Completo
Chi Re Xi Yin
14 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
gen 27, 2026
40 di 40 episodi visti
Completo 4
Generale 3.0
Storia 1.0
Acting/Cast 5.0
Musica 5.0
Valutazione del Rewatch 1.0
Questa recensione può contenere spoiler

Un imperdibile delirio allo stato puro

Drama che non è semplicemente assurdo all’inverosimile, ma persevera tenacemente nel raggiungere livelli di irrazionalità paradossali e inimmaginabili. Mica roba da poco, eh!
La “storia” – se così possiamo chiamarla – ruota intorno a un’ambientazione futura dove parte della popolazione è affetta da due varianti di un misterioso virus – tipo A e tipo B – che, nel secondo caso, induce a comportamenti pesantemente asociali, aggressivi e potenzialmente omicidi. Nel concreto, il tutto si traduce in una serie di scene dove comanda il testosterone. Ormoni impazziti ed eccitazione alle stelle portano il protagonista a braccare senza sosta la FL in una sorta di preliminari estenuanti ed interminabili ma poi puntualmente interrotti, così da lasciare i protagonisti frustrati e repressi (ufficialmente lui, lei all’inizio subisce ma è palese che prima o poi la trama la renderà più che partecipe).
Al di là di soddisfare lo spettatore smanioso, non vedo francamente altra ragione sensata, ma del resto la logica non fa parte del vocabolario di questo drama.
Non bisogna cercare di capire, solo imparare a sorvolare. Perché dicano una cosa, perché facciano un’altra, perché la scena prima sia così e da lì come si agganci a quella successiva… E’ tassativo non spremere le meningi, nemmeno un pochino: non c’è risposta, non c’è senso. Ci si mette il cuore – e il cervello – in pace e via.
Dopo varie situazioni totalmente prive di continuità abbiamo quindi i due che stringono un matrimonio di facciata per i più improbabili motivi, ma non importa: ciò che probabilmente interessa allo spettatore coinvolto da questo drama – se davvero ne esiste uno - è di veder capitolare i due protagonisti nel rapporto sessuale che li vincolerà a non si sa bene quale patto esclusivo, ma dovrà restare – ahimè – a bocca asciutta per un bel po’. Arrivati a questo punto mi sembrava si fosse già andati abbastanza alla deriva nell’universo della follia, ma no, abbiamo a che fare con una sceneggiatura che non conosce misure né ritegno, ed è pronta a varcare nuovi orizzonti che nessuno – per fortuna – ha mai varcato prima. Quindi ci aggiungiamo il fratello di lei che, presentato come figura positiva, si scopre essere probabilmente il più malsano dell’intero gruppo. Vogliamo fermarci qui? Sia mai! Ecco dunque l’entrata in scena di uno squinternato ex compagno di prigionia del nostro ML a rendere il tutto ancora più surreale. Il menù dei vaneggiamenti prevede poi come portata successiva i sogni/viaggi all’indietro nel tempo, cui segue un brusco ritorno alla realtà dove nemmeno una pallottola nella schiena ferma il nostro ML dal pomiciare qua e là. Pensate che sia troppo? Macché! Signore e signori, ecco a voi Jurassik Park! In quest’accozzaglia delirante perché non può spuntare un povero cucciolo di dinosauro? Ma certo che può! (in realtà trattasi di un drago - inverosimile comunque - ma personalmente mi ha ricordato più un dinosauro... Poco male, l'effetto non-sense dell'intera situazione di fatto è lo stesso)
Dico davvero, episodio dopo episodio la mia ammirazione per lo sceneggiatore che ha avuto il coraggio di mettere nero su bianco un tale concentrato di follia non ha fatto altro che crescere. Di tanti drama pessimi, sconclusionati, assurdi e al di fuori di qualsiasi schema logico che mi è capitato di vedere, questo di certo lo ricorderò per sempre. Ci vuole – a suo modo – una menzione d’onore, insomma.

La seconda parte, purtroppo, non tiene alta nemmeno la bandiera dell'originalità: premesso che l'unica cosa che mi spingeva a continuare la visione era appunto vedere quale nuova assurdità avrebbe regalato l'episodio successivo... Persino l'effetto "trash", si è pian piano afflosciato. Ok il multi-pairing, ok la dipartita di fratello e pseudo-partner (la scena di lui che la trova in fin di vita e invece di chiamare i soccorsi la accontenta accendendole le candeline della torta rientra a pieno titolo nell'album dei "pazzi" ricordi di questo drama). Per il resto si scade un po' nel banale tra amnesia/sogni, lui che - con il suo ormai fedele maglioncino azzurro puffo, che si intona a quello rosa confetto di lei - da irrecuperabile anaffettivo diventa un salice piangente negli ultimi episodi, lei che dopo aver ottenuto il tanto desiderato amore di lui fa dietro-front e prende le distanze, il terzo incomodo che davvero non sa di niente e sembra essere finito lì nel drama per caso... Niente, l'incredibile fantasia dello sceneggiatore sembra davvero essersi esaurita, suo malgrado.

Musiche: forse l’aspetto più innocuo di tutto. C’erano, si sono sentite, hanno fatto il loro senza promuovere ulteriori danni.

Cast: l’attrice femminile accettabile, le è stato assegnato il ruolo di una ragazza a tratti senza cervello, perennemente in balia degli eventi, con battute e prese di posizione illogiche…. Che altro poteva fare di più di quello che ha fatto? Nella sconclusionatezza del personaggio, l’ha comunque portato in scena. Lui, invece, antipatico come pochi. La parte del figo gli riesce davvero male, lo sguardo senza occhialini che vuole essere intrigante suscita solo ridicolo imbarazzo mentre la versione con occhiali da vista mi riporta alla mente l’insopportabile e spocchioso antagonista da lui interpretato in “Lighter&Princess” (mi fa quasi male citare uno dei miei drama preferiti nella recensione a quest’obbrobrio). Forse il maggiore punto di forza dell’attore in questa serie è il dimostrare di saper ansimare, anche tanto, all’occorrenza: questo glielo possiamo riconoscere. Detto questo non sto qui a parlare del livello di recitazione dell’uno o dell’altra, di espressività o talento, poiché la scelta di accettare una parte in una serie di questo tipo mi pare dica già tutto quello che c’è da dire al riguardo.

Tirando le somme, gli riconosco di essere un drama volutamente trash e che di certo non passa inosservato. Non colpisce per la qualità ma per l'originalità di scelte tanto folli e assurde quanto sicuramente nuove. L'ho guardato con curiosità fino alla fine, ma questo è quanto. Tenendo il metro di giudizio della qualità di una buona storia ovviamente non ci sta per niente dentro. Particolare, certo, ma se fosse il pioniere di una serie di drama di questo tipo mi ritroverei a guardarli? Penso proprio di no, salta all'occhio proprio perchè al momento è una novità. Effetto "be different" in tema stramberia, se vogliamo.
Detto questo... Lo consiglio? Guai a perderlo! E’ un’esperienza che va assolutamente fatta almeno una volta nella vita.

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Completo
Quando la Vita Ti Dà Mandarini
12 persone hanno trovato utile questa recensione
apr 12, 2025
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 9.0
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 8.0

Capolavoro esistenziale, "FORMALMENTE PERFETTO E CON UNA REGIA IMPECCABILE".

REGIA: 10 SCENEGGIATURA: 10 SCENOGRAFIA : 10. FOTOGRAFIA : 10.

MERAVIGLIOSO! FENOMENALE ! INCREDIBILE! >>>>>> "When Life Gives You Tangerines" è un capolavoro estetico sotto ogni punto di vista: regia, scenografia, sceneggiatura, livello complessivo di recitazione, NON HO MAI visto uno show asiatico con questa qualità.
Il titolo "Quando la vita ti dà i mandarini" è una rivisitazione ponderata del noto detto "Quando la vita ti dà limoni, fai una limonata", ma con un significato più profondo e sfumato. A differenza dei limoni, i mandarini sono naturalmente dolci, eppure portano con sé un pizzico di asprezza, proprio come la vita stessa.
La storia cattura splendidamente questo equilibrio, mostrando come gioia e difficoltà spesso si intreccino e come anche i momenti più dolci possano contenere tracce di dolore. In questo modo, l'autore ci ricorda che la vita non consiste solo nel sopportare l'amaro, ma nell'imparare ad assaporare il dolce-amaro, abbracciando sia le gioie che le difficoltà che plasmano il nostro cammino.
Un drama che parla di vita in tutti i suoi aspetti peculiari e speculari che tocca infiniti punti:
- dinamiche famigliari (tra generazioni diverse, tra figli e genitori, tra fratelli)
-gestione della maternità;
- gestione dei rapporti sentimentali;
- dinamiche relazionali
- gestione del lutto;
- illustra il modo di vivere dei coreani dagli anni ' 60 a oggi;
-modelli e valori culturali;
-tradizioni;
- la vita e i valori delle Haenyeo dell'isola di Jeju;
- il ruolo della donna
- sogni e capacità di autodeterminazione.
Questo drama delicato, profondo e intimista parla di tutto questo ma senza mai cadere di tono o risultare lento e dispersivo.
È una di quelle storie che non finisce con la fine dello show, ti lascia molte riflessioni sulla vita, sui rapporti, sul senso del nostro viaggio sulla terra e recupera l'essenziale dell'esistenza umana: i rapporti umani.
Questa non è semplicemente una narrazione sentimentale (anche): esplora la resilienza, la lotta per la sopravvivenza e quel tipo di amore silenzioso ma profondo, radicato e incrollabile.
Il dramma non cade nel tentativo di voler impressionare, non forza sentimentalismi eppure nel suo tentativo sempre centrato di catturare la fatica del vivere ti avvolge e ti avvince.
Il fuoco degli attimi fugaci che ci spingono avanti. Il calore dell'amore che ti sostiene nel modo giusto, avvolgendoti come un ricordo d'infanzia. I dettagli inosservati e banali della vita quotidiana – il silenzioso fruscio del mattino, lo sguardo commosso di una persona cara, il peso di una parola non detta – erano tutti dipinti con una tale tenerezza da diventare luminosi.
Il loro amore è tenero e concreto: dall’imbarazzato primo bacio al sostegno reciproco di fronte alle sfide della vita, la loro relazione incarna tutto ciò che ci auspichiamo di trovare. I nostri due protagonisti, così sfortunati e messi duramente alla prova dalla vita ma così fortunati nell'essersi trovati in questo viaggio solitario che ognuno di noi compie nel momento in cui viene al mondo.
Quella tra i protagonisti è una relazione genuina, ed è proprio questa autenticità a conferire senso al loro legame. La loro connessione va oltre il tempo e si percepisce in ogni sguardo e in ogni attimo di serenità condiviso. La scena in cui Gwan Sik si tuffa nelle acque tempestose per raggiungere Ae Sun resterà per sempre impressa nella mia memoria. Non si tratta solo di amore, ma di sacrificio e di ciò che le persone sono pronte a fare per coloro a cui tengono.

C'è anche l’amore materno che si rivela sia straziante che magnifico. La relazione tra Gwang Rye e Ae Sun è un esempio lampante di dedizione. Il sacrificio che Gwang Rye fa per la propria figlia, il lavoro instancabile come Haenyeo, tutto per risparmiare ad Ae Sun una vita di fatiche, dimostra fino a che punto una madre è disposta a spingersi per i propri figli. Questa è una rappresentazione complessa della maternità e di come il trauma generazionale possa influenzare il nostro modo di vivere. Il percorso di Ae Sun , i compromessi a cui dovrà scendere, i pregiudizi che dovrà affrontare evidenziano il conflitto tra il desiderio di liberarsi dalle aspettative e la dura realtà da affrontare.

La serie si sofferma anche sulle dinamiche sociali e sui ruoli di genere che gravano sulle donne, un aspetto che mi ha colpito profondamente. La pressione che spesso le donne subiscono per corrispondere al ruolo che riserva loro la società, in una società posizionale come la Corea, e di come il mondo intorno a loro condiziona e mortifica le loro scelte, è un tema che "When Life Gives You Tangerines" affronta approfonditamente. Il personaggio di Ae Sun rappresenta una forma di ribellione contestualizzata agli anni in cui vive: aveva sogni e ambizioni, ma la vita non le ha sempre concesso l’opportunità di realizzarli, se non tardivamente, in modo da condividere il traguardo con l'uomo della sua vita, con la sua PERSONA.
Desiderava diventare poetessa, ma il contesto in cui viveva le riservava altre sfide da affrontare. Quella tensione tra seguire il cuore e fare ciò che è necessario per sopravvivere viene portata in scena in modo eccellente.

È una storia anche sulla rottura di cicli di trauma e sulla costruzione della propria vita secondo le proprie convinzioni. Una delle scene più significative è quella in cui Gwan Sik, seduto al tavolo con madre e nonna, osserva la sua famiglia seduta nel tavolo dietro e decide di unirsi a loro per mangiare. È un gesto semplice, ma carico di significato. Sceglie la sua famiglia al di sopra delle tradizioni e delle aspettative. E quel momento in cui porge i fagioli a sua figlia è un gesto che rivela molto sul tipo di padre che è ! Gwan Sik ha insegnato a Geum Myeong cosa significhi essere un padre, un marito e un uomo di valore. Non si tratta di gesti grandiosi ma di atti quotidiani di cura , carichi di amore, che definiscono il nostro valore.

Per me che abito su un isola è stato emozionante vedere rappresentato il rapporto tutto particolare che noi popoli di mare intratteniamo con questo elemento, solo il mare perdona i nostri inverni. Un elemento che ti dà nutrimento ma che capricciosamente può toglierti tutto, silenzioso ma in grado di ruggire furiosamente.
La protagonista intrattiene col madre un rapporto ambivalente: dapprima lo detesta, lo vede come barriera che la isola dal mondo e le porta via le attenzioni materne e successivamente la madre, poi un altra figura significativa, non riesce neanche a guardarlo, le dà la nausea dal dolore per il bisogno che continua a legarla, dal momento che il sostentamento suo e della famiglia viene dalla pesca. Infine il perdono e la ricerca della madre, una volta anziana, affidando i suoi lamenti e i suoi richiami al mare, di cui pensa faccia ormai parte la madre.
Il rapporto col mare delle haenyeo, riconosciute dall'UNESCO come Patrimonio Immateriale dell'Umanità (a motivo della loro importanza nella cultura tradizionale per le loro pratiche e tecniche tramandate), che dettagliano e spiegano ogni vicenda, illustrando valori quali riconoscenza, gratitudine, supporto, mutuo aiuto, difesa, affettuosa comprensione.
Oltre alla trama ricca e sfaccettata il cast offre anche ottime interpretazioni . IU interpreta il doppio ruolo di Ae-sun e di sua figlia Geum-myeong, mostrando una buona versatilità interpretativa di personaggi diversi che vivono in epoche diverse. Il livello di recitazione è davvero ottimo da parte di ogni attore, il cast è stato davvero curatissimo. Ogni attore ha dato il proprio massimo e le loro performance sono state così convincenti e intense che è impossibile non rimanerne coinvolti. La capacità del cast secondario di arricchire il contesto circostante eleva l'intera narrazione.

Il regista Kim Won-seok, noto per la sua narrazione ricca di sfumature, ha descritto il drama sia come "un omaggio alle generazioni di nonne, nonni, padri e madri che hanno vissuto intensamente, sia come un canto di incoraggiamento per le figlie e i figli che affronteranno il mondo a venire". "When Life Gives You Tangerines" è proprio questo: una serie che rende omaggio e incoraggia gli spettatori mentre affrontano la vita.

