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Marriage, Not Dating
2 persone hanno trovato utile questa recensione
feb 27, 2025
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 7.0
Storia 6.0
Acting/Cast 8.0
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 5.0
Come dire... Sinceramente non capisco per nulla i voti alti che sono stati dati, ma andiamo con ordine e soprattutto dal mio punto di vista. Il drama è vecchio, si vede che lo è anche per come sono gestite le cose (un po' alla soap opera) ma per la maggiore si fa vedere lo stesso. Non posso dire di averlo pienamente apprezzato perchè purtroppo mi sono ritrovata a skippare/velocizzare certe scene altrimenti non ne uscivamo più. La storia ricca di clichè e umorismo era esattamente quello che cercavo ma qui è stata calcata troppo la mano. La comicità è demenziale, a volte fa ridere davvero altre vorresti lanciare il pc fuori dalla finestra. Al sesto episodio pensavo di essere molto avanti con la storia invece ero ancora lì e questo mi ha scoraggiata perchè già volevo vederne la fine! Quindi ho un po' faticato a finirlo, ma sono cmq felice di averlo fatto. Nel mare di tira e molla, scene imbarazzanti oltre ogni altro dire e una protagonista stupida a livelli osceni, ho trovato degli argomenti e delle situazioni che hanno stuzzicato la mia curiosità e convinto a non mollarlo a metà: vengono introdotte tematiche per nulla semplici da trattare e benchè non sembrerebbe, non si risolvono in maniera superficiale. Alcune cose erano davvero interessanti!
Ad alcuni personaggi mi sono anche affezionata, nonostante tutto, quindi sono contenta di aver finito l'opera anche se a mio parere non è granchè e anche se non si merita chissà che voto. Una commedia stupida romantica che ad un pubblico in cerca di un puro passatempo senza troppe pretese potrebbe andar bene.

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Anata wo Korosu Tabi
2 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
giu 11, 2026
6 di 6 episodi visti
Completo 0
Generale 8.0
Storia 7.5
Acting/Cast 8.5
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 7.5

Un viaggio bello e brutale allo stesso tempo

Drama BL giapponese tratto dall'omonimo manga con la Yakuza che fa da sfondo alla vicenda narrata: Kataoka Kinji, giovane boss carismatico e impulsivo, amato dai suoi uomini ma considerato un ostacolo nella lotta per la successione dal figlio del capo, viene mandato a nascondersi dopo lo scontro con una gang rivale e affidato alle cure di Odajima Ren, un membro stoico ed enigmatico del clan incaricato di guidarlo, proteggerlo e... Ucciderlo.
Otto rapidi episodi che fanno pensare a un road movie noir, dove la tensione tra dovere e devozione si fa palpabile. Il viaggio dei due si satura di lunghi silenzi che nascondono dubbi e domande che non dovrebbero osare porsi.

A livello del cast, ottima prova di recitazione di ambedue gli attori protagonisti: hanno saputo rendere credibile ogni sfumatura che caratterizza il proprio personaggio.
Il Kataoka di Wada Masanari è una ventata d’aria fresca nel panorama dei boss della Yakuza: lontano dal classico uomo cupo e distante, sorprende con battute irriverenti, un'aria spensierata e un sorriso malizioso che nasconde però un uomo che cerca di mantenere viva la propria umanità in un mondo che punisce la gentilezza, consapevole del tradimento che lo circonda ma caparbiamente deciso a non ripagare la crudeltà con il sospetto. È un personaggio complesso, che passa dalla spavalderia alla fragilità con una naturalezza impressionante.
L’Odajima di Takahashi Hiroto è un giovane uomo che a prima vista risulta freddo e distaccato, quando invece è semplicemente stanco: stanco di uccidere, di sopravvivere, di esistere. Conta un tragico passato alle spalle e, a tenerlo poi in vita, per anni, c’è stato solo il desiderio di vendetta proprio nei confronti di Kakatoa, al quale erroneamente attribuisce la responsabilità della morte di un suo caro amico.
Il dilemma che affliggerà Odajima durante il viaggio è un po’ il fulcro centrale del drama: sarà infatti combattuto tra il senso di lealtà nei confronti dell’amico scomparso, e il tradimento nei confronti di Kakatoa, che si fa però via via sempre più impossibile da mettere in pratica, nonostante i sensi di colpa. Pur senza dare voce ai suoi pensieri trasmette perfettamente l’interrogativo che lo turba: lo vuole davvero uccidere o lo vuole per sé?

