Questi personaggi li ametere per sempre
Avevo aspettative altissime, ma non mi aspettavo che mi sarebbe piaciuto così tanto. Forse a livello di trama c'è qualche piccolo intoppo, più che altro sbavature di sceneggiatura qua e là, ma i personaggi e il legame tra loro compensano egregiamente. Se è pur vero che i dialoghi sono tanti e molto lunghi, in ogni caso non vengono mai dette cose inutili e tutto serve al fine di rendere questi personaggi una vera e propria famiglia scelta. Gli effetti visivi sono pazzeschi. Ho pianto tutte le mie lacrime e sono felice.
Quando i cattivi rubano la scena al “Conte di Montecristo” in versione femminile
Serie acclamata e la cui uscita, all’epoca, è stata attesa come l’evento della stagione. Un revenge drama di sedici episodi totali -la recensione si riferisce ad entrambe le parti - con Song Hye Kye nei panni di una sorta di “Conte di Montecristo” al femminile in cerca di vendetta per il bullismo subito ai tempi della scuola.La premessa è di quelle che funzionano a prescindere e su un tema ormai ben rodato: Moon Dong Eun è stata vittima di un bullismo così feroce durante il liceo da portare ancora, a distanza di anni, le cicatrici fisiche e psicologiche. Bruciature, violenze, umiliazioni. E, soprattutto, l’abbandono da parte di tutti: insegnanti, polizia, persino sua madre. Il suo corpo segnato dal calore diventa allora il carburante di una vendetta gelida, pianificata per un decennio intero. Dong Eun non vuole solo punire i suoi aguzzini: vuole distruggere le loro vite dal dentro, come un tarlo che divora il legno dall’interno. Un’idea affascinante, che promette colpi di scena e tensione psicologica.
Eppure, a conti fatti, qualcosa si inceppa. Il problema principale è sicuramente il ritmo. La prima parte è lenta, a tratti proprio appesantita. Si accumulano dettagli, si introducono personaggi, si prepara la scacchiera. Ma la tensione, quella vera, stenta ad arrivare. Ci si ritrova a guardare scene che sembrano girare a vuoto, dialoghi che non decollano, situazioni che promettono esplosioni ma restano sospese. Quando finalmente la miccia si accende l’effetto è quasi paradossale: accadono molte cose, eppure nulla sembra davvero accadere. O meglio, accadono con una tale fretta e con un tale susseguirsi di colpi di scena da risultare artificiose.
Rispetto al cast, brillano i cattivi. Im Ji Yeon nei panni della perfetta Park Yeon Jin è semplicemente memorabile: la sua interpretazione della bulla diventata donna ricca e apparentemente realizzata è così intensa da rubare la scena ogni volta. Con lei, Park Sung Hoon (Jeon Jae Joon) e Kim Hi-Eo-Ra (Lee Sa Ra) compongono un trio di antagonisti che si muove tra l’esasperazione grottesca e una vitalità malvagia che tiene incollati allo schermo. Sono loro, i “cattivi”, a dare carattere al drama. Senza di loro, l’intera impalcatura crollerebbe.
Poi c’è Jung Sung-il, che interpreta Ha Do Yeong, il marito di Yeon Jin. Un personaggio che emerge come il più sfaccettato e interessante dell’intera serie. Uomo di successo, freddo e misurato, ma capace di crepe emotive che lo rendono umano. La sua chimica con Song Hye Kyo è palpabile, per certi versi sarebbe risultato probabilmente più intrigante sviluppare il loro legame piuttosto che la relazione con Joo Yeo Jeong (Lee Do Hyun). Quest’ultimo, purtroppo, finisce per essere sacrificato a un ruolo che non decolla mai del tutto: il chirurgo plastico innamorato della vendicatrice, pronto a tutto per aiutarla, ma la cui motivazione e il cui spessore restano opachi fino alla fine. La loro storia d’amore, per quanto dolce, sembra inserita forzatamente in una narrazione che non ne aveva bisogno.
Infine c’è lei, Song Hye Kyo: l’attrice sicuramente più nota, ma anche quella la cui prova mi ha lasciato più perplessa. Il suo volto di pietra, la recitazione monocorde, l’assenza di sfumature: caratterizzazione del personaggio o limite dell’attrice? Un bel dilemma. Sicuramente Dong Eun è, per definizione, una donna che ha spento ogni emozione per sopravvivere. Il suo essere “di ghiaccio” è funzionale al personaggio. Il problema è che, nei momenti in cui quel ghiaccio dovrebbe incrinarsi – i traumi, gli incontri ravvicinati con i suoi aguzzini, le rare occasioni di vulnerabilità – l’interpretazione resta piatta. Nutrivo qualche dubbio sulla versatilità di quest’attrice già da tempo e questo drama sembra un po’ una conferma: sguardo fisso sul volto visto di profilo, postura immobile, tono controllato e misurato, parole intercalate sempre dalla stessa pausa sospesa. Un ruolo che le viene bene – e che qui ci stava – ma che sembra non lasciare spazio a molto altro.
Passando alla sceneggiatura, l’idea di base è solida ma l’esecuzione traballa. Troppi personaggi secondari, troppe sottotrame che si aprono e si chiudono senza un vero perché. La madre di Dong Eun, la coinquilina che subisce violenze, l’omicidio di So Hee, il mistero del cadavere sepolto: ognuno di questi filoni avrebbe meritato più spazio, oppure nessuno. Ciò che si ottiene è un accavallarsi di eventi che disperdono l’attenzione, mentre il nucleo della storia – la vendetta psicologica, il gioco del gatto e del topo – resta in ombra. E quando finalmente si arriva alla resa dei conti, il finale risulta paradossalmente affrettato: tutte le tessere cadono in modo troppo meccanico, come se la sceneggiatrice avesse premuto l’acceleratore negli ultimi due episodi per chiudere tutto in fretta.
Per quanto riguarda il tema della violenza, il drama non risparmia nulla: bruciature, percosse, stupri. La serie mostra il bullismo in tutta la sua crudeltà, e lo fa con un realismo che può essere difficile da sostenere. Ma c’è anche il rischio che questa violenza diventi fine a sé stessa, uno strumento per impressionare più che per raccontare. Le continue scene di abusi – fisici e psicologici – finiscono per desensibilizzare lo spettatore, trasformando il dolore in un rumore di fondo, e a questo punto la storia perde la sua presa emotiva.
La fotografia è curatissima, con inquadrature che giocano sui contrasti tra luci e ombre per riflettere la dualità dei personaggi. La colonna sonora, pur non indimenticabile, accompagna senza mai sovrastare. E ci sono momenti di puro cinema, come l’incedere di Dong Eun nel quartiere dei ricchi, vestita di nero, immobile come una statua mentre intorno a lei la vita degli altri scorre. Scene che restano indubbiamente impresse, insomma.
Tra le scene meno riuscite, sicuramente l’ultima: quel “ti amo” sussurrato in un momento in cui le parole avrebbero dovuto essere altre, o forse nessuna. Un finale che, invece di chiudere il cerchio con la forza della vendetta compiuta, si rifugia nel romanticismo più convenzionale, lasciando l’amaro in bocca per l’aspettativa disillusa di una conclusione più fedele al personaggio.
La domanda finale è: “The Glory” – inteso come il drama completo composto da entrambe le parti - merita davvero? Forse sì, ma con alcune riserve. È un drama che tiene incollati per la voglia di vedere i cattivi puniti, che regala qualche brivido e qualche emozione. Ma è anche un’opera che poteva essere molto di più: più tesa, più profonda, più coraggiosa nel tagliare il superfluo e concentrarsi sull’essenziale. Lascia addosso una sensazione di occasione sfumata, come se il potenziale esplosivo della polvere da sparo fosse stato disperso in troppe piccole scintille invece che in un’unica, devastante fiammata.
Lo consiglio? Per via del tema importante, di alcune scene che restano e della prova recitativa dei cattivi… Direi tranquillamente di sì. Ma senza l’aspettativa di trovarsi davanti un capolavoro: piuttosto un’opera imperfetta, ambiziosa e a tratti confusa, ma capace di regalare momenti di puro intrattenimento. E forse, per un revenge drama, può bastare.
"Sherlock" nel mondo wuxia: il cluedo cinese.
Mysterious Lotus Casebook, per comodità MLC, è un wuxia investigativo con sfumature filosofiche, unico nel suo genere, dietro la struttura di un grosso mistero da risolvere nelle arti marziali, si nasconde infatti una riflessione sorprendentemente adulta sul fallimento, sulla perdita dell'identità, sulla malattia e sulla capacità di lasciare andare il proprio passato. È una serie che, dal punto di vista della scrittura, dimostra una maturità rara nel panorama televisivo cinese contemporaneo.Più la storia procedeva, più emergeva la profondità malinconica raffinata, di stampo esistenzialista della sceneggiatura, tuttavia la messa in scena, invece, resta ancorata ai limiti di un prodotto televisivo incapace di raggiungere la stessa intensità.
Il cuore del drama è Li Lianhua (Cheng Yi). Quello che inizialmente appare come un medico vagabondo, pigro e ironico, è in realtà un un uomo leggenda. Dieci anni prima era Li Xiangyi, il più grande maestro del jianghu, un eroe venerato da tutti. Ha perso il prestigio, la salute, gli amici, la donna che amava e perfino il proprio nome.
La scelta più intelligente degli sceneggiatori consiste nel non raccontare la sua ascesa, ma il suo declino, non si assiste alla nascita dell'eroe, bensì alla lenta dissoluzione del mito.
In un panorama televisivo spesso dominato da protagonisti destinati a diventare sempre più forti, Li Lianhua percorre la direzione opposta. Ogni combattimento accelera il veleno che lo sta uccidendo. Ogni volta che utilizza la propria energia interna sacrifica una parte della vita che gli rimane. È un protagonista che conosce perfettamente il prezzo delle proprie azioni e se ne fa carico.
La sceneggiatura evita il sentimentalismo facile. Il tema centrale non è la vendetta, ma l'accettazione. Non è il ritorno dell'eroe, bensì la sua rinuncia. Li Lianhua non desidera riconquistare il passato; desidera liberarsene e chiudere pacificamente la propria esistenza, lo tiene in vita un ultimo desiderio, alimentato dal senso di colpa, vendicare la morte del proprio maestro: Shan Gudao.
Anche il rapporto con l'amata segue questa logica. Molti spettatori si aspettavano una riconciliazione romantica, io ho apprezzato come gli autori abbiano scelto una strada decisamente più adulta e tristemente realistica. Il loro amore non viene negato, semplicemente appartiene a due persone che non esistono più. Lei ama Li Xiangyi e lui ha smesso di essere quell'uomo. È una conclusione amara ma coerente, molto distante dai cliché romantici tipici del genere. Apprezzabile che si porti sulla scena la vita reale: quante coppie ad un certo punto si lasciano perché non possono più accompagnarsi, perché cambiano obiettivi , valori, loro stessi non sono più gli stessi di quando si sono trovati. MLC trasmette un messaggio profondo: il percorso che unisce due persone non è necessariamente destinato a durare per sempre.paradossalmente è quanto di più realistico offra questa sceneggiatura coraggiosa, tra combattimenti aerei e artefatti magici.
