Una storia insolita.
Avevo aspetto con ansia che fosse concluso per vedere questo drama che già dalla trama mi incuriosiva e avevo ragione è proprio il mio genere.Un fantasy un po' insolito con una storia dove due sconosciuti si ritrovano uniti perché lui sente le emozioni di lei che sia tristezza,felicità o ansia.Lui è un fantastico chef che da bambino ha perso sua sorella gemella con la quale aveva questo rapporto di sintonia particolare.Lei invece è una precaria sbadata e sta sbarcando il lunario mentre studia.
Lui decide di aprire un ristorante nel quartiere dove abitava da piccolo e dove cercherà il colpevole della scomparsa della sorella e lei invece torna a vivere con la mamma e nonna nello stesso quartiere e proprio di fronte il ristorante.Presto lui scopre che l'emozioni che prova sono di quella ragazza.Iniziano così una storia insolita dove succede un omicidio che però poi non sarà un omicidio , un intreccio di storie che porteranno presto a scoprire il colpevole della scomparsa della sorella di lui e anche a far innamorare i protagonisti.Alla fine tutto si scopre e si risolve.
A me questa storia è piaciuta tanto per come si è sviluppata durante le puntate e mi ha invogliata a vederla.Loro sono così belli e davvero bravissimi,le lacrime che verseranno loro in questo drama è impressionante.Ho scoperto con lui un altro attore fantastico che non conoscevo.
Consiglio la visione a chi piace il genere un po' fantasy misterioso ma allo stesso tempo romantico.
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Sproloqui prima di andare a nanna
Questa recensione mi è molto difficile da scrivere. Ieri sera ho finito di leggere la novel da cui è stata tratta questa serie iconica e, nonostante mi sia fatta una grassa risata (e dopo aver chiesto il reso dei miei nove euro), posso dire che questa è una storia proprio, ma proprio brutta. Brutta brutta brutta.TharnType è considerata la “ciliegina sulla torta” delle serie BL Tailandesi, e se ti è piaciuta la serie buon per te! A me francamente no, ma è un altro discorso, possiamo comunque essere amici.
Leggere la novel è stato un parto gemellare, ma è per via della combo letale dislessia + orrori grammaticali (no, seriamente, chiunque sia stato a tradurre deve ricevere una multa salatissima; tra il passaggio dalla prima persona alla terza NELLA STESSA SENTENZA a tutte le volte che un personaggio veniva misgenderato — he/him a she/her — e alla costruzione grammaticale dove i verbi e i soggetti e i complementi venivano sbarellati in tutte le direzioni… NON MERITI I MIEI SOLDI)
… però se ci fosse stata una rivisitazione seria e non approssimativa, poteva uscire un prodotto sicuramente migliore.
Perché? Lo spiego in breve. TharnType a differenza di Not Me e Bad Buddy — ma come altre serie ispirate da libri — è un riadattamento *fedele*: stessi personaggi, stesso universo, stesse catastrofi. Ogni scena tra la coppia protagonista presente è presente nel libro.
Vorrei comunque soffermarmi a parlare di due situazioni in particolare:
1) Type non viene indicato come un “omofobo” ma come un “sessista” e… no, sono due cose differenti, perché mai gli dèi delle parole avrebbero creato due termini per specificare lo stesso concetto? Type è omofobo, punto, non riempiamo di zucchero il cucchiaio per addolcire la pillola: non è il primo omofobo di questo pianeta e non sarà l’ultimo, solo perché poi diventerà gay non significa che non abbia avuto pensieri maligni verso altri omosessuali che non sono Tharn — sì, perché la storia è che Type odia i gay, ma è gay per l’uccello di Than, il solo e unico.
2) Tharn è per metà Tailandese e per metà Americano (bianco) e mi ha fatto una rabbia leggere la scena di quando porta una torta a Type, e quest’ultimo — insopportabile in TUTTO il libro — fa un commento tristissimo:
Tharn: *regala torta al cioccolato come pegno di scuse* Non volevo offenderti, Type. Ho pensato che la torta al cioccolato ti si addica.
Type: Perché sono nero? Sei solo un cinguettante straniero.
Nella traduzione viene utilizzato il termine *black*, e mi chiedo… Khun Mame: 1) sei Tailandese 2) hai volutamente creato un personaggio che descrivi come pallido (Type) perché lo vuoi far passare per nero?????? 3) vuoi far arrivare questa uscita infelice da parte di un ragazzo che è per metà Tailandese, di cultura Tailandese, con costumi Tailandese… ma che vuoi comunque definire “straniero” (con accezione negativa). Nella sua testa doveva essere una battuta divertente — a me ha fatto sbellicare non perché fosse spassosa, ma perché ha voluto aggiungere del razzismo in una situazione dove non ci stava.
