Undercover High School
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action e comedy il top
Dispiaciuta ...perché?? Bhe' è finito e ora ci tocca aspettare per rivedere uno degli uomini con lo sguardo più bello in azione!! Solo lo sguardo non direi...ma torniamo al drama!!E l'oro era reale!! Un super applauso al padre di Hae song un super agente fino alla fine ..ha nascosto il tesoro perché aveva bisogno di scoprire prima chi era l'agente spia!! Peccato che purtroppo non ha potuto portare a compimento la sua missione, ma suo figlio certamente non ci ha deluso!!
Fantastico cast, recitazione perfetta per questo drama, ognuno ha avuto una parte fondamentale, dal trio che di agenti che ci ha fatto sbellicare, alla nostra professoressa pazza ma che ama i suoi alunni ...da Hae song stra figo in tutte le vesti che ha interpretato, eccezionale davvero nelle parti drammatiche, i suoi occhi davvero parlano da soli... e per ultima ma non ultima per bravura, la nostra preside psyco ..davvero che recitazione stupenda fino alla fine!!! Mi spiace che qualcuno sarà rimasto deluso per il poco romance ma per me ha avuto un mix perfetto tra action - comedy e dramma per una volta basta così!!
Il balletto sarà indimenticabile e un 8.5 è meritato!!
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Una serie che aspirava a distinguersi ma che ha puntato a un obiettivo di fatto non ben definito.
Titolo singolare e avvio promettente. Se il bullismo per il sovrappeso è cosa già vista, la discriminazione etnica non è così frequente nei drama asiatici (la protagonista viene giudicata per via della madre, dalla quale peraltro ha ereditato l’insolito colore degli occhi, i capelli e le lentiggini). La serie prende il via con i due adolescenti emarginati, apparentemente legati da un’amicizia grazie alla quale si sostengono a vicenda. All’insaputa di lui, lei è però in procinto di voltare pagina e ricominciare una nuova vita a Seul: nell’addio ci scappa la prima volta di entrambi.Dal secondo episodio si ha il salto temporale in avanti di anni, lei che torna per un funerale, i due che si incontrano: lui, ora un uomo affascinante, senza più occhiali e chili di troppo, ancora palesemente innamorato di lei, sembra aver vissuto in un’eterna e inconcludente attesa. Lei si ritrova catapultata nella realtà dalla quale era fuggita, dal rapporto difficile col padre alla cerchia di persone che conoscono la sua storia e che, dedite ai pregiudizi, la fanno sentire ancora etichettata e giudicata come un tempo. Lei, quindi, è combattuta tra una situazione che non è mai riuscita ad affrontare e il sentimento per Yeon Su. Con lui c’è un continuo rincorrersi a vicenda dettato da un pessimo tempismo (meccanismo che può avere senso una prima volta ma che proposto così a ripetizione stufa). Lei risulta molto capricciosa: lo allontana ma poi lo cerca, pretende rimangano solo amici ma non disdegna effusioni. Lui subisce, da sempre e apparentemente per sempre: praticamente è in balia di lei e dei suoi mood quotidiani. Verso la fine, un aneddoto – evitabile – su un episodio cruciale del loro comune passato torna a galla e diventa l’ennesimo ed ultimo ostacolo di questo tira e molla infinito. Ovviamente si rivelerà superabile, dipanando alcuni dubbi legati al passato e lascerà spazio a una conclusione abbastanza scontata.
A conti fatti, la parte forse più emozionante è quella legata al rapporto padre-figlia, che concentra negli ultimissimi episodi un vero e proprio sviluppo tra questioni passate e prospettive future
Il cast non mi ha entusiasmata. Conoscevo già l’attrice protagonista, molto apprezzata in altri drama, ma devo ammettere che le sue interpretazioni iniziano a sembrarmi un po’ tutte simili.
A livello di musiche, “Here I am” meritevole di finire nella mia playlist.
Tirando le somme, “Motel California” – e a questo punto ci si chiede il perché di questo titolo, già che non ha avuto alcun significato particolare se non la denominazione dell’albergo di famiglia – sembra inizialmente promettere un viaggio verso una destinazione nuova, salvo poi perdersi per strada e non arrivare di fatto da nessuna parte. Non è nemmeno brutto, sicuramente in certi meccanismi è molto ripetitivo, ma il vero problema è che arrivati alla fine lo si archivia come quella serie vista ma già pronta per essere dimenticata e che non si avrà certo voglia di rivedere una seconda volta.
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Romantic Anonymous
8 persone hanno trovato utile questa recensione
“La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai che gusto ti capita”: è andata proprio così con questo drama. Colpa mia che non mi sono informata e l’ho messo in visione appena uscito solo per il titolo, “RomanticsAnonymous”, credendo fosse una serie coreana, ma è giapponese, convinta fosse doppiato, invece è con i sottotitoli, pensando fosse frivolo, invece è davvero profondo. E ci sono davvero i cioccolatini, perché ogni episodio ha il nome di un cioccolatino, con un ingrediente particolare. La storia è quella di una ragazza coreana, trasferita in Giappone, con un passato da hichikomori, incapace di guardare le persone negli occhi, che ha trovato nel cioccolato e nelle sue creazioni una ragione per vivere, diventando una creatrice anonima di cioccolatini per una prestigiosa cioccolateria (ma quanto cioccolato gronda da queste righe??). Il nuovo proprietario di questo negozio ha a sua volta una grossa difficoltà: non può toccare o essere toccato da nessuno, un problema notevole considerato che non può stringere nemmeno le mani dei clienti o essere avvicinato da amici e familiari. Tra un cioccolatino ripieno e l’altro, alla ricerca di preziosi ingredienti e sapori che riportano in vita vecchi ricordi (come delle vere e proprie madelaines), si intreccia il cammino della psicoterapeuta di entrambi i protagonisti, sarà lei la chiave? Due cameo eccellenti mi hanno quasi fatto pensare ad una seconda stagione, che, se ci fosse, stavolta mi sbaferei e divorerei con consapevolezza.
Cast indovinato, scenari dai colori vivaci e ost deliziosa.
Da mangiare tuto a scatola chiusa. Una scatola di cioccolatini può salvare la vita. Aveva ragione Forrest Gump. Slurp!
