Potenziale sprecato
The Murky Stream è un drama storico di grande personalità che però sacrifica il proprio potenziale emotivo, presente sulla piattaforma disney plus (HULU).Valutazione
* Regia e atmosfera: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5/5)
* Realismo: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5/5)
* Interpretazione di Rowoon: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5/5)
* Costruzione della trama: ⭐⭐⭐☆☆ (3/5)
* Sviluppo dei personaggi: ⭐⭐☆☆☆ (2/5)
* Romance: ⭐☆☆☆☆ (1/5)
Questo sageuk storico realistico ( non fusion) prende avvio da un'immagine tanto semplice quanto estremamente efficace: il fiume Gyeonggang, un tempo limpido, è ormai diventato torbido e le sue acque, rese opache dalla melma, diventano la metafora di una società nella quale avidità, violenza e lotte di potere hanno progressivamente contaminato ogni aspetto della vita collettiva. Non è un caso, dunque, che il titolo stesso della serie, traducibile come "Il torrente torbido" o "Le acque torbide" coincida col primo frame che dà avvio all'opera: proprio il fiume. Questo non identifica soltanto un luogo fisico, ma sintetizza l'intera filosofia dell'opera, poiché nessuno dei personaggi si muove in un mondo moralmente limpido e tutti, indipendentemente dal ruolo sociale che ricoprono, sono costretti a scegliere continuamente fra compromesso e giustizia, sopravvivenza e integrità, avidità e materialismo.
La narrazione segue le vicende di tre protagonisti appartenenti a mondi profondamente diversi ma inevitabilmente destinati a intrecciarsi: Si-yul, un uomo costretto a celare il proprio passato fino a trasformarsi in un fuorilegge; Choi Eun, una giovane mercante, ambiziosa, animata da un'insolita visione progressista del commercio e della società; e infine un giovane funzionario che tenta di preservare la propria onestà all'interno di un sistema ormai irrimediabilmente corrotto. Attraverso questi tre percorsi, la serie costruisce un racconto che riflette continuamente sul rapporto tra individuo e sistema, mostrando come ciascuno cerchi di ritagliarsi un proprio ordine all'interno di un mondo dominato dal caos, oppure, nei casi peggiori, un proprio tornaconto personale.
Ciò che rende il lavoro un prodotto diverso dalla maggior parte degli sageuk contemporanei è soprattutto la sua forte identità visiva. Pur lasciando nello spettatore un senso di incompiutezza narrativa, la serie possiede infatti una personalità ben definita e rinuncia quasi completamente all'estetica patinata che caratterizza molte produzioni storiche recenti. Il risultato è un'opera che, pur non essendo priva di limiti, riesce comunque a distinguersi per autenticità, maturità e coraggio stilistico.
👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼I punti di forza 👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼
- L'aspetto che colpisce immediatamente è il livello di realismo della messa in scena. Finalmente ci si trova davanti a uno storico che rinuncia all'immagine idealizzata dei protagonisti per mostrare uomini e donne segnati dalla fatica quotidiana: i volti sono sporchi, i denti spesso consumati, la pelle appare arrossata dal sole e dal vento, gli abiti lisi. Persino il modo in cui i personaggi camminano, lavorano, mangiano o si relazionano gli uni agli altri contribuisce a costruire un mondo credibile, nel quale ogni elemento scenico sembra appartenere naturalmente all'epoca rappresentata.
- La fotografia accompagna questa scelta con grande coerenza, evitando eccessivi virtuosismi e privilegiando un'estetica quasi materica, che restituisce la sensazione di respirare il fango delle strade, l'umidità del porto e la precarietà della vita quotidiana. Proprio per questo motivo sorprende ancora di più una vistosa svista tecnica presente durante una riunione notturna dei banditi, nella quale un gruppo di lanterne sospese sembra quasi un gruppo di plafoniere che diffonde una luce perfettamente uniforme, intensa e stabile, tanto da ricordare moderne lampadine elettriche più che candele o lampade a olio. In una produzione tanto attenta alla ricostruzione storica, si tratta di un dettaglio apparentemente secondario che, proprio perché rompe improvvisamente l'illusione del realismo, risulta difficile da ignorare.
- Rowoon offre probabilmente la migliore interpretazione della sua carriera. Abbandonata quasi del tutto la recitazione più esplicita dei lavori precedenti, costruisce un protagonista estremamente misurato, affidando gran parte della comunicazione agli sguardi, ai silenzi e a piccoli movimenti del corpo, dimostrando una maturazione interpretativa notevole.
- Uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente riguarda tuttavia la qualità dei dialoghi. In un panorama televisivo nel quale molte produzioni finiscono per ruotare quasi esclusivamente attorno a incomprensioni sentimentali o conversazioni piuttosto superficiali, The Murky Stream o Water (altro titolo) propone riflessioni che possiedono un evidente spessore storico, filosofico e perfino politico. Emblematica è la scena nella quale Choi Eun osserva il mare e immagina un mondo che continua ad avanzare mentre la Corea rimane chiusa dietro i propri confini. Sebbene il riferimento sia naturalmente collocato nel contesto della dinastia Joseon (1592), quella riflessione assume un valore universale, poiché invita a interrogarsi sul rapporto fra apertura e isolamento, fra curiosità e paura del cambiamento, suggerendo che una società incapace di confrontarsi con ciò che esiste oltre i propri confini rischi inevitabilmente di rallentare il proprio sviluppo.
La Corea storica, per lunghi periodi, perseguì politiche di forte isolamento, tanto da essere definita dagli occidentali "il Regno Eremita". Anche altre realtà dell'Asia orientale hanno conosciuto, in epoche diverse e con modalità differenti, periodi di chiusura verso l'esterno: basti pensare al Giappone dello sakoku o, in tempi molto più recenti, ad alcune fasi della Repubblica Popolare Cinese. Il senso della scena, però, va oltre il dato storico: riflette sul rischio che una società, quando costruisce muri anziché confrontarsi con il mondo, finisca per rallentare il proprio sviluppo.
Quella frase non parla soltanto del passato. Parla del rapporto tra apertura e paura del cambiamento. Tra curiosità e isolamento. Tra progresso e immobilismo ed è proprio questo che rende il dialogo sorprendentemente moderno.
Altrettanto interessanti risultano le riflessioni dedicate alla corruzione, che la serie non interpreta mai come il semplice prodotto della malvagità individuale, bensì come il risultato di una rete di relazioni, interessi e compromessi destinati ad alimentarsi reciprocamente. L'idea secondo cui la corruzione di un piccolo gruppo rappresenti soltanto una goccia all'interno di un mare già contaminato introduce una prospettiva sorprendentemente moderna, quasi sistemica, che mantiene ancora oggi una notevole forza interpretativa.
IL POTENZIALE SPRECATO: LIMITI IMPORTANTI 👎👎👎👎👎👎👎👎👎👎👎👎👎👎👎👎
- La romance: una promessa che la serie non mantiene 🥺
Se esiste un aspetto nel quale The Murky Stream riesce contemporaneamente a sorprendermi e a deludermi, è proprio la gestione della componente sentimentale. La relazione tra Si-yul e Choi Eun rappresenta infatti, a mio avviso, il più grande potenziale narrativo rimasto inesplorato dell'intera serie.
Il loro primo incontro è costruito con una sensibilità sorprendente. Non si tratta del classico colpo di fulmine spettacolare né di una scena apertamente romantica, bensì di una sequenza fatta di dettagli quasi impercettibili, nei quali la regia e gli interpreti affidano il peso emotivo soprattutto agli sguardi e ai piccoli gesti.
Dopo essersi urtati casualmente, Choi Eun sembra riuscire a cogliere, dietro l'aspetto trasandato e dimesso di Si-yul, una bellezza e un'umanità che gli altri personaggi non riescono nemmeno a intravedere. Lui, dal canto suo, rimane apparentemente colpito da quella donna che, diversamente da tutti gli altri, non lo guarda immediatamente con disgusto o diffidenza.
La scena del ventaglio rappresenta probabilmente il momento che meglio sintetizza il loro rapporto. Dopo averlo raccolto, Si-yul non si limita a restituirglielo, ma lo pulisce con delicatezza, compiendo un gesto di cura tanto semplice quanto significativo. Ancora più interessante è ciò che accade immediatamente dopo: mentre la serva di Choi Eun lo insulta, egli non reagisce agli attacchi né cerca di imporsi con la violenza. Al contrario, il suo sguardo cerca continuamente quello della giovane mercante, come se l'unica cosa che gli importasse davvero fosse comprendere quale giudizio lei stia maturando nei suoi confronti. È un dettaglio recitativo di straordinaria efficacia, capace di raccontare molto più di qualsiasi dichiarazione esplicita.
Episodi dopo, la stessa Choi Eun, si lascia sfuggire un sorriso spontaneo. Sono pochi minuti di narrazione, eppure bastano a creare una chimica sorprendentemente intensa, tanto da risultare, almeno per quanto mi riguarda, più convincente di molte coppie protagoniste alle quali altri drama dedicano decine di episodi senza riuscire a trasmettere alcuna emozione.
Ed è proprio qui che nasce la più grande delusione: gli sceneggiatori costruiscono con estrema abilità una premessa ricca di potenzialità, salvo poi abbandonarla quasi completamente, come se, dopo aver acceso una scintilla, decidessero improvvisamente di non alimentarla. La relazione fra Si-yul e Choi Eun non evolve realmente; i due personaggi si incontrano soltanto in alcune occasioni, vengono immediatamente separati dagli eventi e non condividono mai un autentico percorso comune. La sensazione è quella di assistere non a una lenta costruzione sentimentale, bensì a una successione di occasioni mancate, che finiscono inevitabilmente per depotenziare anche il significato del loro addio finale.
È importante precisare che il problema non risiede nell'assenza di scene romantiche o di manifestazioni esplicite d'affetto. Sarebbe un'obiezione superficiale e, soprattutto, non coerente con il tono della serie. Ciò che manca è qualcosa di molto più semplice e, allo stesso tempo, narrativamente fondamentale: la progressione.
Sarebbero bastati pochi minuti distribuiti nel corso degli episodi per trasformare quella che rimane una semplice suggestione in un rapporto realmente costruito. Qualche dialogo in più avrebbe consentito ai due protagonisti di conoscersi davvero; alcuni momenti di reciproco sostegno avrebbero rafforzato il legame di fiducia; uno sguardo di gelosia, una reazione alla notizia del matrimonio combinato di Choi Eun oppure una breve scena di vulnerabilità condivisa sarebbero stati sufficienti a dare continuità a un rapporto che, invece, rimane sostanzialmente immobile dall'inizio alla fine.
È proprio questa mancanza di evoluzione a rendere meno incisivo anche il finale. Quando arriva il momento della separazione definitiva, lo spettatore comprende razionalmente il significato della scelta di Si-yul, ma fatica a viverla con l'intensità emotiva che avrebbe potuto raggiungere se la relazione fosse stata costruita con maggiore gradualità. La tragedia, infatti, funziona soltanto quando lo spettatore percepisce con chiarezza ciò che i personaggi stanno perdendo; in questo caso, invece, si ha piuttosto la sensazione di assistere ad un'assenza di sentimento da parte di lui.
📖 I limiti della costruzione narrativa
Anche sul piano della struttura narrativa, The Murky Stream mostra alcune fragilità che finiscono per rallentarne il ritmo complessivo. Più che procedere attraverso una costante evoluzione degli eventi, la sceneggiatura tende spesso a ruotare intorno agli stessi nuclei narrativi, soffermandosi a lungo su situazioni che, pur contribuendo ad arricchire l'ambientazione, modificano ben poco gli equilibri della vicenda.
Una parte considerevole del minutaggio viene dedicata alle dinamiche interne della banda, ai preparativi delle imboscate e ai combattimenti, tutti elementi certamente coerenti con il contesto della serie ma che, a lungo andare, finiscono per riproporre schemi narrativi molto simili tra loro. Il risultato è una percezione di stasi, come se il racconto continuasse ad ampliare il proprio mondo senza, tuttavia, far avanzare con la stessa decisione i suoi protagonisti.
Anche il terzo protagonista, il giovane funzionario incaricato di rappresentare la possibilità di un cambiamento istituzionale, appare meno sviluppato di quanto le premesse lasciassero immaginare. Il suo progetto politico, così come il suo percorso personale, rimangono sorprendentemente poco approfonditi anche nelle fasi finali della serie, contribuendo alla sensazione che alcuni fili narrativi vengano introdotti con grande interesse ma sviluppati soltanto in parte.
Nel complesso manca una vera progressione drammatica. Gli episodi scorrono, il contesto si arricchisce di dettagli, ma i personaggi sembrano cambiare meno di quanto il tempo trascorso farebbe supporre. È probabilmente questo l'aspetto che più penalizza una serie composta da soli nove episodi, nella quale ogni scena avrebbe dovuto contribuire con decisione all'evoluzione dei protagonisti.
Come sempre qui dentro il voto coincide con l'entusiasmo , la valutazione di 7,5 in questo caso è obiettiva ma solo perché la storia non ha catturato un gusto educato con i kdrama classici, tuttavia quante volte si dà 10 a opere prive di interpretazione, realismo, plausibilità e con sceneggiature confuse o perché c'è Byeon seo wook???? O Cha Eun Woo? The wonderfools ha dei limiti di sceneggiatura palesi, eppure tutti a dare 10 senza vederne i limiti.
Ciò che voglio dire, scusate lo sfogo, è: se il metro con cui valutate rigidamente quest'opera va bene, utilizzatelo anche quando valutate delle scempiaggini assurde a cui date 10.
Una Galassia di Stronze
Gradevole drama a sfondo storico, ispirato probabilmente alla dinastia Han (206 a.c/226 d.C.), a tema politico, tratto dal romanzo di Guan Xin Ze Luan, "Xing Han Can Lan, Shang Lu".Il contesto storico precisamente dovrebbe essere alto l'Han Orientale (25-220 d.C.),durante il regno dell'imperatore Guangwu (25-57 d.C.; ciò non è esplicitamente dichiarato e i nomi sono stati modificati). Come l'imperatore Guangwu, anche l'imperatore di questa storia è un imperatore fondatore che non uccide ed è benevolo con i suoi suddit
Narra della protagonista, la quindicenne Shao Shao (NiaoNiao), cresciuta senza cure genitoriali, in quanto figlia di due generali impegnati in una guerra al fronte.
Nonostante una sceneggiatura interessante che mostra il percorso evolutivo, quasi un racconto di formazione, della giovane Shaoshang (corda di cetra), interpretata abbastanza bene da Zhao Lusi, e nonostante la regia sia abbastanza curata (con momenti molto buoni e qualche falla), alcuni aspetti hanno penalizzato la mia valutazione "tirata":
- spreca troppo tempo con troppe donne deliranti e ossessionate dal ML. Questo va a discapito della narrazione.
- Wu Lei è risultato sufficiente nella interpretazione ma è mancata completamente la profondità e l'intensità che il personaggio dovrebbe avere, se lo confronto con Wang Xing Yue, di 2 anni più piccolo, ne esce pietosamente e amaramente sconfitto; stessa cosa dico della madre della FL, l'ho trovata poco performante per il ruolo sebbene inizialmente io l'abbia compresa nei suoi intenti.
- Elementi comici e tragici non sempre fusi bene insieme, danno un tono grottesco al lavoro.
- Una sceneggiatura e una regia che calcano troppo alcune scene romantiche, rendendole patinate, edulcorate, finte, a scopo fan service (esempio proposte di matrimonio plateali, senza aver creato alcunché a livello di rapporto per giustificare una mossa avventata, a poca distanza da un fidanzamento revocato, FL e ML che girano insieme roteando, mentre si fissano, il cliché della caduta abusato , tipo 5 volte su 10 incontri).
Personaggi troppo caricaturali per risultare credibili (Imperatore che si occupa di gossip e rumors, non c'è un solo discorso politico o a sostegno della nazione. Mi ha divertito ma quanto può essere credibile).
Un aspetto che non mi ha convinta a livello di scrittura : Niao Niao era stata abbandonata dai genitori, rimanendo con una nonna malata (disturbo psichiatrico), e una zia rancorosa e cinicamente sadica, non aveva appreso nulla di quello che serve per inserirsi nella società di quei tempi ,eppure, forse per sopravvivenza ,era diventata moralmente integra, con competenze architettoniche e ingegneristiche (che si basano al 60% sulla matematica). Io Boh!
