Completo
My Youth
3 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
ott 18, 2025
12 di 12 episodi visti
Completo 0
Generale 6.0
Storia 5.0
Acting/Cast 7.0
Musica 6.5
Valutazione del Rewatch 5.0
Questa recensione può contenere spoiler

L'infelice binomio dato da una sceneggiatura banale e un attore di grande talento

Titolo atteso da tempo in quanto ritorno a un romance drama di Song Joong Ki, attore versatile e poliedrico la cui fama è cresciuta in modo esponenziale grazie al celebre e iconico “The Discendants of the Sun” di una decina di anni fa. Successivamente protagonista di altri drama e film meritevoli dove ha dimostrato – soprattutto in questi ultimi – di non essere solo un bel volto capace di affascinare nel ruolo dell’aitante capitano delle forze speciali piuttosto che nel magnetico boss della malavita ma di saper annullare il piano estetico e dare vita a personaggi di una profondità introspettiva impressionante.
Le aspettative non erano alte, diciamo pure altissime. La delusione, di conseguenza, è stata a dir poco cocente.
La sceneggiatura di “My Youth” è qualcosa di davvero indefinito e inconsistente: un drama nemmeno troppo lungo – conta solo dodici episodi – che fatica comunque a trovare una propria identità. Il tema iniziale è quello del giovane, anonimo e tranquillo fiorista con un passato da ex bambino prodigio, che diventa suo malgrado oggetto di attenzioni da parte di produttori che vogliono riportarlo davanti alle telecamere e rispolverare così i suoi anni d’oro. La figura che fa da collante si rivela essere la giovane compagna di studi degli anni dell’adolescenza e con la quale, complice la difficile situazione che lui stava vivendo all’epoca, non era riuscito a cogliere l’opportunità di vivere una bella storia d’amore. Il tema della seconda chance si infila così nella vicenda e diventa via via predominante, mentre l’incipit iniziale si affievolisce fino a diventare un elemento quasi di contorno. Il focus si sposta quindi sul romance, tra alti e bassi che li vede avvicinarsi e allontanarsi più volte, in vari tentativi minati da un mancato tempismo ma che riescono comunque a concludersi - a un certo punto – con la formazione della coppia. Siamo ben lontani dall’ultimo episodio e sembra non esserci altro da spremere rispetto alla love story, per come impostata e sviluppata. Così, nel mentre che la coppia va formandosi, si provvede a un ulteriore rabbocco di trama, aggiungendo l’elemento della malattia degenerativa di lui.
Non è un grande drama sulla storia di un bambino prodigio cresciuto poi nell’anonimato e affrontando mille difficoltà. Non è neanche il racconto di un’indimenticabile storia d’amore e nemmeno la toccante vicenda che coglie l’essenza di una vita provata da una malattia terminale. E’ piuttosto un mix deludente di tutte queste tematiche, dove nessuna eccelle ma nel complesso vengono tutte un po’ bistrattate.
Se ho apprezzato qualcosa, sono stati i legami famigliari. In particolar modo quello tra Sunwoo Hae e il padre, figura chiaramente debole e incapace di assumersi le più banali responsabilità tipiche dell’età adulta e che, per questo, si può disprezzare ma non si riesce veramente a odiare. Interessante anche il rapporto con la sorellastra minore e il fratellastro acquisito.
Cast secondario valido, dove spiccano Jin Kyung e Jo Han Chul. Rispetto ai protagonisti, l’attrice femminile non mi ha convinta affatto e non sono riuscita a prenderla in simpatia: è rimasta lì, come un personaggio scritto sulla carta, un po’ insipida e un po’ incolore.
Diverso il discorso per Song Joong Ki, pezzo forte del drama in tutti i sensi e unico motivo per cui – facendomi forza – sono giunta alla fine della serie. Una colonna portante che, da sola, non ha avuto comunque la possibilità di tenere in piedi l’intera serie. Sprecato per il tenore di una storia complessivamente fiacca, costretto nei limiti di una sceneggiatura ordinaria e priva di originalità e, di conseguenza, impossibilitato a dare prova del suo noto talento. I miracoli, come tutti, non li può fare.

Attendevo da anni il suo ritorno a un drama romantico, è un vero peccato che sia incappato in una produzione che davvero non lo meritava. In un’intervista ha recentemente affermato di non essere sicuro di saper ancora fare dei melodramma con l’avanzare dell’età… Io dico di sì, a patto di scegliere il titolo giusto.

Drama da archiviare. Per i fan di Song Joon Ki: voltiamo pagina e confidiamo nel prossimo drama.

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Completo
Shui Long Yin
6 persone hanno trovato utile questa recensione
nov 16, 2025
40 di 40 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 9.5
Musica 9.5
Valutazione del Rewatch 9.5

Una fiaba oscura sul destino, l’umanità e il prezzo delle emozioni

Whisper of Fate è molto più di un drama fantasy o romantico: è un racconto che esplora, con profondità e complessità, il concetto di libero arbitrio, equilibrio tra luce e ombra, e il valore delle emozioni nell’esperienza umana. Guardando questo drama con occhi attenti, emerge chiaramente come ogni personaggio e ogni evento sia funzionale a una riflessione filosofica: cosa significa essere veramente vivi in un mondo governato dal destino e dalle forze divine?

Tang Li e l’Artefice: due facce di un’unica realtà
Il cuore della serie risiede nel rapporto tra Tang Li e il suo alter ego, l’Artefice. Tang Li rappresenta l’umanità: imperfetta, vulnerabile, emotiva, ma capace di crescita, scelta e amore. L’Artefice, invece, incarna la parte fredda, calcolatrice e “divina”: creatore di ordine, esseri perfetti ma privi di cuore, artefice di un mondo controllato, senza caos emotivo.
La loro interazione non è una semplice lotta tra bene e male, ma una metafora delle scelte interiori dell’essere umano:
Tang Li rappresenta l’emozione, la compassione, la libertà di sentire e vivere
L’Artefice è la razionalità estrema, la logica assoluta, il controllo totale, la perfezione senza anima.
Il loro conflitto rappresenta una tensione filosofica universale:
l’equilibrio tra ordine e caos, ragione e sentimento, destino e libero arbitrio.
Solo integrando queste due forze , senza lasciarsi dominare né dall’una né dall’altra , è possibile raggiungere una vita piena e autentica

I burattini, così centrali nella narrazione, non sono solo elementi narrativi: sono rappresentazioni del destino che manipola l’uomo. Chi diventa un burattino ha perso la propria volontà, subordinato all’ordine esterno imposto dal Burattinaio o dall’Artefice
Dal punto di vista psicologico, questo rappresenta ciò che succede quando gli individui non riconoscono le proprie emozioni, ignorano il proprio mondo interiore e si lasciano plasmare dalle circostanze esterne. Il drama ci mostra che l’assenza di emozioni, pur garantendo stabilità e potere, porta a una vita vuota e senza significato.

