Una storia carina ma poco avvincente e facile preda della noia...
Sarò una voce fuori dal coro... Pazienza. Il mondo è bello perchè è vario.La stessa cosa mi era successa anche con il drama ad esso collegato, Hidden Love. Anche lì, a fronte di tanti pareri entusiasti io davvero faticavo a capire come mai non mi piacesse (o per meglio dire faticavo a capire cosa dovesse piacermi).
Il timore di rivivere l'esperienza c'era, la speranza di ricredermi anche.
E invece mi ritrovo a racimolare con fatica belle parole per una serie che mi ha annoiata a dismisura.
Per assurdo, amo i romance un po' drammatici e onestamente non posso dire che non ci sia una storia sulla quale si è anche investito in termini di trama e tematiche affrontate.
Ma mi ha lasciata comunque del tutto indifferente. Non lo so, fin dal primo episodio ho avvertito una sorta di lentezza intrinseca, molte scene non incisive e nemmeno capaci di dare una leggera piacevolezza. C'era solo l'impazienza di arrivare a un dunque più accattivante che però non arrivava mai (e non parlo di scene d'amore o che, ma proprio di momenti emozionanti, anche banali nel contenuto ma capaci di far tenere gli occhi incollati allo schermo).
Non mi sono incantata davanti alla prova recitativa degli attori, lui in modo particolare mi ha trasmesso ben poco. Ho trascorso tutti gli episodi così, alle prese con una minestra tiepida che ogni tanto provava a riscaldarsi senza successo.
Troppo lento, troppo banalmente tenue anche dove non doveva esserlo, rendendo alcuni passaggi davvero esili in termini di sostanza e di carattere. La storia può anche essere graziosa sulla carta, ma non c'è una spina dorsale a tenerla su.
Mi stupisco sempre di come la Cina sappia promuovere drama simili nella tipologia, a volte anche non lontani nelle trame e nelle strutture narrative, ma con un divario impressionante in termini di risultato, dove la maggior parte si rivelano flosci e fiacchi e vanno presto alla deriva mentre alcuni - una minor parte - diventano delle vere e proprie perle rare meritevoli di svariati rewatch. Un vero e proprio mistero.
Credo però possa piacere a chi ha apprezzato il drama Hidden Love (incentrato su un altro pairing ma frutto sempre di un adattamento della stessa autrice). Personalmente, invece, faticherò a ricordarlo.
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Molto carina
YYY è una serie semplice, senza troppe pretese, divertente e anche coinvolgente. Molte parti della trama sono volutamente senza senso, a volte anche deliranti, il che rende la storia a suo modo originale.Alcuni dei personaggi sono davvero ben riusciti: basta pensare a Porpla, Wang Chao e Mahan, che in questo contesto sono i personaggi più azzeccati. Purtroppo però ci sono anche personaggi che non mi hanno affatto entusiasmato: come Yuri, soprattutto a causa di una certa cosa, verso la fine della serie. Non mi hanno entusiasmato nemmeno Chino e Grab, si sono visti poco, e da quel poco che li ho visti non mi sono sembrati niente di che.
Gli attori mi sono piaciuti molto, alcuni più di altri. Ho adorato Porpla, ma anche Pun, Wang Chao, Mahan e Yuri. Ovviamente era un tipo di recitazione "esagerata", ma che ho apprezzato molto in questo contesto.
La opening è una delle cose che più ho adorato. Molto orecchiabile, ma che allo stesso tempo rispecchiava il mood della serie.
Ho apprezzato anche i riferimenti alla serie Why R U. Anche se abbastanza numerosi, non ho mai pensato fossero delle cose buttate lì a caso, azzeccato soprattutto il momento in cui facevano partire le canzoni di Why R U.
Gli effetti sonori erano simpatici, anche se a volte li ho trovati eccessivi.
Questa non è assolutamente una storia perfetta, ci sono alcune parti che non mi hanno convinto, ma nel complesso è una serie divertente, da guardare tranquillamente per passare il tempo, la consiglio volentieri.
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Il massimo degrado in un drama che vuole essere crudo e difficile da guardare, pur valido e sensato
Forse il drama più pesante che io abbia visto ad oggi. Non è una serie d'intrattenimento e, anche per chi cerca altro, non è comunque un prodotto per tutti.Regna la violenza, fisica e psicologica, dove le scene NC18 sono crude ma disturbano meno degli accenni agli abusi, da giovani o in età adulta. Non le vedo però come scelte provocatorie o insensate, bensì come l'obiettivo che il drama si pone, ovvero quello di mostrare un preciso spaccato reale - per quanto difficile da guardare, al mondo c'è anche questo - e portare avanti un tema inserendolo in un contesto che rappresenta il massimo disagio sociale possibile.
Senza nulla togliere ai drama che propongono e sviluppano storie che si muovono, pur con i loro alti e bassi, all'interno della comfort zone dell'accettabilità, dove certi limiti non vengono mai superati, qui semplicemente viene fatta una scelta diversa ma altrettanto lecita: proporre e sviluppare un tema - e di conseguenza una storia, o viceversa - in una situazione di massimo degrado. Va da sè che gli alti e bassi acquisiscano una nuova concezione, in particolar modo per quanto riguarda i "bassi". E sorprendentemente, gli "alti" ci sono comunque (e quest'ultimo credo sia un po' il punto fondamentale, perchè per quanto nero sia il nero, non può mai essere tutto completamente nero).
