Completo
Mr. Sunshine
4 persone hanno trovato utile questa recensione
mag 14, 2026
24 di 24 episodi visti
Completo 1
Generale 9.0
Storia 9.0
Acting/Cast 9.0
Musica 7.5
Valutazione del Rewatch 7.0

Love, gun, sad ending e identità precarie.

FOTOGRAFIA: 10/10 Regia: 9,5. Ritmo: 7. Costumi: 8,5
Mr. Sunshine è una di quelle opere doppie: da una parte c’è il grande melodramma storico coreano, con una fotografia sontuosa, personaggi tragici, amori impossibili, identità ferite, dall'altra una Joseon che muore lentamente, sotto il peso della Storia. È una serie che vuole essere continuamente più grande di se stessa, e spesso ci riesce. Altre volte, invece, sembra così innamorata della propria eleganza da dimenticare la logica narrativa.
Alcune scene restano impresse come quadri malinconici, tantissime inquadrature mi hanno ricordato opere del cinema o dell'arte, da Mirò per iniziare, l'ukiyio giapponese per la gestione degli spazi, le inquadrature orizzontali, l'estetica giapponese e quella sensazione di mondo morente e di immanentismo che dà un tono melanconico a tutto il lavoro, ma anche decadentismo per tutto quel che riguarda il Glory Hotel e la sua proprietaria.

Nonostante questi punti di forza che fanno gridare al capolavoro, emergono crepe molto visibili: una scrittura che accelera all’improvviso dopo episodi lentissimi, dinamiche crime e di spionaggio costruite in modo fragile, simbolismi che a volte schiacciano la psicologia reale dei personaggi e una mancata integrazione tra la tragedia a sfondo storico e il melodramma romantico, che spesso stride.

Eppure il fascino di Mr. Sunshine nasce proprio da questa contraddizione: è un drama capace di emozionare enormemente anche mentre lo si critica. Un’opera che vive di atmosfera, perdita, memoria storica e desideri irrealizzati più che di perfetta coerenza. E forse è per questo che divide così tanto: c’è chi lo vive come un poema struggente e chi, superata la bellezza iniziale, inizia a vedere tutte le cuciture, ed io sono nel secondo gruppo.

Poiché è un dramma che si conosce benissimo ormai non mi dilungherò a parlare di trama ma di sensazioni, impressioni, punti di forza e criticità. E' una serie che ho visto in un lungo periodo di tempo per assaporarla e metabolizzarla, superato lo scoglio delle prime tre puntate ho accelerato e in pochi giorni mi sono portata quasi a metà per finire lentamente, come ho iniziato. Non è un drama da binge , va capito, gustato, elaborato. Non è un drama che finisce bene, e questo mi era chiaro sin dal ritorno di Eugene Choi, come marine, vestito di nero, come se stesse andando ad un funerale, quello del Joseon... .
Personaggi principali:
- Ae-sin, per me è simbolo di patria, rappresenta la Corea idealizzata: aristocratica, resistente, moralmente pura, ma anche schiacciata dal peso simbolico che il drama le impone addosso. Kim Tae-ri lavora molto di sguardi e micro-espressioni, costruendo un personaggio controllato e quasi ascetico. Più che una femme fatale, è una figura patriottica romantica. Per me troppo simbolo e troppo poco donna reale, e poco coerente e distaccata di fronte a innumerevoli tragedie emotive ma bravissima se queste erano le consegne, io l'avrei umanizzata un po' di più.

- Gu Dong-mae: un coreano rifiutato dal proprio paese che indossa l’identità giapponese come armatura e ferita insieme. Yoo Yeon-seok gli dà una presenza fisica inquieta, animale, sempre sul punto di esplodere o crollare. È costruito quasi come un fantasma romantico decadente, rappresenta il desiderio impossibile di essere riconosciuti e amati da un mondo che ti ha espulso, il bisogno di essere visto. Notare che il lavoro lo caratterizza almeno esteticamente, lui e il suo gruppo, in senso caricaturale, spesso i coreani rappresentano la cultura giapponese banalizzandola o semplificandola.

- Kudo Hina, incarna la sopravvivenza intelligente dentro il caos coloniale, è una survivor, a differenza di Aesin che rappresenta l'idealismo puro, non è pura, non è innocente, non è idealista: manipola, osserva, recita, protegge se stessa e gli altri contemporaneamente. Kim Min-jung le dà fascino adulto, ironia e una stanchezza elegante molto moderna. Il personaggio più noir della serie, quasi una figura gotica sospesa tra eros, morte e pragmatismo, molto gotica e ma anche con un tocco liberty, bella epoque, soprattutto quando veste occidentale e ha l'acconciatura e una estetica , ma anche una fisionomia, che richiama Franca Florio.

- Kim Hee-sung rappresenta la nobiltà inutile che lentamente acquisisce coscienza morale. Parte come personaggio leggero e quasi frivolo, poi si evolve davvero in modo leggibile e coerente. Byun Yo-han lo interpreta con naturalezza, rendendolo umano e meno teatrale degli altri. Non è un personaggio che mi ha entusiasmato né l'attore me lo ha reso memorabile.

- Takahashi mori, rappresenta il volto più glaciale e ideologico dell’imperialismo giapponese. Non è costruito come essere umano complesso ma come incarnazione della macchina coloniale: disciplinato, spietato, convinto della superiorità del proprio potere. DIsumano, ambizioso, convinto della superiorità del proprio paese. Rappresenta una presenza opprimente, inevitabile, il volto della Storia che avanza senza empatia.

- Lee Wan-ik è invece il collaborazionista opportunista, probabilmente più odioso proprio perché interno alla Corea stessa. Vigliacco, servile con i forti e crudele con i deboli, rappresenta la degenerazione morale prodotta dal potere e dall’avidità. Non ha l’aura tragica degli altri antagonisti: è viscido, umano nel senso peggiore del termine. Per me più irritante dei giapponesi stessi, perché tradisce il proprio popolo per interesse personale. Grande interpretazione dell'attore principale che lo ha reso grottesco, viscido, miserabile, meschino, sadico e privo di scupoli con una mimica assolutamente credibile e creando quasi una caricatura riconoscibile dell'omuncolo inutile e cattivo fino alla perversione.

-- Eugene Choi, il reale protagonista ed eroe drammatico, martire della serie, l’uomo senza patria, sopravvissuto alla violenza di classe e incapace di appartenere davvero a un luogo, america, corea... . È il personaggio più lineare emotivamente: ama, protegge, osserva Joseon con rabbia e nostalgia insieme. Lee Byung-hun lo interpreta con grande controllo, dandogli una malinconia adulta e quasi stanca. Per lo spettatore diventa il tramite più accessibile perché umano dentro la tragedia storica, l’uomo che comprende troppo tardi di avere ancora una casa emotiva.

Simbolismo: Mr. Sunshine usa continuamente il simbolismo, a volte in modo potente, altre quasi eccessivo. I personaggi per me sono idee incarnate, non posso pensarla in modo differente. Ae-sin è la patria perduta e idealizzata, non a caso è amata da tutti; Eugene è l’uomo senza terra che scopre troppo tardi il significato di appartenenza; Dong-mae è l’identità deformata dal rifiuto sociale e coloniale che cerca lo sguardo di Ae-sin; Hina rappresenta la sopravvivenza dentro il compromesso morale. Anche gli spazi parlano: il Glory Hotel sembra un limbo gotico tra decadenza, desiderio e morte, mentre i tramonti irreali e i cieli saturi trasformano Joseon in memoria nostalgica più che in luogo storico realistico. A volte il simbolismo arricchisce enormemente il drama; altre volte schiaccia la psicologia reale dei personaggi e rende alcune dinamiche troppo costruite o artificiali, e poco comprensibili, pena il sottotitolo beceramente brutale che netflix ha pagato al primo venuto.

Perché parlo di identità precarie ( nel titolo della mia recensione)? Quasi tutti i personaggi principali vivono dentro identità instabili, performate o sospese. Nessuno appartiene davvero al posto che occupa. Eugene è coreano ma cresce americano, torna a Joseon da straniero e guarda il proprio paese come qualcuno che ne è stato espulso. Dong-mae indossa il costume del samurai giapponese senza essere davvero giapponese né accettato come coreano: la sua identità è quasi una maschera costruita per sopravvivere al rifiuto. Hina stessa vive sotto un nome e uno status che sono insieme protezione e prigione; elegante, sofisticata, apparentemente potente, in realtà abita continuamente una posizione precaria, fatta di segreti, compromessi e paura di perdere tutto, è giapponese per via del marito e indossa questa identità quando le fa comodo, e sulla sua ferita, matrimonio imposto, ha creato la sua agevole sopravvivenza.
Il drama costruisce così un mondo dove le identità non sono mai solide ma sempre negoziate, recitate o imposte dalla Storia. E forse è proprio questo il cuore malinconico della serie: in una Joseon che sta morendo, nessuno riesce più a essere davvero se stesso. E la fine della nobiltà e la caduta della famiglia Go ne è l'emblema significativo.


Finale: tragico, drammatico, un' ecatombe,"olocausto" collettivo e il problema mi sono chiesta quale fosse, ho visto tante opere finite male e non mi stonavano così, sembra che muoiano tutti per dare un tono volutamente tragico alla serie, risultando forzato. Non mi fraintendete, il senso è mostrare come la storia si imponga sulle scelte del singolo e come il sacrificio sia stato fondamentale per permettere l'indipendenza della Corea poi nel lungo periodo, se non altro come esempio che come effettivo impatto di quel gruppo di perone ma le morti scenografiche e violente mi sono sembrate un monumentale funerale collettivo con picchi di melodramma improbabile sulla fine del protagonista. C'è pure una sorta di karma finale per uno dei personaggi, a dimostrazione che non segue alcuna razionale o equa "resa dei conti", forse, perché a pagare dovevano essere altri.
--Dettagli tecnici-
Interpretazioni
Qui la serie porta a casa un risultato grosso: il livello medio del cast è altissimo e, cosa ancora più rara, abbastanza uniforme. Nessuno sembra fuori scala rispetto agli altri, tranne forse la madre di Ae sin ma ha poco spazio, una scena iniziale, poi nessuno stona davvero, e questa coesione aiuta molto l’effetto di insieme. Kim Tae-ri lavora tantissimo di micro-espressività e si vede che ha controllo, anche se il personaggio di Ae-sin resta molto compresso e a tratti troppo solenne, quasi robotico, e non ho gradito. Lee Byung-hun è magnetico, Yoo Yeon-seok costruisce un Dong-mae che vive di ferita, rabbia e fame di riconoscimento, Kim Min-jung dà alla proprietaria dell’hotel una presenza adulta e tagliente, flirtereccia ma anche pericolosa, noir se vogliamo.

OST
Calzante, senz’altro. Sa quando spingere e sa quando restare in sottofondo, quindi accompagna bene il tono elegiaco della serie. Però non è una colonna sonora che ti rimane addosso come un trauma musicale come in moon lovers o in goblin. Funziona molto bene nel momento, l'utilizzo degli archi o le ballad malinconiche nelle scene di avvicinamento, meno come memoria autonoma. È efficace più che memorabile.

