Completo
Xu, Guo Wang Zai Dong Mian
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
mar 23, 2025
23 di 23 episodi visti
Completo 0
Generale 7.0
Storia 6.5
Acting/Cast 7.5
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 6.5

Commedia romantica un po' banale ma con un'ambientazione piacevolmente insolita

Partiamo da ciò di cui proprio non mi capacito, ovvero l'immagine di copertina con la quale si presenta il Cdrama su questo sito: è assolutamente fuorviante. Non compare in nessuna scena e - tra gli abiti regali e la corona sulla testa di lei - fa pensare a una storia tra protagonisti di sangue blu. Trattandosi però di un drama a tema sportivo, la seconda opzione che viene in mente è quella degli abiti sfarzosi del pattinaggio artistico a coppie.
Ebbene... Non c'entra proprio un tubo. Ma davvero niente.
Molto più fedele e verosimile quindi l'immagine promossa ad esempio su Viki, con i due protagonisti - lei appoggiata a lui - nello scenario invernale di una nevicata.

Nel concreto assomiglia molto alle molteplici commediole cinesi dalla sceneggiatura non particolarmente approfondita, dove i drammi (il duro e ingiusto colpo alla carriera di mangaka di lei piuttosto che il ritiro dalla squadra nazionale di lui) e gli ostacoli apparentemente insormontabili (i crucci per la solidità economica futura che riescono a incrinare la coppia nel presente) non sono, tutto sommato, così realistici. Manca un po' la coerenza nello sviluppo della trama, visti appunto i presupposti e le questioni importanti vengono gestite senza troppa logica, inframmezzate a un'infinità di scenette - pur simpatiche - ma di una superficialità e banalità stridente. Rispetto ai protagonisti, non mi hanno fatta impazzire: mi riferisco sia agli attori che alla caratterizzazione dei personaggi interpretati. Esther Yu - un tempo graziosa fanciulla i cui lineamenti sono stati talmente stravolti dalla chirurgia plastica da limitarne pesantemente l'espressività - interpreta una protagonista spesso petulante, a tratti infantile e chiassosa. Lin Yi, attore che esteticamente non mi convince appieno, porta in scena un Shan Chong non particolarmente accattivante e che alterna scene - sopratutto nella parte iniziale - abbastanza riuscite a lunghe carenze di spina dorsale.
Se singolarmente i due protagonisti mostrano delle evidenti lacune, la coppia sembra funzionare comunque abbastanza bene. Aiuta molto anche la presenza dei personaggi secondari, da Nan Feng e il suo strampalato fratello alla sorella di Chong, Shan Shan e il divertente Dai Duo, che ha saputo strapparmi qualche sorriso, al pari del ramato Lao Yan. I piccoli scorci legati alle loro vicende remano - fino a un certo punto - contro la noia che avrebbe altrimenti afflitto senza sosta tutta la parte centrale del drama.
Non è una visione che consiglierei caldamente - poco ma sicuro - sebbene non mi senta di definirla nemmeno una totale perdita di tempo. Ripeto, ricalca mille altri cdrama romantici di oltre 20 episodi con sceneggiature basate anche su idee potenzialmente interessanti ma sulle quali poi manca un investimento in termini di spessore. Una nota positiva, il tratto apprezzabile che forse davvero la contraddistingue un po', è l'ambientazione: piste innevate e acrobazie con lo snowboard che sono davvero un piacere da vedere.

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Sadistic Love
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
apr 22, 2025
24 di 24 episodi visti
Completo 0
Generale 3.0
Storia 3.0
Acting/Cast 3.0
Musica 3.0
Valutazione del Rewatch 3.0

Semplicemente terribile...

Un'opera che non posso che definire "terribile", dopo aver vagliato una serie di aggettivi sinonimi anche peggiori. Il mio subconscio deve essere un po' autolesionista per avermi condotta, a pochi giorni da un'altro drama che includerei nella stessa categoria, a una visione - se possibile - ancora più agghiacciante.
Abbiamo un lui, orfano di padre e con un trascorso povero e difficile, che incontra lei per via del matrimonio tra i rispettivi genitori. Sboccia l'amore poi subentra l'evento tragico che li allontana, con lui che fraintende in pieno le motivazioni di lei. Si ritrovano anni dopo, lui ora un uomo di potere e successo in cerca di vendetta, ma in realtà ancora innamorato della donna che - per punizione - costringe a un matrimonio forzato.
Il succo, sostanzialmente, è questo. Niente di nuovo e, se vogliamo, anche piuttosto misera come idea. Nel concreto è ai limiti dell'inguardabile.
L'attrice protagonista pessima e poco espressiva, perennemente in balia degli eventi.
Lui a dir poco agghiacciante: l'attore - esteticamente piacevole ma che manca di carisma e di un vero fascino - viene immortalato da tutte le possibili angolazioni ad effetto, manco fossimo davanti a una celebrità sul red carpet. Il personaggio interpretato è davvero malsano: aggressivo nei confronti della protagonista, verso la quale sfoggia un'irruenza che definirei più violenza che passione, alterna espressioni che vorrebbero essere di fredda crudeltà a sguardi affranti dagli occhi lucidi. Il matrimonio forzato non sta in piedi, il suo continuo sottolineare quanto sia volutamente inappropriato in quanto fratellastri (non consanguinei) lo fa suonare ancora più morboso di quello che sarebbe altrimenti. La storia si trascina in modo banale, le grandi motivazioni che vengono addotte non hanno di fatto alcuna fondamenta, i cattivi ci manca poco che si mettano un cartello sulla testa con scritto "ehi, sono io il cattivo!", tanto per far capire quanto davvero non ci sia coerenza tra il detto e il fatto.
Un prodotto che manca davvero della qualità minima, con un cast mediocre (del resto non basta un bel faccino per essere un bravo interprete e il fatto che l'attore protagonista sforni una media di sei o sette drama all'anno - che, per quanto corti siano gli episodi, se sommati raggiungono comunque una durata non indifferente - la dice lunga su come la quantità venga nettamente preferita alla qualità).
Una bocciatura netta e senza possibilità di appello.

