One Thousand Dollar Lawyer
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Questa recensione può contenere spoiler
Una serie a tutto tondo, originale e con un protagonista spettacolare
"One thousand dollars Lawyer" è una serie che offre davvero tanto. Al centro della scena un protagonista che non può che distinguersi, sia grazie alla bravura dell'attore che alla caratterizzazione del personaggio interpretato. Namgoong Min, brillante e formidabile come sempre, regala allo spettatore un protagonista del tutto originale e anticonformista: dagli abiti di un'eleganza a dir poco eccentrica - in special modo la fissazione per il tessuto a quadri, più o meno grandi, e l'abbinamento di colori non propriamente convenzionali - agli occhiali da sole (diverse paia, alcune abbastanza vistose), sfoggiati anche in ambienti e contesti dove sembrano davvero non c'entrare nulla, alla chioma ondulata ottenuta con l'arricciacapelli. Singolare nell'aspetto, quindi, ma anche nel carattere e nelle modalità relazionali, dove l'approccio sembra farsi spesso beffe dei convenevoli, talvolta anche del buonsenso, dando l'idea di un avvocato a dir poco sopra le righe - per certi versi un po' pazzo - che viene facilmente preso per tale ma che cela in realtà un'intelligenza, capacita e arguzia non indifferenti. Un finto tonto che sa mettere sotto scacco l'avversario, insomma. I momenti seri si stemperano in quelli divertenti, con chicche di comicità apprezzabili, mentre musica, riprese e sceneggiatura sembrano dare il loro valore aggiunto con delle sottolineature che ulteriormente caratterizzano l'originalità del personaggio (non sono poche le scene in cui tra inquadratura e colonna sonora, sembra di avere a che fare con l'eroe di un film western degli anni '80, ad esempio). Apprezzata anche la chicca presente in uno dei primi episodi, dove quando la tirocinante Baek cerca di depistarlo dall'associarla all'omonimo studio legale affermando che è un cognome molto diffuso, cita una serie di persone e, tra queste, nomina "Baek Seung Soo", protagonista di una serie tv reale (Hot Stove League") interpretata proprio da Namgoong Min, ed è quasi esilarante il commento di lui rispetto al fatto che era un ottimo drama e che meriterebbe di avere una seconda stagione. Nella prima parte la trama si sviluppa sul susseguirsi di casi che l'avvocato Cheon accetta per una parcella di 1.000 won (all'incirca 1 euro) e che vince anche se in modi tutt'altro che comuni, ricorrendo a strategie strambe ma che al contempo denotano l'arguzia celata dietro alla maschera di avvocato con qualche rotella fuori posto e facile da mettere nel sacco. I casi rappresentano un'escalation: si parte con quelli più semplici, volti più che altro a introdurre il protagonista che ad affascinare con la vicenda legale in sé - per poi passare a situazioni sempre più impegnative. Ho apprezzato che i casi non andassero di pari passo con gli episodi, spesso la loro risoluzione avviene nel bel mezzo di un episodio e già nelle scene successive s'inserisce il caso seguente. Altra cosa che ho apprezzato è che, a differenza di molte serie investigative con un caso a episodio ma che alla lunga vengono a noia, questa serie prima di incappare nella ripetitività del meccanismo vira abilmente, aprendo uno spaccato sulla vicenda personale del protagonista. E' a questo punto che si inserisce un lungo flashback, indispensabile per comprendere a meglio il presente e che spiega come Cheon sia passato dal essere il distinto, elegante e composto procuratore all'avvocato con uno studio abbastanza squallido e che gira su uno sgangherato furgoncino delle consegne del lavasecco. Due sono i personaggi chiave del suo passato: il padre, con il quale già di base c'è un rapporto particolare e che lo pone davanti alla difficile scelta tra affetto e senso della giustizia, trovando poi un tragico epilogo; l'avvocato della parte avversaria ma che, paradossalmente, fa il tifo per lui in nome del valore della giustizia. Una donna che lo affascina, che lo sostiene, che gli indica una direzione per una nuova vita, che crede in lui e in ciò che può diventare anche a livello di essere umano (l'invito a sorridere più spesso, a ridere e a mostrare quel lato divertito, piacevole e cordiale che lui cerca evidentemente di sopprimere). L'attrice che interpreta il personaggio non è tra le mie preferite: ha già lavorato con l'attore protagonista e il duo funziona anche, ma mi ha sempre ispirato una innata antipatia, per cui la sopporto meglio quando interpreta personaggi della schiera dei cattivi (o quasi) come in "My dearest". Qui invece è la perfezione fatta a donna: dolce, gentile, retta, fedele a lui e portata a credere alla possibilità di un mondo migliore e più giusto, pronta a lasciare il cinico studio legale per il quale lavora e avviare un'attività in proprio (sarà lei a decretare la famosa parcella da 1000 won), oltre a portare l'inflessibile procuratore a farle una