The Legend of Shen Li
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Effetti speciali quasi hollywodiani che lasciano indietro tutto il resto....
TRATTASI DI UNO XIANXIA DAGLI STRAORDINARI EFFETTI SPECIALI E MUSICHE MA CON UNA STORIA D'AMORE TIEPIDA TIEPIDA e con una storia principale vecchia quanto il mondo.Non capisco le valutazioni così alte di questo lavoro, a meno che non si considerino gli effetti speciali il valore reale, complessivamente è 7,5 !
Leggendo per capire cosa mi fosse sfuggito ho capito che molte valutazioni alte sono degli spettatori orfani di Princess Agents, un drama del 2017 che lascia in sospeso la storia d'amore tra i protagonisti. Ecco perché qui, essendoci delle tenerezze e un happy ending sono tutti appagati... ma per me che non ho visto PA e mi sono accostata a questo xianxia da zero posso dire davvero che manca di tante.... troppe cose e la storia d'amore è il tallone d'achille di questo lavoro, forse anche più di una storia noiosa e con tante sbavature , buchi narrativi e scelte non plausibili.
Gli ingredienti sono in qualche modo sempre gli stessi: tre regni, lotta di potere tra sette immortali/dei divini e clan demoniaci, guerra tra il bene e il male, romanticismo teorico, amore proibito angosciato, triangolo con il pretendente rifiutato malvagio-sofferente /appassionato, sacrificio di sé, finale (pseudo) triste e resurrezione come definizione del finale felice. NIENTE DI NUOVO QUINDI!
Enfatizza solo la dolce storia d'amore senza però renderla credibile e soddisfacente ad uno spettatore attento mentre viene smorzata molto la parte di lotta e contesa del pretendente rifiutato. Per quanto riguarda la trama, non c'è niente di distintamente nuovo. Per questo motivo, la storia è noiosa. Inizia allo stesso modo e finisce in modo simile.
PRO: Ottimi effetti speciali , il migliore tra quelli finora visti e ne ho visti parecchi! Alcune ambientazioni ricordano il pianeta Pandora, altre Dune. Tutti lavori di pregio nella storia del cinema. Come sempre tallone d'achille gli animali, sebbene la piccola fenice sia stata resa molto bene ma leoni, volpi e altri animali sono stati fatti maluccio.
Ottime le musiche e i costumi, specialmente quelli femminili e quelli dei generali dei demoni, qualcosa di nuovo che non avevo ancora visto, in parte tribali, ricordano un po' colori e tagli balcanici o esotico thai.
Le musiche sono il vero cavallo di battaglia di questo lavoro, diverse dalle classiche cantilene lamentose, sono forti, ipnotiche, quasi new age alcune, e folk scozzesi , quali la sigla, altre. Danno l'impressione di qualcosa di nuovo e diverso.
Peccato che con questi prodotti di grandissimo pregio poi gli sia stata accostata una storia poco sviluppata e un romanticismo tiepido , rigido e coartato. Salva la serie il rapporto tra i genitori della protagonista, delicato, vissuto, viscerale, intenso. Dove c'è una falla incredibile a livello di intensità loro in due episodi mi hanno regalato qualche emozione inappagata dopo 30 episodi che illustrano un amore poco convincente. L'attore Xu Hai Qiao è sempre all'altezza e spero che gli diano presto qualche parte da protagonista, la meritava più della protagonista.
CONTRO: Purtroppo hanno sacrificato la storia, sia in termini romantici che a livello di narrazione, gli attori sono troppo distaccati e mancano di trasporto emotivo, le emozioni sul volto sono congelate e l'intimità molto trattenuta, anche se si scambiano tenerezze, sembrano una coppia matura che sta insieme da almeno 10 anni. Vedrete qualche intimità a fine serie ma non è libera, travolgente e si tratta dell'ultimo episodio che molti dicono essere inutile ma io l'ho trovato spassosissimo e ho gradito guardarlo.
Poi la relazione tra i due segue un ritmo particolare: mentre è lei che sviluppa chiaramente e dichiaratamente sentimenti per il ML quando questi cede lei sembra chiudersi a lui, invece di donarsi col trasporto di chi non aspettava altro (in teoria). Questo mi ha anche deluso oltre alla totale assenza di chimica fisica tra loro.
Altra nota dolente sono i dialoghi tra tutti gli attori, insulsi, privi di spessore e riflessività, vagamente introspettivi e troppo banali, e questo poco si confà con la tipologia di divinità mature che hanno voluto proporre.
Anche i pretendenti di lei sono tutti ragazzini in confronto alla protagonista che si vede essere una donna matura, infatti il loro accostamento mi è sembrato parecchio ridicolo (ovviamente non mi riferisco al ML).
Tostissima la figura del generale Shen Li, la donna più forte, potente, finora vista in uno xianxia, peccato che non abbia saputo mostrare l'amore fisico e il trasporto per quest'uomo sebbene a parole sembri molto presa.
Lui invece è molto virile, affascinante, apprezzabile la figura di una divinità sorniona, indolente, distaccata; secondo me, ad un certo punto, però, delle emozioni più di impatto doveva un po' mostrarle, considerata la partenza, per contrasto avrebbe affascinato e soddisfatto lo spettatore che era in attesa che questi due si lasciassero andare.
Un po' lenta la visione, alcuni episodi nella parte centrale noiosissimi , la storia non brilla per originalità, apprezzabile però che abbiano riservato uno spazio alle origini della protagonista con una digressione sui genitori negli episodi finali.
CONTRO: La trama è il punto più debole di questo drama. È un vero peccato, perché questo drama ha un'introduzione ORIGINALE di FL e ML e delle loro dinamiche relazionali che poi si perde trascinandosi per 30 episodi. ML è l'ultimo dio antico che si annoia per la sua vita solitaria e la sua lunghissima esistenza. Gli piace il regno mortale per sperimentarne la vivacità e la giocosità. È indifferente alle cose. Ha davvero un potere immenso, è affidabile e imbattibile in ogni battaglia, perché è il dio supremo. E FL è un generale donna. È molto forte, matura, altruista, orientata al successo e pensa al quadro generale. È un'eroina feroce e assetata di sangue. È interessante notare che, nel profondo del suo cuore, vuole essere accudita come una donna normale e avere una vita normale. Questa è stata una premessa molto interessante MA, questo drama manca di esplorazione delle loro dinamiche psicologiche e relazionali (conflitto interno) con dialoghi al limite dell'assurdo. Non c'è omogeneità tra la parte comica che è presente in buona parte del lavoro e la parte drammatica, rendendo tutto un po' too much, poco credibile in definitiva.
UN BUCO NARRATIVO è stato il potere di questa divinità , in teoria immenso però ....dove va a finire la sua saggezza di aver vissuto per decine di migliaia di anni? Dove va a finire la sua onniscienza? Le sue capacità di prevedere le tragedie che vedrete sullo schermo ? Le aveva come mortale e non come Dio? XD XD XD (LOL).
Poi alla fine non è ben chiaro che fine faccia l'antagonista universale e se questo benedetto abisso lo vogliono aprire o far collassare e non si capisce perché , e normalmente io comprendo anche dei film complessi , Nolan è uno dei miei registi preferiti ma qui la trama è talmente debole che non ci sono spiegazioni per le scelte intraprese.
Interessanti le figure di Furong, che compie un interessante percorso di crescita ed evoluzione interiore e della venerabile Jin , un mostro ambivalente dai tratti femminili con un potere immenso e molto scenografico che si innamora della protagonista (nel romanzo cui il drama si ispira).
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ennesimo palace harem, ma fantasy!
La particolarità del lavoro è nel presentare un contesto che è quello delle concubine-mogli legittime dei vari principi in modo totalmente opposto rispetto a quanto siamo abituati a vedere, qui infatti non c'è meschinità e competizione ma amicizia e solidarietà anche tra concubina e moglie legittima dello stesso principe.E' un elogio della femminilità e dell'intelligenza femminile.
Un drama carico di positività, umorismo, bella sismance, scene esilaranti e amicizie nel vero e proprio senso del termine con un cast quasi esclusivamente al femminile.
Trattasi di una commedia esagerata e farsesca, molto calcata in certi momenti ma tutto sommato mi ha dato dei momenti di respiro dalla visione di scene drammatiche negli ultimi lavori che ho seguito nonostante il ritmo per me non sia sempre buono,mi sono annoiata in alcuni momenti e in altri mi distraevo staccando spesso perché nonostante l'idea sia buona la resa non è stata troppo coinvolgente, forse perché il lavoro manca di serietà laddove ci sarebbe dovuta essere perdendo di intensità.
"New Life Begins" è più uno spaccato di vita che una storia d'amore, CHIARIAMO. La storia d'amore principale è strutturata male, ci sono i primi 8 episodi di avvicinamento e poi a parte qualche sporadica interazione tra i protagonisti questa si svilupperà 2 anni dopo (dall' ep. 32). Nonostante i protagonisti siano una coppia che si ama da molto tempo si comporteranno come amiconi per la maggior parte del lavoro e questo ha tolto molta intensità e interesse almeno personalmente che non sono riuscita a concentrarmi solo sulle dinamiche femminili, forse perché avevo appena visto flourished peony che parla di emancipazione femminile con un altra qualità e serietà, quindi per me era come gustare la stessa ricetta ma insipida.
La trama non propone nulla di nuova rispetto ai drama a tema storico cinese. Due principi combattono per l'attenzione del re e per il trono, il re è un padre inutile che cerca di bilanciare il potere di tutti i principi e il man lead è stato abbandonato e poco considerato dai genitori.
L'elemento di novità è appunto l'amicizia che riescono a stringere tutte le concubine e le mogli dei principi, ogni donna con una personalità e un tipo di legame matrimoniale diverso : l'indipendente, la dipendente, la donna pacata e introversa, la calcolatrice, la vivace e appassionata protagonista (con dipendenza da carboidrati complessi e zuccheri semplici), la viziata principessa adottiva che compirà un'evoluzione marcata, le 24 concubine del terzo principe insieme alla moglie legittima, femministe, libere, forti, intraprendenti e anticonformiste.
