Completo
Wife of a 21st Century Prince
6 persone hanno trovato utile questa recensione
26 giorni fa
12 di 12 episodi visti
Completo 4
Generale 5.5
Storia 6.0
Acting/Cast 7.0
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 1.0

PERFECT CLOWN- PERFECT NOIA!

*The Perfect Strunzata* sarebbe già un titolo più onesto, limpido e soprattutto meno truffaldino dell'originale. Perché qui non siamo davanti a un drama che inciampa: siamo davanti a un’opera che prende una bella confezione, si mette addosso il velluto, accende due luci calde, fa partire la musica al pianoforte e spera che nessuno, per caso, si accorga che sotto non c’è quasi niente. E invece ci si accorge, eccome se ci si accorge. Basta avere anche solo un minimo di pazienza — o di sopportazione masochista — per arrivare ai titoli di coda e capire che il vero miracolo non è la storia raccontata, ma il fatto che una parte del pubblico sia riuscita a chiamare tutto questo “capolavoro” con lo stesso entusiasmo con cui si approverebbe una viennetta al supermercato spacciandola per patisserie di Vissani.

Il voto medio di 8,4 , francamente, ha qualcosa di liturgico, è atto di fede delle casalinghe o delle bimbette in assetto da adorazione, del fandom che confonde l’algoritmo con il gusto, dell’occhio che vota con il cuoricino e non con il cervello. Una liturgia del “mi piace perché è bello”, che poi è il grande sport planetario della televisione patinata: prendere due facce fotogeniche, impacchettarle in una monarchia costituzionale da cartolina, spruzzarci sopra un po’ di dolore ereditario e far passare il tutto per narrativa adulta. È una bestemmia estetica venduta come SERIE TV! PER GIUNTA CON INESATTEZZE STORICHE (VEDI LA POLEMICA SUL FINALE).

La prima cosa che salta addosso, e che resta addosso è l’ossessione per l’immagine: questo drama vuole essere guardato, non vissuto. Vuole essere contemplato, non attraversato! È un lungo esercizio di fotografia che si guarda allo specchio, si trova molto elegante e decide che basta. Inquadrature lunghe, primi piani tirati fino allo sfinimento, pause che vorrebbero sembrare peso psicologico ma che spesso assomigliano solo a una versione particolarmente costosa dell’immobilità. Il problema non è la lentezza in sé: il problema è la lentezza senza densità. Quando una serie è lenta ma piena, la segui volentieri. Quando è lenta e vuota, inizi a sentire il rumore del tuo stesso disinteresse. E qui il disinteresse arriva presto, già dopo pochi episodi, come un ospite sgradito che si siede sul divano e non se ne va.
La struttura temporale è un altro piccolo attentato alla dignità dello spettatore. Non parliamo di un uso intelligente dei flashback, quelli che aggiungono qualcosa, chiariscono, danno strati, modificano il significato del presente. No. Qui c’è un abuso costante di ellissi, rimandi, ritorni indietro, tagli di scena nel momento esatto in cui una risposta potrebbe arrivare, per poi riproporla tre scene dopo come se il dramma avesse inventato l’acqua calda. Una domanda? Stop. Una confessione? Stop. Un confronto? Stop. Una scena che potrebbe respirare? Niente, taglio netto, cambio d’angolo, ritorno più tardi con la stessa informazione servita in versione dilazionata. È il classico trucco da sceneggiatura che non ha abbastanza sostanza per reggere il presente e allora lo svuota, lo interrompe, lo spezza, lo rimanda. Non suspense: stanchezza. Non tensione: rinvio artificiale. Non profondità: il gioco delle sedie temporali e questo lo fa col disperato tentativo di "farti sentire" qualcosa, ma io sentivo il suono dei miei sbadigli.

E poi ci sono i personaggi, o almeno quello che dovrebbe somigliarvi. Il principe, sulla carta, avrebbe dovuto avere carisma, aura, presenza, status, forza. In pratica, I-An, il Daegun, Byeon Wook Seok. sembra un uomo elegante generico uscito da un catalogo di modelli di brand di lusso, abiti satinati, lucidi, con colori improbabili, da piano bar o da matrimonio kitsch, con la differenza che un catalogo lo sfogli e basta. Il problema non è solo che reciti bene in alcune scene e peggio in altre: il problema è che non emana abbastanza AURA. Un principe, in un racconto del genere, deve avere peso visivo e simbolico. Deve entrare in scena e far capire perché tutti si girano. Qui invece spesso pare un modello ben pettinato, vestito con abiti che non costruiscono un’identità ma la smussano. Non ha mitologia addosso, cammina come se fosse in passerella. Ha il merchandising. E se il personaggio maschile principale non ha aura, il drama non è che perda un dettaglio: perde il suo perno. Il confronto con Lee Min-Ho e il suo Lee Gon di Eternal Monarch è impietoso.

La voce, poi, è un altro di quei punti che fanno la differenza tra un attore e un bel viso con il copione in mano. La modulazione emotiva qui spesso non c’è. Il volto prova a dire una cosa, la voce non dice quasi niente. È quella sensazione fastidiosa per cui tu dovresti sentire intensità, ma percepisci soltanto la posa dell’intensità. Gli occhi si fermano bene, la faccia si dispone bene, ma il peso interno resta piatto. E il risultato è tragicomico: il personaggio dovrebbe essere tormentato, ma sembra semplicemente ben illuminato. È il limite più crudele dei drama iper-fotografati: trasformano ogni debolezza in evidenza. Se l’attore è forte, la luce lo esalta. Se è debole, la luce lo inchioda. E qui il problema si vede parecchio.

IU va detto, tiene meglio MA non per questo salva la nave. È più continua, più stabile, più consapevole. Ha una presenza che regge la scena in modo meno intermittente. Però anche lei, a un certo punto, si piega alla logica generale della serie: quella di caricare il personaggio più del necessario, di spingere una caratterizzazione che diventa presto manierismo. Ci mette un po’ ad arrivare davvero, perché la scrittura la costringe a stare dentro un sistema che preferisce l’estetica alla respirazione. E infatti il rapporto tra i due non esplode mai del tutto, non per mancanza di bellezza, ma per mancanza di tensione autentica. Sono una coppia gradevole, esteticamente funzionante, persino piacevole in varie scene. Ma non ti danno i brividi. Non ti lasciano addosso quella micro-scarica che ti fa pensare “ok, forse si piacciono davvero” (cosa che ho pensato in My demon, dove la chimica ha salvato la serie dalla mediocrità). Restano una bella composizione. Una coppia da feed. Instagrammabile. Un’immagine che si lascia guardare più che un legame che si lascia sentire.

E questo è il punto che taglia più in profondità: la serie insiste sulla coppia come se bastasse l’accoppiata visiva a produrre emozione. Ma la chimica non è un filtro Instagram. Non è il fatto che lui sia bello e lei anche, e dunque il resto venga da sé come per magia. La chimica vera si misura sulla naturalezza, sulla presenza fisica, sui dialoghi che respirano, sulla tensione sotterranea, sulle pause piene di qualcosa. Qui invece i dialoghi spesso non restano dentro. Scivolano via. Sono poveri, talvolta persino troppo letterali, almeno dei sottotitoli poco revisionati, come se qualcuno avesse paura di far dire ai personaggi cose che non siano già esplicitamente comprensibili.

E i personaggi secondari? Utili, sì, ma spesso ridotti a funzione. La regina è uno di quei casi in cui il dramma pare innamorarsi della propria idea di follia aristocratica e finisce per produrre una figura caricaturale, più disturbante per eccesso di posa che per autentica minaccia. Il padre, invece, è un attore vero. Si vede. Si sente. Lo capisci dal fatto che fai fatica a riconoscerlo altrove: cambia pelle, non resta imprigionato nella stessa faccia (è lo scienziato genetico di Mouse). Peccato vederlo sprecato in un titolo che non gli offre possibilità. E poi c’è il bambino che interpreta il re, che è forse uno dei punti più fragili dell’intero impianto: non basta vestire un bambino da simbolo nazionale per trasformarlo in figura tragica. Se l’attore è debole, si vede. Se la direzione è povera, si vede due volte. E quando la serie pretende da un piccolo interprete una regalità psicologica che lui non riesce a sostenere, l’effetto è quello del “mini-adulto per contratto”, cioè una cosa innaturale e un po’ ridicola, che spezza la credibilità invece di consolidarla. Anche lì, l’idea c’è. La resa no.