Anche la fotografia gioca un ruolo cruciale, rendendo questo drama poetico e di UNA BELLEZZA STRUGGENTE. Ogni inquadratura HA un significato profondo e il modo in cui le immagini si legano alla storia, con una musica sempre calzante (86 brani diversi) è semplicemente straordinario.
Tutto è curato in questo lavoro, ogni sequenza è studiata sotto ogni punto di vista, questo è un lavoro che rimanda continuamente alle stagioni come metafore dei periodi della vita:
"…pensavo che la vita andasse dalla primavera all’estate, all’autunno e poi all’inverno, ma mi sbagliavo. A volte sembra inverno, a volte primavera. Ho avuto miriadi di giorni primaverili. Ho avuto molti momenti scintillanti".


"When Life Gives You Tangerines" non è solo un dramma da guardare; è un'esperienza da vivere. Ti penetra dentro, ti trasforma e ti porta a riflettere sui personaggi anche molto tempo dopo la visione dell’ultimo episodio. È così splendidamente costruito che sembra andare oltre una semplice storia. È un'esperienza indimenticabile di resilienza.
"La vita continua per i vivi". - Yang Geum Myeong. Una verità semplice ma profonda che "Quando la vita ti dà i mandarini" incarna così bene. Non importa quali siano le perdite, il dolore o le strade non intraprese, la vita continua, spingendoci ad andare avanti, ad apprezzare ciò che rimane e ad abbracciare il viaggio che ci attende.
Trascendendo i confini culturali, questa è forse la serie più coreana ma universalmente riconoscibile, che ritrae le vite e gli amori dei personaggi dagli anni '60 ai giorni nostri in Corea in un modo che suscita riflessioni profonde.

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Completo
Unknown Seoul
10 persone hanno trovato utile questa recensione
lug 21, 2025
12 di 12 episodi visti
Completo 10
Generale 9.0
Storia 8.0
Acting/Cast 8.5
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 6.0

La parola come cura: l’eleganza profonda di Our Unwritten Seoul

regia: 8 sceneggiatura: 8,5 dialoghi:9 scenografia: 8,5
Racconto di formazione intimo e complesso, molto ben sceneggiato, di due famiglie con il focus su due gemelle: Mi-rae e mMi-ji, omozigoti d'aspetto ma opposte come personalità, laddove una è introversa, rigida e schiva, l'altra è solare, vivace e aperta.
Il drama, disponibile su piattaforma netflix, è composto da 12 episodi da 80 minuti, ciascuno per un totale di 16 ore complessive totali. Un formato che personalmente non ho apprezzato perché troppo lungo e avevo dei fisiologici crolli di attenzione.
Non è un drama da binge watching perché va gustato, capito, compreso ed elaborato, in quanto per i primi 9-10 episodi è prevalentemente un drammatico, con continui drammi e patemi, alcuni eventi traumatici presenti e passati non danno respiro. Poi iniziano a chiarirsi dei malintesi, perché fondamentalmente l'opera poggia all'80% su malintesi e omissioni, in perfetto stile coreano (questo aspetto è stato meno apprezzabile), iniziano a riprendersi del rapporti interrotti e quelli che non si erano interrotti riprendono in modo più disteso, sfociando nella risoluzione dei conflitti interiori e relazionali, nel ricongiungimento con i familiari e in nuovi progetti di vita. Resilienza è la parole d'ordine, saper reagire alle difficoltà che la vita ti pone davanti e godere della vita così come è, con i suoi piccoli alti e bassi.
É un percorso di formazione e "autocura" grazie al valore inestimabile delle relazioni.
I temi affrontati sono innumerevoli: dinamiche familiari, sentimentali, gestione del trauma, traumi generazionali, gestione della maternità, scambio di identità, disabilità e malattia, demenza e gestione dell'anziano, hikikomori e disturbi di ansia, mobbing, famiglia ed aspettative sociali, legalità, etica delle professioni legali, identità, furto d'identità, senso di colpa e responsabilità, autodeterminazione e realizzazione personale e professionale.

Psicologia dei personaggi principali:
Mi‑ji, ex promessa dell’atletica, rifugge nel ritiro sociale cronico prolungato (hikikomori) dopo un infortunio che ha interrotto i suoi sogni. La sua chiusura emotiva e sociale è legata anche alla malattia della nonna di cui si ritiene responsabile, la serie mostra come un trauma personale possa imprigionare l’interazione con il mondo esterno. La sua identità è legata alla perfomance ("Solo se sono brava in qualcosa verrò vista e considerata").
Mi‑rae, perfezionista e con bassa autostima, è vittima di mobbing sul lavoro. La sua depressione emerge in modo crudo, culminando in pensieri suicidi e di isolamento emotivi, il tutto raccontato con un realismo quasi clinico.
Ho-su: orfano dei genitori e compagno di scuola delle due ragazze, disabile a seguito di un incidente, reca con sé profondi vissuti di inadeguatezza e senso di colpa per la morte del padre e nei riguardi della madre adottiva.
La madre delle gemelle: vittima di un malinteso infantile si sente indesiderata e oggetto di risentimento materno, vive la maternità in modo conflittuale, ambivalente, contrassegnata da un profondo sentimento di inadeguatezza che viene trasmesso alle figlie.
La madre di Ho-su: una donna gentile, comprensiva, matura, con grande lungimiranza e senso di autosacrificio, vive la maternità con tatto e discrezione, facendo emergere quasi il timore di imporsi e la voragine interiore relativa al mancato senso di accettazione e riconoscimento del suo ruolo di madre.

Processi:
L’idea dello scambio delle vite è nata come gesto di cura familiare ma diventa un laboratorio psicologico esperienziale attraverso il quale ogni sorella affronta l’altro universo emotivo e sociale per comprendere e guarire se stessa attraverso il confronto con il proprio mondo interiore.
Questo scambio da principio è una fuga poi diventa un percorso mutualmente terapeutico. Si mette in gioco identità e relazioni traumatiche per aprire spazi nuovi che rendono possibili riflessioni empatiche e nuovi percorsi di pensiero.

Trauma intergenerazionale
Il lutto della nonna (Wol-sun), l’identità nascosta di Ro‑sa (Sang‑wol) e l’emarginazione di Ho‑su danno corpo alla trama: ogni personaggio porta ferite personali che consolidano il messaggio di guarigione collettiva e memoria condivisa .

Resilienza come pratica esistenziale
Ho‑su, avvocato con deficit sensoriale di tipo uditivo, irradia empatia: impara la LIS, difende le vittime, perde occasioni ma trova poi un senso. La sua storia contrappone il successo sterile all'umanità autentica.

Evoluzioni psicologiche e contenutistiche di tutti i personaggi.

ASPETTI TECNICI
La cinematografia è uno degli elementi più elogiati della serie e gioca un ruolo chiave nella costruzione del tono emotivo, nella caratterizzazione dei personaggi e nella rappresentazione tematica del doppio, dell’identità e della città come spazio vivo e mutevole, l'approccio naturalistico e controllato usa con cura la luce per differenziare le due gemelle protagoniste e i loro ambienti.Il Direttore della fotografia è Jung Ji-hyun ("My Mister" e "When the Camellia Blooms") .
Il contrasto tra Yoo Mi-ji (impulsiva, libera, provinciale) e Yoo Mi-rae (disciplinata, urbana, controllata) si esprime visivamente con il color grading :
Mi-ji viene proposta con toni caldi, seppia, arancioni e l'utilizzo di una luce morbida; riprese ambientate nella campagna o in zone residenziali poco urbanizzate.
Mi-rae proposta con toni freddi, grigi-blu, luce dura e tagliente; il contesto è quello degli ambienti urbani, uffici, e una Seoul presentata attraverso i suoi edifici di vetro e cemento.
L’uso della differenziazione cromatica narrativa aiuta lo spettatore a orientarsi emotivamente nei frequenti scambi identitari.
Grande attenzione alla simmetria e agli specchi: molte inquadrature centrali con Mi-ji o Mi-rae posizionate frontalmente o riflesse in vetri, porte, specchi da bagno indicano la specularità dell'identità.
Inquadrature spesso statiche o lente, a volte quasi pittoriche grazie all'utilizzo sapiente dei filtri.
Uso intelligente dello spazio “vuoto” nella scena per evocare isolamento, silenzio, introspezione.
Utilizzo di camere fisse : rarissimo uso di camera a mano, riservata solo a momenti di instabilità emotiva o eventi traumatici.
Alcune scene nella città di notte sono girate con long take (piani sequenza) in slow motion con luci al neon, reminiscenze di Wong Kar-wai e Hou Hsiao-hsien.
Le tecniche di ripresa danno vita agli spazi: Seoul viene presentata come organismo vivente, ripresa dal basso, dall’interno, attraverso finestre, mai come skyline- cartolina, ma come spazio intimo, vissuto, stratificato.
Vengono preferiti luoghi secondari, mercati, corridoi di metropolitana, cortili nascosti, piccoli caffè sono privilegiati rispetto a monumenti o spazi più affollati e moderni.
L’architettura stessa partecipa al racconto: elementi verticali per Mi-rae (rigidità, ambizione), orizzontali e aperti per Mi-ji (libertà, spontaneità).
La campagna diventa memoria e respiro attraverso l'utilizzo di spazi rurali ampi, con riprese in campo lungo e profondità di campo estesa per dare respiro e tempo alla narrazione. L' utilizzo della luce naturale crea l’effetto di quiete, malinconia, e senso di sospensione. La luce naturale (daylight) viene contrapposta all'illuminazione artificiale controllata per le scene notturne.
Le luci sono fredde negli interni cittadini, per creare un senso di distacco e di lontananza.
I tramonti, luce soffusa e retroilluminazione nei momenti di riconnessione tra le sorelle come metafora della verità che “illumina” le zone d’ombra.

La fotografia lavora in simbiosi con il paesaggio sonoro: lenti movimenti di camera accompagnati da suoni ambientali realistici e da una colonna sonora minimal (aspetto che personalmente non ho apprezzato moltissimo).
Le immagini si prendono il tempo del silenzio, e molte sequenze sono costruite per “respirare”,senza dialoghi ma con la tensione tra luce e ombra, suono e vuoto. Un esempio è nell'episodio 5: campo lungo sulle colline di Duson-ri, con Mi-ji/Mi-rae che cammina sola, la camera è fissa, la luce dorata dona un senso di espansione emotiva.
Nell'episodio 10: la ripresa notturna di Seoul da una terrazza con piano sequenza di 45 secondi dà un senso di vertigine e disorientamento interno. È una fotografia costruita per guardare oltre l’ovvio.

La cinematografia di Our Unwritten Seoul è raffinata, contemplativa e profondamente coerente con la struttura narrativa del doppio. Ogni scelta visiva lavora per rendere tangibile l’identità divisa delle protagoniste, evocare la memoria e il trauma attraverso gli spazi, raccontare Seoul come personaggio (non come sfondo).

Cosa la allontana dal 10:
- colonna sonora troppo mininal;
- interpretazioni ottime da parte di tutti ma un paio di personaggi secondari (le due madri e l'avvocato senior disabile) a mio avviso hanno reso meglio della protagonista, che pure è stata brava, magistralmente diretta (ma non eccezionale);
- eccessivamente lento nei primi 8 episodi , comprendo che sia per illustrare dettagliatamente, il percorso interiore dei personaggi e dare al lavoro una connotazione profondamente intima,
- il tono drammatico è stato pervasivo, non contrapposto ai momenti lieti, di respiro, questo per i primi 10 episodi.
- ultimo episodio con struttura tonale totalmente opposta mi hanno creato un senso di estraneità, come qualcosa di slegato ma che mi è piaciuto.

In conclusione consiglio l'opera perché è un racconto intimo, profondo, esistenziale, che parla di cura in modo delicato, introspettivo, con dei dialoghi di una profondità rara, che aiutano a riflettere sulla famiglia, sul senso della vita, sul peso del "non detto", sulla profondità dei rapporti umani, sulle conseguenze del trauma.Our Unwritten Seoul è un viaggio narrativo in cui l’identità, il trauma e la guarigione emotiva si intrecciano.
Attraverso lo scambio delle vite da parte delle gemelle, il melodramma si trasforma in una riflessione terapeutica sull’empatia, la resilienza, il confronto con le aspettative familiari, sociali e il valore delle scelte personali, autentiche e rispondenti ai valori significativi di vita.

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Completo
The Double
10 persone hanno trovato utile questa recensione
feb 16, 2025
40 di 40 episodi visti
Completo 5
Generale 8.0
Storia 8.0
Acting/Cast 8.0
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 6.0

Troppa carne al fuoco non si cuoce bene

Adattato dal romanzo cinese "Marriage of the Di Daughter", The Double ha come protagonisti Wu Jinyan e Wang Xingyue; molti hanno scritto che non hanno trovato nulla da ridire sulla loro differenza di età (lei 31 , lui 22). Io, personalmente, non l’ho trovata problematica ma nemmeno una scelta troppo azzeccata; negli episodi centrali ho percepito la differenza di età che stride, anche perché la FL la sua età la dimostra tutta a causa di un fascino maturo e doveva interpretare la parte di una 18 enne… . L’attore è stato molto aiutato per il ruolo, che è tagliato su di sé, e grazie ad una voce molto profonda e matura che mi ha fatto pensare che potesse essere stato doppiato e invece a 22 anni, questo giovane uomo, ha un timbro molto caldo e basso che smussa un po’ la loro differenza.
Bisogna accostarsi al lavoro abbandonando ogni pretesa logica perché molte soluzioni sono davvero improbabili (quella di cambiare identità mantenendo lo stesso volto, la stessa voce, postura e altezza per esempio, con moltissime persone che ti conoscono, tutte che credono che sia una somiglianza, persino tuo marito non ti riconosce, questo mi è sembrato davvero assurdo, oppure non rendersi conto al buio delle differenze tra le persone e avere intimità fisica con una piuttosto che un’altra, donne che mentono agli amanti dicendo che hanno perso i loro bambini quando era impossibile dal momento che avevano interrotto i rapporti da tempo, mani con menomazioni che brandiscono la spada come un “ninjia”). Rassegnatevi e seguitelo per quello che è…. un dramma cinese ben realizzato nella fattura, con buone riprese, duelli di sicuro impatto scenico, un tentativo di nemesi e riscatto per sé e la propria famiglia, con un buon (non ottimale) livello di recitazione complessivo (nel complesso, alcuni non hanno brillato).

Mi sono accostata al lavoro dopo aver letto molte recensioni quindi ero preparata su cosa aspettarmi e le aspettative sulla loro liason, da più parti decantata, erano nulle. E menomale, viceversa ne sarei stata parecchio delusa. Consiglio di non aspettarsi molto da questa coppia a livello di relazione e fisicità.
Forse per la differenza d’età e la mentalità censurante cinese volutamente non hanno inserito scene fisiche; ci sono degli avvicinamenti, ci sarà anche qualche bacio ma nulla di eccessivo o coinvolgente, uno non si vedrà nemmeno… .
La loro chimica, che tutti hanno definito alle stelle personalmente non mi è pervenuta… mi rendo conto di quanto sia forte il potere della proiezione e della suggestione.
I due sviluppano senz’altro un’ intesa, dell’affetto, dell’interesse, moooolto lentamente, proprio negli ultimi episodi si concretizzerà il loro legame. Il loro rapporto è interessante perché nasce su altre basi: usarsi a vicenda per raggiungere uno scopo fino a rendersi conto che hanno la stessa destinazione, quindi si alleano, anche perché avevano iniziato a piacersi. È un rapporto molto psicologico, un’intesa mentale che poggia molto sui doppi sensi e sulle metafore per comunicare. Se vi piace questo tipo di rapporto che supera il classico tropo “da nemici ad amanti”, questo è quello che fa per voi perché non iniziano come nemici ma con incuriosita diffidenza.
Tuttavia, l’evoluzione del suo sentimento non è ben spiegata, nel senso che la vedrete passare dall’evitamento alla gelosia in un baleno, non c’è una puntata o delle interazioni che mostrino questo cambiamento di tendenza, questa è una falla (non l’unica del lavoro).
Questa è stata una storia d'amore così lenta, che si è mossa a malapena: hanno fatto credere che si sarebbe vista una vera storia d'amore slow burning ma quello che si è ottenuto è stata una gara di sguardi fissi tra Jiang Li e Duke Su in ogni episodio.