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Strong Woman Do Bong Soon
3 persone hanno trovato utile questa recensione
Esilarante con molti difetti
Questo drama è stato uno dei più esilaranti mai visti, non ricordo di aver riso così tanto guardando un drama, forse welcome to waikiki compete ma ha una storia molto meno avvincente. Per le risate mi sento di osare con la valutazione che meriterebbe un 6,5 onestamente perché ci sono diversi difetti, il principale è la scrittura. I diversi aspetti della storia/trama non si amalgamano bene (fantasy-crime- gangster- commedia e momenti drammatici mai veramente credibili).L'aspetto thriller /mistery crime diventa noioso intorno al 10° perché viene trascinato troppo, portando in scena un "ritratto" della polizia veramente poco lusinghiero, con la solita indagine che arranca, con costanti errori nel catturare il cattivo, lasciandolo scappare un'infinità di volte.
La storia d'amore è molto carina e mostra come i primi amori, quelli unilaterali, possono finire e perdersi con un timing sbagliato nella consapevolizzazione dei propri sentimenti. Tuttavia, anche se due personaggi finiranno insieme, il loro innamoramento slow, e la loro storia davvero tenerissima, non mi ha emozionata più di tanto perché l'elemento umoristico pervade talmente tanto il drama da aver tolto molta serietà, quindi lo guardi come una sceneggiata che risulta poco credibile, a volte troppo infantile per l'età dei personaggi tra l'altro.
La protagonista femminile principale, Do Bong Soon, inizialmente è fastidiosa e sembra davvero troppo immatura, poi si inizia a comprendere e a seguire un po' la sua storia , come al solito piena di cliché: discriminata in famiglia, come il padre, ignorata dalla sua cotta atavica, che si sente un pesce fuor d'acqua, e si finisce per apprezzarla per correttezza, lealtà, senso di giustizia e autonomia. Mi è sembrata brava e convincente nel suo ruolo che permette pochi spazi di libertà secondo me, non avrebbe potuto fare meglio.
il triangolo amoroso è qui mostrato in modo anti convenzionale e confusionario, con tratti di ambivalenza tale che sono morta dalle risate in una famosa scena girata nella sala giochi.
La madre viene mostrata in modo caricaturale ma brutalmente umano, è allucinante come spinga la figlia verso un matrimonio di interesse in modo sfacciatamente onesto, anche chiamando in causa le divinità e procurando un talismano che agirà invece su una coppia improbabile (le risate che mi sono fatta non sono normali).
Musica molto gradevole ma niente di eccezionale, anzi, i testi molto infantili e ridicoli toglievano serietà ai momenti insieme.
Sceneggiatura un po' banale che cade nel cliché, nessun dialogo degno di nota però la storia è molto ben strutturata in generale: è assolutamente credibile che un ragazzino bullizzato e privo di aiuti perda la testa per una donna forte che può fare il c**o a tutti.
Il ritmo è buono e coinvolgente, il drama è scorrevole ma 12 episodi sarebbero bastati, intorno al 10° il ritmo frena bruscamente per trascinarsi con la storia del cattivo (che era già stato scoperto ma non si può arrestare e così va avanti fino alla fine). Onestamente è stata una lungaggine che ha penalizzato molto, non tutto si può trascinare se non c'è un colpo di scena o qualcosa di avvincente o interessante da narrare.
La nascita della coppia è molto "kawaii" ma c'è poco sentimento, struggimento, passione assente.
Le interpretazioni dei protagonisti maschili sono molto buone e complementari: il Ceo della AINS Software è molto a suo agio nelle scene comiche, è molto spigliato e spavaldo in quelle scene e meno in quelle drammatiche dove risulta sì credibile ma non ha la stessa padronanza. Il poliziotto invece, che conosco dai tempi di moon lovers, è stato molto bravo a mostrare tristezza, senza strafare ma la sua sofferenza mi è arrivata tutta con lo sguardo.
Di negativo c'è una sceneggiatura che non ha fuso bene gli elementi, ha dato un tono troppo umoristico e caricaturale ai personaggi e non è risultata credibile in definitiva.
L'ampiezza del drama, 12 episodi sarebbero bastati a condensare il tutto, mentre la cattura del nemico si trascina per troppo tempo da quando scoprono l'identità.
La forza esatta della protagonista non è rappresentata in modo lineare e corrispondente alle varie scene: non sa correre ma si arrampica in 3 secondi a grandi altezze, può scagliare un suv , trattenere un autobus ma solleva due uomini di 70 kg l'uno mostrando sforzo nell'alzarli, pesta l'assassino che ha massacrato di botte l'amica ma gli spezza semplicemente un dito e lo ferisce al costato quando avrebbe potuto massacrarlo e assicurarlo alla giustizia.
Capisco la comedy room ma è ridicolo in alcune soluzioni, soprattutto nel finale (ultimi 3 episodi prima del finale).
Vuole creare un personaggio da videogames ed è bella la storia di raccontare la sua storia d'amore col gioco ma questa parte viene resa mostrando lei che trascina e rilascia un 'arma su un foglio digitale in un app di grafica talmente povera e scarna da risultare penosa per un drama. Tante cose non hanno convinto.
Siate obiettivi.... è un teen drama carino per ridere che perde intensità e credibilità.
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Sto scrivendone la recensione al tavolo, in cucina, con le bietole nella padella sul fuoco e una tisana calda al mio fianco. Eppure solo fisicamente son qui. La mia testa è ancora con Sim Woo Joo su quella panchina a chiedersi se avrebbe potuto fare diversamente, se va bene lo stesso, se sarà perdonata, se riuscirà nei suoi intenti. Questo drama è riuscito a farmi toccare corde che non credevo nemmeno di avere. La bravura di Lee Sung-kyung non credevo potesse arrivare a questi livelli e non da meno è stato sicuramente Kim Young-kwang nei panni dell'altro protagonista di questa melodrammatica storia: i loro ruoli, i loro familiari, tutto ciò che li circonda, che li preme e li incatena.
Per la prima volta, credo, se qualcuno mi chiedesse "me lo consigli?" io gli direi "certo!", ma se mi chiedessero il perchè a mio parere debbano vederlo ecco.. A quello non saprei rispondere.