Il messaggio più importante del drama è profondamente filosofico e richiama concetti taoisti e buddisti orientali: l’equilibrio tra opposti e la consapevolezza di sé.
Il dolore non è qualcosa da evitare: è inseparabile dalla vita e dall’esperienza umana.
L’amore e la compassione richiedono coraggio e sacrificio.
Il destino può tirare i fili, ma la vera libertà nasce dalla scelta cosciente e dalla responsabilità delle proprie azioni.
Tang Li insegna, attraverso il suo percorso, che l’umanità non è perfezione, ma capacità di sentire, di sbagliare e di scegliere con coscienza. L’Artefice, al contrario, mostra che la perfezione e il controllo totale privano l’essere della propria essenza

Il drama sviluppa una trama complessa, in cui il mondo divino e quello umano sono interconnessi.
Le azioni di Tang Li e degli altri protagonisti hanno conseguenze dirette sul mondo superiore, ma ciò che determina il corso degli eventi non è la potenza, bensì la qualità delle emozioni e delle scelte morali.
Questo ci ricorda un principio psicologico fondamentale: la libertà interiore è più potente della forza esteriore, e chi riesce a integrare luce e ombra dentro di sé può influenzare il mondo senza rinunciare alla propria umanità.

Whisper of Fate è un drama filosofico travestito da fantasy romantico: affronta il tema dell’essere umano alle prese con il destino, con le emozioni e con la propria parte oscura.
Il conflitto tra Tang Li e l’Artefice è una metafora della lotta interiore che tutti viviamo: scegliere la perfezione o accettare il caos emotivo, vivere secondo le regole imposte o seguire la propria coscienza.
Il messaggio è chiaro e potente: solo chi accetta la propria umanità, con tutte le fragilità e le emozioni, può trovare libertà, pace e armonia con se stesso e con il mondo.

Un drama che invita a riflettere profondamente, che combina azione, mito e introspezione psicologica, e che lascia un’impressione duratura sulla mente e sul cuore dello spettatore.

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In Corso 13/13
I Desideri del Genio
30 persone hanno trovato utile questa recensione
ott 3, 2025
13 di 13 episodi visti
In Corso 0
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 9.0
Musica 9.0
Valutazione del Rewatch 9.0

✨ Recensione – Genie, Make a Wish ✨?


Genie, Make a Wish è uno di quei drama che ti entrano dentro e ti lasciano emozioni fortissime. La storia parte da una premessa magica, ma va molto oltre: non è solo la classica favola del genio e dei desideri, è una riflessione sul significato dell’amore, delle scelte e del sacrificio.

La chimica tra Kim Woo-bin e Suzy è meravigliosa. I loro personaggi sono opposti – lui impulsivo, emotivo e misterioso, lei fredda, razionale e chiusa – ma proprio per questo riescono a completarsi. Vederli crescere, cambiare e avvicinarsi puntata dopo puntata è stata la parte più bella della serie: tenera, intensa e commovente.
La regia è curata, le scene fantasy hanno un fascino speciale e i dialoghi sono scritti con intelligenza e cuore. Ci sono momenti che fanno sorridere e altri che fanno piangere, ma sempre con una delicatezza che ti rimane impressa.
Il finale mi è piaciuto molto: è agrodolce, carico di emozione e significato. Non è la solita conclusione scontata, ma un epilogo che unisce dolore e speranza, sacrificio e rinascita. Ho amato il messaggio che lascia: l’amore, se autentico, supera la morte, il tempo e persino la magia.
In definitiva, Genie, Make a Wish è un piccolo gioiello: romantico, magico e toccante. Un drama che consiglio a chi vuole sognare, emozionarsi e credere ancora una volta che l’amore possa davvero tutto. 💫

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Completo
I Desideri del Genio
10 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
ott 8, 2025
13 di 13 episodi visti
Completo 0
Generale 7.5
Storia 7.0
Acting/Cast 8.5
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 6.5

Il Genio dei tre desideri… Esauditi solo in parte

Per quanto quella del genio della lampada sia da sempre una storia indubbiamente affascinante, ho trovato particolare la scelta di farne il tema di un kdrama fin da quando questo è stato annunciato alcuni mesi fa.
Abituati a serie anche ricche di fantasia e di leggende che traggono però spunto dalla cultura coreana, "Genie, make a wish" riprende invece una delle più famose novelle della celebre raccolta araba "Le mille e una notte". Fiaba quindi di origine mediorientale, ambientata in una città cinese... Ma, di nuovo, niente a che vedere con la Corea del Sud. A scatola chiusa, avrei azzardato si trattasse di una mezza proposta commerciale. Se non ho fatto centro, credo di esserci andata comunque abbastanza vicina.

Il cast è sicuramente il punto di forza della serie: quattro nomi importanti, che hanno saputo ancora una volta dare prova di grande talento. In primis i protagonisti, dove troviamo una Suzy Bae semplicemente spettacolare nel ruolo della giovane sociopatica: intrigante, credibile (anche nelle scene più violente), mai scontata. Kim Woo Bin porta invece in scena un Genio di tutto rispetto anche se - ogni tanto - davvero un po' sopra troppo sopra le righe. Resta comunque un attore che trovo da sempre molto interessante ed esteticamente singolare, la cui carriera conta tante prove meritevoli ma mai nessuna veramente eccellente (io però il potenziale continuo a vederlo...la speranza, del resto, è l'ultima a morire).
Le altre due interpretazioni degne di nota sono state le due "versioni" della nonna di Ki Ga Yeong, ovvero Kim Mi Kyung (l'indimenticabile Ahjumma di "Healer") e Ahn Jun Jin (la pluripremiata Gil Chae di "My dearest"): brave, brave, brave.

Nota dolente del drama è stato sicuramente il taglio esageratamente comico, ai limiti del grottesco. Spiacevolezza che irrompe improvvisamente già a metà del primo episodio (partendo dal Genio in preda alla nausea per essere stato agitato con troppa forza all'interno della lampada e poco dopo alle prese con la gestione di una chioma chilometrica disseminata a ricoprire pavimenti e pareti della stanza). Un effetto "farsa" che non rappresenta alcun valore aggiunto ma che, al contrario, finisce per togliere molto alla serie. Il personaggio che più viene penalizzato, in questo senso, è Iblis: innumerevoli sono i suoi urletti spaventati, le gag da sit-com, le reazioni esageratamente buffe o bizzarre. Quale Genio era già di suo un personaggio particolare, al suo fianco poi una protagonista caratterialmente unica e fuori dagli schemi... Non c'era davvero bisogno di calcare ulteriormente, col rischio - come è stato - di sconfinare nell'eccesso.

Devo dire che con il passare degli episodi c'è una leggera attenuazione a favore di una vicenda che punta a farsi via via sempre più carica di significato. Ci sono momenti intensi e struggenti capaci di far versare qualche lacrima, e la bella sintonia tra i protagonisti riesce a regalare scene romantiche gratificanti. Qua e là si può anche abbozzare una lettura più profonda, che sembra voler suggerire riflessioni anche importanti.

Il limite, però, è per l'appunto il "qua e là". Ci sono passaggi meritevoli, ma disseminati un po' a macchia di leopardo, momenti apprezzabili ma incapaci di creare un unico filo conduttore di qualità quale spina dorsale della storia.

INIZIO SPOILER!
Buona l’idea del finale, un happy ending che però fa una scelta diversa dalla prevedibile trasformazione di lui in un essere umano, elemento già visto innumerevoli volte.
FINE SPOILER!!!

Complessivamente è una visione piacevole, capace di toccare in alcuni casi la corda giusta ma anche rea di diverse stonature. Non è il drama che resta nel cuore, quello proprio no. Ma se il desiderio è quello di passare qualche ora alle prese con un romance e una storia graziosi seppur non sconvolgenti, allora probabilmente sarà esaudito.