Fotografia & Regia
Qui siamo su un livello quasi cinematografico. Composizione, luce, costumi, paesaggi, uso del controluce e delle atmosfere fredde o brumose: tutto dà la sensazione di un’opera molto più grande del normale drama storico. Ci sono immagini che si stampano davvero in testa. Il problema è che questa raffinatezza visiva a volte cerca così tanto la bellezza da diventare decorativa, ma resta comunque una delle armi migliori della serie.
Quando vedi i tramonti non vedi solo un tramonto ma il "sentimento del tramonto", è per questo che premio questa opera con un 10 su 10 nel comparto fotografico, per l'utilizzo dei colori e i continui riferimenti artistici, oltre a varie citazioni (Lawrence d'Arabia, Dottor Zhivago, Via col Vento).
Regia moderna, sontuosa, molto sicura di sé. Però abbonda nei primi piani e nei feedback emotivi un po’ troppo insistiti A volte sembra che la regia non si fidi abbastanza della scena e continui a sottolinearla per assicurarsi una risposta emotiva dallo spettatore. Detto questo, nella seconda parte e nel finale migliora: trova più respiro, più forza visiva, più senso della tragedia. Ci sono anche momenti quasi sperimentali nell’uso del colore e del tono, soprattutto quando la serie lascia perdere il realismo e si consegna all’elegia.
Un dettaglio che secondo me funziona molto bene è l'utilizzo del colore per anticipare messaggi precisi: quando Eugene ricompare in Joseon, come marine, vestito di nero, la sensazione è subito quella di uno che arriva come a un funerale. La serie fa capire che è un uomo già segnato, già mezzo morto dentro, e infatti la sua traiettoria emotiva è quasi quella di un fantasma che continua a camminare.

Pacing
Pessimo, senza tanti giri. Parte benissimo come costruzione lenta e immersiva, poi diventa traballante, ridondante, a tratti persino stancante. I continui flashback interrompono più che arricchire; certe scene sembrano ripetere lo stesso concetto per paura che lo spettatore non abbia capito o sentito. E soprattutto negli ultimi episodi accelera di colpo: morti, svolte, separazioni, vendette, tutto schizza via a velocità supersonica. La sensazione è che il drama non sappia sempre respirare. O dilata troppo, o corre troppo, comprimendo negli ultimi 2 episodi 3 anni di storia.

Quando diventa melodramma storico
Qui sta la frizione più evidente. Mr. Sunshine vuole essere insieme tragedia nazionale, romance impossibile, epopea politica e racconto di formazione coloniale. L’ambizione è enorme, ma il melodramma a volte stride con il peso storico. Non è tanto il fatto che sia tragico: è che spesso chiede allo spettatore di accettare svolte emotive molto forti senza costruirne fino in fondo la coerenza psicologica. La parte sentimentale, in particolare, sembra pensata più come simbolo che come esperienza umana pienamente credibile. Risultato: grande impatto, ma non sempre plausibile. I cattivi, che lo sono davvero nella storia, sono resi come mostri monodimensionali, privi di un loro percorso, motivazioni, ferite; vogliono solo prendere, depredare, piegare i coreani. Perché questo odio? Boh. Può l'avidità spiegare perversa, truculenta, belluina crudeltà? Muah!

Quando diventa crime / spionaggio
Molto meno solido del resto. Lì si vedono le cuciture. Intrighi poco chiari, passaggi forzati, documenti e prove che compaiono con una comodità sospetta, logiche investigative che non reggono se le guardi troppo da vicino. Il lato spionistico sembra spesso servire solo a far avanzare il melodramma, non a costruire davvero tensione crime. È la parte in cui la serie perde più credibilità.

Sottotitolaggio italiano
Male, spesso davvero male. Non solo perché sono letterali, ma perché non sembrano adattati al contesto culturale e linguistico, ci sono molti errori e la cosa assurda è che i traduttori vengono pagati, a fine episodio c'è pure il nome di uno di loro, vergognoso. Il risultato è che certe battute diventano rigide, ambigue o proprio poco naturali con mancata concordata LEi/voi, errori, in un drama pieno di gerarchie, sottintesi e registri formali, una traduzione di questo genere pesa tantissimo. Alcune scene che in origine probabilmente avevano una sottigliezza reale, in italiano sembrano tradotte con google translator. Quasi da gruppo amatoriale fai da te, complimenti.

Giudizio finale
Mr. Sunshine è una serie di qualità alta, sicuramente sopra la media dei kdrama più stupidi e affettati. Ha immagini potenti, interpretazioni solide, ambizione vera e una malinconia storica che sa colpire. Però non è perfetta, e anzi inciampa proprio quando pretende più coerenza narrativa: ritmo, crime, traduzioni, alcune svolte sentimentali e la gestione del triangolo romantico fanno perdere punti.
Per me è un lavoro molto forte, molto bello da vedere, molto intenso da vivere, ma non un 10 pieno. Sta più vicino a un 9, con punte altissime e alcune cadute abbastanza fastidiose. Una serie grande, non impeccabile. E proprio per questo, quando funziona, si fa ricordare davvero.

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Completo
Crash Landing on You
4 persone hanno trovato utile questa recensione
giu 28, 2025
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 9.5
Storia 9.5
Acting/Cast 9.0
Musica 9.0
Valutazione del Rewatch 8.0

Confini d’Amore: oltre il 38° Parallelo. Storie di unione.

É uno dei K-drama più iconici e amati degli ultimi anni, capace di conquistare il pubblico mondiale grazie a una trama avvincente, personaggi indimenticabili e una profonda riflessione sulle divisioni storiche tra Corea del Nord e Corea del Sud.
Breve sinossi
La serie segue Yoon Se-ri, una ricca e brillante imprenditrice sudcoreana che, durante un volo in parapendio, viene spinta da una tempesta oltre il confine e atterra accidentalmente nella Corea del Nord. Qui incontra Ri Jeong-hyeok, un ufficiale dell’esercito nordcoreano, che decide di aiutarla a nascondersi e a tornare a casa. Da questo incontro nasce una storia d’amore intensa e proibita, che si sviluppa sullo sfondo delle tensioni politiche e culturali tra le due Coree.

Tematiche Principali
Amore proibito e resilienza: Il cuore della serie è la relazione tra Se-ri e Jeong-hyeok, che sfida ogni barriera sociale, politica e personale. Il loro amore, ostacolato da differenze culturali e dalla divisione tra Nord e Sud, diventa una metafora della speranza e della possibilità di superare i confini imposti dalla storia.
Contrasto culturale : la serie offre uno sguardo raro e dettagliato sulla vita quotidiana in Corea del Nord, umanizzando i suoi abitanti e mostrando le profonde differenze (ma anche le similitudini) con la Corea del Sud. Ho riflettuto su quanto certi regimi totalitari limitino il progresso determinando quasi una regressione dalla modernità, da cui sembrano anni luce rimasti indietro.
Questo confronto è trattato con sensibilità e attenzione ai dettagli, rendendo la narrazione credibile e spunto di riflessione profonda.
Ho adorato l'amicizia tra la protagonista e i personaggi della Corea del Nord, sopratutto i militari.
Famiglia e lealtà: Oltre alla storia d’amore, il drama esplora i legami familiari, soprattutto il rapporto con la madre per la FL, e i rapporti irrisolti tra il padre e il ML, un trauma irrisolto su un componente della famiglia che non c'è più ma ha lasciato strascichi ingombranti nella vita dei protagonisti, le aspettative sociali e il peso delle responsabilità individuali. Le dinamiche familiari, sia di Se-ri che dei personaggi nordcoreani, sono fondamentali per comprendere le scelte e i sacrifici dei protagonisti.
Personaggi e Interpretazioni : Hyun Bin (Ri Jeong-hyeok) e Son Ye-jin (Yoon Se-ri) regalano interpretazioni molto intense, dando vita a personaggi complessi e profondi. Hyun Bin meraviglioso nelle scene d'azione.
La loro chimica, forse coadiuvata dall'essere realmente una coppia nella vita reale, contribuisce in modo decisivo al successo emotivo della serie. Anche i personaggi secondari sono ben sviluppati e dotati di profondità psicologica, tanto che lo spettatore si affeziona a ciascuno di loro.
Narrazione e Stile: la sceneggiatura è IL vero punto di forza, la storia alterna sapientemente momenti di suspense, romanticismo, comicità e dramma. L’uso di flashback e una narrazione non lineare arricchiscono la trama, mantenendo alta la tensione emotiva. La serie riesce a essere, allo stesso tempo, confortante e innovativa, pur utilizzando alcuni cliché tipici del genere.

Musica dell’opera:
La colonna sonora è una delle più iconiche e amate nel panorama dei K-drama, capace di accompagnare e amplificare le emozioni della storia con brani pop, ballate struggenti e musiche strumentali evocative.
Composta da una selezione di brani vocali e strumentali che spaziano tra pop, ballad e orchestrazioni cinematografiche, riuscendo a sottolineare perfettamente i momenti romantici, drammatici e nostalgici della serie. La musica gioca un ruolo fondamentale nell’accentuare il contrasto tra i due mondi dei protagonisti e nel trasmettere la profondità delle loro emozioni.
Ecco alcuni dei titoli più rappresentativi dell’OST:
"Flower" – Yoon Mi Rae: un brano intenso e delicato, che esprime la speranza e la resilienza dell’amore tra i protagonisti.
"Sunset" – Davichi : una ballata emozionante, perfetta per i momenti malinconici della serie.
"Here I Am Again" – Baek Ye Rin : canzone simbolo della nostalgia e del desiderio di ricongiungimento.
"But It’s Destiny" – 10cm: pezzo che riflette il tema del destino e degli incontri fortuiti.
"I Give You My Heart" – IU: uno dei brani più iconici, che accompagna le scene più romantiche e toccanti, diventando una vera e propria “signature song” della serie.
All of My Days" – Kim Sejeong: una ballata dolce e malinconica.
"Let Us Go" – Crush: un pezzo che trasmette il desiderio di libertà e di un futuro insieme.
Musiche strumentali: oltre ai brani vocali, la serie include numerose tracce strumentali che creano l’atmosfera perfetta per le scene ambientate sia in Corea del Nord che in Corea del Sud. Tra queste spiccano:
"Sigriswil": Tema orchestrale ricorrente che accompagna i momenti più epici e romantici e la sigla di apertura.
"The Hill of Yearning" : Melodia malinconica che sottolinea la nostalgia e la distanza tra i protagonisti.

L'opera non racconta solo una storia d’amore bensì la resilienza umana e la possibilità di trovare punti di incontro nonostante le divisioni. Il drama è riuscito a unire spettatori di tutto il mondo, diventando un fenomeno globale e contribuendo alla popolarità della Hallyu Wave.
La sua uscita durante la pandemia ha accentuato il suo ruolo di “comfort drama”, offrendo speranza e consolazione in un momento di incertezza collettiva.
"Crash Landing on You" è un capolavoro del K-drama che riesce a intrecciare una storia d’amore struggente con una riflessione profonda sulla storia e la società coreana. Grazie a una scrittura molto valida, interpretazioni molto solide e una narrazione ricca di emozioni, la serie lascia il segno e invita a riflettere sul valore della comprensione e della connessione umana, anche nei contesti più difficili.
Una master class di scrittura e di emozioni, capace di far ridere, piangere e sperare, ricordando che l’amore può nascere anche dai più imprevedibili “atterraggi di fortuna". ;- )

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Completo
Chi Fan Pao Bu He Lian Ai
4 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
apr 23, 2025
28 di 28 episodi visti
Completo 1
Generale 7.5
Storia 7.0
Acting/Cast 9.0
Musica 7.5
Valutazione del Rewatch 7.5

Una versione molto più modesta di L&P ma comunque apprezzabile

L’approccio a questo drama è stato un misto di speranza e timore, in entrambi i casi legati a un paragone per me imprescindibile, quello con il drama “Lighter & Princess”. La speranza nasceva dal fatto di ritrovare lo stesso attore protagonista – solitamente impegnato in serie di genere fantasy/Wuxia, non i miei preferiti –qui di nuovo alle prese con una commedia romantica moderna. Il timore era per il confronto con L&P, tra le mie serie preferite, difficile da eguagliare e quindi col rischio che le aspettative fossero disattese.

