PS: se non amate gli splatter, ma soprattutto la violenza non vedetelo perché é pieno.
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Un Marito per Cento Giorni
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Alla seconda visione ho skippato intrighi politici, guerre e conflitti di corte — sono fatti bene, sì, ma li abbiamo già visti mille volte in altri sageuk. Invece la loro relazione è fresca: il matrimonio forzato, i battibecchi quotidiani, lui che cerca di “comandare” anche senza alcun potere… oro puro
In particolare, la commedia funziona perché:
- non rende mai Hong Shim stupida o ingenua
- umanizza il principe senza togliergli del tutto la sua identità
- usa dialoghi e micro-gesti più che gag esagerate
È uno di quei drama che, alla fine, si ricordano non per la trama politica, ma per come ti fanno sorridere scena dopo scena. Se uno lo guarda solo per la loro dinamica di coppia, sta comunque facendo la scelta giusta.
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Crush e Homecoming
Io ho visto la versione Crush e Homecoming, dove si vede i due mini movie insieme, sono di una dolcezza e di una tenerezza assurda. Adorata la storia, fatta solo di musica e nessuna parola, che ci parla di un amore, come negli altri della serie, vissuto in sordina, ma che poi sfocia in qualcosa di più.Questo tra quelli che ho visto, è sicuramente quello che mi è piaciuto di più, soprattutto per la mancanza di parole, dove con un gesto o un biglietto, si capisce tutto!
Carinissimo!!!
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Return to the Palace
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Un drama accattivante
Una storia insolita, almeno per me, e molto coinvolgente, sebbene raccontata in modo leggero anche se è un noir. Ha momenti drammatici e momenti ilari. Non ci sono molte locations, nè chissà quali vestiti ma poco importa, perché riesce a coinvolgere lo spettatore.Un racconto di fantasmi, spiriti, stregoni e sciamane, a chi piace il genere è raccomandato.
L'unico appunto è la recitazione di Bona, molto piatta, ha due espressioni: quando ride e quando sta seria, fine.
Yook Sung Jae va già meglio. Ma il bravo della situazione è decisamente l'attore che impersona il Re! Lui ha dato dei punti a tutti: Kim Ji Hoon.
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'Cause You're My Boy
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ma la trama va ha farsi benedire
in pratica questa serie è super confusionaria accadono le cose senza preavviso e motivo. c'è prima si fidanzano per finta(ma pk?) poi si mettono d'avvero (cosa che non si capisce bene) e poi accadono altre cose a caso. per il resto mi è piaciuto ho visto serie peggiori ma diciamo che la gmmtv non delude mai. ho amato il loro bacio nell' episodio speciale stavo per piangere. peccato che nessuno di loro sia più nella gmmtv e che la coppia si sia sciolta. Frank è un una nuova coppia,diciamo che la 1 serie che ho visto era terribile un solo doppiatore per tutti e durava troppo poco... invece Drake era uno tipo nanon che faceva protagonisti o supporto in serie non LGBT+. non so pk se ne sono andati ma gli auguro il meglioQuesta recensione ti è stata utile?
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Recensito da: Effe IG: _Dramalia_Questo lo definirei il drama del miracolo, perché è un drama cinese che ho visto dall’inizio alla fine e, udite udite, mi è piaciuto!
Sia chiaro, è pur sempre un drama cinese che persegue in tutto e per tutto le dinamiche, la tipologia narrativa e la produzione classica che appartiene a tutte le serie tv che arrivano dalla Cina, quindi si presenta con ben 36 episodi (più uno speciale) che raccontano di tre storie d’amore che nascono e si sviluppano in modo sempre un po’ assurdo, con questi protagonisti che non appaiono mai troppo umani ma piuttosto come delle esasperazioni di sé stessi, del loro ruolo lavorativo e del loro modo di relazionarsi. Però, sta di fatto che l’ho visto piacevolmente e, alla fine, non mi è dispiaciuto.
