Shinyu no "Dosei Shite" ni "Un" te Iu made
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Un sì. Piccolo, fragile, importante
Ci sono storie che decidono di non farti del male. Di stare con te in modo morbido, di non alzare mai la voce, di mostrarti che esiste un modo di raccontare la vita che non passa per la sua parte peggiore. Hanno il loro ritmo, sottile, quasi impercettibile. Si muovono per piccole rivelazioni, per dettagli che tornano cambiati e ti portano dentro a quella sensazione strana e buona di stare al caldo mentre intorno c’è solo freddo.Questa è la storia di un’attesa, non succede niente di straordinario, eppure senti che nella sua lentezza c’è tutto.
L’amore non è il soggetto, è la luce con cui gli altri soggetti vengono illuminati attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica, che mostra come appaiono quando qualcuno li guarda senza riserve, senza giudizio, con quella specie di meraviglia tranquilla che è il fondo di ogni amore.
Certe fotografie hanno un calore che non dipende dalla messa a fuoco ma dalla postura del cuore di chi le ha scattate. Chi fotografa la persona che ama ha questa postura. La macchina è solo il gesto visibile di qualcosa che dentro è sempre acceso, sempre orientato verso l’altro come testimone della sua vita, nella sua versione più ordinaria e più preziosa.
Tutto ruota intorno a un sì. Piccolo, fragile, importante, perché quel sì sarà il momento in cui Wataru smetterà di proteggersi.
Quello che mi colpisce di questa serie è che capovolge la logica romantica classica. Di solito viene raccontato l’amore come una conquista progressiva, ci si avvicina, ci si trova, si sta insieme. Qui invece c’è un conto alla rovescia, che è per definizione qualcosa che si esaurisce. Non sta a misurare il tempo che manca ma misura quanto ancora Wataru riuscirà a fare finta che basti amare in silenzio, permettendoci di sentire le versioni di quel si che ingoia per tenere Minato vicino, in un modo che non basta più a nessuno dei due.
E questo introduce una tensione sottile ma potentissima. Ogni episodio, ogni ricordo è un pezzo di qualcosa che potrebbe andare perso.
Il flashback emozionale è la scelta giusta per una storia così. Il flashback che non torna indietro nel tempo ma dentro, dove il confine sottilissimo tra amicizia e amore è un lento logorio, dolce e inevitabile, di chi ama qualcuno così tanto da avere paura di distruggere ciò che esiste già.
Quel “migliore amico”, che Wataru ripete in continuazione, è un limite che si autoimpone, un’armatura che gli permette di proteggersi dal ricordo di essere stato lasciato indietro già una volta da Minato. Per questo preferisce congelare il loro legame in una forma “sicura”, anche se fa male.
Ma Minato ha le idee chiare: “Voglio stare a guardare da vicino Wataru sorridere per sempre”.
E Wataru glielo permetterà?
Noi aspettiamo quel sì, che non è scontato. Potrebbe non arrivare. O potrebbe arrivare troppo tardi.
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Alchemy of Souls: Part 2
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Una seconda stagione più intima e divisiva, ma sorprendentemente coerente
La seconda stagione di Alchemy of Souls è stata accolta in modo piuttosto contrastante, soprattutto da chi si aspettava una continuità diretta con il tono e il ritmo della prima parte. Personalmente, però, ho trovato questo seguito estremamente riuscito, proprio perché sceglie di non ripetersi.Se la prima stagione puntava molto su azione, world-building e dinamiche più energiche, qui assistiamo a un cambio netto: la narrazione si fa più lenta, più introspettiva e decisamente più emotiva. È una scelta che può disorientare, ma che secondo me rappresenta un’evoluzione naturale della storia.
Il punto più discusso resta il cambio di attrice protagonista. Tuttavia, più che una sostituzione, lo si può leggere come una trasformazione del personaggio stesso. La nuova interpretazione mantiene alcuni elementi chiave del passato, ma costruisce un’identità diversa: più delicata, più silenziosa, e allo stesso tempo capace di esprimere un amore profondo e totalizzante. Una femminilità meno esplicita ma più stratificata, che si sviluppa attraverso sguardi, pause e tensioni emotive.
Anche dal punto di vista tecnico, la serie accompagna questa svolta. La regia predilige inquadrature più statiche e composte, mentre la fotografia si orienta verso toni più freddi e desaturati, rafforzando l’atmosfera malinconica. Il ritmo rallenta, ma guadagna in intensità: ogni scena sembra avere più peso, ogni relazione si costruisce con maggiore attenzione.