Il tema non è solo l'amicizia assoluta e il sostegno ma le iniziative che questo gruppo decide di portare avanti a favore delle donne e la loro intraprendenza imprenditoriale, non si contentano infatti di gestire le residenze bensì vogliono realizzarsi anche nel privato, affrontando le vessazioni e i pregiudizi beceri della loro epoca storica: verranno trattati temi attuali come il divorzio, la depressione post partum, la condivisione del marito con altre donne, la mancata accettazione da parte dei suoceri con atteggiamenti di esclusione e di evitamento.
La recitazione è piuttosto buona, soprattutto per la FL, e anche la donna che propone non è fastidiosa sebbene all'inizio l'abbia un po' avuta in antipatia per la sua ingenua quasi stupidità dopo si è riscattata ai miei occhi per un fare sicuro e ottime abilità comunicative. Il ML è stato un po' deludente, non so se è stato diretto male ma l'attore quando c'è da mostrare gioia o disperazione non spinge con l'espressività, ed interpreta un marito gentile, corretto e irreprensibile ma questo è quanto, non ha nulla di carismatico o affascinante, non ha quel quid che lo rende riconoscibile e indimenticabile.
Sceneggiatura buona e ottima scenografia e utilizzo del colore, sia nella caratterizzazione dei personaggi sia nelle riprese degli interni, belle alcune riprese degli esterni con le sagome che camminano in controluce e alcune inquadrature dei dettagli. Costumi , parrucche e carrozze molto buone.
Molto sereno, disteso e positivo il finale, non sbrigativo ma dispiegato negli ultimi due episodi.
La vita matrimoniale è molto ben illustrata anche nel loro viversi fisicamente.
Cosa non mi è piaciuto:
1) Come hanno raccontato il percorso di questa storia d'amore, non è ben distribuita nel racconto ma concentrata all'inizio e alla fine ,perdendosi al centro; alla fine lo spettatore, annoiato, non si immedesima più di tanto. C'è tempo per ogni cosa, se una coppia si lascia andare dopo due anni di matrimonio, quanto è credibile che la passione e il batticuore siano quelli del principio?!?
Il risultato? Una riunione tiepida e non credibile!
2) La recitazione è stata sempre sul lato umoristico, finendo per peccare di intensità e credibilità in alcune scene che meritavano qualcosa in più (fa eccezione la seconda moglie e il secondo marito, quest'ultimo più bravo del man lead secondo me) per provocare un trasporto emotivo nello spettatore, invece mi son ritrovata a seguire con divertito distacco e altalenante interesse le vicende proposte.
3) Fantasy che manca di totale attendibilità storica, l'utilizzo di alcuni oggetti di scena non è possibile essere del periodo.
4) Eccesso di temi trattati senza approfondirne nessuno anzi banalizzandone alcuni molto delicati come la depressione post partum.
Questo è un drama perfetto da guardare come pausa quando hai visto troppi lavori drammatici. Niente è troppo serio o angosciante, con molto umorismo. Non ci sono scene troppo impegnative da guardare o problemi che si trascinano a lungo. L' idea era molto buona, bisognava solo dare un po' di serietà in più in alcuni momenti e pretendere di più dalle interpretazioni dei protagonisti, infine montare la storia d'amore nella parte centrale.
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The Man From Nowhere
6 persone hanno trovato utile questa recensione
La vera forza non è nell'esplosione fragorosa, ma nel silenzio che la precede
Film difficile da guardare, scovato quasi per caso ma che mi ha tenuta incollata allo schermo dall’inizio alla fine. La pellicola è al tempo stesso un film d’azione brutale e un melodramma straziante, capace di farti stringere i pugni durante le scene di combattimento e di strapparti lacrime nel momento della quiete successiva alla tempesta.La trama è essenziale: Cha Tae Sik vive come un'ombra. Ex agente segreto tormentato da un passato doloroso, gestisce un banco dei pegni in un quartiere degradato di Seul. I vicini lo chiamano "il fantasma del banco dei pegni" e sussurrano voci inquietanti sul suo conto. L'unica persona che riesce a scalfire la sua corazza di indifferenza è la piccola So Mi, una bambina di dieci anni trascurata da una madre tossicodipendente che lavora come ballerina in un locale. Quando la madre di So Mi commette l'errore di rubare della droga a una potente organizzazione criminale, madre e figlia vengono rapite. Tae Sik, che ha ritrovato un barlume di ragione di vivere in quell'amicizia improbabile, si taglia i capelli, affila i coltelli e si trasforma in ciò che era: un'arma letale determinata a scatenare l'inferno. Dietro il semplice rapimento si cela però qualcosa di molto più oscuro: un traffico di organi che tratta i bambini come merce, destinati a essere smembrati quando diventano "troppo grandi" per essere utili ad altri scopi.
Una storia – quella dell’uomo solitario dal passato oscuro che salva una bambina indifesa – che sa di visto e rivisto, anche in molti film occidentali. Ad essere però nuovo è l’approccio, la sensibilità nascosta nei dettagli, la capacità di rendere intimo anche lo spettacolo più travolgente. A titolo di esempio, una scena apparentemente banale ma di grande significato è quando So Mi applica un cerotto sul taglio alla fronte di uno dei rapitori: un sicario che uccide senza rimorso ma che in quel momento accetta quel gesto di tenerezza infantile con un silenzio che dice più di mille parole. In quel momento la belva acquista una dimensione umana e il suo gesto finale sembrerà di conseguenza meno forzato.
Passando al cast, Won Bin offre una prova magistrale. Il suo Tae Sik parla pochissimo: le parole escono da lui più difficilmente dei soldi da un bancomat in rosso. Ma i suoi occhi, il suo corpo, i silenzi parlano per lui. C'è una scena in cui guarda dentro il bagagliaio di un'auto; il film non mostra subito cosa vede, ma il suo sguardo disperato è sufficiente a far capire tutto. Altra prova degna di lode è quella della giovanissima Kim Sae Ron, una delle migliori interpretazioni infantili mai viste.
Anche sul fronte tecnico si è volato alto: l'azione è una coreografia di violenza geometrica. La scena del combattimento nel corridoio buio è da manuale: movimenti rapidissimi, montaggio chirurgico, coltelli che diventano prolungamenti del corpo. Ancora più sorprendente è il piano-sequenza in cui il protagonista corre lungo un corridoio e si lancia attraverso una vetrata, con la telecamera che sembra cadere insieme a lui nella strada sottostante. Ma la vera forza del film risiede nella sua capacità di rendere ogni lotta emotivamente significativa. Non si combatte per la giustizia astratta: Tae Sik combatte perchè ha perso tutto ciò che amava e l'unica cosa che gli resta è salvare quella bambina che gli ha ridato un cuore. O forse, più semplicemente, combatte per espiare: il suo passato di agente lo ha reso complice di orrori, e salvare So Mi è l'unica redenzione possibile.
Le scene, così come le tematiche affrontate, sono indubbiamente molto forti, violente e disturbanti: ci sono cadaveri smembrati e ricuciti, scene di violenza su donne e bambini, tossicodipendenti che si autosomministrano eroina, lavoro minorile, traffico di organi, regolamenti di conti tra pallottole e lame affilate imbrattate di sangue. Non è per tutti, sicuramente non per chi è delicato di stomaco. Eppure, non sono le scene visivamente più efferate ad avere l’impatto maggiore: in questo film anche il non visto sa diventare agghiacciante. C’è una scena in particolare, con i bambini radunati attorno al tavolo, dove la vecchia signora prende per mano una bambina per “riportarla a casa”. L’ultima immagine sarà quella delle sue piccole unghie colorate con faccine e colori diversi, per le quali ringrazia la piccola So Mi. Non la rivedremo più, non verrà mostrato il momento cruento della sua fine, ma la ritroveremo più avanti, ancora solo un’inquadratura di quelle unghie colorate, stavolta appartenenti un corpo in un cassetto estratto dalla cella frigorifera dell’obitorio. E’ un pugno allo stomaco, anche se di fatto non si è visto praticamente nulla.
In conclusione, un vero e proprio gioiello. Sia per chi ama l'azione ben coreografata, sia per chi è alla ricerca di una storia intensa, cruda e malinconica. Non è originale nelle premesse, ma è straordinario nell'esecuzione. Non è per i deboli di cuore, ma è capace di lasciare il segno in un modo che pochi action movie occidentali sanno fare. È un film che dimostra come la vera forza non sia mai nell'esplosione fragorosa, ma nel silenzio che la precede.
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LA MIGLIORE SCELTA per chi è disposto a guardare davvero
👉👉👉👉👉👉👉👉 Il mio voto reale è 7,7 !É stata davvero la migliore scelta di sempre decidere di vedere questo drama familiare nonostante le inique valutazioni, peraltro inattendibili (come sempre). Ah, i drama asiatici!
Sì, perché questo lavoro osa – attenzione, osa davvero – mettere al centro la trama, la crescita dei personaggi, le dinamiche familiari, persino la fotografia! Ma che importa, in fondo? Se dopo l’episodio X lui non l’ha ancora baciata con tanto di slow motion con zoom in emotivo e colonna sonora strappalacrime, allora niente, "manca la chimica", "noiosa", "troppo lenta". Voto: 1 stella. E giù recensioni indignate come se avessero pagato il biglietto per un concerto e avessero scoperto che il cantante ha osato cantare.
E non parliamo dell'assenza di scene hot. Che delusione, eh? Ore e ore di costruzione narrativa, tensione emotiva, simbolismi sottili... tutto vanificato dall’orrenda realtà: nessuno si è spogliato. Incredibile! Ma che cos’è questo? Una serie pensata per raccontare qualcosa? Che scempio!