Sarò sincera, sono abbastanza certa che non la riguarderò. Non è una serie fatta per il rewatch, non credo possa nemmeno rientrare nel "genere preferito" della maggior parte degli utenti ma, messa in conto la possibilità di rimanere disturbati da alcuni passaggi, è una serie che - con il giusto metro di valutazione, che non è quello della storiella da intrattenimento - risulta valida e capace di raggiungere lo scopo prefissato.
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Un drama melenso e senza trama
Ho visto questo drama tempo fa, forse dopo le primissime BL Thai. Mi aveva un po' delusa, l'avevo guardato sbrigativamente e poi archiviato. A distanza di alcuni mesi, ho provato a dargli una seconda chance. Niente, la prima impressione era quella giusta.L'unico pro credo sia la buona chimica di coppia, sia per quanto riguarda il pairing principale che quello secondario.
Di contro, tante cose. Dal fatto che, diciamocelo, una trama non esiste. Ci sono solo una serie di elementi infilati - a volte un po' a caso - per accompagnare la relazione dei protagonisti nella direzione in cui si vuole andare. Non ci sono grandi drammi, veri e propri ostacoli, ma ci si limita a puntare tutto sul tema del "segreto" e del "non detto", anche dove ciò che viene celato non è niente di eclatante, tant'è che una volta svelato non va a sconvolgere chissà quali equilibri. Alcune scelte, poi, risultano così forzate da essere un po' assurde, vedi il fatto che i due siano stati promessi fin dalla tenera età per volere delle rispettive famiglie (ah, la logica, questa strana cosa misteriosa!). Gli attori abbastanza bravi, anche se l'attore che interpreta Lian mi suscita antipatia a prima vista. Se da una parte, dicevo, non esiste una storia vera e propria, dall'altra a peggiorare la situazioni arrivano una quantità disumana di scenette assurde: un conto è il momento un po' glicemico, ma comunque emozionante e romantico, un altro sono i siparietti melensi, così sdolcinati da risultare ridicoli e quasi imbarazzanti. Ecco, per arrivare alle - non poche, va detto - scene appassionate tra i due occorre però sopravvivere alla pioggia di zucchero a velo del prima e spesso anche del dopo.
Giusto per completezza, mi sono fatta del male e ho guardato anche il sequel e, non contenta, anche la spin-off su Yi e Diao. Per entrambe, confermo quanto già detto per la serie originale. Anzi, in alcuni passaggi sono riuscite pure a essere al di sotto di "Cutie Pie", che non è cosa da poco. Il giudizio finale è una sufficienza risicata, giusto per l'affiatamento tra le coppie. Ma non lo ritengo un motivo sufficiente per consigliarne la visione.
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Una gran bella serie, ma non coinvolgente quanto il suo remake
Arrivo a questa serie dopo aver visto il suo recente remake coreano. Ho letto molte recensioni che ritenevano il remake non all'altezza dell'originale "Go ahead", ed ero quindi contenta di averli visti in ordine inverso. Paradossalmente, però, per quanto mi riguarda, mi ha coinvolta ed entusiasmata di più il recente "A prefabricated family" rispetto a questo titolo. La storia di base è la stessa, ma presenta anche diverse varianti. Dal punto di vista della trama, ho preferito il remake. Remake che è più scenografico, artefatto, studiato, rispetto a questa serie, che al contrario sembra un vero e proprio spaccato di realtà. Eppure sembra che il remake sia riuscito a coinvolgermi e ad emozionarmi molto di più, forse perchè proprio costruito con quell'obiettivo ed estremamente incentrato sul nucleo famigliare allargato, mentre in Go Ahead si ritagliando ampio spazio anche altri personaggi secondari, che può anche starci data la durata della serie ma che andavano a smorzare l'interesse tra una scena legata ai protagonisti e la successiva. Sugli attori, nulla da dire, ottimo il cast in entrambe le produzioni.In Go Ahead certe situazioni ostiche non sembrano trovare lo sfogo eclatante come nel remake: la madre depressa lo è in entrambi i casi, ma nel remake è davvero agghiacciante; la relazione tra i due giovani non viene accettata così facilmente nella serie recente, mentre qui tutto sommato non c'è un'iniziale e netta opposizione del padre di lei. Punto a sfavore di Go Ahead è l'aver accennato al triangolo amoroso, mentre nel drama coreano la questione viene presa in considerazione e quasi istantaneamente eliminata (non sono una fan dei triangoli, se non si è capito).
Credo che la versione ottimale sarebbe un mix tra le due, prendendo però più elementi dal drama coreano rispetto a questa serie cinese. Resta comunque una visione che mi sento di consigliare, seguendo però l'ordine cronologico tra le due.
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questo k-drama mi ha lasciato una cicatrice nel cuore, ed è diventato uno dei miei preferiti molto probabilmente, perchè purtroppo mi piacciono le serie con un finale del genere ( come "more than blue: la serie" ). La consiglio nonostante il finale che stranamente mi è piaciuto anche se giustamente ne volevo uno felice, ma sinceramente penso sia meglio così, mi è piaciuta dall'inizio fino alla fine questa serie, è difficile trovare persone ""strane"" come me a cui piacciono anche finali così, ma molto spesso sono quelle che mi rimangono nel cuore. infatti questa è diventata una delle mie serie preferite. Con questo auguro una buona visione a tutti <3 ^^ Questa recensione ti è stata utile?