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BL dal significato profondo e di ottima qualità, tra balli, amore ed emozioni
Una sorpresa inaspettata e sorprendentemente gradita: ecco cosa è stato per me questo film. Mi capita spesso di tenere d’occhio dei titoli – perlopiù drama, talvolta film – anche con largo anticipo rispetto alla data di uscita e ritrovarmi poi troppo carica di attese e aspettative. Qui è stato l’esatto opposto, sono venuta a conoscenza di questo film davvero per caso, ho pensato di buttargli un occhio… E non sono più riuscita a distogliere lo sguardo.Trasposizione giapponese dell’omonimo manga, la storia ruota attorno alle vicende di due ballerini agli antipodi su tutti i fronti, dal tipo di ballo allo stile di vita, dal carattere alla formazione ed educazione ricevuta, dagli obiettivi futuri al modo di affrontare la vita nel presente. Irrimediabilmente incompleti se presi singolarmente, diventeranno però l’uno la soluzione dell’altro, ma solo a fronte di un percorso difficile e scelte che porteranno a galla debolezze oltre alla paura di rimettere in tutto in gioco, di abbandonare una comfort zone di fatto poco gratificante e osare desiderare e lottare per qualcosa di più.
Diametralmente opposti ma con nomi estremamente simili – uno dei tanti dettagli che fanno la differenza – abbiamo da una parte Suzuki Shinya, figura di punta dei balli latini, vibrante e travolgente come l’atmosfera di Cuba, un ritmo che ha nel sangue e che lo porta a vivere la sua passione in modo intenso. Manca però di ambizione, preferisce essere un piccolo pesce, il numero uno di uno stagno, invece di aspirare a migliorarsi e mettersi alla prova nel grande mare del panorama internazionale.
Dall’altra parte, Sugiki Shinya, rigido e controllato, preciso e attento nella gestione della sua vita così come nei passi dei balli da sala. Mosso dall’ambizione fin dalla tenera età, insegue strenuamente ciò che ha deciso deve essere l’obiettivo della sua vita.
A far convergere le esistenze di questi due improbabili alleati, il campionato di tutti i campionati: 10 Dance, un’estenuante competizione dove i partecipanti devono cimentarsi in altrettanti tipi di stili, che spaziano dai balli di sala a quelli latini.
La scelta di allearsi e diventare insegnanti reciproci dell’area di eccellenza è promossa da motivazioni diverse per l’uno e per l’altro. Parte del gruppo di lavoro saranno anche le rispettive partner, personaggi comunque chiave a modo loro.
Da lì in poi l’evoluzione del rapporto sembra un’escalation irrefrenabile: due anime che si incontrano, rimangono affascinate, si ricercano, si studiano, si comprendono. Con sofferenza, desiderio e speranza.
Suzuki troverà nell’ambizione di Sugiki un modello da seguire e da esso verrà spronato a desiderare qualcosa di più, a mettere veramente tutto sé stesso per raggiungere gradini sempre più alti e a non accontentarsi di vivere come un piccolo pesce in un piccolo stagno. In questo senso la forza trainante di Sugiki è davvero notevole, sembra sapere esattamente quali tasti premere per provocare e stimolare Suzuki a mettersi in gioco.
Di contro, sarà grazie a Suzuki se Sugiki riuscirà a superare un evento passato e a scendere a patti con una verità a lungo rinnegata, accettando che la sua vera natura sia più simile alla figura del Dio della Morte o Mietitore, piuttosto che a quella del cavaliere gentiluomo, aspirazione e modello da lui autoimposto ma che non gli permette di essere veramente fedele a sé stesso. In questo senso, anche Suzuki saprà su cosa fare leva – parlando di “delusione” e “essere ridicolo” – per far perdere il controllo a Sugiki e privarlo di quella finta compostezza dietro alla quale si è trincerato per tutta la vita. Il modo in cui Suzuki si indispone nel vedere Sugiki trattenersi, un contenimento della rabbia che gli da praticamente sui nervi e che lo spinge con determinazione a farlo invece sbroccare, è riportato in maniera credibile e coinvolgente.
Accettare di essere diverso da ciò che si avrebbe voluto essere (Sugiki), accettare di volere qualcosa di più di ciò che si è sempre creduto bastasse (Suzuki)… Sono aspetti difficili ma che i due trovano la forza di affrontare solo grazie all’aiuto reciproco, un supporto promosso da un sentimento che nasce e che si fa via via più forte e definito. Un amore che non è semplicemente “travolgente”, ma che si riconosce come legame indissolubile tra anime e che, dal momento in cui si palesa diventa poi di fatto innegabile. Le scene intime sono davvero ben fatte, emozionanti e per nulla volgari, l’NC18 più per delle inquadrature di nudo che in realtà non hanno a che vedere direttamente con le interazioni tra i due ballerini.
Dopo aver fatto i conti con i deludenti risultati del campionato durante il quale ciascuno dei due sembra non trovare la forza per fare il proprio “passo” in avanti, ecco che nella competizione finale vince il coraggio e trova l’epilogo in una serie di balli di coppia che sembrano ripagare lo sforzo fatto per arrivare fin lì (vedere Sugiki sorridere divertito mentre balla gratifica più di qualsiasi discorso).
Tanti, ma davvero tanti, i punti di forza del film. In primis, la recitazione, semplicemente spettacolare. Grande sintonia ed espressività, scene intense e cariche di significato. Le emozioni traboccano dagli sguardi dei protagonisti, dai loro passi e movimenti, la passione per il ballo diviene passione per la vita, per l’altro, per il proprio essere. La danza, per l’appunto, qui la fa da padrona: vederli volteggiare e cimentarsi nei diversi stili - singolarmente, tra di loro, persino con le rispettive partner – è una vera e propria gioia per gli occhi.
La sensualità del ritmo cubano si fonde con il galateo e l’eleganza dell’etichetta di sala, generando un quadro ricco e affascinante, nonché splendidamente equilibrato.
Regia, scenografia e fotografia di ottimo livello e di grande impatto. Pur ambientata ai giorni nostri, sembra di vivere a metà tra il presente e un passato più o meno recente, dove la tecnologia c'è ma è limitata (c’è la metro, compare un cellulare in un paio di occasioni), trovano spazio oggetti che sembrano appartenere a qualche decade precedente (il tipo di automobili piuttosto che uno stereo portatile che sa tanto di anni '80) e altri elementi ancora a dare un tocco d’altri tempi (lampadari a cristalli dalle luci soffuse, gare con giudici e giurie senza maxischermi o pannelli dinamici pubblicitari). Tutto questo regala l’impressione di un tempo indefinito, così come lo è la percezione dell’ambientazione (un attimo prima ci si sente nel cuore de L'Avana, l’attimo dopo si passeggia tra alberi natalizi e fiocchi di neve).
