Completo
I’ll Give You the Universe
5 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
mar 12, 2026
12 di 12 episodi visti
Completo 1
Generale 5.0
Storia 4.0
Acting/Cast 6.0
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 3.0

Un universo di noia in costante espansione

Correva l’anno 2010 quando Katherine Heigl e Josh Duhamel presero parte alla commedia statunitense “Tre all’improvviso”. Me lo ricordo bene: film carino, classico romance non eccezionale ma sicuramente piacevole e apprezzabile, con due quasi sconosciuti che, uniti da una circostanza tragica, si ritrovano a dover fare da genitori a un bambino, scoprendo poi l’amore durante il percorso. A distanza di oltre quindici anni ecco che il concept sbarca in Corea con “Our universe/I’ll give you the universe”, un drama che riprende lo spunto interessante e lo diluisce in dodici ore di visione, ottenendo il risultato di spegnere qualsiasi briciolo di entusiasmo iniziale.
Il problema principale della serie è il suo decorso da "palloncino sgonfio". La storia, che vede protagonisti Seon Tae Hyung e Woo Hyun Jin alle prese con la crescita del piccolo nipotino Woo Joo, avrebbe avuto la forza narrativa per esaurirsi in quattro, massimo sei episodi. Invece, la sceneggiatura decide di imboccare tutte le possibili tangenti, allungando il brodo con dinamiche lavorative banali, un triangolo amoroso con il "primo amore" di lei (Park Yoon Sung, interpretato da un Park Seo Ham molto meno convincente rispetto alla sua splendida prova in “Semantic error”) che stenta a decollare, e conflitti familiari talmente prevedibili da risultare soporiferi. Il risultato è una narrazione che procede a rilento, dove accade pochissimo per lunghi tratti, per poi ammassare colpi di scena scontati nei minuti finali di ogni puntata.
Rispetto ai contenuti, il drama annaspa nel melodramma più obsoleto e abusato. I segni del destino sono così insistenti da diventare ridicoli: non basta che i due protagonisti condividano lo stesso tetto, ma devono anche scoprire di avere un irrisolto passato comune (i famosi “giorni di pioggia”), aspetto che li rende ancora più "anime gemelle" in modo forzato e poco credibile. L’ accudimento del bambino, che dovrebbe essere il motore emotivo della storia, viene spesso relegato sullo sfondo per far spazio alla telenovela amorosa tra i protagonisti e il rivale di lui. La chimica tra gli attori principali, Bae In Hyuk e Noh Jung Ui, pur onesta, non riesce a sostenere il peso di dialoghi ripetitivi e situazioni che girano a vuoto, come la continua indecisione sentimentale che si trascina per oltre metà della serie. In chiusura si rispolvera la questione più legata al bambino – eh, sì, c’è anche lui – con un colpo di coda finale che nessun difetto lima e nessun pregio aggiunge, ma allunga ulteriormente un brodo divenuto ormai acqua.
Dal punto di vista tecnico, la regia di Lee Hyun Seok e Jung Yeo Jin non riesce a mascherare i limiti di una sceneggiatura povera. Le inquadrature sono quelle tipiche del genere, senza guizzi particolari, e la fotografia, non va oltre il gradevole. Ci si affida troppo ai primi piani dei protagonisti per esprimere emozioni che le parole non sanno comunicare, una scelta che dopo un po' stanca. La colonna sonora, poi, è il classico richiamo emotivo: ad ogni minima tensione, parte il brano strappalacrime, sottolineando in modo pacchiano ciò che lo spettatore avrebbe già dovuto capire da sé.
Detto questo, l'elefante nella stanza resta però lei: l’eccessiva durata. Prendere un film di novanta minuti e trasformarlo in una serie di dodici ore è un'operazione commerciale che richiederebbe una sceneggiatura sapientemente rivista e studiata, per essere giustificata. Qui non lo è. Si ha la netta sensazione che ogni singola scena venga ripetuta almeno tre volte da punti di vista diversi: la litigata, la riappacificazione, il dubbio, la gelosia. È un loop infinito che mette a dura prova la pazienza dello spettatore, il quale si ritrova a fare il tifo non per la coppia, ma per i titoli di coda. Non ho droppato la serie solo perché l’ho avviata quando ormai mancavano un paio di episodi alla fine, altrimenti sarebbe stato impensabile trovare la voglia di attendere la messa in onda settimanale.
"Our Universe" è, in definitiva, una rivisitazione della quale, sinceramente, non si avvertiva la mancanza. Il cast, già di suo non stellare, fa comunque del suo meglio con il materiale a disposizione, ma questo non basta. È il classico drama che si dimentica subito dopo averlo visto, che non lascia il segno e che conferma come non basti una premessa carina per fare una buona serie. Un prodotto piatto, prevedibile e ingiustificatamente lungo, adatto solo a chi cerca un sottofondo sonoro mentre fa altro, senza il timore di perdersi nulla di importante. Per tutti gli altri, consiglio vivamente di recuperare l'originale americano: in un'ora e mezza avrete la stessa storia, ma con molta più soddisfazione e senza inutile spreco di tempo.

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Treasure Island
5 persone hanno trovato utile questa recensione
apr 12, 2025
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 6.5
Storia 6.0
Acting/Cast 9.0
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 1.0
Questa recensione può contenere spoiler

DELUSIONE

Avevo tanta aspettativa. Trama ammassata con dinamiche riempibuchi. Romance inesistente dopo il bum e lo shock iniziale, lei è una figura talmente marginale da dar fastidio. Alla resa dei conti ogni pezzo è andato dove porta il vento, non legato uno all'altro e il peggiore è stato l'epilogo del fratellastro. Potrebbe anche esserci una seconda stagione per com'è finito, che non guarderò. Aveva tanto potenziale che è stato sprecato. Quello che non mi ha dato la giusta emozione ed interesse è stato che prima la storia veniva spiegata al telespettatore e dopo al personaggio così che non c'è stata la curiosità e lo stupore dei colpi di scena. Peccato, sono davvero dispiaciuta.

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Move to Heaven
5 persone hanno trovato utile questa recensione
giu 15, 2026
10 di 10 episodi visti
Completo 1
Generale 7.5
Storia 8.0
Acting/Cast 7.0
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 5.0

Heaven can wait (tra buonismo, sentimentalismo e stereotipi)- alla ricerca di lacrime facili.

A volte la Corea ci prova a parlare di argomenti pesanti e introdurre riflessioni esistenziali che lasciano un senso di pace e intensità del vivere e sentire, è così nel caso di my mister che devo ancora vedere ma di cui tutti mi parlano come di un capolavoro, è così in "quando la vita ti dà mandarini "," come i fiori sulla sabbia" e diversi healing drama che pur non perfetti ti lasciano pace.
Tuttavia spesso si arrovella e "stramazza a terra avvolto tra i suoi stessi fili" quando prova a inserire elementi fantasiosi per stratificare la trama o quando ricorre alle malattie raccontate per stereotipi.
Diciamolo chiaramente: heaven can wait ottiene punteggi alti perché parla di argomenti pesanti quali disabilità, lutto, solitudine, traumi irrisolti, con tatto e delicatezza ma non in modo troppo convincente. La sensazione è quella che voglia far commuovere ad ogni costo e nello sforzo lo spettatore percepisce distanza e non si immedesima al punto tale da esserne conquistato, sia per lo schema ripetitivo che per la caratterizzazione stereotipata dell'autistico, una tipologia di soggetti con i quali ho lavorato per molti anni, e un centinaio ne ho visti, per questo forse noto qualcosa che stride, tanto, troppo.
L'attore bravo ma è un esecutore , non un interprete, non ha dato quel taglio personale, non mi ha fatto sentire la persona dietro l'attore.

Move to Heaven ha un tema fortissimo, addirittura prezioso: disabilità, lutto, solitudine, traumi rimossi, famiglie rotte, vite invisibili. Il problema è che li tratta con tatto solo in apparenza, perché nello sforzo di risultare toccante finisce spesso per diventare prevedibile, didascalica, costruita. La sensazione non è di essere coinvolti dentro un dolore autentico ma di assistere a una macchina narrativa che vuole ottenere la nostra commozione ad ogni costo. E quando il meccanismo si vede, la distanza aumenta invece di diminuire.

A questo si aggiunge una struttura ripetitiva che, alla lunga, pesa: caso, oggetto, rivelazione, catarsi. Ogni episodio sembra chiedere allo spettatore di accettare la stessa traiettoria emotiva con minime variazioni. Il risultato è che l’intensità non cresce davvero, e quando la serie prova ad alzare la posta con elementi più drammatici o con sottotrame laterali, invece di stratificarsi tende ad arrotolarsi su se stessa.

Il punto che a me sembra più delicato, però, è il personaggio autistico. Non perché non esistano persone autistiche con comportamenti di ritiro, rigidità, autoaggressività o crisi interne: esistono eccome. Il punto è come tutto questo viene messo in scena. Per chi ha lavorato a lungo con soggetti autistici, soprattutto non verbali, certe cose stonano subito: non tanto la singola crisi in sé, quanto la sua coreografia, la sua “posa”, il modo in cui il corpo viene disposto nello spazio per significare al pubblico “guardate quanto soffre”. E lì non è la realtà del comportamento che manca, è la naturalezza della sua incarnazione. Sembra una costruzione vista da fuori, non una persona che abita davvero quella condizione.

Anche sul piano attoriale l’attore è bravo, controllato, preciso, ma resta più un esecutore che un interprete. Fa funzionare la scena, la pulisce, la rende leggibile. Però non arriva fino a quel punto in cui ti dimentichi la recitazione e senti soltanto la persona. E quando manca quella vibrazione, tutto il resto si vede di più: il sentimentalismo, la semplificazione psicologica, la rapidità con cui certe ferite si trasformano in redenzione, la troppo facile bontà che finisce per sembrare buonismo.

Anche lo zio, che all’inizio entra come un concentrato di egoismo, incuria e caos, viene agganciato all’attività del nipote in modo troppo brusco , 10 minuti prima gli fumava accanto gettandogli il fumo in faccia e spegnendo mozziconi sul parquet. La sua evoluzione, invece di sembrare conquistata, a tratti sembra assegnata. E lo stesso vale per alcune reazioni emotive dei personaggi secondari: colpi di scena affettivi, riconciliazioni improvvise, commozioni che arrivano prima che lo spettatore abbia davvero sentito il peso di ciò che sta succedendo. È questo mi fa diffidare: non il fatto che la serie parli di cose importanti, ma il modo un po’ furbo con cui cerca di fartele sentire.