proposta di matrimonio. Ripeto, figura senza difetti che con la sua tragica e prematura dipartita diventa praticamente una santa, lasciando Cheon straziato dal dolore e segretamente desideroso di vendetta. L'ultima parte della serie torna al presente, i casi incominciano a intrecciarsi a questioni legate al passato (del resto misteri e segreti lasciati in sospeso debbono trovare una ripresa - e una degna conclusione - nel presente, altrimenti non avrebbero senso),ma lui appare cambiato: l'aspetto resta singolare, ma più contenuto, quasi una via di mezzo. Idem a livello caratteriale, dove sembrano sovrapporsi le due diverse personalità, il procuratore che era e l'avvocato che si è lasciato il passato alle spalle, per delineare finalmente un personaggio completo di tutte le sue parti. Bello il rapporto con la tirocinante, di carattere e fatto di punzecchiamenti vari, non come quello un po' troppo morbido che c'era con l'ex fidanzata. Peccato non sia sfociato in una nuova relazione, ma il drama è talmente bello di suo che posso anche perdonargli la mancanza di un romance. Simpaticissimo il capo ufficio Sa, elemento sano e divertente, che bilancia spesso il clima della situazione. Più sterili invece i personaggi secondari della procura. Tra gli attori, ho apprezzato in particolare modo quello che interpreta il sig. Baek, nonno della tirocinante e presidente dell'omonimo studio legale: attore che ho già visto in altre serie e che da sempre un valore aggiunto come personaggio secondario (data l'età è sempre il nonno/padre di qualche protagonista). Concludendo, quindi, una serie davvero bella e davvero meritevole, dove regia, sceneggiatura e riprese davvero hanno svolto un ottimo lavoro e si vede, anche se il vero punto forte è l'attore principale che, oltre che bravissimo come sempre, ci regala un personaggio unico nel suo genere ma che a tratti ricorda tanto altri personaggi ben riusciti da lui interpretati (Doctor Prisoner, per l'astuzia e il lato stratega, Chief Kim per la stravaganza ed eccentricità, My dearest e Hot Stove League per i difficili rapporti familiari, Beautiful Gong Shim per la ricerca di sé stesso...e potrei citarne altri: nell'avvocato da 1000 won c'è un po' - forse il meglio - di ognuno di loro.Questa recensione ti è stata utile?
Kao Waan Hai Noo Pen Sai Lub
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I primi episodi sono molto simpatici( tenete conto che ogni episodio dura come un film circa 1 ora e mezza) i protagonisti recitano bene e le scene sono dinamiche anche grazie ad alcuni misteri che vengono aggiunti alla classica love story tra i due protagonisti.
Purtroppo verso la fine quasi tutti i misteri vengono svelati troppo in fretta e la love story al contrario non spicca mai il volo, insomma verso la fine tutto è poco realistico.
Purtroppo non me la sento di consigliarla, il potenziale c’era ma non è stato sfruttato...peccato!!!!
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Tanto potenziale sprecato
Avevo aspettato tantissimo questa serie. Premetto che ritengo che #NotMe sia la cosa migliore che sia mai capitata all'industria BL, quindi, quando avevo letto di un progetto che avrebbe portato in scena le rivendicazioni civili all'interno di un istituto scolastico superiore, il mio hype aveva raggiunto livelli assurdi. #TheEclipse aveva delle premesse incredibili, continuo a pensarlo, ma la mia attesa non è stata ripagata. Tutto il potenziale drammatico è sfumato presto e la trama indiziaria non è mai riuscita davvero a essere convincente e sostenuta dalla giusta suspense. Dalla protesta portata avanti da 3 ragazzini alla ricerca di colpevoli che non sono mai veri colpevoli... Mi è sembrato che tutto si sia appiattito e sgonfiato, riducendosi alla sola storia d'amore. First e Kaho sono magnifici, però, ecco, la storia non mi ha soddisfatto e, anche se loro mi piacciono, ho trovato tutto abbastanza prevedibile e a volte perfino banale. Tutta la costruzione del mistero alla fine ha svelato ben pochi misteri. Mi dispiace perché era la serie del 2022 che più aspettavo e davvero credevo sarebbe diventata una delle mie preferite. Forse il primo trailer, che era più oscuro e drammatico, mi aveva portato fuori strada. Peccato.
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Per quanto riguarda il cast,mi e' piaciuto molto,Ji Sung di cui sono fan ed ho visto quasi tutti i suoi lavori,mi piace sempre,a questo modo naturale di recitare di un professionista che gli permette di fare mille parti diverde e sembrare sempre una persona diversa,lei,Han Ji min mi e' piuaciuta, gia vista in altri drama,ma qui la sua performance mia e' piuacita piu di altre volte,in ogni caso e' stato ottimo il vavoro di tutti gli attori.
Le musice sono bellissime,divertenti,che mettono il buon uomore.
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Beautiful Gong Shim
2 persone hanno trovato utile questa recensione
La ricetta per la commedia perfetta!
