Taking the Male Lead's First Night
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Una storia carina da confort zone ma nulla di più
Drama che alla conclusione possiamo dire da confort zone ...non ha mai avuto picchi di alta tensione per cui non abbiamo ma veramente avuto paura dell'episodio a seguire..L'ultimo episodio a parte la prima mezz'ora che sistema tutto il pasticcio creato dal secondo principe per cui tiene alta l'attenzione, dopo va a scemare in un lungo finale felice...
Pienamente soddisfatta no... i presupposti per un drama fantastico c'erano tutti ma sul finale si sono proprio persi...hanno forzato l'happy ending per tutti ..o quasi perché il secondo principe sembra fare una brutta fine e allora a questo punto io mi chiedo...spiritello autore ..mandarlo dalla donna che veramente amava e che ricambiava no?? Poteva essere un'aggiunta molto carina ... il re che è stato inutile per tutto il drama si risveglia dal veleno tutto contrito e pieno di rammarico per le sue azioni passate chiedendo scusa più volte...il finto buonismo non mi piace ..i traditori tutti perdonati ..ma almeno avessero spiegato meglio la loro posizione forse avrebbe avuto più senso ...
Sei figli?? Caspiterina e che botta di fortuna 3 maschi e 3 femmine 😂 se volevano farci ridere ci sono riusciti 😅
Nel complesso non è mi è dispiaciuto ma non ho per niente gradito il risvolto finale... la seonchaek originale era priva di vita in epoca joseon ma anche in quella moderna mi sembra sempre addormentata..qualche scena in più con lei con un bel risvolto decisivo anche per lei lo avrei preferito..poi ci hanno fatto intendere che il fratello di seonchaek potesse avere un flirt con la nostra prima cattiva e invece niente .. hanno chiuso davvero tutto troppo frettolosamente!
Peccato non penso che farò rewatch 😅 Do 8 per la simpatia e le risate che mi hanno fatto fare.. ma anche 7.5 poteva andar bene.
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L'insensata redenzione di una relazione malsana
Dodici episodi di media durata per un drama BL che inizialmente mi sembrava un mix tra “My personal weatherman” (rapporto sbilanciato, con uno dei due che predomina a tutti gli effetti sull’altro), “Jun & Jun” (i due si ritrovano anni dopo in contesto lavorativo, dove uno è il capo dell’altro), “Tokyo in April” (da ragazzi erano stati intimi) e “Revenged Love” (uno dei due protagonisti ha un approccio aggressivo e mostra atteggiamenti discutibili).I primi episodi, devo dire, mi sono piaciuti, e anche molto. Lu Feng è diretto, deciso, sicuro di quello che vuole e del suo interesse verso Yi Chen. Col suo corteggiamento serrato e insistente – al limiti del prevaricante - riesce a far capitolare il titubante e schivo Yi Chen. La storia tra i due decolla e sembra funzionare, finchè non diviene di dominio pubblico e le pesanti ripercussioni li portano ad un allontanamento forzato.
In questa prima parte ho apprezzato la caratterizzazione di entrambi, con Lu Feng deciso a non tirarsi indietro e a fare da scudo a Yi Chen (bellissima la scena in cui, uscendo da scuola, lo nasconde di fronti agli sguardi pettegoli dei compagni). D’altro canto vedo una grande naturalezza nell’insicurezza di Yi Chen: più che dubitare dei propri sentimenti, teme l’opinione altrui in merito al proprio orientamento sessuale. Questo aspetto permette una bella riflessione sul tema dell’amore negato dalla società. Non sono tutti dei Lu Feng, e la delicatezza e complessità dell’animo di Yi Chen emerge in tutte le sue sfumature con estrema credibilità. L'omofobia delle rispettive famiglie è il vero motore del drama. Vedere Lu Feng sottoposto alle violenze fisiche del padre pur di restare accanto a Cheng Yi, e assistere alla madre di quest'ultimo che definisce i propri figli "anormali" è una rappresentazione cruda e dolorosa di quanto l'odio e l'ipocrisia possano distruggere vite innocenti. Rispetto alla coppia, la chimica tra i due è elettrica, tra gesti carichi di tensione e sguardi che tengono incollati allo schermo.
Tolto però il flashback iniziale, tutto però è destinato a precipitare: se l’apatia di Yi Chen può essere ragionevole, l’atteggiamento di Lu Feng diventa semplicemente inaccettabile. Ossessione, prevaricazione, aggressività, insensata gelosia… La ricetta di un “amore” davvero malsano. C’è un ripetersi di tira e molla, con Lu Feng ostinatamente deciso a stare con Yi Chen ma poi, puntualmente, reo di comportamenti assurdi (lo shock dato alla madre di Yi Chen, l’infortunio alla gamba causato al fratello di lui, gli atteggiamenti punitivi per il matrimonio di Yi Chen, l’omertà sull’ubicazione del fratello da lui tanto cercato, e via dicendo). Una serie di atteggiamenti che sono una vera e propria escalation da condannare. Poco vale la giustificazione che emerge nel finale, molto forzata e davvero poco credibile quale mezzo per redimere un personaggio che, arrivati a quel punto, è comunque irrecuperabile.
Se i primi due episodi sembravano porre sotto i riflettori il tema dell’omofobia, il resto del drama ne fa uno strumento utilizzato nel modo peggiore, ovvero creando una sorta di giustificazione a una relazione tossica che è tutto fuorché romantica. Lu Feng è ossessionato da Yi Chen e disposto a sacrificare tutto per lui, ma questo non è amore. Non può esserlo se al contempo conta molteplici scene di abuso, manipolazione, violenza fisica e psicologica. E’ piuttosto una possessività malata che si vuole spacciare – orrore! – per un sentimento avvolto da un'aura di tragica epicità che finisce per nobilitarlo.
