Would You Marry Me
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Questa recensione può contenere spoiler
La risposta - più rivolta al drama che al titolo - è un meritato e convinto "no".
Commedia romantica fortemente incentrata sul tema del finto matrimonio – matrimonio di convenienza. Tematica già affrontata innumerevoli volte in innumerevoli drama, riproposta con tale frequenza da risultare spesso noiosa. Un filone che a mio avviso non merita necessariamente di esaurirsi ma che deve essere quanto meno ben fatto e, meglio ancora, giocarsi un taglio originale e innovativo (in questo senso ne è un ottimo esempio “When the phone rings”, dove il finto matrimonio andava nascosto invece che mostrato).In questo drama spunti originali di certo non ce ne sono, tutto è molto prevedibile fin dall’inizio. Rispetto al “niente di nuovo ma almeno ben fatto”, direi che la prova è riuscita a metà: la coppia principale funziona e garantisce un buon ritmo alla storia, ma c’è stato un uso esagerato di stratagemmi – spesso poco credibili – per forzare la trama nella direzione voluta. Al di là di tutte le motivazioni che portano lei a proporre il finto matrimonio all’omonimo del fidanzato traditore, e ai motivi per i quali lui infine accetto (e già qui l’effetto “coincidenza”, tra connessioni professionali e trascorsi d’infanzia viene ampiamente abusato), seguono poi tutta una serie di situazioni davvero al limite, dove pur colti in flagrante scappano a nascondersi in modo ridicolo, senza tra l’altro generale una sensata reazione nello spettatore di turno (dai parenti di lui, al dirimpettaio di casa, all’ex fidanzato di lei). Scadiamo un po’ in una comicità da situazione non-sense che poco c’entra e per nulla impreziosisce la serie. Le mille complicazioni che si presentano una dopo l’altra, tutte fronteggiate con scelte discutibili che creano un castello di bugie palesemente traballante, tolgono spazio ai finti novelli sposi, che quasi non riescono a ritagliarsi scene dedicate al ruolo di coppia felicemente sposata, che poi sarebbe il perno centrale dell’intera serie.
Verso la metà arriva la svolta, lui si confessa e lei scopre il loro legame passato. Se da una parte ho apprezzato che le carte fossero state finalmente scoperte – sarebbe stato noioso trascinare il segreto fino alla fine della serie – dall’altra sembra che non ci sia stata la capacità di giocarsele bene. L’impressione di essere sempre un po’ sottotono si fa via via più persistente e la scelta di come sviluppare la trama e le varie vicende non sempre è azzeccata. In particolar modo il ritorno dell’ex fidanzato è veramente insensato: all’inizio del drama lascia Me Ri su due piedi, tagliando di netto ogni legame e ribadendo – quando lei in difficoltà proverà a contattarlo – di essere ormai praticamente due estranei. Poi, mollato a sua volta dall’amante, ricompare sulla scena vantando delle pretese che non possono essere credibili nemmeno nell’ottica di un ottuso egoista come lui. Compare sulla scena, non si comprende bene vantando quale diritto, e a peggiorare le cose Me Ri si sente quasi in dovere di dare spiegazioni. Capisco l’intento legato al rientro del personaggio, dalla rivalità con il protagonista, ai fraintendimenti sull’omonimia, al diventare poi una minaccia per la “finta” coppia. Ma non ci sta comunque, è pensata male e gestita senza grande convinzione. Riprendendo il paragone con le carte, dopo averle scoperte non si sa bene come giocarle e si finisce per riprenderne anche dal mazzo di quelle scartate.
Arrivati a metà serie il ritmo ha subito un forte rallentamento, mentre in termini di sostanza ci si inizia a chiedere con cosa si andrà a riempire tutti gli episodi mancanti, già che sul piatto non sembra esserci rimasto gran che.
Se la prima metà non è risultata accattivante, la seconda va ancora più alla deriva. Le stesse dinamiche si ripropongono più e più volte – in particolar modo l’ex fidanzato che ha la pretesa di tenere tutti quanti sotto scacco – mentre il tema del matrimonio di convenienza diventa un vago ricordo, con la protagonista che diventa figura di contorno mentre la vicenda, sentendo forse di aver esaurito il filone narrativo, cerca un’ancora di salvezza nel mistero che avvolge l’incidente che ha sconvolto la vita del protagonista 25 anni prima, rendendolo prematuramente orfano.
L’ultimo episodio torna col focus sulla coppia, con un’accozzaglia di banalità che ormai – visto il tenore dell’intero drama – non stupiscono più di tanto. Conclusione piatta e insipida, tristemente in linea con tutto il resto.
Rispetto al cast, buona ma non eccellente la prova degli attori protagonisti. Choi Woo Shik credo di averlo intravisto in qualche altro drama, ma non si è fatto particolarmente ricordare. In questa serie riesce abbastanza bene a portare in scena il ruolo assegnato, pur non riuscendo a definirlo in modo netto. C’è sempre l’impressione che sia un po’ indefinito e indistinto, a tratti fumoso, nella caratterizzazione. Jung So Min al contrario è un’attrice che mi riporta alla mente diversi drama, dal lontano “Playfull kiss” al ben riuscito “D-Day”, fino al tristemente sentito “The smile has left your eyes”. E’ un’attrice carismatica che esteticamente mi ricorda molto Suzy Bae, adatta a vestire i panni di protagoniste decise e di carattere, sebbene questo sia forse un po’ anche il suo limite. Ciò nonostante, anche in queste vesti il personaggi tende ad appiattirsi, nell’ultima parte perde anche quel brio spigliato che – quanto meno – rendeva apprezzabile Meri nella prima metà del drama.
