Completo
Desire
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
ott 12, 2025
16 di 16 episodi visti
Completo 1
Generale 6.0
Storia 5.0
Acting/Cast 7.0
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 4.0

Drama malsano ma con la sublime interpretazione di uno psicopatico

Trattasi di una serie BL made in Taiwan a tema Omegaverse, quindi un’ambientazione fantasy dove gli essere umani non sono più classificati in base al genere ma secondo una gerarchia di dominio alfa-beta-omega che contempla questioni come la gravidanza maschile, marchiatura, cicli di calore/furia legati all’accoppiamento e produzione di feromoni da ghiandole specifiche situate alla base posteriore del collo.

Un panorama discriminatorio e prevaricante che sinceramente non ho potuto apprezzare, dove vige la legge del più forte e l’umiliazione dei più deboli è all’ordine del giorno.

La trama è esclusivamente al servizio del doppio pairing - principale e secondario - con situazioni forzatamente assurde e improbabili. Tanti gli aspetti, nelle vicende così come nella caratterizzazione dei personaggi, davvero poco credibili. Va detto che spessore della trama e coerenza non sono gli obiettivi principali del drama, che punta invece ad essere pioniere del genere, a dispetto della censura cinese.

Piuttosto noioso il pairing secondario dato dallo zerbinoso Gao Tu e dal suo capo/ ex compagno di studi, l’altezzoso ma per nulla acuto Shen Wen Lang. Di quest’ultimo ho tuttavia apprezzato le conversazioni con l’improbabile alleato, Hua Yong. Sono momenti un po’ assurdi, tra uno psicopatico e un ottuso, che risultano però a tratti anche simpatici.

La coppia principale posso definirla solo malsana, dove la storia prende avvio per merito delle mille bugie di Hua Yong, trasformando l’inizialmente arrogante e dominante Sheng Shao You in un burattino senza spina dorsale, pronto a voltare pagina dopo un’incazzatura davvero celere e a perdonare un trattamento a dir poco inaccettabile.

Pessima anche la gestione del tempo: la prima metà degli episodi sembra procedere a rallentatore, con l’impressione di un perenne procrastinare l’entrata nel vivo della vicenda. Gli ultimi episodi al contrario sembrano concentrati a dismisura: in particolar modo l’ultimo sembra il pessimo risultato di un “taglia e cuci” per inserire tutti i passaggi che avrebbero necessitato minimo del quadruplo della durata dell’episodio.

A fronte di queste critiche impietose, c’è da chiedersi perché sia giunta alla fine - interminabile, già che con un episodio a settimana la messa in onda è durata qualcosa come tre mesi - invece di droppare la serie a piedi pari.

La risposta è solo una: Hua Yong.
Personaggio , ripeto, malsano e che non può e non deve rappresentare un modello nella vita reale, indipendentemente dai trascorsi difficili che gli si possono attribuire. Meschino, subdolo, falso fino al midollo e disposto a tutto pur di raggiungere il proprio obiettivo e soddisfare quella che a tutti gli effetti è un’ossessione malata che si vuole spacciare per amore.

Pur condannando quindi il personaggio su tutta la linea, ho trovato davvero sublime l’interpretazione dell’attore - Huang Xin - che ha saputo portare in scena una figura da brividi, tremendamente bipolare e capace di alternare in modo a dir poco inquietante lo sguardo indifeso con tanto di occhi lucidi e postura remissiva a un portamento categorico, freddo e letale. Tanto è eccessivamente stucchevole nell’occuparsi del suo Mr. Sheng, tanto si rivela insensibile nei confronti del resto del mondo, con un disinteresse totale e una mancanza di empatia patologica da renderlo quasi non umano. Enigmatico - in tutti i sensi - rappresenta la vera singolarità della serie.
Davvero credibile nella sua facciata gelida, autorevole e autoritaria, dove si sente palesemente al di sopra di tutto e di tutti.
Ho seguito l’attore di recente anche in uno short drama - etero, non BL - dove al di là della bassa qualità della serie ha dimostrato ancora una volta di essere performante nel ruolo del protagonista freddo, distaccato e tagliente.

Per quanto mi riguarda salverei quindi solo questo aspetto del drama, ovvero la prova di talento del sopracitato Huang Xin e la speranza di rivederlo in una serie dal contesto totalmente differente ma con lo stesso tipo di caratterizzazione che, a quanto pare, è davvero nelle sue corde.

Per il resto, visione per quanto mi riguarda molto discutibile, credo apprezzabile solo dai fan del genere che, a sua volta, è un po una derivazione di nicchia del filone fantasy slash.

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Completo
Never Let Me Go
3 persone hanno trovato utile questa recensione
feb 23, 2026
12 di 12 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10
Questa recensione può contenere spoiler

sto ancora piangendo

Sto scrivendo questa recensione con le lacrime, non ho mai visto un BL tanto bello, è diventato il mio preferito, ho tantissime cose da dire…prima di tutto, è l’ultimo che mi mancava da vedere di Pond Phuwin, e a mio parere è anche il più bello che abbiano fatto insieme, c’è una sintonia pazzesca tra di loro, che sinceramente non ho notato così tanto negli altri che hanno fatto insieme, e un coinvolgimento da parte dello spettatore, incredibile, un sacco di pathos, e questo mi ha coinvolta tantissimo emotivamente, non ho mai pianto per un BL, ma per questo, pure l’acqua del battesimo mi è uscita.
Vorrei subito passare ad un mio personale commento sui personaggi; innanzitutto, Palm e Nuengdiao, da subito una relazione pazzesca, un tira e molla fino alla fine che non mi ha fatto distogliere nemmeno per un attimo gli occhi dallo schermo, così tanta passione…sono così perfetti insieme, Nuengdiao è un po’ lunatico, a volte egocentrico e irascibile, quando Palm è esattamente il contrario, una persona più paziente del mondo, una greed flag vivente, ed è sempre riuscito a calmarlo con il calore delle sue braccia. E grazie a lui, il personaggio di Nuengdiao ha subito una grande evoluzione nel corso della storia, ho potuto notare come prima fosse più scettico nel dare confidenza a Palm o a chiunque alto, fino a che si è aperto, rivelandosi una persona estremamente dolce (p.s. primo ruolo che recita Phuwin di un personaggio dolce, che non fa solo facce schifate hahahah, ma dettagli) insieme hanno creato una storia d’amore dolcissima, dolce al punto giusto che non appaia smielosa.
Per quanto riguarda Perth e Chimon, era la prima volta che li vedevo come coppia (ora so che non lo sono più), ma nonostante ciò mi sono piaciuti un sacco, sono carinissimi vi prego!! Preferivo decisamente loro alla PerthSanta, ma sono gusti, comunque la loro è storie anche all’interno del BL, è stata molto carina e apprezzabile (Chopper sei troppo sottone!!)
Onestamente, pensavo che dopo che sono scappati insieme, si facesse tutto più noioso perché solitamente è così nei BL, o in qualunque serie, quando tendono a cambiare ambiente diventa tutto più distaccato, e si perde il senso della storia, ma questa volta no, anzi, più ho guardato più è diventato bello e interessante, e lo è rimasto fino alla fine.
Vorrei concentrarmi su un’episodio in particolare, quello dopo la morte della madre di Palm, quando hanno affittato una stanza per stare in tranquillità, ed hanno ordinato le birre, e poi Nuengdiao ha dato un sonnifero a Palm, penso che sia una
recitazione da Oscar, la scena aveva quell’atmosfera sospesa, che rendeva tantissimo le emozioni di Palm in quel momento, quel suo sguardo vacuo, perso a causa della morte della madre con cui si era ricoinciliato solo da poco, che tensione, che tristezza, che stretta al cuore, per non parlare di quando poi Diao lo ha lasciato e gli ha fatto trovare quel biglie lo la mattina seguente, mamma mia piango! Ma non mi dilungo altrimenti scrivo un romanzo HAHAHHA.
Concludo dicendo una cosa molto divertente, ho trovato la recitazione di Phuwin diversa rispetto agli altri BL che ho visto dove c’era lui, veramente di livello, mi ha ricordato molto Michele Morrone, e questo mi ha fatto un sacco ridere hahahah, vabbè la smetto di dire cavolate, e la concludo qui, ho già voglia di rivederlo!!