I dialoghi spesso acquistano una profondità insolita. Si parla continuamente del peso della fama, del fallimento, della memoria, del rimorso e della libertà; il jianghu smette di essere soltanto un luogo popolato da guerrieri e diventa una metafora della vita stessa.
Per questo motivo considero la sceneggiatura meritevole di un voto molto alto (8,7).
Eppure il voto complessivo dell'opera rimane inevitabilmente più basso, poiché la sceneggiatura non è il drama ma soltanto uno dei suoi aspetti (uno dei più importanti, infatti ho fatto una media ponderata tra le voci).
La regia, le interpretazioni, la fotografia e la OST costituiscono il limite che non fa decollare una buona scrittura.
Molte sequenze risultano corrette ma prive di personalità. I dialoghi importanti sono spesso ripresi con il classico alternarsi di primi piani e campi medi, senza una costruzione visiva capace di amplificare il conflitto emotivo. Manca quella ricerca dell'immagine che trasforma una scena in qualcosa di memorabile.
Lo stesso discorso vale per la fotografia: è pulita, luminosa, tecnicamente adeguata, ma raramente possiede una vera identità estetica. Non costruisce un immaginario riconoscibile come fanno i grandi drama storici o i migliori film wuxia.
La scenografia rappresenta un altro limite evidente. Molti ambienti sembrano appartenere alla televisione più che al cinema. Alcuni set appaiono ripetuti, poco vissuti, già visti in opere di molti anni addietro, incapaci di trasmettere la sensazione di un mondo realmente esistente. Il jianghu raccontato dalla sceneggiatura possiede una profondità che le scenografie raramente riescono a evocare.
Ancora più problematici risultano gli effetti speciali.
Le sequenze in cui i personaggi rimangono sospesi nel vuoto o sembrano fluttuare per diversi secondi finiscono spesso per impoverire la credibilità fisica dei combattimenti dando l'impressione di una pigrizia registica: attori appesi ai cavi come polli. Non è una questione di realismo assoluto, il wuxia vive di convenzioni, quanto di peso cinematografico. Esistono opere come "La tigre e il dragone" nelle quali la leggerezza dei corpi diventa poesia visiva. Qui, invece, il wire-fu e la CGI trasmettono troppo spesso la sensazione di artificio.
Anche la colonna sonora svolge correttamente il proprio compito senza però diventare realmente parte dell'identità del drama, bella la sigla di Liu Yuning, corrette le musiche che avvisano dei pericoli o dei momenti di nostalgia, ma non le ricordo già più. Accompagnano le emozioni invece di crearle.
Altro aspetto divisivo riguarda le interpretazioni.
Cheng Yi costruisce un Li Lianhua misurato, silenzioso, quasi ascetico. Eppure il personaggio non sembra davvero in pace: appare sospeso tra accettazione e rimpianto, come se cercasse continuamente di convincersi che l'eremitismo sia stata una scelta e non l'unica strada rimastagli. Forse l'attore è ancora troppo giovane per interpretare fino in fondo un uomo tanto complesso: qualcuno che ha conosciuto la gloria assoluta, ha perso tutto e vive gli ultimi anni della propria esistenza con la consapevolezza di essere condannato.
Molto curata, invece, la scelta di differenziare le due fasi della sua vita: il giovane Li Xiangyi viene doppiato, mentre il Li Lianhua del presente mantiene la voce naturale di Cheng Yi, gradevole, ironica e ricca di sfumature. Vocalmente funziona benissimo. È il volto che, per me, non regge sempre il peso del personaggio. Non in ogni scena, sia chiaro, ma troppo spesso rimane rigido, poco espressivo, incapace di restituire quella stratificazione emotiva che la sceneggiatura richiedeva. Resta comunque il migliore interprete della serie, ma il mio voto si ferma a 7,6. Forse è ancora troppo "acerbo" per interpretare un uomo alla fine della vita che deve fare un bilancio.
Bene anche il giovane Fang Duobing. Si è parlato molto di bromance, ma personalmente ho visto soprattutto un rapporto maestro-discepolo. Il suo personaggio porta leggerezza, entusiasmo e ingenuità, evitando che il drama sprofondi nella cupezza e facendo da perfetto contrappeso alla gravità di Li Lianhua.
Ed è proprio qui che nasce il mio principale limite nei confronti dell'interpretazione di Cheng Yi. Più che sereno, Li Lianhua appare spesso semplicemente spento. Un uomo che ha davvero accettato il proprio destino continua comunque a lasciare intravedere le ferite che lo hanno portato fino a quel punto. Qui, invece, il dolore resta quasi sempre sottotraccia. Non trasmette davvero il rimpianto per la donna amata, la devastazione del tradimento, il peso della malattia o la consapevolezza di una morte imminente. E, soprattutto, non sembra quasi mai un uomo morente, nonostante la serie continui a ricordarcelo.
Il paradosso è che Cheng Yi possiede tutti i mezzi tecnici per affrontare una simile complessità emotiva. Lo ha già dimostrato in altre opere. Qui, invece, sceglie una linea interpretativa estremamente trattenuta che, a mio avviso, finisce per impoverire il personaggio anziché renderlo più raffinato.
Anche diversi personaggi secondari soffrono di una caratterizzazione meno incisiva e molte interpretazioni risultano semplicemente funzionali, senza lasciare un'impronta significativa.
Chen Duling è, purtroppo, la conferma di un'impressione che avevo già maturato. Questa è la quarta opera in cui la vedo e continuo a trovarla tremendamente monocorde. Ha sempre la stessa espressione: sguardo basso, labbra che trattengono il pianto, volto costantemente sofferente. Non c'è evoluzione, non c'è complessità, non c'è vita. È una perenne "lastima" sofferente che finisce per appiattire qualsiasi scena. E quando un personaggio dovrebbe rappresentare il grande amore perduto del protagonista, questo limite pesa ancora di più. Per me è un 5 pieno.
Di Feisheng, lo storico rivale destinato a diventare alleato di Li Lianhua, sostiene una prova complessivamente discreta. Il ruolo sembra cucito su misura per lui: presenza scenica, fisicità, aura e carisma non gli mancano. Ma, dal punto di vista emotivo, mostra davvero poco e la regia sembra accontentarsi di questo. Eppure anche Di Feisheng è un uomo devastato dal proprio passato, cresciuto come un assassino tra privazioni, violenza e costante stato di allerta. Sulla carta è un personaggio traumatizzato; sullo schermo diventa quasi monolitico, ridotto a un'unica ossessione: trovare un avversario degno. Per me si ferma a 6.
All'attrice che interpreta la Santa-sacerdotessa, invece, do 1! Lo dico senza mezzi termini: sì 1!
Una donna istrionica, psicopatica, narcisista, manipolatrice e tormentata viene trasformata in una oca starnazzante, sciocca, una caricatura fatta di smorfie continue, sguardi languidi e manierismi esasperati. L'attrice per me è presa dalla strada!
Vedete? Quest'opera avrebbe potuto raggiungere ben altre vette con interpretazioni più solide.
Il ritmo migliora sensibilmente nella seconda metà della serie. La prima parte è più lenta e risente soprattutto della struttura dei casi, spesso ripetitiva e inutilmente arzigogolata. Molte indagini riprendono il modello classico alla Agatha Christie: una riunione di sospettati, una lunga sequenza di indizi, depistaggi, segreti e rivelazioni. Il problema è che, in più di un'occasione, gli indizi sembrano inseriti quasi a forza, come se la priorità fosse complicare artificialmente il mistero anziché renderlo davvero brillante.
Non è un drama da guardare distrattamente. Se perdi un dettaglio, rischi di non capire più il meccanismo del caso. Tuttavia, bisogna riconoscere agli sceneggiatori un'intuizione davvero intelligente: ogni indagine rappresenta un tassello di un mosaico molto più grande. Solo arrivando alla fine si comprende che ogni caso aveva una funzione precisa e che ogni soluzione aggiunge un nuovo frammento alla storia principale. Questa struttura a matrioska è uno degli aspetti migliori della serie, perché lega continuamente il mistero investigativo al percorso umano di Li Lianhua. Ogni enigma risolto diventa anche un passo verso l'accettazione della propria identità e del proprio destino.
Bella anche la Lotus House, la casa mobile di Li Lianhua, una sorta di camper in legno, una delle intuizioni visive più moderne e riuscite. Più che una semplice dimora ha un significato simbolico: una casa senza fondamenta, pronta a ripartire in qualsiasi momento, come il suo proprietario. Non appartiene a nessun luogo perché anche Li Lianhua ha smesso di appartenere al mondo che un tempo lo venerava. È un rifugio essenziale, lontano dalla gloria e dal potere, che diventa il simbolo concreto della rinuncia all'identità di Li Xiangyi. In un drama che parla continuamente di perdita e di libertà, quella piccola casa itinerante rappresenta il desiderio di vivere senza radici, senza catene e senza più il peso della leggenda e delle aspettative.
La cosiddetta bromance è uno degli elementi più riusciti del drama. Più che una bromance in senso stretto, è il racconto della nascita di un'amicizia improbabile tra tre uomini completamente diversi: un ex eroe che vuole soltanto essere dimenticato, il suo antico nemico disposto perfino ad allearsi con lui pur di conoscere la verità e un giovane entusiasta che si affaccia per la prima volta al mondo delle arti marziali. Il loro viaggio è fatto di ironia, sostegno reciproco, scontri, crescita personale e momenti di autentica complicità. L'intelligenza di Li Lianhua nel risolvere i casi resta uno degli aspetti più affascinanti dell'intera opera.
Attribuire un 9 all'intero drama significa, però, considerare eccellenti anche elementi che eccellenti non sono. La regia non raggiunge quel livello. La fotografia nemmeno. La scenografia rimane fortemente televisiva. Gli effetti speciali mostrano spesso tutti i propri limiti e le interpretazioni, nel complesso, barcollano.
Rimane una sceneggiatura di grande valore, capace di affrontare temi maturi con una sensibilità rara. Rimane un protagonista scritto con straordinaria intelligenza. Rimane un finale malinconico e coraggioso che rifiuta il trionfo dell'eroe per raccontare la liberazione dal peso della leggenda. Sì, è un sad ending, anche se volutamente aperto.
Il cinema e la televisione, però, non sono soltanto scrittura. Sono l'incontro tra parola, immagine, regia, fotografia, musica, spazio e interpretazione. Ed è per questo che sono così rigida nei voti. Se controllate le mie valutazioni, noterete che sono spesso perfino più generosa di molti critici cinematografici.
Per questo invito chi distribuisce dieci con leggerezza soltanto perché un'opera gli è piaciuta a fare un piccolo esame di coscienza: inflazionare il voto massimo significa togliere valore a quelle opere che il 10 lo meritano davvero.