Anche l’evoluzione di Cheng Yi Chen risulta purtroppo deludente. La sua titubanza giovanile era più che comprensibile, la fase depressiva successiva anche. Ma il suo essere costantemente in balia delle pressioni esterne – che sia Lu Feng piuttosto che la madre – lo porta a subire senza mai reagire, fino a sposare una donna che palesemente non ama. C’è una buona dose si responsabilità nel suo essere costantemente vittima di tutto e di tutti, e alla lunga la cosa diventa quasi frustrante.
Passando alla recitazione, la prova dei protagonisti è senz’altro molto buona. Su questo nulla da dire. Molto meno convincenti gli attori secondari, in particolar modo quelli del secondo pairing, del quale avrei fatto sinceramente a meno: non arricchisce la storia, anzi fa da binario parallelo, ma senza che ce ne sia una reale necessità e con un risultato per giunta discutibile. Valutazione invece positiva a livello tecnico, dove la fotografia è curata e la regia riesce a creare un'atmosfera opprimente che riflette perfettamente il caos interiore dei protagonisti.
In conclusione, "Double Helix" è un prodotto tecnicamente interessante, con interpretazioni di livello e una fotografia da manuale. È un drama che suo malgrado riesce a tenere alto l’interesse dello spettatore. Ma è anche una serie che, volente o nolente, promuove un modello di relazione davvero discutibile. E per quanto mi sia piaciuto guardarla, per quanto abbia apprezzato il talento degli attori e la cura della produzione, non mi sento di dare una valutazione complessivamente positiva.
C’era un buon potenziale e un incipit che poteva portare a una bella storia, ma si è deciso - purtroppo. - diversamente.
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Wedding Impossible
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Deludente su tutti i fronti, una serie da dimenticare...
Credo di poterlo definire un drama che non puntava in alto, ma che - a conti fatti - poco ci mancava precipitasse.Niente di nuovo e il già visto è riproposto pure male. Manca la trama, ma con un buon romance posso farne anche a meno. Il problema è che manca anche una buona storia d'amore. Mancano attori validi, l'attrice protagonista in particolare non mi ha convinta, mi irritava anche solo vederla. Manca tutto, insomma.
Non c'è una scena - e dico una che sia una - che potrei salvare. Quando assegno valutazioni negative spesso lo faccio parlando di spreco di potenziale, di opportunità non colte, ecc. Ma qui, la materia prima scarseggiava già in partenza, su tutti i fronti (dalla scelta degli attori, alla sceneggiatura, alla trama, all'idea di base).
Da dimenticare, se si è visto. Da non vedere, se si è ancora in tempo.
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La Colombia fa da sfondo a una lotta tra potere e sopravvivenza nella quale perdere sé stessi
Come per "My name is Loh Kiwan" la presenza di Song Joong Ki è stato il motivo principale per il quale ho visto questo film. Tra l'altro ho trovato diverse similitudini tra i due: l'ambientazione lontano dalla Corea, lui che parte da una situazione di svantaggio (qui è un espatriato, nel film precedente un rifugiato) e un protagonista il cui spessore è più nell'aspetto introspettivo che in quello estetico (dimentichiamoci l'aitante capitano delle forze speciali de "I discendenti del sole", piuttosto, come in Loh Kiwan, abbiamo a che fare con un taglio di capelli inizialmente trascurato, un abbigliamento spesso trasandato e un volto che è tutto fuorchè perfetto, dagli occhi spesso arrossati alle lentiggini - nell'altro film erano dei nei - che costellano gli zigomi dell'attore)Ero curiosa di vedere "Bogotà" ma al contempo scettica per via dei vari rimandi non propriamente entusiasti (pare che sia stato un mezzo flop al botteghino). E invece devo dire che mi è piaciuto.
Non una prova eccellente ma comunque un film che ci sta. La prima parte mi è piaciuta molto: l'arrivo della famiglia in Colombia - inizialmente vista come transito per gli USA - alla ricerca di una vita migliore, l'ambiente completamente diverso negli usi e costumi (emblematico quando appena arrivato Guk Hui insegue il borseggiatore, per poi sentirsi dire che "Non sei in Corea, qui se insegui il tizio che ti ha derubato finisci nei guai"). Un mondo diverso, oltre che una lingua diversa. Mentre la famiglia si disgrega - il padre, elemento fallimentare, si autoelimina da solo dandosi all'alcolismo - il giovane Guk Hui si da da fare partendo dal basso, con determinazione e costanza, e animato da un modo di approcciarsi diverso dagli altri e che salta subito all'occhio del "Sergente" Park, contrabbandiere coreano da anni e di fatto a capo dei commercianti coreani della città. Park, insieme al suo sottoposto Su Yeong (che a un certo punto cercherà di smarcarsi e mettersi in proprio con gli affari), rapprensentano le due figure di riferimento per Guk Hui: osservandoli imparerà le regole non scritte dell'ambiente, sarà per loro un valido elemento ma mai completamente degno di fiducia e a sua volta lavorerà per loro senza mai affidarsi completamente. Più che altro, direi che li studia. Impara la lingua, impara come funziona il giro del contrabbando, partendo dal gradino più basso e scalando via via "i sei mondi". Se inizialmente spera di poter tornare in un futuro in Corea (quando rifiuta lo stupefacente offertogli dal collega perchè "in Corea è illegale", è indice di come veda la Colombia solo come un periodo di passaggio