La sceneggiatura e la regia sembrano giocare abilmente su questa dualità, dove Odajima si ritrova messo a nudo – in senso fisico e psicologico – proprio nei confronti di chi deve eliminare. Le scene intime sono dosate con equilibrio e pur essendo abbastanza esplicite non scadono mai nella volgarità. A queste si alternano in modo quasi complementare scene di rara delicatezza, come quando Kakatoa si prende cura dell’uccellino ferito. La violenza dei pestaggi inquadrati da una luce sporca riesce sorprendentemente a coesistere con qualcosa di incredibilmente umano e sincero.
Pur con la comunicazione ridotta all’osso che caratterizza le produzioni giapponesi è evidente l’evoluzione del rapporto tra i due, nato dalla coercizione – la prima parte della loro relazione è sicuramente sbilanciata e tossica, pur paradossalmente in linea con il contesto malavitoso e violento nel quale si sviluppa - ma gradualmente si trasforma in qualcosa di più sano e autentico. Se vogliamo trovare una pecca, con qualche episodio in più – o una maggior durata degli stessi – il passaggio di Odajima dall’odio viscerale all’amore assoluto sarebbe stato indubbiamente più fluido. Avrebbe giovato un maggior investimento in termini di interazioni silenziose, chimica inespressa e conflitti interiori mentre i flashback ripetuti, per quanto necessari a comprendere a pieno il personaggio di Odajima, hanno sottratto ulteriormente tempo allo sviluppo della vicenda nel presente.

Nonostante i difetti resta però un drama audace e con una profonda componente emotiva, dove la storia d’amore cela una riflessione sul dolore, sulla redenzione e la possibilità di trovare un po' di calore in un mondo ostile, dove due anime segnate dalla violenza possono imparare a guarirsi a vicenda.
Consigliato a chi cerca una BL matura e di significato. Non è una storia per tutti, ma per chi saprà apprezzarla, sarà un viaggio che vale sicuramente la pena fare.

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Be My Cat
2 persone hanno trovato utile questa recensione
giu 2, 2022
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 8.0
Storia 8.5
Acting/Cast 8.5
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 7.0

Commediola molto gradevole

Commedia frizzante, molto ben recitata dagli attori principali, compresi i gatti. Gli amanti dei felini non potranno che adorare quest'opera. E' un drama peso piuma, fatto apposta per ridere, e si ride parecchio, di gusto. Intendiamoci, niente di nuovo sotto il sole, ma niente fatto con garbo, e splendidamente interpretato dalla coppia principale.

Specialmente Xiao Kai Zhong è riuscito a calarsi nella parte del "principe gatto" altezzoso pigro e scostante ma, sotto sotto, affezionato alla sua padrona, in maniera eccelsa, complici anche i tratti del suo viso particolarmente adatti al ruolo. Tian Xi Wei ha anch'essa contribuito molto alla buona riuscita, interpretando splendidamente il suo ruolo di ragazza spumeggiante, un po' egoista, insicura, ma alla fine molto innamorata. Ottima interpretazione di entrambi, con una menzione per Zhang Guan Sen, convincente spalla del generale Miao, mentre Sun Xi Zhi, fratello minore del protagonista e rivale in amore, purtroppo poco pervenuto.

Abbiamo detto che è un peso piuma, quindi non possiamo aspettarci il meglio dalla trama. Né ci sono risparmiati diversi momenti "cringe", dove l'umorismo, ahimè, appare involontario. L'apparenza dei cattivissimi della serie lascia un po' a desiderare, in effetti, ma è superabile, così come gli effetti non troppo speciali. Sappiamo già che fa parte del pacchetto della maggior parte delle opere. Meno superabile è l'uso disinvolto che viene spesso fatto delle abilità e limitazioni del generale Miao. Le sue peculiarità, specie nella seconda parte del drama, sono spesso poco coerenti con le premesse. Il set di regole che governa le sfere e le loro proprietà sembra a volte piegarsi alle necessità della trama. Peccato. E' l'unico motivo, assieme al cast secondario piuttosto dimenticabile, per cui ho tenuto il punteggio sul molto buono anziché sull'ottimo.

Questa breve serie è una sciocchezza, fatta probabilmente con pochi mezzi, e senza tante pretese, ma svolge ottimamente il suo compito che è di farci ridere e, nel finale, anche commuovere. Non è fatta per offrirci un world building convincente o la totale coerenza. Il lieto fine, in un lavoro del genere, è d'obbligo.