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Completo
Mo Li
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
giu 29, 2026
40 di 40 episodi visti
Completo 5
Generale 6.5
Storia 6.0
Acting/Cast 6.5
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 6.0

Drama storico dove la lentezza uccide l'emozione

L’approccio a questo drama – per quanto mi riguarda – è iniziato con delle aspettative nella media: il trailer sufficientemente accattivante prometteva intrighi politici uniti a una storia di alleanza e vendetta, oltre a un coinvolgente romance - aspetto per me spesso prioritario – tra una nobildonna risoluta e un principe enigmatico. La mia perplessità maggiore – so che in questo sarò una mosca bianca, ma pazienza, rimarrò probabilmente quell’unica voce fuori dal coro e va bene così – riguardava gli attori protagonisti: trovo Bai Lu una buona attrice, mentre Cheng Lei proprio non riesco ad apprezzarlo. Se la sceneggiatura si fosse però rivelata ottima e solida, l’ostacolo sarebbe stato comunque facilmente superabile. E invece “The First Jasmine” – alias “Mo Li” – è finito per essere una serie molto polarizzata, in un alternarsi di rari picchi emotivi e una narrazione fin troppo spesso estenuante.

La gestione del ritmo, a mio avviso, è a dir poco problematica, specialmente nella prima, lunghissima metà, dove i primi dieci episodi – o forse anche qualcuno in più - sembrano quasi un prologo tirato davvero per le lunghe. L’attesa si fa via via frustrante e lo spettatore si ritrova sommerso da introduzioni di personaggi secondari e da una serie di complotti minori che generano scarso interesse e rallentano il tema centrale della trama. Ho cercato comunque di apprezzare la l’introduzione, per quanto logorante, dicendomi che forse si sarebbe rivelata necessaria per seguire al meglio il resto della vicenda, ma arrivata in fondo posso dire che no, il tutto si poteva benissimo riassumere in un terzo degli episodi e anticipare piuttosto il focus sulla vera storia, quella in cui i due protagonisti iniziano finalmente a muoversi nella stessa direzione unendo le forze.
Potrei dire che la parte centrale l’ho trovata ancora più noiosa, ma era una sensazione ormai talmente diffusa che fatico a inquadrarla con precisione. So solo che più e più volte sono stata sul punto di droppare il drama, salvo poi dirmi “ancora l’episodio di oggi, poi da domani basta” e arrancare così fino alla fine. Un’agonia che, tornando indietro, probabilmente mi eviterei. Nella seconda parte, va detto, qualche sprazzo di interesse c’è stato, ad esempio quando Ye Li torna sul Monte Li e finalmente lo spettatore ottiene la giusta chiave di lettura del passato. Diciamo che la sceneggiatura, nel suo complesso, aveva anche un buon potenziale, ma questo è andato ad affievolirsi per l’eccessiva diluizione in termini di minutaggio. Va da sé che l’efficacia è venuta meno, sovrastata da una lentezza capace di contrastare l’investimento emotivo di chi segue la storia.

Rispetto ai personaggi, la caratterizzazione dei protagonisti non mi ha fatto impazzire: Ye Li mi piaceva molto all’inizio, la sua successiva evoluzione un po’ meno. Ne ho apprezzato la verve, la fierezza della prima parte, e non penso fosse necessario sacrificare del tutto il tratto solo per portare a galla anche le sue fragilità. Con un lavoro migliore, il tutto poteva coesistere armoniosamente. Passando al principe Ding, si presenta come un ML insolito – anche solo per la disabilità che lo costringe sulla sedia a rotelle – e punta ad essere una figura sfaccettata e tormentata ma, a parer mio, non molto riuscita. Sebbene il romance tra i due non mi abbia coinvolta più di tanto, devo ammettere che l’evoluzione del loro rapporto è stato promosso con intelligente naturalezza, evitando molti facili cliché e preferendo lo sviluppo di una graduale comprensione reciproca. Ho trovato i personaggi secondari poco incisivi, soprattutto perché in diversi episodi ci sono scene dedicate esclusivamente a loro, senza la presenza dei due protagonisti: è una scelta apprezzabile, dove si hanno però figure ben tratteggiate e interessanti. Per me non è stato questo il caso, per cui sarebbe stato forse meno dannoso concentrarsi quasi unicamente sul pairing principale, per quanto sia ovviamente una scelta limitante.

E arriviamo alla mia personale nota dolente, il cast principale. Due attori molto quotati – ognuno ha le sue preferenze ed è giusto così, il mondo è bello perché vario – che non ho trovato davvero soddisfacenti. Bai Li è un’attrice che non mi dispiace, ma che non trovo mai eccellente. La vedo adatta ad interpretare protagoniste femminili di carattere, per quanto in questo drama sia stata brava anche a trasmettere il dolore e la fragilità nascosta dietro alla facciata della giovane dal forte spirito. Cheng Lei… Sono al suo quarto drama, e dopo quattro – e ripeto, quattro – prove devo concludere che il suo modo di recitare davvero non fa per me. Attore esteticamente bello, nulla da dire, ma non riesco mai a vedere il personaggio che deve interpretare, vedo sempre lui – l’attore – che sta recitando una parte. Sarà un mio limite ma non colgo mezza microespressione, i suoi sorrisi non raggiungono mai lo sguardo, non trasmette la rabbia quando dovrebbe farlo – parlo del viso e dell’intera postura in generale – e i momenti in cui si presume sia affranto, non mi trasmettono niente, zero. Non posso nemmeno dire che non sappia recitare, o che ci sia da lavoraci su: per me le sue prove hanno sempre quell’effetto “né carne, né pesce”. Ho lo stesso, identico problema con un altro attore estremamente popolare, Chen Zhe Yuan: due bei faccini incapaci di bucare lo schermo (o, quanto meno, di sicuro non il mio).

Visivamente parlando, la resa tecnica è indiscutibile: i costumi sono curati nei dettagli, la fotografia cattura perfettamente le atmosfere che mescolano l’alone di mistero e il classico storico, mentre la colonna sonora riesce spesso a dare un valore aggiunto alla scena. L’investimento economico c’è stato, si è visto, e i soldi sono stati spesi bene, insomma. Il montaggio, invece, avrei di gran lunga preferito fosse stato più serrato e incisivo, ma qui torniamo un po’al problema principale.