La mia recensione nasce quindi dal confronto tra le due e, a drama concluso, posso dire che è una storia sì meritevole ma non al pari di L&P.

LA STRUTTURA NARRATIVA – E’ praticamente la stessa: l’avvio, nel presente, vede i due protagonisti incontrarsi quasi per caso dopo anni dalla separazione. Da lì segue un tuffo nel passato, un lungo flashback che ripercorre la loro storia ai tempi dell’università, da quando si conoscono fino al momento in cui si lasciano. Si torna quindi al presente, con lo spettatore ora più consapevole dei trascorsi, e da lì la vicenda evolve ulteriormente fino alla conclusione.

IL CONTESTO – Sia ai tempi dell’università che dopo nel mondo lavorativo, il settore è quello finanziario (in L&P informatica). Ben presenti in entrambi, non caratterizzano solo le passioni e le professioni dei protagonisti sulla carta ma vanno proprio a intrecciarsi negli eventi e nelle vicende narrate. Ho trovato forse più ricco e stimolante il mondo della programmazione informatica, mi è sembrato ci fossero più riscontri nel concreto.

LA PROTAGONISTA - Di Ding Zhi Tong è sicuramente apprezzabile l’impegno e la correttezza, il suo timore rispetto alla stabilità economia ha senso se si guarda al suo passato, ma è un elemento che tende davvero a trascinarsi molto, forse troppo, specialmente nella prima parte della serie. Nella seconda parte, invece, manca un po’ di convinzione e coraggio. Una protagonista insomma un po’ più fragile e debole rispetto alla Zhu Yun di L&P.

IL PROTAGONISTA - Gan Jang è davvero ben caratterizzato, e per molti versi mi ricorda molto Li Xun (protagonista di L&P): intelligente e perspicace negli affari, determinato e caparbio, fermo e risoluto all’occorrenza, sicuro di sé, di chi vuole essere e degli obiettivi che vuole raggiungere, disposto a tutto per quello che ritiene il bene della protagonista, anche a compiere delle scelte controproducenti e a farsi carico di importanti responsabilità, accettando anche di essere frainteso. Rispetto a Li Xun, che nella sua genialità era anche molto introverso, decisamente asociale e poco espansivo, Gan Jang mostra un carattere molto più empatico e un atteggiamento generale spesso più sano. Certo, nella prima parte della serie il suo mettersi costantemente al servizio di Tong è forse un po’ eccessivo, dove sembra doverla compiacere a tutti i costi, ma fortunatamente riesce a ritrovare un equilibrio più avanti, quando lo vediamo confrontarsi senza timore con il padre o con Wang Sen.

LA COPPIA – Un discreto affiatamento fa funzionare il duo abbastanza bene, ma la chimica presente in L&P, dove anche lo scambio di sguardi sapeva essere intenso e carico di emozione, è tutt’altra cosa. Ho notato anche un’evoluzione minore, già che nella prima parte abbiamo fin da subito un Gan Jang innamorato perso e servizievole nei confronti di Tong, quindi un buon periodo roseo di coppia ma poi, dopo la rottura, la titubanza di Tong viene davvero tirata per le lunghe. L&P mostrava uno scenario di coppia più ricco ma anche più saldo, dove i bisticci e le prese in giro iniziali vengono sostituiti da una tregua, quindi una collaborazione, poi un interesse sempre più accentuato fino al formarsi della coppia. Il ritrovarsi dopo la rottura vede anche lì molte più sfumature (rancore, diffidenza iniziale, collaborazione forzata, tregua, confronto e confessione) rispetto a “Eat, run, love” dove invece, per quanto coerentemente con la storia portata avanti, abbiamo un Gan Jang perennemente dedito a inseguire Tong (salvo l’averla allontanata nel momento cruciale) e una Tong che pare volere correre più veloce di lui e sfuggirgli quasi all’infinito. Altro aspetto comune ai due drama è l’estrazione sociale diversa dei protagonisti (qui Gan Jang figlio di imprenditori e Tong cresciuta tra i debiti, in L&P Zhu Yun proveniente da una famiglia benestante e Li Xun che può fare affidamento solo su sé stesso)

I PERSONAGGI SECONDARI: Eat, Run, Love propone più pairing secondari rispetto a L&P. Di questi, Xu Chen Xi e Wang YI sono la coppia più interessante. Più che l’amico fidato, è l’amica di infanzia ad avermi piacevolmente stupita: un personaggio la cui rivalità con la protagonista suscita inizialmente una naturale e ben giustificata antipatia, salvo poi cambiare e diventare una fidata spalla per Gan Jang e la LT ma, insospettabilmente, anche per il riunirsi della coppia principale. Gli altri personaggi secondari non particolarmente degni di nota, nemmeno i cattivi. Punto di forza di L&P era ad esempio anche la squadra della Rete Cuore Alato, oltre a un antagonista, Lao Gao, che non era solo un avversario ma anche un ex-amico, con tutto il carico di invidia/gelosia/fiducia/amicizia che comportava.

RECITAZIONE: di alto livello in entrambe. Chen Fei Yu si dimostra ancora una volta un attore davvero performante, soprattutto nei passaggi più seri e drammatici (al sorriso di Gan Jang continuerò sempre a preferire lo sguardo imperscrutabile di Li Xun, sia chiaro). Al di là del ruolo interpretato questo giovane e promettente attore si dimostra davvero elegante, oltre ad avere un timbro di voce particolarmente affascinante. Sabrina Zhuang sempre molto brava, come mi era già capitato di notare in “You are desire”. Per quanto riguarda il resto del cast, quello di L&P lo metterei però su un gradino superiore.

MUSICHE – Su questo fronte si è volato un po’ basso. L’unica che ho notato è la sigla iniziale e, per quanto graziosa e delicata, non è niente di speciale. Una colonna sonora senza infamia e senza lode, come ce ne sono tante, che preferisce la sicurezza della comfort zone. Sicuramente siamo lontani dalle musiche di L&P, dove ne conto diverse davvero molto belle e varie, capaci di promuovere ciascuna la giusta scena, a partire dalla sigla di apertura, che con il suo ritmo e carattere non passa certo in sordina.

STORIA – Simili nella tipologia e nella struttura narrativa, dicevo, ma diverse nei contenuti. Il giovane imprenditore col sogno di ottime scarpe da corsa alla portata di tutti entusiasma solo fino a un certo punto, così come la gavetta di lei nel mondo della finanza per diventare MD. L’intreccio tra vita, percorsi, relazioni e futuro professionale poteva essere studiato meglio (in L&P gli anni dell’università vedono progetti di lavoro comune, anche con quello che poi sarà il principale antagonista). Anche il momento drammatico che porta alla rottura della coppia, in “Eat, run, love” non è così drammatico come nell’altra serie. In generale, l’impressione è quella di non aver saputo o voluto osare, a discapito del coinvolgimento dello spettatore, che è sicuramente inferiore. Come in L&P ho apprezzato l’inserimento di alcuni piccoli dettagli distintivi (le gru di carta, il primo paio di scarpe prodotte, la tisana allo zenzero, la lettura in inglese per conciliare il sonno, il vestito bianco, la canzone citata nel segnalibro, la corsa, ecc.) anche se nell’insieme meno iconici.
INIZIO SPOILER!!! L’ultimo episodio rappresenta un po’ una caduta, sbilanciato nel ritmo (tante scene concentrate a raffica, quando si sono spesi molti episodi precedenti a dilungarsi troppo) e una chiusura davvero un po’ troppo OOC per lui (avevo così apprezzato la sua affermazione nella maratona pre-dichiarazione, dove sottolineava come dovesse essere un momento privato tra due persone, senza pubblico a guardare). E invece si conclude in modo banale e troppo plateale, pazienza. FINE SPOILER!!!

PRODUZIONE – La troupe dietro le quinte è sicuramente valida, dalla regia alla scenografia al montaggio. Il direttore artistico, tra l’altro, è lo stesso di L&P.

GIUDIZIO FINALE
Di sicuro non è una perla rara, ma un buon drama, godibile per chi cerca una classica commedia romantica con qualche elemento drammatico e una recitazione di alto livello. Per i fan di L&P rappresenta una sorta di chicca nostalgica, pur con svariati limiti. Il consiglio per apprezzarle al meglio, per chi è ancora in tempo, è di vedere prima “Eat, run, love” e, solo a seguire, L&P.

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Completo
Love Between Fairy and Devil: Special
4 persone hanno trovato utile questa recensione
da Emy71
ott 13, 2022
2 di 2 episodi visti
Completo 2
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10

Amore emozione e risate ,connubio perfetto!

Intriga sin dai primi minuti, riesce a tenere incollati allo schermo! I due protagonisti hanno un feeling raramente visto non conoscevo lei ma devo ammettere che Wang Hedi oltre ad essere davvero carino è un ottimo attore,perfetto in ogni scena ha saputo immergersi nel personaggio in modo eccezionale.
Era dai tempi di "ashes of love" che non trovavo qualcosa di così coinvolgente che ti fa venire voglia di vedere e rivedere ancora.
Ottimo anche lo svolgimento dei personaggi secondari anche essi con le loro storie e coinvolgimenti non annoiano mai durante anzi completano bene la storia principale. Effetti speciali ben fatti .
Incantevole anche la colonna sonora ben studiata ed adattata perfettamente alle scene.

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Knock Knock, Boys!
4 persone hanno trovato utile questa recensione
ago 14, 2024
12 di 12 episodi visti
Completo 0
Generale 6.0
Storia 7.0
Acting/Cast 6.0
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 3.0
Questa recensione può contenere spoiler

coppia Latte Almond promossa, coppia Peak-Thanwa bocciata

La coppia Latte-Almond e tutte le situazioni che si creano attorno a questa coppia mi piacciono tantissimo e sono anche abbastanza realistiche (la curiosità e i timori per la prima volta di Almond, la mentalità aperta e rispettosa di Latte). Ci sono diverse scene sicuramente molto didascaliche relative a sessualità e relazioni, che sono davvero una boccata d'aria fresca tra tante serie che invece romanticizzano relazioni tossiche. Ci sono anche molte scene divertenti che strappano qualche risata, ad esempio il divertente imbarazzo di Latte e Almond la loro prima volta. Purtroppo l'altra coppia, Peak-Thanwa, e tutte le situazioni che si creano attorno a questa coppia non mi sono piaciute per niente. Mancanza di comunicazione, comportamenti incomprensibili, poi tutto il dramma del matrimonio combinato che sembra un problema enorme fin quasi alla fine della serie e che poi si risolve in 5 minuti con il padre di Peak assolutamente accomodante e comprensivo.

