L'importanza di rimanere fedele a se stessi anche se il mondo ti è contro
The Starry Love (星落凝成糖) è un xianxia del 2023, terzo capitolo della "Trilogia del miele", diretto da Zhu Rui Bin e basato sul romanzo di "Once Upon a Time Junhua". La storia ruota attorno a due sorelle gemelle, Qingkui e Yetan, i cui destini si intrecciano con quelli di due mondi opposti dopo uno scambio di matrimoni, tra intrighi, amore, magia e conflitti tra regni.Pregi
Trama coinvolgente e doppia narrazione:
La storia delle due sorelle offre due linee narrative parallele che si intrecciano, mantenendo alta la tensione e l’interesse. Il legame tra le gemelle è uno degli aspetti più apprezzati, con una rappresentazione sana e solidale del rapporto familiare.
A differenza di molti xianxia tradizionali, la serie inserisce elementi comici, soprattutto nella prima metà, che alleggeriscono la trama senza renderla banale. Questo equilibrio tra umorismo e dramma è stato ben inserito.
Chen Xing Xu si distingue per la capacità di interpretare più personalità, mostrando versatilità. Li Lan Di è convincente e carismatica come Yetan. Anche gli altri membri del cast, come He Xuanlin e Chen Muchi, risultano credibili nei rispettivi ruoli. Specialmente Chen muchi che non conoscevo e mi è sembrato più espressivo e credibile del ML nelle scene d'amore.
L’interazione tra i membri del cast principale, in particolare tra le due sorelle e tra le coppie romantiche, è naturale e coinvolgente. Le dinamiche familiari e sentimentali sono uno dei punti di forza.
É una delle serie più sottovalutate qui su Viki, appassionante e coinvolgente, ottimi effetti speciali e una colonna sonora straordinaria (la mia preferita), con un ritmo narrativo che però annoia per il 40% della serie. Finale non triste ma aperto, dà speranza.... non si può dire che finisca bene .
Protagonista femminile coraggiosa, forte, anticonformista, insegna l'importanza di rimanere fedeli a se stessi nonostante tutto, è questo il grande e vero messaggio della serie.
AMORE
Due storie d'amore come scrivevo prima: la prima si sviluppa subito a seguito di un quasi colpo di fulmine, e procede speditamente, la seconda si forma nella prima parte del drama ma racconta di un amore più profondo, che nasce attraverso la condivisione, il supporto, il sostegno e aiuta l'evoluzione dei personaggi.
La proposta che si porta in scena sostiene il concetto che gli opposti si attraggono, esattamente come yin e yang i protagonisti sono attratti da caratteristiche opposte nei partner, ma sono quelle caratteristiche che li aiuteranno a mettere in discussione se stessi e a migliorare come persone.
Il personaggio maschile , sebbene affascinante, dimostra molti più anni e una maturità che poco si sposa col fascino fresco della protagonista che ne dimostra meno, e sembrano più padre e figlia che due amanti e giovani sposi. Chimica non pervenuta. Nella seconda coppia invece l'attore maschile è stato bravo a mostrare del desiderio , ogni tanto, nei confronti della donna di cui si innamora.
Buone le interpretazioni principali, gli effetti speciali e le ambientazioni nel regno celeste.
Il regno dei demoni mi è sembrato meno curato.
Difetti
Effetti speciali e scenografie:
Alcune scene soffrono per l’uso di CGI mediocri e set poco dettagliati, che possono risultare meno immersivi rispetto ad altri drama fantasy di alto livello.
Ritmo altalenante:
La parte centrale può risultare lenta o ripetitiva, con alcune sottotrame secondarie considerate poco interessanti e che avrebbero potuto essere tagliate per una narrazione più compatta.
Fondamenta romantiche deboli:
La storia d’amore principale risulta poco profonda e poco sviluppata emotivamente, soprattutto rispetto alle aspettative del genere.
Recitazione non sempre omogenea:
Mentre i protagonisti brillano, alcuni attori secondari risultano meno convincenti, in particolare nei ruoli più complessi.
Per questi motivi e per la noia di alcuni episodi porto la mia valutazione a 7,5.
Her private Cliché: fanservice per FANATICHE (la trama può aspettare)
Sarebbe più produttivo se si desse un voto sulla base della qualità obiettiva di un lavoro, magari raffrontandolo ad altri lavori di qualità per confermarne il valore effettivo perché quello che piace a me non piace necessariamente ad altri, quindi per aiutare gli altri utenti nella scelta di un drama piuttosto che un altro vi invito sentitamente , se leggete, ad essere più obiettivi.*Her Private Life* è stata ben accolta e valutata più di quanto meriti i per la chimica tra i protagonisti e per il tocco leggero e romantico, tuttavia, nonostante vanti un cast di tutto rispetto non ambisce ad una valutazione più generosa per le seguenti motivazioni:
1. Trama prevedibile e convenzionale, banale e derivativa, ricalcando schemi già visti nei tipici k-drama romantici:
>il classico "fake dating" che sfocia in vero amore;
> la dinamica del capo distaccato e sprezzante che si scioglie grazie alla protagonista;
>i soliti malintesi forzati, cliché e triangoli amorosi che si risolvono senza vera tensione.
Non c'è innovazione narrativa, e lo sviluppo della storia tende ad essere lineare e poco sorprendente.
Molto poco plausibile- questo è un mio personale punto di vista- che una donna di 33 anni vada dietro ad idol di 20 anni, insieme ad un'amica (madre e moglie). Una protagonista più giovane sarebbe stata più plausibile.
2. Fan culture trattata in modo superficiale
La doppia vita della protagonista come fan nascosta sembrava promettere uno sguardo interessante sul fenomeno del fangirling. Tuttavia la serie non esplora in profondità il mondo del fandom, riducendolo a gag comiche o pretesti per il romanticismo; manca una riflessione reale sull’impatto psicologico o sociale dell’ossessione per le celebrità.
La sceneggiatura è a supporto del romance e non il contrario, come dovrebbe essere, questo toglie intensità a senso alle scene flirterecce tra di loro, almeno all'inizio.
3. Scene slapstick davvero grottesche, imbarazzanti, caricaturali, da principio pensavo di trovarmi di fronte ad uno scherzo, non potevo credere che fosse valutato 9,5 su Viki, più di altri lavori che meritano senz'altro valutazioni più generose.
Questo tono grottesco se diverte e intrattiene personalmente mi ha impedito di entrare nella storia che ho seguito con un certo distacco e a tratti tra il basito, l'annoiato e la compassione per i due attori "costretti" a prestarsi, da principio infatti Park Min young mi era sembrata molto smorfiosa e poco convinta, per quanto le venisse richiesto (notare il viso quando atterra dalla scala a fine primo o secondo episodio).
Molti personaggi di contorno noiosi e con sviluppi molto improvvisati.
4. Romance: manca tensione emotiva autentica nei primi episodi. Lui mi ha convinto di più in altri lavori, tipo i drammatici sono la sua "cifra". Non è portato per i romcom.
La storia mi è sembrata stucchevole o poco credibile, io cerco la profondità.
Voglio dire però che questi due si sono molto spesi e impegnati nelle scene del bacio.
Anche questa volta hanno trovato come prendere in giro le casalinghe da casa: nel senso che dopo aver stuzzicato con la benda, stile bondage, o con "cado e ti prendo" e altri classici cliché, e aver donato due bei baci, e qualche tenerezza (la saga dei cliché) non si vede davvero nient'altro di bollente o spinto (come ho letto in alcune recesioni).
5. Per finire un tono altalenante: momenti comici slapstick alternati a scene più intense o drammatiche, ma senza una reale armonia, ho provato una sensazione di squilibrio emotivo, come se il drama non sapesse decidere che direzione prendere.
6, Interpretazioni, forse non gli hanno richiesto di più , forse non ce la facevano, ci sono 4 attori in questo cast che hanno prestazioni che ho valutato 9 in altri lavori, la protagonista 8 in Marry my husband. Eppure personalmente qui non hanno brillato completamente. Una è stata troppo caricaturale, l'altra idem (mi riferisco alle madri della protagonista e di "Sindy", proprietaria del museo), i due protagonisti bene ma non benissimo. Ripeto, non era cosa sua, brilla nei drammatici o nella parte dell'eccentrico megalomane. Park Min young molto espressiva e deliziosa ma a volte produceva smorfie che mi hanno distaccata. Non ho dimenticato nemmeno per un secondo che stessero recitando.
"La via dell'inchiostro".. una 'docuserie' a scopo propagandistico (drama di regime)
Ho iniziato questo lavoro con aspettative molto alte, mal abituata dai lavori di Yang zi (una delle mie attrici preferite a cui credo di non aver mai dato un voto inferiore al 7,5, professionista validissima anche nella selezione delle sceneggiature).Sulla carta aveva tutti gli elementi per essere un grande drama storico: una protagonista femminile forte interpretata da una vera attrice, un'ambientazione originale legata alla produzione dell'inchiostro Hui durante la dinastia Ming, una storia familiare complessa, una componente revenge e un protagonista maschile con un passato doloroso e un conto aperto con i propri nemici.
Purtroppo, più la storia avanza, più ci si rende conto che è un'opera che ha scelto chiaramente quale fosse il suo vero protagonista: l'inchiostro!!!!!!
Ed è qui che, secondo me, nasce il grande limite di questo drama.
La valorizzazione della tradizione cinese, dell'artigianato e del patrimonio culturale è sicuramente un elemento interessante. La produzione dell'inchiostro viene raccontata quasi come un'arte spirituale, qualcosa che contiene l'anima e la dedizione del suo creatore. Il problema è che questa tematica, invece di accompagnare la narrazione, finisce spesso per sostituirla, potrete assistere a puntate intere che mostrano come gli artigiani impazziscano letteralmente, perdendo il lume e la ragione per produrre un nuovo nerofumo o una resina per innovare una ricetta.
Per oltre 2/3 della serie si ha la sensazione di assistere più a un docudrama sull'inchiostro Hui e sulle dinamiche di un clan familiare che a un vero drama storico con personaggi in evoluzione. Le scene dedicate alla bottega, alle tecniche, ai problemi produttivi, alle rivalità commerciali e ai discorsi sulla rettitudine e sull'onore diventano estremamente ripetitive. Il messaggio è chiaro fin dai primi episodi, ma viene ribadito continuamente fino a togliere spazio allo sviluppo emotivo.
LA PROPAGANDA DELLA CINA 🇨🇳: Un aspetto che per me è impossibile ignorare è la fortissima componente ideologica dell'opera. The Heir non mi è sembrato semplicemente un drama storico sull'inchiostro, ma quasi un manifesto celebrativo di un certo ideale culturale cinese contemporaneo.
Qui l'inchiostro non è un elemento narrativo: è il protagonista assoluto. I personaggi, i sentimenti, la vendetta, persino la storia d'amore finiscono per diventare secondari rispetto alla celebrazione della tradizione e dell'eredità culturale.
Per 42 episodi il messaggio viene ripetuto fino allo sfinimento: essere retti, essere onorevoli, sacrificarsi, mettere da parte i desideri personali, lavorare senza distrazioni (per non creare problemi), proteggere il clan, preservare ciò che gli antenati hanno lasciato.
Dopo un certo punto non sembra più la crescita di un personaggio, ma una lezione morale.
La protagonista ideale non è una donna che cerca prima di tutto la propria felicità, ma qualcuno che deve diventare il simbolo della dedizione assoluta: sopportare, resistere, non deviare mai dalla missione, trasformare il proprio talento in un servizio verso la famiglia e verso una tradizione più grande di lei.
La romance stessa viene sacrificata, e non casualmente. Il messaggio sembra essere che l'amore, la realizzazione personale e il desiderio individuale siano elementi secondari rispetto al dovere. Prima viene il lavoro, prima viene l'eccellenza, prima viene l'eredità culturale.
La serie sembra continuamente ricordare allo spettatore: non dimenticate da dove venite, proteggete ciò che è vostro, non lasciate che il passato venga contaminato, mantenete viva la grandezza della tradizione. Personalmente, ho percepito più un'opera celebrativa e didattica che un vero racconto umano.
Il messaggio ha finito per divorare la storia ed è troppo palese che è un'opera di Regime in ogni passaggio: canti tradizionali, motti ripetuti come mantra, conoscenza della cultura, delle tradizioni, della cucina, di Huizhou, valori che vengono reiterati e proposti come desiderabili.
C'è un passaggio che illustra l'ipocrisia ambivalente dell'atteggiamento della Cina nei riguardi delle donne: Ronghua nel suo percorso di redenzione dice: "Vi prego di .... , poi se vorrete potrete rimproverarmi o picchiarmi, vi lascerò fare". Una donna può emanciparsi ma deve essere sotto sotto sempre obbediente e poco incline a lamentarsi, picchiare una donna va bene se sbaglia (e se il metro è dell'uomo l'azione esecrabile è soggetta al capriccio di lui). Bella roba!
Il problema non è parlare della tradizione cinese, lo diventa se la storia è al servizio del messaggio.
Alla fine The Heir sembra meno interessato a raccontare Li Zhen come persona e più interessato a trasformarla in un modello: disciplinata, instancabile, moralmente irreprensibile, pronta a mettere tutto il resto in secondo piano per un obiettivo superiore.
Per questo la mia impressione è stata quella di un drama fortemente allineato a una narrativa istituzionale: celebrazione delle eccellenze cinesi, recupero delle radici, glorificazione della disciplina e della collettività sopra l'individuo, Troppo spesso ho visto il messaggio prima dei personaggi.
Li Zhen è una protagonista interessante: intelligente, determinata, competente, una donna che cerca di affermarsi in un mondo dominato dagli uomini e dalle regole del clan. Tuttavia, la sua crescita viene raccontata quasi esclusivamente attraverso la sofferenza e la perseveranza con uno schema di scrittura ripetitivo. Per troppi episodi assistiamo a umiliazioni continue nei confronti suoi e della sua famiglia, mentre i personaggi continuano a tornare verso chi li ferisce in nome del dovere familiare e della tradizione, cambiano i soggetti, non cambia la dinamica abusiva, umiliante, di sopraffazione.