Quando una sola componente raggiunge l'eccellenza e tutte le altre si limitano a essere buone o discrete, il risultato complessivo non può essere un capolavoro. Ed è questo, secondo me, uno dei grandi limiti di molta produzione cinese contemporanea: realizza spesso una componente straordinaria, ma trascura tutte le altre.
Vale comunque la pena ricordare che la sceneggiatrice è la stessa di *Love and Redemption, per i nostalgici troverete alcuni personaggi di quel lavoro.
Per concludere, Mysterious Lotus Casebook è una serie importante, intelligente e sorprendentemente adulta. Non riesce però a trasformare tutta la propria profondità narrativa in un'esperienza audiovisiva di pari livello.
Il mio voto finale è 7,7. La consiglio senza dubbio, ma chi cerca una grande storia d'amore resterà deluso. Non troverà una fotografia memorabile, una scenografia capace di lasciare il segno, una colonna sonora destinata a rimanere nella memoria o interpretazioni che, nel complesso, facciano davvero la differenza. Troverà però una sceneggiatura adulta in cui rispecchiarsi e su cui riflettere, non l'amore dei sogni o la gloria infinita semplicemente una vita che merita di essere raccontata con le sue glorie e le sue cadute.
Trama valida ma a tratti troppo diluita per un romance bello ma non travolgente
Storia complessivamente interessante, che mescola demoni, taoisti e maestri delle forze oscure. L'avvio è promettente, l'idea di questo spirito dragone millenario tradito dalla donna che amava in cerca di vendetta certamente affascina. Che la sua ambita scaglia protettrice del cuore sia finita per coincidenza nel corpo della protagonista è prevedibile ma serve a dare un senso alla loro alleanza, che si caratterizzerà comunque da un (non primo) incontro casuale. Compagna di viaggio a tratti recalcitrante, Yan Hui è una discepola taoista recentemente cacciata dalla sua setta per via della clemenza mostrata verso alcuni demoni prigionieri, in un mondo dove i due gruppi sono acerrimi nemici. Al fianco di Tian Yao, intraprenderà un complesso e pericoloso viaggio accompagnandolo nella ricerca delle sue parti essenziali (corna, vene, ossa, cuore). Lungo la loro strada compariranno svariate figure secondarie, alcune interessanti e ben riuscite, altre meno incisive o poco curate. Tra tutte spicca Bai Xiao Sheng, per certi versi quasi un personaggio principale: la sua entrata in scena - già nei primi episodi - imprime una nota di carattere al drama: la sua è una figura decisamente singolare, fastidioso e divertente, a tratti eccentrico, capace di conferire verve alle scene, vivacizzare i momenti di noia e stemperare i passaggi troppo seriosi. Il suo è un personaggio comunque complesso e multistratificato, che si ha modo di scoprire man mano e apprezzare sempre di più. Senza la sua figura il drama sarebbe risultato davvero molto sotto tono.La trama non è un concentrato di originalità, ma risulta comunque ben strutturata. L'appeal tuttavia non è costante: i primi dieci episodi catturano l'attenzione, che si arena un po' nella noia poco dopo l'arrivo dei due nella Valle del Dragone. Si riprende nuovamente con l'entrata in scena dell'Elogio Spettrale, ma di nuovo rallenta poco dopo le nozze della coppia. Le plurime dipartite di lui nell'ultima parte sono un po' ridondanti, anche se vederlo rinascere dall'uovo di drago e vederlo e soprattutto seguirlo nella sua particolare crescita - la mente capricciosa e infantile di un bambino rinchiusa nel corpo di un adulto - è indubbiamente divertente. Forse, essendo in sul finire degli episodi, avrei un po' accorciato l'iter e accelerato il recupero dei ricordi dimenticati. Sicuramente la seconda parte risulta troppo diluita, il ritmo rallenta e - di conseguenza - l'interesse di chi segue anche. La conclusione è quell'happy ending non troppo happy, tipico di molti C-drama che trattano il tema della reincarnazione, dove ci si ritrova ma non necessariamente ci si riconosce entrambi.
Passando alla recitazione, avevo già avuto modo di vedere entrambi i protagonisti in altre prove: mi sono piaciuti entrambi, il talento si vede, lui molto bravo così come lo è stato nel recente "Love in the clouds", lei capace di interpretare in modo adeguato il personaggio femminile, anche se rispetto alla versatilità dell'attrice qualche dubbio mi sorge. La Yan Hui di questo drama assomiglia tantissimo alla He Yan di "Legend of the female general", l'impressione quindi di riproporre la stessa caratterizzazione pur in contesti - cioè drama - diversi c'è stata. Ad ogni modo, l'interpretazione proposta si adatta maggiormente alla figura della giovane protagonista di questa serie, mentre strideva maggiormente nell'ottica di un generale donna.
Rispetto ai costumi, mi è saltata particolarmente all'occhio la veste giallo chiaro che ripropone in diverse occasioni: tonalità solitamente non tra le più frequenti per le vesti della figura principale femminile ma che qui risulta una scelta azzeccata, capace di sottolineare la leggerezza del suo personaggio, esaltando l'idea di una giovane fanciulla allegra e frizzante.
Per quanto il drama sia complessivamente apprezzabile, non manca però di difetti. Le musiche potevano essere gestite meglio, in termini di volume - a volte irrompono in modo fin troppo precipitoso - e nei tagli, dove capita non di rado che si interrompano fin troppo bruscamente e non sempre perfettamente sincronizzate con il cambio di scena. Ho sentito la mancanza di un cattivo di tutto rispetto: c'è più di una figura nemica, ma nessuna capace di suscitare la stima che un vero cattivo meriterebbe, se ben fatto, al punto da poter risultare a suo modo affascinante nonostante lo spettatore si schieri ovviamente con il team dei buoni. Due cattivi di serie B se non C, per farla breve.
Infine, l'aspetto a mio avviso più penalizzante è stato il romance, che presenta svariate mancanze e un potenziale poco sfruttato. Le scene davvero romantiche latitano - tutta la serie conta pochissimi baci, e tra questi giusto uno degno di essere chiamato tale, per quanto sbrigativo e a stampo - le interazioni tra i due sono sì piacevoli, ma la chimica di coppia, anche al di là delle scene intime, è davvero tutt'altra cosa. Si gioca tanto sul tempismo mancato, per cui quando lei si dichiara lui fa un passo indietro e quando lui è disposto ad ammettere i suoi sentimenti lei prende le distanze in quanto precedentemente ferita. Questi momenti di mancata sincronizzazione non fanno impazzire e vengono anche tirati per le lunghe. Nel corso della storia ci scappa anche il matrimonio - anzi due - eppure nonostante a un certo punto sembri chiaro l'affetto che provano l'uno nei confronti dell'altra, di fatto il loro livello di interazioni e confidenza non sembra progredire con la naturalezza che la logica vorrebbe.
Non è la storia d'amore che resta nel cuore o per la quale mettere in conto un rewatch, ma il drama nel suo complesso è indiscutibilmente buono. Una bella visione dalla quale è bene non aspettarsi di esserne travolti.
Quando il nonsense funziona meglio della vuota profondità.
Commedia soprannaturale taiwanese, presente su piattaforma Netflix ,costruita attorno a un poliziotto omofobo che finisce accidentalmente “sposato” con il fantasma di un ragazzo venuto a mancare in un tragico incidente, dentro una storia che mescola indagine, maledizioni e ghost marriage. Il punto forte è proprio il suo paradosso: una premessa assurda che non resta a livello di buffonata ma usa il caos per infilare dentro anche il tema dell’identità queer e del pregiudizio, in un contesto taiwanese dove il matrimonio tra persone dello stesso sesso è legale solo da qualche anno.Interpretazioni: Greg Hsu, Austin Lin e Gingle Wang sono il trio su cui il film si regge anche quando la sceneggiatura decide inciampa; loro restano credibili e tengono in piedi il gioco senza trasformarlo in una sagra del niente. È il felice caso in cui gli attori capiscono perfettamente il tono, stare dentro una follia dichiarata senza scivolare in una commedia dell'assurdo, nel grottesco nonsense, e secondo me ci riescono.
Sceneggiatura e regia: Il film è diretto da Cheng Wei-hao, che lavora sul confine tra commedia, crime e soprannaturale con una mano abbastanza sfrontata da sembrare quasi un autosabotaggio, e invece no, il meccanismo parte, corre e ogni tanto ti sorprende pure. Le recensioni internazionali lo hanno descritto come un "crowd-pleaser "esagerato e divertente, capace di demolire i pregiudizi con leggerezza più che con la predica; ed è proprio lì che sta il suo colpo migliore, perché la scrittura è talmente folle da diventare creativa, e in certi momenti persino geniale nella sua sfrontatezza.
Musica: consiglio della Ost “Untitled” di Jolin Tsai, uscita il 9 dicembre 2022 come tema del film una canzone leggera e malinconica che si sposa perfettamente con l'atmosfera e le intenzioni del film. È una scelta molto azzeccata perché accompagna bene quel tono da commedia sgangherata che, sotto sotto, sa anche essere tenera.
In sintesi: non è un film di alta levatura, è un Bmovie, chiaro, non finge nemmeno di essere meglio di ciò che è; però ha una faccia tosta che funziona, un’idea centrale memorabile, interpreti solidi e una follia abbastanza ben scritta da lasciarti il sorriso addosso. È una di quelle cose che magari non ti cambiano la vita, ma ti ricordano che il cinema ogni tanto può anche essere una "sberla allegra". Quante risate, LOL.
Con Marry My Dead Body mi sono fatta due ore liete, leggere, senza pretese, che ogni tanto serve più di un capolavoro che ti lascia stremata. È uno di quei film che ti sorprendono perché infilano dentro scene che sembrano uscite da una commedia americana di bassissimo livello, roba che non ti aspetteresti mai di ritrovare in un contesto taiwanese… e invece eccole lì, con quell’energia un po’ sbilenca e totalmente consapevole di esserlo.
Ed è proprio questo il punto: funziona perché non si dà arie! È spassoso, allegro, spensierato, e soprattutto non prova a venderti una profondità che non ha. A differenza di tanti BL fatti male : pieni di silenzi studiati, primi piani infiniti e sguardi intensi che dovrebbero dirti tutto ma in realtà non reggono nulla, qui la scrittura non bluffa. Non finge. Non si prende troppo sul serio.
È un film che non ha ambizioni alte, e proprio per questo centra il bersaglio. Fa quello che promette: intrattiene, diverte, e ogni tanto sorprende pure. E sì, tecnicamente ha i suoi limiti: inseguimenti e incidenti sembrano usciti da un videogioco economico, con effetti che fanno sorridere.
Però, in mezzo a tutto questo, si respira comunque una certa modernità, un ritmo contemporaneo che lo tiene vivo.
Per questo, senza troppi giri di parole, per me è un 7 pieno. Non per quello che è “oggettivamente”, ma per quello che riesce a fare: intrattenere senza spacciarsi per qualcosa di più, e nel contesto asiatico, non è poco!