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Noia e buoni sentimenti
La serie racconta una relazione di coppia alle prese con la perdita dell’udito, con attori bravissimi che riescono a rendere la sofferenza personale di un giovane intelligente e talentuoso, che proprio alla fine del liceo comincia a perdere l’udito.All’inizio, la chiusura del protagonista verso le relazioni affettive e amicali è comprensibile: la fase di shock e il percorso di accettazione sono reali e naturali. Tuttavia, la sceneggiatura esagera, trasformando il personaggio in un individuo morbosamente problematico. Tutti intorno a lui si sacrificano per capirlo e supportarlo, ma il suo egocentrismo doloroso rischia di compromettere i legami più preziosi.
Anche il personaggio femminile soffre per questo: la sceneggiatura non le offre dialoghi capaci di alleggerire la tensione con un po’ di humor, limitandola invece a farla piangere e annullarsi dietro le farneticazioni del protagonista.
L’happy ending c’è, ma il percorso per arrivarci è estenuante: dialoghi ed eventi procedono con una lentezza esasperante. Avendo conosciuto personalmente persone con problemi di udito, il ritratto della serie appare eccessivamente melodrammatico e poco realistico rispetto a come queste persone vivono, lavorano e costruiscono relazioni.
In sintesi, Silent è un lavoro ben recitato, ma la sceneggiatura appesantisce eccessivamente un tema che poteva essere trattato con maggiore verità e leggerezza.
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Uno dei più bei drama storici d'amore mai visto prima!
Inizialmente stavo quasi per lasciare il drama, non mi convinceva, lei troppo frivola e smorfiosa e la storia poco convincente, ma grazie ai tanti commenti letti entusiasti di chi lo aveva visto in precedenza, ho deciso di andare avanti e ho fatto benissimo.Un drama eccellente, una bella storia articolata ed avvincente, che fino all'ultimo fa rimanere col fiato sospeso.
Questo drama storico, basato su eventi realmente accaduti, è intessuto di una delle più belle storie d'amore mai viste .
L'attore principale spicca su tutti, è di una bravura che lascia senza parole, decisamente meglio di chiunque altro sebbene tutti in genere, siano stati all'altezza della loro parte. Ma Nam Goong Min, è inarrivabile. La sua mimica, la gestualità, il portamento lascia senza fiato.
Nel racconto non ci sono buchi che lasciano interdetti e che a volte bisogna supplire con la fantasia, è tutto ben raccontato.
Un fiore all'occhiello del drama sono le musiche strumentali che accompagnano ,senza essere invadenti, ogni singolo momento con pathos.. stupende! Sono un valore aggiunto.
Un drama da vedere più volte, di cui gustare la recitazione di ogni attore ed attrice, e soprattutto godersi l'attore maschile protagonista, davvero eccezionale!
Grazie come sempre al cast dei traduttori in italiano, senza di loro come potremmo goderci queste perle?
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The Legend of Shen Li
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Ottimo inizio, ma poi l'originalità lascia il posto al già visto (e fatto meglio altrove)
Partenza un po' ingannevole, già che l'ottima impressione mi ha portata a supporre di avere tra le mani una perla rara: l'avvio è perfetto, l'unica nota stonata è stata la scelta dell'attrice protagonista, che ho trovato poco espressiva dall'inizio alla fine, ma a parte questo tutto il resto sembrava puntare a qualcosa di originale, diverso dal solito. Ho adorato la piccola fenice, l'incontro nel regno mortale e, soprattutto, la caratterizzazione del protagonista, che tratteggia l'esatto opposto del belloccio di turno tutto forza, coraggio, potere e agilità da vendere. Il "malaticcio" - così lo chiama lei - è un uomo maturo, di una bellezza imperfetta, estremamente cagionevole e dall'atteggiamento mite. Tutto farebbe pensare a una figura debole e remissiva, ma al contrario sembra emanare un'aura di sicurezza e consapevolezza tali da renderlo di fatto "intoccabile", quasi fosse nella sua essenza superiore a tutto e a tutti. Non il solito aitante giovane con zero autocontrollo che si infiamma non appena qualcuno torce un capello alla fanciulla di turno. Xing Yun va ben oltre queste bazzecole, forte di un autocontrollo di fatto invidiabile. Più istintiva è invece Shen Li, guerriera agile e potente (ancora una volta una donna generale, figura spesso promessa e mai mantenuta in svariati drama trasmessi di recente... Qui, forse, abbiamo quanto meno la versione più credibile tra tutte).I primi sei episodi sono splendidi, mostrano qualcosa di nuovo, piace la suddetta caratterizzazione a ruoli invertiti tra i due, e bella è anche la loro interazione, dove l'atteggiamento serafico e composto di lui, che sembra impossibile da scalfire, e l'indole vivace e impulsiva di lei creano un'interazione spesso ironica e divertente.
Poi si arriva al settimo episodio, e lì tutto precipita. Ci spostiamo nel regno demoniaco, ma l'insieme degli eventi e delle situazioni appare piuttosto confuso, quasi fossero mancati dei passaggi. Cambia il tenore della storia, il salto sembra davvero troppo brusco. Il background si amplia, ma personalmente la curiosità ha iniziato a scemare. Poi torna in scena lui, nelle sue vere vesti, che danno un senso tra l'altro alla sua caratterizzazione particolare nel regno mortale, e... Non affascina più come all'inizio. Sembra un contro senso ma perde davvero fascino, oltre a non mostrare la minima evoluzione. La scelta di fingere di non essere lo stesso, con lei che un po' ci crede e un po' no, sembra avere l'unico obiettivo di riempire una buona manciata di episodi. Quanto alla trama, tutto ciò che mi era sembrano un iniziale spunto originale naufraga di fronte a tematiche già viste e riviste, riproposte puntualmente come in mille altre serie dello stesso genere... Non nascondo la delusione e la spiacevole sensazione associata. Non ho nemmeno potuto concentrarmi sul solo romance - che se fatto bene sarebbe più che bastato a consolarmi - perchè la curiosa interazione che si era generata tra i due nel regno mortale si evolve lentamente - ma molto lentamente - in qualcosa di assolutamente tiepido e per nulla coinvolgente, dove la chimica di coppia appare quasi inesistente.