Sul piano della scrittura politica, poi, il drama si impantana nelle sue stesse premesse. Il protagonista avrebbe l’agency per distruggere i nemici, per usare il testamento, per prendere posizione, per piegare il sistema. Ma la sceneggiatura gli costruisce intorno una giustificazione di convenienza, non una vera complessità. Non è un conflitto morale profondo: è il classico “non lo fa perché altrimenti la trama finirebbe”. Ed è qui che il personaggio smette di sembrare vivo e diventa una pedina al servizio della durata. È la morte del racconto intelligente: quando il comportamento non nasce da una necessità interna ma dalla paura degli autori di arrivare troppo presto alla verità.

La parte più comica, però, è il continuo tentativo di far sembrare tutto sofisticato tramite l’accumulo di dettagli visivi. Il product placement è quasi un personaggio a sé. Subway, catene di fast food, Mercedes, tutto infilato in scena con quella naturalezza da pubblicità travestita da fiction. E capisci che il problema non è la presenza del brand in sé: il problema è quando la serie appare più interessata a vendere il mondo che a raccontarlo. Così il palazzo, le auto, i locali, gli oggetti, tutto diventa superficie. Una superficie molto lucida, certo. Ma sempre superficie. Una patina di lusso che non basta a fare atmosfera, perché l’atmosfera, quella vera, nasce dal rapporto tra stile e necessità narrativa. Qui invece la necessità manca, e resta soltanto il lucido.

Il ritmo, di conseguenza, è un piccolo supplizio. Ci sono episodi in cui qualcosa regge, anche meglio di quanto ci si aspetterebbe. Ma poi la serie torna alla sua principale vocazione: diluire. Dal matrimonio in poi diventa una sequenza di complicazioni più o meno prevedibili che invece di alzare la posta la annacquano. E quando perfino un evento potenzialmente forte come l’incoronazione viene trattato come un dettaglio quasi laterale, capisci che il problema non è la mancanza di eventi, ma la mancanza di energia nel raccontarli. Tutto pare stare lì per comporre un tableau, non per far avanzare davvero una storia.

Eppure il finale, in modo quasi scandaloso rispetto al resto, funziona. Funziona perché si libera di molte delle pose inutili e finalmente concede alla coppia un respiro più quotidiano, più semplice, meno ossessionato dall’essere iconico. Ed è quasi ironico che proprio la parte più convincente arrivi quando la serie smette di voler essere “grande”. Niente cliché urlati, niente retorica monarchica, niente bisogno di inchiodare ogni emozione al primo piano con sottofondo di pianoforte triste. Solo la vita di ogni giorno. Ed è lì che si intravede, per pochi minuti, quello che il drama avrebbe potuto essere se avesse avuto il coraggio di fidarsi di più delle persone e meno del packaging.

Per questo, in fondo, il verdetto resta severo. Non perché sia un disastro totale in ogni singolo istante. Non lo è. Ma perché fallisce nel punto in cui voleva essere imponente: la costruzione di un mondo emotivo credibile. Vuole sembrare aristocratico, profondo, romantico, tragico, elegante, ma troppo spesso finisce per sembrare solo costoso, stirato, fotografato bene e scritto con la paura di restare davvero fermo su un’emozione. Il che, paradossalmente, lo rende ancora più frustrante. Perché il potenziale c’era. La confezione pure. Manca il resto.

Il mio voto complessivo resta quindi sotto il voto del pubblico adorante e benedetto dal culto del bel volto: un onesto 5,7/10, non portato a 6 perchè questo voto VA ABBASSATO, INSULTO A QUALSIASI COSA ABBIA QUEL VOTO E SIA UNA SPANNA SOPRA, 0,4 PUNTI INFERIORE A MR SUNSHINE, VERGOGNA! Una serie che vuole vendersi come regale ma vive di trucchi, che vuole essere intensa ma si nasconde dietro i primi piani, che vuole essere sofisticata ma insiste sui cliché, che vuole sembrare memorabile ma finisce per essere, soprattutto, una lunghissima, costosissima, impeccabilmente illuminata S T R UN ZA TA!

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Start-Up
6 persone hanno trovato utile questa recensione
lug 7, 2021
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10

Mi sono tatuata il titolo sulla caviglia XD

Dopo la terza volta che lo rivedo, finalmente mi sento pronta a parlarvene.
Questo è stato LETTERALMENTE il drama più bello che io abbia mai visto.
Premettendo che farmi piangere (nel senso vero del termine) sia ESTREMAMENTE difficile, quest'opera ci è riuscita a più riprese.
Non solo per il triangolo amoroso, ma anche per tipi di rapporti completamente diversi e intensi ad un tale livello che non possono non coinvolgervi e sconvolgervi.
I temi trattati in quest'opera sono veramente tanti: lutto, amore, passato, tradimento, amicizia, coraggio, fiducia, famiglia, crescita personale, credere in se stessi e lottare per questo. Ogni tema è stato trattato a mio parere nel miglior modo possibile.
L'unico che poteva funzionare meglio forse è il triangolo amoroso, abbastanza molle, ma è anche quello che fa crescere e maturare di più i personaggi.
Questo drama è riuscito a trasportarmi nel mondo delle startup e anche a spiegarmi come funziona questo mondo, senza mai mandarmi in confusione. Ho imparato tante cose nuove (≧▽≦)
Gli attori sono stati uno più bravo dell'altro. Anche coloro che interpretano personaggi secondari sono stati all'altezza del compito, nessuno sembra passare in secondo piano.
Le musiche giuste sempre nei momenti giusti, quelle che ti danno la carica o quelle che ti stringono il cuore.
Un applauso!!

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Mom’s Friend’s Son
6 persone hanno trovato utile questa recensione
ott 18, 2024
16 di 16 episodi visti
Completo 4
Generale 5.0
Storia 3.0
Acting/Cast 8.0
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 1.0

Questo drama è sopravalutato

Non è niente di speciale. Molto rumore per nulla ...
Ha un cast stellare, con attori visti e molto apprezzati in altri drama, ma qui scrittori e produttori di drama sudcoreani, potevano fare di meglio.
Nemmeno gli attori generalmente bravi aiutano se la trama, la sceneggiatura e i dialoghi fanno pensare al "mangime per polli" ...
Se lo scopo era raccontare dinamiche familiari, di quartiere e di amicizie di vecchia data, direi che hanno messo alla gogna la famiglia tradizionale che qui è raccontata malamente.
Le relazioni tra genitori e figli adulti che vengono ancora picchiati (?), figli adulti che si comportano con atteggiamenti di autocommiserazione, chiusura e pretesa di essere compresi senza fare il minimo sforzo per spiegarsi o chiedere aiuto.
Amiche di vecchia data che stanno insieme da 30 anni senza capirsi.
Coniugi che decidono ipso facto di divorziare, senza una ragione plausibile.
Una bimba, orfana di genitori e cresciuta dallo zio, il quale le suggerisce, in caso le chiedano perché non ha la mamma, di pontificare che "la famiglia composta da padre e madre dipende da una ideologia" (?!) ... ma si può? ma chi le scrive ste stupidaggini ... SIC.
La diplomatica cattolica, che va al tempio buddista a scrivere preghierine sulle tegole del tempio ...
Ma che cavolo ci stanno raccontando ...??
Per giungere a 16 episodi una trama che poteva essere raccontata in metà o anche meno, hanno reso prolissi dialoghi e sottotrame, tirato in lungo su scene di violenza tra genitori e figli, tra amiche ecc.
E' confezionato molto bene, con immagini e una fotografia molto sofisticata, ma a me fa pensare a cibo confezionato bene, con tante salse e salsine, per correggere la mediocrità degli elementi di base.
L'ho visto fino in fondo, perché lo Studio Dragon che lo ha prodotto, non ha lesinato su immagini, musica e attori carismatici, ma confermo che è materiale sprecato.

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Love and Redemption
5 persone hanno trovato utile questa recensione
ott 25, 2024
59 di 59 episodi visti
Completo 0
Generale 8.5
Storia 9.5
Acting/Cast 8.0
Musica 7.5
Valutazione del Rewatch 8.0

Amore & Malintesi....