Non un drama ma IL DRAMA
Che dire…ho visto questo drama per colpa di squid game primo drama in assoluto mai visto dove trovai nonostante la piccolissima parte molto affascinante lo schiaffeggiatore /reclutatore dei giochi..così mi dissi ma si devo vedere qualcosa con lui…trovo goblin…l’inizio della fine…visto in 4 mesi 3 volte…comprato cd della colonna sonora meravigliosa…innamorata persa del cupo mietitore ossia l’adorabile bellissimo e poliedrico Lee Dong Wook…storia non banale che ti tiene attaccata per tutto il tempo…cast veramente bravo ed azzeccato…personaggi tutti ben definiti e non scontati…fotografia e location belle e ben contestualizzate colonna sonora meravigliosa…considerando che sono entrata nel loop drama coreani da gennaio e avendo visto in questo tempo più di una ventina di drama posso dire che fino ad ora nessuno lo ha battuto in nulla nel mio cuore e ho visto un po’ di tutto fantasy storici scolastici horror romantici tragici…io credo che davvero non si possa fare a meno di vederlo per considerarsi drama dipendenti e competenti…consigliatissimo!!!
Revenge drama che segue le orme del film senza però lasciare nuove impronte.
Il drama è il riadattamento del film coreano “Fabricated City” del 2017, sempre interpretato da Ji Chang Wook, incentrato sulla ricerca di vendetta di un giovane uomo comune ingiustamente imprigionato. Non lo ricordo come una pellicola particolarmente eccezionale, ma piuttosto come un buon thriller con molti momenti di tensione legati a scene d’azione. Onestamente non ho ben capito il senso di farne una rivisitazione a più puntate, se non di correre così il rischio di un inevitabile paragone – da qui quindi la necessità di un margine di miglioramento obbligatorio – oltre a riproporre lo stesso attore negli stessi panni, certo sempre molto bravo ma di fatto con non più nella sua epoca d’oro, in termini di apice di carriera e freschezza fisica. Il risultato è un rimaneggiamento che ripercorre sentieri già battuti senza aggiungere però molto di nuovo.Il problema principale è l’ossatura narrativa. Se nel film originale la mancanza di tempo non permetteva un adeguato sviluppo psicologico, nel drama tale approfondimento continua a mancare: il tempo c’è, ma non viene impiegato a dovere. I primi episodi sono tesi, coinvolgenti, mostrando con efficacia la caduta nell’inferno carcerario di Park Tae Joon, un onesto fattorino incastrato per omicidio. La regia è curata, il ritmo incalzante e la promessa è quella di un thriller di alto livello. Poi, però, l’impressione è che la serie inizi a girare a vuoto, anche ripetendo alcuni meccanismi. Un esempio lampante sono i pestaggi in prigione: dopo il terzo o quarto scontro in cui Tae Joon, nonostante le ferite, si rialza e affronta i detenuti di turno, l’effetto sorpresa svanisce, lasciando spazio a una stancante sensazione di déja vu.
La trasformazione del protagonista è un po’ poco credibile. Da semplice corriere gentile con la passione per le piante ad abile evaso strategico e leader di una propria vendetta, il passo è decisamente troppo breve. In cella studia e si allena, va bene, ma una volta fuori dal carcere Tae Joon sembra improvvisamente in grado di manovrare fili e risorse con la sicurezza di un consumato uomo d'azione. Nel film, va detto, la discrepanza era ancora più evidente, già che il protagonista era un giovane ragazzo un po’ pigro e con la fissa dei videogiochi, con tanto di lavata di capo materna. Nel drama, quanto meno, abbiamo a che fare con un adulto responsabile. Ma il cambiamento, ad ogni modo, lascia qualche perplessità.
Il cattivo interpretato da Do Kyung Soo si rivela un'arma a doppio taglio. L’attore, idol di professione, ci mette tutto il suo impegno e regala momenti di autentico disagio alternando espressioni imperscrutabili a sorrisi psicopatici. Un personaggio apparentemente interessante, ma tratteggiato con troppa superficialità: An Yo Han è un folle senza una vera psicologia alle spalle, le sue motivazioni sono vaghe e la sua onnipotenza rasenta a volte il ridicolo. Sembra muoversi in un videogioco, passando da un'idea criminale all'altra senza una logica coerente, quasi fosse randomico. La sua follia, invece di essere un abisso, è una pozzanghera: si vede subito il fondo e non fa poi così paura. Bella l’idea, discutibile il risultato: il “villain” psicopatico è tra i più difficili da portare in scena in modo credibile.
Il personaggio femminile secondario è un'altra occasione sprecata. Introdotta con un certo potenziale, rimane per certi versi una figura marginale in una storia che non sa come impiegarla. Nessun romance – e così era anche nel film – perché la vicenda vuole focalizzarsi unicamente sulla vendetta di Tae Joon. Forse, però, al drama la stampella di una love story sarebbe in parte servita a traballare di meno. L’unico aspetto interessante di No Eun Bi è la questione del legame con il padre, a sua volta buona spalla del protagonista. Ho però preferito di gran lunga la figura femminile presente nel film, una gamer sociopatica apprezzabile nel suo essere davvero inusuale.
L’ultima parte del drama è un vero e proprio caos narrativo. La trama si perde in inseguimenti e scene rocambolesche mentre il piano di An Yo Han diventa sempre più fumoso e privo di una direzione chiara e precisa. Il finale è sbrigativo, poco soddisfacente e incapace di dare una degna chiusura alle sofferenze del protagonista e alla tensione accumulata - e dispersa - negli episodi precedenti.
E arriviamo a Ji Chang Wook. La sua recitazione è, come sempre, indubbiamente valida: carismatico e fisicamente in forma, a livello espressivo regala tutto il dolore e la determinazione possibili. Ma il suo talento, qui, sembra messo al servizio di un’operazione nostalgica poco felice. E’ stato uno dei miei primi attori coreani preferiti, e mi fa un po’ specie ritrovarmi – oggi – a fare certe tristi considerazioni: i tempi di “Healer” e “Suspicious partner” sembrano sempre più lontani, mentre gli ultimi anni sono una carrellata di tentativi che non riescono ad andare veramente a segno. E rivederlo in una rivisitazione allungata di un suo vecchio film non proprio di successo, anziché esaltarlo, aumenta la sensazione di un’occasione mancata per rilanciarsi con qualcosa di davvero nuovo e meritevole.
In conclusione, Sculpture City/The Manipulated è una serie che funziona a tratti, sorretta dall'interpretazione del suo protagonista, ma che affonda sotto il peso di una storia ripetitiva e di una gestione maldestra dei suoi elementi migliori. La fotografia è curata, la regia dinamica, le coreografie d’azione ben realizzate, ma manca di autenticità e spessore, con contenuti a mera fruizione dello spettatore. Un prodotto lucido e patinato, insomma, ma con un cuore di plastica.
Un importante e coinvolgente passo in avanti sul fronte BL
BL cinese – attori cinesi e girata in Cina – che ha cercato in tutti i modi di sfuggire alla mannaia della censura cercando l’appoggio di Singapore e Taiwan in sede di produzione e post produzione – sulle diverse piattaforme viene accreditata all’una o all’altra, in alcuni casi anche alla Tailandia – e con una distribuzione che si limita all’estero (ovviamente in Cina non viene trasmessa).Un giro tortuoso per un drama che, però, davvero merita.
La serie vanta un importante passo avanti e diversi pregi, ma presenta anche alcuni limiti e aspetti migliorabili, che possono essere buoni propositi per altre serie future dello stesso filone.
PRO:
- Romance molto coinvolgente, colpisce per la sua capacità di emozionare e far attendere con trepidazione la messa in onda dell’episodio successivo. La presa – almeno per gli amanti delle BL – è davvero forte e indiscutibile.
- Buon bilanciamento delle scene, un mix ben riuscito di romanticismo, sensualità e momenti di levità, che vedono l’alternarsi di scene comico-divertenti (in gran parte promosse dal proposito di Wu Suo Wei di fingersi attratto da Chi Cheng) a momenti passionali (sempre nei limiti della decenza, mai eccessivi) a passaggi più delicatamente sentimentali (soprattutto alcune uscite inaspettate di Chi Cheng, apparentemente banali ma di grande impatto e valore, se si tiene conto della caratterizzazione del personaggio).
- Le scene intime, seppur presenti e ben gestite, non sono quelle che lasciano il segno più duraturo: sono invece i piccoli momenti condivisi, le uscite improvvisamente tenere e le gag comiche a scombussolare lo spettatore e a portarlo ad affezionarsi al drama. Questo equilibrio tra passione, dolcezza e ironia rende la narrazione dinamica e avvincente.
- Cast azzeccato e chimica innegabile: entrambi gli attori protagonisti si sono rivelati davvero performanti, la loro recitazione convince, l’affiatamento di coppia si percepisce non solo nelle scene più esplicite ma anche nei momenti più semplici, dove i piccoli gesti si caricano di un’intensità sorprendente. Wu Suo Wei, con il suo sorriso solare e la determinazione a riscattarsi da un passato di povertà, contrasta splendidamente con un Chi Cheng arrogante, geloso, possessivo, prepotente, imprevedibile come i serpenti che alleva e di cui si circonda ma che in campo sentimentale mostra anche una sorta di vulnerabilità, nascondendo vecchie ferite sotto una maschera di apparente distacco.
- Personaggi principali ben costruiti, non monodimensionali come spesso capita in molte BL asiatiche: Wu Suo Wei e Chi Cheng non sono definiti solo dalla loro relazione, hanno una storia e un passato alle spalle che li identifica in primis come individui singoli. In Wu Suo Wei è palese il desiderio di riscatto economico e di rivalsa nei confronti di Yue Yue, aspetto che lo spinge a manipolare Chi Cheng. Quest’ultimo, pur essendo una red flag a tutti gli effetti, mostra anche un fascino indiscutibile, complice anche un'interessante mimica facciale e un timbro di voce intrigante che - va detto - non è però il suo (aspetto non da poco perchè con un tono di voce diverso credo che il suo appeal sarebbe stato decisamente inferiore). La sua gelosia, prepotenza e possessività sono spesso ai limiti dell’accettabile, Il suo modus operandi all’inizio della serie è decisamente discutibile e a tratti malsano, e ci sono dei momenti con Wu Suo Wei di dubbio consenso, aspetto smorzato però da una sorta di responsabilità condivisa dovuta al fatto che l’adescamento rientra volutamente nei piani di vendetta di Wei Wei.
- Sceneggiatura credibile, matura, adeguata. A differenza di molte serie BL tailandesi, dove le scene esplicite sembrano spesso fini a sé stesse, e a differenza di molte BL coreane dove l’interazione tra i due protagonisti adulti è tanto delicata e platonica da risultare irreale, Revenged Love integra la sfera sessuale alla trama in modo organico, senza mai scadere nella volgarità (in questo senso supera decisamente il romanzo dal quale è tratta, dove i molteplici momenti intimi vengono descritti fin troppo minuziosamente con un'infinità di dettagli e un’attenzione quasi morbosa).