nella sua vita), col passare del tempo la voglia di tornare nella sua terra d'origine - dalla quale se ne era andato povero in canna - lascia il posto all'assuefazione per la bella vita che ora conduce (dove può permettersi di brindare a bordo di una piscina sul tetto di un palazzo e con vista mozzafiato, ricevendo in regalo nientemeno che un rolex). E' un primo segnale di svolta, il cambio di obiettivi e di prospettiva. Tenendo un profilo basso ha fatto esperienza, ha studiato tutto ciò che lo circonda e sa di possedere delle buone capacità. Eppure, manca qualcosa. E lo comprende quando il padre muore dopo aver cercato di sottrargli dei soldi che Guk Hui era incaricato di utilizzare per un'operazione di contrabbando. Quel momento rappresenta, nel concreto, il giro di boa: lui è già cambiato, ma è solo in quel momento che il suo cambiamento diventa palese a tutti. Questo perchè capisce che non basta l'esperienza e la capacità, se di fatto non lo temono. L'intimidazione prende il via con l'uccisione del tizio che a sua volta aveva cercato di eliminarlo. Da quel momento in poi - sergente Park compreso, che per un attimo appare addirittura intimorito - diventa chiaro a tutti che con Guk Hui non si scherza. Da lì la sua ascesa è rapida, Park sembra ormai una figura in procinto di cadere dal suo trono e l'allora mentore Su Yeong si trova suo malgrado e non senza malcelata invidia a dover accettare l'autorità di Guk Hui. Ci ritroviamo quindi di fronte a un protagonista che viaggia in prima classe e veste abiti fatti su misura, il suo viaggio in Corea viene citato ma non gli viene dedicata una scena che sia una (quasi a sottolineare che, ormai, la terra di origine non ha più un significato per lui). Il tentantivo di progettare un centro commerciale con negozi che seguano le regole sfuma, Su Yeong riesce a far leva sulle ormai radicate abitudini dei commercianti coreani per minare l'autorità di Guk Hui. In risposta, tornerà a fare ricorso all'aspetto intimidatorio, ma in modo diverso rispetto al passato: metterà in scena un finto attentato a sè stesso, cosa che inizialmente nessuno comprenderà, poichè del resto molti sono quelli che, potendo, avrebbero piacere di eliminarlo. E' una mossa rischiosa ma arguta, che da una parte gli premette di riconfermarsi a capo del territorio e dall'altra di far venire a galla gli elementi di cui è ormai giunta ora di liberarsi (sentendosi i primi sospettati dell'attentato - poichè di fondo ne avrebbero l'intenzione - scappano timorosi di una sua ritorsione). E' così che giunge la fine per Su Yeong, ormai consumato dall'invidia per non essere stato in grado di aver scalato "i mondi" come Guk Hui ha saputo invece fare. L'averlo accolto anni prima sotto la propria ala è ormai un lontano ricordo, non può esserci fiducia, solo un pugnalarsi alle spalle. Stesso discorso per il sergente Park, che fa una mossa più scaltra ma alla quale il protagonista era già preparato. Emblematica la scena finale, con lui che ha eliminato tutti coloro che gli stavano vicino ma dei quali non si poteva fidare, che osserva il panorama dall'alto. Ha raggiunto il sesto mondo, è potente, la gente lo teme. Ma è solo. Anche il ragazzo che era, il giorno del suo arrivo, inseguendo il borseggiatore, si era ritrovato in cima a un promontorio con un'ampia veduta davanti. Stessa scena, stesso nome, diversa persona. Non è più il ragazzo che era appena arrivato dalla Corea, ha preso una strada a senso unico, entrando a far parte di un sistema che non può più lasciare per riabbracciare i sogni del passato: le sue uniche opzioni ora sono sopravvivere e dominare o soccombere.
A livello di recitazione, davvero un cast molto valido, anche al di là del protagonista. Song Joong Ki, per la seconda volta dopo Loh Kiwan, riesce ad annullare qualsiasi attenzione all'aspetto estetico dando spazio al lato introspettivo del personaggio. Credo che sia l'ennesima prova della grande versatilità di questo attore - la cui fama internazionale certo è legata a drama come "I discendenti del sole" e "Vincenzo" - ma che sa abbandonare il ruolo del bello forte e fascinoso per dare vita a personaggi decisamente meno scontati e più difficili da interpretare (per fare un paragone, anche Ji Chang Wook ha tentato delle pellicole diverse dai suoi celeberrimi "Healer" o "Suspicious Partner", ma i risultati sono stati piuttosto deludenti).
Unica considerazione, inizia a farmi un po' strano vederlo impersonare giovani poco più che adolescenti. Vero che gli attori asiatici spesso camuffano bene l'età reale e vero che Song Joong Ki ha un volto da eterno ragazzo. Ma siamo alla soglia dei quaranta, scaliamone pure una decina o poco più, ma quando all'inizio del film si spaccia per un diciottenne... E' credibile solo fino a un certo punto.
Nulla da dire sulla sceneggiatura. Avrei tolto forse qualche scena - ripetuta - dei controlli dei camion ai posti di blocco, a favore di qualche passaggio in più nella sua scalata al potere iniziata con la morte del padre.
In conclusione, non un film che passerà alla storia, ma senz'altro un prodotto originale - difficile confondere la sua trama con quella di altri film/drama - ben interpretato e interessante.
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Primo episodio superlativo!!!
Il primo episodio è stato fantastico, un mix di emozioni.... c'era davvero tutto!poi vedere junho ballare e cantare fa sempre piacere!!
L'ambientazione, le musiche i costumi tutto perfetto!!!!!