Uno xianxia/wuxia che difetta per alcuni effetti speciali ma nel complesso è unico nel suo genere e davvero magistralmente reso grazie soprattutto alla performance recitativa di Cheg Yi. Finalmente un attore non monoespressivo ma che riesce a rendere espressivamente tutte le emozioni e le disperazioni che vive.
Sì perché in questa storia Yu Sifeng, il ML, è davvero un martire d'amore, un giovane uomo puro, coraggioso, spesso disposto al sacrificio per il bene dell'umanità e irrimediabilmente innamorato, anche a proprio discapito. Un uomo che decide di rinunciare a tutto e sacrificare tutto.
Vi consiglio di guardare con attenzione i primi episodi perché alcune frasi spiegheranno e anticiperanno il finale.
La storia è avvincente, con delle soluzioni narrative e dei colpi di scena davvero geniali, e gli sceneggiatori sono stati davvero bravi a lasciare indizi ma mantenere il mistero fino alla fine del lavoro, negli ultimi cinque episodi verrà illustrata la storia alla cui base c'è un grosso malinteso che determina tutta la storia.
Non ci sono solo enormi malintesi tra i personaggi, il ML è un uomo perfetto e incorruttibile ma anche un pessimo comunicatore che decide di farsi carico di tutto senza coinvolgere nessuno e questo determinerà un grosso pasticcio nella parte centrale fino quasi alla fine del drama.Non è un drama perfetto ma rimane un po' sottovalutato rispetto ad altri xianxia che secondo me sono meno all'altezza per trama, interpretazione dei protagonisti e intensità.

Non c'è nulla di geniale o di nuovo davvero nel messaggio del drama, nel senso che l'amore come fattore teraputico, è qualcosa alla base di forse l'80% dei drama sia cinesi che coreani, eppure le modalità con cui hanno deciso di lanciare questo messaggio, mi riferisco all'idea di un personaggio "multidimensionale", complesso e sfaccettato, ai colpi di scena finali, agli ultimi combattimenti ed effetti speciali, hanno avuto un peso talmente rilevante da aver alzato la mia valutazione che inizialmente voleva essere 8 ma alla luce delle emozioni, delle idee genialmente spese, del messaggio e di quanto questo drama mi ha lasciato ho deciso di alzare perché vorrei premiare cast, regia e sceneggiatore per delle scelte inusuali, geniali che hanno reso questo lavoro diverso: più profondo, sentito e sperimentale, mai scontato e con un impatto scenico ed emotivo molto forte.

Quello che non ho gradito sono stati alcuni effetti scenici "economici" da due lire (sangue arancione in certe scene, uccelli peluche, catene di plastica, mani mozzate che erano quelle del manichino da abbigliamento, una scena pietosa...), tuttavia alcuni animali fatti al pc, quali draghi, volpi viola molto meglio rispetto ad eternal love.
I dialoghi spesso mancano di spessore e riflessività, quelli di ashes of love sono stati molto più profondi nonostante il team traduzione sia stato molto sbrigativo, approssimativo e superficiale , qui invece il team traduzione ha fatto un lavorone, la traduzione è puntuale, precisa, corretta, di senso compiuto per il 99,5% del lavoro (BRAVI).
Personaggi femminili fastidiosi, specialmente la sorella della protagonista e la belva spirituale del ML, salvo solo la volpe viola e la protagonista che ha fatto un percorso evolutivo e di crescita notevole nel corso dei 59 episodi.
L'attrice protagonista nonostante non sia generalmente il tipo estetico dei drama è riuscita a dare profondità e spessore al personaggio, sapendo calibrare l'espressività, il tono della voce, le espressioni e ha saputo interpretare il doppio ruolo in maniera esemplare. Nessuna penso sarebbe riuscita a dare quella grinta , quel tono, quella aura alla Dea della Guerra, una donna fortissima ma anche piena di rancore e risentimento per i torti subiti.
Il protagonista maschile è uno dei pesi maggiori della mia alta valutazione, CHENG YI è stato senz'altro il migliore attore per presenza scenica ed espressività, riesce a rendere qualsiasi tipo di emozione sul volto, e la sua voce è profonda ed eccezionale.
Alla coppia principale viene riservato moltissimo tempo nel corso di questo lavoro, contrariamente ad altri xianxia con valutazioni altissime ma che si vivono davvero pochissimo , in questo lavoro ogni episodio riserva più della metà del tempo alla nascita del rapporto tra i protagonisti. I due mi sono sembrati credibili e all'altezza, non mancheranno momenti di tenerezza ma anche di quasi passione sul finale del drama.
Il finale è davvero molto bello , scenografico e spensierato.
Carine anche le altre storie d'amore che vengono rappresentate che portano in scene dinamiche e tipologie di rapporti diversi: amore tossico, puro, romantico, non ricambiato. I personaggi tutti bravi e credibili.
Nel complesso tutti gli attori hanno fatto del loro meglio e a parte qualcuno, o la risata di Wu Tong, sono stati tutti abbastanza credibili e azzeccati nel ruolo che sono stati chiamati a interpretare.

Colonna sonora gradevole ma non indimenticabile (e qui davvero è stato un peccato).

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Completo
I’ll Give You the Universe
5 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
mar 12, 2026
12 di 12 episodi visti
Completo 1
Generale 5.0
Storia 4.0
Acting/Cast 6.0
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 3.0

Un universo di noia in costante espansione

Correva l’anno 2010 quando Katherine Heigl e Josh Duhamel presero parte alla commedia statunitense “Tre all’improvviso”. Me lo ricordo bene: film carino, classico romance non eccezionale ma sicuramente piacevole e apprezzabile, con due quasi sconosciuti che, uniti da una circostanza tragica, si ritrovano a dover fare da genitori a un bambino, scoprendo poi l’amore durante il percorso. A distanza di oltre quindici anni ecco che il concept sbarca in Corea con “Our universe/I’ll give you the universe”, un drama che riprende lo spunto interessante e lo diluisce in dodici ore di visione, ottenendo il risultato di spegnere qualsiasi briciolo di entusiasmo iniziale.
Il problema principale della serie è il suo decorso da "palloncino sgonfio". La storia, che vede protagonisti Seon Tae Hyung e Woo Hyun Jin alle prese con la crescita del piccolo nipotino Woo Joo, avrebbe avuto la forza narrativa per esaurirsi in quattro, massimo sei episodi. Invece, la sceneggiatura decide di imboccare tutte le possibili tangenti, allungando il brodo con dinamiche lavorative banali, un triangolo amoroso con il "primo amore" di lei (Park Yoon Sung, interpretato da un Park Seo Ham molto meno convincente rispetto alla sua splendida prova in “Semantic error”) che stenta a decollare, e conflitti familiari talmente prevedibili da risultare soporiferi. Il risultato è una narrazione che procede a rilento, dove accade pochissimo per lunghi tratti, per poi ammassare colpi di scena scontati nei minuti finali di ogni puntata.
Rispetto ai contenuti, il drama annaspa nel melodramma più obsoleto e abusato. I segni del destino sono così insistenti da diventare ridicoli: non basta che i due protagonisti condividano lo stesso tetto, ma devono anche scoprire di avere un irrisolto passato comune (i famosi “giorni di pioggia”), aspetto che li rende ancora più "anime gemelle" in modo forzato e poco credibile. L’ accudimento del bambino, che dovrebbe essere il motore emotivo della storia, viene spesso relegato sullo sfondo per far spazio alla telenovela amorosa tra i protagonisti e il rivale di lui. La chimica tra gli attori principali, Bae In Hyuk e Noh Jung Ui, pur onesta, non riesce a sostenere il peso di dialoghi ripetitivi e situazioni che girano a vuoto, come la continua indecisione sentimentale che si trascina per oltre metà della serie. In chiusura si rispolvera la questione più legata al bambino – eh, sì, c’è anche lui – con un colpo di coda finale che nessun difetto lima e nessun pregio aggiunge, ma allunga ulteriormente un brodo divenuto ormai acqua.
Dal punto di vista tecnico, la regia di Lee Hyun Seok e Jung Yeo Jin non riesce a mascherare i limiti di una sceneggiatura povera. Le inquadrature sono quelle tipiche del genere, senza guizzi particolari, e la fotografia, non va oltre il gradevole. Ci si affida troppo ai primi piani dei protagonisti per esprimere emozioni che le parole non sanno comunicare, una scelta che dopo un po' stanca. La colonna sonora, poi, è il classico richiamo emotivo: ad ogni minima tensione, parte il brano strappalacrime, sottolineando in modo pacchiano ciò che lo spettatore avrebbe già dovuto capire da sé.
Detto questo, l'elefante nella stanza resta però lei: l’eccessiva durata. Prendere un film di novanta minuti e trasformarlo in una serie di dodici ore è un'operazione commerciale che richiederebbe una sceneggiatura sapientemente rivista e studiata, per essere giustificata. Qui non lo è. Si ha la netta sensazione che ogni singola scena venga ripetuta almeno tre volte da punti di vista diversi: la litigata, la riappacificazione, il dubbio, la gelosia. È un loop infinito che mette a dura prova la pazienza dello spettatore, il quale si ritrova a fare il tifo non per la coppia, ma per i titoli di coda. Non ho droppato la serie solo perché l’ho avviata quando ormai mancavano un paio di episodi alla fine, altrimenti sarebbe stato impensabile trovare la voglia di attendere la messa in onda settimanale.
"Our Universe" è, in definitiva, una rivisitazione della quale, sinceramente, non si avvertiva la mancanza. Il cast, già di suo non stellare, fa comunque del suo meglio con il materiale a disposizione, ma questo non basta. È il classico drama che si dimentica subito dopo averlo visto, che non lascia il segno e che conferma come non basti una premessa carina per fare una buona serie. Un prodotto piatto, prevedibile e ingiustificatamente lungo, adatto solo a chi cerca un sottofondo sonoro mentre fa altro, senza il timore di perdersi nulla di importante. Per tutti gli altri, consiglio vivamente di recuperare l'originale americano: in un'ora e mezza avrete la stessa storia, ma con molta più soddisfazione e senza inutile spreco di tempo.