- L'essere riusciti ad adattare una storia presa da un romanzo davvero malsano, di una volgarità eccessiva e con passaggi di una violenza praticamente da denuncia. Il drama ha il merito di aver tolto il 90% di questi aspetti davvero inguardabili. Restano alcuni passaggi e alcuni tratti, quasi tutti legati al personaggio di Chi Cheng, che andrebbero ancora rivisti: va bene abitudini in passato sopra le righe, proprio per mostrare il cambiamento successivo, ma sono convinta che il fascino del protagonista non necessiti di azioni violente o prevaricanti, il suo charme risiede altrove. Anche il rapporto di amicizia tra Guo Cheng Yu e Chi Cheng viene trasposto in modo sano e privo di tutti i risovolti perversi che caratterizzano il duo nel romanzo.
- Regia di alto livello, fotografia curata, con inquadrature e toni di luci capaci di esaltare le emozioni. La scenografia è immersiva e permette di cogliere in pieno l’atmosfera della storia. Le musiche, spesso strumentali, accompagnano in modo calzante i momenti chiavi, riproponendosi ad hoc nei siparietti più divertenti e spensierati, piuttosto che nei momenti più sentimentali o nelle scene più intime.
- Il passo – o pseudo passo – in avanti. Dopo anni di adattamenti censurati tramutati in bromance o BL depauperate dell'aspetto sentimentale e ridotte a un assalto fisico malsano e aggressivo, quasi a voler prendere la maggior distanza possibile da qualsiasi connotazione positiva, ecco che Revenged Love ritenta la strada già provata da “Addicted Heroin” quasi una decina di anni fa (drama non ben riuscito, e comunque poi interrotto), sfidando la mentalità ristretta non solo con scene esplicite, ma rendendole parte di una vera e propria storia sentimentale senza alcuna vergogna o assurda storpiatura.
CONTRO:
- Il drama presenta dei limiti narrativi abbastanza evidenti, la storia d’amore coincide di fatto con la trama - e in questo mi ricorda molto le BL tailandesi – mentre un valore aggiunto sarebbe stato inserirla in un contesto più ampio e strutturato quale parte integrante di una storia più complessa e articolata. Per questo i tempi forse non sono ancora del tutto maturi, ma certamente la direzione intrapresa è quella giusta.
- Il mettere al centro la relazione tra i due come unico obiettivo porta ad inevitabili forzature: il cambio ad hoc dell'orientamento sessuale di Wu Suo Wei ne è un perfetto esempio ("Gay solo per te" piuttosto che "da finto a vero gay" sono stratagemmi già visti, poco credibili e che sanno un po' di scorciatoia per arrivare al dunque). Stesso discorsi in termini di licenze poetiche: i serpenti di Chi Cheng sono un tocco da maestro, incuriosiscono e accentuano la caratterizzazione del personaggio. Detto questo, dubito che si possa andare tranquillamente in giro ovunque con un serpente attorcigliato attorno al braccio.
- I personaggi secondari nella prima metà del drama sono un po’ poco approfonditi e le conversazioni ruotano quasi esclusivamente attorno alla relazione principale, limitando la profondità narrativa. Personalmente non ho apprezzato particolarmente il pairing secondario, l’amico dottore è sì una graziosa e amichevole spalla per Wu Suo Wei ma preso singolarmente mi ha dato l’impressione di un personaggio un po’ insipido, non particolarmente perspicace per quanto sicuramente di buon cuore, e fastidiosamente pettegolo. L’ex amico di Chi Cheng, esteticamente (inteso come bellezza ma anche come espressività), non mi ha colpita molto. L’ho trovato poco contestualizzato nella prima parte, spesso noioso con i suoi agguati alla clinica, ma fortunatamente riguadagna i punti con l'entrata in scena di Wang Shuo e il successivo ripristino della vecchia amicizia fraterna tra lui e Chi Cheng. Devo però dire che a metà serie qualcosa cambia, la coppia secondaria sembra riuscire a smarcarsi un po' dall'ingombrante ombra del pairing principale e le loro scene non sono più uno spreco di minuti da skippare ma cominciano a farsi vagamente interessanti.
- La scena della riconciliazione dopo la rottura, qualcosa è decisamente andato storto. Abbastanza fedele al romanzo, ma il pianto di Wei Wei davvero poco convincente e anche Chi Cheng, nel suo istigarlo per poi frenarlo e infine cedere, ha mostrato passaggi non del tutto credibili. Non è stata emozionante come avrebbe dovuto essere una scena così fondamentale (ho preferito di gran lunga il momento del confronto in prigione tra i due nel penultimo episodio, per dire).
- I tempi della narrazione: il romanzo conta poco meno di 300 capitoli, la riappacificazione tra i due avviene a un centinaio di capitoli dalla fine ma nel drama ciò accade molto più avanti: va da sè che tutti gli eventi successivi vengono compressi e riproposti a raffica. Alcuni quasi tolti, altri semplificati (ad esempio il nipote è solo uno e non due gemelli, la sorella di Chi Cheng non mette alla prova Wei Wei seguendo il manuale di appunti scritto dal padre), altri ancora modificati (cambia il responsabile dell'arresto di Chi Cheng, piuttoto che la risoluzione del rapimento di Wei Wei). Non solo, anche il lasso temporale descritto viene accorciato, spesso a discapito della credibilità: dopo la morte della madre Wei Wei passa settimane in uno stato di totale sconforto, mentre nel Drama la proposta di portarlo a fare in viaggio è quasi immediata, e vederlo completamente rasserenato giusto per essersi sfogato con un po' di urla al vento... Boh.
- Il romanzo è disseminato di scene NC18 che ripropone puntualmente ogni tot capitoli dall'inizio fino praticamente alla fine. Ho sempre detto che non sono per me i passaggi più importanti, la chimica di coppia che mi è piaciuta l'ho percepita in scene più romantiche, dolci e sì, anche in qualche effusione non esagerata. Dopo la riconciliazione, però, non si vede più un bacio che sia uno, tanti momenti teneri (forse anche troppo, già che vedere Chi Cheng che spadella in grembiule rosa sa tanto di OOC), qualche fotogramma sul famoso materasso ad acqua volutamente allusivo, ma per il resto l'impressione è che manchi qualcosa. Senza riproporre scene spinte, sarebbe stato bello avere qualche effusione in più e qualche gioco d'acqua e bolla di sapone in meno (spesso nei drama asiatici, dai coreani ai cinesi e talvolta anche giapponesi, c'è quest'assurda abitudine di inserire parchi giochi, giostre dei cavalli, bolle di sapone e altre ridicolaggini infantili quali massime forme di divertimento...per adulti). Comprendo il voler sottolineare come l'iniziale attrazione lussuriosa si sia trasformata in vero amore, ma nel finale anche un semplice bacio non avrebbe minato la palese evoluzione del rapporto tra i due. Persino il pairing secondario vede un calo del sipario più gratificante, da questo punto di vista, sebbene l'immagine a tonalità calde dell'ultima scena, con entrambi rilassati e vestiti di bianco, e Wei Wei che, sdraiato sopra Chi Cheng, afferma di sentirsi di nuovo a casa resti comunque un finale di tutto rispetto.
- Non ho ben capito perchè far chiamare Wei Wei "zia" dal piccolo Dou dou, nipote di Chi Cheng: al di là del ruoli tra i due nell'intimità, ho sempre apprezzato il fatto che andassero oltre certe sciocchezze e appellativi vari: l'ho trovata una caduta di stile davvero evitabile.
- L'ultimo episodio è stato il più breve di tutti, non ho capito perchè rinunciare a minuti preziosi e soprattutto perchè eliminare la scena finale dei due davanti alla tomba dei genitori di Wei Wei (la scena tagliata, non doppiata, è comunque in circolazione su alcune piattaforme). Poteva starci un episodio speciale dopo la fine del drama, ma onestamente ci spero davvero poco.
- Infine, piccolo dettaglio ma non del tutto irrilevante, trovo sia una scelta discutibile l’inserimento nella sigla iniziale e nei titoli di coda di sequenze tratte non solo dai primi episodi ma – evidentemente – anche da momenti molto più avanti, generando un effetto spoiler non sempre gradito a tutti.
SPOILER!
Un piccolo sunto dei momenti che più mi sono piaciuti e mi hanno fatta affezionare al pairing Wei Wei/Chi Cheng:
- Chi Cheng che si fa mettere da Wei Wei la cintura che gli ha appena regalato
- L'atteggiamento di Chi Cheng dopo che Wei Wei finisce in ospedale quasi strangolato dal serpente
- Il tramonto guardato assieme e la battuta sulla barba non fatta/ricresciuta
- I fuochi d'artificio a Capodanno
- Wei Wei che, credendo al ritorno di Wang Shuo, si arrende a Chi Cheng buttandogli le bracci al collo
- Chi Cheng che scopre Wei Wei intento a fare una nuova teca per Gelosone, pensando invece lo stesse tradendo
- quando Chi Cheng afferma che tutti possono essere arrabbiati con lui, tranne Wu Suo Wei
- Wei Wei che porta via Chi Cheng dal locale che abitualmente frequentava, reclamandolo in modo ufficiale e definitivo
- gli orologi di coppia e i messaggi in codice
- la scena in piscina
- Wei Wei che salta in spalla a Chi Cheng dopo che il loro stratagemma per aiutare il pairing secondario ha sortito l'effetto desiderato
- l'abbraccio di Wei Wei quando Chi Cheng rincasa dopo essere stato dai genitori, e l'ammissione del timore che non tornasse
- il confronto tra i due in prigione (una delle miei scene preferite, forse la più toccante di tutte)
FINE SPOILER!
In conclusione Revenged Love è una serie che sa sicuramente come conquistare ed emozionare con la sua intensità - fatta di comicità, passione, prepotenze e tenerezze - portando lo spettatore ad affezionarsi ai due protagonisti. Pur non essendo perfetta (ci sono innegabilmente punti deboli e migliorabili, dalla struttura narrativa agli aspetti ancora troppo red flag del protagonista), rappresenta però un vero e proprio upgrade per le BL cinesi, aspetto di fondamentale importanza per i drama di questo genere.
Il kdrama più bello che abbia mai visto
L’ho attesa per tanto tempo e l’attesa è stata ripagata. Avevo grandi aspettative e si è dimostrata di gran lunga meglio di quanto potessi immaginare. La serie più bella, intensa, recitata benissimo, con una musica eccezionale. Con un richiamo al cinema italiano tanto meraviglioso quanto strappalacrime. Iu come sempre perfetta ancor di pù nel doppio ruolo.un cast di grandissima levatura. la fotografia eccellente! difficilmente si potrà rivivere un’avventura così perfetta.
Che dire? Schizza al primo posto della mia classifica personale al cui primo posto c’era My Mister, stesso regista Kim Won-seok, stessa protagonista IU. Park Bo Gum stupendo!! Se amavo l’isola di Jeju adesso la adoro!