In conclusione, non è il primo drama sul tema del finto matrimonio e non sarà di certo l’ultimo. Tra i tanti, molti non hanno però ragione di esistere e questo lo annovererei – mio malgrado – in questa seconda categoria. Da dimenticare (senza nemmeno troppo sforzo).
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Preliminari narrativi che non arrivano al PUNTO.
Voto reale: 6,7C’è una differenza sostanziale tra un film che racconta una storia attraverso la danza e un film che usa la danza come superficie estetica per mascherare i vuoti di scrittura. 10 Dance pur partendo da un argomento potenzialmente magnetico : la danza , con due rivali costretti a contaminarsi tecnicamente ed emotivamente – sceglie quasi sempre il ballo per fare scena, non per raccontare nel profondo. Il risultato è un’opera gradevole da guardare ma narrativamente irrisolta, spesso artificiosa, incapace di trasformare la promessa iniziale in una vera progressione drammatica.
Il problema principale è strutturale: la sceneggiatura procede per nuclei di tensione slegati, per dialoghi pensati a effetto, per silenzi gravidi di intenzione che tuttavia non sono sostenuti da un adeguato sviluppo dei personaggi. Si ha di continuo la sensazione che il film voglia sorprendere o sedurre lo spettatore sul momento, senza però costruire i passaggi necessari perché quella sorpresa abbia peso. Molte battute suonano come dichiarazioni solenni sospese nel vuoto: frasi enfatiche, cariche di sottotesto, che pretendono densità emotiva prima ancora che il rapporto fra i protagonisti l’abbia realmente guadagnata.
La relazione centrale, infatti, è il nodo più debole dell’intera storia.
L’ossessione del ballerino latino nasce e cresce in modo sbrigativo: si passa da sguardi ostili, da una rivalità quasi rabbiosa, a un coinvolgimento morboso senza che il film si prenda il tempo di mostrarne il processo interno. Manca attrito narrativo, manca gradualità, manca soprattutto la materia quotidiana della vicinanza. Non assistiamo a due uomini che lentamente si spostano l’uno nel territorio emotivo dell’altro; assistiamo piuttosto a una sceneggiatura che decide che debbano desiderarsi e accelera meccanicamente in quella direzione.
Questo rende ancora più problematico il modo in cui viene rappresentato il sentimento, più che tormentato, appare tossico e confuso, privo di una reale intellegibilità psicologica. L’amore qui non nasce da una necessità interiore riconoscibile, ma da una somma di "posture drammatiche". Il triangolo sentimentale, poi, è di una banalità da Bmovie e viene utilizzato come espediente di gelosia senza aggiungere profondità né conflitto autentico.
Anche i protagonisti, pur interpretati da due attori fisicamente credibili, tutto sommato, restano sorprendentemente incompiuti. Il campione di valzer e standard avrebbe dovuto incarnare l’algidità elegante del controllo e della disciplina; finisce invece per sembrare soprattutto un uomo contratto, rigido, emotivamente coartato, ma senza che il film ne indaghi davvero la complessità. Tanta sofferenza suggerita, tanti traumi allusi, moltissimi blocchi disseminati lungo il racconto: pochissimo, però, viene veramente elaborato. È un personaggio che accumula segni di disagio più che trasformarsi in una personalità tridimensionale.
Sul fronte tecnico, e qui il giudizio diventa ancora più severo, un film che fa della danza il proprio motore non può permettersi un livello coreutico soltanto discreto. Nel cast compare persino Pasquale La Rocca, scelta che dimostra la volontà produttiva di ancorare il film a una certa autorevolezza del settore.
Eppure questa autorevolezza resta periferica, quasi ornamentale. Le sequenze di ballo, per chi conosce davvero la danza sportiva, mostrano limiti evidenti: linee non sempre pulite, dinamiche non memorabili, conduzione scenica più recitata che danzata. In più occasioni sarebbe stato opportuno ricorrere a controfigure di alto livello, perché la macchina da presa insiste su una bravura che gli interpreti non possiedono fino in fondo. Per un film intitolato 10 Dance è un problema identitario.
Ancora più discutibile è la gestione della sensualità coreografica. La celebre scena del tango, con l’insistenza su piegamenti e allusioni pelviche, vorrebbe essere trasgressiva ma scivola spesso nel gratuito. Non c’è vera tensione erotica costruita attraverso il movimento; c’è piuttosto un ammiccamento vistoso, quasi volgare, che sostituisce la sottigliezza con l’allusione sbattuta in faccia.
Le interpretazioni seguono la stessa traiettoria altalenante: discrete, talvolta intense, ma raramente naturali. In diversi momenti i due protagonisti sembrano “recitare il tormento” più che viverlo, caricando sguardi e pause fino a una certa artificiosità. L’alchimia esiste a sprazzi, soprattutto in alcune scene più raccolte ( funziona ad esempio il suggestivo bacio danzato sul treno ma non basta a colmare il senso di incompiutezza generale).