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Completo
Treasure Island
5 persone hanno trovato utile questa recensione
apr 12, 2025
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 6.5
Storia 6.0
Acting/Cast 9.0
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 1.0
Questa recensione può contenere spoiler

DELUSIONE

Avevo tanta aspettativa. Trama ammassata con dinamiche riempibuchi. Romance inesistente dopo il bum e lo shock iniziale, lei è una figura talmente marginale da dar fastidio. Alla resa dei conti ogni pezzo è andato dove porta il vento, non legato uno all'altro e il peggiore è stato l'epilogo del fratellastro. Potrebbe anche esserci una seconda stagione per com'è finito, che non guarderò. Aveva tanto potenziale che è stato sprecato. Quello che non mi ha dato la giusta emozione ed interesse è stato che prima la storia veniva spiegata al telespettatore e dopo al personaggio così che non c'è stata la curiosità e lo stupore dei colpi di scena. Peccato, sono davvero dispiaciuta.

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The Prisoner of Beauty
5 persone hanno trovato utile questa recensione
giu 9, 2025
36 di 36 episodi visti
Completo 4
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 9.5
Valutazione del Rewatch 10

Un bel drama leggero, convincente, ben recitato e raccontato! Vale la pena guardarlo

Parto col fare i complimenti a Lin Yu Ning, lo avevo molto apprezzato in The Long Ballad e trovarlo ora come protagonista mi ha fatto proprio piacere. E' stato all'altezza del ruolo. Andando avanti farà sempre meglio.
Tutti gli altri attori bravi bravissimi, ognuno ha fatto il proprio mestiere. La chimica fra i due protagonisti è abbastanza convincente. Spettacolari e super simpatici i quattro generali!
Il drama è per la maggior parte delle puntate leggero, divertente, non ci sono i soliti tira e molla, incomprensioni che vanno avanti puntate e puntate e lasciano in ansia.
La storia fra i due protagonisti si sviluppa nei tempi giusti ed ha un epilogo bellissimo.
Ci sono ovviamente come da cliché, i ruoli secondari cattivi e antipatici, quelli buoni ma che purtroppo vanno incontro ad un destino avverso, fa parte del gioco.
Il finale a mio avviso va bene cosi, protrarlo ancora sarebbe stato allungare il drama.. non abbiamo bisogno di vedere nipoti e pronipoti.
Un apprezzamento dovuto va a Liu Duan Duan che interpreta il ruolo complesso del cugino di Wei Shao, Bravo davvero!
Locations apprezzabili, musiche che non lasciano il segno, ma che accompagnano bene ogni puntata.

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Completo
Coffee Prince
5 persone hanno trovato utile questa recensione
mar 16, 2025
17 di 17 episodi visti
Completo 2
Generale 6.5
Storia 8.0
Acting/Cast 7.5
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 3.0

Da principio fu il Caffé

Coffee Prince è un lavoro che va visto perché è considerato, a buon motivo, l'apripista dei drama moderni. Nonostante uno stile asciutto e senza fronzoli, che risente dell'anno in cui è stato prodotto (2007), è senz'altro una pietra miliare dei drama. Il suo impatto fu talmente grande che venne aperta una caffetteria "Coffee Prince" a Seoul, che ha chiuso definitivamente 4 anni fa.
E' uno dei primi lavori di Goon Yo, da qui è possibile apprezzarne la crescita artistica, ed è un lavoro in cui i nostalgici potranno ritrovarsi perché viene presentata una Corea prima del boom economico e la rapidissima ascesa che l'ha totalmente stravolta nei paesaggi e nelle dinamiche relazionali, ma anche nel modo di apparire del suo popolo.
In questo lavoro è possibile apprezzare due bravi attori che non ci sono più: uno ucciso dal successo e da una società inflessibile che non ammette errori, e mi riferisco a Lee Sun Kyun, che in questo lavoro interpreta il cugino del ML, e a Lee Eon, morto tragicamente in un incidente stradale qualche anno dopo al ritorno da una premiere (che qui interpreta uno dei "principi" innamorato di Angel).
E' anche una delle prime apparizioni dell'oggi famosissimo Kim Jae Wook, conosciuto per la sua partecipazione a lavori di successo come Death's Game, Her Private Life, Crazy love... .
Ho apprezzato tantissimo l'aria vintage di questo lavoro, vederlo oggi mi consente di tornare indietro e notare come nel 2007 la corea sembrava davvero distante anni luce dalla modernità, tagliata fuori; sembra quasi una serie anni '80/90. I primi modelli di cellulare, attori con coloriti naturali (non sbiancati come oggi), pelli oleose, anche impure, assenza di ritocchi; nessuno è davvero bellissimo e chi è bello lo è al naturale.
Le musiche sono discrete (nel senso che non sono pervasive e ad altissimo volume come nei drama moderni), qualcuna riprende moltissimo, al limite del plagio, due brani americani che ho sentito in un film di cui ora non ricordo il titolo.
Le performance interpretative sono buone, acerbe per qualcuno, ma nel complesso tutti risultano credibili e calati nella parte (discorso a parte per Chae Jung Ahn , anello debole di un cast solido).
Quindi, dopo tutto 'sto encomio, perché non do il mio massimo?

Perché personalmente ho trovato il lavoro di una noia mortale: nasce da una idea molto promettente anche se per quanto riguarda l' Asia è un tropo vecchio come il mondo il gender bending (parliamo di una leggenda cinese che esiste da molto prima di Cristo), che illustra uno "slice of life" di tutti i personaggi coinvolti.
Ebbene, sicuramente il motivo è l'assenza di un'evoluzione psicologica di molti personaggi e l'assenza di scene coinvolgenti o interessanti, viene davvero illustrata la vita nei suoi aspetti essenziali ed elementari, quindi 17 episodi per vedere persone al supermercato o interazioni inutili, che nulla aggiungono al lavoro, mi ha davvero rallentato.
Questo è un lavoro che poteva senz'altro accelerare il ritmo con 12 episodi , dal 4° all'11° vengono proposte solo dinamiche relazionali conflittuali.

I due protagonisti cercano il proprio posto nel mondo, sono molto simili benché molti non lo abbiano notato, nel senso che in un certo qual senso son rimasti bloccati ad un evento traumatico del passato: la protagonista è diventata involontariamente il capo famiglia e nell'assumere un ruolo di riferimento maschile ne ha assunto anche postura, movimenti, aspetto (complimenti alla bravura dell'attrice perché è una delle più calzanti nel ruolo maschile). Il protagonista cerca invece un posto dove stare a proprio agio, non percepisce quella come la sua famiglia, tenta di inserirsi nella relazione del cugino perché si sente tagliato fuori, scappa lontano per non affrontare un paese che gli sembra troppo piccolo e asfittico per lui ma lo sono piuttosto le dinamiche abitative famigliari, gioca ancora con i "lego". Vengono così mostrati un uomo prossimo ai 30 che non sa comunicare apertamente bisogni e desideri e una protagonista che vive senza fermarsi a mai, destreggiandosi tra una decina di lavori alienanti e mal pagati, che non riflette bensì agisce senza mai chiedersi il perché delle cose o la conseguenza delle proprie azioni, pessima in quanto a senso di responsabilità benché economicamente autonoma.
I due protagonisti, così come le altre coppie, mostreranno dinamiche relazionali conflittuali e disfunzionali: aggressivi verbalmente, il protagonista con la FL anche un po' fisicamente, la sorella della protagonista con il ragazzo che le veniva dietro aggressiva, svalutante e manipolativa. Manipolativa e narcisista anche l'artista (mediocre tra l'altro professionalmente) che non si contentava dell'affetto sincero dell'uomo che diceva di amare ma, a seguito dell'indifferenza genitoriale, con un continuo bisogno di approvazione che sfocia in comportamenti seduttivi con chiunque indossasse dei pantaloni, nel tentativo di mantenere legati a sé il gallerista e il ML , che compirà uno sforzo notevole per liberarsene.
Di buono c'è che verrà castrata ed entrambi i suoi ammiratori le volteranno le spalle per la protagonista, non bella ma autentica e senza sovrastrutture.
In generale, un aspetto che mi ha contrariato è stata la rappresentazione di come gli uomini potevano essere ridotti a "pozzanghere di miseria umana", privati di dignità e contegno. TUTTI loro erano privi di consapevolezza e imbalsamati di fronte alle donne che li avevano avvolti intorno alle loro dita. Nessuno di loro ha una relazione di reciproca comprensione con la donna che amava.