Si risolleva giusto in coda, negli ultimi episodi, regalando un apprezzabile lieto fine e, soprattutto, un episodio che definirei quasi un "extra", dedicato a riunire un'altra coppia ma che permette di scrutare i due protagonisti nella versione "felici e contenti". Una scelta singolare che varrebbe la pena valutare più spesso, già che molte volte gli epiloghi sono un po' affrettati e lo spettatore , deluso dalla conclusione ma affezionato ai personaggi principali, sogna ad occhi aperti una seconda stagione che puntualmente non arriva e che - a conti fatti - non avrebbe ragione di esistere in quanto la storia si è comunque conclusa. Ecco quindi che una soluzione del genere potrebbe essere una giusta via di mezzo in grado di accontentare tutti quanti.
Detto questo, la durata complessiva è - come nella maggior parte dei drama cinesi - davvero eccessiva. Bene i primi sei episodi, avrei condensato tutta la parte meno riuscita in altri dieci episodi al massimo, e ricollegato poi quelli finali. Un taglia e cuci che avrebbe ridotto della metà il numero di episodi ma, con tutta probabilità, a suo vantaggio.
Nonostante una sceneggiatura non particolarmente azzeccata e uno sviluppo prolisso, il drama presenta però anche aspetti positivi: OST di alto livello, effetti speciali anche (qualitativamente indiscutibili, ma forse ne avrei limitato un po' l'uso massiccio nel regno demoniaco/immortale).
A livello di recitazione, ho apprezzato la maggior parte degli attori, con una nota di demerito per l'espressività della protagonista e al contrario una nota di merito per Geng Xin, che ha saputo regalare un ritratto spettacolare del ML soprattutto nella prima parte, finendo poi ingessato in una sceneggiatura che, dal di là delle doti recitative, non promuoveva certo l'evoluzione e lo sviluppo del personaggio.
A conti fatti lo trovo un drama nel quale ci si è giocati proprio male l'ottimo potenziale, indi per cui se devo valutarne il solo risultato concreto personalmente mi sembra sia stato un bel po' sovrastimato. Non ne sconsiglio la visione, ma tra la parte che merita e quella che lascia a desiderare, l'ago della bilancia pende di un poco verso quest'ultima.
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bello nonostante le protagoniste ti facciano venire voglia di urlare in certe scene.
Intrigante, teso e con una storia che fila benissimo tra giri di soldi, bugie e simbolismi inquietanti. I plot twist si susseguono come se fossero caramelle al veleno 🍬☠️ e rendono questo drama avvincente e originale, lontano dai cliché romantici.Detto ciò… possiamo parlare delle sorelle? Le due maggiori sembrano uscite da un corso accelerato di pesantezza emotiva: una è sempre sull’orlo della crisi di nervi e l’altra – la giornalista – fa cose a caso con l’energia di chi non ha mai ascoltato un consiglio in vita sua 🙃
Per fortuna le dinamiche di potere e i personaggi secondari tengono in piedi la baracca, e anche se qualche buco di trama fa capolino qua e là 🕳️, il drama nel complesso regala una visione intensa e soddisfacente.
Voto: 8/10 –
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Rapido ma impreciso ritratto di un curioso eroe squattrinato
Cashero è quel drama che suscita curiosità nonostante i numerosi difetti, ma che si continua a guardare fino alla fine accettando la presenza di svariati aspetti migliorabili.LA DURATA:
Breve, gli otto episodi – la metà dei canonici coreani – lo rendono una visione rapida, con un investimento di tempo sufficientemente contenuto e, di conseguenza, una maggiore clemenza rispetto ai difetti.
Se da una parte non si rischiano le criticità dei drama eccessivamente prolissi, dall’altra si è andati forse un po’ troppo al risparmio in termine di minuti, ed è mancato lo spazio per fare la giusta e necessaria chiarezza su svariati aspetti. Se otto episodi era la misura perfetta per serie come “The trauma code”, qui il tipo di storia che si voleva sviluppare avrebbe necessitato di qualche episodio in più… Dodici sarebbero stati a mio avviso quelli giusti.
LA STORIA:
Non c’è una vera e propria storia… Di fatto questa coincide con la figura del protagonista. Kang Sang Woong è un giovane impiegato dalla vita ordinaria, che convive con la fidanzata storica e con la quale cerca faticosamente di mettere da parte i risparmi necessari a comprare finalmente casa.
Il padre verso il quale non ha la minima stima trasferirà a lui un superpotere in modo improvviso e bizzarro, per cui si ritroverà dall’oggi al domani in una situazione più disperata che fantastica, già che l’utilizzo delle nuove abilità acquisite comporta il dover depauperare le proprie risorse economiche.