Move to Heaven spesso chiede allo spettatore di accettare trasformazioni emotive molto rapide perché il tema è nobile. E siccome non concedo questo "credito morale", perchè non lo sento, alcune scene mi sono apparse artificiose.

Prendiamo Sang-gu, lo zio: nei primi episodi viene introdotto come una specie di delinquente egoista e aggressivo. In una narrazione realistica, uno così non passa dall'invadere casa altrui e fumare addosso al nipote a collaborare quasi immediatamente nell'attività. La serie salta parecchi passaggi psicologici.
Sul ragazzo autistico (Geu-ru), diversi professionisti che lavorano con persone autistiche hanno fatto notare che il personaggio è costruito in modo molto funzionale alla trama: osserva, cataloga, ricorda dettagli. È quasi un dispositivo narrativo che permette di ricostruire le vite dei defunti. Questo non significa che sia una rappresentazione offensiva, ma può sembrare meno spontanea e meno individuale di persone autistiche reali.

L'episodio del pigiama , nell'episodio 3, è probabilmente il migliore esempio del perchè questa serie non funziona.

La logica della serie è:

- figlio egoista;
-scoperta di un oggetto simbolico;
-rivelazione del sacrificio della madre;
-catarsi.

La logica realistica invece sarebbe:

- anni di trascuratezza;
-senso di colpa complesso;
-resistenze;
-negazione;
- elaborazione lenta.

La serie comprime tutto in 5 minuti dove scena dove non è plausibile che un figlio incurante come quello si commuova quando vede e ricorda, e comprende il sacrificio della madre perché non gli è bastato vedere le condizioni disumane e abbandoniche in cui è morta per provocargli un briciolo di trasporto e dispiacere, poi vede il pigiama e puff dispiacere e mutazione improvvisa , cambio di stato emotivo... non me la bevo! Non è che la scena sia impossibile. È che la velocità della trasformazione appare costruita per ottenere la commozione dello spettatore.

Sui combattimenti clandestini è una sottotrama che serve principalmente a dare a Sang-gu un conflitto esterno e a evitare che la serie diventi una successione di funerali e ricordi. Però il tono che ne consegue è strano: da una parte meditazione sulla morte, dall'altra debiti, picchiatori e gabbie da MMA. Molti l'hanno accettato perché interessati al passato dello zio; io l'ho trovato un elemento quasi di disturbo, ma questa è una mia soggettiva valutazione.

Dal settimo episodio la serie compie un piccolo salto di qualità. Le storie acquistano maggiore intensità emotiva e la scrittura riesce finalmente a dare più spessore ai personaggi, evitando in parte quella sensazione di ripetitività presente nella prima metà. Alcuni momenti mi hanno sinceramente commossa, soprattutto quando l'emozione nasce in modo spontaneo e non viene forzata attraverso espedienti melodrammatici. A fare davvero la differenza è l'interpretazione di Sang-gu: il personaggio dello zio porta sullo schermo una gamma emotiva molto più ampia rispetto agli altri protagonisti, alternando durezza, ironia e vulnerabilità con grande naturalezza. È l'unico che riesce a distinguersi dando profondità anche alle scene più semplici. Pur riconoscendo questi evidenti meriti e il miglioramento della seconda parte, continuo però a considerare *Move to Heaven* un'opera nel complesso sopravvalutata. Ne apprezzo il messaggio umano e alcuni episodi particolarmente riusciti, ma non credo raggiunga il livello di eccellenza che un 9,1 le attesta.
Credo che il motivo delle valutazioni altissime sia che molti spettatori giudicano Move to Heaven soprattutto per il tema e per l'intenzione umanistica. Io invece guardo: plausibilità psicologica, evoluzione dei personaggi, qualità recitativa, coerenza tonale.
Esistono opere che parlano della morte e riescono a lasciare qualcosa di duraturo dentro lo spettatore. Penso, ad esempio, a Will Love in Spring, una serie capace di raccontare il dolore, la perdita e la disabilità con una delicatezza e una profondità rare. Lì i personaggi non sembrano costruiti per trasmettere un messaggio: sono persone. Vivono, sbagliano, desiderano, soffrono. E proprio attraverso la loro umanità emerge una riflessione sulla vita e sulla morte che continua a risuonare molto tempo dopo la visione. È una di quelle opere che non si limitano a commuovere: modificano il modo in cui guardiamo certe esperienze. Nel mio caso, ha contribuito a rendere più sereno e consapevole il mio rapporto con la morte.

In Move to Heaven, invece, ho spesso avuto la sensazione opposta. Non vedevo le persone, vedevo la sceneggiatura. Dietro molte situazioni emotive si percepisce il meccanismo narrativo che cerca di guidare lo spettatore verso la commozione. Il risultato è che, anziché immedesimarmi, finivo per osservare l'impalcatura che reggeva la scena. Forse è per questo che faccio fatica a condividere l'entusiasmo quasi unanime che circonda la serie. Non perché i temi trattati non siano importanti, ma perché l'importanza di un tema non basta a rendere grande un'opera. Una serie può parlare di morte senza insegnarci nulla sulla vita, così come può commuoverci senza lasciarci davvero qualcosa dentro.

Le opere migliori non si limitano a far versare una lacrima. Restano. Cambiano prospettiva. Aprono uno spazio di riflessione che continua anche dopo i titoli di coda. E, per quanto Move to Heaven abbia momenti sinceri e una sensibilità apprezzabile, non ho mai avuto la sensazione che riuscisse davvero a raggiungere quella profondità.
In tutto questo avevo appena terminato The Wonderfools e, pur riconoscendone i limiti, mi è rimasta addosso la naturalezza di un personaggio che sulla carta rischiava di diventare una macchietta (Kang Ro-bin), nominato il babbeo , che davvero è stato naturale e realistico nella sua interpretazione.

In conclusione, la serie ottiene voti altissimi perché tocca temi grandi e lo fa con una certa delicatezza formale, ma non sempre con la profondità o la credibilità che promette. Ha una sua tenerezza, sì, ma spesso la tenerezza è più dichiarata che vissuta. E quando uno spettatore ha esperienza diretta di certe realtà, soprattutto con l’autismo, lo scarto lo vedo subito.
Il mio voto è 7 per la resa, mezzo punto per l'intenzione e i valori di produzione: ost non memorabile ma ottima scenografia, fotografia e belle le riprese dall'alto, a livello di produzione è fatta discretamente, pertanto si merita un discreto anche se non è un lavoro che nel complesso rimane impresso.

Vorrei sottolineare il dato, quasi scandaloso, che questa serie ha un 0,1 in più rispetto a Crash Landing on you, capolavoro in termini di ost, sensibilità, regia e doti interpretative dei protagonisti, tra cui anche l'attore protagonista Ge-ru (era anche lì ma con ruolo di supporto). Ve lo lascio come spunto di riflessione... .

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Completo
The King: The Eternal Monarch
5 persone hanno trovato utile questa recensione
dic 22, 2024
16 di 16 episodi visti
Completo 2
Generale 9.5
Storia 10
Acting/Cast 9.0
Musica 9.0
Valutazione del Rewatch 8.0

UNA TRAMA SCI-FI PER UN ROMANCE DRAMA

Personalmente è un drama diverso, la trama è molto avvincente e interessante, un po' sci-fi perchè si parla di dimensioni parallele, e ogni puntata regala un colpo di scena. Per nulla prevedibile anche se va seguita senza distrarsi per non perdere neanche un pezzo necessario alla comprensione.
Per la prima volta mi ha intrigato il villain, uomo bellissimo, maturo, virile, con la voce più bella che io abbia mai sentito. Attore molto bravo e molto credibile.
Era il primo lavoro del famoso Lee Min-ho che seguivo e anche lui devo dire che mi ha conquistato, nessun attore avrebbe potuto calarsi nel ruolo meglio di lui perché ha un'eleganza e una nobiltà naturale, nel portamento e nelle movenze. Carisma fortissimo.
La protagonista femminile, che è l'attrice di Goblin, per capirci, mi è piaciuta molto, non amo le donne passive e bisognose, e qui ho trovato una donna dal forte carattere , ruvida nei modi (che pazienza ha lui), coraggiosa, intraprendente, senza manierismi e ipocrisie, provocatrice e disinibita.
Notevolissima la perfomance di Woo Doo Hwan, in questa serie molti attori sono chiamati a interpretare un doppio ruolo e lui lo ha fatto egregiamente, è riuscito a interpretare due personalità distinte e completamente differenti, facendo anche un accento e uno slang diverso, oltre a dare prova di doti atletiche e fisiche non comuni (sempre che non ci sia qualche controfigura dietro).
Purtroppo ci sono secondo me dei buchi narrativi nella storia che non svelo perché significherebbe spoilerare ma la regia è stata un po' superficiale in questo, pertanto seguite e se qualcosa nel finale non vi è chiarissimo pazienza, prendetela per quella che è : una serie con delle idee geniali che vengono portate avanti con coraggio ma non sempre con delle scelte logicamente fondate.
Il finale è all'altezza di tutto, uno dei pochi che mi siano piaciuti veramente , sebbene tutti speravamo qualcosa di diverso ma si sposa con la serie.
Fate attenzione quando seguirete la serie al bimbo che gioca davanti ad una libreria...scoprirete il perché.
Purtroppo ho letto molte critiche su questo lavoro da parte dei coreani per il messaggio che viene veicolato contro le donne e per i frequenti messaggi pubblicitari che si trovano nella serie (anche qui ho fatto poco caso perché non conosco i prodotti non vivendo in corea ma sembra ce ne siano davvero tanti). Per questo motivo non è stata una serie molto ben vista e ben accolta in corea. Peccato.

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Completo
Scarlet Heart
5 persone hanno trovato utile questa recensione
mar 21, 2025
35 di 35 episodi visti
Completo 8
Generale 5.0
Storia 8.0
Acting/Cast 5.5
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 1.0

Drama politico a basso budget con EVIDENTI problemi di esecuzione

"Scarlet Heart" è un drama molto politico di intrighi e macchinazioni nella Corte imperiale nel primo regno della dinastia Qing , da parte degli Aisin Gioro. Lo storia è di fantasia ma con un sfondo storico ben definito, successivo ai Ming e ai relativi cambiamenti negli assetti di potere e nelle fazioni.
Tuttoquello che vedremo saranno interazioni del tipo: PARLARE- PIANGERE- INGINOCCHIARSI. Per chi ama le interazioni complesse questo è il massimo che sono riusciti a offrire.