In conclusione, fosse per me non credo darei a questo drama la sufficienza. Scorporando o quanto meno minimizzando il peso dato dal parere – molto soggettivo – sull’attore principale e tenendo conto di tutto il resto, arrivo a una sufficienza piena, ma proprio non oltre. Non mi sento però di sconsigliarne la visione: per i fan di Cheng Lei e dei drama storici – prolissi compresi – potrebbe rivelarsi comunque interessante. Non un capolavoro – quello proprio dubito – ma tranquillamene nella media dei tanti altri Cdrama non particolarmente originali ma nemmeno pessimi, diciamo mediamente meritevoli.

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Completo
Trigger
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
ago 7, 2025
10 di 10 episodi visti
Completo 1
Generale 8.0
Storia 7.5
Acting/Cast 9.0
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 7.0
Questa recensione può contenere spoiler

Serie che preme il grilletto senza esitazione, ma non centra del tutto il bersaglio

Drama che preme subito il grilletto ed entra nel vivo della vicenda fin dal primo episodio. Trigger - "grilletto", per l'appunto - è un thriller incentrato sulla diffusione illegale di armi da fuoco, in un Paese dove alla popolazione non è permesso nè l'uso nè la detenzione.
Siamo in un contesto investigativo-poliziesco, il protagonista è un poliziotto interpretato da un attore che non conoscevo e che, di primo acchito, mi convinceva poco - forse perchè poco carismatico e vagamente anonimo - ma che si è rivelato poi performante rispetto al ruolo interpretato. Una buona scelta, dunque.
Fin dal primo episodio appare chiaro che il cast è stato selezionato con cura, soprattutto se si considerano alcuni personaggi secondari, dove ho ritrovato con piacere alcuni attori che hanno vestito i panni delle figure secondarie in molti drama di successo: parlo di Kim Won Hae, Jo Han Chul e Jung Woon In. Ma la vera punta di diamante entra in scena dopo qualche episodio, con un Kim Young Kwang accattivante (come già dato prova in Evilive) e che porta in scena un personaggio davvero complesso e imprevedibile. Il suo Moon Baek sembra saltato fuori dal nulla, stravagante e carismatico, affascinante e un po' spiazzante. Si empatizza subito con il nuovo personaggio che diventa compagno quasi casuale nelle indagini portate avanti dal Lee Do, al contrario sempre un po' ingessato, dando vita a un duo interessante e a tratti anche divertente. Ma Trigger è anche un drama dagli imprevedibili colpi di scena, per cui Moon Baek non solo fa il suo ingresso in ritardo ma fa scoprire - episodio dopo episodio - una realtà ben diversa. E insieme a un passato veramente pesante entra in scena anche il suo singolare occhio azzurro, con tutto ciò che concerne la sua vera identità.
Il tema centrale del drama sa quasi di esperimento volto a confermare una precisa teoria: chiunque, se sottoposto alla giusta pressione, scoppia. Le pressioni e fonti di stress sono varie e molteplici, dal bullismo (i ragazzi a scuola) alla non considerazione (la vecchia signora che ha perso il figlio, piuttosto che lo studente universitario dei primi episodi), passando per soprusi di diverso genere, desiderio di vendetta per un ingiustizia subita, e via dicendo. Non c'è distinzione tra buoni e cattivi, il punto di rottura viene oltrepassato dal mite studente accademico così come dallo stupratore agli arresti domiciliari, dal giovane adolescente vittima di bullismo alla madre che strenuamente protesta pacificamente per chiedere giustizia per la morte del figlio, fino addirittura al padre putativo del protagonista, un poliziotto ormai sulla soglia della pensione che tempo addietro aveva mostrato al piccolo orfano animato da rabbia e vendetta per lo sterminio della famiglia che la strada giusta era un'altra, crescendolo come un figlio.
Questo, sostanzialmente, rappresenta però il credo di Moon Baek, un giovane disilluso, abbandonato fin dalla nascita a una vita di atroci angherie, animato da un indomabile desiderio di vendetta che lo rende figura perfetta sulla quale investire da parte di un potente trafficante d'armi. Una vita senza un briciolo d'amore, da parte di nessuno, ma solo dolore, nel passato, nel presente e anche in quel poco che resta del futuro minato da una malattia terminale. E' un cattivo? Direi proprio di sì. L'espressione compiaciuta con cui osserva il malcapitato di turno imbracciare il fucile e compiere di punto in bianco una mezza strage è qualcosa ai limiti del sadico. Ma è anche un uomo che fa indubbiamente pena, un giovane intelligente che non ha avuto una solo chance nella vita e il cui unico desiderio prima di spegnersi definitivamente e sparire nel più completo anonimato - perchè nessuno si ricorderà di lui - è proprio il verificare la sua teoria, dimostrare che un altro tipo di vita non l'ha avuta perchè di fatto non era possibile: chiunque, portato al limite, finisce per reagire superandolo. In questo senso il suo disprezzo verso il poliziotto protagonista è massimo: una figura che sembra volta all'integrità, ma che in passato ha mancato di coerenza, arrivando a uccidere nel periodo passato nell'esercito, quasi uno sfogo per il massacro della famiglia vissuto da bambino.
Il finale, ovviamente, mostrerà che la teoria è sbagliata: nessuno è immune alle conseguenze potenzialmente violente di un crollo nervoso, ma lo si può affrontare e, in alcuni casi, contrastare o aiutare gli altri a fermarsi in tempo. Moon Baek non vedrà tutto questo, la sua è una strada a senso unico senza possibilità di retromarcia, il suo triste destino segnato da tempo. Per Lee Do la conferma invece di aver intrapreso la giusta direzione, nonostante un passato difficile e il ritrovarsi, a volte, ancora combattuto.
Bella l'idea, bella la storia, bravi gli attori. Scenografia curata, musiche non particolarmente memorabili. Complice una regia forse un po' ancora troppo acerba, il drama, dopo un buon decollo, sembra non riuscire a mantenere la quota costante. L'impressione è che nella seconda parte si potesse osare qualcosa di più, mentre invece si è andati un po' in fatica, chiudendo le molte parentesi aperte in modo un po' troppo scontato. Grilletto premuto con convinzione, ma bersaglio non propriamente centrato.
E' comunque una serie che reputo meritevole e che mi sento di consigliare, anche solo per il calibro degli attori presenti.