Altro aspetto non convincente era il modo di rappresentare la malattia della madre del protagonista maschile, aveva sicuramente un DSPT con sintomi dissociativi regressivi: a volte sembrava in contratto con la realtà , e altre no ma in modo diverso, all'inizio la vediamo proprio in un mondo tutto suo, poi presente nel momento ma disconnessa per brevi attimi, poi presente e infine di nuovo distaccata.
Da clinico direi che c'è molta confusione sul modo di rappresentare il disturbo, NON DICO SI DEBBA ESSERE PERFETTI IN TUTTO ma dato che lo valutate 10 mi aspetto uno studio prima di caratterizzare i personaggi afflitti da disturbi psichiatrici. Lo fanno i turchi, gli americani... e credo anche noi italiani che abbiamo una recitazione penosa.
Le stronze con cui si relaziona avevano ricevuto la migliore educazione, alcune da tutori imperiali, eppure erano stronze, manipolatrici e inviperite. Questa dicotomia forse serve a dare spessore e lustro al personaggio principale ma se non mostri l'evoluzione delle stronze diventa una velata misoginia nei confronti delle donne, dipinte tutte come fredde, meschine, vendicative, ciniche, svalutanti, manipolative, alcune sadiche.
Cosa mi è piaciuto invece:
- il rapporto con la madre, conflittuale e molto ingiusto da principio si ammorbidisce e avvia delle mutuali riflessioni, la madre inoltre quando la ragazza subirà qualche torto saprà difenderla in modo aggressivo.
- il personaggio principale è intelligente, resiliente e pieno di sfumature, umano e abbastanza rancoroso.
- l'evoluzione di Niao Niao, da ragazzina ferita e pestifera all'inizio, a quasi donna matura e riflessiva alla fine. La crescita è palpabile e apprezzabile, molto ben resa.
- il rapporto con i fratelli, sebbene venga mostrato poco, gli uomini della famiglia Cheng sono tutti meravigliosi, a parte il simpatico padre che manca totalmente di spina dorsale e autorevolezza.
- il personaggio timido e remissivo di A'Yao è stato ben interpretato, e la sua dolcezza inizia a sciogliere una inaccessibile (da principio) ShaoShao.
- regia, in alcune riprese molto suggestive e caratteristiche, bellissima la introduzione nella prima puntata e l'incontro nel giardino dei Lu, l'uso delle luci e la scenografia;
- sceneggiatura interessante che non perde mai il ritmo e non annoia.
Who rules the Drama???
Comincio col dire che la visione di questo drama da 40 puntate si é protratta per 2 intere settimane, un’eternità se la confronto al tempo che generalmente impiego per finirne uno della stessa lunghezza (5 giorni).Questo dovrebbe far comprendere quanto poco coinvolgente sia per una serie di ragioni:
La storia parla di sei regni che hanno tra l’altro nomi simili (Joungzhou,Jinzhou,Qhuinzoun,Jonzhou…) , quindi diventa confusionario capire di quale regno si tratti e quali vicende lo attraversino .
Per ognuno di questi regni, e quasi per tutte le vicende vengono rappresentate, c’é una quantità davvero sostanziosa di attori e comparse con il risultato di appesantire la visione, così lo spettatore fa fatica ad entrare nel vivo della storia perché deve farsi un quadro mentale dei 30 personaggi a cui si riferiscono gli attori quando parlano, impiega un po’ per seguire bene le vicende, si confonde e si perde. Il risultato per un drama cosi breve é che risulta molto dispersivo.
Inoltre le vicende non hanno uno sviluppo ordinato, mentre si parla di un regno si passa alla visione di un altro che non ha ancora con quello precedentemente visto delle connessioni.
Entriamo nel vivo della storia: si parla dei sei regni e della lotta per il trono che implica la conquista del mondo (da qui il titolo), nello specifico segue prevalentemente la storia del Man lead, il protagonista Fenglaxi che ha una doppia identità che verrà disvelata nel corso delle puntate senza sorpresa o stupore per nessuno se non per il padre. Questo mi é sembrato davvero inverosimile. Stessa cosa per un altro personaggio che non spoilero. Nessuna meraviglia, stupore quando si potevano usare dei colpi di scena.
La co-protagonista (su carta), la famosa Zhao Lusi ha davvero poco spazio nella vicenda, se escludiamo i primi cinque episodi, tanto che ci si chiede se il drama riguardi anche lei o se é semplicemente una figura a supporto.
Dal 20° episodio inizia ad ottenere sempre più spazio nella storia e allora ci si accorge che il lavoro comprende anche lei , fino a diventare protagonista assoluta nel corso degli ultimi episodi.
Di 50 drama finora visti é quello meno omogeneo come compresenza dei personaggi, iniziano insieme poi il FL
prende il sopravvento e il ML si eclissa sul finale, fino a diventare contorno, poi protagonisti finalmente entrambi negli ultimi cinque episodi.
La loro storia inizia come sodalizio marziale sebbene poi diventi altro ma dovrete aspettare circa 30 episodi per vedere sbocciare qualcosa, perché sono entrambi presi dal percorso di conquista e riscatto di uno, e dal supporto dell’altro, le loro vicende e peripezie sono innumerevoli, le loro sfide si risolvono nel corso dell’episodio e poi si passa alla sfida successiva, come se fosse un videogioco a livelli. Questo, personalmente, ha smorzato molta tensione perché comprendevo che tutto si sarebbe risolto presto a beneficio dei protagonisti ma ha anche interrotto il coinvolgimento presentando una discontinuità. La visione non é fluida, non ti cattura, non ti prende, non ti consente di immergerti e di immedesimarti, risultando una storiella tiepida, poco credibile, le emozioni legate alla nascita di un rapporto amoroso , fondamentale per l'evolversi della storia, sono congelate perché é un drama d’azione con pochissimo romanticismo.Gli episodi romantici sono due e tutti sul finire del lavoro, dal 30 in poi... .
Il finale non é triste ma molto , troppo uguale, a tanti drama finora visti con una brutto risvolto sul finale che lascia un retrogusto amaro. Non c’è felicita piena per il modo in cui finisce e per ciò che comporta.
Non posso spoilerare ma nonostante comprenda le intenzioni del regista sul messaggio che voglia lasciare sull’importanza del tempo speso con le persone a noi care, per le modalità con cui decide di lasciarlo, mi sembra assurdo e poco credibile che si possa godere della serenità sapendo di avere i giorni contati , con il tacito benestare della protagonista. Quanto può essere veritiero???
Quanto é credibile inoltre che questo duo che possiede un intuito e un’intelligenza fuori dal comune si renda conto dell’identità del cattivo solo a fine lavoro, quando il generale imperiale, invece, lo identifica subito e io seguendo gli indizi, da spettatore, comprendo dalla sua comparsa che é il cattivo?????
Il protagonista che è un surrogato di ingegno, intuito, furbizia e capacità oratorie, pur avendo perso la madre in giovane età, all'improvviso, non sembra porsi dei dubbi sull'eventualità che possa essere stata avvelenata, e non conduce nessuna indagine pur avendo ogni risorsa a disposizione, dato che ha costruito una sorta di organizzazione di spionaggio. Anche il re padre non ha alcun dubbio , nonostante ci fossero davvero pochi dubbi anche su chi potrebbe essere stato . Quanto è verosimile???
Ci sono poi numerosi escamotage e soluzioni che mi sono sembrate frettolosi e poco convincenti, come se la storia abbia un pubblico destinatario molto giovane , se non adolescenziale per apprezzare un lavoro cosi approssimativo.
Il caposetta marziale, custode del sigillo, doveva essere un uomo saggio, avveduto e prudente invece si rivela spesso incauto determinando una sua prematura scomparsa, in modo molto, troppo stupido.
Interpretazione : la nota dolente di questo lavoro, insieme al montaggio delle scene e a combattimenti approssimativi, non mi ha permesso di entrare nella storia ma di seguire distrattamente e controvoglia il drama. Mi riferisco a emozioni non sempre corrispondenti con quanto di tragico appariva nella storia, occhi sgranati per dare profondità al personaggio ma risultavano un po' delle caricature, il protagonista che perde i sensi in ginocchio e prima con l'avambraccio si pone in modo da non cadere di botto ma in modo comodamente studiato (se siete svenuti nella vita sapete bene che non potete sistemarvi prima in modo da evitare di farvi male). Quest'ultima scena grottesca e ridicola l'ho rivista a rallenty 5 volte perché non potevo credere che il regista non se ne fosse accorto e avesse montato proprio questa ripresa di svenimento quasi amatoriale.
Attori che stanno per morire ma hanno forza per fare discorsi e tutto ad un tratto girano la testa e chiudono gli occhi di botto. Interpretazioni PENOSE.
Salvo solo un attore che mi dispiace abbia parti da comparsa mentre meritava più spazio. Mi riferisco al fratello maggiore del protagonista maschile, il primo principe. Lui é uno dei pochi che mi ha convinto perché ha dato intensità, partecipazione, credibilità al suo ruolo, dandogli un po’ di serietà
Musiche: penso sia il drama che meno abbia investito in musiche di sottofondo e colonna sonora, il peggiore tra quelli finora visti e non mi dilungo.
Effetti speciali : alcuni combattimenti sono molto belli e di sicuro impatto scenico, molti altri sono invece cosi veloci e con soluzioni abbozzate, spesso poco curate, da avermi strappato qualche risata nel corso della visione (maniche di tessuto leggero usate come frustre, armi o scodelle lanciate nei combattimenti che vengono scagliate sulle vittime senza partire direttamente dalle mani dei combattenti, come partissero animate da una forza invisibile, peccato però che fossero a pochi millimetri dal personaggio che voleva lanciarle, spade che si piegano come fossero di carta, antichi saggi truccati male con poteri ridicoli e mosse caricaturali, sangue arancione). Eppure dovevano rappresentare la drammaticità della guerra e il sacrificio inutile dei sudditi . Occorreva più impegno.
Dialoghi: descrittivi e narrativi con poche riflessioni introspettive, salvo solo un paio di frasi (avremmo voluto sopportare il peso del cielo per te in modo evitarti ogni preoccupazione mentre quel cielo ora devi portarlo da sola). Bella anche la riflessione sulla difesa
Questo ha tolto molta serietà alla visione dello spettacolo .
PRO: le scene di guerra e le formazioni che vengono schierate per difendersi, alcuni discorsi sulle strategie militari e la concezione della difesa vista come situazione di bilanciamento, la vendetta sui cattivi, in questo lavoro finalmente ho potuto vedere piena nemesi, seppur tardiva , di tutti i cospiratori in modo sottilmente spietato, senza buonismi superflui, belli i costumi e gli interni dei palazzi, interessante utilizzo e manipolazione delle superstizioni per manipolare il popolo e i soldati. Questo è stato onestamente molto interessante da seguire.
Molto simpatica l'idea di caratterizzare la protagonista femminile come una golosona e una buona forchetta, questo aspetto mi ha intenerito e addolcito il personaggio nonostante nella vita reale penso che l'attrice , come altre, facciano i digiuni per mantenersi visibilmente sottopeso, quindi è un po' un'ipocrisia vederle ingozzarsi nei drama.
Conclusione : una storia d’azione che manca di intensità e credibilità. E non linciatemi ma Zhao Lusi non é questa grande attrice che pensavo che fosse. Certamente é più valida di tante altre, molto più belle che ancora devono, si spera, maturare artisticamente ma non é ai livelli di una Yang Zhi o Liu-Yifei.
Una cosa che mi ha fatto sorridere è come abbiano volutamente scritto i copioni a favore della protagonista, tanto da risultare palese: mai come in nessun altro drama, con protagoniste femminili molto più valide a livello estetico di Zhao Lusi, viene decantata la sua bellezza da tutti (Bella quanto letale, bella come una fata... la donna più bella del mondo... XD XD XD). Mi è sembrato un po' too much perché zhao lusi è una brava attrice ed è molto graziosa ma non è obiettivamente una bellezza sconvolgente, quindi, queste parti dove le lodi superano OBIETTIVAMENTE I REALI MERITI, le avrei tolte o quantomeno ridotte di frequenza. Mi chiedo quanto l'agenzia dell'attrice non sia coinvolta in questo .... !!!!!!!!!!
In conclusione un drama dispersivo, lento, poco convincente e forse a basso budget che aveva un progetto ambizioso che però non é riuscito a decollare ma si é perso nella lista infinita dei personaggi, delle comparse dirette male. Linee temporali confuse e sovrapposizioni un po’ a casaccio.
Chi ha dato 8 , 9 o 10 o é un fan poco obiettivo di zhao lusi o ha 13 anni!
Maestra Alfa rieduca un AD "Ormonato"
1% of Something è il remake di un drama del 2003, vintage, che però merita ben più dell’1% della nostra attenzione. É un romcom di tipo business con il solito tropo dell'amore a contratto per assecondare i desideri di un nonno (tipo business proposal) dove i contraenti finiscono per innamorarsi davvero.Sono 16 episodi di 40 minuti, circa. Aspetto che ho apprezzato moltissimo perché i drama coreani antichi normalmente sono di 76/80 minuti e ho dei fisiologici crolli di attenzione, questo l'ho seguito scorrevolmente.
La trama ruota attorno a Kim Da-hyun, un’insegnante di scuola gentile e altruista ma con la risposta pronta, e Lee Jae-in, un giovane e arrogante CEO (il vero cocky prince). Il nonno di Jae-in, impressionato dalla gentilezza di Da-hyun, decide di includerla nel testamento e obbliga il nipote a frequentarla per sei mesi se vuole ereditare l’azienda. Quello che inizia come un contratto forzato (un tropo molto caro ai coreani) si trasforma lentamente in una relazione autentica, costellata da dialoghi sinceri, situazioni quotidiane e una chimica scoppiettante.
Ho scoperto per caso questo drama molto ben nascosto e non blasonato, sottovalutato ma con ottime valutazioni (almeno su viki) e sono contenta di averlo fatto perché ero stanca di vedere i soliti cliché abusati e le solite dinamiche ipocritamente edulcorate e patinate, del tutto prive di una componente fisica o triangoli, tragedie e assurdità infilate a forza, qui per fortuna a parte qualche cliché c'è molto altro e non è inutilmente tragico o con triangoli (o quadrangoli) spesso inutili.
"1% of Something" non ha goduto di una distribuzione mainstream né di un budget da produzione netflix ma ciò che perde in clamore lo recupera in onestà narrativa. È un drama che non cerca di "reinventare la ruota", ma funziona bene proprio per la sua semplicità ben calibrata. È quasi un piccolo gioiellino vintage, con un’atmosfera familiare e confortante.
Nonostante un'atmosfera vintage che si riflette nei set e nei costumi di scena (osceni) ho ritrovato innumerevoli punti di forza:
I punti di forza
Chimica autentica tra i protagonisti: i protagonisti danno vita a un rapporto credibile, dove le dinamiche da commedia romantica sono dosate con naturalezza. La tensione evolutiva è ben costruita.
Dialoghi maturi e rispettosi: a differenza di molti drama che si affidano a incomprensioni forzate o drammi eccessivi, qui i protagonisti comunicano, si confrontano, crescono. È sorprendentemente raro.
Formato breve ma efficace: episodi più brevi che scorrono via leggeri, ideali per chi cerca una visione piacevole senza il carico emotivo dei drama più intensi.
Assenza di tragedie inutili: bella la scena, ripresa sapientemente con una prospettiva d'effetto dal valore simbolico, del protagonista bambino sotto al tavolo che vede la madre adottiva piangere e disperarsi, il messaggio elegante, è come se volesse comunicarci l'intimità del dolore da una prospettiva capovolta (come quando ti cade il mondo addosso).
Protagonista maschile non bello né rifatto ma virile, fisico, autentico, che ogni tanto mostra un lato puerile a motivo di un'infanzia negatagli, con lei si mostra dapprima oppositivo, poi tenerissimo ma anche molto fisico quando vuole. Geloso come Otello e sempre bisognoso di attenzioni.
Finale: non affrettato, sbrigativo ma molto ben approfondito e illustrate le dinamiche di questa coppia improbabile che si forma naturalmente e spontaneamente, in un modo comune , senza fronzoli e tragedie.
Dialoghi di buona qualità, alcuni molto spassosi altri più approfonditi.