Temevo un finale lontano dall’happy ending (e per una volta tanto avrei anche potuto accettarlo) invece il sipario cala su un epilogo un po’ aperto, ma in senso positivo. Il manga di cui è l’adattamento, del resto, è ancora in corso di pubblicazione, per cui non escludo possa esserci in cantiere un sequel, cosa che mi auguro, sia perché la conclusione avrebbe meritato altrimenti uno spazio maggiore, sia perché la famosa competizione 10 Dance di fatto ancora non si è vista.
Se proprio vogliamo trovare il pelo nell'uovo e valutare un paio di spunti di miglioramento, uno potrebbe essere la comunicazione spesso ridotta all’osso, sebbene questo sia però generalmente un tratto distintivo dei drama/film giapponesi, per cui difficile intervenire su questo aspetto senza snaturare nell’insieme la struttura caratteristica. L’altro riguarda la scelta delle musiche: belle, famose e orecchiabili, sanno fare egregiamente la loro parte. Ma pensare di riuscire a ottenere il medesimo risultato senza far ricorso a brani celebri poteva essere quella sfida difficile ma allo stesso tempo intrigante.
Caldamente consigliato a tutti gli amanti delle BL, della danza, della musica e delle storie di vita e d’amore.
In attesa e nella speranza di un sequel, valido anche per un saltuario rewatch.
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Delusione avevo altre aspettative
Ho iniziato con tanta aspettativa ..I primi due episodi sono stati con il botto ...ma da quando parte amnesia e tentati omicidi alla highlander immortale, ha cominciato a perdere sostanza...
Hanno messo in ballo tante ma tante cose e quelle che andavano curate di più in 16 episodi le hanno abbandonate a metà! Esempio?? Il nipote del grigio?? Sparito così?! Dopo che l'ha picchiato ciao ciao?? Cioè ok è diventato avvocato ma Neanche quando hanno arrestato lo zio ha fatto qualcosa?l'utilità e la sostanza di questo ruolo dov'e"? sto figlio legittimo sembrava un angelo e in men che non si dica si trasforma in un presunto omicida?? E la madre? Avida.. caliamo un velo pietoso... la madre di taeyon ..non ho ancora accettato il suo atteggiamento nei confronti dei due mariti deceduti ... eunamm perde completamente di spessore ..è partita a bomba e poi??
Cast ok per i tre uomini principali recitazione super .. sincera hildo quello che ho apprezzato di più perché la sua storia è chiara dall'inizio alla fine viene spiegata e conclusa nel modo che meritava ... il grigio fantastico nella recitazione ma ancora il suo ruolo da che era giovane ad oggi ...non mi è chiaro affatto e non mi ha soddisfatto...
Per ultimo il nostro protagonista..adorato il suo sguardo da sadico soddisfatto quando tirava il colpo giusto .... ma alla fine è vero guardandosi indietro e guardando avanti..cos'è rimasto alla fine?? Niente solo vuoto ...a no la pistola..ricordo dell'essere sopravvissuto ad essa parecchie volte.... una seconda stagione sulla base di un altra vendetta per 16 episodi?? E che vendetta poi non c'è più nessuno dietro di lui ...
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BELLISSIMO
L'ho amato 😍😍😍E' un cdrama rassicurante in cui i due protagonisti hanno una storia sana, in cui si rispettano a vicenda, hanno fiducia l'uno nell'altra e si amano profondamente.
I due protagonisti hanno una chimica pazzesca ed insieme sono bellissimi e dolci. Ho adorato come il loro rapporto sia cresciuto piano piano, e che entrambi anche stando insieme come coppia, siano riusciti a coltivare i loro interessi personali senza annullare se stessi.
Mi sono piaciute tanto anche le musiche.
Ma la cosa che mi è piaciuta di più è stata la frase con il nome di una pianta all'inizio di ogni puntata.
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L’impossibile confronto con un premio Daesang
Remake dell’omonimo drama coreano, la versione giapponese di "Hot Stove League" è un drama che non sarebbe corretto definire brutto. Anzi, è bellino. La storia, quella del manager che arriva a risollevare una squadra di baseball sull'orlo del fallimento, funziona ancora. La macchina narrativa è oliata, i conflitti aziendali e sportivi si susseguono con ritmo discreto, e il protagonista giapponese fa del suo meglio con un personaggio che richiede freddezza e profondità, riuscendo tutto sommato nel primo ma fallendo abbastanza nel secondo aspetto.Difficile però competere con qualcosa di già visto e di più bello. La struttura della trama è sostanzialmente identica, ma c’è una differenza sostanziale. Mentre guardavo la versione nipponica, mi rendevo conto che mancava qualcosa di fondamentale. Manca quella presenza scenica che ti cattura, quello sguardo e quell’espressione capaci di tenerti incollato allo schermo. Manca Namgoong Min, insomma. L’attore coreano, vincitore del Daesang – una sorta di Premio Oscar, per intenderci - proprio per questo ruolo, non ha recitato la parte del General Manager Baek Seung Soo: è stato il GM. Kamenashi Kazuya, per quanto bravo, recita. Namgoong Min, invece, vive il personaggio. Quella recitazione minimalista, dove un semplice alzarsi gli occhiali o una pausa di silenzio terrorizzano l’interlocutore, è una lezione di cinema che il remake non riesce nemmeno lontanamente a eguagliare.
Hot Stove Leauge racconta una bella storia. Ma dopo aver messo a confronto i due drama, sono sempre più convinta che il successo non sia tanto legato alla bellezza della vicenda in sé, quanto al modo in cui il protagonista – certo con l’aiuto dei personaggi secondari - l’ha portata in scena. Per chi ha amato l’originale, questo remake risulterà una copia sbiadita e tranquillamente evitabile. Per chi ancora deve decidere, il consiglio è la versione coreana, tutta la vita. Chi invece vorrà fare il percorso inverso – prima il remake giapponese e poi l’originale coreano – capirà probabilmente il significato di “valore aggiunto”.
In conclusione, questo "Hot Stove League" è sì un prodotto onesto, ma che cammina all’ombra di un gigante.
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Una storia insolita.
Avevo aspetto con ansia che fosse concluso per vedere questo drama che già dalla trama mi incuriosiva e avevo ragione è proprio il mio genere.Un fantasy un po' insolito con una storia dove due sconosciuti si ritrovano uniti perché lui sente le emozioni di lei che sia tristezza,felicità o ansia.Lui è un fantastico chef che da bambino ha perso sua sorella gemella con la quale aveva questo rapporto di sintonia particolare.Lei invece è una precaria sbadata e sta sbarcando il lunario mentre studia.