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Wife of a 21st Century Prince
4 persone hanno trovato utile questa recensione
mag 16, 2026
12 di 12 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10

From Rom-Com to Royal Blood: How "Perfect Crown" Cured My K-Drama Slump

Iìm writing this, after the last episode and I fell my self very sad, they two became my routine, I arrived at weekend with a mixture of anxiety and joy. I suffered and rejoiced with them.
Perfect Crown is the ultimate breakthrough show of the year that managed to do the impossible: permanently cure my total apathy towards Korean dramas. If you also drifted away from K-dramas due to repetitive plots or slow pacing, this 12-episode rollercoaster will completely pull you back in.The absolute genius of the series lies in its massive genre shift: it kicks off as a hilarious arranged-marriage romantic comedy and finishes in a dark, thrilling vortex of political intrigue, betrayal, and power struggles for the throne.
The Strengths That Are Breaking the InternetAcross social media platforms, fans cannot stop hyping this show. The web is officially obsessed with these specific elements:The Ultimate Plot Twist: The sharp transition from a lighthearted comedy to a high-stakes thriller centered around a modern constitutional monarchy completely blew viewers away.Breakneck Pacing: With only 12 episodes, the narrative completely cuts out the classic K-drama filler, executing the marriage of convenience by the very second episode.Breathtaking Visuals: Online forums are flooded with praise for the protagonist's high-fashion wardrobe and the stunning blend of modern Korean luxury with traditional royal aesthetics.Electric Chemistry: While online critics initially debated the cold distance between the leads, their iss episode on the yacht anch in episode 10 literally broke the internet, cementing their incredible on-screen.
A Masterclass in Acting: My Compliments to the CastThe absolute crown jewel of this show is its stellar cast, delivering top-tier performances that perfectly balanced historical gravitas with modern, sharp comedy.IU (Lee Ji-eun) as Seong Hui-ju: IU has proved once again why she is a powerhouse. Her portrayal of the fierce, illegitimate chaebol heiress is deeply nuanced. She seamlessly transitioned from a confident, fashion-forward CEO in the early episodes into a strong, resilient woman fighting the ruthless palace bureaucracy. She rules every single frame.Byeon Woo-seok as Grand Prince I-an: Following his massive success, Byeon Woo-seok delivers a masterful, controlled, and deeply layered performance. He perfectly embodies the melancholy of a repressed prince whose royal blood feels more like a prison than a privilege. His micro-expressions and dynamic emotional growth throughout the series are nothing short of brilliant.Noh Sang-hyun & Gong Seung-yeon: The supporting cast deserves a massive standing ovation. Noh Sang-hyun brings incredible tension and mystery as the calculating Prime Minister, while the political mind games within the royal court kept everyone glued to the screen until the very last minute.If you needed a sign to start watching Korean dramas again, this is it. Get ready to laugh through the first half and completely forget to breathe through
If entertainment means detaching yourself from reality, which is devastating these days, this show accomplished its task with flying colors. I'll miss it, and it'll take time for me to reconnect with a show like this. BRAVOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!

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Completo
Something in the Rain
4 persone hanno trovato utile questa recensione
21 giorni fa
16 di 16 episodi visti
Completo 2
Generale 7.0
Storia 7.5
Acting/Cast 8.0
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 1.0

L' evoluzione "mancata" di Miss Tambourine

Miss Tambourine - il soprannome già da solo contiene metà (disprezzo ) del drama - è il nomignolo dispregiativo di Yoon Ji-na, protagonista della serie: una donna di 35 anni, assistent manager di una catena di caffetterie, Coffebay. Viene appellata così dalle colleghe di ufficio perché nel loro idioma avvelenato lei sarebbe quella donna che “fa atmosfera”: la ragazza graziosa, gradevole, un po’ ornamentale, quella che i colleghi maschi guardano con favore e che, nella fantasia tossica altrui, ottiene attenzione non per autorità o competenza ma perché sa intrattenere. Il tamburello richiama proprio quell’idea da karaoke, da hostess che sorridono, accompagnano, tengono su il clima. Insomma: non un complimento, ma il modo elegante con cui certi ambienti riescono a dire “non la prendetela sul serio”, "non seguire il suo esempio" senza usare parole troppo esplicite. E questa, in fondo, è già la fotografia perfetta della serie: bella superficie, sottotesto acidissimo.
>>>>>>>>>>>>>>>>Il drama non è più disponibile su netflix da domani ma potete seguirlo su Viki (e secondo me con sottotitoli migliori) <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< .

Dal punto di vista estetico, Something in the Rain sa benissimo cosa sta facendo. La regia è classica, non sperimentale, ma ha un gusto visivo notevole: toni caldi, seppia morbido, una malinconia costante che sembra stendersi su ogni scena come una coperta calda, lisa per l'utilizzo. È un drama che non urla mai, ti siede accanto e ti mette addosso quell’aria da sera piovosa in cui tutto appare più romantico di quanto probabilmente sia. , Funziona finché non ti accorgi che spesso il silenzio viene usato più come sedazione che come intensità. I primi piani lunghissimi, i montaggi musicali, la musichetta che scorre sopra corse, abbracci e prese in braccio costruiscono un clima, sì, ma non sempre una vera tensione. E la differenza io la sento.

La prima metà della serie vive di questa illusione elegante. È il tratto più riuscito: ti convince di stare guardando una romance adulta, delicata, naturale, quasi osservata da una finestra appannata. Poi però arriva il problema fondamentale: la storia d’amore non viene davvero costruita, viene mostrata. Vedi loro due che sorridono, camminano, si cercano, si toccano, si abbracciano. Vedi la tenerezza. Vedi la familiarità. Ma la passione? La spinta? La ragione profonda per cui lui dovrebbe scegliere proprio lei, e lei proprio lui? Quella resta spesso fuori campo, come se bastasse mostrare due persone vicine per farci credere che l’amore sia diventato inevitabile. E invece no: non basta una canzone, non basta un ombrello stretto, un passaggio della metro, non basta un abbraccio preso bene in controluce. La romance, almeno per chi la guarda con un po’ di sangue nelle vene, deve far sentire il perché. A me il perché non è arrivato!

Joon-hee e Jin-a hanno una chimica che molti hanno celebrato come esplosiva; per me, più semplicemente, è una chimica discreta, fatta di comfort e desiderio trattenuto, ma non di vera tensione. I bacini ci sono, la tenerezza pure, ma quella corrente sotterranea che dovrebbe attraversare una storia d’amore adulta non sempre si accende. Joon-hee è scritto come l’uomo ideale visto attraverso gli occhi di lei: bello, comprensivo, paziente, quasi sempre pronto a reggere il mondo sulle spalle senza lamentarsi troppo. Solo che un uomo così, se non gli dai anche un interno umano, rischia di sembrare più una funzione che una persona. E in effetti la sua evoluzione è minima: tra traumi familiari, abbandoni, dolore e senso di spaesamento, si intuisce molto, ma si realizza poco. Non c’è una vera trasformazione che si faccia sentire fino in fondo.

Poi c’è Jin-a! Il vero centro nervoso della serie, e anche il suo punto più contestabile. Perché il problema non è che sia una vittima, o che sia sotto pressione, o che viva schiacciata tra famiglia, lavoro e giudizio sociale. Il problema è che il drama le assegna una lunga serie di scelte che la fanno apparire sempre meno come una donna che cresce e sempre più come una che oscilla, si ritira, rimanda, acconsente, si fa trascinare. La sua condotta con l’ex fidanzato è il primo grande schiaffo allo spettatore: la scena della macchina, con lui che si porta dietro un gesto da maniaco disperato e lei che finisce dentro un incubo di ansia e terrore, dovrebbe essere il momento in cui si capisce che certi legami sono tossici fino al midollo. E invece la serie, pur mostrando il pericolo, spesso non si prende abbastanza cura di farci sentire il terrore fino in fondo. Lo intuisce, lo sfiora, ma non lo porta sempre a compimento.

Il vero crollo, poi arriva nelle decisioni successive. Lei si piega a logiche familiari e sociali che la espongono sempre di più. Quando accetta l’appuntamento al buio per placare la madre, dopo che lui è stato persino picchiato dalla stessa, il danno è ormai evidente: non è più una donna alle prese con la paura, è una donna che continua a scegliere la via più comoda per non affrontare il conflitto, anche quando il costo lo paga l’uomo che dice di amare. E quando organizza di nascosto con il padre di lui e poi gli chiede di non essere infantile, lì il drama si tradisce da solo. Perché a quel punto non sei più davanti a una protagonista in difficoltà; sei davanti a una persona che continua a chiedere maturità agli altri mentre lei stessa scivola dentro compromessi che sembrano solo rimandi di colpa. E non ho avuto alcuna percezione della differenza di età, nel modo di vivere la relazione: lei e la madre mi sono sembrate oltremodo infantili.

La cosa più irritante, in tutto questo, è che Something in the Rain non approfondisce davvero il costo emotivo di ciò che racconta. Parla di molestie sul lavoro, di ambiente tossico, di sessismo quotidiano, di famiglia soffocante, e in teoria lo fa bene. Mostra, non spiega. Ma mostra senza scavare sempre abbastanza nella ferita. Jin-a subisce, minimizza, abbassa la testa, cerca di non preoccuparsi troppo di sé per non disturbare gli altri, e questo potrebbe essere un ritratto potentissimo di assuefazione e stanchezza. Invece, spesso, finisce per sembrare una donna che non reagisce nemmeno quando dovrebbe. Il che rende la sua figura meno tragica e più esasperante. E allora sì, capisci perché tanti spettatori smettono di vederla come la protagonista da proteggere e cominciano a guardarla come una presenza autosabotante.

La seconda metà del drama è il luogo in cui questa frustrazione diventa struttura. La madre entra come una calamità morale senza fine: controllo, giudizio, ricatto emotivo, status, reputazione, ossessione per ciò che “si deve” fare. Il padre resta terribile nella sua passività ambivalente, la sorella di lui vive un’ombra di serietà e ferite che però non si schiudono mai in una vera evoluzione. E i colleghi? Un catalogo di tossicità che la serie osserva con lucidità ma senza ribaltarlo davvero. C’è verità, ma non c’è riscatto, accennato alla fine. Hai vinto tu, JIn-a, in ascensore, 3 secondi di scena. Tutto resta addosso, come polvere.

Il punto non è che la serie sia brutta. È peggio: è una serie fatta bene che non convince fino in fondo proprio dove dovrebbe colpire di più. Tecnicamente regge, visivamente seduce, gli attori sono bravissimi, e la prima metà ha un fascino rilassante con qualche richiamo francese, sembrano quasi dei bistrot e non dei ristoranti asiatici. Ma quando si tratta di far crescere davvero la storia e i personaggi, si ritrae, ripete, si appoggia all’atmosfera e alla musica, e spera che basti. Non basta. La cosiddetta evoluzione di Jin-a, per come viene mostrata, è più un annuncio che un percorso. Lui non supera davvero i suoi traumi, lei non diventa mai pienamente la donna capace di scegliere senza dissociarsi, se non negli ultimi 20 minuti di lavoro, e il finale non cambia la sensazione di fondo: 90 secondi di punzecchiamenti e scherzi, un abbraccio goffo, dopo 3 anni di separazione, persone che avrebbero meritato una scrittura più coraggiosa.

Alla fine resta questo: una serie elegante, malinconica, ben recitata, molto più forte nella forma che nella sostanza. Una romance che sa vestirsi benissimo, ma che quando deve spiegarti perché dovresti amare davvero questi due, comincia a balbettare. E per una storia d’amore, è un difetto che pesa come un ombrello fradicio. Il voto, finisce lì: nel territorio del “buon lavoro, ma non mi ha conquistata”. Intorno al 7 pieno, con tutto l’onore e tutto il fastidio del caso.

PS: ero partita da 8,5 dopo il primo episodio, con premesse bellissime, e sono arrivata a 7 perché è un lavoro molto curato: la OST — e sottolineo che non c’è una canzone coreana — ti porta perfettamente dentro l’atmosfera emotiva, e si sposa benissimo con tutto, anche se le musiche sono oltremodo minimaliste e insistenti nel finale, partono in continuazione e alla lunga provocano stanchezza.

Il ritmo è terribile. Primi piani di cinque minuti di loro che si struggono, in una serie di venti ore complessive, sono la morte: è una serie lenta, lentissima, e quel tempo avrebbe potuto essere speso meglio per i dialoghi, per approfondire, per inserire scene che secondo me sono state tagliate, perché a volte i personaggi sanno di eventi e ti chiedi come diavolo abbiano fatto ad apprenderli, e finisci per doverti dare una spiegazione da sola.

Il payoff emotivo è tragico, e il finale è forse il più brutto e sbrigativo che io abbia visto in un lavoro del genere.

Il cast, a livello interpretativo, non mi ha convinta del tutto: gli attori che interpretano i padri abbassano la media complessiva del gruppo.

