa darti. Questo drama è riuscito ad emozionarmi e a ricordarmi di quanto sia fortunata ad avere delle persone accanto con cui condividere un pasto, una risata e anche qualche discussione.
Merita di essere visto.
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Thundercloud Rainstorm
2 persone hanno trovato utile questa recensione
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Grande potenziale e originalità che si concretizza anche... ma solo nella prima metà.
BL coreana – tipici otto episodi da mezz’ora l’uno – che mi è sembrata il perfetto punto di convergenza tra il drama coreano “Cherry blossom after winter” e la serie giapponese “My personal weatherman”, due BL che ho adorato ma che non erano esenti da difetti. L’impressione è quella di aver preso il meglio da entrambe e limato alcuni spigoli che non funzionavano.Rispetto al sopracitato “Cherry blossom after winter” ho ritrovato la comunicazione tipica coreana – non dispersiva e banale come quella tailandese ma nemmeno stringata come nelle opere giapponesi – oltre al fatto che la caratterizzazione dei due protagonisti ricordava un po’ quella dell’altro pairing (in particolar modo ho trovato grande somiglianza tra Il Jo ed Hae Bom, educati e remissivi, apparentemente indifesi). Altro aspetto comune è la parentela non consanguinea, da una parte due fratellastri e dall’altra due cugini, ma in entrambi i casi con un’adozione di mezzo.
La somiglianza col giapponese “My personal weatherman” riguarda soprattutto le scene intime, dove siamo ben oltre i classici baci stampo e amori platonici delle BL coreane, sebbene ancora lontani dalla chimica di Yoh e Mizuki, protagonisti di svariate scene NC18 intriganti ma mai volgari. Anche la pioggia caratterizza entrambi i lavori, riproponendosi quale elemento ricorrente.
Elemento comune è anche la singolare convivenza, con uno a servizio dell’altro quale pagamento di un debito (nel caso di Yoh il solo vitto e alloggio, per Il Jo anche le spese sanitarie). Inoltre, entrambe le coppie presentano una figura dominante, apparentemente insensibile e distaccata, interessata solo al lato prettamente fisico dell’ambigua relazione, e una controparte più remissiva e debole, un po’ in balìa degli eventi.
Come dicevo, “Thundercloud rainstorm” ha il pregio di saper unire i pregi di entrambe, trovando il dosaggio perfetto degli ingredienti: i primi tre episodi sono davvero a dir poco stupendi, catturano fin da subito e si dimostrano belli carichi e coinvolgenti. Questo fintanto che abbiamo Il Jo praticamente alla mercè di Jeong Han e l’altro trincerato dietro un distacco che da reale si fa però via via sempre più apparente. Nella parte centrale la dinamica cambia, Il Jo prende le distanze e Jeong Han si riscopre improvvisamente innamorato, per cui il meccanismo gatto-topo vede un’inversione di ruoli che ci sta, ma solo fino a un certo punto. Gli ultimi episodi perdono ulteriormente quota, eccessivamente incentrati sulla componente melodrammatica. Se all’inizio la vera caratterizzazione dei personaggi non era totalmente – e volutamente – chiara, alla fine la questione viene talmente sviscerata da risultare paradossalmente comunque confusa: mille ragioni, mille paure, mille scelte, mille fraintendimenti, altrettanti ripensamenti. Il senso dell'intera storia viene un po' a mancare, nella sostanza.
Mi sta bene che rispetto alla fotografia iniziale si voglia arrivare a uno sviluppo delle due figure che risulti infine non banale o piatto, per cui Il Jo mostrerà in realtà una ferrea determinazione, una consapevolezza e maturità maggiore rispetto a Jeong Han che, al contrario, diventerà preda di un lato emotivo soppresso per anni. In tal senso ho trovato azzeccati i due flashback del passato: veloci ma illuminanti, mostrano i due cugini adolescenti con una caratterizzazione che sembra stonare rispetto al presente, ma che fa capire quanto le loro personalità siano in realtà molto più complesse e di come il contesto abbia agito su di loro. Gli scorci del passato compensano la quasi totale mancanza di informazioni sullo storico: all'avvio del primo episodio si inquadra la situazione generale, ma non è ben chiaro il tipo di rapporto tra i cugini, se si fossero frequentati negli anni precedenti oppure se fossero quasi completamente estranei.