Al di là del voto che si può dare a una trama, alla recitazione, alla sceneggiatura o quant'altro, per me il metro di valutazione di un drama si riconduce spesso a un solo quesito: quante volte ho riguardato la serie? Nel caso di Beautful Gong Shim, direi abbastanza da farla finire tra le mie preferite.Ci sono i tratti spensierati e divertenti - a volte proprio esilaranti - di una commedia fresca e frizzante. C'è un mistero da risolvere, questioni da dipanare, situazioni difficili da affrontare nel presente e da ricollegare nel passato. Non è una serie insipida e senza trama, che non sa bene dove inizia e dove vuole arrivare. Il punto di partenza e la linea di arrivo erano evidentemente ben chiare in coloro che hanno ideato la storia. E, nel mezzo, c'è lo spettacolo: quello di qualità, che intrattiene, che emoziona, che fa riflettere. C'è una protagonista che inizialmente mi ha spiazzata, nel suo aspetto un po' scialbo che non si mostrava come il finto brutto anatroccolo pronto a trasformarsi in un cigno, ma che così rimane fin quasi alla fine. Kong Shim si rivela un personaggio espressivo, dove l'aspetto perde di significato e consente di aprire una finestra che guarda dentro il personaggio, alle sue emozioni, alla scarsa autostima, ai desideri. Si entra in empatia con lei e si torna a seguirla "da fuori" osservandola con simpatia, perchè se non è "carina" esteticamente, è "carina" nel suo modo di essere. Se poi a un'attrice che per l'appunto si rivela davvero una notevole sorpresa si affianca poi uno dei migliori attori coreani - anzi diciamo pure il migliore, per quanto mi riguarda - non può che derivarne una coppia sensazionale. Namgoon Min, attore superbo su tutti i fronti, riveste i panni di un personaggio ben studiato e complesso, che gli permette di dare prova della sua versatilità e capacità recitativa, dando vita a un An Dan Tae espressivo e affascinante, singolare e intrigante, sensibile e intelligente, divertente e profondo. Gli attori secondari un po' scompaiono, al confronto, ma non è poi un gran problema: la chimica che c'è tra la coppia principale domina lo schermo senza mai annoiare. Entrambi i personaggi subiscono un'evoluzione, che se per lei è la conquista della propria autostima, della fiducia nelle proprie capacità e nel riconoscimento di queste da parte degli altri, per lui è un po' la ricerca del suo posto nel mondo, il venire a patti con le proprie radice, scoprendo i tasselli di un passato che mancava. Azzeccata la colonna sonora.
SPOILER: se dovessi proprio trovare un difetto, un unico passaggio poco sensato in una trama che per il resto è certamente coerente, è la motivazione - nella parte finale - dell'allontanamento tra i due: che fosse "preso" (24h su 24?) o che il mantenersi in contatto il vivere a distanza...nessuna delle due spiegazioni è sensatamente valida e realistica. Ma, del resto, senza una separazione - non solo geografica ma anche relazionale - non avrebbe potuto esserci il grand finale con la coppia che si ritrova. Diciamo che il meccanismo causa-effetto aveva bisogno di una "causa" un po' più credibile, al di là della riuscita dell' "effetto" desiderato. Ma si tratta giusto di una piccola svista, di poco conto rispetto al resto. Concludendo, un drama che vale davvero la pena vedere, una piccola perla che rischia di passare inosservata (io stessa ammetto l'ho scoperta solo perchè ero alla ricerca di altri drama con Namgoong Min).
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Quando il troppo stroppia e i pregi diventano difetti
L'idea alla base della serie non è nuova - come dice il titolo si ispira al noto Dr.Jekyll e Mr. Hyde - ma la chiave di lettura sembra avere un buon potenziale di partenza: un Jekyll freddo, cinico, egoista e per nulla empatico e al contrario un Hyde che invece di essere un alter ego malvagio viene dipinto come un eroe, un salvatore, costantemente permeato da sorrisi e buone intenzioni.Un meccanismo rovesciato che mi ha incuriosita e che già dopo i primi episodi mostra un ulteriore inversione: Seo Jin non è poi così freddo e calcolatore come si sforza di apparire e d'altro canto l'altruismo di Robin non è proprio così smisurato. Un doppio flip che sembra voler rimettere tutto in discussione, gettando l'idea che "la verità non è quella che appare". In realtà, alla fine, la verità si troverà un po' nel mezzo.
A condire la storia ci sono dei buoni temi a supporto: la psicanalisi, i ricordi del rapimento durante l'infanzia, con tematica poliziesca annessa.
Tanti aspetti positivi, insomma. Eppure...c'è mancato poco che non la terminassi. Il ritmo - non dico incalzante, ma quanto meno coinvolgente - dei primi episodi rallenta a una velocità da crociera. Il giro di boa l'abbiamo a metà serie, con la protagonista che finalmente fa 2+2 e scopre che non esiste alcun gemello, ma sia prima che dopo i tempi sono davvero troppo dilatati, parliamo di 20 episodi che potevano benissimo essere riassunti in poco più della metà. E poiché il troppo stroppia, tutti gli aspetti positivi sopracitati diventano delle zavorre: la questione dell'avvicendarsi dei due sembra voler proseguire all'infinito, la storia del rapimento e del recupero dei ricordi sembra la saga della "storia infinita", la dottoressa segregata, le sedute ipnotiche, ecc... a una certa viene da dire "ok, abbiamo capito, ora però andiamo avanti!". Sostanzialmente è proprio questo dilungarsi esasperante che affossa una serie dalle premesse più che buone. Anche il triangolo amoroso viene trascinato fin quasi alla fine e risolto con un ricongiungimento che non ha il tempo di essere percepito come tale (più che un protagonista che alla fine è sia Robin che Seo Jin, la spiacevole impressione è che lei si sia sposata con Robin per poi trascorrere la vita con Seo Jin). Poteva essere gestito meglio, insomma. In ultimo, c'è davvero un eccessivo buonismo: il dualismo bene/male di Jekyll/Hyde sparisce, e vogliamo far risultare buoni entrambi. Non contenti, anche al padre di Seo Jin viene condonato molto e, perchè no, pure l'amico d'infanzia, che ha fatto da antagonista per buona parte della serie, entra nella squadra dei buoni redenti. Alla fin fine, i cattivi sono tutti spariti, insomma.