Va riconosciuto che scenografia, fotografia e colonna sonora mantengono una dignità costante, e che l’idea simbolica del guidare un partner ferito, diventare il cavaliere di chi nel movimento prova dolore, è forse l’intuizione più bella e più matura del film. Ma anche qui si torna allo stesso punto: intuizioni incompiute, lasciate lì, senza sviluppo o approfondimento.
Il finale conferma il difetto di fondo. Dopo oltre due ore di accumulo intermittente, la risoluzione viene compressa in pochi minuti e affidata a un’apertura romanzesca che sa quasi di fantasy sentimentale più che di conclusione drammatica. Numerosi critici hanno parlato infatti di film “visivamente seducente ma narrativamente incompleto” e di un finale che sembra promettere un seguito non guadagnato dal racconto.
Non è il capolavoro passionale che una parte del pubblico ha voluto vedere, trascinata più dall’estetica dei protagonisti e da qualche bacio ben fotografato che da una reale qualità cinematografica. È un film con un buon confezionamento, una premessa fortissima e una resa decisamente inferiore alle sue ambizioni. Chi gli assegna voti da eccellenza probabilmente si è lasciato sedurre dal BL patinato; chi cerca invece un vero film sulla danza o una vera costruzione romantica resterà con la netta sensazione di aver visto un lungo preliminare narrativo che non arriva mai al punto.
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Never stops touching your heart
Ho amato tutti i trope presenti (friend to lovers, enemies to lovers). È stato un viaggio di pura immersione nel romanticismo, con una trama che parla di destino e seconde possibilità. La serie è perfettamente bilanciata tra momenti dolci, divertenti e anche strazianti. L’ho riguardata più di una volta in questi mesi e non perde mai mordente: non ci sono momenti noiosi, il drama scorre fino alla fine senza mai annoiare. Il finale è perfetto e molto emozionante.I loved all the tropes in this drama (friend to lovers, enemies to lovers). It was a journey of pure immersion in romance, with a storyline that explores fate and second chances. The series is perfectly balanced between sweet, fun, and heartbreaking moments. I’ve rewatched it multiple times over the past few months, and it never loses its charm there are no dull moments, and the drama flows effortlessly until the very end. The ending is perfect and deeply emotional.
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da guardare per forza!
se lo metto a paragone alle serie di merda prodotte da northstar, change e ch3, ragazzi siamo sinceri: è molto meglio di un sacco di serie stupide gl thai che abbiamo guardato e apprezzato. Si merita molto di più. MOOOLTO di più. Sono contenta che stiano uscendo fuori serie GL thai di una qualità superiore. Quindi voglio premiarlo con un 10 su 10. Attrici bravissime, storia scritta bene, cinematografia perfetta. Non pecca niente!Questa recensione ti è stata utile?
Da questo drama mi aspettavo molto di più.
La storia si svolge in maniera troppo lenta per i miei gusti e, forse per questo, non è riuscita a coinvolgermi. I protagonisti, anche se molto bravi, non sono riusciti a farmi immergere nella storia. Lui, interpretato da Im Shi Wan, è un uomo/bambino dolce e imbranato ma veramente troppo strano. Il suo personaggio mi è piaciuto ma la sua crescita personale è minima. Lei, interpretata da Shin Se Kyung, mi è piaciuta meno; l’ho trovata a tratti irritante e troppo confusionaria. La loro storia d’amore, ai miei occhi, rimane fredda e distaccata.Mi è piaciuta la coppia secondaria che da un po' di brio al tutto. Il finale davvero troppo lento.
Un drama da guardare senza troppe aspettative, e che un po' mi ha delusa.
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Assolutamente si
Ho iniziato Itaewon per ben due volte, la prima ero arrivata alla fine del primo episodio ma non ero proprio riuscita a farmelo piacere. Lo avevo lasciato lì, con la speranza di riprenderlo, perché non mi piace lasciare le cose all'inizio.Allora ci ho riprovato e quello che ho capito è che non era il momento giusto, perché Itaewon non è il solito drama stucchevole, è una rappresentazione perfetta di come funziona la nostra società.
La verità è che dovremmo essere tutti Park Sae‑ro‑yi. Dovremmo essere tutti delle castagne ostinate per far realizzare il nostro sogno e per riprenderci quello che ci hanno tolto. La verità è che questa storia potrebbe essere un po' di tutti. Io ho un debole per Park Seo-joon, mi è piaciuto in tutti i suoi ruoli ma credo che questo sia stato quello che mi ha colpito di più.
Kim Da-mi non la conoscevo ed è stata una rivelazione, ma bravissimo anche tutto il cast secondario.
Guardatelo e se trovate che i primi episodi non vi colpiscano, continuate. Vi assicuro che ne vale la pena.
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Un capolavoro raffinato , introspettivo e intimista.
Questa serie NON merita una valutazione così bassa rispetto ad altre che ho visto qui recensite che non hanno la stessa qualità in termini di sceneggiature, scenografia, musiche, fotografia e prestazioni interpretative.Il lavoro su ogni personaggio è preciso e minuzioso, strutturato e credibile.