E così, in questo clima da "Romcom delusion", ogni volta che un drama osa proporre contenuti che vanno oltre il cliché della coppietta e del triangolo amoroso da manuale, ecco che partono le crociate digitali. "Non l’ho capito", "Mi sono annoiata", "Tutti brutti". Un tripudio di analisi critiche degne di una chat di ragazzini sognanti, castrati nelle aspettative.
Forse, solo forse, non tutti i drama esistono per offrire la dose settimanale di ormoni confezionati. Forse alcuni provano a raccontare qualcosa che va oltre. Ma eh, che ne sanno alcune spettatrici? Loro vogliono il bacio. Vogliono il letto (che poi manco quello vi danno nei paesi dove esiste ancora la censura). Vogliono l’illusione lo stesso! E guai a chi osa presentare loro un prodotto che non si piega a questa logica.
Ma dài, alla fine è colpa della regia. O degli attori. O di chiunque tranne l’occhio di chi guarda.
Questo drama propone le dinamiche famigliari di una famiglia di Shangai appartenente alla medio bassa borghesia, alle prese con le difficoltà economiche e le aspirazioni castrate nei riguardi dei figli, illustrando il divario generazionale tra i valori di eredità confuciana che cozzano con quelli originati dalla modernità, rappresentando un po' la Cina dei giorni nostri.
il conflitto tra i valori tradizionali e quelli moderni, soprattutto nel rapporto tra genitori e figli, è una vera rappresentazione della Cina contemporanea, in continua tensione tra tradizione e modernità. Al centro dell'opera il rapporto madre-figli, questa madre goffa, poco sveglia, ingombrante, chiassosa che risulta fastidiosa ma ama i suoi figli, sopra ogni cosa, difendendoli quando verranno diffamati e disposta a farsi da parte e a farsi calpestare per non rovinare il sogno d'amore della figlia.
É una donna complessa nella sua apparente semplicità, va compresa esattamente come il lavoro, apparentemente semplice nella resa e nel "confezionamento" ma pregno di significati e messaggi da afferrare in silenzio.
Questo senso di colpa e di insoddisfazione per una vita che ognuno di noi ambisce sempre ad essere migliore di quella effettiva e la frustrazione, di ogni genitore, di non dare ai propri figli quello che non si è ottenuto per se stessi. E i figli lo comprendono, con rassegnata tenerezza, i figli meravigliosi di questa donna, fratelli maturi, resilienti, tenaci mutualmente supportivi, sempre disposti a incontrarsi per parlare quando sorge un problema, che si accompagnano anche a distanza con lo sguardo nelle loro passeggiate solitarie mentre una Shangai sontuosa, moderna e opulenta li osserva da lontano, in silenzio. É questa la vera "storia d'amore " che Best choice of ever offre. Una storia d'amore avrebbe tolto forza al messaggio e avrebbe decentrato l'intera opera, ma alla "mediowoman inappagata" di turno non è andata a genio, perché voleva vedere Xu Kai all'azione , immaginandosi nei panni della protagonista (che spreco!).
Questo drama è anche un business drama od office drama se vogliamo, che ha per tema le strutture ricettive (alberghi e appartamenti di lusso) , e proporrà spesso conflitti e dissonanze tra gli aspetti famigliari e legati alla realizzazione professionale, affrontando il tanto amato tema del matrimonio (visto ancora, come da tradizione, unico vero scopo per la vita di una donna, "una donna può fiorire solo in cucina o in giardino").
La regia di Best Choice, tra delicatezza e rigore, è un esempio perfetto di come si possa ottenere potenza emotiva attraverso la sottrazione, poiché come affermo sovente "less is more". Il regista, con una mano ferma e uno sguardo profondamente empatico ,rinuncia agli eccessi melodrammatici tipici del genere per costruire un racconto intimista, dove ogni inquadratura è una finestra aperta su un momento reale della vita.
Il ritmo è volutamente lento, ma non statico: è contemplativo. Le scene sono costruite con attenzione ai gesti minimi, alle espressioni trattenute, agli spazi vuoti tra le parole. Il silenzio ha un ruolo attivo nella narrazione, e il regista lo sfrutta con maestria per comunicare tensione, rimpianto o affetto, senza mai forzare la mano.
Anche le scelte registiche più semplici, come una lunga inquadratura fissa su una tavola da pranzo silenziosa o una sequenza girata in controluce al tramonto , diventano strumenti narrativi, più che decorativi.
La sceneggiatura è il vero cuore pulsante della serie. Sottile, credibile, autentica e profondamente esistenziale non si affida a colpi di scena eclatanti né a rivelazioni sconvolgenti: punta tutto sulla credibilità e sulla stratificazione psicologica dei personaggi. Le dinamiche familiari sono complesse e verosimili, trattate con una maturità rara nel panorama televisivo odierno.
Ogni dialogo sembra uscito da una conversazione vera ma è cesellato con attenzione quasi letteraria. I conflitti sono realistici: non esplodono in urla e pianti isterici ma si insinuano lentamente tra le pieghe della quotidianità. Le scelte dei personaggi non sono mai scontate o dettate dal bisogno di “far andare avanti la trama”, ma coerenti con le loro paure, desideri, limiti.
La narrazione affronta il tema della tradizione e del senso del dovere, ma senza cadere nella retorica. C'è un rispetto implicito per il passato ma anche un’esplorazione lucida del suo peso sulle scelte individuali.
La 💞 ROMANCE è sobria, emotiva, anti-spettacolare (nel modo giusto), priva di spettacolarismi, al servizio della sceneggiatura (e non viceversa come nei rom com che amate tanto). Chi cerca il classico slow burn condito da baci frequenti e dichiarazioni strappacuore... resterà deluso, ma se apprezzate lo sviluppo di un sentimento basato su gesti piccoli, sguardi rubati e conflitti interiori troverete in Best Choice una delle rappresentazioni romantiche più raffinate e delicate degli ultimi anni.
Il romance qui è una trama secondaria ma essenziale. Non invade la narrazione, la accompagna. La chimica sussurra, non urla. I personaggi si avvicinano non perché “devono” stare insieme o si sono incontrati da piccoli, segno inconfutabile del destino, ma perché condividono valori, silenzi, ferite. Non c’è fanservice né edulcorazione. Solo due adulti alle prese con i propri limiti, che imparano, molto lentamente, con realismo a riconoscere l’amore non come salvezza, ma come scelta consapevole e concepiscono la relazione come risorsa.
La fotografia illustra la quotidianità con delicatezza sfociando in poesia visiva in alcune riprese. I toni caldi e neutri dominano l’intera serie, contribuendo a un’estetica coerente che richiama l’intimità domestica e la memoria. Ogni ambiente, dalla cucina modesta ma vissuta, al cortile interno della casa di famiglia, ai vicoli, è curato nei minimi dettagli per trasmettere un senso di “vissuto”, mai artificiale.
Le inquadrature tendono a valorizzare gli spazi stretti, le luci naturali, i contrasti morbidi. C’è una chiara intenzione simbolica in molte scelte visive: ad esempio, i corridoi lunghi e le porte socchiuse diventano metafore del non detto, dei rapporti sospesi, dei passaggi generazionali.
I costumi e le ambientazioni sono sobri, realistici, privi di orpelli: anche qui, tutto punta a raccontare la verità delle cose, senza il filtro glamour di molte produzioni contemporane.
Shanghai non è solo uno sfondo, ma una presenza viva, quasi un personaggio silenzioso, che interagisce con i protagonisti, li sfida, li accoglie, li giudica.
É un vero e proprio personaggio che trasmette innumerevoli messaggi, innanzitutto, il doppio volto della modernità, da un lato c’è la città verticale, frenetica, iper-moderna: skyline scintillanti, uffici asettici, ritmi serrati. È il volto della Cina che corre, che cambia, che pretende. È lo spazio dei figli, dei giovani adulti che devono affermarsi, fare scelte, spesso rinnegare o riformulare le radici familiari.
Dall’altro lato del fiume, tra vicoli, mercati e palazzi bassi, c’è ancora la Shanghai umana, lenta, intrisa di memoria. È la città delle madri, dei padri, dei nonni. Una città che sembra voler ricordare ai protagonisti chi sono e da dove vengono. I due fratelli spesso guardano la città nella sua modernità, al di là del fiume-barriera, come metafora visiva di un accesso negato, a cui aspirano ma di cui non sono ancora pronti a fare parte, perché non hanno ancora risolto i loro conflitti interiori, in perfetto stile Buridano.
Questa tensione tra passato e presente si riflette costantemente nelle scelte visive della regia: ogni passaggio di scena dai grattacieli alla casa di famiglia non è solo uno spostamento fisico ma un vero cambio di linguaggio emotivo e valoriale.
Attraverso inquadrature simboliche, Shanghai è spesso ripresa dal basso verso l’alto (quando il personaggio si sente schiacciato dal futuro) o in piani larghi, vuoti, quando si esplora il tema della solitudine urbana.
Contrasti sonori: il rumore costante del traffico è spesso accostato al silenzio ovattato della casa dei genitori, come se due città convivessero, ma parlassero lingue diverse.
Abbondante uso di metafore visive: la città viene anche narrata attraverso oggetti : la metropolitana (ritmo), il ponte (passaggio generazionale), il cibo di strada (identità), i grattacieli riflettenti (alienazione).
Ecco perché, alla fine, Shanghai non fa da cornice ma da specchio. E un giudice ma al tempo stesso una madre surrogata.
Non la si può amare o odiare del tutto, proprio come un personaggio ben scritto.
Cosa non ho apprezzato?
Nonostante sia un prodotto curato e di spessore, non lo definirei un capolavoro, alcuni aspetti inoltre non mi hanno convinta:
- Xu kai, in questo lavoro mi è sembrato, forse volutamente, sottotono, avrebbe dovuto manifestare meglio e più marcatamente quelli che erano i suoi stati emotivi, inoltre non c'è un passaggio graduale dall'indifferenza diffidente nei riguardi della FL al sentimento che nutre per lei. Dopo la concretizzazione del legame il loro rapporto diventa un po' uno sfondo non troppo ben reso, è come se fossero una coppia sposata da 10 anni e lui viene fagocitato da questa famiglia, comprendo benissimo che si sia sentito accolto e il focus non sia la storia d'amore ma non ha avuto senso svilupparla e poi lasciarla senza un'adeguata chiusura come accade per tutte le altre sottotrame.