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My Girlfriend Is a Real Man
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
ago 30, 2025
12 di 12 episodi visti
Completo 0
Generale 6.5
Storia 6.0
Acting/Cast 7.0
Musica 6.5
Valutazione del Rewatch 5.5

Quando "lei" diventa "lui", tra banalità e zero introspezione

Commedia non particolarmente impegnativa, che si gioca tutto sull'anomalia genetica che - senza preavviso - trasforma la protagonista in un uomo. Segreto di famiglia, a lei capita per la prima volta in età adulta, nel bel mezzo di un'importante relazione romantica. Il fidanzato viene messo subito a conoscenza della situazione e il fulcro del drama si concentra sulla reazione di lui - e degli amici/conoscenti - e il rapporto che si instaura con l'alter ego di Ji Eun, ovvero Ji Hun.
La serie propone tutti i cliché che si possono immaginare, senza saltarne uno. Il tutto è affrontato in maniera un po' semplicistica, non ci sono grandi spiegazioni rispetto all'incredibile anomalia che affligge la famiglia Kim da generazioni, l'effetto sorpresa per il fidanzato e per la migliore amica contempla un momento di sbalordimento ma poi anche un'accettazione tutto sommato poco credibile, prendendo per buono il dato di fatto senza farsi troppe domande. Entra in gioco l'immancabile rivale in amore che da il via a tutta una serie di fraintendimenti, situazioni imbarazzanti e scuse campate in aria al limite del ridicolo.
Pur avendo utilizzato un aspetto sicuramente esagerato - il cambio di genere - mi ha ricordato per certi versi il concetto alla base del drama "True beauty", ovvero l'andare oltre all'apparenza estetica (in quella serie la tematica aveva a che fare anche con lo status e la popolarità, qui il cambio di genere già da solo basta e avanza). Non ho però trovato il messaggio che mi aspettavo, anzi. Fatta eccezione per un paio di scene, dove il drama sembra voler acquisire più spessore e mettere sul piatto alcune riflessioni importanti - la difficoltà nel relazionarsi è scontata in tutti coloro che circondano Ji Eun, ma viene a un certo punto sottolineato come lei stessa si ritrovi a vivere la stessa, difficile, situazione, pur essendo gli altri apparentemente quelli di sempre - per il resto il tenore è davvero quello di un approccio abbastanza superficiale. Una serie dedita al mero intrattenimento, con la proposta di situazioni singolari al limite dell'assurdo e in buona parte prevedibili nella speranza di catturare e mantenere l'attenzione curiosa - e in parte anche divertita - dello spettatore.

Rispetto ai personaggi, ho trovato Ji Eun davvero antipatica e fastidiosa, tanto da preferire decisamente la sua controparte maschile. Ji Hun ha la parte indubbiamente più difficile, ma riesce con una buona espressività a portare avanti un doppio personaggio - interiore ed esteriore - risultando tutto sommato convincente. Park Yun Jae è quel bravo ragazzo un po' troppo bravo ragazzo, che si sforza di accettare al meglio ogni situazione, cerca di sopprimere le proprie difficoltà emotive, nell'ottica di offrire un eterno sostegno. Praticamente una stampella.
Il personaggio manca inoltre di quell'evoluzione che sarebbe stato avviso il valore aggiunto: compresa e accettata la situazione, per tutta la durata della serie Ji Eun sarà la sua fidanzata e Ji Hun un amico. Questa distinzione non ha nulla a che vedere con l'assenza - sensata - di effusione tra i due maschi, ma l'atteggiamento - e non mi riferisco alla comunicazione verbale - di Yun Jae rimarrà comunque diverso a seconda dell'aspetto, quasi fossero davvero due persone differenti.
Non particolarmente interessanti i personaggi secondari, dalla sorella alle prese con un amore ritrovato alla migliore amica scrittrice, che nell'insieme danno vita a due pairing secondari che lasciano un po' il tempo che trovano.

Qualitativamente parlando, non si è volato alto. Abbiamo infatti a che fare con un regista alle prime armi e con un cast giovane, senza importanti prove di talento alle spalle ma al contrario che in buona parte sperimenta per la prima volta il ruolo di protagonista. Ciò che ne deriva è una commedia semplice e senza pretese, adatta a una visione veloce e disimpegnata, ma nulla più.

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When the Phone Rings
4 persone hanno trovato utile questa recensione
gen 5, 2025
12 di 12 episodi visti
Completo 0
Generale 8.5
Storia 9.0
Acting/Cast 9.0
Musica 9.0
Valutazione del Rewatch 7.0
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"È un 10 ma fa cose insensate"

Era da tempo che un k-drama non mi "prendeva" così bene: intrigante la storia, cliffhanger praticamente a ogni puntata, tutto sommato coerente con gli indizi disseminati nelle varie puntate, bella OST, ML e FL in parte e altrettanto i comprimari.

Peccato quei 20 minuti insensati nella foresta: non capisco il motivo di far diventare il ML un rambo che soccorre (da solo!) persone rapite dai ribelli né tanto meno la scelta della FL di andarlo a cercare con vestitino e foulard in testa.

Per le 11 puntate precedenti si merita comunque 8 1/2 tteokbokki su 10.

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La giornata dei bambini
4 persone hanno trovato utile questa recensione
mag 1, 2026
9 di 9 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 9.5
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10
Questa recensione può contenere spoiler

Bellissimo

Drama BL
bellissimo cinese ma girato nelle vie del Hong Kong 🇭🇰 . Nonostante sia stato fatto a basso budget e’ stato bellissimo in tutto … scene ambientazioni fotografie e colori tutto bellissimo!!
E anche sentire una lingua cinese diversa … Peccato per il doppiaggio delle voci non sempre sincronizzate.
Non sono mancate leggerezze e ironia , come le scene di vita dure e crude e di protezione, rispetto e romanticismo.
Musiche Ost bellissime .
Tutto il cast è stato bravissimo nel recitare il proprio ruolo .
Da applausi 👏🏻 dalla prima puntata all’ultima sono stati i due protagonisti davvero emozionanti, bellissimi insieme , e grande chimica.
Spoiler :
Il loro bacio finale è stato un momento emozionante recitato meravigliosamente e con le faccie del entrambi sanguinanti … che dolcezza .. un momento sofferto atteso e davvero che porterò nel cuore 💔.
Mi auguro tanto successo per questo drama perché se lo merita tutto . Voto 10 . 👏🏻

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Our Movie
4 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
ago 9, 2025
12 di 12 episodi visti
Completo 1
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10