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Grab Your Love
2 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
mag 16, 2025
24 di 24 episodi visti
Completo 0
Generale 5.0
Storia 4.0
Acting/Cast 6.0
Musica 5.0
Valutazione del Rewatch 5.0

Storiella senza pretese incapace di raggiungere anche solo gli obiettivi minimi

Ora, che non sia una serie particolarmente profonda lo si intuisce fin dai primi minuti del primo episodio. Ci troviamo di fronte a uno short drama di circa 6 ore fastidiosamente spezzettato di 24 episodi da un quarto d'ora scarso l'uno.
Storiella davvero senza pretese e con lo spessore di un foglio di carta, che va presa per quella che è e che al massimo può regalare una visione a tratti carina ma davvero molto ma molto disimpegnata.
Fatte queste premesse e pronti a ignorare un'infinità di difetti, possiamo dire che la prima parte della serie è anche accettabile: le scene sono esasperate, la coerenza non è quasi mai di casa, e ho qualche dubbio sul vero proprietario della matita per gli occhi con la quale Qin scrive sul braccio di Min Xi il numero di telefono, già che gli occhi di lui risultano più palesemente e pesantemente truccati rispetto a quelli di lei. Anche meno, grazie.
Però, qua e là, ci sono momenti tutto sommato carini e spunti che - con un investimento più importante su tutti i fronti - avrebbero potuto portare alla realizzazione di una buona storia. Mi è piaciuto molto l'idea del ruolo dell'istitutrice, mi ha richiamato alla mente alcuni romanzi inglesi dell'800, capolavori che non cito perchè fa rabbrividire anche solo pensare di paragonarli a una serie come questa. Mi è piaciuto molto il ragazzino, simpatico e capace di regalare dei bei momenti di leggerezza fatta bene. L'era repubblicana cinese è inoltre un periodo storico che nelle serie trovo sempre molto affascinante (peccato che l'investimento, anche per i costumi, sia stato davvero scarso). Ho apprezzato anche l'attrice protagonista, abbastanza espressiva. Meno invece il sig. Qin, che - con l'immancabile riga di matita ad accentuargli lo sguardo - sembrava più che altro il soggetto di riprese pubblicitarie che un personaggio fatto e finito, e dove il fascino del bel volto non riesce però a distogliere l'attenzione dello spettatore dalla sua caratterizzazione veramente priva di coerenza, già che passa dall'essere il "malvagio" duro e freddo dei primissimi episodi, violento e temibile, per trasformarsi poi in una pera cotta alle prese con mille siparietti ridicoli da bambinetto infatuato. La seconda parte della serie, infatti, deraglia del tutto: alle scene davvero infantili e melense - di quelle che più che emozionare imbarazzano - si affiancano intrecci e sviluppi di una credibilità e di una logica che tocca davvero i minimi storici. Il tutto condito con una teatralità grottesca, dove ad esempio mentre l'invidiosa rivale in amore sottrae un unguento dalla borsa della protagonista tutti i presenti - protagonista inclusa - sembrano forzatamente guardare altrove (non devono accorgersi, eh!). Ci manca poco che si mettano le mani sugli occhi e facciano la conta come a nascondino, per dire.
Concludendo, anche partendo con delle aspettative molto ma molto ridimensionate, il rischio di arrivare comunque perplessi alla fine c'è, proprio perchè chiusi entrambi gli occhi sulla prima metà degli episodi, non c'è un terzo occhio che si può chiudere ulteriormente sul disastro aggiuntivo che è la seconda parte. Qualcosa di salvabile - ma poco poco - qua e là c'è, ma francamente non abbastanza per raggiungere anche solo la sufficienza.

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A Gentleman's Dignity
2 persone hanno trovato utile questa recensione
da A_sol
giu 30, 2021
20 di 20 episodi visti
Completo 0
Generale 9.0
Storia 9.0
Acting/Cast 9.5
Musica 9.0
Valutazione del Rewatch 8.0
Questo drama è unico nel suo genere. Racconta l'amicizia e gli amori di un gruppo di quattro uomini che, conosciutisi sui banchi di scuola, hanno continuato a frequentarsi e a supportarsi nei decenni successivi. Bromance assicurata! Non crediate che siccome i protagonisti hanno 41 anni la storia sia noiosa o pesante. Anzi, i maschi quarantenni vengono rappresentati per quello che realmente sono: ragazzini delle medie un po' cresciuti! A parte gli scherzi (e qui ce ne sono tanti), è bellissimo vedere come il loro sia un legame davvero profondo e in grado di affrontare qualsiasi difficoltà. Tra tutte le loro storie spicca quella d'amore tra Kim Do Jin (Jang Dong Gun) architetto e dandy del gruppo e l'insegnante Seo Yi Soo (Kim Ha Neul). La chimica tra loro è superlativa ma lui, davvero, è in grado di stenderti con uno sguardo. In venti episodi questo attore riesce a trasmettere l'immagine di un uomo a tutto tondo, con il suo orgoglio, le sue fragilità, l'ironia che usa per proteggersi e le barriere che con gli anni si è costruito. Io ne sono rimasta letteralmente ammaliata.
Comunque, anche le altre storie sono ben costruite: c'è Im Tae San (prima infatuazione di Seo Yi Soo) innamorato delle golfista Hong Se Ra la quale non vuole saperne di convolare a giuste nozze e abbandonare la carriera agonistica, Lee Jung Rock sposato a una donna più grande ma impenitente farfallone e il melanconico Choi Yoon che, dopo anni di vedovanza, si va a innamorare proprio della sorellina ventiquattrenne di Im Tae San. Inoltre, ad un certo punto, compare anche un figlio segreto di cui nessuno sapeva nulla. Ecco, forse questa è la parte un po' debole della narrazione perchè la sua figura è stata sfruttata più che altro come "ostacolo da superare" per il coronamento dell'amore mentre, tutti gli aspetti di conflitto e maturazione che ne potevano derivare sono stati trattati molto superficialmente.
Il ritmo è ottimo e non ci si annoia mai. La scrittura è originale ma, d'altronde, stiamo parlando di Kim Eun Sook, la mamma di Goblin e Mr. Sunshine!
Me lo rivedrei? Siii! Soprattutto per le scene tra Jang Dong Gun e Kim Ha Neul.