Un aspetto poco gradito - e qui stavolta il paragone lo farei con la BL Revenged Love – riguarda la scelta di eliminare quasi completamente le scene più intime al subentrare dei sentimenti e delle dichiarazioni (cosa che trovo ridicola, come se un aspetto precludesse l’altro).
Il finale è decisamente poco pretenzioso, trova conclusione praticamente in un momento casuale già che lo svisceramento di tutto il non detto e del travisato non fa che rimescolare continuamente le carte in tavola in modo disordinato, finchè stop, si decide che il mazzo può essere finalmente rassettato e messo via.
Cast ridotto ai minimi storici (conta meno di una decina di attori, così come anche nelle altre due serie citate) e recitazione buona: i protagonisti non sono giovani esordienti e non hanno alle spalle prove degne di nota. Non escludo che questo possa essere per loro il drama di maggior successo, ma in ogni caso non mi spiacerebbe ritrovarli in qualche serie futura, già che hanno dimostrato un buon livello di competenza.
Menzione positiva per la OST, personalmente non da playlist ma comunque estremamente valida e azzeccata.
A conti fatti, un drama dal potenziale veramente enorme, ben visibile anche nel concreto nella prima parte. Poi però ci si è proprio smarriti, troppi sviluppi e ragioni taciute che ribaltano di continuo la prospettiva, aspetto tutt’altro che piacevole e che nell’ultima parte da proprio l’impressione di girare attorno al nulla.
E’ un vero peccato: per una volta gli ingredienti erano stati abbinati in modo nuovo e dosati in quantità bilanciate, ma poi nei passaggi successivi della ricetta qualcosa è andato storto, e il risultato finale è apprezzabile solo in parte. Prima parte da nove abbondante, ultimi episodi poco più che sufficienti: complessivamente consigliato, sia per il tentativo fatto che per la parte di obiettivi raggiunti.
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HIStory5: Love in the Future
2 persone hanno trovato utile questa recensione
X me non è un HIStory
Considerando le altre HIStory questa non mi è piaciuta affatto...anzi alcune puntate le ho trovate persino un po' noiose, al punto che ero indecisa se continuare o no.Mi è invece piaciuto ritrovare An e Lin di HIStory 4. Sarebbe stato bello vedere anche Charles e Anson e come proseguiva la loro storia.
Non ho ben capito invece cosa ci stava a fare il mago... per un po' è sparito... poi è tornato ma non ha aggiunto niente di più nella storia...quindi per me ci stava come i "cavoli a merenda"... non so se rendo l'idea!
A differenza delle altre History, che le ho riguardate piacevolmente anche a distanza di tempo, non so se questa invece l'ha rivedrò...o almeno non subito!
Nell'insieme comunque, se si tralascia qualche particolare, si guarda volentieri.
Bella l'ultima puntata e molto bello anche il tempio in cui giace la nonna. Non ricordo di averlo mai visto in altri drama.
Bella la musica che mi ha ricordato proprio le HIStory
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La Vendetta della Cameriera
2 persone hanno trovato utile questa recensione
Il protagonista, una vera rivelazione!!!
Nel complesso drama davvero carino e ben fatto…peccato per gli ultimi 5 minuti che rovinano praticamente tutto, motivo per il quale farò finta di non averli mai visti.Il protagonista è stato eccezionale, recitazione e presenza scenica impeccabili; ottima interpretazione anche della protagonista femminile.
Second mono espressivo e mamma/nonna non all’altezza del ruolo.
Decisione di dividere il drama in 30 episodi da 8/9 minuti sbagliata perché lo stacco tra un episodio e l’altro fa perdere, in un certo senso, la continuità della storia.
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Kahogona Wakadanna-sama no Amayakashi Kon
2 persone hanno trovato utile questa recensione
Un lavoro scadente, su tutta la linea.
Pessimo drama. In tutto.Pessima la storia, senza capo nè coda. Pessima la sceneggiatura, a scatti e ridicola. Pessima la recitazione, dove si vedeva lontano un chilometro che facevano finta. Pessime persino le luci, il cui impiego è così maldestro da farsi notare e saltare all'occhio mentre si segue una conversazione (penso non mi sia mai capitato di distogliere l'attenzione da ciò che i protagonisti stavano dicendo per pensare a quanto fosse scadente e sbagliata l'illuminazione). Sembra più che altro un lavoro amatoriale, riuscito pure male.
