uno fra mille
non c'è assolutamente nulla che distingua questo show da mille altri. La storia è trita e ritrita già vista sia in campo BL sia in campo etero. l'ambientazione d'ufficio è abbastanza banale e poco plausibile. c'è questa società ramo secondario di un gruppo creato da un uomo sulla Trentina che sembra essere figlio di una famiglia proprietaria di alberghi, che sarebbe sviluppando un gioco, ma alla fine si vedono soltanto pochi impiegati riuniti intorno a una scrivania che non si sa bene che cosa facciano.il problema principale non risiede nella recitazione dei due protagonisti, che se la cavano tutto sommato abbastanza bene finché si rimane nell'ambito della commedia, quanto nella caratterizzazione dei personaggi e nella logicità delle vicende che vengono presentate.
il capitano d'azienda dovrebbe essere uno scontroso inavvicinabile pessimo soggetto, ma in realtà si scioglie come neve al sole davanti al tirocinante appena arrivato e i suoi lati così negativi non li vediamo mai.
la faccenda del furto del gioco con l'amico o ex amico del Capo è stata gestita in maniera ignobile e in realtà rimane abbastanza sospesa, senza risoluzione. così come rimane senza risoluzione la questione della denuncia per possesso di droga del ragazzino, che è fuori su cauzione ma non si sa bene che fine farà. Non tocchiamo neppure le problematiche della povera ragazza morta e dei suoi problemi familiari che vengono dichiarati ma a cui non si trova una soluzione.
La canonica separazione degli ultimi episodi è gestita in maniera pedestre, incomprensibile.
in definitiva la parte migliore di questo show è quella della commedia, che viene gestita praticamente dal solo Book, che se la cava alla grande. lo stesso Force non dimostra di essere alla sua altezza. tutti gli altri, compreso Drake, sono poco più di macchiette.
un drama più che potabile, ma decisamente dimenticabile, buono tutt'al più per passare qualche ora di divertimento alla buona, col cervello decisamente in posizione off.
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Uno dei migliori drama mai visti
Ho guardato signal la prima volta qualche anno fa ero scettica se guardalo o meno, ma già dal primo episodio mi ha rapita. Trama eccezionale con tanti di quei colpi di scena alla fine di ogni episodio da non farti smettere di guardarlo nemmeno quando è ora di dormire. 🤣 fantastico cast mi ha fatto emozionare tantissimo. Peccato solo per il finale mi aspettavo di più. Ma per il resto per me resta un drama da 10 e lode ❤️Questa recensione ti è stata utile?
Drama sportivo ma anche romantico.
Un drama senza molte pretese ma che è davvero piacevole da vedere.Tratta di sport invernali come hockey su ghiaccio ,pattinaggio veloce su pista corta e pattinaggio artistico.Racconta molto di questi sport soprattutto hockey e il protagonista è un "dio del ghiaccio" che è bello e un po' freddo inizialmente ma un grande giocatore e un dolcissimo e imbranato innamorato dopo.Inveve la protagonista ha rinunciato alla sua carriera ma poi con sforzi immani ritornerà più forte di prima.Si conoscono da sempre ma avevano due modi diversi di vedere come era andata la loro infanzia ma questo non impedisce loro di innamorarsi...un bellissimo primo amore.C'è anche il terzo e quarto incomodo che però non hanno speranza già da subito.
Gli amici di tutti e due sono fantastici e riempiono la storia con le loro storie e amori.
Ma sopratutto è un drama sportivo dove mostrano quanto sacrificio e dedizione ci vuole per raggiungere i propri obiettivi.E stato dedicato a tutti i campioni di sport invernali che hanno reso fiera la Cina nei anni.
Nel complesso un bel drama divertente e dolce, con adorabili attori.
Personalmente ho adorato il pattinatore di artistico e speravo in una bella storia d'amore anche per lui.
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Carino ma affrettato
Un dio viene cacciato dai cieli e condannato a cucire abiti per consolare gli umani. Non è che impari molto dalla sua esperienza, ma ecco arrivare una cliente particolare che, dopo essere stata cliente, diverrà apprendista, e tutto cambierà.Diciamolo: il concetto non è male. In realtà mi aspettavo qualcosa di più dagli abiti, qualcosa di più glamour, elegante, scintillante, qualcosa di diverso. Invece, i vestiti prodotti da questa sartoria che traffica in emozioni sono indumenti normali, perché il loro valore, al di là dell’eventuale preziosità della stoffa, sta più che altro nelle emozioni di cui sono intessuti.
Ci vengono presentati, negli otto brevi episodi di lunghezza variabile, quattro diverse situazioni che vengono “risolte” con un abito consolatorio, di cui la prima e l’ultima riguardano la protagonista.