Questo lavoro non ha avuto, almeno personalmente, un ritmo sempre costante. Inizia in un modo, i primi 3 episodi sono meravigliosi e ti catturano totalmente, poi diventa un palace harem, poi quasi una commedia, poi un crime case, poi drammatico sul finale con delle morti non necessarie… gli archi narrativi sono lunghi, ogni 13 episodi c’è un cambio di set e personaggi, con le loro dinamiche . Circa 64 sono i personaggi che si affacciano e interfacciano con i protagonisti, direttamente o indirettamente.
Non sempre gli elementi drammatici e comici sono fusi bene insieme, per me certe scene umoristiche stridono e tolgono intensità al lavoro che ha voluto essere brutalmente crudo e spietato, il livello di crudeltà di alcune scene è superiore a ciò che normalmente vediamo nei cdrama. Troppa carne al fuoco non si cuoce bene!
Così come il cambio di colori, iniziamo con ambientazioni e colori goth, con filtri freddi alla kunning palace per cambiare totalmente filtri e colori due episodi dopo.

Tra i vari personaggi uno che mi è sembrato particolarmente bravo, con un livello davvero buono di recitazione è l’attore che interpreta SHEN YU rong, il marito uxoricida, sono sempre contenta quando i personaggi vengono umanizzati e non mostrati cattivi gratuitamente e lui rende questo dissidio interiore perfettamente. Ama la moglie ma non più di se stesso e questo lo divora lentamente come un tarlo. In tutto il drama renderà questo conflitto interiore superbamente, con lo sguardo, la voce (è uno dei pochissimi attori non doppiati) e le smorfie. E’ un second lead che conquista la scena prendendosi spazio con la sua recitazione solida, matura, espressiva, mettendo in ombra sia il protagonista che la protagonista.
In merito a quest’ultima sono perplessa, nelle prime puntate mi ha trasmesso disperazione, angoscia e un turbamento vivido. E’ stata bravissima, intensa e performante, poi la sua espressività si appiattisce nei primi piani storti in cui accenna un sorriso sempre uguale che mi è venuto a noia.

Nel complesso il doppio è stato un giro a metà, un racconto visivamente forte pieno di zoom in/zoom out drammatici, utilizzo del grandangolo sui primi piani, con molta maestria passando da un piano americano a primo piano e poi primissimo, un medio grandangolo che distorce un po’ il naso per indicare un fiuto maggiore, una migliore capacità di sentire e quindi discernere mentre secondo altri del settore indicherebbe la deformazione in un animale vendicativo, quasi mostruoso: dalla signora più raffinata e virtuosa della Capitale ad un concentrato di rancori e risentimenti .
Un movimento per rendere una nuova identità ed evidenziare la doppiezza dei personaggi ,doppi appunto. Questa cura a livello di riprese l’ho trovata apprezzabile ma non sempre esteticamente calzante.
Ringrazio una mia amica che da tecnico mi da pareri da cui originano confronti istruttivi.

Il fatto che fosse doppiata inoltre le ha tolto molti punti perché uno degli elementi più interessanti che le attribuivo era proprio l’utilizzo della voce e le variazioni di sonorità che rendono perfettamente il variare dell’emotività, invece scopro che uno dei punti più forti della sua recitazione è la sua doppiatrice!
Ho sentito decantare spesso la recitazione della Principessa Wanning, ebbene per me invece è stata l’anello debole di un cast composto da attori migliori. Forse è stata diretta male ma la sua follia è spesso mostrata attraverso uno stile comunicativo cinico-manipolativo-aggressivo e balletti nonsense aggiunti per necessità scenografiche ma che poco mostrano una follia sofferente.
Ci sono davvero molte attrici molto più abili nell’inscenare in modo valido il ruolo della folle disturbata , abitata dai demoni del passato. Basti pensare a Yeon-Jin, la bulla del drama The glory, interpretata da una magnifica Lim-Ji Yeon, o al personaggio di Chenrong Xin Yue, non perfetta ma molto più credibile in lost you forever, o la matrigna del Man lead in Ming Lang.
Paradossalmente è stata un po’ più brava la matrigna della protagonista, dipinta come la classica concubina dei palace harem ma anche qui i cambi espressivi nei primi piani , sempre uguali (finto dispiacere preoccupato-sorriso manipolativo) non le davano complessità e intensità .

Andiamo al lavoro… come scrivevo il drama è complesso, ben fatto , a livello visivo le riprese sono coinvolgenti e immersive, la scenografia è una delle migliori finora viste , tuttavia a livello di narrazione il ritmo incalzante dei primi episodi va scemando negli episodi successivi , a singhiozzo si trascina tra alti e bassi facendomi arrancare e intrattenendo lo spettatore a ritmi alterni. Non aiutano i primi piani di 20 secondi su 3- 4 personaggi che rallentano molto il fluire delle scene.
Nonostante l'inizio avvincente, questo drama perde definitivamente slancio nell'episodio 30. La narrazione si sofferma troppo a lungo sugli archi narrativi più deboli della famiglia Jiang.
Molte soluzioni narrative e scenografiche sono prese in prestito da altri lavori antecedenti ma poiché non so quando sia stato scritto il romanzo, su cui si basa il drama, è difficile stabilire chi ha copiato chi…(love and redemption, the last immortal, who rules the world, Princess Weiyoung, the story of ming lang ).
Il personaggio del Duca Su finisce per non essere sviluppato così bene come Shen Yurong o la principessa Wanning.
Questo revenge drama è iniziato con ottime premesse ma non regge a un attento esame. Eccelle nel mostrare elementi drammatici e angoscia con uno stile scenografico ricco e soddisfacente ma pecca di strafare in alcuni punti con scene assurde che non necessariamente fanno progredire la trama, alcune scopiazzate (il bagno nella tinozza piena di rose mentre duca su combatte a torso nudo sotto la pioggia, la scena di lei araba fenice quando suona il qin è quasi uguale come costumi e poteri a the last immortal).
Per quanto riguarda la vendetta si può considerare raggiunto e sviluppato questo obiettivo che è il "trait d’union "del lavoro? Nì… paradossalmente la vendetta viene raggiunta per caso e col sacrificio altissimo di molti innocenti.
Due cattivi ( non spoilero chi siano) si suicidano (quindi come ottiene la sua vendetta?), lei senza il co-protagonista sarebbe morta già al terzo episodio. Quindi, questo è l’ennesimo drama dove, sebbene lo spettatore venga distratto dallo stile immersivo e dalla bellezza conturbante del man lead, ipocritamente la donna raggiunge la sua vendetta per caso, perché fa parte di un piano di un potente che le da nullaosta, viceversa la protagonista non avrebbe mai raggiunto alcun obiettivo significativo.
Lei ha una doppia identità ma è un lavoro molto psicologico, crudo, spietato e sottile dove quasi ogni personaggio ha una doppia natura e due volti: quello sociale, ipocritamente giusto e retto, e quello reale/oscuro e malvagio, o ambivalente.
Xuan Fang Feng è una donna matura e intelligente con indubbie capacità oratorie che per cavarsela, però, fa affidamento sempre al cognome del finto padre per ottenere benefici per sé, si rivolge sfacciatamente infinite volte al Duca Su per farsi aiutare (trovami un medico per il magistrato, aiutami a liberare i miei uomini, trovami uno che fa le voci, dammi questo, dammi quello, fai quello , fai questo), senza alcuna remora o tatto, quando non lo usa sarà lui a offrirsi spontaneamente in suo aiuto.
Non è tutto… arriverà anche a raccontare per cavarsi dai guai che ha salvato lei stessa quella che in verità è morta per lei, quindi si rivela una donna meschina, ipocrita, manipolativa, utilitarista, forse a seguito del trauma (il rispetto per i morti è solo una grande ipocrisia).
Più volte ho avuto come la sensazione che il furto di identità sia stato in verità una scelta di comodo, egoista, spacciata ipocritamente come tentativo di vendetta anche per la defunta, ok si vendicherà ma sacrificando per il suo interesse anche i "buoni" e farà più volte i suoi interessi, mettendo la vendetta personale davanti a quella dei Jiang, in ordine di priorità.

Alla fine, caro spettatore, scoprirai qualcosa che ti deluderà moltissimo che non rivelo per non spoilerare ma ti sarà chiara in un dialogo illuminante nell’ep 23 tra l’imperatore e il duca e poi ti verrà riproposto in una partita a GO a chiusura dell’Ep. 28.
Quindi son rimasta delusa dall’evoluzione psicologica e da un’assenza di mezzi reali del personaggio.
Per quanto riguarda la storia d’amore sarei stata molto più soddisfatta da un’amicizia solidaristica trai due, considerata anche la loro palese e visibile differenza di età, da un percorso di riscatto con più autonomia e intraprendenza da parte della protagonista che elabora, a livello psicologico, il tradimento dell’amore della sua vita fino a distaccarsene completamente invece di vederla sempre in balìa di un uomo

La componente artistica qui presente è molto buona e di livello medio alto, c’è un profondo e sempre presente richiamo all’arte e alla cultura tradizionale cinese che affascina e accompagna scenograficamente la narrazione (make up, arti marziali, costumi, interni e mobilio, strumenti musicali come il qin, opere teatrali, esorcismi artistici che ricordano i balli con la spada). Bellissimo il trucco con le perle o i costumi del Duca Su, bello anche se scopiazzato l’utilizzo del ventaglio (vedi yang yang e il personaggio di Hei Feng Xi in who rules the world per credere) sempre abbinato al colore delle vesti.

Finale? Va bene così, c’era da aspettarselo che sarebbe stato aperto e sospeso. Il lavoro vuole raccontare solo il percorso, quindi, chiude laddove non serve narrare altro. Più che altro gli ultimi episodi sono un po’ confusi e inutilmente tragici.
C’è uno speciale che ho visto su un canale non ufficiale, dura mi sembra una decina di minuti e accontenta un po’ chi voleva vedere una storia tra di loro, io l’ho trovato divertente ma col drama non c’entra nulla.

Regia: 9
Estetica visiva: 10
Sceneggiatura: 8,5
Caratterizzazione dei Personaggi: 8,5
Finale: 6,5

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S Line
10 persone hanno trovato utile questa recensione
lug 25, 2025
6 di 6 episodi visti
Completo 5
Generale 5.0
Storia 4.0
Acting/Cast 6.0
Musica 5.0
Valutazione del Rewatch 5.0
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Un drama completamente sconclusionato

A parte Lee Soo-hyuk (che ha sempre il suo fascino in questi ruoli da tenebroso silenzioso 🖤), la storia… non ha né capo né coda.
All’inizio sembrava promettente: casi misteriosi, colpevoli da scoprire, questi famosi “occhiali” che rivelano le S Line… ti fai mille domande:
👓 Chi li ha creati?
🧠 Cosa significano davvero queste linee?
👣 Perché solo alcuni riescono a vederle?

Il tutto parte con un bel “perché” che ti invoglia ad andare avanti. E poi… BOOM 💥
Negli ultimi due episodi si perde ogni logica: pura follia.

La professoressa… chi è veramente?!
Sembrava un vampiro più che un’aliena, immortale tipo Hyeon Hop… e perché questa ossessione nel voler mostrare i legami al mondo intero?
E ancora:
– Perché solo lei e Hyeon Hop possono vedere le linee senza occhiali?
– Come fanno a rigenerare il loro corpo?
– E questa “dimensione parallela” da dove sbuca fuori?!

Zero risposte. Solo caos.
Un finale assurdo, sanguinoso, pieno di morti ingiuste e domande lasciate a metà.
Per la prima volta mi sono detta: "Ma chi me lo ha fatto fare?!"

Vampirello mio bello… stavolta è NO. Drama bocciatissimo! ❌

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Revolver
10 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
ott 6, 2024
Completo 0
Generale 5.0
Storia 5.0
Acting/Cast 5.0
Musica 5.0
Valutazione del Rewatch 5.0

Bersaglio decisamente mancato

Film molto atteso....e carico di aspettative disattese. Brava la protagonista, ma la storia non ci sta: tutto si basa su lei che esce dal penitenziario e cerca vendetta nei confronti di chi l'ha ingannata. L'idea è chiara, lo sviluppo molto meno. Non c'è azione, non c'è suspence, non ci sono colpi di scena, neppure nel finale. Il ritmo non incalza, i personaggi non vengono sfruttati bene... nemmeno il cattivo riesce a risultare un cattivo di rispetto. "Revolver" spara diversi proiettili, ma tutti risultano fiacchi e nessuno va a segno. Attendevo questo film soprattutto per la presenza di Ji Chang Wook, reduce da una serie di drama/film non propriamente riusciti, e spiace dover constatare che "Revolver" si accoda a questo elenco di produzioni insoddisfacenti. Sembra proprio che i tempi di "Healer" e "Suspicious Partner" siano sempre più lontani...