Un altro elemento centrale della narrazione è la famiglia Li, ma anche qui la scrittura non sempre riesce a trovare il giusto equilibrio.Il drama cerca chiaramente di raccontare una famiglia imperfetta, segnata da gerarchie rigide, interessi personali, rivalità interne e dal peso delle tradizioni. Il problema è che, per buona parte della storia, il rapporto tra Li Zhen e il clan diventa estremamente frustrante da seguire.
Le umiliazioni subite dalla protagonista e dal suo ramo familiare sono troppe, troppo frequenti e troppo ripetitive. Dopo un certo punto non generano più rabbia o coinvolgimento emotivo nello spettatore, ma solo stanchezza, perché la dinamica sembra ripetersi senza una reale evoluzione. Anche il nonno della protagonista mostra una certa ambivalenza, si allontana da lei ad un certo punto dimostrando di essere sempre devoto alla famiglia, più che alla nipote.
La protagonista dimostra continuamente il proprio valore, salva più volte la famiglia e contribuisce alla sopravvivenza dell'attività, ma il riconoscimento arriva molto tardi e dopo una quantità di ostilità che rende difficile accettare completamente la riconciliazione successiva.
Il problema non è rappresentare una famiglia tossica. Il problema è come viene narrata, e credetemi è una famiglia disfunzionale e frustrante come poche se ne vedono e quanto tempo gli viene dedicato (80%).
In questo senso, i personaggi che funzionano meglio sono la madre di Li Zhen, il fratello e la cognata. Sono tra i pochi rapporti familiari che trasmettono davvero sostegno, calore e un senso di appartenenza autentico.
Anche la nonna è pensata come una figura positiva e probabilmente vorrebbe richiamare quel tipo di matriarca saggia e protettiva che abbiamo visto in opere come The Story of Minglan. Tuttavia, il confronto per me è impietoso. La nonna di Minglan era una vera matriarca: aveva autorità, presenza, capacità di leggere le persone e soprattutto interveniva quando necessario. Era affettuosa, ma mai passiva. Il rapporto con Minglan era costruito attraverso gesti quotidiani, protezione, educazione e una fiducia reciproca cresciuta nel tempo, ed è proprio per questo che risultava così tenero e commovente.
In The Heir, la nonna rimane spesso troppo osservatrice. La sua saggezza viene raccontata più che dimostrata attraverso azioni decisive, e questo rende il legame con Li Zhen meno potente di quanto avrebbe potuto essere, l'attrice inoltre pur avendo esperienza non mi ha fatto impazzire e mi ha annoiata. Ancora una volta il problema non è l'idea, ma l'esecuzione.
Il ritmo è probabilmente il problema principale: una storia lenta non è necessariamente una storia noiosa. Esistono drama meravigliosi costruiti sui silenzi, sulle relazioni e sui piccoli cambiamenti. Qui, però, il problema non è la lentezza, ma la mancanza di progressione. Troppe scene sembrano confermare qualcosa che sappiamo già invece di aggiungere un nuovo livello alla storia. Dall'episodio 28 io ho visto a velocità 1,5 x per superare la diluizione e la stagnazione dell'opera. Quando è finito ho tirato un sospiro di sollievo.
La componente revenge, che poteva essere uno degli aspetti più interessanti, arriva troppo tardi e non viene costruita con la precisione necessaria. Luo Wenqian aveva tutto il potenziale per essere il conte di montecristo cinese: un uomo intelligente, segnato dal passato, con una vendetta personale da portare avanti. Han Dongjun funziona molto bene nelle pochISSIME scene in cui il personaggio può respirare, soprattutto quando interagisce con Li Zhen, mostrando dolcezza, imbarazzo e un interesse trattenuto.
Il problema è che la sceneggiatura gli concede pochissimo spazio (20 minuti in tutto sarà il tempo che gli viene riservato in 32 ore di drama per farvi capire). Per molte ore di visione sembra quasi un personaggio secondario nella sua stessa storia, oso dire che l'antagonista ha più spazio. Il rapporto con Li Zhen cresce lentamente, forse troppo lentamente, e quando finalmente arriva il momento in cui la loro relazione dovrebbe emozionare davvero, per molti spettatori il coinvolgimento è già stato consumato dall'attesa (almeno per me è stato così).
La romance è presente, ma è estremamente sacrificata e centellinata. Non servivano grandi scene romantiche o passionali, ma servivano più momenti condivisi, più dialoghi, più costruzione emotiva. Il risultato è una coppia con potenziale che non raggiunge mai completamente il proprio payoff emotivo.
Anche gli intrighi, purtroppo, non sempre funzionano.
Ci sono diverse scelte narrative che danno la sensazione di una sceneggiatura poco rifinita. Il problema non è il singolo evento, perché quasi tutto può trovare una spiegazione se lo spettatore prova a costruirla da solo. Il problema è proprio questo: troppo spesso è lo spettatore a chiedersi come mai una scelta piuttosto che un'altra, una buona sceneggiatura dovrebbe far sembrare ogni conseguenza inevitabile. Altro limite della scrittura è aver depotenziato gli altri per celebrare Li Zhen, Molti l'hanno paragonata come intelligenza e acume alla protagonista di the double, ma in the double gli altri non venivano resi scemi per mostrare quanto fosse SPLENDIDA LEI . Qui sì! Persino il suo partner è un uomo sveglio, strategico, con acume ma privo della sua dialettica e intraprendenza, debole se lo paragoniamo, ma sin dal principio (sin da quando era bambino).
Alcuni passaggi sembrano esistere perché la trama deve arrivare in un determinato punto, la causalità è subordinata all'obiettivo narrativo. Esempio (Senza spoiler) fine episodio 22 - stessa dinamica inversa episodio 24 senza che ci sia una causa che motivi il cambio di atteggiamento.
Alcuni cambiamenti improvvisi di atteggiamento nella famiglia Li risultano poco naturali. Personaggi che prima condannano Li Zhen arrivano poco dopo a sostenerla senza una progressione causale abbastanza forte. Alcune informazioni importanti vengono trattenute per anni e rivelate solo quando servono alla trama, più per creare un colpo di scena che per una reale motivazione interna ai personaggi.
Anche alcune rivelazioni finali sono interessanti sulla carta, ma indeboliscono retroattivamente alcuni rapporti di potere. Quando un colpo di scena viene rivelato, dovrebbe farci pensare: “Ora tutto ha senso”. Qui, invece, a volte viene spontaneo chiedersi: “Allora perché prima quei personaggi subivano dai potenti se avevano il coltello dalla parte del manico?”.
Dal punto di vista tecnico, invece, il drama è abbastanza valido.
La fotografia è molto curata, elegante e pulita, anche se utilizza uno stile abbastanza classico. Non è una regia fortemente estetica fatta di rallenty, piani zoom particolari, bokeh e immagini quasi pittoriche come altri storici recenti; sceglie una messa in scena più sobria, ordinata e rilassante, coerente con il tono dell'opera.
I costumi sono belli e accurati, ma non raggiungono secondo me l'eccellenza di altri grandi storici cinesi. Sono funzionali, raffinati, ma non indimenticabili. Qualche errore nel casting e nelle unghia a mandorla di 4 cm di due attrici (figlia del comandante Yan e Sorella Cuiqiao).
La recitazione è uno degli aspetti migliori di questo lavoro:
- Yang Zi conferma ancora una volta la sua capacità di rendere naturali le emozioni. È precisa, credibile, capace di comunicare molto anche attraverso piccoli cambiamenti dello sguardo e dell'espressione. Tuttavia, anche una grande interpretazione non può risolvere completamente i problemi di ritmo e scrittura, inoltre mi sto rendendo conto di un aspetto che sta iniziando a deludermi: se la raffronto con Mu Dan, o qualche altro personaggio da lei interpretato in questi anni, non trovo grosse differenze sostanziali, altre attrici meno precise come resa emotiva differenziano maggiormente il personaggio, lei ha sempre lo stesso modulo espressivo.
Sottolineo che non è la sua migliore interpretazione: non mi ha convinto al 100% in tutte le scene, in alcune ha una forza espressiva straordinaria, in altre ,tipo un evento al rientro da Nanchino in episodio 32, quando apprende al risveglio di un fatto riguardante la nonna... non mi ha convinto.
Il resto del cast è generalmente buono, con alcune interpretazioni più convincenti (Li Jingdong e Tian Biangcheng ), Elvin Han meritava più spazio, nelle poche scene a sua disposizione è sempre stato preciso e credibile, puntuale nella resa espressiva ed emotiva. E' un attore che lavora per sottrazione quindi lo stile recitativo è minimalista, lavora moltissimo con lo sguardo e la modulazione della voce.
La celebrazione dell'inchiostro, della famiglia, dell'onore e della perseveranza diventa più importante dei personaggi stessi. La serie vuole raccontare un ideale ma dimentica troppo spesso che sono i conflitti, le trasformazioni e le emozioni a rendere memorabile una storia, le emozioni ci sono : ci sono degli archi di redenzione interessanti, vendette poco soddisfacenti ma i rapporti tossici, la noia legata all'inchiostro , le ripetizione dei valori a scopo indottrinamento,così pervasiva da risultare palese, hanno prosciugato tutto.
È un'opera che rispetto (fino ad un certo punto) più di quanto abbia amato. Non l'ho amata, per niente, l'ho finita in fretta per togliermela davanti, che non migliora anche se cambia ogni tanto, qualche episodio di respiro c'è ma è breve.
Finale: positivo ma anche posto in modo ambivalente e qui ho conferma che il senso di questo lavoro era il MESSAGGIO, 15 minuti di scene del passato per chiudere un cerchio e concentrarsi sui rapporti famigliari,30 secondi alla evoluzione del rapporto con il protagonista maschile, resa in modo così ambivalenti che molti hanno frainteso il senso. Come si può dare un 7 a un disastro del genere?
Un drama consigliato a chi ama le storie sulla tradizione, l'artigianato e il recupero del patrimonio culturale cinese, se sei cinese probabilmente lo amerai, se sei progressista, femminista e hai visto altri drama storici ti farà per lo più sbadigliare
Fitness first, feelings later: il falso romance di Oh My Venus!
Il drama mescola romance, comedy, drama medico e self healing (autocura), il makeover fisico si intreccia con una profonda trasformazione personale. La storia ruota intorno a una donna in sovrappeso, Kang Joo-eun (Shin Min-a), ex "Venere" del liceo, che si affida all’aiuto di un famoso allenatore personale, Kim Young-ho (So Ji-sub), per tornare in forma. Il ML, è il nipote del potente CEO di un conglomerato, sotto mentite spoglie. Da piccolo ha sofferto di un osteosarcoma e ha trascorso gran parte della sua infanzia tra gli ospedali da solo, in quanto orfano di madre e figlio di un uomo anaffettivo, ambizioso e dedito alla carriera.Ha maturato così una fissazione per il wellness nel tentativo di scongiurare future ospedalizzazioni ed eventuali ricadute.
Aspetti tecnici:
- regia coerente con lo stile K-drama di metà anni 2010, privilegiando inquadrature stabili e primi piani sul volto per catturare la componente emotiva, poche sperimentazioni, regia solida ma poco innovativa.
I colori sono prevalentemente caldi, e a me questa cosa ha infastidito, anche se lo scopo è quello di creare un atmosfera calda e famigliare.
Il ritmo narrativo tra comedy e drama è abbastanza equilibrato ma non troppo, non lo definirei, personalmente il punto forte del lavoro, c'è una buon equilibrio tra narrazione sentimentale e crescita evolutiva personale, una in senso fisico per la FL, con conseguente empowerment personale, ed il ML in senso emotivo.
Ho molto apprezzato i momenti tutti insieme, con gli amici di lui, che vivono con loro creando una piccola famiglia, e gli amici di lei, col bambino paffuto e adorabile, figlio di una madre priva di ogni filtro sociale.
Perché non merita più di 6,5:
-la narrazione cade spesso nei cliché del genere , personaggi secondari poco sviluppati , sebbene io sia convinta che lo stile dell'avvocata Woo sia stato copiato dalla nemica-amica della protagonista principale.
-L’evoluzione interiore dei personaggi è tutta dipendente dalla perdita di peso, questo è un messaggio controverso, normalmente un soggetto obeso o con DCA ha un forte malessere interiore, il sovrappeso o il binge sono sintomi non cause, qui invece sembrerebbe che il messaggio (BMI del tutto sballati tra l'altro, e stigmatizzazione del sovrappeso, perché lei non è nemmeno obesa) sia: le va tutto storto perché è grassa, mentre lei è grassa perché le va tutto storto. Il significato è questo.
-C'è un uso problematico di alcuni tropi legati al peso corporeo, con velato body shaming e messaggi ambigui che non posso avallare.
-Trucchi e costumi, le protagoniste non sono state nemmeno in grado di prendere una decina di chili, forse per le date serrate dei tempi di produzione, alla protagonista viene messa una tuta imbottita che si vede chiaramente dai vestiti succinti dalle pliche nel collo e nella pancia, le hanno creato un doppio mento ed eccola qui, ridicola e poco credibile.
Un po' meglio con l'amica-nemica .
- Le scene d’allenamento sono a volte troppo stilizzate o idealizzate, perdendo realismo.
-Qualche sequenza comica ha un tono eccessivamente caricaturale (quasi slapstick), che stona con i momenti più seri.
-Alcuni momenti risultano ridondanti, specialmente nelle sequenze di allenamento o nei dialoghi tra i personaggi secondari, che spesso vengono preferite a momenti di intimità fisica (XD).
- Una OST gradevole ma di qualità sufficiente, niente di memorabile o eccezionale.
So Ji-sub offre una performance sobria (ai limiti dell'inespressività), carismatica e fisicamente convincente nel ruolo dell'allenatore motivazionale con un passato traumatico, comunica molto con lo sguardo , meno con la microespressività facciale, il problema è che in 16 ore questa faccia di cera, con lo sguardo pensoso-penoso-appeso, è sofferente e viene a noia, attendevo un'evoluzione anche emotiva resa da un'interpretazione più di pancia e meno distaccata.
Shin Min-a , è ancora acerba ma si mostra versatile, anche se il trucco prostetico per la versione sovrappeso non è sempre realistico. Riesce comunque a mantenere empatia e presenza scenica.
Henry Lau, adorabile, offre comic relief ma risulta a tratti macchiettistico.
Jung Gyu-woon (l’ex fidanzato) e Yoo In-young (la rivale) incarnano ruoli abbastanza stereotipati.
