Completo
Quando la Vita Ti Dà Mandarini
9 persone hanno trovato utile questa recensione
apr 12, 2025
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 9.0
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 8.0

Capolavoro esistenziale, "FORMALMENTE PERFETTO E CON UNA REGIA IMPECCABILE".

REGIA: 10 SCENEGGIATURA: 10 SCENOGRAFIA : 10. FOTOGRAFIA : 10.

MERAVIGLIOSO! FENOMENALE ! INCREDIBILE! >>>>>> "When Life Gives You Tangerines" è un capolavoro estetico sotto ogni punto di vista: regia, scenografia, sceneggiatura, livello complessivo di recitazione, NON HO MAI visto uno show asiatico con questa qualità.
Il titolo "Quando la vita ti dà i mandarini" è una rivisitazione ponderata del noto detto "Quando la vita ti dà limoni, fai una limonata", ma con un significato più profondo e sfumato. A differenza dei limoni, i mandarini sono naturalmente dolci, eppure portano con sé un pizzico di asprezza, proprio come la vita stessa.
La storia cattura splendidamente questo equilibrio, mostrando come gioia e difficoltà spesso si intreccino e come anche i momenti più dolci possano contenere tracce di dolore. In questo modo, l'autore ci ricorda che la vita non consiste solo nel sopportare l'amaro, ma nell'imparare ad assaporare il dolce-amaro, abbracciando sia le gioie che le difficoltà che plasmano il nostro cammino.
Un drama che parla di vita in tutti i suoi aspetti peculiari e speculari che tocca infiniti punti:
- dinamiche famigliari (tra generazioni diverse, tra figli e genitori, tra fratelli)
-gestione della maternità;
- gestione dei rapporti sentimentali;
- dinamiche relazionali
- gestione del lutto;
- illustra il modo di vivere dei coreani dagli anni ' 60 a oggi;
-modelli e valori culturali;
-tradizioni;
- la vita e i valori delle Haenyeo dell'isola di Jeju;
- il ruolo della donna
- sogni e capacità di autodeterminazione.
Questo drama delicato, profondo e intimista parla di tutto questo ma senza mai cadere di tono o risultare lento e dispersivo.
È una di quelle storie che non finisce con la fine dello show, ti lascia molte riflessioni sulla vita, sui rapporti, sul senso del nostro viaggio sulla terra e recupera l'essenziale dell'esistenza umana: i rapporti umani.
Questa non è semplicemente una narrazione sentimentale (anche): esplora la resilienza, la lotta per la sopravvivenza e quel tipo di amore silenzioso ma profondo, radicato e incrollabile.
Il dramma non cade nel tentativo di voler impressionare, non forza sentimentalismi eppure nel suo tentativo sempre centrato di catturare la fatica del vivere ti avvolge e ti avvince.
Il fuoco degli attimi fugaci che ci spingono avanti. Il calore dell'amore che ti sostiene nel modo giusto, avvolgendoti come un ricordo d'infanzia. I dettagli inosservati e banali della vita quotidiana – il silenzioso fruscio del mattino, lo sguardo commosso di una persona cara, il peso di una parola non detta – erano tutti dipinti con una tale tenerezza da diventare luminosi.
Il loro amore è tenero e concreto: dall’imbarazzato primo bacio al sostegno reciproco di fronte alle sfide della vita, la loro relazione incarna tutto ciò che ci auspichiamo di trovare. I nostri due protagonisti, così sfortunati e messi duramente alla prova dalla vita ma così fortunati nell'essersi trovati in questo viaggio solitario che ognuno di noi compie nel momento in cui viene al mondo.
Quella tra i protagonisti è una relazione genuina, ed è proprio questa autenticità a conferire senso al loro legame. La loro connessione va oltre il tempo e si percepisce in ogni sguardo e in ogni attimo di serenità condiviso. La scena in cui Gwan Sik si tuffa nelle acque tempestose per raggiungere Ae Sun resterà per sempre impressa nella mia memoria. Non si tratta solo di amore, ma di sacrificio e di ciò che le persone sono pronte a fare per coloro a cui tengono.

C'è anche l’amore materno che si rivela sia straziante che magnifico. La relazione tra Gwang Rye e Ae Sun è un esempio lampante di dedizione. Il sacrificio che Gwang Rye fa per la propria figlia, il lavoro instancabile come Haenyeo, tutto per risparmiare ad Ae Sun una vita di fatiche, dimostra fino a che punto una madre è disposta a spingersi per i propri figli. Questa è una rappresentazione complessa della maternità e di come il trauma generazionale possa influenzare il nostro modo di vivere. Il percorso di Ae Sun , i compromessi a cui dovrà scendere, i pregiudizi che dovrà affrontare evidenziano il conflitto tra il desiderio di liberarsi dalle aspettative e la dura realtà da affrontare.

La serie si sofferma anche sulle dinamiche sociali e sui ruoli di genere che gravano sulle donne, un aspetto che mi ha colpito profondamente. La pressione che spesso le donne subiscono per corrispondere al ruolo che riserva loro la società, in una società posizionale come la Corea, e di come il mondo intorno a loro condiziona e mortifica le loro scelte, è un tema che "When Life Gives You Tangerines" affronta approfonditamente. Il personaggio di Ae Sun rappresenta una forma di ribellione contestualizzata agli anni in cui vive: aveva sogni e ambizioni, ma la vita non le ha sempre concesso l’opportunità di realizzarli, se non tardivamente, in modo da condividere il traguardo con l'uomo della sua vita, con la sua PERSONA.
Desiderava diventare poetessa, ma il contesto in cui viveva le riservava altre sfide da affrontare. Quella tensione tra seguire il cuore e fare ciò che è necessario per sopravvivere viene portata in scena in modo eccellente.

È una storia anche sulla rottura di cicli di trauma e sulla costruzione della propria vita secondo le proprie convinzioni. Una delle scene più significative è quella in cui Gwan Sik, seduto al tavolo con madre e nonna, osserva la sua famiglia seduta nel tavolo dietro e decide di unirsi a loro per mangiare. È un gesto semplice, ma carico di significato. Sceglie la sua famiglia al di sopra delle tradizioni e delle aspettative. E quel momento in cui porge i fagioli a sua figlia è un gesto che rivela molto sul tipo di padre che è ! Gwan Sik ha insegnato a Geum Myeong cosa significhi essere un padre, un marito e un uomo di valore. Non si tratta di gesti grandiosi ma di atti quotidiani di cura , carichi di amore, che definiscono il nostro valore.

Per me che abito su un isola è stato emozionante vedere rappresentato il rapporto tutto particolare che noi popoli di mare intratteniamo con questo elemento, solo il mare perdona i nostri inverni. Un elemento che ti dà nutrimento ma che capricciosamente può toglierti tutto, silenzioso ma in grado di ruggire furiosamente.
La protagonista intrattiene col madre un rapporto ambivalente: dapprima lo detesta, lo vede come barriera che la isola dal mondo e le porta via le attenzioni materne e successivamente la madre, poi un altra figura significativa, non riesce neanche a guardarlo, le dà la nausea dal dolore per il bisogno che continua a legarla, dal momento che il sostentamento suo e della famiglia viene dalla pesca. Infine il perdono e la ricerca della madre, una volta anziana, affidando i suoi lamenti e i suoi richiami al mare, di cui pensa faccia ormai parte la madre.
Il rapporto col mare delle haenyeo, riconosciute dall'UNESCO come Patrimonio Immateriale dell'Umanità (a motivo della loro importanza nella cultura tradizionale per le loro pratiche e tecniche tramandate), che dettagliano e spiegano ogni vicenda, illustrando valori quali riconoscenza, gratitudine, supporto, mutuo aiuto, difesa, affettuosa comprensione.
Oltre alla trama ricca e sfaccettata il cast offre anche ottime interpretazioni . IU interpreta il doppio ruolo di Ae-sun e di sua figlia Geum-myeong, mostrando una buona versatilità interpretativa di personaggi diversi che vivono in epoche diverse. Il livello di recitazione è davvero ottimo da parte di ogni attore, il cast è stato davvero curatissimo. Ogni attore ha dato il proprio massimo e le loro performance sono state così convincenti e intense che è impossibile non rimanerne coinvolti. La capacità del cast secondario di arricchire il contesto circostante eleva l'intera narrazione.

Il regista Kim Won-seok, noto per la sua narrazione ricca di sfumature, ha descritto il drama sia come "un omaggio alle generazioni di nonne, nonni, padri e madri che hanno vissuto intensamente, sia come un canto di incoraggiamento per le figlie e i figli che affronteranno il mondo a venire". "When Life Gives You Tangerines" è proprio questo: una serie che rende omaggio e incoraggia gli spettatori mentre affrontano la vita.

Anche la fotografia gioca un ruolo cruciale, rendendo questo drama poetico e di UNA BELLEZZA STRUGGENTE. Ogni inquadratura HA un significato profondo e il modo in cui le immagini si legano alla storia, con una musica sempre calzante (86 brani diversi) è semplicemente straordinario.
Tutto è curato in questo lavoro, ogni sequenza è studiata sotto ogni punto di vista, questo è un lavoro che rimanda continuamente alle stagioni come metafore dei periodi della vita:
"…pensavo che la vita andasse dalla primavera all’estate, all’autunno e poi all’inverno, ma mi sbagliavo. A volte sembra inverno, a volte primavera. Ho avuto miriadi di giorni primaverili. Ho avuto molti momenti scintillanti".


"When Life Gives You Tangerines" non è solo un dramma da guardare; è un'esperienza da vivere. Ti penetra dentro, ti trasforma e ti porta a riflettere sui personaggi anche molto tempo dopo la visione dell’ultimo episodio. È così splendidamente costruito che sembra andare oltre una semplice storia. È un'esperienza indimenticabile di resilienza.
"La vita continua per i vivi". - Yang Geum Myeong. Una verità semplice ma profonda che "Quando la vita ti dà i mandarini" incarna così bene. Non importa quali siano le perdite, il dolore o le strade non intraprese, la vita continua, spingendoci ad andare avanti, ad apprezzare ciò che rimane e ad abbracciare il viaggio che ci attende.
Trascendendo i confini culturali, questa è forse la serie più coreana ma universalmente riconoscibile, che ritrae le vite e gli amori dei personaggi dagli anni '60 ai giorni nostri in Corea in un modo che suscita riflessioni profonde.

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Completo
Chi Re Xi Yin
12 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
gen 27, 2026
40 di 40 episodi visti
Completo 4
Generale 3.0
Storia 1.0
Acting/Cast 5.0
Musica 5.0
Valutazione del Rewatch 1.0
Questa recensione può contenere spoiler

Un imperdibile delirio allo stato puro

Drama che non è semplicemente assurdo all’inverosimile, ma persevera tenacemente nel raggiungere livelli di irrazionalità paradossali e inimmaginabili. Mica roba da poco, eh!
La “storia” – se così possiamo chiamarla – ruota intorno a un’ambientazione futura dove parte della popolazione è affetta da due varianti di un misterioso virus – tipo A e tipo B – che, nel secondo caso, induce a comportamenti pesantemente asociali, aggressivi e potenzialmente omicidi. Nel concreto, il tutto si traduce in una serie di scene dove comanda il testosterone. Ormoni impazziti ed eccitazione alle stelle portano il protagonista a braccare senza sosta la FL in una sorta di preliminari estenuanti ed interminabili ma poi puntualmente interrotti, così da lasciare i protagonisti frustrati e repressi (ufficialmente lui, lei all’inizio subisce ma è palese che prima o poi la trama la renderà più che partecipe).
Al di là di soddisfare lo spettatore smanioso, non vedo francamente altra ragione sensata, ma del resto la logica non fa parte del vocabolario di questo drama.
Non bisogna cercare di capire, solo imparare a sorvolare. Perché dicano una cosa, perché facciano un’altra, perché la scena prima sia così e da lì come si agganci a quella successiva… E’ tassativo non spremere le meningi, nemmeno un pochino: non c’è risposta, non c’è senso. Ci si mette il cuore – e il cervello – in pace e via.
Dopo varie situazioni totalmente prive di continuità abbiamo quindi i due che stringono un matrimonio di facciata per i più improbabili motivi, ma non importa: ciò che probabilmente interessa allo spettatore coinvolto da questo drama – se davvero ne esiste uno - è di veder capitolare i due protagonisti nel rapporto sessuale che li vincolerà a non si sa bene quale patto esclusivo, ma dovrà restare – ahimè – a bocca asciutta per un bel po’. Arrivati a questo punto mi sembrava si fosse già andati abbastanza alla deriva nell’universo della follia, ma no, abbiamo a che fare con una sceneggiatura che non conosce misure né ritegno, ed è pronta a varcare nuovi orizzonti che nessuno – per fortuna – ha mai varcato prima. Quindi ci aggiungiamo il fratello di lei che, presentato come figura positiva, si scopre essere probabilmente il più malsano dell’intero gruppo. Vogliamo fermarci qui? Sia mai! Ecco dunque l’entrata in scena di uno squinternato ex compagno di prigionia del nostro ML a rendere il tutto ancora più surreale. Il menù dei vaneggiamenti prevede poi come portata successiva i sogni/viaggi all’indietro nel tempo, cui segue un brusco ritorno alla realtà dove nemmeno una pallottola nella schiena ferma il nostro ML dal pomiciare qua e là. Pensate che sia troppo? Macché! Signore e signori, ecco a voi Jurassik Park! In quest’accozzaglia delirante perché non può spuntare un povero cucciolo di dinosauro? Ma certo che può! (in realtà trattasi di un drago - inverosimile comunque - ma personalmente mi ha ricordato più un dinosauro... Poco male, l'effetto non-sense dell'intera situazione di fatto è lo stesso)
Dico davvero, episodio dopo episodio la mia ammirazione per lo sceneggiatore che ha avuto il coraggio di mettere nero su bianco un tale concentrato di follia non ha fatto altro che crescere. Di tanti drama pessimi, sconclusionati, assurdi e al di fuori di qualsiasi schema logico che mi è capitato di vedere, questo di certo lo ricorderò per sempre. Ci vuole – a suo modo – una menzione d’onore, insomma.