Comprendo comunque che sia un lavoro raffinato e di nicchia, psicologico e introspettivo che non arriva a tutti, molti si sono concentrato solo sul triangolo trascurando che c'è molto di più dietro... e molte hanno dato basse valutazioni perché preferivano una scelta diversa per la protagonista , quindi per egoistiche pretese ma al di la di quali siano le nostre preferenze è coerente e credibile e vanno premiate le perfomance incredibili degli attori principali, la fotografie, le musiche, la scenografia. E' un capolavoro !
Si tratta di uno xianxia/xianxhuan ma con riferimenti più che altro, non è vissuto in regni separati con incantesimi e grandi poteri, sebbene ci siano scene surreali e magiche.
La storia è oscura, bellissima, piena di suspense e commovente, fatta di intrighi, tradimenti e desiderio. Questo è uno spettacolo immersivo, evocativo, psicologico, con una forte aura di mistero, brivido e pericolo, con un sussurro di rimpianto e un senso di profonda perdita e desiderio che pervade ogni scena. È sì storia d'amore MA non è soltanto una storia d'amore. È un'esposizione molto più complessa e ampia delle molteplici forme d'amore e di come possano essere restrittive e sconfinate allo stesso tempo.
Questo lavoro ha un'intensità e una tensione che nessun drama cinese ha finora raggiunto, le prestazioni dei due protagonisti sono superbe e nessun lavoro cinese finora visto riesce ad eguagliarlo.
Per chi ha visto il coreano moon lovers vi dico solo che lo eguaglia e lo supera, giusto per farvi capire di che livello stiamo parlando.
TRAMA: il racconto è ambientato a Dahuang, in un mondo magico, insidioso e imprevedibile dove umani, demoni e divinità coesistono, in un tempo indefinito, due cugini della famiglia reale, divenuti orfani giurano di proteggersi per sempre. Distrutta dalla promessa infranta, Xiao Yao si perde, smarrita in un periodo di grande tumulto. Potendo cambiare aspetto, assume le sembianze di un uomo e vive tra gli umani e i demoni della città di Qingshui, come medico esperto di fertilità del villaggio. Quando è alle strette, Xiao Yao è abilissima a strisciare, mentire o avvelenare per uscire dai guai. Eppure è spensierata, disinibita e quasi contenta nella città di Qingshui con un gruppo di amici che protegge e mantiene. In Qing Shui, salva un moribondo, apparentemente vagabondo, gli dà un nome e una nuova identità; successivamente incontra anche un demone a nove teste dall'aspetto umano di nome Xiang Liu. Questo demone è violento, rude e impaziente con lei, ma ne sembra anche stranamente attratto. Nel frattempo, il cugino d'infanzia Cang Xuan finalmente riesce a ritrovarla, mandando in frantumi il rifugio che si era creata... . Xiao Yao decide di aiutare il cugino nella conquista del trono, Tushan Jing deciderà anch'egli di sostenerne l'ascesa, attraverso il supporto delle famiglie risentite delle Pianure centrali, dove i clan e le famiglie nobili hanno complicati legami di sangue nello sconfitto Stato di Chenrong. Xiao Yao è la principessa dell'Haoling, una pedina che Cang Xuan penzola in modo allettante davanti ai rampolli delle potenti famiglie aristocratiche che cerca di conquistare. Il matrimonio per lui è un mezzo per suggellare alleanze mentre reprime il desiderio profondo e segreto nel suo cuore.
Zhang Wan Yi ritrae abilmente Cang Xuan come un politico consumato, una tigre in agguato, sorridente e molto pericolosa (viene definito appunto xiàomiànhǔ, tigre sorridente, 笑面虎). L'amore non è di fondamentale importanza per Cang Xuan e Xiao Yao, i cui destini si intrecciano a causa del giuramento d'infanzia. Lavorano per uno scopo superiore con un cuore e una mente sola. Chiunque altro viene subordinato a questo scopo. Sono entrambi personaggi irraggiungibili che si sono dedicati pienamente l'uno all'altro e non rimane molto per nessun altro. Ecco perché ciò che Xiao Yao cerca è una relazione impari, qualcuno che si sacrifichi per lei e che non abbia sete di potere, in modo da garantirle una devozione incondizionata, un uomo privo di ambizioni inoltre non la abbandonerà, come hanno fatto tutti. Xiao Yao è di gran lunga la protagonista femminile più oscura, complessa e indipendente che abbia mai incontrato in un drama asiatico. Il ruolo è intenso ed emotivamente coinvolgente, evoca una profondità interiore complessa e variegata, interpretato magistralmente da Yang Zi; rimango sconvolta e sconcertata per la solidità della sua interpretazione. Il suo Wei Xiaoliu (nei primi episodi vestirà i panni di un uomo) ha decisamente spodestato qualsiasi attrice cinese travestita da personaggio maschile per gesture, mimica, linguaggio e postura.
E' un capolavoro elegante , raffinato ma anche crudo e sottilmente spietato che rende l'umanità di ogni personaggio sfaccettata e stratificata e dà una visione nuda e cruda di cosa significhi il potere assoluto, di cosa richieda e comporti, di quali sacrifici implichi, i due protagonisti compiono percorsi opposti, Cang Xuan vuole diventare visibile al mondo, la cugina Xiao Yao al contrario cerca l'invisibilità e la pace.
Tutto di questo lavoro è reso con una nuda , bruta e totale crudezza da risultare illuminante.