Interpretazioni: buone quelle dei protagonisti principali, meno brillanti quelle dei personaggi secondari, il ML si distingue per avere connotato il personaggio di interessanti e convincenti sfumature, arrogante anche nelle gesture e i movimenti del corpo, naturale con una microespressività facciale mai calcata o eccessiva, mi ha convinto quasi sempre ma non del tutto. La protagonista è stata brava, espressiva, non eccezionale ma rispetto a tante altre facce ingessate percepivo sempre lo stato d'animo e l'emozione. Molto naturali.
Io penso che sia stato un apripista per i romcom che conosciamo oggi: molte scene sono state "riprese" e impiegate in my dearest nemesis (camminata intorno all'edificio, l'acquisto dei vestiti casual per lui per uscire insieme, l'ascolto della musica con gli auricolari....) e il bacio improvviso ponendo la donna contro il muro ( Lee Su-Ho in True beauty).
Cosa non ha funzionato:
Musiche non all'altezza , poco curate, banali e con poca scelta.
Scenografia poco curata, regia molto BASIC: a livello visivo non ha l’opulenza di drama di successo come Crash Landing on You o Goblin, ma la regia è pulita e funzionale. Nessun fronzolo, nessuna sbavatura.
Seconda parte troppo trascinata e inutilmente triste. Ho preferito decisamente la prima parte comprensiva dei primi 7 episodi, poi diventa un po' lento, ripetitivo.
Qualche taglio a volte rende forzata o inspiegabile la narrazione, esempio fine ep. 14, inizio 15° episodio.
Cliché della competitor pazza furiosa e priva di scrupoli sempre presente ma il personaggio è noioso e manca di credibilità.
Romanticismo letale : fantasy, tossine e MADRE DA ARREDAMENTO!
Le votazioni altissime di questo drama più per mainstream che per reale valore induce delle aspettative che personalmente sono state cocentemente deluse e ho letto solo alcune recensioni davvero oneste su questa storia.Storyline: confusa e con alcuni passaggi inessenziali che appesantiscono la visione che sarebbe dovuta essere più leggera e meno ingarbugliata, non so in cosa si distinguano i protagonisti dal momento che viene riservato loro veramente SOLO un po' più di spazio rispetto ai secondari, specialmente nella prima parte.
Non è vero che il ritmo è serrato,ci sono molte puntate nel regno mortale che sono di una noia assurda che vanno guardate ma non sempre sono essenziali.
Dialoghi :pessimi, a volte anche senza senso, forse a causa della traduzione italiana che giudico buona per il 75% ma l'impressione è quella di una storiella poco incisiva, nessuna frase, insegnamento, diventa memorabile e altre volte, in momenti di svolta non si capiscono, ho spesso stoppato e mandato indietro per riascoltare e dare un senso a quello che stava accadendo .A volte, i dialoghi sono stati di una abnorme banalità e altre assurdità che hanno tolto intensità e intenzione ad un lavoro che doveva essere magistrale per risultare così tragico, vi faccio un esempio: (NON è uno spoiler : "Ah che bello esserci ritrovati l'altro ieri dopo secoli perché non facciamo un bambino).
Recitazione: nessun personaggio mi ha davvero colpito o ha brillato per una recitazione più convincente, sono tutti sufficienti e le comparse mediocri, non parliamo del bambino che dà l'impressione di leggere il copione, ok è un bambino ma ci sono anche attori in erbe molto più bravi... .
Mark Chao è stato convincente ma diretto male, secondo me, nel dare vita a un personaggio troppo composto e imperturbabile ,tanto da risultare davvero poco credibile in alcune scene. E' un uomo che cresce col procedere della storia, mentre sembra un vecchio saggio al principio, poi diventa goffo e incapace di comunicare creando dei danni terribili,dando vita a un uomo sofferente e depresso ma con guizzi di follia. Capisco che può piacere,non dico che non abbia carisma, almeno non è schizzinoso coi baci, ne vedrete alcuni notevoli ma brevi(NON MOLTISSIMI COME QUALCHE DISONESTA HA SCRITTO). Inoltre NON ha saputo differenziare il doppio personaggio, è sempre uguale.
Intenso quando vuole ma non mi ha convinto completamente.
La protagonista è STATA davvero deludente a livello di espressività, non ho visto altri lavori con lei ma ho letto essere sempre la stessa, è un peccato che basti la bellezza quando per ricoprire certi ruoli c'è bisogno di molta padronanza per impersonare eventi diversi (separazione, morte, perdita,ritrovo , sacrificio, amore e voluttà); ebbene, non è stata in grado di dare spessore e differenziare questi eventi con l'espressione sul volto, mimica,microespressioni facciali, voce , è stata davvero deludente!
Niente di meglio ha saputo fare Dilraba, con una voce urticante,ha saputo rappresentare solo lo struggimento amoroso divenendo ridicola, assillante, fastidiosa in pratica una piccola stalke
Per il resto, la seconda storia d'amore è stata davvero priva di interesse e intensità per me, anche Vengo Gao , fascino a parte, non è stato in grado di dare espressività al personaggio, non piange, non ride, è una statua di cera con uno sguardo a volte intrigante a volte divertito.
Effetti speciali: ORRIBILI, anche se è del 2017, ci sono stati lavori di pregio già entro quell'anno, ma già negli anni '80 lavori americani erano migliori. Gli animali al pc, in 3D, sono peggiori di quelli che ti dà google con la realtà aumentata,a volte pure sospesi (non toccano terra o i personaggi se li prendono). Al 90% le ambientazioni sono da greenscreen e fatte male.
Chimica: niente di eccezionale, come si possa dire che i personaggi abbiano chimica dal momento che non vedo sguardi coinvolti e innamorati, baci reciprocamente intrapresi più subiti da una protagonista priva di carattere,amori che nascono senza davvero un motivo(mi sento sola, vuoi farmi compagnia? Sposami).
Giudizio complessivo sul drama: una storia molto interessante ma mal gestita, nella recitazione degli interpreti e nelle scelte narrative che causano una caduta di qualità incredibile alla storia, rendendola tragica ma senza spessore, nei dialoghi senza senso, nell'assenza di comunicazione tra i personaggi.
Certe scelte mi hanno disgustata (come viene gestita la maternità),personaggi disegnati male e privi di qualità morali, la protagonista dipinta come una bevitrice annoiata sebbene sia leale e di buon cuore.
Effetti speciali bruttini e buchi nella trama. Personaggi privi di spessore e coloritura emozionale.
Colonna sonora gradevole e orecchiabile ma non indimenticabile.
Avevo in lista eternal love of dream e l'ho immediatamente tolto!
Finale in picchiata libera. LO SFACELO!
Voto effettivo : 7,76.Questa seconda parte è risultata INIZIALMENTE più interessante e coinvolgente rispetto alla prima, con un ritmo più sostenuto, molte situazioni vanno sistemandosi, alcuni errori della prima versione corretti ( come l'interpretazione del ML che risulta più convincente e calato nel personaggio, le arpie della prima trovano finalmente giusta punizione per le loro malefatte ma viene chiarita anche la loro storia e l'origine del loro risentimento, sebbene sia non sense , le scene fan service sono lievemente ridotte e vengono presentate relazioni più naturali e autentiche, meno patinate, più sentite, si sente qualche dialogo più interessante e maturo).
Il ritmo fino all'ep. 40 è stato il dato di pregio di questo drama, la sceneggiatura è complessivamente molto buona, in una serie così lunga, il rischio di annoiare o risultare lenti è abbastanza alto, peccato che dal 40 inizi una lenta caduta verso il basso.... .
La seconda parte di 月升沧海 ( titolo cinese: La luna sorge sull'oceano) è più cupa, psicologica, con Shaoshang che lotta per aprire il suo cuore e la sua mente, mentre i segreti e i demoni interiori di Ling Buyi vengono svelati. La loro storia d'amore si svolge in seno alla famiglia reale, dove Shaoshang sboccia sotto l'affetto e la tutela dell'imperatrice Xuan. Questo sottopone la coppia a invidia e intrighi politici.
Non ci sono cattivi ben congegnati in questo drama: sono dei sempliciotti avidi e non particolarmente ostici da sconfiggere, finalmente vedremo il Marchese Yue da cui mi aspettavo qualcosa in più come ingegno e cinismo.
Shaoshang della prima parte è sorprendentemente troppo empatica e simpatica, Shaoshang della seconda parte è immatura e frustrante al punto da risultare antipatica, sul finale è imbarazzantemente stupida, dopo 50 episodi di ingegni si mette in situazioni che puzzano di pericolo anche allo spettatore più inesperto.
Questo perché gli sceneggiatori non hanno saputo pensare a nulla di più interessante per riavvicinarla al Ling Buyi . Il loro malinteso poggia su basi molto poco plausibili. Ok la menzogna ma il tema dell'abbandono ripetuto per 5 episodi quando ERA TUTELA, NON ABBANDONO, la messa in croce di questo povero cristo che non comprende nessuno.
Davvero insostenibile la FL, lei e il suo irragionevole egocentrismo, e appesantisce lo spettatore la sua evoluzione: da spensierata a giovane donna spenta, quasi depressa.
DI buono c'è che finalmente l'Imperatore non si occupa più solo di fare il sensale ma in questa parte anche di questioni di stato, il fatto che sia un inetto e non abbia alcuna autorevolezza è un altro discorso ma comunque le scene più comiche sono a lui riservate, questa è una novità che mi ha divertita e intrattenuta.
Interessanti le storie della Imperatrice e della Consorte Yue ( per la prima volta ho visto una donna con savoir faire, polso, risolutezza e grande onestà intellettuale e morale, chapeau). É stata una boccata di aria fresca nel novero delle pazze o passive zerbine avallate dal confucianesimo, non solo per quanto riguarda questo drama ma un po' la produzione orientale.
Gli intrighi sono interessanti e ben congegnati, i personaggi ben sviluppati e ricevono finalmente le attenzioni e le punizioni necessarie e meritate.
Wu Lei è migliore in questa parte, bravo nelle scene da combattimento e abbastanza spigliato nella scena del qin, per la prima volta vediamo un attore suonare realmente, e questo gli vale tanti applausi per come si è messo in gioco. Nonostante la sua microespressività migliori molto rispetto alla prima parte , soprattutto nelle scene con la coprotagonista femminile, modulando tono della voce e sguardo, con alcune scene molto belle e tenere di avvicinamento tra i due che mi hanno emozionato, rimango del parere che non abbia dato il giusto spessore e profondità al personaggio. Non ha quel dissidio e turbamento interiore che dovrebbe avere per quello che fa, pensa e agisce.
Il personaggio di Niao Niao, interpretato da Zhao Lusi ritrova qui una maturità e una consapevolezza di cui era priva nella stagione 1 , la sua evoluzione è stata da lei ben rappresentata, la sua interpretazione è stata buona ma non eccezionale . Il casting è azzeccato perché ha un fascino spensierato e fresco che plausibilmente si sposa con la quindicenne che dovrebbe rappresentare ma non ha dato un'interpretazione indimenticabile al personaggio, in alcune scene è stata molto brava, in altre ha avuto delle cadute (ep. 45) che mi hanno delusa. Non posso dare più di 7,5 alla sua interpretazione . Senza fare confronti, se vi sembra assurdo quando scrivo pensate alle interpretazioni di Li Yfei, Yang Zi, Zou Tong, Li Qin e Wu Jinyan....e confrontatele con la recitazione distaccata, a volte stentata , traballante , calcata di Zhao.
In termini di narrazione, proprio come la Parte 1, la Parte 2 impiega molto tempo con troppe donne deliranti e che cospirano e si sofferma nuovamente, per troppi episodi sulla famiglia Lou. Questo va a discapito della narrazione, che verso la FINE SOFFRE DI PESANTI TAGLI E DI UN MONTAGGIO APPROSSIMATIVO. Di conseguenza, personaggi come Lou Ben e Tian Shuo non sono adeguatamente sviluppati e non mi sono sentito coinvolta né negli archi narrativi di Peng Kun né in quelli del Villaggio GuO.
Non apprezzo affatto questo tipo di rappresentazione misogina e cinica del genere femminile ma compensa con le eroine di questo racconto, la consorte Yue mi ripaga di tutto.
Finale soddisfacente MA UN PO' FIACCO E AFFRETTATO (4 MINUTI) , poteva essere migliore? Sì, dato che ci sono molte scene fanservice perché non regalare un finale più "affettuoso" e sereno della vita che i nostri due protagonisti si sono faticosamente conquistati. Dal loro ricongiungimento ci sono davvero pochissime scene, il ritrovarsi non è stato PER NULLA RAPPRESENTATO. É mancata l'emozione.
Tutto sommato, ho apprezzato la scrittura di questo lavoro che sul finale rovina in picchiata.
Trovo la Parte 2 leggermente migliore della Parte 1, non riesco a dare un 8 perché le interpretazioni di quasi tutti e alcuni archi narrativi deboli, il taglio di alcune scene essenziali, il finale sbrigativo, non lo rendono un lavoro con uno spessore e una profondità tali da aspirare a qualcosa di meglio.
Farei un torto a lavori migliori.
"OCCHIO PER OCCHIO, DENTE PER DENTE". REVENGE DRAMA INVERTITO.
Mi chiedo come questo cult del cinema mondiale possa avere le stesse valutazioni se non più basse di tante minchiate che avete valutato generosamente tipo love like the galaxy con sceneggiatura scolapasta o lovely runner, un collage di scopiazzature varie ed eventuali di 5 drama di successo.Questa è una sceneggiatura originale, talmente geniale da meritare l'attenzione degli americani tanto che quel mostro sacro di Spike LEE ci ha fatto un remake.
É UN CAPOLAVORO ICONICO E DISTURBANTE, terribilmente psicologico e carico di simbolismi, che tratta una moltitudine di temi "scomodi": lotte di classe, solitudine, vendetta, incesto, omertà, lotta tra pulsioni distruttive, regressioni, follia, deliri, paranoia, suicidio e lo shit storm che determina conseguenze nefaste nella società coreana.
La trama: il protagonista è Oh Dae-su, un uomo qualunque che viene misteriosamente rapito e rinchiuso in una stanza senza finestre per 15 lunghi anni, senza un apparente motivo. Quando viene improvvisamente rilasciato, scopre che la sua prigionia è solo l'inizio di un gioco perverso, architettato da qualcuno che vuole fargli pagare un debito del passato. Da qui inizia un viaggio allucinato attraverso la violenza, la paranoia e la verità, in un crescendo di colpi di scena che culminano in uno dei finali più sconvolgenti della storia del cinema.
La regia : utilizzo di inquadrature simmetriche, piani sequenza, uso simbolico del colore( nero-vendetta, rosso-regressione agli istinti primordiali e vendetta e viola-lutto che segue la vendetta)
e, sequenze d’azione iper-coreografate, come la leggendaria scena del corridoio.
La fotografia alterna tra toni freddi e saturazioni improvvise, sottolineando l’instabilità emotiva del protagonista e la distorsione della realtà che vive.
Il film esplora la relatività morale, il ruolo della memoria nella formazione dell'identità e la perdita dell’innocenza come condizione irreversibile dell’esistenza umana.
La sceneggiatura dosa con cura i silenzi, i flashback e i momenti di pura tensione psicologica.
I dialoghi hanno prodotto delle frasi iconiche su cui riflettero per i prossimi anni, sconvolgenti nella loro illuminante e lucida capacità di svelare scomode verità che riguarda tutti gli esseri umani.
PROTAGONISTI (10 & LODE) : Oh Dae-su , interpretato da un indimenticabile Choi Min suk offre una performance viscerale, a tratti animalesca, con primi piani desaturati, acconciature primitive e fuori controllo, sorriso che ricorda quasi una scimmia deumanizzata, mescola rabbia, smarrimento e struggente vulnerabilità. Al suo fianco, un villain, altrettanto indimenticabile, il cui casting è stato uno dei più azzeccati nella storia del cinema: un fascino ambiguo, elegante, glaciale che incarna il lato oscuro della vendetta, quello lucido, metodico, implacabile.
Il plot twist finale sarà uno dei più sconvolgenti della mia stessa esistenza e dei 1000 film che ho visto in tutta la mia vita, includendo produzioni turche, giapponesi, cinesi, svedesi, americane, italiane, spagnole e maestri del cinema quali Bergman, Sorrentino, Cuckor, Fellini, Anderson, Lynch, Von Trier, Kubrik, Tarantino, Nolan, Cameron, Del Toro... etc. etc.
Il tema della vendetta è qui esplorato con toni rabbiosi ma anche disperati, rivelando la sua inutilità dopo l'immediato e fugace appagamento (GENIALE).