Voglio dire un’ultima cosa: forse lo scopo, mi sono detta, è parlare dell’evoluzione a tentoni di questa donna, perché la storia d’amore è il contorno, illustrata per lo più con dei videoclip musicali; i suoi problemi, invece, sono affrontati, mostrati, ma mai approfonditi. Non so come altro spiegarmelo. E la storia, come al solito, è infilata lì come motore che avvia la crescita personale e come polo attrattivo per acchiappare una grossa fetta di pubblico che ancora nelle recensioni parla della storia d’amore, ma la serie è molto altro.

E il lato positivo, questo lo sottolineo, è che mostra il lato scomodo della Corea, e dei coreani, altro che uomini da sogno: la società è posizionale, classista, il gender gap esiste ed è prodotto del patriarcato. Così insito che anche le donne sono deformate nel pensiero: “Dovresti sposarti”, “Sei più bella”, “Hai un fidanzato?”, “Ormai non ti applichi più, pensi al fidanzato”, “Lasci il lavoro?”, “Ti sposi?”. O la madre: la madre è quanto di più tossico possa rappresentare la società. “Se ti hanno umiliata è colpa tua”, “Se non andavi in pensione e avanzavi di carriera non si sarebbero permessi di umiliarla”, “Se ti tradiscono le coppie litigano, fa niente, può capitare”, “Ha molti fratelli, quando il padre morirà dovrà occuparsi di lui e anche nostra figlia dovrà occuparsene”, “Se sei orfano e tuo padre ti abbandona sei marcio”. E l’ipocrisia, quanta ipocrisia, cazzo.
C'è poi un altro aspetto che ho apprezzato e che raramente viene mostrato con questa schiettezza: la gestione delle molestie sul lavoro. È vero, anche qui il drama si ferma spesso sulla soglia dell'approfondimento e non entra fino in fondo nel costo psicologico che certe situazioni comportano. Tuttavia mostra molto bene una dinamica scomoda che spesso nelle narrazioni viene semplificata: le donne non diventano automaticamente solidali tra loro solo perché condividono la stessa discriminazione. Anzi! Molte colleghe prendono le distanze da chi denuncia, non perché credano che abbia torto, ma perché hanno paura di essere coinvolte, isolate o penalizzate a loro volta. Alcune scelgono il silenzio come forma di sopravvivenza. Altre arrivano persino a schierarsi con i molestatori o con il sistema che li protegge, nella speranza di ottenere vantaggi, protezione o semplicemente di non diventare il prossimo bersaglio.
È una rappresentazione dura, perfino deprimente, ma estremamente realistica. E non riguarda soltanto la Corea. Credo che la stessa dinamica possa verificarsi in moltissimi contesti occidentali. Il drama ha il merito di non trasformare le donne in un gomitolo di vittime virtuose: mostra invece persone inserite in un sistema competitivo e gerarchico che, per paura o convenienza, finiscono talvolta per perpetuare le stesse logiche che le danneggiano.

È forse uno degli aspetti più riusciti dell'intera serie, perché mette in scena una verità sgradevole: le donne non sono sempre complici tra loro. Molto spesso, soprattutto in ambienti tossici, diventano rivali prima ancora di riuscire a diventare alleate. E Something in the Rain questo lo mostra con una lucidità che fa male.

Un altro elemento che mi ha colpito è il rapporto quasi patologico con il lavoro e con il ruolo sociale: il lavoro non è soltanto un mezzo di sostentamento, è identità, status, legittimazione dell'esistenza. È il modo in cui una persona misura il proprio valore e quello degli altri.
Lo si vede benissimo nel padre di Jin-ah. Una volta andato in pensione, non riesce davvero a godersi il tempo libero. Si sveglia comunque all'alba perché quel ritmo è diventato il suo orologio biologico. Non sa cosa fare delle sue giornate. Si mette al computer, controlla la posta elettronica, studia inglese, cerca qualcosa che riempia quel vuoto lasciato dal lavoro. Non è la rappresentazione di un uomo finalmente libero, ma di una persona che ha costruito tutta la propria identità attorno a una funzione sociale e che, una volta persa quella funzione, fatica a capire chi sia e si obnubila nell'alcol già nel pomeriggio, tra noia e disturbo d'adattamento.

Una società, quella coreana, che appare moderna, efficiente e affascinante dall'esterno, ma che spesso sembra chiedere ai suoi membri un prezzo emotivo enorme. Ed è forse anche per questo che il drama mi è sembrato, a tratti, molto più interessante come ritratto sociale che come storia d'amore. Dietro il k-pop, le luci di Seoul e l'immaginario romantico esportato dall'esotismo dei drama, emerge un Paese duro, competitivo, classista e profondamente segnato dalle aspettative collettive. Non un paradiso sentimentale, ma un luogo in cui molte persone sembrano vivere costantemente sotto il peso di ciò che dovrebbero essere.
La serie di buono ha questo: non edulcora nulla, non fa sconti. La donna non è ritratta da un misogino, ma è prodotto del sistema, incapace di dissenso, frustrata e disposta a tollerare pur di seguire il percorso che la società indica come corretto, per non essere outsider, zitella. Peccato non averne mostrato il costo emotivo — i primi piani di lei che piange sul letto non contano.

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Tale of the Nine-Tailed Season 2
3 persone hanno trovato utile questa recensione
apr 8, 2024
12 di 12 episodi visti
Completo 1
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10

Adrenalina, comicità e azione, imperdibile!

Quanto mi sono divertita! Non ho volutamente letto niente riguardo a questa drama dopo aver visto il primo e quindi non sapevo cosa aspettarmi.
Un racconto che dopo aver visto il primo mi ha sorpreso, un misto di comicità, azione e thriller. L'amore per la famiglia, l'importanza della amicizia, l'amore per la propria terra stanno alla base di questa storia da non perdere.
12 puntate una più coinvolgente dell'altra.
Qui non c'è stata una storia d'amore prevalente come nel primo, c'è stato spazio per molte altre cose e quindi si è rivelata una storia dinamica, avventurosa e coinvolgente.
Gli attori sono stati tutti eccezionali, I due fratelli volpe hanno lavorato molto bene insieme, sono riusciti ad esprimere il valore del loro legame familiare.
Cosi come i tre dèi delle montagne hanno ritrovato gli antichi legami che li avevano tenuti uniti fin dalla loro infanzia.
La storia in sè è stata ben scritta, non ci sono vuoti importanti che hanno lasciato dubbi, è evidente che ci sarà un seguito! E di questo ne sono molto felice.
Belle le ambientazioni, i trucchi, i costumi.
Molto ben eseguiti i cosiddetti "effetti speciali".
Bravi a tutti! Al cast intero, alle musiche, regista e fotografia.
Se potessi darei 100!

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Il Diario della Mia Libertà
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Sku
ott 15, 2024
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 9.0

Storie di vita

My liberation notes (tradotta su netflix ne “il diario della mia libertà”) appartiene a una tipologia di serie del genere slice of life, ossia entra ad osservare i personaggi in uno specifico tempo della loro vita per poi uscirne all’improvviso lasciandoti quella sensazione di malinconia che si ha quando finisci un bel libro che vorresti continuasse ancora.
La storia è molto semplice (senza nessuno spoiler perché la bellezza di scoprire lentamente il carattere dei personaggi è impagabile), è la storia di tre fratelli che vivono nella periferia rurale di Seul e sono costretti tutti i giorni ad un viaggio sfiancante da pendolari, alle prese con le proprie disillusioni e le proprie fobie, i problemi sul lavoro, la vita sentimentale, la vita in famiglia, perchè, in fondo, la vita non va mai come si vorrebbe.
L’ arrivo di un personaggio misterioso e silente nel paesino influenzerà loro vite.
Ė una serie malinconica nonostante la maggior parte degli eventi si svolgano durante una caldissima estate, una serie che si prende i suoi tempi, nella quale i silenzi, a volte, contano molto più delle parole.
Una serie che mi sento assolutamente di consigliare.

Voto 10

«Cinque minuti al giorno. Se hai cinque minuti di pace, la vita è sopportabile. Cerco di raccogliere momenti di euforia in parti da quattro a dieci secondi per coprire quei cinque minuti.
Riempio cinque minuti al giorno così.
È così che sopravvivo».

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King2Hearts
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
ago 24, 2024
20 di 20 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 9.5
Valutazione del Rewatch 10
Questa recensione può contenere spoiler

Tra i migliori drama mai visti, una serie che davvero merita.

Questo drama entra di diritto tra le pochissime serie - si possono davvero contare sulle dita di una mano - a cui ho dato la massima valutazione, 10 stelline.
L'avevo in lista da molto tempo - suggerito come consiglio per chi aveva apprezzato come me serie quali "Descendants of the sun" e "Crash landing on you" - ma data la difficile reperibilità (assurdo che tra tante serie-immondizia propinate su Viki una perla come questa non sia invece disponibile) l'avevo lasciato nella lista e quasi dimenticata lì. L'aver visto recentemente serie quali Law Cafè e Korean Odyssey mi hanno fatto apprezzare così tanto Lee Seung Gi da aver riscoperto questo titolo nella sua filmografia e aver trovato la voglia di faticare un po' per vederlo (sottotitolato in italiano e in inglese, ma posso dirmi non pienamente soddisfatta della qualità di entrambe).
Che dire...è stata una full immersione di 20 episodi da un'ora l'uno, che mi hanno fatta sorridere, divertire, commuovere, piangere come una fontana ed emozionare come pochi altre serie hanno saputo fare.

Passiamo però ora alla recensione vera e propria. Si tratta di un drama abbastanza datato: siamo nel 2012 e a livello di qualità delle riprese, montaggio, annessi e connessi la differenza con gli standard attuali si nota. Del resto la tecnologia fa passi da gigante a ritmi vertiginosi, per cui anche solo una manciata d'anni si fanno notare. Per essere comunque di oltre una decade fa, la qualità è decisamente superiore ad altre serie prodotte negli stessi anni.
Quanto al genere, lo definirei un drama romantico che si sviluppa tra intrighi politici e giochi di potere, con un' ambientazione a tratti militare che gli garantisce un buon livello di azione e dinamicità. Tema fondamentale che vuole andare di pari passo con la love story è quello del difficile rapporto tra la Corea del Nord e quella del Sud, pur rivisitate rispetto alla situazione reale (la Corea del Nord è uno stato democratico popolare a stampo comunista, la Corea del Sud una repubblica monarchica e quindi con tanto di famiglia reale).

Molte sono le tematiche che vengono trattate: proprio perchè sono molteplici, e la durata della serie per quanto apprezzabile ha comunque un suo limite, va da sé che singolarmente non vengono approfondite con la serietà di un film d'essai. Nessuna grande riflessione esistenziale, ma una serie di tematiche - anche importanti -trattate e sviluppate nella misura giusta per un buon drama. Troviamo in primis il tema della famiglia, delle responsabilità legate al ruolo (nella prima parte della serie sottolineate sia dal precedente Re, modello virtuoso, che dal giovane Principe, così desideroso di sfuggire al pesante onere al quale la vita lo ha destinato); c'è il rapporto tra i fratelli, quello figli-genitori, l'amore verso il proprio Paese e la lealtà verso i compagni d'armi. Ma non solo, trovano spazio anche temi più delicati, quali l'aborto, la disabilità. Si parla poi di fiducia, di tradimento, di sacrificio, sensi di colpa, forza di volontà e determinazione. C'è davvero molto, insomma, sul piatto.