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Jiang Dui Dui Chong Sheng Ji
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
gen 16, 2026
40 di 40 episodi visti
Completo 1
Generale 5.5
Storia 4.0
Acting/Cast 7.5
Musica 5.5
Valutazione del Rewatch 4.0

Storia troppo allungata e contenuti troppo carenti: un binomio che non funziona

Cdrama storico-fantasy che rispolvera la storia - già vista più volte - di una protagonista che si ritrova catapultata nella vicenda narrata da un romanzo/sceneggiatura di un film che in qualche modo ha a che vedere con il suo ambito professionale nel mondo moderno.
Niente di nuovo, dunque, ma non si disdegna mai un buon remake. Sottolineo, non a caso, il "buon".
Zero spunti originali, bensì tutti cliché già sperimentati all'infinito e qui riproposti anche ripetutamente. L'impressione di ascoltare un disco rotto è emersa - ahimè - probabilmente già nel corso del primo episodio: il rivedere infinite volte la stessa scena in cui la protagonista cerca di modificare il corso degli eventi, salvo poi perire in modo sciocco dopo aver superato ancora una volta quello che doveva essere l'ultimo ostacolo, si ripropone così tante volte da risultare stancante, certo mai divertente. Ripetuto tre volte, il concetto lo hanno afferrato anche i muri, non c'è davvero bisogno di continuare oltre.
Date le premesse mi chiedo anche io cosa mi abbia spinta a non abbandonarlo ma, anzi, a proseguire - con sofferenza - fino all'ultimo episodio (la velocità doppia in alcuni momenti è stata una questione di mera sopravvivenza).
Il tema del copione secondo il quale deve/dovrebbe scriversi la storia è portato avanti nel peggiore dei modi: i movimenti contrastati e forzati dalla sceneggiatura piuttosto che i continui riferimenti e le congetture/paranoie mentali di lei lo fanno diventare un elemento dalla connotazione un po' grottesca: non è divertente, non fa ridere, è soltanto fastidioso, al pari di un sassolino nella scarpa che proprio non si riesce a ignorare e che impedisce di godersi una bella passeggiata nella storia narrata.

Il romance promesso in anteprima sembra dileguarsi, non si può nemmeno parlare di love story a lenta evoluzione. C'è un lui, una lei, ma sembra che la sceneggiatura - quella finta o quella vera - non sappia davvero che farsene, dei due. Un po' come dare uno strumento musicale in mano a qualcuno che non ha la minima idea di come suonarlo.

Doveva essere un drama brillante e divertente, e non lo è stato; doveva esserci un romance coinvolgente, e non l'ho trovato; E il fantasy-epico che doveva catturare l'interesse e non lasciarlo più? Soporifero.

Al di là dei contenuti, davvero un po' scarsini, l'idea con la quale vengono proposti e portati avanti ricorre spesso a scene un po' assurde, dove certe azioni, reazioni o uscite proprio non ci stanno: non fanno ridere, non emozionano, non seguono alcuna logica. Lasciano solo una perplessità sulla quale, a un certo punto, passa anche la voglia di investigare.

Personaggi - mi riferisco ai principali, il resto è mero contorno - dalla caratterizzazione piuttosto discutibile: lui viene tratteggiato in un modo all'inizio e poi snaturato nel corso della serie fino a finire tristemente in OOC e appiattirsi al pari di uno zerbino. Lei mantiene un po' di spina dorsale, ma annoia a dismisura lo spettatore con continui sabotaggi della storia dovuti alla sua conoscenza del copione, che però falliscono immancabilmente. Non c'è la minima evoluzione del personaggio e i dialoghi basic e, nel caso di lei, a volte un po' naïf, certo non aiutano ad arricchire le due figure.

Passando al cast, buona ma non eccelsa la prova di Li Yi Tong nelle vesti della protagonista femminile: una recitazione simpatica e di carattere, la sua, ma che sembra a tratti anche incompleta. Quanto a Liu Yu Ning il discorso è diverso: ci sono attori che, a pelle, poco convincono. Per me lui è uno di questi. Gli riconosco senza dubbio del talento e capacità espressiva... Ma, ciò nonostante, continua comunque a non piacermi particolarmente, tant'è che avrei preferito piuttosto molti altri attori nei panni del ML. Gusto del tutto personale, va precisato.

Capitolo OST: nessuna canzone di particolare rilievo. In compenso l'Aria sulla Quarta Corda di Bach che si sente a un certo punto mi ha fatto pensare di essere finita non nella sceneggiatura del film - come accade alla protagonista - ma direttamente in una puntata di SuperQuark (di cui era la sigla).

Tirando le somme, mi sfugge il senso di proporre oggi un drama di questo genere, senza nulla di nuovo e dove il tanto già visto è qualitativamente discutibile. Tranquillamente evitabile.

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Completo
Good Woman Bu Se Mi!
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
nov 10, 2025
12 di 12 episodi visti
Completo 1
Generale 5.5
Storia 5.0
Acting/Cast 7.0
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 4.5

Buono l'inizio... Ma soltanto quello. Drama complessivamente deludente nonostante il valido cast.