Simbolismo: il pezzo forte di questo lavoro è l'utilizzo di simboli sapientemente selezionati e inseriti nel set che danno forza, intensità e messaggi interessanti e complementari al lavoro, caricandolo di significati profondi, sostenendo la narrazione prima claustrofobica, poi altrettanto perché anche se sei evaso "sei solo in una gabbia più grande".
Il film di Park Chan-wook è ricco di simbolismi profondi che riguardano temi come la vendetta, la prigionia, la sofferenza e la ricerca di senso nella vita. Ecco alcuni dei simboli principali:
- Il nome del protagonista Oh Dae-su in coreano può essere interpretato come "arrangiarsi un giorno alla volta", simbolo della sua capacità di sopravvivere e trovare una via in una situazione disperata.
- Il martello: usato da Oh Dae-su come arma, rappresenta come messaggio il proletariato che lotta contro un sistema crudele e oppressivo.
- La scena del corridoio: la magnifica ripresa del lungo piano sequenza in cui Oh Dae-su combatte numerosi nemici, di cui si vedono solo le sagome, rappresenta un nemico astratto, non persone reali, e la scena rappresenta metaforicamente la lotta interiore, la fatica e la solitudine della vita stessa.
- Il piatto di sannakji (polpi vivi): ordinato da Oh Dae-su subito dopo la liberazione, simboleggia la sua condizione di essere ancora "vivo" ma in una situazione di forte disagio e straniamento, come una creatura che si dibatte senza controllo. Il protagonista, vegetariano e buddista ha dovuto mangiare cinque polpi vivi, ho letto, per girare quella scena.
La scena in cui Oh Dae-su mangia un polpo vivo in Oldboy è una delle più emblematiche e simboliche del film di Park Chan-wook. Il polpo rappresenta pulsioni profonde, viscide e oscure, ma anche aspetti erotici e afrodisiaci dell’animo umano, come a dare informazioni allo spettatore del tipo di legame che intratterrà con la donna che gli prepara il piatto. Mangiare il polpo vivo simboleggia la discesa del protagonista verso la sua natura bestiale e la lotta con le sue pulsioni più intime, non un atto di dominio su di esse!
Dal punto di vista culturale, in Corea del Sud mangiare polpi vivi è una pratica reale, anche se solitamente i polpi vengono preparati in modo particolare prima di essere consumati.
Il polpo, nella storia dell’arte e della letteratura, è spesso simbolo di ossimori: è un animale che vive in profondità misteriose, metà solido e metà liquido, con connotazioni sia maschili (tentacoli) che femminili (bocca). È associato a immagini di mostruosità e oppressione sociale (come il Kraken di Jules Verne), ma anche a pulsioni erotiche e afrodisiache, come nelle opere di Hokusai o Picasso.
In sintesi, la simbologia del polpo in Oldboy unisce il senso di oppressione, istinto primordiale, erotismo e brutalità, riflettendo il tormento interiore di Dae-su e la natura viscerale della sua vendetta.
-L'utilizzo delle scale che collegano dimensioni differenti , in questo caso dell'animo umano, tra lecito e socialmente condannabile, riprendendo esher in senso metaforico per il senso di disorientamento, e la perdita del senso logico e reale, reso col disorientamento percettivo delle riprese che si focalizzano su queste scale che i protagonisti salgono con prospettive differenti, con sfondo bianco (purezza) e strisce rosse (simbolo di una purezza violata).
Quando Dae-su sale le scale mentre la verità prende forma, non sale verso la salvezza, ma sprofonda nella consapevolezza, in un paradosso visivo che sembra ricalcare la logica escheriana: ogni gradino è un passo in più verso l’abisso, non verso l’uscita.
- La frase ricorrente "Ridi e il mondo riderà con te. Piangi e piangerai da solo": è un simbolo chiave che riassume il tema della solitudine e dell'isolamento emotivo del protagonista, nonché la sua lotta per mantenere la sanità mentale.
- Tematiche taoiste e tragiche: il film riflette anche influenze della saggezza orientale, come il taoismo, e richiama concetti di trasformazione, divenire e accettazione della sofferenza come parte della vita.
CONSIGLIO? VI INVITO CALDAMENTE A VEDERLO E NON DATE MENO DI 9,5 , PERCHE' NULLA DEL MONDO DEI DRAMA HA QUESTA QUALITA' IN TERMINI DI SCENEGGIATURA, MESSAGGI, STORIA E LA REGIA É CURATISSIMA ( e siamo nel 2003).
Machismo, Cameratismo, Buonismo e Coazione a ripetere.
Il mio voto è 7,2 perché la qualità di produzione è abbastanza buona ma ci sono molti aspetti che non mi convincono.Il titolo che ho deciso di dare questa volta all'opera rispecchia sinteticamente quello che si vede per ben 40 ore.
É uno spettacolo gradevole da vedere, non fraintendetemi, ma ha dei forti toni propagandistici: da un lato sull’attore protagonista, Yang Yang, dall’altro sulle professioni di aiuto e di pronto soccorso in Cina. Interessante lo spaccato offerto sulle condizioni di vita e sulle discriminazioni di classe (a parte la storia tra i protagonisti). In particolare, ho trovato molto coinvolgente la parte dedicata ai pompieri: forse non del tutto realistica, con salvataggi spettacolari e dialoghi tra colleghi ben scritti. Mi sono affezionata a tutti i membri della squadra, che trasmettono un bel senso di cameratismo e umanità (seppur con un eccesso di buonismo).
Tuttavia, molte scene medical tendono a enfatizzare l’eroismo e la spettacolarità a scapito del realismo clinico. Niente di male ma mi chiedo se questo sia un drama fantascientifico o realistico, come mi sembra ambisca a essere.
Ho apprezzato poco l’eccessiva enfasi propagandistica costruita intorno al protagonista maschile: le scene di docce, corsa, arrampicata e i momenti di “machismo”, palesemente pensati per far impazzire il pubblico femminile mi sono sembrati superflui e spezzavano il ritmo già lento o il tono realistico del lavoro. Personalmente preferisco le storie alle dinamiche basate sugli ormoni: non considero Yang Yang questa grande rivelazione, né come attore né come “sex symbol”. Pur avendo una formazione specifica in recitazione (e non essendo un idol), non lo trovo memorabile e con uno stile recitativo proprio, come altri.
Pensate che molti hanno appunto scritto che questo drama sembra fatto per promuovere, risaltare e valorizzare Yang Yang proprio per l'evidente spettacolarizzazione e il tempo riservato al protagonista maschile.
Riconosco però il grande impegno fisico nelle scene d’azione, e questo merita un sincero plauso.
Passando a Wang Chu Ran, la protagonista femminile: bella ma l’ho vista più convincente in altri lavori; in questo caso il ruolo era probabilmente troppo prematuro rispetto alle sue attuali capacità.
La sceneggiatura non l’ha certo aiutata ma il personaggio avrebbe richiesto più sfumature. Non mi riesce a trasmettere appieno il dissidio interiore tra i sentimenti e la lealtà familiare: appare rigida, silenziosa, con gesti bloccati. Capisco il valore simbolico e l'evoluzione (scarna) ma il risultato è stato in definitiva di un personaggio privo di spessore, lontano dalla ricchezza interpretativa di altre attrici più rodate.
Spero che cresca perché anche lei a differenza di tante blasonate ha un percorso specifico di formazione attoriale presso l'accademia di teatro di Shangai, se non cresce rimarrà un'attrice d'immagine ( e non di interpretazione).
La trama amorosa è il punto più debole della serie. Troppo lunga e ripetitiva, si riduce a una storia d’amore ostacolata dalle famiglie, trascinata per oltre dieci anni. Francamente eccessivo. Troppo tirato... per 25 episodi.
Inoltre, il rapporto fraterno inserito nella vicenda ha degli sviluppi assurdi,mi è sembrato forzato, anche questo aspetto in netto contrasto con il tono realistico della serie.
Il legame tra i due protagonisti non mi ha convinta: lei inizialmente agisce quasi da stalker ossessiva, dopo averlo maltrattato e lasciato in maniera brutale, lui puntualmente si nega e allo stesso tempo la ricerca per i primi 15 episodi; seguiranno momenti di avvicinamento a momenti di diniego, la classica dinamica del lascia e prendi. Considerato il trascorso questa è patologica coazione a ripetere (da qui il titolo).
Non c’è INOLTRE un reale motivo narrativo o emotivo che renda plausibile questa attrazione ostinata: mancano dialoghi profondi, esperienze condivise, momenti che possano dare spessore al loro sentimento. Persino quando vanno a trovare la madre di lui, lei non riesce a dirgli due parole di conforto: difficile credere a un amore solido con così poco. L’unico collante sembra essere la bellezza di lei, ma a trent’anni non basta per giustificare tutta questa dinamica tossica. Più che amore, a tratti ho percepito un’ossessione.
La loro relazione passata è segnata da incomprensioni, ferite e separazioni ma entrambi non riescono a staccarsene davvero.
La fissazione reciproca va oltre il semplice attaccamento: tornano costantemente sugli stessi nodi (rimpianti, conflitti, colpe) senza riuscire a elaborarli in modo definitivo.
Ogni incontro diventa una “ripetizione” del trauma originario della rottura: attrazione e dolore si intrecciano, in una dinamica che li intrappola e che è troppo trascinata, personalmente.
La spiegazione secondo cui questa fissazione era legata al fatto che la loro relazione fosse stata interrotta contro la loro volontà mi è parsa debole e poco credibile, soprattutto se confrontata con la crudeltà con cui lei lo aveva lasciato in passato. Mancano motivazioni forti e concrete, e questo rende la trama sentimentale stagnante e poco coinvolgente. Al contrario, nei momenti professionali i due personaggi mostrano maturità, chiarezza e determinazione. Ma quando si tratta della loro relazione, rimangono bloccati e ripetitivi.
Lui appare come un eroe moderno ossessionato da lei senza che ci sia un vero motivo a giustificare questa fissazione; lei, invece, risulta un personaggio mal costruito, segnato da un forte divario tra la sua intraprendenza e determinazione sul piano professionale e la totale stagnazione nella sfera personale.
Inoltre, si rivela egoista, irragionevole, costantemente lamentosa: persino quando raggiunge i suoi obiettivi trasmette un senso di tristezza deprimente e nostalgia. Ne emerge una figura poco riuscita, sgradevole e difficilmente simpatica.
Aspetti tecnici
Musiche, non ho gradito il tono minimalista della colonna sonora strumentale: le tre note gravi di pianoforte, ripetute ossessivamente nei momenti di stallo, risultano monotone e prive di profondità emotiva. Anche la sigla iniziale e finale, così come le canzoni di intermezzo, non hanno incontrato il mio gusto. Si poteva investire di più per arricchire l’esperienza uditiva: questa OST rimane una delle più semplici e meno incisive del genere.
Il casting è nel complesso molto pertinente e ben calibrato. A partire dall’ambivalenza di Suo Jun, uomo saggio, maturo ed eroico, ma con irrisolti legami paterni: l’attore che lo interpreta è perfettamente portato per ruoli complessi, mai appiattiti sul “solo buono” o “solo cattivo”, come già aveva dimostrato dai tempi di Eternal Love.
La madre malevola della protagonista è una villain memorabile: sin dai tempi di Ming Lang questa attrice ha il volto giusto per incarnare una crudeltà spietata che incute soggezione già con la sola presenza scenica.
Il fratello della protagonista è un interprete esperto e capace, purtroppo il suo spazio narrativo è stato ridotto, ma nelle scene più dolorose ha saputo dare prova di grande credibilità.
Ottime anche le interpretazioni degli attori che impersonano i pompieri: eroici, semplici, autentici.
Unica nota stonata la protagonista femminile: pur essendo un’attrice che apprezzo, non è riuscita a restituire pienamente la complessità interiore del personaggio. Ne è derivato uno stacco evidente tra la donna determinata e competente nel lavoro e l’eccessiva timidezza stagnante nei rapporti con la famiglia e Song Yang.
Regia: pulita, semplice, elegante, senza fronzoli, forse un po' troppo lenta e trascinata nei primi piani. Avrebbe dovuto pretendere di più dai protagonisti.
L' estetica è “patinata”, con inquadrature curate e spesso costruite per valorizzare i protagonisti (close-up emotivi, uso frequente di ralenti e luci calde nelle scene sentimentali).
Le scene d’azione/emergenza dal punto di vista spettacolare sono ben coordinate, con un buon uso di effetti speciali e coreografie nei salvataggi. Tuttavia, tendono più al dramma spettacolare che al realismo: ad esempio, la durata dei soccorsi è compressa e i rischi sottovalutati. Non parliamo delle scene medical dove non c'è nulla di realistico o ben rappresentato... .
Ritmo: alterna momenti di alta tensione (incendi, incidenti, emergenze mediche) a lunghe pause di introspezione e dialoghi romantici. Questo crea a volte uno squilibrio, con episodi che rallentano troppo sul versante sentimentale.
C'è spesso un alone bluastro nelle scene girate di notte anche quando non ci sono luci blu come le sirene dell'ambulanza o altri motivi plausibili quindi mi viene da pensare ad un innalzamento dell'ISO della fotocamera e ad un bilanciamento del bianco non ottimale, legato forse ad una post produzione veloce, c'è inoltre una fastidiosa goccia di acqua nell'obiettivo della fotocamera in una scena dell'episodio 33°.
Non credo sia una scelta voluta e consapevole, tutt'altro.
La sceneggiatura si fonda sul doppio binario romance + action medical/firefighting. Ma i due filoni non sono sempre ben integrati: spesso le emergenze sembrano funzionali solo a riavvicinare i protagonisti, non a sviluppare una narrazione autonoma.
Dialoghi: molto melodrammatici, a tratti ridondanti; insistono su “ferite del passato” e “amore destinato” con poca varietà tematica.
Realismo medico: debole. Le procedure di soccorso e i protocolli sono semplificati o addirittura impossibili (dissezione aortica o la barra metallica, operazioni complesse salvavita nel triage d'emergenza improponibili). Questo indebolisce la credibilità.
Personaggi secondari: svolgono funzioni di supporto (amici, colleghi, antagonisti familiari), ma raramente hanno archi narrativi solidi. Restano figure di contorno piuttosto che storie parallele ben sviluppate.
Uso dei colori: tinte calde per le scene romantiche (arancio, oro, luce soffusa), tinte fredde e fumo per le emergenze. C’è una chiara intenzione simbolica (calore = amore, gelo/fumo =pericolo).
Effetti visivi: gli incendi e le esplosioni sono resi con CGI discreta, ma a volte artificiale; non raggiungono il livello cinematografico, pur essendo di buona qualità per una produzione televisiva.
Esteticamente piacevole, Fireworks of My Heart risulta dunque curato ma superficiale, più attento a esaltare l’eroismo, il machismo e il fan service che a costruire una trama solida. Nonostante i limiti, rimane una visione gradevole e rilassante, adatta a chi cerca intrattenimento leggero più che un racconto realistico o profondo.
Consiglio la visione, stranamente rilassante e gradevole, nonostante le sue pecche, senza aspettarvi granché, è comunque migliore di tanti altri lavori che avete votato generosamente.
Vorrei dare di più alla parte girata in caserma che mi è piaciuta molto, la qualità della cinematografia è migliore rispetto a diverse cose che ho visto salvo qualche errore tecnico di luci/illuminazione, ma la loro storia d'amore è stata troppo trascinata prima e in seguito piena di problemi inutili, forzati che mi hanno trasmesso pesantezza e un alone velato di tristezza.
Fritto misto narrativo, il grande CAOS, talento senza ricetta!
Ambientata in una Corea del Sud sul finire degli anni Novanta, The WONDERfools segue un gruppo improbabile di persone comuni che, dopo un misterioso incidente legato a una sostanza sconosciuta, sviluppano poteri fuori dall'ordinario. Tra esperimenti segreti, sette religiose, bambini scomparsi, traumi del passato, criminali dai poteri sovrumani e una città minacciata da eventi sempre più inspiegabili, i protagonisti cercano di diventare eroi senza avere né le capacità né l'equilibrio necessari per esserlo. Quello che nasce come un racconto supereroistico si trasforma rapidamente in un miscuglio di commedia grottesca, mistero, melodramma, fantasy e thriller, nel tentativo di costruire un universo tanto eccentrico quanto divisivo.COSA NE PENSO: Ci sono serie mediocri che costano poco e non hanno grandi ambizioni. Poi ci sono serie che dispongono di mezzi enormi, cast prestigiosi, campagne promozionali internazionali e una cura produttiva impressionante, ma finiscono comunque per non funzionare. Per me The WONDERfools appartiene decisamente alla seconda categoria. La sensazione dominante che ho provato per tutta la visione è stata PREVALENTEMENTE DI confusione.