Di buono c'è che gli attori sono poco o per nulla truccati (senza la tecnologia moderna per levigare la sua pelle) e questo mi è piaciuto molto. Gli sviluppi dei personaggi, come evoluzioni psicologiche, non ci sono stati per tutti, prevalentemente riguardano l'evoluzione della protagonista che da ragazzina spensierata e piena di speranze inizia a perdere slancio ed entusiasmo dopo il matrimonio del compagno di infanzia e tutto il lavoro si svilupperà a due binari paralleli : un binario seguirà le vicende dei principi e le loro macchinazioni, l'altro le conseguenze psicologiche e psicosomatiche sulla protagonista, che perde, ad ogni nuova onta o insulto, sempre più la gioia di vivere e la felicità, maturando ed evolvendo in senso sempre più nostalgico, spegnendosi sempre di più, come una candela dalla fiamma viva e spessa che va estinguendo anno dopo anno ogni anelito. Fatali gli ultimi 8 episodi....
Il ritmo del drama è abbastanza buono. Mi ha coinvolto molto nella prima metà del e il tempo è trascorso velocemente: questo tempo serve a presentare i personaggi e a mostrare le relazioni che FL intratterà con ognuno di essi- principi, concubine, imperatore, colleghe di lavoro, eunuchi. È stato bello ammirare le profonde amicizie basate sul gioco o su riflessioni profonde, giovani amori, rivalità, storie "d'amore" mature e complicate.
Ho spesso avuto l'impressione che flirtasse sottilmente con tutti, specialmente con il 13°, mentre nella versione coreana è molto più ordinata nel suo modo di porsi che non lascia spazio a malintesi di questo tipo.
La seconda metà del drama, a partire dal 23°, si colora sempre più di toni via via più drammatici , fino a diventare terribilmente tragici negli ultimi 5 episodi. Sul finire gli attori sembrano tutti stremati, esausti, depressi, la FL poi diventa una llorona fatta e finita! Negli ultimi episodi il ritmo del drama rallenta tantissimo fino a languire (sperando che le intenzioni della regia fossero queste, altrimenti è grave).
Rispetto all'omonimo coreano (che non tirerò in ballo per NON mortificare l'opera primigenia) questa versione , originale, indubbiamente è legata moltissimo alla storia di Tong Hua, che ripropone fedelmente, infatti i dialoghi e la scrittura è molto buona, più dinamica, machiavellica, confabulatrice e intricata di quella coreana e in definitiva, personalmente per me, più appassionante e coinvolgente , tuttavia...
Personalmente mi è mancata la chimica tra FL e il principe n° 4. Le relazioni amorose, in questa serie sono mal sviluppate, nel senso che ci sono dei passaggi , dei cambi di rotta, non chiarissimi, sono palesi le motivazioni ma non viene illustrato fisicamente o ben esposto quali sono le azioni che suggellano un interesse verso uno o un altro principe.
L'ottavo le piace ma è il marito della sorella, dal nulla decide di lasciarsi andare pensando che rinunciasse al trono per lei. E invece questo è un lavoro in cui la lotta al potere e il riscatto come figlio "leader" viene prima di tutto. L'amore ha davvero poco peso nella vita di questi principi, nessuno di loro rinuncerebbe a niente per questo :Nono, Ottavo, Secondo, Quarto... nessuno rinuncerebbe a nulla.
Ognuno di loro è caratterizzato umanamente ma è la scrittura tipica dell'autrice: quella di mostrare le asperità caratteriali di ognuno, mai propone uomini "candidi" , privi di peccato. L'unico, moralmente accettabile per me è il 13°, un uomo che sa sacrificarsi, proteggere e pensa in modo anticonformista, progressista e moderno, senza snobbare nessuno.
Non esiste alcuna fisicità in questo lavoro, l'amore è tiepido, mostrato con forza nelle lettere, QUANDO si è insieme si parla e basta!
La relazione tra FL E ML si vive, dopo essersi concretizzata, prevalentemente nell' angoscia. La loro relazione antecedente è troppo controllata, riservata e nascosta, con conversazioni limitate e brevissimi tocchi. Non sono riuscita a sentire COMPLETAMENTE la chimica e il desiderio reciproco.
Il quarto principe è disposto ad aiutare sotto coperta ma se il problema riguarda un intervento che può penalizzarlo si tira indietro da aiuti concreti, anche nei riguardi dell'amato fratello. Pur sofferente, è sottilmente spietato me senza sfumature, mostra due facce: un lato molto controllato e freddo o un altro spietato e crudele. Non ha saputo rappresentare una complessità e dare sfumature al personaggio, spiegare le motivazioni dietro tanta crudeltà, il coreano pur prendendosi delle libertà nella scrittura riesce a rappresentare tutto questo.
L'ottavo principe come recitazione mi è sembrato molto più credibile, specialmente sul finale , quando inizia a consumarsi e disgregarsi, perdendo ogni cosa. Bravissima anche Lu Wu, la concubina del 13,° come attrice, e anche la cognata del 13° e moglie del 10° Principe. Salvo questi e l'attore che impersona l'imperatore come interpretazioni di buona qualità, credibilità ed espressività microfacciale. FL E ML non mi hanno completamente convinto e coinvolto. La recitazione di tutti è stata molto rigida, rendendo le interazioni forzate e innaturali. Il lavoro di ripresa è stato disordinato e non ha dato forza alle scene drammatiche. Dopo l'ultimo episodio finale non ho provato lo stesso senso di tragedia e perdita che ho provato dopo aver guardato il coreano "Moonlovers", anzi son stata quasi sollevata che fosse finito benché la lettera cinese , ripresa dal libro, è molto più bella e poetica rispetto alla lettera coreana, lo riconosco.

Questo drama copre un arco temporale di più di 20 anni, tuttavia i personaggi rimangono uguali, nessun trucco o effetto per invecchiarli e renderle credibile la crescita, e sulla scena non sempre si capisce quanto tempo passa, solo dai discorsi comprendo che 3 minuti prima illustravano la vita 6 anni fa... .

Gli effetti speciali, la regia, le luci per le riprese notturne, i trucchi sono stati davvero PESSIMI, nel quindicesimo episodio la scena del laghetto di loto è davvero fatta MALISSIMO, non ho mai visto nulla di più scadente e mal realizzato in vita mia, ed è un peccato che non si possano allegare le foto alla recensione.
Le luci nelle riprese notturne non erano buone, ci sono aloni bluastri, tipo luci led, sul volto dei protagonisti, a macchie, e questo si verifica quasi in ogni episodio.
Ci sono molti piani di ripresa utilizzati ma il passaggio da uno all'altro spesso è brusco e molto traballante (forse per l'assenza di carrelli o steady cam) e taglia parti del volto dei protagonisti.
Molte scene all'esterno o effetti un po' più scenici sono stati girati con il Compositing e Green screen VFX: ossia le riprese dietro uno schermo verde e lo sfondo è un modello filmato separatamente, o immagini create utilizzando la computer grafica (come nello stagno di loto, ep.15). Durante la creazione della scena, lo schermo verde viene sostituito con lo sfondo richiesto, e si vede che è qualcosa aggiunto in un secondo momento, anche dalla neve che non cade sui personaggi per esempio... .
Canto doppiato o il suono del flauto non è sincronizzato con il movimento della bocca del personaggio.
Controfigure nelle scene a cavallo, e si vedono anche quelle.

Costumi belli? Se li confronto con quelli di the Yanxi palace sorrido teneramente... l'utilizzo delle borse termiche penso che non fosse proprio storicamente attendibile dato che la borsa termica d'acqua calda nasce nel 1903.
La colla sulla testa dell'imperatore sempre ben visibile in controluce nell'attaccatura della treccia, a volte visibile nelle scene col quarto principe.
Scarpe coperte da copri calzari (quarto principe e imperatore) ma a volte le suole moderne ( suole in tomaia EVA) sono ben visibili.
Cari Lettori mi chiedo se abbiate visto questo lavoro attentamente, con uno schermo adeguato e come abbiate potuto dare valutazioni superiori al sei. Io davvero me lo chiedo.

Ai sensibili di stomaco consiglio di saltare qualche scena nel trentesimo episodio... (wok umani, smembramenti)

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Completo
The Prisoner of Beauty
5 persone hanno trovato utile questa recensione
giu 9, 2025
36 di 36 episodi visti
Completo 4
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 9.5
Valutazione del Rewatch 10

Un bel drama leggero, convincente, ben recitato e raccontato! Vale la pena guardarlo

Parto col fare i complimenti a Lin Yu Ning, lo avevo molto apprezzato in The Long Ballad e trovarlo ora come protagonista mi ha fatto proprio piacere. E' stato all'altezza del ruolo. Andando avanti farà sempre meglio.
Tutti gli altri attori bravi bravissimi, ognuno ha fatto il proprio mestiere. La chimica fra i due protagonisti è abbastanza convincente. Spettacolari e super simpatici i quattro generali!
Il drama è per la maggior parte delle puntate leggero, divertente, non ci sono i soliti tira e molla, incomprensioni che vanno avanti puntate e puntate e lasciano in ansia.
La storia fra i due protagonisti si sviluppa nei tempi giusti ed ha un epilogo bellissimo.
Ci sono ovviamente come da cliché, i ruoli secondari cattivi e antipatici, quelli buoni ma che purtroppo vanno incontro ad un destino avverso, fa parte del gioco.
Il finale a mio avviso va bene cosi, protrarlo ancora sarebbe stato allungare il drama.. non abbiamo bisogno di vedere nipoti e pronipoti.
Un apprezzamento dovuto va a Liu Duan Duan che interpreta il ruolo complesso del cugino di Wei Shao, Bravo davvero!
Locations apprezzabili, musiche che non lasciano il segno, ma che accompagnano bene ogni puntata.

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Completo
Dare You to Death
5 persone hanno trovato utile questa recensione
feb 28, 2026
10 di 10 episodi visti
Completo 0
Generale 8.0
Storia 10
Acting/Cast 8.5
Musica 9.5
Valutazione del Rewatch 7.0
Questa recensione può contenere spoiler

molto interessante

La storia è molto figa, mi ha interessato fin da subito perché a me piacciono molto i gialli, sia nelle serie tv, che nei libri, negli anime, dappertutto, quindi ovviamente anche qui!! Il caso è stato super intricato ed interessante, mi è piaciuto che mi hanno tenuta in attesa fino all’ultimo episodio per risolverlo. A tratti mi ha anche ricordato Saw l’enigmista, e ho adorato tantissimo, perché c’erano anche molte scene un po’ splatter, che io apprezzo sempre.
Ho apprezzato tantissimo rivedere Chimon alle prese con la recitazione, lo amo, è stato davvero bravo, mi è piaciuto anche il carattere del suo personaggio.
Per quanto riguarda Puifai, io la odio! Basta non l’ho mai sopportata dall’inizio, però non avevo pensato che potesse essere ancora viva, quindi bel colpo di scena finale!
Jade invece mi ha fatto morire, faceva tutte quelle facce da adulatore, adoro! La storia d’amore tra lui e Kamin è stata molto carina, però una cosa che non ho capito è perché non hanno fatto combinare niente trai personaggi di Aou e Boom, sono entrati in scena in un modo pazzesco, ed ho pensato che avrebbero spaccato! Però non hanno fatto niente, non ho nemmeno capito se fossero fidanzati o meno, però i caratteri dei loro personaggi mi sono piaciuti molto, è un peccato, magari se avessero fatto la serie con qualche episodio in più potevano avere una bella evoluzione, ma pazienza, è un BL molto carino ed interessante, avrei bisogno di rivederlo tutto d’un colpo però, per capire meglio la vicenda, vedere un solo episodio a settimana è stato destabilizzante hahahah.