Zheng Shu Yi è una giornalista che si occupa di economia, è giovane, intelligente, particolarmente brava nel suo lavoro e, a quanto ci dicono, bellissima (al punto che questa cosa le viene ripetutamente rinfacciata). La sua penna viene definita come pungente, acuta, ma sempre molto centrata, onesta e valida, tant’è che inizia a farsi strada nel mondo della finanza venendo scelta come giornalista da personalità di spicco per interviste mirate. Una di queste persone è Shi Yan, un finanziatore sulla cresta dell’onda che fino a quel momento ha sempre rifiutato apparizioni in pubblico. Shu Yi ad ogni modo, essendo così richiesta a discapito di colleghe più anziane, genera facilmente invidie sul posto di lavoro, e anche nelle relazioni sentimentali non se la cava molto bene. Scopre infatti che il suo fidanzato storico la tradisce con una giovane ragazza la quale, per un fraintendimento che si protrarrà per quasi tutti gli episodi, sembra essere proprio la nipote di Shi Yan. Shu Yi quindi si avvicina al giovane finanziatore con due scopi: intervistarlo e trovare il modo di mettere in cattiva luce la nipote e l’ex fedifrago che vuole a tutti i costi entrare a lavorare nell’azienda di Shi Yan. Ma le cose non vanno esattamente così, infatti, come nelle migliori favole romantiche, tra i due, mentre continuano a collaborare lavorativamente, sboccia l’amore. Sentimento che, se devo dirla tutta, ci regala anche parecchie gioie, i cinesi infatti avranno una scrittura un tantino assurda, ma a limoni sono dei veri maestri, scordatevi le labbra appena sfiorate dei Coreani! Ad ogni modo Shi Yan e Shu Yi non sono l’unica coppia di cui questo drama parla. Adesso, smettete di fare qualsiasi altra cosa stiate facendo, armatevi di penna e taccuino e concentratevi perchè i nomi sono uno scioglilingua: Yu You, un professore di economia che collabora con Shi Yan, si innamora di Shi Yue, la giovane e vera nipote di Shi Yan che lavora come stagista di Shu Yi al giornale; e poi la mia coppia preferita in assoluto composta da Guan Ji, dongiovanni, amico e socio di Shi Yan, e Ruo Shan (Shan Shan), migliore amica di Shu Yi e anche lei giornalista ma per un altro giornale.
L’aver introdotto altre storie piuttosto valide, ben fatte e molto gradevoli (quasi al pari della prima), a mio parere è un bel punto di forza che riesce in qualche modo ad alleggerire le 36 lunghissime puntate di cui è composto questo drama. Ciò rende la narrazione più leggera. Al contrario, se come in tanti altri drama mi fossi ritrovata con quasi 40 puntate tutte incentrate sostanzialmente sulle stesse due persone, probabilmente avrei mollato la nave molto prima. Sì, con tutta l’onestà, va detto che tutti gli intrecci amorosi si snodano all’interno dello stesso gruppo di persone, quindi non c’è grande fantasia in tutto nè troppo impegno narrativo, però, per gli standard cinesi, questo drama risulta sorprendentemente scorrevole, piacevole e carino. Lo consiglierei indubbiamente a chi, come me, fatica a trovare un drama cinese apprezzabile, e a chi sta cercando qualcosa di molto romantico per passare il tempo. Sicuramente per gli amanti dei c-drama, questa è una storia che non vi deluderà.
Ecco, se posso darvi un’ulteriore dritta, nel caso in cui facciate un po’ fatica ad approcciarvi a questo genere, io ho guardato questo drama non come faccio con quelli coreani, ma a tempo perso, nei ritagli di momenti liberi, e, alla fine, non ho percepito la pesantezza degli episodi, quindi suddividetelo nel tempo e non affrontatelo tutto insieme.
Per il resto, sono felice di poter finalmente promuovere un drama cinese a cuor leggero!
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La certezza delle doti di Hyun Bin!
Leggendo le altre recensioni, molto negative, penso sia importante lasciare anche la mia.Spero possa essere utile a qualcuno.
La storia è molto interessante, e il tema delle personalità multiple viene trattato in maniera molto delicata ma in profondità.
Credo che l'errore di molti sia metterlo a confronto con Kill me, Heal me. Sono due storie molto diverse, entrambe molto belle, ma i confronti non hanno mai senso se non nei casi di reboot e remake.