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Man Cheng
2 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
giu 25, 2025
22 di 22 episodi visti
Completo 0
Generale 6.0
Storia 6.0
Acting/Cast 6.5
Musica 5.5
Valutazione del Rewatch 5.5

Romance standard che appiattisce i pochi spunti interessanti

Drama semplice, che cerca di mixare un approccio piuttosto superficiale a tematiche più profonde, ma - proprio per via del taglio - fallendo miseramente.
Classico romance made in Cina: aspettiamoci conversazioni infittite di riempitivi non necessari, talvolta con dinamiche e reazioni nemmeno tipiche della fascia adolescenziale ma più pre-adolescenziale, nonostante l'ambientazione sia paradossalmente quella universitaria. Tutto molto naif, insomma.
Lui passabile, un po' amorfo ma ne ho apprezzato il contegno, aspetto non scontato già che di protagonisti glicemici la rete ne è particolarmente satura. Lei decisamente fastidiosa, la sua caratterizzazione è legata sì al vissuto passato ma ne esce un ritrattato davvero esagerato e poco credibile.
Abbiamo poi il classico pairing secondario, come spesso accade non particolarmente degno di nota.

Cosa porta, a fatica, la serie a ottenere la sufficienza?
- la caratterizzazione del personaggio maschile, soprattutto nella prima parte della serie.
- la figura di Black, l'autore sconosciuto del popolare fumetto al centro della vicenda
- il tema della menzogna e di tutte le riflessioni che comporta, dalla condanna facile alla comprensione che, in un mondo che non è tutto bianco o nero, più che un difetto o una colpa o un tratto deprecabile possa essere a volte un sintomo di malessere, un po' come la febbre provocata dall'organismo stesso per fronteggiare un'infezione.

Questi elementi potevano davvero essere un plus, se gestiti bene. Purtroppo l'approccio - come sopra sottolineato - ha banalizzato un po' il tutto, portando a un risultato decisamente sottotono. In conclusione, si può guardare ma anche no, senza nessuna indicazione/controindicazione particolare.

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You Are My Love Friend
2 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
nov 11, 2024
30 di 30 episodi visti
Completo 0
Generale 5.0
Storia 5.0
Acting/Cast 5.0
Musica 5.0
Valutazione del Rewatch 5.0

Interminabilmente soporifero...

L'unico punto di forza della serie è come viene presentato all'inizio il legame tra i due protagonisti: una grande amicizia portata avanti sin dai tempi della scuola, promotrice quindi anche in età adulta di un rapporto piuttosto informale e piacevolmente carico di battute e considerazioni non filtrate dalle buone maniere (specie in questi luoghi dove la formalità ha un peso non indifferente).
Ecco, fine dei lati positivi. La storia dovrebbe essere incentrata sull'evoluzione di tale rapporto in una storia d'amore, cosa che accade molto - ma molto, molto, molto - più avanti. Fino a quel lontano momento, è un ripetersi soporifero di situazioni e interazioni già viste. Per lo sviluppo che propone, sarebbero bastati un quarto degli episodi proposti. Davvero, una maratona non indifferente da affrontare.
La caratterizzazione dei personaggi, inoltre, non mi ha convinta del tutto: lei dovrebbe essere una sorta di piccolo genio, una donna dalle capacità così straordinarie da aver fatto carriera in breve tempo: in realtà non sembra brillare particolarmente o sprizzare acume da tutti i pori. Lui a capo di una importante società, sulla carta anche lui capace, deciso, determinato...ma in presenza dell'amica di vecchia data si trasforma in uno zerbino. L'accompagna ovunque, le regala di tutto, le prenota i ristoranti...manca poco che le metta il dentifricio sullo spazzolino da denti o le passi la carta igienica in bagno: più che un grande amico sembra piuttosto una babysitter.
Nella seconda metà (della seconda metà della seconda metà) della serie, qualcosa si muove, ma anche lì, senza grandi emozioni o scene eclatanti. Il drama si chiude con la stessa incisività con la quale è stato portato avanti tutto il tempo, ovvero senza lasciare traccia.