Non una confusione narrativa dovuta a misteri volutamente irrisolti o a una trama complessa. Una confusione più profonda, che riguarda l'identità stessa della serie. Per lunghi tratti ho avuto l'impressione che non sapesse cosa volesse essere. Vuole essere una storia di supereroi. Vuole essere una commedia grottesca con tono farsesco. Vuole essere un thriller legato a esperimenti segreti. Vuole essere un racconto di formazione. Vuole essere una storia romantica. Vuole essere una satira sociale alla Solondz. Vuole essere un dramma familiare.
Alla fine prova a essere tutto contemporaneamente e finisce per indebolire ogni singolo elemento poichè gli elementi narrativi di genere non sono armonizzati.
Negli ultimi anni il cinema e la televisione coreana hanno mostrato una crescente tendenza a scopiazzare l' Occidente. Non parlo delle produzioni mainstream più classiche, ma di quelle che cercano deliberatamente un'impronta autoriale eccentrica, irriverente e fuori dagli schemi. A volte mi sembra di vedere il desiderio di imitare autori come Yorgos Lanthimos, Wes Anderson, Todd Solondz, Jean-Pierre Jeunet o Spike Jonze: registi capaci di mescolare assurdo, simbolismo, ironia e tragedia all'interno dello stesso racconto.
Il problema è che quel tipo di cinema richiede un equilibrio delicatissimo. L'assurdo deve avere una logica interna. Il grottesco deve dialogare con il dramma. L'umorismo deve amplificare il disagio invece di sabotarlo.
In The WONDERfools, invece, spesso questi registri si scontrano frontalmente. Una scena cerca di commuoverti con il trauma di bambini sottoposti a sperimentazioni. Quella successiva ti chiede di ridere per una gag slapstick. Pochi minuti dopo arriva una situazione romantica. Poi una rivelazione pseudo-crime. Poi una scena quasi da cartone animato. Non percepisco una fusione tra i generi. Percepisco un accumulo!!!
Molti spettatori hanno definito la serie "folle" o "caotica" come se fosse automaticamente un pregio. Per me il caos funziona solo quando è governato da una visione precisa. Qui spesso sembra semplicemente mancanza di controllo.La componente comica è probabilmente l'aspetto che mi ha convinto meno anche se due risate me le sono fatte perché i coreani sanno essere comici come pochi.
Ho avuto l'impressione che la serie si fidasse troppo della stravaganza delle situazioni e troppo poco della scrittura. Molte battute sembrano gridare: "Guarda quanto siamo eccentrici!"
Peccato che l'eccentricità, da sola, non genera comicità. La comicità nasce dal tempo, dal ritmo, dalla costruzione. Qui invece ho percepito spesso uno sforzo evidente, quasi forzato, per risultare bizzarri.
Anche la componente thriller e investigativa mi è sembrata sorprendentemente fragile, con le motivazioni di alcuni personaggi sono poco convincenti.
Diversi snodi narrativi si reggono su coincidenze o comportamenti poco plausibili. Le rivelazioni dovrebbero aumentare la tensione ma spesso finiscono per sembrare scorciatoie narrative. Non ho mai avuto la sensazione di trovarmi davanti a una storia credibile, non nel senso di realistica, poiché una serie può parlare di teletrasporti, mutazioni e superpoteri ed essere comunque credibile, vedi Moving, di cui questa sembra la versione "temu" per citare un utente che l'ha così definita, e sono d'accordo.
Sul piano tecnico, invece, gli investimenti si vedono tutti. La sigla è splendida, molto AI, ma è come vedere un Magritte, un Dalì, un De chirico, un Andy Warhol tutti mixati.
La fotografia è curata e il color grading ha un senso mirato e plausibile, con un'identità visiva fortissima.
Perfino la distribuzione internazionale dimostra un investimento enorme: doppiaggi in una quantità impressionante di lingue e una promozione globale che raramente si vede per una serie televisiva coreana. Il problema è che una confezione elegante non può sostituire una scrittura solida.
E arriviamo alle interpretazioni: Park Eun-bin è senza dubbio la forza trainante della serie, ha un'energia fuori dal comune, cambia postura, espressioni, voce e linguaggio corporeo con una facilità impressionante. È una performer straordinaria. Eppure, per la prima volta da molto tempo, mi sono trovata a desiderare che si trattenesse un po'. Era molto, era troppo. Il personaggio è costruito sopra le righe e lei decide di spingere ulteriormente l'acceleratore. Il risultato, almeno per me, è che in diversi momenti smette di sembrare una persona e diventa una caricatura: smorfie continue, espressioni esasperate,movimenti eccessivamente enfatizzati. Capisco la scelta, l'intenzione ma è risultata innaturale.
Se devo riconoscere un merito enorme a The WONDERfools, questo va senza dubbio ai due comprimari principali, Im Seong-jae e Choi Dae-hoon. La serie li presenta come spalle comiche, ma finiscono per diventare il vero motore comico dell'intera storia.
Im Seong-jae, in particolare, mi ha impressionata moltissimo. Chi conosce la sua filmografia sa che proviene soprattutto da thriller, melodrammi e produzioni più drammatiche. Qui invece costruisce un personaggio completamente diverso, e il risultato è sorprendente. Non ho mai avuto l'impressione di vedere un attore che interpreta un "ingenuo"; ho visto una persona reale.
La sua mimica facciale, i tempi comici, il linguaggio corporeo, perfino il modo in cui reagisce alle situazioni più assurde risultano spontanei e credibili. Non cerca mai la battuta. Non forza mai la comicità. È divertente proprio perché sembra non rendersi conto di esserlo.
Anche Choi Dae-hoon lavora in sottrazione. Il suo personaggio potrebbe facilmente trasformarsi in una caricatura ambulante, e invece riesce a mantenere una sorprendente umanità. Le sue scene familiari sono spesso più coinvolgenti delle sottotrame principali, e il feeling che sviluppa con Im Seong-jae crea alcuni dei momenti migliori della serie. Insieme formano un duo comico perfetto. Uno è impulsivo, emotivo, istintivo.
L'altro è ossessivo, nervoso, ansioso, oppositivo, continuamente in lotta col mondo e con se stesso.
La loro dinamica non sembra mai scritta a tavolino per strappare una risata. Funziona perché entrambi credono profondamente nei rispettivi personaggi.
Anche il modo in cui la serie attribuisce i poteri ai personaggi è interessante.
Ro-bin sviluppa una forza fisica enorme, un elemento che ricorre spesso nella narrativa coreana e non solo. Non è la prima volta che vedo associare la forza sovrumana a personaggi descritti come semplici, ingenui o poco brillanti dal punto di vista cognitivo. È successo anche in Moving, dove il personaggio più forte veniva spesso considerato dagli altri "idiota" (cit.).
Non so se si tratti di una scelta simbolica consapevole o di una convenzione narrativa ormai consolidata, ma è curioso che la forza venga frequentemente attribuita a chi agisce più d'istinto che di ragionamento. Forse perché la forza rappresenta un potere immediato, fisico, incontrollato, e quindi si presta meglio a personaggi che non filtrano continuamente le proprie emozioni attraverso la razionalità.
Nel caso di Ro-bin, però, ciò che colpisce non è il superpotere. È la sua bontà, è un personaggio tenero, generoso, incapace di cattiveria; Im Seong-jae riesce a trasmettere questa dolcezza senza cadere nel pietismo o nel ludibrio. Per questo, alla fine, credo che siano loro i veri MVP della serie!
Cha Eun-woo porta fascino, presenza scenica e carisma. Park Eun-bin porta energia e una dedizione assoluta al personaggio. Ma senza Im Seong-jae e Choi Dae-hoon, The WONDERfools sarebbe stata molto più faticosa da seguire. Anzi, probabilmente sarebbe crollata sotto il peso delle sue stesse ambizioni. Sono loro che le impediscono di diventare una lunga, costosa e confusa esercitazione di stile.
Cha Eun-woo, fa esattamente ciò che fa sempre, è bello da guardare, è professionale, è corretto ma resta confinato in una comfort zone interpretativa che ormai conosco a memoria. Non commette errori, non sorprende mai. E per un personaggio che avrebbe dovuto rappresentare uno dei pilastri emotivi della storia, questo finisce per pesare perchè non dà una impronta personale alla serie.
Alla fine The WONDERfools mi è sembrata una serie ambiziosissima che continua a sabotare se stessa. Ogni volta che trova una direzione interessante, la abbandona per inseguirne un'altra, ogni volta che costruisce una tensione emotiva, la interrompe con una gag, ogni volta che costruisce una gag efficace, la soffoca con un dramma. Ogni elemento indebolisce l'altro. Mannaggia miseria!
I generi non collaborano, si ostacolano, uno sottrae forza all'altro, uno svuota l'altro di significato.
- La guarderei di nuovo?
- No!
- La consiglierei?
- Sì, ma con aspettative molto precise.
Guardatela come guardereste una curiosità televisiva costosa, visivamente accattivante e incredibilmente strana. Qualche risata probabilmente ve la farete. Qualche scena riuscirà persino a emozionarvi, forse, è soggettivo ma non aspettatevi una narrazione compatta o una grande armonia tra le sue componenti.
E se siete particolarmente sensibili ad alcune tematiche legate ai bambini e agli esperimenti umani, vi consiglio anche di saltare determinate sequenze.
Perché The WONDERfools non è un disastro ma è uno di quei casi in cui il talento, il budget e le buone intenzioni non riescono a trasformarsi in un'opera davvero riuscita.
Versione cinese di "Via col vento" ma ...."quei due diverranno una coppia"!
👉👉👉👉👉👉👉👉 Il mio voto reale è 7,8 !Cdrama storico che presenta un mix eterogeneo di elementi non sempre ben miscelati tra di loro come commedia, guerra, leggero romanticismo, amore fraterno, giallo, dinamiche sociali della dell'epoca (dai costumi penso sia ambientato nella dinastia Tang), cospirazioni, sacrificio, amore non corrisposto, strategie, suspense e thriller. È come sperimentare un buffet di generi in una storia. Tuttavia, l'aspetto romantico della storia lascia un sapore un po' sgradevole perché nonostante sia apprezzabile l'idea di mostrare la crescita anche sentimentale di una fanciulla di 17 anni (stessa età o quasi di Rossella O'Hara a cui il personaggio si ispira) , quindi di una persona che si innamora per caso perché è innamorata dell'amore e non vede l'ora di sperimentarlo con chicchessia ,diverrà una resistenza inutile nei riguardi di sentimenti più profondi verso un altro uomo che la ama da subito (Rhett) ,interpretato dal rude e temibile generale Chen Wende.
Il titolo non è a caso perché ambientato in un periodo di guerra civile e la caratterizzazione dei quattro personaggi principali è inequivocabilmente ispirata al romanzo do Via col vento sebbene liberamente adattato.
Moxi, il personaggio principale è la figlia di una concubina che lavorava in un bordello, e quindi cresce un po' come la cenerentola della casa, bistrattata e molto trascurata in termini di educazione e cure, è cresciuta da sola ed è priva di buone maniere tuttavia è molto sveglia, intraprendente, volitiva, e pronta a sopravvivere a qualsiasi costo, anche se questo significa agire disonestamente o a scapito di qualcuno ( la sua irruenza , l'assenza di modi,la bellezza e questo opportunismo come reazione al trauma sono aspetti che possiamo ritrovare anche nel personaggio di Rossella O'Hara sebbene le manchi la sua intensità , la sua follia, le abilità espressive di Vivien Leigh, col risultato di avere una brutta caricatura).
Fengyao, è la cugina, figlia legittima della famiglia Bai, è colta, istruita, raffinata e composta ma di contro debole, priva di piglio, incapace di districarsi tra le varie vicissitudini della vita, poco sveglia e perfettamente INUTILE, in ogni senso, anche dannifica seppur involontariamente ( un personaggio fastidioso più dei cattivi).
Dovrebbe ispirarsi a Melania Hamilton per bontà e idealismo, per la capacità di vivere i rapporti in modo disinteressato ma le manca la lungimiranza, lo spessore, l'intelligenza e la forza morale di Melania ( in poche parole niente di più diverso). Spesso si dimostrerà anche ingrata nei riguardi del generale che chiamerà traditore ma che la salverà dalle frustrate e dalla febbre , oppure si negherà per principio degli aiuti provenienti dal generale e poi dovrà chiedere aiuti ben più grandi per sopravvivere abbandonando i principi che l'avevano portata a negarsi l'aiuto.Dove sta la coerenza? Sarà una donna moralmente rigida ma anche profondamente stupida e cieca.
Arriviamo quindi all'uomo conteso che determinerà una frattura tra le due cugine che da "sorelle" diverranno rivali , il giovane generale "Wan Jia Gui" che per uscire da una situazione scomoda verrà utilizzato dalle due ragazze per risparmiare il matrimonio di Fengyao con un disabile, però figlio del primo Ministro Wu.
Questo ragazzo è un giovane uomo virtuoso, timido e molto deciso a non coinvolgersi sentimentalmente per via della pericolosità del suo lavoro e spesso in viaggio in terre lontane. A nulla servirà la sua ritrosia perchè senza alcun motivo reale le due donne si innamorano di lui. Moxi gli salva la vita e sembra essere ricambiata, non totalmente però, dal giovine (sebbene esattamente come ashley wilkes si porrà in modo ambivalente per buona parte del drama e avrà ogni sorta di scrupolo nel viversi questo sentimento, forse perché non era così forte).
Per ultimo, ma non meno importante, il capitano Chen Wende, un finto ribelle che tenta di salvare il regno dalle macchinazioni dei corrotti e che ha una brutta fama alimentata da modi rudi e impetuosi, privo di buone maniere ma nobile e generoso anche se umanamente non perfetto. Con Rhett condivide semplicemente l'età , si suppone che abbia 37 anni e il fatto d'essere destinatario dell'odio e delle dicerie della gente per la sua ruvida onestà e i suoi modi poco eleganti per il resto , senza offesa, Sean Sun, non ha davvero nulla del carisma irresistibile di Clark Gable, del suo fascino ed è del tutto privo di eleganza e modi gentili.
Tuttavia , questo lavoro merita di essere visto perché come recitazione il man lead è una spanna sopra tutti e perché finalmente non abbiamo un erudito, un virtuoso, un efebico, un timido MA UN VERO UOMO, MATURO, VIRILE, PIU' REALE dei ragazzini che finora i drama ci propinano; un uomo che se vuole sa spingersi oltre. Lo vedremo attratto palesemente dalla protagonista a cui manifesterà col comportamento anche una certa attrazione fisica (invasione dello spazio personale, tendenza a spingere il bacino in avanti, tentativi di baci rubati, sguardo da pesce lesso e proposte romanticamente indecenti nel cuore della notte ) e lo vedremo sempre pronto ad aiutarla e proteggerla, con una pazienza che poco si conferrebbe al tipo di personaggio che hanno deciso di creare.
Il capitano Chen, nonostante abbia sicuramente almeno 35 anni, abbia vissuto il mondo, sia un uomo sveglio e fisicamente non sia il belloccio efebico e smilzo a cui questi drama fantasy ci hanno abituato ma, al contrario, sia un uomo fisicamente impostato, goffo, rude e privo di savoir faire, non ci sa proprio fare coi sentimenti. E' stato e sarà per voi divertente, vedere un uomo impacciato che non sa come avvicinarsi ad una donna e si diverte a provocarla o a giocarci, a spaventarla per osservare il suo viso terrorizzato, e pensare che è bella, ascoltare i suoi discorsi scabrosi e pensare che sia folle ma interessante. Sin da principio gli sentirai dire "INTERESSANTE, SEI MOLTO INTERESSANTE"... .
La sua prima notte di nozze sarà esilarante perché proverà in tutti i modi a "consumare" senza successo ma sebbene inizialmente arrabbiato si dimostrerà un paziente gentiluomo, seppur ferito nell'orgoglio maschile.
Veniamo alla storia: È in gran parte un drama che solo in superficie è una storia d'amore, la vera storia è il rapporto tra le due protagoniste, le vicissitudini affrontate insieme e l'aiuto e il supporto che si daranno nel corso della storia.