Lui decide di aprire un ristorante nel quartiere dove abitava da piccolo e dove cercherà il colpevole della scomparsa della sorella e lei invece torna a vivere con la mamma e nonna nello stesso quartiere e proprio di fronte il ristorante.Presto lui scopre che l'emozioni che prova sono di quella ragazza.Iniziano così una storia insolita dove succede un omicidio che però poi non sarà un omicidio , un intreccio di storie che porteranno presto a scoprire il colpevole della scomparsa della sorella di lui e anche a far innamorare i protagonisti.Alla fine tutto si scopre e si risolve.
A me questa storia è piaciuta tanto per come si è sviluppata durante le puntate e mi ha invogliata a vederla.Loro sono così belli e davvero bravissimi,le lacrime che verseranno loro in questo drama è impressionante.Ho scoperto con lui un altro attore fantastico che non conoscevo.
Consiglio la visione a chi piace il genere un po' fantasy misterioso ma allo stesso tempo romantico.
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Sproloqui prima di andare a nanna
Questa recensione mi è molto difficile da scrivere. Ieri sera ho finito di leggere la novel da cui è stata tratta questa serie iconica e, nonostante mi sia fatta una grassa risata (e dopo aver chiesto il reso dei miei nove euro), posso dire che questa è una storia proprio, ma proprio brutta. Brutta brutta brutta.TharnType è considerata la “ciliegina sulla torta” delle serie BL Tailandesi, e se ti è piaciuta la serie buon per te! A me francamente no, ma è un altro discorso, possiamo comunque essere amici.
Leggere la novel è stato un parto gemellare, ma è per via della combo letale dislessia + orrori grammaticali (no, seriamente, chiunque sia stato a tradurre deve ricevere una multa salatissima; tra il passaggio dalla prima persona alla terza NELLA STESSA SENTENZA a tutte le volte che un personaggio veniva misgenderato — he/him a she/her — e alla costruzione grammaticale dove i verbi e i soggetti e i complementi venivano sbarellati in tutte le direzioni… NON MERITI I MIEI SOLDI)
… però se ci fosse stata una rivisitazione seria e non approssimativa, poteva uscire un prodotto sicuramente migliore.
Perché? Lo spiego in breve. TharnType a differenza di Not Me e Bad Buddy — ma come altre serie ispirate da libri — è un riadattamento *fedele*: stessi personaggi, stesso universo, stesse catastrofi. Ogni scena tra la coppia protagonista presente è presente nel libro.
Vorrei comunque soffermarmi a parlare di due situazioni in particolare:
1) Type non viene indicato come un “omofobo” ma come un “sessista” e… no, sono due cose differenti, perché mai gli dèi delle parole avrebbero creato due termini per specificare lo stesso concetto? Type è omofobo, punto, non riempiamo di zucchero il cucchiaio per addolcire la pillola: non è il primo omofobo di questo pianeta e non sarà l’ultimo, solo perché poi diventerà gay non significa che non abbia avuto pensieri maligni verso altri omosessuali che non sono Tharn — sì, perché la storia è che Type odia i gay, ma è gay per l’uccello di Than, il solo e unico.
2) Tharn è per metà Tailandese e per metà Americano (bianco) e mi ha fatto una rabbia leggere la scena di quando porta una torta a Type, e quest’ultimo — insopportabile in TUTTO il libro — fa un commento tristissimo:
Tharn: *regala torta al cioccolato come pegno di scuse* Non volevo offenderti, Type. Ho pensato che la torta al cioccolato ti si addica.
Type: Perché sono nero? Sei solo un cinguettante straniero.
Nella traduzione viene utilizzato il termine *black*, e mi chiedo… Khun Mame: 1) sei Tailandese 2) hai volutamente creato un personaggio che descrivi come pallido (Type) perché lo vuoi far passare per nero?????? 3) vuoi far arrivare questa uscita infelice da parte di un ragazzo che è per metà Tailandese, di cultura Tailandese, con costumi Tailandese… ma che vuoi comunque definire “straniero” (con accezione negativa). Nella sua testa doveva essere una battuta divertente — a me ha fatto sbellicare non perché fosse spassosa, ma perché ha voluto aggiungere del razzismo in una situazione dove non ci stava.
Tharn che Type sono insopportabili, sia nel libro e di conseguenza sia nella serie. Trovo che i loro personaggi siano bidimensionali: non hanno nulla di attraente nella personalità, se non il fatto che sono declamati da tutti come due persone di bell’aspetto — cosa che però non riguarda la personalità, quindi sorvoliamo. Non hanno qualità, non hanno pregi, le uniche due passioni che vengono specificate sono la musica per Tharn e il calcio per Type, ma non sappiamo nient’altro.
Non riesco ad entrare in empatia con loro, neppure con Type che ha subito un trauma infantile che l’ha portato a odiare gli omosessuali — da fanciullo è stato abbindolato da un lavoratore ingaggiato dal padre che l’ha legato e toccato.
È giusto empatizzare con lui, ma mi è proprio difficile dal momento che questa storiellina è stata buttata lì SOLO per trovare un motivo per fargli odiare i gay: non poteva essere un semplice omofobo ignorante, no, Khun Mame doveva inserire l’abuso infantile per poi abbandonarlo dopo che Tharn e Type hanno rapporti sessuali frequenti e con discorsi del tipo… che già dopo il loro secondo incontro fisico parlano di non usare il preservativo e se ne vanno in ospedale come una coppietta per fare dei test. Il senso? Vuoi creare un personaggio che ha ricevuto molestie sessuali in età giovane da parte di un uomo adulto, e lo rendi subito a suo agio con il sesso con il suo compagno di stanza gay che per giunta detesta? Questa è logica.
Superare un trauma è una buona cosa: affrontare i demoni del passato, non cedere alla depressione, risollevarsi dopo un brutto periodo… peccato che Type e la sua famiglia NON abbia denunciato il molestatore — per timore che fosse passato per una povera vittima… cosa che lo è — e che non abbia fatto alcuna terapia per metabolizzare il trauma subito e proseguire la propria vita con un tenore migliore.
È inconcepibile che proprio Type stesso — il ragazzo che ha subito molestie — decide di concedere a Tharn la propria verginità anale per non essere in debito con lui (non starò a spiegare il motivo, ma Tharn lo aiuta a risolvere una questione e Type non vuole dovergli nulla).