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Ya Xi
8 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
gen 23, 2026
28 di 28 episodi visti
Completo 1
Generale 8.5
Storia 9.0
Acting/Cast 9.5
Musica 7.5
Valutazione del Rewatch 8.5
Questa recensione può contenere spoiler

Romance coinvolgente tra architettura e fascino storico

Un romance coinvolgente che abbraccia il mondo dell’architettura e, in una continua evoluzione di sentimenti, forme e linee, porta avanti una storia sfaccettata e arricchita dal fascino di epoche passate.
Tante le aspettative, quasi tutte soddisfatte. Devo essere sincera, l’avvio mi ha lasciata un po’ perplessa. I primi quattro episodi mi hanno davvero disorientata: sapevo che l’ambientazione nell’era repubblicana cinese era in realtà fittizia, già che si trattava di un gioco di realtà virtuale immersiva. Lo scenario dell’immaginaria Rong City è semplicemente stupefacente, dai colori alla neve perpetua, all’atmosfera, ai costumi dell’epoca. Ma soprattutto Cheng Xing Xu, che in uniforme militare – così come già accaduto in “Fall in love” (2021) - è a dir poco ammaliante e lascia davvero senza fiato. Tutto splendido, ma dal senso un po’ confuso. Almeno all'inizio.
La serie si apre con il classico effetto “volta pagina” – nel caso specifico l’incommentabile abbandono di Hu Xiu da parte del fidanzato – così da generare un “punto zero” di partenza della vicenda narrata che consente allo spettatore di seguire l’intera evoluzione della storia dall'inizio alla fine, senza l'impressione di essersi inserito "in corso d'opera". Tra il fidanzamento andato a rotoli e un lavoro che non è quello che ha sempre sognato, la giovane protagonista è comprensibilmente a pezzi. Spinta dalla migliore amica cerca di distrarsi partecipando a un gioco di ruolo che prevede il completamento di missioni investigative/di spionaggio in un’ambientazione storica resa incredibilmente reale grazie alle più avanzate tecniche di realtà virtuale. E lì incontra il protagonista, nei panni di un PNG, ovvero un personaggio non giocante. Si notano a vicenda, lei esce sconfitta dal gioco e, indispettita, tornerà per nuove sessioni di gioco cercando la vittoria e la rivalsa sull'affascinante ma scaltro governatore della città. Bella l’ambientazione, ma vedere attori che interpretano personaggi che recitano a loro volta dei ruoli… questa “recitazione nella recitazione” mi ha convinta un po’ poco. Nel frattempo, però, i due si incontrano anche nella vita reale. Ed è a questo punto che mi sono un po’ persa, quasi ci fosse qualcosa che non tornava o che semplicemente non capivo.. Un non detto necessario per inquadrare al meglio l'intera vicenda. Sicuramente non capivo perché lui, notevole architetto a capo di una rinomata azienda, passasse le sue serate “lavorando” come personaggio fisso del gioco virtuale. Anche il loro incontro – stavolta nel mondo reale – non è risultato proprio chiarissimo. Non trovavo le reazioni che mi sarei aspettata, già che non era di fatto il loro primo incontro. Ad ogni modo, dal quinto episodio la situazione cambia, la trama diventa molto più comprensibile e il coinvolgimento, da quel momento in poi, è davvero forte e innegabile. Benché la serie abbia visto l’avvio sulle vicende personali di Hu Xiu, il vero perno centrale del drama sarà invece Xiao Zhi Yu, figura alla quale si ricollegano quasi tutti gli altri personaggi, da Hu Xiu ai dipendenti della sua stessa azienda, all’amico e altri componenti dell’esperienza di realtà virtuale, fino al fratellastro rivale in affari e ai complessi legami famigliari passati e presenti. Il cambio di lavoro di Hu Xiu, che - coincidenza! – viene assunta nell’azienda del protagonista, sposta l’attenzione dal suo ex fidanzato/Rong City al tema del design, per cui ci si addentra in progetti, rilievi, presentazioni, gare d'appalto e quant’altro. Ciò consente un veloce benservito alll’ex fidanzato fedifrago ma soprattutto spiana la strada per l’entrata in scena di Pei Zhen, il mio personaggio preferito dopo i protagonisti: fratellastro non consanguineo, palesemente in competizione con Xiao Zhi Yu praticamente su tutti i fronti ed evidentemente invidioso di lui, è una figura che si fa inizialmente fatica a inquadrare. Non è il classico cattivo, ci sono piccoli passaggi che fanno sorgere dei dubbi, anche se le sue azioni sembrano decise a ostacolare il protagonista. Anche quando compie mosse discutibili, si avverte una sorta di empatia nei suoi confronti, già che subito dopo viene proposta una lettura differente e opposta del suo vissuto: un attimo prima è carnefice, l’istante dopo è vittima. Tra lui e i protagonisti ovviamente ci si ritrova a schierarsi dalla parte di questi ultimi, ma si coltiva anche il desiderio di dare una seconda chance al suo personaggio, cosa che in un certo senso accadrà, ma sprecandone un po’ il potenziale: la scoperta che il risentimento covato per anni nei confronti di Zhi Yu era basato su una convinzione errata e una realtà molto distorta porterà, in chiusura, a un confronto sincero con tanto di scuse. Proprio in virtù del breve flashback legato alla loro infanzia che viene inserito nell’ultimo episodio, avrei invece rilanciato meglio la situazione (in particolar modo, mi sarei aspettata di risentire la frase “Si può sempre ricominciare da capo” detta dall’all’ora bambino Pei Zhen a Xiao Zhi Yu davanti alla torre del gioco Jenga caduta, ma stavolta detta da Zhi Yu a Pei Zhen quale invito a una ripartenza tra i due). Pazienza.
Lo sviluppo del romance l’ho trovato credibile e ben strutturato: forse, in alcuni punti, il tira e molla è durato un po’ troppo (sia per far capitolare Xiao Zhi Yu nel rivelare i propri sentimenti, sia più avanti nel porre un freno all’abusato cliché di tenerla all’oscuro delle sue macchinazioni nel tentativo di non coinvolgerla e quindi proteggerla). Svariate le scene romantiche, ben riuscite grazie a una buona chimica di coppia, capace di emozionare e coinvolgere lo spettatore, pur con il ricorso a diversi cliché largamente utilizzati (ben fatti, va precisato). Tutto il discorso legato al riabilitare il nome del defunto padre e a portare allo scoperto il vero colpevole diventa un po’ il tema predominante dell’ultima parte. Va detto, non è una vicenda estremamente fitta e articolata, dovessimo valutare il drama solo sotto quest’ultimo aspetto non sarebbe davvero niente di che, ma l’obiettivo era quello di delineare una storia che stesse semplicemente in piedi e che fosse in grado di dare al protagonista un triste e difficile passato da risolvere (pur senza troppe mosse machiavelliche). Quindi va più che bene così.
Ho poi apprezzato molto il pseudo secondo pairing, dato dagli amici di entrambi i protagonisti. Mi è piaciuto che non si sia cercato di portare avanti due storie d’amore sincronizzate nei tempi: Lao Zhao arriva da una situazione ben diversa, molto realistica, e si ritrova ad affrontare la fine di un rapporto forse più difficile da gestire rispetto all’abbandono di Hu Xiu da parte del fidanzato (figura fin troppo facile da detestare e condannare, mentre Guang Min per certi versi fa un po’ compassione, pur con tutte le responsabilità di fatto a suo carico). Il rapporto che si instaura successivamente tra Lao Zhao e Huai Cong (l’amico di Zhi Yu) ha il pregio di non fare da fotocopia alla love story principale, ma di cercare un’evoluzione più distintiva, per quanto sicuramente meno appariscente.
Sul finire della serie mi è un po’ mancata l'ambientazione di Rong City, ma è stata comunque una scelta coerente con lo sviluppo del personaggio maschile principale: il rifugio dato dal luogo immaginario rispetto agli irrisolti personali (ecco quindi spiegato perché un famoso architetto si cimentasse la sera con questa singolare seconda attività) cessa di essere necessario dal momento in cui accetta definitivamente Hu Xiu al suo fianco. Non deve più affrontare tutte le difficoltà da solo, dissimulandone l'enorme peso per poi trovare breve sollievo rifugiandosi in un mondo alternativo e staccando di fatto la spina dalla realtà, troppo difficile da sopportare senza interruzioni, a meno di cadere e fallire nei suoi intenti di vendetta.
Il finale fa una scelta in parte apprezzabile, forse però non colta in pieno. L’intera vicenda si risolve in realtà con il penultimo episodio, quindi l’ultimo è una sorta di lungo ed extra happy ending, scelta ultimamente già incontrata in altre serie e che trovo vincente nella misura in cui si accontenta lo spettatore regalando piccoli siparietti felici del pairing principale senza lasciarlo a desiderare una seconda stagione che nella stragrande maggioranza dei casi non avrebbe davvero senso. Nel caso specifico, l’ultimo episodio mancava un po’ di verve: carino, grazioso, ma di certo il cuore non ha saltato un battito, ecco. Tra l’altro il romanzo al quale si ispira chiudeva in bellezza con il matrimonio tra i due, frangente non necessario da riportare – a mio avviso – a patto di terminare con un episodio finale che chiudesse veramente in bellezza (e bello è stato, ma l'avrei voluto davvero spettacolare).

OST: su questo punto sarò probabilmente un voce fuori dal coro, ma non mi ha convinta. Canzoni anche belle, per carità… Ma avevano un che di troppo commerciale, di scontato. Avrei puntato a qualcosa di più originale, parere del tutto personale.

CAST: Buona parte dell’ottimo risultato della serie va al lavoro svolto dai due attori protagonisti, bravissimi entrambi. Lu Xu Xiao l’avevo già notata di recente in “Love in the Clouds”, dove aveva svolto una buonissima prova, e si riconferma anche qui una giovane attrice di talento e sicuramente promettente, che mi auguro di vedere crescere ancora e ritrovare in drama futuri. Cheng Xing Xu riveste i ruoli di ML ormai da anni e nei panni del protagonista affascinante ed estremamente arguto da il meglio di sé. Estremamente espressivo, con una mimica facciale che nei momenti d’intesa confidenziale sa essere veramente ammaliante, è forse l’attore che meglio riesco a immaginare nel ruolo di comandante/governatore di vicende ambientate nell’era repubblicana cinese (per via della parte che qui si svolge a Rong City ma soprattutto per il personaggio di Tan Xuan Lin – il mio preferito in assoluto tra quelli da lui portati in scena – protagonista del sopracitato “Fall in love”). Per molti versi Xiao Zhi Yu me l’ha ricordato, e strappa quindi un onorevole secondo posto tra i vari personaggi interpretati dall'attore.

In sintesi, i punti che fanno di questo drama una serie davvero meritevole e consigliata sono principalmente quattro: un romance coinvolgente, una finestra aperta sul mondo dell’architettura, Rong City quale punto di incontro tra moderna realtà virtuale e fascinosa ambientazione storica e non ultimo il personaggio di Pei Zheng (forse tra tutti il punto meno incisivo, ma che ha il suo perché). Non escludo che “Love between lines” si classifichi tra i migliori romance del 2026 (al momento forse è un po' prematuro affermarlo, ma chissà…)

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Completo
The Killer's Shopping Mall
8 persone hanno trovato utile questa recensione
giu 10, 2025
8 di 8 episodi visti
Completo 2
Generale 8.5
Storia 9.0
Acting/Cast 8.5
Musica 7.5
Valutazione del Rewatch 7.0

Si va all'Inferno? .... NOT TODAY!

Action-thriller sudcoreano di 8 episodi, ciascuno della durata di un'ora che mescola generi differenti con un ritmo e un livello di suspance molto buono. La trama ruota attorno a un negozio dove si svolgono attività legate al mondo degli assassini e della vendetta.
La storia di Jingman , un uomo sulla quarantina, che vende sotto copertura nel dark web armi da guerra e dove gli acquirenti hanno tutti dei codici, a seconda dei loro obiettivi e delle loro possibilità.
Tra intrighi, segreti e colpi di scena, lo spettacolo esplora tematiche come la vendetta e la sopravvivenza, affrontando qualche parallelismo col mondo animale nel senso di predatori-carnefici e vittime. Solleva anche qualche interrogativo etico ma trattandolo in modo del tutto particolare.
Il racconto propone due fazioni nemiche, e sviluppa gli eventi in modo del tutto disordinato, presentando il presente in quasi ogni episodio ma pezzi del passato ad inizio puntata, sta allo spettatore mettere insieme i pezzi. Comunque dopo il 7° si ha una chiara e definitiva visione di insieme anche se si inizia a capire tutto da inizio quarto.

Pro: narrazione intensa e avvincente, tutto nella narrazione ha un ritmo molto "lanciato", non ci sono momenti morti o di noia per lo spettatore, i colori sono prevalentemente scuri e le scene all'aperto hanno filtri dai toni caldi, quasi seppia per creare un'atmosfera visiva che sottolinea il tono oscuro, nostalgico e inquietante della serie. Questo effetto cromatico aiuta a trasmettere inoltre la sensazione di un mondo grigio e moralmente ambiguo, riflettendo il passato tormentato dei personaggi e l'ambiente pericoloso in cui si muovono. L'uso di un tono caldo che vira sui toni del seppia trasmette un senso di malinconia e di memoria, enfatizzando il peso emotivo e la complessità della trama che ruota attorno a segreti, vendetta e sopravvivenza in un contesto clandestino.

Ottima caratterizzazione dei personaggi : ogni personaggio, soprattutto quelli secondari, è reso in modo particolare, dal vestiario alla gestualità, mimica, capacità di combattimento e non mancheranno i colpi di scena.
I killer sono ben costruiti, nel senso che ognuno ha scelta questa strada per motivazioni diverse e gestisce questa scelta emotivamente attraverso riflessioni del tutto arbitrarie che però per loro hanno un senso.
Interessantissima costruzione di un personaggio passivo aggressivo con un senso di inadeguatezza fortissimo che ne determinerà scelte cruciali. Occhio al colpo di scena finale.
Per le due attrici femminili (Jian e Minye) sono forti gli influssi di Besson (Renò - caschetto e tuta per la protagonista femminile e Kill Bill di Tarantino, taglio di capelli e fisicità che richiamano la versione comics del personaggio iconico di O-ren Ishi).
Il personaggio villain di Bale inoltre richiama molto quello di David Corradine per totale assenza di umanità ed etica deontologica (che persino i killer hanno).

Lotte ben coreografata con momenti indimenticabili e suggestivi: sopratutto il personaggio di Minye e Paisin (che nella realtà pratica il taekwoondo ), regalano delle scene di lotta molto interessanti, con sfoggio di notevoli doti atletiche e buona interpretazione dei gesti tecnici. Non ci sono solo sparatorie ma anche scontri a corpo libero con armi bianche dove vince l'ingegno, e la velocità nello schivare i colpi (queste ultime molto interessanti per me, più dei cani droni o della infinita varietà di armi presentate nel corso degli episodi).

Grande varietà di armi:
numerose tipologie di armi quali pistole, fucili e mitragliatrici, droni , cani robot, sono frequentemente utilizzati nei combattimenti e nelle sparatorie tra killer e mercenari.
Armi bianche: Coltelli di vario tipo, lame e altre armi da taglio sono impiegate soprattutto dagli assassini specializzati nel combattimento ravvicinato.
Esplosivi: Bombe e ordigni da guerra.
Veleni: come metodo alternativo per eliminare i bersagli.
Strumenti per lo spionaggio: quali videocamere, spie, o droni .

Influssi alla Tarantino , sia a livello pulp che kill bill come stile narrativo ( meno di lotta). Questo punto è una mia riflessione personale, sottolineo.

Ost da Rave: La colonna sonora è composta da 56 brani che si possono trovare su spotify, ogni brano rappresenta un personaggio o un'azione riflettendo un notevole impegno nella preparazione di un prodotto curato a 360°. Ho molto apprezzato l'utilizzo di brani tecno core , synth, con bassi profondi e suoni sintetici, incalzanti nelle parti più coreografiche di lotta che venivano proposte in slow motion (fine episodio 5).

Contro: approfondimento psicologico dei personaggi parzialmente sviluppato, è un lavoro che investe sull'azione a discapito dell'emozione, primi piani presenti ma pochi dialoghi di tipo emotivo, eppure gli insegnamenti dello zio alla nipote, che erano una parte molto interessante del lavoro avrebbero dovuto trovare più spazio. A livello pedagogico l'ho trovato inoltre spesso discutibile e fuori luogo ma ci sta con la forma mentis di gente che doveva muoversi e pensare veloce per garantirsi di "non andare all'inferno oggi".

Intepretazioni disomogenee come livello complessivo: ho trovato alcuni attori davvero degni di nota, come Minye (sempre se non sia la sua controfigura), Pasin , Brother e il killer Seonjo (il cleptomane con una spiritualità sui generis). Bravissimo anche Park Ji Bin perché è stato lui il colpo di scena più inaspettato di tutta la serie.
Meno bravi i protagonisti, Lee Dong Wook mi ha trasmesso poco a sto giro, l'unico episodio in cui mi è sembrato al solito come bravura è stato il 7, la protagonista brava nelle scene d'azione ma meno intensa e profonda nella resa emotiva a livello di espressione sul volto, si caratterizzava più che altro per smorfie di paura e totale assenza di terrore. Peggio ancora per la bimba che la interpreta quando la protagonista aveva 7 anni.
Tuttavia, se piacciono i drama con una trama intricata, personaggi complessi e un tocco di noir, "A Shop for Killers" è una scelta perfetta!