PER CONCLUDERE...
La storia ha un lieto fine ma per alcuni finali, non mi riferisco alla coppia principale, mi ha amareggiata perché speravo in alcune crescite in autonomia, separati da partner così vessanti e manipolativi anche se questo è ahimè rappresentativo della realtà.
Per un drama che viene lodato come introspettivo, fresco, romantico e sfacciato, è risultato, personalmente, deludentemente stantio, trascinato ed eccessivamente lento.

Interessante che si sia trattato il tema dell'omosessualità in modo così rinfrescante e leggero, nel 2007, quando la corea è ancora chiusa sull'argomento. La lotta interiore di Choi Han Gyul era credibile e gestita con molto tatto. Anche l'intimità libera e rilassata, mai volgare tra le coppie é encomiabile. Tuttavia, non è stato raccontato molto, la recitazione è stata altalenante, migliore nella parte centrale, come per tutti gli show su donne che si travestono da uomini, bisogna sospendere un elemento di incredulità e semplicemente seguire il lavoro nel credere che la FL/ML L potrebbe effettivamente passare per un uomo di 24 anni (sembrava più un ragazzino prepubere nei primi anni di liceo).

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When the Phone Rings
5 persone hanno trovato utile questa recensione
gen 20, 2025
12 di 12 episodi visti
Completo 2
Generale 5.5
Storia 5.0
Acting/Cast 8.0
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 1.0

Quando l'hype rovina tutto

C'è questa foto che gira sui social in cui viene rappresentato un cavallo diviso in tre parti disegnate in maniera diversa: nella prima il tratto è bello, morbido ma preciso, tipico di qualcuno che sa disegnare davvero bene; nel mezzo abbiamo un garrese un po' sbilenco ma non troppo brutto; alla fine una testa brutta come il peccato palesemente disegnata da qualcuno che non sa farlo oppure da un bambino delle elementari. Ecco, questa immagine viene associata ai diversi episodi di questo drama dall'inizio spettacolare fino alla fine misera.
Io credo pienamente in questa immagine. E' tutto esattamente così. L'inizio parte a stecca, con un buon ritmo, un'intrigante storia, dei bei colpi di scena. Poi inizia a scemare e il thriller perisce lasciando una storia d'amore che non mi stava regalando nulla. Il finale, my gosh, che schif*. E no, non nasconderò il fatto che questo drama non mi ha colpita perchè io non mento mai. Sinceramente? Il fattore thriller me lo ha fatto cominciare, ma così no non funziona. Poi i motivi che spingerebbero lui a fare quello che fa verso di lei sono palesemente campati in aria, non hanno una logica o forse potrebbero avercela se me l'avessero messa in maniera diversa, ma così di botto non funziona. Il finale? AHAHAHAHAHAH ma che m*rda.
Non mi sarebbe piaciuto ugualmente ma sicuramente tutto l'hype che c'è stato attorno ha fatto modo e maniera che io rimanessi ancora più delusa dal tutto. Forse non è totalmente brutto, perchè mi dispiace ma di sicuro non lo riguarderò mai più e se mi chiedessero una lista kdrama da vedere non lo consiglierei nemmeno.

P.s. Io so che FL è bravina perchè mi è piaciuta molto in un altro drama, ma qui ha sempre la stessa identica espressione. Why?

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Tangeum
5 persone hanno trovato utile questa recensione
mag 19, 2025
11 di 11 episodi visti
Completo 1
Generale 7.0
Storia 8.0
Acting/Cast 9.0
Musica 9.0
Valutazione del Rewatch 1.0

Hanno cacciato l'amo e poi se lo sono dimenticato

Vero che non ci sono momenti morti, vero che alla fine la storia ti tiene incollato allo schermo, vero anche che la musica fa un lavoro meraviglioso. Ma è anche vero che qui si sono dimenticati di cosa stavano parlando. Hanno messo una bella esca alla lenza il cui amo mi è arrivato proprio sul naso, ma nel corso di pochissimo tempo si sono dimenticati quasi del tutto di riavvolgerla. Il caso dei bambini legato al fantomatico Uomo delle Nevi viene messo da parte per parecchi episodi, facendoci puntare lo sguardo su problemi di famiglia e coloro che vogliono distruggere (?) la Gilda. Ma ciò non doveva essere un contorno? Com'è che l'arma principale di questo drama venga messa in secondo piano? Un caso di questa portata poteva essere l'innovazione in un'era in cui la maggior parte dei kdrama storici sembrano fatti con lo stampino perchè alla fin fine, chi bene e chi male, raccontano sempre le stesse cose. Alla fine il mistero viene piano piano ripreso dopo la metà ma non è bastato.
Sulla storia d'amore non riesco ad esprimermi e non perchè non mi sia piaciuta (anche se a volte strizza un occhio all'incenst*) ma a me non ha fatto nè caldo nè freddo la sua presenza. Ne potevamo fare anche a meno. Nel complesso consiglio la visione una sola volta nella vita perchè impegnarti il cervello lo fa sicuramente.

P.s. Mi tocca ammettere che l'attore che interpreta ML per i drama a sfondo storico è proprio portato.

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Quando la Vita Ti Dà Mandarini
6 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
apr 1, 2025
16 di 16 episodi visti
Completo 1
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10
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Una spettacolare lezione di vita di sconvolgente bellezza tra amore e resilienza