Tharn che Type sono insopportabili, sia nel libro e di conseguenza sia nella serie. Trovo che i loro personaggi siano bidimensionali: non hanno nulla di attraente nella personalità, se non il fatto che sono declamati da tutti come due persone di bell’aspetto — cosa che però non riguarda la personalità, quindi sorvoliamo. Non hanno qualità, non hanno pregi, le uniche due passioni che vengono specificate sono la musica per Tharn e il calcio per Type, ma non sappiamo nient’altro.
Non riesco ad entrare in empatia con loro, neppure con Type che ha subito un trauma infantile che l’ha portato a odiare gli omosessuali — da fanciullo è stato abbindolato da un lavoratore ingaggiato dal padre che l’ha legato e toccato.
È giusto empatizzare con lui, ma mi è proprio difficile dal momento che questa storiellina è stata buttata lì SOLO per trovare un motivo per fargli odiare i gay: non poteva essere un semplice omofobo ignorante, no, Khun Mame doveva inserire l’abuso infantile per poi abbandonarlo dopo che Tharn e Type hanno rapporti sessuali frequenti e con discorsi del tipo… che già dopo il loro secondo incontro fisico parlano di non usare il preservativo e se ne vanno in ospedale come una coppietta per fare dei test. Il senso? Vuoi creare un personaggio che ha ricevuto molestie sessuali in età giovane da parte di un uomo adulto, e lo rendi subito a suo agio con il sesso con il suo compagno di stanza gay che per giunta detesta? Questa è logica.
Superare un trauma è una buona cosa: affrontare i demoni del passato, non cedere alla depressione, risollevarsi dopo un brutto periodo… peccato che Type e la sua famiglia NON abbia denunciato il molestatore — per timore che fosse passato per una povera vittima… cosa che lo è — e che non abbia fatto alcuna terapia per metabolizzare il trauma subito e proseguire la propria vita con un tenore migliore.
È inconcepibile che proprio Type stesso — il ragazzo che ha subito molestie — decide di concedere a Tharn la propria verginità anale per non essere in debito con lui (non starò a spiegare il motivo, ma Tharn lo aiuta a risolvere una questione e Type non vuole dovergli nulla).
Type è veramente un personaggio scorbutico e non ha una sola qualità per poterci coltivare affetto: oltre ad essere chiamato costantemente “bello”, ha una ristretta schiera di amici e OGNI volta che deve interagire con altri esseri umani sembra abbia la scopa su per il culo… la timidezza non è la fine del mondo, se non fosse scritto sulla locandina che è un tipo spigliato e amichevole. Bho. E per non parlare di quanto sia violento — sia verbalmente che fisicamente, non so voi, ma se bisticcio con degli amici o con la compagna non mi metto a tirare ceffoni o pugni per far valere la mia opinione… cosa che Type fa più di una volta.
Sapete quando era giustificato ad usare la violenza? Quando Tharn — dopo aver scoperto che il suo compagno di camera è un etero omofobo — abusa sessualmente di lui… massì! Diamo al personaggio con precedente trauma psicologico e fisico motivo di interfacciarsi con uno stronzo che gli forza la propria sessualità masturbandolo senza il suo consenso. E con il termine abuso non intendo solo il fatto che lo tocchi ripetutamente senza il suo volere, ma intendo anche dalle puttanate che gli dice, di quanto “sia bravo a letto e che presto lo scoprirà…” e tutto questo i produttori l’hanno fatto passare come cosa sensuale e per far bagnare il pubblico di ragazzine che si strappano i capelli per le ship homo.
Tharn è il personaggio che meno ho apprezzato, ha questo alone di perfezione che lo circonda — decantato da terzi — che risulta stucchevole. Una scena che ho odiato — penso nessuno abbia messo in luce — è come la sorellina, Thanya, lo veda come un Dio sceso in terra: questa stronzetta con la puzza sotto il naso, dalla famiglia ricca, un fratello maggiore che le insegna la nobile arte del pianoforte e con occhi solo per l’altro fratello fuori casa per l’università. Non ricordo quanti anni abbia esattamente, ma è in età prepuberale; ha un atteggiamento da principessina sul pisello e risponde malissimo a Thorn, il fratello maggiore, solo perché lo spettatore deve vedere quanto Tharn sia perfetto!!!!! Un bravo fratello!!!!!! Un bravo figlio!!!!!! Perché Tharn è meglio di Thorn, Tharn è speciale e Thorn no, Tharn sa suonare la batteria, Tharn ama la musica, Tharn ha una band, etc, etc. Thanya è solo una viziatella ed è inutile alla trama. Quando un personaggio non aggiunge nulla alla storia, vuol dire che è inutile: Tharn potrebbe anche essere figlio unico che questa storia andrebbe avanti.