Un inno alla vita reso magnificamente da un cast d'eccellenza

Questa è una serie di un’eleganza e di un'autenticità a dir poco struggenti. Un piccolo capolavoro che aspettavo da tempo e che per certi versi un po’ temevo. Perché Namgoong Min è in assoluto il mio attore preferito, una recitazione di altissimo livello e un talento nel dare vita a personaggi memorabili ed estremamente diversi tra di loro. Al suo fianco una formidabile Jeon Yeo Bin, che dopo l’ottima prova in “Vincenzo” qui davvero supera sé stessa. Inutile dire che messi assieme hanno saputo regalare una prova davvero indimenticabile.
Sapevo che la storia ruotava attorno al tema di una malattia terminale, argomento che non mi fa solitamente impazzire perché non amo immergermi nella tristezza. Conoscendo le capacità di Namgoong Min, era anche chiaro non ci sarebbero state mezze misure, per cui emotivamente sarebbe stato davvero impattante e travolgente. E così è stato.
Il ritmo della storia non ha bisogno di essere incalzante per mantenere alta l’attenzione ma può prendersi il suo tempo, anche rallentare, per infondere significato in ogni passaggio e in ogni scena. Le banalità sono bandite, qualsiasi cliché scontato anche. Non c’è una trama contorta, riempita da una miriade di svolte impreviste e colpi di scena, semplicemente perché non ce ne è affatto bisogno. Non si fa volutamente leva sui sentimenti dello spettatore, forzandoli, ma questi emergono naturalmente davanti a una storia che si mostra nella sua totale autenticità e grazie al sopracitato talento degli attori principali che hanno evidentemente portato avanti uno studio attento e approfondito dei personaggi interpretati. La mancanza di artificiosità promuove una tristezza di un’intensità sorprendente: a catturare lo spettatore non è tanto una bella trama, ma una pioggia di emozioni alle quali è impossibile sfuggire. Tanti sono i livelli che si sovrappongono nel quadro generale, tante emozioni e storie, tanti ruoli e personaggi. Se l’aspetto più rilevante e di impatto è la malattia terminale di lei, si affiancano poi tantissimi altri nodi più o meno grandi, più o meno vecchi, da sciogliere con cura. C’è il passato di Lee Ji Ha, la perdita della madre, il difficile e contorto rapporto con il padre, le convinzioni che l’hanno condizionato praticamente per tutto l'arco intero della vita, influenzando i suoi rapporti con gli altri. C’è il padre di Lee Da Eum, sopravvissuto a un grande lutto e che convive con la consapevolezza di doverne affrontare a breve un altro. A loro si affiancano svariati personaggi secondari - dal produttore all'amica al manager all'ex rivale in amore - nessuno messo lì a caso. Non c’è un vero cattivo, siamo ben oltre la banale e semplicistica distinzione tra bene e male. Ci sono solo persone, con i loro problemi, le loro difficoltà, i loro pregi e difetti e la loro possibilità di crescita personale. Una moltitudine di sfumature di grigio che virano di continuo tra tonalità più chiare e più scure.
"Our Movie" è una serie che fa amare la vita, per davvero, con anche tutto il carico di sofferenza che comporta. Titolo azzeccato e con più significati oltre a quello più scontato, perché la pellicola che viene girata è una sorta di “Film dentro il film”, dentro quella storia dove ciascuno è attore e che si chiama vita. Strepitosa la caratterizzazione di Lee Da Eum, capace di alleggerire un ruolo altresì monotono con numerosi momenti di brio, freschezza e ironia. Una singolarità caratteriale luminosa e vivida, che riesce davvero bene all’attrice (anche in Vincenzo il suo personaggio mostrava aspetti decisamente non convenzionali). Altrettanto complesso il personaggio di Lee Je Ha, la sua evoluzione è davvero importante, il tornado emotivo che attraversa e la presa di una nuova consapevolezza che darà una nuova svolta alla sua vita si avverte in maniera nitida ed inequivocabile, così come le incertezze che deve affrontare, un amore al quale non si può sottrarre ma che deve anche riconoscere e accettare, in tutta la sua splendida e dolorosa bellezza. A quel punto si coglie l’essenza stessa del sentimento, non esiste più malattia, e il poco tempo che resta e che scorre fin troppo velocemente diventa solo…tempo. Tutto passa in secondo piano. Un vero e proprio inno alla vita.
Regia ottima, scenografia e fotografia di alto livello, musiche pensate ad hoc. Non si seguono mode, non si ricerca la perfezione o il grande effetto visivo: la sigla da sola parla chiaro. Un tocco da maestro sono anche alcune serie di fotogrammi in bianco e nero, oltre a inquadrature davvero cariche di un significato che non viene buttato in faccia allo spettatore, ma che si mostra nella sua semplicità. C’è da commuoversi anche solo per la bellezza tecnica dell’opera, dico davvero.
Il finale è perfetto, degna e giusta conclusione che non si lascia tentare da soluzioni prevedibili, magari anche piacevoli per il pubblico, ma che a conti fatti andrebbero a stridere con il senso di tutto quanto fatto. Namgoong Min arriva davvero al cuore, nelle ultime scene, con quell’elegante compostezza che da sempre lo contraddistingue, con il suo timbro di voce, calmo e profondo, e un’espressività che vale più di mille parole.
Ho pianto, molto. Non amo piangere per la tristezza, solitamente evito i drama di questo genere ma in questo caso davvero non potevo non vederlo.
Una serie, questa, che non credo verrà apprezzata appieno su larga scala, poiché bisogna essere disposti a soffrire con essa e a mettere da parte la ricerca di soddisfazioni facili e immediate, per quanto decisamente meno persistenti: gli avventori del “tutto e subito” la troveranno probabilmente lenta e noiosa, ci sta. Io stessa a volte ricerco visioni più leggere e meno impegnative, attendevo da tempo l’uscita di questa serie ma per apprezzarla a dovere ho aspettato di essere nel “mood” giusto.
Non posso che consigliarla, a chi ha voglia di cimentarsi in qualcosa di originale e stupendo, mettendo in stand-by “il solito” e accettando l’idea di gustarsi per una volta qualcosa di davvero diverso. Con il giusto approccio, non si può che rimanerne incantati.