Il finale mi ha lasciato molta tristezza, finisce in modo grottesco riproponendo il tema del distacco, e togliendo intensità al dispiacere dell'abbandono che c'era stato tempo prima, lei riprende un peso eccessivo in pochissimo tempo e finisce a "macchietta".
Il messaggio di empowerment è ambiguo: da un lato si promuove la salute e l’autostima, dall’altro si lega troppo felicità e bellezza alla magrezza.
La romance non è personalmente memorabile, bensì incompleta, gioca molto su scene di tensione sensuale che poi non sono fisicamente convincenti, non c'è neanche un bacio reso bene, mi è sembrato spesso che sia lei ad andargli dietro e lui a resisterle senza troppo sforzo, preferirà portarla in palestra che a letto. Ditemi voi quali emozioni vi provoca ciò.
Sono molto teneri e cute insieme, significativi anche alcuni discorsi che faranno ma di amore maturo, presenza e crescita INSIEME ne ho vista davvero poca.
Malattie come la neuropatia muscolare e l'ipotiroidismo vengono illustrate con leggerezza e senza alcun fondamento scientifico.
É un dramma gradevole con una storia interessante che non ha affrontato il tema in modo maturo e convincente ma si è perso nei cliché e non ha richiesto troppo a livello di recitazione.
Un voto più alto 10 anni fa poteva starci, nel 2025 con un 7 mi sento generosa. Lo rivedrò , magari a perditempo?
NO GRAZIE!
Inizio a razzo & finale a C*zzO!
Avviso prima di iniziare la visione che questo lavoro ha un finale aperto perché si prevede una seconda stagione che stando ai rumors dovrebbe uscire nel 2026 MA non è certo, nel senso che ci sono molte voci e niente di confermato ed è passato ormai un lustro dalla prima stagione.E' un lavoro diverso, fresco e divertente con alcuni elementi di novità e una buona scenografia (non si fa sentire il basso budget), tuttavia i dialoghi e le interpretazioni quando ci sono le parti drammatiche (concentrate sul finale) mancano di convinzione , intensità e credibilità. Tutti gli attori sono più portati per interpretare ruoli comici, soprattutto il protagonista. Di sketch comici ne vedrete tanti e alcuni saranno davvero deliziosamente divertenti.
Bellissime alcune puntate, specie la settima cui do 8 , si discosta totalmente come qualità dalle altre puntate con scene di grande estetica visiva ed emozioni per l'avvicinamento dei personaggi.
Il protagonista è un ragazzo diverso, a parte la differenza di età di 7 anni con la protagonista che PURTROPPO si vede tutta, è stato molto azzeccato dare la parte ad un attore vero (non cantante belloccio come siamo abituati a vedere), esteticamente basso e non prestante fisicamente. Questo non peserà anzi sarà interessante notare come compensi le sue scarsi dote estetiche e la sua scarsa prestanza fisica con la furbizia, il machiavellismo e l'intelligenza.
Molto interessante l'impiego, PER LA PRIMA VOLTA, di armi da fuoco nella lotta.
Due archi narrativi, il primo più interessante, presenta dapprima il nostro protagonista impegnato nell'impiego delle moderne tecniche di impresa e pianificazione aziendale in un epoca storica immaginaria ma posso immaginare datata almeno al 1500 , dato l'utilizzo degli archibugi. Nel secondo arco narrativo si ritrova coinvolto in un intrigo imperiale nel corso di un viaggio rimanendo bloccato Li'an, la città dove si trovava con la moglie in viaggio.
Questo secondo arco narrativo presenta uno stravolgimento in termini di personaggi nuovi che faranno la loro comparsa oscurando i primi e la moglie non si vedrà per quasi 8 episodi.
Quello che non mi è piaciuto,a fronte delle tante potenzialità finora espresse ( tra cui aggiungo un legame paterno molto tenero e sentito tra il suocero del protagonista e la figlia -anche questo poco sviluppato- l'iniziativa femminile sentimentale, e interessanti conoscenze sul mondo del commercio e sulla produzione della seta), è il modo in cui è stato presentato questo matrimonio.
Il titolo fa pensare ad UN MARITO , quindi ti aspetti che venga dato largo spazio alla gestione matrimoniale, ebbene non è così! Sebbene inizialmente venga presentato un inizio mooolto promettente tra i due, questo non reggerà il ritmo, non ci saranno contatti fisici intimi (neanche un bacio) e la prima notte insieme non verrà manco mostrata, se non l'ennesimo sketch comico con i guardoni che spiano fuori dalla porta. Il matrimonio poi si perde, a parte tenersi per mano questa coppia mancherà di slancio, passione, amore totale e completo.
Lui addirittura " l'abbandonerà" per salvare una milizia in crisi e lei verrà rapita e quasi violentata.
Bellissima poi la scena del ritrovamento e la sua vendetta sul rapitore ma anche lì nessuno slancio nel ritrovarsi, sempre un piattume tiepido con emozioni smorzate che ha guastato. Il titolo, il trailer, la sigla fanno pensare ad un matrimonio ma questo sarà solo lo sfondo. Anche la moglie non è una protagonista ma uno dei tanti personaggi che entrano ed escono dalla scena. Questo mi ha molto raffreddata insieme all'incapacità di tutti gli attori di rendere emozioni forti e intense perché sebbene inizi come drama comico , come ogni lavoro cinese che si rispetti evolve in inutile tragedia con le solite morti inecessarie di alcuni personaggi principali.
Do mezzo punto in più per le idee innovative nella caratterizzazione del PROTAGONISTA PRINCIPALE e per il rapporto tra Su Taner e suo padre, sebbene la recitazione di lei non sia sempre precisa.
Dialoghi dimenticabili e i duelli sono molto poco scenografici se raffrontati ad altri lavori!
ATTENTI A QUEI DUE !
Avviso sin da subito che sembra una commedia spassosa e leggera, sia per il trailer, i reel che girano sui social, sia per le scene esilaranti dei primi 4 episodi ma si tratta di un genere drammatico e molto serio.Il man lead è un poliziotto con problemi di gestione della rabbia che viene incastrato dai superiori, la protagonista femminile invece è una donna con un disturbo post traumatico da stress e un funzionamento reattivo di tipo compulsivo a seguito di violenze nella passata relazione. E il tutto non si è concluso come in un paese normale, siamo in Corea quindi se sei ricco un buon avvocato può persino fartela passare liscia.
In tutto questo i due si incontrano perché sono vicini di casa e vanno dalla stessa psichiatra del loro quartiere.
Inizialmente non andranno d'accordo poi lei si affiderà a lui perché si sentirà più sicura e protetta, lui resterà affascinato dalla sua bellezza, il modo di affidarsi e aver bisogno di lui lo conquisterà totalmente.
Un modo calzante per descrivere la coppia principale in questo drama è "imperfettamente perfetta". Entrambi hanno problemi relazionali, traumi, cicatrici e demoni interiori ma provano a gestirli insieme, lui le sta accanto in modo realistico, in questa coppia ho visto più lui come supportivo e protettivo, lei è indubbiamente meno di aiuto sebbene una sua brillante intuizione lo aiuterà nel lavoro, è un tipo di sviluppo evolutivo e relazionale reso in modo irrealistico ma apprezzabile da vedere.
E' presente anche una seconda coppia improbabile (non è ben chiaro il rapporto che sviluppano, volutamente), è un drama su come le relazioni tra gente strana /sofferente/ impulsiva siano in realtà soluzioni sentimentali percorribili e riempiano l'esistenza.
I protagonisti sono stati all'altezza ma in generale il livello recitativo è molto alto, specialmente la protagonista e il man lead nel suo dimostrare amore incondizionato, ogni emozione, specialmente l'imbarazzo era resa anche da piccoli movimenti microfacciali, risultando molto naturale e dando vita ad un personaggio credibile.
Il drama in totale dura quasi 6 h e 30 quindi si può vedere in uno-due giorni, a seconda del tempo a disposizione, comunque è molto scorrevole.
Sceneggiatura molto buona, il lavoro sui personaggi coerente e attendibile, scenografia discreta ma non eccezionale.
Molti si sono lamentati del personaggio di lei perché eccessivamente dipendente, pavido, bloccato ma, sebbene risulti, almeno personalmente, scomodo da vedere e sopportare, credo che non potrebbe essere diversamente, lo capirete meglio quando verrà illustrato quello che ha passato e il senso di colpa tipico delle vittime che pensano in parte che la loro tragedia sarebbe stata evitabile con qualche accortezza, arrivando a dubitare di se stessi e del proprio discernimento. Tutto ciò, professionalmente lo affermo, è molto comune e realistico.
La storia non è davvero niente di nuovo o geniale, anzi sono i soliti topic coreani e l'idea di come una storia improbabile tra sofferenti psichici sia possibile e terapeutica viene sicuramente dal Lato Positivo, film molto buono di 12 anni fa, tuttavia mi sento di premiare la recitazione.
NEO: I due episodi finali chiudono la narrazione velocemente e, anche se c'è un colpo di scena avvincente, più per come è stato reso che non per l'idea in sé (già vista in altri lavori), li trovo stonati e sottotono, non hanno chiuso in modo soddisfacente il lavoro che poteva mostrare più le dinamiche relazionali di questa coppia.
Inoltre l'ultimo punto non è ben spiegato ( 3 minuti prima della chiusura del lavoro).
Tra super poteri, spionaggio e dilatazioni narrative
Scenografia: 🎞️ 8,8. Regia: 📽️ 9,2. 🔋CGI: 9,5.📇 Voto complessivo:8,8
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Drama coreano, presente su piattaforma disney, suddiviso in due stagioni (la data di uscita della seconda non è ancora stata rilasciata) che unisce supereroi, spionaggio e melodramma familiare. Tratta dall’omonimo webtoon di Kang Full (Light shop, PARASITE etc. etc.) racconta la storia di tre studenti delle superiori che nascondono poteri straordinari ereditati dai genitori, ex agenti di un’unità segreta sudcoreana.
Kim Bong-seok: può volare (o meglio, levitare), ma fatica a controllare i suoi poteri. È ingenuo, gentile e molto legato alla madre, Lee Mi-hyun, ex agente con sensi super sviluppati che lo protegge in modo asfissiante e poco "salutare", impedendogli di vivere serenamente.
Jang Hui-soo: ha la capacità di rigenerarsi all’istante, ereditata dal padre Jang Ju-won, ex spia segreta, dal corpo praticamente immortale. La ragazza cerca di vivere normalmente, nascondendo le proprie ferite invisibili legate alla perdita della madre in giovane età e al continuo trasferimento destabilizzante per sfuggire ai servizi segreti dove lavorava il padre.
Lee Kang-hoon: possiede forza e velocità sovrumane. Vive con il peso delle aspettative, desideroso di riscattare il padre che possedeva lo stesso identico potere e cerca di imporsi come leader a scuola.
I tre si incontrano al liceo Jeongwon nella stessa classe, Bong e Huisoo stringono una profonda amicizia, scoprendo reciprocamente i loro poteri. Tuttavia, la scuola è il centro di una sperimentazione di sviluppo di talenti da parte di un distaccamento dell'ex servizio segreto sudcoreano: l’agenzia segreta sudcoreana e infiltrati nordcoreani cercano di reclutare (o eliminare) i ragazzi, con l'intervento dei servizi segreti americani, riaprendo vecchie ferite nella vita già provata di questi genitori che dovranno riprendere a lottare, con i loro poteri, per proteggere i figli.
La trama alterna flashback intensi sul passato dei genitori – agenti speciali usati come pedine nella guerra fredda tra Nord e Sud – con l’attuale battaglia degli adolescenti per trovare un’identità. La serie si muove tra melodramma familiare, thriller di spionaggio e azione spettacolare, culminando in una guerra aperta a scuola tra studenti, genitori e nemici nordcoreani.
Il finale lascia aperta la strada a nuovi sviluppi: i sopravvissuti cercano di ricostruire le proprie vite ma minacce e vecchi fantasmi restano dietro l’angolo... .
Aspetti positivi che ho gradito della storia
Non è solo una storia di supereroi bensì un racconto di genitori e figli: la paura di trasmettere fardelli, il desiderio di protezione e la speranza di un futuro migliore. Questo tocco umano è ciò che differenzia Moving dai classici action occidentali, magari fatti meglio visivamente.
Ho amato il realismo con cui è stata presentata la corea del sud negli anni '90, prima del boom economico, ho visto usi, vite e gli spazi urbani di allora, quartieri prima della riqualificazione e la povertà mista a disperazione della gente, le loro case asfittiche, anguste, simili a sgabuzzini. Ho adorato questo racconto vivo privo di edulcorazioni e patinature.
Lo stile senza fronzoli è reso anche visivamente sui personaggi con un look nude se ci riferiamo al trucco, nessun fondotinta ultra coprente e levigante da pelle di porcellana (ultra finta) a cui i kdrama ci hanno abituati ma uno stile nudo, imperfetto, con cicatrici e sebo, crudo come le loro vite.
Personaggi ben costruiti
Ogni protagonista ha un passato doloroso e realistico. I flashback (Ju-won, Mi-hyun, Doo-sik) non sono semplici riempitivi ma veri mini-film che aggiungono profondità emotiva e spiegano il presente. Questo aspetto era essenziale e funzionale allo sviluppo del presente ma personalmente l'ho trovato troppo diluito, trascinato, questa è una mia personale preferenza che non inficia la qualità, ciò che invece ha penalizzato è il montaggio.
Qualità tecnica e spettacolare
Le scene d’azione sono curate e visivamente potenti: voli, combattimenti corpo a corpo, esplosioni, guide sfrenate di autoveicoli. L’uso di effetti visivi è calibrato, mai eccessivo, e si accompagna a una regia cinematografica di tutto rispetto e molto curata, con scelte chiare e condivisibili.
La Struttura narrativa è originale
Il ritmo lento nei primi episodi diventa un pregio quando emergono i pezzi del puzzle: la serie riesce a fondere coming-of-age, spy thriller e superhero drama in un’unica cornice coerente.