Di buono c'è solo l'inizio. I primi tre episodi sono validi, suscitano un certo interesse e promuovono un certo tipo di aspettative... Che verranno però presto disattese. L'idea alla base è molto chiara, la realizzazione molto meno. Tanta confusione, tanti errori e strafalcioni, molti controsensi, non poche ovvietà. Su questa scia l'entusiasmo iniziale presto inizia a venire meno, la serie va alla deriva, poi naufraga e infine si inabissa nella noia. Arrivare alla fine è stata una fatica, e certo non è la sensazione che uno spettatore ricerca.
Nei panni della protagonista troviamo una sempre molto brava Jeon Yeo Bin, attrice che dopo le performance in "Vincenzo" e "Our movie" si trova sulla cresta dell'onda, ma che qui finisce per essere imbrigliata in un personaggio inconsistente, legato a una sceneggiatura con pesanti problemi di coerenza e credibilità. L'idea dell'anonimato non ha funzionato affatto, al contrario tutto si è rivelato essere più che palese e scontato.
L'inizio, dicevo, è l'unica parte meritevole. Dal suo arrivo nella sperduta cittadine di Muchang l'intera storia sembra assumere tratti tragicomici, riempiendosi di stupidi fraintendimenti, situazioni assurde e del tutto irreali. I meccanismi causa-effetto che hanno portato avanti la storia fino al suo epilogo sono molto discutibili: manca il buonsenso, con il quale si risolverebbe tutto nel giro di un paio di episodi, invece si forza la trama verso scelte che non hanno la minima logica se non quella di andare verso la direzione prevista da un copione che, in termini di coerenza, lascia davvero a desiderare.
Rispetto al cast, comunque complessivamente buona la prova Jeon Yeo Bin. Moon Sung Geon, il vecchio presidente, performante nel ruolo interpretato e figura di rilievo nella prima parte, un'ottima prova per un bravo attore che da anni veste i panni del personaggio secondario in moltissimi drama di successo (Our movie, Connection, Vuoi sposare mio marito?, My dearest/Lovers e molti altri ancora). Ben riusciti anche i personaggi dell'amica svampita e dell'avvocato zelante, così come l'antagonista che riesce - come è giusto che sia - a farsi detestare e a risultare veramente antipatica, anche semplicemente nell'estetica. Per nulla riuscito invece Jeon Dong Min, che rimane un personaggio piatto e per nulla convincente (quella frangia perennemente infilata in mezzo agli occhi, poi, è stata una vera e propria tortura).
Tutta la vicenda centrale, che prevalentemente si svolge nella piccola cittadina, risulta prolissa e noiosa, buona parte degli abitanti tratteggiati in modo troppo esagerato, chi per un verso chi per l'altro, tanto da risultare fastidiosamente finti e fuori luogo.
Le emozioni tornano a farsi un po' vive nel finale, ma parliamo ormai degli ultimi episodi e non bastano certo a risollevare le sorti del drama, ormai arenato sul fondale.
Partita curiosa, inizialmente carica, ben presto tremendamente delusa, infine quasi pentita del tempo dedicatole. Meglio puntare ad altro...

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Typhoon Family
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
nov 30, 2025
16 di 16 episodi visti
Completo 1
Generale 8.5
Storia 8.5
Acting/Cast 10
Musica 9.0
Valutazione del Rewatch 8.0
Questa recensione può contenere spoiler

Storia di riscatto intensa e incalzante, tra valori, perseveranza e supporto reciproco

Questo è un drama che ha il pregio di riuscire a farsi apprezzare fin dal primo episodio. Personaggio motore della vicenda è il giovane rampollo Kang Tae Poong, interpretato da Lee Jun Ho, attore con valide prove alle spalle e che nell’episodio di apertura ha anche modo di dare prova delle sue doti di celebrità da palcoscenico, dove lo vediamo cimentarsi in balli e canti, oltre a sfoggiare una mise decisamente eccentrica tra mèche bionde e un vistoso abbigliamento “fashion”.
Tae Poong è dunque un giovane adulto ribelle che passa le giornate a fare la bella vita sperperando i soldi guadagnati dal padre imprenditore. La seconda figura che emerge è quella della giovane e apparentemente anonima contabile della Typhoon, interpretata da Kim Min Ha, attrice dalla fisionomia singolare e interessante, il cui talento mi aveva già colpita nel drama storico “Pachinko”.
Due importanti eventi improvvisi – l’inaspettata dipartita del sig. Kang e il crollo finanziario del 2007- rimescolano le carte in tavola e permettono di portare alla luce un lato più profondo e intenso di Tae Poong, deciso a salvare – con l’aiuto della sopracitata contabile Oh Mi Seon – l’azienda di famiglia dalla bancarotta.
Un drama che parla di famiglia, relazioni umane, fatica, ripartenza, scelte difficiil e tanta forza di volontà.
Ogni episodio si presenta come un misto ben bilanciato di occasioni inaspettate e altrettante difficoltà impreviste: il risultato è un’altalena emotiva dove un attimo prima si sorride e quello dopo ci si commuove, ma il tutto sempre con grande intensità.
Il duo Oh Mi Seon – Kang Tae Poong sembra funzionare a dovere: carismatico e con un approccio fuori dall’ordinario lui, più pacata e attenta ma non meno forte di carattere lei.
Dopo i primi episodi dedicati all'introduzione e all'avvio della vicenda, entrano poi in scena anche diversi personaggi secondari, dalla madre di Tae Poong alla famiglia di Oh Mi Seon: sono figure ben delineate e che riescono a ritargliarsi una singola evoluzione pur a lato della coppia principale, risultando peraltro splendidamente interconnessi tra loro. C'è un sapiente lavoro di equilibrio dietro a questo risultato, così come splendido è il loro alternarsi nell'offrire supporto a vicenda, a sottolineare come - anche nel momento più difficile o tragico - non manchi mai qualcuno sul quale contare o una spalla sulla quale piangere. E' il non essere davvero soli che non fa perdere la speranza, anche nelle situazioni più disperate.
Altro aspetto che mi è piaciuto molto è l'onestà che Tae Poong dimostra quando cerca di risollevare l'azienda dalle ceneri con l'aiuto di Oh Mi Seon: il loro diventa un rapporto praticamente alla pari, privo di formalità, un mutuo sostegno che non presenta maschere, dove lui non si tira mai indietro pur mostrando la sua scarsa competenza nel settore: si farà fregare, cadrà nei più comuni tranelli, si confronterà costantemente con Mi Seon e da lei si farà anche consigliare. Sarà impulsivo ma anche molto onesto e trasparente, soprattutto quando manifesterà la nascita di sentimenti più importanti nei confronti della ragazza.
Più il gli episodi passano, più il drama si fa ancor più profondo: certe tematiche vengono riprese, in particolar modo la riflessione sul fatto che, nella vita, non si è mai spacciati finchè si può contare l'uno sull'altro. In questo senso ho trovato ad esempio molto bella la scena nella quale il protagonista si incontra con il vecchio amico e dietro (o per meglio dire dentro) lo scambio tra una scatola di scarpe e un casco per la moto c'è quella mano tesa ad aiutarsi a vicenda. Apprezzabile anche il richiamo alla difficoltà per il genere femminile di ottenere riconoscimento in campo professionale, così come l'idea di una famiglia che va formandosi e pian piano allargandosi, pur senza legami di sangue, a costituire una vera e propria rete di persone interconnesse che si supportano le une con le altre (la casa di Mi Seon conta oltre alla nonnina, alla sorella, al fratellino anche Tae Poong, sua madre, l'amico di lui nonchè ragazzo della sorella di Mi Seon...un gruppo sempre più nutrito di figure che alternano forza interiore e situazioni di fragilità).
I momenti intensi vengono messi in risalto e stemperati da passaggi più leggeri, dove Lee Jun Ho ha modo di dare prova anche dei suoi altri talenti, in primis il canto. Non manca nemmeno quel tocco di eccentricità, in parte dato dalla formidabile figura di Jung Cha Ran, supertruccata, appariscente, schietta ma anche di buon cuore, in parte dagli outfit del protagonista che non si limitano alla prima parte della serie ma si ripropongono di tanto in tanto anche più avanti, sebbene non sia dato da sapere come possa aver infilato tutto il suo firmato e abbondante guardaroba nell'unica valigia con la quale aveva lasciato la casa di proprietà (e devo dire che il soprabito di pelle lungo color melanzana è stata una scelta forse un po' troppo kitsch anche per un ex-modaiolo come Tae Poong).
Sul fronte musica, l'OST è azzeccatissima: in particolar modo "Updraft" è una scelta indubbiamente di carattere e che contribuisce a dare grinta ai momenti salienti.
Il viaggio in Tailandia inserisce una parentesi insolita, ma che personalmente ho comunque apprezzato (chi non è abituato ai T-drama troverà forse il suono della lingua abbastanza fastidioso). I vecchi dipendenti torneranno in scena uno per volta, ciascuno con scelte diverse alle spalle e finiranno per ritornare a far parte dell'azienda, rivalutando Tae Poong e dando di fatto vita a quella che sarà la Thyphoon 2.0. Il cattivo di turno dominerà la scena per tre quarti del drama fino a quando verrà messo da parte dal sangue del suo stesso sangue, un personaggio che è il risultato di un'educazione basata su principi e valori sbagliati, e che vive corroso dall'invidia e incapace di accettare di non essere stimato dal padre e dagli altri.
Nell'ultima parte la serie perde un po' il ritmo, la storia prosegue ma l'atmosfera è decisamente meno frizzante e coinvolgente. Il romance tarda un po' ad ingranare, per quanto la titubanza possa essere in linea con la caratterizzazione di Mi Seon, si è andati comunque un po' troppo lunghi nell'attesa che capitolasse, ma tutto sommato non è un grosso problema perchè la love story è solo uno dei tanti temi del drama, non predomina sugli altri ma si intreccia ad essi in modo estremamente bilanciato.
L'ultimo episodio sembra voler rispolverare la verve iniziale e, per la prima metà, l'ho trovato davvero ben fatto e carico di significato. L'ultima parte mi ha un po' delusa: nonostante le tante considerazioni meritevoli e la conclusione delineata, le scene mi sono sembrate eccessivamente farsesche (ad esempio la scena dello show televisivo). Non sono state un valore aggiunto e hanno cozzato un po' con lo stile della serie.