La seconda parte, purtroppo, non tiene alta nemmeno la bandiera dell'originalità: premesso che l'unica cosa che mi spingeva a continuare la visione era appunto vedere quale nuova assurdità avrebbe regalato l'episodio successivo... Persino l'effetto "trash", si è pian piano afflosciato. Ok il multi-pairing, ok la dipartita di fratello e pseudo-partner (la scena di lui che la trova in fin di vita e invece di chiamare i soccorsi la accontenta accendendole le candeline della torta rientra a pieno titolo nell'album dei "pazzi" ricordi di questo drama). Per il resto si scade un po' nel banale tra amnesia/sogni, lui che - con il suo ormai fedele maglioncino azzurro puffo, che si intona a quello rosa confetto di lei - da irrecuperabile anaffettivo diventa un salice piangente negli ultimi episodi, lei che dopo aver ottenuto il tanto desiderato amore di lui fa dietro-front e prende le distanze, il terzo incomodo che davvero non sa di niente e sembra essere finito lì nel drama per caso... Niente, l'incredibile fantasia dello sceneggiatore sembra davvero essersi esaurita, suo malgrado.

Musiche: forse l’aspetto più innocuo di tutto. C’erano, si sono sentite, hanno fatto il loro senza promuovere ulteriori danni.

Cast: l’attrice femminile accettabile, le è stato assegnato il ruolo di una ragazza a tratti senza cervello, perennemente in balia degli eventi, con battute e prese di posizione illogiche…. Che altro poteva fare di più di quello che ha fatto? Nella sconclusionatezza del personaggio, l’ha comunque portato in scena. Lui, invece, antipatico come pochi. La parte del figo gli riesce davvero male, lo sguardo senza occhialini che vuole essere intrigante suscita solo ridicolo imbarazzo mentre la versione con occhiali da vista mi riporta alla mente l’insopportabile e spocchioso antagonista da lui interpretato in “Lighter&Princess” (mi fa quasi male citare uno dei miei drama preferiti nella recensione a quest’obbrobrio). Forse il maggiore punto di forza dell’attore in questa serie è il dimostrare di saper ansimare, anche tanto, all’occorrenza: questo glielo possiamo riconoscere. Detto questo non sto qui a parlare del livello di recitazione dell’uno o dell’altra, di espressività o talento, poiché la scelta di accettare una parte in una serie di questo tipo mi pare dica già tutto quello che c’è da dire al riguardo.

Tirando le somme, gli riconosco di essere un drama volutamente trash e che di certo non passa inosservato. Non colpisce per la qualità ma per l'originalità di scelte tanto folli e assurde quanto sicuramente nuove. L'ho guardato con curiosità fino alla fine, ma questo è quanto. Tenendo il metro di giudizio della qualità di una buona storia ovviamente non ci sta per niente dentro. Particolare, certo, ma se fosse il pioniere di una serie di drama di questo tipo mi ritroverei a guardarli? Penso proprio di no, salta all'occhio proprio perchè al momento è una novità. Effetto "be different" in tema stramberia, se vogliamo.
Detto questo... Lo consiglio? Guai a perderlo! E’ un’esperienza che va assolutamente fatta almeno una volta nella vita.

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Completo
Il bacio della Sirena
7 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
apr 14, 2026
12 di 12 episodi visti
Completo 1
Generale 6.0
Storia 5.0
Acting/Cast 7.0
Musica 7.5
Valutazione del Rewatch 5.0

L'illusione di un buon drama

Quando ho iniziato Siren, ero sinceramente curiosa. Il titolo prometteva fascino oscuro, una protagonista capace di far naufragare il malcapitato di turno, un thriller psicologico con venature romance. Il tutto tradotto in chiave moderna. Bell’idea, anche originale se sviluppata bene. A visione ultimata devo però dire che ha raggiunto – in certi casi anche con estrema fatica – la mera sufficienza su tutti i fronti, ma niente di più.
La vicenda è abbastanza chiara fin dall’inizio: Han Seol Ah è una donna bellissima e misteriosa. Intorno a lei accadono morti violente, e lei finisce sempre al centro dei sospetti. L’ex agente Woo Seok, interpretato da Wi Ha Joon, inizialmente la segue come sospettata, poi se ne innamora, diventando il suo scudo. Fin qui, niente di male. Anzi, le prime due puntate creano un’atmosfera tesa, visivamente curata e con un paio di colpi di scena ben piazzati. Il problema è che la serie si accontenta di questa impostazione. La protagonista risulta di fatto una “sirena che ha dimenticato di cantare”. Invece di essere una femme fatale astuta e pericolosa, la vediamo passare dodici episodi in uno stato di ansia e vittimismo, circondata da uomini che la desiderano o la odiano senza una reale profondità psicologica. Il potenziale per una svolta dark c’era tutto, ma gli autori hanno preferito la via più sicura e prevedibile.
E qui arriva il primo punto dolente: il colpevole. Senza spoilerare nulla, l’identità dell’assassino è talmente palese fin dai primi episodi da sembrare quasi uno scherzo. Quando finalmente avviene la rivelazione, la reazione non è shock, ma un ironico “ma guarda un po’, chi l’avrebbe detto?”. Un thriller che non riesce a sorprendere è come una giostrina che gira senza musica: alla lunga stanca.
Ultimamente mi lamento spesso di come i kdrama prevedano un numero di episodi inferiore ai soliti sedici, ma in questo caso, avrei drasticamente ridotto alla metà: questo perché al di là dell’incipit iniziale, manca di fatto la sostanza necessaria a tenere in piedi la storia, e il rischio che ne deriva è quella di una premessa tirata per le lunghe con qualche riempitivo qua e là.
Sul versante romance, la chimica tra i due protagonisti è altalenante. In alcune scene funziona – soprattutto nei momenti di tensione fisica o nei baci – ma in molte altre appare forzata, come se gli attori recitassero su due binari paralleli.
Passando al cast, Wi Ha Joon ci mette tutto l’impegno possibile per portare in scena un Woo Seok credibile, e in certi punti ci riesce anche. Non è forse l’attore che avrei visto meglio in questo ruolo, ma ha dimostrato – complessivamente – di funzionare. Meno convincente invece la caratterizzazione del suo personaggio, soprattutto il passaggio – precipitoso – con il quale passa dall’esserle nemico a diventare il suo primo alleato. Sembra un po’ improbabile che un insieme di dettagli, uniti alla triste storia del passato di lei, siano sufficienti a trasformare l’ostilità diffidente iniziale a una fiducia totale e incondizionata.
Park Min Young calca il palco dei kdrama ormai da un ventennio. Continuo a trovarla una buona attrice, per molti versi piacevole, ma di certo non eccelsa, che ha avuto la fortuna di farsi conoscere grazie ad alcuni drama passati alla storia – da “Healer” a “What’s wrong with secretary Kim” – vestendo bene i panni della protagonista tipica delle commedie romantiche di quel periodo. A parte un’interessante prova nel recente “Vuoi sposare mio marito?” per il resto però mi è sembrata sempre un po’ confinata al solito tipo di ruolo. “Siren” poteva essere un buon punto di svolta, ma l’algida figura dallo sguardo freddo e imperscrutabile non nascondeva un’affascinante creatura spettacolarmente spietata, bensì un pulcino fragile e impaurito, traumatizzato e schiacciato dai sensi di colpa.
A conti fatti, il drama strappa una mera sufficienza grazie a qualche scena ben girata - a fotografia è cupa e azzeccata - una colonna sonora efficace e la prova di Wi Ha Joon, che cerca di dare spessore a un personaggio pur a tratti incoerente. Poteva essere un piccolo gioiello del thriller romance coreano, tuttavia il ritmo sbagliato, le scelte narrative eccessivamente timide e prevedibili, oltra a una caratterizzazione eccessivamente passiva della protagonista hanno avuto purtroppo la meglio.
Rifacendomi al titolo, l’unica vera “Sirena” – probabilmente – è il drama stesso: attrae e incuriosisce, promettendo una storia accattivante. Ma una volta che lo spettatore si sarà lasciato tentare avventurandosi nella visione, scoprirà poi la triste realtà: il suo canto era tutta un’illusione.

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Completo
A Business Proposal
7 persone hanno trovato utile questa recensione
gen 10, 2025
12 di 12 episodi visti
Completo 1
Generale 7.0
Storia 7.0
Acting/Cast 7.5
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 8.0

Assunta per Amore (e nel frattempo mi sono innamorato davvero).

Trattasi di una commedia leggera e divertente, che procede per cliché, ma ben recitata e con un buon ritmo.
Per evitare le insistenze matrimoniali e gli appuntamenti al buio proposti dal nonno un CEO stacanovista, orfano dei genitori decide di ingaggiare una fidanzata a contratto ingaggiandola tra i suoi dipendenti.
Niente di nuovo o di mai visto ma non per questo ha una cattiva resa ANZI: il modo in cui è stata concepita e recitata la rende comunque gradevole", a patto di non cercarvi significati profondissimi". E’ una serie leggera, da guardare per divertimento che emoziona e regala dei momenti spassosi anche grazie ai bravissimi attori della seconda coppia che propone alcuni temi fondamentali per la corea: il sistema posizionale (cercare un partner del proprio ceto sociale, evitare rapporti profondi con gente di rango superiore, il tema del pregiudizio, il trauma e il potere salvifico dell'amore).
La coppia è ben assortita , basata sugli opposti almeno apparentemente: lei eccentrica, estroversa, spigliata e rumorosa mi è risultata quasi antipatica nei primi episodi poi l'ho compresa, è in realtà una ragazza affidabile e con un fortissimo senso di responsabilità, molto saggia e matura si rivela essere un'ottima compagna su cui fare affidamento. Lui , serissimo, composto, rigido e coartato è in realtà un uomo appassionato e passionale che sa amare senza riserve e con grande trasporto.

Positivo:
- valorizzazione del ruolo femminile, non c'è una donna succube e sempre in difficoltà bensì una donna tosta, decisa, intelligente che non si lascia intimorire e che decide sa rischiare per l'uomo che ama senza lasciarsi intimorire e scoraggiare . Dopo le prime titubanze iniziali, sarà lei a condurre la coppia e il gioco, e finalmente non ho visto un uomo che rincorre la donna MA UNA PROTAGONISTA sveglia e che sa mettersi in discussione, disposta a correre e ad osare quando teme di perderlo.
- la seconda coppia non è un riempitivo inutile come in molti lavori ma propone un modello di amore credibile e gradevole, tenero ma anche fisico, lei con lui è adorabile.
- l'amicizia proposta dal cast femminile, qui le donne si supportano e si aiutano (tranne la fidanzata del cuoco), non c'è un'antagonista forte a livello femminile che non sa fermarsi quando deve, e viene proposta un'amicizia vera e molto bella e profonda.
- buona scenografia e fotografia , belli gli effetti in bianco e nero con un dettaglio cromatico colorato, belli gli ambienti, i colori , gli spazi e le riprese degli ambienti aperti.
- è presente , realisticamente , una componente di desiderio e di sessualità, vedrete delle scene piccanti e bollenti per essere un drama e onestamente mi sembra più credibile di un amore solo platonico e sospirato, dove gli uomini hanno gli ormoni di un cetriolo, l'ho molto apprezzato sebbene ad un rewatch non vedo dei baci spinti, ricordavo che i baci fossero più realistici, delusa alla seconda visione.
- è una serie emotivamente molto coinvolgente e che ti permette di immedesimarti ma dall'episodio 4-5, però nel rewatch non ho provato nulla.
- buoni i dialoghi ( non vi aspettate troppo ma quando si dovrà parlare seriamente lei sarà in grado di provocare profonde riflessioni nel male lead).
- buone le musiche, permettono di immedesimarti e percepire il tono emotivo della serie.
-elevato livello di romanticismo
- buona evoluzione dei personaggi principali nel corso delle puntate.

NEGATIVO:
- finale gradevole ma affrettato che ti lascia inappagato;
- noiose alcune vicissitudini dei colleghi e dei personaggi secondari che a volte non ci stavano
- donna antagonista dipinta sempre come meschina e vendicativa ( che noia).
- dodici episodi , un drama che avrebbe meritato almeno un paio di episodi in più per approfondire alcune dinamiche tra i protagonisti e non determinate chiusure così frettolose da risultare improvvise e indigeste.