Il gelido sarto, Woven, acquista umanità fino ad apparentemente innamorarsi, ricambiato, della sua nuova assistente. E qui secondo me sta una delle pecche peggiori: la ragazza nei primi episodi esce da una relazione durata sette anni, venendo tradita e abbandonata dal fidanzato che sposa un’altra. Lei accarezza addirittura l’idea di ucciderlo e dopo un mese è già innamorata di un altro. Sì che, vuoi mettere, Woven è un dio e col viso di Lee Soo Hyuk, ma insomma!
I casi umani che ci presentano sono comunque ottima materia di riflessione ma questa miniserie, lunga poco più di un film, ci lascia in bocca il sapore di una pietanza non completamente riuscita. Forse manca qualche ingrediente, o forse aveva bisogno di una cottura più prolungata.
Perché, nonostante lo splendido comparto tecnico, lo studio dei colori e degli interni, che catturano l’occhio, nonostante l’ottima interpretazione degli attori che, con la sceneggiatura a disposizione, non avrebbero potuto obiettivamente fare di più, si avverte, come già detto, un’aria di incompiutezza. Perché lo sviluppo dei personaggi è troppo repentino e il finale, pur essendo un finale, è affrettato, poco credibile in base alle condizioni di partenza. Magari faranno una seconda stagione, chissà.
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Un Marito per Cento Giorni
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La storia fila bene; certo, in più scene non notano persone che a 3 metri di distanza li osservano spudoratamente senza nascondere neanche un piede, ma è una cosa che si puó perdonare. Forse la tensione non correrà sul filo e la drammaticità non è mai esposta in maniera eccessiva, ma è proprio per questa leggerezza che l'ho apprezzato. Sì, mi è proprio piaciuto! Divertenti le scene corali dei paesani.
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Niente di speciale ma molto carino!
Un dramma corto solo 8 episodi da meno di venti minuti però la storia è ben raccontata e ben strutturata tanto da non renderti conto che è un mini dramma.Racconta di un Dio che per uno affronto nel paradiso viene mandato sulla terra insieme al suo servitore a creare abiti per gli umani.
Nel creare questi abiti impara i sentimenti umani e consola i suoi clienti visto che i suoi vestiti sono speciali e avverano i sogni.
Incontra la una donna per la quale inizialmente crea un vestito ma che poi lavorerà in atelier e imparerà davvero la lezione per la quale è stato mandato sulla terra. Un bel finale ed è tutto!
Gli attori fantastici tutti ma Lee Soo Hyuk è perfetto per questi ruoli.
Da vedere sicuramente visto che poi è un mini dramma scorre velocemente e piacevolmente.
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Lucky's First Love
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Cose negative ce ne stanno, ad esempio come hanno gestito determinate situazioni o alcuni personaggi che nonostante li facciano vedere come cambiati alla fine del cdrama in realtà non lo siano affatto, oppure un'altra cosa che non mi è piaciuta è stata la mancanza totale della questione lavorativa: sebbene la protagonista sia a capo di un dungeon (azienda di videogiochi dove questi si vedono forse una volta) la progettazione non si vede MAI. Non sarebbe un problema se non fosse che tutto gira attorno a questo progetto, cioè fatemi vedere qualcosa!
Tutto sommato la storia è carina, ma poteva essere decisamente meglio.
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Non capisco se è una occasione mancata o sono io il problema
Su questo titolo ho tantissimo da dire.Non so se la colpa è mia, se non mi sono buttata abbastanza nel titolo, o se semplicemente non fosse la storia per me, ma se quest'ultimo fosse il motivo sarebbe davvero strano.
Questa storia presenta tutto ciò che adoro in un thriller/crime: serial killer psicopatico, mind blowing impressionanti, un detective pazzo.
Forse, questi elementi sono stati mischiati troppo in maniera violenta e buttati e ributtati per allungare un pò la minestra?
Il titolo presenta 20 episodi, 20 episodi da un ora l'uno sono tanti, se la storia è sempre la stessa.
Parliamoci chiaro, la prima metà del drama è STUPENDA, soprattutto la parte della conversazione con il serial killer in diretta (non continuo per non fare spoiler), ma dalla seconda metà ho avuto un po' di difficoltà a mantenere vivo tutto quanto, e vi ripeto io amo il genere crime più di quello romantico.
La recitazione comunque è davvero strabiliante, il protagonista LSG è bravissimo, anche il detective ha interpretato il ruolo in maniera impeccabile.
Non lo so, aveva tantissimo potenziale, mischiato un pò a genere fantasy e no-sense (in alcuni punti).
Bello, ma non eccezionale. Pesante si, incasinato duro, a tratti fantasy. Però rimane un titolo che non è per nulla da buttare.
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I'll Find You on a Beautiful Day
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Trasposizione di un romanzo: Benvenuti alla libreria Goodnight!