Una vera e propria pietra miliare. Ecco cos'è questo drama.
C'è tanto, praticamente tutto, e fatto in modo straordinario.
Non è la storia di una singola persona o di una coppia, è la storia della vita di tante singole persone e coppie diverse, di tutti gli abitanti di un villaggio, la storia di un'intera popolazione nel corso delle varie decadi, dagli anni '60 fino ai giorni nostri.
Nell'elaborato ricamo della trama si intrecciano i fili di molteplici sentimenti e aspetti, capaci di bucare lo schermo e arrivare dritti allo spettatore, con tutto il carico emotivo che comportano.
Amore, resilienza, sacrificio, ma anche sogni, speranze, gioie così come sofferenza, dolore, rabbia e determinazione.
Cronologicamente parlando, il lasso temporale segue il percorso di vita di Ae Sun, da quando nel 1960 non era altro che una bambina di dieci anni. Intelligente e ambiziosa nonostante sia nata e cresciuta nella totale povertà. Figura fondamentale per lei è - e resterà sempre nei suoi ricordi - la madre, una donna sorprendentemente giovane ma logorata nell'aspetto da una dura vita di solo lavoro. Gwang Rye è una haenyeo (pescatrice subaquea tradizionale dell'isola di Jeju), e il suo ritratto è quello di migliaia di altre donne che per decenni hanno mantenuto le proprie famiglie grazie a un lavoro sì caratteristico (è oggi patrimonio UNESCO) ma estremamente usurante, oltre che molto pericoloso. Gwang Rye è una donna cresciuta in povertà ma molto intelligente e soprattutto forte come una roccia, vissuta in un periodo troppo acerbo per poter fare un salto di qualità nello stile di vita (le immagini della capanna in cui vive, gli abiti e tutto il resto potrebbero benissimo risalire agli inizi del secolo, mentre invece siamo ben oltre la metà, ma la mancanza di progresso , soprattutto in una zona provinciale isolana, è davvero impressionante). Sa di non poter ambire a nessun futuro diverso dal proprio presente e ripone tutte le speranze in Ae Sun, primogenita dotata di spiccata intelligenza e bambina capace di sognare in grande. Il rapporto madre - figlia sembra burbero, fatto più di crude lezioni di vita che di coccole, per quanto sia segretamente molto orgogliosa della piccola: Gwang Rye ha una missione da compiere, far capire alla figlia di non abbandonare mai i propri sogni ma al contempo prepararla a una vita - nell'immediato - sicuramente difficile, poichè è chiaro che anche per Ae Sun il mondo non potrà cambiare dall'oggi al domani.
La sua morte lascerà Ae Sun di fatto sola al mondo, poco tollerata dalla famiglia del defunto padre, accolta per convenienza dal patrigno rimasto ad occuparsi dei due piccoli fratellastri. Al suo fianco, fin dalla giovane età, troviamo Yang Gwan Sik, meno abizioso e talentuoso di Ae Sun, ma con un solo obiettivo verso il quale mostrerà la tenacia invidiabile del suo essere il "cuore d'acciaio" per tutta la vita: stare al fianco di Ae Sun.
Le vicende legate alla loro gioventù sono ricche dei drammi quotidiani, quelli veri. La povertà, la disperazione e i sogni infranti non riescono però a soffocare l'amore, che porta il cuore a scelte inevitabili, segnando così il destino di tutto ciò che verrà.
I sedici episodi sono davvero ricchi, intensi. Già dopo averne visti due o tre si ha l'impressione di aver superato - in contenuti - la maggior parte delle serie complete in circolazione. Il filone, dicevo, segue principalmente la crescita di Ae Sun, ma frequenti sono i flashback e i flashforward tra una decade e l'altra, con particolare attenzione ai primi anni di matrimonio, dove le vicissitudini della giovane coppia alternano momenti di gioia e speranza a grandi sofferenze e rinunce, e poi al ventennio successivo, con Ae Sun e Gwan Sik ormai alla soglia dei quarant'anni, alle prese con la gestione dei figli nel delicato passaggio tra l'adolescenza e l'età adulta.
Personalmente, la parte che più ho preferito è quella iniziale, fino ai primi anni del matrimonio. Il salto successivo lascia ampio spazio alle vicende dei due figli che, pur ben caratterizzati, non mi hanno affascinata allo stesso modo. Gli ultimi episodi, invece, sono tornati a investirmi in pieno. Questa è sicuramente una delle serie per la quale ho versato più lacrime in assoluto, la capacità della sceneggiatura, della regia e della recitazione di coinvolgere è impressionante, sembra davvero di mettersi nei loro panni e di vivere le diverse situazioni.
Cast di altissimo livello, tutti quanti, bambini inclusi che hanno davvero avuto un ruolo non marginale o semplice. E che dire delle "zie" haenyeo, la nuova moglie del patrigno, la coppia di anziani burberi ma di buon cuore nella cui casa vivono in affitto nei primi anni di matrimonio, o ancora la nonna di Ae Sun, la madre di Gwan Sik, e non di meno il fastidioso Bu Sang Gil con moglie e figlia. Tante storie e tanti intrecci portati avanti sapientemente, senza mai perdere di credibilità o coerenza, mostrando un vita reale in tutta la sua straziante ma - al tempo stesso - sconvolgente bellezza.
Le musiche - in gran parte canzoni celebri delle varie epoche - s'inseriscono perfettamente nel contesto, affiancando all'inusualità della scelta la capacità di ricondurre sempre a un senso di realtà costante e profonda, richiamando periodi - vissuti o raccontati - che fanno parte della storia di tutti.
In conclusione, una serie non solo da non perdere ma che probabilmente lascerà sconvolti tanto è meravigliosa e ben fatta. A me, di sicuro, è successo.

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Completo
Not Me
6 persone hanno trovato utile questa recensione
da sgaby
mar 21, 2022
14 di 14 episodi visti
Completo 9
Generale 4.0
Storia 4.0
Acting/Cast 4.0
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 2.0
Questa recensione può contenere spoiler

Sopravvalutato

Premetto che dopo aver guardato Theory of Love non ero *così* gasata per questa nuova serie con gli OffGun come protagonisti ma... ho voluto dare una chance a Not Me dal primo trailer uscito. Mi sembrava diverso e interessante, questo trophe mi affascina: un fratello che prende veste i panni del suo gemello nella sua gang per scoprire chi è il colpevole del suo pestaggio fa molto "fanfiction", e ingenuamente pensavo che almeno ci fosse quel sano trash che avrebbe bilanciato un’atmosfera stile urban mob e un parte romantica boyxboy. Peccato mi sbagliassi.

Premessa: my opinion, non devi concordare.

Dopo il terzo episodio visti in diretta l'ho data su, come si suol dire, troppo lenta e noiosa. La recitazione è una mera sufficienza solo perché Gun è una spanna più in alto rispetto all'intero cast. La sceneggiatura è caotica e lascerà buchi di trama al termine della serie, lasciando quindi un wtf generale. L'unico motivo per cui ho ripreso la visione sono stati gli elogi dei miei mutuals su ig che hanno inneggiato l'episodio numero 8 come, cito letteralmente, "a masterpiece" e mi domando che serie abbiano visto.

Tutto ciò che trovo di sbagliato mi è stato giustificato con "il budget basso/la censura/il taglio degli episodi (da 16 a 14)/il realismo" ma... ne dubito: una penna, un foglio di carta e buone idee costano poco, nulla se il materiale già ce l'hai a priori.

Parliamo di come il villain della situazione, aka Tawi, sia praticamente inutile nella storyline: la ROL gang ci annuncia che Tawi è un criminale nelle vesti di imprenditore di successo che mina alle piccole attività, all'ambiente e sia segretamente un trafficante di droga... per non parlare di come Sean praticamente odi Tawi, incolpandolo della morte di suoi padre (con annesso insabbiamento + chiusura prematura del caso). Cazzata madornale. Sean dice più volte come Tawi sia responsabile del fatto che suo padre sia stato etichettato come uno spacciatore di droga... ma da come lo hanno ripreso lo era seriamente. Letteralmente era su un camion che trasportava droga, e nulla fa pensare che non ne fosse a conoscenza. E il responsabile della morte del padre di Sean (Dana aka Unar) è un poliziotto che ha sparato ad un soggetto disarmato... perché collegarlo a Tawi? Alla fine sono gli stessi poliziotti che hanno fermato il camion per un controllo, non possono essere dei corrotti di Tawi, altrimenti non li avrebbero fermati in primo luogo, e non si fa riferimento al fatto che il camion con la droga sia stato insabbiato. Bho. Si poteva scegliere un motivo più solido.

Per non parlare di come la serie abbia ammesso che Tawi abbia assunto la madre sordomuta di Yok mentre le altre attività l'hanno licenziata per il suo handicap... e questo comportamento (assumere gente con disabilità) lo hanno etichettato come negativo... ok. Potevano rendere Tawi sgradevole se avesse comprato una ipotetica azienda dove la madre avrebbe potuto lavorarci e licenziarla per la sua condizione... questo era una mossa furba per creare uno che *non* dà eguali opportunità a tutti i lavoratori.

A mio avviso la mossa token è stata attuata quando hanno messo in mezzo la parata del pride durante una manifestazioni della mancata sicurezza sull'azienda delle bibite di Tawi. Che poi, di nuovo, la ROL gang vuole smascherare Tawi facendo cosa... contaminando la loro Cocacola? Mia illazione, durante la stesura avranno pensato alla cazzata d'idea e l'hanno modificata con White che non versa l'amaro ma lo poggia vicino ai serbatoi...

Diciamo che le uniche scene d'azione sono quando la gang va nella casa di Tawi nel bosco (terreno fertile strappato ai locali, ci tengo a precisarlo dato che lo hanno fatto loro) per bruciarla, e all'attentato all'azienda della Cocacola nella bottiglia di olio per contaminare i lotti... mentre il gran nemico cosa fa? Nulla.

Non c'è una scena mostrata in camera dove il nemico architetta qualcosa di malefico, corrotto oppure illegale, anzi, quando i cittadini attaccano l'auto di Tawi, egli dice "lasciali fare, hanno il diritto di protestare". Wow, quindi anche un democratico, che cattivo veramente cattivo.

Ho molte parole da spendere anche da quanto ridicola sia la trama dopo aver saputo chi è stato a mandare in coma Black - il responsabile, il movente e la soluzione... al posto di Todd potevano letteralmente addossare la colpa a qualcuno della gang... nonostante l'alleanza nessuno spendeva parole piacevoli su Black, dato che tutti lo additano come uno stronzo senza sentimenti (però... non riesce a vendicarsi con Todd perché sono besties, è ancora innamorato di Eugene e tiene talmente tanto a White da impedirgli inizialmente di frequentare la su banda, sì, molto apatico mi dicono...).