Hyun Bin è stato fantastico come sempre, perfetto nel suo doppio ruolo. Molto bene anche il resto del cast e la chimica tra i due protagonisti.
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Non ci siamo
Il drama parte bene....con vibe stile xfiles.....ma poi tutta la tensione finisce in poco o nulla. All'inizio mi sono subito affezionata ai protagonisti, al mistero dei suicidi e soprattutto mi piaceva la pate nel passato più che nel futuro. Ho empatizzato, ma poi molte lineee narrative sono state abbandonate non si sa perchè e Il grande mistero....un clone? Tutto qui? E poi se ho un alieno tra le mani che faccio? Gli chiedo solo la tecnologia per cancellare la memoria? tutto qui? e poi è così facile sconfiggere i potentissimi cattivi? Il finale lascia parecchio a desiderare. Peccato.Questa recensione ti è stata utile?
trionfo della dell'ingiustizia.
ho intitolato così questa recensione perché in ventun ore di durata, questa storia mostra in ogni minuto o cattive intenzioni, o emozioni tossiche, rapporti di opportunismo, classismo, invidie, tradimenti, bullismo. In un ambiente dorato fatto di lusso e grandi ricchezze, eleganza degli ambienti e bellezza dell'aspetto esteriore e vestiario, si muovono personaggi che mostrano il peggio dell'essere umano nei rapporti interpersonali. Siamo alla fiera dei bassi profili morali. In mezzo all'arte nobile della musica e del bel canto , si muovono personaggi dall'animo deturpato. La facciata è bella, la sostanza è scabrosa. Non mi è piaciuta questa storia , per niente; mi ha rattristato l'anima quasi in ogni momento della sua evoluzione. Ho voluto andare fino in fondo sperando in un epilogo per lo meno di giustizia e invece la cattiveria ha perdurato fino all'ultimo.Non capisco come abbia potuto raggiungere un punteggio così alto questa sfilza di brutture di sentimenti umani. Forse il punteggio alto è dovuto alla interpretazione degli attori che , come sempre, ho trovato eccelsi fra quelli coreani.
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Adrenalina e recitazione, zero noia
La continua ripetizione di un giorno è il massimo della noia, giusto? No, sbagliato. Perché in questo mini-drama di soli 15 episodi da circa 40 minuti non ce ne sono cinque di noia. Anche quando, verso la fine, pare che il ritmo per un paio di puntate rallenti fino a fermarsi, in realtà il coinvolgimento emotivo è tale che non si avverte alcun sintomo di stanchezza.Si comincia dal primo episodio, decisamente straniante, in cui ci si ritrova su un bus. Una ragazza, seduta accanto ad un ragazzo, improvvisamente lo accusa falsamente di averla palpeggiata e fa una scenata per scendere dal bus con lui, per poi andarsene per la sua strada. Ma, poco dopo, lei viene investita da una moto e finisce all’ospedale mentre lui, che nel frattempo ha preso un taxi, rimane coinvolto nell’esplosione del mezzo da cui sono appena scesi. La polizia indaga, partendo dalla discesa dei due dall’automezzo, immortalata dalle telecamere di sorveglianza. E ben presto scopriamo che quel bus continua ad esplodere ripetutamente, in un continuo loop temporale, qualsiasi cosa la protagonista, e poi il ragazzo, e poi la polizia facciano…
In un crescendo di altissima tensione, con punte da cardiopalma, con pochissimi momenti di sollievo umoristico, ma con la perfetta descrizione dell’urgenza, della paura continua cui i protagonisti sono soggetti, scopriamo a mano a mano i meccanismi di questo circolo vizioso, e le dolorose storie personali degli ignari passeggeri dell’autobus che vi sono intrappolati. Oltre a lottare contro gli sconosciuti che fanno esplodere il mezzo, i due ragazzi devono anche guardarsi dalle onnipresenti telecamere, cercando nel contempo di ottenere l’aiuto della polizia. Lungi dall’essere ripetitivo o noioso, il continuo reiterarsi delle condizioni di partenza, ogni volta sviluppate in modo più o meno diverso, contribuisce a rendere l’atmosfera oppressiva e claustrofobica, lasciando lo spettatore senza fiato, come se stesse correndo con i protagonisti alla ricerca di risposte, soluzioni, vita. Perché il numero delle ripetizioni possibili non è infinito… Il canone in D di Pachelbel, che pure tanto mi affascinava già prima della visione di questo drama, sicuramente non mi uscirà più dalla mente.