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What's Wrong with Secretary Kim
4 persone hanno trovato utile questa recensione
apr 2, 2022
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 9.0
Storia 9.0
Acting/Cast 10
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 10
Ritrovarsi alle due del mattino a trattenere le risate per non svegliare tutto il palazzo, mi mancava guardando un drama. Per di più un drama romantico.
Mi aspettavo qualcosa di decisamente più spinto e poco divertente, invece alcuni personaggi tra cui il protagonista maschile mi hanno fatto scompisciare xD Anzi, diciamo che è pure tutto merito suo e delle situazioni che intrattiene con diversi personaggi che gli ruotano attorno. Inoltre la coppia tra lui e Park Min Young è stata fenomenale, la loro chimica era perfetta. Lei l'avevo già vista acerba in Healer e non posso non ammettere che abbia fatto passi da gigante: sarà per l'accoppiata con Lee Young Joo, ma è stata fantastica.
Se cercate un drama romantico che vi faccia ridere e scoppiare il cuore, l'avete trovato! ♡

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Youth Report
4 persone hanno trovato utile questa recensione
da AleLu
nov 6, 2020
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 9.0
Storia 8.5
Acting/Cast 9.0
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 8.5

Non capisco la votazione così bassa.

Se avessi visto letto prima le recensioni su mydrama forse non lo avrei guardato questo.
Sinceramente mi è piaciuto e ho letto che è stato rinnovato per la seconda stagione, non vedo l'ora che arrivi il 2022 per sapere come finirà questa storia.
La storia principale è bella ma anche le secondarie sono affrontate nel modo giusto. Lui è un modello che sogna di fare l'attore, è buono e non scende a compromessi, lei ha avuto una vita difficile e affronta la vita con razionalità.
Si incontreranno per caso, si troveranno per caso.
Sapranno affrontare le sfide che la vita riserverà loro?
Mi sento di consigliarlo, potrebbe pure scapparvi qualche lacrimuccia se siete come me.

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Gu Family Book
2 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
gen 20, 2025
24 di 24 episodi visti
Completo 0
Generale 9.0
Storia 9.0
Acting/Cast 9.5
Musica 9.0
Valutazione del Rewatch 9.0

Un kdrama storico-fantasy meritevole anche per i non amanti del genere!

Serve una premessa doverosa: io sono decisamente refrattaria alle serie cinesi del genere wuxia e xianxia, non fanno proprio per me. Anche i kdrama storici (dinastia Joseon se non più indietro) non sono nelle mie corde, e i pochi tentativi di guardarli sono finiti tutti droppati (fa eccezione "My Dearest", ma perchè lì parliamo di un capolavoro lontano anni luce dalla maggior parte dei drama in circolazione, storici o moderni che siano).

Fatta questa premessa, si può capire come "Gu family book" non fosse propriamente il titolo più adatto alla sottoscritta. Da grande estimatrice di Lee Seung Gi avevo passato a setaccio tutte le serie/film da lui interpretati, saltando però a piedi pari questa. Complice la scarsa produttività del fanciullo sopracitato, il cui ultimo drama risale ormai a tre anni fa, mi sono convinta - non senza svariati dubbi - a dare a "Gu family book" una chance. E sono rimasta di stucco.

Drama davvero molto ma molto bello (ricordo che non amo i drama storici, ancor meno se fantasy), estremamente godibile e per nulla noioso come invece purtroppo mi succede sempre con questa categoria di prodotti.
C'è una bella storia, che evolve in modi spesso del tutto inaspettati e accompagna lo spettatore in un viaggio curioso e affascinante.
Siamo davanti a una serie che ha ormai più di dieci anni ma a dire il vero proprio non li dimostra. Il cast è di alto livello: oltre a Lee Seung Gi ho trovato molti altri attori decisamente validi. Molto buona - ma non perfetta - l'interpretazione della protagonista femminile (non so se mancava all'epoca di esperienza, ma in alcuni punti era evidente che stesse recitando); Yoo Yeon Seok, recentemente sotto i riflettori per via del popolare drama "When the phone rings", porta in scena un Tae Seo equilibrato, inizialmente debole e in balia degli eventi, sviluppa poi una maggiore sicurezza di sè e dei propri punti di forza; Gon Yi, interpretato da Sun Joon (attore interessante, sembra sempre un po' defilato ma tratteggia un personaggio al quale ci si affeziona e del quale non ci si stanca mai); il maestro Gong Dal, saggio e lungimirante, ma capace di stemperare i momenti altresì troppo seri con passaggi al tempo stesso astuti ma divertenti. E potrei proseguire con un'altra decina di nomi, perchè sono davvero molti i personaggi (e i loro interpreti) che mi hanno colpita positivamente.
Ovviamente, però, la colonna portante del drama è il protagonista maschile, Choi Kang Chi, interpretato da un sublime Lee Seung Gi. Non c'è storia, questo attore è di una bravura impressionante. Tra i suoi punti di forza c'è sicuramente il carisma: bello ma non bellissimo (se paragonato ad esempio al prestante attore che nel drama interpreta il padre, Gu Wol Ryung), possiede il fascino di chi sa conquistare semplicemente con il calore di un sorriso. Solare e divertente, capace di emozionare "da vicino", perchè è tutto fuorché insipido e distante. Non ha bisogno di lineamenti perfetti o di un'aura elegante per catturare l'attenzione, al contrario: molti dei personaggi da lui interpretati trasmettono una piacevole sensazione di informalità. Credo sia proprio questo suo pregio ad aver reso questo drama storico così apprezzabile ai miei occhi e così distante dalle serie esageratamente artefatte, ingessate e fin troppo composte che mi è capitato di vedere (e, prontamente, di abbandonare).
Molti sono gli attori capaci di apparire splendidi mentre fanno i duri, vestiti impeccabilmente, calati in ruoli autorevoli e sfoggiando temperamenti gelidi. Lee Seung Gi ci riesce con addosso camicie di seta dai colori sgargianti sotto a pellicce a dir poco voluminose e tagli di capelli improbabili (A Korean Odyessey), piuttosto che passando in rassegna le più strambe tonalità di tute in acetato (The Law Cafè), o ancora qui, in questo drama, dove il suo personaggio non sa nemmeno dove stia di casa la compostezza, perchè quello che emerge è sempre un protagonista vero e genuino, naturale ed espressivo proprio come lo è la sua recitazione.