L'aspetto forse migliore della serie è che mi ha dato davvero la possibilità di provare una vasta gamma di emozioni, anche estremamente contrastanti: se nella prima parte prevalgono i momenti più spensierati, a tratti divertenti, dove qualche questione e problematica già c'è ma sembra non risentire di toni troppo cupi, a un certo punto arrivano anche le lacrime e la commozione, le situazioni maturano e si fanno via via più pesanti e importanti.
Non è una serie dove il contesto resta in disparte e osserva l'evoluzione del rapporto tra lui e lei, ma, al contrario, il loro rapporto si trova a fronteggiare, episodio dopo episodio, una fitta serie di ostacoli complessi che coinvolge aspetti politici e militari sempre più di maggior rilievo.

Rispetto ai protagonisti, buona parte delle 10 stelle di questo drama sono dovute alla presenza di Lee Seung Gi, attore versatile e talentuoso, che qui riveste i panni di un personaggio dalle tante sfaccettature e in perenne evoluzione. Conosciamo un Lee Jae Ah solare e immaturo, a tratti superficiale ed egoista, che non aspira a diventare Re e che al quale anche il titolo di Principe sembra andare stretto. Osserviamo la sua crescita, lenta e credibile, gli errori, la frustrazione, la vergogna, il modo di reagire che va via via responsabilizzandosi e maturando, lo vediamo sfoggiare un'arroganza di facciata, che poi diventa scudo e poi ancora non basta più, fino alla presa di consapevolezza della necessità di cambiare, di diventare più forte, di farsi carico del pesante fardello che non ha mai chiesto ma che a un certo punto deve scegliere di portare. Il tutto senza mai snaturare la sua natura, lasciando in lui quei tratti caratteriali che lo contraddistinguono sin dall'inizio. Tutto questo portato in scena da un bravissimo attore, espressivo e carismatico ma al tempo stesso incredibilmente profondo. Non è la prima volta che apprezzo i ruoli interpretati da Lee Seung Gi, a cui riconosco la rara capacità di rendere un protagonista affascinante e carismatico pur arricchendolo di sfaccettature che striderebbero con lo stereotipo dell'eroe maschile forte-freddo-autorevole-coraggioso-distaccato. I suoi personaggi - Re Lee Jae Ah compreso - sanno esserlo al momento opportuno, ma sanno anche ritagliarsi dei momenti buffi e divertenti, con spaccati quasi da sit-com, a volte infantili e capricciosi, ma senza mai minare la credibilità o il fascino complessivo del personaggio (mi viene ad esempio in mente l'abbigliamento a dir poco eccentrico in Korean Odyssey o la sfilata delle mille tute dai colori improponibili in Law Cafè... ci fosse stato un altro attore, il protagonista sarebbe probabilmente caduto nel ridicolo). Tanto di cappello quindi a questo attore che riesce ad essere credibile, apprezzabile e soprattutto intenso a 360 gradi (e mi auguro di rivederlo presto in qualche nuova produzione, già che dal 2022 sembra un po' sparito).
La protagonista femminile... Sicuramente è stata caratteristica, sicuramente aveva un taglio insolito e modalità relazionali poco comuni ad altre serie, probabilmente per evidenziare la differenza culturale tra le due parti. C'è qualcosa che però non mi ha convinta fino in fondo: a volte il modo di parlare e l'atteggiamento - più che qualcosa di voluto per sottolineare l'appartenenza a un contesto diverso - mi hanno portata a pensare di avere a che fare con una protagonista parecchio tonta. Certe reazioni ed espressioni erano davvero poco credibili per una delle migliori spie/agenti speciali nordcoreane. Tanto impavida e letale in campo, quanto davvero poco astuta e arguta. La definizione di "ingenua", anche a livello delle relazioni sentimentali, trabocca un po': senza esperienza è una cosa, facile da ingannare al pari di una bimba è un'altro. Nella prima parte sono svariati i momenti in cui la scaltrezza le manca in modo assoluto, ed è davvero stridente vista la caratterizzazione del personaggio.

Ho poi apprezzato molto i personaggi secondari, dal defunto re al segretario capo - figura davvero complessa e di spessore, una di quelle che ho sentito più "vere", - dalla Regina Vedova alla Principessa, al vice comandante delle guardie (Eun Shi Kyung, nonché figlio del segretario capo e che, con la principessa, imbastisce un apprezzatissimo pairing secondario), al cattivo di turno, l'assurdo ma credibilissimo John Meyer.

Rispetto al romance, le scene davvero dedicate sono esigue: pochi i baci, totale censura sulle scene intime - si deduce che ci sono, ma non vengono minimamente accennate - eppure mi sento di dire che la love story è comunque molto emozionante, perchè tra dichiarazioni, battute e battibecchi, giochi di sguardi e sorrisi la chimica tra i due protagonisti sembra riuscire a compensare l'assenza di scene più esplicite.

INIZIO SPOILER!!
Ci sono due cose che non mi aspettavo, una che ho apprezzato e l'altra no: temevo che il tema della fiducia/tradimento sarebbe rimasto come un'ombra tra la coppia per buona parte del drama, invece ho apprezzato che la questione non viene tirata per le lunghe e i dubbi dissipati relativamente alla svelta: ci sono ostacoli sempre maggiori sul loro cammino, ma la fiducia reciproca non vacillerà praticamente mai.
Ciò che invece avrei preferito non ci fosse, è stata la dipartita di Eun Shi Kyung: inizialmente il personaggio mi sembrava un pesce fuor d'acqua, ma con l'entrata in scena della principessa e il delinearsi del secondo pairing l'avevo davvero preso a cuore, anche perchè la coppia era nettamente diversa da quella principale ma altrettanto interessante. Se la morte del precedente re e relativa consorte l'avevo un po' messa in conto fin dai primi episodi (del resto drama si intitola "The King", per cui un protagonista eternamente Principe non avrebbe avuto senso), la triste fine di Shi Kyung sinceramente non me l'aspettavo, per via del pairing secondario che si frantumava e perchè erano state poste le basi anche per lo sviluppo di una sincera amicizia con il Re. Sarò sincera, dopo esserci rimasta di stucco, per un po' ho anche sperato fosse stata una messinscena, fatto spacciare per morto con qualche motivazione e poi fatto ricomparire più avanti. Ci ho sperato fino all'ultimo, quando la principessa accenna all'imminente appuntamento al buio... salvo poi dover accettare la triste realtà e cercare di dare comunque un senso alla scelta di toglierlo dai giochi, sicuramente molto sentita e toccante.
FINE SPOILER!!!

Si poteva sperare in qualcosa di più indimenticabile per quanto riguarda la musica, non ho trovato la colonna sonora che terrò di ricordo nella playlist, ma sinceramente non è poi un problema.

In conclusione, un drama che davvero merita di essere visto, apprezzato e - sicuramente, per quanto mi riguarda - rivisto. Consiglierei la visione anche agli sceneggiatori/registi delle serie attuali, perchè una bella rispolverata di questo gioiello del 2012 li stimoli a riproporre qualcosa dello stesso calibro negli anni a venire, già che la qualità di molte serie proposte ultimamente lascia davvero a desiderare.

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Completo
Goblin
3 persone hanno trovato utile questa recensione
apr 19, 2025
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 9.5
Storia 9.5
Acting/Cast 9.5
Musica 9.5
Valutazione del Rewatch 9.5

Goblin mescola fantasia, romanticismo e dramma, creando una storia unica e affascinante

Goblin è un dramma sudcoreano che mescola fantasia, romanticismo e dramma, creando una storia unica e affascinante. La trama ruota attorno alla figura di Kim Shin (interpretato da Gong Yoo), un generale di Goryeo maledetto con l'immortalità, condannato a vagare sulla Terra per secoli come un goblin, in attesa della sua sposa destinata, l'unica persona in grado di liberarlo dalla sua esistenza eterna. Quando finalmente incontra Ji Eun-tak (interpretata da Kim Go-eun), una ragazza che afferma di essere la sua sposa, inizia un'avventura che sfida il destino ed esplora l'amore, la morte e la redenzione.
Il dramma è noto per la sua qualità artistica eccezionale. La regia è cinematografica, con una fotografia mozzafiato e ambientazioni magiche che trasportano gli spettatori in un mondo incantato e ricco di fascino. Le riprese sono eleganti e sfruttano la bellezza dei paesaggi e delle scenografie per creare un'atmosfera sospesa tra realtà e mito, con un design visivo che si distingue per la cura nei dettagli.
Le interpretazioni sono un punto di forza di Goblin . Gong Yoo offre una performance intensa e sfumata nei panni di Kim Shin, un personaggio che porta con sé secoli di solitudine e rimpianti. La sua resa emozionale del dolore e della speranza
Uno dei temi centrali di Goblin è la complessità del destino e dell'amore, non solo nella relazione tra Kim Shin e Eun-tak, ma anche in quella tra il Triste Mietitore e Sunny (interpretata da Yoo In-na). La loro storia d'amore, tormentata da legami karmici e ricordi di vite passate, aggiunge un ulteriore livello di profondità al dramma e mantiene lo spettatore coinvolto.
Goblin è un dramma che merita il suo status di cult per la sua capacità di intrecciare amore, destino e soprannaturale in un racconto indimenticabile. La bellezza visiva, unita a una trama profonda e interpretazioni eccezionali, rendono Goblin un viaggio emozionale unico, perfetto per chi cerca una storia d'amore epica e complessa. Con la sua capacità di mescolare leggerezza e dramma, umorismo e malinconia, Goblin offre un'esperienza unica che resterà a lungo nel cuore degli spettatori.

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Completo
Never Let Me Go
3 persone hanno trovato utile questa recensione
lug 14, 2023
12 di 12 episodi visti
Completo 0
Generale 9.5
Storia 9.0
Acting/Cast 9.0
Musica 9.0
Valutazione del Rewatch 9.0
Questa recensione può contenere spoiler
Iniziare a guardare questa serie penso sia stata una delle cose migliori che potessi fare.
In generale il cast per me è ottimo, veramente un ottimo cast e sincera ho amato vedere phound e puwin in una serie più “matura”, mi hanno dato un'impressione differente, non che prima non li avessi amati, ma qui è più visibile il loro talento e bho è anche un fatto di me che ho amato più questa serie che l’altra.