Quello che emerge è una stagione meno immediata, forse, ma più coesa e consapevole. Non cerca di replicare il successo della prima, bensì di rileggerne i temi principali — identità, destino, amore — attraverso una lente più matura.
In un panorama in cui spesso i seguiti cercano solo di ripetere formule vincenti, questa stagione ha il coraggio di cambiare e di raccontare qualcosa di più profondo.
A me, al contrario di molti, è piaciuta moltissimo.
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Piacevole e riflessivo anche se non c'è nulla di nuovo
Un Drama senza troppe pretese e nulla di così innovativo che però risulta piacevole e lascia lampi di riflessioni potenti. Il filo conduttore è che spesso ciò che hai valutato in un certo modo, cambiando prospettiva, cambia anche come lo hai visto finora. E questo regge per tutta la serie. Non annoia quasi mai, e se consideriamo che gli attori non sono delle superstar è davvero interessante. Ho visto Drama con cast molto più blasonati sprofondare nell'oblio in sole 10 puntate e questo invece ne regge 21 in modo egregio. Forse un paio sono di troppo ma va be'. E se proprio devo trovarci un difetto, oltre alla storia un po' trita e ritrita, è l'attrice principale che non è abbastanza bella per reggere con il protagonista. Questo fa sì che a tratti l'attrazione fatale che in questi Drama è importante si perda per strada. Ultima cosa che mi manda in bestia, ma non è solo in questa serie, le chiamate che interrompono le frasi importanti. Evidentemente in Corea rispondere al telefono è più importante della vita. Però tirando le somme mi ha lasciato con un sorriso e lo consiglio per cui voto 8.Questa recensione ti è stata utile?
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Un film che parla di vita attraverso i film
Recensito da: Effe Instagram: @_Dramalia_Ma che cos’è il “Melò”?
É la prima domanda che mi sono posta mentre mi approcciavo a questo drama da 10 episodi che ha saputo scavare come pochi altri nella mia anima. “Melo Movie” si è furbescamente affiancato alle mie emozioni, stuzzicando i ricordi di noi avventurieri degli anni ‘90 con un’atmosfera vintage e retrò dal sapore malinconico che solo i giorni passati che non torneranno mai più sanno suscitare nelle povere anime, come la mia, ancorate ai “tempi che furono”.
Bè, per rispondere alla mia domanda, il “melò” è un genere cinematografico, spesso accostato al melodramma che però non lo ricalca del tutto. Figlio prediletto del romanzo, ha come elemento narrativo fondante l’“impedimento amoroso” che si manifesta come impossibilità, negazione, destino. E’ un genere che narra di storie “romanticamente esasperate” nelle quali vengono enfatizzate le passioni: amore, sentimenti familiari, gelosia, rancori, rimorsi. E’ un racconto che rispecchia il modo di vivere sentimenti ed emozioni in ogni tempo. E’ un genere più complesso di quello che mi aspettavo, pregno di tantissime sfumature emozionali che ho ritrovato all’interno di ognuno di questi 10 meravigliosi episodi. Con un cast azzeccatissimo e una ricerca di contrasti serrata, “Melo Movie” ci accompagna in un saliscendi emotivo in cui tutto trova un equilibrio passo dopo passo, mentre il tempo scorre assieme alla narrazione riportando alla luce in noi ricordi e sensazioni. I colori sgargianti dei filtri utilizzati, in netta contrapposizione con momenti di pioggia e dolore che nella nostra mente sarebbero dovuti essere opachi e sbiaditi, sono la prima caratteristica che salta all’occhio del telespettatore mentre la storia man mano inizia a sbocciare perseguendo un continuo e immutabile equilibrio che alla fine pare si chiami “vita”.
“La vita sembra avere una quantità fissa di felicità. In un altro senso, c'è anche una certa quantità di disgrazie. "
Momenti di sfortuna e momenti di fortuna, la spensieratezza manifesta che nasconde responsabilità e consapevolezze dolorose, la rabbia che oscura l’affetto delicato, la critica che corre su un sottile filo assieme alla cattiveria, le bugie che possono minare un sentimento puro, l’amore e l’indifferenza, la maturità e l’immaturità, i desideri che lottano contro il dovere, la vita che si affianca alla morte.
“Nessuno può preparati all’amore e alla paura.”