Moxi è illegittima e orfana in tenera età, cresce nella sofferenza nella famiglia di suo zio Bai Wentao, un funzionario di sesto livello opportunista, rozzo, manipolativo e in definitiva stupido, sempre sudato, grasso e grottesco. La moglie sembra una maschera del teatro: inattraente , avvizzita, truccata con un cerone bianco che ricorda le geishe, stupida e priva di scrupoli, interessata solo al figlio maschio che è uno dei personaggi peggiori che io abbia mai visto in quanto ad opportunismo ed edonismo fuori luogo, sarebbe in grado anche di vendere sorella e cugina agli amici per divertirli un po' in cambio di denaro.
Tutti e tre i personaggi sono davvero stupidi, non cattivi ma del tutto AMORALI, e questo mi ha causato fastidio nonostante io abbia apprezzato di non vedere punizioni corporali come bastonate o tante altre angherie che ho visto in altri storici.
Moxi salva un affascinante soldato ferito, Wan Jiagui e si innamora di lui. Incontra anche un esasperante generale Chen Wende. Attraverso una serie di incomprensioni, alcuni autoinflitti, Moxi si ritrova intrappolata tra entrambi gli uomini mentre Wan Jiagui si ritrova fidanzato con entrambe le donne. Un tortuoso quadrilatero romantico tra i quattro si svolge mentre il paese scivola nel caos. Le storie d'amore sono secondarie rispetto al modo in cui la relazione tra le due donne affronta la guerra civile e una complicata rivalità amorosa.
La storia è raccontata in gran parte dal punto di vista della diciassettenne Tang Moxi che condivide i suoi pensieri attraverso sogni ad occhi aperti molto vividi, a volte divertenti, a volte stupidi.
Inizialmente ho trovato geniale mostrare le fantasie ad occhi aperti della giovane Moxi, poi ho iniziato a trovarle noiose, fuori luogo e che interrompessero il ritmo della narrazione (questo aspetto così ridondante ha penalizzato di molto la mia valutazione).
La prima metà del dramma racconta delle conoscenze tra i personaggi e la formazione dei legami, poi verso l'ep 9 un arco narrativo racconterà la tragedia famigliare e il viaggio di queste due donne che finite in disgrazia si spostano in un'altra città e si ritrovano coinvolte in un intrigo imperiale, ed è stato molto interessante vedere le soluzioni che la regia ha adottato per rendere il complotto intrigante ( non spoilero ma vi dico solo di attenzionare le allieve della scuola per gentildonne di Quizhou, non tutto è come sembra). In seguito verso l'episodio 17 si sviluppa un altro arco narrativo che vede il matrimonio di entrambe e verso il 26 inizerà una nuova vita per entrambe, l'ultimo di chiusura verso il 32. Il finale è positivo , frettoloso ma non di pochi secondi come tanti fanno.
Andiamo al negativo:
-Recitazione non sempre credibile di molti personaggi, fa eccezione il capitano chen wende e altri due personaggi ( non i principali ), questo è un peccato perché Zhang Nan è molto bella ma non altrettanto brava nella gestione dei ruoli drammatici, sarebbe sicuramente più indicata per commedie teen dove non ci vuole un grande spessore emotivo). Stessa cosa per la cugina che non ha dato profondità al suo personaggio, piange, si dispera ma poi non ha coloritura emotiva, e non si tratta di compostezza... .
-Sceneggiatura, dialoghi narrativi più che emotivi e nessun discorso mi ha scosso o provocato riflessioni, prendetelo per quello che è: una commedia leggera che ogni tanto prova a diventare un crime case o un thriller imperiale.
-Storia un po' noiosa e lenta in certi episodi perché viene molto trascinata con dialoghi e scene riempitive inutili, dal 7 al 13° sono le parti più lente e noiose, resistete se potete. Se questo drama fosse stato di 28-30 episodi avrei dato un altro mezzo punto.Poca coesione tra elementi comici e tragici, generando confusione e perdendo intensità, mi chiedo quali fossero gli intenti del regista. L'arco finale è affrettato e la capacità di Moxi di trasformarsi non è ben spiegata e francamente impossibile. La storia giunge a un finale soddisfacente con gli episodi finali che compensano il cedimento nella seconda metà.
-Slow burning estremizzato , lei si renderà conto del suo reale interesse ma 5 episodi prima della fine e in certi momenti sarà ingrata , opportunista e stupida. Per me i registi hanno sbagliato a formare una coppia sul finale e si sono troppo dilungati nell'ossessione di lei per il suo primo amore, se avessero mostrato un amore vero tra i due non avrei avuto da ridire ma personalmente per circa 30 episodi viene portata in scena la fissazione di lei a discapito di tutto, nonostante il generale Wan Jagui sia debole, irrisoluto, tentennante e alla fine una vale l'altra, disposto a sacrificare chiunque per il bene più grande ma lei non lo capisce e arriverà anche a rendersi patetica e miserevole (Rossella O'Hara non si sarebbe mai prostrata a 90°). Wan Jugui, inizialmente non ne vuole sapere , poi nella seconda metà sembra deciso a stare con lei ma bloccato da ogni tipo di scrupolo, e sembrerà vergognarsi delle sue origini, e poi volerla sposare per senso di responsabilità nei confronti di una promessa fatta ma il suo comportamento tradirà i suoi veri pensieri e la protagonista sarà sempre incapace di vedere l'evidenza. Nemmeno dopo aver visto una interazione illuminante tra lui e la cugina durante la fuga sarà in grado di voltare immediatamente pagina. A questo punto quasi speravo in un finale triste alla "francamente me ne infischio" perché Moxi Tang questo meritava nonostante alla fine si riscatti mostrando un'evoluzione francamente impossibile dopo solo 1 anno di tempo.
-Totale mancanza di coerenza dei personaggi: Moxi Tang è una ragazza sveglissima e scaltra che sa gestirsi e destreggiarsi tra le bassezze della sua famiglia e quelle dei funzionari corrotti, tuttavia non riesce a suggerire al suo amato soluzioni di salvezza e vittoria quando poi le escogiterà da sola con successo sul finale, non sa aprire gli occhi e rendersi conto di chi sia veramente Wan Jiagui e muta idea sentimentalmente un po' troppo bruscamente.
La cugina è colta e intelligente ma a volte stupida e del tutto inutile, possibile che sappia intuire la strategia militare di un nemico e si faccia derubare i bagagli davanti gli occhi? E' vittima degli scrupoli d'onore ma accetta aiuti più grandi quando i suoi scrupoli la fanno ammalare (ep-22), considera l'antagonista del marito un disgraziato e dove è il suo senso di gratitudine che le ha salvato la vita 3 volte? Dove è l'intelligenza?
Con il marito ha spesso confronti accesi dove lo accusa di indecisione, di ipocrisia, di debolezza... eppure il suo amore non vacilla dopo aver visto che razza di uomo si è sposata.
Yu-Win, sembra ossessionato da una persona ma non si capisce come risolve la sua ossessione per lei, passando da propositi assassini a nobili intenti ("la restituirò a voi"), quando la rincontra dopo tempo non proverà nemmeno a conquistarla. Era quindi un capriccio?
-Il capitano Chen Wende, nobile negli intenti ma a volte irruento e molto meschino nell' accettare le soluzioni degli alleati per salvare l'armata , inizialmente attratto dalla protagonista poi la dichiara non all'altezza delle sue attenzioni, poi la rincontra e nonostante non ci sia nulla di romantico o significativo tra i due inizia a sorvegliarla e volerla "prendere con se". E' il personaggio più lineare di tutti, e anche il più coerente ma ciononostante la regia ha voluto inserire elementi di ambivalenza per i colpi di scena che non sempre hanno una base logica sottostante.
Per concludere: il conflitto e l'attrazione tra Chen Wende e Moxi sono gli unici punti salienti della seconda metà del dramma che lo hanno reso godibile anche se con picchi di insofferenza per il comportamento immaturo e poco sveglio di lei. Ho MOLTO apprezzato il casting di Liu Mei Tong e il personaggio che interpreta, è una delle chicche mai viste negli storici cinesi. La seconda relazione non è sufficientemente sviluppata ma ho trovato i due fastidiosi e noiosi sicché per me non è stato un problema ma potrebbe esserlo per voi se simpatizzate con uno dei personaggi.
È abbastanza diverso dal solito dramma storico cinese di routine e ne ho apprezzato molti aspetti.
CONSIGLIO se siete stanchi di vedere i classici bellocci e rapporti che nascono sempre nello stesso modo.
Qui l'amore è più realistico e maturo, le soluzioni narrative sono sì molto comuni ma con dettagli piccanti, interessanti e gender fluid che lo rendono meno scontato e interessante.
Drama maturo e imperfetto, che non cerca la bellezza nei filtri o scuse per i difetti
Drama storico cinese dedito a un costante bilanciamento dell’equilibrio tra tenerezza e durezza. A visione conclusa, la sensazione è quella di aver assistito a qualcosa di imperfettamente umano, più che a un intrattenimento levigato e ad effetto.Il punto di forza assoluto è la coppia protagonista: Gu Jin Zhao e Chen Yan Yun sono due personaggi davvero credibili, ben caratterizzati e che vivono una matura e silenziosa costruzione della fiducia, fondata sul rispetto reciproco e non su conflitti forzati o gelosie esagerate. L’intelligenza di Jin Zhao non viene mai sbandierata, ma si dimostra con i fatti: nelle strategie politiche, nella gestione della reputazione e nel controllo delle emozioni. Chen Yan Yun è un uomo potente e solo, il cui dolore non è mai urlato ma trattenuto in silenzi e sguardi ancor più significativi, in una compostezza che ne fa uno dei personaggi maschili più complessi del genere. La scena in cui riceve la lettera di divorzio è uno dei momenti più intensi e toccanti dell’intero drama.
Ye Xian, il secondo protagonista maschile, è invece una figura dolorosa e crepuscolare: una vita, la sua, che sembra basata costantemente sul tempismo mancato di un puntuale e lieve ritardo, e la sua storia d’amore impossibile con Jin Zhao si trasforma in un lutto emotivo che il drama scolpisce giocando su immagini contrastanti, come il corteo nuziale che incrocia quello funebre. La relazione tra i due uomini rivali supera inoltre ogni cliché: pur amando la stessa donna, lavorano insieme per il paese e finiscono per rispettarsi profondamente, imbastendo un rapporto quasi fraterno.
Cast oserei dire azzeccato: Ren Min e Ci Sha – quasi coetanei sebbene i loro ruoli diano l’impressione di un divario anagrafico maggiore – offrono interpretazioni misurate e intense, supportate da una fotografia che non ammorbidisce i volti in una perfezione irreale, restituendo invece una gamma di texture e di ombre vere. Le svariate scene romantiche promuovono una buona chimica di coppia, sebbene il coinvolgimento non sia stato per me stellare, ma questo è un aspetto estremamente soggettivo. Nonostante ciò, ho davvero apprezzato la caratterizzazione di ambedue i protagonisti.
Il punto più debole è la struttura narrativa, specialmente nell’ultima parte. Intorno alla trentesima puntata la storia inizia a vacillare, gli eventi si accavallano in modo confuso e le sottotrame politiche perdono mordente, come se mancassero gli episodi necessari a chiudere il tutto dignitosamente. La fine riservata a un certo numero di personaggi, pur ragionevole per certi versi, sa comunque un po’ di soluzione di comodo: non mi entusiasmano mai né le redenzioni collettive né tanto meno le dipartite di massa, sono sempre misure quantitativamente sbilancianti, difficilmente lineari ma spesso utili a risolvere nodi diventati troppo ingarbugliati da sciogliere altrimenti. La conclusione, in particolar modo, è sbrigativa e insoddisfacente e lascia con più domande che risposte, sia rispetto alla risoluzione con le figure antagoniste che in merito al romance, sul quale il sipario cala bruscamente, dando più la sensazione di uno stacco pubblicitario che di un epilogo vero e proprio.
Punto di demerito per la colonna sonora, il cui investimento lascia alquanto a desiderare: i brani sono piatti e fin troppo generici, per un’opera che nelle immagini e nella recitazione risulta invece molto più ricca.
Al di là dei difetti resta però un drama che propone una riflessione interessante, matura e talvolta impietosa sui sistemi di potere che soffocano l’individuo, sulla solitudine del comando e sul prezzo altissimo da pagare per restare umani dentro macchine politiche spietate. Non è un gioiello perfetto, ma di certo un buon drama che merita tutto il tempo dedicatogli.
Siparietti teen: tra cybersecurity, propaganda, culto di Li Xian e sceneggiatura improbabile
Immaginate il mondo della cybersecurity competitiva:gli "hacker" che sfondano il sistema attaccando i nodi, i tornei internazionali e una delle attrici più amate della Cina, insieme a Li Xian. Ora,prendete tutto questo e usatelo come sfondo per una ragazzina che, dopo aver visto un uomo in un internet café, decide che sarà l'amore della sua vita per capriccio, gioco o necessità. Immaginate anche la voce narrante nel 1ºep., quella della protagonista che presenta l'opera, e dice che se non si fossero incontrati quel giorno le cose sarebbero andate diversamente, e tu pensi WOW, salvo poi rincontrarli all'aeroporto e alla cena di capodanno con le famiglie (ma come alla fine si sarebbero rincontrati altre 3 volte!!!!). E lì capisci che gli sceneggiatori non si sono impegnati molto!!!Benvenuti in Go Go Squid! (che anche se il titolo inerisce il nickname della protagonista, riguarda Li Xian e la sua crescita, i cinesi quando scelgono i titoli inglesi li estraggono da una bowl, ne sono convinta).
L'idea , quella dei tornei In ambito informatico, il CTF (Capture The Flag), ossia una competizione di cybersecurity in cui singoli o i team competono per trovare stringhe di testo nascoste, chiamate "flag", all'interno di sistemi vulnerabili o software, è persino intrigante. Finalmente un drama che esce dalle solite aziende milionarie e dai chaebol per raccontare un ambiente poco conosciuto. Pensi: "Finalmente vedrò strategie, hacking, competizioni, dilemmi tecnici... parallelismi tra l'informatica e le relazioni".
No!
Ho visto principalmente persone che cliccano furiosamente sul mouse mentre lo schermo mostra finestre nere piene di codici, mentre uno speaker parla di sicurezza, attacco, 3 vs 1, 5 vs 1 e via dicendo. Per il resto puoi tranquillamente immaginare ciò che avviene ( e non avviene così nella realtà!Resa irrealistica per rendere tutto scenografico).
Il problema non è nemmeno la tecnica o che non si parli poi approfonditamente di CTF. Il problema è che il contesto viene sfruttato pochissimo. È un fondale narrativo, non un motore.
E così rimangono i siparietti romantici (se hai più di 15 anni potresti annoiarti, specie se non hai tempeste ormonali in corso).
Tong Nian si innamora di Han Shangyan con una velocità che farebbe impallidire Cupido. Lui passa metà della serie a respingerla educatamente prima e ad allontanarla poi, l'altra metà a comportarsi come se fosse innamorato senza però ricordarselo quando ha 5 minuti liberi.
La serie continua a ripeterti che Han è profondamente innamorato e te lo mostra tramite qualche premura, regali che mostrano più goffaggine sociale che reale interesse( non sa come spiegarle che la collana di cui lei si appropria da ubriaca non è per lei ma è della matrigna, è un malinteso, le regala una ps4 e decine di giochi ma lei non gioca ...). il problema è che le azioni non convincono e neanche i personaggi che avvisano che è innamorato.
E quando finalmente decide di cercarla... lo fa quasi sempre perché la trama ha bisogno che succeda qualcosa.
Il loro rapporto nasce da un malinteso, scritto malissimo (vengono scambiati per una coppia e lui per non controbattere agli anziani e non dare l'idea di essersi approfittato di una ragazzina non nega, il che è assurdo perché è proprio il negare che toglierebbe ogni dubbio su ogni eventuale esecrabile profitto, non confermare come invece accade); prosegue attraverso altri malintesi, si interrompe per un sacrificio degno di una telenovela (lei si vergogna di essersi ubriacata e lo lascia, del resto e tutto finto ma per 3 episodi la vedrete piangere come se fosse stato vero). Si riparte con lei che cerca ogni scusa per avvicinarsi a lui e soffre e si dispera, e lui che la tratta malissimo ma se la porta dietro.