Per poco sia il tempo che richiede, non ne vale comunque davvero la pena.
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Spring of the Four Seasons
2 persone hanno trovato utile questa recensione
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Carino ma deludente
La storia se sviluppata meglio poteva veramente essere carina.Ma troppe ose sono lasciate incompiute, la cugina si mette con il batterista? Come ? Quando ??
Che fine fa la plagiatrice??? Paga per il suo crimine??
E il gruppo ??
La protagonista torna dopo 2 anni e non una parola di spiegazione su quanto successo??? È troppo raffazzonato seppur carino
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Park's Contract Marriage Story
2 persone hanno trovato utile questa recensione
Prima bene poi male
In poche parole, è un classico drama storico romantico con viaggio nel tempo uguale a moltissimi altri drama fantasy storici romantici, solo un poco ristretto. Ebbene sì perchè in 12 episodi hanno sintetizzato una quantità di informazioni e azioni che normalmente hanno più spazio. In verità all'inizio mi stava piacendo assai, ero molto coinvolta nella storia. Poi per me inizia a declinarsi, ma la parte peggiore di tutte è proprio il finale. Ci sono troppi buchi di trama, cose che ti chiedi perchè uno sì e l'altro no, etc. Di base non è malvagio ma secondo me, se avessero fatto un lavoro leggermente migliore sarebbe stato uno dei più bei drama di sempre.Questa recensione ti è stata utile?
Consigliato
Questo drama è stato Uno dei BL più belli che ho visto .Mi è piaciuto tutto . Bella la storia belle le musiche e bellissimi sono stati i protagonisti .
Davvero sopratutto TIAN ha fatto una interpretazione da applausi. 👏🏻🥰.
Non sono mancate l’ironia, la leggerezza, le lacrime, i loro baci e la profondità del loro amore . .,
Una dolcezza e un Amore con la A Maiuscola .
Mi è piaciuta molto l’evoluzione dei personaggi che hanno avuto durante il drama . Drama davvero molto bello e mai volgare . 24 episodi volati . Questo drama mi ha preso il cuore 💖. Mi mancheranno quei due.
Consigliato !!! Guardatelo perché per me merita di essere visto .
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Miseria umana
La trama è ben tessuta, l'intreccio è apprezzabile e anche la recita è buona. Ma che brutto oggetto ! Che lurido contenuto!Qui i poveri sono descritti senza dignità, senza rispettabilità : sono sguaiati, maliziosi, ingannevoli, puzzolenti per scelta ; in altre parole un inno di disprezzo e contrarietà ai non abbienti, e un canto di lode alla rettitudine del benestante.
Il film è tutto un contrasto sulla bellezza del ricco e sulla ripugnanza del povero : villa splendente di pulizia contro laida e ammorbante catapecchia - qui , essere poveri diventa sinonimo di sozzura fisica e morale , essere benestante è, qui, sinonimo di lindezza- piani maligni del povero che sfrutta e candore fiducioso del generoso benestante, menzogna studiata del non abbiente e apertura genuina ingenua dell'abbiente.
Naturalmente le lordure sono tutte dalla parte dell'indigente e l'integrità e la rettitudine sono tutte dalla parte del facoltoso.
Servi disprezzabili e padroni ammirevoli, a questi va il "respect" come dice il miserabile che vive nello scantinato.
Certo che lo scenografo ha una pessima immagine di chi non ha da vivere comodamente e il regista gli dà manforte.
Ed è in buona sostanza una mentalità diffusa in Corea se penso alle rappresentazioni sociali in altri dramma coreani . Mi sembra una società in cui serpeggia la separazione fra caste.