Ci sono ancora enormi ? per quanto riguarda la side story Black/Eugene/Gram che non ha senso alcuno se non minutaggio (sprecato, dato che si poteva pensare ad altri temi sociali di cui chiacchierare) + esattamente quando e perché Sean e White si sono innamorati?: domanda legittima dato che White usa come foto profilo per ROL l'uccello disegnato nella porta di Sean sin da quando lo ha trattato a pesci in faccia e Sean l’ha quasi soffocato allo svenimento + esattamente il ruolo di Gumpa quale sarebbe? + i genitori di Black/White fanno un'apparizione e poi si dimenticano di avere figli (motivo che mi hanno propinato: la carica che hanno è troppo importante e ci sono implicazioni politiche da evitare... quindi, tutta la storia della serie che denuncia una società corrotta non permette di parlarne? ooooook)

Morale della storia: in 14 episodi cosa hanno concluso? Non hanno concluso una singola missione, non hanno risolto nessun problema sociale, la situazione tra Black e White è un po’ trattata all’acqua di rose… “ma Black vuole bene a White” certo, ma White non si è mai fatto venire in mente un singolo ragionevole dubbio riguardo al suo cambiamento, alla lite con la madre e tutta la situazione con Eugene – la direttrice Nuchy ha descritto Eugene come il personaggio girl empowerment della serie… sì, la povera ragazza volubile e innamorata di uno stronzo che le fa solo male (lo ribadisce più volte) e che cerca conforto nell’unico beta sfigatello che le va dietro… girl empowerment…

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Koi wa Tsuzuku yo Doko Made mo
5 persone hanno trovato utile questa recensione
mar 22, 2020
10 di 10 episodi visti
Completo 3
Generale 9.5
Storia 9.0
Acting/Cast 9.5
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 8.5
Che dire? Drama molto molto carino, la storia potrebbe sembrare simile a itazura na kiss ma non fatevi ingannare, ma se quest’ultimo vi è piaciuto beh adorerete love lasts forever. Quello che più ho apprezzato è stata la performance degli attori veramente molto bravi hanno reso la storia realistica e penso sia importante per una serie perché riesce quasi a teletrasportare lo spettatore dentro la storia. Quindi si la consiglio a tutte quelle persone che vogliono vedere un drama ben realizzato che parla di una storia d’amore conquistata.
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Wife of a 21st Century Prince
5 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
mag 18, 2026
12 di 12 episodi visti
Completo 3
Generale 7.5
Storia 6.5
Acting/Cast 8.5
Musica 8.5
Valutazione del Rewatch 7.0
Questa recensione può contenere spoiler

Non è tutto oro quello che luccica...

“Wife of a 21st Century Prince” - conosciuto anche come “Perfect Crown” - è esattamente il tipo di drama che fa innamorare e disperare allo stesso tempo. Arriva con una premessa decisamente accattivante: e se la Corea del Sud fosse ancora una monarchia costituzionale nel 2026? L'idea di un principe moderno coinvolto in un matrimonio di convenienza con un'ambiziosa erede di un chaebol, promette qualcosa di nuovo ma al contempo rispolvera un tema nostalgico. Mi è tornato subito alla mente il bellissimo kdrama “The King: 2 hearts” dell’ormai lontano 2013 e, con lui, tutta una serie di film ancora più datati, per la maggior parte occidentali, degli anni in cui spopolava la fiaba romantica della povera fanciulla che incontrava il bel principe azzurro.
Ma qui, di povere fanciulle, non vi è neppure l’ombra. Abbiamo invece un’ereditiera tosta e ambiziosa, decisa a riscrivere un tema classico e ormai quasi sparito in chiave ultramoderna.

Tra i “pro” troviamo sicuramente la punta di diamante del cast: IU è semplicemente strepitosa, soprattutto nella prima parte, dove la sua verve e il suo spirito spudoratamente battagliero sembrano divenire parte integrante del DNA del drama stesso. Byeon Woo Seok non è nella rosa di nomi che avrei valutato per ricoprire il ruolo del protagonista, ma complessivamente ha portato a casa una buona prova: sicuramente bravo ma con un range di espressività a livello del volto davvero molto limitato. Quanto meno, la chimica tra i due non sembra risentirne, tant’è che regalano momenti in cui sembrano vibrare sulla stessa lunghezza d’onda.
Piace la caratterizzazione dei personaggi: l'attrito iniziale tra Hui Ju, imprenditrice tagliente e ferocemente indipendente, e il principe I-An, riservato e soffocato dal protocollo, è elettrico. I loro dialoghi sono scintille, gli sguardi pura sfida e provocazione, e la lenta discesa verso la vulnerabilità reciproca è la spina dorsale che tiene insieme l'intera serie. Un classico enemies-to-lovers moderno con una patina regale, che nella prima metà funziona davvero alla grande. Anche il cast di supporto ha i suoi momenti di pregio: la coppia dei segretari è un sollievo divertente e gradito, la regina madre è un'antagonista elegante e sfumata nelle sue ambiguità. Il giovane erede reale dona quel tocco di tenerezza, il fratello e la cognata di lei rappresentano un fastidioso fardello iniziale che mostrerà poi un fondo di valore, mentre il Primo Ministro è – come la regina vedova – una figura che si muove nella zona grigia: ho apprezzato in modo particolare il fatto che, dei due personaggi palesemente ambigui, si sia scelto alla fine di redimere quello che inizialmente poteva sembrare il meno probabile, e di condannare invece quello che godeva maggiormente della fiducia dei protagonisti.

Visivamente, è un lusso. Le location sono sontuose, i costumi fondono l'hanbok tradizionale con la moda contemporanea in modo incredibile, e la fotografia è sempre curata. Si capisce che qui i soldi sono stati spesi bene.
L’OST – in particolar modo la sigla di apertura, “My pace” di Bibi – finisce meritatamente nella playlist.

La mannaia che cala impietosa su tanto buon potenziale è rappresentata dalla sceneggiatura che, dopo un inizio anche brillante, finisce in un pantano da lei stessa creato e dal quale non riesce più a uscirne. Il problema principale è la gestione del tempo: con soli dodici episodi, il drama cerca di fare e di essere tutto, dalla commedia romantica, al drama di palazzo, al giallo politico per concludere con un taglio di critica sociale. Il risultato è che nulla viene approfondito come dovrebbe. Nella seconda metà della serie, inoltre, il ritmo è un disastro: le trame politiche, che promettevano intrighi accattivanti, diventano ripetitive e scontate. Il Primo Ministro si rivela un villain piuttosto piatto: la sua ossessione per Hui Ju è poco motivata e la sua discesa nella follia risulta più fastidiosa che tragica. Molte sottotrame vengono introdotte con enfasi – dall’avvelenamento al tentato omicidio - per poi essere risolte con una facilità imbarazzante nell'episodio successivo, come se non avessero avuto conseguenze emotive reali. Questa mancanza di peso drammatico uccide definitivamente la suspense.
Poco approfondita, quasi trattata in modo banale, l’idea di una Corea moderna con una monarchia assoluta. Il drama sfiora a malapena le implicazioni sociali e politiche di questo sistema, limitandosi a mostrare l'alta società. Che effetto ha sui cittadini comuni? Come funzionano davvero i poteri? È un'occasione sprecata per fare una satira interessante, sacrificata in favore di troppe scene di persone che camminano nei corridoi. Grossi scivoloni anche sulla coerenza, dove si alternano scene con uno stuolo di agenti di scorta indispensabili a movimenti praticamente in solitaria dei reali. L’abolizione finale della monarchia cala il sipario su una poco credibile immagine degli ex reggenti diventati – di punto in bianco e in modo palesemente irrealistico – gente comune.
Davvero, tolti i punti di forza, rimane una storia che – a conti fatti – non è poi tutto questo gran che.

In definitiva, questo è un drama che vive di alti e bassi. Gli alti - la chimica tra i protagonisti, la regia, il fascino della nobiltà moderna e, in generale, la prima metà degli episodi - sono sufficienti per consigliarne la visione a chi ama le rom-com leggere e poco impegnative. I bassi – la sceneggiatura confusa, i villain deboli, oltre a una seconda parte raffazzonata - sono altrettanto evidenti e ne limitano la portata. In conclusione, resta un conto in sospeso tra fascino visivo e narrazione vacillante.

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Completo
Hyper Knife
5 persone hanno trovato utile questa recensione
mag 8, 2025
8 di 8 episodi visti
Completo 0
Generale 8.5
Storia 8.5
Acting/Cast 8.5
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 5.0

Thriller o Black Medical con un forte stampo psicologico.