Per quanto riguarda i due attori protagonisti, non conoscevo l'attrice ma l'ho apprezzata molto. L'attore che interpreta il Presidente l'ho già visto in altri drama - in primis Suspicious Partner - e lo trovo sempre una valore aggiunto. Quanto a Hyun Bin, servono due parole a parte: l'ho conosciuto nel più acclamato "Crash landini on you", che è stato anche il mio prima k-drama in assoluto, e che ha fatto da apripista a tutte le serie asiatiche che ho visto successivamente. Non avendo termini di paragone, all'epoca, l'avevo trovato ineccepibile - pur nei panni di un personaggio non particolarmente scattante, va detto - ma molti degli altri suoi drama ero finita poi per abbandonarli, ridimensionando la sua bravura a una triste monotonia interpretativa. Con questa serie, invece, si riscatta decisamente: non solo perchè ricopre ruoli diametralmente opposti ma perchè emerge in entrambi tutta quell'energia che mi era sembrata sopita persino nella sua sopracitata serie di maggior successo. Consiglierei questa serie? I primi episodi valgono la pena, ma mettete in conto di non arrivare alla fine.
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Il coraggio di sopravvivere
Questo drama mi ha acchiappata e trattenuta dai primi fotogrammi e dalle prime battute (ottimo regista e ottima sceneggiatrice, la stessa di It's ok not to be ok) stranamente il triste finale non mi ha fatto piacere meno questo dramma, forse perché l'autrice ce lo propone fin da subito abituandoci così ad accettarlo e valutando il viaggio per quello che è la ricerca e scoperta che l'amore vero esiste e che a volte è la meta la cosa sbagliata che ci impedisce di essere felici. Alla fine è decisamente un grande WOW .Questa recensione ti è stata utile?
Visto su piattaforma MYmovies On
Film sotto molti punti di vista splendido, ma non esente da pecche narrative di colore eccessivamente descrittivo e drammatico, quindi può sembrare a tratti stancante, scontato e confuso.Impreziosito non solo dal miglior cast possibile ma anche da una colonna sonora classicamente da intenditori.
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L'inserimento di Park Morgan appare del tutto sensato, inizialmente, come a voler mettere un elemento per sviluppare anche la tematica della relazione umana, oltre a quella professionale predominante il drama, ma è quasi peggio che averlo omesso del tutto, perchè è più che palese che non c'è evoluzione, non porta a niente, e l'impressione è che sia quasi voluto.
Un effetto boomerang di cui si poteva fare a meno, insomma. Una serie zoppicante, alla quale sembra venga data l'illusione di una stampella, per poi sottrarla brutalmente e farla precipitare a terra. Bypassabile...
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Una storia adolescenziale delicata e sana, coinvolgente e positiva
Adattamento ben riuscito dell'omonimo manga, questa serie si dimostra sana, genuina e piacevolmente diversa dalla moltitudine di BL in circolazione.Non c'è una trama vera e propria, se non al servizio della storia tra i due protagonisti, ma è giusto così. Il pregio è proprio quello di aver portato in scena una relazione delicata ma bella, positiva, interessante e - soprattutto - priva dei soliti stereotipi o cliché.
In un romance - BL o meno - generalmente tendo a preferire sempre più un protagonista all'altro. In questo caso, invece, li ho amati davvero entrambi allo stesso modo: due caratteri completamente diversi, per molti aspetti complementari, entrambi tratteggiati con accuratezza e linearità.
La storia in sè è semplice, adolescenziale, ma la comunicazione e l'interazione tra i due sono di fatto il perno centrale del drama. Contrariamente alla maggior parte delle serie giapponesi estremamente criptiche ed ermetiche, qui l'aspetto comunicativo è più aperto e diretto. C'è un confronto spesso molto onesto tra i due, al di là dei dubbi e della confusione nella quale si muovono, tipica della reale fase adolescenziale.
Non ci sono drammi creati ad hoc per dare un senso "dovuto" al drama, ma la volontà di dare valore alla crescita personale dei due protagonisti e all'evoluzione del loro rapporto. Il tutto mantenendo quasi sempre una chiave leggera, spesso davvero tenera, a tratti anche divertente, ma non per questo superficiale.
Da una parte abbiamo Aoki, ragazzo genuino e sensibile, sinceramente confuso nel passare dalla cotta per una compagna di classe a quella - innescata per un malinteso - nei confronti di Ida. L'attore, che non conoscevo, si è dimostrato davvero molto espressivo e capace di alleggerire momenti significativi con una mimica davvero tenera e piacevole, capace di strappare un sorriso davati al suo essere "carino", come lo definisce a un certo punto anche Ida. Il personaggio di Ida, interpretato da Meguro Ren, attore che ho già avuto modo di vedere e apprezzare in altri drama - è decisamente più calmo e pacato. Un ragazzo educato, gentile, riservato, più dedito a prestare attenzione ai bisogni degli altri che a comprendere sè stesso. Il fraintendimento che sta alla base della storia lo mette nella condizione di iniziare a interrogarsi su aspetti mai presi in considerazione prima: non si tratta quindi di un cambio insensato dell'orientamento sessuale, bensì l'inizio della scoperta di sè stesso, che va a delineare un ragazzo ancora un po' acerbo nonostante sia nell'ultima fase dell'adolescenza.
Due personaggi indubbiamente positivi e validi che permettono di seguire una storia davvero sana, non artificiosamente drammatica ma sinceramente alle prese con normalissimi dubbi e titubanze.
In conclusione, una serie che dimostra come la capacità di far saltare un battito al cuore - cito sempre Ida - non sia necessariamente vincolata a chissà quali baci appassionati o scene intime. Consigliata a tutti, anche ai non amanti del genere.