-Finale fiacchissimo, caldo, emotivo, con la famiglia riunita ma di 3 minuti cronometrati e molto sottotono.
- Questo lavoro avrebbe potuto chiudersi prima, diciamo al 34°, c'è uno sviluppo inutilmente drammatico, troppo trascinato con una chiusura affrettata e molto approssimativa di un problema di salute molto serio e gravissimo; finisce come una barzelletta 10 minuti prima del finale dopo essersela trascinata per tipo 3 ore. Bellissimi i dialoghi, la fotografia, stupendo il discorso sui sogni e le aspirazioni dei figli, sulla vita che non si esaurisce nell'essere soltanto genitori ma che deve avere uno scopo di per sé ma è stato tutto troppo lento e trascinato.
-Le interpretazioni non sono state tutte buone, tanto che, tutto quello che riguarda la famiglia Xin, mi sembra sganciato dal lavoro, come qualità complessiva, sembra quasi uno spaccato di un altro drama perché sono traballanti nella interpretazione e cambia ritmo e stile. Escludo da questo discorso l'attore che interpreta Xin Liang, il fidanzato della protagonista. In certe scene mi è arrivato più di Xu Kai.
-Yang Zi, molto brava come sempre ma qui personalmente non ha brillato come al solito, nonostante rispetto a molte colleghe rimanga sempre una spanna sopra, io davvero mi dimentico che reciti. Tuttavia trovo che dia poca caratterizzazione ai personaggi, ci sono sfumature diverse tra tutte le parti femminili che ho visto di lei ma non vedo grosse differenze sostanziali. A malincuore è un limite.
In conclusione Best Choice ever non è una serie per tutti. Non fa sconti, non cerca l’applauso facile né la commozione istantanea. È una narrazione pensata per chi sa apprezzare le sfumature, le omissioni, i conflitti morali che non si risolvono con un abbraccio finale ma con confronti onesti che possono ferire. È un prodotto maturo, raffinato, lontano anni luce dalle logiche commerciali del “piace o non piace”.
Una “migliore scelta”, sì. Ma solo per chi è disposto a guardare davvero OLTRE! Consiglio la visione fino al 28 o al massimo 34° episodio.
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Bella idea non sviluppata nel suo potenziale...
La mia recensione (UNICA IN ITALIANO) evidenzia un punto di vista sicuramente meno entusiasta rispetto alla media ma più obiettivo e veritiero, sottolineando che questo medical drama ha un bellissimo topic e sicuramente le migliori intenzioni nel dare spazio alla malattia mentale, superando lo stigma che una società ipocrita come quella coreana impone a chi soffre un disturbo psichiatrico. Tuttavia, lo stile episodico risulta dispersivo, irrealistico e poco coinvolgente. La narrazione si concentra più sull’esposizione che sull’evoluzione dei personaggi, portando a una perdita di profondità emotiva e a una risoluzione troppo rapida di malattie serissime e non mostrando, spesso, la sofferenza che ci sta dietro. In particolare, l’arco narrativo della protagonista femminile viene trascurato nella seconda metà della serie, arrivando ad una conclusione poco soddisfacente e priva di impatto.C'è una storia d'amore inusuale che non c'entrava nulla.
I metodi di cura del ML non li ho capiti, posso essere d'accordo sulla terapia occupazionale e sui metodi della compassione ma parla di psicoanalisi e non vediamo una sola seduta col metodo psicoanalitico, buone capacità diagnostiche ma poi il trattamento era molto comportamentale. Questo solo per citare un esempio di discrepanza, come tante ne vediamo.
Hanno voluto parlare di un argomento delicato senza portarlo fino in fondo e senza svilupparne la cura con serietà.
CONTRO
**Personaggi principali: Ben interpretati ma poco approfonditi**
Han Woo Joo, interpretata da Jung So Min, viene lodata per la sua performance intensa e credibile, concordo sulla sua bravura, specialmente nelle crisi di rabbia. Anche il personaggio del Dr. Lee Shi Joon, interpretato da Shin Ha Kyun, è carismatico ma alcune sue dinamiche (come il trauma con l’ex paziente) vengono sviluppate un po' troppo approssimativamente. Ho apprezzato il casting del ML, son contenta di vedere un attore e non un belloccio e mi dispiace che qualche ignorante nelle recensioni su viki lo abbia penalizzato per l'età. A certe persone andrebbe tolto pc e connessione internet.
**Personaggi di supporto: Troppi e poco rilevanti**
Il cast di supporto risulta numeroso e poco sviluppato, con scene che finiscono per essere riempitive e non aggiungono valore alla trama principale. Non ho davvero gradito il rapporto tra i tre colleghi psichiatri, specialmente la dottoressa andrebbe radiata. Si doveva parlare della malattia mentale ma hanno avuto la meglio le dinamiche da bar e gli intrallazzi tra loro e a farne le spese è stata l'ex paziente del ML. Questa parte abbassa la mia valutazione di molto.
**Romance: Sano ma sbilanciato**
Il rapporto tra i protagonisti è descritto come sano, ma inizialmente segnato da uno squilibrio di potere, data la asimmetria del rapporto terapeutico medico-paziente. Sebbene la protagonista riesca in parte a riequilibrare la relazione, la sua crescita personale e la realizzazione personale restano poco approfonditi, lasciando un senso di incompletezza. Non era davvero necessario inserire un rapporto d'amore confuso ai fini della progressione della storia, nonché antideontologico, tra i protagonisti. Non solo, poi non si è riusciti a mostrarlo, a portarlo fino in fondo. Non proseguo per non spoilerare.
Aspetti tecnici:
Fix you ha avuto ambientazioni realistiche e sobrie, in linea con il tono medical e umano della serie. I colori sono neutri, con dettagli caldi che trasmettono accoglienza e sicurezza, riflettendo l’approccio empatico dei medici verso i pazienti. La scelta di non rendere l’ambiente freddo o asettico è funzionale a creare un’atmosfera di fiducia.
Le riprese in esterna mostrano una Seoul quotidiana, senza eccessivi virtuosismi, per mantenere il focus sulle emozioni dei personaggi.
La scenografia è funzionale, mai invadente, e contribuisce a creare un senso di realtà e intimità. L’uso della luce naturale e dei colori caldi aiuta a stemperare i temi delicati trattati dal drama.
OST
La colonna sonora accompagna le scene con discrezione, sottolineando i momenti emotivi senza mai risultare invadente. I brani strumentali sono spesso soft, con pianoforte e archi, e servono a enfatizzare la delicatezza dei temi trattati (traumi, guarigione, relazioni).
La soundtrack è ben equilibrata, mai eccessiva, e sostiene il racconto. La scelta di non strafare con effetti sonori o melodie troppo marcate è coerente con il tono "realistico" della serie.
Le canzoni sono per lo più ballad o mid-tempo, con testi che parlano di speranza, guarigione, comprensione e sostegno reciproco.
Dal punto di vista tecnico, Soul Mechanic si distingue per una scenografia curata ma misurata, una colonna sonora raffinata e un’OST che valorizza i momenti emotivi senza mai sovrastare la narrazione. Tutti questi elementi lavorano insieme per creare un’atmosfera accogliente e autentica, che accompagna lo spettatore nel viaggio di guarigione dei protagonisti.
**Considerazioni finali**
Consiglio la serie ma ti consiglio anche di non prenderla troppo sul serio o pensare che le malattie mentali vengono curate con i metodi che vedi (e per fortuna perché alcuni sono persino iatrogeni) . Interessante la rappresentazione e l'evoluzione del rapporto padre-figlio. Finale poco positivo ma troppo edulcorato e più da villaggio vacanze che da comunità terapeutica assistita.
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The Rebel Princess
6 persone hanno trovato utile questa recensione
Maratona imperiale confuciana di intrigo NO STOP!
Cinematografia:10/ 10; Sceneggiatura: 7/10;Questa è una di quelle magnifiche produzioni ad alto budget (finalmente) che inizia in modo così plateale che dentro di me ho urlato al "capolavoro" . 68 episodi dopo mi dispiace dire che, nonostante qualche arco narrativo, momenti eccellenti e scene iconiche, questo drama è ben lontano dalle sue straordinarie promesse iniziali.
Sinossi: Wang Xuan o A'wu, il personaggio del titolo, è l'unica figlia del Primo Ministro Wang Lin, cognato dell’Imperatore e a capo del Langya Wang, la cui formidabile influenza politica si è estesa a diverse dinastie a partire dai Jin Orientali. Il loro potere è assicurato da un patto con la famiglia imperiale Ma, in base al quale, finora per dodici generazioni consecutive, l'erede del clan Wang viene scelta come imperatrice. La regola n°1 della dottrina del clan Wang è "la Madre del mondo" , inteso come difenditrice dell'ordine del Mondo, e quindi della famiglia regnante Ma. Wang Xuan, pertanto, reca con sé il potere e l'influenza del clan Wang.
Il dramma semplifica tutto questo, limitandosi a parlare di uomini innamorati della sua incantevole e incomparabile bellezza (neanche più tanto fresca, ahimé). Questa è solo la ciliegina sulla torta e non l'unico aspetto del suo fascino per uomini ambiziosi che altrimenti non potrebbero legittimamente rivendicare il trono. Sono innamorati di lei sia il Primo che il Terzo Principe, entrambi deboli e sciocchi, in particolar modo Zitan, un personaggio il cui unico scopo esistenziale è solo quello di amare A'wu. In questo contesto, l'aspettativa di A'wu di un matrimonio amoroso è irrealistica e non possibile per nessuno dei membri dell'élite nobile; i matrimoni sono alleanze politiche in cui il meglio che si possa sperare è un po' di affetto che potrebbe o meno essere amore.