Per me questa serie ha tutto, ma la cosa che più mi ha colpito è la crescita personale di Diao.
Nei primi episodi mi era un totale punto interrogativo e mi stava antipatico, mi sembrava il solito bambino viziato che sparla solo eccetera, non mi stava particolarmente simpatico.
Che poi pareva avesse tremila personalità, indossava così tante maschere che veramente non capivo quale fosse la più veritiera.
Una delle cose che mi facevano arrabbiare era il suo pretendere di fare il capo così e collì con Palm quando poi dagli altri a scuola si faceva tranquillamente bullizzare, non che fosse colpa sua, chiariamoci, il bullismo ti penetra nel profondo ed è difficile riprendersi dopo essere stato ferito, proprio a livello mentale. Dico solo che dato il suo caratteraccio poteva pure cercare di tenere testa invece di far fare, in ogni caso mi è pure dispiaciuto di sta cosa, fortunatamente a lui non fregava più di tanto, ceh non è che non se ne importava perchè alla fine le cose gli hanno pure lasciato un segno, è solo che se le faceva scivolare ma quello che ho sempre pensato è che anche se fai tanto il forte, alla fine anche se di poco la cosa ti rimane, puoi fingere e può veramente non importarti ma arriverà il momento in cui la cosa si sarà così tanto accumulata che scoppierai, non tanto di tristezza ma proprio di rabbia perchè è estenuante vedere tutte queste persone che i cazzi loro non se li sanno fare.
Vabbè detto questo, in tutto sto periodo sincera sincera non ho capito il vero sè.
Pure quando si è “innamorato” di Ben, mi è parso come se non si conoscesse, perché si vedeva da lontano che non era vero amore, ma neanche una cotta.
Per me si è sbagliato con se stesso, a interpetrare i suoi pensieri; è vero che Ben gli piacesse ma non in quel senso amoroso, Diao si è perso sul fatto che lui è stato ingannato dalla sua stessa mente, e sincera l’ho visto pure normale come cosa perchè se uno si è sempre sentito solo, ha sempre sognato una persona che si preoccupasse di lui e che lo amasse ma nessuno l’ha mai fatto, questi sentimenti li conosco bene, anche io li sto vivendo da anni e posso affermare che sono così scema che se qualcuno mi si dichiarasse subito scambierei i miei sentimenti per amore (mo sarò sincera e dirò che recentemente ho ricevuto la mia prima dichiarazione, appena ricevuta mi sono sentita di amare in un certo senso quella persona anche se non sapevo chi fosse perchè era un messaggio su insta da un profilo falso ma ho fatto una sorta di intervista e sapeva tutto perchè va nella mia scuola, vabbè detto questo dico che comunque all’inizio mi sono sentita strana e più propensa ad amare quella persona ma poi ho scoperto che è una persona con cui parlai l’hanno scorso e non mi sta tanto simpatica quindi ho lasciato stare ma se non fosse stata quella persona giuro che io già ero propensissima ad amarla solo per il fatto che mi son detta “l’agonia è finita, finalmente qualcuno mi ama”) quindi nulla quando i desideri che provi sono molto profondi finisci per ingannare te stesso. Infatti se avete notato a Diao non fregava un cazzo di Ben quando non stava con lui, Diao pensava solo a dove stesse Palm e a fare il geloso per Palm e quella tizia, non c’è stata una volta in cui Diao abbia pensato a Ben nel tempo libero. Era sempre Ben a cercarlo.
Quando poi hanno diffuso la foto, non mi sento di dare colpe a nessuno, tranne a chi ha diffuso la foto ovviamente; molti avrebbero dato la colpa a Ben per aver mentito ma siamo sinceri con noi stessi, se non siamo pronti a combattere e non siamo coraggiosi abbastanza, mentiamo, no?! Quindi cerchiamo di capire tutta la pressione che ha avuto, non voleva deludere nessuno e non aveva coraggio di combattere come invece ha fatto Diao quindi ha mentito finendo per addossare la colpa a Diao, lui stesso si è sentito molto in colpa.
Adesso si passa alla parte cruciale, LA SPIAGGIA, sincera sarei rimasta traumatizzata peggio di Diao se qualcuno sparasse a una persona che tengo ma devo scappare subito e vengo trascinata via, traumatico.
Però da lì è tutto cambiato, TUTTO, PROPRIO TUTTO.
E proprio da lì che ho incominciato a vedere la vera faccia di Diao ed è proprio lì che lui è maturato come persona, è scomparso il bambino viziato che ho sempre visto ed è entrato in gioco un Diao nuovo, maturato, autonomo ma soprattutto luminoso, mi riferisco ovviamente alla storiella d’amore, non l’avevo mai visto così preso e tutto questo love in the air gli ha fatto tanto bene ma anche dolore.
In primis c’è da dire che è maturato sia per le esperienze tortuose affrontate ma soprattutto grazie a Palm, lui è stato la salvezza di Diao.
Diao si è finalmente aperto al suo amore ed è diventato una persona nuova, luminosa, sorridente e tanto altro, mi sono sentita fiera di lui, che poi dovrei dire tanto altro su questo periodo alla spiaggia ma ne parlerò dopo.
Quello che è certo è che sono rimasta veramente colpita nel profondo dalle sue parole in quella lettera, da lì si è creato una corazza in nome del suo amore e del suo non voler essere la causa di nessuna altra morte. Una persona nuova, più forte e sinceramente mi è anche dispiaciuto perché dover attraversare tutto ciò a questa giovane età e dover diventare così maturo di botto è un passo difficile, a questa età avrebbe dovuto vivere in un altro modo.

E se sono rimasta colpita dalla crescita personale di Diao così visibile e dettagliata, purtroppo sono rimasta delusissima dal fatto che Palm sia rimasto SEMPRE LO STESSO PER TUTTA LA SERIE, non è cambiato nulla ed era proprio in lui che volevo vedere un cambiamento.
Per me Palm è una persona troppo genuina, carina, troppo dedita e obbediente, niente rebellion era per lui. Solo educazione ai massimi livelli, per me esagerata.
Devo dire che a me è sempre dispiaciuto della sua situazione, il padre così va da lui e dice fai questo e fai quello, lui deve obbedire e si ritrova in merda e contro merda.
Per me il padre non l’ha amato a dovere, l’avrà amato da piccolo e forse un pò anche quando gli ha chiesto scusa alla fine, ma sinceramente non sono stata in grado di prendere quelle scuse alla lettera, dopo tutto il tempo a trattarlo di merda non riesco a percepire il pentimento, sono rancorosa. In tutto ciò, Palm è testardo, eccome lo è, troppo.
Non ho mai capito da dove venisse tutta questa voglia di protagonismo a proteggere gli altri e a fregarsi di se stesso, per me non valuta se stesso, non comprende che avrebbe dovuto trattarsi meglio di come tratta gli altri invece era sempre lì a fare lui la merda della situa, a ritenersi na merda, a svalutarsi, a farsi del male per gli altri, ma quand’è che ha fatto qualcosa per se stesso? Io veramente non le capisco queste persone, perchè poi lui veramente esagerato secondo questo aspetto, da ma non riceve e se riceve, riceve merda. Vabbè che poi ha ricevuto anche amore ma quello dopo che l’amore tra loro nascesse, prima comunque non è che fosse tanto avvantaggiato, per me è troppo grato, anche per la minima cosa.
Non dico che non si debba essere grati, assolutamente, è una delle cose fondamentali ma dico solo che con lui questo aspetto è così esagerato, per esempio se tipo qualcuno gli regala una matita lui è pronto a farsi uccidere per la persona che gli ha regalato la matita, vabbè che questo è un esempio di merda ed esagerato ma sì è esagerato quanto lui, solo non capisce che la sua vita vale e che deve utilizzarla per fare del bene sia a se stesso che agli altri, non solo alle altre persone.

Per quanto riguarda la storia d’amore tra Palm e Diao, c’è tanto da dire.
Iniziamo col fatto che tra loro c’è sempre stato interesse ma ognuno stava al suo posto, soprattutto Palm che pensava non si potesse permettere di fare ciò, di ottenere quell’amore.
Poi così quando si sono baciati per la prima volta, non so che dire che lì non ci ho capito na mazza, ceh l’ha baciato ma perchè? BHO, penso che forse non ha resistito al suo volerlo fare e vedendolo triste voleva tirare su il morale in questa maniera, che bho non ha senso aaaaaaaaaaa non lo so.
In generale fra loro c’è sempre stato un rapporto cane-gatto e soprattutto una gelosia reciproca che non è mai stata mostrata in maniera evidente.
Come già ho detto prima, tutto è iniziato dalla spiaggia, ceh non è iniziato lì ma è come se lo fosse dato che è stato proprio lì ad esserci stata una svolta essenziale tra loro come per loro stessi.
È stato bello vedere come si sono aperti a vicenda e si è creato un rapporto più equilibrato, bello, erano più in confidenza. Una cosa che non mi è piaciuta è quando si sono decisi a diventare una coppia, non che odiassi questa cosa, ero felicissima di ciò, ma quello che proprio non mi è piaciuto è il “siamo fidanzati solo su quest’isola”, a sentire questa affermazione mi erano venuti tanti dubbi su come sarebbe stata la situazione una volta finita la permanenza alla spiaggia, e sinceramente non è neanche bello da dire, se vi amate e state assieme, non importa il dove e il quando, state assieme e basta. Non è bello mettere questi confini, fa sembrare tutto molto finto e per questo ero molto preoccupata, alla fine questa cazzata non è valsa al di fuori della spiaggia, fortunatamente perché sennò li ammazzavo.
Quando poi è venuta la scena del litigio sugli scogli, lì un casino. Ci sono rimasta veramente di merda che abbiano sparato alla madre di Palm, non si meritava ciò, e sono dovuti pure scappare velocemente, quindi neanche il tempo di potersi rendere conto di quello che stava succedendo e si mettono a litigare; ceh per me non è stato buono il tempismo di Diao nel voler litigare perchè Palm stava in una situazione veramente delicata, non era il momento per fargli capire che lo stavi lasciando anche te.
Per me Diao è stato veramente duro, ha detto delle parole molto crude, parole che Palm non meritava affatto e sarò sincera se dico che alla fine capisco pure perché Diao le abbia dette, dopo tutto quello che stava succedendo si è reso conto sempre di più di essere una delle principali cause di morti e incidenti vari, tutto per la sua vita, deve essergli sembrato veramente brutto e ingiusto come tante persone si stessero facendo male per tenerlo in vita e avrà pensato che non se lo meritava, queste sono le motivazioni per cui poi scriverà la lettera da lasciare a Palm in hotel. Quella scena dove leggeva la lettera mi ha lasciato vuota, mi ha commossa, si è visto proprio il suo essere maturato e il suo voler agire purchè tutto ciò finisse.
Da lì l’ho visto molto freddo, un’altra persona, e sinceramente non mi è piaciuto per nulla come abbiano sempre dato la colpa a Chopper ma ne parlerò dopo.
Poi tutto bellino perchè si sono reincontrati ma le mie paure sono cominciate a venire col fatto che quel bastardo aveva messo Palm in un bivio, però seria non ho mai pensato che Palm li uccidesse seriamente, ho sperato in lui e mi ha fatto piacere come abbiano creato un piano assieme e siano stati vicini, poi Diao è stato rapito e lì tanto shock aiuto.
La cosa che mi è dispiaciuta è stata la lettera da parte di Palm, mi ha ricordato un botto la lettera di Diao e le mie sensazioni sono state le stesse ma sarò sincera se dico che per me era da fare, ne hanno passate così tante che un periodo di pausa a riflettere e metabolizzare il tutto ci voleva, inutile fare, ci voleva eccome, tanto poi si sapeva che era impossibile non si incontrassero più.
Quindi nulla, nell’insieme mi sono piaciuti un botto, l’unica cosa che mi ha dato perennemente fastidio è il fatto che anche se fidanzati, Palm continuasse a chiamare Diao con gli onorefici, era fastidioso sentirlo dire così ma allo stesso tempo è anche vero che questa piccolezza rappresenta molto il personaggio di Palm.

Per quanto riguarda Chopper, lui è MIO, IL MIO AMATO, TUTTO MIO, LO AMO.
Sinceramente ho sempre visto in Chopper una brava persona, si è sempre dato da fare e ha sempre amato e stato fedele alle persone a cui teneva.
Per questo mi ha reso triste vedere come fosse maltrattato, in primis dal padre che buttava sempre merda e osava pure dire che era tutto per il figlio, che scusa di merda. Ho sempre pensato fosse un padre di merda, Chopper non ha mai voluto quella vita, è nato in quella famiglia e non ha potuto fare nulla se non decidere che tipo di vita volesse vivere e lui non ha MAI voluto tutto quel potere che voleva padre, Chopper voleva solo costruirsi un qualcosa da solo, con le proprie forze e in modo onesto, se fossi stata sua madre ne sarei stata molto fiera. È vero che i genitori fanno molti sforzi per cercare di dare ai propri figli una vita migliore ma l’atteggiamento di suo padre era veramente assurdo nel voler far passare questa cosa come un beneficio al figlio quando in realtà lo stava facendo solo per sé; il padre voleva solo buttare in mezzo anche il figlio, manipolarlo per metterselo dalla sua parte e sinceramente mi ha fatto piacere che Chopper non si sia fatto influenzare.
Una cosa che sicuramente ho odiato è il fatto che tutti dessero la colpa a Chopper per le azioni del padre, capisco che sia suo figlio ma ciò non significa che ha il potere di fargli cambiare idea, ci ha provato ma il padre è dannatamente testardo, si è anche messo contro il padre arrivando a puntargli una pistola contro, Chopper ha fatto di tutto ma pare che nessuno l’abbia capito e quindi continuava a subirsi la merda degli altri che, non avendo coraggio, invece di buttare merda al padre, lo facevano al figlio.
È veramente un personaggio sottovalutato dagli altri personaggi.
Inoltre, riguardo la questione amore, vi giuro ho sentito il suo dolore, tantissimo. Con Ben diciamo che non mi è mai sembrata una cosa che potesse funzionare perchè proprio non si capivano, neanche in amicizia potevano stare. In ogni caso mi ha fatto veramente scazzare come li abbiano fatti stare felici per tipo 2 secondi e poi boom, Ben che gli butta merda addosso lasciandolo. Mamma mia che ho dovuto sopportare, alla fine è stato carino che stessero insieme ma bho non so che pensare.