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Quando la squadra conta più del caso da risolvere
“Mad Dog” è un piccolo gioiello del 2017 del genere crime coreano, uno di quei drama che rischiano inspiegabilmente di passare inosservati al grande pubblico, forse per via della trama apparentemente poco accessibile, forse perché meno appetibile rispetto ad altre serie patinate, ma che di fatto prende un tema apparentemente piatto – le indagini sulle frodi assicurative – e lo trasforma in un palcoscenico per personaggi memorabili e relazioni umane autentiche. C’è un momento, poco dopo la metà del drama, in cui tutto ciò che è stato accumulato nei primi sette/otto episodi – sospetti, indizi, dinamiche di squadra, ferite non rimarginate – esplode in una sequenza di azione ad alta tensione. Ed è proprio lì che si capisce una cosa fondamentale: questo drama non è davvero sulle frodi assicurative. È soprattutto sulle persone.La premessa è semplice: Choi Kang Woo è un ex investigatore assicurativo – e prima ancora un ex poliziotto -che ha perso moglie e figlio in un tragico incidente aereo. La compagnia liquida tutto attribuendo il disastro all’atto suicida del co-pilota, ma per lui non è abbastanza. Nasce così la “Mad Dog”, una squadra di investigatori ufficiosi che smaschera chi truffa le assicurazioni. Un lavoro che è anche – e soprattutto – una copertura per fare chiarezza su quanto accaduto nel disastro aereo. La struttura narrativa è classica, soprattutto per i kdrama di quel periodo: i primi episodi alternano casi episodici (piccole truffe, frodi domestiche) con i fili di una cospirazione più grande che lentamente si dipana. Ma la vera forza della serie non sta nei colpi di scena – per quanto ce ne siano, e anche ben congegnati – bensì nel modo in cui costruisce il suo ecosistema umano.
Yoo Ji Tae, attore che ho conosciuto e apprezzato nel ruolo secondario interpretato in “Healer” e, successivamente, anche quale personaggio di rilievo in “Vigilante” (ambedue serie ad alto contenuto di azione e indagini), qui da il meglio di sé: figura centrale che comunica con gli occhi più che con le parole, regala un Choi Kang Woo trattenuto e vulcanico allo stesso tempo. La sua rabbia è una brace che cova sotto la cenere, pronta a divampare quando meno te lo aspetti. E quando finalmente esplode, nelle scene finali, si comprende perché ha trascorso sedici episodi a trattenerla. Il dolore vivo con il quale convive è palpabile, nonché forza motore del suo tirare avanti, con un unico e chiaro obiettivo al quale si dedica completamente, già che i saltuari momenti in cui si lascia andare alla nostalgia dei ricordi sono tanto strazianti da risultare insopportabili.
Poi c’è lui, Woo Don Hwan. E qui bisogna fermarsi un attimo. All’epoca un volto quasi nuovo, ma che già faceva parlare di sè come di una promessa. E con “Mad Dog” quella promessa si è trasformata in certezza. Il suo Kim Min Joon - o Jan Gebauer, volendo utilizzare la sua ufficiale identità tedesca - è un personaggio stratificato e ambiguo, ma indiscutibilmente magnetico. Si presenta come il fratello minore del co-pilota additato quale responsabile dell'incidente aereo, un truffatore cresciuto all’estero in seguito ad adozione, che veste bene, mostra un atteggiamento spavaldo e ha un sorriso compiaciuto, provocatorio o sardonico a seconda dell’angolazione. Ma sotto la superficie dell’apparenza, Min Joon è un giovane solo, ferito, alla disperata ricerca di una famiglia. La sua evoluzione – da lupo solitario a membro integrante del “branco”, già che di “cani rabbiosi” si parla – è il cuore pulsante della storia.
La squadra si completa con Jang Ha Ri (l’Attrice Jang), ex-ginnasta diventata poi investigatrice e con la grinta di chi non molla mai. La chimica con Min Joon è elettrica, per quanto il drama riservi allo sviluppo – o meglio all’accenno – del romance tra i due davvero troppi pochi momenti, ed è un vero peccato. Park Soon Jung (Ghepardo) è il classico duro dal cuore tenero, capace di farti sorridere in una scena e commuovere in quella successiva. On Noo Ri (Pentium) è il giovanissimo genio informatico allergico al sole, tenero e goffo. La forza del drama sta nel far affezionare lo spettatore a questi personaggi così tanto da far passare in secondo piano la vicenda legata a crimini e cospirazioni. I momenti migliori non sono quelli in cui smascherano i colpevoli, ma quelli in cui si scambiano uno sguardo complice, si coprono le spalle, litigano e fanno pace. La “famiglia trovata” è un tropo caro ai drama coreani, ma qui funziona in modo particolarmente autentico.
Certo, non mancano i difetti. La serie ha un problema di ritmo nella parte centrale, quando le spiegazioni tecniche sulle frodi assicurative si fanno più fitte e il gergo legale rischia di appesantire la visione. Tanti sono i dettagli così come i personaggi secondari o di contorno che entrano via via in scena, e la struttura a “gatto e topo” – i buoni sono un passo avanti, poi un passo indietro, poi due avanti – diventa a tratti ripetitiva. Sul fronte dei cattivi troviamo quelli evidenti fin da subito, quelli più insospettabili, ivi compresi coloro che tradiscono la fiducia. Arrivati a un certo punto la distinzione dei due schieramenti diventa netta e il resto del drama si concentra non tanto sul chi dovrà essere punito ma piuttosto sul come arrivare a punirlo, ottenendo così giustizia. Ad ogni modo, tra tutti i cattivi spicca di sicuro Choi Won Young, attore carismatico e di talento che regala un Joo Hyun Gi inquietante al punto giusto.