E la recitazione beh SUPERLATIVA, Lee Junho nell'ultima scena mi ha devastata, dalla corsa disperata per arrivare all'ospedale all'incredulità nei suoi occhi nel vedere li sua madre.....
Non vedo davvero l'ora di continuare questo bellissimo viaggio insieme alla Typhoon family!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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Un drama soprannaturale poco horror e troppo thriller e con un sovraffollamento di cattivi.
Partiamo dalle aspettative: tra il ritorno di Nam Joo Hyuk dopo il servizio militare (l’ultimo suo drama, Vigilante, risale infatti al 2023), la regia di Choi Jung Kyu e l’ampia visibilità data da Netflix… Ci si aspetta – inevitabilmente – davvero tanto. "Donggung" – conosciuto anche come “The East Palace”, che poi è storicamente il palazzo del Principe Ereditario - è senz’altro un prodotto ambizioso e per certi versi anche curato, ma che non riesce a centrare davvero l’obiettivo prefissato.LA STORIA - L’avvio è intrigante e catapulta lo spettatore in un regno immaginario afflitto da morti inspiegabili che colpiscono uno dopo l’altro gli eredi della famiglia reale. L’elemento soprannaturale permea l’ambientazione in modo quasi onnipresente, facendo percepire il concentrato di forze sinistre e spiriti malvagi che si annidano praticamente in ogni angolo del Palazzo. Il Re, disperato per lo stato di salute del giovane Principe Ereditario, convoca segretamente Gu Cheon per via della sua singolare capacità di vedere gli spiriti e viaggiare nel regno dei morti. Quale spia al suo fianco – nei panni di una dama di corte come tante - mette la propria figlia, la principessa Saeng Gang, allontanata da tempo da palazzo per volere dello stesso sovrano a causa della sua capacità di udire le voci degli spiriti, aspetto fortemente in contrasto con quanto il sovrano va affermando dinnanzi ai suoi sudditi, ovvero che le maledizioni e gli spiriti non esistono.
L’improbabile duo “maledetto” si ritrova dunque a investigare sul mistero che avvolge il Palazzo Reale, fatto non solo di presenze vendicative tanto inquietanti quanto rancorose, ma anche di segreti sepolti da tempo. Fino a qui, tutto bene. Molto bene, a dirla tutta. Ma le ricerche di Gu Cheon e Saeng Gang portano a uno scenario ripetitivo, dove lui varca il mondo dei morti svariate volte e ripropone la lotta con lo spirito maligno di turno. Scenograficamente la prima volta si rimane colpiti, le tonalità rossastre e l’atmosfera densa rendono in pieno l’idea di un luogo insidioso e opprimente. Alla lunga, però, stufa un po’. Stesso discorso per gli spiriti maligni, che di horror hanno ben poco. Rispetto ad altri drama osa di più, certo, ma se parliamo di horror, siamo davvero su piani molto distanti: non c’è proprio nulla di raccapricciante e nessuna tensione in crescendo prima dell’improvviso e spiazzante colpo di scena. Al di là che le presenze sono quindi semplicemente bruttine, manca proprio il brivido necessario a mantenere viva l’attenzione e, senza la quale, tutto si traduce in una serie di scene ripetute che, al più, alimentano la noia. Altra nota dolente, la sovrasaturazione di cattivi, tra vivi e non: si parte dalla Favorita, poi si punta il dito contro la Regina Vedova, poi è il turno dello stesso sovrano, poi dello spirito del Principe Ereditario, quindi ancora la madre del Re e, perché no, tiriamo in ballo anche la madre di Saeng Gang. Far credere che un personaggio è il colpevole e poi dirottare gli indizi su un altro è sempre un bel meccanismo da guardare… Una volta. Ma se poi le volte diventano due, tre, quattro o addirittura cinque, ci si trova di fronte a un disco rotto che gira a vuoto. Sostanzialmente tutto si traduce in un buon numero di peccati e una nutrita schiera di cattivi, dove l’obiettivo sembra diventare un gioco di associazione (collega il peccato al cattivo giusto). Detto questo, tra tutti i colpevoli, la figura più complessa, interessante e meglio riuscita è senza dubbio quella del Re, dove le colpe - pur pesanti e imperdonabili – nella sua mente trovano una sorta di giustificazione, seguendo un po’ la logica machiavelliana de “Il fine giustifica i mezzi”.
Il finale non riesce assolutamente a darsi un tono, sembra tirato insieme in modo sbrigativo negli ultimi minuti e lascia un senso di incompletezza, quasi fosse mancata qualche lettera per scrivere davvero al parola “FINE”. Poteva avere senso solo nel caso fosse previsto un sequel – cosa che non mi risulta al momento – ma anche lì poi ci si sarebbe dovuti inventare tutto un nuovo arco narrativo per la seconda stagione. Se nuovo arco narrativo significa però riproporre ancora scene ripetute in continuazione... Anche no, grazie.
CAST - Su Nam Joo Hyuk c’è poco da dire, è davvero bravo. Una prova per lui del tutto nuova, che si discosta dai ruoli interpretati in passato, mostrando una maggiore maturità. Il suo Gu Cheon è stanco, sarcastico e segnato dal passato: una percezione che si evince in modo costante quasi fosse un’aura visibile intrinseca, che si trascina dietro qualunque sia la scena (una lotta, un momento ironico, un confronto serio, ecc.). Le parole seguono il copione, lo sguardo tiene salda l’identità del personaggio. Al suo fianco, Roh Yoon Seo porta in scena una figura che non è la classica damigella in pericolo, bensì il collante dell'indagine, colei che dipana gli intrighi politici mentre Gu Cheon combatte gli spiriti. La loro partnership, costruita su fiducia e rispetto reciproco, dovrebbe essere il cuore pulsante della storia, con una chimica che cresce in modo naturale e mai forzato. Dico “dovrebbe” perché avrei apprezzato un focus maggiore sull’aspetto emotivo che riguarda il duo e qualche viaggio nel mondo degli spiriti in meno.