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Completo
The Story of Rose
8 persone hanno trovato utile questa recensione
apr 4, 2025
38 di 38 episodi visti
Completo 0
Generale 9.0
Storia 8.0
Acting/Cast 8.5
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 6.0

"Una martellata al Sistema Patriarcale"

Regia: 8; Sceneggiatura: 9,5; Scenografia: 9,0; Costruzione dei Personaggi: 9;

Tratto dall'omonimo romanzo del 1981, scritto dalla scrittrice di Hong Kong "Isabel Nee Yeh-su, meglio conosciuta con lo pseudonimo di "Yi Shu". The Tale of Rose racconta la storia di una bellissima ragazza di Pechino che intraprende una serie di storie d'amore mentre costruisce la propria carriera nel mondo delle arti con alcune deviazioni in altri ambiti professionali.
il drama è un'opera intima, delicata, molto curata e introspettiva sulle relazioni (non solo sentimentali), dal punto di vista dei personaggi.
Un "tranche de vie" che dura circa 20 anni, sulla famiglia Huang che illustra dinamiche sentimentali,amicali, professionali, matrimoniali, materne (patologiche e sane), la separazione sia da un matrimonio che la dipartita di coloro che amiamo. Parla anche di una Cina oscura, di dinamiche di abuso e collusione genitoriale, dell'omertà nel tentativo di negare l'accaduto e del timore del giudizio degli altri.
La forza di quest'opera sta nel fatto che non solo conserva il nucleo della trama originale "crescita nella concezione dell'amore" ma si impegna anche in aspetti come altre ambientazioni, conoscenza dei paesi e delle dinamiche date da un progresso che non è ancora arrivato in un continente smisurato come quello cinese, sviluppo dei personaggi e ottimi dettagli narrativi. In poche parole adatta il romanzo originale, pubblicato per la prima volta nel 1981, per renderlo più concreto e più vicino alla vita reale.
E' un lavoro ben curato, improntato sul realismo relazionale e sentimentale che mostra una Cina diversa da quella rappresentata nei classici drama, attraverso un racconto che racconta la vita della protagonista prendendo spunto dai periodi artistici, esattamente come accade per i pittori più famosi.
Non è un lavoro per tutti, è molto psicologico e il romanticismo è sacrificato in nome del realismo.
Un realismo che attraverso la cura maniacale della scenografia, degli oggetti di scena (telefonini e pendagli tipici di questi anni), gli abiti, la palette cromatica, gli interni e gli esterni, i primi piani, offre allo spettatore una visione coerente e credibile di quello che vuole rappresentare. La regia è altresì abbastanza curata , buona l'idea di utilizzare filtri dal colore caldo per rappresentare le scene iniziali che fanno riferimento a un passato molto lontano.
L'utilizzo del giallo è predominante nella palette colori, sia a livello di oggetti di scena, abiti , trolley , rose gialle, sia nella locandina, questo va proprio a sottolineare che non è un show romantico o sentimentale ma un racconto di "formazione", di realizzazione, costruzione ed evoluzione personale.

Il cast è ottimo: a cominciare da una grande Li Yifei che ha saputo rappresentare molto bene il proprio personaggio e l'evoluzione che questa compie nel corso di un "viaggio" ventennale; a seguire un Tong Da Wei molto in forma ( ottimo nelle scene comiche, meno centrato in quelle drammatiche), un bravissimo Peng Guan Ying, spigliato e credibile sia nelle scene di innamoramento languido e altrettanto nelle dinamiche di evitamento dei confronti, nel silenzio punitivo nei riguardi dell'amata; un Lin Geng Xin come non lo avete mai visto , diretto benissimo e molto maturato dai tempi di Scarlet.
Anche Lin Yi a cui è affidata una brevissima parte, quasi un cameo, devo dire che si pone come un attore credibile, in considerazione della sua giovane età. Ho potuto apprezzare anche un intenso Wallace Huo, di cui avevo solo sentito parlare. La sua parte è la più complessa e complicata, offre una performance composta ma intensa, e gli episodi che lo riguardano sono, personalmente, i più interessanti di tutta la serie.
I dialoghi sono tutti ottimi: profondi, intelligenti, riflessivi e di stampo esistenziale, riflettono sulla vita con quella saggezza tutta orientale che manca a noi occidentali. Bello il paragone sulle relazioni e le viti che nascono come piante isolate ma si intrecciano creando legami; o il paragone con gli esami che qualcuno supera brillantemente laddove altri non si presentano nemmeno, utilizzato per sottolineare una indisponibilità a mettersi in gioco e ad affidarsi all'altro, c'è sovente l'utilizzo del cibo come metafora, per per parlare di disponibilità sentimentale ad accogliere un nuovo amore, cosa impossibile quando si è sazi.

Qualcuno penserà che la storia parli della vita sentimentale di Rose, niente di più sbagliato, la trama parla DELLA SUA FAMIGLIA, di questi genitori meravigliosi: due professori universitari di fisica, entrambi amorevoli, progressisti con un modello di relazione sana a cui i figli si ispirano e la storyline mostrerà proprio le vicissitudini sentimentali di questi due ragazzi, Rosie e Zhen Hua.
La storia di Rose vede il susseguirsi di 3 tipologie di amore e 1 flirt che normalmente accompagnano le fasi di vita di una donna : il primo amore, totale, coinvolgente, fisico con la scoperta della sessualità; a seguire c'è l'affetto stabile e il senso di sicurezza che si ricerca nel partner da sposare; infine l'amore maturo con un uomo a te affine che è una sintesi di sicurezza, progetto e batticuore; a conclusione della storia un flirt un po' ambiguo con un ragazzo molto più giovane nei cui riguardi non si capisce se ci sia attrazione o sincero affetto materno. Anche da parte di He Xi c'è senz'altro ammirazione per Rosie ma non quel trasporto e quell'attrazione folle che personalmente si vede nel trascorso sentimentale della protagonista.
Il finale non poteva essere diverso, come donna risolta, sicura e realizzata la nostra protagonista affronta con fiducia la vita e le sfide che l'attendono, felice delle sue scelte, grata per tutto.

La storia seguirà meno approfonditamente le vicissitudini sentimentali del fratello, un uomo un po' infantile e ingenuo che fatica a destreggiarsi nelle sue relazioni amorose. Meravigliosa la donna che sceglierà, interpretata da una splendida Regina Wan (un personaggio che ho apprezzato più della protagonista): una donna fragile e vulnerabile ma corazzata; razionale, in continua evoluzione, ponderata, apparentemente algida ma con un cuore d'oro.Questa donna ha un'intelligenza emotiva senza pari, pur con tutte le sue ferite e un passato abuso, riuscirà spesso a guidare la nostra protagonista e maturare facendo tesoro dei suoi consigli. Le due avranno un legame di amicizia speciale, di quelli che durano una vita e che aiutano le reciproche evoluzioni, attraverso supporti e presenze costanti, l'una nella vita dell'altra. Saprà prendersi il suo spazio e riscattarsi da un passato terribile i cui strascichi faticano a staccarsi.
In tema di realismo i personaggi vengono presentati, genitori a parte, tutti fortemente umanizzati, ossia non totalmente positivi o negativi ma contrassegnati da eventi passati e dinamiche familiari che ne determinano i limiti umani che potrete osservare. Persino la protagonista è una donna moralmente integra, forte, sveglia, intelligente ma vulnerabile, impulsiva, distruttiva, vendicativa nel modo peggiore e a volte ambigua, nel modo di porsi con i suoi corteggiatori.
Liu Yfei rappresenta con grande maestria la sua crescita : da ragazzina vulnerabile e troppo , apparentemente sicura di sé , a donna innamorata, insicura, paranoica, furiosa, fragilissima con l'unica priorità, non condivisa, di vivere l'Amore. Da qui la fine del rapporto, l'elaborazione del lutto, la ricerca di stabilità, i tentativi di distrazione con un nuovo inizio, l'incontro con un uomo che incarna sicurezza e senso di stabilità, il progetto insieme, il matrimonio, il parto, i primi screzi, il vedere chiaramente i difetti del proprio marito, un uomo bigotto e meschino con enormi complessi di inferiorità alimentati da un forte senso di inadeguatezza; il divorzio, la ricerca di una nuova dimensione, la rinascita, spesso mostrata attraverso il nuoto e l'elemento d'acqua presente spesso nel corso della narrazione. Alla fine l'incontro nel momento sbagliato di un uomo speciale, in un modo speciale, un nuovo investimento emotivo, il non potersi vivere ma, ciò nonostante, la coraggiosa decisione di darsi e affidarsi, assaporando intensamente e tristemente il tempo concesso, e infine un bilancio della propria vita, con l'eredità dell'ultima relazione che è quella più formativa, come atteggiamento e resilienza. Rose adesso si muove con passo sicuro, sopra la sua moto, non è più quello traballante dei tacchi su cui si muoveva a 20 anni, ostentando una finta sicurezza.
La recitazione è solida, affidabile sebbene troppo calcata in alcuni punti (penso per indicazioni della regia).

E' un drama che "puzza" di vita, quindi un lieto fine o un solo amore sarebbe stato non solo irrealistico ma anche stonato in una narrazione che evita qualsiasi sentimentalismo sterile e si spoglia di edulcorazioni fantasiose.
E' un drama totalmente diverso rispetto a quanto siamo abituati a vedere, sia come tropi sia nel modo di narrare la storia (ci sono fortissime vibes francesi e riferimenti a Parigi) , anche le musiche sono diverse, non mi hanno fatto impazzire ma devo dire son state abbastanza calzanti nel connotare emotivamente la narrazione.
Lo show presenta una serie di personaggi femminili complessi anche se minori, da una donna che lotta per andare avanti dopo una rottura difficile, ad una algida e apparentemente inaccessibile responsabile, ad una studentessa di dottorato, ferocemente indipendente.
Per la prima volta, o forse la seconda, viene presentato un mondo da una prospettiva femminile, il mondo non è degli uomini e non sono gli uomini che salvano le donne anzi spesso le affossano, le mortificano in quanto figli di un sistema patriarcale che li giustifica quando manipolano, mortificano, scelgono al posto delle DONNE, quando le responsabilizzano ( se tu non avessi.... vuoi che rinunci a tutto per te.... non mi ami più? Ma chi hai incontrato mentre eri a Pechino). Aggiungo anche che c'è il punto di contatto con le narrazioni cinesi, in quanto c'è sempre l'uomo, nel caso del primo fidanzato, diviso tra la scelta del potere, il raggiungimento dello status e l'amore. Nel secondo partner invece solo il raggiungimento dello status permette l'accesso ad una condizione di amabilità.

COSA NON MI HA FATTO IMPAZZIRE: il modo seduttivo, sebbene con l' intento di provocare lo spettatore, con cui è stata presentata la protagonista, mi son subito distaccata da certi modi di porsi, di fare , e non mi sono immedesimata. Presentarla come una lolita condiscendente o come una "mangia uomini", non solo mi ha disconnessa emotivamente da una giovane donna, che moralmente non approvavo, ma non l'ho reputato neanche troppo credibile, dato che l'attrice non è una bellezza conturbante che può riscuotere un univoco encomio estetico, tanto da averla photoshoppata nella locandina (le parti di sterile divismo sono onnipresenti e ridicole in quanto per me non credibili).

Una recitazione troppo "barocca", calcata in modo ridondante in certe scene e priva di pathos e credibilità in altre, dove invece la disperazione era da mostrare con bruta crudezza.
La narrazione in certe parti è stata eccessivamente diluita e il racconto è diventato lento, non posso dire di aver seguito con coinvolgimento tutto il tempo, spesso mi ha annoiata, il periodo che va dal trasferimento a Shangai al matrimonio, è stato per me molto noioso da seguire.
I luoghi della narrazione sono Pechino, Shangai, paesini dell'entroterra e Parigi, a cui si sono molto ispirati (a me ha ricordato molto il favoloso mondo di Amelie come colori, stile di regia e alcune inquadrature, anche le musiche).
Ho visto alcuni protagonisti avere reazioni eccessive ed esagitate , che forse potevano allinearsi con l'età dei personaggi ,che mostrano invece una compostezza non proprio coerente a fronte di torti più gravi (è possibile che se maturi passi da un temperamento collerico a uno flemmatico e imperturbabile ? ).
Le evoluzioni andavano presentate anche mostrando un re-styling del personaggio, secondo la mia umilissima opinione, 20 anni sono un periodo storico lungo nella vita di una persona, il fratello tramite trucco e filtri è stato davvero invecchiato, la protagonista invece non ha troppe differenze con i suoi 22 anni (il che mi pare assurdo).

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Completo
Jiang Hu Ye Yu Shi Nian Deng
16 persone hanno trovato utile questa recensione
da Anna82
mar 4, 2026
37 di 37 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10

Favoloso

Non guardavo un wuxia da un po' ma questo è veramente stupendo. Il protagonista maschile è bravissimo e stupendo nel suo personaggio questo è il primo cdrama che vedo suo e devo dire che calza perfettamente la parte. La protagonista femminile anche lei molto brava anche se non è nella rosa delle mie attrici preferite. Storia interessantissima. Belle musiche e belle scenografie.
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In Corso 34/34
Jiu Chong Zi
9 persone hanno trovato utile questa recensione
gen 23, 2025
34 di 34 episodi visti
In Corso 0
Generale 7.0
Storia 7.5
Acting/Cast 5.0
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 4.0

una fioritura MANCATA

REGIA:8,5
SCENEGGIATURA:6,5

Se i due protagonisti avessero dovuto fare un video musicale insieme avrei dato 10 perché il lavoro sul visivo e sulla regia questa volta è stato una spanna sopra la media, come qualità, fotografie, riprese, effetti (sfumati, innumerevoli scale dei campi messe a fuoco e scontorni dello sfondo, effetti Boken e chi più ne ha più ne metta, buon utilizzo del colore).
Tuttavia, questo non è basato a compensare e camuffare le doti interpretative ed espressive molto carenti degli attori, principali e non, i buchi narrativi e la sceneggiatura spesso cedevole del lavoro.
Non c'è davvero nessuno che si sia distinto per una recitazione più matura e convincente, eppure qualche altro attore l'ho visto in altri lavori e mi sembrava all'altezza, tipo Liu Miatang o l'attore che fa Wei Tigwey è un bravissimo astro di mosha in love and redemption, qui non hanno completamente brillato.
La narrazione grazie ad un buon lavoro sulle immagini da parte dell'art director è immersiva, la prima puntata ha dei filtri e colori goth con tecniche di ripresa molto interessanti che presentano un lavoro diverso che cattura subito lo spettatore, dopo il primo episodio è una lenta caduta verso cliché e scopiazzamenti di ex drama famosi con le stesse identiche scene riprese. (The story of ming lang, are you the one, dream of splendor...).