Cast di altissimo livello
Attori come Ryu Seung-ryong (Jang-Joo-won), Jo In-Sung (Kim Doo-sik), Kim Sung Kyun (Lee Jae Man), Moon Sung Geun hanno aggiunto peso emotivo e carisma. Anche i giovani attori hanno retto bene il confronto con colleghi di grande esperienza, Lee-jung-ha ha preso 30 kg per il ruolo (niente tute volumizzanti imbarazzanti come le colleghe donne di altri lavori), Go Yoon Jung assolutamente all'altezza del ruolo nonostante una giovanissima età. Anche Han Hyo Joo ha brillato ma... .
Interpretazioni
Le performance non sono state solo fisiche (azione, combattimenti, sparatorie, effetti scenici), ma anche interiori: tristezza, rimorso, conflitti interni sono abbastanza comunicati ma è sembrato che la serie si concentrasse più sul "fisico", sulla "spettacolarizzazione" che sulle vicissitudini interiori.
Specialmente la madre, l'attrice rodata Han Hyo Joo, ha utilizzato un doppio registro : da un lato una madre impicciona e molto teatrale nelle reazioni, come spia invece si mostra rigida, chiusa, coartata. Non ha legato completamente queste due rappresentazioni di sé dandomi una sensazione di frattura, di stacco netto , come fossero due donne diverse. Per questo non la premio. Tuttavia ha dato prova di grande prestanza fisica che mostra capacità di proteggere ciò che ama, la sua trasformazione da madre chioccia a badass queen ha assunto toni quasi epici.
Attori giovani come Lee Jung-ha e Go Yoon-jung hanno ricevuto riconoscimenti, sia dalla critica sia a premi come il Baeksang Award. Sono stati lodati per la freschezza e la capacità di reggere il confronto con interpreti più esperti.
Anche nei ruoli secondari non si percepisce una recitazione “di contorno”: quasi tutti i personaggi — genitori, antagonisti, figure minori — hanno momenti in cui “brillano”. Ciò aiuta a dare spessore alla serie e a non far sembrare la recitazione sbilanciata, dimostrazione che la regia ha saputo bilanciare i registri interpretativi.
Temi universali e principi ispiratori
Al di là dei poteri, Moving parla di sacrificio, perdita, eredità, resilienza. È una metafora della condizione coreana (divisione Nord/Sud, cicatrici della guerra) ma anche un racconto sulla famiglia coreana.
La disabilità trova qui spazio e viene realisticamente trattata: Lee Jae Man ha una disabilità intellettiva e questo lo porta inevitabilmente a vivere lo stigma di una società che non tollera "i diversi" (Min lo definisce "inutilizzabile", la collega dell'emporio ne parla alla moglie come di un uomo incapace... ), tuttavia anche lui ha un super potere, trasmesso al figlio.
Questa scelta, da parte degli autori, è profondamente umanizzante: anche i disabili sono persone normali, come i neurotipici possono ricevere poteri, e questo li rende in qualche modo speciali.
Il ribaltamento del modello classico del supereroe è il punto di forza della serie.
Kim Bong-seok non è il “bellone” carismatico che domina la scena, ma un ragazzo impacciato, timido, goffo, con ansie quotidiane e un corpo che spesso lo tradisce (sudore, fame incontrollabile, paura di volare senza riuscire a fermarsi).
Questo lo rende vicino al pubblico: chiunque può riconoscersi nelle sue fragilità, nei suoi momenti da “sfigato” che non sa come affrontare.
La sua crescita non è quella del “diventare un figo” ma del diventare umanamente maturo, impara a proteggere chi ama, a non vergognarsi di ciò che è, e a trovare coraggio nella sua vulnerabilità.
Questi super eroi vengono definiti dalla società "mostri", mostrando un ribaltamento del modello classico del supereroe. Il lavoro diventa quasi una parodia tenera dell’eroe classico, ho apprezzato questa reinterpretazione moderna: l’eroismo sta nell’accettare di essere “diversi”, non nell’essere perfetti.
Criticità principali, cosa allontana questo lavoro dall'eccellenza... .
Sceneggiatura eccessivamente diluita
Nonostante l’originalità del mix tra superpoteri, azione e spionaggio, alcuni momenti risultano sparsi, con spazi morti narrativi che riducono l’impatto drammatico, complice anche un montaggio non sempre ottimale.
Il crescendo emotivo non sempre è supportato da una coesione narrativa costante.
Montaggio, flashback inseriti nei momenti sbagliati:
nei picchi di tensione (scontri, rivelazioni emotive), il racconto si interrompe con lunghi flashback dedicati ai genitori. Anche se utili per approfondire i personaggi, spezzano il ritmo e fanno calare l’adrenalina dello spettatore.
Alcuni episodi centrali sono costruiti come mini-film sul passato di un singolo personaggio.
Questo rafforza la componente drammatica ma diluisce l’intreccio principale e riduce l’urgenza narrativa.
Alcuni dettagli dei flashback (come l’addestramento o la vita familiare dei genitori) vengono ribaditi più volte, allungando scene che potevano essere condensate.
Contrasto con l’azione, le sequenze action hanno ritmo serrato e montaggio dinamico ma sono alternate a segmenti lenti e contemplativi che non sempre si amalgamano bene.
Personaggi secondari poco sviluppati
Alcuni comprimari appaiono più come strumenti funzionali alla trama che come figure con un punto di vista autonomo: la loro evoluzione è superficiale, lasciando emergere un potenziale incompiuto.
Tono talvolta incostante
La serie passa rapidamente da momenti di forte pathos familiare a sequenze di tensione spionistica o battaglie con stacchi netti e improvvisi: personalmente ha contribuito alla sensazione di sceneggiatura “annacquata”.
Suspense poco focalizzata su chi muove davvero le pedine
Alcuni eventi cruciali restano ambigui nelle dinamiche: non è sempre chiara la scelta dei servizi segreti (Operazione gabbiano, Mission top secret 1994... scena dei nord coreani in auto prima di entrare a scuola). Questa scelta narrativa può essere intrigante ma anche frustrante se non seguita da sufficienti rivelazioni.
In conclusione è una serie che consiglio a occhi chiusi, raramente si vede questa qualità e tecnica visiva, la CGI così ben curata, le interpretazioni sono tutte ottimali, non eccellenti, e la storia è interessante sebbene la parte sullo spionaggio sia meno interessante e i flashback troppo diluiti, penalizzando un ritmo troppo altalenante della storia.
Il risultato è che lo spettatore percepisce uno sbilanciamento tonale: la tensione costruita con cura viene “congelata” da salti nel passato, rischiando di vanificare la suspense. Questo rende la sceneggiatura e il montaggio “troppo diluiti”. La mia valutazione è alta perché era una serie dalle potenzialità immense, e nonostante queste pecche risulta un lavoro unico nel suo genere con una resa visiva superiore a molte altre serie che mescolano poteri e realtà ordinaria, realizzando un lavoro di sicuro impatto visivo.
Una lotta tra poveri (diavoli)
Il titolo originale è Tangeum ed è maggiormente rappresentativo dell'opera perché ne racchiude il senso profondo, due interpretazioni fondamentali, entrambe centrali nei temi della serie:Swallowing Gold (吞金): Nell'antica Cina, il "tangeum" indicava una punizione brutale in cui si costringeva una persona a ingoiare oro fuso, simbolo di silenzio forzato e cancellazione totale della voce e della verità. Nello spettacolo, questo rappresenta il dolore e i segreti che i personaggi devono soffocare per sopravvivere in un mondo pericoloso, analogamente a quello che accade e che verrà disvelato nel corso degli 11 episodi.
Significa anche suonare lo zither (彈琴): il termine "Tangeum" , ricorda, come pronuncia fonemica, l'espressione "suonare lo geomungo", uno strumento tradizionale coreano. La musica della cetra simboleggia la possibilità di esprimere il dolore e i sentimenti repressi, offrendo una via di catarsi e liberazione, anche se solo temporanea.
Se analizziamo questo secondo significato ci viene in mente il canto gutturale mongolo indiano di 4Bout- Burning Petals, colonna sonora e pezzo forte del lavoro,
Il brano ricorderebbe un Pansori - antica forma di narrazione cantata coreana dove vengono narrate vicende di vendetta, odio o tragiche con una voce rotta; esattamente come in questo caso la canzone sembra evocata, un lamento, una preghiera che inizia con suoni aborigeni che si ricollegano ai suoni degli antichi sciamani, col tamburo che evoca i battiti della terra.
Il titolo Tangeum fonde questi due atti – il soffocamento come punizione e l’espressione come preghiera, catarsi liberatrice, dando voce ad una potente metafora narrativa: da un lato la soppressione del dolore e dei segreti, dall’altro la ricerca di una voce, anche se fragile, attraverso la musica o l’emozione.
Questo sangeuk (la serie è ambientata nell’era Joseon, uno dei periodi storici più iconici della Corea, e ne riproduce fedelmente atmosfere, costumi e dinamiche sociali), mescola elementi mistery-thriller a melodrammatici, proponendo nel corso degli episodi un'esplorazione dolorosa dell'ossessione per la vendetta e il riscatto, il dolore traumatico e un violento desiderio di appartenenza identitaria PERCHE' NONOSTANTE LE CENTINAIA DI RECENSIONI VA EVIDENZIATO CIO' CHE É SFUGGITO: questo non è un drama , in senso classico, né si può definire tale un lavoro solo perché è coreano, è un mistery thriller psicologico che poggia sulla ricerca-negazione dell' identità.
SPIEGAZIONE PSICOLOGICA DELLE DINAMICHE
La madre rifiuta di aver perso un figlio : nel caso di Dear Hongrang, la madre del protagonista, sopraffatta da una disperazione acuta e annichilente, orienta tutta la propria esistenza alla ricerca del figlio scomparso, rendendo la sua identità di madre inscindibile dalla presenza (o dall’assenza) di Hong Rang. SE MIO FIGLIO E' MORTO NON SONO PIU' UNA MADRE.
Non solo questo attaccamento ossessivo le impedisce di elaborare il lutto ma anche di riconoscere i cambiamenti avvenuti nel figlio e, in senso più ampio, nella famiglia.
La negazione della perdita porta la madre a vivere in una dimensione sospesa, dove il figlio non è né vivo né morto, e la sua identità resta cristallizzata nell’immagine che aveva prima della scomparsa. Quando Hong Rang ritorna, adulto e senza memoria, la madre (così come la sorellastra Jae-yi) fatica a riconoscerlo, perché la sua identità reale è ormai diventata un enigma, un vuoto da riempire secondo i desideri e paure. In questo modo, la madre non riconosce il figlio come individuo autonomo, ma come proiezione del proprio bisogno di non perdere un ruolo fondamentale nella sua vita: quello di madre.
In termini psicologici e narrativi, questa dinamica mostra come il figlio non può essere riconosciuto per ciò che è davvero, mentre la madre resta imprigionata in un ruolo che non evolve, negando a entrambi la possibilità di crescere e accettare la realtà del cambiamento.
Il padre : rifiuta la sua identità di padre, la sua identità è quella del MERCANTE , in un dialogo illuminante si esprime con queste parole "Sono un mercante, il mio compito è dare valore, valutare, massimizzare i profitti e minimizzare i costi", questo lo allontana dall'umanità che un padre dovrebbe avere e dalle regole che dovrebbe dare. L'identità di padre affettivo viene negata e messa in secondo piano, mentre accetta pienamente il suo ruolo di mercante e patriarca della famiglia. Dopo la scomparsa del figlio Hongrang, invece di restare ancorato al dolore personale, egli adotta un approccio pragmatico e strategico: per colmare il vuoto di potere creato dall’assenza dell’erede, sceglie di adottare Mu-ji, per garantire la continuità e il potere della dinastia mercantile anche a costo di sacrificare i legami familiari tradizionali. E anche a lui nega l'identità e la possibilità di esistere: la sua sola possibilità è quella di diventare la sua "protesi", la sua estensione (cit.) se vuole essere qualcuno al mondo e non un orfano, senza nome e scopo, quindi per quei tempi senza ragione di esistere.
La sorella : La sorella di Hongrang, Jae-yi, rifiuta la sua identità in modo complesso e doloroso. Cresciuta nel dolore e nel senso di colpa per la scomparsa del fratello, quando Hongrang ritorna dopo 12 anni senza memoria, lei lo accusa di essere un impostore e fatica a riconoscerlo come suo fratello. Questo rifiuto non è solo scetticismo ma una forma di negazione emotiva: l’ossessione per la sua assenza e la sofferenza accumulata le impediscono di accettare che quell’uomo adulto possa essere davvero il fratello scomparso, trasformando il suo rapporto in una tensione carica di dubbi e conflitti interiori, il dubbio sulla sua vera identità diventa anche un modo per Jae-yi di proteggersi dalla paura di perdere nuovamente il fratello o di essere ingannata. Inoltre, il fatto che Jae-yi sia sorellastra e non sorella biologica aggiunge ulteriori sfumature al loro legame e rende possibili degli sgradevoli sviluppi incestuosi. Verrà poi negato dapprima il legame amoroso e in seguito quello di sangue per aver la possibilità di vivere il legame amoroso.
Hongrang : la sua identità è stata a lungo negata e cancellata , è stato tutto e niente: è diventato il figlio adottivo di qualcuno, è stato un talismano, trattato alla stregua di uno "sterco di topo", quando recupera il suo posto nella famiglia vuole diventare un figlio e un fratello, e in questo senso inizia il suo percorso di umanizzazione, attraverso l'amore, il senso di protezione, che nasce dalla presa di consapevolezza che la sorella è simile a lui per i vuoti emotivi che ha subito, le si avvicina per similarità, iniziando a sviluppare compassione, che ha un potere catartico e terapeutico incredibile.
Fratellastro : il ritorno del "vero Hongrang" ne mette in dubbio la possibilità di esistere, di avere l'identità che arbitrariamente gli era stata assegnata. Quando la sorellastra proverà a salvarlo e a portarlo lontano lui rifiuta con fermezza "senza questa identità io non esisto". Dopo la scomparsa di Hongrang, Mu-jin è stato adottato e cresciuto come erede designato, educato all’arte degli affari per prendere il posto del figlio naturale nella gestione della famiglia e delle sue fortune. Questo ruolo gli conferisce un potere e uno status che Mu-jin vuole consolidare e mantenere perché gli dà scopo e un ruolo nel mondo.