Nel proseguire delle vicende l’affiatamento dei due protagonisti aumenta, partendo da una comprensibile sfiducia reciproca fino allo sbocciare di una credibile storia d’amore, con un’ottima chimica fra i due, supportata da una recitazione davvero verosimile, e mai esagerata. In verità l’intero cast recita in maniera ammirevole, senza mai eccedere, pur riuscendo a trasmettere una grande varietà di emozioni.
Non solo il protagonista maschile Bai Jing Ting che, nonostante non abbia ancora 30 anni ha già al suo attino decine di ruoli in altrettanti film, drama e show televisivi, ci consegna un ottimo ritratto di un giovane sviluppatore di giochi che cerca inutilmente di non farsi coinvolgere in una situazione letale, rimanendovi tuttavia immischiato fisicamente ed emotivamente.
Non solo Zhao Jin Mai, di appena vent’anni e con alle spalle già una sequela infinita di ruoli anche principali risalenti fin dalla tenera età, interpreta alla perfezione il ruolo di una studentessa appassionata e un po’ ingenua, decisa a salvare tutti i passeggeri del bus condannato, dibattendosi contro le infinite difficoltà generate dalla situazione improvvisa e estrema.
Il cast secondario è costellato di attori di fama, che aggiungono peso e spessore al drama. Tra tutti, citiamo Liu Tao, che interpreta la vice capo della stazione di polizia, e che in passato ebbe il ruolo da protagonista nientemeno che in Nirvana in fire, e Liu Yi Jun, capitano della stessa stazione, anche lui già visto in Nirvana in fire e in almeno una cinquantina di altri drama. Ma anche la maggior parte degli altri personaggi, eccetto forse la madre isterica del gattaro, un po’ troppo caricaturale, sono resi mirabilmente, contribuendo non poco alla riuscita della serie.
Non solo della coppia principale, ma anche di molti dei passeggeri del bus conosciamo via via le vicende, il che contribuisce non poco a dar loro spessore, evitando di relegarli a semplici figure di cartone destinate a bruciare nel prossimo loop.
E’ soprattutto apprezzabile che, oltre a mantenere alta la tensione praticamente per tutte le puntate, vengano delineate chiaramente, e seguite, le leggi che governano il susseguirsi dei vari loop e il modo per interromperli. L’unica mancanza in proposito è che non ci viene spiegato come e perché i protagonisti vi si siano ritrovati invischiati. Voglio credere e spero che sia perché intendono farne una seconda stagione, possibilmente con gli stessi attori, ma credo sarà difficile: la serie è un adattamento del romanzo [i]Kai Duan[/i] di Qi Dao Jun, che ha anche partecipato alla sceneggiatura.
Il tutto è aiutato da un’ottima cinematografia, attenta e non avara di momenti spettacolari. Pur non trattandosi di un colossal, non si tratta nemmeno di una produzione a budget completamente risicato. Quello che hanno risparmiato nei costumi (trattandosi di continue ripetizioni, i vestiti cambiano poco) lo hanno sicuramente investito in altri comparti. Il commento musicale è piacevole e attinente alle scene e, soprattutto, vanta [i] My Only [/i], una canzone cantata dal magnifico Zhou Shen: un nome, una garanzia.
In sunto, un drama adrenalinico che non pecca in coerenza, magnificamente interpretato, con un finale che non deluderà gli spettatori, lasciando un buon sapore in bocca e una distinta sensazione di vuoto allo stomaco, sintomo inequivocabile dell’inizio di una potente crisi di astinenza.
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Revenge of the Reborn Princess
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Drama di rinascita un po' diverso dal solito.