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Kimi to Nara Koi wo Shite Mite mo
2 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
gen 13, 2025
5 di 5 episodi visti
Completo 0
Generale 8.0
Storia 8.0
Acting/Cast 8.0
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 8.0

Short drama per gli amanti delle BL e in cerca di una delicata, bella, ventata di freschezza

Della durata più simile a un film che a una serie, questo short drama composto da 5 episodi di 25 minuti circa l'uno porta in scena una storia dolce, pulita e delicata. Nel panorama delle BL, dove quelle tailandesi puntano alle scene fisiche, quelle cinesi si travestono da BRomance per via della censura e quelle giapponesi sembrano sempre un po' caratterizzate da una conversazione ridotta all'osso, questo drama mostra la voglia di parlare, di parlare dei sentimenti.
Paradossalmente, l'unico accenno - sottinteso - all'aspetto sessuale è in apertura, quasi a rimarcare che per Amane non rappresenta in sè un problema. La sua difficoltà è legata alle emozioni, ai sentimenti, al timore di non essere accettato, paura legata a un vissuto che lo porta a reagire quasi al contrario, dichiarando apertamente a Ryuji di essere interessato ai ragazzi, ma facendolo con una disinvoltura, quasi una superficialità, che è solo di facciata: se si tratta una questione come fosse di poco conto, non si rischia di esserne feriti.
Amane infatti non era alla ricerca di un sentimento, limitare tutto al piano fisico è ciò che ha sempre fatto "perchè più semplice per lui". Poi però inizia a provare un sentimento genuino nei confronti di Ryuji, sentimento che cresce e che lo spiazza, perchè si sente come se stesse camminando su un terreno minato.
Dall'altro canto, Ryuji ha sempre vissuto dando la priorità alle questioni di famiglia, quasi annullando la sua individualità. Quando Amane si dichiara interessato a lui, non lo incoraggia nè lo respinge, quasi davvero non si fosse mai nemmeno posto la questione dell'innamorarsi in vita sua. Se Amane non ha il coraggio di amare, Ryuji non si è mai concesso di amare qualcuno, di prendere del tempo per sè stesso. Il suo personaggio è quello che evolve maggiormente, poichè alla riscoperta di un'identità - orientamento sessuale compreso - che era rimasta latente, in secondo piano. In tutto questo, la comunicazione tra i due non viene meno, le confidenze sono preziose ed è come vederli appoggiarsi l'uno all'altro mentre ciascuno di loro percorre il proprio sentiero, superando ostacoli più o meno noti, ciascuno con i propri tempi e le proprie difficoltà, verso un punto che - forse - troverà congiunzione tra questi due viaggi individuali ma non in solitudine.

INIZIO SPOILER!
Ovviamente il punto di convergenza sul finale c'è, nei giusti tempi - il lasso temporale aiuta la credibilità - e con un accenno di effusioni di una dolcezza e delicatezza estrema.
FINE SPOILER!

Una precisazione: non ci sono sostanzialmente personaggi secondari o altri sviluppi di trama paralleli, il cast - un po' come in "My personal weatherman" è davvero ridotto all'osso, per cui quasi tutte le scene sono dedicate a uno dei due o ad entrambi. Gli altri attori sono poco più che delle comparse.
Se proprio devo muovere una piccola critica, sono rimasta un poco infastidita da molte esternazioni stupite di Amame, più simili a delle grida che a delle esclamazioni.

Concludendo, un drama breve ma di valore, consigliato a tutti gli amanti del genere BL che non disdegnano una sana ventata di freschezza.

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La Creatura di GyeongSeong
2 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
apr 27, 2025
10 di 10 episodi visti
Completo 0
Generale 6.5
Storia 6.5
Acting/Cast 7.0
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 6.5
Non essendo il mio genere di drama il rischio era di abbandonarlo dopo i primi episodi, c'era però una remota speranza mi sorprendesse rivelandosi davvero migliore di quanto pensassi, e una buona probabilità di apprezzarlo anche solo in parte.
Tra tutte, alla fine ha vinto l'ultima.

Tra i punti a favore, il fatto che fosse un drama storico ambientato nella prima metà del '900 (epoca che mi piace, anche se i drama di questo periodo sono per lo più cinesi). Come in Pachinko ho apprezzato invece l'ambientazione insolita di una Corea sotto il dominio del Giappone. Altro punto a favore era la presenza del romance, senza il quale il solo genere thriller alla lunga mi stanca.