Hongrang e il fratellastro si fanno la guerra per l'identità, a entrambi viene negata, sono due figure speculari, nella stessa posizione invece di comprendere che l'altro è uno specchio ne vedono un nemico.E da qui il titolo della mia recensione: lotta tra poveri, perché l'avversario è un ALTRO. Uno lo combatte, l'altro finirà per servirlo.
Grande Principe : a volte non basta essere un re o un principe, quando l'individuo si sente profondamente inadeguato dentro, anche la più vistosa e massima carica che il mondo può donargli , non basta a colmargli il vuoto e l'assenza di senso, il ripiego narcisistico è qui necessario per la salvaguardia del Sé.
"Se non basta essere un Re, allora sarò un Dio costi quel che costi".
La caratterizzazione del personaggio, dal casting molto azzeccato, alla creazione di un delirio egosintonico (in linea" con la propria identità e i propri valori, che non genera conflitto interno e quindi non può essere messo in discussione da nessun confronto con qualsivoglia altra persona) di tipo mistico/religioso, che ne consegue è molto ben scritto ed elaborato.
Snowman: un albino considerato un fantasma, in un'epoca in cui un aspetto diverso veniva considerato presagio di sventure, si adegua alla identità di iettatore e assume il ruolo e i compiti che ne derivano dall'identità che la società gli assegna.
COSA HO APPREZZATO
Bellezza di un'epoca e i valori mostrati: i rituali sciamanici e il potere della superstizione, l'opera non è ben curata solo per la fedeltà degli usi e costumi (fumano persino l'oppio) ma per il potere della superstizione che ha caratterizzato la storia e l'ha influenzata profondamente ( basti pensare alle streghe e all'inquisizione) , anche in questo lavoro vengono illustrate superstizioni e credenze del tutto arbitrarie nel sovrannaturale, i fantasmi, le maledizioni, la cattiva sorte. Utilizzo di feticci e volt e rituali che si ritrovano anche oggi alle fatture/ligature moderne.
In Dear Hongrang sono rappresentati, sebbene in maniera poco affrofonndita rituali tipici dello sciamanesimo coreano, che includono danze rituali e stati di trance mistica. Gli sciamani, donne chiamate Mudang, eseguono danze e canti durante i riti chiamati kut, che servono a invocare gli spiriti, comunicare con il mondo spirituale e influenzare il destino umano. Questi rituali sono caratterizzati da esaltazioni spirituali o estasi mistiche, nelle quali lo sciamano entra in uno stato di trance e può manifestare possessioni da parte degli spiriti, chiamata sinbyŏng. Nella serie, lo sciamano esegue movimenti e canti che creano un’atmosfera mistica e carica di tensione emotiva.
Nella serie, la Mudang viene raffigurata mentre danza su una lama, un’immagine suggestiva che sottolinea la tensione e il mistero della narrazione. Questi rituali sciamanici riflettono le credenze e le superstizioni dell’epoca Joseon, in cui la serie è ambientata, e contribuiscono a creare un’atmosfera carica di tensione e mistero. Essi rappresentano anche un ponte tra il mondo materiale e quello spirituale, influenzando le azioni e le emozioni dei personaggi, e sottolineando i temi di identità, destino e potere nascosto che attraversano la narrazione.
L'aspetto meraviglioso che viene sottolineato è la credenza che gli spiriti maligni portassero male e rapissero i bambini quando è solo il genere umano capace delle peggiori nefandezze.
Regia e Sceneggiatura
La regia di Dear Hongrang è affidata a Kim Hong-sun, noto per il suo stile visivamente accattivante e la capacità di gestire narrazioni complesse e cariche di suspense, come dimostrato in precedenti lavori quali Money Heist: Korea e The Guest. Lo stile è incalzante e reso abilmente anche grazie al montaggio. Le riprese includono primi e primissimi piani, per la resa emotiva, ma anche riprese dal basso e da dietro per slanciare alcune figura e indicarne la solennità, o la natura doppia di alcuni personaggi, mandando indizi molto apprezzati allo spettatore esperto.
L'utilizzo dei filtri rossi nel rappresentare le scene di grande efferatezza è stata una sperimentazione che non mi è dispiaciuta , non compiute dai fantasmi ma dagli esseri umani, i soli in grado di compiere atti truculenti e belluini.
L'utilizzo del sangue sulla macchina da presa è una chicca utilizzata da molti registi quali Lynch, Tarantino, Park Chan-wook (Oldboy), Dario Argento , che spesso viene utilizzata non solo per rappresentare violenza ma anche come simbolo di vendetta, colpa e redenzione.
Aiuta comunque a rompere la barriera tra finzione e realtà, un invito a guardare oltre la superficie della narrazione, o un modo per rappresentare la sofferenza e il trauma in modo viscerale e immediato.
La scenografia è curata, con grande attenzione a dettagli storici e culturali, ricostruendo con autenticità gli ambienti dell’epoca Joseon: dai sontuosi interni delle case dei mercanti alle strade di Hanyang. L’uso dei costumi tradizionali, come l’hanbok, e i completi invernali che non avevo mai visto, e altri elementi visivi tipici del periodo contribuisce a immergere lo spettatore in un affresco storico ricco e credibile. Questa cura per la ricostruzione storica e per i dettagli culturali sottolinea il forte impegno della produzione nel rappresentare la “vera bellezza coreana” e nel rendere la serie non solo un thriller psicologico, ma anche un’esperienza visiva e culturale profonda.
COSA NON MI É PIACIUTO
Crollo del ritmo dopo il primo episodio e interpretazioni non sempre convincenti o credibili, livello di recitazione molto disomogeneo: il padre e il fratellastro per esempio non mi hanno convinto per niente.
Coloro che PER ME si sono distinti sono il gran principe e un bambino nel settimo episodio , nel minuto 32° che mi ha dato i brividi.
I due protagonisti principali oltre mancare di chimica che ha reso arbitraria e fuori luogo la loro storia d'amore, anche perché non viene rappresentata l'evoluzione a causa della brevità del racconto e di molte trame e sottotrame da sviluppare/affrontare in 11 episodi da 1 ora scarsa, hanno mostrato una recitazione che non sempre mi ha convinta.
Lee Jae Wook è splendido e performante nelle scene di lotta , troppo contenuto quando c'è da mostrare un dissidio interiore profondo, forse era troppo acerbo ancora per rappresentare un turbamento interiore così traumatico, tormentato. Non mi è arrivato.
Inoltre le cicatrici che aveva sul piede a primo episodio non ci sono nelle scene finali quando lava i vestiti scalzo in montagna, errore non da poco se una profana come me lo nota ma questo non c'entra con la recitazione.
La FL l'ho trovata molto più complice con rowoon e lee dong wook in precedenti lavori, ne comprendo il casting perché interpreta ruoli da esclusa, da persona sola e sfortunata da una vita che ormai il pubblico la riconosce come tale quindi afferra subito il personaggio e le sue sfumature. In questo lavoro è stata brava ma non eccelsa ed era la protagonista, fastidiosamente presente inizialmente passa dall'astio alla sincera preoccupazione all'attrazione senza mostrarci con convinzione come e perché attraverso il viso, l'espressione è una e prevalentemente spiritata. Molto brava devo dire invece quando apprende di lui e di ciò che ha subito, lo sguardo è sconcertato e sinceramente coinvolto , empaticamente provava dolore, vergogna , mortificazione e dispiacere profondo. La promuovo a pieni voti solo in quella scena.
Un ritmo non sempre sostenuto: si è passato dal primo, magnifico episodio che avrei valutato 9,5 per montaggio, scenografia, musica, suspance, ritmo narrativo ad un brusco e immediato crollo quando dal secondo tutto si arresta e frena per presentare i personaggi, le loro storie, i loro funzionamenti psicologici. Comprendo lo scopo ma passare da 130 KM/h a 40 di colpo senza gradualità è nauseante e poi soporifero.
Influenze: a livello di tropo narrativo c'è Anamorph, del 2007 , thriller con Dafoe W., una serie tv coreana con
Zo In Sung, Song Hye Kyo, del 2013 " That Winter, The Wind Blows", ripropone il tema dell'incesto tra fratelli. A livello scenografico la scena dell'incendio nel secondo episodio mi ricorda molto la fuga da Atlanta in via col Vento, colossal cult del 1939.
Non così atipica. Idea geniale.
👉👉👉 Il mio voto reale è 8,2 !"Atypical Family" è un kdrama breve. (10 episodi) che presenta una famiglia di persone con super poteri da generazioni (potrebbe essere la versione coreana di Encanto, film d'animazione della disney di qualche anno fa).
Il lavoro è assolutamente di tipo sperimentale in quanto scardina paradigmi, tropi e schemi tipici dei kdrama. Gli eroi si discostano dall'archetipo dell'eroe, la protagonista femminile non è la solita damigella in pericolo anzi...guai a chi prende di mira, anche lei con una famiglia tutt'altro che ordinaria. Il man lead è uno degli attori più belli nel panorama coreana con un super potere bloccato da un trauma del passato.
Questo lavoro tesse una narrazione terapeutica, carica di suspense. Ti tiene con il fiato sospeso fino agli ultimi istanti, mantenendo il suo fascino imprevedibile anche negli ultimi secondi dell'episodio finale.
La scrittura è accattivante e le riprese mostrano continue sequenze di viaggio nel tempo, un concetto che è notoriamente difficile da gestire bene ma qui è ben reso.
La regia è encomiabile, attraverso l'utilizzo di colori color seppia rende l'atmosfera malinconica, accompagnata dalla straordinaria OST di Lee-Soo-ra .
Viene mostrato come bene e male siano concetti relativi: il male può diventare bene e viceversa attraverso un sovvertimento di ruoli mai statico ma in divenire col procedere degli eventi e delle elaborazioni dei vissuti.
I personaggi sono ben stratificati, la sceneggiatura è ben congegnata e la narrazione avvincente, la famiglia atipica tiene il pubblico sulle spine e agganciato senza mai cadere nei meandri del melodramma o del thriller.
L'idea è geniale: i super poteri vengono persi a causa delle patologie del benessere quali il binge eating, l'insonnia, la dipendenza o la depressione (metafora moderna di quanto la vita oggi offra miraggi e chimere nascoste sotto l'eccedenza e l'assenza di contatto tra le persone e con se stessi). Così, chi poteva volare preferisce ingozzarsi e restare ancorato pesantemente ad un presente indigesto, chi poteva sognare non riesce più a dormire, chi poteva viaggiare nel passato e cambiare il futuro resta bloccato avvelenando il presente, stordendosi nell'alcol.
Nonostante un chiaro riferimento a Parasite in alcune parti della narrazione, la famiglia atipica si concentra sui modi sani per stare bene. Sebbene questi siano forse i problemi mostrati in superficie, c'è anche una domanda più grande che viene affrontata: a cosa aspirano gli esseri umani? Qual è il loro bisogno ultimo?
Il dramma fornisce sottilmente la risposta a questo come un tema ricorrente in tutti gli episodi e attraverso dialoghi formulati in modo intelligente, ove necessario.
Unico neo di un lavoro solido e ben fatto è come sempre il finale affrettato , sebbene positivo.
Nel complesso, "Atypical Family" è un must! È un gioiello meravigliosamente atipico che rompe gli stereotipi e stabilisce nuove regole. È una bellissima interpretazione della vita che si traduce altrettanto magnificamente sullo schermo.
Consiglio la visione!
Novità interessanti nella costruzione dei personaggi
C-drama a sfondo storico, a tema revenge and redemption, adattamento drammatico di un popolare romanzo web harem femminile "Kun Ning" (坤宁) di Shi Jing (时镜), con una novità interessante: i lettori hanno votato per il partner della protagonista.Inizio dicendo che per me è stato uno show DIFFICILE all'inizio. L'inizio di questo show è stato incredibilmente lento e la traduzione italiana non adattata mi ha fatto soffrire, rallentando ancor più la comprensione.
Questa storia esplora i nessi causali tra passato, presente e futuro, abbracciando l'idea che, se solo sapessimo ciò che sappiamo ora, potremmo tornare indietro e fare ciò che avremmo dovuto/potuto ma non abbiamo fatto.
Inizia con una Ning'er che è già un personaggio pienamente realizzato ma non ancora rivelato: un' imperatrice subdola e capricciosa, eccessivamente autoindulgente, che viveva una vita malvagia e corrotta.
Il tropo narrativo è quello tanto caro ai cinesi di ritorno nel passato per cambiare il proprio destino ma la proposizione è stata molto diversa rispetto a quanto siamo abituati a vedere nel senso che effettivamente molti eventi rimangono immutabili e ai protagonisti tocca affrontare le sfide in modo diverso.
E' proprio questo l'aspetto affascinante di questo spettacolo: se il destino non cambia muta tu stesso il modo di affrontarlo e muterà anche il modo di subirlo.
La Protagonista è una giovane donna a cui è stato tolto tutto per una vendetta inutile di una concubina che però è stata la sua unica figura di riferimento (da qui sentimenti ambivalenti), arriva nella capitale piena di rancore e carica di propositi di riscatto a qualsiasi costo, decide di prendersi tutto anche quello che non le era destinato come risarcimento di quanto le era stato tolto. Si accorge però alla fine dei giochi che non ne valeva la pena e che non aveva davvero ottenuto nulla se non l'odio di tutti, che non aveva risolto i suoi problemi interiori e aveva calpestato anche coloro che l'avevano protetta e amata.
Anche se gli obiettivi di Ning'er cambiano, la sua natura innata rimane la stessa. Il passato è raccontato in flashback, poco prima che il momento si ripeta nel presente. Questo funziona per quanto riguarda i punti più dettagliati della trama, ma diluisce le storie dei personaggi e delle relazioni. Quindi, sebbene Bai Lu svolga il suo ruolo nel complesso, la narrazione frammentaria dei retroscena non cattura la profondità del rimpianto di Ning'er né le sfumature delle sue relazioni con alcuni dei personaggi principali.
Ha però la possibilità di rimediare, ed è bellissimo il modo in cui prende a cuore le sorti dei suoi sostenitori, soprattutto il suo migliore amico.
