Completo
Little Women
3 persone hanno trovato utile questa recensione
lug 20, 2025
12 di 12 episodi visti
Completo 0
Generale 8.5
Storia 8.0
Acting/Cast 9.0
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 8.0

bello nonostante le protagoniste ti facciano venire voglia di urlare in certe scene.

Intrigante, teso e con una storia che fila benissimo tra giri di soldi, bugie e simbolismi inquietanti. I plot twist si susseguono come se fossero caramelle al veleno 🍬☠️ e rendono questo drama avvincente e originale, lontano dai cliché romantici.
Detto ciò… possiamo parlare delle sorelle? Le due maggiori sembrano uscite da un corso accelerato di pesantezza emotiva: una è sempre sull’orlo della crisi di nervi e l’altra – la giornalista – fa cose a caso con l’energia di chi non ha mai ascoltato un consiglio in vita sua 🙃
Per fortuna le dinamiche di potere e i personaggi secondari tengono in piedi la baracca, e anche se qualche buco di trama fa capolino qua e là 🕳️, il drama nel complesso regala una visione intensa e soddisfacente.

Voto: 8/10 –

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Completo
Cashero
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
dic 28, 2025
8 di 8 episodi visti
Completo 0
Generale 7.0
Storia 6.0
Acting/Cast 9.0
Musica 7.5
Valutazione del Rewatch 6.0
Questa recensione può contenere spoiler

Rapido ma impreciso ritratto di un curioso eroe squattrinato

Cashero è quel drama che suscita curiosità nonostante i numerosi difetti, ma che si continua a guardare fino alla fine accettando la presenza di svariati aspetti migliorabili.

LA DURATA:
Breve, gli otto episodi – la metà dei canonici coreani – lo rendono una visione rapida, con un investimento di tempo sufficientemente contenuto e, di conseguenza, una maggiore clemenza rispetto ai difetti.
Se da una parte non si rischiano le criticità dei drama eccessivamente prolissi, dall’altra si è andati forse un po’ troppo al risparmio in termine di minuti, ed è mancato lo spazio per fare la giusta e necessaria chiarezza su svariati aspetti. Se otto episodi era la misura perfetta per serie come “The trauma code”, qui il tipo di storia che si voleva sviluppare avrebbe necessitato di qualche episodio in più… Dodici sarebbero stati a mio avviso quelli giusti.

LA STORIA:
Non c’è una vera e propria storia… Di fatto questa coincide con la figura del protagonista. Kang Sang Woong è un giovane impiegato dalla vita ordinaria, che convive con la fidanzata storica e con la quale cerca faticosamente di mettere da parte i risparmi necessari a comprare finalmente casa.
Il padre verso il quale non ha la minima stima trasferirà a lui un superpotere in modo improvviso e bizzarro, per cui si ritroverà dall’oggi al domani in una situazione più disperata che fantastica, già che l’utilizzo delle nuove abilità acquisite comporta il dover depauperare le proprie risorse economiche.
Proprio il tema del denaro è un po’ il perno centrale della storia: Sang Woong che cresce in una famiglia perennemente in difficoltà a causa di un padre incapace di salvaguardare i risparmi, la fidanzata storica ossessionata dal denaro e che di lavoro fa la contabile. Cashero aggiunge poi il dilemma per eccellenza: un supereroe che per fare del bene si deve ridurre sul lastrico. Forza sovrumana e capacità curative diventano incredibilmente “costose”, ma ancor più difficile diventa scegliere di non intervenire nelle questioni non strettamente personali, salvaguardando però così la situazione ordinaria della propria vita personale. Più una condanna che una fortuna, insomma.

La trama ha il pregio di approcciare le diverse situazioni sfruttando modalità variegate, per cui ai passaggi più drammatici si alternano momenti ironici e bizzarri, scene più riflessive stemperate da momenti di pura azione, oltre a brevi spiragli di simpatica levità (ad esempio quando la fidanzata che gli passa la banconota per testare l’aumento della sua forza anche in camera da letto). Nonostante ciò, il drama palesa una scarsa chiarezza narrativa che porta questi diversi tipi di approccio a susseguirsi bruscamente, senza una lineare continuità necessaria a rendere il tutto scorrevole e coerente.


IL CAST
Partendo dal protagonista, Lee Jun Ho si rivela una scelta più che azzeccata: attore carismatico ed espressivo, reduce da un’altra prova meritevole (Thyphoon family) e che vanta in generale diverse intepretazioni degne di nota negli ultimi anni (King the land, Chief Kim, Dress sleeved red, Just between lovers). La sua è una recitazione grintosa, di carattere, che trova ad esempio un perfetto riscontro nelle inquadrature finali di alcuni episodi, dove riesce a conferire il giusto grado di incisività e verve alla scena. Oltre a lui, da segnalare sicuramente la prova di Kim Byung Chul, attore particolare capace di farsi apprezzare in ruoli diversi e il cui talento avevo già avuto modo di conoscere in “Doctor prisoner”. Ho ritrovato con piacere altre vecchie conoscenze, quali Jang Hyun Sung (il detective) e Kim Won Hae (l’anziano che vede il futuro), attori da anni dediti a interpretare magistralmente figure secondarie di drama celebri e ben fatti. Tutti attori, quelli citati, le cui carriere si erano già incrociate sui set di “Chief kim” e “Doctor prisoner” (all’appello credo manchi solo Namgoong Min, protagonista di entrambe le serie citate, ma che qui comprendo non avrebbe avuto senso… Anche perché la sua presenza avrebbe oscurato il protagonista, e non era certo il caso). Si fa nuovamente notare, in senso positivo, Lee Chae Min (Cho Nathan), che quest’anno ha attirato l’attenzione di molti grazie alla splendida prova in “Bon appetit, your Majesty”. Tra l’altro l’attrice che qui interpreta la sorella, nell’altro drama ricopriva il ruolo della sua concubina: di nuovo un ruolo da “cattiva” e di nuovo un buco nell’acqua, già che ne risulta ancora una volta un personaggi fiacco. Simpatica la ragazza col potere della telecinesi, mentre la fidanzata del nostro eroe davvero anonima: il romance non era il tema predominante ma più che altro un elemento di contorno, per cui la sua presenza è stata tutto sommato senza infamia e senza lode… Così come lo sarebbe stata quella di tante altre attrici non particolarmente brillanti.

OST
Non fenomenali ma adeguate al tipo di drama. Carine, in certi passaggi si fanno particolarmente notare, ma non sono quei brani che ti rimangono in testa anche a visione conclusa.