Ko Gyeom è un sognatore, puro e incontaminato, nonostante la vita abbia iniziato a metterlo alla prova fin da bambino con la perdita dei genitori. Gyeom è cresciuto con davanti agli occhi le mille immagini dei film che gli hanno raccontato storie di tutti i generi, armando la sua corazza di solitudine con l’idea che tutto sia in realtà possibile.
“La luce nel buio. Ecco cos’erano i film per me. Dentro una semplice luce quadrata, tutto era possibile. Mi facevano credere di poter fare tutto.”
Gyeom cresce con il fratello maggiore, un ragazzo taciturno, isolato, incurvato sotto il peso delle responsabilità di una esistenza che non gli ha lasciato spazio per sé stesso, appesantito da un carattere che non l’ha nemmeno favorito nel trovare da qualche parte una piccola via di fuga. E’ un po’ la netta contrapposizione di Gyeom che invece vive apparentemente spensierato e con tantissimi amici attorno a sé. La sua aurea gioviale e frizzante infatti attira le persone aprendogli continuamente porte e opportunità che non tarda mai a cogliere. E’ così che un giorno, da amante dei film, decide di diventarne parte come attore, pur non avendo in realtà nessuna attitudine nella recitazione. Eppure il personale del set su cui piomba come una bomba a orologeria lo ama e accoglie fin da subito, ammaliato da quel ragazzo che, pur non avendone le capacità, sembra in grado di arrivare ovunque. Anche Kim Moo-bi ne rimane affascinata, il suo passato parla di un padre più innamorato del cinema che di tutto il resto, un regista mancato, senza un briciolo di bravura ma con sogni troppo grandi che l’hanno portato ad una morte prematura, inficiando il rapporto con quella figlia che per sopravvivere a quella sorta di abbandono emotivo non ha saputo fare altro se non odiarlo. Un odio iniziale trasformatosi poi in una sfida dopo la morte dell’uomo che la spinge a divenire lei stessa una regista. Quello di Moo-bi è un personaggio complesso, pieno di emotività rancorosa, ma allo stesso tempo bisognoso di un amore dolce che cerca alla cieca, senza spesso accorgersi di quanto affetto in realtà la circondi. Lei rappresenta il “dare per scontato”, l’abitudine di avere qualcosa che non ci si accorge di possedere davvero, troppo concentrata a cercarla sotto un’altra forma. Ma è anche un personaggio in evoluzione che trova in Gyeom la forza di guardarsi attorno e di lasciarsi andare. Questo finché il ragazzo un giorno scompare. Il fratello di Gyeom infatti rimane vittima di un brutto incidente, un tentativo di suicidio a cui Gyeom stesso non riesce a credere. La riabilitazione è lunga, la ripresa è solo parziale e intanto la salute ne risente, costringendo Gyeom a foderare il suo dolore, la sua consapevolezza, il suo segreto dietro ad una patina di allegria e vivacità, dietro ad una ingigantita spensieratezza che inizialmente ferisce Moo-bi quando i due si ritrovano. Ma Gyeom e Moo-bi hanno un vantaggio, la loro riunione avviene nel periodo della maturità e la loro relazione torna a veleggiare spinta da un vento di sincerità e condivisione che li avvicina passo dopo passo, mentre si raccontano e comprendono. L'esatto contrario di quello che accade ai due amici di una vita di Gyeom, Si-jun e Ju-a, una coppia invidiata all’epoca dell’adolescenza che dopo una brusca rottura si ritrova improvvisamente a doversi barcamenare in quei sentimenti mai sopiti che però rivelano fondamenta di bugie e immaturità. Un circolo vizioso che li travolge facendoli prima sperare e poi soffrire di nuovo. Si-jun, interpretato da un bravissimo Lee Jun-young che finalmente ha avuto un ruolo in cui ha potuto dimostrare delle ottime capacità, è il vero sognatore di questo drama, ancora più di quanto lo sia Gyeom. E’ un giovane artista incompreso da una famiglia benestante che lo vorrebbe da tutt’altra parte, un ragazzo che lascia una vita facile per inseguire il desiderio di divenire un giorno un musicista “anonimo ma famoso”, ed è anche un innamorato leale e deciso. La sua storia con Ju-a rappresenta appieno l’esasperazione romantica, la disillusione di un sentimento. Si-jun si ritrova dunque estraniato dalla famiglia, imbrogliato dall’amore della sua vita e illuso da quella passione, la musica, che arde ancora in lui ma che non riesce a trovare un posto nel mondo. Difficile non avvicinarsi a lui piuttosto che a Ju-a, più facilitata nel proporsi per la persona che in realtà non è per poi improvvisamente decidere di cambiare strada e raggiungere il successo in una considerata migliore. Ma “Melo Movie” non sono solo due storie d’amore con i loro problemi. C’è anche la vita. La vita che scorre e che decide, che mette alla prova, che ferisce e risana. Quando il fratello di Gyeom muore arriva uno dei momenti più toccanti della narrazione, Gyeom si ritrova a dover affrontare tutte le fasi che il dolore gli propone sul suo cammino. Ma, per la prima volta, scopre davvero di non essere più da solo e allora può fare qualcosa che mai prima si era permesso di fare: soffrire e cercare conforto.