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Completo
The Trauma Code: Il Turno degli Eroi
5 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
gen 27, 2025
8 di 8 episodi visti
Completo 1
Generale 8.0
Storia 8.0
Acting/Cast 8.5
Musica 7.5
Valutazione del Rewatch 7.5

Non una serie indimenticabile, ma che centra in pieno il proprio obiettivo.

Bella...ma non eccezionale. Sicuramente una serie riuscita, curata e ben confezionata.
Non è il primo drama medico che mette al centro un dottore dalle abilità straordinarie (Doctor Prisoner, Doctor Stranger, Doctor John, D-Day, Romantic Doctor, ecc.) e non sarà certo l'ultimo.

Due, a mio avviso, le carte vincenti:
1) aver puntato al "poco ma fatto bene", sia in termini di durata, dove gli otto episodi sono giusti per il tipo di trama che si vuole sviluppare, sia in termini di contenuti, dove di sceglie di non intrecciare altri "fili" - dal romance, al thriller, piuttosto che complesse risoluzioni di eventi passati - e si punta a offrire uno spaccato focalizzato sul rapporto mentore-tirocinante e, contemporaneamente, a ripristinare - anzi, a ricostruire da zero - un servizio medico fondamentale, che sottolinea come il ruolo dei medici sia in primis quello di salvare vite umane ma che, troppo spesso, tende invece col tempo a diventare una mera questione burocratica fatta di cifre e prospettive di carriera.
Non è un crimine non avere una trama lunga e ricca di intrecci. Il punto non è la complessità di un drama, ma la sua qualità. Meglio una serie che non punta a diventare una pietra miliare ma che è fatta bene, piuttosto di una che aspira all'eccellenza ma nel concreto poi fa acqua da tutte le parti.
2) l'attore protagonista, decisamente performante e capace di catalizzare a sè lo sguardo curioso dello spettatore per tutta la durata del drama. E' stata anche l'occasione per rivalutare Joo Ji Hoon, attore che ho recentemente conosciuto nella serie "Love your enemy" dove davvero mi aveva fatto una pessima impressione. E' incredibile come una sceneggiatura mediocre e un ruolo inadatto possano aver penalizzato un attore che in questa serie non solo dimostra di starci dentro, ma lo fa anche molto bene.

Concludo sicuramente consigliandone la visione: non sarà il drama indimenticabile e ricco di contenuti che si posizionerà in cima alla classifica dei preferiti di sempre, ma resta indubbiamente una serie accattivante e alla quale non serve destinare un significativo investimento in termini di tempo.

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Mr. Sunshine
5 persone hanno trovato utile questa recensione
lug 28, 2021
24 di 24 episodi visti
Completo 0
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10

Ho il magone.

Ho aspettato a lungo prima di vedere questo drama perchè avevo paura di imbattermi in qualcosa che mi avrebbe sconvolto e che si sarebbe portato via qualcosa di me una volta finita la visione. Non avevo torto.
Sto scrivendo questa recensione dopo aver appena finito l'ultimo episodio per cui perdonatemi se sarò particolarmente sentimentale.
Il titolo di questa recensione non è dato a caso, ho davvero il magone. Le lacrime mi si sono bloccate in gola da quanto avrei voglia di urlare e piangere. Il periodo storico che fa da sfondo all'intera vicenda è come un "filo rosso" del destino che intreccia diversi personaggi che per altrimenti non avrebbero avuto molto di incontrarsi e di stringere strane quanto mai alleanze. La storia d'amore che fa da cardine a tutto quello che succede è veramente bella e soprattutto sentita. Il sentirci impotenti come furono all'epoca i coreani di fronte all'esercito giapponese ci rende schiavi di questa serie, poichè ci fa sentire e patire almeno in piccolissima parte quello che accadde ormai un secolo fa. In un'altra parte del mondo, una parte di cui ahimè sappiamo davvero ben poco. Lo so, so che questa serie è in gran parte romanzata, ma secondo me riesce benissimo nel suo intento. Non avevo nemmeno finito i titoli di coda infatti, che sono subito corsa su internet a fare ricerche su quel periodo storico di cui noi non sappiamo pressochè nulla.
Le musiche sono fantastiche, la regia, la fotografia, i dialoghi, tutto. I rapporti umani.
In questo drama c'è praticamente tutto: amore, amicizia, mafia, violenza, sangue, combattimenti, intrighi di potere, vendetta, libertà. Voglia di vivere e di farsi valere da parte di chiunque, donna, bambino, uomo, vecchio.
Consiglio davvero la visione a chiunque, ma preparatevi psicologicamente ad essere abbattuti,

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In Corso 10/12
Double Helix
5 persone hanno trovato utile questa recensione
13 giorni fa
10 di 12 episodi visti
In Corso 1
Generale 5.5
Storia 3.5
Acting/Cast 7.5
Musica 7.5
Valutazione del Rewatch 5.5

È troppo tardi

Direi che arrivati al decimo episodio non ci sia tempo per una "redenzione" di Lu Feng. Non solo non si è evoluto neanche un po', ma è proprio peggiorato. E' tossico senza speranza, al contrario di serie con una trama simile, tipo "to my shore" dove entrambi i protagonisti, spezzati da un rapporto tossico e disfunzionale, maturano, crescono, evolvono, ricadono, soffrono da cani, e alla fine imparano da tanto dolore e sofferenza, non senza fatica e fallimenti.
In questo caso invece, non c'è proprio modo che i protagonisti crescano, in male o in bene, sono passati anni e la disfunzionalità del loro rapporto continua a peggiorare. È ciò che pretendo da una serie, che i personaggi abbiano una evoluzione, positiva o negativa che sia, altrimenti non ha senso l'intero racconto.
Peccato, è un'occasione mancata.

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Completo
Xian Yu
4 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
set 2, 2025
33 di 33 episodi visti
Completo 2
Generale 9.5
Storia 8.5
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 9.0
Questa recensione può contenere spoiler

Una coinvolgente storia d'amore che trascende le dimensioni dello spazio e del tempo

IL GENERE - Viene indicato come romantico, xianxia, drammatico e fantasy, ma direi che è fondamentalmente un romance e il resto sono sottogeneri che fanno da background.
Bene per gli inguaribili amanti delle love story come la sottoscritta, ma buono a sapersi anche per chi è ricerca di qualcosa di più equilibrato, dove il tema romantico sia presente ma non in maniera predominante.

L’ARCO NARRATIVO - Suddividerei la storia in tre parti: la prima, ambientata nel regno immortale è dedicata a incontro, conoscenza reciproca e instaurarsi della storia d’amore; la seconda si sposta nel regno demoniaco, dopo la brusca separazione e amnesia di lei, con conseguente ritrovo e riconoscimento; l’ultima, con la coppia ripristinata e riunita - a intermittenza - alle prese con nuove e ripetute tribolazioni, tra regno demoniaco e regno dei mortali (antico e moderno).
Una scelta interessante e complessa, che ha il pregio di ovviare all’effetto noia proponendo qualcosa di nuovo prima che quest’ultima subentri. I 33 episodi risultano infatti decisamente scorrevoli, magari non tutti perfettamente bilanciati ma caratterizzati da un buon ritmo, senza situazioni di stallo.