Preliminari narrativi che non arrivano al PUNTO.
Voto reale: 6,7C’è una differenza sostanziale tra un film che racconta una storia attraverso la danza e un film che usa la danza come superficie estetica per mascherare i vuoti di scrittura. 10 Dance pur partendo da un argomento potenzialmente magnetico : la danza , con due rivali costretti a contaminarsi tecnicamente ed emotivamente – sceglie quasi sempre il ballo per fare scena, non per raccontare nel profondo. Il risultato è un’opera gradevole da guardare ma narrativamente irrisolta, spesso artificiosa, incapace di trasformare la promessa iniziale in una vera progressione drammatica.
Il problema principale è strutturale: la sceneggiatura procede per nuclei di tensione slegati, per dialoghi pensati a effetto, per silenzi gravidi di intenzione che tuttavia non sono sostenuti da un adeguato sviluppo dei personaggi. Si ha di continuo la sensazione che il film voglia sorprendere o sedurre lo spettatore sul momento, senza però costruire i passaggi necessari perché quella sorpresa abbia peso. Molte battute suonano come dichiarazioni solenni sospese nel vuoto: frasi enfatiche, cariche di sottotesto, che pretendono densità emotiva prima ancora che il rapporto fra i protagonisti l’abbia realmente guadagnata.
La relazione centrale, infatti, è il nodo più debole dell’intera storia.
L’ossessione del ballerino latino nasce e cresce in modo sbrigativo: si passa da sguardi ostili, da una rivalità quasi rabbiosa, a un coinvolgimento morboso senza che il film si prenda il tempo di mostrarne il processo interno. Manca attrito narrativo, manca gradualità, manca soprattutto la materia quotidiana della vicinanza. Non assistiamo a due uomini che lentamente si spostano l’uno nel territorio emotivo dell’altro; assistiamo piuttosto a una sceneggiatura che decide che debbano desiderarsi e accelera meccanicamente in quella direzione.
Questo rende ancora più problematico il modo in cui viene rappresentato il sentimento, più che tormentato, appare tossico e confuso, privo di una reale intellegibilità psicologica. L’amore qui non nasce da una necessità interiore riconoscibile, ma da una somma di "posture drammatiche". Il triangolo sentimentale, poi, è di una banalità da Bmovie e viene utilizzato come espediente di gelosia senza aggiungere profondità né conflitto autentico.
Anche i protagonisti, pur interpretati da due attori fisicamente credibili, tutto sommato, restano sorprendentemente incompiuti. Il campione di valzer e standard avrebbe dovuto incarnare l’algidità elegante del controllo e della disciplina; finisce invece per sembrare soprattutto un uomo contratto, rigido, emotivamente coartato, ma senza che il film ne indaghi davvero la complessità. Tanta sofferenza suggerita, tanti traumi allusi, moltissimi blocchi disseminati lungo il racconto: pochissimo, però, viene veramente elaborato. È un personaggio che accumula segni di disagio più che trasformarsi in una personalità tridimensionale.
Sul fronte tecnico, e qui il giudizio diventa ancora più severo, un film che fa della danza il proprio motore non può permettersi un livello coreutico soltanto discreto. Nel cast compare persino Pasquale La Rocca, scelta che dimostra la volontà produttiva di ancorare il film a una certa autorevolezza del settore.
Eppure questa autorevolezza resta periferica, quasi ornamentale. Le sequenze di ballo, per chi conosce davvero la danza sportiva, mostrano limiti evidenti: linee non sempre pulite, dinamiche non memorabili, conduzione scenica più recitata che danzata. In più occasioni sarebbe stato opportuno ricorrere a controfigure di alto livello, perché la macchina da presa insiste su una bravura che gli interpreti non possiedono fino in fondo. Per un film intitolato 10 Dance è un problema identitario.
Ancora più discutibile è la gestione della sensualità coreografica. La celebre scena del tango, con l’insistenza su piegamenti e allusioni pelviche, vorrebbe essere trasgressiva ma scivola spesso nel gratuito. Non c’è vera tensione erotica costruita attraverso il movimento; c’è piuttosto un ammiccamento vistoso, quasi volgare, che sostituisce la sottigliezza con l’allusione sbattuta in faccia.
Le interpretazioni seguono la stessa traiettoria altalenante: discrete, talvolta intense, ma raramente naturali. In diversi momenti i due protagonisti sembrano “recitare il tormento” più che viverlo, caricando sguardi e pause fino a una certa artificiosità. L’alchimia esiste a sprazzi, soprattutto in alcune scene più raccolte ( funziona ad esempio il suggestivo bacio danzato sul treno ma non basta a colmare il senso di incompiutezza generale).
Va riconosciuto che scenografia, fotografia e colonna sonora mantengono una dignità costante, e che l’idea simbolica del guidare un partner ferito, diventare il cavaliere di chi nel movimento prova dolore, è forse l’intuizione più bella e più matura del film. Ma anche qui si torna allo stesso punto: intuizioni incompiute, lasciate lì, senza sviluppo o approfondimento.
Il finale conferma il difetto di fondo. Dopo oltre due ore di accumulo intermittente, la risoluzione viene compressa in pochi minuti e affidata a un’apertura romanzesca che sa quasi di fantasy sentimentale più che di conclusione drammatica. Numerosi critici hanno parlato infatti di film “visivamente seducente ma narrativamente incompleto” e di un finale che sembra promettere un seguito non guadagnato dal racconto.
Non è il capolavoro passionale che una parte del pubblico ha voluto vedere, trascinata più dall’estetica dei protagonisti e da qualche bacio ben fotografato che da una reale qualità cinematografica. È un film con un buon confezionamento, una premessa fortissima e una resa decisamente inferiore alle sue ambizioni. Chi gli assegna voti da eccellenza probabilmente si è lasciato sedurre dal BL patinato; chi cerca invece un vero film sulla danza o una vera costruzione romantica resterà con la netta sensazione di aver visto un lungo preliminare narrativo che non arriva mai al punto.
Un tributo al femminismo
Ho letto nelle recensioni più quotate che ciò che non ha convinto è stata la recitazione e il personaggio bidimensionale della protagonista, e ahimé come dissentire ma se si va oltre ci sono molti aspetti apprezzabili di questo lavoro che ne hanno reso godibile e consigliabile la visione.A TUTTE è sfuggito che per la prima volta viene proposta un'immagine diversa della donna: volitiva, indipendente per davvero e senza necessità di aiuti maschili, capace persino di superarli in ingegno, forza, coraggio e resilienza. Questo mi è piaciuto, così come ho adorato la delicata forza di ogni donna proposta, la composta dignità di una ma con una fiera forza da non renderla assolutamente inferiore alla protagonista, l'ingegno e il coraggio dell'altra, i costumi e gli usi dell'antica cina imperiale, approfonditi e ben illustrati nei loro passaggi.
Tre donne, tre modi diversi di vivere la femminilità, le responsabilità e l'amore.
Finalmente un drama con un finale degno, non sbrigativo e senza inutili e continue tragedie che non lasciano riposare lo spettatore , che illustra anche momenti di unione, felicità, dove il tempo dedicato al romanticismo prende una buona parte del drama, evitando di cadere nella consueta superficialità che contraddistingue i drama storici spesso interessati a mostrare sotterfugi e tragedie.
Le coppie che si formano sembrano quasi moderne, un "moderno" nello storico. Una colonna sonora moderna avrebbe svecchiato e caratterizzato a livello di originalità, come nel film Maria Antoniette di Sofia Coppola.
Per la prima volta non ci sono stati episodi noiosi, la serie procede spedita offrendoci emozioni, intrighi e colpi di scena in ogni puntata. Si segue volentieri e si rimpiange che finisca subito.
Mi è piaciuto perché è un drama tutto al femminile che celebra la vittoria dell'ingegno femminile sul patriarcato: Vengono proposti differenti modi di vivere la femminilità, tutti dignitosi , coraggiosi e senza il sostegno degli uomini, come in altri lavori ipocriti , per esempio di revenge , dove dietro le quinte c'è sempre un uomo che aiuta, protegge, sostenta, qui invece le attrici provano tutte strade nuove, con coraggio e determinazione.
La protagonista in particolar modo è una donna volitiva, brillante, coraggiosa, indipendente, arguta e bellissima, con picchi di genialità, capace di tenere testa ad una quarantina di uomini, armata solo di un pugnale (non mancheranno combattimenti di un certo livello) , e con doti da stratega militare; le altre attrici femminili, anche se antagoniste finalmente non vengono dipinte come delle oche prive di umanità e incapaci di fermarsi quando toccano il fondo ma si supportano e si aiutano in quanto donne , e nascono delle belle amicizie.
Ho gradito moltissimo che alcune puntate hanno dipinti riti e dei costumi dell'epoca, di cui avevo sempre sentito parlare ma non avevo mai visto.
Mi è piaciuta molto l'intesa tra i protagonisti , e il modo in cui nasce, si complica e prosegue la loro storia d'amore, li ho trovati abbastanza credibili, senza eccesso di vittimismi e futili disperazioni . Ho adorato la tipologia di coppia che sono riusciti a formare: unita con una complicità infinita e con un grande ingegno, capace di ribaltare anche le situazioni più disperate, che si completa a vicenda, dove c'è spazio per la tenerezza ma anche per il sostegno e l'umorismo.. Quest'amore che è in grado di unire e resistere insieme alle difficoltà, confortandosi e aiutandosi con lealtà come due amici.
E' anche una serie in cui non mancano dei momenti di comicità che riescono ad alleggerire , sdrammatizzare e rendere più godibile il drama.
L'unico neo è che davvero non c'è molta omogeneità nelle rappresentazioni della protagonista, prima moglie devota, poi donna indipendente , decisa e risoluta, e infine nuovamente come agli inizi del drama. Avrebbe dovuto trovare un modo nuovo che unisse il suo ritrovato modo di essere all'amore che poi nutre per un personaggio all'interno del drama. Ai protagonisti rimprovero di non essere stati in grado di mostrare sempre intensità e disperazione nonostante ci siano delle scene il cui pathos raggiunge i livelli di Moon Lovers (capolavoro secondo me).
Ho visto recentemente lost you forever, e Zhang Wany qui ha dato davvero un terzo di quello che è in grado di fare, pensavo fosse un limite dell'attore invece è stato proprio diretto male. Questo lavoro benché non c'entri molto poteva essere il riscatto di CangXuan nel trovare una compagna invece è stato rappresentato un uomo abbastanza etico e responsabile, migliore senz'altro ma senza la straordinaria intensità e le espressività, la disperazione dell'altro. Questo ha tolto molta credibilità al personaggio, e anche intensità. Anche la chimica con la protagonista è buona ma non eccezionale come quella con Yang Zi, e anche wang churran deve ancora crescere molto come attrice, il personaggio è bidimensionale e piatto. Hanno fatto meglio la coppia degli imperatori , specialmente la giovane imperatrice mi ha impressionato per padronanza scenica ed espressività microfacciale. Meravigliosa.