Type è veramente un personaggio scorbutico e non ha una sola qualità per poterci coltivare affetto: oltre ad essere chiamato costantemente “bello”, ha una ristretta schiera di amici e OGNI volta che deve interagire con altri esseri umani sembra abbia la scopa su per il culo… la timidezza non è la fine del mondo, se non fosse scritto sulla locandina che è un tipo spigliato e amichevole. Bho. E per non parlare di quanto sia violento — sia verbalmente che fisicamente, non so voi, ma se bisticcio con degli amici o con la compagna non mi metto a tirare ceffoni o pugni per far valere la mia opinione… cosa che Type fa più di una volta.
Sapete quando era giustificato ad usare la violenza? Quando Tharn — dopo aver scoperto che il suo compagno di camera è un etero omofobo — abusa sessualmente di lui… massì! Diamo al personaggio con precedente trauma psicologico e fisico motivo di interfacciarsi con uno stronzo che gli forza la propria sessualità masturbandolo senza il suo consenso. E con il termine abuso non intendo solo il fatto che lo tocchi ripetutamente senza il suo volere, ma intendo anche dalle puttanate che gli dice, di quanto “sia bravo a letto e che presto lo scoprirà…” e tutto questo i produttori l’hanno fatto passare come cosa sensuale e per far bagnare il pubblico di ragazzine che si strappano i capelli per le ship homo.
Tharn è il personaggio che meno ho apprezzato, ha questo alone di perfezione che lo circonda — decantato da terzi — che risulta stucchevole. Una scena che ho odiato — penso nessuno abbia messo in luce — è come la sorellina, Thanya, lo veda come un Dio sceso in terra: questa stronzetta con la puzza sotto il naso, dalla famiglia ricca, un fratello maggiore che le insegna la nobile arte del pianoforte e con occhi solo per l’altro fratello fuori casa per l’università. Non ricordo quanti anni abbia esattamente, ma è in età prepuberale; ha un atteggiamento da principessina sul pisello e risponde malissimo a Thorn, il fratello maggiore, solo perché lo spettatore deve vedere quanto Tharn sia perfetto!!!!! Un bravo fratello!!!!!! Un bravo figlio!!!!!! Perché Tharn è meglio di Thorn, Tharn è speciale e Thorn no, Tharn sa suonare la batteria, Tharn ama la musica, Tharn ha una band, etc, etc. Thanya è solo una viziatella ed è inutile alla trama. Quando un personaggio non aggiunge nulla alla storia, vuol dire che è inutile: Tharn potrebbe anche essere figlio unico che questa storia andrebbe avanti.
La scelta degli attori è oltremodo ridicola: due ragazzi diciottenni che vengono interpretati da adulti che non sembrano affatto adolescenti… uno quasi trentenne (all’epoca delle riprese) e l’altro che nonostante sia agli inizi della ventina, ne dimostra mooooolti di più. I MewGulf sono tra le coppie più shippate dai vari stan del web, ma questo lo so per la valanga di video correlati durante la settimana in cui ho fatto binge-watching. Tuttavia, dopo aver letto il libro, potrei quasi affermare che non siano i volti giusti per il tipo di personaggi descritti. Tharn doveva essere un ragazzo Tailandese e Americano, ma posso comprendere che non ci possa essere molta richiesta nell’ambito attoriale al momento.
La recitazione *non* è il massimo; per quanto mi vogliono far credere (: i miei amici appassionati del drama, specifico) che mentre si baciano, copulano e fanno le coccole sembrano veramente affiatati, ai miei occhi non è così. Qua parte uno dei miei primi pregiudizi, ossia che Gulf, l’attore di Type, mi ricorda un personaggio di qualche vignetta di Tullio Altan, e non riesco a prenderlo seriamente. Purtroppo, al povero Type gli vengono affibbiati appellativi femminili — questa cosa roleplay moglie/marito solo perché sono fissi nella posizione top/bottom deve finire, le coppie non hanno questo standard “uomo/donna”, è una etero-normativa che mi disgusta: essere donna esattamente cosa significa? Comportarsi da isterica come fa Type? Essere colui che lo prende nel didietro?
La verità è che questo è un prodotto per tutte quelle fujoshi/fundanshi che hanno una visione per il mondo queer come scenario per le loro fantasie sessuali. Noi gay abbiamo il diritto di avere una rappresentanza sullo schermo quanto gli etero, ma è dannoso pensare alla comunità Lgbtq+ come pozzo per parafilie decorate da abusi.
L’uomo che ha abusato di Type non è una merda poiché gay, ma è una merda per aver abusato di una persona, con l’aggravante che l’abusato si trattava un ragazzino; NESSUNO nella serie ha fatto accenno a questo… solo al fatto che fosse un uomo con perversioni verso gli uomini.
Se volete farvi una risata, comprate il libro formato kindle su Amazon: preferisco leggere delle seghe mentali di una donna adulta su due ragazzi piuttosto che pensare che da tale sega sia stata sviluppata un’intera serie di successo per i motivi sbagliati.
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It's Okay to Not Be Okay
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Un colpo al cuore!
La prima parola che mi viene in mente per descrivere questo drama è INTENSO. Intenso in ogni sua scena, da quella drammatica a quella divertente a quella romantica.Ho amato tutto di "It's Okay To Not Be Okay”, dagli attori bravissimi e pieni di talento alla storia struggente ma al contempo piena di positività, dalle musiche stupende e perfette alla scenografia straordinaria. Ci sono molte scene che mi hanno emozionato in tanti modi differenti. Ho pianto ed esultato con i protagonisti tanto sembravano reali.
Seo Ye Ji, la protagonista che avevo già visto in altri drama, in questo dal il meglio di sé. La sua recitazione è pura passione e il suo personaggio è cinico all’ennesima potenza ma al contempo pieno di forza.
Kim Soo Hyun, il protagonista, mi è piaciuto moltissimo. Il suo personaggio ha una crescita pazzesca e alla fine riesce ad avere una consapevolezza di sé stesso tutta nuova. Il rapporto con il fratello è qualcosa di veramente toccante, un’altalena di emozioni.
Oh Jung Se (che interpreta il fratello autistico del protagonista) è un attore stratosferico. Impersonare un uomo affetto da autismo credo sia difficilissimo ma lui lo fa sembrare semplice e rende ogni scena perfetta e commovente.
Non vi parlo degli altri attori, che come ho già detto prima, sono tutti bravissimi. Ognuno dà alla storia il suo tocco rendendola migliore.
Una delle cose che ho amato di più di questo drama sono le fiabe incorporate alla narrazione di ogni episodio. Sono tutte meravigliose, toccanti e vere.