Leggero, fresco, senza drammi particolari, con una ottima chimica tra i protagonisti, interessanti anche la seconda coppia, ottima colonna sonora e lei assolutamente gradevole e apprezzabile il tipo di femminilità che propone: adorabile e molto determinata, uno dei pochi con una protagonista femminile forte e non succube dell'uomo. DA VEDERE.

REWATCH

A distanza di due anni e mezzo ho trovato interessante riguardare *Business Proposal*. Ricordo che alla prima visione mi era piaciuto moltissimo: è stato, di fatto, il mio drama battesimale, il primo drama coreano che abbia mai visto, e probabilmente l'ho vissuto anche attraverso il filtro della situazione sentimentale in cui mi trovavo in quel periodo. Mi aveva emozionato parecchio.
Con un secondo rewatch, però, mi sento di rivedere alcune valutazioni e di essere un po' più obiettiva, liberandomi dell'entusiasmo della scoperta. Per questo motivo abbasso leggermente il voto finale.

Il punto di forza principale della serie resta per me Shin Ha-ri, interpretata da Kim Se-jeong. La sua recitazione è spontanea, naturale e mai artificiosa. Riesce a essere credibile sia nei momenti comici sia in quelli più romantici, e continua a trasmettere la sensazione di un personaggio realmente coinvolto dal protagonista maschile fin dalle prime puntate. Se alla prima visione mi aveva colpito, al rewatch me ne sono resa conto ancora di più, gran parte dell'energia della serie passa attraverso di lei.

La chimica tra i protagonisti funziona e la regia fa un ottimo lavoro nel valorizzarla attraverso inquadrature curate, montaggio dinamico e numerose scene romantiche. Tuttavia, rivedendo la serie, alcuni momenti che ricordavo particolarmente intensi mi sono sembrati meno efficaci. I baci sono numerosi, ma non sempre trasmettono la naturalezza che ricordavo; in diverse scene il protagonista maschile appare piuttosto rigido e trattenuto, e questo finisce per limitare un po' la credibilità della relazione.

Se devo valutare il cast, Kim Se-jeong rimane nettamente sopra la media (8), mentre Ahn Hyo-seop e Kim Min-kyu si attestano per me intorno al 7: gradevoli da vedere e perfettamente in linea con il tono della serie, ma non particolarmente memorabili sul piano interpretativo. Anche la second lead femminile merita un buon 7,5, mentre diversi personaggi secondari, inclusa la signorina Kim del Team 1, svolgono il loro compito senza lasciare una buona impressione (6,5).
Dal punto di vista narrativo, Business Proposal mantiene un ritmo molto veloce e scorrevole. Le dodici puntate sono probabilmente la durata giusta per una commedia romantica di questo tipo, ma la seconda parte della storia soffre di una certa fretta. Alcuni conflitti vengono introdotti senza avere il tempo di svilupparsi davvero, e il finale della coppia principale dà la sensazione di essere stato compresso per rispettare la durata prevista.

Rivedendolo oggi, noto anche alcuni limiti che alla prima visione avevo ignorato. Il drama fa largo uso di cliché tipici delle rom-com coreane: il CEO perfetto, il contratto sentimentale, gli equivoci continui, gli ostacoli familiari e le coincidenze narrative. Funzionano perché la serie non pretende mai di essere qualcosa di diverso, ma a distanza di anni risultano più evidenti. Inoltre il protagonista maschile, pur essendo carismatico, resta piuttosto monodimensionale rispetto a Ha-ri e non riceve uno sviluppo psicologico altrettanto approfondito.

Rimangono invece ottime le impressioni su regia, fotografia, montaggio e sceneggiatura, soprattutto nella capacità di mantenere un tono leggero e divertente senza perdere fluidità. In definitiva, continuo a considerarlo un ottimo drama romantico d'ingresso per chi si avvicina al genere, ma il rewatch mi ha portata a ridimensionarne alcuni aspetti. Un cast maschile molto più forte sul piano recitativo avrebbe probabilmente elevato ulteriormente una serie che resta estremamente piacevole ma che oggi vedo con occhi decisamente più critici rispetto alla prima volta.

Una cosa che al primo rewatch non avevo colto fino in fondo, e che invece ho apprezzato molto questa volta, è il modo in cui la serie prende continuamente in giro sé stessa. Business Proposal utilizza praticamente tutti i cliché più classici del romance coreano — il CEO bellissimo e irraggiungibile, il finto appuntamento, gli equivoci sentimentali, le interferenze familiari — ma lo fa con una consapevolezza metanarrativa.

Per tutta la durata della serie alcuni personaggi seguono infatti un improbabile drama televisivo di serie B che ripropone, in versione volutamente esagerata, le stesse dinamiche che stanno vivendo i protagonisti. Non solo: persino l'identità fittizia utilizzata da Ha-ri riprende il nome della protagonista di quel drama. È come se gli sceneggiatori stessero dicendo allo spettatore: "Sappiamo perfettamente che questa storia è piena di cliché e sappiamo che anche voi lo sapete". Invece di nasconderli, li espongono, li esasperano e ci giocano sopra.

Rivedendolo oggi, credo sia stata una scelta particolarmente intelligente. La serie riesce a essere romantica senza diventare involontariamente ridicola proprio perché non si prende mai completamente sul serio. Questa autoironia costante alleggerisce la narrazione e permette anche alle situazioni più improbabili di funzionare meglio di quanto dovrebbero.

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Completo
Queen Cheorin
7 persone hanno trovato utile questa recensione
gen 20, 2025
20 di 20 episodi visti
Completo 0
Generale 9.0
Storia 8.5
Acting/Cast 8.5
Musica 9.0
Valutazione del Rewatch 8.0

Signori & Signore un'idea geniale per una commedia esilarante

Questo lavoro unisce commedia, romance e intrighi di palazzo con una buona storia e un buon ritmo narrativo.
Raramente vi annoierete o ci saranno cali di attenzione.
Un cuoco della "Casa Blu" (equivalente casa bianca in corea del sud) per un intrigo e invidie lavorative viene implicato in un tranello da parte dei suoi colleghi e suoi superiori così nel corso di un incidente per sfuggire alle indagini cade dal balcone condominiale, finendo in una piscina e in coma . La sua anima si trasferisce in quel momento nel corpo di una regina dell'Ottocento.
Inizialmente proverà a ritornare nel suo corpo originario cercando di sfuggire alle insidie di palazzo e ad un marito, il re, diffidente per le sue origini. Poi parte dell'anima della regina si risveglierà nel suo corpo e proverà a vivere la sua nuova vita riscoprendo lati della sua personalità e sessualità inesplorati... .
Il lavoro è spassoso e molto ben fatto, è molto leggero ma non per questo vuoto o privo di momenti di riflessione e serietà ma , almeno per me che provengo dai drama cinesi con finali tristi, non mi è sembrato né triste né drammatico e la gente non muore ogni minuto, non ci sono ecatombe o stragi e la personalità rinnovata di questa regina che ospita un'anima maschile è davvero stupenda: fresca, volitiva, priva di sentimentalismi, frizzante , moderna.
Ci sono delle parti molto interessanti sulle innovazioni che proverà a portare a corte: a iniziare dalla cucina, le moderne tecniche di cottura e i piatti che gustiamo oggi giorno, ho trovato molto interessante e bel realizzata questa parte. Così come aggiornerà le moderne tecniche militari o proverà i delivery express a palazzo, o i servizi di messaggistica con persone fisiche. Davvero molto bello e interessante.
Un po ' di freschezza e leggerezza che intrattiene senza inutili eccessi drammatici.
Una spanna sopra tutti per l' interpretazione a Shin Hye Sun,la protagonista regina, non penso che nessuno avrebbe potuto fare un lavoro migliore di lei. Era perfetta per questo ruolo, l'ha centrato in pieno.
L'intero cast è stato all'altezza, tutti hanno fatto un ottimo lavoro nell'interpretare ogni personaggio, la recitazione è stata molto buona e i tempi comici sempre perfetti.
Il personaggio del Re anche lui molto ben disegnato e credibile. La chimica tra i protagonisti era incredibile, era l'abbinamento perfetto. Ho anche amato i personaggi secondari e le loro interazioni.
Buone le evoluzioni nel corso dei 20 episodi, non troppo affrettate e tutte plausibili.

La storia era davvero ben scritta e realizzata. La colonna sonora e le musiche erano perfette e la fotografia molto buona.
Sceneggiatura discreta e scenografia abbastanza curata.
Finale positivo anche se effettivamente non è stata molto ben spiegata la convivenza delle due personalità, sembra che sia il cuoco a vivere con i ricordi della regina e quindi non si vede come i due coesistano per poi separarsi e tornare alle loro vite originarie.
La mia unica lamentela è che gli sceneggiatori non sono riusciti a rendere visivamente la logica delle due anime in un corpo, lasciandola all'immaginazione del pubblico. Nel frattempo l'intera storia d'amore tra King e So Bong crolla, lasciando un sentimento sospeso alla fine, come qualcosa di incompiuto... .
Altro neo: hanno insistito e caricato troppo il lato comico/grottesco togliendo intensità e credibilità alla coppia. Questi due insieme non mi hanno molto emozionato nonostante il feeling non comune mostrato , ho sorriso e tifato per loro e ho apprezzato serenamente la visione ma a parte due risate non mi son fatta. L'unico che mi ha un po' intristita e in cui mi son immedesimata è il cugino interpretato da Na In-Woo, il quale avrà tutto un decorso drammatico che stona un po' con tutto il drama . Quindi gli elementi non sono stati proprio fusi e ben coesi insieme. Per queste note stonate non do il mio massimo ma consiglio senza dubbio la visione.

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Completo
Goblin
7 persone hanno trovato utile questa recensione
mag 19, 2025
16 di 16 episodi visti
Completo 4
Generale 9.0
Storia 8.5
Acting/Cast 9.0
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 6.0

Serie cult, di tipo fantasy romance responsabile del fenomeno Hallyu

Regia: 9; Sceneggiatura: 8,7; Personaggi: 10.
K-drama del 2016 che ha riscosso un enorme successo determinando in parte il fenomeno hallyu (Korean wave), ossia una diffusione della cultura coreana di massa, precedentemente limitata al contesto nazionale. Creato da Kim Eun-sook (The Glory, The King-Eternal Monarch, Mr Sunshine, Descendants of the Sun) e diretto da Lee Eung-bok (Sweet Home, 1, 2, 3, Jirisan, Mr Sunshine) la serie è un misto di fantasy, romanticismo e drama, con un nucleo comedy che la rendono unica nel suo genere. Il tratto avvincente è l'utilizzo di elementi folkloristici della tradizione coreana per la stesura dei personaggi e veicolare messaggi allo spettatore.

Trama
La storia ruota attorno a Kim Shin (interpretato da Gong Yoo), un generale della dinastia ella dinastia Goryeo che viene tradito e ucciso ingiustamente da un Re manipolato dal proprio infido consigliere. Dopo la sua morte, diventa un Goblin immortale, condannato a vivere per secoli come punizione per le vite stroncate in battaglia. L'unico modo per liberarsi dalla sua condanna è trovare la sua "sposa" che potrà salvarlo dalla sua maledizione ma anche determinarne il riposo eterno. La sua vita cambia quando incontra la diciannovenne Ji Eun-tak (interpretata da Kim Go-eun), una ragazza in grado di vedere i fantasmi e che ha un destino speciale legato a lui dal momento che era stata salvata al momento della nascita proprio dal Goblin.
Parallelamente, la storia comprende anche un Triste Mietitore (interpretato da Lee Dong-wook), il "grim reaper" , che ha il compito di accompagnare le anime nell'aldilà e che ha un legame misterioso con Kim Shin. La serie esplora le relazioni tra i personaggi principali, intrecciate da un passato che verrà disvelato nel corso degli episodi, le loro lotte interiori e i temi dell'amore, della morte e del destino.

Temi trattati
Amore e Sacrificio: Uno dei temi centrali di "Goblin" è l'amore eterno e il sacrificio. La relazione tra Kim Shin e Ji Eun-tak è caratterizzata da momenti di dolcezza e intensità emotiva, evidenziando come l'amore possa superare le barriere del tempo e della morte. Molti dialoghi rappresentano inoltre la condizione dell'amore nella vita umana e innescano forti riflessioni nello spettatore risultando attuali e realistiche. Il dialogo tra i due protagonisti mostra un po' la condizione di colui che in amore vuole essere visto (solo lei può vedere la sua spada, quindi il suo peccato, al sua solitudine, il suo dolore ) ma al contempo ha paura di essere odiato, una volta che l'amato viene visto per quello che è (essere finito, perfettibile).

Identità e Destino: La serie pone domande sulla ricerca dell'identità (la sposa esiste perché ha una missione, se non vi assolve non ha spazio e motivo di sussistere, gli altri personaggi reincarnati devono trovare una nuova identità lasciando indietro chi sono stati) e sul concetto di destino. I personaggi lottano per comprendere il loro ruolo nel mondo e il significato delle loro vite passate ma anche per trovare quelle variabili che possono sovvertirlo, non accentando i piani dall'alto.