L’EVOLUZIONE DELLA TRAMA E DEI PERSONAGGI
PRIMA PARTE - E’ quella che a mio avviso mostra il miglior equilibrio tra storia di presentazione del contesto e dei personaggi, aspetti fantasy, intrighi e combattimenti, e il romance nascente. Il tutto si è rivelato abbastanza chiaro e comprensibile anche a una neofita come me, senza risultare eccessivamente prolisso. Qualche piccolo dubbio mi è rimasto rispetto all’arrivo della protagonista dal mondo moderno, che prende di buon grado la nuova situazione senza farsi troppi problemi, quasi fosse una normalissima vacanza (Cosa è successo? Come tornare indietro? Che fine sta facendo la sua vita nel mondo reale? Sono tutte domande che si sarebbe dovuta inevitabilmente porre, e invece niente, non ci sprecherà mai il pensiero di mezzo neurone).
Il fatto che per Ting Yan sia tutto nuovo aiuta lo spettatore a prendere dimestichezza con l’ambientazione, procedendo passo per passo. Simpatica la sua caratterizzazione spensierata e divertente, facile da accontentare, priva di ambizioni e amante delle cose semplici. L’incontro e le prime interazioni tra i due mi hanno un po’ ricordato “La Bella e la Bestia”, con Sima Jiao sigillato nella torre, superiore a tutti come poteri ma di fatto considerato alla stregua di uno strumento più che di una persona. Freddo, insensibile e distaccato – vuoi per quello che è, vuoi per il trascorso – si ritrova suo malgrado incuriosito da una giovane un po’ strana e buffa che – sorprendentemente – lo vede per la prima volta solo come una persona e non ha alcun secondo fine nei suoi confronti.
Oltre alla divertente interazione che si genera tra la compostezza di lui e l’indole allegra di lei, altri elementi che ho apprezzato sono state le ripercussioni dell’incantesimo della verità, l’utilizzo da parte di lei di termini del mondo reale odierno (con tutta la perplessità di lui e i possibili fraintendimenti), la Piccola Fiamma dalla voce infantile e dal temperamento capriccioso e ribelle, la versione lontra di Ting Yan, i “round” nella Dimora dell’Anima dell’uno o dell’altra.
Qualche passaggio eccessivamente glicemico e stucchevole c’è, mentre lo scontro con gli avversari viene messo a volte un po’ a servizio della love story, per promuovere momenti scenograficamente emozionanti tra i due.

SECONDA PARTE – Si apre con la brusca svolta della separazione tragica tra i due – lui che la teme morta, lei vittima di un’amnesia - mentre l’ambientazione si sposta nel regno demoniaco, con un salto temporale di quasi un ventennio.
L’amnesia temporanea è uno dei cliché che meno mi fa impazzire: mi sa sempre di un escamotage a cui si aggrappa una sceneggiatura scarsa per rimescolare con facilità le carte in tavola, aprendo una parentesi che può essere richiusa in qualsiasi momento e sfuggendo comodamente alle possibili incoerenze. Nel caso specifico, devo dire, l’ho accettata abbastanza di buon grado per due motivi: il primo è che non si dilunga troppo, i due si riuniscono relativamente alla svelta e i ricordi della nostra fanciulla riaffiorano in tempi accettabili; in secondo luogo permette di arricchire la protagonista femminile con nuove e interessanti sfaccettature. Ritroviamo una Lian Ting Yan temprata dagli anni trascorsi sotto la guida del nemico giurato di Sima Jiao e che presenta un carattere più deciso e una maggiore autonomia: alla fanciulla simpatica, amante del buon cibo e del riposo, ma anche costantemente bisognosa di essere difesa e il cui contributo si limitava a una sorta di supporto morale si sovrappone ora una giovane donna forte e capace, più consapevole delle avversità di una vita vissuta non in bambagia. Questo cambiamento promuove un nuovo tipo di interazione con Sima Jiao, scardinando il rischio di meccanismi “già visti”.
La facilità con cui crede al Gran Maestro e mette in dubbio la verità del padre “adottivo” è forse un po’ esagerata e rapida, ma là si può accettare nell’ottica che il suo atteggiamento sia nel subconscio agevolato dal legame che persiste tra i due.E’ da sempre consapevole dell’esagerato desiderio di vendetta che anima il padre “adottivo”. Grazie al legame profondo Sima Jiao sviluppa la capacità di sentire i pensieri di lei: questo da vita a una serie di momenti divertenti anche se, oggettivamente, lo rendono anche più invadente (non a caso lei lo definirà – scherzosamente – un “parassita”).
Un elemento riproposto un po' troppo di frequente è la reazione fisica – in primis di Sima Jiao ma ampiamente utilizzata anche da altri – ad un attacco subito e sintomo di grande debilitazione: in questo drama si tossisce e si rigurgita sangue peggio che in un reparto di tisici all’inizio del secolo scorso. Anche qui, a coppia riunificata, trova spazio qualche picco glicemico non necessario (la scena con Sima Jiao nella torre con lei tra le braccia in un galleggiare di lanterne ce la potevamo tranquillamente evitare, rasenta il “ridicolo”…Che poi è l’unica osservazione intelligente di Feng Qi, meglio noto come il terzo incomodo più insulso che si sia mai visto in un drama).

TERZA PARTE – Si apre con i due regni riunificati sotto il governo della coppia principale e in breve si arriva di nuovo a un punto di svolta. La scena di addio, presa singolarmente, l’ho trovata coinvolgente, tra il bacio disperato di lui mentre le trasferisce il fuoco spirituale, il rinnovo dei suoi sentimenti, il rassicurarla rispetto a un futuro per lei sicuro, la disperazione e l’angoscia sul volto di lei… Scena impattante, davvero. Ma se si tiene conto del contesto, allora il punto di vista cambia. Lei è diventata una donna forte, ha dimostrato di “aver saputo fare qualcosa di sé stessa” (parole di Sima Jiao, quando la vede nelle vesti di Signora dei Demoni, intenta a combattere i fulmini per salvarlo), ha esplicitato il desiderio che lui si apra di più, che impari a chiedere aiuto…e lui le mente spudoratamente, decidendo da solo per entrambi. Consapevole fin dalla fusione del secondo fuoco spirituale che il suo organismo non avrebbe retto a lungo – un conto alla rovescia che si riduce ulteriormente per le gravi ferite che riporta in seguito – decide di tenerla all’oscuro, si isola per mesi con una scusa mentre di fatto pianifica la salvezza di lei e la sua sicurezza futura, decidendo di sacrificare per lei la sua vita comunque ormai prossima al termine. Le uscite “Non dire niente a Sima Jiao”, “non dire niente a Ting Yan”, si ripetono in questi episodi, ciascuno mentre si confida con l’amico fidato di turno. Mi sarebbe piaciuta una maggiore condivisione e trasparenza nella coppia, pur di ciò che è doloroso e senza speranza. Invece no, nascondono i propri segreti con la scusa di non voler turbare o far soffrire l’altro. Il modo in cui Sima Jiao se ne va è a dir poco crudele, in prospettiva. Ricompare un giorno dopo mesi – in ritardo anche rispetto alla data del matrimonio – quindi saluta e se ne va. Anche la sua sincerità non è mai totale, già che dopo un altro salto temporale dalla sua morte – altro ventennio – salta fuori che si era ritagliato un’opzione B nel caso in cui lei si fosse rifiutata di lasciar andare del tutto la sua anima, decretando così la sua rinascita. Troppo stratega e machiavellico, il fine qui non può proprio giustificare i mezzi. Gli ultimi episodi, nel mondo mortale antico, hanno il pregio di mostrare un Sima Jiao più umano e non oppresso dal mezzo millennio vissuto nel dolore. La lotta contro i cattivi si avvia verso la fine, e molti aspetti passati apparentemente irrisolti acquisiscono un senso, anche se questo toglie spazio ai personaggi secondari che diventano poco più che delle fugaci comparse, ed è un peccato (parlerei quasi di abbandono dei personaggi, per certi versi). L’aver sperimentato un nuovo tipo di vita rende Sima Jiao consapevole dell’errore egoistico del passato, da qui le sue scuse sincere con sfogo di rabbia repressa di lei. Un passaggio molto bello, se non fosse che subito dopo la stessa Ting Yan mette in pratica a sua volta quel modus operandi così a lungo sofferto e criticato. L'ultimo episodio davvero compresso, è mancato il tempo per dargli il giusto peso. Il finale dolce-amaro, anche quello un po' risicato quanto a minuti, si chiude dove tutto ha avuto inizio, con le loro anime destinate a ritrovarsi e riconoscersi. Che sia con o senza ricordi, che li possano recuperare col tempo, non è dato di sapere. Sicuramente Ting Yan li conserva nitidamente, confusi per un sogno (per lei sono di fatto passate poche ore). Come lui abbia trascorso la sua vita nel passato, cosa ricordi e come sia arrivato lì - se per volere del destino o grazie alla sua imperterrita ricerca di lei, pur in un mondo della cui esistenza era appena venuto a conoscenza - rimarrà un mistero. L'importante, alla fine, è che si siano ritrovati. Ma potevano ritrovarsi un po' meglio, ecco (e su questo la censura cinese rispetto al tema dei viaggi nel tempo ha le sue non poche responsabilità).