La cosa incredibile è che anche se inizialmente è una finzione per uscire da una situazione scomoda lei non spiega, finge di essere la sua ragazza e ci crede davvero, si comporta come tale, lo lascia; piange, e si dispera manco fosse vero.
Inizialmente viene presentato un conflitto che sarà al centro dell'opera e del trauma del protagonista: la scelta un decennio prima di sciogliere il team e ritirarsi prima di concorrere per il titolo mondiale e dare legittimità a questo sport e onore al paese (questo è un drama di propaganda). Immaginerai chissà quale stronzata ha combinato Wang Hao (SOLO), e Han Shangyan,che viene descritto come un uomo rigidissimo e intransigente, ha del rancore incredibile e reputa Wang Hao il solo responsabile (quando a me è parso l'unico martire). Scoprirai, e qui la sceneggiatura, tocca l'acme di assurdità che Solo aveva abbandonato per assumersi le proprie responsabilità di padre (di una bimba disabile tra l'altro). Chapeau. o_O.
Peccato che si può scendere ancora più in basso, con le assurdità, perché lo stesso Shanhyan assume come manager del proprio team... la madre della bambina avuta proprio con Wang Hao e che affidandola alle cure paterne ha determinato lo scioglimento del team. La coerenza evidentemente era in ferie.
Lo stesso vale per il lato tecnologico:abbiamo davanti un campione mondiale di cybersecurity. Uno capace di violare reti, analizzare vulnerabilità e competere ai massimi livelli ma non sa creare un account su NetEase Cloud Music o bloccare un contatto su WeChat. Ha bisogno dei suoi ragazzi per registrarsi.
Nel 10° episodio un personaggio viene aggredito, Han è seduto su una scala a meditare. Lei urla. Lui aspetta. Continua a urlare. Lui continua a meditare. Poi, improvvisamente, come se qualcuno avesse gridato "Azione!", si alza, corre, colpisce un aggressore. Cambio inquadratura. 2 secondi dopo ha in mano un manganello.
Yaya e Xiao Mi, con pochissime scene, riescono a trasmettere una chimica migliore della coppia principale. Lui combatte con la perdita di fiducia in se stesso, lei avrebbe potuto rappresentare la persona capace di ricordargli il suo valore. Sarebbe stato un arco narrativo bellissimo. La sceneggiatura, invece, preferisce dedicare altro tempo ai flashback del Team Solo e all'ennesimo equivoco sentimentale dei protagonisti, risolto ballando come i bambini in un vicolo.
Anche visivamente il drama si difende. La scenografia è molto curata, il cast è piacevole e Li Xian ha un carisma che spiega buona parte del successo della serie.
Il problema è che, a un certo punto, ho avuto l'impressione che il drama fosse più interessato a costruire il mito di Han Shangyan che a costruire una storia coerente attorno a lui. In ogni scena, dal personaggio principale all’ultimo comprimario di passaggio, sembra esserci qualcuno pronto a ricordarci quanto sia geniale, affascinante e irresistibile il “Dio Gun”. Il suo aspetto fisico viene celebrato con una frequenza quasi parossistica; la serie sembra voler imporre allo spettatore una percezione di straordinarietà attraverso la ripetizione insistita, invece di lasciarla emergere naturalmente, ammesso che si possa fare ( Li Xian ha carisma, fascino, aura ma non è una bellezza).
Viene spontaneo chiedersi se alcune di queste scelte servano a rafforzare l’aura quasi mitologica del protagonista. Considerando il successo enorme ottenuto da Li Xian, l’impressione è che questa glorificazione sia stata costruita in modo studiato per trasformare Li Xian in oggetto di culto.
💕Relazione principale: un uomo di 29 anni e una ragazza di 19 ma che ne dimostra 9. La FL, nel suo settore professionale, matura, brillante e spigliata; in amore, invece, sembra lobotomizzata. Non mi riferisco al vestiario, che ha una sua funzione narrativa: il rosa, i pupazzi e lo stile "bambina" contrapposti al total black di Han Shangyan servono a creare un contrasto visivo e una coppia immediatamente riconoscibile, quasi iconica, oltre a dare un'aura romantica e sognatrice. Mi riferisco all' atteggiamento quando è con lui, alle smorfie, ai dialoghi vuoti e a una serie di comportamenti che sembrano appartenere più a una bambina che ad una giovane adulta.
Mentre la serie spiega in modo sufficiente perché Han Shangyan finisca per affezionarsi a Tong Nian, non riesce mai a spiegare davvero il contrario. Lei si invaghisce di lui nel giro di pochi minuti e, da quel momento, sopporta qualsiasi cosa: freddezza, rifiuti, umiliazioni e atteggiamenti da perfetto tsundere. Non mi è piaciuto il rapporto che costruiscono, perché non si basa su nulla di concreto. Manca il dialogo, una reale conoscenza reciproca e, in diversi passaggi, manca anche il senso logico. Il risultato è una relazione poco matura e, francamente, poco sana.
Lo stesso discorso vale per Yaya, i dialoghi che le vengono affidati la fanno sembrare una decerebrata. Peccato che anche lei frequenti un dottorato in Intelligenza Artificiale con progetti in ambito forense.
È uno di quei personaggi che vengono completamente svuotati di complessità e spessore.
Questo drama è un enorme contenitore di cliché. A parte i triangoli amorosi, che almeno evita, troverete praticamente tutto: la madre ostile, l'amico innamorato,conflitti inesistenti creati dal nulla per allungare la storia di 3 episodi, il protagonista perfetto e bellissimo che si innamora della ragazza "normale", lei innamorata di lui senza un vero perché, la cina dei B movie ci crede davvero: "l'amore non ha spiegazioni"!
Per me, inoltre, questa è anche una serie fortemente patriottistica. La protagonista si chiama Tong Nian, letteralmente "bambina", e come una bambina viene trattata per tutta la serie. Non è una mia interpretazione: lo spiegano più volte gli stessi personaggi. La manager dice chiaramente Su Cheng che Tong Nian rappresenta il tipo ideale di ragazza perché è "ingenua, pura, senza significati nascosti". Persino la madre insiste continuamente sulla sua innocenza. Il messaggio è evidente: il modello femminile proposto è quello della ragazza pura, paziente, che sopporta, non crea problemi e perdona sempre.
Han Shangyan la tratta male? Lei resta.
-La respinge? Lei aspetta.
-Torna da lei? Lei lo accoglie sempre a braccia aperte.
Questo modello della donna che sopporta lo tsundere di turno, spacciato per romantico, mi ha infastidito parecchio. Riconosco però a Yang Zi un grande merito. Era già un'ottima attrice e, rispetto a lavori successivi, qui costruisce un personaggio molto diverso: una ragazzina adorante, ingenua fino all'esasperazione e a tratti persino fastidiosa.
Tra i valori che la serie ribadisce continuamente c'è anche quello dell'onore nazionale. Portare lustro alla Cina diventa quasi un mantra. Han Shangyan lo ripete fino alla nausea e, successivamente, Tong Nian finisce per ripetere gli stessi concetti quando li spiega al nonno, come indottrinata.
Molto bella, invece, la relazione tra Han Shangyan e il nonno. I loro dialoghi sono tra i pochi momenti che alzano davvero il livello del drama.
Sul fronte delle interpretazioni, Yang Zi e Li Xian sono convincenti e sorreggono gran parte della serie. Gli altri, invece, sono decisamente più altalenanti. L'attrice che interpreta Ai Qing, per esempio, mi è sembrata molto debole. La scena in cui si asciuga i capelli facendo quelle smorfie estasiate sembrava uscita da una produzione amatoriale.
Hu Yi Tian, invece, qui mi è sembrato più a suo agio che negli storici, dove comunque è uno dei migliori nelle scene d'azione. Il ruolo qui richiedeva soprattutto presenza scenica più che padronanza. Continua però ad avere una certa inespressività che alcune sceneggiature riescono a nascondere e altre mettono inevitabilmente in evidenza.
Go Go Squid! è un drama di conflitti irrisolti. Ogni membro del Team Solo vive prigioniero del proprio passato; fanno eccezione Ai Qing e Ou Qiang, gli unici che sembrano aver raggiunto una certa serenità. Tutto questo viene raccontato attraverso continui flashback che, dopo un po', diventano ripetitivi. Qui la serie avrebbe dovuto osare molto di più.
41 episodi mostrano un'evoluzione dei personaggi che procede per scatti anziché in modo graduale, compromettendone la credibilità. Avrei preferito vedere una protagonista che cresce davvero, invece di una groupie a tratti tenera ma spesso patetica e irritante; un protagonista con motivazioni più solide per giustificare un odio durato 10 anni; una madre e una zia meno inflazionate (tipica stronze da drama), una maggiore attenzione alla vita dei ragazzi del K&K, visto che solo Demo riceve un minimo di approfondimento, anche la gestione del divorzio dei suoi resta superficiale e poco convincente.
Sul finale migliora e riesce a coinvolgere di più ma continua a trascinarsi dietro problemi strutturali che ne limitano la riuscita. La serie risente chiaramente di tagli in fase di montaggio, di un abuso di flashback — stesse scene vengono riproposte addirittura anche 4 volte — e di una gestione poco soddisfacente delle storyline secondarie, molte delle quali non ricevono un vero payoff emotivo. È il caso di Yaya e Xiao Mi: dopo averli fatti mettere insieme, nell'ultima puntata lui festeggia con il resto del gruppo mentre lei è completamente sparita, proprio nel giorno che rappresenta l'inizio della loro relazione. Anche Solo ottiene una conclusione, ma sostanzialmente da solo (un nome, un presagio) mentre Ai Qin e gli altri personaggi vengono lasciati in sospeso. Lo stesso vale per gran parte dei ragazzi del team: conosciamo davvero pochissimi membri della squadra e persino Wu Bai finisce incredibilmente sottoutilizzato.
Anche alcuni passaggi risultano poco credibili: Grunt viene escluso dalla finale per un'ulcera ma qualche ora dopo è già sugli spalti a fare il tifo, fresco come una rosa, senza che venga data alcuna spiegazione. È una di quelle scorciatoie narrative che spezzano completamente la credibilità, portando all'incredulità.
La sceneggiatura dedica uno spazio enorme e ridondante solo alla storia d'amore e al trauma irrisolto di Han Shangyan con Solo e con il vecchio Team. Quel passato viene raccontato, spiegato e ripetuto fino allo sfinimento, sottraendo tempo prezioso allo sviluppo del presente e degli altri personaggi. Di conseguenza, molte dinamiche rimangono appena abbozzate e il finale lascia sensazione di incompiutezza.
Anche l'evoluzione del protagonista convince solo in parte. Il cambiamento è così improvviso e concentrato negli episodi finali da risultare quasi miracoloso, come se la sceneggiatura avesse deciso di accelerare tutto all'ultimo momento. Viene spontaneo chiedersi se siano stati eliminati passaggi importanti in fase di montaggio oppure se sarebbe bastato ridurre buona parte dei continui ritorni sul passato del Team Solo per lasciare respirare maggiormente la storia presente.
Ci sono poi dettagli difficili da ignorare: in una delle tante scene costruite per esaltare Li Xian, il personaggio canta accompagnandosi con la chitarra durante un giro nei canali a Guizhou, ma il lip sync è vistosamente fuori sincrono e si nota chiaramente che la voce non è la sua. Lo stesso accade con Yang Zi durante la competizione per la sigla del torneo: inizialmente sembra essere lei a cantare, ma pochi istanti dopo, quando la scena vuole suggerire che ritrova l'ispirazione pensando a lui, il timbro cambia completamente. La voce diventa quella di Lara Liang, riconoscibile per una coloritura timbrica più ricca. Sono dettagli che danno un'impressione di poca cura.
Non è una brutta serie, ha momenti piacevoli, 2 protagonisti che funzionano e riesce anche a emozionare nel finale.Il problema è il montaggio è spesso discutibile, la scrittura ridondante, molti personaggi sacrificati e i dialoghi, soprattutto nella componente romantica, risultano spesso troppo infantili; con una sceneggiatura più equilibrata e un migliore utilizzo del tempo a disposizione avrebbe potuto essere superiore.
Originale, straziante ma pieno di speranza.
In un mare di drama dove il motore che spinge e arresta le relazioni è la gelosia fra gli attori principali e secondari, Goblin (Guardian: the lonely and great god) spicca per la sua originalità nella trama e nella gestione delle relazioni. La gelosia farà capolino solo di striscio, e sarà men che secondaria.
Soprattutto, è la trama ad essere molto originale, decisamente diversa da qualsiasi cosa abbia mai visto.
Un invincibile generale della dinastia Goryeo viene falsamente accusato di tradimento e assassinato assieme a tutta la sua famiglia da un re geloso e sobillato. La spada che gli piantano in petto lo condanna ad essere un goblin immortale, fino a quando non incontrerà la sua sposa, l’unica che potrà estrarre la spada e liberarlo dal peso dell’immortalità. Nel frattempo, il nostro generale/goblin fa conoscenza anche di un dio della morte e di varie altre persone…
Diciamolo subito: a parte le prime scene, di un’energia pazzesca, l’azione non è il comparto principale di questa serie. Ma Gong Yoo, nei panni del generale Kim Shin, è quanto di più vigorosamente maschio si possa immaginare, senza sconfinare nei palestrati. Anche in abiti civili, Gong Yoo è un attore coi controfiocchi: espressivo il giusto, maturo e coinvolgente senza essere eccessivo.
Mai sopra le righe, sembra essere il mantra di questa produzione. Diktat a cui si uniforma anche Lee Dong Wook, nei panni del grim reaper, un tipo piuttosto impacciato e chiaramente a disagio nei rapporti interpersonali. Il suo personaggio è per certi versi un po’ tonto, e si è calato benissimo nella parte.
La giovanissima Kim Go Eun, che ha magistralmente interpretato la sposa del goblin, ha saputo mantenere alla grande il suo ruolo di collante centrale a quasi tutte le vicende.
Un nutrito stuolo di spalle è riuscito a reggere alla grande il passo di questo magnifico trio. Tutti gli attori, fino alle comparse, hanno fatto un lavoro egregio, una vera gioia per gli occhi, e spesso un colpo al cuore.
Se, specialmente all’inizio, non sono mancate situazioni divertenti, che hanno alleggerito l’atmosfera, verso la fine a prevalere è la tragedia, anche se non così definitiva come si potrebbe pensare. (Eppure, io ancora mi domando quale sarà il destino del solitario goblin.)
Ma non solo di tragedie e amori difficili o impossibili si nutre questo drama. Inserite qua e là, come perle nascoste, ci sono frasi che fanno pensare, che ci parlano per esempio di come il destino a volte ci dia una spinta, se abbiamo fortuna, ma avvisandoci che il resto della strada dobbiamo farla da soli. Ci sono momenti di altissima poesia, lettere e citazioni che rimarranno impresse per molto tempo.
Il regalo di un orologio sarà accompagnato da questo biglietto: “Per tutti i sentieri su cui cammineremo insieme, per tutti i paesaggi che vedremo insieme, con cuore timido ed emozionato, con tutte le domande e le risposte. In tutti quei momenti, ti amo.”
La storia si dipana senza eccessive vicende secondarie, forse a volte rallentando un po' troppo ma, ad essere sinceri, non saprei neppure io cosa tagliare per snellire. Alla fine, tutto è necessario e, soprattutto, originale nel concetto e nello svolgimento. Le relazioni fra gli avvenimenti di 900 anni prima e dopo sono perfettamente spiegate e bilanciate, i personaggi convergono sul palcoscenico come attirati dal magnete del destino. E se in principio Kim Shin sembrava un bambino capriccioso e la sposa una ragazzina troppo vivace, le peculiarità delle loro vite possono spiegare molte cose. Il tempo e le interazioni portano crescite caratteriali importanti.
Ora, so che da più parti si sono alzate voci di dissenso all’idea di una storia d’amore fra una ragazzina di 19 anni e un uomo di 39 (più 900). Sarei stata anch’io fra quelle voci ma, in realtà, finché la sposa era giovanissima la relazione fra i due è rimasta molto delicata, praticamente platonica. Solo più avanti, quando lei è cresciuta, è evoluto anche il loro rapporto.
E' molto ben riuscita la bromance (senza alcuna connotazione BL) fra i due protagonisti principali. La loro amicizia ha aggiunto sale e pepe alla storia.