Vita e Morte: La dualità tra vita e morte è ricorrente, con il Goblin e il Grim reaper rappresentano due facce della stessa medaglia. La serie esplora la bellezza e la tragicità della vita, nonché il ciclo inevitabile della morte.

Goblin è un’opera complessa e molto bene orchestrata, che mescola romanticismo, comicità e dolore in modo profondo. Tuttavia, va oltre: ti invita incessantemente a meditare, a immergerti nella bellezza e a esplorare più a fondo la natura umana, interrogandoti sul senso della vita, della morte dell’amore, anche attraverso l'Onnipotente che si manifesta in alcuni momenti nei personaggi più insospettabili e fornisce delle risposte illuminanti: "Dio pone delle domande, le vostre scelte rappresentano le risposte (destino)".
Non è un'opera priva di difetti, ma per molti aspetti si distingue come un vero e proprio cult. É romantico, divertente, straziante, già solo per il fatto che l'unico scopo della vita della protagonista è quella di estrarre la spada del Goblin determinando la sua scomparsa. La storia tra Sunny e il Cupo mietitore che si fonda su tradimento e vendetta in una vita passata, su ricordi dimenticati ma con un dolore eternamente ricordato che ne determinano il modo di porsi di lui, sempre triste e nostalgico. Tra le ferite che apre, la loro storia salvifica e redentiva lascia nuove cicatrici sanguinanti, Eun-Tak insiste spesso sull' "amore triste", che è quello che viene celebrato nel lavoro: un amore che si sforza di persistere, resistere, trovare nuove variabili ai piani di Dio per poter esistere. Anche di fronte alla tragedia e nonostante l'amore triste, Goblin rimane tuttavia una commedia nel suo nucleo. Offre degli sketch divertenti ed esilaranti delle dinamiche tra i coinquilini casuali e riluttanti, in perfetto stile "Scemo + Scemo". Divinità che scherzano e si maltrattano a vicenda come due bambini capricciosi.
Possono fare piovere o teletrasportarsi ma si ritrovano del tutto incapaci di fronte alla tecnologia. Particolari e degni di nota per la creatività con cui sono stati presentati i personaggi di questo lavoro: divinità, mietitori, goblin, fantasmi che convivono nel mondo degli umani , insospettabili. L'organizzazione quasi "aziendale" dei Mietitori, vestiti come dei capomafia russi, che si incontrano e si riuniscono per i loro incarichi mortali, con cene di fine anno e di benvenuto per i neoassunti, con solide gerarchie, consegnano documenti, gestiscono account di posta aziendali e, soprattutto, seguono procedure di liquidazione delle spese a carico dell'azienda; un mondo dove i Goblin potevano creare oro dal nulla e dove persone speciali (come Eun Tak) potevano aiutare i morti a chiudere i loro conti in sospeso (il legame con il Sesto Senso, 1999, è molto evidente). Il Goblin e le sue scene di combattimento telecinetico con il Mietitore erano adorabili e anche le canzoni canzonatorie sulle mutande del Goblin, intonate sempre da Mietitore per vendicarsi della cuffia da notte con cui si risvegliava ogni mattina. Il loro rapporto goffo e limitato con la tecnologia li rende teneramente adorabili ma al tempo spesso spassosissimi nell'impaccio del non riuscire a vedersi durante una videocall.

Interpretazioni: L'attrice che interpreta Eun-Tak è stata caratterizzata in modo troppo infantile per avere 19 anni, comprendo che questo serva per mostrare la sua crescita. Le doti interpretative sono state davvero eccellenti: a mani basse è colei che ha offerto una recitazione più solida, credibile, fluida, talmente naturale e coerente da non avvertire un brusco stacco nel percorso evolutivo che verrà mostrato nel corso degli episodi (aspetto che spesso accade quando l'attore non ha esperienza o non viene ben diretto). Mi è molto piaciuto il personaggio di Sunny , la costruzione di una donna apparentemente leggera ma in verità molto profonda, che non ama piangersi addosso e che con fare indolente e sornione parla per doppi sensi e molto coraggiosamente prova a essere felice, almeno in questa vita, assumendosi dei rischi , in grado di accettare il proprio destino poi con grazia e compostezza. Una vera Regina! Tra le interpretazioni, tuttavia, la sua è quella che mi ha convinta di meno, in mezzo a due presenze maschili fortissime, con un potente impatto scenico e una bravissima Go-Eun che risulta più centrata a confronto.

Aspetti tecnici: l'uso del colore è stato sapientemente gestito e curato, il mietitore è sempre vestito di nero e utilizza vestiari in casa che all'inizio ricordano le vecchie camice di forza proprio a indicare la costrizione della punizione che sta scontando, l'incontro tra Kim Shin e Jin Taek , lei con una felpa verde, perché rappresenta speranza di salvezza per lui. La divinità della nascita è rappresentata sempre in rosso, per simboleggiare potere e status ma anche il sole e cielo (nella bandiera coreana, il rosso nel simbolo Taegeuk, un cerchio diviso a metà, rappresenta il sole e il cielo, mentre il blu rappresenta la terra e la luna), è un colore di buono augurio che trasmette energia, forza e vitalità, in alcune tradizioni coreane utilizzato anche in cerimonie funeree per simboleggiare la transizione e la rinascita dell'anima.
La presenza dei campi di cotone, morbido e ovattato, bianco richiamano purezza, crescita e la fertilità, ma anche rischi e difficoltà per la loro sensibilità agli agenti atmosferici e alle malattie, quindi rappresenta il rapporto tra tenacia e leggerezza, tra divisione e unione. Il grano saraceno invece rappresenta gli amanti.
Oltre alla scenografia curata e ad una fotografia di ottimo livello, anche il modo in cui sono state girate le scene è altrettanto curato. Tutte le scene di vita vissuta sono state girate sfruttando angolazioni diverse, dagli angoli e dall'alto, massimizzando la luce, rallentandole, allungando momenti o bloccando gli sfondi per fermare il tempo. L'uso dei primi, pianissimi piani sul viso per rendere le emozioni, o su dettagli del volto come lo sguardo triste e nostalgico di Gong Yoo ("un uomo che sembra triste anche quando sorride"),la regia cattura tutto con maestria e intensità, realizzando una narrazione immersiva, esteticamente coinvolgente e potentemente espressiva, anche integrando in modo sempre pertinente le musiche, sfumate, oniriche ed evocative che accompagnavano la narrazione.

Critiche: Come scrivevo in alto non è un lavoro perfetto, personalmente c'è una qualche ripetitività degli elementi narrativi (l'estrazione della spada e il commiato della seconda coppia, ripetuto ben 4 volte), l'eccessiva riproposizione di scene passate attraverso il ricordo; la compresenza di elementi humouristici e drammatici che rappresenta un elemento di novità per il lavoro, che lo rende unico nel suo genere, non è sempre "riuscita", manca un "legante" che vada a miscelare due elementi che stridono e che tolgono credibilità e intensità all'elemento drammatico, col rischio di farlo diventare "burlesque" e grottesco.
Le storie d'amore e inoltre non sono state molto approfondite, inizialmente i due sembrano in un rapporto non proprio amoroso, molto meglio dal 12° ep., stessa cosa per il Mietitore e la sua amata che verranno mostrati come coppia, sbrigativamente, solo nel finale.
Il finale non è stato dei migliori, personalmente, sebbene finisca in modo tutto sommato positivo e diciamo felice, con seconde possibilità per tutti, mi ha lasciato un sottofondo di amarezza e non del tutto appagata. Ho persino preferito quello di Moon Lovers. Inoltre queste seconde possibilità avvengono in un tempo molto lontano, mentre tutto è rimasto uguale a parte il CEO della società che è invecchiato, io avrei inserito un contesto più "futuristico", erano trascorsi almeno 30 anni.... (non meno, forse più).

C'è, secondo una mia personalissima e banalissima opinione, da profana, un buco sul finale, non spoilero nulla ma volete leggerlo lo scriverò nei commenti in basso, oscurandolo, se invece avete visto il lavoro scrivete nei commenti che magari ci confrontiamo o mi illuminate sull'argomento.

IN CONCLUSIONE: "Goblin" è un K-drama che riesce a mescolare abilmente diversi generi, offrendo una narrazione avvincente e personaggi memorabili. La sua esplorazione di temi universali come l'amore, il sacrificio e il significato della vita lo rende un'opera da non perdere, che ha avuto un enorme impatto sui drama moderni che sono venuti a seguire (pensiamo a My demon, 2024, solo per citarne uno...) . La bellezza visiva, unita ad una trama profonda e ad interpretazioni intense, rendono Goblin un viaggio unico, perfetto per chi cerca una storia fantasy ma anche un racconto d'amore eterno, "una storia d'amore che si inserisce in uno schema divino". Grazie alla sua abilità di combinare humour e drammaticità, nostalgia e humour, Goblin si distingue come un'opera unica nel suo genere.

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Completo
Bu Bu Qing Xin
7 persone hanno trovato utile questa recensione
feb 11, 2025
28 di 28 episodi visti
Completo 4
Generale 3.5
Storia 3.5
Acting/Cast 4.5
Musica 4.0
Valutazione del Rewatch 1.0

Visione consigliata ad un pubblico dai 3 ai 9 anni...

Step By Step Love è un rom com drama , categoria business romance con Zhao Zhi Wei e Lu Yang Yang fatto talmente male, sia a livello di sceneggiatura che recitazione (meno pessimo tra tutti è il man lead) da risultare una perdita di tempo, forse perché girato a basso budget.
Racconta la storia del freddo presidente dell'azienda Lu Chen Yang, orfano con sete di vendetta nei riguardi della Yihua, un'azienda concorrente. Alla fine assume la nipote della proprietaria dell'azienda nemica, la designer Bu Ran, e se ne innamorerà (ma dovrete attendere tipo 20 ep perché questo accada).
La trama di per sé potrebbe anche risultare interessante ma la storia è realizzata in maniera talmente approssimativa e prevedibile , con recitazioni molto stentate, dialoghi poverissimi e cambi di rotta improvvisi da chiedermi come la gente abbia potuto valutarla così generosamente. E allora mi viene da pensare che la cosa riguarda solo i baci un po' più spinti di un episodio sul finale. Io l'ho iniziata perché mi ricordava "well intended love" ma a confronto quella è una serie da oscar.
Al di là di una storia noiosa realizzata troppo male per risultare credibile ( architetti che presentano progetti nel 2023 a mano come disegni di bambini di prima elementare, che usano il metro a nastro invece del laser che si usa per progettare spazi, sangue arancione, ragazze di 27 anni che agiscono come bimbe e non hanno mai frequentato nessuno, idem uomini di 30, antagonisti che per dichiararsi usano obbligo o verità, case ristrutturate senza niente di speciale o notevole da meritare encomi, orfanotrofi con 8 bambini ospiti .... , conversazioni in inglese che feriscono le orecchie con pronunce improbabili che affermano invece di negare) , i personaggi sono caratterizzati davvero male, la FL sembra iniziare a bomba e alla fine è solo una ragazzina abbastanza brava nel proprio lavoro, sempre imbronciata e priva di qualsiasi altra espressione, non si capisce davvero perché il ML dovrebbe innamorarsi di lei (solo perché progetta bene?).
L'antagonista sembrava sarebbe diventato un antagonista anche nel privato professionale e invece è un ragazzino senza alcuna intraprendenza amorosa o personale che fa caffè e si lamenta, non aggiunge davvero niente alla storia, neanche il suo modo di corteggiare fa rimpiangere o dispiacere la sua "disfatta". Prima premessa tradita.
Il padre della FL, inizia bene, tanto che si sperava in qualche colpo di scena o che potesse davvero ribaltare la situazione invece svela già dopo 8 ep le sue carte e si eclissa per diventare figura di sfondo, inutile anche lui.
Le donne qui, a parte FL e madre, direttrice orfanotrofio, sono descritte TUTTE come delle megere arriviste, non hanno nessuna complessità o storia che giustifichi la cattiveria, vogliono solo dei soldi o un uomo ricco (che tristezza).
Colpi di scena prevedibili, nessuna crescita per i personaggi: il ML ha 30 anni ma la maturità emotiva di un bimbo di 5, il suo modo di corteggiare è fare i dispetti , la FL non ha davvero una e una sola caratteristica per cui dovrebbe piacere o interessare a qualcuno e non riesce a tirarsi fuori da sola dai guai nemmeno una volta. La salvano puntualmente i suoi spasimanti, lei non brilla né per intelligenza, né per astuzia né per intraprendenza. Cambi di rotta improvvise, storie e colpi di scena create sul momento...nemmeno qualche bacio più spinto può salvare questa tragedia.
Musiche gradevoli ma neanche Hans Zimmermann avrebbe potuto dare intensità ad un lavoro così improvvisato, mal congegnato e maldestramente reso.
PASSATE AVANTI!