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Completo
The Love Story of Choon Hwa
5 persone hanno trovato utile questa recensione
mar 11, 2025
10 di 10 episodi visti
Completo 0
Generale 7.0
Storia 7.0
Acting/Cast 7.0
Musica 6.5
Valutazione del Rewatch 6.0

Vagina Revolution

Questa serie coreana sembra abbia ripreso alcuni lavori famosi precedenti quali bridgerton (1a stagione), crash landing (la scena del parapendio), qualche contatto con Bossam e la libertà sessuale di hit the spot (altra serie interessante coreana di qualche anno fa che parla liberamente di sesso).
In verità il mio voto sarebbe 6,5 ma mi sento di dare un altro mezzo punto per il coraggio, perché è rappresentato del "realismo" e le donne qui vengono mostrate come libere, anticonformiste e sessualmente disposte a sperimentare. Per la prima volta le intenzioni sono quelle di rappresentare i rapporti sentimentali in modo completo, senza perbenismi o ipocrisie o mostrando uomini e donne privi di istinti o pulsioni sessuali.
Per la mia esperienza vi dico che è abbastanza esplicito (almeno per quanto riguarda le coppie secondarie), persino per essere un moderno.

E' il racconto di una principessa che vive in maniera soffocante la vita all'interno della corte reale ed evade col pensiero: sogna l'amore e di vivere liberamente sia la relazione che la sessualità. Il racconto viene presentato prevalentemente dal punto di vista femminile, 5 donne tra principesse ereditarie e consorti regine, concubine, figlie di concubine e le loro vicissitudini: la gestione del matrimonio , della maternità che non arriva con le relative pressioni, la maternità, il lutto, il tradimento, la scoperta della sessualità e la ricerca di un marito da parte della nostra protagonista. Le donne mostrate come l'anello debole della società del 1700 anche quando rivestivano posizioni di potere e la loro delicata forza interiore nel tentare di gestire le pressioni esterne, concordandole con i loro desideri più profondi.
Esattamente come accade in Bridgerton, lo show non sembra dare priorità all'accuratezza storica per proporre qualcosa di nuovo e moderno che però ha legami col passato. E proprio come nella serie tv britannica anche qui c'è uno scrittore segreto dietro le quinte (no spoiler), che aggiunge un livello di intrigo/mistery con libri che raccontano le vicende della corte imperiale, denunciandoli apertamente, corredati però in questo caso da espliciti e scandalosi disegni erotici, accolti con molto interesse da parte delle donne dell'epoca (che li leggono con divertita malizia).
Apprezzabile il fatto che la storia non ruota solo attorno ai protagonisti principali ma parla appunto di lotta e di affermazione, riscatto sociale coinvolgendo un po' tutto il cast. Qualcuno ci riuscirà , qualcun altro dovrà abbracciare tristemente il destino.

Visivamente, la cinematografia e il design dei costumi sono abbastanza buono e permettono di immergersi completamente nel mondo fantastico di Dongbangguk MA scenografia a mio avviso è stata molto povera, poco curata (forse a causa di un basso budget): gli interni di una corte reale sono molto spartani, la vita sociale avviene in un bazar che conteneva di tutto.
La sceneggiatura è buona, soprattutto per i dialoghi del protagonista maschile, Choi-Hwan, per quanto riguarda gli altri, i dialoghi perdono spesso in profondità e spessore pur presentando elementi di riflessione interessanti.
La regia e lo stile di ripresa è molto semplice ma non per questo povero, non disturba anche perché deve illustrare una componente più intima del mondo interiore dei personaggi (ringrazio sempre una cara amica che lavora nel settore che mi spiega tante cose).

Ma cosa non ha funzionato in questo lavoro?
TANTE COSE, DIREI. Innanzitutto la storia e la caratterizzazione dei personaggi. Manca una storia avvincente che sviluppi le tematiche proposte, le storie trattate potevano essere condensate e la serie finire già con l'ottavo episodio. La sensazione è quella di proporre qualcosa di già visto, sviluppato molto superficialmente, senza ingegno o acume, senza qualche escamotage intelligente. Se sul piano fisico si propone qualcosa di nuovo non c'è stato altrettanto coraggio a livello di narrazione.
La sessualità proposta, apprezzabile e coraggioso il voler proporre qualcosa di nuovo, più vissuto, intimo e completo ma non completa un percorso di conoscenza e di amore bensì viene proposta "ex abrupto" come avvicinamento, conoscenza, manipolazione dell'altro.
In bridgerton personalmente c'era una storia d'amore che inizia come amicizia, mutuo aiuto supporto e poi il sesso arriva a completamento, qui invece si parte dalla fine, si inizia col sesso e poi...ci si avvicina?
Mica tanto! Infatti non ho ancora capito come alcune coppie si siano innamorate, cosa hanno condiviso a livello di pensieri, vicissitudini, come hanno sviluppato un sentimento?!?
Se l'obiettivo era quello di evidenziare le lotte delle donne nella Corea di Joseon, il drama manca completamente il bersaglio rappresentando una rivoluzione che è semplicemente libera sperimentazione della sessualità mentre vorrebbe trattare la sofferenza dei personaggi femminili come intrattenimento, proponendo una storia "progressista" che realizza le promesse solo a metà.
La rivoluzione è solo sessuale, DA QUI IL TITOLO! Ciò riflette il classico problema nucleare nei drama cino-coreani, dove la cosiddetta "emancipazione femminile" passa spesso attraverso l'intervento più o meno capriccioso dell'uomo, anche qui non fa eccezione proponendo una donna usata, scartata e poi "salvata" dall'uomo di turno che ha i mezzi in termini di intelligenza o ricchezza o semplice volontà nel volerlo fare.
Le donne qui, soprattutto la protagonista che non ha brillato per una recitazione più convincente o per doti interpretative indimenticabili (felicità, tristezza e pianto caricaturale sono le sole emozioni rappresentate), non vengono presentate come ingegnose, furbe e capaci di relazionarsi alla pari con gli uomini (come un drama femminista dovrebbe sapere fare), bensì sono capricciose (la protagonista), incapaci di assumersi le proprie responsabilità, per nulla sveglie e in balìa delle decisioni degli altri. Altro aspetto deludentissimo.

Il drama espone involontariamente quanto poco sia cambiato nella società coreana per quanto riguarda il trattamento delle donne. Invece di affrontare questi problemi in modo significativo, li rafforza sotto le mentite spoglie della narrazione. Le donne in questo drama (e in molti altri) sono ancora viste come oggetti, che si tratti di potere, vendetta o intrattenimento. Nonostante siamo in epoca moderna le opinioni della società sul genere rimangono profondamente problematiche.
Nel complesso, se stai cercando un drama che sia fresco, audace e un po' fuori dagli schemi dei soliti K-drama, vale sicuramente la pena guardare,

Finale ? Positivo ma.... .

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Ashes of Love
5 persone hanno trovato utile questa recensione
ott 16, 2024
63 di 63 episodi visti
Completo 1
Generale 8.5
Storia 9.0
Acting/Cast 8.0
Musica 8.5
Valutazione del Rewatch 7.0

GUARDA COME DIVENTO CATTIVO

Se si vuole vedere un fantasy pieno di intrighi, complotti, colpi di scena e buoni effetti speciali consiglio la visione perché questi aspetti meritano un bel 10 pieno, sarebbe una sorta di game of thrones asiatico casto , privo di passione, sensualità e sesso (che penso lo avrebbero reso più interessante).
Se invece sperate in una storia d'amore strappa lacrime, vi dico che c'è, c'è anche il triangolo amoroso e ce ne è più di una ma di amore in 60 puntate c'è più un'idea , attraverso dialoghi e struggimenti, le scene d'amore reali in una serie così lunga sono davvero poche, molto poche (in proporzione).
Pertanto consiglio per la storia ma non per la storia d'amore. Finale non deludente (questo conta tanto) .
Interpretazione magistrale del Dio della Notte, che secondo me ha convinto proprio attraverso questo drama e la sua figura del demone di till end of moon prende spunto da qui.
Luo Yunxi è stato in grado di trasmettere le complesse motivazioni di Runyu, facendoti empatizzare con lui, ma anche sentirti sempre più a disagio con ciò che fa. Triste è la sua fine nonostante è ovvio che sia un tentativo di redenzione.
Ho letto nelle recensioni che l'eccezionalità di questo drama sono gli effetti speciali e vi dico sì, ha una bellissima fotografia ma certi effetti sono stati migliorati nel 2024 , e ne decantano il fatto che non annoia mai. Invece su questo devo dissentire, molte scene le troverete inutili, cioè dei riempitivi che nulla aggiungono e tolgono alla storia e in una serie così lunga potevano alleggerire o essere utilizzati per creare qualche momento in più nella relazione amorosa tra i personaggi, specialmente gli episodi dal 22 al 33 io li ho trovati molto più lenti e ho rallentato il binge , passando alla visione di soli 3 episodi al giorno, perché ho trovato tutto troppo trascinato , senza slanci romantici che mi potessero aiutare ad apprezzarne la visione.
La storia d'amore tra i due attori principali mi ha convinto solo in parte, bei dialoghi ma in certi momenti poco credibili, sia lui che lei.
COLONNA SONORA WOW, c'è anche la cantante Sa ding ding nel cast, e ho apprezzato molto la sua presenza perché devo dire è stata brava, una o due canzoni invece son cantate dalla protagonista,
DO 9 PER LA RECITAZIONE e gli EFFETTI SPECIALI, LA FOTOGRAFIA E LA SCENOGRAFIA. Come drama complessivamente dovrei dare 8.