Proprio il tema del denaro è un po’ il perno centrale della storia: Sang Woong che cresce in una famiglia perennemente in difficoltà a causa di un padre incapace di salvaguardare i risparmi, la fidanzata storica ossessionata dal denaro e che di lavoro fa la contabile. Cashero aggiunge poi il dilemma per eccellenza: un supereroe che per fare del bene si deve ridurre sul lastrico. Forza sovrumana e capacità curative diventano incredibilmente “costose”, ma ancor più difficile diventa scegliere di non intervenire nelle questioni non strettamente personali, salvaguardando però così la situazione ordinaria della propria vita personale. Più una condanna che una fortuna, insomma.
La trama ha il pregio di approcciare le diverse situazioni sfruttando modalità variegate, per cui ai passaggi più drammatici si alternano momenti ironici e bizzarri, scene più riflessive stemperate da momenti di pura azione, oltre a brevi spiragli di simpatica levità (ad esempio quando la fidanzata che gli passa la banconota per testare l’aumento della sua forza anche in camera da letto). Nonostante ciò, il drama palesa una scarsa chiarezza narrativa che porta questi diversi tipi di approccio a susseguirsi bruscamente, senza una lineare continuità necessaria a rendere il tutto scorrevole e coerente.
IL CAST
Partendo dal protagonista, Lee Jun Ho si rivela una scelta più che azzeccata: attore carismatico ed espressivo, reduce da un’altra prova meritevole (Thyphoon family) e che vanta in generale diverse intepretazioni degne di nota negli ultimi anni (King the land, Chief Kim, Dress sleeved red, Just between lovers). La sua è una recitazione grintosa, di carattere, che trova ad esempio un perfetto riscontro nelle inquadrature finali di alcuni episodi, dove riesce a conferire il giusto grado di incisività e verve alla scena. Oltre a lui, da segnalare sicuramente la prova di Kim Byung Chul, attore particolare capace di farsi apprezzare in ruoli diversi e il cui talento avevo già avuto modo di conoscere in “Doctor prisoner”. Ho ritrovato con piacere altre vecchie conoscenze, quali Jang Hyun Sung (il detective) e Kim Won Hae (l’anziano che vede il futuro), attori da anni dediti a interpretare magistralmente figure secondarie di drama celebri e ben fatti. Tutti attori, quelli citati, le cui carriere si erano già incrociate sui set di “Chief kim” e “Doctor prisoner” (all’appello credo manchi solo Namgoong Min, protagonista di entrambe le serie citate, ma che qui comprendo non avrebbe avuto senso… Anche perché la sua presenza avrebbe oscurato il protagonista, e non era certo il caso). Si fa nuovamente notare, in senso positivo, Lee Chae Min (Cho Nathan), che quest’anno ha attirato l’attenzione di molti grazie alla splendida prova in “Bon appetit, your Majesty”. Tra l’altro l’attrice che qui interpreta la sorella, nell’altro drama ricopriva il ruolo della sua concubina: di nuovo un ruolo da “cattiva” e di nuovo un buco nell’acqua, già che ne risulta ancora una volta un personaggi fiacco. Simpatica la ragazza col potere della telecinesi, mentre la fidanzata del nostro eroe davvero anonima: il romance non era il tema predominante ma più che altro un elemento di contorno, per cui la sua presenza è stata tutto sommato senza infamia e senza lode… Così come lo sarebbe stata quella di tante altre attrici non particolarmente brillanti.
OST
Non fenomenali ma adeguate al tipo di drama. Carine, in certi passaggi si fanno particolarmente notare, ma non sono quei brani che ti rimangono in testa anche a visione conclusa.
MARGINI DI MIGLIORAMENTO
- La figura del padre, introdotta e spiegata veramente male e in modo incoerente: non c’è un grande rapporto padre-figlio ma nemmeno del risentimento, per cui risulta abbastanza incomprensibile il fatto che trasmetta di punto in bianco il potere al giovane, stravolgendogli la vita e senza nemmeno degnarlo di spiegazioni non solo dovute ma anche necessarie per la sua incolumità. Un potere talmente ambito per cui Sang Woong entrerà fin da subito nel mirino dell’alleanza mondana, mentre al contrario il padre era stato lasciato tranquillamente in pace per anni. Qualcosa non torna, maialino-salvadanaio a parte.
- Gli altri soggetti con super poteri, di cui si sa ben poco e si decide di raccontare ancora meno. L’avvocato, Pan-Mi… persino il detective, avrebbero meritato tutti una maggiore attenzione e introspezione. Peccato.
- I cattivi: qui siamo proprio messi male. Sembrava una staffetta di quattro atleti dalle prestazioni deludenti che non facevano altro che passarsi – faticosamente – il testimone l’un l’altro. Soprattutto sugli obiettivi di ciascuno di loro, dal padre ai due figli all’usuraia, è rimasta una grande confusione.
- Le dinamiche, spesso poco coerenti e dove i tempi non tornano: Sang Woong viene attaccato da Cho Anna e dal suo tirapiedi dalle braccia infuocate, segue lo scontro tra i due, la vittoria di Sang Woong… Che poi si ferma. La nemica è lì, a un passo da lui, difesa da un gruzzolo di guardie inutili, e niente, il confronto termina lì, tipo “fine primo round”. Se facciamo fuori la cattiva subito, come portiamo avanti la storia? Non solo, hanno così fretta di mettere le mani su Sang Woong, sperando non si metta di mezzo anche l’Avvocato, che lo lasciano poi tranquillo per giorni/settimane, durante le quali lui ha paradossalmente modo di allearsi con gli altri due super umani e allenarsi per diventare più agile e forte. Ma perché??? Sono scelte che hanno senso solo per arrivare dove la storia già scritta vuole arrivare, ma rappresentano di fatto una strada forzata poiché il buonsenso e la logica andrebbero in tutt’altra direzione, ed è con quelle che ragiona lo spettatore ignaro dell’intera sceneggiatura.