Altro elemento di novità è rappresentato dal ML, interpretato da Zhang Ling He, il suo personaggio : Xie Wei ,ci ho messo un po' per farmelo piacere ma quando l'ho compreso l'ho apprezzato più di chiunque altro, protagonista inclusa. E' un elemento di novità perché normalmente gli eruditi ma anche i protagonisti sono personaggi chiari, puri, corretti e moralmente integri. Qui il personaggio ha un indubbio spessore etico ma anche una grande complessità interiore e un temperamento collerico, aggressivo, a tratti violento. E' più un personaggio "latino" che un cinese da drama storico.
Però, sempre a differenza dei classici protagonisti cinesi, prenderà scelte estreme a tutela della donna che ama, a suo discapito, saprà prendere l'iniziativa sotto ogni punto di vista, dimostrandosi machiavellico e con infinite soluzioni. Un uomo intelligente sebbene eccentrico e fuori controllo.
La storia è molto interessante, la narrazione è ben orchestrata, nonostante un ritmo lento iniziale, mantiene alta la suspense e l’interesse dello spettatore attraverso colpi di scena e momenti emotivamente coinvolgenti.
Aiuta tantissimo il montaggio, molto ben studiato: alle scelte diverse nei percorsi di vita dei protagonisti vengono accostate scene , tramite flashback , compiute nella versione precedente che si vuole cambiare. Questo accostamento è un elemento di novità molto interessante.
Le scenografie sono molto buone, catturando l’opulenza e la grandiosità del palazzo imperiale, mentre la colonna sonora contribuisce a rafforzare l’atmosfera storica e a conferire intensità della serie.
Cosa non ho apprezzato: la protagonista principale, è intraprendente, intelligente, fiera e forte però sentimentalmente molto indecisa e tentennante (nonostante le sue ragione siano anche dettate da un malinteso che ha avuto con Xie Wei nella sua prima vita, legato al dono di un pugnale).
La costruzione del rapporto finale, quello definitivo, è stata relegata agli episodi finali ( mi riferisco davvero agli ultimi 3 episodi su 38 totali, nonostante il ML palesi il suo interesse quasi morboso nel 32°ep.) e fino al 38esimo, Ning'er sarà tentennante, procedendo a tentoni con slanci in avanti e passi indietro il giorno seguente.
La narrazione è carente nell'arco narrativo di Zhang Zhe. Per me, è la storia più cruciale dell'intera serie.
Ning'er era una persona egoista, così commossa da diventare altruista nei suoi confronti. Le loro emozioni erano così potenti che li hanno spinti entrambi fuori da loro stessi, verso un esito reciprocamente distruttivo. Purtroppo, a differenza del romanzo, ho letto, la loro relazione di riadattamento è superficiale e sfiora appena la superficie dell'affinità incompiuta tra loro. È un peccato che, invece di attenersi al romanzo, che meglio sviluppa questo arco narrativo, abbiano sprecato un sacco di tempo con le noiose e banali buffonate della perfida Consorte Shu. Il lato empatico di Xie Wei, presente nel romanzo, non è stato qui adeguatamente reso.
Tuttavia, nonostante la storia d'amore decolli alla fine, una comprensione reciproca si sviluppa gradualmente tra loro e la situazione diventa davvero bollente e passionale. Quando succede, la loro audace alchimia esplode in un modo che stabilisce un nuovo standard per le scene di intimità fisica in futuro.
L'inizio non è stato dei migliori, ho faticato per entrare nella storia, il ritmo è lento e risulta confusivo ricostruire la storia per la quantità dei personaggi proposti e continui flashback.
La recitazione dei personaggi è stata discontinua: Zhang ling he ha faticato per entrare nel personaggio, inizialmente l'ho trovato "legnoso" e innaturale, per rendere il dissidio interiore la sua espressività era troppo viziata da continue smorfie antiestetiche e innaturali, rendendolo poco convincente.
La protagonista , Bai Lu, molto intensa e convincente in alcune scene ma terribile in altre, la sua recitazione nel complesso per il ruolo da protagonista, è quella che mi ha convinto meno. Non cambia con gli episodi, mentre invece il ML, inizia a essere più naturale e convincente intorno al 26° (per me ha faticato ad entrare nel personaggio ma una volta entrato è stato intenso e performante).
Interessante che questo percorso di "risintonizzazione" del ML, finisca per rubare la scena alla "grande Bailu" e sia stato reso anche visivamente, iniziando a spogliarlo di quel trucco da vampiro ( smokey eye sui toni del rosso, cherry lip e pelle di porcellana ) per connotarlo con un maquillage più naturale.
Una coppia interessante che avrebbe dovuto trovare più spazio sulla scena è quella composta da Fang Yin e il Signor Lyu :c'era qualcosa nel suo desiderio di toglierle quel peso dalle spalle e condividere insieme i pesi della vita che l' ho trovato intrigante. Se gli autori ci avessero dato l'opportunità di vedere sbocciare questo rapporto, mostrandoci come si sarebbero potuti innamorare l'uno dell'altra e sarebbe stato interessante. Volevo vedere dove sarebbe andata a finire ma così non è stato.
Il tallone d'Achille di questo lavoro è la regia: mi è stato fatto notare da un'amica del settore (art director) l'abuso dell'effetto Bokeh e un abuso del grandangolo nei primi piani, o la desaturazione eccessiva dei colori.
"L’effetto desaturato cercava di mettere un pezza e stabilizzare la luce che non erano riusciti a controllare durante le riprese, 3 troupe di riprese non sono riuscite a coordinarsi sulla luce e per omogenizzare il colore e sono stati costretti a correggere in post desaturando.
L’evoluzione dei colori degli abiti segue l’evolvere della storia e l’animo dei personaggi.
C'è stato il solito problema con il tempo atmosferico, dato che cambia da pioggia a sole estivo nell’arco di pochi minuti e poca distanza. L’effetto bokeh (per coprire la scenografia forse non troppo meticolosa) rende le immagini fané e va in contrasto con la desaturazione (tipica dei moderni e dei luoghi freddi o asettici), creando caos e disturbo".
Personalmente ho trovato interessanti alcune inquadrature in certi momenti che davano suggerimenti sui personaggi e sulla loro natura, arricchendo visivamente la narrazione.
Ho trovato nauseanti, per fortuna sono poche, le inquadrature dal basso e gli aloni chiari sul volto dei personaggi e ai margini della scena nelle scene di avvicinamento sentimentale.
I combattimenti sono spesso montati con la velocità a 1,5x per movimentare le scene d'azione ma l'eccesso di velocità e i colpi degli attori girati in aria mentre sospesi su un filo arrivano orizzontalmente mi son sembrati più errori che effetti scenici di pregio visivo. E dire che due di questi registi hanno girato lavori di pregio come Blossoms in adversity o Moonlight mystique, Starry Love, Blue Whisper e the Long Ballad
La narrazione mi ha lasciato vagamente insoddisfatta: come se avessi visto solo la versione riassuntiva di una storia che aveva molta più profondità, sfumature e sostanza di quanto il drama riuscisse a trasmettere.
Non hanno compreso quali archi narrativi avrebbero dovuto avere più peso e la regia ha una sfortunata propensione per luci troppo accese e uno stile di ripresa un po' disordinato. I valori di produzione sono, nella migliore delle ipotesi, mediocri. Questa è una storia che aveva così tanto potenziale che meritava di essere nelle mani registi migliori e di un budget più consistente (forse tutto speso per assoldare Bailu & company). Attori con più esperienza non avrebbero guastato nonostante Zhang Ling He si dimostri un buon interprete con ampi margini di miglioramento. Wang Xing Hue si dimostra sul pezzo e affidabile, come sempre, Liu Xie Ning a me che l'ho seguita in vari lavori, è piaciuta più di Bailu, meriterebbe senz'altro un'occasione da protagonista.
In conclusione "Story of the Kunning Palace" è una serie consigliata a chi ama i drammi a sfondo storico con una storia oscura e avvincente di intrighi, tradimenti, vendetta e redenzione, con personaggi sfaccettati e una trama avvincente ma sarebbe stata meglio con recitazioni più solide e meno discontinue e una regia più curata,
Crescere insieme e sostenersi per superare gli ostacoli della vita
Se potessi riassumere i valori e il messaggio di questa storia sarebbe quello espresso nel titolo perché si parla di legami famigliari ma anche di un legame d'amore che diventa risorsa per entrambi i partner, trasformandosi e diventando reciprocamente punto di riferimento l'uno per l'altro.The Oath of Love è basato sul romanzo "Affido a te il resto della mia vita a te" o "Dammi molti insegnamenti" se vogliamo tradurre letteralmente, (余生,请多指教) di Bo Lin Shi Jiang (柏林石匠).
Questo drama è incentrato su una storia d'amore mutualmente formativa tra un chirurgo addominale, gastroenterologo e una violoncellista in erba (22 anni). É la tipica rom-com, nonostante sia un prodotto cinese, ho notato molti influssi da K-drama sia nelle modalità con cui nasce la storia, sia nel problema che li avvicina, sia nella gestione delle emozioni da parte di lui e la presenza di rivali e scene di gelosia.
La sinossi su Viki è parzialmente sbagliata: Lin Zhi Xiao (Yang Zi), la protagonista femminile, è una studentessa universitaria al terzo anno di violoncello. È energica, positiva sebbene impulsiva e spesso arrabbiata, dispersiva con i propri obiettivi, spesso distratta da altro. Ha un rapporto molto conflittuale col padre, un ex preside che la tratta come una scolaretta indisciplinata e che viene chiamato per nome , non Papà. Il percorso porterà un avvicinamento, una comprensione e una comune dimostrazione d'affetto.
L'amore della famiglia è insostituibile nella vita di una persona. Questa è un'importante lezione di vita che questo drama ci insegna. Le situazioni difficili possono renderci più maturi in tutti gli aspetti della vita. Questo è ciò che Lin Zhi Xiao e la sua storia ci insegnano.
Gu Wei (Xiao Zhan), il protagonista maschile è un medico molto capace, rigido, coartato, vive per il lavoro, pertanto vive i problemi e le battute d'arresto come fallimenti personali con conseguenti problemi d'ansia. Alla fine, dopo aver incontrato la nostra protagonista, impara a guardare i problemi da un'altra prospettiva ed a imparare da questi.
Gu Wei ha una personalità fredda e distaccata, ma in realtà è molto premuroso e disponibile verso i pazienti, vive per loro. Lin Zhi Xiao, d'altra parte, è apparentemente irruenta ed infantile ma sotto sotto è tenera e matura. Lo sviluppo del personaggio di Lin Zhi Xiao è uno dei più marcati nella serie mente, per quanto riguarda Gu Wei, che ha una differenza di età di circa 9 anni con la protagonista (31 anni), non cresce ma si ammorbidirà nel suo modo di vivere i rapporti e modificherà l'approccio ai problemi e la visione delle relazioni.
Le loro personalità sono molto distinte ma il loro modo di incastrarsi e di apportare un genuino contributo l'uno nella vita dell'altra sono l'aspetto affascinante del loro rapporto.
La storia d'amore presentata in questo drama è sana e consensuale: nessuno si impone sull'altro e dichiarano i propri sentimenti reciprocamente, già questo fa intendere il tipo di rapporto che avranno: simmetrico, tra pari.
Nonostante i 9 anni di differenza d'età tra i personaggi, lo sviluppo romantico della trama è molto naturale: lui si adatta al suo modo di vivere e la storia e procede al suo ritmo inesperto, rispettandone tempi e desideri.
Parallelamente, viene illustrato il rapporto dei nostri protagonisti con le famiglie: mentre una ha una famiglia supportiva , calda, sebbene il padre sia apparentemente distaccato e squalificante, l'altro ha una famiglia fredda e asettica di medici alle spalle, che si trattano come colleghi e intimano al ML le scelte da compiere, professionali e sentimentali senza supportare e aiutare veramente il protagonista.
Entrambi i percorsi subiranno delle evoluzioni, soprattutto nel rapporto che la nostra FL intratterrà col padre, un rapporto intimo e molto sofferto che viene illustrato con grande delicatezza e sofferenza in modo composto e intenso. La scena di lei in macchina che piange in silenzio sulla spalla del padre è di una bellezza disarmante. Solo Yang Zhi avrebbe potuto renderla con quella forza disperata che mostra affetto ma anche compassione per il loro rapporto e la salute del paziente. Questa famiglia che mette da parte i problemi e si riscopre unita quando la vita li pone di fronte alla morte.. .
Gli amici invece non li ho apprezzati, oltre a essere infantili e dare pessimi consigli propongono un ideale di relazione tossica e invischiata che non aiuta la relazione tra i protagonisti. I rivali , maschili e femminili, sono fastidiosi ma non troppo, sapranno mettersi da parte evitando di cadere troppo in basso, nonostante la SL illustra un tipo di donna fastidiosa, in quanto manchevole di elegante dignità, contrapposta ad un aspetto impeccabile (fortuna che si toglie di mezzo intorno al 16°). Purtroppo i cinesi propongono sempre questa tipologia di bitches a motivo del loro sessismo che disvela una malcelata misoginia. Se ci fate caso i rivali maschili non sono mai illustrati in modo meschino, misero e cinico. Capiscono che se non vengono scelti il motivo non è la presenza di un altro ma è legato a loro stessi.
Recitazione: Sia Xiao Zhan che Yang Zi offrono interpretazioni eccellenti, soprattutto nelle scene intime e di confronto. Hanno capacità interpretative molto buone, eccellenti per YG ,alla cui interpretazione darei 9. Xiao Zhan non è altrettanto bravo e versatile, secondo me, ma lo preferisco in questa parte che in altri lavori dove tende a fare il gigione, ossia a calcare la recitazione in senso innaturale.
La loro alchimia era comunque molto buona e e le loro interazioni erano cute da guardare, il che, unito alla naturalezza del loro rapporto mostra una coppia realistica come tante ne possiamo vedere in giro. É mancata totalmente la passione in questo loro rapporto, ma questo lo imputo alla giovanissima età della protagonista e al divario d'eta tra di loro; lo spettacolo inoltre ha un messaggio preciso e lo rimarca spesso: l'amore concreto è quello che unisce due anime che scelgono di condividere la vita, è quello che resta dopo la passione, è la bellezza di "una coppia anziana che cammina nel parco" dopo tanti anni, ancora uniti e insieme.