COSA NON E' ANDATO: Lunghezza del drama, se c'è qualcosa da dire e da rappresentare ben vengano i 60 episodi, anche 70 ma qui è stato un trascinarsi con scene che nulla aggiungevano anzi rallentavano e appesantivano.
La protagonista può risultare fastidiosa all'inizio, molti hanno droppato e anche a me all'inizio è riuscito difficile seguirla perché non è solo ingenua ma anche stupidissima e molto egocentrica. Compirà un interessante evoluzione.
La storia d'amore tra Jinmi e Xufeng mi ha quasi fatto venire voglia di sbattere la testa contro il muro per porvi fine. La loro storia d'amore è fondamentalmente un corri-scappa e rincorri per circa 60 episodi! TOO MUCH! Molte scene avrebbero potuto essere tagliate, molti dei mini archi narrativi avrebbero potuto essere più succinti. Molti personaggi hanno archi narrativi ripetitivi.
NOTA DOLENTISSIMA: LA traduzione è automatica e molto confusa, non vorrei sembrare ingrata dato che è un lavoro fatto da volontari ma penalizza troppo la visione (errori grammaticali, discorsi senza senso o sgrammaticati per almeno il 40% della serie), motivo per cui non vedrò altri lavori tradotti da questo team, scusate , avete rovinato un capolavoro .

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When the Phone Rings
5 persone hanno trovato utile questa recensione
gen 20, 2025
12 di 12 episodi visti
Completo 2
Generale 5.5
Storia 5.0
Acting/Cast 8.0
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 1.0

Quando l'hype rovina tutto

C'è questa foto che gira sui social in cui viene rappresentato un cavallo diviso in tre parti disegnate in maniera diversa: nella prima il tratto è bello, morbido ma preciso, tipico di qualcuno che sa disegnare davvero bene; nel mezzo abbiamo un garrese un po' sbilenco ma non troppo brutto; alla fine una testa brutta come il peccato palesemente disegnata da qualcuno che non sa farlo oppure da un bambino delle elementari. Ecco, questa immagine viene associata ai diversi episodi di questo drama dall'inizio spettacolare fino alla fine misera.
Io credo pienamente in questa immagine. E' tutto esattamente così. L'inizio parte a stecca, con un buon ritmo, un'intrigante storia, dei bei colpi di scena. Poi inizia a scemare e il thriller perisce lasciando una storia d'amore che non mi stava regalando nulla. Il finale, my gosh, che schif*. E no, non nasconderò il fatto che questo drama non mi ha colpita perchè io non mento mai. Sinceramente? Il fattore thriller me lo ha fatto cominciare, ma così no non funziona. Poi i motivi che spingerebbero lui a fare quello che fa verso di lei sono palesemente campati in aria, non hanno una logica o forse potrebbero avercela se me l'avessero messa in maniera diversa, ma così di botto non funziona. Il finale? AHAHAHAHAHAH ma che m*rda.
Non mi sarebbe piaciuto ugualmente ma sicuramente tutto l'hype che c'è stato attorno ha fatto modo e maniera che io rimanessi ancora più delusa dal tutto. Forse non è totalmente brutto, perchè mi dispiace ma di sicuro non lo riguarderò mai più e se mi chiedessero una lista kdrama da vedere non lo consiglierei nemmeno.

P.s. Io so che FL è bravina perchè mi è piaciuta molto in un altro drama, ma qui ha sempre la stessa identica espressione. Why?

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Completo
Black Salt Dragon
5 persone hanno trovato utile questa recensione
apr 8, 2025
12 di 12 episodi visti
Completo 1
Generale 7.5
Storia 7.5
Acting/Cast 7.5
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 8.0

La "nemesi" del Catfishing

Rom-com di tipo office drama che affronta per la prima volta il tema del Catfishing adolescenziale e trasmette alcuni messaggi inflazionati ma sempre interessanti: il coraggio di amare, anche se sei stato ferito, l'accettazione incondizionata dell'altro con i propri difetti, incoraggia l'autenticità e il coraggio di essere se stessi anche se "eccentrici".
È una serie che utilizza molti cliché e tropi narrativi tipici di queste tipologie di drama, è un incrocio tra Twinking Watermelon, Business Proposal e True beauty, come tipologia e soluzioni di racconto.
Il punto debole di questo lavoro è la sceneggiatura: avevo letto prima di iniziare la visione che si trattava di un lavoro leggero e privo di problemi, ovviamente non è così sebbene i problemi che affrontano i protagonisti mi sembrano davvero trascinati e privi di fondamento poiché non c’è un lavoro di scrittura credibile che li abbia resi convincenti. La logica é molto sciatta. È un lavoro basic che tutti possono seguire non c’è molto da capire.
Esempio:
Dedicare 50 minuti alla gestione delle conseguenze di una bugia adolescenziale su cui potresti farci un risata, considerato che hai scelto quell'uomo per come è diventato oggi, per il valore che ha e per quanto apporta nella tua vita, mi è sembrato davvero senza senso. Comprendo che la protagonista ci sia rimasta davvero male nello scoprire di essere stata ingannata ma a 30 anni, io penso, che su brutte esperienze grottesche, come quella che viene illustrata, ti ci fai una risata. E invece la trascinano senza senso. In questo senso bisognava scrivere una storia che giustificasse o aggiungesse qualche dettaglio che rendeva quell'incontro e quella bugia "imperdonabile".
Buona la caratterizzazione del personaggio protagonista, da weak hero, Choi Hyun Wook si conferma un professionista valido con grandi margini di miglioramento, non è il classico bellone da Drama ma è abbastanza espressivo, con un bel sorriso e una gran bella voce che modula bene, risultando tenero in certi momenti e affascinante in altri. Ha impersonato perfettamente il ruolo del ragazzo alternativo, amante del rock e otaku inside, diffidente , timoroso, un po' paranoico ma romantico, deciso e senza tentennamenti sui suoi sentimenti (differentemente da altri lavori di questo tipo che propongono sempre chaebol molto imbarazzati se si innamorano dei propri dipendenti o ragazze di bassa estrazione sociale). Ho apprezzato moltissimo che per lui fosse indifferente, che fosse alla mano e riconoscesse il valore degli altri a prescindere dal lignaggio o dall'appartenenza alla bassa piuttosto che all'alta borghesia.
Ho adorato il ruolo della protagonista SU JEONG (Moon Ka Young) , rispetto a True beauty , qui é molto meno sottona, determinata , tenace e forma davvero una relazione solida e invidiabile con il protagonista che diventa non solo un compagno ma anche un inseparabile migliore amico. Ovviamente ha dei tentennamenti ingiustificati per quanto riguarda la scoperta dell'identità del Dragone nero ma comprendo la paura iniziale di iniziare una storia d'amore con il capo. Anche in questo caso si ripropone il tema delle difficoltà ad avviare una relazione tra classi sociali differenti in COREA (che noia!).
Nonostante formino una splendida coppia adulta molto affiatata li ho trovati poco convincenti nell’ambito passionale, ma questo è un problema di scrittura, non certo di recitazione.

Non è un lavoro ottimale soprattutto per quanto riguarda i dialoghi. La seconda coppia è noiosissima nonostante l’attore SL sia abbastanza in gamba, il ruolo che hanno cucito alla seconda protagonista, tentennante e molto incerta, a spese degli altri è davvero seccante, c’è un abisso rispetto a quando impersonava la sorella della protagonista in True beauty, ed a come è stata diretta in quel lavoro.
Le interpretazioni sono un po’ disomogenee nel senso che i protagonisti sono stati bravi, ma alcuni sono stati davvero pessimi come l'attrice che impersona la nonna, terribile sia come attrice che come estetica (sembra di cera) che come scrittura del personaggio, cambia modo di pensare e predisposizione negli ultimi minuti dello show, dopo un dialogo molto bello ma troppo poco per distruggere le convinzioni granitiche di una vita (NON E' CREDIBILE) , molto sottotono la seconda protagonista Ha Jin, anello debole di un cast solido.
Molte scene potevano essere eliminate, non aggiungono nulla alla storia, rallentano solo il ritmo abbastanza buono di un lavoro che per fortuna era di 12 episodi. Avrebbero potuto inserire qualche scena di passione e qualche bacio un po' più spinto. Aggiungo anche che ci sono evidenti messaggi pubblicitari frequenti, addirittura un paio di scene inserite SOLO A SCOPO PUBBLICITARIO (le caramelle al caffé si vedono tipo 4 volte, poi il latte al cioccolato, di una marca specifica e con il marchio in evidenza sempre, un brand di abbigliamento e solo macchine Volvo, tra cui un modello elettrico di cui viene mostrata la modalità di ricarica). Lo dico perché hanno bocciato "The king, eternal monarch " per la frequenza dei messaggi e qui è davvero palese e insistente ma nessuno ha detto nulla.
Alcune puntate sono molto gradevoli come la 2-5,-7-8, la 12 e ho apprezzato che non ci sia come al solito la separazione dei protagonisti, ma come affrontino un percorso insieme senza inutili tragedie, il finale è positivo e gli viene dedicato ampio spazio. Ad alcuni episodi, tipo il n° 8 e il n° 12 darei una valutazione più generosa, di 8, ad altri tipo il primo episodio o l' 11ª darei un 6, nel complesso valuto tutta l'opera 7,5.
Non arrendetevi al primo episodio perché introduce il lavoro in modo molto comico e grottesco, e per fortuna il lavoro diventa un po’ più serio, anche come dialoghi andando avanti .
La colonna sonora è molto gradevole ma non indimenticabile,

Uno spettacolo carino e confortevole, anche se molto irregolare come soluzioni logiche (avete per esempio compreso come mai i due protagonisti si trovino costretti a restare alla fattoria nell'episodio numero 5 se il protagonista aveva la macchina? ). È un lavoro che può essere rivisto magari saltando qualche scena.
Davvero molto buono il lavoro da parte dei 2 protagonisti principali, che sono coinvolgenti, vulnerabili, attraenti e divertenti (specie il nostro ML).
ELEMENTI DI NOVITA':
- Nessun problema di comunicazione e malintesi;
- onestà sentimentale e risolutezza professionale e personale;
- una coppia che si supporta e parla dei problemi affrontandoli insieme;
- nessuna separazione e incontro dopo anni (se escludiamo l'inizio che non conta);
- il topic del catflishing;
- ML alternativo che resta tale e FL che segue le sue passioni.
Lavoro tematico davvero molto originale per alcuni aspetti: il mondo degli anime/videogames come metafora del mondo emotivo, stantio in altri quali il consueto dialogo riflessivo circa la cultura aziendale, generalmente negativa che circonda le donne di successo al lavoro.
Lo consiglio se avete bisogno di qualcosa di leggero, se amate le coppie tenere e romantiche( cute).