“Una sola domanda. La morte chi fa soffrire? Chi resta qui.”
La vita toglie e la vita dà. Ed è questo il vero cuore, l’anima di questo drama che si destreggia tra il sentimentalismo e il dramma, tra i momenti buoni e quelli meno buoni. E’ un racconto reale, pieno, doloroso, affascinante, delicato.
Ecco, questo è un drama profondamente delicato che va a toccare corde del nostro cuore in così tanti modi che difficilmente ne rimarrete indifferenti.
E’ un drama lento, calmo, dolce. Pertanto dovete predisporvi ad una visione immersiva ma senza colpi di scena. E’ tutto già scritto nel titolo, è un prodotto che parla di vita vera, di fallimenti e successi, di grigliate in compagnia e notti solitarie. E’ un bagno di emozioni, e anche di lacrime. Il tutto contornato da un adattamento che sembra davvero quello di un film.
E’ un film che parla di vita attraverso i film, e per me è stato un viaggio davvero meraviglioso.
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Recensito da: Jade IG: _Dramalia_Cosa può andare storto quando un chaebol illegittimo, viziato e arrogante, viene mandato a fare il detective? E cosa può succedere quando quel libertino senza remore nello spendere il denaro altrui incontra una bella detective dura, intelligente e dal cuore grande? Bhè semplicemente la ricetta perfetta per un drama con i fiocchi!
La storia è semplice, lineare e chiara. Jin I-soo (Ahn Bo-hyun) è quello che tutti chiamerebbero uno scansafatiche con più soldi che cervello. Secondogenito di un conglomerato che fattura triliardi, passa le sue giornate a bighellonare e le sue notti a giocare a guardie e ladri in centri commerciali dove distrugge tutto a suon di pallottole a salve, in nome di un divertimento piuttosto opinabile. Durante una delle feste post gioco, un suo amico viene ferito da un malvivente che scappa a gambe levate. I-soo, ancora vestito da poliziotto, lo insegue e lo pesta pesantemente, finché almeno non arriva la detective Lee Gang-hyeon (Park Ji-hyun), la quale lo arresta e lo porta in centrale. Lei lo vuole incriminare, ignorando le rimostranze dei suoi superiori che vorrebbero il ricco ragazzo in libertà, ma viene fuori che l’uomo pestato da I-soo non è altro che un criminale ricercato dalla stessa Gang-hyeon. Per salvare la faccia sia delle forze armate, sia del padre di I-soo, candidato alle elezioni a sindaco di Seoul, il fratello maggiore di lui e la polizia si mettono d’accordo per fingere che il ragazzo stia collaborando con loro. Immaginate la gioia della detective Lee che si trova un chaebol viziato da dover gestire! Lei e la sua squadra già sono odiati da tutti, con lui al seguito diventano lo zimbello della centrale, senza contare che tra di loro non scorre propriamente buon sangue. I-soo se ne frega delle regole, pensa che con i soldi si risolva tutto, è spericolato e irrispettoso, perciò i suoi colleghi faticano a sopportarlo. Il fatto poi che abbia un sesto senso incredibile e che le sue intuizioni si rivelino quasi sempre giuste, non aiuta affatto il clima. Caso dopo caso, lo vediamo affrontare cattivi di tutti i generi, aiutando i suoi colleghi in tutti i modi possibili, persino tirando fuori grosse quantità di denaro di tasca propria. Si caccia sempre nei guai, ma ha anche un cuore grande, uno spirito di osservazione unico e il suo umorismo strappa risate a più non posso. La prima parte della storia è principalmente incentrata su loro che vanno in giro a caccia di birbaccioni della peggior specie, ma il plot twist era ovviamente dietro l’angolo. Durante le puntate infatti veniamo informati che la detective Lee ha un padre che ama tantissimo, ex impiegato della stessa stazione di Gangha, radiato in seguito a una tangente che sembrerebbe avesse intascato da parte di un’associazione tutt’altro che pulita. La