E' un mini drama, ma non di formato completamente mignon. I costumi sono molto carini e le ambientazioni si difendono bene, anche se ci si chiede più volte per quale motivo la gente vada a passeggiare nei boschi di bambù o si dia lì appuntamento, dal momento che non ci sono punti di riferimento cartelli di segnalazione eccetera.Ho molto apprezzato la recitazione della coppia principale, ma anche gli altri personaggi si sono difesi molto bene.
C'è stato un discreto approfondimento di alcuni personaggi, sia pure senza sforzarsi troppo: giriamo sempre intorno al concetto delle persone che si incontrano da bambine e poi ovviamente mantengono nell'etâ adulta i voti e le promesse e le aspirazioni e tutto l'ambaradan che si sono ripromessi quando ancora facevan, per dire, fatica a camminare.
Al netto di questo, i primi episodi sono stati un po' confusi, ma poi si è cominciato a capire il meccanismo della faccenda e tutto è andato molto più liscio.
Il finale è risultato un pochino moscio, senza un mordente e un po' illogico, stonato rispetto a tutto quello che era successo nei 19 episodi precedenti. Non che sia un finale completamente da buttar via, ma ha deluso un poco.
Da segnalare un ottimo comparto musicale.
Abbondantemente promosso, anche perché non ha il tempo di perdersi in sottotrame noiose e di nessun interesse.
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Cucina Giapponese e matematica da sballati ...
La storia descrive il percorso di un giovane matematico, diciannovenne, confuso, con tendenze alla Icaro, che disilluso dall'evidenza che lui, per quanto geniale, ha davanti a sé persone ancora più geni di lui, decide di gettare alle ortiche la sua intelligenza matematica e cercare una meta che lo ponga più in alto di tutti.Incontra un genio della cucina giapponese che lo coinvolge a diventare chef del suo pluripremiato ristorante con tante stelle Michelin.
Sfidato, mette in gioco la sua forma mentis matematica con le alchimie della cucina di alto livello, diventando in breve un unicum. Ma quando raggiunge, o pensa di aver raggiunto la sua meta, come Icaro, vicino al sole, le sue ali di cera si sciolgono e cade in picchiata sulla nuda realtà della terra, perdendo tutto: ristorante, cuochi, amici, mentore ecc ... è solo (e sfigatello) ... ma nella ripartenza ecco che si palesa il suo vero punto di forza: il PADRE con la P maiuscola che (al nono episodio) gli ridice chi è e per che cosa vale la pena di mettersi in gioco.
Quindi va a recuperare quanto ha perduto, incluso il suo mentore che, a differenza di lui, un padre non ce l'ha, ha un surrogato, algido, altissimo, inarrivabile che però lo ha quasi fatto fuori con le sue menate sulla cucina ... alla fine ricompone i pezzi che aveva fatto fuori, impara dalla realtà che ci sono cose che vengono prima della propria superbia.
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Crush e Homecoming
Io ho visto la versione Crush e Homecoming, dove si vede i due mini movie insieme, sono di una dolcezza e di una tenerezza assurda. Adorata la storia, fatta solo di musica e nessuna parola, che ci parla di un amore, come negli altri della serie, vissuto in sordina, ma che poi sfocia in qualcosa di più.Questo tra quelli che ho visto, è sicuramente quello che mi è piaciuto di più, soprattutto per la mancanza di parole, dove con un gesto o un biglietto, si capisce tutto!
Carinissimo!!!
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Da vedere
Guardata inizialmente per Dylan Wang e per la storia intrigante. Mi è piaciuto perchè non parla solo della storia d'amore, di lei contesa da due uomini e della tematica della differenza d'età, ma parla anche della situazione lavorativa in cui si trova ancora la donna in Cina, un mondo dove gli uomini ancora non vogliono riconoscere il valore di una donna che sa fare bene il suo mestiere che non è così diversa da quella che si vive qui in Italia per esempio. Per quel che riguarda la storia d'amore ho adorato la devozione di lui, nata inizialmente dal rispetto e dall'ammirazione per questa donna, e dopo divenuto amore, e la dolcezza con cui lui cerca sempre di rendergli il lavoro meno pesante e aiutarla nei momenti più difficili. Fantastico come si occupa di lei riuscendo a rispettare i suoi spazi e il suo bisogno di indipendenza. Una storia d'amore meravigliosa. Come attori per me sono tutti e due fantastici e con una bell'intesa. Io lo consiglio da vedere assolutamente.Questa recensione ti è stata utile?