In ogni caso quest’ultima parte su Chopper l’ho scritta solo adesso che è passato tanto tempo da quando ho visto la serie. Quando la finii incominciai a scrivere qualcosa ma con la scuola in mezzo non avevo finito di scrivere la recensione e per questo non l’avevo pubblicata. Data la situazione adesso non ricordo se allora volessi parlare di altro quindi la lascio così.

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Completo
Umi no Hajimari
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
feb 1, 2025
12 di 12 episodi visti
Completo 0
Generale 7.5
Storia 7.0
Acting/Cast 7.5
Musica 7.5
Valutazione del Rewatch 7.0
Questa recensione può contenere spoiler

Serie originale su temi delicati che in primis emoziona ma poi va capita

Serie insolita, che va a toccare anche temi piuttosto delicati.
E' un drama dove la comunicazione è fondamentale per come è impostata la storia, ma è anche un drama giapponese, notoriamente parchi di interazioni verbali (se un concetto può essere normalmente espresso in 10 parole e la sua sintesi in 5, un drama giapponese ne utilizzerà a dir tanto 3). Sia chiaro, rispetto ad altre serie giapponesi qui le conversazioni e le interazioni non mancano, anzi, sono alla base della trama. Eppure, per ogni esternazione sembra sempre esserci altrettanto non detto.
Attorno a tematiche quali la genitorialità, l'aborto, le scelte individuali e non, ruotano le tre principali figure: inizialmente viene da fare una netta distinzione tra chi è nel giusto e chi nel torto, ma un'osservazione attenta porta a concludere che - di fatto - rappresentano semplicemente la realtà nella loro complessa imperfezione, nessuno escluso.
Abbiamo "la temeraria incompresa" Mizuki, personaggio forte e deciso a portare avanti le proprie scelte, costi quel che costi. Sebbene abbia avuto un attimo di tentennamento - valutando la strada dell'aborto perchè di fatto la più utile per le prospettive di Natsu - ci viene descritta dalla madre e dai conoscenti come un personaggio da sempre singolare. Anche nella delicata questione della maternità, alla fine, rimarrà fedele a sè stessa stabilendo un ordine di priorità, che vedrà al primo posto Umi. Decide di tenere all'oscuro Natsu, mossa pesante e sicuramente condannabile perchè di fatto toglie a lui il diritto di essere padre, e lo fa perchè consapevole che decidere di tenere il bambino significava mettere Natsu con le spalle al muro, senza dargli in realtà la possibilità di scegliere diversamente. Proprio perchè però Umi è al primo posto, quando viene a sapere della malattia terminale mette in conto di invadere nuovamente la vita di Natsu (anche qui la scelta è decisamente opinabile, sembra che si prenda il diritto di decidere cosa dire e quando dire, tenendo all'oscuro Natsu o sconvolgendogli la vita). E' un personaggio che fa una scelta, la fa nell'interesse esclusivo di Umi, e per questa scelta è pronta ad addossarsi giudizi e sensi di colpa, ma è anche una scelta convinta e della quale non si pentirà mai.
Abbiamo poi "l'indeciso perenne" Natsu, che inizialmente sembra un po' la vittima della situazione (gli viene fatto credere un aborto, poi viene lasciato, gli viene tenuta nascosta la nascita della figlia, gli viene sconvolta l'esistenza scoprendo della figlia anni dopo, aspetto che destabilizzerà inevitabilmente la vita che nel frattempo si era ricostruito). E' un personaggio che, per sua ammissione, è eternamente insicuro e indeciso: prende tempo, non si butta a capofitto. Lo vediamo da come risponde all'attuale compagna, da come gestisce il rapporto con Umi. Fin dai tempi della relazione con Mizuki appare come un bravo ragazzo, gentile e presente, però di fatto non una colonna portante del rapporto. Sarà proprio il costruire un rapporto con la figlia appena conosciuta a renderlo più sicuro di sè, più responsabile e pronto a fare delle scelte convinte.
C'è infine "l'altruista infelice", la nuova compagna di Natsu: la paternità di lui sconvolge la loro relazione come un fulmine a ciel sereno e, inizialmente, oltre a puntare a mantenere il rapporto con lui vede nella bambina anche l'inaspettata possibilità di mettere a tacere dei sensi di colpa con i quali, in segreto, convive da anni. Quando lui confessa che, pur essendone stato tenuto all'oscuro, sapere che l'aborto non era andato in porto e la bambina era poi nata gli aveva dato sollievo, lei sembra un po' alla ricerca della stessa sensazione. Consapevole di aver comunque agito all'epoca secondo quello che le sembrava buonsenso - anche se non era ciò che avrebbe voluto - continua però a dare la priorità agli altri e non ai propri desideri. Sarà difficile per lei trovare la forza di scegliere di non doversi necessariamente adattare alla nuova situazione ma di avere il diritto di compiere delle scelte per vivere bene con sè stessa, per quanto sia sinceramente affezionata a Natsu e alla piccola.

Un drama, quindi, che più che una storia di eventi narra l'evoluzione di rapporti.
Dal punto di vista del coinvolgimento, i primissimi episodi mi hanno davvero toccata - le lacrime scorrevano a fiumi - ma col progredire della serie l'impatto emotivo è via via venuto meno, un po' perchè certi meccanismi riproposti non avevano più l'effetto della prima volta, un po' perchè se all'inizio sembra ci sia una storia al centro, affiancata dallo sviluppo dei personaggi, col passare degli episodi sembra che la lettura introspettiva dei personaggi diventi la parte predominante, ma a quel punto la componente emotiva scema e l'impressione è più che altro quella di compilare una virtuale scheda del profilo psicologico di ciascun protagonista.

Buono il supporto dei personaggi secondari, complessivamente la serie conta un numero di attori piuttosto esigui, se non teniamo conto delle comparse. Buona la recitazione, il protagonista maschile esteticamente affascinante - il panorama degli attori giapponesi non offre solitamente molto in tal senso - e davvero brava la piccola attrice che interpreta Umi (attrice la cui anagrafica corrisponde all'età del suo personaggio e che è coinvolta come figura principale in moltissime scene).

In conclusione una serie senz'altro originale, consigliata per chi vuole vedere qualcosa di diverso dal solito, con l'avviso che il coinvolgimento emotivo iniziale potrebbe lasciare il posto a una più impegnativa richiesta legata alla comprensione psicologica dei personaggi nella seconda parte della serie. Lacrime nella prima parte, meningi spremute nella seconda.

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Completo
Bai Se Gan Lan Shu
3 persone hanno trovato utile questa recensione
set 15, 2025
38 di 38 episodi visti
Completo 1
Generale 3.0
Storia 3.0
Acting/Cast 2.0
Musica 4.0
Valutazione del Rewatch 1.0

Grazie, anche no.

Ecco un drama di cui si sarebbe potuto fare tranquillamente a meno. Tratto liberamente da un romanzo che avrebbe dovuto raccontare la guerra e le sue conseguenze traumatiche, la serie sembra non avere mai fatto tesoro delle innumerevoli produzioni sul tema, che negli anni hanno esplorato questo argomento in profondità e da diverse prospettive.

Il cast è uno dei punti più deboli: gli attori scelti appaiono del tutto inadatti a interpretare personaggi che dovrebbero incarnare individui temprati dall’esperienza bellica. Troppo giovani, troppo “idol”, incapaci di restituire lo spessore emotivo e il dolore psicologico devastante che la storia richiederebbe. Più che soldati segnati dalla guerra, sembrano turisti in un club a tema militare. L’unica eccezione è il capitano/mercenario Ben, un personaggio che riesce almeno a bilanciare determinazione e sarcasmo, rendendo più credibile la sua presenza in questo contesto.

La sceneggiatura è altrettanto fragile: priva di reale spessore, preferisce indulgere in dinamiche adolescenziali da “campo estivo” piuttosto che affrontare un amore maturo, fatto di scelte dolorose e coraggiose nate in mezzo all’orrore.

Il tema della guerra, che dovrebbe essere il cuore della storia, è trattato in maniera disastrosa. I militari vengono presentati come sprovveduti, privi di mezzi, strategie e persino di una gerarchia credibile, ridotti a un manipolo di quindici persone incaricate, incredibilmente, di salvare un’intera nazione. Anche i ribelli sembrano usciti da un fumetto mal disegnato, privi di qualsiasi realismo o complessità.

Gli effetti speciali, infine, risultano ridicoli: fuocherelli, un po’ di fumo e rumori di spari in sottofondo che non trasmettono né tensione né drammaticità, ma solo l’impressione di una produzione povera e improvvisata.

In definitiva, The White Olive Tree fallisce sia come drama di guerra sia come storia d’amore. Non basta inserire un’ambientazione bellica per raccontare la guerra: servono conoscenza dei codici cinematografici del genere, studio, e almeno un minimo di rispetto per la ricca bibliografia filmica già esistente sull’argomento.

Il consiglio agli autori? Continuate pure con le solite commediole romantiche tra il CEO burbero e la ragazza intraprendente: almeno lì, qualche carta in più da giocare ce l’avete.

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Completo
Study Group
3 persone hanno trovato utile questa recensione
feb 22, 2025
10 di 10 episodi visti
Completo 0
Generale 9.0
Storia 9.0
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 9.0
Questa recensione può contenere spoiler

Adrenalinico e divertente mix perfetto

Il primo drama dopo tanto che non volevo finisse!!! Mi sono portata la visione dell'ultimo episodio il più a lungo possibile!!!! L'unica nota negativa di questo drama!?? Gli episodi da 40 minuti! E per non bastare solo 10!!!! Ma si può?!!!

Non avrei dato un euro a questo drama e invece dal primo episodio al decimo hanno catturato ogni fibra del mio essere!! Ho provato rabbia, dolore, gioia e lacrime, sono stati in grado di trasmettermi un adrenalina pazzesca!! Vuoi le OST super!! Vuoi la trasformazione dei personaggi, vuoi la chimica e l'unione tra questi ragazzi che hanno lottato e sconfitto non solo il boss della scuola ma l'intera scuola!!

Nell'ultima battaglia abbiamo visto tutti i ragazzi della scuola unirsi con loro per la libertà, perche sì in questi episodi tutti hanno potuto vedere con quanto coraggio non si siano mai arresi alle difficoltà!!! È stata una storia bellissima e non la solita storia di bullismo ma una storia che ti fa venir voglia di lottare contro il mondo perciò in cui credi!!

Bello bello e indimenticabile.. okk forse un po' alla bruce lee a volte ma nel suo insieme stupendo!!

Mi sarò ripetuta lo so ma questi ragazzi mi hanno dato tanto e se ci fosse davvero una seconda stagione in cui il nostro gan mi corona il suo sogno di andare al college ben venga!!!!

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