Il primo e più significativo atto di ribellione di A'wu sarebbe stato contro il suo destino di imperatrice e, così facendo, si ribella a suo padre e, per estensione, al suo clan ma nessuno se ne cura, ognuno dei personaggi prosegue con il proprio piano. L’unica che si ribella per lei è la madre, sua sostenitrice. I piani per stabilizzare la propria posizione a corte sconvolgono la famiglia imperiale Ma e i clan Wang e Xie, innescando un'intensa lotta di potere tra questi ultimi due.
I Ma sono rappresentati come una combinazione di stupidità, inadeguatezza e indegnità, l’Imperatrice ha un aspetto grossolano non a caso. Detto questo, ho assistito alla crescita del personaggio principale e ho potuto comprendere e in gran parte empatizzare con le sue decisioni fino all'episodio 40 circa.
Purtroppo, il drama da lì in poi, si appiattisce e la trama viene sopraffatta da cattivi monodimensionali e stereotipati con motivazioni ripetitive e noiose, alcune persino non plausibili.
Uno dei personaggi più interessanti è quello Wang Lin di Yu He Wei. È l'unico personaggio un po' complesso, intelligente ma non infallibile, sfacciatamente ambizioso, cinico e impenitente. Ho apprezzato il modo in cui analizza le situazioni con gioia e perspicacia e rimuove gli strati di rettitudine e ipocrisia che lo circondano.
Ci sono state molte occasioni in cui ho potuto immedesimarmi e persino sostenere la sua causa.
Wang Xuan gli somiglia per la sua arroganza e senso di superiorità ma non per acume e abilità strategiche, infatti si trova spesso a gestire le decisioni fuori da ogni logica che gli altri prendono per brama di potere.
Zhang Ziyi imbianca il personaggio di Wang Xuan e non osa abbracciarne il lato oscuro (risultando uno dei personaggi esteticamente migliori ma caratterialmente noiosi di 120 drama finora seguiti). Il suo personaggio nel corso del drama regredisce e prende decisioni molto discutibili che non posso né condividere né giustificare.
La relazione tra Xiao Qi e Wang Xuan è in certe scene l'aspetto migliore di questo drama. È così bello vedere un attore che si adatta alla parte di un generale imbattuto e segnato dalle battaglie, piuttosto che un attore idol emaciato con la pelle liscia come quella di un bambino, inoltre ha un’aura e un carisma unico nel suo genere, con una presenza scenica impressionante, superando di gran lunga tutti gli attori cinesi finora visti nei drama. Ha, inoltre, una buona alchimia con Zhang Ziyi che mi ha spinto a rivedere più volte qualche scena in cui la loro storia d'amore si sviluppa e progredisce, le loro interazioni naturali e intime riescono a evitare i cliché tipici delle relazioni drammatiche, certe scene hanno un calore e un’intimità domestica che raramente si apprezza negli storici cinesi. Entrambi gli attori comunicano emozioni con poche parole e piccoli, sfumati cambiamenti di espressione. La loro relazione non è perfetta, tutt'altro, e in questo aspetto è tristemente realistica. Hanno la loro dose di sfide e conflitti e nel tentativo di proteggersi si omettono troppe cose, lei agisce in modo troppo incauto a volte.
Uno degli aspetti personalmente indigesti della loro relazione è la quantità copiosa di reticenze, mezze verità e segreti taciuti che dall'episodio 15 prosegue fino al 66° episodio, mostrando poca o nessuna evoluzione nel loro rapporto.
Lei non rivela spesso ciò che sa delle trame di corte, nel tentativo di proteggerlo o perché crede che sia un peso che deve portare da sola.
Lui omette dettagli cruciali della sue vita, delle sue finanze, le sue strategie militari e politiche, convinto che sia l’unico modo per tenerla al sicuro.
Entrambi si amano, ma questa protezione reciproca attraverso il silenzio finisce col creare fraintendimenti e sospetti.
Il risultato è che, fino alla fine, si comportano come due persone che combattono insieme ma non si aprono mai del tutto. Quindi non ho visto né una romance spiccata né un'alleanza politica, più lei che lui faranno gli interessi della propria famiglia.
È stato deludente non avere visto come affrontano la loro più grande sfida relazionale, quando Wang Xuan è divisa tra la protezione del suo primo amore e la stabilità del regno e la lecita ricerca di giustizia del marito.
Ciò che è stato estremamente fastidioso è che Zitan avrebbe potuto essere meglio scritto per essere un personaggio molto più interessante, complesso, meglio caratterizzato e interpretato, invece di uno che è stato francamente una completa perdita di tempo sullo schermo. Uno dei personaggi più inutili e scioccamente deboli della serie.
Aspetti tecnici: sul piano registico ho visto un approccio tradizionale, seguendo i canoni del drama storico cinese di alto budget, con poche sperimentazioni, riprese fisse o movimenti lenti (sicuramente con steady cam) per composizioni simmetriche, attenzione ai costumi e agli spazi più che a scelte visive sperimentali.
Pacing visivo: Alternanza tra campi lunghi, per mostrare scenografie e ambienti monumentali, e primi piani statici per i dialoghi politici; il risultato è elegante, ma anche un po’ “piatto” e prevedibile.
Uso dello spazio scenico: le scene di palazzo e di corte sono ben coreografate per trasmettere ordine e gerarchia, ma in quelle più intime la regia si limita spesso a un ping-pong di inquadrature (shot–reverse shot), senza particolari guizzi.
La direzione attoriale sembra meno incisiva con il cast secondario; alcuni interpreti recitano sopra le righe, altri sotto tono, segno che la regia non ha uniformato i registri recitativi.
Scene d’azione: riprese chiare e ordinate ma senza la tensione coreografica di produzioni come Nirvana in Fire, i combattimenti sono funzionali alla storia e più scenografici che realmente memorabili.
Costumi meravigliosi ma del tutto sganciati dal contesto storico e geografico, troppo voluminosi inoltre, a mio umile parere.
La longevità eccessiva del drama, senza plausibili stravolgimenti o storie davvero nuove da raccontare, propone un intrigo dopo l’altro sempre dello stesso tipo e dello stesso genere, con un montaggio che esagera sul finale riproponendo scene flashback desaturate del passato, e taglia parti fondamentali del lavoro.
Alcuni archi mancano di conclusione o di scene fondamentali a discapito di altre del tutto inutili (es. la notte in cui la cugina Qin'er ordisce un piano per rimanere alla capitale, il coinvolgimento di Wangsu o nell'episodio 65-66 quando Xiao Qi si reca alla Corte per rendere giustizia del massacro di Lingya... ). Molti, troppi tagli su una serie di 48 ore che ha speso più di ogni altra serie per la cinematografia, francese tra l'altro, è una grandissima caduta di stile e crollo della qualità complessiva del lavoro.
I limiti di questo lavoro personalmente sono stati:
1) l'interpretazione di Wang Xuan da parte di Zhang Ziyi manca di complessità.
Diventa un soffocante esempio di virtù e perdono in perfetto stile confuciano. Madre della sua patria e inspiegabilmente strenua difenditrice del diritto assoluto di governare della (inutile) famiglia imperiale. Ha un'espressione perennemente distaccata e altezzosa che mi ha permesso poche volte di empatizzare con la sua situazione e ho odiato molte sue decisioni nel finale.
Sebbene abbia il diritto di perdonare i suoi nemici per i torti che le hanno commesso personalmente, non è assolutamente suo compito amministrare la giustizia a suo piacimento.
Prende con nonchalance decisioni di grande peso e conseguenza, senza alcuna apparenza di conflitto interiore, ideologia dominante o senso di giustizia. Se questo la rende una ribelle, è una ribelle priva di fondamento.
Mi piace Zhang Ziyi ma questo non è un ruolo in cui ha brillato se non ci limitiamo all’estetica dove è assolutamente “gorgeous”..
Ho avuto anche io dei problemi con la sua interpretazione della quindicenne A'wu, nonostante sembra aver congelato il tempo, ricordo bene com’era a 20 anni (Memorie di una Geisha, la Foresta dei Pugnali Volanti) , e vederla produrre smorfie o correre agitando le mani per fare la quindicenne… personalmente mi ha ricordato una donna con problemi psichiatrici.
In Cina non sanno fare un casting degno! Neanche quando hanno il budget!
2)Sebbene il finale sia accettabile, è deludente per troppi aspetti importanti. Dato che il cambio di regime non è un modo praticabile per concludere questo tipo di dramma, non avrebbe dovuto essere scritto per renderlo così convincente. Zidan non avrebbe dovuto essere scritto per essere un tale jidan (in cinese: 鸡蛋), ossia uno zero, o letteralmente un uovo, qualcuno che non è ancora uscito dal guscio.
È ovvio che molte parti importanti degli episodi finali sono state tagliate, il che è davvero sciatto da fare quando avrebbero potuto tagliare sostanzialmente l'arco narrativo insipido di Wang Qian/Helan Zhen o accorciare molte scene di letto di Zilu e l’amante Huan, o ridurre l'innumerevole numero degli inutili flashback che sono davvero noiosi e rallentano il ritmo già blando del lavoro .
Di conseguenza, non c'è giustizia per il massacro dell'esercito di Ningshuo e non riusciamo nemmeno a vedere come questo atroce esito sia stato negoziato tra Xiao Qi e Wang Xuan (se è stato davvero negoziato o semplicemente montato per creare un dubbio nello spettatore) . Entrambi i personaggi mi deludono profondamente in questo. Quindi, alla fine, non sembra che nulla di sostanziale sia cambiato o che il regno sia in una posizione migliore o nelle mani di governanti più competenti.
Il finale dove tutti vengono perdonati è una scelta che richiama il concetto confuciano di ordine e armonia nell’impero. La vendetta personale rischierebbe di perpetuare il ciclo di odio e guerra. Il perdono, invece, sancisce una sorta di “nuovo inizio” per la corte e per il regno. Tutto bello ma reso male, e dopo 68 episodi priva lo spettatore di una giusta chiusura.