MARGINI DI MIGLIORAMENTO
- La figura del padre, introdotta e spiegata veramente male e in modo incoerente: non c’è un grande rapporto padre-figlio ma nemmeno del risentimento, per cui risulta abbastanza incomprensibile il fatto che trasmetta di punto in bianco il potere al giovane, stravolgendogli la vita e senza nemmeno degnarlo di spiegazioni non solo dovute ma anche necessarie per la sua incolumità. Un potere talmente ambito per cui Sang Woong entrerà fin da subito nel mirino dell’alleanza mondana, mentre al contrario il padre era stato lasciato tranquillamente in pace per anni. Qualcosa non torna, maialino-salvadanaio a parte.
- Gli altri soggetti con super poteri, di cui si sa ben poco e si decide di raccontare ancora meno. L’avvocato, Pan-Mi… persino il detective, avrebbero meritato tutti una maggiore attenzione e introspezione. Peccato.
- I cattivi: qui siamo proprio messi male. Sembrava una staffetta di quattro atleti dalle prestazioni deludenti che non facevano altro che passarsi – faticosamente – il testimone l’un l’altro. Soprattutto sugli obiettivi di ciascuno di loro, dal padre ai due figli all’usuraia, è rimasta una grande confusione.
- Le dinamiche, spesso poco coerenti e dove i tempi non tornano: Sang Woong viene attaccato da Cho Anna e dal suo tirapiedi dalle braccia infuocate, segue lo scontro tra i due, la vittoria di Sang Woong… Che poi si ferma. La nemica è lì, a un passo da lui, difesa da un gruzzolo di guardie inutili, e niente, il confronto termina lì, tipo “fine primo round”. Se facciamo fuori la cattiva subito, come portiamo avanti la storia? Non solo, hanno così fretta di mettere le mani su Sang Woong, sperando non si metta di mezzo anche l’Avvocato, che lo lasciano poi tranquillo per giorni/settimane, durante le quali lui ha paradossalmente modo di allearsi con gli altri due super umani e allenarsi per diventare più agile e forte. Ma perché??? Sono scelte che hanno senso solo per arrivare dove la storia già scritta vuole arrivare, ma rappresentano di fatto una strada forzata poiché il buonsenso e la logica andrebbero in tutt’altra direzione, ed è con quelle che ragiona lo spettatore ignaro dell’intera sceneggiatura.


Il drama dura poco, alcuni spunti sono originali, il cast merita, la storia a modo suo incuriosisce… Abbastanza da accettarne i difetti – che vanno messi in conto e che salteranno all’occhio – e apprezzarlo per quello che è.

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Completo
Ye Cheng
3 persone hanno trovato utile questa recensione
giu 10, 2023
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 7.0
Storia 7.5
Acting/Cast 8.0
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 2.0

Non ci siamo

Ci troviamo in un mondo cinese antico di fantasia, dove comandano le donne e gli uomini sono sottomessi. O dovrebbero esserlo, perché se ne vedono molto pochi, e quei pochi che si vedono o sono soldati o sono intrattenitori delle case di piacere per le donne ricche (dove però, molto pudicamente, le donne si limitano a bere e ad assistere a qualche castissimo spettacolino di danza…). O dovrebbero esserlo, intrattenitori, solo che sono anche qualcos’altro e, insomma, il protagonista maschile Shen Ye è un uomo astuto e bellissimo dalle diverse identità, i cui scopi non sono chiarissimi. Quel che è certo è che vuole raggiungerli sposando la principessa Shu Cheng, rampolla di una potentissima famiglia. Dice di amarla, fa per lei qualsiasi cosa, ma quali sono i suoi fini? Sullo sfondo di una lotta per il potere fra l’imperatrice e la famiglia Shu, in mezzo ai soliti cliché di antichi massacri, tradimenti, complotti, false identità, malintesi e ingiustizie, si sviluppano due storie d’amore molto travagliate.

Purtroppo lo svolgimento lascia alquanto a desiderare. Le situazioni sono spesso ripetitive, o talmente assurde da far cadere le braccia per terra. Sembra si faccia a gara a minacciare di uccidere, o uccidersi, o farsi ammazzare, o sacrificarsi per la famiglia o la “causa” e così via cantando, e la cosa diventa parecchio stucchevole. Il drama è ambientato in un regno – chiamiamolo impero, visto che c’è un’imperatrice – ma la corte, ovviamente tutta femminile, è minimale, così come le ambientazioni, pochissime, e alla fine ci si riduce a portare avanti dei complotti risibili nelle solite quattro stanze in croce, tra i membri di tre famiglie o giù di lì. Pesante. Aggiungiamoci che solo le donne sono ufficiali dell’esercito ma, quando si tratta di scontrarsi con qualche uomo fra i personaggi principali, le donne perdono sempre, chissà perché. Anche le protagoniste, che dovrebbero essere dominanti, finiscono in realtà per essere sempre vittime della forza o dell’astuzia del maschio di turno. Inutile inventarsi un mondo matriarcale quando poi il motore della storia sono i maschi. Peggio: è umiliante per le donne. Non solo le dipingono come meschine guerrafondaie, esattamente come gli uomini, che ci potrebbe anche stare: il potere corrompe. Ma sono pure incapaci, messe di fronte all’asso pigliatutto maschio.

Il sale del discorso, più dei complotti per ottenere o mantenere il potere, pare essere il continuo scontro fra Shen Ye e Shu Cheng. Lui dice di essere innamorato di lei, che finisce anch’ella per innamorarsi di lui, ma è presa in mezzo ai giochi di potere e non può fidarsi del dolce maritino perché le racconta troppe bugie. Problema è che, a qualunque piatto tu aggiunga troppo sale, alla fine risulterà immangiabile. Il sedicesimo episodio pare terminare in maniera quasi soddisfacente, anche se non risolve nulla e non spiega proprio tutto. Il problema nasce nel successivo epilogo di pochi minuti, in cui ci suggeriscono un finale completamente diverso, che dovrebbe proseguire in una seconda serie. Non so se la faranno, il punteggio di questo drama non pare indicare un gran gradimento da parte degli spettatori. Conviene ignorare l’epilogo o, meglio, non guardarlo proprio.

Che dire degli attori? Indubbiamente Yuan Hao è un ragazzo bellissimo e un bravo attore, adatto al ruolo che gli è stato assegnato, per quanto non abbia fatto faville. Altrettanto non posso dire di Claire Jia, la protagonista, che non mi è piaciuta moltissimo. In realtà, gli attori mi hanno lasciato tutti abbastanza indifferente, forse perché anche il drama in sé non mi è piaciuto molto. Le protagoniste più anziane le ho trovate rigide e poco comunicative e, se la Wan Qing di Yakisa è stata abbastanza convincente nel suo ruolo poco entusiasmante (chi la paragona, almeno nell’aspetto, a Zhao Lusi, non sbaglia), il secondo protagonista maschile è stato terribilmente statico, modello faccia di pietra, ma forse è dipeso dal personaggio. Carini, ma niente di più, i caratteristi.

Il commento musicale è dimenticabile – e infatti non ricordo nulla – mentre i costumi, pur se non cambiati spesso, sono abbastanza gradevoli. Con una eclatante eccezione: il “velo” metallico che hanno inflitto sul viso del povero Yuan Hao quasi come una museruola è qualcosa di indecente, da tanto è assurdamente brutto! Scenografie anonime e un editing abbastanza carente completano questo drama a basso budget che avrebbe potuto essere decisamente migliore. Sorge spontaneo il paragone con Romance of Tiger & Rose: un paragone che Ye Cheng perde su tutta la linea.