IN CONCLUSIONE - "Donggung" cerca palesemente di portare in scena qualcosa di nuovo. Ci riesce però poco. E’ una visione che trova senso per chi apprezza un po’ di fantasy e atmosfere cupe (ma non troppo cupe) e per il piacere di rivedere il bravo attore protagonista. Ma chi è alla ricerca di una storia dai contorni netti e dal profondo impatto emotivo, potrebbe ritrovarsi arrancare con frustrazione, soprattutto nella seconda parte.
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Undercover High School
5 persone hanno trovato utile questa recensione
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action e comedy il top
Dispiaciuta ...perché?? Bhe' è finito e ora ci tocca aspettare per rivedere uno degli uomini con lo sguardo più bello in azione!! Solo lo sguardo non direi...ma torniamo al drama!!E l'oro era reale!! Un super applauso al padre di Hae song un super agente fino alla fine ..ha nascosto il tesoro perché aveva bisogno di scoprire prima chi era l'agente spia!! Peccato che purtroppo non ha potuto portare a compimento la sua missione, ma suo figlio certamente non ci ha deluso!!
Fantastico cast, recitazione perfetta per questo drama, ognuno ha avuto una parte fondamentale, dal trio che di agenti che ci ha fatto sbellicare, alla nostra professoressa pazza ma che ama i suoi alunni ...da Hae song stra figo in tutte le vesti che ha interpretato, eccezionale davvero nelle parti drammatiche, i suoi occhi davvero parlano da soli... e per ultima ma non ultima per bravura, la nostra preside psyco ..davvero che recitazione stupenda fino alla fine!!! Mi spiace che qualcuno sarà rimasto deluso per il poco romance ma per me ha avuto un mix perfetto tra action - comedy e dramma per una volta basta così!!
Il balletto sarà indimenticabile e un 8.5 è meritato!!
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Una serie che aspirava a distinguersi ma che ha puntato a un obiettivo di fatto non ben definito.
Titolo singolare e avvio promettente. Se il bullismo per il sovrappeso è cosa già vista, la discriminazione etnica non è così frequente nei drama asiatici (la protagonista viene giudicata per via della madre, dalla quale peraltro ha ereditato l’insolito colore degli occhi, i capelli e le lentiggini). La serie prende il via con i due adolescenti emarginati, apparentemente legati da un’amicizia grazie alla quale si sostengono a vicenda. All’insaputa di lui, lei è però in procinto di voltare pagina e ricominciare una nuova vita a Seul: nell’addio ci scappa la prima volta di entrambi.Dal secondo episodio si ha il salto temporale in avanti di anni, lei che torna per un funerale, i due che si incontrano: lui, ora un uomo affascinante, senza più occhiali e chili di troppo, ancora palesemente innamorato di lei, sembra aver vissuto in un’eterna e inconcludente attesa. Lei si ritrova catapultata nella realtà dalla quale era fuggita, dal rapporto difficile col padre alla cerchia di persone che conoscono la sua storia e che, dedite ai pregiudizi, la fanno sentire ancora etichettata e giudicata come un tempo. Lei, quindi, è combattuta tra una situazione che non è mai riuscita ad affrontare e il sentimento per Yeon Su. Con lui c’è un continuo rincorrersi a vicenda dettato da un pessimo tempismo (meccanismo che può avere senso una prima volta ma che proposto così a ripetizione stufa). Lei risulta molto capricciosa: lo allontana ma poi lo cerca, pretende rimangano solo amici ma non disdegna effusioni. Lui subisce, da sempre e apparentemente per sempre: praticamente è in balia di lei e dei suoi mood quotidiani. Verso la fine, un aneddoto – evitabile – su un episodio cruciale del loro comune passato torna a galla e diventa l’ennesimo ed ultimo ostacolo di questo tira e molla infinito. Ovviamente si rivelerà superabile, dipanando alcuni dubbi legati al passato e lascerà spazio a una conclusione abbastanza scontata.
A conti fatti, la parte forse più emozionante è quella legata al rapporto padre-figlia, che concentra negli ultimissimi episodi un vero e proprio sviluppo tra questioni passate e prospettive future
Il cast non mi ha entusiasmata. Conoscevo già l’attrice protagonista, molto apprezzata in altri drama, ma devo ammettere che le sue interpretazioni iniziano a sembrarmi un po’ tutte simili.
A livello di musiche, “Here I am” meritevole di finire nella mia playlist.
Tirando le somme, “Motel California” – e a questo punto ci si chiede il perché di questo titolo, già che non ha avuto alcun significato particolare se non la denominazione dell’albergo di famiglia – sembra inizialmente promettere un viaggio verso una destinazione nuova, salvo poi perdersi per strada e non arrivare di fatto da nessuna parte. Non è nemmeno brutto, sicuramente in certi meccanismi è molto ripetitivo, ma il vero problema è che arrivati alla fine lo si archivia come quella serie vista ma già pronta per essere dimenticata e che non si avrà certo voglia di rivedere una seconda volta.