I momenti romantici si trovano ben distribuiti e ben strutturati, certe scene degli episodi 28-29 raggiungono un lirismo ed una tensione erotica struggente senza che si sfoci nella volgarità, tutto è reso sottilmente attraverso lo sguardo, la respirazione, sospiri e batticuori, accompagnato da musiche raffinate e ipnotiche.
Unico neo sono i combattimenti che non sono molto scenografici ma semplici e poco "spettacolari", del resto non è un wunxia.
Gli animali al pc sono sempre il tallone d'achille delle serie cinesi e alcune soluzioni mi son sembrate ridicole (tipo rinascita dal fiore in stile botticelliano, conchiglie giganti , palle marine che sono di plastica analogamente a quelle che trovi al distributore di sfere di plastica che vinci inserendo 2 euro e girando una leva ).Gli effetti speciali sono ottimi, del resto questo è un lavoro introspettivo e psicologico, con un'ottima fotografia e scenografia.
In questo lavoro ho trovato , ma è personale, lenta e meno interessante la parte comprensiva dei primi dieci episodi, Yang Zi è stata fenomenale rivelandosi la più matura professionista nel panorama cinese. Da Ashes of love è come se avesse raggiunto una piena maturità professionale che la rende totalmente in grado di dare voce alla complessità della protagonista, i direttori dei lavori hanno fatto un lavoro eccezionale su di lei, dirigendola magistralmente, variando postura, voce e movenze nelle scene da uomo rispetto alla femminilità poi ritrovata nelle scene da donna, con il volto sa rendere ogni tipo di emozione che prova il suo personaggio principale. La straziante scena del rientro nell'Haoling nella stagione 1 e la confessione del cugino nell'episodio 18 della seconda stagione, sconvolge, cattura appieno la profondità e la disperazione del senso di abbandono per la persona che ha perso. Non riesco a pensare a un altro attore che abbia portato l'interpretazione a un livello così visibilmente elevato come Yang Zi.
Le emozioni che ho provato sono indescrivibili, mi sono immedesimata in ognuno di loro e sono rimasta affascinata dal personaggio elfico e puro di Tushan Jing, sebbene il migliore come intensità e bravura sia Zhang Wanyi.
Ho trovato fastidioso il personaggio del demone a nove teste in questa serie, ma va capito e analizzato perché subisce un'interessante evoluzione, un arco narrativo molto interessante rimanendo sempre fedele all'originario: ambivalente e oscuro, apparentemente utilitarista nelle scelte che compie.
La figura più complessa e psicologicamente studiata è quella di Cang Xuan, resa magistralmente da Zhang Wanyi.
Se poi volete riscattarlo dalla oscurità che lo caratterizza guardate are you the one dove , qui su viki, dove risulta più leggero e spassoso. Per me che ho visto l'altro lavoro di quest'anno non posso notare che ci siano dei punti di contatto con Lost you forever ma non scrivo qui per uscire fuori tema, vi invito solo a guardarlo dopo aver visto anche la seconda stagione.
Meravigliose e ipnotiche le musiche, alcune cantate anche dagli stessi personaggi.
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Hei Yue Guang Wen Na BE Ju Ben
3 persone hanno trovato utile questa recensione
Miglior drama Xianxia visto fin'ora
Questo drama mi ha letteralmente rapito il cuore, dai protagonisti alle ambientazioni alle musiche. Mi sono piaciuti molto anche i personaggi secondari.Trama ben sviluppata e la storia d'amore davvero struggente.
Sono partita con grandi aspettative visti anche i due attori protagonisti Luo Yun Xi e Bai Lu che io adoro e devo dire che queste aspettative sono state rispettate e anzi decisamente superate. Ho visto davvero tantissimi drama di questo genere ma questo mi è rimasto nel cuore e sto già ricominciando a vederlo da capo perchè tra pianti e gioie l'ho amato davvero tantissimo.
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THE BEST AND MOST PERFECT VERSION OF AN HISTORICAL CHINESE DRAMA
"Destinati a innamorarsi, ma non destinati a stare insieme"Il mio consiglio è di guardare la VERA storia, di gran lunga superiore alla versione rubata coreana, che ha floppato alla grande. Hanno copiato male, fallendo, non vale la pena vederla.
La trama è come un uragano, si può davvero percepire la storia, il flusso di emozioni, la tragedia.
L'accuratezza storica è ciò che lo rende un gioiello. Ogni principe è unico a modo suo e ogni personaggio è ben sviluppato, sia nel bene che nel male. HO ADORATO la storia tra Yin Zhen (il quarto principe) e Ruoxi, così forte e sincera.
HO ADORATO il modo in cui ogni personaggio non è mai bianco o nero, non è nettamente distinto tra bene e male.
Guardatelo, le emozioni scorreranno. Guardatelo per vedere come funziona un vero cuore umano. Ogni attore è fantastico, ma ho ADORATO Wu Qi Long (il nostro amato quarto principe) e Liu Shi Shi (la nostra forte eroina Maertai Ruoxi), la loro crescita e la loro storia d'amore.
E aggiungo che se qualcuno dice che è "brutto", dovrebbe andare a guardarsi gli occhi. Nicky Wu è uno dei più belli tra i principi belli. Se qualcuno dice che è fatto male. perchè non conosce la storia e non sa apprezzare le donne forti, questo è un drama che non sanno comprendere. è un drama che ha reso vita facile per il successo mondiale.