Il lato positivo della questione è che si tratta di una serie molto breve, rispetto ai soliti standard cinesi, quindi non mi ha impegnato più di tanto. Probabilmente, se fosse stata più lunga, l’avrei abbandonata prima della fine, e già così ho faticato un po’. So che ci sono spettatori entusiasti di questo titolo, che non saranno per niente d’accordo con me. Pazienza. Io comincio sempre la visione sperando di incappare in un capolavoro, se non succede, non è colpa mia!

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Completo
Better Days
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
mag 18, 2026
Completo 0
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10

Un ritratto spietato del bullismo tra silenzio, disperazione e sopravvivenza

Ci sono film che si guardano, si apprezzano e si archiviano in fretta. Poi ci sono film come “Better Days” : un’esperienza che resta scolpita nella mente per giorni, un pugno allo stomaco che si trasforma in un abbraccio disperato. Definirlo un semplice “drama scolastico” sarebbe riduttivo e fuorviante: si tratta piuttosto di un’indagine spietata sulla natura del bullismo, sulla fragilità della speranza adolescenziale e sulla forza primordiale di un legame che nasce dal fango e dalla solitudine.

La storia segue Chen Nian - interpretata da una straordinaria Zhou Dong Yu - una studentessa modello la cui intera esistenza è votata all’esame di ammissione all’università, considerato l’unica speranza per un futuro migliore. La sua vita scolastica è però un inferno quotidiano: un gruppo di compagne la sottopone a un bullismo feroce, psicologico e fisico, con una crudeltà tanto gratuita quanto agghiacciante. Dall’altra parte della città vive Xiao Bei – portato in scena da un Jackson Yee in uno stato di grazia sorprendente - un ragazzo di strada abituato a risolvere tutto con i pugni, che dorme in una baracca fatiscente e non ha altra prospettiva che la sopravvivenza. L’incontro tra i due sembra destinato a restare uno scontro tra mondi opposti, ma si trasforma immediatamente in qualcosa di molto più complesso: una tregua armata, poi un’alleanza, infine una dipendenza reciproca che rasenta il sacro.

Il vero punto di forza assoluto del film è la comunicazione silenziosa tra i due protagonisti. Zhou Dong Yu e Jackson Yee recitano prevalentemente con lo sguardo. Una ruga sulla fronte, un tremore delle labbra, una lacrima trattenuta: ogni minimo segno diventa un dialogo interiore potentissimo. Quando si guardano, l’intero mondo intorno smette di esistere. Jackson Yee, giovanissimo e all’epoca al suo primo grande ruolo serio, non recita da idol pop: incarna un ragazzo distrutto ma dignitoso, capace di trasmettere una vulnerabilità titanica con un semplice battere di ciglia. Zhou Dong Yu, dal canto suo, offre una prova fisica e psicologica di rara intensità, specialmente nelle sequenze di umiliazione pubblica, dove il suo corpo sembra piegarsi ma mai spezzarsi del tutto.

La regia alterna una crudezza quasi documentaristica a momenti di una bellezza lirica straziante. Le scene di violenza sono girate con una vicinanza sporca e claustrofobica: la macchina da presa non si sottrae mai all’aggressione, costringendo lo spettatore a sostenere lo sguardo su ogni schiaffo, ogni strappo di vestiti, ogni risata sadica. Non c’è compiacimento, ma nemmeno pietismo. Si tratta di una scelta etica prima ancora che estetica: mostrare fino in fondo la brutalità del bullismo per non lasciare alcuno spazio alla neutralità. In netto contrasto, i momenti tra i due protagonisti – sulla moto sgangherata o nella baracca illuminata da una luce calda – sono impregnati di una tenerezza sospesa, quasi onirica, che rappresenta l’unico rifugio possibile in un mondo ostile.
La sceneggiatura è notevole anche per come rifiuta ogni facile manicheismo. I bulli non sono mostri caricaturali, ma ragazze che agiscono all’interno di un sistema che legittima la sopraffazione. E la vera antagonista del film è infatti l’indifferenza strutturale: quella degli insegnanti che voltano lo sguardo, quella della polizia che arriva sempre troppo tardi, quella di una società che misura il valore di una persona solo in base ai risultati scolastici. La madre di Chen Nian, venditrice truffata e costantemente assente, non è un personaggio malvagio: è semplicemente una donna sopraffatta dalla sopravvivenza, che rappresenta l’assenza non per crudeltà ma per impotenza.

Nella seconda metà, quando la vicenda precipita in un evento tragico, il film si trasforma in un thriller morale teso e angosciante. La lunga sequenza dell’interrogatorio, in cui i due ragazzi vengono separati e ripetono all’infinito la stessa identica versione dei fatti, è un capolavoro assoluto di montaggio e recitazione. In quel momento, senza alcuno scambio di parole, emerge con chiarezza assoluta che il loro legame è diventato indistruttibile, quasi sacro. Hanno scelto di portare il peso l’uno dell’altra, perché prima di incontrarsi nessuno aveva mai dato loro una ragione per continuare a lottare.
Rispetto ai bulli, il film accenna solo brevemente alle loro motivazioni personali, lasciando in ombra le dinamiche familiari o sociali che potrebbero averle generate. Tuttavia, questa scelta appare perfettamente funzionale al punto di vista adottato: la narrazione resta saldamente ancorata allo sguardo delle vittime, e mostrare il retroterra delle aguzzine rischierebbe di umanizzarle in modo indesiderato o di distrarre dall’urgenza del dolore raccontato.
Il finale – e non rivelo volutamente nulla perché rovinerebbe davvero l’intera visione - rappresenta un altro tratto di coraggio della regia: non si tratta del lieto fine riparatorio tipico della narrazione hollywoodiana, ma di una conquista faticosa, imperfetta e profondamente vera. La speranza non viene donata: viene strappata a denti stretti dal silenzio e dalla memoria. E proprio questa ambiguità – non sapere del tutto se la felicità sarà duratura, ma riconoscerla come possibile – rende l’intera esperienza ancora più preziosa.

In conclusione, “Better Days” è un vero e proprio capolavoro, uno dei migliori film asiatici che abbia mai visto. La recitazione, la regia, la fotografia e l’uso calibratissimo del silenzio convergono in un film che non si limita a denunciare il bullismo, ma ne esplora le conseguenze psicologiche, legali e morali con una profondità raramente raggiunta dal cinema contemporaneo. È un’opera dolorosa, a tratti quasi insostenibile, ma assolutamente necessaria. Va vista almeno una volta, e probabilmente tornerà in mente per molto, molto tempo. Non è un film per chi cerca leggerezza, ma per chi non ha paura di guardare in faccia il peggio dell’adolescenza per trovarvi anche il meglio di cui due esseri umani siano capaci.

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Completo
While You Were Sleeping
3 persone hanno trovato utile questa recensione
giu 13, 2022
32 di 32 episodi visti
Completo 0
Generale 9.5
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 10

Ti stavo cercando

Era da tempo che non vedevo un drama così bello!!
Mi ha ricordato un po' Pinocchio, un drama crime/thriller romantico. Questo con un pizzico di fantasy. Io non amo particolarmente questo genere nei drama (almeno finora in 1 o 2 mi hanno entusiasmato) ma qui non mi ha affatto disturbato, anzi è risultato addirittura piacevole.
Gli attori mi sono piaciuti tutti tantissimo, i protagonisti su tutti: lui già visto e amato in Pinocchio appunto, lei in Start Up (my love). La storia è sempre bella e coinvolgente e ho una enorme voglia di rivederlo. Non ho molto da dire perchè l'ho amato, ho amato ogni singolo istante. Davvero, davvero stra consigliato.