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Completo
Jiang Hu Ye Yu Shi Nian Deng
15 persone hanno trovato utile questa recensione
da Anna82
mar 4, 2026
37 di 37 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10

Favoloso

Non guardavo un wuxia da un po' ma questo è veramente stupendo. Il protagonista maschile è bravissimo e stupendo nel suo personaggio questo è il primo cdrama che vedo suo e devo dire che calza perfettamente la parte. La protagonista femminile anche lei molto brava anche se non è nella rosa delle mie attrici preferite. Storia interessantissima. Belle musiche e belle scenografie.
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Completo
Unknown Seoul
8 persone hanno trovato utile questa recensione
lug 21, 2025
12 di 12 episodi visti
Completo 10
Generale 9.0
Storia 8.0
Acting/Cast 8.5
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 6.0

La parola come cura: l’eleganza profonda di Our Unwritten Seoul

regia: 8 sceneggiatura: 8,5 dialoghi:9 scenografia: 8,5
Racconto di formazione intimo e complesso, molto ben sceneggiato, di due famiglie con il focus su due gemelle: Mi-rae e mMi-ji, omozigoti d'aspetto ma opposte come personalità, laddove una è introversa, rigida e schiva, l'altra è solare, vivace e aperta.
Il drama, disponibile su piattaforma netflix, è composto da 12 episodi da 80 minuti, ciascuno per un totale di 16 ore complessive totali. Un formato che personalmente non ho apprezzato perché troppo lungo e avevo dei fisiologici crolli di attenzione.
Non è un drama da binge watching perché va gustato, capito, compreso ed elaborato, in quanto per i primi 9-10 episodi è prevalentemente un drammatico, con continui drammi e patemi, alcuni eventi traumatici presenti e passati non danno respiro. Poi iniziano a chiarirsi dei malintesi, perché fondamentalmente l'opera poggia all'80% su malintesi e omissioni, in perfetto stile coreano (questo aspetto è stato meno apprezzabile), iniziano a riprendersi del rapporti interrotti e quelli che non si erano interrotti riprendono in modo più disteso, sfociando nella risoluzione dei conflitti interiori e relazionali, nel ricongiungimento con i familiari e in nuovi progetti di vita. Resilienza è la parole d'ordine, saper reagire alle difficoltà che la vita ti pone davanti e godere della vita così come è, con i suoi piccoli alti e bassi.
É un percorso di formazione e "autocura" grazie al valore inestimabile delle relazioni.
I temi affrontati sono innumerevoli: dinamiche familiari, sentimentali, gestione del trauma, traumi generazionali, gestione della maternità, scambio di identità, disabilità e malattia, demenza e gestione dell'anziano, hikikomori e disturbi di ansia, mobbing, famiglia ed aspettative sociali, legalità, etica delle professioni legali, identità, furto d'identità, senso di colpa e responsabilità, autodeterminazione e realizzazione personale e professionale.

Psicologia dei personaggi principali:
Mi‑ji, ex promessa dell’atletica, rifugge nel ritiro sociale cronico prolungato (hikikomori) dopo un infortunio che ha interrotto i suoi sogni. La sua chiusura emotiva e sociale è legata anche alla malattia della nonna di cui si ritiene responsabile, la serie mostra come un trauma personale possa imprigionare l’interazione con il mondo esterno. La sua identità è legata alla perfomance ("Solo se sono brava in qualcosa verrò vista e considerata").
Mi‑rae, perfezionista e con bassa autostima, è vittima di mobbing sul lavoro. La sua depressione emerge in modo crudo, culminando in pensieri suicidi e di isolamento emotivi, il tutto raccontato con un realismo quasi clinico.
Ho-su: orfano dei genitori e compagno di scuola delle due ragazze, disabile a seguito di un incidente, reca con sé profondi vissuti di inadeguatezza e senso di colpa per la morte del padre e nei riguardi della madre adottiva.
La madre delle gemelle: vittima di un malinteso infantile si sente indesiderata e oggetto di risentimento materno, vive la maternità in modo conflittuale, ambivalente, contrassegnata da un profondo sentimento di inadeguatezza che viene trasmesso alle figlie.
La madre di Ho-su: una donna gentile, comprensiva, matura, con grande lungimiranza e senso di autosacrificio, vive la maternità con tatto e discrezione, facendo emergere quasi il timore di imporsi e la voragine interiore relativa al mancato senso di accettazione e riconoscimento del suo ruolo di madre.

Processi:
L’idea dello scambio delle vite è nata come gesto di cura familiare ma diventa un laboratorio psicologico esperienziale attraverso il quale ogni sorella affronta l’altro universo emotivo e sociale per comprendere e guarire se stessa attraverso il confronto con il proprio mondo interiore.
Questo scambio da principio è una fuga poi diventa un percorso mutualmente terapeutico. Si mette in gioco identità e relazioni traumatiche per aprire spazi nuovi che rendono possibili riflessioni empatiche e nuovi percorsi di pensiero.

Trauma intergenerazionale
Il lutto della nonna (Wol-sun), l’identità nascosta di Ro‑sa (Sang‑wol) e l’emarginazione di Ho‑su danno corpo alla trama: ogni personaggio porta ferite personali che consolidano il messaggio di guarigione collettiva e memoria condivisa .

Resilienza come pratica esistenziale
Ho‑su, avvocato con deficit sensoriale di tipo uditivo, irradia empatia: impara la LIS, difende le vittime, perde occasioni ma trova poi un senso. La sua storia contrappone il successo sterile all'umanità autentica.

Evoluzioni psicologiche e contenutistiche di tutti i personaggi.

ASPETTI TECNICI
La cinematografia è uno degli elementi più elogiati della serie e gioca un ruolo chiave nella costruzione del tono emotivo, nella caratterizzazione dei personaggi e nella rappresentazione tematica del doppio, dell’identità e della città come spazio vivo e mutevole, l'approccio naturalistico e controllato usa con cura la luce per differenziare le due gemelle protagoniste e i loro ambienti.Il Direttore della fotografia è Jung Ji-hyun ("My Mister" e "When the Camellia Blooms") .
Il contrasto tra Yoo Mi-ji (impulsiva, libera, provinciale) e Yoo Mi-rae (disciplinata, urbana, controllata) si esprime visivamente con il color grading :
Mi-ji viene proposta con toni caldi, seppia, arancioni e l'utilizzo di una luce morbida; riprese ambientate nella campagna o in zone residenziali poco urbanizzate.
Mi-rae proposta con toni freddi, grigi-blu, luce dura e tagliente; il contesto è quello degli ambienti urbani, uffici, e una Seoul presentata attraverso i suoi edifici di vetro e cemento.
L’uso della differenziazione cromatica narrativa aiuta lo spettatore a orientarsi emotivamente nei frequenti scambi identitari.
Grande attenzione alla simmetria e agli specchi: molte inquadrature centrali con Mi-ji o Mi-rae posizionate frontalmente o riflesse in vetri, porte, specchi da bagno indicano la specularità dell'identità.
Inquadrature spesso statiche o lente, a volte quasi pittoriche grazie all'utilizzo sapiente dei filtri.
Uso intelligente dello spazio “vuoto” nella scena per evocare isolamento, silenzio, introspezione.
Utilizzo di camere fisse : rarissimo uso di camera a mano, riservata solo a momenti di instabilità emotiva o eventi traumatici.
Alcune scene nella città di notte sono girate con long take (piani sequenza) in slow motion con luci al neon, reminiscenze di Wong Kar-wai e Hou Hsiao-hsien.
Le tecniche di ripresa danno vita agli spazi: Seoul viene presentata come organismo vivente, ripresa dal basso, dall’interno, attraverso finestre, mai come skyline- cartolina, ma come spazio intimo, vissuto, stratificato.
Vengono preferiti luoghi secondari, mercati, corridoi di metropolitana, cortili nascosti, piccoli caffè sono privilegiati rispetto a monumenti o spazi più affollati e moderni.
L’architettura stessa partecipa al racconto: elementi verticali per Mi-rae (rigidità, ambizione), orizzontali e aperti per Mi-ji (libertà, spontaneità).
La campagna diventa memoria e respiro attraverso l'utilizzo di spazi rurali ampi, con riprese in campo lungo e profondità di campo estesa per dare respiro e tempo alla narrazione. L' utilizzo della luce naturale crea l’effetto di quiete, malinconia, e senso di sospensione. La luce naturale (daylight) viene contrapposta all'illuminazione artificiale controllata per le scene notturne.
Le luci sono fredde negli interni cittadini, per creare un senso di distacco e di lontananza.
I tramonti, luce soffusa e retroilluminazione nei momenti di riconnessione tra le sorelle come metafora della verità che “illumina” le zone d’ombra.

La fotografia lavora in simbiosi con il paesaggio sonoro: lenti movimenti di camera accompagnati da suoni ambientali realistici e da una colonna sonora minimal (aspetto che personalmente non ho apprezzato moltissimo).
Le immagini si prendono il tempo del silenzio, e molte sequenze sono costruite per “respirare”,senza dialoghi ma con la tensione tra luce e ombra, suono e vuoto. Un esempio è nell'episodio 5: campo lungo sulle colline di Duson-ri, con Mi-ji/Mi-rae che cammina sola, la camera è fissa, la luce dorata dona un senso di espansione emotiva.
Nell'episodio 10: la ripresa notturna di Seoul da una terrazza con piano sequenza di 45 secondi dà un senso di vertigine e disorientamento interno. È una fotografia costruita per guardare oltre l’ovvio.

La cinematografia di Our Unwritten Seoul è raffinata, contemplativa e profondamente coerente con la struttura narrativa del doppio. Ogni scelta visiva lavora per rendere tangibile l’identità divisa delle protagoniste, evocare la memoria e il trauma attraverso gli spazi, raccontare Seoul come personaggio (non come sfondo).

Cosa la allontana dal 10:
- colonna sonora troppo mininal;
- interpretazioni ottime da parte di tutti ma un paio di personaggi secondari (le due madri e l'avvocato senior disabile) a mio avviso hanno reso meglio della protagonista, che pure è stata brava, magistralmente diretta (ma non eccezionale);
- eccessivamente lento nei primi 8 episodi , comprendo che sia per illustrare dettagliatamente, il percorso interiore dei personaggi e dare al lavoro una connotazione profondamente intima,
- il tono drammatico è stato pervasivo, non contrapposto ai momenti lieti, di respiro, questo per i primi 10 episodi.
- ultimo episodio con struttura tonale totalmente opposta mi hanno creato un senso di estraneità, come qualcosa di slegato ma che mi è piaciuto.

In conclusione consiglio l'opera perché è un racconto intimo, profondo, esistenziale, che parla di cura in modo delicato, introspettivo, con dei dialoghi di una profondità rara, che aiutano a riflettere sulla famiglia, sul senso della vita, sul peso del "non detto", sulla profondità dei rapporti umani, sulle conseguenze del trauma.Our Unwritten Seoul è un viaggio narrativo in cui l’identità, il trauma e la guarigione emotiva si intrecciano.
Attraverso lo scambio delle vite da parte delle gemelle, il melodramma si trasforma in una riflessione terapeutica sull’empatia, la resilienza, il confronto con le aspettative familiari, sociali e il valore delle scelte personali, autentiche e rispondenti ai valori significativi di vita.

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Completo
The Double
8 persone hanno trovato utile questa recensione
feb 16, 2025
40 di 40 episodi visti
Completo 5
Generale 8.0
Storia 8.0
Acting/Cast 8.0
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 6.0

Troppa carne al fuoco non si cuoce bene

Adattato dal romanzo cinese "Marriage of the Di Daughter", The Double ha come protagonisti Wu Jinyan e Wang Xingyue; molti hanno scritto che non hanno trovato nulla da ridire sulla loro differenza di età (lei 31 , lui 22). Io, personalmente, non l’ho trovata problematica ma nemmeno una scelta troppo azzeccata; negli episodi centrali ho percepito la differenza di età che stride, anche perché la FL la sua età la dimostra tutta a causa di un fascino maturo e doveva interpretare la parte di una 18 enne… . L’attore è stato molto aiutato per il ruolo, che è tagliato su di sé, e grazie ad una voce molto profonda e matura che mi ha fatto pensare che potesse essere stato doppiato e invece a 22 anni, questo giovane uomo, ha un timbro molto caldo e basso che smussa un po’ la loro differenza.
Bisogna accostarsi al lavoro abbandonando ogni pretesa logica perché molte soluzioni sono davvero improbabili (quella di cambiare identità mantenendo lo stesso volto, la stessa voce, postura e altezza per esempio, con moltissime persone che ti conoscono, tutte che credono che sia una somiglianza, persino tuo marito non ti riconosce, questo mi è sembrato davvero assurdo, oppure non rendersi conto al buio delle differenze tra le persone e avere intimità fisica con una piuttosto che un’altra, donne che mentono agli amanti dicendo che hanno perso i loro bambini quando era impossibile dal momento che avevano interrotto i rapporti da tempo, mani con menomazioni che brandiscono la spada come un “ninjia”). Rassegnatevi e seguitelo per quello che è…. un dramma cinese ben realizzato nella fattura, con buone riprese, duelli di sicuro impatto scenico, un tentativo di nemesi e riscatto per sé e la propria famiglia, con un buon (non ottimale) livello di recitazione complessivo (nel complesso, alcuni non hanno brillato).