WANG CHURRAN: LA BELLEZZA NON BASTA!
Se ci fosse poi stato un tocco di passione in più sarebbe stato davvero uno dei migliori cdrama di questo 2024.
Consiglio la visione perché vedrete intrighi, raggiri ma anche forte indipendenza, una femminilità sovrana e la capacità di venirne sempre fuori con arguzia e leggerezza. Un drama leggero MA NON SUPERFICIALE. Leggi di più
Hostage thriller & satira politica. Oltre la romance: vi spiego quello che nessuno ha scritto.
Snowdrop IN VERITA' è un hostage thriller, una satira politica e un laboratorio del potere. Oserei dire che la componente romantica è fortemente sbilanciata, presente ma al 30%.Come serie tv è probabilmente uno dei drama che mi ha fatto cambiare idea più volte durante la visione. Sono partita pensando di trovarmi davanti a una delle tante storie romantiche idol-centriche osannate dal fandom e, nei primi episodi, ero persino tentata di abbandonarlo. Il romance non mi coinvolgeva, la chimica tra i protagonisti mi sembrava debole e il ritmo era estremamente dilatato.
Eppure, episodio dopo episodio, ho iniziato a rendermi conto che stavo guardando la serie dalla prospettiva sbagliata, perchè Snowdrop* non è semplicemente una storia d'amore (o avrei droppato al quarto).
È un hostage thriller costruito su un impianto politico, con una forte componente di satira del potere, alla maniera dei grandi registi moderni.
Ed è questo l'aspetto che, a mio avviso, merita davvero attenzione.
Il vero protagonista è il potere, o meglio, il modo in cui la serie rappresenta il potere: ogni personaggio cerca continuamente di dominare qualcuno e, nello stesso tempo, subisce il dominio di qualcun altro.
È una dinamica che si ripete ossessivamente a tutti i livelli delle varie gerarchie sociali rappresentate.
Sul piano internazionale assistiamo allo scontro tra Corea del Nord e Corea del Sud, che utilizzano gli esseri umani come semplici pedine sacrificabili. All'interno dell'ANSP i superiori schiacciano gli inferiori, salvo poi vedere questi ultimi trasformarsi, una volta ottenuta una promozione, in copie dei loro stessi oppressori (rappresentate in modo volutamente grottesco e caricaturale). Il personaggio di An è emblematico: da uomo quasi ridicolo e servile assume progressivamente atteggiamenti sempre più autoritari, cambia linguaggio, postura, modo di relazionarsi con gli altri.
Lo stesso meccanismo si ripete tra i politici, che si tradiscono, si ricattano e si usano reciprocamente. Persino le mogli dei politici riproducono una gerarchia ferocissima: la " ape regina" domina le altre, ma appena perde potere viene immediatamente aggredita da chi fino al giorno prima le era sottomessa.
La dinamica continua persino nel dormitorio: la cantante esercita il proprio potere sociale su Bun-ok, la centralinista. Bun-ok, appena intravede una possibilità di rivalsa, inizia a bullizzare Young-ro e la stessa cantante. È un ciclo continuo di sopraffazione.
Per questo motivo considero Snowdrop quasi un piccolo laboratorio psicologico sul potere.
La serie mostra con grande lucidità come chi viene umiliato non diventi necessariamente più empatico. Molto spesso, appena ne ha l'occasione, riproduce sugli altri lo stesso schema di dominio che ha subito. Questa è probabilmente la riflessione più interessante dell'intera opera ed è il motivo della mia alta valutazione nonostante tutte le falle.
La satira politica che funziona 👌🏼
Molti personaggi politici sono volutamente caricaturali. All'inizio questo mi aveva infastidita, ma andando avanti ho capito che quella scelta non nasceva da incapacità, bensì da una precisa volontà satirica.I politici discutono continuamente di consenso, elezioni, prestigio personale e lotte interne mentre decine di ostaggi rischiano la vita. Le mogli credono agli indovini, si convincono di assurde profezie sulle "tredici vergini" e prendono decisioni completamente scollegate dalla realtà.
Sono scene volutamente grottesche, e molte finali ricordano un po' i codici teatrali del teatro dell'assurdo.
La serie sembra suggerire che il vero potere non sia solo crudele, ma anche profondamente ridicolo. È una satira feroce dell'élite politica.
La sceneggiatura ambiziosa 📓
Ho apprezzato molto l'idea generale. L'intreccio politico è decisamente più ambizioso della media dei drama romantici. Le alleanze cambiano continuamente, nessuno è realmente innocente e tutti sembrano disposti a sacrificare qualcun altro pur di sopravvivere. Mi è piaciuto anche il modo in cui alcuni dettagli vengono seminati con largo anticipo.
Ad esempio il custode apparentemente innocuo, mostra fin dai primi episodi elementi che fanno sospettare un ruolo molto più importante. Sono piccoli indizi che invitano lo spettatore più attento a formulare ipotesi.
Dove la sceneggiatura perde credibilità 🙂↕️
Nonostante l'ottima idea di fondo, la serie presenta alcune scelte narrative che mi hanno convinta poco.
La prima riguarda il rapimento del professor Han. Successivamente viene rivelato che Su-ho conosce già la situazione del figlio del professore e può usare questa informazione per convincerlo a collaborare. Questo rende il precedente tentativo di rapimento molto meno convincente, perché il ricatto psicologico appare una strategia decisamente più efficace e meno rischiosa rispetto a un'operazione armata con morti e feriti.
Un altro punto debole riguarda Tae-dong.
Nel momento in cui decide di tornare in Corea del Nord per salvare la sorella, il ragionamento mi è sembrato poco coerente.Sa perfettamente che gli agenti falliti vengono eliminati e conosce troppi segreti per essere lasciato vivere. La serie aveva già spiegato che, morendo come martire durante la missione, la sua famiglia sarebbe stata protetta. Di conseguenza il suo ritorno appare una scelta meno logica e meno sicura rispetto al sacrificio immediato.
E tanti altre soluzioni mi sono sembrate logicamente poco plausibili. Ci sono poi alcuni momenti in cui il realismo fisico viene completamente sacrificato. Ferite gravissime vengono superate con una facilità difficilmente credibile, personaggi in condizioni disperate continuano a combattere come se nulla fosse e alcune scene sembrano appartenere più al melodramma che al thriller.
Il romance è la parte meno riuscita 🖤
È proprio qui che la serie, secondo me, mostra il suo limite principale. Non sono riuscita a percepire una reale chimica tra i protagonisti. Il problema non è tanto l'idea dell'amore impossibile, quanto la sua costruzione. Molte svolte emotive mi sono sembrate poco preparate, senza un percorso reale che porti da A a C, si salta il passaggio intermedio.
Il rapporto tra Su-ho e Young-ro viene spesso raccontato attraverso rallenty, primi piani, musica romantica e lunghe sequenze contemplative, ma raramente ho avuto la sensazione che il loro legame poggiasse su qualcosa. Paradossalmente ho trovato molto più profondo e di spessore il legame con la Dottoressa Kang.
È come se la regia cercasse continuamente di suggerire emozioni che la sceneggiatura avrebbe dovuto costruire con maggiore gradualità.
Interpretazioni 🎭
Anche il cast mi ha lasciato impressioni contrastanti. Jung Hae-in funziona molto meglio nelle scene thriller che in quelle romantiche, è questa la sua cifra ora l'ho capito.
Il suo personaggio acquista spessore quando emergono il conflitto morale, il senso del dovere e la tensione politica. Tra le interpretazioni migliori metto anche Joo, Kang Cheong-ya e Bun-ok ( non è un'attrice di livello ma ho toccato con mano la sua bravura più qui che in lovely runner e altre scempiaggini rom com dove è sempre la stessa). Pur essendo uno dei personaggi che ho detestato di più, è interpretata con sufficiente credibilità da risultare realmente irritante.
Al contrario, molte interpretazioni secondarie mi sono sembrate eccessivamente enfatiche. Politici, mogli e diversi personaggi istituzionali finiscono spesso per sfiorare la caricatura. Per quanto riguarda Jisoo, ho trovato convincente la leggerezza iniziale del personaggio, la tempra, la sua agency, ma decisamente meno efficace la gestione delle scene più drammatiche.
Una storia con un simile peso emotivo avrebbe probabilmente beneficiato di un'interprete con maggiore esperienza. Non ha dato al suo personaggio spessore, agency, credibilità, plausibilità, ha solo, purtroppo devo dare ragione alle varie recensioni qui dentro, PIANTO. Quando apprende di notizie traumatiche piange e corre, pessima, non doveva iniziare con un ruolo così difficile e la regia doveva chiederle qualcosa in più.
ASPETTI TECNICI ( NESSUNO LI HA SPIEGATI, TE LO SPIEGO IO) 🎞️ 🎥
Dal punto di vista tecnico, è una serie di buon livello, ma non sempre la regia riesce a valorizzare il materiale narrativo.La fotografia è elegante e la ricostruzione degli anni Ottanta è molto curata. Gli interni del dormitorio, gli uffici dell'ANSP e gli ambienti istituzionali restituiscono un'estetica coerente e riconoscibile, contribuendo a creare un'identità visiva forte.
La regia alterna con efficacia le sequenze di tensione a momenti più intimi, ma mostra anche alcuni limiti stilistici. In particolare fa un uso molto frequente di primi piani, rallenty e inquadrature estremamente ravvicinate degli occhi e dei volti. In alcuni casi questa scelta funziona e amplifica il conflitto interiore dei personaggi; in altri, invece, appare più come un esercizio di stile che come una reale esigenza narrativa. Alcune inquadrature sembrano ricercare l'impatto estetico senza aggiungere nuove informazioni.
Quando invece si passa ai momenti passati dei personaggi il formato pellicola cambia, fateci caso.
Se vi chiedete perché vi sono tre ragioni plausibili per la modifica del rapporto d'aspetto (aspect ratio): l'immagine si restringe lateralmente, dando la sensazione di diventare più "quadrata". Inoltre cambia anche la resa dell'immagine, che appare leggermente più morbida e con una grana diversa.
Lo scopo è segnalare immediatamente allo spettatore che siamo in un altro tempo narrativo, senza bisogno di didascalie tipo "tre anni prima". È un linguaggio cinematografico: appena cambia il formato, il cervello capisce che è un ricordo o un evento passato.
Il secondo scopo , secondo me, è evocare la memoria. Un formato più stretto richiama inconsciamente fotografie, vecchie pellicole, filmati d'epoca. Dà ai ricordi un carattere più intimo e "chiuso", quasi come se fossero incorniciati.
Il terzo riguarda il significato psicologico. Il presente, girato in widescreen, appare più aperto e caotico; il passato, invece, è più ristretto, come se il personaggio fosse imprigionato nel ricordo. È una metafora visiva piuttosto elegante.