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Once We Get Married
2 persone hanno trovato utile questa recensione
A me i clichè piacciono
Sono una di quelle persone a cui i clichè piacciono molto e li difendo, ma il tutto deve essere ben costruito e ben recitato altrimenti STOP! Questo drama ci è riuscito nella maggior parte. La coppia principale per me è da 10, la seconda da poco più che sufficiente; diciamo pure che non mi ha entusiasmata, ma la prima ha tutto il mio cuore. Adoro quando gli attori sono talmente bravi da farmi provare le loro stesse emozioni, adoro quando sono in imbarazzo per loro e stoppo la visione perchè ho "paura" per la reazione dell'altro o perchè mi vergogno di quello che fanno XDOgni tanto mi piace immergermi in questi drama non originali, ma che mi fanno provare emozioni!
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Un ragazzo diviso tra due Coree e un'adolescenza rubata da una missione impossibile
Con “Commitment” ci troviamo davanti a un thriller d’azione che mescola spionaggio, dramma familiare e una buona dose di malinconia. Il film appartiene a quel filone di pellicole sudcoreane che esplorano la complessa e dolorosa divisione tra le due Coree, ma lo fa con uno sguardo che punta più all'intrattenimento che alla riflessione politica profonda.TRAMA
La figura al centro della vicenda è quella di Ri Myung Hoon, un giovane nordcoreano che, dopo il fallimento di una missione del padre, viene imprigionato in un campo di lavoro insieme alla sorella minore. Per salvarla, accetta di diventare lui stesso una spia, infiltrandosi nella Corea del Sud con l'identità di uno studente liceale. La sua missione: eliminare alcuni agenti nordcoreani ribelli. Il premio per il successo? La libertà sua e della sorella.
A Seul verrà accolto da una pseudo coppia quale figlio adottivo – in realtà sono tutti agenti segreti nordcoreani – e tornerà tra i banchi di scuola per rendere ancora più credibile la sua copertura: lì entrerà in contatto con dinamiche adolescenziali dalle quali si terrà inizialmente alla larga ma – essendo lui stesso dopotutto un ragazzo di vent’anni – finiranno per coinvolgerlo suo malgrado.
PUNTI DI FORZA – Di sicuro le sequenze d'azione: le scene di combattimento sono rapide, brutali di grande impatto. Mi è rimasta impressa in particolare la scena in cui Myung Hoon finisce l’uomo che cerca striscia in fuga sul ring, dopo avergli già sparato alla gamba: il colpo fatale è un calcio mirato che spezza di fatto il collo all’indietro (non si vede da vicino, ma il rumore secco rievoca quasi una decapitazione). Una scena fortissima che sembra stridere ancor di più con l’espressione provata, quasi angosciata a stento soppressa, con la quale lui si guarda allo specchio pochi secondi dopo. Coglie in pieno il senso di un giovane che si costringe a comportarsi come un cinico assassino pur essendo ancora una vittima umana nel profondo.
CAST - Choi Seung Hyun nasce come popolare rapper – in arte T.O.P. – e non come attore, ma nonostante la mancanza di esperienza riesce a portare in scena un protagonista credibile e dal carisma all'occorrenza glaciale, capace di trasmettere una determinazione che conquista lo spettatore. La sua interpretazione di un ragazzo intrappolato in un gioco molto più grande di lui è efficace, meno credibile invece la sua fisicità nel ruolo di un'abile spia. Buona anche la prova di Han Ye Ri, che veste i panni della compagna di classe bullizzata e con la quale sembra a un certo punto aprirsi uno spiraglio per un romance che vira invece a favore di un legame simbolico volto a richiamare – anche attraverso lo stesso nome di battesimo - la sorella di lui. Marginale la presenza della suddetta sorella, portata in scena da una giovanissima Kim Yoo Jung: avrei preferito le fosse stato dato più spazio, già che il legame tra i due fratelli è una delle tematiche principali del drama.
I LIMITI – Un progetto forse troppo ambizioso per le capacità schierate, dall’esordiente regia alla sceneggiatura a tratti sbilanciata. Ne consegue la difficoltà di combinare due contesti così diversi: l’ambiente scolastico e le dinamiche con i compagni da una parte, la difficile e tragica situazione che minaccia la vita dei due fratelli dall’altra. Nella seconda parte del film, inoltre, si perde un po’ anche la profondità tematica a favore di dello sviluppo del thriller che, per quanto ben fatto, appiattisce quella che era la complessità iniziale.