Mi sono accostata al lavoro dopo aver letto molte recensioni quindi ero preparata su cosa aspettarmi e le aspettative sulla loro liason, da più parti decantata, erano nulle. E menomale, viceversa ne sarei stata parecchio delusa. Consiglio di non aspettarsi molto da questa coppia a livello di relazione e fisicità.
Forse per la differenza d’età e la mentalità censurante cinese volutamente non hanno inserito scene fisiche; ci sono degli avvicinamenti, ci sarà anche qualche bacio ma nulla di eccessivo o coinvolgente, uno non si vedrà nemmeno… .
La loro chimica, che tutti hanno definito alle stelle personalmente non mi è pervenuta… mi rendo conto di quanto sia forte il potere della proiezione e della suggestione.
I due sviluppano senz’altro un’ intesa, dell’affetto, dell’interesse, moooolto lentamente, proprio negli ultimi episodi si concretizzerà il loro legame. Il loro rapporto è interessante perché nasce su altre basi: usarsi a vicenda per raggiungere uno scopo fino a rendersi conto che hanno la stessa destinazione, quindi si alleano, anche perché avevano iniziato a piacersi. È un rapporto molto psicologico, un’intesa mentale che poggia molto sui doppi sensi e sulle metafore per comunicare. Se vi piace questo tipo di rapporto che supera il classico tropo “da nemici ad amanti”, questo è quello che fa per voi perché non iniziano come nemici ma con incuriosita diffidenza.
Tuttavia, l’evoluzione del suo sentimento non è ben spiegata, nel senso che la vedrete passare dall’evitamento alla gelosia in un baleno, non c’è una puntata o delle interazioni che mostrino questo cambiamento di tendenza, questa è una falla (non l’unica del lavoro).
Questa è stata una storia d'amore così lenta, che si è mossa a malapena: hanno fatto credere che si sarebbe vista una vera storia d'amore slow burning ma quello che si è ottenuto è stata una gara di sguardi fissi tra Jiang Li e Duke Su in ogni episodio.

Questo lavoro non ha avuto, almeno personalmente, un ritmo sempre costante. Inizia in un modo, i primi 3 episodi sono meravigliosi e ti catturano totalmente, poi diventa un palace harem, poi quasi una commedia, poi un crime case, poi drammatico sul finale con delle morti non necessarie… gli archi narrativi sono lunghi, ogni 13 episodi c’è un cambio di set e personaggi, con le loro dinamiche . Circa 64 sono i personaggi che si affacciano e interfacciano con i protagonisti, direttamente o indirettamente.
Non sempre gli elementi drammatici e comici sono fusi bene insieme, per me certe scene umoristiche stridono e tolgono intensità al lavoro che ha voluto essere brutalmente crudo e spietato, il livello di crudeltà di alcune scene è superiore a ciò che normalmente vediamo nei cdrama. Troppa carne al fuoco non si cuoce bene!
Così come il cambio di colori, iniziamo con ambientazioni e colori goth, con filtri freddi alla kunning palace per cambiare totalmente filtri e colori due episodi dopo.

Tra i vari personaggi uno che mi è sembrato particolarmente bravo, con un livello davvero buono di recitazione è l’attore che interpreta SHEN YU rong, il marito uxoricida, sono sempre contenta quando i personaggi vengono umanizzati e non mostrati cattivi gratuitamente e lui rende questo dissidio interiore perfettamente. Ama la moglie ma non più di se stesso e questo lo divora lentamente come un tarlo. In tutto il drama renderà questo conflitto interiore superbamente, con lo sguardo, la voce (è uno dei pochissimi attori non doppiati) e le smorfie. E’ un second lead che conquista la scena prendendosi spazio con la sua recitazione solida, matura, espressiva, mettendo in ombra sia il protagonista che la protagonista.
In merito a quest’ultima sono perplessa, nelle prime puntate mi ha trasmesso disperazione, angoscia e un turbamento vivido. E’ stata bravissima, intensa e performante, poi la sua espressività si appiattisce nei primi piani storti in cui accenna un sorriso sempre uguale che mi è venuto a noia.

Nel complesso il doppio è stato un giro a metà, un racconto visivamente forte pieno di zoom in/zoom out drammatici, utilizzo del grandangolo sui primi piani, con molta maestria passando da un piano americano a primo piano e poi primissimo, un medio grandangolo che distorce un po’ il naso per indicare un fiuto maggiore, una migliore capacità di sentire e quindi discernere mentre secondo altri del settore indicherebbe la deformazione in un animale vendicativo, quasi mostruoso: dalla signora più raffinata e virtuosa della Capitale ad un concentrato di rancori e risentimenti .
Un movimento per rendere una nuova identità ed evidenziare la doppiezza dei personaggi ,doppi appunto. Questa cura a livello di riprese l’ho trovata apprezzabile ma non sempre esteticamente calzante.
Ringrazio una mia amica che da tecnico mi da pareri da cui originano confronti istruttivi.

Il fatto che fosse doppiata inoltre le ha tolto molti punti perché uno degli elementi più interessanti che le attribuivo era proprio l’utilizzo della voce e le variazioni di sonorità che rendono perfettamente il variare dell’emotività, invece scopro che uno dei punti più forti della sua recitazione è la sua doppiatrice!
Ho sentito decantare spesso la recitazione della Principessa Wanning, ebbene per me invece è stata l’anello debole di un cast composto da attori migliori. Forse è stata diretta male ma la sua follia è spesso mostrata attraverso uno stile comunicativo cinico-manipolativo-aggressivo e balletti nonsense aggiunti per necessità scenografiche ma che poco mostrano una follia sofferente.
Ci sono davvero molte attrici molto più abili nell’inscenare in modo valido il ruolo della folle disturbata , abitata dai demoni del passato. Basti pensare a Yeon-Jin, la bulla del drama The glory, interpretata da una magnifica Lim-Ji Yeon, o al personaggio di Chenrong Xin Yue, non perfetta ma molto più credibile in lost you forever, o la matrigna del Man lead in Ming Lang.
Paradossalmente è stata un po’ più brava la matrigna della protagonista, dipinta come la classica concubina dei palace harem ma anche qui i cambi espressivi nei primi piani , sempre uguali (finto dispiacere preoccupato-sorriso manipolativo) non le davano complessità e intensità .

Andiamo al lavoro… come scrivevo il drama è complesso, ben fatto , a livello visivo le riprese sono coinvolgenti e immersive, la scenografia è una delle migliori finora viste , tuttavia a livello di narrazione il ritmo incalzante dei primi episodi va scemando negli episodi successivi , a singhiozzo si trascina tra alti e bassi facendomi arrancare e intrattenendo lo spettatore a ritmi alterni. Non aiutano i primi piani di 20 secondi su 3- 4 personaggi che rallentano molto il fluire delle scene.
Nonostante l'inizio avvincente, questo drama perde definitivamente slancio nell'episodio 30. La narrazione si sofferma troppo a lungo sugli archi narrativi più deboli della famiglia Jiang.
Molte soluzioni narrative e scenografiche sono prese in prestito da altri lavori antecedenti ma poiché non so quando sia stato scritto il romanzo, su cui si basa il drama, è difficile stabilire chi ha copiato chi…(love and redemption, the last immortal, who rules the world, Princess Weiyoung, the story of ming lang ).
Il personaggio del Duca Su finisce per non essere sviluppato così bene come Shen Yurong o la principessa Wanning.
Questo revenge drama è iniziato con ottime premesse ma non regge a un attento esame. Eccelle nel mostrare elementi drammatici e angoscia con uno stile scenografico ricco e soddisfacente ma pecca di strafare in alcuni punti con scene assurde che non necessariamente fanno progredire la trama, alcune scopiazzate (il bagno nella tinozza piena di rose mentre duca su combatte a torso nudo sotto la pioggia, la scena di lei araba fenice quando suona il qin è quasi uguale come costumi e poteri a the last immortal).
Per quanto riguarda la vendetta si può considerare raggiunto e sviluppato questo obiettivo che è il "trait d’union "del lavoro? Nì… paradossalmente la vendetta viene raggiunta per caso e col sacrificio altissimo di molti innocenti.
Due cattivi ( non spoilero chi siano) si suicidano (quindi come ottiene la sua vendetta?), lei senza il co-protagonista sarebbe morta già al terzo episodio. Quindi, questo è l’ennesimo drama dove, sebbene lo spettatore venga distratto dallo stile immersivo e dalla bellezza conturbante del man lead, ipocritamente la donna raggiunge la sua vendetta per caso, perché fa parte di un piano di un potente che le da nullaosta, viceversa la protagonista non avrebbe mai raggiunto alcun obiettivo significativo.
Lei ha una doppia identità ma è un lavoro molto psicologico, crudo, spietato e sottile dove quasi ogni personaggio ha una doppia natura e due volti: quello sociale, ipocritamente giusto e retto, e quello reale/oscuro e malvagio, o ambivalente.
Xuan Fang Feng è una donna matura e intelligente con indubbie capacità oratorie che per cavarsela, però, fa affidamento sempre al cognome del finto padre per ottenere benefici per sé, si rivolge sfacciatamente infinite volte al Duca Su per farsi aiutare (trovami un medico per il magistrato, aiutami a liberare i miei uomini, trovami uno che fa le voci, dammi questo, dammi quello, fai quello , fai questo), senza alcuna remora o tatto, quando non lo usa sarà lui a offrirsi spontaneamente in suo aiuto.
Non è tutto… arriverà anche a raccontare per cavarsi dai guai che ha salvato lei stessa quella che in verità è morta per lei, quindi si rivela una donna meschina, ipocrita, manipolativa, utilitarista, forse a seguito del trauma (il rispetto per i morti è solo una grande ipocrisia).
Più volte ho avuto come la sensazione che il furto di identità sia stato in verità una scelta di comodo, egoista, spacciata ipocritamente come tentativo di vendetta anche per la defunta, ok si vendicherà ma sacrificando per il suo interesse anche i "buoni" e farà più volte i suoi interessi, mettendo la vendetta personale davanti a quella dei Jiang, in ordine di priorità.

Alla fine, caro spettatore, scoprirai qualcosa che ti deluderà moltissimo che non rivelo per non spoilerare ma ti sarà chiara in un dialogo illuminante nell’ep 23 tra l’imperatore e il duca e poi ti verrà riproposto in una partita a GO a chiusura dell’Ep. 28.
Quindi son rimasta delusa dall’evoluzione psicologica e da un’assenza di mezzi reali del personaggio.
Per quanto riguarda la storia d’amore sarei stata molto più soddisfatta da un’amicizia solidaristica trai due, considerata anche la loro palese e visibile differenza di età, da un percorso di riscatto con più autonomia e intraprendenza da parte della protagonista che elabora, a livello psicologico, il tradimento dell’amore della sua vita fino a distaccarsene completamente invece di vederla sempre in balìa di un uomo

La componente artistica qui presente è molto buona e di livello medio alto, c’è un profondo e sempre presente richiamo all’arte e alla cultura tradizionale cinese che affascina e accompagna scenograficamente la narrazione (make up, arti marziali, costumi, interni e mobilio, strumenti musicali come il qin, opere teatrali, esorcismi artistici che ricordano i balli con la spada). Bellissimo il trucco con le perle o i costumi del Duca Su, bello anche se scopiazzato l’utilizzo del ventaglio (vedi yang yang e il personaggio di Hei Feng Xi in who rules the world per credere) sempre abbinato al colore delle vesti.

Finale? Va bene così, c’era da aspettarselo che sarebbe stato aperto e sospeso. Il lavoro vuole raccontare solo il percorso, quindi, chiude laddove non serve narrare altro. Più che altro gli ultimi episodi sono un po’ confusi e inutilmente tragici.
C’è uno speciale che ho visto su un canale non ufficiale, dura mi sembra una decina di minuti e accontenta un po’ chi voleva vedere una storia tra di loro, io l’ho trovato divertente ma col drama non c’entra nulla.

Regia: 9
Estetica visiva: 10
Sceneggiatura: 8,5
Caratterizzazione dei Personaggi: 8,5
Finale: 6,5

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Completo
The Killer's Shopping Mall
6 persone hanno trovato utile questa recensione
giu 10, 2025
8 di 8 episodi visti
Completo 2
Generale 8.5
Storia 9.0
Acting/Cast 8.5
Musica 7.5
Valutazione del Rewatch 7.0

Si va all'Inferno? .... NOT TODAY!

Action-thriller sudcoreano di 8 episodi, ciascuno della durata di un'ora che mescola generi differenti con un ritmo e un livello di suspance molto buono. La trama ruota attorno a un negozio dove si svolgono attività legate al mondo degli assassini e della vendetta.
La storia di Jingman , un uomo sulla quarantina, che vende sotto copertura nel dark web armi da guerra e dove gli acquirenti hanno tutti dei codici, a seconda dei loro obiettivi e delle loro possibilità.
Tra intrighi, segreti e colpi di scena, lo spettacolo esplora tematiche come la vendetta e la sopravvivenza, affrontando qualche parallelismo col mondo animale nel senso di predatori-carnefici e vittime. Solleva anche qualche interrogativo etico ma trattandolo in modo del tutto particolare.
Il racconto propone due fazioni nemiche, e sviluppa gli eventi in modo del tutto disordinato, presentando il presente in quasi ogni episodio ma pezzi del passato ad inizio puntata, sta allo spettatore mettere insieme i pezzi. Comunque dopo il 7° si ha una chiara e definitiva visione di insieme anche se si inizia a capire tutto da inizio quarto.