Questa storia vi ruberà il cuore e l'anima.
" Fated to fall in love, but not destined be together"
Doing a rewiew after 7 times watching it.
My advice is to watch the REAL story, far superior to the Korean stolen version.
The plot is like an hurricane, you can really feel the story, the flow of emotions, the tragedy.
Historical accuracy is the thing that makes it a gem. Every Prince is unique in his own way and every character is well developed, both in good and evil. I LOVED the story between Yin Zhen ( 4th Prince) and Ruoxi, so strong and sincere.
I LOVED hoow every character is never black or white, not strongly separated in good and evil.
Watch this, the emotions will flow. Watch the Korean stolen cheap adapation only if you want to compare it with this great masterpiece. Watch it to see how a real human heart works.
Every actor is great, but i LOVED Wu Qi Long ( our beloved 4th Prince) and Liu Shi Shi ( our strong heroine Maertai Ruoxi) and their growth, and their love story.
And i add, if someone say he is "ugly", they should go check their eyes. Nicky Wu is one of the most handsome among the handsome Princes.
This story will steal your heart and soul.
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Come Si Dice "Amore"?
4 persone hanno trovato utile questa recensione
Chanel, musei e amori difficili
Personalmente ho trovato questo drama un’opera artificiosamente complessa, come se la serie facesse uno sforzo eccessivo per apparire profonda e cerebrale. La relazione della coppia principale è costruita su un continuo esercizio di analisi, fraintendimenti e riflessioni quasi sovraccariche, che finiscono per rendere l’amore più un problema teorico che un’esperienza vissuta.In questo senso risulta particolarmente significativa la presenza della coppia secondaria, molto meno intellettualizzata e più istintiva. Il loro rapporto sembra funzionare da contrappunto narrativo: una dimostrazione implicita che forse non serve tutta questa fatica per capirsi e scegliersi, e che la comunicazione emotiva può essere anche semplice, diretta, imperfetta ma sincera. Paradossalmente, sono proprio questi personaggi “minori” a risultare più credibili e vitali.
Un altro elemento che ha indebolito l’esperienza è l’eccessiva lunghezza della serie, unita a una certa artificiosità di fondo. Più che al servizio della storia, questa dilatazione sembra funzionale a un obiettivo diverso: la celebrazione estetica. Il Canada e l’Italia diventano scenari-cartolina, mentre tutto ciò che è italiano viene esibito con una cura quasi compiaciuta. Allo stesso modo, l’“alta cultura” coreana è rappresentata in maniera fortemente simbolica attraverso l’abitazione-museo del protagonista maschile, uno spazio che sembra più concepito per essere ammirato che vissuto.
Questa sensazione di operazione estetica si rafforza anche nella caratterizzazione visiva della protagonista femminile, costantemente vestita Chanel, al punto che la sua eleganza smette di essere un tratto narrativo e diventa un vero e proprio elemento promozionale. Il risultato è un’impressione persistente di product placement, che sottrae naturalezza al personaggio e contribuisce a quella patina di costruzione artificiale che avvolge l’intera serie.
In definitiva, "Can You Translate This Love?" sembra più interessata a mostrarsi raffinata, colta e visivamente impeccabile che a raccontare un amore autentico. Un’opera che riflette molto sull’amore, ma che forse dimentica di farlo sentire davvero.
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Benvenuti a Samdal-ri
4 persone hanno trovato utile questa recensione
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Un cast sprecato per un drama piatto e superfluo
Quando ho letto di questo drama poco prima che iniziasse ad andare in onda, qualche perplessità già ce l'avevo. La trama sembrava già mancare di sostanza. Però c'era Ji Chang Wook, attore che apprezzo moltissimo, e speravo davvero di ricredermi, magari già dopo i primi episodi. E invece...Invece no.
Qualche nota positiva c'è, e a volte è contemporaneamente negativa. Se da una parte l'ambientazione è diversa dai soliti drama, alla lunga stufa. E 16 episodio sono lunghi da trascorrere tra immersioni subacquee, previsioni meteo e i cortili di un piccolo paesino. Se Seul rappresenta la frenesia, Samdal-ri è un luogo placido e tranquillo, molto placido e molto tranquillo. Senza pretese, con il suo piccolo, ripetitivo e ordinario quieto vivere.
La trama ruota attorno al ritorno di Sam dal, autoesiliatasi per anni a Seul, e ora pronta a partire alla riscoperta di sé stessa. In realtà, il suo personaggio non mostra una particolare evoluzione e ciò che costituisce l'ostacolo che la coppia protagonista deve fronteggiare sono sostanzialmente il padre di lui, ostile alla relazione e in balia di un lutto che non riesce a superare, e la madre di lei, che con la sua boa a fiori tiene sostanzialmente ancorato Cho Yong-pil all'isola. Tutto qua.