Ambientata in un pittoresco villaggio di montagna in Corea del Sud, la serie segue le vicende di una giovane illustratrice e insegnante d’arte che va a vivere con la zia, scrittrice, in una villetta piena di ricordi. Qui trova rifugio nella libreria di un ex compagno di scuola, che diventerà la sua seconda casa.La libreria è il cuore della storia: grazie alla creazione di un “gruppo lettura”, i personaggi di età e interessi diversi si ritrovano, condividono libri, tisane e momenti di vita. La narrazione, delicata e riflessiva, mette in luce la bellezza delle relazioni umane e l’importanza di ascoltare le storie altrui. Il paesaggio innevato e l’atmosfera intima rendono la serie un piccolo gioiello visivo.
La storia d’amore è tenera e appassionante, nonostante ostacoli e vecchi nodi da sciogliere, ma la serie tende a concentrarsi eccessivamente sulla relazione tra i due protagonisti, risultando a tratti lenta e un po’ monotona. Un piccolo ostacolo per chi cerca il ritmo coinvolgente del romanzo, che riesce a catturare maggiormente l’attenzione grazie alla ricchezza dei personaggi e dei loro intrecci.
Unica difficoltà per gli spettatori italiani: i nomi coreani, che possono sembrare simili e confondere.
In sintesi, “Benvenuti alla libreria Goodnight” è una serie dolce e contemplativa, ideale per chi ama sognare e lasciarsi avvolgere dalle piccole magie della vita quotidiana, pur consigliando ai lettori del romanzo di non aspettarsi la stessa intensità narrativa.
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Questa recensione può contenere spoiler
molto bellino, però ci sono dei ma
Parto col presupposto che avevo alte aspettative, che non sono state deluse, almeno in parte. Mi è piaciuto molto il personaggio di Third, e mi sono rispecchiata molto in lui, amo come Gun lo abbia interpretato, un carattere forte, ho sentito tutta la sofferenza quando piangeva per colpa di Khai, davvero emozionante!ho adorato, inoltre che quando Khai si è confessato a lui, Third sia stato ostile all’inizio prima di mettersi con lui, il fatto che non si siano fidanzati subito mi ha spinto a guardarlo fino alla fine.
Mi è piaciuta anche la mini storia, se così si può chiamare tra Un e Two, li ho trovati molto carini.
Ps: speravo molto che tra Bone e la professoressa ci potesse essere qualcosa, ma niente, sad story.
Passando alle cose che non mi sono piaciute; non capisco perché Khai diventi gay così a caso, da un momento all’altro si è reso conto che anche lui ama Third, e a caso non si è più calcolato le ragazze ed ha smesso di comportarsi da bad boy, ed ha iniziato a comportarsi come un bambino, questo non mi è andato molto giù.
Infine, il finale è troppo random, speravo in qualcosa di più emozionante, ma tutto sommato è un bellissimo BL, ricco di emozioni.
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Black Knight: The Man Who Guards Me
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Black Knight: cavaliere oscuro… ma un po’ inciampante
Se Black Knight fosse una persona, sarebbe quel tipo che entra in una stanza con il mantello svolazzante, ti fissa con sguardo intenso e poi inciampa sul tappeto. La trama punta in alto: reincarnazioni, maledizioni millenarie, amore eterno, un cattivo immortale che non sa mai se vuole distruggere il mondo o solo cambiare look… insomma, gli ingredienti ci sono tutti.Il nostro cavaliere nero però, più che un eroe tormentato sembra spesso un principe azzurro catapultato per errore in una telenovela: buono fino all’imbarazzo, fedele come un golden retriever, e con una fortuna immobiliare che manco Monopoli. Dall’altra parte la classica eroina di cui il destino si prende gioco,
ma anche lei ogni tanto sembra dimenticarsi se deve piangere, combattere o solo cambiare outfit.
I veri fuochi d’artificio arrivano con la “villain” immortale, elegante e velenosa: un personaggio così teatrale che se avesse avuto un gatto nero da accarezzare, nessuno avrebbe battuto ciglio.
La regia è discreta, i costumi brillano, le location sembrano prese da un catalogo turistico premium. Il problema? A volte la storia si prende troppo sul serio, e quello che poteva essere un fantasy avvincente si trasforma in una sfilata di “momenti intensi” che rischiano di diventare parodie involontarie.
In sintesi: Black Knight è come una scatola di cioccolatini di lusso: bellissima da vedere, un po’ troppo zuccherosa, ma comunque difficile da lasciare a metà.
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Anche gli imperatori piangono.
Il drama coreano che avrebbe voluto raccontare i sofisticati giochi di potere della corte imperiale, ma finisce per somigliare più a una riunione di condominio gestita da nobili smemorati. Tutti complottano, nessuno sa perché, e il verbale dell’ultima puntata è sparito insieme alla logica.Si parte in grande stile: sguardi taglienti, tradimenti cesellati e cappelli così monumentali da meritare un titolo nobiliare. Poi, lentamente, tutto deraglia in un labirinto narrativo dove i personaggi svaniscono, le alleanze cambiano come il meteo e l’imperatore passa dalle lacrime disperate alle condanne capitali nel giro di un’inquadratura. Diagnosi: bipolarismo narrativo acuto.