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Abyss
3 persone hanno trovato utile questa recensione
lug 7, 2021
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 4.0
Storia 4.0
Acting/Cast 8.0
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 4.0

Se non ci fosse stato l'Abyss sarebbe stato meglio.

Sono nata e cresciuta guardando crime e posso giurarvi che alla lunga questo drama mi ha stancato.
La storia, post rinascita, segue la caccia al serial killer che ha preso particolarmente di mira uno dei due protagonisti, poiché ne aveva causato la morte. Il problema più grande nel catturarlo sta nel fatto che anche lui è stato riportato in vita dall'Abyss e ha "cambiato" aspetto.
Nel minestrone di rinascite cascheranno diversi personaggi che ruotano attorno ai protagonisti e che francamente non ho capito.
Secondo le regole dell'Abyss, questo oggetto è capace di riportare in vita una persona ma con l'aspetto della sua anima.
Ma allora perché Cha Min ha le fattezze di uno che non si è mai visto mentre Go Se-yeon di una ragazza che conosce? Perché qualcuno invecchia mentre qualcun altro è sempre uguale?
Boh.
Questa cosa non viene minimamente spiegata, ma tutto ciò gioca a favore del drama, perché ciò lo fa dilungare a dismisura giustificando una durata di 16 episodi con avvenimenti e introduzione di personaggi che potevano stare dov'erano visto l'uso che ne è stato fatto.
Sarebbe stata più breve senza l'Abyss.
Ma sicuramente più bella.
È stato il mio "amore" per il crime che mi ha spinto a portarlo a termine, perché dopo 12 episodi volevo mollarlo.
All'inizio mi aveva anche intrigato parecchio, poi mi sono cascate le braccia.
Troppo,
TROPPO lungo.
...
Ah e gli alieni?
Beh, si fanno vedere nel primo episodio poi stop.
Puff.

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Completo
Cupido amore mio
3 persone hanno trovato utile questa recensione
feb 4, 2025
16 di 16 episodi visti
Completo 3
Generale 4.0
Storia 8.0
Acting/Cast 5.0
Musica 3.0
Valutazione del Rewatch 1.0

CUPIDO QUANTO MI ANNOI!

Sinossi: Il protagonista È CUPIDO CHE VIENE PUNITO PER ESSERSI INNAMORATO DI UN UMANO 500 anni fa dalla divinità del DESTINO. Cupido ha 3 colleghi, lui e i colleghi sono belli come angeli ma il terzo è tozzo e inattraente anche se ne combinerà di cotte e di crude e regalerà molte risate.
Un altro di questi angeli è maledetto e si trasforma in cane ogni 28 giorni mi sembra di aver capito, è dolcissimo in quanto come golden retriver è tenero e molto coccolone, specialmente con le belle donne.

La protagonista femminile è un delle attrici coreane più belle in circolazione, forse perché originariamente modella, peccato che la sua recitazione sia troppo acerba e monoespressiva, la bellezza non compensa la povertà emotiva a livello interpretativo.
FL si innamora di cupido perché hanno un legame "karmico", il rapporto tra i due manca di sfumature poetiche.
Lei porta sfortuna a ogni uomo che intraprenda una storia con lei perché il destino la vedrebbe accanto ad un altro uomo.
Questa coppia insieme a livello estetico non mi è piaciuta: lei sembra la madre di lui , lui ha un viso da bimbo e insieme non sembrano davvero credibili, è il peggior casting che abbiano fatto finora. Trai due io non ho visto molta chimica.
E' una serie un po' diversa perché in questo caso è la donna che ci prova con lui, e gestisce le dinamiche della loro relazione, inizialmente lui sembra restio ma palesemente attratto da lei.
Non è solo una storia d'amore e di rivoluzione del fato, ma è anche una serie crime ambientata ai giorni nostri e devo dire che è l'unico dato di pregio della serie, il serial killer è davvero insospettabile e ben nascosto.

Feedback tra la metà e la fine della serie riportano alle vite precedenti, sin dalla dinastia Joseon fino all'ultima reincarnazione della protagonista, tragicamente interrotta .
I cliché sono abusati: sempre le stesse scene di Fl che cade, ML la salva, ML è un cupido che viene trafitto dalla sua stessa freccia, motivo per cui si innamora di FL. E queste scene si ripetono 4 -5 volte.

Per una storia d'amore, metà del tempo riguarda un serial killer che agisce indisturbato in ogni episodio, e l'altra metà del tempo è FL che si lamenta con ML in modo seccante perché insiste che debbano finire insieme. Lo spettacolo è troppo superficiale, privo di sostanza o di logica, i dialoghi ovviamente hanno la consistenza del vapore, non viene mostrata una vera compatibilità tra nessuno dei protagonisti. La storia non va da nessuna parte, le stesse scene ripetute, troppi buchi nella trama e dialoghi insipidi.

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L' Avvocato
3 persone hanno trovato utile questa recensione
apr 27, 2021
Completo 0
Generale 9.5
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 7.5

Lunga strada per la democrazia e giustizia

Un magnifico film, come lo sono spesso i film basati su fatti realmente accaduti.
Una storia struggente specialmente quando si vorrebbe che la giustizia trionfasse.
L'unica cosa per la quale mi si stringe il cuore: che fine ha fatto quel povero soldato vittima per avere testimoniato la verità. E che fine ha fatto quel dannato torturatore che l'ha avuta vinta.
Questa storia fa ricordare che ancora dopo 25 anni fino ad oggi, dopo 67 anni, le due Coree sono ancora in guerra, purtroppo, dato che non c'è alcun trattato di pace ma solo un armistizio e le armi possono riprendere il fuoco in qualsiasi momento. E' questa aria di tensione che si respira in questa storia.
Strana cosa che chi si dichiara contro la dittatura comunista, per combatterla usa i peggiori metodi della dittatura che vorrebbe scongiurare: arresti arbitrari da parte di forze militari, torture, intimidazioni, processi manipolati, legge del più forte anche nel sistema produttivo oltre che nell'amministrazione pubblica. Mi rendo conto che ancora negli anni ottanta, anche in Corea del Sud, la democrazia e il rispetto dei diritti umani erano ancora lontane anche se in questo caso narrato una grossa conquista fu fatta. Giudicando da altre storie ancora oggi in Corea del Sud esiste la disuguaglianza del trattamento sociale basato sulla ricchezza. Conoscenze, potentati , immunità, considerazione basate prioritariamente sull'avere e non sull'essere.