figlia non ha mai creduto alle accuse e negli anni ha sempre cercato di ripulire il suo nome, per riportare il padre al posto che gli appartiene. Oltre a questo anche I-soo sembra avere degli scheletri nell’armadio tutt’altro che tranquilli e simpatici. La morte di sua madre è un mistero tutt’ora da risolvere e il ragazzo soffre di incubi e buchi di memoria su quel giorno fatidico. I due, insieme spalla a spalla, si districano dunque tra i fantasmi del loro passato e gli omicidi del presente. Ammetto che non avevo grandi aspettative, ma Ahn Bo-hyun mi ha piacevolmente colpita, andando oltre ogni aspettativa con la sua recitazione. Riesce perfettamente a incarnare il ragazzo spensierato con troppi soldi, per poi crescere, diventare un uomo responsabile e affidabile, un compagno di squadra di valore a cui i suoi compagni possono affidare la vita, per poi approdare a una parte più introspettiva e dolorosa, quando deve affrontare i suoi demoni e il suo passato. Davvero bravo, espressivo, divertente e commovente. Con lui un plauso anche alla sua collega, che viene un po’ messa in ombra dalla sua carismatica presenza di scena (soprattutto quando è nudo), ma cerca comunque di tenergli testa, ingaggiando con lui un vero e proprio braccio di ferro. Hanno una grande intesa e mi è sinceramente dispiaciuto non vedere uno sviluppo sentimentale tra i due, che avrebbe potuto dare al drama quel punto in più che invece gli è mancato. Nel complesso però vi consiglio vivamente di vederlo (se la violenza non vi infastidisce), perché è un concentrato di risate, lacrime ed emozioni davvero ben fatto. La lunghezza di sedici episodi da un’ora non appesantisce affatto, volando via senza quasi che uno se ne accorga.
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LOOOOVE
La serie, come molte altre, affronta temi come l'amore, l'amicizia e l'accettazione di sé.La chimica tra i due protagonisti è palpabile e la trama tiene incollati gli spettatori fin dall'inizio.
La serie è anche molto ben realizzata dal punto di vista tecnico, con una fotografia eccezionale e una colonna sonora coinvolgente.
Consiglio vivamente di dare un'occhiata a "Moonlight Chicken" se siete fan del genere BL!
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What's Wrong with Secretary Kim
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Rom-Com divertente
Premetto non vedo molti drama rom-com perchè non sono il mio genere, ma questo mi era stato più volte consigliato quindi ho deciso di guardarlo.Storia
Anche se la storia non è originalissima, ne ho veramente apprezzato la struttura. Gli autori sono riusciti a sviluppare tutti gli archi narrativi dei vari personaggi in modo costante senza mai annoiare . Tra l'atro l'ampliamento delle trame secondarie non presenti nel webtoon da cui è tratto, ha dato all'adattamento una storia a più ampio respiro ed ha permesso di costruire gli episodi non fossilizzandosi soltanto sulla storia della main couple, che a lungo andare poteva risultare noiosa.
Personaggi/cast
Park Seo Joon con la sua interpretazione di Lee Young Joon e la sua "Aura" mi ha proprio convinto, ho visto parecchie sue produzione, tra film e drama, ma non mi aveva mai fatto divertire così tanto. Tra l'altro visivamente perfetto con Park Ming Young nel ruolo di Kim Min Seo, un personaggio che nella serie ho rivalutato perchè risulta veramente tosto da un certo punto di vista, dato che dietro un sorriso può nascondersi una determinazione infinita e una grande forza di volontà.
interessanti le varie storie secondarie e il mistero legato a Lee Young Joon e il fratello che si portano dall'infanzia e che creerà non pochi problemi.
La mia valutazione sul rewatch è sempre bassa perché io solitamente non faccio rewatch sulle serie, al massimo mi rivedo qualche episodio.