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Completo
Joy of Life
5 persone hanno trovato utile questa recensione
ago 28, 2025
46 di 46 episodi visti
Completo 1
Generale 8.5
Storia 9.0
Acting/Cast 8.0
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 6.0

Tra ironia, intrighi e sci-fi filosofica: l’equilibrio (smarrito nell'ultima parte) di Joy of Life

👉👉👉👉👉👉👉👉 Il mio voto reale è 8,7 !
Joy of life non è facilmente inquadrabile, ciò che posso dire, limitandomi al panorama cinese, è che si tratta di piccolo gioiellino nel suo genere che incanta lo spettatore sin dalle prime scene, regalando un’esperienza narrativa ricca, raffinata e sorprendente. Ciò che colpisce immediatamente è la sceneggiatura, estremamente ben costruita, che intreccia con maestria intrighi politici, filosofia, humor e momenti di intensa emozione, mantenendo sempre alta l’attenzione.
Il protagonista, Fan Xian, è un personaggio indimenticabile: intelligente, ironico e carismatico, riesce a conquistare il pubblico grazie a un mix unico di astuzia e sensibilità. La sua evoluzione personale, così come il suo confronto con un mondo pieno di complotti e giochi di potere, è resa in modo convincente, permettendo di empatizzare profondamente con lui.
La regia è abbastanza buona e dinamica, capace di dare respiro tanto alle scene più intime e poetiche quanto ai momenti di tensione e azione, accompagnata da una fotografia che esalta la bellezza dei paesaggi e delle scenografie storiche, molto belle le inquadrature dall'alto.
I costumi personalmente sono uno dei talloni d'Achille del lavoro: non abbastanza sontuosi (e pazienza) ma per nulla coerenti, specialmente le calzature delle donne sono incredibilmente moderne. Mi sono piaciute molto le uniformi del comando di vigilanza, specie per quanto riguarda i capi divisione.
Il cast nel suo insieme è molto buono: ogni attore, anche nei ruoli secondari, riesce a trasmettere profondità e credibilità, dando vita a una buona interpretazione corale, il ML e Li Qin hanno una recitazione più convincente, a loro andrebbe un mezzo punto in più.
Il tono della serie alterna con naturalezza leggerezza e drammaticità, offrendo momenti di comicità raffinata senza mai intaccare la solennità delle tematiche affrontate.
Un altro punto di forza straordinario è la capacità di bilanciare la dimensione filosofica con l’intrattenimento: The Joy of Life non è solo una serie da guardare, ma da assaporare, riflettendo sui temi della giustizia, del potere, della libertà, dell'egualitarismo, dei rapporti passato-futuro, sul destino collettivo e sull’amore.
Ogni episodio lascia un segno, stimolando curiosità e voglia di iniziare quello successivo (fino al 28°episodio).
Ci sono molte citazioni in questo lavoro e personaggi memorabili : le maschere dei cavalieri ombra riprendono in modo sorprendentemente fedele quella di Darth Vader di Star Wars, lo zio Wu ricorda un personaggio di Matrix e allo stesso tempo un moderno Tiresia, un uomo che non vede ma utilizzando gli altri sensi riesce a vedere oltre il percettibile dato dalla vista.

Colpi di scena, uno dei punti forti dell’opera. La serie riesce a sorprendere lo spettatore con svolte narrative inattese, collocate nei momenti giusti e spesso capaci di ribaltare completamente la percezione di personaggi ed eventi. Non si tratta di espedienti gratuiti, ma di snodi che mantengono alta l’attenzione e conferiscono profondità alla trama, intrecciando abilmente humour, intrigo politico e riflessioni più serie. In particolare, alcuni episodi centrali riescono a fondere il divertimento leggero con tensione e drammaticità, producendo un effetto che resta impresso e che rende la visione coinvolgente. Proprio questa capacità di sorprendere e tenere in sospeso lo spettatore, senza ricorrere a soluzioni banali, è ciò che distingue il drama e gli permette di competere con titoli di livello più alto.
Uno degli elementi di maggior pregio in Joy of Life è la doppiezza e l’ambiguità morale dei personaggi.
Nessuno appare mai del tutto affidabile o univocamente buono o cattivo: figure che sembrano amichevoli e solidali con Fan Xian, un attimo dopo lo mettono alla prova, lo tradiscono o ne minano la fiducia.
Questo tratto narrativo rende l’opera estremamente realistica, perché rispecchia la natura del potere e delle relazioni umane in un contesto dominato da intrighi politici e lotte di fazione.
Ne emerge un mondo dove la lealtà è sempre condizionata da interessi, strategie e calcoli di convenienza, e in cui ogni legame deve essere continuamente negoziato e verificato. Tale instabilità non è solo un espediente narrativo per mantenere alta la tensione, ma anche un messaggio: la vera crescita di Fan Xian non consiste tanto nel riconoscere i nemici, quanto nell’imparare a convivere con l’ambiguità di chi si proclama alleato.
Questa ambivalenza, invece di indebolire la coerenza della trama, le conferisce spessore, perché costringe il protagonista (e lo spettatore) a interrogarsi costantemente su quanto si possa davvero conoscere delle persone e delle loro motivazioni.

Fantascienza: la scrittura è complessa e multilivello, la trama è molto stratificata includendo anche un elemento sci-fi che si approccia alla storia dell'umanità in modo avvincente, interessante e per nulla scontato. Nonostante a livello di fisica e logica, la soluzione proposta è del tutto illogica e fantasiosa, priva di un possibile fondamento scientifico. mi sento di premiare il messaggio che reca con sé, non si tratta del tropo abusato del semplice “viaggio nel tempo".
Piuttosto porta avanti l’idea che il futuro possa “precipitare” nel passato (geniale).In altre parole, il romanzo suggerisce che il passato non è mai solo passato ma può diventare il contenitore del futuro.
Il futuro, a sua volta, non è solo “in avanti”, ma può essere proiettato all’indietro e rivivere sotto nuove forme, il futuro può reincarnarsi in un passato rinnovato e da questa mescolanza nascere in una nuova linea temporale.
A livello simbolico, questa idea sovversiva del tempo come ciclo locale passato, potrebbe significare un rovesciamento rispetto al solito: non è il futuro che studia la storia, ma la storia che si nutre di futuro.
La conoscenza non ha un tempo lineare, può fluire in entrambe le direzioni.
Fan Xian porta con sé un bagaglio di esperienze “fuori luogo”. Questo significa che: la memoria non è solo conservazione del passato, ma anticipazione di possibilità nuove.
È come dire: ciò che ricordiamo (anche se anacronistico) può plasmare un presente migliore.
Le idee innovative nascono spesso dal contatto tra tempi e spazi diversi, da un confronto di passato e presente che determina il futuro che, nella misura in cui consente di ritornare al passato, ti consente di riflettere a posteriori e di vederlo sotto una nuova luce.
Anche il “medioevo” di Joy of Life può essere fertile e capace di assorbire il nuovo. Non esistono epoche “solo arretrate”: dipende da come vengono vissute e trasformate, lasciando il messaggio che il progresso non è destino, è una scelta culturale e politica.
Il passato non è destinato solo a ripetersi, ma può trasformarsi se riesce a imparare dal futuro.
Siamo tutti portatori di “passati” che non ci appartengono più e di “futuri” che non abbiamo ancora vissuto.
L’identità non è mai prigioniera del tempo, ma un incrocio di storie, memorie, eredità e possibilità.
Solo per questo messaggio, e la riflessione in me scaturita, l'opera meriterebbe 100 ( non 10), tuttavia, essendo un prodotto di regia, interpretazioni, sceneggiatura, scenografia e fotografia e accompagni lo spettatore per circa 30 ore, non mi sento di dare il massimo se per le 10 h finali mi sono annoiata, e gli altri comparti non hanno funzionato altrettanto bene.

Le musiche, colpiscono per la loro scelta insolita: a tratti moderne, con sonorità che includono ritmi latini in alcuni combattimenti per dare un torno farsesco e umoristico, l’uso marcato della chitarra o degli strumenti a corde che danno ritmo accompagnando quanto sarebbe accaduto da lì a poco. Nelle sequenze romantiche emergono ancora motivi moderni, che contribuiscono a dare un tono contemporaneo e quasi straniante rispetto all’ambientazione storica, rendendo la colonna sonora un elemento tanto originale quanto divisivo.
In sintesi è una delle opere più brillanti e memorabili della televisione asiatica recente: raffinata, intelligente e profondamente emozionante, peccato sia lontana dal definirsi un capolavoro per i seguenti motivi elencati in basso.

Cosa non ha funzionato:
1) L’impianto visivo della serie mi lascia più di un dubbio. La fotografia, costantemente scura e tendente al grigio, appiattisce l’immagine invece di valorizzarla.
Inoltre, elementi anacronistici minano la credibilità storica sebbene non sia una serie storica o meglio non ambisca a rappresentare fedelmente un'epoca storica precisa, tuttavia scarpe dall’aspetto moderno, dentature bianchissime e perfette persino sugli anziani e altri dettagli spezzano l’illusione scenica.
Sul piano dei costumi non si raggiunge il livello di accuratezza mostrato in produzioni come Lost You Forever: fatta eccezione per l’abito verde dalle maniche ampie del protagonista e per i completi del secondo principe, la resa complessiva risulta poco ispirata.
Particolarmente discutibili le calzature femminili, con zeppe in plastica e finte pelli traslucide che ricordano modelli ortopedici moderni.

2) La dimensione wuxia, che copre circa un terzo della serie, si rivela uno dei punti più deboli. Le scene d’azione puntano a stupire con voli e coreografie spettacolari ma l’effetto finale appare artificioso e già ampiamente visto. Nonostante alcune buone soluzioni di regia – come l’uso di slow motion alternato ad accelerazioni per simulare dinamismo – i duelli restano poco credibili. Basti confrontarli con i primi venti minuti di The Rebel Princess, dove il realismo delle coreografie e la fisicità dei combattimenti restituiscono una forza completamente diversa. Qui, al contrario, prevale una costruzione scenografica a scapito dell’impatto autentico.