Il finale, amaro e malinconico, se da una parte sembra cercare un tono più realistico, dall’altra è comunque prevedibile e per certi versi stereotipato, per quanto riesca comunque a strappare qualche lacrima. Pur non cedendo a un happy ending che sarebbe stato senz’altra fuori luogo, avrei optato per un’altra soluzione ancora e ricercato un epilogo un po’ più originale.
IN CONCLUSIONE – Non è certo un film rivoluzionario del suo genere, ma appassiona a sufficienza e offre un buon intrattenimento. Sebbene abbia peccato di ambizione, cercando di essere troppe cose – thriller, dramma, storia d’amore – senza eccellere in nessuna, la buona qualità tecnica e la valida interpretazione del protagonista la rendono una visione più che dignitosa.
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When The Darkness Falls
2 persone hanno trovato utile questa recensione
Office-romance credibile e adulto, non in balìa di sciocchi clichè senza senso.
Drama romantico ambientato in ufficio. Niente di nuovo ma complessivamente ben fatto e più scorrevole rispetto ad altre serie simili, benchè forse ci fosse troppo poco materiale per coprire 30 episodi, per cui comunque il diffuso effetto "lungaggine" si è a tratti avvertito, anche se molto meno che in altri drama analoghi.Ho apprezzato la caratterizzazione dei personaggi, adulti e maturi, con una FL che si trova a chiudere un rapporto decennale e un ML coerente nelle sue modalità di approccio e strategie. Se i vari incontri sono forzatamente fortuiti e fanno un eccessivo uso dell'effetto "coincidenza", la gestione dei rapporti tra lui, lei e l'ex risulta invece del tutto credibile. Non subentrano amnesie varie o rotture senza senso e non necessarie, e questo è un enorme valore aggiunto: il rapporto tra i due vede alti e bassi reali, ma è privo di cliché sciocchi e capricciosi.
Regia, cinematografia, sceneggiatura direi complessivamente nella media: nessun grosso strafalcione ma nessuna nota di merito da menzionare. Cast valido, non eccellente ma comunque performante.
Il pairing principale offre una buona chimica di coppia, mentre quelli secondari catturano di meno. All'evoluzione del rapporto tra il fratello e la migliore amica della protagonista viene dato ampio spazio, forse troppo, sia per la sviluppo che si va a proporre sia perchè a un certo punto sembra non esserci più un vero e proprio pairing principale.
L'ambientazione funziona pochino, il contesto aziendale non riesce a catturare l'interesse e l'attenzione, restando un qualcosa di indefinito e di sfondo alla storia, ma non veramente integrata ad essa nonostante vari deboli tentativi di agganciare situazioni lavorative a rapporti personali.
Una doverosa ma piccola considerazione a parte: il parco divertimenti?!?! La giostra dei cavalli?!?!? Tutte le volte - e sono tante, davvero troppe, purtroppo - mi chiedo immancabilmente: ma perchè?!?!??
Finale un po' deludente, l'impressione è che sia stato tirato per le lunghe senza ragione alcuna, e quando arriva il tanto atteso epilogo è facile trovarsi a pensare "Beh, tutto qui?".
Consigliato? Sì. Imperdibile? Direi proprio di no.
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Per chi ha subito bullismo o lo sta subendo.
Sono di parte, indubbiamente. Il motivo? Questo drama tratta un argomento vicinissimo a me, ovvero il bulismo e tutto ciò legato al sentirsi inadeguati, diversi, "mostri". Questo drama può sembrare molto semplice, a tratti banale, ma chi ha subito lo stesso trattamento della protagonista o qualcosa di molto simile si ritroverà vicinissimo ad essa e non potrà non simpatizzare e sentirsi lui/lei stesso protagonista di questa storia. Si parla anche di amicizia, di accettazione di se stessi, dei primi amori e delle prime delusioni, del futuro e di come superare l'adolescenza. Ho faticato non poco a trovare le parole giusto per invogliarvi a vederlo, ma mi sono resa conto che non posso farlo. Sta a voi vedere qualcosa in più in questo drama. Certamente ha delle sue pecche, come alcuni attori che dovrebbero imparare a recitare un po' di più: un esempio, Cha Eun Woo sarà anche il più bel ragazzo della Corea ma quanto a recitazione cala un po' siccome mi sembrava di rivedere il principe Yi Rim di Rookie Historian (drama storico/romance super consiglliato).In the end, per chi pratico di manga, potrebbe sembrare di vedere uno shojo scolastico tra i più classici prendere vita (forse perchè deriva da un webtoon?) e questa cosa mi è piaciuta molto. Messo in lista per un prossimo rewatch.