Rispetto al cast, tante prove eccellenti, non solo quelle dei due protagonisti ma anche di buona parte dei personaggi secondari (che, in questo drama, tanto secondari non lo sono). Talmente in sintonia davanti alla telecamera che mi verrebbe da immaginarlo come un cast affiatato anche dietro le quinte.

Tolto un leggero calo del ritmo nell'ultimo quarto della serie, una gestione del romance che - a coppia dichiarata - poteva osare una maggiore incisività e un episodio finale da ritoccare nell'ultima parte, per il resto non ho trovato altri difetti e questo rende il drama davvero meritevole. Sicuramente uno dei migliori tra tutti quelli usciti di recente.

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Completo
Yu Ai Qian Jin
3 persone hanno trovato utile questa recensione
ago 20, 2025
30 di 30 episodi visti
Completo 5
Generale 8.0
Storia 2.0
Acting/Cast 2.0
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 4.0
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Mr Canotta è tornato!

Recensito da: Effe IG: _Dramalia_

Ed eccoci qui, signori e signore, con il nuovo capolavoro targato Dai Gao Zheng, conosciuto anche come il “cavallerizzo manzo”, il “limonatore imbizzarrito” o “Mister Canotta”.
Ebbene, il nostro eroe ci ha deluso oppure siamo di fronte al terzo drama più trash della storia? Lo stallone cinese per eccellenza non potrà mai deluderci e dunque, per la terza volta accanto a Chen Fang Tong come coprotagonista, ci porta in un racconto così trash che non riuscirete a non rimanere completamente soggiogati di fronte a tutti quei muscoli bagnati e appiccicaticci che sbatacchiano lei di qua e di là, mollano cazzotti ai cattivoni e sfilano grondanti di sudore di fronte ai nostri non più innocenti occhi.
He Yu Chen (lo stallone imbizzarrito) è un ex pugile professionista caduto in disgrazia a causa di incontri truccati nei quali viene abilmente incastrato dal fratello della protagonista. Lei è Bu Yan, un’ereditiera scacciata dalla famiglia perché rimasta incinta sei anni prima del nostro manzissimo Yu Chen, aka sperminator, che in un colpo solo, durante una notte di folle passione, è andato a segno per ben due volte, le quali portano i nomi dei gemelli Xiang Xiang e Sheng Sheng, un maschietto e una femminuccia. Il piccolo però nasce con una leucemia mieloide cronica e necessita urgentemente di un trapianto di midollo. Cosa fa la nostra scaltra eroina? Riappare di fronte al bel Yu Chen dopo sei anni di sparizione e lo convince a firmare un finto contratto di matrimonio che prevede una clausola: 10 milioni in palio per lui se riesce a ingravidarla un’altra volta. Io 10 milioni non li ho, ma posso farle 10 minuti di applausi perché, francamente, con il limonatore imbizzarrito figlierei pure io. Ma lei è un pizzico più pura di me (mica tanto eh…) e vuole farsi ingravidare per poter curare il figlio con il cordone ombelicale del terzo pargolo. Chiaramente però non può figliare con gente a caso ma deve farlo col padre naturale dei gemelli (un vero sacrificio…chissà che dispiacere per lei farsi rivoltare come un calzino da uno come lui, si percepisce proprio la sua disperaahahahahh. Basta, la smetto.). Qui iniziano una serie di tentativi di seduzione che va bè, trash del trash. Ma se vi dicessi che mi è dispiaciuto vedere lui sballottolarla a destra e a sinistra e finire pure per darsi da fare sul serio, mentirei spudoratamente, e a me mentire proprio non piace. Il nostro Yu Chen, tamarro come non mai, con tanto di catenozza al collo, canotta e jeans skinny strappati, quindi accetta e firma il contrattino. I due vanno a convivere e ovviamente iniziano i guai. Da una parte il villaggio che non sopporta la riccona ereditiera che si è accaparrata il manzo, al centro l’oca innamorata di lui che fa di tutto per far finire male la nostra protagonista ninfomane, e dall’altro lato la famiglia proprio di Bu Yan che si conferma essere un tantino disfunzionale. Il padre infatti è il responsabile della morte di quello di Yu Chen, il fratello è colui che ha incastrato il limonatore negli incontri di boxe clandestini mentre l’ex di Bu Yan riappare come ciliegina sulla torta deciso a farsi perdonare di punto in bianco. Come farà mai il nostro scapolone tornato alla ribalta dopo anni a far cambiare idea a Bu Yan sugli addominali di Yu Chen? Corteggiandola? Ma certo che no! La rapisce, la ricatta, le avvelena il padre, mente sulla gravidanza, la molesta…insomma, una strategia perfetta che chiaramente, confrontata con lo stallone cinese, Re indiscusso delle spremute d’agrumi, perennemente in canotta e con i muscoli in vista, fallisce miseramente. C’è da stupirsi? Ma assolutamente no. In tutto ciò ovviamente c’è anche questo bambino bisognoso del trapianto di midollo. Secondo voi Yu Chen quanto ci mette ad accorgersi di essere il vero padre dei gemelli? Non se ne accorge, bravi. Non importa quante volte lui pensi al fatto che i gemelli siano nati esattamente dopo la notte di passione con Bu Yan avvenuta 6 anni prima, non importa nemmeno quante volte ragioni inutilmente sull’assurda richiesta di lei che riappare all’improvviso pretendendo di essere montata come un mobile dell’ikea proprio da lui e solo da lui. Insomma, non c’è niente da fare, non ci arriva finché non glielo urlano all’alba della 29esima puntata su un totale di 30. Che poi anche qui, io forse al suo posto un pochino mi sarei risentita, insomma, appari dal nulla, mi tratti come fossi il tuo inseminatore personale, non potevi semplicemente dirmi prima che ero padre e che mio figlio era pure malato? Nonostante ciò, lui integerrimo non si arrabbia ma anzi si scusa ripetutamente con lei. E bom. Noi comunque muti perchè lo fa con una maglietta di rete trasparente e francamente va bene tutto, la