Giustizia vuole che si parli dell’ottima cinematografia, delle ambientazioni, dei costumi, tutto molto curato e piacevole. Un discorso a parte merita la colonna sonora, impreziosita da alcune canzoni, specialmente l’opening, che non dimenticherò facilmente. Ma anche le musiche di sottofondo vantano alcune tracce molto belle, che ben sottolineano l’azione.
Questa serie mi ha stregato, sono rimasta incollata alla sedia per tre giorni di fila, imprecando quando dovevo staccarmi per fare altro. Insomma, un drama che consiglio caldamente, a meno che non si sia allergici alle lacrime, perché in questo caso le cose si metterebbero male. Come dice il saggio, prima di poter migliorare le cose devono peggiorare.
So che altri la ritengono una noiosissima fiera del cliché. Provare è l'unica strada. A me è piaciuto.
Se per diventare immortali bisogna sacrificare la propria umanità, vinci o perdi?
Kokuho – Il maestro di kabuki, può essere facilmente scambiato, nei suoi primi minuti, per un racconto tradizionale sull’ascesa di un artista. La struttura sembrerebbe quella familiare: un ragazzo proveniente da un mondo lontano dall’arte, un talento naturale, l’incontro con un maestro, la disciplina, il sacrificio e infine il riconoscimento. Una storia di conquista.Lee Sang-il però usa questa aspettativa come proemio: Kokuho non è veramente un film su come si raggiunge la grandezza, bensì un film su cosa la grandezza pretende in cambio.
La storia segue Kikuo Tachibana, figlio di un membro della yakuza che, dopo la morte del padre, viene accolto nella casa di un celebre interprete kabuki. Lì cresce insieme a Shunsuke, figlio biologico del maestro. Entrambi vengono educati alla tradizione degli *onnagata*, gli attori maschi specializzati nell’interpretazione di ruoli femminili nel teatro kabuki.
Fin dall’inizio il film costruisce un conflitto affascinante perché evita la strada più semplice. Kikuo e Shunsuke non sono nemici nel senso convenzionale del termine. La loro relazione vive in uno spazio molto più doloroso: quello tra fratellanza e competizione. Sono due persone che condividono lo stesso amore, lo stesso linguaggio artistico e lo stesso bisogno di essere riconosciute ma il sistema in cui vivono sembra volere concedere l’immortalità solo a uno dei due.
Uno dei temi più potenti del film è infatti il rapporto tra talento ed eredità. Il kabuki è un’arte profondamente legata alla trasmissione familiare, al nome, alla discendenza. Kikuo rappresenta l’elemento di rottura: qualcuno che non possiede il sangue ma possiede il dono. Shunsuke invece porta sulle spalle una condanna opposta: appartiene a quel mondo per nascita, ma deve continuamente dimostrare di meritare ciò che tutti pensano dovrebbe spettargli naturalmente.
Lee Sang-il non prende una posizione comoda in cui vince il talento, anzi, mostra anche la violenza nascosta dentro questa meritocrazia assoluta. Perché scegliere il migliore può sembrare giusto visto dall’esterno, ma cosa succede alla persona che viene giudicata insufficiente? Quanto della sua identità viene distrutto?
La tragedia di Shunsuke nasce proprio qui. Non dalla gelosia superficiale, ma dal lento sgretolarsi dell’immagine che aveva costruito di sé.
Dal punto di vista tecnico, *Kokuho* è uno dei lavori più interessanti del cinema giapponese contemporaneo. La fotografia di Sofian El Fani non si limita a registrare la bellezza del kabuki, ma costruisce due mondi visivi separati:
- il palcoscenico è il luogo dell’eternità, ogni immagine sembra composta come un dipinto: colori saturi, costumi elaboratissimi, trucco bianco che trasforma il volto umano in una maschera simbolica, movimenti studiati fino al millimetro. La macchina da presa rispetta la lentezza del kabuki, non cerca di modernizzarlo con tagli frenetici o movimenti inutili. Lascia respirare il gesto.
È una scelta fondamentale, perché il kabuki vive proprio nell’attesa. Una mano che si solleva lentamente, uno sguardo trattenuto, una posa mantenuta qualche secondo più del naturale: tutto diventa narrazione.
- Quando il film lascia il palco cambia completamente registro. I camerini, le case, gli spazi privati sono più freddi, più vuoti. La fotografia sembra togliere progressivamente calore alla vita reale dei personaggi mentre aumenta la magnificenza della loro vita artistica.
È quasi un paradosso visivo: più Kikuo diventa splendido davanti al pubblico, meno colore sembra rimanere nella sua esistenza privata. Anche il montaggio lavora in questa direzione. Con una durata di quasi tre ore, il film sceglie un ritmo lento, contemplativo, molto distante dalla narrazione occidentale convenzionale. Le ellissi temporali fanno percepire il passaggio degli anni non come semplice avanzamento della trama, ma come erosione. Non vediamo soltanto cosa Kikuo conquista: vediamo cosa il tempo porta via.
Particolarmente interessante è il lavoro degli attori. Ryo Yoshizawa non interpreta la trasformazione di Kikuo attraverso grandi esplosioni emotive, lavora in sottrazione. Il suo personaggio sembra perdere qualcosa scena dopo scena: spontaneità, leggerezza, possibilità di mostrarsi vulnerabile.
È un’interpretazione costruita sul controllo del corpo. E questo dialoga perfettamente con il kabuki stesso, un’arte in cui il corpo non esprime semplicemente emozioni, ma viene disciplinato fino a diventare uno strumento.
Ryusei Yokohama offre invece un contrappunto più fragile e umano. Shunsuke è forse il personaggio attraverso cui il pubblico percepisce maggiormente la crudeltà del sistema. Non è privo di talento, non è indegno, semplicemente vive accanto a qualcuno destinato a brillare più forte.
Anche il comparto sonoro merita attenzione. Il film utilizza il silenzio come elemento narrativo. I momenti più dolorosi raramente sono accompagnati da melodramma musicale: spesso sono vuoti, trattenuti. È una scelta coerente con personaggi abituati a trasformare ogni emozione in rappresentazione artistica invece che comunicarla direttamente, in linea con lo stile del racconto asiatico.
La dimensione sentimentale aggiunge un altro livello alla tragedia. La relazione amorosa di Kikuo mostra forse l’unico spazio dove lui potrebbe esistere senza dover essere “il grande artista”. Lì non deve raggiungere la perfezione, non deve incarnare un ideale, non deve dimostrare nulla ma è costretto a rinunciarvi, non è semplicemente scegliere il lavoro invece dell’amore. È scegliere definitivamente di appartenere più all’arte che alla propria vita.
Una riflessione interessante emersa anche da molti spettatori riguarda proprio il finale: il momento in cui Kikuo raggiunge il massimo riconoscimento e diventa un “Tesoro Nazionale”. In una storia classica sarebbe la scena della vittoria. Qui invece ha qualcosa di profondamente malinconico.
L’applauso arriva, il mondo riconosce il genio, la tradizione ha trovato il suo simbolo. Ma cosa rimane dell’uomo che ha dovuto trasformarsi in quel simbolo?
Una delle letture più efficaci del film è proprio questa: la società celebra il capolavoro, ma spesso dimentica la persona che ha dovuto consumarsi per crearlo. Kokuho non vuole farci applaudire semplicemente un artista arrivato in cima. Vuole farci guardare il prezzo della scalata.
Ed è questo che rende il film universale. Non serve conoscere il kabuki per comprenderlo, perché sotto i costumi magnifici e la tradizione giapponese racconta qualcosa di molto umano: il desiderio di essere eccezionali e la paura che, nel tentativo di diventarlo, si possa perdere proprio ciò che rendeva quella grandezza significativa, se stessi.
Kokuho è un film sulla perfezione, ma soprattutto sulle crepe nascoste dietro la perfezione. Una celebrazione dell’arte che ti lascia con una domanda scomoda: se per diventare immortali bisogna sacrificare la propria umanità, vinci o perdi?
Non per tutti!
DOVE L'HO VISTO?
https://mydrama.altervista.org/kokuho-sub-ita-2025/
Niente è come sembra- Il caos del sensazionalismo
Mouse è un thriller psicologico e poliziesco, con elementi fantascientici, coreano del 2021, composto da 20 episodi da 77 minuti ciascuno, circa. Tratta tanti, forse troppi argomenti: genetica, psicopatia, perdono, neuroscienze- neurochirurgia, biotica, religione e rapporto con la cristianità, varie tipologie di killer seriali ( organizzati, missionari, edonistici, dominatori), fanatismo e l'ingerenza delle associazioni governative con scopi utopici a discapito di poveri civili.La trama si sviluppa tutta sulla ricerca di un assassino psicopatico nel quartiere di Mojiin, un quartiere di Seoul in un arco di tempo che abbraccia 26 anni :1995-2021.
Il montaggio è appositamente studiato per "incasinare" tutto e mostrare l'ambivalenza tra buoni vs cattivi e il ruolo del pregiudizio. Se prestate attenzione l'assassino ce l'avrete sotto agli occhi tutto il tempo, ci sono alcuni importanti indizi che lo svelano in modo intelligente già dal primo episodio e la prima scena del serpente e il topo riflette simbolicamente il lavoro. Il titolo spiega praticamente tutto il lavoro, la cui logica sarà chiara negli ultimi episodi mentre tutto il percorso mostra un po' i detective e i reporter impegnati nella caccia al più grande psicocopatico del secolo che si diverte a fare Dio, distribuendo punizioni letali ai trasgressori secondo una logica contorta, una caccia che riprende un po' quella del gatto che caccia il topo.
Il finale è karmico: con la nemesi da parte delle vittime e il riscatto da parte del protagonista principale. La redenzione è piena.
Considerazioni personali: il mio rapporto nei riguardi di questo spettacolo è stato ambivalente e molto discontinuo, inizialmente l'ho trovato noioso e inutilmente confuso e prolisso, alcune puntate mi hanno invece catturata e avvinta per la genialità nella scrittura sebbene alcuni aspetti mi ricordino alcuni thriller di successo americani come Seven o Mindhunter, quindi certi espedienti non sono proprio originalissimi tuttavia il prodotto è davvero una chicca nel suo genere. Ci ho messo due settimane a finirlo con pause di alcuni giorni perché ogni puntata va seguita con la massima attenzione ed episodi così lunghi sono molto stancanti. Inoltre ho compreso quasi subito chi fosse l'assassino, già al terzo episodio, pertanto mi rimanevano ben poche curiosità, ignorando che il grosso doveva ancora accadere. Alcuni episodi mi hanno stressata, esempio dall'11 al 14, una quantità infinita di nomi da ricordare e volti da associare, il ritmo e veloce e non frena per nessuno.
Dal quindicesimo l'ho letteralmente divorato per i colpi di scena e i pezzi del puzzle che andavano disvelandosi a poco a poco. Il finale poi mi ha letteralmente stregata e mi ha appassionato vedere come questo serial killer inizi a collaborare con la giustizia uccidendo altri predatori e ripulendo la società.
Regia: La regia di Choi Joon-bae e Kang Cheol-woo è una delle colonne portanti ma anche poco elaborata o innovativa, alternando piani stretti e claustrofobici durante le scene di tensione a campi lunghi e panoramiche per costruire respiro narrativo. Ho trovato alcune riprese troppo scure, talmente scure da faticare a capire cosa stesse accadendo.
Il montaggio è serrato nelle sequenze investigative e di azione, ma si prende il tempo di soffermarsi sui dettagli espressivi dei personaggi nei momenti emotivi.
Le inquadrature sono oblique e le composizioni sbilanciate per generare instabilità psicologica nello spettatore.
Sfrutta particolarmente il flashback per ricreare la linea temporale.
Il linguaggio visivo resta lineare e “pulito, senza stratagemmi di forte impatto ottico. Questo mantiene una fruizione chiara e accessibile, senza distrarre lo spettatore con tecniche vistose, d'altro canto può risultare meno memorabile dal punto di vista registico, perché non lascia una "firma più personale" come altri lavori, specialmente quelli di produzione americana.
Qualche effetto più innovativo lo potrete vedere sul finale, quando il detective scopre l'assassino, c'è una sequenza di zoom d'impatto mentre la camera va allontanandosi, che ricorda vagamente un dolly zoom effect ma non lo è.
Interpretazioni: i due protagonisti, insieme al Decapitatore, offrono una performance solida, credibile e variegata. Specialmente il Detective Moo Chi mi ha dato i brividi nelle scene di acting aggressivo e in quelle di profondo dolore traumatico. La sua prestazione non avrei problemi a valutarla con un bel 9. 8.5 per l'aiuto detective , il poliziotto Jung Ba-reum (il giusto, non a caso XD) e il neurochirurgo pazzo che gioca con i cervelli, in pieno delirio di onnipotenza.
Meno solide le interpretazioni di tutti i rimanenti personaggi, specialmente il cast femminile, che come sempre fa una figura zerbina in questo drama, insieme alla polizia che davvero ti chiedi come facciano le selezioni in Corea, un mix di letargiche connessioni sinaptiche stanche.
Scenografia: il drama spazia tra quartieri periferici, stazioni di polizia, luoghi isolati di campagna e spazi urbani anonimi. Ogni location è coerente con la narrazione e contribuisce all’atmosfera cupa.
Gli interni sono spesso carichi di oggetti e dettagli che riflettono la personalità dei personaggi, stanze in disordine e abbandonate a se stesse per individui instabili e irrisolti, ambienti puliti e ordinati per figure di autorità o con rigore morale.
Cosa manca a questo lavoro?
- Una regia più moderna e briosa;
- troppi intrecci, eventi introdotti e lasciati a metà, e poca chiarezza narrativa possono estenuare lo spettatore;
- alcune incongruenze logiche — ad esempio, il topo che viene inviato a Daniel Lee appare prima che il padre venga incarcerato ma si vede dopo l'incarcerazione, oppure la risoluzione di scene o personaggi lasciata in sospeso;
- troppi espedienti narrativi improbabili per puro sensazionalismo;
- elementi sci-fi o sovrannaturali rendono questo thriller psicologico a tratti quasi un fanta thriller con complotti governativi, venti psicopatici in una stessa città, leggi sull’aborto… troppo, tutto insieme;
- alcune riflessioni approfondiscono il tema del "gene del psicopatico" e ne criticano la scientificità, oltre all’insistenza narrativamente forzata ;
-sorprende ma è spesso imprevedibile a discapito della coerenza;
- messaggio assolutamente privo di ogni fondamento scientifico che la psicopatia sia legata solo a fattori genetici trascurando il peso delle esperienze di accudimento, dello stile genitoriale e delle esperienze di vita della persona (se analizziamo la storia sappiamo che ogni serial killer che si rispetti ha un passato di abusi e negligenze genitoriali alle spalle);
- colonna sonora solo strumentale e troppo scarna;
- mi sarebbe piaciuto vedere le vite delle persone invece 25 ore sono tutte dedicate alle investigazioni, alle spettacolarizzazioni del crimine, al profiling e poco si vede delle vite dietro le ricerche.
- registri registici differenti tra personaggi principali e secondari, a quest'ultimi è stato richiesto davvero poco in termini di interpretazione.
Per concludere, Mouse si impone come uno dei thriller coreani più ambiziosi e stratificati degli ultimi anni, capace di intrecciare in modo magistrale crime, psicologia e filosofia morale. La scrittura, pur complessa e densa di colpi di scena, mantiene un filo logico che accompagna lo spettatore in un labirinto narrativo dove nulla è mai come sembra. Ogni svolta ridefinisce retroattivamente ciò che credevamo di sapere, costringendoci a mettere in discussione non solo i personaggi, ma anche la nostra percezione di giusto e sbagliato. La costruzione dei misteri, l’uso di false piste e la precisione con cui vengono dosati indizi e rivelazioni dimostrano una padronanza rara della sceneggiatura, sebbene fantasiosa e priva di logica in alcuni passaggi.
Il finale si concentra su un valore più alto: restituire un senso etico e umano alle vittime. In un genere spesso dominato dalla vendetta e dal cinismo, Mouse sceglie di chiudere con una riflessione sulla colpa, la responsabilità e la possibilità di redenzione. È un epilogo che non cancella il dolore, ma lo sublima, suggerendo che il vero coraggio sta nell’assumersi il peso delle proprie azioni. Così, dopo un percorso narrativo intricato e mentalmente impegnativo, la serie lascia allo spettatore non solo il gusto di un enigma risolto ma anche una domanda aperta sul significato stesso dell’umanità.
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