Il tema è abbastanza comune, la storia non dice niente di nuovo, tuttavia l'elemento di novità è caratterizzato dalla presenza di un libro da interpretare per poter cambiare il destino. La protagonista infatti ha una seconda opportunità di vita dopo essere venuta in contatto con un monaco buddista che in punto di morte le dona questo testo "Cronache del mondo".
Anche questa idea poteva essere meglio resa, tuttavia nel corso della narrazione il ricorso al libro sarà sporadico e il racconto è sotto forma di personaggi contrassegnati da una storia espressa in forma metaforica, molto ermetica da interpretare (se la sceneggiatura avesse lavorato meglio si poteva fare un lavoro interessante e rendere questo tema originale e coinvolgente).
La premessa della rinascita è semplice e gli archi narrativi riguardano la cospirazione di palazzo e degli affari, in cui sono coinvolte molte persone, nonostante ci sia un buon aumento del livello di tensione, suspense e sollievo e un buon ritmo fino al 14°, il drama poi si arena. E' un continuo alto e basso, episodi in cui sembra che si vada riprendendo ed episodi di caduta libera dove macchinazioni, intrighi, personaggi vecchi e nuovi incasinano tutto e la recitazione è carente.
Non c'è niente di speciale nella trama o nella recitazione, unico pregio ripeto è l'uso accattivante della telecamera e del brio narrativo di questo regista che ho letto essere al suo primo lavoro di drama, ed essere invece molto "esperto di corti". Forse per questo il lavoro non ha funzionato ma la regia è l'unico dato di pregio di questo drama.

Il cast di questo drama è composto da attori le cui capacità di recitazione sono ancora in fase di sviluppo (si spera). Il man lead avrebbe dovuto essere per logica un uomo contorto, machiavellico, impulsivo e molto inquieto, diviso tra scrupoli morali e filiali e assettato di tensione per la vendetta, sofferente, tormentato, travagliato. Liu Ruy non è stato PER NULLA IN GRADO di rendere tutte queste sfaccettature, è sempre serio, composto e non ha nulla della complessità emotiva che dovrebbe avere il personaggio, a livello di espressione facciale è sempre il medesimo con qualche sguardo di sofferenza o un accenno di gioia, solo in due scene si è davvero distinto. E' vagamente più espressivo di Hu Yi Tian della fioritura imprevista ( un lavoro che pure non ha brillato per l'interpretazione monodimensionale dei due protagonisti ma salvata dalla storia e dalla bravura dei second lead e guest role).
Meglio la protagonista femminile che comunque ha un fascino troppo maturo, sia come personaggio che come estetica (non so se questo è legato ai palesi ritocchi estetici che ne rendono il viso innaturale e poco spendibile nei drama a tema storico dato che rinoplastica, filler e seconda palpebra con occhi da cerbiatto non esistevano nella dinastia MING). Tuttavia ha dato al suo personaggio un po' più di coloritura rispetto al freddo e distaccato Song Mo.
Si è parlato di una chimica eccezionale e girano molti reel sul web di contatti fisici tra di loro, in parte questo è stato reso grazie alle inquadrature e al buon lavoro di regia ma se osservate bene noterete che le difficoltà espressive dei due smorzano tantissimo la tensione impalpabile che lo spettatore dovrebbe sentire per gli sguardi o il contatto fisico , lo capirete definitivamente con i baci che sono un mero accostamento di labbra chiuse a denti serrati. Non dimenticherò una parte fondamentale , molto ben mostrata grazie al lavoro di regia moderna, in cui uno dei protagonisti dichiara il proprio sentimento e l'altro non ha nessuna variazione emotiva a livello microfacciale, quindi hanno inquadrato il sorriso per mostrare felicità ma già il pathos era stato distrutto dall'assenza di un minimo trasporto emotivo per la realizzazione di un desiderio che doveva mostrare quanto meno una travolgente felicità e invece ZERO.
Questa assenza di partecipazione emotiva mi ha posto come spettatore passivo davanti a delle scene e non mi ha fatto completamente coinvolgere o immergere nel racconto.

Un grosso limite è stato rappresentato anche dalla sceneggiatura: partendo dalla confusione tra appellativi, nomi, nomignoli, nomi propri che sin da principio ti rendono difficile seguire il drama in modo fluido, passando al montaggio che penalizza il racconto saltando pezzi che invece sono fondamentali allo sviluppo della storia. E per terminare devo dire che la sceneggiatura, dal 12 al 18 °diventa un racconto inutile di cose poco interessanti. I dialoghi non sono sempre banali o stupidotti, o logicamente incongruenti, ANZI qualche riflessione importante si può trovare e apprezzare, stessa cosa nel dialogo romantico della coppia tuttavia sono spesso confusi e mancano di coerenza logica interna alle scelte, non sempre congruente con le azioni, o cambi di rotta improvvisi per mandare avanti il lavoro, inoltre quando il dialogo è intenso non c'è trasporto emotivo nella recitazione, anche se hanno inserito il doppiaggio questo non ha salvato l'opera.

Le puntate si sono trascinate con degli intoppi per allungare la storia e intrattenere lo spettatore nello "tsundere" di questa coppia senza motivo, mancando di credibilità.
La prima notte insieme è stata tra il patetico e il ridicolo, la peggiore che io abbia mai visto in 50 lavori finora seguiti , sempre nel tentativo di allungare sfiancando lo spettatore stanco di vedersi trascinare degli eventi che ormai non ci stavano più.
Questa chimica è talmente carente che molte avrebbero preferito, ho letto, scegliesse il second lead che pure poteva essere reso con una maggiore complessità interiore. Della coppia principale salvo solo una bella scena a cavallo, l'unica che mi ha davvero emozionata.

Questo regista ha tentato di mascherare i difetti interpretativi con un brillante stile narrativo visivo e sono ricorsi anche ai doppiatori (PENSATE VOI ). Quindi mi chiedo perché affidarsi ad attori così acerbi per lavori che richiedono una grande complessità e gestione dei ruoli (una yang zi o un wang zhanyi o un tian hian ci o sun yi zhou forse sarebbero riusciti a risultare credibili). Mi viene da pensare che sono stati imposti per mera attrattività estetica ma una nota non basta a fare una sinfonia, il doppiaggio se non c'è trasporto in visivo per quanto sia buono perde forza ed è inutile.

POSITIVO: A parte l'uso migliore della regia rispetto ad altri drama che ho seguito , questo lavoro ha anche dei pregi , penalizzato dai difetti che sono quelli che ho finora elencato.
Di buono c'è il modo in cui hanno caratterizzato la protagonista : intelligente, volitiva, matura, con un ottimo fiuto per gli affari, ricchissima, con una grande "vision" e capacità di anticipazione delle mosse altrui, grandi abilità di pianificazione strategica e grande intraprendenza. Ora, ditemi voi se una donna così non meritava un'attrice di grande spessore o con maggiori abilità recitativo- espressive per rendere tutto questo.
L'idea di utilizzare il linguaggio dei fiori per esprimere l'ideale a cui aspirare o i concetti di supporto, crescita, l'ideale di relazione sentimentale.
Il tipo di relazione che gli autori hanno voluto formare è molto bella: lei è un po' il suo grillo parlante, una buona amica che lo aiuta a non cadere negli errori che commetterebbe per la sua impulsività e le deprivazioni affettive da parte paterna cui è stato sottoposto, a cui invece ha provveduto lo zio. Ora provvede lei, si sostituisce a madre e zio e lo supporta, lo incoraggia, qualsiasi cosa lui vorrà lei lo aiuterà, in mezzo a tante difficoltà saprà tirarlo fuori dai guai. Questa idea di eroina che salva l'uomo che ama a differenza dell'uomo salvatore che vediamo quasi in ogni lavoro, mi è molto piaciuta.

L'idea di utilizzare un libro come un racconto da interpretare pure è molto bella.
L' intrigo è molto ben congegnato tanto che se non siete abili ed esperti lettori potreste dover arrivare al 25° per capire chi si nasconde dietro alle difficoltà sperimentate dai protagonisti e perché sebbene gli episodi finali vedono una caduta di stile a livello interpretativo e di scrittura con soluzioni improbabili, non mostrate e scopiazzate da are you the one e ming lan dove però il processo era ben spiegato. Ho faticato per finire gli ultimi 5 episodi, ero insofferente per la recitazione stentata, specie la serva che impazzisce o il protagonista che non ha mai il carico di sofferenza adeguato al peso che porta, o la protagonista che a volte è totalmente indifferente in scene strazianti. Davvero PENOSI.

Nonostante alcuni archi che avrebbero potuto essere migliori, alcune occasioni mancate, una logica sciatta e modifiche disordinate, la storia si conclude in modo soddisfacente.
È una produzione solida che ha fatto del suo meglio con le sue risorse limitate. Le idee c'erano, la macchina da presa anche , mancavano gli ingredienti. Peccato.

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Completo
Goblin
9 persone hanno trovato utile questa recensione
mag 19, 2025
16 di 16 episodi visti
Completo 4
Generale 9.0
Storia 8.5
Acting/Cast 9.0
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 6.0

Serie cult, di tipo fantasy romance responsabile del fenomeno Hallyu

Regia: 9; Sceneggiatura: 8,7; Personaggi: 10.
K-drama del 2016 che ha riscosso un enorme successo determinando in parte il fenomeno hallyu (Korean wave), ossia una diffusione della cultura coreana di massa, precedentemente limitata al contesto nazionale. Creato da Kim Eun-sook (The Glory, The King-Eternal Monarch, Mr Sunshine, Descendants of the Sun) e diretto da Lee Eung-bok (Sweet Home, 1, 2, 3, Jirisan, Mr Sunshine) la serie è un misto di fantasy, romanticismo e drama, con un nucleo comedy che la rendono unica nel suo genere. Il tratto avvincente è l'utilizzo di elementi folkloristici della tradizione coreana per la stesura dei personaggi e veicolare messaggi allo spettatore.

Trama
La storia ruota attorno a Kim Shin (interpretato da Gong Yoo), un generale della dinastia ella dinastia Goryeo che viene tradito e ucciso ingiustamente da un Re manipolato dal proprio infido consigliere. Dopo la sua morte, diventa un Goblin immortale, condannato a vivere per secoli come punizione per le vite stroncate in battaglia. L'unico modo per liberarsi dalla sua condanna è trovare la sua "sposa" che potrà salvarlo dalla sua maledizione ma anche determinarne il riposo eterno. La sua vita cambia quando incontra la diciannovenne Ji Eun-tak (interpretata da Kim Go-eun), una ragazza in grado di vedere i fantasmi e che ha un destino speciale legato a lui dal momento che era stata salvata al momento della nascita proprio dal Goblin.
Parallelamente, la storia comprende anche un Triste Mietitore (interpretato da Lee Dong-wook), il "grim reaper" , che ha il compito di accompagnare le anime nell'aldilà e che ha un legame misterioso con Kim Shin. La serie esplora le relazioni tra i personaggi principali, intrecciate da un passato che verrà disvelato nel corso degli episodi, le loro lotte interiori e i temi dell'amore, della morte e del destino.

Temi trattati
Amore e Sacrificio: Uno dei temi centrali di "Goblin" è l'amore eterno e il sacrificio. La relazione tra Kim Shin e Ji Eun-tak è caratterizzata da momenti di dolcezza e intensità emotiva, evidenziando come l'amore possa superare le barriere del tempo e della morte. Molti dialoghi rappresentano inoltre la condizione dell'amore nella vita umana e innescano forti riflessioni nello spettatore risultando attuali e realistiche. Il dialogo tra i due protagonisti mostra un po' la condizione di colui che in amore vuole essere visto (solo lei può vedere la sua spada, quindi il suo peccato, al sua solitudine, il suo dolore ) ma al contempo ha paura di essere odiato, una volta che l'amato viene visto per quello che è (essere finito, perfettibile).

Identità e Destino: La serie pone domande sulla ricerca dell'identità (la sposa esiste perché ha una missione, se non vi assolve non ha spazio e motivo di sussistere, gli altri personaggi reincarnati devono trovare una nuova identità lasciando indietro chi sono stati) e sul concetto di destino. I personaggi lottano per comprendere il loro ruolo nel mondo e il significato delle loro vite passate ma anche per trovare quelle variabili che possono sovvertirlo, non accentando i piani dall'alto.

Vita e Morte: La dualità tra vita e morte è ricorrente, con il Goblin e il Grim reaper rappresentano due facce della stessa medaglia. La serie esplora la bellezza e la tragicità della vita, nonché il ciclo inevitabile della morte.

Goblin è un’opera complessa e molto bene orchestrata, che mescola romanticismo, comicità e dolore in modo profondo. Tuttavia, va oltre: ti invita incessantemente a meditare, a immergerti nella bellezza e a esplorare più a fondo la natura umana, interrogandoti sul senso della vita, della morte dell’amore, anche attraverso l'Onnipotente che si manifesta in alcuni momenti nei personaggi più insospettabili e fornisce delle risposte illuminanti: "Dio pone delle domande, le vostre scelte rappresentano le risposte (destino)".
Non è un'opera priva di difetti, ma per molti aspetti si distingue come un vero e proprio cult. É romantico, divertente, straziante, già solo per il fatto che l'unico scopo della vita della protagonista è quella di estrarre la spada del Goblin determinando la sua scomparsa. La storia tra Sunny e il Cupo mietitore che si fonda su tradimento e vendetta in una vita passata, su ricordi dimenticati ma con un dolore eternamente ricordato che ne determinano il modo di porsi di lui, sempre triste e nostalgico. Tra le ferite che apre, la loro storia salvifica e redentiva lascia nuove cicatrici sanguinanti, Eun-Tak insiste spesso sull' "amore triste", che è quello che viene celebrato nel lavoro: un amore che si sforza di persistere, resistere, trovare nuove variabili ai piani di Dio per poter esistere. Anche di fronte alla tragedia e nonostante l'amore triste, Goblin rimane tuttavia una commedia nel suo nucleo. Offre degli sketch divertenti ed esilaranti delle dinamiche tra i coinquilini casuali e riluttanti, in perfetto stile "Scemo + Scemo". Divinità che scherzano e si maltrattano a vicenda come due bambini capricciosi.
Possono fare piovere o teletrasportarsi ma si ritrovano del tutto incapaci di fronte alla tecnologia. Particolari e degni di nota per la creatività con cui sono stati presentati i personaggi di questo lavoro: divinità, mietitori, goblin, fantasmi che convivono nel mondo degli umani , insospettabili. L'organizzazione quasi "aziendale" dei Mietitori, vestiti come dei capomafia russi, che si incontrano e si riuniscono per i loro incarichi mortali, con cene di fine anno e di benvenuto per i neoassunti, con solide gerarchie, consegnano documenti, gestiscono account di posta aziendali e, soprattutto, seguono procedure di liquidazione delle spese a carico dell'azienda; un mondo dove i Goblin potevano creare oro dal nulla e dove persone speciali (come Eun Tak) potevano aiutare i morti a chiudere i loro conti in sospeso (il legame con il Sesto Senso, 1999, è molto evidente). Il Goblin e le sue scene di combattimento telecinetico con il Mietitore erano adorabili e anche le canzoni canzonatorie sulle mutande del Goblin, intonate sempre da Mietitore per vendicarsi della cuffia da notte con cui si risvegliava ogni mattina. Il loro rapporto goffo e limitato con la tecnologia li rende teneramente adorabili ma al tempo spesso spassosissimi nell'impaccio del non riuscire a vedersi durante una videocall.

Interpretazioni: L'attrice che interpreta Eun-Tak è stata caratterizzata in modo troppo infantile per avere 19 anni, comprendo che questo serva per mostrare la sua crescita. Le doti interpretative sono state davvero eccellenti: a mani basse è colei che ha offerto una recitazione più solida, credibile, fluida, talmente naturale e coerente da non avvertire un brusco stacco nel percorso evolutivo che verrà mostrato nel corso degli episodi (aspetto che spesso accade quando l'attore non ha esperienza o non viene ben diretto). Mi è molto piaciuto il personaggio di Sunny , la costruzione di una donna apparentemente leggera ma in verità molto profonda, che non ama piangersi addosso e che con fare indolente e sornione parla per doppi sensi e molto coraggiosamente prova a essere felice, almeno in questa vita, assumendosi dei rischi , in grado di accettare il proprio destino poi con grazia e compostezza. Una vera Regina! Tra le interpretazioni, tuttavia, la sua è quella che mi ha convinta di meno, in mezzo a due presenze maschili fortissime, con un potente impatto scenico e una bravissima Go-Eun che risulta più centrata a confronto.