Di contro, la presenza - nelle vesti peraltro di protagonista - di Park Seo Joon, attore da molti apprezzato ma che ho sempre faticato a tollerare: una recitazione, la sua, che spesso mi sa di artefatta, oltre a un'estetica che sarebbe onestamente ingiusto definire spiacevole ma che davvero non è nelle mie corde, il che rende particolarmente fastidioso ai miei occhi il suo atteggiarsi come se sprigionasse un'aura di fascino, quando lo charme è davvero ben altra cosa. L'attrice, più carismatica e già conosciuta nella non eccellente "Nevertheless" già mi ha convinta di più, soprattutto nella prima parte.
Anche il tema fantascientifico della sperimentazione sugli esseri umani non è tra i miei topic preferiti.

La pre-visione, quindi, era un po' un mix tra pro e contro messi in conto. Non ho abbandonato dopo i primi episodi ma sono giunta alla fine della prima stagione, anche se nella seconda l'interesse ha toccato davvero i minimi storici.
Se nella prima parte ho trovato un equilibrio accettabile tra mistero, thriller, vicende personali presenti/passate e romance, nella seconda c'è stato un susseguirsi di ripetitive scene d'azione buie, alla lunga tutte simili. Certo, nel frattempo la storia procedeva, ma un po' a spizzichi e bocconi, con alcune scelte non propriamente sensate e sviluppi della trama forse non tra i più azzeccati. Qualche forzatura nella storia c'è, si vede, e soprattutto a posteriori porta a chiedere "ma c'era davvero bisogno di...?". La risposta è "Sì, perchè altrimenti non si poteva andare verso dove la sceneggiatura aspirava ad andare", anche se non è certo un valido motivo.

La conclusione con finale aperto non mi ha convinta, vuoi che davvero la pazienza aveva raggiunto il limite, avrei gradito almeno una conclusione vera e propria. Ma capisco fosse necessaria nell'ottica di una seconda stagione, che mi sono limitata a sbirciare giusto a conferma che non era il caso di proseguire, che non sarebbe stato un valore aggiunto e che non mi sarebbe piaciuta, tanto che a quel punto sì, lo sforzo di arrivare in fondo sarebbe venuto a meno e l'avrei lasciata dopo i primi episodi.

Ogni tanto mi capita di dare una chance anche alle tipologie di drama e ai generi che solitamente non rientrano tra i miei preferiti, ed è capitato - di rado, va detto - di rimanerne piacevolmente sorpresa e soddisfatta. Non è stato però questo il caso.
Consigliata solo agli amanti del genere (e/o dell'attore protagonista).

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Sunshine With Me
2 persone hanno trovato utile questa recensione
set 18, 2023
36 di 36 episodi visti
Completo 1
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10

Veritiero e Entusiasmante

Trovo che questa serie sia stata molto interessante e accattivante senza perdersi con inutili colpi di scena irrealistici e scadenti. Tutti gli attori ma anche il resto del cast sono stati molto bravi e XZ è stato magistrale. Mi sono molto appassionata alla storia tant’è che ero sempre ansiosa di vedere le puntate successive. Se devo fare un appunto è che nel corso della storia la sceneggiatrice non ha avuto il coraggio di mostrare un bacio appassionato tra i due protagonisti quasi che non fosse opportuno per la differenza d’età. Ma forse non è dipeso da Lei ma si è trattato solo solo una questione di censura … comunque grazie a tutto il cast e la crew per avermi fatto pensare, soffrire, sognare e ridere offrendomi una bellissima rappresentazione della società cinese

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Xian Tai You Shu
2 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
ott 28, 2025
40 di 40 episodi visti
Completo 0
Generale 7.5
Storia 6.0
Acting/Cast 8.0
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 6.0
Questa recensione può contenere spoiler

La recitazione è valida ma la storia diventa presto preda della noia e delle occasioni mancate