Un hospital drama che è anche un thriller psicologico e un noir a tinte forti, basato tutto sul concetto di dualità speculare, allo stesso modo di due emisferi cerebrali (destro e sinistro), presenti come un tatuaggio sulla nuca della protagonista ma con colori diversi: il sx è privo di colori se non con una macchia di azzurro-blu che neanche riempie i contorni e la parte corrispondente di emisfero dx colorata, per simboleggiare la creatività, le emozioni, l'impulsività.
Così vengono presentati i due protagonisti del lavoro: Jeong Seok è una neurochirurga brillante e geniale, pupilla del luminare Choi Deok hee, primario del reparto presso l'ospedale universitario di Seoul. Ha perso ogni cosa, radiata dall'ordine dei medici a seguito di uno scontro e di una tentata un'aggressione a lui. Sembrano totalmente opposti: lei libera, sfrenata, senza alcun controllo dei propri impulsi (entra a piedi scalzi nella sala operatoria), priva di ogni etico scrupolo, incurante di tutto e anche della legge.
Lui apparentemente molto posato, controllato, freddo, cinico e calcolatore, che è sceso a patti col mondo per trovare il posto che meritava, non tollera il fare sfrontato e disinibito di lei fino a provocare una rottura insanabile nel loro rapporto.
Ma c'è molto molto di più... nel corso del drama si vedrà come in realtà siano individui con personalità simili, ugualmente disturbati, maniacali e perfezionisti patologici. L'attrice Park Eun Bin ha parlato di una sorta di legame ambivalente che ricorda padre-figlio mentre a mio avviso, forse, la protagonista vede nel ML il padre da cui cerca approvazione ed un compagno di fissazioni perverse (il cervello), lui in lei vede una protesi egoica: le ha insegnato ogni cosa con soddisfazione perché era l'unica in grado di ricevere la sua eredità, l'unica con un passato uguale, quasi una parente ("se il cervello avesse il DNA noi saremmo parenti.. "), e la considera quasi come una sua proprietà, qualcuno che ha plasmato e che non gli può essere portata via.
Sono gli unici al mondo che si stimano reciprocamente e il loro migliore tempo è quello trascorso insieme ad operare con lui, lei e ad insegnare a lei, lui. Lei è l'unica che può rivolgersi a lui in un certo modo e che decide di proteggere ad ogni costo perché "deve finire la sua opera". Il finale è sconcertante, inaspettato, scoprirete il reale motivo per cui lui voleva essere operato solo da lei, non per i motivi che logicamente noi persone comuni possiamo pensare bensì molto altro... .
La protagonista Se-ok incarna questa dualità, dimostrando come un unico strumento (il bisturi-hyper knife) possa essere fonte di vita o di morte a seconda delle mani che lo impugnano. In modo simile, i protagonisti di Hyper Knife rappresentano due facce di una stessa medaglia: una neurochirurga geniale e disturbata mentalmente e il suo mentore, due personalità opposte ma entrambe disturbate, maniache e ambiziose.
Le loro dinamiche mentore-studente sono violente, inquietanti, quasi l'equivalente professionale di una relazione Bdsm (Bondage- Dominazione e disciplina-Sadismo e sottomissione- Masochismo). Il conflitto tra Se-ok e Deok-hee è rappresentato anche cromaticamente: rosso per lei, blu per lui. Dai titoli di testa ai costumi, passando per la fotografia, queste tinte identificano o l'uno o l'altro.
Occorre entrare nella mente di due soggetti ossessivi con psicopatia e qualche problema di narcisismo quindi le logiche comuni e lineari, i comuni meccanismi di pensiero vanno abbandonati.
Il finale mostra un'evoluzione che viene anche (di)mostrato nell'evoluzione del tatuaggio sulla nuca della protagonista ma c'è anche altro, ogni personaggio porta un argomento che la produzione vuole affrontare: il sopruso, il nepotismo, la medicina etica (Dottor Han), la lealtà incondizionata, il traffico di organi, gli interventi illegali.
Notiamo come l'assistente della protagonista, è un po' una sua "proprietà", non ha un ruolo ma viene considerato alla stessa stregua di un oggetto che lei ha conquistato "SEI MIO", ripete più volte, nello stesso identico modo in cui il suo mentore considera lei (altro punto di contatto).

Negli ultimi anni, l'industria dell'intrattenimento coreano ha continuato a espandersi con produzioni innovative e di alta qualità. Tra queste, "Hyper Knife" rappresenta un esempio significativo della creatività e dell'evoluzione del panorama artistico.
Il lavoro si distingue come prodotto audiovisivo di forte impatto visivo e narrativo, con una trama avvincente che combina elementi di azione, medici, riflessioni esistenziali e psicologiche. La regia, innovativa e dinamica, utilizza effetti speciali di ultima generazione, creando un'esperienza immersiva per lo spettatore. La colonna sonora e il casting sono stati curati con attenzione, contribuendo a rafforzare l'identificazione con i personaggi da interpretare e la tensione della narrazione, attraverso di una colonna sonora composta all'80% da strumenti ad arco ( viola, violoncello, violino) e a corde (clavicembalo). Le musiche ripropongono sonoramente questa tensione costante, attraverso la tensione delle corde, questa situazione sempre in bilico della protagonista, sul punto di scoppiare e anche lui... .

Questo show presenta una produzione all'avanguardia che riflette le tendenze attuali e future dell'industria televisiva coreana. La serie si distingue per una sceneggiatura ben scritta, con personaggi complessi e una trama che affronta temi sociali e culturali pertinenti. La qualità della produzione, dalla fotografia alla colonna sonora, è elevata, e le interpretazioni degli attori sono state di alto livello. L'utilizzo delle luci al neon sul personaggio ne enfatizzano la natura ambigua, spesso tramite l'utilizzo di colori come rosso, blu, e fucsia. In alcuni casi, simboleggiano il passaggio da una fase all'altra, come nel passaggio da blu a rosso che rappresenta il contrasto tra quiete e pericolo, rappresentando, a motivo della loro artificiosità, qualcosa che trasmette inquietudine.
É un esempio di come le produzioni asiatiche stiano spingendo verso standard sempre più elevati, integrando tecnologia avanzata e narrazioni coinvolgenti.
Le riprese degli interventi chirurgici hanno richiesto dalle sei alle dieci ore di riprese. “Nessuna produzione coreana ha mai mostrato prima gli interventi al cervello con la verosimiglianza e la precisione di Hyper Knife" ha rivelato il regista Kim Jung-hyun.
“Prima dell'inizio delle riprese, sia il cast che la produzione hanno ricevuto una formazione approfondita. Hanno anche utilizzato apparecchiature mediche reali, tra cui microscopi e altri strumenti costosissimi. Non potendo usare campioni veri per le riprese, si sono affidati a modelli incredibilmente realistici del cervello umano, del viso e di altre parti del corpo, e alla CGI".
Le dichiarazioni del regista valgono anche come avvertimento: quando la telecamera indugia sugli interventi, la visione può diventare, per alcuni, raccapricciante. Dopo Gannibal, Connect, Worst of Evil e Gangnam B-Side, Hyper Knife è un'altra serie asiatica a tinte forti più stimolante delle altre dello stesso genere.

Perché non do il massimo? Perché personalmente non mi ha convinto fino in fondo, nel senso che, pur riconoscendo la qualità complessiva, mi sembra che prenda in prestito molti elementi già visti in thriller /horror americani di successo (il suo personaggio inizia a metà strada tra Hannibal Lecter, un medico brillante che toglie la vita alle persone, e Anton Chigurh per i capelli strani e il modo in cui uccide l'infermiera, ma poi sembra "Killing Eve per il tipo di dinamica col ML, sostituendo la dinamica lesbica con quella di una patologica relazione padre/figlia. Dubito inoltre, e questo lo rende un po' fantasy, che una persona con un comportamento così irascibile e una mancanza di controllo degli impulsi, totalmente priva di empatia, possa farsi strada nel mondo della medicina (per di più nella società coreana) .
L'attrice fa del proprio meglio, così come tutto il cast ma manca l'approfondimento del personaggio.
La storia avrebbe poi dovuto svilupparsi in modo più interessante e meno manifesto ( nei primi episodi immaginavo correttamente esattamente l'epilogo e le evoluzioni).
L'elemento medico, molto presente, non è sviluppato abbastanza approfonditamente e non si fonde in modo omogeneo con l'elemento psicologico. A volte sembra un medical drama puro, altre volte si avvicina ai confini del thriller poliziesco ma come medical thriller coeso non trova mai il giusto equilibrio.
Forse meritava qualche episodio in più per il corretto sviluppo dei personaggi.

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