Il drama dura poco, alcuni spunti sono originali, il cast merita, la storia a modo suo incuriosisce… Abbastanza da accettarne i difetti – che vanno messi in conto e che salteranno all’occhio – e apprezzarlo per quello che è.
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Il gangster adolescente
The Dude in Me* (2019), diretto da Kang Hyo-jin, porta sullo schermo un classico espediente narrativo della commedia – lo scambio dei corpi – intrecciandolo con elementi tipici coreani: ritmo vivace, humour e un tocco di dramma sentimentale (questa è stata la parte meno convincente). La trama ruota attorno a un liceale impacciato, sovrappeso e vittima di bullismo che, a seguito di un incidente bizzarro, si ritrova nel corpo di un potente gangster. Da qui si apre un gioco di contrasti che genera situazioni tanto comiche quanto paradossali.Punti di forza: Lo scambio di identità è sempre un tema interessante, soprattutto quella di Park Sung-woong, L’attore si è calato con discreta naturalezza nei panni di un adolescente intrappolato in un corpo adulto, riuscendo a strappare risate senza scadere nel caricaturale.
Il ritmo narrativo è scorrevole e non annoia: alterna sequenze comiche a momenti di introspezione, costruendo un equilibrio piacevole.
Alla leggerezza della commedia si aggiungono accenti romantici e un messaggio positivo legato alla crescita personale e ai valori legati alla famiglia.
L'idea di utilizzare un tropo molto abusato ma legandolo all'idea del gangster che nel corpo di un ragazzino bullizzato opererà una giusta nemesi e punizione dei bulli.
Limiti: la sceneggiatura, pur divertente, non osa abbastanza, la struttura è prevedibile e i cliché del genere si accumulano, lasciando poche sorprese allo spettatore, io sapevo esattamente cosa sarebbe successo e chi era la responsabile dello scambio. Così come sapevo quando e come sarebbero tornati ognuno al proprio posto.
Alcune svolte narrative risultano forzate o poco credibili, soprattutto nel tentativo di aggiungere pathos e dramma a una premessa fondamentalmente comica, non riuscendovi. Mi riferisco alla sotto trama dell'amore adolescenziale ritrovato, e la scelta di un'attrice troppo matura e sgradevole da vedere insieme ad un ragazzino di 17 anni.
Sul piano tematico, il film accenna a questioni sociali come bullismo e pressione scolastica, ma non le approfondisce veramente, preferendo restare in superficie per mantenere il tono leggero.
In conclusione è un film brillante e godibile, che punta soprattutto all’intrattenimento e ci riesce bene, grazie alla verve comica e all’energia degli interpreti. Non è un’opera rivoluzionaria né particolarmente originale, ma regala un paio d’ore spensierate con il giusto mix di risate e sentimento, lasciando allo spettatore un messaggio positivo e ottimista.
Colonna sonora non pervenuta, così la valuto col minimo.
Interpretazioni sufficienti ma non memorabili.
Utilizzo delle protesi e della tuta di gomma per simulare il sovrappeso del ragazzo, espediente abusato nel cinema coreano (nessun attore prende peso veramente come fanno gli americani) , purtroppo la tuta imbottita era troppo visibile, quando il soggetto si piega o si siede, la pancia è tirata , non crea pliche come il grasso naturale.
Ho tristemente notato come il sovrappeso nelle donne sia oggetto di stigma e scherno, vedete oh my venus se non mi credete, mentre al maschile viene meglio tollerato e meno stigmatizzato. Ti rendi conto così di quanta poca libertà abbiano le donne coreane di osare un po' di più nell'essere se stesse.
Sottotitoli su Prime veramente penosi per essere un portale di streaming a pagamento (e non è la prima volta). Purtroppo sia netflix che prime, vedendo che nessuno si ribella e che gli abbonamenti crescono, si occupano sempre meno di fornire traduzioni di livello, con una revisione finale come andrebbe fatto e come accadeva nel passato. Il risultato sono traduzioni automatiche letterali con un minimo di adattamento.
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Non ci siamo
Ci troviamo in un mondo cinese antico di fantasia, dove comandano le donne e gli uomini sono sottomessi. O dovrebbero esserlo, perché se ne vedono molto pochi, e quei pochi che si vedono o sono soldati o sono intrattenitori delle case di piacere per le donne ricche (dove però, molto pudicamente, le donne si limitano a bere e ad assistere a qualche castissimo spettacolino di danza…). O dovrebbero esserlo, intrattenitori, solo che sono anche qualcos’altro e, insomma, il protagonista maschile Shen Ye è un uomo astuto e bellissimo dalle diverse identità, i cui scopi non sono chiarissimi. Quel che è certo è che vuole raggiungerli sposando la principessa Shu Cheng, rampolla di una potentissima famiglia. Dice di amarla, fa per lei qualsiasi cosa, ma quali sono i suoi fini? Sullo sfondo di una lotta per il potere fra l’imperatrice e la famiglia Shu, in mezzo ai soliti cliché di antichi massacri, tradimenti, complotti, false identità, malintesi e ingiustizie, si sviluppano due storie d’amore molto travagliate.Purtroppo lo svolgimento lascia alquanto a desiderare. Le situazioni sono spesso ripetitive, o talmente assurde da far cadere le braccia per terra. Sembra si faccia a gara a minacciare di uccidere, o uccidersi, o farsi ammazzare, o sacrificarsi per la famiglia o la “causa” e così via cantando, e la cosa diventa parecchio stucchevole. Il drama è ambientato in un regno – chiamiamolo impero, visto che c’è un’imperatrice – ma la corte, ovviamente tutta femminile, è minimale, così come le ambientazioni, pochissime, e alla fine ci si riduce a portare avanti dei complotti risibili nelle solite quattro stanze in croce, tra i membri di tre famiglie o giù di lì. Pesante. Aggiungiamoci che solo le donne sono ufficiali dell’esercito ma, quando si tratta di scontrarsi con qualche uomo fra i personaggi principali, le donne perdono sempre, chissà perché. Anche le protagoniste, che dovrebbero essere dominanti, finiscono in realtà per essere sempre vittime della forza o dell’astuzia del maschio di turno. Inutile inventarsi un mondo matriarcale quando poi il motore della storia sono i maschi. Peggio: è umiliante per le donne. Non solo le dipingono come meschine guerrafondaie, esattamente come gli uomini, che ci potrebbe anche stare: il potere corrompe. Ma sono pure incapaci, messe di fronte all’asso pigliatutto maschio.