Tasto dolente è proprio lui Yong pil: un personaggio inconsistente, un bravo ragazzo così esagerato da risultare tonto, più che sincero e genuino. Ed è stato davvero un colpo basso vedere un attore con il potenziale di Ji Chang Wook sprecato - e sottolineo sprecato - in un ruolo/drama che offre davvero così poco. Un attore tra i miei preferiti, ma i cui capolavori come Healer, K2 e Suspicious Partner sembrano ormai vecchi ricordi se paragonati agli ultimi lavori, dove finisce a rivestire i panni di protagonisti poco performanti in drama costruiti su sceneggiature che sembrano fin da subito non voler lasciare il minimo segno. Al contrario, ho apprezzato l'attore che interpretava il padre di Yong-pil, e anche la madre di Sam-dal (la mitica e indimenticabile Ahjumma di Healer).
La serie, dicevo, procede con quelli che vorrebbero essere dei piccoli colpi di scena ma che in realtà trasmettono ben poco, e si avvia verso un finale che lascia ancora qualche flebile speranza di veder decollare qualcosa, per poter dire che tutto sommato ne è valsa la pena di vederlo, tra alti e bassi. E invece no, nemmeno quello. L'ultimo episodio, se possibile, riesce solo a peggiorare la situazione: la tanto attesa mostra di Sam-dal si risolve in modo quasi frettoloso, certo i soggetti delle foto erano scontati, ma confidavo almeno in qualcosa di più toccante - mi sono chiesta per molte puntate che fine avrebbe fatto quel filo rosso, e invece è tornato ad essere una banale sciarpa inquadrata quasi per caso per una manciata di secondi - e gli stessi protagonisti e personaggi secondari sembrano non averla vissuta, figuriamoci chi sta dall'altra parte dello schermo e dovrebbe emozionarsi per riflesso. La puntata finale si consuma, minuto dopo minuto, nell'attesa di qualcosa che non ci sarà: le varie coppie si ritagliano una fetta dell'episodio per concludere le singole vicende, e ai protagonisti non resta che una breve, brevissima scena a dir poco insulsa. E sembra uno scherzo di cattivo gusto, ma lo spettatore a una certa non può che rassegnarsi al fatto che no, non c'è davvero nient'altro. E' tutto lì. Insipido e sbrigativo.
Qualcosa di apprezzabile, qua e là, c'è. Qualche spunto, qualche riflessione, qualcosa c'è. Ma è un qualcosa che doveva fare da perno centrale, mentre invece restano piccoli momenti che emergono da una trama spesso soporifera. Un drama superfluo, del quale non si sentiva la mancanza.
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Love on a Single Log Bridge
3 persone hanno trovato utile questa recensione
Preferisco la versione giovane
Ne ho iniziato la visione con un po' di speranze siccome solitamente la minestra riscaldata non fa parte della mia comfort zone ma ultimamente qualche opera di mio gusto la trovo. Questo dava ottime promesse ma purtroppo l'esecuzione mi è risultata meh. L'unica cosa che salvo è la parte vecchia, ovvero tutte quelle scene in cui la coppia è giovane, ai tempi della scuola. Il resto è insulso. Guardandoli come erano un tempo ho provato sentimenti, emozioni, ho provato empatia per loro ma la coppia nel presente non mi ha trasmesso nulla, quasi come se non fossero gli stessi protagonisti ma venissero raccontate due storie diverse. La chimica tra i due attori non si avverte, le espressioni facciali non aiutano, e via dicendo. La questione della rivalità tra le famiglie l'ho trovata veramente mal gestita, strutturata coi piedi.. Del resto non me ne fregava nulla, ergo ho scelto di piantarlo.Questa recensione ti è stata utile?
A Business Proposal
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I rom com "innovativi" che ci piacciono
Per quanto la storia sappia di visto e rivisto, questo è il tipo di drama che ogni tanto mi merito di guardare. Il tipo di drama che mi serve quando cerco una storia leggera e divertente, in grado di alleviare lo stress giornaliero. Ho apprezzato che i coreani con questa opera si siano spinti un po' più in là rispetto alle solite storie caste e che sia quindi un po' più spicy. Per il resto la storia non è nulla di innovativo, ma devo essere sincera mi è piaciuto tutto. Di solito io sono quella del pelo nell'uovo ma a sto giro mi è andata abbastanza bene. Dico abbastanza perchè c'è una cosina: 12 episodi invece dei canoni 16. Sinceramente ho apprezzato che non si perdesse in roba inutile ma l'avrei preferito un po' più lungo. Consigliato se vi piaccono drama office/rom-com sulla scia di What's Wrong with Secretary Kim ( sì, io l'ho amato, va bene? XD)Questa recensione ti è stata utile?
Until We Meet Again
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Un piccolo capolavoro!
Guardare Chicago typewriter è stato come un bellissimo viaggio da cui ritorno con un bagaglio pieno di emozioni.Parto col dire che è da Goblin che non vedevo un drama fantasy così meravigliosamente perfetto, e per me vuol dire davvero tanto se prendo in considerazione il mio drama del cuore come termine di paragone!!
Punto forte di Chicago sono stati sicuramente due elementi: il cast e la trama. Per quanto riguarda la trama, l'ho trovata innovativa, intrigante e davvero ben sviluppata, con una magnifica alternanza tra passato e presente che non confonde lo spettatore. Ho amato tantissimo l'ambientazione storica, tra l'altro curata alla perfezione.