3) La sceneggiatura è Il tallone di Achille di questo lavoro insieme ad alcune interpretazioni dei ruoli di supporto, quali Zitan, l’imperatrice e la bambina che interpreta A’wu da bimba ( che leggeva le battute), alcuni villain, hanno abbassato notevolmente la qualità che la seria doveva avere.
Molti personaggi minori restano funzionali alla trama ma senza nessuno spessore interpretativo.
I Principi e nobili di corte sono spesso stereotipati, privi di carisma o di una vera profondità psicologica; risultano più “ruoli” che persone.
L'Imperatrice vedova è tratteggiata in maniera volutamente grossolana ma con una recitazione che in più punti scivola verso il teatrale, quasi caricaturale che spezza l’immersione (meglio sul finale).
L’espediente narrativo del rapimento è stato personalmente abusato (4 volte). Davvero non si poteva rimaneggiare la sceneggiatura per renderla più avvincente?
Una cosa è la lettura di un romanzo, a cui l'opera si ispira, una cosa è la visione di 48 ore di lavoro per vedere sempre la stessa minchia di scena (scusate)?!?
4) Mancanza di spessore emotivo e psicologico per tutti i personaggi, soprattutto i cattivi le cui motivazioni per le inique azioni non vengono esplorate lasciando allo spettatore un impressione di dilagante degrado morale che come una epidemia investe tutti, anche chi inizialmente era buon e innocente, senza davvero alcun motivo valido o coerente. Si salva solo il nostro eroe, XIAO QI.
Malcelata misoginia : Song Huaen è specualare a Su Jin'er, entrambi sono vivi grazie ai protagonisti e hanno vincoli di gratitudine immensa nei loro confronti, ciò nonostante sono anche profondamente avidi e con profondi complessi di inferiorità. eppure la donna agirà in modi totalmente meschini, abietti, truculenti rispetto all'uomo che sarà molto meno amorale nelle sue azioni, tutte concentrate sul finale.
The Rebel Princess è una serie da guardare con occhio equilibrato: offre splendide immagini, una cinematografia indimenticabile e una coppia protagonista che ogni tanto funziona, con poco spazio sullo schermo, insieme a un universo politico intrigante (se non hai mai visto un drama politico cinese).
Può essere esaltante come in effetti lo è stato per qualcuno che conosco ma richiede pazienza: qualche lentezza, personaggi poco credibili e una durata impegnativa mettono alla prova l’entusiasmo.
Per chi ama le storie molto lunghe di potere, sacrifici e intrigo politico, resta una proposta interessante… ma forse non all’altezza dei capolavori storici del genere.
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Love and Redemption
7 persone hanno trovato utile questa recensione
Amore & Malintesi....
Uno xianxia/wuxia che difetta per alcuni effetti speciali ma nel complesso è unico nel suo genere e davvero magistralmente reso grazie soprattutto alla performance recitativa di Cheg Yi. Finalmente un attore non monoespressivo ma che riesce a rendere espressivamente tutte le emozioni e le disperazioni che vive.Sì perché in questa storia Yu Sifeng, il ML, è davvero un martire d'amore, un giovane uomo puro, coraggioso, spesso disposto al sacrificio per il bene dell'umanità e irrimediabilmente innamorato, anche a proprio discapito. Un uomo che decide di rinunciare a tutto e sacrificare tutto.
Vi consiglio di guardare con attenzione i primi episodi perché alcune frasi spiegheranno e anticiperanno il finale.
La storia è avvincente, con delle soluzioni narrative e dei colpi di scena davvero geniali, e gli sceneggiatori sono stati davvero bravi a lasciare indizi ma mantenere il mistero fino alla fine del lavoro, negli ultimi cinque episodi verrà illustrata la storia alla cui base c'è un grosso malinteso che determina tutta la storia.
Non ci sono solo enormi malintesi tra i personaggi, il ML è un uomo perfetto e incorruttibile ma anche un pessimo comunicatore che decide di farsi carico di tutto senza coinvolgere nessuno e questo determinerà un grosso pasticcio nella parte centrale fino quasi alla fine del drama.Non è un drama perfetto ma rimane un po' sottovalutato rispetto ad altri xianxia che secondo me sono meno all'altezza per trama, interpretazione dei protagonisti e intensità.
Non c'è nulla di geniale o di nuovo davvero nel messaggio del drama, nel senso che l'amore come fattore teraputico, è qualcosa alla base di forse l'80% dei drama sia cinesi che coreani, eppure le modalità con cui hanno deciso di lanciare questo messaggio, mi riferisco all'idea di un personaggio "multidimensionale", complesso e sfaccettato, ai colpi di scena finali, agli ultimi combattimenti ed effetti speciali, hanno avuto un peso talmente rilevante da aver alzato la mia valutazione che inizialmente voleva essere 8 ma alla luce delle emozioni, delle idee genialmente spese, del messaggio e di quanto questo drama mi ha lasciato ho deciso di alzare perché vorrei premiare cast, regia e sceneggiatore per delle scelte inusuali, geniali che hanno reso questo lavoro diverso: più profondo, sentito e sperimentale, mai scontato e con un impatto scenico ed emotivo molto forte.
Quello che non ho gradito sono stati alcuni effetti scenici "economici" da due lire (sangue arancione in certe scene, uccelli peluche, catene di plastica, mani mozzate che erano quelle del manichino da abbigliamento, una scena pietosa...), tuttavia alcuni animali fatti al pc, quali draghi, volpi viola molto meglio rispetto ad eternal love.
I dialoghi spesso mancano di spessore e riflessività, quelli di ashes of love sono stati molto più profondi nonostante il team traduzione sia stato molto sbrigativo, approssimativo e superficiale , qui invece il team traduzione ha fatto un lavorone, la traduzione è puntuale, precisa, corretta, di senso compiuto per il 99,5% del lavoro (BRAVI).
Personaggi femminili fastidiosi, specialmente la sorella della protagonista e la belva spirituale del ML, salvo solo la volpe viola e la protagonista che ha fatto un percorso evolutivo e di crescita notevole nel corso dei 59 episodi.
L'attrice protagonista nonostante non sia generalmente il tipo estetico dei drama è riuscita a dare profondità e spessore al personaggio, sapendo calibrare l'espressività, il tono della voce, le espressioni e ha saputo interpretare il doppio ruolo in maniera esemplare. Nessuna penso sarebbe riuscita a dare quella grinta , quel tono, quella aura alla Dea della Guerra, una donna fortissima ma anche piena di rancore e risentimento per i torti subiti.
Il protagonista maschile è uno dei pesi maggiori della mia alta valutazione, CHENG YI è stato senz'altro il migliore attore per presenza scenica ed espressività, riesce a rendere qualsiasi tipo di emozione sul volto, e la sua voce è profonda ed eccezionale.
Alla coppia principale viene riservato moltissimo tempo nel corso di questo lavoro, contrariamente ad altri xianxia con valutazioni altissime ma che si vivono davvero pochissimo , in questo lavoro ogni episodio riserva più della metà del tempo alla nascita del rapporto tra i protagonisti. I due mi sono sembrati credibili e all'altezza, non mancheranno momenti di tenerezza ma anche di quasi passione sul finale del drama.
Il finale è davvero molto bello , scenografico e spensierato.
Carine anche le altre storie d'amore che vengono rappresentate che portano in scene dinamiche e tipologie di rapporti diversi: amore tossico, puro, romantico, non ricambiato. I personaggi tutti bravi e credibili.
Nel complesso tutti gli attori hanno fatto del loro meglio e a parte qualcuno, o la risata di Wu Tong, sono stati tutti abbastanza credibili e azzeccati nel ruolo che sono stati chiamati a interpretare.
Colonna sonora gradevole ma non indimenticabile (e qui davvero è stato un peccato).
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DA VEDERE ASSOLUTAMENTE
Una fantastica sorpresa!! Un thriller emozionante, avvincente, travolgente, sconvolgente, una meraviglia!!!Sono diversi i colpi di scena, la regia è superlativa e gli attori davvero fenomenali! L'ho guardato perchè ho un'insana passione per Wang Hedi, ma devo dire che sono rimasta affascinata dalla recitazione di tutti i personaggi principali e non solo, una bella sorpresa Pan Yue Ming, la cui recitazione è stata davvero toccante, profonda. Dylan mi è piaciuto molto e ancora di più mi è piaciuto che non abbiano puntato sulla sua bellezza, ma l'hanno reso "normale" pulito senza chili di trucco che lo rendono lucido e brillante , è riuscito a rendere benissimo il personaggio impacciato, ma tenace nel voler a tutti i costi risolvere il caso. Come già scritto in altre recensioni il dramma si svolge su tre piani temporali 1997, 2002 e 2015, è magistrale il modo in cui si passa da un periodo all'altro in modo quasi naturale un entrare e uscire continuo da un periodo all'altro: pazzesco.
Sono diversi i colpi di scena e le emozioni in questo drama , si ride, si riflette e ci si commuove tantissimo!