trama, il pathos eccetera ma la verità è che la consapevolezza di poterci grattugiare il parmigiano su quegli addominali prevale su qualsiasi altra ragione. Il bambino ad ogni modo si salva grazie ad un donatore non meglio identificato che improvvisamente appare e il terzo pargolo non serve più. Ma siamo certi che lo sforneranno a breve perché sperminator chiaramente non perdona e Bu Yan nell’ultima inquadratura sulla barca è palesemente pronta a diventare il nuovo sponsor Ikea. Quindi niente, 8 anche a questo tripudio di trash senza senso alcuno a cui normalmente avrei dato un 2 perchè sì, se c’è Dai Gao Zheng io me ne frego, come Achille Lauro. Me ne frego della trama assurda, della recitazione inesistente di ogni singolo attore sul set, delle insensate scene di lui che lancia lei praticamente ovunque (la donna più strattonata dell’universo), dei lampadari bassi a cui costantemente qualcuno va addosso, me ne frego anche della durata degli episodi (15 minuti circa di cui 5 almeno sono occupati da titoli di testa e coda), me ne frego degli outfit di lei che veste solo con centrini, merletti, scarpe con la zeppa anni 90, bigiotteria delle peggiori gioiellerie di Caracas e gonne fino alla caviglia inguardabili abbinate ad altrettanto inguardabili golfini color pastello. Insomma me ne frego di tutto e voto solo gli addominali del mio stallone e i limoni di Sicilia belli spremuti in una giornata di caldo torrido…Antò, fa caldooooo!
Sono di parte? Sì. Me ne importa qualcosa? Ovviamente NO.
Guardatelo, discepoli del manzismo. Non ve ne pentirete.

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Completo
A Prefabricated Family
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
nov 29, 2024
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 9.5
Storia 9.5
Acting/Cast 9.5
Musica 9.5
Valutazione del Rewatch 9.5

Fazzoletti a portata di mano, un drama davvero imperdibile ed emozionante

Serie che - ho avuto modo di leggere - è il remake del drama "Go Ahead" e da molti non ritenuta all'altezza dell'originale. Personalmente, allora, posso solo che essere felice di aver visto questa serie per prima, così da non dover fare paragoni e poterla apprezzare pienamente. Il drama pone al centro non i consueti due protagonisti, ma un'intera famiglia "allargata": i personaggi principali sono infatti diversi e il tema dei legami è al centro della storia, unitamente alla definizione del concetto di "famiglia". Nel dettaglio si intrecciano tre famiglie intese nel senso tradizionale, tutte provate da situazioni difficili, dalla mancanza di uno dei genitori, aspetto che sembra diventare un'etichetta a vita di fronte a tutti gli altri, alla frattura non risanabile di chi ha perso una sorella/figlia, dove poi il dolore e la depressione inferiscono crudelmente, al tema dell'abbandono inaspettato e senza spiegazioni. Dalle ceneri di tutte queste "famiglie" fatte a pezzi si forma un nuovo tipo di famiglia, dove l'affetto conta più del sangue. Motore catalizzante di questo nucleo insolito e allargato è Yan Jeong Jae, interpretato da un attore che mostra sempre grandi capacità. La storia è complessa ma al tempo stesso ben equilibrata, e può essere apprezzata da diversi punti di vista: il legame che unisce i tre "fratelli", quasi a formare uno schieramento che si supporta e si difende l'un l'altro di fronte al giudizio prevenuto degli altri compagni di studi/vicini di casa; le singole vicende legate al loro passato, che riemergono l'una dopo l'altra, tra padri/madri che ricompaiono destabilizzando di volta in volta l'equilibrio a fatica raggiunto dalla "famiglia per scelta", mostrando dolorosamente come sia difficile in realtà voltare davvero pagina rispetto a certi legami e come a volte dietro al rancore palesato nell'età ormai adulta si celi un bambino sofferente ma ancora aggrappato all'illusione e alla segreta - quasi inconsapevole - speranza del ritorno della madre che lo ha abbandonato/rifiutato/incolpato. Mi è piaciuto molto come sono stati caratterizzati i tre ragazzi e soprattutto che non ci sia davvero l'ombra del classico triangolo amoroso, aspetto che non mi fa mai impazzire e che spesso trovo davvero superfluo, perchè davvero se c'è una buona trama non serve costringere i due giovani di turno a contendersi la fanciulla che completa il trio. Il loro legame evolve, tra equilibri che si frantumano e si ricompongono, vengono messi alla prova da situazioni spesso esterne e sulle quali arrivano a prendere anche posizioni differenti che li porta a uno scontro/confronto mai però definitivo o insuperabile. E' qualcosa di molto più sano e bello da guardare rispetto al cliché della rivalità che si trascina per tutta una serie per poi risolversi in modo a volte banale. Del resto, fin da piccolo, Hai Jun non si attacca in maniera specifica a Ju Won bensì vede lei e il padre come la sua nuova famiglia e per lui il grande valore e supporto è sentire di farne parte. Diverso invece il rapporto tra Ju Won e San Ha, dove già nella tenera adolescenza per San Ha è chiaro che Ju Won rappresenta per lui "la persona", quella fondamentale, che pone al centro del suo mondo. Loro due regalano anche il romance alla serie, non una storia travolgente da batticuore continuo, ma sicuramente sentita e soprattutto profonda, anche per via delle relazioni intrecciate per anni tra loro e con gli altri membri che li circondano. Ammetto che sono stati davvero molti gli episodi che sono riusciti a commuovermi, spesso per situazioni e temi molto diversi l'uno dall'altro ma che tutti si ricollegano all'importanza e profondità della relazione e dei legami tra le persone. Quindi, con una buona scorta di fazzoletti a portata di mano, una serie da non perdere, emozionante e ricca in termini di contenuti.