Aspetti tecnici: l'uso del colore è stato sapientemente gestito e curato, il mietitore è sempre vestito di nero e utilizza vestiari in casa che all'inizio ricordano le vecchie camice di forza proprio a indicare la costrizione della punizione che sta scontando, l'incontro tra Kim Shin e Jin Taek , lei con una felpa verde, perché rappresenta speranza di salvezza per lui. La divinità della nascita è rappresentata sempre in rosso, per simboleggiare potere e status ma anche il sole e cielo (nella bandiera coreana, il rosso nel simbolo Taegeuk, un cerchio diviso a metà, rappresenta il sole e il cielo, mentre il blu rappresenta la terra e la luna), è un colore di buono augurio che trasmette energia, forza e vitalità, in alcune tradizioni coreane utilizzato anche in cerimonie funeree per simboleggiare la transizione e la rinascita dell'anima.
La presenza dei campi di cotone, morbido e ovattato, bianco richiamano purezza, crescita e la fertilità, ma anche rischi e difficoltà per la loro sensibilità agli agenti atmosferici e alle malattie, quindi rappresenta il rapporto tra tenacia e leggerezza, tra divisione e unione. Il grano saraceno invece rappresenta gli amanti.
Oltre alla scenografia curata e ad una fotografia di ottimo livello, anche il modo in cui sono state girate le scene è altrettanto curato. Tutte le scene di vita vissuta sono state girate sfruttando angolazioni diverse, dagli angoli e dall'alto, massimizzando la luce, rallentandole, allungando momenti o bloccando gli sfondi per fermare il tempo. L'uso dei primi, pianissimi piani sul viso per rendere le emozioni, o su dettagli del volto come lo sguardo triste e nostalgico di Gong Yoo ("un uomo che sembra triste anche quando sorride"),la regia cattura tutto con maestria e intensità, realizzando una narrazione immersiva, esteticamente coinvolgente e potentemente espressiva, anche integrando in modo sempre pertinente le musiche, sfumate, oniriche ed evocative che accompagnavano la narrazione.

Critiche: Come scrivevo in alto non è un lavoro perfetto, personalmente c'è una qualche ripetitività degli elementi narrativi (l'estrazione della spada e il commiato della seconda coppia, ripetuto ben 4 volte), l'eccessiva riproposizione di scene passate attraverso il ricordo; la compresenza di elementi humouristici e drammatici che rappresenta un elemento di novità per il lavoro, che lo rende unico nel suo genere, non è sempre "riuscita", manca un "legante" che vada a miscelare due elementi che stridono e che tolgono credibilità e intensità all'elemento drammatico, col rischio di farlo diventare "burlesque" e grottesco.
Le storie d'amore e inoltre non sono state molto approfondite, inizialmente i due sembrano in un rapporto non proprio amoroso, molto meglio dal 12° ep., stessa cosa per il Mietitore e la sua amata che verranno mostrati come coppia, sbrigativamente, solo nel finale.
Il finale non è stato dei migliori, personalmente, sebbene finisca in modo tutto sommato positivo e diciamo felice, con seconde possibilità per tutti, mi ha lasciato un sottofondo di amarezza e non del tutto appagata. Ho persino preferito quello di Moon Lovers. Inoltre queste seconde possibilità avvengono in un tempo molto lontano, mentre tutto è rimasto uguale a parte il CEO della società che è invecchiato, io avrei inserito un contesto più "futuristico", erano trascorsi almeno 30 anni.... (non meno, forse più).

C'è, secondo una mia personalissima e banalissima opinione, da profana, un buco sul finale, non spoilero nulla ma volete leggerlo lo scriverò nei commenti in basso, oscurandolo, se invece avete visto il lavoro scrivete nei commenti che magari ci confrontiamo o mi illuminate sull'argomento.

IN CONCLUSIONE: "Goblin" è un K-drama che riesce a mescolare abilmente diversi generi, offrendo una narrazione avvincente e personaggi memorabili. La sua esplorazione di temi universali come l'amore, il sacrificio e il significato della vita lo rende un'opera da non perdere, che ha avuto un enorme impatto sui drama moderni che sono venuti a seguire (pensiamo a My demon, 2024, solo per citarne uno...) . La bellezza visiva, unita ad una trama profonda e ad interpretazioni intense, rendono Goblin un viaggio unico, perfetto per chi cerca una storia fantasy ma anche un racconto d'amore eterno, "una storia d'amore che si inserisce in uno schema divino". Grazie alla sua abilità di combinare humour e drammaticità, nostalgia e humour, Goblin si distingue come un'opera unica nel suo genere.

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Completo
Il bacio della Sirena
7 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
apr 14, 2026
12 di 12 episodi visti
Completo 1
Generale 6.0
Storia 5.0
Acting/Cast 7.0
Musica 7.5
Valutazione del Rewatch 5.0

L'illusione di un buon drama

Quando ho iniziato Siren, ero sinceramente curiosa. Il titolo prometteva fascino oscuro, una protagonista capace di far naufragare il malcapitato di turno, un thriller psicologico con venature romance. Il tutto tradotto in chiave moderna. Bell’idea, anche originale se sviluppata bene. A visione ultimata devo però dire che ha raggiunto – in certi casi anche con estrema fatica – la mera sufficienza su tutti i fronti, ma niente di più.
La vicenda è abbastanza chiara fin dall’inizio: Han Seol Ah è una donna bellissima e misteriosa. Intorno a lei accadono morti violente, e lei finisce sempre al centro dei sospetti. L’ex agente Woo Seok, interpretato da Wi Ha Joon, inizialmente la segue come sospettata, poi se ne innamora, diventando il suo scudo. Fin qui, niente di male. Anzi, le prime due puntate creano un’atmosfera tesa, visivamente curata e con un paio di colpi di scena ben piazzati. Il problema è che la serie si accontenta di questa impostazione. La protagonista risulta di fatto una “sirena che ha dimenticato di cantare”. Invece di essere una femme fatale astuta e pericolosa, la vediamo passare dodici episodi in uno stato di ansia e vittimismo, circondata da uomini che la desiderano o la odiano senza una reale profondità psicologica. Il potenziale per una svolta dark c’era tutto, ma gli autori hanno preferito la via più sicura e prevedibile.
E qui arriva il primo punto dolente: il colpevole. Senza spoilerare nulla, l’identità dell’assassino è talmente palese fin dai primi episodi da sembrare quasi uno scherzo. Quando finalmente avviene la rivelazione, la reazione non è shock, ma un ironico “ma guarda un po’, chi l’avrebbe detto?”. Un thriller che non riesce a sorprendere è come una giostrina che gira senza musica: alla lunga stanca.
Ultimamente mi lamento spesso di come i kdrama prevedano un numero di episodi inferiore ai soliti sedici, ma in questo caso, avrei drasticamente ridotto alla metà: questo perché al di là dell’incipit iniziale, manca di fatto la sostanza necessaria a tenere in piedi la storia, e il rischio che ne deriva è quella di una premessa tirata per le lunghe con qualche riempitivo qua e là.
Sul versante romance, la chimica tra i due protagonisti è altalenante. In alcune scene funziona – soprattutto nei momenti di tensione fisica o nei baci – ma in molte altre appare forzata, come se gli attori recitassero su due binari paralleli.
Passando al cast, Wi Ha Joon ci mette tutto l’impegno possibile per portare in scena un Woo Seok credibile, e in certi punti ci riesce anche. Non è forse l’attore che avrei visto meglio in questo ruolo, ma ha dimostrato – complessivamente – di funzionare. Meno convincente invece la caratterizzazione del suo personaggio, soprattutto il passaggio – precipitoso – con il quale passa dall’esserle nemico a diventare il suo primo alleato. Sembra un po’ improbabile che un insieme di dettagli, uniti alla triste storia del passato di lei, siano sufficienti a trasformare l’ostilità diffidente iniziale a una fiducia totale e incondizionata.
Park Min Young calca il palco dei kdrama ormai da un ventennio. Continuo a trovarla una buona attrice, per molti versi piacevole, ma di certo non eccelsa, che ha avuto la fortuna di farsi conoscere grazie ad alcuni drama passati alla storia – da “Healer” a “What’s wrong with secretary Kim” – vestendo bene i panni della protagonista tipica delle commedie romantiche di quel periodo. A parte un’interessante prova nel recente “Vuoi sposare mio marito?” per il resto però mi è sembrata sempre un po’ confinata al solito tipo di ruolo. “Siren” poteva essere un buon punto di svolta, ma l’algida figura dallo sguardo freddo e imperscrutabile non nascondeva un’affascinante creatura spettacolarmente spietata, bensì un pulcino fragile e impaurito, traumatizzato e schiacciato dai sensi di colpa.
A conti fatti, il drama strappa una mera sufficienza grazie a qualche scena ben girata - a fotografia è cupa e azzeccata - una colonna sonora efficace e la prova di Wi Ha Joon, che cerca di dare spessore a un personaggio pur a tratti incoerente. Poteva essere un piccolo gioiello del thriller romance coreano, tuttavia il ritmo sbagliato, le scelte narrative eccessivamente timide e prevedibili, oltra a una caratterizzazione eccessivamente passiva della protagonista hanno avuto purtroppo la meglio.
Rifacendomi al titolo, l’unica vera “Sirena” – probabilmente – è il drama stesso: attrae e incuriosisce, promettendo una storia accattivante. Ma una volta che lo spettatore si sarà lasciato tentare avventurandosi nella visione, scoprirà poi la triste realtà: il suo canto era tutta un’illusione.

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Completo
Hei Yue Guang Wen Na BE Ju Ben
7 persone hanno trovato utile questa recensione
apr 26, 2025
40 di 40 episodi visti
Completo 5
Generale 7.0
Storia 7.0
Acting/Cast 7.5
Musica 6.5
Valutazione del Rewatch 1.0

Maratona di sangue, rabbia e frustrazione! Il ciclo senza sceneggiatura di TILL THE END OF THE MESS!

Effetti speciali : 9/10 (per gli standard cinesi). COSTUMI: 9/10. Sceneggiatura: 5/10.
Ho iniziato attratta dalle recensioni super positive e sotto diverse sollecitazioni; da principio, per i primi 8 episodi ho pensato di trovarmi di fronte ad un lavoro che avrei recensito più generosamente, purtroppo andando avanti mi sono resa conto che non si tratta di un capolavoro, perché manca la scrittura: sembra una “fanfiction per adolescenti”.
Alcuni, troppi episodi sono stati di una noia mortale e ho premuto il tasto "AVANTI" ( non lo faccio mai) . L’ho trovata interessante SOLO per la costruzione del personaggio “Dear Daddy Devil” e la recitazione di Luo Yun Xi e Bai Lu, sicuramente di buon livello 8/10. La abbasso nel complesso perché molti altri attori del cast non hanno avuto la stessa resa, soprattutto Deng Wei (Xiao Lin).
Mi è piaciuto/mi ha divertito il fatto che si suppone che sia "cattivo" ma non fa poi nulla di moralmente spregevole e gli autori hanno girato in tondo con trame ridicole e altri personaggi davvero malvagi per assicurarsi che fosse completamente esente da colpe nella narrazione. Ha letteralmente fatto solo del male ai suoi aggressori e alle persone che lo hanno tradito. Non ferisce mai i veri innocenti. Anche quando prende il suo posto come sovrano nel Jing lo fa nel modo più pacifico possibile, offrendo asilo ai rifugiati dello Sheng, studiando soluzioni e abolendo precedenti e ingiuste misure vessatorie nei riguardi del popolo, fornisce aiuti ai rifugiati e tutti lo rispettano. É letteralmente IMPECCABILE. Non c'è nessun cattivo, per cui NON PUOI NON tifare PER LUI, un uomo bullizzato e maltrattato che per caso sembra anche un personaggio uscito da un fumetto giapponese(MANHUA).

Cosa rende questa serie così acclamata? La figura di Tantai Jin e gli effetti speciali molto buoni, i migliori finora visti in un drama cinese (se li confrontate con quelli americani sono invece appena discreti).
Le riflessioni sul destino, sulla libertà di scelta, sull’importanza di una rete di supporto, di persone che ci amano e si fidano di noi. Quanto delle nostre azioni dipende da noi e quanto invece è influenzato dal modo in cui gli altri ci trattano? Fino a che punto dobbiamo assumerci la responsabilità delle nostre scelte? Vendetta e giustizia sono la stessa cosa? Cos’è più importante: la fiducia o la percezione della verità? Sorprendentemente, la sua storia è interessante e non superficiale. Purtroppo però gli sceneggiatori hanno avuto qualche difficoltà nella progressione della trama, il che ha portato a momenti soporiferi e a scelte non sempre comprensibili, soluzioni improbabili, logicamente nonsense che lo destinano ad un pubblico adolescenziale.
Ho letto un po' ovunque di un amore fantastico, infinito, incommensurabile, totale tra i protagonisti ma in verità ho visto una relazione tossica che somiglia più ad un'ossessione, con evidenti problemi di comunicazione, in cui l'amore da parte del ML viene dimostrato senza tanta convinzione, almeno nell'arco narrativo di Mingye- vita Bo're, poi sarà Bailu( si danno il turno) a essere ambigua e ambivalente con lui, tanto è vero che mutualmente finiscono per determinare esiti tragici e non fanno mai tesoro della lezione (PARLARE ONESTAMENTE E CONFRONTARSI). I momenti in cui si ritrovano inoltre sono privi di emozioni, tranne nell'arco di Mingye.
Inoltre, lui si innamora di lei per qualcosa di speciale, per le sue caratteristiche, per i suoi punti di forza e le sue debolezze o SOLO PERCHE' ERA L'UNICA CHE SE NE PRENDEVA CURA?!? É amore o mancanza di cure materne? É chiaramente un'ossessione legata al senso di solitudine e vuoto del ML, mentre Bailu non commento, hanno creato un brutto personaggio, molto distratto dalla missione, mai chiaro sui propri sentimenti, a volte ci pensa, sembra esserne innamorata, poi se ne dimentica totalmente per aiutare il sesto principe risultando ambivalente, e determinando la giusta gelosia del ML, poi lo odia, poi comprende il malinteso e continua a dirgli di odiarlo nonostante quello sia esente da colpe anzi .. voleva pure tenerla accanto a sé nonostante il malinteso, si ritrovano, lei non vuole tornare con lui ma poi dal nulla all'episodio 35 cambia idea e ci TORNA.
Uno dei personaggi più brutti ma discretamente interpretati da Bailu.
La pessima scrittura si riversa anche nella mia personale percezione di assenza di continuità nell'evoluzione dei personaggi, mi spiego meglio: se analizzo la figura di Tantai Jin dal 1° episodio con il 25° sento come se fossero personaggi diversi, ok l'evoluzione ma deve rimanere un tratto riconoscibile nel personaggio che ne assicuri la personalità, invece, pur essendo bravo l'attore, è come se non riuscisse a legare queste diverse evoluzioni in modo da renderle solo evoluzioni. E non è stato aiutato per nulla dalla scrittura, o forse dai tagli.