Questa è una serie che costituisce un perfetto esempio - purtroppo - di quello che a mio avviso è il più frequente difetto di tantissimi C-drama fantasy (ivi compresi Xianxia, Wuxia, ecc.): il format standard di questi drama cinesi è davvero troppo importante, che siano 36 o 40 episodi e passa, nella maggior parte dei casi sono semplicemente troppi. Ciò si traduce in un inizio generalmente accattivante e interessante, che cala man mano per giungere - anche svariati episodi prima della fine della serie - a una totale e imperturbabile calma piatta, regno della noia assoluta. Davvero, se la lunghezza venisse mediamente ridotta a 16, massimo 24 episodi, probabilmente mi ritroverei a rivalutare molte serie per le quali, nel corso della visione, l'appeal è andato invece alla deriva.
"Love of the divine tree" parte decisamente bene, giocandosi un avvio breve ma ad effetto che, grazie a successivi flashback e flashforward, portano a rileggere le dinamiche iniziali con una chiave di lettura completamente diversa. Un meccanismo che funziona e che rema contro la prevedibilità.
Interessante anche il rapporto tra i due: parliamo di un romance tra maestro e discepolo ma, per non ingessare eccessivamente i ruoli, avremo prima lui discepolo di lei e successivamente la situazione esattamente capovolta, il che li porta complessivamente a una sorta di parità. L'inversione dei ruoli è sicuramente un punto a favore, raggiunto peraltro con linearità rispetto alla vicenda narrata.
Nella prima parte ho apprezzato molto il ML che, pur avendo i suoi trascorsi e le sue motivazioni, viene comunque caratterizzato da comportamenti che vanno corretti e in questo senso è apprezzabile la crescita personale che matura grazie agli insegnamenti della sua Maestra. Lei, al contrario, nelle vesti rosse della Maestra mescola la consapevolezza e la saggezza di lunga data a un approccio fin troppo spensierato (apparente o meno), con un sorrisetto semi-perenne che riesce a farla risultare a tratti anche antipatica. A Mu Qingge ho sicuramente preferito la sua reincarnazione, Xue Ranran. Bella l'idea dell'albero divino della reincarnazione, così come il filamento animato che l'accompagna durante la crescita e diventa un essere a lei estremamente caro. Il secondo arco narrativo parte bene, ma forse troppo presto: davanti a sè ci sono ancora innumerevoli episodi da riempire e i contenuti non riescono a mantenersi accattivanti, vuoi perchè ridondanti, vuoi perchè non ben sfruttati (tipo la questione delle sette celesti... Ci sono ma il loro ruolo è complessivamente poco incisivo).
Grosso scivolone, poi, sul finale, dove l'happy ending è sì gradito, ma proposto in modo esagerato e decontestualizzato, al punto da risultare ridicolo e assurdo. Le ultime scene non hanno davvero nulla a che fare con tutto il resto del drama.

In termini di recitazione molto buona la prova di entrambi, anche se il risultato ne esce penalizzato dai dilungamenti della sceneggiatura e dal tenore dei dialoghi, poco curati e strutturati.

Complessivamente è un drama mediamente buono, ma facile preda della noia, soprattutto nella seconda parte. Molte le occasioni mancate, per un motivo o per l'altro. Non è una visione che mi sento di sconsigliare ma - probabilmente - dopo averlo terminato finirà per confondersi con tanti altri titoli con i quali condivide le sopracitate e diffuse pecche. Niente di memorabile, per farla breve.

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Ikinari Kon
2 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
apr 3, 2025
12 di 12 episodi visti
Completo 0
Generale 6.0
Storia 6.0
Acting/Cast 6.5
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 6.0

Carina l'idea, discutibile il risultato

Una giovane impiegata, tradita dal collega che frequenta da un po', si ubriaca e finisce per sposare uno sconosciuto che, la mattina dopo, si rivela essere il suo nuovo e affascinante capo.
Sostanzialmente questo è il concept alla base della storia. Idea carina, non originale, ma sulla quale si può basare una commedia romantica carina e divertente.
Nel concreto, però, si è trattato di un tentativo non ben riuscito. Il protagonista, attore che sì, ha un fascino particolare (padre giapponese e madre spagnola) ma un'espressività pari a zero. Il personaggio che interpreta, in aggiunta, invece di essere incisivo sembra in balia degli eventi e l'unico punto sul quale risulta irremovibile è l'essersi innamorato di Mao praticamente a prima vista, interesse mantenuto grazie a una serie di brevissimi e insignificanti incontri più o meno fortuiti, di cui lei tranquillamente non ha nemmeno memoria.
Mao è già più apprezzabile, per quanto il cambio di bandiera avviene in modo un po' troppo affrettato: il cuore spezzato diventa un cuore sposato e quindi un cuore nuovamente innamorato. Sui personaggi secondari si è investito anche di meno, dal padre di lui al collega ex fidanzato di Mao fino alla collega rivale, passando per il cognato e la sorella di Ando.
Dialoghi poco argomentati, abbastanza tipici dei drama giapponesi, ma potevano comunque essere pensati meglio.
Tante migliorie da mettere in conto per un'idea che sulla carta poteva anche funzionare, ma che nel concreto andrebbe rivista da cima a fondo.

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Shuang Gui
2 persone hanno trovato utile questa recensione
gen 10, 2026
29 di 29 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10

Masterpiece

100000000000000000000000/10 i knew was good from the plot, the story, the action parts, the story between light and shadow. They are night and day, but so perfect to be together. Every episode is so good, mumu e and jin zhao are a perfect combo of funny, hot and touching moments. If this is the new standard of c drama, they have my soul. Best drama over 400 watched for me, the songs are cool. I loved this story. I can't wait for the new novel drama from the autor of shuang gui. ❤️❤️🔥❤️❤️❤️❤️☀️🌙
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Prison Playbook
2 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
mag 18, 2024
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 9.0
Storia 9.5
Acting/Cast 9.0
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 9.0

Un piccolo gioiello da non perdere assolutamente!