Del resto, tutto, sia la musica che il trucco e l'abbigliamento della protagonista (vestita prevalentemente di bianco e con colori tenui, color pastello) fanno pensare ad una storia "delicata" e "bianca" (attenzionate che non c'è mai un accessorio rosso a parte il rossetto, lei vestirà di rosso solo dopo il matrimonio, a motivo di un "upgrade" che ora le viene concesso, l'accesso alla sessualità). Io penso che un tocco di passione in più non avrebbe guastato, a completezza del rapporto, nonostante ci sia una scena di loro che si risvegliano con abiti differenti, e fa pensare che forse sia successo qualcosa, lasciando il dubbio e mai la conferma.
Adorabili i siparietti romantici alla fine di quasi tutti gli episodi: servono a smorzare la tristezza degli episodi tristi e a connotare di tenerezza e humour la relazione tra i protagonisti.
Colonna sonora buona ma non indimenticabile: crea un'atmosfera delicata, tenera, di grande tepore con molta semplicità come il rapporto tra i due protagonisti. Nessuno dei protagonisti è stato doppiato e loro stessi hanno prodotto tre canzoni della OST (Yang zhi lo fa sempre):
- "The Oath of Love (余生,请多指教)" (Sigla) di Xiao Zhan e Yang Zi (È stata incredibile per la combinazione delle loro voci, ed è la mia preferita).
- "The Greatest Fortune (最幸福的幸运))" di Xiao Zhan
- "Somebody Liking Someone (一个人喜欢一个人))" di Yang Zi.
Il pezzo forte di questo lavoro è la sceneggiatura che non diventa mai incoerente, costruisce dei personaggi abbastanza credibili, certo ha delle falle logiche di cui voi stessi vi rendete conto ma non è mai brutalmente drammatica, mostra la vita e le relazioni con i suoi alti e bassi e la qualità dei dialoghi è davvero molto buona.
Del resto YZ non accetta sceneggiature a caso!Dove c'è lei hai certezza di un lavoro di qualità, ben scritto e ben diretto. La regia è semplice e molto lineare ma questo ordine serve a rendere una semplicità della vita, senza personaggi troppo complicati e complessi, io penso.
COSA NON MI É PIACIUTO:
1) Assenza di fluidità tra le parti in cui la FL mostra una maturità inconsueta per i suoi anni, e le parti in cui è solare e spensierata in cui quasi subisce una regressione, a livello comportamentale.
2) Rapporto troppo platonico tra i due, anche dopo aver concretizzato e stabilizzato la relazione, ok lei è giovane ma lui ha 31 anni e delle sue necessità. Se la relazione è simmetrica devono trovare un punto di incontro anche su questo punto, non lui che si adegua sempre alle sue necessità (ma capisco che l'utenza è femminile e il QI sia basso, pertanto confezionano l'immagine di un principe azzurro paziente, con gli ormoni di un cane morto).
3) casting, non ho mai avuto percezione dei 9 anni di differenza dei protagonisti, lui non mi sembra così grande e lei così piccola, visivamente sembrano due coetanei, il team trucco doveva fare qualcosa in più, o lui ingrassare un po' per avere un fisico più pesante e maturo, dare quella percezione di solidità austera che ti viene con l'età, e non solo con la professione. Lei non subisce una evoluzione estetica marcata, avrei dato mezzo punto in più se alla fine lei diventava quella che è oggi, capelli neri e un fisico più asciutto, un trucco più maturo.
4) Questa è una mia preferenza: mi sarebbe piaciuta una storia meno lenta nell'avvicinamento e nella formazione del legame, sono due impediti, teneri ma impediti. Una volta messi insieme avrei voluto vederli più complici e impegnati in confronti esistenziali come all'inizio, invece quel rapporto si perde, parlano di stupidaggini e quando il tono diventa più serio è lui a rassicurarla e ad aiutarla , si perde quell'aspetto di negoziazione mutuale dei significati e della realtà, e quando si recupera lei è troppo brusca e concentrata sui suoi sentimenti feriti. Ma questa parte io l'avrei proprio evitata: nel senso, lui avrebbe dovuto informare lei di quanto gli stava accadendo e lei scuoterlo in quel momento lì, aiutandolo come poi ha effettivamente fatto. Apprezzabile tuttavia che non sia una donna che se ne sta con le mani in mano come tante protagoniste di cdrama che purtroppo VENGONO mostrate.
Nonostante i suoi difetti, è una serie molto buona che mi sento di premiare con una valutazione più generosa nel complesso, rispetto a molti altri modern cinesi è di un gradino sopra per regia, abilità interpretative, sceneggiatura. É in grado di trasmettere messaggi senza diventare mai eccessivamente deprimente.
In conclusione, "Oath of Love" è un cdrama che consiglio a chi ama storie romantiche con un tocco di realismo e profondità emotiva. È una serie che invita a riflettere sui valori dell'amore e della resilienza, lasciando un'impressione positiva durevole negli spettatori.
WILD ACTING- di Selvaggio c'è solo l'interpretazione.
"Chasing in the Wild" è una serie drammatica filippina del 2024, adattata dal terzo romanzo web della "University Series" di Gwy Saludes, gli altri due romanzi sono stati già sviluppati e sono presenti su viki.La storia parla di Sevi Camero, capitano della squadra di basket proveniente da una famiglia di bassa estrazione, la madre è la segretaria di un CEO , padre di Elyse, una cheerleader ricca e viziata ma di buon cuore.
La serie è interpretata da Gab Lagman nel ruolo di Sevi e Hyacinth Callado alla sua prima, PENOSA ESPERIENZA COME ATTRICE PRINCIPALE, che interpreta Elyse, con il supporto di attori come Wilbert Ross, Heaven Peralejo e Dominic Ochoa. La regia è di Thop Nazareno, mentre la produzione è guidata da Kiko Abrillo e altri. La fotografia e la regia sono state quasi sufficienti ma molto lineari e senza proposizioni moderne. Anzi è forte l'influsso telenovelas anni '80, con la differenza che gli attori allora erano molto più bravi.
Come tutti penso che l’adattamento è meno profondo rispetto al romanzo originale, con temi come l’abuso e i problemi familiari per nulla sviluppati mentre poi viene rappresentato un po' dopo metà serie un risvolto tragico che sembra totalmente fuori luogo rispetto a quanto era stato finora visto, mentre è una conseguenza naturale delle dinamiche rappresentate nel romanzo. Il personaggio del padre di Elyse è stato rappresentato diversamente rispetto al libro, e alcune scene romantiche sono state imbarazzanti (primi baci).
Sul finale da casti che erano diventano tutti volgari e spinti nel linguaggio. Boh!
Anche la recitazione nelle scene più intense è mediocre.
Come interpretazione salvo solo IL ML, con la sufficienza.
I personaggi secondari senza una vita e uno scopo: vivono solo per parlare della storia d'amore dei due protagonisti. Ridicolmente presentati. Ognuno di loro ha avuto uno spazio nei lavori precedenti: Rain to Espana e Safe Skies, Archer. Gli sviluppi si ritrovano in questo lavoro ma molto abbozzati, molto poco approfonditi.
Finale soddisfacente.
I momenti tra Ely e Sevi sono stati i più riusciti, probabilmente la parte migliore della serie, anche se la recitazione generale lascia a desiderare. Il ritmo dei dialoghi è spesso lento e innaturale, con Ely che allunga ogni sillaba senza motivo apparente. Il pianto è risultato poco convincente, quasi comico, con lacrime che sembravano eccessive. Anche i pensieri di Ely, spesso narrati, suonavano come battute di copione lette a voce alta, poco spontanee.
In sintesi, la storia d’amore è carina, accompagnata da una colonna sonora rilassante ma che alla fine viene a noia. Purtroppo, tutto il resto risulta poco convincente o addirittura deludente.
Stereotipi infernali, baci celestiali e una chimica da BRIVIDI!
👉👉👉👉👉👉👉👉 Il mio voto reale è 7,3 !Se potessi dare un sottotitolo per mostrare con immediatezza il mio punto di vista su questa serie tanto chiacchierata, che a molti non è piaciuta, scriverei : "Quando la coppia ti salva dalla mediocrità della scrittura".
My Demon è un rom com fantasy drama che unisce il classico cliché del “contratto matrimoniale” con elementi soprannaturali, i cui spunti narrativi provengono indubbiamente da Goblin, al posto della spada un tatuaggio che si trasferisce dal Demone all'umano, e da qui un'improbabile alleanza necessaria alla sopravvivenza di entrambi mentre indagano su un omicidio.
La chimica tra i protagonisti si percepisce nell'immediato, grazie anche ad una presenza scenica molto forte, insieme sembrano una “visual couple” da sogno. Per estetica, nel comporre una coppia bella da vedere, penso sia il casting più azzeccato di un K-drama.
E allora pensi "...magari stanno bene insieme ma poi non balleranno"... e invece ballano, eccome se ballano! Metaforicamente e letteralmente, in una fighting scene molto originale ed elegante dove si inizia a percepire una chimica bollente che si concretizzerà qualche episodio dopo, nella scena "hot" della serra, sotto gli spruzzi dell’irrigatore: un mix di passione, vulnerabilità ed estetica che mi ha gradevolmente intrattenuta.
Trama: Do Do-hee (Kim Yoo-jung) è un’ereditiera cinica, diffidente verso il mondo e circondata da nemici interessati solo al suo patrimonio. Jung Gu-won (Song Kang) è un demone affascinante (con la faccia da bimbo) che ha stretto patti con umani per secoli, fino a quando perde improvvisamente i suoi poteri, trasferiti proprio a Do-hee. Per sopravvivere e recuperarli, è costretto a starle vicino, dando inizio a un matrimonio di convenienza che si trasforma in un rapporto molto più profondo.
Punti di forza
La coppia protagonista è la vera calamita della serie: Song Kang e Kim Yoo-jung hanno un’intesa magnetica. I loro dialoghi frizzanti e i momenti romantici (dal tango al bacio sotto la pioggia) tengono viva l’attenzione anche quando la trama scivola nel prevedibile. La loro storia decolla dalla seconda parte, nella prima si assiste ad una gara di sguardi fissi che può annoiare.
Musica, la sigla è molto interessante e orecchiabile, la colonna sonora accompagna il lavoro e ti entra in testa rimanendovi per giorni. Ho apprezzato circa un 3-4 canzoni. Anche la loro "Canzone" è una ballad molto romantica e diffusa in Corea, tanto che è stata ripresa da "Quando la vita ti dà mandarini".
Estetica e regia
La produzione è curata, con scene goth spettacolari: il contrasto tra il lusso del mondo chaebol e le atmosfere gotiche legate al demone crea un’estetica visiva elegante e interessante.
Regia innovativa tenta qualche soluzione un po' più sperimentale come piani inclinati all'inizio per parlare di sovvertimento di valori, slow motion per rallentare il ritmo della narrazione, ross-cutting (montaggio alternato) per collegare il mondo umano e quello sovrannaturale, oppure per intrecciare due linee narrative in climax. Buon uso della CGI (rispetto ai cinesi è una favola).
Interessanti i Freeze-frame e dissolvenze per dare risalto a momenti “iconici” e farli risuonare a livello estetico ed emotivo.
Tono ironico e leggero
Nonostante tocchi elementi fantasy e thriller, la serie mantiene un registro ironico che alleggerisce i momenti più drammatici. Alcune battute scambiate tra i protagonisti rendono il drama comico per l'assurdità di alcuni discorsi.
Interpretazioni
Kim Yoo-jung impersona una protagonista forte, sofisticata ma al tempo stesso fragile, la sua Do Do-hee è moderna, ironica e iconica, riesce a non cadere nello stereotipo della “donna ricca arrogante” (Voto 8,3).
Song Kang interpreta il demone con il suo tipico mix di fascino enigmatico e vulnerabilità, il personaggio cresce da entità cinica e immortale a uomo capace di amare, redimendosi. È forse una delle sue performance più riuscite (voto 7.6).
Limiti:
Scrittura altalenante e poco originale, chiaramente ripresa dal Goblin,(immortale + umana predestinata, convivenza forzata che porta all’amore, destino scritto), ma li reinterpreta in chiave più leggera, glamour e rom-com. Non raggiunge la stessa profondità, e ha una costruzione molto piatta e meno complessa, con meno messaggi e interpretazioni meno solide ( mi riferisco in contronfo a Kim Go-eun), tuttavia la chimica, tra i protagonisti mi è sembrata migliore, tanto da aver dubitato che sia stata solo "interpretazione" e che tra i due stesse davvero nascendo qualcosa.
Villain poco incisivi, gli antagonisti non hanno lo stesso spessore dei protagonisti. Spesso sembrano solo strumenti per far avanzare la storia senza una reale profondità psicologica.
Finale prevedibile, pur emozionante, l’epilogo segue linee molto classiche del k-drama romantico, senza grandi colpi di scena per chi conosce il genere.
Scene a volte un po' noiose e trascinate. Mi ha annoiata in alcune scene e in alcuni episodi interi.
In conclusione: My Demon non è un drama perfetto, soffre di scrittura "debole", irregolare e di alcuni cliché abusati. Ma vince grazie alla coppia protagonista e alla loro alchimia esplosiva, che rende credibili anche le scene più assurde. È un k-drama che si guarda più con il cuore che con la testa, non per la complessità della trama, ma per la capacità di trasmettere romanticismo puro e intrattenimento di qualità. Anche le scene fan service sono piene di sentimento e slancio, risultando interessanti e credibili.
La loro intesa, tra sguardi, risate condivise, momenti di tensione e romanticismo sincero, ha convinto il pubblico che ci sia qualcosa di più di una semplice recitazione, alimentando il sospetto di una love story reale.
Intrighi infiniti e sentimenti smorzati: la lentezza della stagione di mezzo!
😊😊😊😊😊😊il mio voto per questa stagione è 8,3Dopo cinque anni di attesa, la seconda stagione di Joy of Life ha finalmente riportato sullo schermo Fan Xian e il suo mondo intricato fatto di politica, inganni e relazioni ambigue.
L’hype era altissimo, e la serie ho letto aver toccato numeri da record: centinaia di milioni di visualizzazioni in Cina e un grande successo anche a livello internazionale grazie alla distribuzione su Disney+. Ma è riuscita davvero a mantenere le promesse?