Adattamento televisivo del breve manga omonimo di Harada, One Room Angel è una miniserie in 6 episodi di 24 minuti ciascuno, per la regia di Eda Yuuka. Dovrebbe, a parer mio, essere preceduta da un avviso ben visibile: le tematiche trattate sono piuttosto pesanti, spaziando dalla depressione, alla violenza, all’omofobia, al suicidio, senza per questo voler essere esaustivi. Diciamo che non è un’opera per tutti ma, in realtà, pur non essendo una persona allegra di natura, e avendo anzi una visione piuttosto pessimistica e sconsolata della vita, mi sono ritrovata alla fine dell’ultimo episodio ad asciugare qualche lacrimuccia di commozione sentendomi sollevata. Vogliamo parlare di un percorso di guarigione? Chissà.
Certo un simile percorso pare averlo fatto Koki, un uomo che fa il turno di notte in un kombini, i piccoli supermercati giapponesi. Costui vive alla giornata, al limite della sussistenza, privo di ambizioni, estraniato da tutto e da tutti, senza in realtà avere alcuno scopo nella vita, neanche quello di viverla. Trovandosi apparentemente in fin di vita a seguito di una rissa, pare vedere un angelo venirgli incontro nei suoi ultimi istanti. Lo porterà in cielo? No, Koki si sveglia miracolosamente quasi guarito, con un debito astronomico da pagare all’ospedale e la stanzetta che chiama casa occupata dall’angelo, imbronciato, amnesico e incapace di volare. Lo accoglierà e, insieme, cominceranno il percorso di guarigione di cui sopra.
Qualcuno potrebbe non apprezzare la relazione fra i due: se è pur vero che c’è una disparità di età sconfortante – l’angelo è veramente troppo giovane! – è anche vero che in realtà nulla accade fra i due, e il rapporto è meno che platonico, praticamente soffuso di una luce interiore. Legati a doppio filo dal fatto che l’angelo percepisca ogni emozione di Koki, al punto che la negatività dell’uno fa perdere le penne delle ali all’altro, i due cercheranno di recuperare i ricordi perduti del giovane e di far tornare all’uomo la voglia di vivere, nella speranza che ciò permetterà all’angelo di tornare a volare. Già, le ali. Facciamo un veloce paragone con le orecchie di Yoda e… chiudiamola lì.
Aiutata da un cast di personaggi secondari limitato ma di buona efficacia e scrittura, la coppia riesce a trasmettere un cumulo disordinato di emozioni che afferrano alla gola. Se Shūhei Uesugi ha saputo rendere al meglio un Koki trasandato, ironico e depresso, l’angelo interpretato da Takuya Nishimura mi ha più volte attivato la modalità [i]madre sul piede di guerra [/i]per la sua petulanza e irriverenza. Ma, essendo così soffuso di angelica luce (sicuramente un filtro, eh?), come si fa a tirargli un ceffone?
All’accumularsi delle notizie sul passato di entrambi, in un crescendo che sa quasi di mistery, cominciamo ben presto a sospettare che One Room Angel sia un drama che non possa [i]finire bene.[/i] Perché un [i]angelo[/i] che può volare non è di questa terra.
Ora, non avendo letto il manga, non posso sapere se il finale sia esattamente uguale nei due casi. Certo è che le ultime battute hanno un senso di incompiutezza che lascia allo spettatore l’interpretazione del loro significato. Per conto mio, ho deciso di credere a una versione che non renda, di fatto, inutile tutto il percorso di guarigione di Koki.
In conclusione, un piccolo gioiello da vedere e rivedere anche quando, ormai, i colpi di scena saranno già conosciuti e svanirà l’effetto sorpresa. Non è per questo che One Room Angel è un drama da vedere.
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