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Il mio nome è Loh Kiwan
7 persone hanno trovato utile questa recensione
Questa recensione può contenere spoiler
Un film di alto livello, per significato, trama, sceneggiatura e recitazione
Che dire, un piccolo gioiello. Aspettavo da tantol'uscita di questo film, sia per la presenza di uno dei miei attori preferiti - Song Joong ki - sia per la trama che vedeva il protagonista in fuga dalla Corea del Nord. Lo spaccato della vita di Loh Kiwan in Corea del Nord si inserisce come flashback poco dopo il suo arrivo a Bruxelles. Ciò che lo muove è esclusivamente l'istinto di sopravvivenza e la determinazione a farlo al meglio delle sue possibilità (passaggio fondamentale, perchè disposto a rinunciare ai propri valori solo quando ha esaurito tutte le alternative possibili). Loh Kiwan si lascia la Corea del Nord alle spalle, la fuga riuscita ha il sapore della salvezza, ma la realtà si dimostra subito ben diversa: l'accoglienza è solo di nome, la burocrazia contorta è insensibile quanto il trattamento riservato ai nuovi arrivati. Lo osserviamo quindi annaspare mentre la sua situazione volge sempre più in miseria, e paradossalmente il ricordo del giorno del suo compleanno, mentre gustava un piatto in compagnia della madre, benché prigioniero del proprio Paese, sembra preferibile allo stato di totale abbandono e degrado in cui versa ora che si trova in uno Stato dove per assurdo ha sede la Corte europea dei diritti dell'uomo. Un paradosso che stride e risalta in modo netto e inequivocabile. L'unico su cui può contare resta sé stesso: non la Corea del Nord, non le istituzioni belghe, e nemmeno le persone con le quali interagisce, come ad esempio la collega di lavoro alla quale si affida, ma che a sua volta si troverà nella condizione di non poterlo aiutare, suo malgrado. E' una guerra tra poveri, un meccanismo che lui disinnesca nel momento in cui si mette in gioco per Marie. Il finale è abbastanza prevedibile, ma sarebbe mancato un messaggio di speranza, se si fosse optato per altre soluzioni. Il passaggio a mio avviso più bello è quando lui lascia il Belgio, rendendosi davvero "libero" per la prima volta in vita sua. Perchè di fatto, benché la fuga dalla Corea del Nord avesse come obiettivo conseguente la possibilità di poter rimanere di diritto a Bruxelles, questo diritto si rivela al tempo stesso ancora una prigione: non può lasciare la Corea perchè contro la legge, ma sempre la legge lo tiene sotto scacco in Belgio, perchè andarsene equivale a rinunciare allo status di rifugiato. E' nel diritto ad abbandonare un posto, che sia la Corea, il Belgio o qualsiasi altro luogo, che risiede il concetto profondo di libertà sul quale ruota l'intero film. Passando alla recitazione, un'ottima prova per Song Joong Ki: è un attore di grande carisma e fascino, che ha avuto modo di dimostrare come sa brillare rivestendo ruoli con queste caratteristiche (Vincenzo, tanto per citarne uno), ma che in Loh Kiwan si mette veramente alla prova, trasandato nell'aspetto - mi sfugge il perchè dei nei disposti quasi come una costellazione sul volto - e senza quella forza fisica e agilità che ci ha abituato a vedere in altri suoi lavori. La forza del personaggio è tutta interiore, un misto di determinazione e forza di volontà che lo fanno andare avanti, sempre e comunque. Per quanto io lo preferisca quando interpreta un altro tipo di personaggi, non posso non riconoscere che in questo caso, proprio perchè lontano anni luce dai ruoli che sappiamo gli riescono alla perfezione, la sua recitazione acquisisce per assurdo un valore aggiunto. Un film da non perdere. Davvero.Questa recensione ti è stata utile?
Da principio fu il Caffé
Coffee Prince è un lavoro che va visto perché è considerato, a buon motivo, l'apripista dei drama moderni. Nonostante uno stile asciutto e senza fronzoli, che risente dell'anno in cui è stato prodotto (2007), è senz'altro una pietra miliare dei drama. Il suo impatto fu talmente grande che venne aperta una caffetteria "Coffee Prince" a Seoul, che ha chiuso definitivamente 4 anni fa.E' uno dei primi lavori di Goon Yo, da qui è possibile apprezzarne la crescita artistica, ed è un lavoro in cui i nostalgici potranno ritrovarsi perché viene presentata una Corea prima del boom economico e la rapidissima ascesa che l'ha totalmente stravolta nei paesaggi e nelle dinamiche relazionali, ma anche nel modo di apparire del suo popolo.
In questo lavoro è possibile apprezzare due bravi attori che non ci sono più: uno ucciso dal successo e da una società inflessibile che non ammette errori, e mi riferisco a Lee Sun Kyun, che in questo lavoro interpreta il cugino del ML, e a Lee Eon, morto tragicamente in un incidente stradale qualche anno dopo al ritorno da una premiere (che qui interpreta uno dei "principi" innamorato di Angel).
E' anche una delle prime apparizioni dell'oggi famosissimo Kim Jae Wook, conosciuto per la sua partecipazione a lavori di successo come Death's Game, Her Private Life, Crazy love... .
Ho apprezzato tantissimo l'aria vintage di questo lavoro, vederlo oggi mi consente di tornare indietro e notare come nel 2007 la corea sembrava davvero distante anni luce dalla modernità, tagliata fuori; sembra quasi una serie anni '80/90. I primi modelli di cellulare, attori con coloriti naturali (non sbiancati come oggi), pelli oleose, anche impure, assenza di ritocchi; nessuno è davvero bellissimo e chi è bello lo è al naturale.
Le musiche sono discrete (nel senso che non sono pervasive e ad altissimo volume come nei drama moderni), qualcuna riprende moltissimo, al limite del plagio, due brani americani che ho sentito in un film di cui ora non ricordo il titolo.
Le performance interpretative sono buone, acerbe per qualcuno, ma nel complesso tutti risultano credibili e calati nella parte (discorso a parte per Chae Jung Ahn , anello debole di un cast solido).
Quindi, dopo tutto 'sto encomio, perché non do il mio massimo?
Perché personalmente ho trovato il lavoro di una noia mortale: nasce da una idea molto promettente anche se per quanto riguarda l' Asia è un tropo vecchio come il mondo il gender bending (parliamo di una leggenda cinese che esiste da molto prima di Cristo), che illustra uno "slice of life" di tutti i personaggi coinvolti.
Ebbene, sicuramente il motivo è l'assenza di un'evoluzione psicologica di molti personaggi e l'assenza di scene coinvolgenti o interessanti, viene davvero illustrata la vita nei suoi aspetti essenziali ed elementari, quindi 17 episodi per vedere persone al supermercato o interazioni inutili, che nulla aggiungono al lavoro, mi ha davvero rallentato.
Questo è un lavoro che poteva senz'altro accelerare il ritmo con 12 episodi , dal 4° all'11° vengono proposte solo dinamiche relazionali conflittuali.
I due protagonisti cercano il proprio posto nel mondo, sono molto simili benché molti non lo abbiano notato, nel senso che in un certo qual senso son rimasti bloccati ad un evento traumatico del passato: la protagonista è diventata involontariamente il capo famiglia e nell'assumere un ruolo di riferimento maschile ne ha assunto anche postura, movimenti, aspetto (complimenti alla bravura dell'attrice perché è una delle più calzanti nel ruolo maschile). Il protagonista cerca invece un posto dove stare a proprio agio, non percepisce quella come la sua famiglia, tenta di inserirsi nella relazione del cugino perché si sente tagliato fuori, scappa lontano per non affrontare un paese che gli sembra troppo piccolo e asfittico per lui ma lo sono piuttosto le dinamiche abitative famigliari, gioca ancora con i "lego". Vengono così mostrati un uomo prossimo ai 30 che non sa comunicare apertamente bisogni e desideri e una protagonista che vive senza fermarsi a mai, destreggiandosi tra una decina di lavori alienanti e mal pagati, che non riflette bensì agisce senza mai chiedersi il perché delle cose o la conseguenza delle proprie azioni, pessima in quanto a senso di responsabilità benché economicamente autonoma.
I due protagonisti, così come le altre coppie, mostreranno dinamiche relazionali conflittuali e disfunzionali: aggressivi verbalmente, il protagonista con la FL anche un po' fisicamente, la sorella della protagonista con il ragazzo che le veniva dietro aggressiva, svalutante e manipolativa. Manipolativa e narcisista anche l'artista (mediocre tra l'altro professionalmente) che non si contentava dell'affetto sincero dell'uomo che diceva di amare ma, a seguito dell'indifferenza genitoriale, con un continuo bisogno di approvazione che sfocia in comportamenti seduttivi con chiunque indossasse dei pantaloni, nel tentativo di mantenere legati a sé il gallerista e il ML , che compirà uno sforzo notevole per liberarsene.
Di buono c'è che verrà castrata ed entrambi i suoi ammiratori le volteranno le spalle per la protagonista, non bella ma autentica e senza sovrastrutture.
In generale, un aspetto che mi ha contrariato è stata la rappresentazione di come gli uomini potevano essere ridotti a "pozzanghere di miseria umana", privati di dignità e contegno. TUTTI loro erano privi di consapevolezza e imbalsamati di fronte alle donne che li avevano avvolti intorno alle loro dita. Nessuno di loro ha una relazione di reciproca comprensione con la donna che amava.
PER CONCLUDERE...
La storia ha un lieto fine ma per alcuni finali, non mi riferisco alla coppia principale, mi ha amareggiata perché speravo in alcune crescite in autonomia, separati da partner così vessanti e manipolativi anche se questo è ahimè rappresentativo della realtà.
Per un drama che viene lodato come introspettivo, fresco, romantico e sfacciato, è risultato, personalmente, deludentemente stantio, trascinato ed eccessivamente lento.
Interessante che si sia trattato il tema dell'omosessualità in modo così rinfrescante e leggero, nel 2007, quando la corea è ancora chiusa sull'argomento. La lotta interiore di Choi Han Gyul era credibile e gestita con molto tatto. Anche l'intimità libera e rilassata, mai volgare tra le coppie é encomiabile. Tuttavia, non è stato raccontato molto, la recitazione è stata altalenante, migliore nella parte centrale, come per tutti gli show su donne che si travestono da uomini, bisogna sospendere un elemento di incredulità e semplicemente seguire il lavoro nel credere che la FL/ML L potrebbe effettivamente passare per un uomo di 24 anni (sembrava più un ragazzino prepubere nei primi anni di liceo).
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Tomeina Yoru ni Kakeru Kimi to, Me ni Mienai Koi wo Shita.