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Hao Yi Ge Guai Guai Nv
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
mar 2, 2025
88 di 88 episodi visti
Completo 0
Generale 5.0
Storia 3.0
Acting/Cast 6.0
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 5.0

Short drama verticale apprezzabile solo per la buona chimica di coppia

Primo drama in formato verticale per la sottoscritta: decisamente non fa per me.
La trama è inconsistente, non sta minimamente in piedi, dal punto di vista della logica è una falla dopo l'altra. La storia sembra un collage di singole scene - del resto conta una novantina di episodi da due minuti l'uno - che si susseguono con l'impressione di uno spiacevole singhiozzo.
L'unica nota che ho apprezzato sono le scene d'amore tra i protagonisti, più realistiche - complice anche una buona chimica di coppia - rispetto agli statici e sdolcinati baci a stampo (o quasi) che caratterizzano la stragrande maggioranza dei drama asiatici.
Riconosciuto questo singolo aspetto positivo, posso dire che mi piacerebbe vederlo messo in atto anche in altri drama, quelli meritevoli. Perchè questa serie, per il resto, ha davvero ben poco di salvabile.

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Made in Korea
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
apr 19, 2026
6 di 6 episodi visti
Completo 0
Generale 8.5
Storia 8.0
Acting/Cast 9.5
Musica 8.5
Valutazione del Rewatch 8.0

Stile impeccabile, cast memorabile, sceneggiatura che necessita del rinforzo del sequel

“Made in Korea” cattura lo spettatore fin da subito con un inizio ad effetto, un dirottamento aereo girato come un film d’azione hollywoodiano, per poi trasformarsi in un thriller politico ambientato nella Corea del Sud degli anni ’70. Non lo definirei un capolavoro assoluto, ma nemmeno un’occasione sprecata, piuttosto una curiosa e apprezzabile via di mezzo che alterna luci abbaglianti e ombre profonde.
Punti di forza indiscussi della serie sono la componente visiva-tecnica e il cast. Rispetto alla prima, la fotografia è curatissima, capace di restituire l’atmosfera opprimente e sporca della dittatura militare di Park Chung Hee. Saltano agli occhi gli ambienti trascurati e deprimenti, dai luoghi di lavoro alle abitazioni private fino alle riprese girate per strada. Le location, i costumi, le luci e la colonna sonora strumentale costruiscono un mondo particolarmente affascinante, dove ogni inquadratura è studiata nel dettaglio. Una particolare menzione va alla scena finale, uno spaccato in bianco e nero di notevole impatto, visivo ed emotivo. E’ una vera e propria chiusura in bellezza, che cala il sipario elegantemente e con la tacita promessa di sollevarlo di nuovo (la serie prevede infatti un sequel).
Per quanto riguarda il cast, ci si è davvero superati: da una parte uno splendido Hyun Bin, di ritorno ai drama dopo ben sette anni dal suo ultimo lavoro – “Crash landing on you” – che lo ha consacrato a livello internazionale. Attore più noto per ruoli romantici ed eroici, qui si trasforma in un villain multi sfaccettato, un narcotrafficante senza scrupoli, freddo e calcolatore, che perdipiù lavora per i servizi segreti coreani. Il ritratto che offre è altamente caratterizzante: l’espressione trattenuta, una sigaretta accesa con lentezza, un sorriso che non arriva mai agli occhi. Al suo fianco, Jung Woo Sung è il contraltare perfetto: attore per me nuovo e principalmente dedito a film piuttosto che a serie tv, riesce a dare vita a un personaggio davvero unico e credibile: il suo procuratore Jang Geon Yeong è un tornado caotico, genuino e quasi comico in certi frangenti – la sua risata, così compiaciuta ed eccessiva, ne è un esempio - ma con una determinazione incrollabile. La loro dinamica è di fatto il vero motore della serie.
Accanto a loro, l’apparizione un po’ fugace di Woo Do Hwan nei panni del fratello di Baek Gi Tae – che conto però riesca a ritagliarsi maggiore spazio nel sequel – e soprattutto Jung Sung II, attore che ho già visto e apprezzato in “The Glory” e che, ancora una volta, interpreta un personaggio intrigante ed ermetico, capace di emanare un’aura di potente sicurezza e di mettere anche un po’ di soggezione. Molto buona anche la prova di Seo Eun Soo nel ruolo dell’ispettrice Oh, mentre Won Ji An veste un po’ a fatica i panni della figlia adottiva della Yakuza, la mafia giapponese.
Meno solida è invece la struttura narrativa. Il drama conta in tutto sei episodi: troppi per essere un film, troppo pochi per sviluppare adeguatamente l’intricato groviglio di personaggi e sottotrame che introduce. L’effetto, in alcuni tratti, è quello di una sinossi illustrata: si salta dal Vietnam al Giappone in dieci minuti, la yakuza viene prima citata e poi introdotta, ma resta l’impressione di non averla mai inquadrata veramente; vi è un accenno a un passato nella guerra del Vietnam che resta quasi uno sfondo decorativo, salvo poi cercare di acquisire un senso verso la fine. Le relazioni – in primis quelle tra i fratelli Baek – sono solo abbozzate e appaiono più come delle premesse che quali legami vissuti.
Questa compressione genera, di fatto, uno strano paradosso: la serie è allo stesso tempo troppo lenta e troppo veloce. Troppo lenta quando si perde in dialoghi tra uomini di potere – si arriva fino ai vertici della Casa Blu – tra mosse e contromosse, doppio giochi che diventano tripli, se non quadrupli o quintupli. Troppo veloce quando, per arrivare alla fine, si risolvono conflitti complessi con un colpo di scena o un’azione violenta, senza dare il tempo allo spettatore di elaborare il tutto. Vuole essere al contempo un thriller serrato e un drama politico profondo, ma alla fine non è pienamente né l’una né l’altra cosa.
Un altro nodo critico sono le figure femminili, davvero sotto tono. Siamo nella Corea degli anni ’70, un contesto patriarcale, e la serie non fa nulla per scalfire questo scenario. Le attrici sono relegate a ruoli di contorno: la spalla comica, la donna isterica, la pedina da proteggere o da usare. Fa eccezione il personaggio di Ikeda/Choi Yu Ji, una donna fredda e ambiziosa, ma la sua presenza è limitata e non del tutto convincente.
Eppure, nonostante tutto, Made in Korea è comunque un drama che si lascia ampiamente apprezzare e che mi sento di consigliare, in primis per la scelta insolita e a suo modo rischiosa: in un panorama ormai saturo di romance e fantasy, un thriller politico cupo, senza il prevedibile lieto fine e con un protagonista malvagio è paragonabile a una boccata d’aria fresca. Inoltre, la seconda stagione potrebbe compensare le pecche sopracitate, dando più spazio ai personaggi secondari e riprendendo le sottotrame lasciate in sospeso. Sicuramente, ad oggi e senza quindi una seconda stagione, “Made in Korea” appare come un drama imperfetto, per quanto affascinante. Il classico prodotto “di prestigio” che pecca di un po’ di presunzione, dove l’estetica e l’alto livello del cast non annullano i difetti della sceneggiatura. Le sei ore passate davanti allo schermo non sono però un peso, soprattutto grazie alle interpretazioni di Hyun Bin e Jung Woo Sung, ma alla fine si resta con la sensazione di aver assistito a una grande prova di stile più che a una grande storia. Per quest’ultima, a quanto pare, sarà imprescindibile attendere la seconda stagione.