Pro: narrazione intensa e avvincente, tutto nella narrazione ha un ritmo molto "lanciato", non ci sono momenti morti o di noia per lo spettatore, i colori sono prevalentemente scuri e le scene all'aperto hanno filtri dai toni caldi, quasi seppia per creare un'atmosfera visiva che sottolinea il tono oscuro, nostalgico e inquietante della serie. Questo effetto cromatico aiuta a trasmettere inoltre la sensazione di un mondo grigio e moralmente ambiguo, riflettendo il passato tormentato dei personaggi e l'ambiente pericoloso in cui si muovono. L'uso di un tono caldo che vira sui toni del seppia trasmette un senso di malinconia e di memoria, enfatizzando il peso emotivo e la complessità della trama che ruota attorno a segreti, vendetta e sopravvivenza in un contesto clandestino.

Ottima caratterizzazione dei personaggi : ogni personaggio, soprattutto quelli secondari, è reso in modo particolare, dal vestiario alla gestualità, mimica, capacità di combattimento e non mancheranno i colpi di scena.
I killer sono ben costruiti, nel senso che ognuno ha scelta questa strada per motivazioni diverse e gestisce questa scelta emotivamente attraverso riflessioni del tutto arbitrarie che però per loro hanno un senso.
Interessantissima costruzione di un personaggio passivo aggressivo con un senso di inadeguatezza fortissimo che ne determinerà scelte cruciali. Occhio al colpo di scena finale.
Per le due attrici femminili (Jian e Minye) sono forti gli influssi di Besson (Renò - caschetto e tuta per la protagonista femminile e Kill Bill di Tarantino, taglio di capelli e fisicità che richiamano la versione comics del personaggio iconico di O-ren Ishi).
Il personaggio villain di Bale inoltre richiama molto quello di David Corradine per totale assenza di umanità ed etica deontologica (che persino i killer hanno).

Lotte ben coreografata con momenti indimenticabili e suggestivi: sopratutto il personaggio di Minye e Paisin (che nella realtà pratica il taekwoondo ), regalano delle scene di lotta molto interessanti, con sfoggio di notevoli doti atletiche e buona interpretazione dei gesti tecnici. Non ci sono solo sparatorie ma anche scontri a corpo libero con armi bianche dove vince l'ingegno, e la velocità nello schivare i colpi (queste ultime molto interessanti per me, più dei cani droni o della infinita varietà di armi presentate nel corso degli episodi).

Grande varietà di armi:
numerose tipologie di armi quali pistole, fucili e mitragliatrici, droni , cani robot, sono frequentemente utilizzati nei combattimenti e nelle sparatorie tra killer e mercenari.
Armi bianche: Coltelli di vario tipo, lame e altre armi da taglio sono impiegate soprattutto dagli assassini specializzati nel combattimento ravvicinato.
Esplosivi: Bombe e ordigni da guerra.
Veleni: come metodo alternativo per eliminare i bersagli.
Strumenti per lo spionaggio: quali videocamere, spie, o droni .

Influssi alla Tarantino , sia a livello pulp che kill bill come stile narrativo ( meno di lotta). Questo punto è una mia riflessione personale, sottolineo.

Ost da Rave: La colonna sonora è composta da 56 brani che si possono trovare su spotify, ogni brano rappresenta un personaggio o un'azione riflettendo un notevole impegno nella preparazione di un prodotto curato a 360°. Ho molto apprezzato l'utilizzo di brani tecno core , synth, con bassi profondi e suoni sintetici, incalzanti nelle parti più coreografiche di lotta che venivano proposte in slow motion (fine episodio 5).

Contro: approfondimento psicologico dei personaggi parzialmente sviluppato, è un lavoro che investe sull'azione a discapito dell'emozione, primi piani presenti ma pochi dialoghi di tipo emotivo, eppure gli insegnamenti dello zio alla nipote, che erano una parte molto interessante del lavoro avrebbero dovuto trovare più spazio. A livello pedagogico l'ho trovato inoltre spesso discutibile e fuori luogo ma ci sta con la forma mentis di gente che doveva muoversi e pensare veloce per garantirsi di "non andare all'inferno oggi".

Intepretazioni disomogenee come livello complessivo: ho trovato alcuni attori davvero degni di nota, come Minye (sempre se non sia la sua controfigura), Pasin , Brother e il killer Seonjo (il cleptomane con una spiritualità sui generis). Bravissimo anche Park Ji Bin perché è stato lui il colpo di scena più inaspettato di tutta la serie.
Meno bravi i protagonisti, Lee Dong Wook mi ha trasmesso poco a sto giro, l'unico episodio in cui mi è sembrato al solito come bravura è stato il 7, la protagonista brava nelle scene d'azione ma meno intensa e profonda nella resa emotiva a livello di espressione sul volto, si caratterizzava più che altro per smorfie di paura e totale assenza di terrore. Peggio ancora per la bimba che la interpreta quando la protagonista aveva 7 anni.
Tuttavia, se piacciono i drama con una trama intricata, personaggi complessi e un tocco di noir, "A Shop for Killers" è una scelta perfetta!

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Completo
Goblin
6 persone hanno trovato utile questa recensione
ago 17, 2022
16 di 16 episodi visti
Completo 1
Generale 8.5
Storia 9.0
Acting/Cast 9.0
Musica 8.5
Valutazione del Rewatch 8.0

Originale, straziante ma pieno di speranza.


In un mare di drama dove il motore che spinge e arresta le relazioni è la gelosia fra gli attori principali e secondari, Goblin (Guardian: the lonely and great god) spicca per la sua originalità nella trama e nella gestione delle relazioni. La gelosia farà capolino solo di striscio, e sarà men che secondaria.
Soprattutto, è la trama ad essere molto originale, decisamente diversa da qualsiasi cosa abbia mai visto.
Un invincibile generale della dinastia Goryeo viene falsamente accusato di tradimento e assassinato assieme a tutta la sua famiglia da un re geloso e sobillato. La spada che gli piantano in petto lo condanna ad essere un goblin immortale, fino a quando non incontrerà la sua sposa, l’unica che potrà estrarre la spada e liberarlo dal peso dell’immortalità. Nel frattempo, il nostro generale/goblin fa conoscenza anche di un dio della morte e di varie altre persone…
Diciamolo subito: a parte le prime scene, di un’energia pazzesca, l’azione non è il comparto principale di questa serie. Ma Gong Yoo, nei panni del generale Kim Shin, è quanto di più vigorosamente maschio si possa immaginare, senza sconfinare nei palestrati. Anche in abiti civili, Gong Yoo è un attore coi controfiocchi: espressivo il giusto, maturo e coinvolgente senza essere eccessivo.
Mai sopra le righe, sembra essere il mantra di questa produzione. Diktat a cui si uniforma anche Lee Dong Wook, nei panni del grim reaper, un tipo piuttosto impacciato e chiaramente a disagio nei rapporti interpersonali. Il suo personaggio è per certi versi un po’ tonto, e si è calato benissimo nella parte.
La giovanissima Kim Go Eun, che ha magistralmente interpretato la sposa del goblin, ha saputo mantenere alla grande il suo ruolo di collante centrale a quasi tutte le vicende.
Un nutrito stuolo di spalle è riuscito a reggere alla grande il passo di questo magnifico trio. Tutti gli attori, fino alle comparse, hanno fatto un lavoro egregio, una vera gioia per gli occhi, e spesso un colpo al cuore.
Se, specialmente all’inizio, non sono mancate situazioni divertenti, che hanno alleggerito l’atmosfera, verso la fine a prevalere è la tragedia, anche se non così definitiva come si potrebbe pensare. (Eppure, io ancora mi domando quale sarà il destino del solitario goblin.)
Ma non solo di tragedie e amori difficili o impossibili si nutre questo drama. Inserite qua e là, come perle nascoste, ci sono frasi che fanno pensare, che ci parlano per esempio di come il destino a volte ci dia una spinta, se abbiamo fortuna, ma avvisandoci che il resto della strada dobbiamo farla da soli. Ci sono momenti di altissima poesia, lettere e citazioni che rimarranno impresse per molto tempo.
Il regalo di un orologio sarà accompagnato da questo biglietto: “Per tutti i sentieri su cui cammineremo insieme, per tutti i paesaggi che vedremo insieme, con cuore timido ed emozionato, con tutte le domande e le risposte. In tutti quei momenti, ti amo.”
La storia si dipana senza eccessive vicende secondarie, forse a volte rallentando un po' troppo ma, ad essere sinceri, non saprei neppure io cosa tagliare per snellire. Alla fine, tutto è necessario e, soprattutto, originale nel concetto e nello svolgimento. Le relazioni fra gli avvenimenti di 900 anni prima e dopo sono perfettamente spiegate e bilanciate, i personaggi convergono sul palcoscenico come attirati dal magnete del destino. E se in principio Kim Shin sembrava un bambino capriccioso e la sposa una ragazzina troppo vivace, le peculiarità delle loro vite possono spiegare molte cose. Il tempo e le interazioni portano crescite caratteriali importanti.
Ora, so che da più parti si sono alzate voci di dissenso all’idea di una storia d’amore fra una ragazzina di 19 anni e un uomo di 39 (più 900). Sarei stata anch’io fra quelle voci ma, in realtà, finché la sposa era giovanissima la relazione fra i due è rimasta molto delicata, praticamente platonica. Solo più avanti, quando lei è cresciuta, è evoluto anche il loro rapporto.
E' molto ben riuscita la bromance (senza alcuna connotazione BL) fra i due protagonisti principali. La loro amicizia ha aggiunto sale e pepe alla storia.
Giustizia vuole che si parli dell’ottima cinematografia, delle ambientazioni, dei costumi, tutto molto curato e piacevole. Un discorso a parte merita la colonna sonora, impreziosita da alcune canzoni, specialmente l’opening, che non dimenticherò facilmente. Ma anche le musiche di sottofondo vantano alcune tracce molto belle, che ben sottolineano l’azione.
Questa serie mi ha stregato, sono rimasta incollata alla sedia per tre giorni di fila, imprecando quando dovevo staccarmi per fare altro. Insomma, un drama che consiglio caldamente, a meno che non si sia allergici alle lacrime, perché in questo caso le cose si metterebbero male. Come dice il saggio, prima di poter migliorare le cose devono peggiorare.
So che altri la ritengono una noiosissima fiera del cliché. Provare è l'unica strada. A me è piaciuto.

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In Corso 34/34
Jiu Chong Zi
7 persone hanno trovato utile questa recensione
gen 23, 2025
34 di 34 episodi visti
In Corso 0
Generale 7.0
Storia 7.5
Acting/Cast 5.0
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 4.0

una fioritura MANCATA

REGIA:8,5
SCENEGGIATURA:6,5

Se i due protagonisti avessero dovuto fare un video musicale insieme avrei dato 10 perché il lavoro sul visivo e sulla regia questa volta è stato una spanna sopra la media, come qualità, fotografie, riprese, effetti (sfumati, innumerevoli scale dei campi messe a fuoco e scontorni dello sfondo, effetti Boken e chi più ne ha più ne metta, buon utilizzo del colore).
Tuttavia, questo non è basato a compensare e camuffare le doti interpretative ed espressive molto carenti degli attori, principali e non, i buchi narrativi e la sceneggiatura spesso cedevole del lavoro.
Non c'è davvero nessuno che si sia distinto per una recitazione più matura e convincente, eppure qualche altro attore l'ho visto in altri lavori e mi sembrava all'altezza, tipo Liu Miatang o l'attore che fa Wei Tigwey è un bravissimo astro di mosha in love and redemption, qui non hanno completamente brillato.
La narrazione grazie ad un buon lavoro sulle immagini da parte dell'art director è immersiva, la prima puntata ha dei filtri e colori goth con tecniche di ripresa molto interessanti che presentano un lavoro diverso che cattura subito lo spettatore, dopo il primo episodio è una lenta caduta verso cliché e scopiazzamenti di ex drama famosi con le stesse identiche scene riprese. (The story of ming lang, are you the one, dream of splendor...).

Il tema è abbastanza comune, la storia non dice niente di nuovo, tuttavia l'elemento di novità è caratterizzato dalla presenza di un libro da interpretare per poter cambiare il destino. La protagonista infatti ha una seconda opportunità di vita dopo essere venuta in contatto con un monaco buddista che in punto di morte le dona questo testo "Cronache del mondo".
Anche questa idea poteva essere meglio resa, tuttavia nel corso della narrazione il ricorso al libro sarà sporadico e il racconto è sotto forma di personaggi contrassegnati da una storia espressa in forma metaforica, molto ermetica da interpretare (se la sceneggiatura avesse lavorato meglio si poteva fare un lavoro interessante e rendere questo tema originale e coinvolgente).
La premessa della rinascita è semplice e gli archi narrativi riguardano la cospirazione di palazzo e degli affari, in cui sono coinvolte molte persone, nonostante ci sia un buon aumento del livello di tensione, suspense e sollievo e un buon ritmo fino al 14°, il drama poi si arena. E' un continuo alto e basso, episodi in cui sembra che si vada riprendendo ed episodi di caduta libera dove macchinazioni, intrighi, personaggi vecchi e nuovi incasinano tutto e la recitazione è carente.
Non c'è niente di speciale nella trama o nella recitazione, unico pregio ripeto è l'uso accattivante della telecamera e del brio narrativo di questo regista che ho letto essere al suo primo lavoro di drama, ed essere invece molto "esperto di corti". Forse per questo il lavoro non ha funzionato ma la regia è l'unico dato di pregio di questo drama.