Sul fronte dell’originalità, difficile per me esprimermi non avendo su questo genere molti termini di paragone. Essendo per me la prima volta, si è giocata la carta della novità, ma credo le si possano riconoscere alcuni spunti originali e innovativi.
Un po' troppo raddoppiata la "to-do-list", dove ambedue i protagonisti vengono a turno feriti, si ritrovano in fin di vita, dicono addio all'altro, perdono i ricordi, muoiono, si nascondono importanti verità, sperimentano il dolore del fuoco spirituale, e via dicendo. Facciamo un po' per uno, che male non fa? Anche no.

RECITAZIONE – La scelta degli attori principali è stata davvero azzeccata, al di là della bontà del drama in sé la prova della coppia protagonista ha fatto la differenza.
Non conoscevo Wang Ying Lu, ma mi è piaciuta da morire, capace di regalare una comicità naturale, con una mimica facciale che centra il bersaglio senza mai diventare eccessiva. Regala lo splendido ritratto di una Liao Ting Yan spensierata, semplice e un po’ pigra, promotrice di momenti piacevoli e leggeri, simpatici e curiosi. Credibile anche nella versione senza memoria, dove si coglie il filo conduttore del personaggio ma con un buon discostamento nella caratterizzazione. Anche sulla recitazione delle parti più drammatiche, nulla da dire. Davvero brava.
Altro personaggio splendidamente riuscito è quello Sima Jiao, la cui caratterizzazione è di fatto quella più nelle corde di Chen Fei Yu, attore che seguo con interesse e che sa essere davvero performante in questo tipo di ruolo. In questo drama offre un ritratto vivido e intenso del personaggio di Sima Jiao - destinato alla sofferenza per volere dei cieli e a una vita a difendersi dall’avidità della gente - che si dimostra freddo e distaccato, palesemente altezzoso, sicuramente rancoroso, privo di modestia ma anche meno crudele di quello che da a vedere.
La sua è una recitazione elegante, ricca di micro espressioni e impreziosita da un timbro di voce che – non mi stancherò mai di ripeterlo – è tra i più affascinanti in circolazione (per quanto mi riguarda è secondo solo a Namgoong Min).
Affiatamento di coppia alle stelle, non solo nelle scene prettamente romantiche, che sono comunque innumerevoli (mai visti così tanti baci in un drama, a occhio e croce saranno una ventina). La sintonia tra i due è davvero palese e ben si sposa col tipo di comunicazione che intercorre tra i due personaggi interpretati, spesso ironica, divertita, a volte tenera ma non particolarmente glicemica.

Per quanto riguarda i personaggi secondari, ho trovato un po’ sottotono Ye Ru Ling, soprattutto nella prima parte: la sua storia è anche abbastanza ricca, con tanti margini di sviluppo, ma è un potenziale mezzo sprecato perché poi di fatto non arriva, le sue scene sembrano sempre mancare di qualcosa, il che è un peccato perché meritava uno sviluppo migliore. E’ una figura ambigua, e ci sta, a pelle anche antipatica, incapace lasciare il segno anche nei momenti in cui si schiera con i buoni. Il capo degli otto Pazzi – più che Palazzi - ovvero Shi Qian Lu, è sicuramente un cattivo di tutto rispetto, eccezione fatta per la risata palesemente finta. La sua storia viene tirata un po’ per le lunghe, nella parte finale non dovrebbe nemmeno più rappresentare una vera minaccia, ma c’è da dire che Nan Yan non riesce a subentrare come si deve nel ruolo del cattivo. Solo in parte riuscito è invece Nian Ju – il serpente nero con il cervello da gallina – che nella prima parte mostra un’ingenuità che va oltre la recente acquisizione delle sembianze umane. Piace la sua incrollabile devozione a Sima Jiao, un rapporto di reciproca fiducia che non ha bisogno di essere riconosciuto a parole, ma piace un po’ meno l’indole remissiva e tontolotta che sfodera anche con tutti gli altri (nei primi episodi Sima Jiao lo apostrofa spesso “stupido serpente”… A ragion veduta, mi verrebbe da dire). Va un po’ meglio quando la vicenda si sposta nel regno demoniaco, dove ogni tanto lo vediamo tirare fuori quella spina dorsale di cui anche i rettili sono dotati. Sicuramente toccante è il confronto con Sima Jiao quando, grazie agli sproloqui della Piccola Fiamma, comprende il triste piano del suo Gran Maestro.

REGIA, SCENOGRAFIA & CO.
Scenografia curata e di grande impatto visivo, costumi e acconciature davvero belli (eccezione fatta per la mise ripetitiva e un po’ eccessiva di Ting Yan nelle vesti di Signora dei Demoni). Effetti speciali così così, alcuni hanno funzionato, altri a mio avviso penalizzati da una grafica virtuale decisamente migliorabile. Fotografia di alto livello, così come il montaggio. Regia di tutto rispetto, sceneggiatura, a quanto ho letto, fedele per la maggior parte al romanzo al quale è ispirata.

OST - Le musiche mi sono piaciute molto, già dopo i primi episodi alcuni brani, riproposti strategicamente ad enfatizzare al meglio alcuni passaggi, sono diventati preziosi compagni di viaggio.

CONCLUSIONE – Un 8,5 a mio avviso meritato per la storia, che sale a 9,5 grazie a una recitazione di alto livello che rende la visione decisamente coinvolgente ed emozionante. E’ un tipo di drama sicuramente nelle mie corde, capace di farmi apprezzare l’ambientazione fantasy che ho sempre trovato noiosa. Un drama da non perdere, per tutti gli amanti dei romance-fantasy, o anche solo dei romance, senza dimenticare i fan di Chen Fei Yu e di Wang Ying Lu.