Il primo imperatore ha una moglie, un figlio e, probabilmente, un harem: il classico ecosistema domestico/imperiale che sparisce all’improvviso, senza un addio né un comunicato ufficiale. Nessuno se ne accorge, nessuno chiede spiegazioni. Forse sono evaporati in un incidente di sceneggiatura.
Poi c’è la protagonista, data per morta, che ritorna come se niente fosse: nessuno le domanda “Scusa, ma dov’eri finita?”. Forse era in vacanza in un’altra dimensione narrativa, o intrappolata in una sottotrama scartata in post-produzione.
E naturalmente c’è l’innamorato devoto, l’uomo che la chiama “Vostra Grazia”, la osserva da lontano come una reliquia sacra e sviene se le sfiora il polso. Un amore così puro da sembrare un corso di galateo tenuto in un monastero zen.
Quando finalmente pensi di aver capito qualcosa… bam!: nuovo imperatore, nuovi intrighi e nuovi malintesi cosmici. La trama si piega su se stessa come un origami di seta impazzito, e la politica diventa un esperimento di fisica quantistica mascherato da melodramma storico.
Dopo cinquanta episodi, lo spettatore non sa più chi comanda, chi è morto, chi è risorto o chi semplicemente ha cambiato pettinatura. Una sola certezza: la “politica splendida” del titolo si è trasformata in un carnevale barocco, dove nessuno balla, ma tutti piangono con eleganza e citano Sun Tzu come se fosse un poeta romantico.
I bambini crescono, ma gli adulti restano identici, fatta eccezione per due baffi e una spolverata di barba, giusto per dire “è passato del tempo”.
In definitiva, Splendid Politics non è solo un drama: è un’esperienza mistica di smarrimento collettivo, un labirinto di sete, lacrime e logiche invisibili.
Non si guarda per capire, ma per perdersi con stile.
La splendida politica era solo un sogno… e noi, gli inconsapevoli consiglieri di corte.
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Unnatural un drama avvincente
Ben recitato e culturalmente ricco, che unisce umanità, mistero e rispetto per i temi trattati.Incentrato su un piccolo team di patologi dell’UDI (Unnatural Death Investigation). I casi trattati appaiono realistici e ben documentati, anche per chi non è medico, e offrono un’interessante riflessione sulla morte e sulla cultura giapponese che la circonda.
Punti di forza principali:
- Personaggi femminili: le due protagoniste donne sono professioniste competenti e sfaccettate, con vite e ambizioni proprie, spesso decisive nella risoluzione dei casi.
- Il team: il gruppo di lavoro è ben sviluppato; i membri crescono insieme, passando da semplici colleghi a una squadra unita.
- Cast di supporto: anche i personaggi secondari hanno spessore, motivazioni e obiettivi chiari.
- Aspetti tecnici: ottima recitazione, regia e colonna sonora.
- Assenza di romanticismo forzato: nonostante un accenno a un possibile interesse amoroso, la storia rimane focalizzata sul lavoro e sulle indagini.
- Trattamento rispettoso della morte: le scene autoptiche sono sobrie, mai morbose o eccessivamente cruente.
- Temi culturali: offre uno sguardo profondo sulla percezione della morte e delle professioni mediche in Giappone.
- Casi appassionanti: ogni episodio propone situazioni diverse, non sempre legate a crimini, culminando in un arco narrativo finale intenso e commovente.
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Dramma rom com tipico cinese.
Un dramma come molti nello stile comedia romantica anche se qua non c'è tanta comedia.Il cast convince più della storia perché lei è perfetto in questo ruolo e lei perfetta a fare la superstar.Purtroppo come molti dramma cinesi si perdono tanto nel racconto del lavoro,qui lui è un ingeniere aerospaziale e questo penalizza la storia d'amore che invece ci mette troppo a decolare e poi solo nelle puntate finali possiamo godercela.
Nel complesso un bel dramma che si vede velocemente e che merita anche solo per la chimica tra i due protagonisti.
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Molto divertente!
Un film divertente, un po' piccante però anche un po' romantico.I due protagonisti da due patetici innamorati di persone che non li corrispondono si conoscono per caso al telefono e dopo la telefonata erotica di conosceranno e poi incontreranno e innamoreranno.
Divertenti le loro conversazioni e poi i loro incontri.
Sul finale si mette male ma alla fine tutto bene e ancora più divertente per via della buffa canzone che lui dedica a lei al suo matrimonio...la parte più iconica del film.
Merita la visione per farsi due risate.
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