Il sale del discorso, più dei complotti per ottenere o mantenere il potere, pare essere il continuo scontro fra Shen Ye e Shu Cheng. Lui dice di essere innamorato di lei, che finisce anch’ella per innamorarsi di lui, ma è presa in mezzo ai giochi di potere e non può fidarsi del dolce maritino perché le racconta troppe bugie. Problema è che, a qualunque piatto tu aggiunga troppo sale, alla fine risulterà immangiabile. Il sedicesimo episodio pare terminare in maniera quasi soddisfacente, anche se non risolve nulla e non spiega proprio tutto. Il problema nasce nel successivo epilogo di pochi minuti, in cui ci suggeriscono un finale completamente diverso, che dovrebbe proseguire in una seconda serie. Non so se la faranno, il punteggio di questo drama non pare indicare un gran gradimento da parte degli spettatori. Conviene ignorare l’epilogo o, meglio, non guardarlo proprio.
Che dire degli attori? Indubbiamente Yuan Hao è un ragazzo bellissimo e un bravo attore, adatto al ruolo che gli è stato assegnato, per quanto non abbia fatto faville. Altrettanto non posso dire di Claire Jia, la protagonista, che non mi è piaciuta moltissimo. In realtà, gli attori mi hanno lasciato tutti abbastanza indifferente, forse perché anche il drama in sé non mi è piaciuto molto. Le protagoniste più anziane le ho trovate rigide e poco comunicative e, se la Wan Qing di Yakisa è stata abbastanza convincente nel suo ruolo poco entusiasmante (chi la paragona, almeno nell’aspetto, a Zhao Lusi, non sbaglia), il secondo protagonista maschile è stato terribilmente statico, modello faccia di pietra, ma forse è dipeso dal personaggio. Carini, ma niente di più, i caratteristi.
Il commento musicale è dimenticabile – e infatti non ricordo nulla – mentre i costumi, pur se non cambiati spesso, sono abbastanza gradevoli. Con una eclatante eccezione: il “velo” metallico che hanno inflitto sul viso del povero Yuan Hao quasi come una museruola è qualcosa di indecente, da tanto è assurdamente brutto! Scenografie anonime e un editing abbastanza carente completano questo drama a basso budget che avrebbe potuto essere decisamente migliore. Sorge spontaneo il paragone con Romance of Tiger & Rose: un paragone che Ye Cheng perde su tutta la linea.
Il lato positivo della questione è che si tratta di una serie molto breve, rispetto ai soliti standard cinesi, quindi non mi ha impegnato più di tanto. Probabilmente, se fosse stata più lunga, l’avrei abbandonata prima della fine, e già così ho faticato un po’. So che ci sono spettatori entusiasti di questo titolo, che non saranno per niente d’accordo con me. Pazienza. Io comincio sempre la visione sperando di incappare in un capolavoro, se non succede, non è colpa mia!
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Un ritratto spietato del bullismo tra silenzio, disperazione e sopravvivenza
Ci sono film che si guardano, si apprezzano e si archiviano in fretta. Poi ci sono film come “Better Days” : un’esperienza che resta scolpita nella mente per giorni, un pugno allo stomaco che si trasforma in un abbraccio disperato. Definirlo un semplice “drama scolastico” sarebbe riduttivo e fuorviante: si tratta piuttosto di un’indagine spietata sulla natura del bullismo, sulla fragilità della speranza adolescenziale e sulla forza primordiale di un legame che nasce dal fango e dalla solitudine.La storia segue Chen Nian - interpretata da una straordinaria Zhou Dong Yu - una studentessa modello la cui intera esistenza è votata all’esame di ammissione all’università, considerato l’unica speranza per un futuro migliore. La sua vita scolastica è però un inferno quotidiano: un gruppo di compagne la sottopone a un bullismo feroce, psicologico e fisico, con una crudeltà tanto gratuita quanto agghiacciante. Dall’altra parte della città vive Xiao Bei – portato in scena da un Jackson Yee in uno stato di grazia sorprendente - un ragazzo di strada abituato a risolvere tutto con i pugni, che dorme in una baracca fatiscente e non ha altra prospettiva che la sopravvivenza. L’incontro tra i due sembra destinato a restare uno scontro tra mondi opposti, ma si trasforma immediatamente in qualcosa di molto più complesso: una tregua armata, poi un’alleanza, infine una dipendenza reciproca che rasenta il sacro.