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When the Earth Is Shaking
4 persone hanno trovato utile questa recensione
apr 14, 2024
24 di 24 episodi visti
Completo 0
Generale 8.5
Storia 8.5
Acting/Cast 9.5
Musica 9.0
Valutazione del Rewatch 7.5

Dramma corto ma veramente bello!

Forse uno tra i migliori dramma corti che ho visto finora.
L'ambientazione nel mondo losco della droga con tutto ciò che comporta ma la trama riguarda un uomo dal aspetto rude che si innamora di una ragazza che sembra una povera vittima ma poi è una tosta pure lei.
In un dramma così corto colpisce davvero tanto la chimica tra i due protagonisti che è veramente pazzesca, sono fantastici insieme.
L'ho divorato velocemente tutti di un fiato e sono felice di averlo visto oltre che lo consiglio vivamente.
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Confidential Items
4 persone hanno trovato utile questa recensione
gen 18, 2025
21 di 21 episodi visti
Completo 0
Generale 9.5
Storia 6.0
Acting/Cast 9.0
Musica 8.5
Valutazione del Rewatch 8.0

Lavoro introspettivo di grande spessore

Un cdrama complesso, delicato, con dialoghi di una profondità rara. Non ci sono grossi colpi di scena ma realistico perché narra la vita e protagonista é la resilienza dei protagonisti. É un lavoro lento riflessivo sulla vita e le sue difficoltà, limiti dati dalla disabilità , sull’amicizia e sulla morte.
Se volete storie d’amore coinvolgenti, passione, colpi di scena scegliete altro.
Non é un prodotto per tutti

Casting: dai protagonisti principali ai ruoli secondari hanno fatto un buon lavoro e hanno diretto tutti benissimo.
Li Xian (Mai Dong) - È freddo, serio, inibito, non sorride mai e nasconde totalmente la propria emotività, è un tanatoprattore, il migliore che ci sia. Della sua professione ha abbracciato totalmente le aspirazioni fino a farne una vocazione: accompagnare i morti nel loro ultimo viaggio con cura e premura in modo che le loro anime abbiano un viaggio sereno.
Grazie a questo lavoro ho conosciuto la figura del tanatoprattore: La rappresentazione della gestione delle persone care degli altri mi fa apprezzare coloro che compiono queste azioni. Questi artisti sono sullo sfondo, difficilmente considerati, riconosciuti ma è sicuramente un lavoro apprezzabile e di nobile sensibilità.
Zhou Tong (Z Jie) - È senza filtri, sfacciata,spigliata, estroversa , volitiva e capace nel lavoro e in quello a cui si dedica, Ha un handicap con una protesi agli arti inferiori ma non le impedisce di perseguire i suoi sogni e di lottare per realizzarsi, professionalmente e sentimentalmente.

La scrittura è molto buona. I dialoghi sono il pezzo forte di questo lavoro. Così tanti punti toccanti sulla vita. Ti fa davvero riflettere. FL aveva molte insicurezze e ci sono alcune parti in cui può sembrare persino eccessivamente fuori luogo e priva di ogni umana sensibilità però è anche una donna ferita che sa spiegare e motivare e ha anche una grande consapevolezza dei suoi vissuti e quelli degli altri personaggi.
La coppia si forma con difficoltà ma in modo molto credibile , la loro evoluzione personale è davvero notevole e questo rende possibile il superamento dei limiti che non consentivano alla coppia di crearsi.
Questo lavoro non illustra solo la vita, i rapporti, la disabilità, la morte ma anche la Cina moderna e i suoi contrasti, la sua doppia faccia e la ricerca del proprio posto nel mondo e i compromessi per integrarsi e vivere i rapporti significativi. E' un viaggio di formazione della FL. Ci sono così tanti sviluppi ponderati . "La vita è piena di destinazioni diverse. Alla fine andrai nella tomba".

I dialoghi , a differenza di molti altri lavori, sono profondi e introspettivi. Mi hanno aiutato a comprendere e rispettare e normalizzare l'evento della morte, inserendolo in un ciclo vitale e ho definitivamente assunto un atteggiamento di rassegnata serenità . Pochi lavori sono in grado di allentare l'ansia che proviamo quando parliamo di fine, morte, abbandono, chiusura, questo almeno personalmente lo ha fatto.
Tratta anche il tema della disabilità, c'è un discorso meraviglioso che la FL fa al ML, terapeutico, per la qualità curativa e la forza di resilienza che viene trasmessa , lei non vuole pietà dagli altri, chi vuole pietà e riconoscimento della propria difficoltà esprime solo la propria debolezza e un'insicurezza quasi infantile .
E qui mi viene in mente la figura del fratello, che cerca la propria strada e il proprio posto nel mondo, è un ragazzo con ambizioni diverse, nel proprio percorso di maturazione è diviso tra le richieste delle società e le sue aspirazioni totalmente incomprese. Sa che vuole prendersi cura di qualcosa, di qualcuno, anche semplicemente di un'oca che ha un valore simbolico importante, non a caso è un simbolo solare, associato alla vita, alla creazione e alla rinascita (e di questo parla il lavoro).

Molto spesso sia vittime di risentimento per il mancato riconoscimento delle nostre difficoltà e invece dovremmo concentrarci più sulla vita e sull'esistenza, non abbiamo bisogno di "fuffa concettualoide". Gli adulti sono adulti per autonomia e responsabilità, è infantile cercare un occhio che comprenda e ti tratti da malata per le tue difficoltà, così come è assolutamente infantile un riscatto o che qualcuno ti chieda scusa per i torti che hai subito. Io l'ho trovato illuminante.
Altro tema delicato e toccante che viene proposto : l'amicizia, vera, forte e sincera, quella tra la nonna del protagonista e l'amica di una vita, come affrontare la partenza e come vivere i rapporti dopo la fine.

Io l'ho trovato un lavoro , sicuramente non spassoso, ma bello: con una sceneggiatura eccezionale, una forza , una delicatezza, una bravura da parte di tutti gli attori e un grande significato. Certo se si cerca la storia d'amore il titolo è fuorviante , se si vuole staccare il cervello ed evitare di pensare meglio optare su qualche mini serie stupidotta basata sui web toon ma ogni tanto guardare qualcosa di diverso e riflettere e lasciarsi trasformare da quanto si vede non è male.
Questo dramma è per i pensatori maturi. È scritto bene e recitato bene. E per quanto riguarda il romanticismo? C'è ma non è del tipo che emoziona e dà il batticuore come in molti romance ma certe scene sono di una raffinatezza unica.

Fate attenzione al commiato dei due in una notte , lui la accompagna in macchina e la guarda mentre ne studia il volto quando lei alza lo specchietto, i due si danno uno sguardo, è visibile che c'è dell'attrazione che cova sotto la brace. Poi vedremo quel calore, quelle tenerezze, quel desiderio attraverso contatti di sguardi, ricerca fisica, toccarsi, abbracci e baci. Sicuramente una moderna dimostrazione d'amore, inclusi i baci all'aperto, in mezzo alla gente. La chimica è frizzante

Mi ha dato tanto. Consiglio la visione.

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Wedding Impossible
4 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
apr 8, 2024
12 di 12 episodi visti
Completo 0
Generale 5.0
Storia 4.0
Acting/Cast 4.0
Musica 4.0
Valutazione del Rewatch 3.5

Deludente su tutti i fronti, una serie da dimenticare...