Grazie a Netflix che ha sfornato una serie originale di altissimo livello, che mi ha emozionata dall’inizio alla fine.
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When the Phone Rings
3 persone hanno trovato utile questa recensione
Drama per chi ha la sindrome di Cenerentola
Bel drama, ma non ho capito tutto l' entusiasmo che c'è dietro, non ci sono argomenti profondi, la protagonista è una vittima senza via di uscita, come al solito la donna è una schiava del terzo millennio e non riesce a liberarsi se non con l' aiuto di un uomo che l'ha amata fin da quando erano bambini e succube di una madre che pensa più a se stessa che alla figlia, da madre e questa è una cosa che mi fa incacchiare non poco! Mah! Va bene per chi ha la sindrome da Cenerentola, trama assurda come al solito soprattutto nel finale, con errori di scene, e vabbè come sempre penso che bisognerebbe fucilare (in senso figurativo) gli sceneggiatori che non sono proiettati nel 2025, ma fanno sti drama con altissimi rate, per quelle che vivono nelle fantasie di fiabe che ci hanno raccontato da bambiniQuesta recensione ti è stata utile?
Una serie che regala una prospettiva diversa dal solito ma che emoziona solo fino a un certo punto.
Sarò sincera, l’inizio mi aveva convinta poco. Benchè mi piacesse l’idea di un padre single quale protagonista, la caratterizzazione dei due personaggi principali non mi rassicurava: lei non era solo fredda e distaccata, tutta lavoro ed empatia zero, ma risultava proprio antipatica. Lui, pur apprezzandone la determinazione nell’essere in primis un bravo papà a costo di mettere in stand-by la carriera professionale, mi risultava davvero insipido e piatto.Una volta diventato suo assistente, già mi figuravo uno zerbino a tutto spiano. E invece, a quel punto, una svolta: lei non si trasforma in un concentrato di simpatia, ma diventa più tollerabile mentre lui, nonostante il ruolo da sottoposto, emerge come un vero e proprio punto di riferimento. Equilibrato, determinato ma non in modo arrogante, forte di una sicurezza che non punta ad apparire, bensì ad “esserci” e che deriva ovviamente dall’aver allevato da solo una figlia.
Mentre Kang Ji Yun inizia a mostrare a lui e allo spettatore un lato più fragile e insicuro di sé, Eun Ho diventa sempre più la sua colonna portante. Anche la relazione – nata per caso – con la figlia di lui evolve nella giusta direzione. Ji Yun comprende quanto vuota e fredda sia stata la sua vita prima dell’entrata in scena dei Eun Ho e Byeol, Eun Ho si concede di desiderare qualcosa per sé che vada oltre all’essere orgogliosamente padre, aspetto che sembra essere colto anche dalla figlia, che non fa ostruzione alla coppia ma, anzi, l’accoglie con serenità.
Avrei forse evitato la coincidenza che lega Eun Ho, il defunto padre di lei e la stessa Ji Yun: sa tanto di classico clichè dei drama asiatici, che promuovono spesso collegamenti risalenti all’infanzia. Posso però capire che, senza questo spunto, sarebbe stato poco credibile che – tutto ad un tratto – Ji Yun potesse superare il blocco legato alla traumatica perdita del padre che l’ha poi condizionata per tutta la vita. Finale prevedibile, ma giusto e credibile per la storia portata avanti.
Secondo pairing non particolarmente degno di nota e i cattivi della serie non sono dei cattivi di tutto rispetto (ci sono drama in cui anche l’antagonista sa farsi apprezzare nella sua veste da cattivo, ma non è proprio questo il caso).
Nonostante riconosca a questo drama un approccio un po’ diverso dal solito, un’attenzione verso il valore dei rapporti e delle relazioni che vanno ben oltre la singola coppia protagonista… Mi ritrovo a dare, pur con relativo dispiacere, una valutazione semplicemente buona. Questo perché dal punto di vista del coinvolgimento si è rivelata una serie piuttosto carente: l’ho trovata concettualmente bella ma non è riuscita a emozionarmi…non mi sono commossa, non mi ha fatto sorridere.
Resta comunque una buona serie, ben fatta ma – per quel che mi riguarda - non molto appassionante.
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Drama politico a basso budget con EVIDENTI problemi di esecuzione
"Scarlet Heart" è un drama molto politico di intrighi e macchinazioni nella Corte imperiale nel primo regno della dinastia Qing , da parte degli Aisin Gioro. Lo storia è di fantasia ma con un sfondo storico ben definito, successivo ai Ming e ai relativi cambiamenti negli assetti di potere e nelle fazioni.Tuttoquello che vedremo saranno interazioni del tipo: PARLARE- PIANGERE- INGINOCCHIARSI. Per chi ama le interazioni complesse questo è il massimo che sono riusciti a offrire.
Di buono c'è che gli attori sono poco o per nulla truccati (senza la tecnologia moderna per levigare la sua pelle) e questo mi è piaciuto molto. Gli sviluppi dei personaggi, come evoluzioni psicologiche, non ci sono stati per tutti, prevalentemente riguardano l'evoluzione della protagonista che da ragazzina spensierata e piena di speranze inizia a perdere slancio ed entusiasmo dopo il matrimonio del compagno di infanzia e tutto il lavoro si svilupperà a due binari paralleli : un binario seguirà le vicende dei principi e le loro macchinazioni, l'altro le conseguenze psicologiche e psicosomatiche sulla protagonista, che perde, ad ogni nuova onta o insulto, sempre più la gioia di vivere e la felicità, maturando ed evolvendo in senso sempre più nostalgico, spegnendosi sempre di più, come una candela dalla fiamma viva e spessa che va estinguendo anno dopo anno ogni anelito. Fatali gli ultimi 8 episodi....
Il ritmo del drama è abbastanza buono. Mi ha coinvolto molto nella prima metà del e il tempo è trascorso velocemente: questo tempo serve a presentare i personaggi e a mostrare le relazioni che FL intratterà con ognuno di essi- principi, concubine, imperatore, colleghe di lavoro, eunuchi. È stato bello ammirare le profonde amicizie basate sul gioco o su riflessioni profonde, giovani amori, rivalità, storie "d'amore" mature e complicate.
Ho spesso avuto l'impressione che flirtasse sottilmente con tutti, specialmente con il 13°, mentre nella versione coreana è molto più ordinata nel suo modo di porsi che non lascia spazio a malintesi di questo tipo.