Il vero punto di forza assoluto del film è la comunicazione silenziosa tra i due protagonisti. Zhou Dong Yu e Jackson Yee recitano prevalentemente con lo sguardo. Una ruga sulla fronte, un tremore delle labbra, una lacrima trattenuta: ogni minimo segno diventa un dialogo interiore potentissimo. Quando si guardano, l’intero mondo intorno smette di esistere. Jackson Yee, giovanissimo e all’epoca al suo primo grande ruolo serio, non recita da idol pop: incarna un ragazzo distrutto ma dignitoso, capace di trasmettere una vulnerabilità titanica con un semplice battere di ciglia. Zhou Dong Yu, dal canto suo, offre una prova fisica e psicologica di rara intensità, specialmente nelle sequenze di umiliazione pubblica, dove il suo corpo sembra piegarsi ma mai spezzarsi del tutto.
La regia alterna una crudezza quasi documentaristica a momenti di una bellezza lirica straziante. Le scene di violenza sono girate con una vicinanza sporca e claustrofobica: la macchina da presa non si sottrae mai all’aggressione, costringendo lo spettatore a sostenere lo sguardo su ogni schiaffo, ogni strappo di vestiti, ogni risata sadica. Non c’è compiacimento, ma nemmeno pietismo. Si tratta di una scelta etica prima ancora che estetica: mostrare fino in fondo la brutalità del bullismo per non lasciare alcuno spazio alla neutralità. In netto contrasto, i momenti tra i due protagonisti – sulla moto sgangherata o nella baracca illuminata da una luce calda – sono impregnati di una tenerezza sospesa, quasi onirica, che rappresenta l’unico rifugio possibile in un mondo ostile.
La sceneggiatura è notevole anche per come rifiuta ogni facile manicheismo. I bulli non sono mostri caricaturali, ma ragazze che agiscono all’interno di un sistema che legittima la sopraffazione. E la vera antagonista del film è infatti l’indifferenza strutturale: quella degli insegnanti che voltano lo sguardo, quella della polizia che arriva sempre troppo tardi, quella di una società che misura il valore di una persona solo in base ai risultati scolastici. La madre di Chen Nian, venditrice truffata e costantemente assente, non è un personaggio malvagio: è semplicemente una donna sopraffatta dalla sopravvivenza, che rappresenta l’assenza non per crudeltà ma per impotenza.
Nella seconda metà, quando la vicenda precipita in un evento tragico, il film si trasforma in un thriller morale teso e angosciante. La lunga sequenza dell’interrogatorio, in cui i due ragazzi vengono separati e ripetono all’infinito la stessa identica versione dei fatti, è un capolavoro assoluto di montaggio e recitazione. In quel momento, senza alcuno scambio di parole, emerge con chiarezza assoluta che il loro legame è diventato indistruttibile, quasi sacro. Hanno scelto di portare il peso l’uno dell’altra, perché prima di incontrarsi nessuno aveva mai dato loro una ragione per continuare a lottare.
Rispetto ai bulli, il film accenna solo brevemente alle loro motivazioni personali, lasciando in ombra le dinamiche familiari o sociali che potrebbero averle generate. Tuttavia, questa scelta appare perfettamente funzionale al punto di vista adottato: la narrazione resta saldamente ancorata allo sguardo delle vittime, e mostrare il retroterra delle aguzzine rischierebbe di umanizzarle in modo indesiderato o di distrarre dall’urgenza del dolore raccontato.
Il finale – e non rivelo volutamente nulla perché rovinerebbe davvero l’intera visione - rappresenta un altro tratto di coraggio della regia: non si tratta del lieto fine riparatorio tipico della narrazione hollywoodiana, ma di una conquista faticosa, imperfetta e profondamente vera. La speranza non viene donata: viene strappata a denti stretti dal silenzio e dalla memoria. E proprio questa ambiguità – non sapere del tutto se la felicità sarà duratura, ma riconoscerla come possibile – rende l’intera esperienza ancora più preziosa.
In conclusione, “Better Days” è un vero e proprio capolavoro, uno dei migliori film asiatici che abbia mai visto. La recitazione, la regia, la fotografia e l’uso calibratissimo del silenzio convergono in un film che non si limita a denunciare il bullismo, ma ne esplora le conseguenze psicologiche, legali e morali con una profondità raramente raggiunta dal cinema contemporaneo. È un’opera dolorosa, a tratti quasi insostenibile, ma assolutamente necessaria. Va vista almeno una volta, e probabilmente tornerà in mente per molto, molto tempo. Non è un film per chi cerca leggerezza, ma per chi non ha paura di guardare in faccia il peggio dell’adolescenza per trovarvi anche il meglio di cui due esseri umani siano capaci.
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While You Were Sleeping
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Era da tempo che non vedevo un drama così bello!!Mi ha ricordato un po' Pinocchio, un drama crime/thriller romantico. Questo con un pizzico di fantasy. Io non amo particolarmente questo genere nei drama (almeno finora in 1 o 2 mi hanno entusiasmato) ma qui non mi ha affatto disturbato, anzi è risultato addirittura piacevole.
Gli attori mi sono piaciuti tutti tantissimo, i protagonisti su tutti: lui già visto e amato in Pinocchio appunto, lei in Start Up (my love). La storia è sempre bella e coinvolgente e ho una enorme voglia di rivederlo. Non ho molto da dire perchè l'ho amato, ho amato ogni singolo istante. Davvero, davvero stra consigliato.
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