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Pamyo
3 persone hanno trovato utile questa recensione
ago 17, 2025
Completo 0
Generale 8.0
Storia 8.5
Acting/Cast 8.0
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 5.0

Quando l'horror si fa (solo) rituale

Sceneggiatura molto interessante : 8,5; Regia:7,5; Scenografia: 7,5.
Horror coreano del 2024 con una storia molto interessante, ricca di significati, messaggi e simbolismi.
Il voto della giuria critica è di 7,6 secondo Rotten Tomatoes quindi nella mia valutazione, non da critico, mi sento generosa.
Sebbene sia un horror "riflessivo", capace di farti riflettere sugli orrori delle guerre e delle sopraffazioni, prendendo spunto dall'occupazione giapponese, il problema è che non fa paura. Non è la prima volta che vedo qualcosa di coreano che vorrebbe terrorizzare ma non ci riesce , almeno personalmente e se leggo altre recensioni riscontro lo stesso problema.
Il film esplora profondamente il sincretismo tra sciamanesimo, feng shui, geomanzia (pungsu), cristianesimo e superstizione, offrendo una riflessione sul trauma generazionale e l’eredità della colonizzazione giapponese
Il film parte come ghost story (una sciamana e il suo assistente vengono ingaggiati da un americano di origini coreane per "liberare" il figlio neonato da influssi malvagi) per diventare un delirio mistico collettivo sul finale, con una forte componente simbolica .

Il lavoro ha ricevuto un apprezzamento molto positivo presso l'Asian Film Awards 2025, vincitore per Best Costume Design e Best Visual Effects, mentre il regista e Kim Go Eun, sono stati pluripremiati dal Baeksang Arts Awards 2024,
Analogamente secondo il Blue Dragon Film Awards 2024: Migliore regia, Migliore Cinematografia e Luci, Migliore Direzione artistica e Migliore attrice.

Per quel che mi riguarda, obiettivamente, ho riscontrato i seguenti punti di forza e le seguenti criticità:
Un cast di alto livello (Kim Go‑eun, Choi Min‑sik, Yoo Hae‑jin), con un'estetica piuttosto ricercata e un'atmosfera densa di folklore coreano, i rituali mi sono sembrati realistici e molto coreografici, con buoni effetti scenici, presenza di un forte simbolismo dei messaggi lanciati allo spettatore che lo rendono un film interessante, con un senso e una storia.
D'altro canto l'ho trovato lento, specialmente all'inizio, il tema dell'esorcismo ripetuto e sovraccarico, scene eccessivamente scure, musiche non proprio di altissimo livello che non aiutano a creare un atmosfera terrificante, effetti sonori un po' troppo calcati e finti, interpretazioni disomogenee per livello (Lee do hyun non regge il confronto con Kim go eun, stessa cosa per l'aiutante del geomante e qualche altra comparsa), CGI non sempre di livello (le volpi che da vicino erano palesemente create al pc), potenziale come horror sprecato, nel senso che in poche sequenze mi ha davvero impressionato ma non mi ha mai davvero spaventata.
La color correction tende al seppia-grigio-verde, con pochi contrasti netti: una scelta che in alcuni casi appiattisce le immagini e la tensione visiva.
Interpretazioni: Choi Min-si, qui interpreta il geomante, un ruolo carismatico ma non pienamente sfruttato. Memorabile in Oldboy, qui mi è parso più contenuto, quasi sottotono.
Kim Go-eun, intensa ma anche lei un po' sottotono, più emotivamente espressiva in altri suoi lavori.
Yoo Hae-ji, la sua presenza mi è apparsa poco significativa rispetto al resto del cast.
Lee Do-hyun, confermo sia un giovane attore promettente ma ha mostrato più presenza fisica che emotiva. In drama come The Glory o la Pessima Madre Ideale mi ha convinto di più.

Regia
Diretto da Jang Jae-hyun, è un horror rituale che intreccia paura, spiritualità e storia. La regia costruisce tensione lentamente, con inquadrature statiche, lentissime nei rituali, i suoni sciamanici che diventano strumenti narrativi. La camera è lenta con accelerazioni improvvise quando lo spirito emerge, la macchina accelera e si muove bruscamente, per creare un contrasto emotivo forte. Nei rituali la ripresa è lenta e ipnotica, quasi meditativa.
C'è spesso un uso del fuori campo, spesso ciò che è più spaventoso non viene mostrato subito: rumori, ombre e sguardi degli attori fanno intuire la presenza.
I colori sono freddi e spenti nelle scene notturne e caldi dopo la liberazione del male.
A livello visivo Jang non punta sullo "spettacolare" ma su una regia rituale, lenta, geometrica e simbolica, che trasforma le riprese stesse in un’estensione del gut sciamanico. Il risultato è un film che “ipnotizza” più che spaventare, facendo vivere allo spettatore il senso di oppressione e liberazione.
I protagonisti agiscono come un gruppo rituale, ognuno con un ruolo tecnico e spirituale, senza un eroe solitario.
L’atmosfera nasce dal contrasto fra modernità (ville, cliniche) e tradizione (cimiteri, tombe, monti).
La figura del samurai gigante è simbolo del colonialismo giapponese. La sua altezza esagerata esprime oppressione storica e male sovrannaturale. La fotografia insiste su terra, fango e sangue, rafforzando la fisicità del rituale.
Il ritmo segue fasi precise: diagnosi, preparazione, esumazione, conflitto e purificazione, come in un gut sciamanico.
Jang unisce horror, storia e filosofia dei cinque elementi. Personalmente avrei osato di più.


Il suo forte è il Simbolismo!
Il film "Exhuma" (2024) è intriso di simbolismi profondi, fortemente radicati nella tradizione religiosa, esoterica e storica coreana, con elementi che riflettono trauma generazionale, ritualità ancestrale, relazioni tra vivi e morti, e le tensioni tra modernità e tradizione.
La riesumazione: simbolo chiave del film, rappresenta non solo l'atto fisico di riportare alla luce un corpo ma anche il dissotterramento di memorie familiari represse, di colpe ancestrali, di forze oscure sepolte dal tempo.
Nel contesto culturale coreano, spostare una tomba diventa metafora della rottura dell’equilibrio tra vivi e morti.
La pratica del geomante (interpreto da Choi Min-sik) rappresenta il connubio tra natura, spiritualità e destino umano. Il sito della sepoltura è una fonte di sventura.
Il Gut (rituale sciamanico coreano) simboleggia la memoria collettiva e spirituale del popolo coreano. I suoi canti, i tamburi, le danze, incarnano resistenza culturale contro la secolarizzazione.
Il serpente col volto umano che si vede potrebbe rappresentare il maleficio ancestrale, qualcosa che cambia pelle ma rimane sempre profondamente perverso nei suoi bassi istinti ma anche l'esito mostruoso dell'arroganza del rituale.
Il contrasto (e talvolta la sovrapposizione) tra i simboli cristiani (croci, Bibbia, preghiere) e quelli sciamanici (candele rituali, corde sacre, tamburi) suggerisce un conflitto tra fede importata e spiritualità indigena, l'impossibilità di risolvere il male attraverso una sola lente teologica, il bisogno di un sapere composito, ibrido, per affrontare il trauma, o semplicemente un confronto, un accostamento.
Il trauma storico (colonialismo giapponese),senza essere esplicito, allude a eventi traumatici della Corea, la tomba maledetta richiama il tema della sottomissione forzata, della vendetta, della storia sepolta.
Lo spirito che perseguita è una ferita collettiva non rimarginata, come la memoria della colonizzazione, della guerra, e della povertà trasmessa tra generazioni.
La katana animata (tsukumogami) è un'arma trasformata in spirito vendicativo, simbolo di aggressione perpetua, la cui liberazione ristabilisce l'energia vitale e identitaria , superando, simbolicamente, il vincolo storico generazionale.
La figura del samurai gigante in Exhuma (attenzione che chi lo interpreta è un attore realmente alto 220 cm) è così alta per motivi simbolici, narrativi e spirituali. Non è un semplice effetto horror, la sua altezza veicola diversi significati profondi: la forza brutale e soverchiante dell’occupazione giapponese in Corea (1910–1945). La sua altezza esagerata simboleggia l'imponenza schiacciante del potere coloniale. L’idea che il trauma della storia sia "più grande" dell’uomo comune, al punto da essere ancora oggi “intoccabile”. Una presenza sovrastante e invasiva anche nella morte, quel corpo non riposa, ma domina il territorio spiritualmente e fisicamente.
Non è più un uomo, ma un “tsukumogami” (spirito-arma animato) fuso con una katana maledetta.
Il suo corpo enorme è il risultato di secoli di odio, dolore e maledizione: un corpo spirituale "gonfiato" da rabbia e desiderio di dominio.
Come accade nei miti giapponesi e coreani, le entità maligne crescono a dismisura quando non sono state esorcizzate o onorate.
L’attore che ha dato vita fisicamente a questo personaggio è Kim Byung‑Oh, un ex giocatore di basket alto circa 220 cm
Inoltre, la sua performance vocale inquietante è stata affidata al celebre doppiatore giapponese Rikiya Koyama, rendendo la presenza del guerriero ancor più intensa e memorabile, questo approccio “ibrido” tra un attore d’aspetto enorme accompagnato da una voce distintiva, ha amplificato la potenza visiva ed emotiva del personaggio, rendendolo una figura davvero suggestiva e quasi iconica.