3) L'arco narrativo di Bei Qi (quasi 1/3 della serie) non è allo stesso livello dei precedenti che avevano fissato un'asticella molto alta. Ero quasi annoiata e ho trovato la grande rivelazione di Xiao En troppo prolissa e davvero per nulla sconvolgente dal momento che c'ero arrivata già al quinto episodio, mi chiedo piuttosto come non ci sia arrivato il protagonista che è una vecchia volpe.
Anche le interpretazioni non sono ottimali come le precedenti, notevolmente al di sotto del livello del resto del cast veterano, nonostante apprezzi la scelta di un'attrice per interpretare il ruolo dell'Imperatore del Qin settentrionale ma non ha avuto neanche un briciolo del carisma dell'Imperatore, un uomo sciatto, in apparente stato di fattanza, che striscia in disordine, con ciocche di capelli sfuggite e in camicia da notte scollata che lasciava intravedere il petto, tanto che hai difficoltà a inchinarti ad una tale visione di negligente sciattume.
Il finale è molto forzato: una vecchia volpe come Fan Xian, intelligente, sveglio, scaltro, sempre diffidente si fida di una persona già solo visivamente ambigua , tanto da determinare un finale "shock", completamente inutile che poteva essere previsto ed evitato. Il romanzo è questo ma la sceneggiatura poteva rendere il tutto più convincente.

Per concludere, Joy of Life è scritto molto bene ed è originale, con dialoghi intelligenti e colpi di scena memorabili ma viene penalizzato dal ritmo calante e dalla resa tecnica non sempre all’altezza. Non è un capolavoro visivo, ma è uno dei c-drama più interessanti, narrativamente, della sua generazione.

👉👉👉👉👉👉👉👉 Il mio voto reale è 8,7 !

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Completo
Under the Hawthorn Tree
5 persone hanno trovato utile questa recensione
27 giorni fa
Completo 0
Generale 8.0
Storia 9.5
Acting/Cast 8.0
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 7.5

La rivoluzione silenziosa di un amore impossibile

Quando si pensa al cinema di Zhang Yimou spesso vengono in mente immagini grandiose: eserciti che si muovono come onde sanguinarie, combattimenti coreografati come danze, scenografie monumentali dove ogni dettaglio impressiona lo spettatore. Questo film invece rappresenta quasi un movimento contrario nella sua filmografia: non cerca la grandezza attraverso lo spettacolo ma lavora in sottrazione.

È probabilmente uno dei suoi film più semplici in superficie, e proprio questa semplicità che divide ma conquista. Conquista come ritorno alla purezza emotiva dei suoi primi lavori; divide perché vedi un racconto idealizzato, quasi filtrato dalla nostalgia. Perché il regista non vuole raccontare soltanto un amore ma il modo in cui un sentimento può sopravvivere in un ambiente dove persino provare qualcosa diventa pericoloso.

La storia è ambientata negli anni della Rivoluzione Culturale cinese. Jingqiu, una giovane studentessa proveniente da una famiglia politicamente compromessa, viene mandata in campagna per un progetto educativo. Qui incontra Lao San, un ragazzo gentile, paziente, apparentemente lontano dalla durezza ideologica che domina il periodo. Quello che nasce tra loro non è un amore fatto di grandi dichiarazioni o gesti melodrammatici. È un sentimento costruito su attese, piccoli incontri, parole trattenute. Una presenza calma, senza passione. Zhang Yimou elimina quasi completamente la fisicità romantica. In un cinema contemporaneo abituato a rappresentare l’amore attraverso il possesso, il desiderio e l’immediatezza, Under the Hawthorn Tree rappresenta il desiderio come distanza.

Una mano sfiorata diventa un evento. Una camminata insieme diventa intimità. Uno sguardo trattenuto contiene più tensione emotiva di una scena apertamente passionale.

Questa scelta mi è sembrata plausibile e commovente, questa purezza che mostra il ritratto di un’epoca in cui i sentimenti dovevano esistere come vissuti privati, protetti dalla pressione sociale, dall'altro ho avuto spesso il sentore di assistere ad una mitizzazione dell'amore, quasi mitologico nella sua innocenza ed eccessivamente distante dalla complessità reale della giovinezza.

Ma probabilmente il punto del film non è mostrare un amore realistico nel senso moderno del termine. È mostrare come si ricorda un amore. É questo il punto.

La fotografia di Zhao Xiaoding lavora esattamente in questa direzione.
La tavolozza cromatica è estremamente controllata: verdi morbidi della campagna, grigi degli ambienti quotidiani, colori poco saturi che sembrano appartenere più alla memoria che alla realtà.
La natura non viene mostrata come spettacolo bensì come rifugio.

L’albero di biancospino del titolo diventa il centro simbolico dell’opera. Durante la Rivoluzione Culturale viene caricato di significato politico, legato alla memoria e al sacrificio rivoluzionario, ma nel percorso dei due protagonisti assume un significato completamente diverso: diventa il luogo privato di un sentimento che cerca di esistere fuori dalle imposizioni collettive.

Molto interessante l’uso del rosso, già molto caro all'autore.
Zhang Yimou è sempre stato uno dei registi asiatici più attenti alla funzione narrativa del colore. In opere come "Lanterne Rosse" o "Hero" il rosso era dominante, violento, quasi aggressivo. Qui invece appare in maniera più delicata, più spento, quasi amaranto, non esplora, affiora : non è il colore del potere, ma della memoria, del sentimento e della perdita.

Anche la regia segue l'essenzialità: la macchina da presa non forza la commozione con primi piani insistenti, ma osserva. Molte scene sembrano costruite intorno all’attesa: aspettare una lettera, aspettare un incontro, aspettare il momento in cui finalmente qualcosa potrà essere detto.

Il montaggio di Meng Peicong accompagna questa lentezza senza cercare accelerazioni artificiali. Il ritmo può sembrare eccessivamente tranquillo per alcuni spettatori, ma è coerente con il tema centrale: un amore nato in un mondo dove ogni emozione deve procedere con cautela.

La colonna sonora di Chen Qigang segue la stessa strada. Non cerca il melodramma continuo ma interviene nei momenti di maggiore vulnerabilità emotiva. Il film avrebbe facilmente potuto trasformarsi in un racconto strappalacrime, invece spesso sceglie il silenzio.

Il lavoro sugli attori è forse uno degli aspetti più riusciti.

Zhou Dongyu, al suo debutto cinematografico, porta sullo schermo una naturalezza rara. La sua Jingqiu non è semplicemente “innocente”: è una ragazza cresciuta nella paura. La sua prudenza non deriva solo dalla timidezza, ma da un contesto storico in cui un errore può avere conseguenze enormi sulla propria famiglia.
La sua interpretazione vive nei dettagli: lo sguardo abbassato, l’incertezza nel rispondere, il modo in cui sembra sempre trattenere una parte di sé.

Dou Xiao costruisce invece Lao San come una figura quasi fuori dal tempo. Ed è forse qui che nasce una delle critiche più frequenti al film: Lao San è talmente paziente, generoso e devoto da apparire più come un ideale romantico che come un ragazzo reale ma anche questa può essere una scelta narrativa: Lao San non è raccontato con gli occhi neutrali della realtà, ma attraverso la memoria emotiva di chi lo ha amato.
La sua malinconia nasce dal contrasto tra ciò che i protagonisti provano e ciò che il mondo permette loro di vivere. Non racconta un amore impossibile perché manchi il sentimento ma perché a volte la vita concede alle persone il momento giusto quando il tempo a disposizione è già troppo poco.

La grandezza del film sta forse proprio nella sua fragilità. Non cerca di essere complesso, provocatorio o rivoluzionario. Racconta qualcosa di estremamente semplice: due persone che si incontrano e che, per un breve periodo, riescono a creare un piccolo spazio di gentilezza dentro un mondo duro.
Per alcuni sarà troppo sentimentale. Per altri sarà devastante. Per me è stato un Ni, guardo le opere dei grandi registi con distacco perchè mi concentro per coglierne il simbolismo e il senso del messaggio complessivo, ero preparata ad un finale triste.
Zhang Yimou sembra volerci lasciare con una domanda molto precisa: un amore è meno importante se non ha avuto il tempo di trasformarsi in una vita intera?
Forse no.
Forse alcuni sentimenti rimangono proprio perché non hanno avuto il tempo di consumarsi. Perché non hanno conosciuto l’abitudine, la quotidianità, l'usura della novità quando viene macchiata dalla normalità. Restano lì, sospesi in un luogo della memoria dove tutto è ancora possibilità, dove una parola non detta pesa più di mille pronunciate, dove un istante mancato continua a vivere più a lungo di anni interi.

E forse è proprio questa la crudeltà degli amori incompiuti: non finiscono davvero. Non hanno una conclusione contro cui ribellarsi, non hanno una vita vissuta da archiviare. Rimangono domande aperte.

Come si dimentica qualcosa che non ha avuto nemmeno il tempo di diventare reale fino in fondo? Vive nella vastità delle possibilità inespresse.

Guardando *Under the Hawthorn Tree* ho sentito il dolore silenzioso di questa verità. Che a volte non soffriamo solo per ciò che abbiamo perso, ma anche per ciò che avremmo potuto avere. Per quella versione di noi stessi che sarebbe esistita accanto a quella persona e che invece rimane per sempre intrappolata in un futuro mai accaduto.

E forse è questo che rende certi amori così difficili da lasciare andare: non ci manca soltanto qualcuno.

Ci manca la vita che, per un momento, avevamo immaginato possibile.

Dove l'ho visto?

https://mydrama.altervista.org/under-the-hawthorn-tree-sub-ita-2010/

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In the Name of Alcohol
5 persone hanno trovato utile questa recensione
apr 23, 2025
12 di 12 episodi visti
Completo 1
Generale 6.5
Storia 7.5
Acting/Cast 7.5
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 4.0