Nel finale la carica emotiva è decisamente impattante: giustizia è fatta, le cicatrici iniziano a rimarginarsi, Min Joon capisce finalmente di avere un posto nel mondo e imposta le basi per quella relazione fraterna che gli è stata sottratta. Con qualche sorriso e qualche lacrima, la serie trova la degna conclusione senza strafare e senza melodrammi eccessivi. La colonna sonora merita una menzione speciale: la traccia “What I Want” di NiiHwa, caratteristica e orecchiabile, riesce a rievocare l’atmosfera delle notti di indagini e inseguimenti.
In conclusione, è un drama che consiglio a chi ama le storie di squadra e apprezza le Bromance, con personaggi ben caratterizzati che si scelgono l’un l’altro e un crime che non si prende troppo sul serio ma sa essere serio quando serve. Non è però per tutti: chi cerca ritmi serrati o un romance più importante – non nego che quest'ultimo mi sarebbe piaciuto - potrebbe restarne un po’ deluso.
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Come Si Dice "Amore"?
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Una bella sorpresa
Mi aspettavo una rom com, un drama leggero ma non è così, probabilmente le promozioni sono state fuorvianti.Questo fortunatamente non ha inciso nel mio grado di apprezzamento verso questo drama, anzi sono rimasta piacevolmente colpita.
Ammetto che uno dei punti forti di questo drama è assolutamente la scenografia, posti meravigliosi e variegati che ci accompagnano in questa storia d'amore dolce ma travagliata rendendo tutto magico. L'estetica di questo drama è molto bella, tra luoghi stupendi, marchi di lusso come Chanel e outfit dei personaggi stupendi, assolutamente piacevole per gli occhi.
La regia mi è piaciuta molto, soprattutto nella rappresentazione del personaggio di Dorami, lì secondo me la regia toccava i momenti più alti del drama.
Parliamo invece della sceneggiatura, la trama.
Trama che secondo me è originale! Ovviamente non intendo che sia la cosa più originale che abbia mai visto, quello no ma per il panorama dei kdrama soprattuto attuale per me lo è (e ho visto tanti drama).
La sceneggiatura l'ho trovata molto solida fino all'episodio 10 poi purtroppo fa qualche scivolone nel finale ma dopo ci arriviamo, prima parlo delle cose positive.
Il concetto della lingua che non è solo quella che parliamo ma quella della nostra anima interiore che è la più difficile da interpretare, sia per noi stessi ma soprattutto per le persone che ci stanno vicino ma che un pò di sforzo si può interpretare, questa è alla fine la vera trama del drama. Questo concetto che sembra semplice ma non lo è, viene messo in scena in modo geniale e profondo e per quanto mi riguarda anche avvincente.
I protagonisti li ho trovati interessanti perché hanno personalità distinte, questo li porta appunto ad avere problemi nel capirsi ma non solo, entra in gioco anche la salute mentale della protagonista. Per quanto mi riguarda apprezzo sempre tanto quando nei drama ma in generale quando viene trattato questo tema importante. Ritornando alle personalità dei protagonisti la cosa che più ho amato è che sono molto umani da sembrare quasi reali, non sono perfetti ma quella imperfezione che non è fittizia giusto per farti il personaggio grigio ma realistica, anche perché entrambi alla fine non nemmeno così grigi sono appunto semplicemente umani. Lui ad esempio una green flag ma a volte è troppo tagliente con le parole quindi può ferire anche se magari la sua intenzione non era quella. Il loro rapporto si costruisce lentamente, un vero slow burn e io amo questa caratteristica. Ho amato vederli piano piano innamorarsi e crescere come coppia.
I personaggi secondari forse sono a mio pare un punto debole del drama, non mi hanno fatto impazzire, abbastanza semplici e banalotti. Carini ma nulla di eclatante. Ad eccezione di Hiro il cosiddetto second lead sfigato di turno, lui l'ho apprezzato abbastanza anche se serviva principalmente da collante per alcune dinamiche della trama.
Mi è piaciuta molto l'idea di loro che dovevano girare questo reality in giro per il mondo, questo ha reso il drama più bello e affascinante, insomma seconda me le sorelle Hong sono state in gamba nello scrivere questa sceneggiatura.
Un drama che non sarà il capolavoro del secolo ma indubbiamente un ottimo prodotto.
Fine parte senza spoiler.
SPOILER
La scelta dei traumi della protagonista che arrivano dalla famiglia e da lì la nascita di Dorami l'ho apprezzato molto, soprattutto il plot twist della madre che era Dorami, in linea con la storia e non semplice da capire.
Purtroppo non ho amato l'ultimo episodio per alcune scelte, ad esempio i genitori che alla fine sono vivi, brutto da dire ma avrei preferito di no, perché buttarmelo così a fine ep secondo me non ha senso. Più che altro mi ha dato l'impressione come se le sceneggiatrici non abbiano avuto il coraggio di effettivamente narrare una tragedia del genere e così hanno voluto alleggerire però per me risulta forzato.
In generale non ho apprezzato la risoluzione finale della famiglia di lei, che poi alla fine si collega con lui per me potavano evitare, l'ho trovato forzato anche qui.
Anche il fatto che lei alla fine non si faccia curare tramite psichiatra e psicologo sinceramente non mi ha entusiasmato, per me era importante vedere lei che prendeva il coraggio e andava a curarsi e invece no...penso che qui entri molto in gioco la mentalità coreana che su queste cose è molto indietro.