Questo drama si è rivelato davvero una gran bella sorpresa. L'avevo messo in lista per via della presenza di Jung Kyung Ho, attore che sto apprezzando sempre di più. La serie conta in totale 16 episodi, estremamente ricchi senza mai essere frettolosi: incredibile come con un ritmo calzante ma non precipitoso, riescano a susseguirsi un gran numero di eventi in un singolo episodio. Il tempo sembra dilatarsi, in senso positivo, si arriva alla fine di ogni puntata soddisfatti di quanto appena visto e contenti del fatto che ce ne siano ancora altri da vedere.
La sceneggiatura è solida, il background complesso e ben curato. L'attenzione dedicata alla serie si evidenzia sotto molti aspetti, dalle riprese, dal montaggio, dalla sceneggiatura stessa, dalla cura per i dettagli. Forse un attimo di smarrimento all'inizio del terzo episodio, dove ho avuto l'impressione di un tratto disconnesso dalla fine dell'episodio precedente, ma pazientando un poco tutto torna nello schema logico. Belle le riprese che diverse volte sfumano quasi nel bianco/nero, mai per caso ma sempre a sottolineare momenti salienti. Se parliamo dell'ambientazione, ci troviamo davanti a una serie ambientata per la maggior parte del tempo all'interno di un penitenziario ma dove la tematica sportiva del baseball è di fatto costante e motore di tutta la storia. Presenta l'accenno di due storie d'amore, un coppia che si riunisce e una che si forma da zero (che poi è quella che più ho apprezzato). Parlo di accenno perchè il fulcro del drama è in realtà l'aspetto bromance, ovvero il legame tra quelli che a conti fatti sono i due protagonisti, due amici - migliori amici d'infanzia e del periodo scolare - ritrovatisi in età adulta vestendo i ruoli rispettivi del detenuto e del secondino. Una delle poche cose che non ho compreso, anzi diciamo l'unica, è come mai i due si fossero persi di vista da un decennio, dato che erano migliori amici e che, una volta che il destino fa incrociare nuovamente le loro strade, riprendono lo stretto rapporto di prima come se l'amicizia, negli anni, fosse rimasta intatta. Ad ogni modo, dall'interazione non solo a parole ma anche negli sguardi, nelle azioni e nei gesti trapela questo stretto legame, questa fiducia indissolubile e conoscenza dell'altro, dove con uno sguardo si può capire il non detto e il non voluto dire. Davvero, il sentimento fraterno è rappresentato in modo impeccabile. Loro due sono i protagonisti del drama, ma la storia è ricca grazie anche a numerosi personaggi secondari che tanto secondari non sono, ma che con le loro singole vicende calcano a turno la scena. Dal Galeotto al Pazzo (una delle figure più complesse, con storia altrettanto complessa alle spalle), al capitano Yoo, al tenente Paeng (splendido personaggio interpretato da un bravissimo Jung Woong In, che per una volta non veste i panni del cattivo di turno ma sa ritagliarsi un ruolo di tutto rispetto nello schieramento dei buoni). Per quanto riguarda Jung Kyung Ho (l'attore che interpreta Lee Joon Ho), ha dimostrato ancora una volta grande talento e versatilità: è un attore che trovo sempre molto sobrio - anche nei momenti divertenti e scherzosi - con un'eleganza intrinseca che sa esprimere attraverso gli sguardi, il portamento e la voce (di quest'ultima, timbro e cadenza mi ricordano incredibilmente quella di Namgoong Min, punta di diamante tra gli attori coreani, per quanto mi riguarda). Che dire, una serie davvero complessa e completa, di alto livello e con minimi difetti, che consiglierei a chiunque di vedere perchè davvero merita! Non do il massimo come valutazione poiché sono irrimediabilmente fan dei grandi romance, e questo no lo è, nessun batticuore da grande amore al centro della scena. Ma, al di là di questo motivo, è come se gli avessi dato il massimo del punteggio. Da non perdere!

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Youth Report
2 persone hanno trovato utile questa recensione
nov 8, 2020
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 6.5
Storia 6.0
Acting/Cast 7.0
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 2.0

Grandi aspettative ma...

La mia prima recensione su mydramalist.
Avevo grandi aspettative per questo drama anche per l'hype che si era generato, ma devo dire che sono rimasta un po' delusa: la storia è lenta, il montaggio confuso e non mi sembra che ci sia molta chimica tra i protagonisti.
Park So Dam mi era piaciuta molto in Parasite qui mi ha convinto meno, Park Bo Gum è carinissimo ed è forse l'unico motivo per cui consiglierei la visione di Record of Youth, un plauso anche per il nonnino modello e per il cameo di Park Seo Joon
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