La seconda metà del drama, a partire dal 23°, si colora sempre più di toni via via più drammatici , fino a diventare terribilmente tragici negli ultimi 5 episodi. Sul finire gli attori sembrano tutti stremati, esausti, depressi, la FL poi diventa una llorona fatta e finita! Negli ultimi episodi il ritmo del drama rallenta tantissimo fino a languire (sperando che le intenzioni della regia fossero queste, altrimenti è grave).
Rispetto all'omonimo coreano (che non tirerò in ballo per NON mortificare l'opera primigenia) questa versione , originale, indubbiamente è legata moltissimo alla storia di Tong Hua, che ripropone fedelmente, infatti i dialoghi e la scrittura è molto buona, più dinamica, machiavellica, confabulatrice e intricata di quella coreana e in definitiva, personalmente per me, più appassionante e coinvolgente , tuttavia...
Personalmente mi è mancata la chimica tra FL e il principe n° 4. Le relazioni amorose, in questa serie sono mal sviluppate, nel senso che ci sono dei passaggi , dei cambi di rotta, non chiarissimi, sono palesi le motivazioni ma non viene illustrato fisicamente o ben esposto quali sono le azioni che suggellano un interesse verso uno o un altro principe.
L'ottavo le piace ma è il marito della sorella, dal nulla decide di lasciarsi andare pensando che rinunciasse al trono per lei. E invece questo è un lavoro in cui la lotta al potere e il riscatto come figlio "leader" viene prima di tutto. L'amore ha davvero poco peso nella vita di questi principi, nessuno di loro rinuncerebbe a niente per questo :Nono, Ottavo, Secondo, Quarto... nessuno rinuncerebbe a nulla.
Ognuno di loro è caratterizzato umanamente ma è la scrittura tipica dell'autrice: quella di mostrare le asperità caratteriali di ognuno, mai propone uomini "candidi" , privi di peccato. L'unico, moralmente accettabile per me è il 13°, un uomo che sa sacrificarsi, proteggere e pensa in modo anticonformista, progressista e moderno, senza snobbare nessuno.
Non esiste alcuna fisicità in questo lavoro, l'amore è tiepido, mostrato con forza nelle lettere, QUANDO si è insieme si parla e basta!
La relazione tra FL E ML si vive, dopo essersi concretizzata, prevalentemente nell' angoscia. La loro relazione antecedente è troppo controllata, riservata e nascosta, con conversazioni limitate e brevissimi tocchi. Non sono riuscita a sentire COMPLETAMENTE la chimica e il desiderio reciproco.
Il quarto principe è disposto ad aiutare sotto coperta ma se il problema riguarda un intervento che può penalizzarlo si tira indietro da aiuti concreti, anche nei riguardi dell'amato fratello. Pur sofferente, è sottilmente spietato me senza sfumature, mostra due facce: un lato molto controllato e freddo o un altro spietato e crudele. Non ha saputo rappresentare una complessità e dare sfumature al personaggio, spiegare le motivazioni dietro tanta crudeltà, il coreano pur prendendosi delle libertà nella scrittura riesce a rappresentare tutto questo.
L'ottavo principe come recitazione mi è sembrato molto più credibile, specialmente sul finale , quando inizia a consumarsi e disgregarsi, perdendo ogni cosa. Bravissima anche Lu Wu, la concubina del 13,° come attrice, e anche la cognata del 13° e moglie del 10° Principe. Salvo questi e l'attore che impersona l'imperatore come interpretazioni di buona qualità, credibilità ed espressività microfacciale. FL E ML non mi hanno completamente convinto e coinvolto. La recitazione di tutti è stata molto rigida, rendendo le interazioni forzate e innaturali. Il lavoro di ripresa è stato disordinato e non ha dato forza alle scene drammatiche. Dopo l'ultimo episodio finale non ho provato lo stesso senso di tragedia e perdita che ho provato dopo aver guardato il coreano "Moonlovers", anzi son stata quasi sollevata che fosse finito benché la lettera cinese , ripresa dal libro, è molto più bella e poetica rispetto alla lettera coreana, lo riconosco.
Questo drama copre un arco temporale di più di 20 anni, tuttavia i personaggi rimangono uguali, nessun trucco o effetto per invecchiarli e renderle credibile la crescita, e sulla scena non sempre si capisce quanto tempo passa, solo dai discorsi comprendo che 3 minuti prima illustravano la vita 6 anni fa... .
Gli effetti speciali, la regia, le luci per le riprese notturne, i trucchi sono stati davvero PESSIMI, nel quindicesimo episodio la scena del laghetto di loto è davvero fatta MALISSIMO, non ho mai visto nulla di più scadente e mal realizzato in vita mia, ed è un peccato che non si possano allegare le foto alla recensione.
Le luci nelle riprese notturne non erano buone, ci sono aloni bluastri, tipo luci led, sul volto dei protagonisti, a macchie, e questo si verifica quasi in ogni episodio.
Ci sono molti piani di ripresa utilizzati ma il passaggio da uno all'altro spesso è brusco e molto traballante (forse per l'assenza di carrelli o steady cam) e taglia parti del volto dei protagonisti.
Molte scene all'esterno o effetti un po' più scenici sono stati girati con il Compositing e Green screen VFX: ossia le riprese dietro uno schermo verde e lo sfondo è un modello filmato separatamente, o immagini create utilizzando la computer grafica (come nello stagno di loto, ep.15). Durante la creazione della scena, lo schermo verde viene sostituito con lo sfondo richiesto, e si vede che è qualcosa aggiunto in un secondo momento, anche dalla neve che non cade sui personaggi per esempio... .
Canto doppiato o il suono del flauto non è sincronizzato con il movimento della bocca del personaggio.
Controfigure nelle scene a cavallo, e si vedono anche quelle.
Costumi belli? Se li confronto con quelli di the Yanxi palace sorrido teneramente... l'utilizzo delle borse termiche penso che non fosse proprio storicamente attendibile dato che la borsa termica d'acqua calda nasce nel 1903.
La colla sulla testa dell'imperatore sempre ben visibile in controluce nell'attaccatura della treccia, a volte visibile nelle scene col quarto principe.
Scarpe coperte da copri calzari (quarto principe e imperatore) ma a volte le suole moderne ( suole in tomaia EVA) sono ben visibili.
Cari Lettori mi chiedo se abbiate visto questo lavoro attentamente, con uno schermo adeguato e come abbiate potuto dare valutazioni superiori al sei. Io davvero me lo chiedo.
Ai sensibili di stomaco consiglio di saltare qualche scena nel trentesimo episodio... (wok umani, smembramenti)
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