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Romantic Anonymous
8 persone hanno trovato utile questa recensione
“La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai che gusto ti capita”: è andata proprio così con questo drama. Colpa mia che non mi sono informata e l’ho messo in visione appena uscito solo per il titolo, “RomanticsAnonymous”, credendo fosse una serie coreana, ma è giapponese, convinta fosse doppiato, invece è con i sottotitoli, pensando fosse frivolo, invece è davvero profondo. E ci sono davvero i cioccolatini, perché ogni episodio ha il nome di un cioccolatino, con un ingrediente particolare. La storia è quella di una ragazza coreana, trasferita in Giappone, con un passato da hichikomori, incapace di guardare le persone negli occhi, che ha trovato nel cioccolato e nelle sue creazioni una ragione per vivere, diventando una creatrice anonima di cioccolatini per una prestigiosa cioccolateria (ma quanto cioccolato gronda da queste righe??). Il nuovo proprietario di questo negozio ha a sua volta una grossa difficoltà: non può toccare o essere toccato da nessuno, un problema notevole considerato che non può stringere nemmeno le mani dei clienti o essere avvicinato da amici e familiari. Tra un cioccolatino ripieno e l’altro, alla ricerca di preziosi ingredienti e sapori che riportano in vita vecchi ricordi (come delle vere e proprie madelaines), si intreccia il cammino della psicoterapeuta di entrambi i protagonisti, sarà lei la chiave? Due cameo eccellenti mi hanno quasi fatto pensare ad una seconda stagione, che, se ci fosse, stavolta mi sbaferei e divorerei con consapevolezza.
Cast indovinato, scenari dai colori vivaci e ost deliziosa.
Da mangiare tuto a scatola chiusa. Una scatola di cioccolatini può salvare la vita. Aveva ragione Forrest Gump. Slurp!
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Sto scrivendone la recensione al tavolo, in cucina, con le bietole nella padella sul fuoco e una tisana calda al mio fianco. Eppure solo fisicamente son qui. La mia testa è ancora con Sim Woo Joo su quella panchina a chiedersi se avrebbe potuto fare diversamente, se va bene lo stesso, se sarà perdonata, se riuscirà nei suoi intenti. Questo drama è riuscito a farmi toccare corde che non credevo nemmeno di avere. La bravura di Lee Sung-kyung non credevo potesse arrivare a questi livelli e non da meno è stato sicuramente Kim Young-kwang nei panni dell'altro protagonista di questa melodrammatica storia: i loro ruoli, i loro familiari, tutto ciò che li circonda, che li preme e li incatena.
Per la prima volta, credo, se qualcuno mi chiedesse "me lo consigli?" io gli direi "certo!", ma se mi chiedessero il perchè a mio parere debbano vederlo ecco.. A quello non saprei rispondere.
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BL dal significato profondo e di ottima qualità, tra balli, amore ed emozioni
Una sorpresa inaspettata e sorprendentemente gradita: ecco cosa è stato per me questo film. Mi capita spesso di tenere d’occhio dei titoli – perlopiù drama, talvolta film – anche con largo anticipo rispetto alla data di uscita e ritrovarmi poi troppo carica di attese e aspettative. Qui è stato l’esatto opposto, sono venuta a conoscenza di questo film davvero per caso, ho pensato di buttargli un occhio… E non sono più riuscita a distogliere lo sguardo.Trasposizione giapponese dell’omonimo manga, la storia ruota attorno alle vicende di due ballerini agli antipodi su tutti i fronti, dal tipo di ballo allo stile di vita, dal carattere alla formazione ed educazione ricevuta, dagli obiettivi futuri al modo di affrontare la vita nel presente. Irrimediabilmente incompleti se presi singolarmente, diventeranno però l’uno la soluzione dell’altro, ma solo a fronte di un percorso difficile e scelte che porteranno a galla debolezze oltre alla paura di rimettere in tutto in gioco, di abbandonare una comfort zone di fatto poco gratificante e osare desiderare e lottare per qualcosa di più.
Diametralmente opposti ma con nomi estremamente simili – uno dei tanti dettagli che fanno la differenza – abbiamo da una parte Suzuki Shinya, figura di punta dei balli latini, vibrante e travolgente come l’atmosfera di Cuba, un ritmo che ha nel sangue e che lo porta a vivere la sua passione in modo intenso. Manca però di ambizione, preferisce essere un piccolo pesce, il numero uno di uno stagno, invece di aspirare a migliorarsi e mettersi alla prova nel grande mare del panorama internazionale.
Dall’altra parte, Sugiki Shinya, rigido e controllato, preciso e attento nella gestione della sua vita così come nei passi dei balli da sala. Mosso dall’ambizione fin dalla tenera età, insegue strenuamente ciò che ha deciso deve essere l’obiettivo della sua vita.
A far convergere le esistenze di questi due improbabili alleati, il campionato di tutti i campionati: 10 Dance, un’estenuante competizione dove i partecipanti devono cimentarsi in altrettanti tipi di stili, che spaziano dai balli di sala a quelli latini.
La scelta di allearsi e diventare insegnanti reciproci dell’area di eccellenza è promossa da motivazioni diverse per l’uno e per l’altro. Parte del gruppo di lavoro saranno anche le rispettive partner, personaggi comunque chiave a modo loro.
Da lì in poi l’evoluzione del rapporto sembra un’escalation irrefrenabile: due anime che si incontrano, rimangono affascinate, si ricercano, si studiano, si comprendono. Con sofferenza, desiderio e speranza.
Suzuki troverà nell’ambizione di Sugiki un modello da seguire e da esso verrà spronato a desiderare qualcosa di più, a mettere veramente tutto sé stesso per raggiungere gradini sempre più alti e a non accontentarsi di vivere come un piccolo pesce in un piccolo stagno. In questo senso la forza trainante di Sugiki è davvero notevole, sembra sapere esattamente quali tasti premere per provocare e stimolare Suzuki a mettersi in gioco.