Una birra che non ubriaca

UNA BIRRA CHE NON UBRIACA.
Nonostante una regia competente: il regista è lo stesso di business proposal e di un altro lavoro di successo, nonostante una sceneggiatura che propone dei dialoghi profondi e una storia interessante, nonostante la FL sia un mostro di bravura, chi ha visto i suoi lavori precedenti non può non notare lo studio sul personaggio e la sua versatilità, nonostante tutto questo, il lavoro non mi è arrivato, chiaramente ci sono delle emozioni che ho provato ma più legate alla vicenda personale della protagonista che alla storia d’amore.
Il protagonista maschile é bravo e bello ma non sempre puntuale con la recitazione, in alcune scene. Tuttavia come personaggio è interessante il modo in cui scardina molti stereotipi di genere e il modo in cui tratti il tema dell'ipersensibilità emotiva, una condizione psicologica molto poco conosciuta ma che esiste ed è presente.
Questo amore quando nasce non ha quel trasporto, quell’entusiasmo, quel nodo allo stomaco che ho provato in my Dearest Nemesis per esempio, o in business proposal. Credo che abbia influito una recitazione non sempre credibile del ML, la costruzione del personaggio della FL (che pure è interessante vedere una donna opposta e poco cute, come i drama ci propongono invece), anche lo stile di regia con continui primi piani iniziali di 45 secondi sugli occhi commossi dei protagonisti ha contribuito a rallentare il ritmo.
Lee Jong Won (ML) sta facendo un lavoro fondamentale dopo aver portato a termine con successo il suo terzo drama da protagonista quest'anno. In ogni sua interpretazione, si distingue con successo. La sua alchimia con Kim Sejeong (FL) è l'unico fattore discontinuo e altalenante.
Interessante la parte che tratta la produzione della birra, sia per quanto riguarda la conoscenza dei processi , che non conoscevo sia per l'ambientazione scenografica che ricorda moltissimo "un'ottima annata", film cult del 2006 con Crowe e Marion Cotillard.
Molto buona la scrittura per quanto riguarda la caratterizzazione dei due protagonisti , credibile e molto ben studiata (è normale sentirsi attratti da qualcuno che ha le caratteristiche genitoriali, lei fa il lavoro del padre ed è inibita come lui però è anche una persona che gli offre comprensione e protezione, a differenza del padre).
Consiglio senz’altro perché è un lavoro di qualità, con una storia interessante, però senza troppe aspettative emotive. La seconda coppia molto interessante ma anche loro mancano di intensità, tensione e trasporto. Inoltre la costruzione del personaggio di Oh Chan Hwi, della seconda coppia, non risulta credibile assolutamente, non spoilero ma una persona che ha il suo trascorso non é credibile abbia quella personalità. Mi viene da pensare che abbiano inserito sul finire questa evoluzione senza averla programmata dall’inizio.
Episodi 10 e 11 inutili.
Regia interessante.
Sceneggiatura discreta ma non sempre comprensibile nelle evoluzioni e nelle dinamiche finali dei due protagonisti, musica gradevole ma non indimenticabile.

Non mi è piaciuto:
1) La costruzione di un rapporto platonico tra tutti i personaggi
2) Evoluzioni non credibili dei personaggi (padre, amico della protagonista, famiglia di "miss bellezza").
3) Recitazione a mala pena sufficiente da parte di tutti, solo la FL si conferma un'attrice di spessore e versatile ma nel dare il voto ho dovuto fare una media complessiva delle interpretazioni di tutti.
4) Il ML è stato promettente e molto bravo in alcune scene, poi piatto e noioso in molte altre.
5) la FL cazzutissima ma sottona con i superiori si faceva urlare addosso da tutti .

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Lost You Forever Season 2
5 persone hanno trovato utile questa recensione
nov 3, 2024
23 di 23 episodi visti
Completo 0
Generale 9.0
Storia 9.0
Acting/Cast 10
Musica 9.5
Valutazione del Rewatch 8.0

RISPETTO ALLA PRIMA RIMANE L'IMPOSTAZIONE ELEGANTE E RAFFINATA MA PERDE DI INTENSITA' E ROMANTICISMO

Avrei voluto dare 10 anche a questa stagione ma manca qualcosa rispetto alla prima nonostante comprenda ogni scelta fatta e il finale, che è sicuramente positivo, mi ha lasciato tristezza e in definitiva non mi ha soddisfatta.
Mentre nella prima stagione il lavoro sui personaggi è stato accurato e non sono mancati i colpi di scena e le evoluzioni psicologiche in questa serie ho percepito , a parte qualche episodio un po' più leggero, della lentezza e della stanchezza, come se non si vedesse l'ora di chiuderla con la sensazione di un finale un po' sbrigativo e poco convinto.
La seconda stagione di Lost You Forever si caratterizza per la stessa eccellente fotografia, le splendide scenografie, i dialoghi meravigliosi e la colonna sonora onirica e inquietante che ha caratterizzato la prima stagione. Tuttavia, questa stagione è più cruda, più cupa e più crudele mentre segue il viaggio dei personaggi distrutti da scelte subite e spesso non sentite (il matrimonio di Xiao Yao, le manovre di TJ, la fedeltà di Xiang Lui all'esercito). Il serpente a nove teste, con una vita deformata dalle torture e dalle catene di un giuramento eterno che lo travolge, subisce questa eterna lealtà verso l'esercito del generale che lo ha salvato. Nonostante abbia iniziato il suo viaggio al limite del sadismo, si rivela per sua scelta vittima sacrificale, nobile e altruista in un modo che è al tempo stesso autopunitivo e doloroso. Il suo amore per Xiao Yao è autentico, premuroso in modo molto nascosto, puro, anche se cerca di seppellirlo sotto una costante negazione. Fino alla fine, il suo obiettivo rimane quello di fare ciò che è meglio per lei, anche se questo lo fa sprofondare nell'infamia o gli strappa il cuore. Diviso tra il sentimento e il dovere decide di agire per quest'ultimo sacrificando il primo, è sia salvatore che aguzzino, finendo per indossare la maschera dell' "angelo custode" (è un personaggio completamente bianco, dai capelli al vestiario e non solo perché si è coltivato nella neve ma perché è puro). Allo stesso tempo, la sua dualità traspare nella figura di Fangfeng Bei (vestito di rosso), un casanova spensierato, giocoso, spiritoso e civettuolo, che lascia intravedere la possibilità di quanto diverse sarebbero potute essere le cose in un'altra vita.

Non è vero, come avevo letto, che in questa serie è stata riservato tanto spazio al demone Xiang Lui, sebbene sia vero che subisca un'evoluzione positiva nonostante il suo passato, le sue convinzioni, le sue scarse abilità comunicative circa i suoi sentimenti, che ne determineranno quello che poi accade con dispiacere persino mio che non lo amavo come personaggio però il riscatto dalla sua oscurità è totale.
Ed è triste che la protagonista non ne verrà mai informata, però ormai ho capito che nelle serie cinesi "l'amore è un atto di fede" (se ami nonostante tu non sappia è come se per loro quell'amore abbia più validità).
Lo spazio che viene riservato maggiormente ad un personaggio è quello di Cang Xuan, reale protagonista della serie assieme alla cugina, e l'ho trovato davvero fastidioso e stancante. In questa serie ci sono delle evoluzioni determinate dalle vicissitudini e dai percorsi intrapresi nella prima stagione che determineranno scelte estreme e in altri casi poco convinte e credibili (non posso spiegare altrimenti spoilero).
Ora ha tutto eppure la sua testa è schiacciata sotto il peso della corona per cui ha lottato. Il suo amore per Xiao Yao è stato l'amico più vecchio e silenzioso che conoscesse, dopotutto è l'unica persona nella sua vita di cui si fida ciecamente, l'unica che è stata al suo fianco nel bene e nel male, che non lo ha mai abbandonato. Tuttavia, Cang Xuan è stato represso per troppo tempo e in questa stagione, lentamente, la cortina di cortesia inizia a sgretolarsi. La sua disperazione e il suo bisogno di lei hanno iniziato a fissare un'ossessione tanto autodistruttiva quanto egoista (è sempre vestito di nero, è un personaggio oscuro, non moralmente integro). Cang Xuan è un eroe tragico e profondamente sfortunato, il vero protagonista di questo romanzo, assieme a Xiao Yao, la sottile e intensa, disperata e struggente interpretazione di Zhang Wanyi ha reso questo personaggio imperfetto, distruttivo, subdolo ma anche tenero e compassionevole nella solitudine che reca con sé. Da un lato può essere oltremodo spietato e deciso per ciò che desidera, dall'altro trasuda paura e un' insicurezza infantile quando affronta Xiao Yao.
È il re di tutti tranne che ai suoi piedi, e il fatto che lei non possa vederlo lo sta logorando. Non riesce a ottenere l'amore di cui è affamato, quindi si nutre di sempre più potere, che lo mantiene sazio ma denutrito. Finché non diventa altro che un lupo che brama un amore che è sempre a portata di mano eppure a milioni di chilometri di distanza. Negli ultimi episodi sembra risolvere il dissidio interiore e fare pace con le sue ambizioni, scegliendo infine una strada che mantenga la sua coscienza pulita e le mani intonse (ciò che vedrete nell'episodio 18 della seconda stagione è in realtà accaduto realmente nel libro).

Altri personaggi, tipo la principessa A' nian che già aveva subito un percorso di crescita nella prima stagione lo ultimerà raggiungendo una piena maturità consapevole e una compostezza dignitosa che la renderanno uno dei personaggi più interessanti di questa stagione. Al contrario, personaggi che nella prima serie si erano rivelati positivi perderanno completamente la bussola pagandone le conseguenze.
Gli indizi sui finali erano tutti presenti nella prima stagione però questa serie è una serie più introspettiva e profonda della precedente, sebbene meno intensa. Vi dico solo che ci sarà un'evoluzione negativa per Cang Xuan il cui desiderio nella serie precedente diventa ossessione e stalkeraggio, invadente presenza e continua manipolazione della protagonista, il tutto reso con maestria e padronanza.

Pertanto, sebbene io abbia sperato in un epilogo diverso, non per la scelta finale che era obbligata e la migliore possibile quanto per le modalità con cui essa avviene e nel tipo di vita che la protagonista decide di intraprendere.
E' una stagione più cupa e intimista , con continui riempitivi di inquadrature di 90 secondi con effetti musicali e frequenti flashback del passato che appesantiscono la visione rendendo questa stagione meno fluida e interessante.
I baci che c'erano nella prima stagione qui sono stati girati frettolosamente e privi di convinzione, anche sul finale la coppia finale è stata diretta male secondo me, ha perso totalmente la componente di desiderio e l'intensità che era riuscita magistralmente a rappresentare in un famoso episodio quasi a fine della prima stagione, per questo io penso che molti abbiano frainteso il sentimento che determina la scelta finale scambiandolo per amicizia e comfort zone ma è solo un difetto di produzione secondo me, perché le scene di distacco sono strazianti , quelle di riunione sentite ma non proporzionali alla disperazione provata precedentemente. Per questo, nonostante riconosca che è sempre un lavoro molto ben fatto e superiore ai classici cdrama xianxia, l'ho lasciato con amarezza e un po' di delusione.
Finora Lost You Forever rimane comunque la serie drammatica più avvincente e immersiva che abbia visto, è un drama sottilmente psicologico, raffinato e di alta qualità. La regia, la sceneggiatura, le musiche e la recitazione sono tutte degne di lode; è un lavoro minuzioso, intimista e molto ben congegnato: il lavoro su ogni personaggio è preciso e minuzioso, strutturato e credibile. Il suo simbolismo introspettivo non lo rende fruibile da tutti, molti si concentrano sul triangolo trascurando che c'è molto di più dietro.. . È un'opera coerente, di due spanne sopra la media dei drama cinesi sia per le perfomance degli attori principali, sia per la fotografia, la sceneggiatura, le musiche, la scenografia. In poche parole, è un capolavoro.

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