Poi c'è il cast che in un'unica parola lo potrei definire formidabile: ogni attore ha interpretato alla perfezione il proprio personaggio rendendolo assolutamente indimenticabile. Ma, semplicemente favolosi, sono stati i tre attori protagonisti. Han Se Joo: l'ho amato per il cambiamento che subisce lentamente: da scrittore cinico e diffidente a ragazzo più fiducioso nel prossimo e affettuoso. E ciò sarà possibile grazie all'amore e all'amicizia, i due grandi valori che spiccano in questo drama (anche se di valori che spiccano ce ne sono tanti). Jeon Seol: dolcissima ma anche forte e determinata nel passato come nel presente. E infine, il mio preferito, Yoo Jin Ho: il suo personaggio è riuscito a commuovermi profondamente (in questo caso non posso dire di più perché rischio di fare spoiler).
Poi ci sono le ost, tutte ma proprio tutte meravigliose, anche se una in particolare brilla per la sua bellezza: Satellite di Saltnpaper, che si piazza al primo posto( insieme a Beautiful di Goblin) tra le ost del mio cuore.
Anzi devo dire che impresso nel mio cuore c'è ogni dettaglio di questa storia che mi ha fatto ridere tanto, piangere tanto, ma soprattutto sognare...mi ha fatto sognare di un amore che può sconfiggere qualsiasi barriera che il cuore di una persona si impone...mi ha fatto sognare di un'amicizia che può durare anni, secoli e mai spezzarsi... mi ha fatto sognare di una libertà che può costare tanto ma che vale la pena raggiungere.
Quindi, per me, questo drama è un vero CAPOLAVORO e merita di essere visto e vissuto almeno una volta nella vita. Anche ora sono travolta da mille emozioni e vorrei scrivere molto di più perché ciò che ho scritto non basta per descrivere quello che ho provato guardando questo drama unico e perfetto.
Voto 10+
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Fall Into Our Passion
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Questa recensione può contenere spoiler
Rom-com giovanile rovinata da una sceneggiatura banale e da un'attrice non adeguata al ruolo
Una serie, questa, che è si è davvero giocata male tutte le carte che poteva giocarsi. E alcune erano proprio pessime in partenza. Si presenta come una classica commedia adolescenziale o poco più, dove i due protagonisti si incontrano l'anno prima dell'inizio dell'università, pongono le basi per una relazione, poi si separano, quindi si ritrovano qualche tempo dopo e da lì - tra alti e bassi - vanno a sistemare e ricostruire il rapporto.Niente che non si sia già visto un milione di volte, niente che non sarei disposta a vedere un milione di volte, se fatto bene. Ma non è questo il caso.
A partire dalla trama, davvero inconsistente. Le mie visioni pregresse mi portano ad aspettarmi che su 10 commedie romantiche cinesi, una sola riesca a distinguersi per dei contenuti che assomiglino a uno spaccato di realtà (vedi L&P). Purtroppo questa ricade nel restante 90%, quindi i problemi insormontabili non sono poi così insormontabili (e a volte non sono quasi nemmeno dei problemi), le conversazioni sono estremamente banali e senza sostanza, quasi dei riempitivi casuali, per la serie: quando non sai di cosa parlare, parla del tempo. E forse sarebbe stato meglio.
In mezzo a questa moltitudine di uscite prive di spessore si infilano di tanto in tanto questioni che vorrebbero essere serie e rilevanti ma che vengono gestite in modo superficiale e ridicolo, dalla partenza/non partenza per l'estero, al tema dell'adozione/madre biologica al vero padre ritrovato sul finire della serie. Passiamo da "stavo guardando i bei pesciolini nell'acquario" a "sei tu il padre che mi ha abbandonato? Ah, vabbè...facciamo che ti perdono". La sceneggiatura sembra davvero scritta da qualcuno che non sa cosa sia la vita reale, insomma.
L'altra carta che il drama si è davvero giocato male riguarda il cast, in particolar modo l'attrice protagonista, che proprio non funziona. Esteticamente parlando ha l'espressività di un alieno: non si capisce mai cosa pensa o cosa vorrebbe trasmettere. Non ho apprezzato l'attrice, non mi è sembrata adeguata al tipo di ruolo proposto, e anche il personaggio interpretato è quello di una ragazza antipatica, presa da sè stessa, annoiata, fastidiosa, poco empatica. Va da sè che la coppia non può funzionare, per quanto lui (attore protagonista e personaggio interpretato) ci provi da solo a tenere in piedi il drama. Le scene romantiche lasciano a desiderare, l'evoluzione del rapporto tra i due non è mai ben chiaro (non si capisce mai quando stanno insieme, quando si lasciano, quando tornano a formare una coppia e via dicendo). E' tutto fumoso e solo accennato, la partenza di lui per l'esterno sembrava dovesse essere "la rottura" e invece nemmeno parte, ritorna a breve, con lei infastidita da banalità, si riappacificano - forse, sicuramente, ma non è ben chiaro il quando - e vanno avanti così tra tira e molla debolini, questioni mai nette, problemi mai veramente tali e mai veramente affrontati.
Ventiquattro episodi così sono davvero tanto, forse troppo, da sopportare.
La "quasi" sufficienza solo per l'attore protagonista, il personaggio interpretato (dai modi composti e non glicemico, per quanto forse troppo arrendevole con la FL) e per alcune musiche tutto sommato decenti.
Detto questo, evitabilissima.
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