Per non parlare della separazione dei due! Che spero vivamente che in quel periodo non si siano effettivamente lasciati anche se sembrerebbe di sì. Questo cliché lo odio dall'alba dei tempi, riproposto in 90000 drama e basta vi prego...non so forse qui entra in gioco il fattore che loro sono delle sceneggiatrici old school? Non lo so ma non ho apprezzato questa scelta!
Ci sono state altre cosine che non ho amato ma nulla di troppo importante, queste sono le cose importanti che ritengo invece dei scivoloni.
In generale non boccio un drama solo per l'ultimo episodio quindi comunque rimane un ottimo kdrama che ho amato.
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The Director Who Buys me Dinner
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BL coreana a suo modo apprezzabile ma fortemente penalizzata da una brevissima durata
Visione più della durata di un film di media lunghezza che di una serie vera e propria, complessivamente conta 10 episodi da 15 minuti scarsi l'uno, se si considera che ogni episodio parte con un recap dell'episodio precedente seguito dalla sigla.La breve durata è sicuramente il difetto principale del drama, poichè la storia proposta non ha davvero possibilità di essere presentata e sviluppata in modo soddisfacente. Il coinvolgimento divino, la questione della maledizione, l'attesa per secoli e la reincarnazione sono tutti elementi che - introdotti e gestiti a velocità supersonica - finiscono per rasentare un po' l'assurdo e creare una confusione con effetto non-sense in molti passaggi. Le dinamiche a monte non sono ben chiare e - nonostante un flashback dedicato in uno degli ultimi episodi - non chiare rimarranno. Lo stesso personaggio di Denis non verrà mai spiegato bene, per cui il suo comportamento rimarrà in molti casi un mezzo punto di domanda. Il cast è ridotto all'osso e le interazioni con i personaggi secondari pure, poichè lo scarso tempo a disposizione viene investito - comprensibilmente - tutto sui protagonisti. Il finale, nel suo complesso, ci sta.
Detto questo ho trovato la recitazione davvero molto buona, i due attori protagonisti - generalmente abituati ad essere personaggi secondari di supporto se non addirittura comparse - mostrano di meritare a pieno titolo il ruolo principale, e non mi spiacerebbe vederli impegnati in qualcosa di più corposo.
Al di là della trama, che dicevo è concentrata e semplificata al punto da penalizzare fortemente l'apprezzabilità della storia, le modalità relazionali che si sviluppano tra i due, per quanto anch'esse affrettate, sono decisamente gradevoli. E' un tipica BL coreana dove l'approccio e l'interazione tra i due protagonisti è al contempo delicato ma emozionante. In questo senso mi ha ricordato molto drama quali "Jun and Jun", piuttosto che "Cherry blossom after winter", "Our dating sim" o "Semantic error". Tutte serie con tanti elementi positivi comuni ma tutte piuttosto brevi - a memoria non vanno oltre gli 8 episodi, quantomeno non della durata breve come in questo caso - ed è un fattore che andrebbe davvero riconsiderato. Le BL coreane personalmente mi piacciono molto, ma meritano indubbiamente un investimento maggiore, altrimenti il risultato avrà sempre i soliti limiti legati alla durata e, di conseguenza, a un mancato approfondimento dei contenuti della vicenda e della credibilità della storia stessa.
Detto questo resta una visione che, pur veloce e difettosa, permette di apprezzare svariati momenti. A patto di affrontarla con piena consapevolezza dei limiti, non mi sento proprio di sconsigliarla.
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Legal thriller per gli amanti delle sceneggiature solide e ben articolate
“Confession” è un legal drama dalla marcata componente thriller e con tutte le carte in regola per conquistare gli amanti del genere. La premessa è solida, ben strutturata: Choi Do Hyun, un avvocato diventato tale dopo un trapianto di cuore, scoprirà inaspettate connessioni tra il caso che sta seguendo e il vecchio caso di omicidio per cui suo padre è stato condannato anni prima.Il punto di forza del drama risiede tutto nella sua scrittura. La trama, intricata e complessa ma perfettamente integrata e senza lacune, segue un unico grande arco narrativo che si dipana in molteplici fili apparentemente secondari. E’ una struttura importante, che richiede una grande abilità a livello di sceneggiatura, per riuscire a non creare buchi o incongruenze e ricondurre tutti i pezzi del puzzle al caso principale, il tutto senza dare l’impressione di aggiunte superflue. Il ritmo non lo definirei avvincente, ma comunque ben calibrato e sufficiente a mantenere viva l’attenzione dello spettatore, sebbene forse con un leggero rallentamento nella parte centrale. La corposità della vicenda è sia un elemento di merito che un potenziale ostacolo, già che richiede necessariamente una visione attenta, dove la struttura concatenata dei vari elementi fa si che perdere un passaggio possa rendere confusi gli sviluppi successivi. Non è una visione spensierata o della quale possono essere “skippate” le parti più lente, insomma: tutti i sedici episodi vanno seguiti minuto dopo minuto, senza perdere di vista i dettagli, e questo lo rende un drama sicuramente interessante ma indubbiamente impegnativo.