Fate attenzione inoltre al numero delle targhe nelle auto di questo film, in verità sono date care ai coreani.
Se volete approfondire: https://mydrama.altervista.org/meaning-in-motion/exhuma-e-il-sam-iljeol/ .

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Sh**ting Star
3 persone hanno trovato utile questa recensione
lug 5, 2022
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 7.0
Storia 8.5
Acting/Cast 9.0
Musica 5.0
Valutazione del Rewatch 5.0

Fan Idol?

Come detto in un'altra recensione, questo drama è adatto a chi ama gli idol e vuol capire cosa succede dietro le scene, cosa si nasconde nei meandri del mondo dello spettacolo, scoprire tutte le persone che ci stanno dietro ad ogni singolo idol, tutto il lavoro per sostenere questa persona e cosa vuol dire essere un idol: non poter avere relazioni, dover nascondere la maggior parte di se stessi dietro ad una maschera di sorrisi e accondiscendenza.
Il problema di questo drama sta un po' nella lentezza di alcuni episodi, alcune situazioni che potevano essere maggiormente stringate e anche alla storia d'amore principale: ad un certo punto non vedevo l'ora che la scena passasse alle coppie secondarie perchè ero molto più interessata a loro che ai due protagonisti. Una volta messi insieme, li ho trovati abbastanza noiosetti. Inoltre credo che i due attori che li interpretano siano molto più validi come amici che come amanti, manca un po' di chimica (lei l'ho amata in dr romantic 2 e con il coprotagonista erano la fine del mondo). Carino, ma mi aspettavo molto di più.

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Love Upon a Time
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Kana
8 giorni fa
12 di 12 episodi visti
Completo 2
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 9.5
Musica 9.0
Valutazione del Rewatch 10

Vale la pena vedere LUAT?

Ho adorato ogni singolo episodio di questa serie, la consiglio molto per chi vuole strapparsi due risate. Ammetto che alcune parti possono risultare cringe ma vanno bene considerando il personaggio che interpreta JJ (Nakun/Klao).
La storia è molto bella e il modo in cui tutto è collegato è incredibile 🤯.
Il finale bellissimo, infondo è ciò che Phop e Klao hanno sempre voluto 😊.

Non conoscevo gli attori ma mi hanno stupita molto 😮 e inoltre penso che NetJJ (PhopNakun) e LatteKim (ThiPun) siano delle coppie fantastiche ❤️‍🩹.

Se non hai ancora visto questa serie, corri!!
Spero di averti convinto 😸

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Black Salt Dragon
3 persone hanno trovato utile questa recensione
apr 8, 2025
12 di 12 episodi visti
Completo 1
Generale 7.5
Storia 7.5
Acting/Cast 7.5
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 8.0

La "nemesi" del Catfishing

Rom-com di tipo office drama che affronta per la prima volta il tema del Catfishing adolescenziale e trasmette alcuni messaggi inflazionati ma sempre interessanti: il coraggio di amare, anche se sei stato ferito, l'accettazione incondizionata dell'altro con i propri difetti, incoraggia l'autenticità e il coraggio di essere se stessi anche se "eccentrici".
È una serie che utilizza molti cliché e tropi narrativi tipici di queste tipologie di drama, è un incrocio tra Twinking Watermelon, Business Proposal e True beauty, come tipologia e soluzioni di racconto.
Il punto debole di questo lavoro è la sceneggiatura: avevo letto prima di iniziare la visione che si trattava di un lavoro leggero e privo di problemi, ovviamente non è così sebbene i problemi che affrontano i protagonisti mi sembrano davvero trascinati e privi di fondamento poiché non c’è un lavoro di scrittura credibile che li abbia resi convincenti. La logica é molto sciatta. È un lavoro basic che tutti possono seguire non c’è molto da capire.
Esempio:
Dedicare 50 minuti alla gestione delle conseguenze di una bugia adolescenziale su cui potresti farci un risata, considerato che hai scelto quell'uomo per come è diventato oggi, per il valore che ha e per quanto apporta nella tua vita, mi è sembrato davvero senza senso. Comprendo che la protagonista ci sia rimasta davvero male nello scoprire di essere stata ingannata ma a 30 anni, io penso, che su brutte esperienze grottesche, come quella che viene illustrata, ti ci fai una risata. E invece la trascinano senza senso. In questo senso bisognava scrivere una storia che giustificasse o aggiungesse qualche dettaglio che rendeva quell'incontro e quella bugia "imperdonabile".
Buona la caratterizzazione del personaggio protagonista, da weak hero, Choi Hyun Wook si conferma un professionista valido con grandi margini di miglioramento, non è il classico bellone da Drama ma è abbastanza espressivo, con un bel sorriso e una gran bella voce che modula bene, risultando tenero in certi momenti e affascinante in altri. Ha impersonato perfettamente il ruolo del ragazzo alternativo, amante del rock e otaku inside, diffidente , timoroso, un po' paranoico ma romantico, deciso e senza tentennamenti sui suoi sentimenti (differentemente da altri lavori di questo tipo che propongono sempre chaebol molto imbarazzati se si innamorano dei propri dipendenti o ragazze di bassa estrazione sociale). Ho apprezzato moltissimo che per lui fosse indifferente, che fosse alla mano e riconoscesse il valore degli altri a prescindere dal lignaggio o dall'appartenenza alla bassa piuttosto che all'alta borghesia.
Ho adorato il ruolo della protagonista SU JEONG (Moon Ka Young) , rispetto a True beauty , qui é molto meno sottona, determinata , tenace e forma davvero una relazione solida e invidiabile con il protagonista che diventa non solo un compagno ma anche un inseparabile migliore amico. Ovviamente ha dei tentennamenti ingiustificati per quanto riguarda la scoperta dell'identità del Dragone nero ma comprendo la paura iniziale di iniziare una storia d'amore con il capo. Anche in questo caso si ripropone il tema delle difficoltà ad avviare una relazione tra classi sociali differenti in COREA (che noia!).
Nonostante formino una splendida coppia adulta molto affiatata li ho trovati poco convincenti nell’ambito passionale, ma questo è un problema di scrittura, non certo di recitazione.