7 persone hanno trovato utile questa recensione
“Perdere qualcosa non significa azzerare tutto”
Più che un romance universitario è una delicata esplorazione di come la luce possa essere trovata anche da chi vive nell'oscurità, e viceversa. La storia intreccia le vite di Kakeru, un ragazzo introverso che si è volontariamente "chiuso" al mondo, e Koharu, una ragazza cieca la cui cecità non ha spento la sua gioia di vivere . Il senso profondo del drama risiede nello scambio di prospettive: Kakeru, pur vedente, è incapace di guardare al futuro, mentre Koharu, non vedente, sogna di vedere cose effimere come i fuochi d'artificio . La loro relazione non si basa sull'attrazione fisica, ma sulla capacità di "vedere" l'anima dell'altro al di là delle barriere sensoriali. Koharu non ha bisogno della vista per percepire la bontà di Kakeru, e Kakeru impara a guardare il mondo con occhi nuovi attraverso i desideri di lei. Il significato ultimo della serie è racchiuso nel suo titolo: l'amore più autentico fiorisce non sotto una luce accecante, ma nella trasparenza di un cielo notturno, dove ci si può finalmente mostrare per quello che si è, al buio, lontano dagli sguardi superficiali del mondo. Un inno alla vulnerabilità e alla forza silenziosa che nasce dall'accettazione reciproca.Questa recensione ti è stata utile?
When the Phone Rings
12 persone hanno trovato utile questa recensione
Questa recensione può contenere spoiler
Un thriller-romance che si rivela più romance che thriller
Questa è una serie che poteva puntare all'eccellenza ma alla quale è mancato un po' il senso d'identità. La partenza è senz'altro il suo punto di forza, ma contemporaneamente quello debole, poiché mette sul piatto la promessa di un thriller-romance davvero originale, salvo poi faticare a soddisfare le aspettative create.L'avvio, come dicevo, è accattivante: sin da quando ho letto il titolo - singolare - senza neppure conoscere la trama, ne ero già affascinata.
Il primo episodio mostra uno dei miei clichè preferiti - quello del matrimonio di convenienza - ma in una veste decisamente nuova: i due protagonisti non devono, come la maggior parte delle volte accade, simulare una falsa e felice vita di coppia, ma, al contrario, puntano a nascondere il legame che c'è tra loro.
Gli altri due aspetti di pregio della serie sono intrecciati abilmente tra loro: in primis sicuramente la questione del telefono sottratto al rapitore e che diventa intrigante strumento di vendetta nelle mani della moglie. Moglie che si caratterizza per un mutismo inizialmente non ben definito (quanto volontario, quanto selettivo), che si dissolve nel momento in cui interpreta il misterioso "406" ma rendendola di fatto l'ultima sospettata possibile agli occhi del marito, almeno nella prima parte della serie.
Se da una parte, quindi, i pregi non mancano, dall'altro è venuta meno la capacità di dosarli e portarli avanti: il telefono, fulcro centrale dell'intera serie, diventa poi banalmente strumento di comunicazione tra i due volto a sviscerare, risanare e costruire la loro relazione. Il binario thriller e quello del romance si separano improvvisamente e il primo sembra venire un po' accantonato, quasi andare verso un punto morto. Quel telefono, insomma, meritava un valore aggiunto maggiore oltre a diventare il singolare mezzo di un'improbabile terapia di coppia.
Ciò non vuol dire che non abbia apprezzato la serie: resto una grande fan delle love story fine a se stesse. Solo, ho dovuto rivedere le mie aspettative nel corso del drama: all'inizio un thriller-romance originale, più avanti mi sono posta nell'ottica di apprezzare un romance e basta, e alla fine di rivedere, anche se in minor parte, il lato thriller. Presa a pezzi, quindi, è davvero una bella serie. Nell'insieme, però, fuorviante: non è lo spettatore che deve correggere il tiro delle aspettative di episodio in episodio ma è la serie stessa che deve avere una chiara e precisa direzione fin dall'inizio.
L'altra pecca riguarda i dettagli: capisco che avendo messo sul piatto alcuni elementi notevoli il resto possa sembrare davvero ininfluente...ma non è così. I dettagli fanno davvero la differenza in termini di coerenza. E qui i "bug" non sono pochi: che il rapitore non cerchi di riprendersi il telefono, tanto per dirne una, oppure che la protagonista ne faccia un uso personale senza preoccuparsi più di tanto del pazzoide che l'ha rapita e che ancora circola indisturbato a piede libero. Forti dubbi anche sulla gestione dell'identità nascosta di lei: lui viene dipinto come l'uomo più sotto i riflettori dell'intera Corea, e il mistero dell'identità della moglie resta segreto nonostante le decine e decine di giornalisti capaci di svelare anche i segreti meglio custoditi. Che i due abitino in un condominio, dove lui parcheggia serenamente la propria auto a viso scoperto al fianco di quella degli altri condomini e accedano al loro appartamento in totale libertà proprio cozza con l'idea dell'identità super nascosta di lei. Infine, il ruolo di portavoce e tutto l'aspetto politico sembrano andare alla deriva dopo i primissimi episodi: lo vediamo puntualmente impegnato nella sua vicenda personale e il suo importantissimo ruolo professionale sembra relegato più a una questione di nome che di fatto.
Per quanto riguarda il cast, ottima scelta e di ottimo livello. Attori performanti per i ruoli, lui molto bravo ad assumere un atteggiamento ermetico/distaccato nei primi episodi, lei altrettanto meritevole di aver delineato un personaggio capace di evolvere nel corso della serie, partendo come un pulcino spaurito e per nulla autonomo per poi tirare fuori una forza di volontà e una sicurezza via via maggiore e diventare a sua volta elemento determinante del proprio destino. Forse ho apprezzato meno l'evoluzione del portavoce: bene che la freddezza si riveli solo di facciata, ma ciò non deve necessariamente sfociare in un versamento continuo di lacrime, come invece accade.
Nel penultimo episodio la vena thriller si riprende un po', nuovi pezzi del puzzle vengono svelati e aiutano quelli già messi sul tavolo a trovate via via il giusto incastro. Poteva culminare con un bel finale, avrei aggiunto una decina di minuti in coda per cavalcare l'onda dell'episodio e chiudere in bellezza la serie. E invece tutto è precipitato nell'ultimo episodio, che ho trovato davvero senza senso, con lui che sparisce senza lasciare traccia, lasciandola sola col cuore infranto. Non c'è motivo che regga, certamente i peccati del padre rimangono peccati del padre, mentre lui si comporta quasi avesse compiuto lui stesso il delitto. Ancora più assurda la scelta dell'estero, zona di guerra e pure nell'area in mano ai ribelli, ma dove lui scorrazza libero e indisturbato manco fosse il Rambo della situazione. Davvero poco credibile il loro incontro, così come le motivazioni che lui fornisce rispetto al suo comportamento...così determinanti che crollano in due minuti al primo abbraccio. E a quel punto il mondo si tinge di rosa (non il rosa del bel tramonto, ma quello del mondo dei minipony, perchè scivoliamo sempre di più nella fantasia e irrealtà), con loro due che fanno i piccioncini in un capanno supernascosto dai ribelli armati e cattivi grazie a due piante ma contemporaneamente - non si capisce bene come - in riva al mare come il più romantico dei resort. Il pranzo tra amici ed ex colleghi del ritorno continua a essere decisamente sopra le righe, così come la questione del telefono, dove 406 viene un po' banalizzato a giochino eccitante tra coniugi. Una puntata, l'ultima, che davvero va a rovinare tutto quello che di buono questa serie era riuscita a portare avanti.
Concludendo, una serie comunque valida, se correttamente inquadrata come un drama che vuole essere più un romance che un thriller e nel quale gli elementi, pur originali, sono strumenti principalmente al servizio della love story.
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Le Stelle Parlano di Noi
8 persone hanno trovato utile questa recensione
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Un viaggio per l'universo
Anch'io ho ultimato il mio viaggio nello spazio.... sono rimasta colpita... i primi episodi ci hanno depistato grandemente da quello che sarebbe stato poi il vero percorso di questa storia ...la vita... l'amore..la morte ...La parte finale penso che valga tutto il drama ... eve ha fatto la scelta più coraggiosa e difficile della sua vita.. ha sempre tenuto in considerazione anche il più piccolo essere vivente, perché quello gli aveva insegnato il suo papà adottivo e glielo ha trasmesso con grande amore...è vero ha avuto negli ultimi episodi grosse batoste ..ma è sempre stata amata ..dai suoi genitori adottivi ..dai suoi colleghi e da ryon.. e il più grande gesto che poteva fare è stato far nascere byeol... devo dire che ho provato una sofferenza immane nel leggere negli occhi del nostro comandante la consapevolezza della morte e nonostante questo apprezzare ogni istante fino alla fine ... ryon dal canto suo aveva davvero perso tutto.. ma per lui non era la fine ..perché quella piccola creatura gli ha dato modo di riscattarsi e portare avente il più grande esperimento della storia ... ha perso il suo grande amore ma ne ha ottenuto un'altra altrettanto grande... è vero ha perso la vista e le gambe ..ma a tornare prima sulla terra non avrebbe vissuto altrettanto intensamente...
Il finale ..questi flashback sul futuro ..mi hanno emozionato ...dalle gambine di byeol che toccano terra per la prima volta, a questa sua crescita fino a diventare mamma al fianco del suo papà..per me è stato di una dolcezza infinita che chiudo questo cerchio ...così lo voglio interpretare...
Un fantasy che si ha avuto alti e bassi, ma dal 13mo episodio per me ha acquistato molti punti ..e il cast ha reso onore a questa storia ...per non parlare delle fantastiche ost..
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The Story of Mystics
8 persone hanno trovato utile questa recensione
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Molto bello
Un drama in corso io lo sto vedendo da quando è iniziato e quotidianamente le puntate . Una storia non facile ne felice ma i protagonisti sono eccezionali soffri con loro e ti commuovi con loro interpretazione ottima applausi alla piccola Zhoe Luci e a Liu Yuning che nei drama in costume e’ davvero bellissimo e bravo . Musiche belle ambientazione e storia pure.. viene comunque fuori il lato di amicizia di amore e di rivalsa nella vita oltre la vendetta .. complimenti. Spero in un lieto fine.Questa recensione ti è stata utile?