Passando al cast, le prove sono state buone ma non eccellenti. Lee Jun Ho – attore che personalmente apprezzo molto pur con il suo background da idol – regala una performance più che dignitosa, ma sicuramente non la metterei tra le sue prove migliori. L’approccio è fin troppo misurato e composto, per quanto in sintonia con il vissuto del personaggio interpretato e la malattia che lo accompagna. Solo in alcuni momenti posso dire di averlo trovato davvero intenso, aspetto che trascende da scene plateali ma che risiede tutto nella capacità di un attore di rendere un personaggio – al di là della caratterizzazione prevista – una vera e propria colonna portante per il drama. Qui l’impalcatura è stata invece fornita dalla sceneggiatura, come già detto, e il cast ha saputo dare vita a personaggi maturi e di tutto rispetto, per quanto non eccelsi o emblematici. Lo stesso discorso vale quindi per l’altra figura principale, il detective Ki Chun Ho, interpretato da un Yoo Jae Myung che porta in scena tutta la passione e l’irruenza utili a controbilanciare la freddezza dell'avvocato, promuovendo così un duo equilibrato e accattivante.
L’introspezione è stata un po’ carente o, per meglio dire, interamente a servizio della trama investigativa. Al di fuori degli elementi strettamente connessi alla trama, non c’è infatti sviluppo o approfondimento alcuno sui personaggi, e questo alla lunga determina una mancanza di profondità emotiva che a tratti si avverte.
Rispetto alla vicenda, se da una parte non ci sono grandi colpi di scena, dall’altra l’interesse dello spettatore sta tutto nel vedere come andranno a incastrarsi le varie tessere che compongono l’intricato disegno. Forse avrei evitato il meccanismo – già visto altrove diverse volte – per cui si parte da un fatto apparentemente ordinario (per quanto spiacevole possa essere un omicidio) fino a risalire, collegamento dopo collegamento, niente meno che ai vertici della Casa Blu. Stesso discorso per la casualità con cui molte figure fanno il loro ingresso in scena ed entrano in relazione col giovane avvocato: sembra un po’ la fiera delle coincidenze, tra volute e non, e poco ci manca che anche la cassiera del supermarket di fiducia si riveli una figura chiave. Anche un po’ meno, insomma.
Qualche perplessità anche rispetto alle dinamiche in tribunale. Se la storia, intesa come insieme di azioni, reazioni, cause, conseguenze e moventi non traballa di una virgola, l'iter che collega insieme tutti questi puntini ben saldi si prende non poche licenze: prove decisive raccolte a casaccio ma capaci di diventare determinanti in tribunale, considerazioni e testimonianze più ufficiose che ufficiali in grado di mettere a tacere istantaneamente l’opposizione. Da questo punto di vista c’è stata forse un’eccessiva semplificazione che può passare anche come superficialità.
Detto questo, “Confession” resta in ogni caso un buon drama, dove all’abusato obiettivo della classica vendetta si sostituisce – su più livelli – una più interessante ricerca della pura verità. Tecnicamente ben costruito, non cerca facili effetti speciali ma punta tutto sulla forza della sua trama, e in tal senso premia l'attenzione e la pazienza, regalando un finale soddisfacente e ben architettato. Gli amanti del genere sapranno senz’altro apprezzarlo. Non è invece nella rosa dei titoli che consiglierei a chi cerca una serie leggera o dove il desiderio è quello di affezionarsi ai personaggi principali. Per quello, meglio guardare altrove.
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Love for Two Lives
2 persone hanno trovato utile questa recensione
Commediola isekai talmente sciocchina da essere godibile e divertente
Effettivamente non si può dire che si tratti di una serie con significati profondi, insegnamenti e quant'altro. E' tutto molto lineare e poco impegnativo, ai limiti dell'assurdo e oltre, ma condotto con una leggerezza che rallegra il cuore.Non ci sono Big boss di grande spessore e alla fine non tutti i cattivi fanno la fine che dovrebbero meritare, anche se per almeno uno di essi siamo portati a provare un moto di simpatia. Però purtroppo occorre segnalare come, e accade troppo spesso, ad una persona sovrappeso sia assegnato un ruolo comico di persona volubile, infantile, di scarsa intelligenza, e che si abbuffa in maniera incivile. Body shaming all'opera. Quando poi vediamo certe attrici al limite - e forse oltre - dell'allerta medica per eccessiva magrezza, il paragone non potrebbe essere più stridente. Specie quando si parla di palazzi del potere, ci si domanda come certi scriccioli possano portare a termine le gravidanze che occorrono per produrre i tanto desiderati eredi. Non è questo il caso, comunque, qui ci si batte per il potere e basta. I figli verranno dopo.
Gli attori hanno fatto un buon lavoro, specie considerando che si tratta di un drama con episodi brevissimi, e quindi senza grandi mezzi, sia a livello di cast, che di costumi e ambientazioni. Ad ogni modo, pur trattandosi di una serie secondaria, è una produzione che si difende bene e, per certi versi, decisamente migliore di tante produzioni ben più importanti e osannate, ma che non sono riuscite a centrare l'obbiettivo. Qui il focus è una storia romantica e divertente, che riesce ad intrattenerci benissimo. Obbiettivo raggiunto.
Il finale non è così scontato come si potrebbe pensare, e forse è una delle parti più deboli di tutta la serie, perché lascia in sospeso un paio di problematiche non secondarie e, negli ultimi 5 secondi, crea un moto di fastidio verso la protagonista. Forse hanno voluto lasciare spazio per una seconda stagione che però, al momento, ancora non c'è. Ad ogni modo, lo show è concluso anche così, e concluso bene.
Trattandosi di un drama così breve, non impegnerà troppo del nostro tempo e, come intermezzo riposante, magari fra altre serie emotivamente più impegnative, sarà un'ottima boccata d'aria fresca.
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