Non è un lavoro ottimale soprattutto per quanto riguarda i dialoghi. La seconda coppia è noiosissima nonostante l’attore SL sia abbastanza in gamba, il ruolo che hanno cucito alla seconda protagonista, tentennante e molto incerta, a spese degli altri è davvero seccante, c’è un abisso rispetto a quando impersonava la sorella della protagonista in True beauty, ed a come è stata diretta in quel lavoro.
Le interpretazioni sono un po’ disomogenee nel senso che i protagonisti sono stati bravi, ma alcuni sono stati davvero pessimi come l'attrice che impersona la nonna, terribile sia come attrice che come estetica (sembra di cera) che come scrittura del personaggio, cambia modo di pensare e predisposizione negli ultimi minuti dello show, dopo un dialogo molto bello ma troppo poco per distruggere le convinzioni granitiche di una vita (NON E' CREDIBILE) , molto sottotono la seconda protagonista Ha Jin, anello debole di un cast solido.
Molte scene potevano essere eliminate, non aggiungono nulla alla storia, rallentano solo il ritmo abbastanza buono di un lavoro che per fortuna era di 12 episodi. Avrebbero potuto inserire qualche scena di passione e qualche bacio un po' più spinto. Aggiungo anche che ci sono evidenti messaggi pubblicitari frequenti, addirittura un paio di scene inserite SOLO A SCOPO PUBBLICITARIO (le caramelle al caffé si vedono tipo 4 volte, poi il latte al cioccolato, di una marca specifica e con il marchio in evidenza sempre, un brand di abbigliamento e solo macchine Volvo, tra cui un modello elettrico di cui viene mostrata la modalità di ricarica). Lo dico perché hanno bocciato "The king, eternal monarch " per la frequenza dei messaggi e qui è davvero palese e insistente ma nessuno ha detto nulla.
Alcune puntate sono molto gradevoli come la 2-5,-7-8, la 12 e ho apprezzato che non ci sia come al solito la separazione dei protagonisti, ma come affrontino un percorso insieme senza inutili tragedie, il finale è positivo e gli viene dedicato ampio spazio. Ad alcuni episodi, tipo il n° 8 e il n° 12 darei una valutazione più generosa, di 8, ad altri tipo il primo episodio o l' 11ª darei un 6, nel complesso valuto tutta l'opera 7,5.
Non arrendetevi al primo episodio perché introduce il lavoro in modo molto comico e grottesco, e per fortuna il lavoro diventa un po’ più serio, anche come dialoghi andando avanti .
La colonna sonora è molto gradevole ma non indimenticabile,

Uno spettacolo carino e confortevole, anche se molto irregolare come soluzioni logiche (avete per esempio compreso come mai i due protagonisti si trovino costretti a restare alla fattoria nell'episodio numero 5 se il protagonista aveva la macchina? ). È un lavoro che può essere rivisto magari saltando qualche scena.
Davvero molto buono il lavoro da parte dei 2 protagonisti principali, che sono coinvolgenti, vulnerabili, attraenti e divertenti (specie il nostro ML).
ELEMENTI DI NOVITA':
- Nessun problema di comunicazione e malintesi;
- onestà sentimentale e risolutezza professionale e personale;
- una coppia che si supporta e parla dei problemi affrontandoli insieme;
- nessuna separazione e incontro dopo anni (se escludiamo l'inizio che non conta);
- il topic del catflishing;
- ML alternativo che resta tale e FL che segue le sue passioni.
Lavoro tematico davvero molto originale per alcuni aspetti: il mondo degli anime/videogames come metafora del mondo emotivo, stantio in altri quali il consueto dialogo riflessivo circa la cultura aziendale, generalmente negativa che circonda le donne di successo al lavoro.
Lo consiglio se avete bisogno di qualcosa di leggero, se amate le coppie tenere e romantiche( cute).

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Completo
Paradise Evening
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
apr 20, 2026
Completo 0
Generale 8.0
Storia 8.0
Acting/Cast 8.5
Musica 7.5
Valutazione del Rewatch 7.5

Quando la morte bussa alla porta

“Sei un uomo già morto che cammina”: questa frase emblematica, rivolta dalla giovane Jae Yun al protagonista, suona non tanto come una sentenza ma più come un riconoscimento. E descrive perfettamente il nocciolo dell’intera pellicola. Perché in questo film, ambientato tra i vicoli sanguinanti di Seoul e le coste spettrali di Jeju, tutti i personaggi principali sembrano già appartenere all’aldilà. Sono fantasmi che si muovono per inerzia, spinti solo da un ultimo, disperato istinto, che sia la vendetta o l’attesa della fine.
Il film si apre con una perdita devastante.: Tae-goo, un sicario al soldo della malavita, vede la sorella e la nipotina morire in un incidente stradale che sa di regolamento di conti. La sua reazione è gelida e lucida, di una precisione chirurgica: uccide i responsabili e si dà alla fuga verso l’isola di Jeju, su ordine del suo stesso boss. Qui, in un paesaggio di campi innevati e acque grigie, incrocia Jae Yun, una giovane donna misteriosa e gravemente malata, che vive in attesa della morte con un cinismo disarmante e una passione inaspettata per le armi da fuoco.
La forza del film non sta tanto nella sua trama, che è volutamente scarna e altamente prevedibile: non è il “cosa” a contare, ma il “come”. La regia trasforma ogni silenzio in una lama, ogni sguardo in un conto alla rovescia. Le scene d’azione sono brutali, realistiche al punto da risultare sgradevoli, ma mai gratuite: ogni sparo è un punto di non ritorno. La fotografia, che alterna i colori spenti e lividi della metropoli alla fredda bellezza pastorale di Jeju, crea un contrasto straniante, come se l’inferno e il paradiso fossero solo due lati della stessa medaglia.
Il rapporto tra i due protagonisti diventa il vero cuore pulsante della vicenda. Non è amore romantico, bensì qualcosa di più raro e doloroso: un’intesa tra naufraghi. Lui ha perso la ragione di vivere. Lei ha perso la speranza di un futuro. Si osservano, si studiano, si sfiorano a malapena, ma nel loro muto sostegno reciproco trovano una ragione per arrivare fino all’ultima scena. Siamo oltre il romanticismo, oltre i grandi principi, oltre qualsiasi barlume di speranza. Non c’è volutamente alcun appiglio al quale aggrapparsi.