Il casting su Luo Yun Xi e Sun Zhen Hi si è rivelato molto calzante. La capacità del protagonista di trasmettere emozioni intense è notevole. Rende in modo struggente e autentico, spesso anche coinvolgente sebbene a volte carichi troppo certe camminate e smorfie per fare il figo risultando invece ridicolo. Lui è perfetto per i ruoli di uomo sofferente e disprezzato ma non in quelli di amante, non mi sembra mai credibile.
Oltre ai protagonisti, mio malgrado, per correttezza è opportuno citare Chen Du Ling per la sua interpretazione di Ye Bing Chang, la sorella della protagonista. Ho visto più bravura qui che in Fangs of fortune, come del resto l'avevo notata in A Journey to Love, nei panni della Imperatrice. É' un'attrice che rende benissimo nei panni della villain, la sua versatilità la rende spendibile anche nei ruoli di buona e remissiva vittima.
È impossibile non apprezzare anche Pian Ran, interpretata da Sun Zhen Ni. Su quest'ultima invece devo dire che non è tanto la bravura quanto un casting azzeccato (è perfetta nei ruoli di volpe, una bitch seduttiva e predatrice).

Parlando di personaggi, è il momento di evidenziare il più grande difetto di questa serie e del suo sceneggiatore: hanno reso tutti così stupidi e sempliciotti (privi di sfumature), con dialoghi inconsistenti che non importa l'epilogo finale. Non vedevo un futuro, a prescindere dal risultato finale.
Molti eventi non avevano senso ( esempio ne cito solo uno: non ha sentimenti da principio ma può provare rancore che è un sentimento) ma non si possono nemmeno chiamare veri e propri buchi di trama, perché in un certo senso avevano una spiegazione: la mancanza di logica, creatività e intelligenza. All’inizio questa cosa mi divertiva, ma presto è diventata frustrante a livelli mai visti. Non sanno come gestire un conflitto e la sua origine, quindi preferiscono rendere il personaggio idiota solo per alcune scene, per preparare il terreno a decisioni insensate. Il tropo narrativo del problema di comunicazione è l'essenza del LAVORO. Capisco l'escamotage per un conflitto momentaneo ma non c'è davvero altro che si può inventare per movimentare e dare un senso, accendere il ritmo, coinvolgere uno spettatore che abbia più di 15 anni??????????????

E mi dispiace perché leggo che le due sceneggiatrici facevano parte del team che ha sceneggiato Blossom in adversity (fioritura imprevista) che invece è molto buono come scrittura (il problema lì è stata l'interpretazione).
È questo il problema dei drama cinesi, investono in un aspetto trascurando tutto il resto. A volte c'è la storia ma non c'è la recitazione, altre c'è l'effetto speciale ma non c'è la storia o c'è la recitazione ma non c'è la regia. Insomma sono del tutto INCAPACI DI PRODURRE QUALCOSA DI COMPLETO, con gli strumenti che hanno a loro disposizione. Già solo il fatto che doppiano in post produzione per l'assenza di apparecchiature adeguate la dice lunga.

Le scene e gli archi narrativi SONO ripetitivi, si riscrivono gli stessi problemi visti qualche episodio prima, con piccole variazioni (e hanno tagliato 16 episodi ho letto, quindi io mi chiedo se davvero per 56 episodi hanno riproposto la stessa minestra insipida e annacquata). Rifiutarsi di dare ai personaggi uno sviluppo caratteriale adeguato finisce per farli ripetere gli stessi errori più volte. È una serie dominata da un solo protagonista, mentre tutti gli altri sono solo sfondo per la sua storia, pertanto comprendo anche che il finale, del tutto illogico e senza bellezza, mostri un epilogo che non vede riuniti i due innamorati, e considerato che fino alla fine non imparano una beata cippa dagli errori del passato non ne ho sofferto minimamente.
A livello di scrittura ho visto delle scopiazzature evidenti : the eternal love (dinamica cecità e prendersi cura dell'amato malato in una capanno con uno dei due ignaro di chi fosse l'altro, le ambientazioni marine e le tragedie continue tra i due amanti ); il corvo del 1994 (Brandon Lee vedeva attraverso il corvo); il pifferaio magico che libera la città dai topi.
Devo comunque un plauso alla regia e dal montaggio, considerando quanto la trama e le scene siano state spesso tagliate o adattate per i 40 episodi totali, tuttavia non so oggi se gli innumerevoli buchi narrativi risentono di questi tagli o se le sceneggiatrici davvero abbiano scritto improvvisando, è il drama peggiore che io abbia mai visto a livello di scrittura. Nel commento in basso se non l'avete notato elencherò gli innumerevoli aspetti incomprensibili che tolgono un senso e una continuità al lavoro.

Trucchi e Costumi molto buoni ma un po' eccessivi sul protagonista che in certe scene sembrava più in gara in un Drag Race (competizione di drag queen) che un diavolo millenario. Gli oggetti di scena invece molto moderni e poco adeguati per una narrazione millenaria, gli artefatti magici a volte interessanti, altre volte banali e imbarazzanti (la giada "soggiogamondo" sembrava una patacca di ceralacca prodotta dal sedere... ).
Divertente in senso imbarazzante la scelta di cambiare abito ai personaggi quando acquisiscono nuovi poteri (come sailor moon).

La colonna sonora se parliamo di musiche non cantate è stata calzante e interessante ma ha avuto anche alcune cadute di stile, tipo l'utilizzo di musiche pop moderno, che stanno bene nei lavori moderni, che non davano intensità e un'aura storica al lavoro.

CGI: molto buona ripeto per essere un cinese ma anche qui ridondante e barocca, con eccessi di fronzoli e una durata eccessiva di battaglie e combattimenti (anche due episodi di 40 minuti per un totale di 80 minuti), per colpire e meravigliare lo spettatore (che forse non ha mai visto un lavoro di Nolan, Cameron o un film della Marvel per lasciarsi incantare solo da questo). Mi dispiace scriverlo perché ho visto che c'è stato un enorme lavoro dietro e Luo Yun Xi si è davvero impegnato e speso tantissimo, non hanno controfigure quindi ha girato delle scene totalmente sospeso a 30 metri da terra. Come performance è stato molto più straziante e convincente in Ashes of love, dove ha rappresentato un'evoluzione in cattivo molto più credibile e sofferente del simpatico TTJ di TTEOTM.

La mia valutazione è di 6,5 ma do mezzo punto per la qualità visiva ed estetica del lavoro, mai vista finora in un lavoro cinese. Buona grafica, pessima la scrittura!
Vi consiglio di staccare a fine dell'episodio 35, se volete un lieto fine.

IN BASSO COME COMMENTO SPOILER TUTTI GLI ASPETTI INCOMPRENSIBILI DEL LAVORO.

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Completo
The Moon Bright For You
7 persone hanno trovato utile questa recensione
mar 25, 2025
36 di 36 episodi visti
Completo 3
Generale 6.0
Storia 7.0
Acting/Cast 5.5
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 4.0

Drama leggero con problemi di esecuzione/ sceneggiatura.

The Moon Brightens for You (TMBFY) è un adattamento del romanzo omonimo (明月曾照江东寒) di Ding Mo (丁墨), il genere è wuxia ma con elementi "fantasy", non direi xianxia, che lo rendono ibrido; una fusione di arti marziali con metodi tramandati e coltivati nelle sette, col romanticismo e umorismo contemporanei.
Questa è una storia su come il bene trionfi sul male e su come il vero amore non sia necessariamente il primo, e su come si formi attraverso la pazienza, la perseveranza e non poche difficoltà lungo il cammino.
Questa è una storia su come la vendetta venga raggiunga con perseveranza se sei nel giusto, col sacrificio delle persone a te care. Il karma alla fine salda i propri conti.
La storia d'amore è al centro dell'opera ma viene sviluppata definitivamente negli ultimi 8 episodi, nella parte centrale piuttosto viene presentato il primo "amore", che quasi sempre non è quello definitivo. In questo c'è sicuramente un elemento di diversità rispetto ai comuni drama cinesi.
Altro elemento di novità è caratterizzato dalla presenza di una donna forte nelle arti marziali ma senza grande intelligenza e acume in coppia complementare con un uomo debole fisicamente ma forte intellettualmente.

I villain in questo lavoro vengono rappresentati da una triade malvagia di tre demoni fantasma che servono la fazione nemica del regno, composto dal malvagio e mascherato Capo; un grottesco, cleptomane, dalla sessualità confusa e un disturbo da tic, infantile, definito pazzo ma lucido nelle considerazioni, che combatte con un grattaschiena in ferro; infine un maestro dei veleni, esperto in combustione spontanea finale.
Tra i personaggi "strani" , il miracoloso agopunturista, esperto di arti marziali Jian Ling, un subdolo ricco ed edonista padrone della Zhou Mansion e di 35 tratte commerciali, un assassino dagli occhi buoni (completo di cappello di paglia e lame gemelle), l'esotica praticante di arti oscure, che lancia veleni e serpenti, con un movimento delle mani che ricorda più un ballo di gruppo nelle balere romagnole che una mossa marziale.

Le notizie vengono diffuse nel regno attraverso un canale di trasmissione orale comunitario , tipico delle sale da tè, dal nome "Le voci della Comunità", per fornire al grande pubblico eventi e pettegolezzi aggiornati sul regno, mentre allo stesso tempo trasmette segretamente messaggi in codice alle parti interessate. Insieme a questo c'è un servizio sussidiario che fornisce la consegna personalizzata porta a porta di informazioni e pacchi, in perfetto stile Bartolini , DHL express o SDA.
La trama è lineare e non complessa, il che consente agli spettatori di cogliere il background e le motivazioni sottostanti, in modo da comprendere gli incidenti del passato che danno forma agli eventi attuali. Nonostante il tono spensierato e leggero, a metà lavoro ci sono alcuni momenti tragici che si verificano mentre la storia si svolge.
Come ogni Wuxia che si rispetti, viene messo in risalto e celebrato il valore della fratellanza, della cavalleria, della lealtà e della rettitudine, soprattutto da parte del ML e della FL, nonché dai capo clan virtuosi delle sette marziali.
Buone le evoluzioni e le crescite dei personaggi: il Male Lead compirà un'evoluzione che lo porterà a distaccarsi dal proposito ossessivo di vendetta per far largo all'amore e al sentimento, concependo più che la vendetta, la necessità di una rivoluzione per un bene più grande, ai fini del benessere del popolo.
Questa sua ritrovata flessibilità determinerà un comportamento più libero e disinvolto, espresso nella mimica e nel sarcasmo, nell'ironia e nello humour. Considerato il personaggio freddo, indifferente, rigido del principio, sul finale avremo un uomo in sintonia con i propri sentimenti, espansivo e romantico (una bella sorpresa).
La FL compirà un percorso evolutivo altrettanto marcato: da ragazza frivola, immatura, impulsiva e irruenta, con un sorriso sfacciato e malizioso (che personalmente mi ha infastidito ), arriverà a diventare più riflessiva, matura, consapevole e seria.
Il finale è molto positivo: chi doveva pagarla la paga e i buoni raggiungeranno il successo e si dedicheranno ad obiettivi per loro importanti.
Le musiche sono allegre e spensierate, caratterizzano e accompagnano il lavoro.

COSA NON HA FUNZIONATO QUINDI?
1) Recitazione: non so se i personaggi sono stati effettivamente diretti male o se questo è stato il massimo che son riusciti a fare, il ML è molto monocorde, migliora sul finale e nella resa empatica nell'episodio 18, ma la sua inespressività non mi ha permesso di immedesimarmi e vivere con trasporto il suo percorso, solo in 4-5 scene mi è sembrato calato nel personaggio e nelle reazioni emotive che doveva avere.
La FL, peggio mi sento, per me è stata del tutto inadeguata agli inizi, migliore sul finale ma non ha saputo dare sfumature emotive al suo personaggio (SORRISO/FACCIA SERIA).
2) Scenografia : combattimenti resi male, troppo teatrali, tecnica della levitazione onnipresente ed eccessivamente rappresentata, sembra più una ascensione al cielo, un po' wuxia un po' xianxia, tutto un po' troppo too much, poco credibile, gesture caricaturali delle mani che fanno ridere più che immedesimarsi. Veleni in polvere che volavano come getti di farina e invece di combattere la gente si trovava a grattarsi.
Salvo due combattimenti, il Generale sulla quarantina che lotta sotto la pioggia per uccidere Gu-Ye, il duello finale tra i nostri protagonisti e il grande demone cattivo , che ricorda un po' un videogioco e un po' rappresenta il tipo di unione che riescono a formare i nostri protagonisti.
3) Caratterizzazione dei personaggi principali: il secondo ML è infine rappresentato come un uomo volubile e codardo sentimentalmente, non ho capito cosa volessero trasmetterci con questo personaggio, mi riferisco alla gestione emotiva del sentimento, non sarà chiaro. Stendo un velo pietoso sul personaggio fastidiosissimo della Principessa che verrà umanizzato sul finale ( della serie, volevo solo essere amata perché mi sento sola, quando mi amano divento buona e comprensiva, tutto ciò che ho fatto di terribile è stato per amore).
Non ci sono strategie mentali di altissimo livello, persino il ML, descritto come un genio, non riesce a prevedere una trappola fatale nel 18 e le conseguenze di un piano che va male nel 30, di cui la sua amata piangerà le conseguenze che potevano essere fatali, la FL è priva di qualsiasi acume mentale, non è né sveglia né scaltra. Moralmente è un personaggio positivo ma a livello di intelligenza non comprendo perché presentare una grande bravura marziale mista a una totale incapacità di prevedere le conseguenze delle proprie e altrui azioni.
Storie d'amore secondarie, una gradevole e l'altra con molte potenzialità iniziali che viene poi sviluppata in modo piatto e apatico, senza tanta convinzione. Partono a razzo e finiscono come una coppia annoiata senza alcun trasporto fisico.

Niente di nuovo a livello di scrittura: gli stessi identici tropi narrativi di sempre, una ragazza stupidotta che non comprende i propri sentimenti che si ritrova prima a gareggiare in un torneo di arti marziali, a stringere delle amicizie poi e coinvolta nell'ennesimo triangolo che non saprà completamente gestire perché non capisce cosa prova (generalmente quando non sai cosa provi non provi nulla per nessuno, l'amore non va spiegato).
La FL è sempre confusa sui suoi sentimenti, sia per l'uno che per l'altro, sceglierà il compagno della sua vita proprio negli ultimi episodi finali (cinque-sei episodi prima della fine).

Elementi di generi diversi(comico e tragico) non bene amalgamati, un po' per la sceneggiatura, un po' per le recitazioni lacunose degli attori.

Comuni cliché: triangolo, donna che cade e viene presa dall'uomo, donna ubriaca portata in spalla, principessa capricciosa e insopportabile, malinteso che cambia le sorti del destino, contatti fisici tutti concentrati sul finale ma baci molto molto tirati, lievi contatti sulla bocca e FINE (un drama casto, persino per essere un cinese).
Oggetti di scena moderni, parrucche brutte e di scarsissima qualità per tutti (notare come la parrucca del ML parta da metà testa).

Il voto è 5,5 in verità perché a causa di una recitazione traballante e stentanta e una sceneggiatura lacunosa non si può definire un lavoro valido, do mezzo punto per i personaggi geniali del demone pazzo e del medico che utilizza strategie paradossali.
Mi viene da ridere perché se leggete le recensioni un po' tutti affermano che la storia è carina anche se la RECITAZIONE FA SCHIFO, univocamente riconoscono che la recitazione FACCIA CACARE però poi danno voti dal 7 in su per la storia e i combattimenti (resi pure male tra l'altro).

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