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Matrimonio e Desideri
3 persone hanno trovato utile questa recensione
ago 28, 2022
8 di 8 episodi visti
Completo 0
Generale 8.0
Storia 7.0
Acting/Cast 8.0
Musica 7.5
Valutazione del Rewatch 3.0

Storia contorta di vendetta.

Matrimonio e desideri e ti aspetti un drama romantico ma poi la trama dice vendetta.Non avevo pretese da questo drama non è proprio il genere che prediligo ma mi incuriosiva e poi solo 8 puntate che sono volate abbastanza velocemente in una domenica pomeriggio.
Storia di vendetta di una moglie e madre tradita e abbandonata ,vendetta contro l'amante che li ha distrutto la vita.
Molte donne forti con caratteri decisi e che sono pronte a tutto per raggiungere il loro obiettivo.
La vendetta arriverà ma per fortuna c'è anche un minimo di romanticismo anche se troppo poco.
Un agenzia matrimoniale solo per ricchi che praticamente tratta il matrimonio come un contrato dove le donne sono trofei da esibire per ottenere altri privilegi.La protagonista ci si ritrova inscritta dalla madre e visto che l'amante è una cliente allora decide di partecipare.Lui anche restio a risposarsi incastrato dalla madre e amici.Il tutto nasce piano piano perche purtroppo è un po' lento come drama ma superate le prime puntate diventa più interessante.
Un drama non fantastico per me che amo le storie romantiche ma devo ammettere che è ben fatto e la storia e abbastanza intrigante.

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Jealousy Incarnate
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
set 4, 2024
24 di 24 episodi visti
Completo 0
Generale 5.0
Storia 5.0
Acting/Cast 5.0
Musica 5.0
Valutazione del Rewatch 5.0

Eccessiva

"Eccessiva" è l'aggettivo che per primo mi viene in mente pensando a questa serie. Molti, moltissimi aspetti sono esasperati all'inverosimile. C'è un triangolo amoroso che più triangolo non si può, il modo in cui i due protagonisti si relazionano è spesso esagerato, le liti o le discussioni esagerate, le dichiarazioni pure. C'è troppo, ripetuto, esasperato, che stroppia. Le scenette ridicolo imbarazzanti lo sono in modo smisurato, anche le tematiche che potevano dare spessore alla serie - come viene vista la donna in ambito lavorativo piuttosto che il tumore al seno maschile - vengono affrontate nella stessa maniera. L'ho trovata una serie davvero priva di eleganza, come paragonare una bella canzone a uno schiamazzo da cortile.
Anche i protagonisti mi hanno convinta davvero poco, in particolare l'inviato, la cui presenza paradossalmente è stato il motivo per il quale ho deciso di vedere la serie: dopo averlo molto apprezzato come capitano della guardia reale in "The King 2 hearts" ero curiosa di vederlo cimentarsi in un genere anche diverso, senza quella rigidità e poca espressività che il ruolo un po' gli imponeva. Purtroppo quelle sfumature le ho ritrovate anche in questa serie, credo facciano più parte dell'attore e del suo modo di recitare - piuttosto che caratteristiche del personaggio interpretato. Che dire, sono arrivata non senza fatica alla fine.

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Imawa no Kuni no Alice Season 3
3 persone hanno trovato utile questa recensione
set 26, 2025
6 di 6 episodi visti
Completo 0
Generale 5.0
Storia 4.0
Acting/Cast 6.0
Musica 9.5
Valutazione del Rewatch 4.5
Questa recensione può contenere spoiler

per me AiB finisce con la 2 stagione

avevo paura di questa stagione, dopo 3 episodi gli stavo ancora dando una possibilità nonostante i giochi noiosi e nessun personaggio veramente di spicco

ho finito la serie delusa, totalmente
il contentino finale in cui ci hanno fatto rivedere kuina, aguni, Chishiya ecc non è bastato

giochi noiosi, è mancata l’adrenalina

tutto buttato troppo sulla filosofia e il senso della vita

Banda che non si capisce come ha fatto a passare dal Borderland al mondo dei vivi quando gli pareva

Usagi e Arisu trovati quasi insopportabili

niente non riesco proprio a trovare nulla che mi sia piaciuto

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Completo
Invisible Love
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
apr 3, 2026
20 di 20 episodi visti
Completo 2
Generale 4.5
Storia 4.0
Acting/Cast 6.5
Musica 5.0
Valutazione del Rewatch 3.0
Questa recensione può contenere spoiler

Romance a senso unico, un'infinità di menzogne e un finale che non sa di redenzione