Nonostante una qualità visiva migliorata (la seconda stagione ha introdotto tecnologie avanzate per il rendering visivo: "in particolare, Tencent Video ha implementato la modalità HDR Vivid" che permette un'esperienza visiva più ricca, con contrasti intensi e dettagli nei particolari,tessuti, luci, ombre), una maggiore nitidezza, una regia più innovativa che si avvale anche di droni e di diverse tecniche di ripresa, la stagione è più lenta rispetto alla prima, con episodi iniziali che sembrano meno coinvolgenti.
La trama è meno fluida, con alcuni eventi che si trascinano per troppo tempo.
É una stagione più cupa, sottile e psicologica.
I protagonisti sembrano due: Fan Xian rinnovato (dimagrito al punto da sembrarmi un altro ma era questo il suo scopo), e Li Chegze , il Secondo Principe , interpretato magistralmente da Liu Duan Duan; lo spazio a lui riservato in questa stagione è quasi pari a quello del protagonista, rappresentato quasi sempre scalzo con abiti tanto sontuosi quanto eccentrici, a testimonianza della sua "doppiezza"e la sua instabilità.
Da una parte sfarzo e ostentazione → le vesti elaborate rappresentano il potere, il rango e la volontà di mostrarsi come figura imponente, quasi teatrale. È l’immagine che lui vuole dare al mondo, coerente con la sua natura vanitosa, eccentrica e instabile.
Nudità dei piedi → il contrasto con la ricchezza degli abiti sottolinea vulnerabilità, fragilità, o addirittura una certa “mancanza di fondamento”. Essere scalzo, in un contesto di corte, era inoltre inappropriato e rivela che sotto la maschera sfarzosa c’è qualcosa di incompiuto, instabile, forse anche un’infantilità che lo rende meno temibile e più inquietante.
La differenza più evidente con la seconda stagione è il visibile passaggio dalla narrazione incentrata sulla trama a quella incentrata principalmente sui personaggi. Dopo aver eluso la morte, Fan Xian torna nella capitale. Durante la prima stagione, Teng Zijing ha mostrato a Fan Xian che nella vita di ognuno di noi, vale la pena proteggere ciò a cui si tiene, anche a costo della vita. Questa stagione esplora cosa sia ciò che vale la pena proteggere per Fan Xian. Conosce e riflette gli ideali materni e inizia a prendere consapevolezza delle ingiustizie che l'hanno spinta a voler cambiare il mondo. La difficile situazione della gente comune lo tocca mentre arriva a comprendere di essere anche lui solo una pedina nelle mani dell'Imperatore.
Accoglie l'eredità di sua madre con uno scopo e una chiara visione di ciò che intende farne. I momenti più esaltanti di questa stagione non sono ricchi di azione o pieni di colpi di scena intricati, ma momenti cruciali nel percorso del personaggio di Fan Xian. È meno emozionante per gli amanti dell'azione ma questa è la stagione di consolidamento degli scopi e chiarimento degli obiettivi per Fan Xian.
La storia è più cupa e pericolosa, il protagonista cresce, diventa meno ingenuo e più maturo, affrontando avversari pericolosi in un percorso di maturazione che emoziona, a volte.
La seconda stagione è una stagione di passaggio del protagonista: da "pedina a giocatore": in una stagione dove anche i personaggi secondari diventano importanti e hanno molto tempo sullo schermo, Fan Xian emerge sotto una luce nuova e più complessa. Il ritmo è incostante, alcuni archi narrativi si allungano troppo e il cast vastissimo rende la narrazione dispersiva.
A volte si ha la sensazione che la serie si perda in dettagli secondari, mentre alcuni momenti cruciali (come il tanto atteso matrimonio tra Fan Xian e Wan’er) risultano trattati in maniera sorprendentemente frettolosa e poco incisiva.
La componente romantica in questa stagione è stata del tutto sacrificata, la si vede sul finale perché supporta la narrazione che richiama alcuni aspetti della prima stagione ( tesoreria imperiale e assassinio di Lin Gong). Prima del matrimonio ci saranno solo tre scene in cui il ML e Wan'er saranno entrambi presenti, quindi non aspettatevi nulla da questa stagione in termini di romanticismo. Del resto non nasce come storia romantica, c’era qualcosa in più ed era meglio resa nella prima stagione.
Lin Wan’er (Li Qin) è quasi assente. La sua presenza marginale mi ha molto delusa, speravo in una maggiore centralità del suo ruolo. L’attrice fa bene il suo lavoro, come sempre, ma la sceneggiatura non le dà spazio.
L’intrigo é politico ma non conclude nessuna delle sottotrame (imperatore, Chen ping ping, principi), relegando tutto alla terza stagione. Il tono umoristico é molto più spiccato e manifesto interrompendo il ritmo e l’immersione.
Sarebbe stato narrativamente interessante se Wan'er avesse avuto un ammiratore:
1)per darle più spessore come donna desiderata non solo per il suo status di Principessa ma per le sue qualità personali;
2)per creare una tensione emotiva in Fan Xian, costringendolo a confrontarsi con la possibilità di “perderla”;
3) per bilanciare il rapporto, mostrando che Wan’er non è solo “il rifugio fedele”, ma una donna con fascino e attrattiva autonoma.
Né nel romanzo né nel drama, però, questo succede davvero: nessun personaggio maschile corteggia apertamente Wan’er. È come se l’autore volesse mantenerla tutta di Fan Xian.
Questa stagione mantiene il tono farsesco ma più accentuato e spesso forzato rispetto alla naturale ironia della prima stagione. Il nuovo equilibrio tra commedia e dramma è più sbilanciato verso la commedia, con humour demenziale, meta-battute e meme moderni. A volte l'ho trovato frizzante e audace, altre volte, specie all'inizio ho trovato una diluizione della tensione emotiva a discapito della credibilità.
Un elemento che, a mio avviso, ha davvero penalizzato la seconda stagione è lo stacco netto di tono rispetto alla prima. Avendo visto le due stagioni consecutivamente, senza il distacco di cinque anni che c’è stato tra le uscite, la discontinuità è palese.
Alla fine della prima stagione, dopo aver scoperto le proprie origini e compreso di essere stato manipolato da tutti, il protagonista dava l’impressione di aver maturato un rancore profondo e un obiettivo preciso:affrontare la sua nemesi con determinazione.
E invece, lo ritroviamo che torna in città come se fosse all’oscuro delle rivelazioni di Xiao En: mantiene un rapporto quasi cordiale con Chen Ping Ping (gli dice soltanto di non potersi fidare di lui), e si mostra cerimonioso e persino affabile con l’imperatore, pur sapendo ora di essere suo figlio. In pratica, sembrava dovesse rientrare pronto a “fare a pezzi tutti”, e invece l’impatto si riduce a una sorta di pantomima grottesca, condita di humour farsesco. Deludente.
Joy of Life 2 è una stagione ambiziosa, che non teme di cambiare tono e rendere la narrazione più oscura e matura. Porta con sé momenti intensi (episodio 15, pirandelliano e memorabile) e interpretazioni convincenti, ma anche difetti strutturali evidenti: ritmo irregolare, a volte trascinato, uso limitato dei personaggi femminili, la componente dominante dell'intrigo di corte, sempre a discapito di altri aspetti che secondo me andavano accostati per creare un "ritratto" di vita più equilibrato.
Nonostante ciò, rimane una delle produzioni più riuscite e seguite del panorama cinese recente, capace di mantenere alto l’interesse e di confermarsi come un fenomeno culturale, anche a livello internazionale.
👉 In sintesi: meno brillante e leggera della prima stagione, ma più cupa, politica e “strategica”. Una continuazione imperfetta ma comunque grande impatto.
Si corre .... tra ambizioni narrative e povertà sostanziali
Serie tv di tipo arthouse (indie) del 2021, genere coming of a age (racconto di formazione)/ slice of life (spaccato di vita) e self healing che vanta un folto cast di attori con palmares di tutto rispetto: Im Si Wan è uno degli attori di squid game 2 e 3, summer strike e ha ricevuto da poco un premio per Boyhood 2024. Lei è la FL del Re e la Spia; Sooyoung è una cantante e attrice sudcoreana, ex membro delle Girls' Generation; Kang Tae-oh è stato il ML di Avvocata Woo, Potato Lab e figura anche nel cast di Doom at you service.A parte loro figurano anche altri attori di un certo spessore, tra cui Kim Seon-ho con un cameo nell'ultimo episodio.
Nonostante l'impiego di un cast di comprovata fama le interpretazioni sono state più che sufficienti ma niente di memorabile o all'altezza delle loro reali possibilità, specialmente per il personaggio principale (che mi dicono essere bravissimo), il quale ha mostrato poca variabilità emotiva, risultando rigido e con pochi spazi di libertà.
Il lavoro parla della maturazione e realizzazione professionale di alcuni ragazzi e tratta tematiche come il nonnnismo nell'atletica, gestione delle dinamiche famigliari, il mondo dello sport e delle agenzie degli idol, quello del cinema e dell'interpretariato. Non ci sono grossi drammi o tragedie, è più un percorso di formazione , riscoperta e riallineamento ai propri obiettivi e valori di vita.
C'è l'abusatissimo tropo del genitore "piovra" che considera i figli come protesi di se stesso e usa la famiglia per sostenere la carriera, pertanto scoraggia relazioni tra ceti sociali differenti imponendo matrimoni.
Il lavoro è piuttosto gradevole, si segue con difficoltà per via dei vergognosi dialoghi non revisionati e non adattati (grazie netflix!) e timing sottotitoli scadente, è noioso a tratti, non ha un ritmo, lo definirei lento.
Non è un romance anche se ci sono delle storie d'amore, tutto si concentra sulla carriera e sul superamento dei propri limiti personali.
Il protagonista principale, l'atleta Ki Seon gyeom, è un uomo apparentemente eccentrico e sui generis ma in realtà soffre di una profonda forma di alienazione personale, legata al dover corrispondere alle elevatissime aspettative genitoriali e varie forme di incuria emotiva, lasciato solo e abbandonato a se stesso è abituato a prendersi cura degli altri, trascurando se stesso, ignora i propri bisogni e le proprie necessità. Quando un compagno di squadra viene ripetutamente picchiato dai compagni scatta in lui una profonda crisi personale che lo costringe e rivalutare la sua stessa esistenza e i propri bisogni. Verrà accompagnato nel suo percorso di riscoperta da una traduttrice in bolletta che ha buone abilità interpersonali e riuscirà a indirizzarlo bene, sembra una storia d'amore, e in effetti c'è, ma visti dall'esterno questi due mi hanno ricordato un rapporto asimmetrico madre- figlio; lei è più una figura materna vicaria che una donna desiderabile per lui. Lei lo considera un bambino e glielo dirà spesso. Pochissime le interazioni fisiche (un bacio) e poca chimica tra di loro.
Run-on è un dramma che è stato decantato spesso per i suoi dialoghi ma ....personalmente li ho trovati pseudo filosofici e privi di sostanza (a parte un paio di frasi), non hanno lasciato segni dentro di me né mi hanno portato ad avviare riflessioni profonde.
Paradossalmente si parla del mondo dei traduttori e sottotitolatori di film e la traduzione di questo lavoro è pessima, priva di adattamento e con timing sballato , assurdo! LOL
Ci sono delle inesattezze quando viene costruito il set e lei non sembra un'interprete ma più un'assistente alla regia. Si parla di film ma i dialoghi sul cinema sono limitati a poche riflessioni, non bene spiegate tra l'altro. Si parla di arte ma non viene approfondito alcun senso sui significati e significanti del linguaggio pittorico.
Si parla di tante cose senza svilupparne adeguatamente nessuna, si toccano solo alcuni temi interessanti che potevano rendere questo drama un vero "arthouse" ma risulta essere incompleto e confuso.
É un drama delicato (approssimativo) e introspettivo ma senza spessore perché:
- è eccessivamente riflessivo, con lunghi dialoghi pseudo filosofici che rallentano l’azione; poco dinamico per il tema sportivo, si parla di corsa ma il ritmo narrativo si muove a malapena (LOL). Inutilmente contemplativo (di cosa poi).
- dialoghi forzatamente profondi o "pseudo-intellettuali", poco naturali e alcuni hanno davvero poco senso nel progresso delle relazioni, e non vengono sviluppati alcuni punti cruciali (la relazione tra il pittore e Seo Dan -ah non si capisce perché si sviluppa, qual è il collante, cosa vede lei nei suoi quadri "vedo te, vedo il tempo che ci dedichi".... in che modo questo dovrebbe scuotermi o colpirmi).
- manca di un vero conflitto centrale che faccia da motore alla storia e si affida troppo a interazioni quotidiane e leggere, che risultano poco coinvolgenti; i conflitti secondari poco sviluppati, anche a livello emotivo e spesso si risolvono troppo in fretta o dal nulla viene mostrata la vita di queste persone dopo la loro risoluzione, il personaggio di Wo-sik poco sviluppato nel suo tormento interiore e nella conseguente riconquista del successo, stessa cosa il rapporto tra Da- An e il pittore, o la sua famiglia.
- finale tiepidissimo, privo di impatto e sottotono per le storie d'amore che si erano sviluppate;
- musica basic, lenta e lagnosa, in pendant con il drama;
- regia e montaggio statici, con frequente uso di elissi e flashback inseriti un po' a caso.
Premio la fotografia , le scene all'aperto hanno un color grading interessante che fa respirare l'occhio, soprattutto le riprese dall'alto dei moli sul mare.
In conclusione, Run On è stato da molti apprezzato per la sua atmosfera pacata, i dialoghi introspettivi e l'attenzione alla crescita personale, ma personalmente l'ho trovato lento, eccessivamente verboso e inutilmente prolisso, con poca tensione drammatica e una gestione discontinua delle sottotrame secondarie.
Le evoluzioni ci sono ma non sono giustificate dal percorso che si vede, non basta scrivere un diario in cui annoti quello che fai o una donna che crede in te per guarire, nei confronti della quale poi sviluppi attaccamento materno scambiandolo per sentimento.
Nonostante una bella fotografia, il ritmo registico e il montaggio sono statici. Niente di “cinematografico” o innovativo come si trova in altri k-drama più recenti.
Vi avviso , dato che nessuno lo ha capito, che il personaggio principale ha un disagio psicologico molto marcato quindi consideratelo come un bambino che impara a muoversi nel mondo.
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