Di contro, sarà grazie a Suzuki se Sugiki riuscirà a superare un evento passato e a scendere a patti con una verità a lungo rinnegata, accettando che la sua vera natura sia più simile alla figura del Dio della Morte o Mietitore, piuttosto che a quella del cavaliere gentiluomo, aspirazione e modello da lui autoimposto ma che non gli permette di essere veramente fedele a sé stesso. In questo senso, anche Suzuki saprà su cosa fare leva – parlando di “delusione” e “essere ridicolo” – per far perdere il controllo a Sugiki e privarlo di quella finta compostezza dietro alla quale si è trincerato per tutta la vita. Il modo in cui Suzuki si indispone nel vedere Sugiki trattenersi, un contenimento della rabbia che gli da praticamente sui nervi e che lo spinge con determinazione a farlo invece sbroccare, è riportato in maniera credibile e coinvolgente.
Accettare di essere diverso da ciò che si avrebbe voluto essere (Sugiki), accettare di volere qualcosa di più di ciò che si è sempre creduto bastasse (Suzuki)… Sono aspetti difficili ma che i due trovano la forza di affrontare solo grazie all’aiuto reciproco, un supporto promosso da un sentimento che nasce e che si fa via via più forte e definito. Un amore che non è semplicemente “travolgente”, ma che si riconosce come legame indissolubile tra anime e che, dal momento in cui si palesa diventa poi di fatto innegabile. Le scene intime sono davvero ben fatte, emozionanti e per nulla volgari, l’NC18 più per delle inquadrature di nudo che in realtà non hanno a che vedere direttamente con le interazioni tra i due ballerini.
Dopo aver fatto i conti con i deludenti risultati del campionato durante il quale ciascuno dei due sembra non trovare la forza per fare il proprio “passo” in avanti, ecco che nella competizione finale vince il coraggio e trova l’epilogo in una serie di balli di coppia che sembrano ripagare lo sforzo fatto per arrivare fin lì (vedere Sugiki sorridere divertito mentre balla gratifica più di qualsiasi discorso).
Tanti, ma davvero tanti, i punti di forza del film. In primis, la recitazione, semplicemente spettacolare. Grande sintonia ed espressività, scene intense e cariche di significato. Le emozioni traboccano dagli sguardi dei protagonisti, dai loro passi e movimenti, la passione per il ballo diviene passione per la vita, per l’altro, per il proprio essere. La danza, per l’appunto, qui la fa da padrona: vederli volteggiare e cimentarsi nei diversi stili - singolarmente, tra di loro, persino con le rispettive partner – è una vera e propria gioia per gli occhi.
La sensualità del ritmo cubano si fonde con il galateo e l’eleganza dell’etichetta di sala, generando un quadro ricco e affascinante, nonché splendidamente equilibrato.
Regia, scenografia e fotografia di ottimo livello e di grande impatto. Pur ambientata ai giorni nostri, sembra di vivere a metà tra il presente e un passato più o meno recente, dove la tecnologia c'è ma è limitata (c’è la metro, compare un cellulare in un paio di occasioni), trovano spazio oggetti che sembrano appartenere a qualche decade precedente (il tipo di automobili piuttosto che uno stereo portatile che sa tanto di anni '80) e altri elementi ancora a dare un tocco d’altri tempi (lampadari a cristalli dalle luci soffuse, gare con giudici e giurie senza maxischermi o pannelli dinamici pubblicitari). Tutto questo regala l’impressione di un tempo indefinito, così come lo è la percezione dell’ambientazione (un attimo prima ci si sente nel cuore de L'Avana, l’attimo dopo si passeggia tra alberi natalizi e fiocchi di neve).
Temevo un finale lontano dall’happy ending (e per una volta tanto avrei anche potuto accettarlo) invece il sipario cala su un epilogo un po’ aperto, ma in senso positivo. Il manga di cui è l’adattamento, del resto, è ancora in corso di pubblicazione, per cui non escludo possa esserci in cantiere un sequel, cosa che mi auguro, sia perché la conclusione avrebbe meritato altrimenti uno spazio maggiore, sia perché la famosa competizione 10 Dance di fatto ancora non si è vista.
Se proprio vogliamo trovare il pelo nell'uovo e valutare un paio di spunti di miglioramento, uno potrebbe essere la comunicazione spesso ridotta all’osso, sebbene questo sia però generalmente un tratto distintivo dei drama/film giapponesi, per cui difficile intervenire su questo aspetto senza snaturare nell’insieme la struttura caratteristica. L’altro riguarda la scelta delle musiche: belle, famose e orecchiabili, sanno fare egregiamente la loro parte. Ma pensare di riuscire a ottenere il medesimo risultato senza far ricorso a brani celebri poteva essere quella sfida difficile ma allo stesso tempo intrigante.
Caldamente consigliato a tutti gli amanti delle BL, della danza, della musica e delle storie di vita e d’amore.
In attesa e nella speranza di un sequel, valido anche per un saltuario rewatch.
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Questa recensione può contenere spoiler
Delusione avevo altre aspettative
Ho iniziato con tanta aspettativa ..I primi due episodi sono stati con il botto ...ma da quando parte amnesia e tentati omicidi alla highlander immortale, ha cominciato a perdere sostanza...
Hanno messo in ballo tante ma tante cose e quelle che andavano curate di più in 16 episodi le hanno abbandonate a metà! Esempio?? Il nipote del grigio?? Sparito così?! Dopo che l'ha picchiato ciao ciao?? Cioè ok è diventato avvocato ma Neanche quando hanno arrestato lo zio ha fatto qualcosa?l'utilità e la sostanza di questo ruolo dov'e"? sto figlio legittimo sembrava un angelo e in men che non si dica si trasforma in un presunto omicida?? E la madre? Avida.. caliamo un velo pietoso... la madre di taeyon ..non ho ancora accettato il suo atteggiamento nei confronti dei due mariti deceduti ... eunamm perde completamente di spessore ..è partita a bomba e poi??