Ho apprezzato che non ci siano stati inutili tiri e molla nella storia, lo sviluppo tra i personaggi è un crescendo continuo senza veri e propri triangoli o altri poligoni che tanto m'infastidiscono. Paradossalmente, laddove pensavo di aver individuato un classico clichè mi sono ritrovata anche a dovermi piacevolmente ricredere, perchè la scena che sembrava dovesse creare una frattura magari si risolveva all'istante, o al contrario la questione apparentemente banale andava velocemente trasformandosi in un qualcosa di più complesso. Tanto per fare un esempio...uno lo sa, che la questione dell'aracnofobia citata all'inizio prima o poi dovrà tornare e portare con sè il tema dei vecchi ricordi...ma non avrei mai indovinato il come e il quando). Pur non essendo una trama originalissima, sa comunque sorprendere nei modi e nei tempi, insomma.

Se poi vogliamo andare oltre alla storia quale susseguirsi degli eventi in sè, si arriva a quella che poi è la tematica principale, ovvero l'accettazione del diverso. Tentativo fallito per il padre di Kang Chi, ma obiettivo che anche per lui si rivela davvero un'impresa, perchè non c'è una netta separazione tra chi lo accetta e chi no: nel mezzo, con una miriade di sfumature, risiedono la maggior parte dei legami sorretti da una fiducia che è davvero precaria, pronta a crollare davanti al primo dubbio, al primo sospetto. L'essere davvero accettato per ciò che è, per davvero, significa avere la fiducia incondizionata anche nei momenti meno chiari e più critici, pena il rischio di un tradimento che, sotto sotto, resta sempre in agguato.

INIZIO SPOILER!!!
INIZIO SPOILER!!!
Chi ha già letto altre mie recensioni ormai sarà abituato a sentirmelo dire ma... Resto una fan del lieto fine. Ergo, ci ho davvero sperato. Non posso dire che la scelta fatta sia stata sbagliata, anzi, è stata molto coerente e non penalizza la serie (ma, il mio giudizio, proprio a causa di quell'egoistico desiderio, fa fatica a cedere l'ultima stellina). Il piccolo premio di consolazione degli ultimi minuti un po' attenua la sensazione, ma sebbene i volti siano gli stessi parliamo comunque di persone diverse, perciò non particolarmente gratificante, per quanto tuttavia anche simpatico. Un finale che all'epoca credo sia stato pensato come un finale aperto in previsione di un possibile sequel che però poi, purtroppo, non è andato in porto. Peccato.
FINE SPOILER!!!!
FINE SPOILER!!!!

Concludo consigliando la serie a tutti gli amanti del genere di sicuro, ma anche ai non (come la sottoscritta). Che abbia dovuto fare un salto all'indietro nel 2013 per trovare un piccolo gioiello come questo a fronte di un panorama di serie odierne sempre più numerose e con tutte le potenzialità della tecnologia moderna... beh, mi da molto a cui pensare...

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Quando la Vita Ti Dà Mandarini
2 persone hanno trovato utile questa recensione
apr 10, 2025
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 10

C’è un solo avventuriero al mondo: é il padre di famiglia.

"C’è un solo avventuriero al mondo, e ciò si vede soprattutto nel mondo moderno: é il padre di famiglia. Gli altri, i peggiori avventurieri non sono nulla, non lo sono per niente al suo confronto. Non corrono assolutamente alcun pericolo, al suo confronto."

Con le parole di Charles Peguy commento questo piccolo gioiello cinematografico, che consiglio di guardare con calma. Non è il solito stucchevole e sospirevole drama romantico ... ma molto di più.

"Tutto nel mondo moderno, e soprattutto il disprezzo, è organizzato contro lo stolto, contro l’imprudente, contro il temerario,
Chi sarà tanto prode, o tanto temerario?
contro lo sregolato, contro l’audace, contro l’uomo che ha tale audacia, avere moglie e bambini, contro l’uomo che osa fondare una famiglia. Tutto è contro di lui. Tutto è sapientemente organizzato contro di lui. Tutto si rivolta e congiura contro di lui. Gli uomini, i fatti; l’accadere, la società; tutto il congegno automatico delle leggi economiche. E infine il resto. Tutto è contro il capo famiglia, contro il padre di famiglia; e di conseguenza contro la famiglia stessa, contro la vita di famiglia. Solo lui è letteralmente coinvolto nel mondo, nel secolo. Solo lui è letteralmente un avventuriero, corre un’avventura. Perché gli altri, al maximum, vi sono coinvolti solo con la testa, che non è niente. Lui invece ci è coinvolto con tutte le sue membra.
…..
Nessun uomo al mondo è coinvolto nel mondo, nella storia e nel destino del mondo quanto l’uomo di famiglia, tanto quanto il padre di famiglia, così pienamente, così carnalmente.
E’ coinvolto dappertutto nell’avvenire del mondo. E anche in tutto il passato, nella memoria, in tutta la storia. È assalito dagli scrupoli, straziato dai rimorsi, a priori, (di sapere) in che città di domani, in quale ulteriore società, in quale dissoluzione di tutta una società, in quale miserabile città, in quale decadenza, in quale decadenza di tutto un popolo lasceranno, consegneranno, domani, stanno per lasciare, entro qualche anno, il giorno della morte, quei bambini di cui i padri si sentono così pienamente, così assolutamente responsabili, di cui sono temporalmente i pieni autori. Quindi per loro nulla è indifferente. Niente di quello che succede, niente di storico è per loro indifferente.
….
Solo il padre di famiglia mette in gioco, rischia, impegna infinitamente di più nella destinazione del mondo, nel secolo, nella destinazione di tutto un popolo; nel futuro di una razza. Nel destino di tutto questo popolo, nell’avvenire di questa razza impegna tutto, mette tutto, la sua carne e di più; si gioca la razza, si gioca davvero il popolo, si gioca la sua discendenza.
…..
Si crede di solito che il celibe, l’uomo senza famiglia è un uomo di fortuna(e), un avventuriero, che vive di avventure. Invece è l’uomo di famiglia che è un avventuriero, che vive non solo alcune avventure, ma una sola, una grande, un’immensa, una totale avventura; l’avventura più terribile, la più costantemente tragica; la cui vita stessa è un’avventura, il tessuto stesso della vita, la trama e l’ordito, il pane quotidiano. Ecco l’avventuriero, il vero, il reale avventuriero.

Charles Peguy, in Veronique."