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In Cerca di Vendetta
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La cosa bella di questo drama è che punta il dito contro le scuole, contro quegli adulti che non sono in grado o non vogliono essere in grado di proteggere i loro studenti. Dà voce a quelli che per una volta vorrebbero che i bulli venissero puniti, ma c'è sempre il retro della medaglia e un nostro caro personaggio dovrà fare i conti con questo. Si parla di amore, di quell'amore che porta una persona fare tutto il necessario e anche più per scoprire chi ha ammazzato il fratello. Un tipo di amore che per chi non ha fratelli non potrà mai capire.
E ALLORA MI CHIEDO PERCHE'!
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Not my cup of tea
Mi sono imposta di finire di guardare questa kdrama (e l'ho finito pur impiegandoci un'infinità) perchè l'idea di partenza era molto ma molto buona. Adoro le trame strane, mescolare scifi e realtà, e in molte recensioni avevo letto che i protagonisti di questo drama ricordavano i pucciosissimi protagonisti di Strong woman do bong soon, da me adorati. Peccato che non fosse così. Peccato che il protagonista maschile mi sia stato subito antipatico, non so esattamente perchè, in parte per il suo personaggio per come è scritto specie all'inizio credo, e una volta nata l'antipatia non è più sparita. La protagonista femminile non era male, mi piaceva, ma non capivo cosa ci trovasse in lui. E alla fine mi è interessato di più vedere come inragva col suo ex fidanzato scienziato, che non col protagonista. Ad un certo punto mi sono pure chiesta perchè non fali tornare insieme? Vi sto che entrambi sono maturati ora, e lui finalmente ha capito dove ha sbagliato (cioè ha sottovalutato e trattato da scema la protagonista come tutti i maschi della sua vita fratello in primis)...ma purtroppo la trama non voleva questo chiaramente, solo io. Quindi capirete che non mi ha proprio preso questa drama purtroppo, l'inizio era promttente ma poi dopo il 5/6 episodi il ritmo già lento è calato e in una puntata da 1 ora circa, i protagonisti hanno avuto una coversazione unica (interrotta da akcune scene brevi con altri personaggi che facevano cose da altre parti grazie al cielo) di circa 40 minuti. Lo giuro. Un dialogo lungo quasi una puntata. Che per carità era pure significativo ma....era comunque troppo e non così TANTO significativo. Si sarebbero potuti tagliare agevoltamente almeno 5 o 6 episodi dal drama forse addirittura 8.Questa recensione ti è stata utile?
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Finale da 10 e lode, il resto è confusionario
Premetto che non sono ancora arrivata alla fine ma mi premeva annotare tutto prima di dimenticarmelo, siccome c’è stato un buco nero di noia straziante tra l’episodio 7 e l’episodio 14. I primi episodi sono stati sul lento andante, ma comunque hanno presentato i protagonisti, le loro famiglie e le loro vite da studenti. Eccetto i rari momenti d’azione, il resto è calma piatta. Tenero e ben sviluppato il rapporto di amicizia tra Bong-seok e Hee-soo, che in molti momenti mi ha fatto sorridere. Al contrario di quanto dimostrerebbero le votazioni di questa serie, non ho trovato sto gran popò di trama. Ci sono questi studenti con superpoteri, che hanno anche genitori con superpoteri, e tutti si nascondono al mondo “normale” finché non viene assoldato un certo tizio per ucc1derli tutti. Per un po’ ci riesce anche, ma poi incontra il padre di Hee-soo e viene sb4ttuto come un tappeto. Si passa quindi a Bong-seok che si sta allenando sul volo e con un bel tagliuzzamento senza contesto viene inserito un bel flashback di SETTE EPISODI riguardante il passato dei super-genitori. Per i primi 20 minuti ancora ci potevo stare dento, ma poi sono caduta nel sonno più profondo. Sono stata su tiktok la maggior parte del tempo e comunque sono riuscita a seguire i passaggi principali, il che significa che il 90% della roba messa in questi flashback era inutile. Sembra quasi che abbiano voluto mostrare le vite più tristi, miserabili e difficili per poter creare empatia con i personaggi, a me purtroppo hanno creato solo la melatonina.Spesse volte mi sono ritrovata a definire superficiali e criticare serie dove le storie dei personaggi non sono abbastanza approfondite. In questa, siamo ben oltre l’asticella dell’ammissibile. SETTE EPISODI SU VENTI trattano del passato, in modo confusionario e sconclusionato, senza una sequenza temporale chiara e nemmeno mostrando attori diversi rispetto a quelli del presente. Il risultato è che ci si annoia per la maggior parte del tempo (eccetto rare scene) guardando persone che avrebbero dovuto avere attorno ai 25 anni ma ne dimostrano 40. Tante forzature e scene mirate per strappare una lacrima che nel mio caso non è mai arrivata. Certe scene sono così vi0l3nt3 che ho dovuto distogliere lo sguardo quindi deduco che almeno gli effetti speciali siano fatti a regola d’arte. Poi vorrei capire a me, ai fini della storia, cosa può fregare del passato da gangster di Joo-won? Magari mi dava fastidio perchè ho sviluppato una repulsione per questo genere dopo aver guardato The Worst of Evil. Ma non credo fosse solo questo il problema, perchè mancava poco mostrassero pure il passato del panettiere sotto casa. Qualche minuto di questi episodi rimane guardabile senza addormentarsi solo per quanto riguarda le due storie d’amore. Lasciatemi anche dire che Mi-hyun io non la potevo tollerare, con quella faccia di bronzo senza espressioni, che non sorrideva manco a pagarla e con quegli occhialetti osceni anni 2000. Concludo questa prima parte di recensione sperando che il ritorno al presente risollevi un po’ le sorti di questa serie. Magari non è un match per questo periodo della mia vita.