Cast ok per i tre uomini principali recitazione super .. sincera hildo quello che ho apprezzato di più perché la sua storia è chiara dall'inizio alla fine viene spiegata e conclusa nel modo che meritava ... il grigio fantastico nella recitazione ma ancora il suo ruolo da che era giovane ad oggi ...non mi è chiaro affatto e non mi ha soddisfatto...
Per ultimo il nostro protagonista..adorato il suo sguardo da sadico soddisfatto quando tirava il colpo giusto .... ma alla fine è vero guardandosi indietro e guardando avanti..cos'è rimasto alla fine?? Niente solo vuoto ...a no la pistola..ricordo dell'essere sopravvissuto ad essa parecchie volte.... una seconda stagione sulla base di un altra vendetta per 16 episodi?? E che vendetta poi non c'è più nessuno dietro di lui ...
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BELLISSIMO
L'ho amato 😍😍😍E' un cdrama rassicurante in cui i due protagonisti hanno una storia sana, in cui si rispettano a vicenda, hanno fiducia l'uno nell'altra e si amano profondamente.
I due protagonisti hanno una chimica pazzesca ed insieme sono bellissimi e dolci. Ho adorato come il loro rapporto sia cresciuto piano piano, e che entrambi anche stando insieme come coppia, siano riusciti a coltivare i loro interessi personali senza annullare se stessi.
Mi sono piaciute tanto anche le musiche.
Ma la cosa che mi è piaciuta di più è stata la frase con il nome di una pianta all'inizio di ogni puntata.
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L’impossibile confronto con un premio Daesang
Remake dell’omonimo drama coreano, la versione giapponese di "Hot Stove League" è un drama che non sarebbe corretto definire brutto. Anzi, è bellino. La storia, quella del manager che arriva a risollevare una squadra di baseball sull'orlo del fallimento, funziona ancora. La macchina narrativa è oliata, i conflitti aziendali e sportivi si susseguono con ritmo discreto, e il protagonista giapponese fa del suo meglio con un personaggio che richiede freddezza e profondità, riuscendo tutto sommato nel primo ma fallendo abbastanza nel secondo aspetto.Difficile però competere con qualcosa di già visto e di più bello. La struttura della trama è sostanzialmente identica, ma c’è una differenza sostanziale. Mentre guardavo la versione nipponica, mi rendevo conto che mancava qualcosa di fondamentale. Manca quella presenza scenica che ti cattura, quello sguardo e quell’espressione capaci di tenerti incollato allo schermo. Manca Namgoong Min, insomma. L’attore coreano, vincitore del Daesang – una sorta di Premio Oscar, per intenderci - proprio per questo ruolo, non ha recitato la parte del General Manager Baek Seung Soo: è stato il GM. Kamenashi Kazuya, per quanto bravo, recita. Namgoong Min, invece, vive il personaggio. Quella recitazione minimalista, dove un semplice alzarsi gli occhiali o una pausa di silenzio terrorizzano l’interlocutore, è una lezione di cinema che il remake non riesce nemmeno lontanamente a eguagliare.
Hot Stove Leauge racconta una bella storia. Ma dopo aver messo a confronto i due drama, sono sempre più convinta che il successo non sia tanto legato alla bellezza della vicenda in sé, quanto al modo in cui il protagonista – certo con l’aiuto dei personaggi secondari - l’ha portata in scena. Per chi ha amato l’originale, questo remake risulterà una copia sbiadita e tranquillamente evitabile. Per chi ancora deve decidere, il consiglio è la versione coreana, tutta la vita. Chi invece vorrà fare il percorso inverso – prima il remake giapponese e poi l’originale coreano – capirà probabilmente il significato di “valore aggiunto”.
In conclusione, questo "Hot Stove League" è sì un prodotto onesto, ma che cammina all’ombra di un gigante.
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Una storia insolita.
Avevo aspetto con ansia che fosse concluso per vedere questo drama che già dalla trama mi incuriosiva e avevo ragione è proprio il mio genere.Un fantasy un po' insolito con una storia dove due sconosciuti si ritrovano uniti perché lui sente le emozioni di lei che sia tristezza,felicità o ansia.Lui è un fantastico chef che da bambino ha perso sua sorella gemella con la quale aveva questo rapporto di sintonia particolare.Lei invece è una precaria sbadata e sta sbarcando il lunario mentre studia.
Lui decide di aprire un ristorante nel quartiere dove abitava da piccolo e dove cercherà il colpevole della scomparsa della sorella e lei invece torna a vivere con la mamma e nonna nello stesso quartiere e proprio di fronte il ristorante.Presto lui scopre che l'emozioni che prova sono di quella ragazza.Iniziano così una storia insolita dove succede un omicidio che però poi non sarà un omicidio , un intreccio di storie che porteranno presto a scoprire il colpevole della scomparsa della sorella di lui e anche a far innamorare i protagonisti.Alla fine tutto si scopre e si risolve.
A me questa storia è piaciuta tanto per come si è sviluppata durante le puntate e mi ha invogliata a vederla.Loro sono così belli e davvero bravissimi,le lacrime che verseranno loro in questo drama è impressionante.Ho scoperto con lui un altro attore fantastico che non conoscevo.
Consiglio la visione a chi piace il genere un po' fantasy misterioso ma allo stesso tempo romantico.
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