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Goblin
2 persone hanno trovato utile questa recensione
apr 25, 2025
16 di 16 episodi visti
Completo 1
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10
Questa recensione può contenere spoiler

Potrei vederlo all'infinito⭐️

Se parliamo di un drama koreano che ho amato molto non posso che citiare "GOBLIN".
Non è stato il mio primo drama koreano, mi ricordo che il primo fu quello sugli F4 e mi incuriosì del genere. Una mia amica sa che amo il fantasy soprattutto se c'è dietro una bella storia d'amore così mi ha consigliato questo drama: L'HO AMATO DA SUBITO.
Kim Shin mi è entrato nel cuore anche Eun Tak, per non parlare di Sunny e del cupo mietitore.
La storia è fatta bene anche se si parla diun "amore triste", il finale dove lei muore mi ha spezzato il cuore in mille pezzi anche se poi le è tornata ma ha fatto comunque male.
alcune scene con il cupo mietitore mi hanno fatto piangere anche l'acqua del battesimo e devo dire che sono state fatte veramente bene.
Il finale fra lui e Sunny mi ha fatto stare bene: i due si incontrano nuovamente in una nuova vita mi è piaciuto davvero molto.
Non ho apprezzato solo una cosa: è durato troppo poco :'c e che lui ha dovuto aspettare per chissà quanto tempo il ritorno di lei.
Che Dio crudele 🥲
Detto questo lo amo, e sicuramente non mi stancherò mai di vederlo ⭐️

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Avengers Social Club
2 persone hanno trovato utile questa recensione
lug 23, 2025
12 di 12 episodi visti
Completo 0
Generale 9.0
Storia 9.0
Acting/Cast 9.0
Musica 9.0
Valutazione del Rewatch 9.0
Questa recensione può contenere spoiler

Una di quelle chicche che bisogna assolutamente vedere!

✨ Avengers Social Club è un drama di cui si parla troppo poco… eppure è uno di quelli che ti conquista e ti entra nel cuore.
Tre donne, totalmente estranee tra loro, si ritrovano unite da un destino difficile: vogliono vendicarsi di chi ha spezzato loro il cuore e la dignità. A loro si unisce Lee Soo Gyum, un ragazzo nato fuori dal matrimonio, portato in casa dal padre solo per convenienza e mai davvero riconosciuto come figlio.

All’inizio è difficile per loro fidarsi, capirsi, accettarsi… Ma episodio dopo episodio, vediamo sbocciare una splendida amicizia e una chimica irresistibile tra i protagonisti.

Il rapporto tra Lee Soo Gyum e la matrigna è una delle perle del drama: lui, cresciuto solo con l'affetto dei nonni e senza sapere cosa voglia dire avere dei genitori; lei, con un passato simile, riesce a creare con lui un legame che va oltre il sangue. 💛

Ognuno di loro affronta ostacoli, ma questo li rende più forti e capaci di proteggere sé stessi e chi amano:

Hong Do Hee combatte contro chi ha cercato di distruggere la sua famiglia con la menzogna.

Lee Mi Sook rompe il ciclo di violenze e abusi.

Kim Jung Hye finalmente inizia a vivere libera da un matrimonio soffocante.

E il dolcissimo Lee Soo Gyum trova il coraggio di affrontare chi lo ha abbandonato.


E non manca il lieto fine: anche i “cattivi” trovano una via per redimersi.
Il tutto condito da tantissimi momenti esilaranti ma anche toccanti che vi faranno ridere, emozionare e riflettere.

📺 Consigliatissimo se cercate un drama con cuore, forza, amicizia e un cast strepitoso!

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Completo
Dress Sleeved Red
2 persone hanno trovato utile questa recensione
apr 19, 2025
17 di 17 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 9.5
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10

Una bellissima storia d'amore ispirata ad una storia vera

Una bellissima storia d'amore ispirata ad una storia vera
Lee Se-young è magnifico come Sung Deok-im, una figura ispirata e complessa. Deok-im è una donna che desidera vivere una vita semplice, indipendente e dignitosa, ma è inevitabilmente attratta da Yi San. Il dramma costruisce la sua personalità in modo che il pubblico possa apprezzarne la forza interiore, l'intelligenza e il coraggio. La sua relazione con Yi San è tormentata e struggente perché, nonostante l'amore, entrambi comprendono i rischi e le limitazioni del loro legame, soprattutto per lei.
L'accuratezza storica e culturale è un altro pregio del dramma. I costumi, l'ambientazione ei rituali della corte Joseon sono rappresentati con un'attenzione ai dettagli straordinaria, trasportando lo spettatore in un'epoca lontana con grande autenticità. Gli intrighi di palazzo e le dinamiche di potere si intrecciano alla storia d'amore, arricchendo la trama e offrendo uno sguardo profondo sulla complessità del potere e delle responsabilità re
La regia è elegante e rispettosa, e crea momenti di grande impatto visivo ed emotivo. La colonna sonora, con le sue melodie delicate e malinconiche, accompagna alla perfezione i momenti più toccanti, amplificando l'intensità del racconto e rimanendo impressa nella memoria dello spettatore
La storia d'amore tra Yi San, futuro re Jeongjo, e Sung Deok-im è ispirata a fatti storici. Il re Jeongjo fu davvero innamorato di una dama di corte chiamata Sung Deok-im, che, secondo le fonti storiche, fu una figura importante nella sua vita. Nella realtà, Yi San desiderava sinceramente che Deok-im diventasse una delle sue consorti, ma lei esitò a lungo, rifiutando per quanto possibile per via della sua indipendenza. Alla fine, tuttavia, accettò e divenne una delle sue concubine, ma il loro rapporto non fu facile e comportò numerosi sacrifici per lei.
Storicamente, il re Jeongjo fu un sovrano molto apprezzato per il suo tentativo di riformare la Corea e per il suo forte senso del dovere. Questo aspetto è stato ben rispettato nel dramma, che lo mostra come un uomo diviso tra le responsabilità di un monarca e il desiderio personale di una relazione sincera
Tuttavia, come in molti drammi storici, alcuni dettagli sono stati romanzati per rendere la storia più appassionante e coinvolgente. Ad esempio, alcuni aspetti della loro relazione e delle dinamiche di corte potrebbero essere stati enfatizzati per aggiungere intensità drammatica e profondità emotiva, rendendo il loro legame più intenso e contrastato rispetto alla realtà. Anche intrighi di corte e conflitti sono stati probabilmente amplificati per mantenere alta la tensione narrativa e offrire allo spettatore un'esperienza

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