Rispetto al cast, il protagonista – Uhm Tae Goo – non mi ha convinta completamente: ha fatto il suo ma non è stato in grado di dominare la scena, di essere davvero incisivo. Il tono di voce esageratamente basso e rauco risulta spesso fastidioso e in alcuni passaggi la caratterizzazione del personaggio ha un po’ vacillato. Al contrario, Jeon Yeo Bin, ruba la scena ogni volta che appare: la giovane donna da lei interpretata è un pugno nello stomaco, capace di passare dalla battuta sarcastica alla disperazione più lucida in un secondo. È lei a dare al film quel sotto testo di assurdo e di grazia che lo eleva dal semplice "revenge movie". Conosciuta nei panni della protagonista un po’ sopra le righe in “Vincenzo”, quest’attrice si sta dimostrando davvero portata anche per le storie più tragiche, come in questo film o nel drama “Our movie”. Altra figura determinante è il Direttore Ma - interpretato da Cha Seung Won, il mitico Woo Ma Wang di “A Korean Odyssey” per intenderci – qui boss arrogante e spietato della gang rivale, che si caratterizza per la sua particolare attenzione all’etichetta criminale e diventa di fatto l’antagonista principale a Park Tae Goo. Lo vediamo si e no in tre scene, ma è capace - come sempre - di fare la differenza.

Non mancano tuttavia i difetti: la seconda parte riserva un’eccessiva lentezza e qualche cliché - il boss traditore piuttosto che il sicario dal cuore d’oro – forse non così necessari. Per chi cerca un’azione serrata e coreografica, bene che le aspettative vengano subito ridimensionate: qui le pallottole volano, ma il ritmo è quello lento e inesorabile di un lamento funebre.

In conclusione non è un film per tutti. È crudo, malinconico, a tratti quasi insopportabilmente triste. Ma allo stesso tempo lo definirei un’opera di una bellezza cupa e ipnotica. Non racconta la redenzione, ma la possibilità di trovare un’anima gemella anche nell’abisso. E forse, in un mondo di gangster senza nome, condividere l’ultimo istante prima della tempesta è l’unico, vero atto d’amore possibile. Un piccolo, grande film che merita di essere scoperto.

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Completo
Mou Mou
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
set 26, 2024
12 di 12 episodi visti
Completo 0
Generale 9.0
Storia 8.5
Acting/Cast 9.5
Musica 9.0
Valutazione del Rewatch 8.5
Questa recensione può contenere spoiler

Bellissima serie, ma vincolata a un sequel necessario

BL made in Taiwan che ricorda tanto "Stay with me" (drama cinese del 2023), in primis per via del fatto che i protagonisti sono due adolescenti fratellastri (non consanguinei)
Ho seguito con alte aspettative questa serie, molte ripagate, alcune altre un po' disattese. E' sicuramente una serie di qualità, dove i sentimenti si sentono senza bisogno di gesti epici, ma dove anche i momenti più apparentemente banali possono suscitare emozioni intense. Anche sotto questo aspetto mi ha ricordato molto la serie cinese sopracitata, ovvero nell'elegante capacità di emozionare senza dover ricorrere per forza all'esplicito.
Dato però che si tratta di una BL e non di una bromance, avrei comunque apprezzato un'evoluzione verso un rapporto di coppia: la chimica tra i due attori è notevole, riescono a far percepire il forte legame, ma nei fatti e nelle parole si procede ben poco. Dopo i primi due baci nati per gioco/ripicca, scordiamoci qualsiasi altra scena esplicitamente romantica, insomma. Certo, ci sono alcuni abbracci, alcune frasi, alcuni momenti e sguardi che trasmettono davvero molto, ma alla lunga lo spettatore qualcosa di più se lo aspetta. La storia è bella, delicata ma allo stesso tempo intensa. I personaggi protagonisti sanno farsi apprezzare fin da subito - forse tra i due un punticino in più lo strappa Tian, per quanto mi riguarda - a conferma dell'ottima prova di recitazione e di una sceneggiatura che non ha sorvolato sui dettagli.
Di contro, gli episodi sono stati troppo pochi, e molte scene non indispensabili sembravano rubare ulteriore tempo. Ad ogni puntata da una parte mi sembrava che la storia, per il ritmo e l'evoluzione, ne richiedesse ancora di più, mentre di fatto il conto alla rovescia dei 12 episodi totali andava diminuendo. Per di più nel penultimo episodio viene inserito un importante aspetto che riguarda il rapporto di Tian con il padre, elemento che trovo un po' assurdo inserire senza avere poi il tempo di gestirlo e contestualizzarlo come si deve. La serie ormai era agli sgoccioli, e invece di portare a termine le tante questioni in sospeso sembravano aggiungersene di nuove. Di fatto, appunto, la serie si conclude con tanto, ma tanto, in sospeso. L'episodio finale non può definirsi tale, assomiglia più che altro alla scena clou di un film prima dello stacco della pausa pubblicità, semmai. Invece qui la serie finisce proprio così, la scelta di Wang ha un senso ma evolve nel completo non detto (non c'è un confronto tra i due, un vero dialogo...è forse l'episodio in cui la comunicazione è ridotta davvero ai minimi termini, e stiamo parlando dell'epilogo, quindi quasi un controsenso).
Ripeto, serie bellissima - al momento forse la migliore BL del 2024 - ma che posso davvero reputare tale solo se ci sarà un seguito, altrimenti non può che essere considerata incompleta (e, no, mi spiace, ma il "finale aperto" è proprio un'altra cosa). Resto in una fiduciosa attesa del seguito - in questo caso lo considero proprio dovuto - nel quale affrontare tutto ciò che è rimasto in sospeso e vedere soprattutto il legame tra i due tradursi in una coppia concreta.

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Completo
The Mantis
3 persone hanno trovato utile questa recensione
gen 8, 2026
8 di 8 episodi visti
Completo 0
Generale 8.5
Storia 9.0
Acting/Cast 9.0
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 7.0

Seconda stagione?

Avevo bisogno di adrenalina e ho posato lo sguardo su questo prodotto poichè thriller crime e di soli otto episodi. Per me, se una serie di questo genere riesce a tenermi incollata allo schermo senza avvertire il passaggio del tempo, ha vinto. Poi vengono tutti gli atri fattori che cmq servono al successo del drama, ma di base anche se avesse qualche mancanza ma non riuscissi a staccarmi dal pc direi che la cosa parlerebbe da sola.
Magari alcuni clichè del genere, esagerazioni forse, potevano non esserci ma questi aiutano a chiudere il cerchio, al capire di più delle mentalità dei personaggi presenti. Il fatto che ci sia questo richiamo costante ai precedenti omicidi con tanto di flashback ci aiuta a darci sempre più un quadro completo di quello che accade.Non mi è dispiaciuto nemmeno che ci arrivassimo prima noi a capire chi fosse il serial killer rispetto ai poliziotti, perchè questo ci da un punto di vista diverso rendendoci ancora più partecipi della storia.
Anche se la faccenda si conclude, si annusa una possibile seconda stagione e OHMIODIO non vedo l'ora!

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