Questo drama si è rivelato, purtroppo, un misto di frustrazione e delusione. Unica – o quasi – nota positiva: il protagonista maschile, interpretato da Fan Zhi Xin, aveva un buon potenziale. Del resto l’attore è esteticamente interessante (tra l’altro in realtà è più giovane di quanto in alcuni drama sembri), oltre che carismatico, magnetico e particolarmente adatto a interpretare il “cattivo ragazzo” dall’animo complesso, l’antieroe per cui vale la pena soffrire. Di contro è anche l’unica caratterizzazione comune un po’ a tutti i protagonisti da lui interpretati, quindi sul fronte della versatilità potrebbe non essere particolarmente talentuoso. Se però ci soffermiamo sulla serie in questione, allora possiamo dire che la figura del delinquente o l’assassino dal cuore nascosto, una maschera dura che cela una fragilità interiore, può dirsi senz’altro riuscita.
Considerazione quasi opposta quella sulla controparte femminile, Hao Yu. Descritta come una spia infiltrata in cerca di giustizia, si rivela invece un personaggio amorfo, privo di spessore e, oserei dire, di intelligenza emotiva. La sua missione è vendicare il padrino, e per farlo è disposta a tutto, ma il suo metodo è esasperante: passa l’intera durata del drama a fare la spia in modo così maldestro che persino un bambino se ne accorgerebbe. Il tutto senza mostrare la minima evoluzione del suo personaggio. Nonostante lui le dimostri in mille modi la sua devozione – venendo pestato, frustato, strisciando sulle ginocchia tra i vetri rotti per salvarla – lei continua a mentirgli, a tradirlo e a dubitare, nascondendosi dietro una presunta rettitudine morale. Questo fa sì che non la si possa definire in tutto e per tutto una vittima, se non addirittura un’eroina. Ha il suo obiettivo di vendetta, che persegue atteggiandosi da paladina della giustizia ma di fatto comportandosi spesso in modo meschino, diventando simile in alcuni tratti – tranne che nell’omicidio – a coloro che tanto guarda dall’alto verso il basso.
Il loro romance, di conseguenza, è sembra non trasformarsi mai in un sentimento sincero. Da parte di lei c’è qualche titubanza, ma perlopiù suona solo come mero sfruttamento. Lei lo usa come strumento per i suoi fini, e lo farà fino all’ultimo, senza mai ricambiare realmente la sua dedizione. Lui, dal canto suo, ogni volta fa finta di crederle, ma tiene gli occhi aperti, creando un circolo vizioso di menzogne e manipolazioni che stanca dopo i primi episodi. Questo squilibrio rende l’intera relazione tossica e, per giunta, noiosa. Quando poi lui, per amore o per frustrazione, si impone, il suo comportamento non appare passionale, bensì prevaricante e aggressivo, perché manca qualsiasi base di fiducia reciproca su cui poggiare la tensione romantica.
E poi c’è il finale, deludentissimo. Non che mi aspettassi un lieto fine, attenzione. Ma se l’idea era quella di una redenzione che passa attraverso l’amore non corrisposto e il sacrificio estremo, allora l’intera impostazione del drama doveva essere diversa. Invece, ci viene servita una conclusione malinconica e raffazzonata, dove lui muore per salvarla (ovviamente) e lei solo dopo, leggendo una lettera, capisce quanto l’amasse. Troppo poco, troppo tardi. La redenzione non sta nell’atto finale, ma nel percorso, e qui il percorso è stato un deserto di incomprensioni e cattiva scrittura.
In sintesi, “Invisible Love” è una triste occasione sprecata. Non basta certo la buona prova recitativa dell’attore principale per tenere in piedi un intero castello di carte. Piuttosto, per chi fosse curioso, suggerirei di optare per qualche suo altro titolo meglio riuscito e salterei a piedi pari questo.

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Pu Ju Hai Pien Chui Chui Feng
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
feb 9, 2025
18 di 18 episodi visti
Completo 0
Generale 4.5
Storia 4.5
Acting/Cast 4.5
Musica 4.5
Valutazione del Rewatch 4.0

Drama che affonda poco dopo l'inizio... E non torna più a galla.

Iniziato discretamente, non proprio un avvio col botto ma c'erano comunque delle buone premesse. Cast e livello di recitazioni accettabili. Sono bastati però pochi, pochissimi episodi per farlo inabissare nelle acque dell'arcipelago di Kinmen. Il resto della serie è stato un continuo annaspare per cercare di stare a galla, ma con la noia dilagante come zavorra aggiuntiva. Concluso davvero a fatica, un titolo da dimenticare alla svelta, un po' come il tempo - purtroppo - sprecato.
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Be with You
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
nov 2, 2025
Completo 0
Generale 9.5
Storia 9.5
Acting/Cast 10
Musica 9.0
Valutazione del Rewatch 9.5

La capacità di colmare l'enorme vuoto di chi ci ha lasciato

Il film è l'adattamento coreano del romanzo giapponese "Quando cadrà la pioggia, tornerò" di Takuji Ichikawa, risalente a una ventina d'anni fa. L'avevo letto appena uscito, ricordavo a grandi linee la trama mentre vivida era la memoria di quanto mi aveva emozionata e commossa. Trasposizione all'altezza del libro, riesce a far emergere un turbine di emozioni delicate, struggenti e strazianti alle quali è davvero impossibile sottrarsi.
La quotidianità di padre e figlioletto dopo la scomparsa della moglie/madre, un essere andati avanti che è solo apparente ma che nel concreto nasconde un irrisolto - diverso - per entrambi. Una favola, un ritorno (in)aspettato che sa di magico ma che sul finire acquisirà un senso ancora più importante, amore, vita, scelte, lacrime, fiducia e consapevolezza. C'è davvero un mondo dentro questo film. Il tutto trasposto con estremo rispetto, in una storia che è al contempo delicata e intensa, dove trovano spazio non solo le lacrime ma anche i sorrisi, dove la tristezza è avvolgente ma mai amara e il distacco è un processo complesso che va oltre l'improvvisa perdita. Il tutto, inoltre, arricchito da tanti elementi simbolici, dalla malinconia della pioggia al tema del viaggio e molti altri.
Resto vaga ed evito volutamente spoiler perchè è uno di quei casi dove bisogna davvero avventurarsi ad occhi chiusi.
Tante, tantissime le scene toccanti, anche inaspettate, ma profondamente cariche di significato: davanti alla scena della macchina tutta insaponata ho davvero pianto.
Il risultato ottenuto non sarebbe stato possibile senza un cast di alto livello: la recitazione di So Ji Sub (Terius behind me, Oh my Venus) e Son Ye Jin (Crash landing on you) non è semplicemente molto buona, ma direi proprio eccellente.
Non è uno spaccato di realtà nel senso comune del termine, piuttosto un realismo magico dato dalla capacità dei sentimenti di trascendere lo spazio e il tempo. Forse non è un film per tutti, ma a tutti mi sento di consigliarlo caldamente.

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