Paradossalmente, a volte, nelle scene in cui sarebbe stato utile soffermarsi maggiormente sulle espressioni degli attori, la regia sceglie spesso di non farlo, lasciando alcune emozioni soltanto suggerite invece che realmente vissute. Molte scene riprendono il personaggio visto di spalle o da angolature particolari, questo corrisponde ad una scelta estetica e ad un sottotesto: guardarsi le spalle, il personaggio è minaccioso , ambiguo, non ha buone intenzioni.
Anche il montaggio risente della durata complessiva della serie. Molte sequenze risultano dilatate oltre il necessario e alcune trattative si protraggono per diversi episodi, con una fisiologica perdita di tensione narrativa. Personalmente ritengo che un hostage thriller di questo tipo avrebbe tratto beneficio da una durata più contenuta.
La colonna sonora accompagna con discrezione la narrazione senza risultare particolarmente memorabile. I brani orchestrali utilizzati durante le fasi thriller funzionano e sostengono efficacemente la suspense.
Nel complesso assegno alla regia 8/10: elegante dal punto di vista visivo e tecnicamente solida, ma talvolta troppo compiaciuta nella forma e poco incisiva nel raccontare le emozioni.
Nel complesso ho deciso generosamente , nonostante i difetti, di dare un 8/10
Non perché lo consideri un capolavoro privo di difetti. Anzi. E' eccessivamente lungo , diluito e la visione mi è risultata spesso faticosa, non l'ho divorato e alcuni episodi mi hanno annoiata, ho persino premuto il tasto avanti nelle scene romantiche, mi sono sembrate un voltafaccia improvviso. Il problema di questo lavoro è che segue troppo la sceneggiatura: riesci proprio a vedere che ogni personaggio ha una funzione anche se le evoluzioni non vengono mostrate e la protagonista non ne ha nessuna. Quello che intendo dire è che gli eventi sono messi lì anche se non sono plausibili o scelte credibili in quel momento, deve accadere e basta e va bene così. E' un limite grosso per una serie che mostra dei buoni valori di produzione: una scenografia molto fedele e curata al periodo storico cui si riferisce.
Il romance non mi ha coinvolta, alcune motivazioni narrative mi sono sembrate deboli e diverse interpretazioni avrebbero potuto essere molto più incisive.
Eppure credo che il valore dell'opera stia altrove. Nella rappresentazione del potere. Nella satira politica.
Nel modo in cui ogni personaggio, dal presidente fino alla centralinista del dormitorio, tenta continuamente di imporsi su qualcuno più debole.
È questa la vera intuizione del lavoro, ed è proprio questa intuizione, più della storia d'amore, ad avermi convinta ad alzare il voto finale.
Mi sono tatuata il titolo sulla caviglia XD
Dopo la terza volta che lo rivedo, finalmente mi sento pronta a parlarvene.Questo è stato LETTERALMENTE il drama più bello che io abbia mai visto.
Premettendo che farmi piangere (nel senso vero del termine) sia ESTREMAMENTE difficile, quest'opera ci è riuscita a più riprese.
Non solo per il triangolo amoroso, ma anche per tipi di rapporti completamente diversi e intensi ad un tale livello che non possono non coinvolgervi e sconvolgervi.
I temi trattati in quest'opera sono veramente tanti: lutto, amore, passato, tradimento, amicizia, coraggio, fiducia, famiglia, crescita personale, credere in se stessi e lottare per questo. Ogni tema è stato trattato a mio parere nel miglior modo possibile.
L'unico che poteva funzionare meglio forse è il triangolo amoroso, abbastanza molle, ma è anche quello che fa crescere e maturare di più i personaggi.
Questo drama è riuscito a trasportarmi nel mondo delle startup e anche a spiegarmi come funziona questo mondo, senza mai mandarmi in confusione. Ho imparato tante cose nuove (≧▽≦)
Gli attori sono stati uno più bravo dell'altro. Anche coloro che interpretano personaggi secondari sono stati all'altezza del compito, nessuno sembra passare in secondo piano.
Le musiche giuste sempre nei momenti giusti, quelle che ti danno la carica o quelle che ti stringono il cuore.
Un applauso!!
Questo drama è sopravalutato
Non è niente di speciale. Molto rumore per nulla ...Ha un cast stellare, con attori visti e molto apprezzati in altri drama, ma qui scrittori e produttori di drama sudcoreani, potevano fare di meglio.
Nemmeno gli attori generalmente bravi aiutano se la trama, la sceneggiatura e i dialoghi fanno pensare al "mangime per polli" ...
Se lo scopo era raccontare dinamiche familiari, di quartiere e di amicizie di vecchia data, direi che hanno messo alla gogna la famiglia tradizionale che qui è raccontata malamente.
Le relazioni tra genitori e figli adulti che vengono ancora picchiati (?), figli adulti che si comportano con atteggiamenti di autocommiserazione, chiusura e pretesa di essere compresi senza fare il minimo sforzo per spiegarsi o chiedere aiuto.
Amiche di vecchia data che stanno insieme da 30 anni senza capirsi.
Coniugi che decidono ipso facto di divorziare, senza una ragione plausibile.
Una bimba, orfana di genitori e cresciuta dallo zio, il quale le suggerisce, in caso le chiedano perché non ha la mamma, di pontificare che "la famiglia composta da padre e madre dipende da una ideologia" (?!) ... ma si può? ma chi le scrive ste stupidaggini ... SIC.
La diplomatica cattolica, che va al tempio buddista a scrivere preghierine sulle tegole del tempio ...
Ma che cavolo ci stanno raccontando ...??
Per giungere a 16 episodi una trama che poteva essere raccontata in metà o anche meno, hanno reso prolissi dialoghi e sottotrame, tirato in lungo su scene di violenza tra genitori e figli, tra amiche ecc.
E' confezionato molto bene, con immagini e una fotografia molto sofisticata, ma a me fa pensare a cibo confezionato bene, con tante salse e salsine, per correggere la mediocrità degli elementi di base.
L'ho visto fino in fondo, perché lo Studio Dragon che lo ha prodotto, non ha lesinato su immagini, musica e attori carismatici, ma confermo che è materiale sprecato.
Esilarante con molti difetti
Questo drama è stato uno dei più esilaranti mai visti, non ricordo di aver riso così tanto guardando un drama, forse welcome to waikiki compete ma ha una storia molto meno avvincente. Per le risate mi sento di osare con la valutazione che meriterebbe un 6,5 onestamente perché ci sono diversi difetti, il principale è la scrittura. I diversi aspetti della storia/trama non si amalgamano bene (fantasy-crime- gangster- commedia e momenti drammatici mai veramente credibili).L'aspetto thriller /mistery crime diventa noioso intorno al 10° perché viene trascinato troppo, portando in scena un "ritratto" della polizia veramente poco lusinghiero, con la solita indagine che arranca, con costanti errori nel catturare il cattivo, lasciandolo scappare un'infinità di volte.
La storia d'amore è molto carina e mostra come i primi amori, quelli unilaterali, possono finire e perdersi con un timing sbagliato nella consapevolizzazione dei propri sentimenti. Tuttavia, anche se due personaggi finiranno insieme, il loro innamoramento slow, e la loro storia davvero tenerissima, non mi ha emozionata più di tanto perché l'elemento umoristico pervade talmente tanto il drama da aver tolto molta serietà, quindi lo guardi come una sceneggiata che risulta poco credibile, a volte troppo infantile per l'età dei personaggi tra l'altro.
La protagonista femminile principale, Do Bong Soon, inizialmente è fastidiosa e sembra davvero troppo immatura, poi si inizia a comprendere e a seguire un po' la sua storia , come al solito piena di cliché: discriminata in famiglia, come il padre, ignorata dalla sua cotta atavica, che si sente un pesce fuor d'acqua, e si finisce per apprezzarla per correttezza, lealtà, senso di giustizia e autonomia. Mi è sembrata brava e convincente nel suo ruolo che permette pochi spazi di libertà secondo me, non avrebbe potuto fare meglio.
il triangolo amoroso è qui mostrato in modo anti convenzionale e confusionario, con tratti di ambivalenza tale che sono morta dalle risate in una famosa scena girata nella sala giochi.
La madre viene mostrata in modo caricaturale ma brutalmente umano, è allucinante come spinga la figlia verso un matrimonio di interesse in modo sfacciatamente onesto, anche chiamando in causa le divinità e procurando un talismano che agirà invece su una coppia improbabile (le risate che mi sono fatta non sono normali).
Musica molto gradevole ma niente di eccezionale, anzi, i testi molto infantili e ridicoli toglievano serietà ai momenti insieme.
Sceneggiatura un po' banale che cade nel cliché, nessun dialogo degno di nota però la storia è molto ben strutturata in generale: è assolutamente credibile che un ragazzino bullizzato e privo di aiuti perda la testa per una donna forte che può fare il c**o a tutti.
Il ritmo è buono e coinvolgente, il drama è scorrevole ma 12 episodi sarebbero bastati, intorno al 10° il ritmo frena bruscamente per trascinarsi con la storia del cattivo (che era già stato scoperto ma non si può arrestare e così va avanti fino alla fine). Onestamente è stata una lungaggine che ha penalizzato molto, non tutto si può trascinare se non c'è un colpo di scena o qualcosa di avvincente o interessante da narrare.
La nascita della coppia è molto "kawaii" ma c'è poco sentimento, struggimento, passione assente.
Le interpretazioni dei protagonisti maschili sono molto buone e complementari: il Ceo della AINS Software è molto a suo agio nelle scene comiche, è molto spigliato e spavaldo in quelle scene e meno in quelle drammatiche dove risulta sì credibile ma non ha la stessa padronanza. Il poliziotto invece, che conosco dai tempi di moon lovers, è stato molto bravo a mostrare tristezza, senza strafare ma la sua sofferenza mi è arrivata tutta con lo sguardo.
Di negativo c'è una sceneggiatura che non ha fuso bene gli elementi, ha dato un tono troppo umoristico e caricaturale ai personaggi e non è risultata credibile in definitiva.
L'ampiezza del drama, 12 episodi sarebbero bastati a condensare il tutto, mentre la cattura del nemico si trascina per troppo tempo da quando scoprono l'identità.
La forza esatta della protagonista non è rappresentata in modo lineare e corrispondente alle varie scene: non sa correre ma si arrampica in 3 secondi a grandi altezze, può scagliare un suv , trattenere un autobus ma solleva due uomini di 70 kg l'uno mostrando sforzo nell'alzarli, pesta l'assassino che ha massacrato di botte l'amica ma gli spezza semplicemente un dito e lo ferisce al costato quando avrebbe potuto massacrarlo e assicurarlo alla giustizia.
Capisco la comedy room ma è ridicolo in alcune soluzioni, soprattutto nel finale (ultimi 3 episodi prima del finale).
Vuole creare un personaggio da videogames ed è bella la storia di raccontare la sua storia d'amore col gioco ma questa parte viene resa mostrando lei che trascina e rilascia un 'arma su un foglio digitale in un app di grafica talmente povera e scarna da risultare penosa per un drama. Tante cose non hanno convinto.
Siate obiettivi.... è un teen drama carino per ridere che perde intensità e credibilità.
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