Ho appena concluso questa serie e devo dire che dall'episodio 14 si risolleva. Ho trovato comunque lentissimi certi passaggi, davvero non so come sia possibile rendere soporifere le scene d'azione, ma in questo drama ci riescono benissimo. Anche negli episodi conclusivi dove ci vorrebbe un ritmo incalzante e scene che catturano l'attenzione, ci hanno cacciato certi flashback che mi è venuta voglia di lanciare il pc dalla finestra. Ancora un singolo flashback e avrei smattato. L'episodio conclusivo secondo me è l'unico degno di nota, ha una risoluzione giustissima per come è andata la storia, tira le somme della trama aggiustando i torti subiti e regalando grandi soddisfazioni. Mi è piaciuto moltissimo come hanno gestito l'ultima parte, oltre al fatto che hanno inserito un sensitive topic per me, ovvero il rapporto tra Nord e Sud. Ho apprezzato la digressione sui soldati nordcoreani perchè ha mostrato come in realtà non esistano differenze (quando la serie si basa proprio sulla contrapposizione e sulla rivalità), si tratta sempre di esseri umani che hanno famiglie, che si creano amicizie, che cercano di sopravvivere e che talvolta sono costrette a fare di tutto per proteggere le persone care.
Le sofferenze provate da entrambe le parti alla fine portano alla consapevolezza che il cerchio non si chiuderà mai, a meno che non si elimini la radice. Così avviene una sorta di ribellione finale al potere ed una conseguente libertà, o almeno di una libertà apparente, dato che nella scena post credit si fa intendere che la storia non sia finita.
Una delle scene più belle e potenti della serie è a mani basse quando Hee-soo si ritrova per caso davanti al soldato nordcoreano fuggito, un omone di due metri che piange disperato perchè ha perso un compagno. Nonostante stesse correndo all'impazzata per raggiungere la scuola, si ferma per aiutarlo, per tendergli una mano, per confortarlo, e alla fine scalda il cuore come suo padre lo accolga in casa sua dopo che se le erano suonate per 3 episodi. In generale sono molto soddisfatta del finale, di come tutti personaggi sembrino stare meglio e del ritorno di Doo-shik che finalmente può vivere con la sua famiglia. Continuo a non capire perchè Bong-seok non abbia partecipato alla cerimonia di diploma e non sia tornato da Hee-soo, per l'ennesima volta I'm a child of divorce. Speravo che almeno le loro famiglie potessero rivedersi dopo tanti anni. Trovo anche abbastanza incoerente che da un momento all'altro Mi-hyun passi dall'essere la mamma pancina finale al lasciare andare suo figlio in giro a salvare gente dai palazzi infuocati. boh. Tra le storie che più mi hanno intenerito sicuramente quella dell'Uomo Fulmine, decisivo il suo intervento nel finale, e di Jae-man che tra tutte le sue caratteristiche, la più speciale è quella di essere un ottimo padre.
Per concludere, cast incredibile a supporto di personaggi ben approfonditi, trama interessante, ma avrei condensato i 7 episodi di flashback in massimo 3 o 4, per rendere il ritmo più sostenibile e la storia meno confusionaria e bucherellata. Se dovessi considerare solo l'ultimo episodio darei 10000 e lode, ma per tutto ciò che ho elencato sopra mi trovo in difficoltà nella valutazione.