Ah.
Ovviamente team Seo Jun ;)
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Quando l'attore è più grande del drama, e lo sguardo del protagonista vale più della trama
“The Veil” è una serie coreana alla quale – per associazione - il primo pensiero riconduce inevitabilmente a Namgoong Min, colonna portante del drama. L'attore, noto per i brillanti ruoli sfaccettati in “Stove League” e “Chief Kim”, oltre al meraviglioso “My dearest”, si trasforma qui in Han Ji Hyuk, un'agente d'élite dell'NIS - National Intelligence Service - che sembra sparire improvvisamente nel nulla durante un’operazione e ricompare inaspettatamente dopo un anno, privo di memoria e ossessionato dall'idea di scoprire la talpa che ha fatto fallire la sua missione. La sua dedizione è fisica, quasi animalesca: dieci chili di muscoli guadagnati con mesi di allenamento, stunt eseguiti in prima persona e uno sguardo che passa dal vuoto glaciale all'esplosione di rabbia in un istante. Namgoong Min non interpreta Ji Hyuk: lo vive. Come fa sempre con i personaggi che interpreta, in modo eccellente, senza sbavature. Una bravura che lo rendono il mio attore coreano preferito in assoluto. E questo, per i primi cinque o sei episodi, basta a tenere lo spettatore allo schermo.La regia e la fotografia sono all'altezza del budget faraonico (15 miliardi di won, pari a circa 8 milioni di euro). Gli inseguimenti notturni, le sparatorie nei vicoli umidi, i corpi a terra ripresi senza pudore. La violenza è cruda, non censurata, e la colonna sonora – specialmente "Reason" di Yoari – infila un'ansia perfetta sottopelle. Il primo episodio è una sequenza di adrenalina pura che ricorda il primo capitolo della trilogia statunitense “The Bourne Identity”. Peccato che, dopo un inizio accattivante e dal ritmo serrato, dove i colpi di scena stupiscono per davvero, il drama inizi a inciampare nel suo stesso complesso intreccio.
La tensione inizia a calare proprio dopo la metà della serie, intorno all’ottavo episodio. La trama, che inizialmente è un elegante gioco di scatole cinesi tra memoria, tradimento e doppio gioco, diventa farraginosa. Vengono introdotti a getto continuo nuovi personaggi – un agente cinese, un ex informatore, un capo sezione ambiguo – che si accumulano senza che si riesca a svilupparne la profondità. Diventa difficile e impegnativo anche solo tenere il filo della narrazione. La sensazione è che gli autori, per paura di semplificare troppo, abbiano invece complicato la trama fino a renderla un labirinto di pedine intercambiabili.
Nonostante alcune scene d'azione notevoli - l'assalto al laboratorio, il finale con l'EMP - non riesce a replicare l'urgenza emotiva dei primi episodi. La relazione tra Ji Hyuk e la sua partner Yoo Je Yi – intepretata da una discreta Kim Ji Eun - rimane troppo superficiale, e il personaggio di Seo Soo Yeon , che prometteva molto, viene a conti fatti un po’ sprecato. La rivelazione finale del vero villain – Baek Mo Sa - aggiunge una nota tragica e malinconica che riporta il drama sul piano della riflessione etica: chi è il mostro, alla fine? Chi ha messo la propria umanità da parte per servire lo Stato? L'ultima sequenza, con Ji Hyuk che torna al lavoro dopo cinque anni, è un piccolo capolavoro di sobrietà. Ma il viaggio per arrivarci è stato troppo altalenante.
In definitiva, un drama meritevole nella prima parte ma carente nella seconda metà, pur con una prova eccezionale dell’attore protagonista. Ne vale la pena, ma non senza qualche sospiro di noia. Consigliato a chi ama le spy-story cupe e non ha paura di perdersi in un labirinto, purché sappia che uscirne richiederà pazienza.
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