Credo di poterlo definire un drama che non puntava in alto, ma che - a conti fatti - poco ci mancava precipitasse.
Niente di nuovo e il già visto è riproposto pure male. Manca la trama, ma con un buon romance posso farne anche a meno. Il problema è che manca anche una buona storia d'amore. Mancano attori validi, l'attrice protagonista in particolare non mi ha convinta, mi irritava anche solo vederla. Manca tutto, insomma.
Non c'è una scena - e dico una che sia una - che potrei salvare. Quando assegno valutazioni negative spesso lo faccio parlando di spreco di potenziale, di opportunità non colte, ecc. Ma qui, la materia prima scarseggiava già in partenza, su tutti i fronti (dalla scelta degli attori, alla sceneggiatura, alla trama, all'idea di base).
Da dimenticare, se si è visto. Da non vedere, se si è ancora in tempo.

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My Sassy Princess
4 persone hanno trovato utile questa recensione
mar 1, 2025
22 di 22 episodi visti
Completo 0
Generale 3.0
Storia 5.0
Acting/Cast 4.0
Musica 2.0
Valutazione del Rewatch 1.0

Romanticismo forzato con problemi di esecuzione

Non riesco veramente a capire come alcuni lavori prendono delle valutazioni così alte del momento che è un lavoro davvero ridicolo, stentato sia nella storyline che nelle interpretazioni, la passione tanto decantata non è pervenuta.
Ho letto recensioni di baci infuocati e di molti momenti di intimità, ma non è così o meglio vengono studiati dei dialoghi o degli avvicinamenti per fare sembrare, ma poi è tutto fumo e niente arrosto (le classiche scene di lei con problemi di equilibrio e lui la prende o sguardi di lei che prova a fare la femme fatale ma senza riuscirci ovviamente e lui la guarda tra il perplesso e l'indifferente). Dialoghi da asilo mariuccia.
La protagonista non ha una NESSUNA evoluzione, rimane fastidiosa nel suo corteggiamento capriccioso e insistente in perfetto stile stalker, (in praticagli si gettava addosso ed era OSSESSIONATA da lui. ) Lui dopo due episodi cede senza grandi motivazioni, da principio sembrava infastidito, in seguito dopo un’oretta di show sembra ammorbidirsi ma non si capisce perché, dal momento che qualsiasi persona sana di mente vessata in continuazione da attenzioni sgradite, penso che non avrebbe, non dico provato a avvicinarsi ma anche semplicemente a tollerarla.
La storia di sfondo è noiosa nel senso che si parla sempre di un principe ereditario che cerca di equilibrare le fazioni a corte, servendosi di questo comandante che é il protagonista maschile.
Musica mediocre, attori bravini, corteggiamento tra di loro finto, innaturale e poco credibile.
Non mi hanno emozionato in nessun momento, appunto perché non ho reputato la storia credibile e loro non mi sono piaciuti.

Scenografia sufficiente , combattimenti gradevoli ma anche quelli con qualche problema in quanto i movimenti erano robotici e i voli verso l’alto per nulla fluidi, ma a scatti.
Costumi e ambientazioni gradevoli, la dinastia sembrerebbe quella dei Ming per le gonne plissettate maschili.
Parrucche molto scadenti, i capelli del protagonista erano ispidi e sfilacciati nelle punte quando aveva il capello sciolto. Meglio quella della protagonista.
Questa era chiaramente una storia in cerca di una sceneggiatura, di un regista e di un montatore.
La prima metà è meglio della seconda, tuttavia entrambe le parti avevano evidenti problemi di ritmo causati da dialoghi ed eventi inspiegabili o non mostrati, il risultato è una mancanza di coerenza nella narrazione.
Le scelte di montaggio di questo dramma hanno innegabilmente penalizzato un lavoro già mediocre.

Finale: questo drama si è concluso nel modo in cui ogni dramma CINESE finisce per fare, creare confusione all'ultimo minuto per chiudere affrettatamente, dopo aver trascinato tutto e inserito ogni tipo di ostacolo.
Fortunatamente avevo già visto love and redemption prima di questo lavoro, viceversa lo avrei snobbato per la presenza della protagonista che in questo dramma ha una recitazione non proprio brillante mentre nell'altro drama é stata meglio diretta e la parte era più congeniale per lei.

Dare più di 6 è comprensibile se hai 13 anni .

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What's Wrong with Secretary Kim
4 persone hanno trovato utile questa recensione
apr 2, 2022
16 di 16 episodi visti
Completo 0
Generale 9.0
Storia 9.0
Acting/Cast 10
Musica 6.0
Valutazione del Rewatch 10
Ritrovarsi alle due del mattino a trattenere le risate per non svegliare tutto il palazzo, mi mancava guardando un drama. Per di più un drama romantico.
Mi aspettavo qualcosa di decisamente più spinto e poco divertente, invece alcuni personaggi tra cui il protagonista maschile mi hanno fatto scompisciare xD Anzi, diciamo che è pure tutto merito suo e delle situazioni che intrattiene con diversi personaggi che gli ruotano attorno. Inoltre la coppia tra lui e Park Min Young è stata fenomenale, la loro chimica era perfetta. Lei l'avevo già vista acerba in Healer e non posso non ammettere che abbia fatto passi da gigante: sarà per l'accoppiata con Lee Young Joo, ma è stata fantastica.
Se cercate un drama romantico che vi faccia ridere e scoppiare il cuore, l'avete trovato! ♡

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Completo
Bogotá
7 persone hanno trovato utile questa recensione
da Lynnea
feb 4, 2025
Completo 0
Generale 8.0
Storia 8.0
Acting/Cast 8.0
Musica 8.0
Valutazione del Rewatch 8.0
Questa recensione può contenere spoiler

La Colombia fa da sfondo a una lotta tra potere e sopravvivenza nella quale perdere sé stessi