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Thriller psicologico quasi inquietante!
Dramma corto ma ben fatto non li manca nulla.Racconta un matrimonio, una relazione tossica e inquietante con risvolti inaspettati.
Il protagonista bravissimo nel suo ruolo e dolce e quasi terrificante allo stesso tempo.In apparenza un bravo fratello, lavoratore e marito però è tutt'altro.Lei che sembra così debole e indifesa sarà fantasticamente brava. Scopre la verità e il vero volto del psicopatico che si rileverà suo marito.
Finale un po' affrettato ma soddisfacente .
Un thriller psicologico un po' lento nel arrivare al punto però avvincente.
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Un viaggio sensoriale e poetico che si muove come un sogno lucido.
Resurrection è un’esperienza cinematografica rara, costruita in sei capitoli ognuno legato a un senso diverso. Ogni capitolo cambia completamente stile, luce, ritmo e atmosfera, come se il regista stesse sfogliando le pagine della storia del cinema e della Cina del Novecento trasformandole in visioni oniriche. La fotografia è di una bellezza ipnotica e straniante, mentre la musica di M83 avvolge ogni immagine con un’eterea malinconia.Il cuore del film è la riflessione, semplice e potente, sull’importanza del sogno. In un mondo che ha scelto l’immortalità rinunciando alle illusioni, il Delirante (interpretato da un magnifico Jackson Yee), ultima creatura che non ha smesso di sognare, ci ricorda che i sogni sono ciò che ci rende umani donandoci la capacità di sentire davvero le emozioni. Il cinema diventa qui un “mostro” vivo, l’ultimo rifugio dove questi sogni possono resuscitare, anche solo per un momento, prima di dissolversi.
Il film è ambizioso, a tratti eccessivo, a tratti lentissimo. Può lasciare insoddisfatto chi cerca un filo chiaro da afferrare, ma per chi abbandona la voglia di capire e si lascia attraversare dalle immagini e dalle sensazioni, è un’esperienza che resta dentro come un ricordo che non si sa bene se si è davvero vissuto o solo sognato.
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Passione per l'E-sport
Questa serie mi ha fatto appassionare all'E-Sport e alla lingua cinese. Consiglio di vederla in lingua originale.Oltre allo sfondo sportivo che è di mio gradimento è anche la storia d'amore presente nel drama, molto emotiva e accompagnata in modo perfetto dall'OST. Storia ben costruita e anche il cast ha trasmesso in maniera impeccabile i sentiemnti dei personaggi. Fin ora rappresenta una delle mie serie cinesi preferite.
La Phoneix rimane nel mio cuore.
凤凰加油
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Lo sbaglio è averlo visto nel 2026
Lo sbaglio è averlo visto nel 2026 dopo aver visto Avvocata Woo in cui Park Eun Bin è straordinaria. Purtroppo il paragone non regge e per quanto mi sia sforzato di non fare paragoni, perché c'è troppa distanza, non ci sono riuscito completamente. Se poi ci metti che avevo anche già visto la versione americana di Good Doctor cadiamo nel profondo oblio. Cioè per carità la storia è bellissima, gli attori sono bravi e tutto funziona. Però c'è poca considerazione per chi vede il Drama. Mi spiego meglio. Ci sono varie forme di autismo e quella che scelgono qui per il protagonista non funziona per lo schermo. La spalla piegata sempre da un lato ad esempio è solo fastidiosa, non dice niente sulla malattia allo spettatore medio. O peggio suggerisce che gli autistici assumano posizioni "strambe". È troppo complicato da spiegare cosa c'è veramente dietro e quindi è inutile da inserire. Come insegna la già citata Park Eun Bin ci sono modi molto più "digeribili" per far comprendere ciò che prova una persona affetta da autiamo. Poi c'è il primario che è troppo ingombrante. Soprattutto nelle prime puntate fai fatica a capire chi sia il protagonista. Infine c'è troppo e messo male. Ad esempio il direttore dell'ospedale e la mamma che ci sono o no non fa la differenza. E l'acquisizione dello stesso che distoglie solamente dalla trama principale. Insomma una serie di sciagurate scelte che appiattiscono e disinnescano quello che poteva essere un ottimo Drama. Rimane però il fatto che è del 2013 e tenendo in considerazione questo voto 8.Questa recensione ti è stata utile?