Il cast di questo drama è composto da attori le cui capacità di recitazione sono ancora in fase di sviluppo (si spera). Il man lead avrebbe dovuto essere per logica un uomo contorto, machiavellico, impulsivo e molto inquieto, diviso tra scrupoli morali e filiali e assettato di tensione per la vendetta, sofferente, tormentato, travagliato. Liu Ruy non è stato PER NULLA IN GRADO di rendere tutte queste sfaccettature, è sempre serio, composto e non ha nulla della complessità emotiva che dovrebbe avere il personaggio, a livello di espressione facciale è sempre il medesimo con qualche sguardo di sofferenza o un accenno di gioia, solo in due scene si è davvero distinto. E' vagamente più espressivo di Hu Yi Tian della fioritura imprevista ( un lavoro che pure non ha brillato per l'interpretazione monodimensionale dei due protagonisti ma salvata dalla storia e dalla bravura dei second lead e guest role).
Meglio la protagonista femminile che comunque ha un fascino troppo maturo, sia come personaggio che come estetica (non so se questo è legato ai palesi ritocchi estetici che ne rendono il viso innaturale e poco spendibile nei drama a tema storico dato che rinoplastica, filler e seconda palpebra con occhi da cerbiatto non esistevano nella dinastia MING). Tuttavia ha dato al suo personaggio un po' più di coloritura rispetto al freddo e distaccato Song Mo.
Si è parlato di una chimica eccezionale e girano molti reel sul web di contatti fisici tra di loro, in parte questo è stato reso grazie alle inquadrature e al buon lavoro di regia ma se osservate bene noterete che le difficoltà espressive dei due smorzano tantissimo la tensione impalpabile che lo spettatore dovrebbe sentire per gli sguardi o il contatto fisico , lo capirete definitivamente con i baci che sono un mero accostamento di labbra chiuse a denti serrati. Non dimenticherò una parte fondamentale , molto ben mostrata grazie al lavoro di regia moderna, in cui uno dei protagonisti dichiara il proprio sentimento e l'altro non ha nessuna variazione emotiva a livello microfacciale, quindi hanno inquadrato il sorriso per mostrare felicità ma già il pathos era stato distrutto dall'assenza di un minimo trasporto emotivo per la realizzazione di un desiderio che doveva mostrare quanto meno una travolgente felicità e invece ZERO.
Questa assenza di partecipazione emotiva mi ha posto come spettatore passivo davanti a delle scene e non mi ha fatto completamente coinvolgere o immergere nel racconto.

Un grosso limite è stato rappresentato anche dalla sceneggiatura: partendo dalla confusione tra appellativi, nomi, nomignoli, nomi propri che sin da principio ti rendono difficile seguire il drama in modo fluido, passando al montaggio che penalizza il racconto saltando pezzi che invece sono fondamentali allo sviluppo della storia. E per terminare devo dire che la sceneggiatura, dal 12 al 18 °diventa un racconto inutile di cose poco interessanti. I dialoghi non sono sempre banali o stupidotti, o logicamente incongruenti, ANZI qualche riflessione importante si può trovare e apprezzare, stessa cosa nel dialogo romantico della coppia tuttavia sono spesso confusi e mancano di coerenza logica interna alle scelte, non sempre congruente con le azioni, o cambi di rotta improvvisi per mandare avanti il lavoro, inoltre quando il dialogo è intenso non c'è trasporto emotivo nella recitazione, anche se hanno inserito il doppiaggio questo non ha salvato l'opera.

Le puntate si sono trascinate con degli intoppi per allungare la storia e intrattenere lo spettatore nello "tsundere" di questa coppia senza motivo, mancando di credibilità.
La prima notte insieme è stata tra il patetico e il ridicolo, la peggiore che io abbia mai visto in 50 lavori finora seguiti , sempre nel tentativo di allungare sfiancando lo spettatore stanco di vedersi trascinare degli eventi che ormai non ci stavano più.
Questa chimica è talmente carente che molte avrebbero preferito, ho letto, scegliesse il second lead che pure poteva essere reso con una maggiore complessità interiore. Della coppia principale salvo solo una bella scena a cavallo, l'unica che mi ha davvero emozionata.

Questo regista ha tentato di mascherare i difetti interpretativi con un brillante stile narrativo visivo e sono ricorsi anche ai doppiatori (PENSATE VOI ). Quindi mi chiedo perché affidarsi ad attori così acerbi per lavori che richiedono una grande complessità e gestione dei ruoli (una yang zi o un wang zhanyi o un tian hian ci o sun yi zhou forse sarebbero riusciti a risultare credibili). Mi viene da pensare che sono stati imposti per mera attrattività estetica ma una nota non basta a fare una sinfonia, il doppiaggio se non c'è trasporto in visivo per quanto sia buono perde forza ed è inutile.

POSITIVO: A parte l'uso migliore della regia rispetto ad altri drama che ho seguito , questo lavoro ha anche dei pregi , penalizzato dai difetti che sono quelli che ho finora elencato.
Di buono c'è il modo in cui hanno caratterizzato la protagonista : intelligente, volitiva, matura, con un ottimo fiuto per gli affari, ricchissima, con una grande "vision" e capacità di anticipazione delle mosse altrui, grandi abilità di pianificazione strategica e grande intraprendenza. Ora, ditemi voi se una donna così non meritava un'attrice di grande spessore o con maggiori abilità recitativo- espressive per rendere tutto questo.
L'idea di utilizzare il linguaggio dei fiori per esprimere l'ideale a cui aspirare o i concetti di supporto, crescita, l'ideale di relazione sentimentale.
Il tipo di relazione che gli autori hanno voluto formare è molto bella: lei è un po' il suo grillo parlante, una buona amica che lo aiuta a non cadere negli errori che commetterebbe per la sua impulsività e le deprivazioni affettive da parte paterna cui è stato sottoposto, a cui invece ha provveduto lo zio. Ora provvede lei, si sostituisce a madre e zio e lo supporta, lo incoraggia, qualsiasi cosa lui vorrà lei lo aiuterà, in mezzo a tante difficoltà saprà tirarlo fuori dai guai. Questa idea di eroina che salva l'uomo che ama a differenza dell'uomo salvatore che vediamo quasi in ogni lavoro, mi è molto piaciuta.

L'idea di utilizzare un libro come un racconto da interpretare pure è molto bella.
L' intrigo è molto ben congegnato tanto che se non siete abili ed esperti lettori potreste dover arrivare al 25° per capire chi si nasconde dietro alle difficoltà sperimentate dai protagonisti e perché sebbene gli episodi finali vedono una caduta di stile a livello interpretativo e di scrittura con soluzioni improbabili, non mostrate e scopiazzate da are you the one e ming lan dove però il processo era ben spiegato. Ho faticato per finire gli ultimi 5 episodi, ero insofferente per la recitazione stentata, specie la serva che impazzisce o il protagonista che non ha mai il carico di sofferenza adeguato al peso che porta, o la protagonista che a volte è totalmente indifferente in scene strazianti. Davvero PENOSI.

Nonostante alcuni archi che avrebbero potuto essere migliori, alcune occasioni mancate, una logica sciatta e modifiche disordinate, la storia si conclude in modo soddisfacente.
È una produzione solida che ha fatto del suo meglio con le sue risorse limitate. Le idee c'erano, la macchina da presa anche , mancavano gli ingredienti. Peccato.

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Il mio nome è Loh Kiwan
7 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
mar 1, 2024
Completo 0
Generale 9.5
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 9.0
Valutazione del Rewatch 9.5
Questa recensione può contenere spoiler

Un film di alto livello, per significato, trama, sceneggiatura e recitazione

Che dire, un piccolo gioiello. Aspettavo da tantol'uscita di questo film, sia per la presenza di uno dei miei attori preferiti - Song Joong ki - sia per la trama che vedeva il protagonista in fuga dalla Corea del Nord. Lo spaccato della vita di Loh Kiwan in Corea del Nord si inserisce come flashback poco dopo il suo arrivo a Bruxelles. Ciò che lo muove è esclusivamente l'istinto di sopravvivenza e la determinazione a farlo al meglio delle sue possibilità (passaggio fondamentale, perchè disposto a rinunciare ai propri valori solo quando ha esaurito tutte le alternative possibili). Loh Kiwan si lascia la Corea del Nord alle spalle, la fuga riuscita ha il sapore della salvezza, ma la realtà si dimostra subito ben diversa: l'accoglienza è solo di nome, la burocrazia contorta è insensibile quanto il trattamento riservato ai nuovi arrivati. Lo osserviamo quindi annaspare mentre la sua situazione volge sempre più in miseria, e paradossalmente il ricordo del giorno del suo compleanno, mentre gustava un piatto in compagnia della madre, benché prigioniero del proprio Paese, sembra preferibile allo stato di totale abbandono e degrado in cui versa ora che si trova in uno Stato dove per assurdo ha sede la Corte europea dei diritti dell'uomo. Un paradosso che stride e risalta in modo netto e inequivocabile. L'unico su cui può contare resta sé stesso: non la Corea del Nord, non le istituzioni belghe, e nemmeno le persone con le quali interagisce, come ad esempio la collega di lavoro alla quale si affida, ma che a sua volta si troverà nella condizione di non poterlo aiutare, suo malgrado. E' una guerra tra poveri, un meccanismo che lui disinnesca nel momento in cui si mette in gioco per Marie. Il finale è abbastanza prevedibile, ma sarebbe mancato un messaggio di speranza, se si fosse optato per altre soluzioni. Il passaggio a mio avviso più bello è quando lui lascia il Belgio, rendendosi davvero "libero" per la prima volta in vita sua. Perchè di fatto, benché la fuga dalla Corea del Nord avesse come obiettivo conseguente la possibilità di poter rimanere di diritto a Bruxelles, questo diritto si rivela al tempo stesso ancora una prigione: non può lasciare la Corea perchè contro la legge, ma sempre la legge lo tiene sotto scacco in Belgio, perchè andarsene equivale a rinunciare allo status di rifugiato. E' nel diritto ad abbandonare un posto, che sia la Corea, il Belgio o qualsiasi altro luogo, che risiede il concetto profondo di libertà sul quale ruota l'intero film. Passando alla recitazione, un'ottima prova per Song Joong Ki: è un attore di grande carisma e fascino, che ha avuto modo di dimostrare come sa brillare rivestendo ruoli con queste caratteristiche (Vincenzo, tanto per citarne uno), ma che in Loh Kiwan si mette veramente alla prova, trasandato nell'aspetto - mi sfugge il perchè dei nei disposti quasi come una costellazione sul volto - e senza quella forza fisica e agilità che ci ha abituato a vedere in altri suoi lavori. La forza del personaggio è tutta interiore, un misto di determinazione e forza di volontà che lo fanno andare avanti, sempre e comunque. Per quanto io lo preferisca quando interpreta un altro tipo di personaggi, non posso non riconoscere che in questo caso, proprio perchè lontano anni luce dai ruoli che sappiamo gli riescono alla perfezione, la sua recitazione acquisisce per assurdo un valore aggiunto. Un film da non perdere. Davvero.

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mar 6, 2026
8 di 8 episodi visti
Completo 0
Generale 7.5
Storia 7.5
Acting/Cast 7.0
Musica 6.5
Valutazione del Rewatch 7.0

“Perdere qualcosa non significa azzerare tutto”

Più che un romance universitario è una delicata esplorazione di come la luce possa essere trovata anche da chi vive nell'oscurità, e viceversa. La storia intreccia le vite di Kakeru, un ragazzo introverso che si è volontariamente "chiuso" al mondo, e Koharu, una ragazza cieca la cui cecità non ha spento la sua gioia di vivere . Il senso profondo del drama risiede nello scambio di prospettive: Kakeru, pur vedente, è incapace di guardare al futuro, mentre Koharu, non vedente, sogna di vedere cose effimere come i fuochi d'artificio . La loro relazione non si basa sull'attrazione fisica, ma sulla capacità di "vedere" l'anima dell'altro al di là delle barriere sensoriali. Koharu non ha bisogno della vista per percepire la bontà di Kakeru, e Kakeru impara a guardare il mondo con occhi nuovi attraverso i desideri di lei. Il significato ultimo della serie è racchiuso nel suo titolo: l'amore più autentico fiorisce non sotto una luce accecante, ma nella trasparenza di un cielo notturno, dove ci si può finalmente mostrare per quello che si è, al buio, lontano dagli sguardi superficiali del mondo. Un inno alla vulnerabilità e alla forza silenziosa che nasce dall'accettazione reciproca.

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