Come per "My name is Loh Kiwan" la presenza di Song Joong Ki è stato il motivo principale per il quale ho visto questo film. Tra l'altro ho trovato diverse similitudini tra i due: l'ambientazione lontano dalla Corea, lui che parte da una situazione di svantaggio (qui è un espatriato, nel film precedente un rifugiato) e un protagonista il cui spessore è più nell'aspetto introspettivo che in quello estetico (dimentichiamoci l'aitante capitano delle forze speciali de "I discendenti del sole", piuttosto, come in Loh Kiwan, abbiamo a che fare con un taglio di capelli inizialmente trascurato, un abbigliamento spesso trasandato e un volto che è tutto fuorchè perfetto, dagli occhi spesso arrossati alle lentiggini - nell'altro film erano dei nei - che costellano gli zigomi dell'attore)
Ero curiosa di vedere "Bogotà" ma al contempo scettica per via dei vari rimandi non propriamente entusiasti (pare che sia stato un mezzo flop al botteghino). E invece devo dire che mi è piaciuto.
Non una prova eccellente ma comunque un film che ci sta. La prima parte mi è piaciuta molto: l'arrivo della famiglia in Colombia - inizialmente vista come transito per gli USA - alla ricerca di una vita migliore, l'ambiente completamente diverso negli usi e costumi (emblematico quando appena arrivato Guk Hui insegue il borseggiatore, per poi sentirsi dire che "Non sei in Corea, qui se insegui il tizio che ti ha derubato finisci nei guai"). Un mondo diverso, oltre che una lingua diversa. Mentre la famiglia si disgrega - il padre, elemento fallimentare, si autoelimina da solo dandosi all'alcolismo - il giovane Guk Hui si da da fare partendo dal basso, con determinazione e costanza, e animato da un modo di approcciarsi diverso dagli altri e che salta subito all'occhio del "Sergente" Park, contrabbandiere coreano da anni e di fatto a capo dei commercianti coreani della città. Park, insieme al suo sottoposto Su Yeong (che a un certo punto cercherà di smarcarsi e mettersi in proprio con gli affari), rapprensentano le due figure di riferimento per Guk Hui: osservandoli imparerà le regole non scritte dell'ambiente, sarà per loro un valido elemento ma mai completamente degno di fiducia e a sua volta lavorerà per loro senza mai affidarsi completamente. Più che altro, direi che li studia. Impara la lingua, impara come funziona il giro del contrabbando, partendo dal gradino più basso e scalando via via "i sei mondi". Se inizialmente spera di poter tornare in un futuro in Corea (quando rifiuta lo stupefacente offertogli dal collega perchè "in Corea è illegale", è indice di come veda la Colombia solo come un periodo di passaggio nella sua vita), col passare del tempo la voglia di tornare nella sua terra d'origine - dalla quale se ne era andato povero in canna - lascia il posto all'assuefazione per la bella vita che ora conduce (dove può permettersi di brindare a bordo di una piscina sul tetto di un palazzo e con vista mozzafiato, ricevendo in regalo nientemeno che un rolex). E' un primo segnale di svolta, il cambio di obiettivi e di prospettiva. Tenendo un profilo basso ha fatto esperienza, ha studiato tutto ciò che lo circonda e sa di possedere delle buone capacità. Eppure, manca qualcosa. E lo comprende quando il padre muore dopo aver cercato di sottrargli dei soldi che Guk Hui era incaricato di utilizzare per un'operazione di contrabbando. Quel momento rappresenta, nel concreto, il giro di boa: lui è già cambiato, ma è solo in quel momento che il suo cambiamento diventa palese a tutti. Questo perchè capisce che non basta l'esperienza e la capacità, se di fatto non lo temono. L'intimidazione prende il via con l'uccisione del tizio che a sua volta aveva cercato di eliminarlo. Da quel momento in poi - sergente Park compreso, che per un attimo appare addirittura intimorito - diventa chiaro a tutti che con Guk Hui non si scherza. Da lì la sua ascesa è rapida, Park sembra ormai una figura in procinto di cadere dal suo trono e l'allora mentore Su Yeong si trova suo malgrado e non senza malcelata invidia a dover accettare l'autorità di Guk Hui. Ci ritroviamo quindi di fronte a un protagonista che viaggia in prima classe e veste abiti fatti su misura, il suo viaggio in Corea viene citato ma non gli viene dedicata una scena che sia una (quasi a sottolineare che, ormai, la terra di origine non ha più un significato per lui). Il tentantivo di progettare un centro commerciale con negozi che seguano le regole sfuma, Su Yeong riesce a far leva sulle ormai radicate abitudini dei commercianti coreani per minare l'autorità di Guk Hui. In risposta, tornerà a fare ricorso all'aspetto intimidatorio, ma in modo diverso rispetto al passato: metterà in scena un finto attentato a sè stesso, cosa che inizialmente nessuno comprenderà, poichè del resto molti sono quelli che, potendo, avrebbero piacere di eliminarlo. E' una mossa rischiosa ma arguta, che da una parte gli premette di riconfermarsi a capo del territorio e dall'altra di far venire a galla gli elementi di cui è ormai giunta ora di liberarsi (sentendosi i primi sospettati dell'attentato - poichè di fondo ne avrebbero l'intenzione - scappano timorosi di una sua ritorsione). E' così che giunge la fine per Su Yeong, ormai consumato dall'invidia per non essere stato in grado di aver scalato "i mondi" come Guk Hui ha saputo invece fare. L'averlo accolto anni prima sotto la propria ala è ormai un lontano ricordo, non può esserci fiducia, solo un pugnalarsi alle spalle. Stesso discorso per il sergente Park, che fa una mossa più scaltra ma alla quale il protagonista era già preparato. Emblematica la scena finale, con lui che ha eliminato tutti coloro che gli stavano vicino ma dei quali non si poteva fidare, che osserva il panorama dall'alto. Ha raggiunto il sesto mondo, è potente, la gente lo teme. Ma è solo. Anche il ragazzo che era, il giorno del suo arrivo, inseguendo il borseggiatore, si era ritrovato in cima a un promontorio con un'ampia veduta davanti. Stessa scena, stesso nome, diversa persona. Non è più il ragazzo che era appena arrivato dalla Corea, ha preso una strada a senso unico, entrando a far parte di un sistema che non può più lasciare per riabbracciare i sogni del passato: le sue uniche opzioni ora sono sopravvivere e dominare o soccombere.

A livello di recitazione, davvero un cast molto valido, anche al di là del protagonista. Song Joong Ki, per la seconda volta dopo Loh Kiwan, riesce ad annullare qualsiasi attenzione all'aspetto estetico dando spazio al lato introspettivo del personaggio. Credo che sia l'ennesima prova della grande versatilità di questo attore - la cui fama internazionale certo è legata a drama come "I discendenti del sole" e "Vincenzo" - ma che sa abbandonare il ruolo del bello forte e fascinoso per dare vita a personaggi decisamente meno scontati e più difficili da interpretare (per fare un paragone, anche Ji Chang Wook ha tentato delle pellicole diverse dai suoi celeberrimi "Healer" o "Suspicious Partner", ma i risultati sono stati piuttosto deludenti).
Unica considerazione, inizia a farmi un po' strano vederlo impersonare giovani poco più che adolescenti. Vero che gli attori asiatici spesso camuffano bene l'età reale e vero che Song Joong Ki ha un volto da eterno ragazzo. Ma siamo alla soglia dei quaranta, scaliamone pure una decina o poco più, ma quando all'inizio del film si spaccia per un diciottenne... E' credibile solo fino a un certo punto.

Nulla da dire sulla sceneggiatura. Avrei tolto forse qualche scena - ripetuta - dei controlli dei camion ai posti di blocco, a favore di qualche passaggio in più nella sua scalata al potere iniziata con la morte del padre.

In conclusione, non un film che passerà alla storia, ma senz'altro un prodotto originale - difficile confondere la sua trama con quella di altri film/drama - ben interpretato e interessante.

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In Corso 16/16
Typhoon Family
12 persone hanno trovato utile questa recensione
ott 12, 2025
16 di 16 episodi visti
In Corso 2
Generale 10
Storia 10
Acting/Cast 10
Musica 10
Valutazione del Rewatch 10
Questa recensione può contenere spoiler

Primo episodio superlativo!!!

Il primo episodio è stato fantastico, un mix di emozioni.... c'era davvero tutto!
poi vedere junho ballare e cantare fa sempre piacere!!
L'ambientazione, le musiche i costumi tutto perfetto!!!!!
E la recitazione beh SUPERLATIVA, Lee Junho nell'ultima scena mi ha devastata, dalla corsa disperata per arrivare all'ospedale all'incredulità nei suoi occhi nel vedere li sua madre.....
Non vedo davvero l'ora di continuare questo bellissimo viaggio insieme alla Typhoon family!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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