La scelta degli attori è oltremodo ridicola: due ragazzi diciottenni che vengono interpretati da adulti che non sembrano affatto adolescenti… uno quasi trentenne (all’epoca delle riprese) e l’altro che nonostante sia agli inizi della ventina, ne dimostra mooooolti di più. I MewGulf sono tra le coppie più shippate dai vari stan del web, ma questo lo so per la valanga di video correlati durante la settimana in cui ho fatto binge-watching. Tuttavia, dopo aver letto il libro, potrei quasi affermare che non siano i volti giusti per il tipo di personaggi descritti. Tharn doveva essere un ragazzo Tailandese e Americano, ma posso comprendere che non ci possa essere molta richiesta nell’ambito attoriale al momento.
La recitazione *non* è il massimo; per quanto mi vogliono far credere (: i miei amici appassionati del drama, specifico) che mentre si baciano, copulano e fanno le coccole sembrano veramente affiatati, ai miei occhi non è così. Qua parte uno dei miei primi pregiudizi, ossia che Gulf, l’attore di Type, mi ricorda un personaggio di qualche vignetta di Tullio Altan, e non riesco a prenderlo seriamente. Purtroppo, al povero Type gli vengono affibbiati appellativi femminili — questa cosa roleplay moglie/marito solo perché sono fissi nella posizione top/bottom deve finire, le coppie non hanno questo standard “uomo/donna”, è una etero-normativa che mi disgusta: essere donna esattamente cosa significa? Comportarsi da isterica come fa Type? Essere colui che lo prende nel didietro?
La verità è che questo è un prodotto per tutte quelle fujoshi/fundanshi che hanno una visione per il mondo queer come scenario per le loro fantasie sessuali. Noi gay abbiamo il diritto di avere una rappresentanza sullo schermo quanto gli etero, ma è dannoso pensare alla comunità Lgbtq+ come pozzo per parafilie decorate da abusi.
L’uomo che ha abusato di Type non è una merda poiché gay, ma è una merda per aver abusato di una persona, con l’aggravante che l’abusato si trattava un ragazzino; NESSUNO nella serie ha fatto accenno a questo… solo al fatto che fosse un uomo con perversioni verso gli uomini.
Se volete farvi una risata, comprate il libro formato kindle su Amazon: preferisco leggere delle seghe mentali di una donna adulta su due ragazzi piuttosto che pensare che da tale sega sia stata sviluppata un’intera serie di successo per i motivi sbagliati.
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It's Okay to Not Be Okay
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Un colpo al cuore!
La prima parola che mi viene in mente per descrivere questo drama è INTENSO. Intenso in ogni sua scena, da quella drammatica a quella divertente a quella romantica.Ho amato tutto di "It's Okay To Not Be Okay”, dagli attori bravissimi e pieni di talento alla storia struggente ma al contempo piena di positività, dalle musiche stupende e perfette alla scenografia straordinaria. Ci sono molte scene che mi hanno emozionato in tanti modi differenti. Ho pianto ed esultato con i protagonisti tanto sembravano reali.
Seo Ye Ji, la protagonista che avevo già visto in altri drama, in questo dal il meglio di sé. La sua recitazione è pura passione e il suo personaggio è cinico all’ennesima potenza ma al contempo pieno di forza.
Kim Soo Hyun, il protagonista, mi è piaciuto moltissimo. Il suo personaggio ha una crescita pazzesca e alla fine riesce ad avere una consapevolezza di sé stesso tutta nuova. Il rapporto con il fratello è qualcosa di veramente toccante, un’altalena di emozioni.
Oh Jung Se (che interpreta il fratello autistico del protagonista) è un attore stratosferico. Impersonare un uomo affetto da autismo credo sia difficilissimo ma lui lo fa sembrare semplice e rende ogni scena perfetta e commovente.
Non vi parlo degli altri attori, che come ho già detto prima, sono tutti bravissimi. Ognuno dà alla storia il suo tocco rendendola migliore.
Una delle cose che ho amato di più di questo drama sono le fiabe incorporate alla narrazione di ogni episodio. Sono tutte meravigliose, toccanti e vere.
Grazie a Netflix che ha sfornato una serie originale di altissimo livello, che mi ha emozionata dall’inizio alla fine.
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When the Phone Rings
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Drama per chi ha la sindrome di Cenerentola
Bel drama, ma non ho capito tutto l' entusiasmo che c'è dietro, non ci sono argomenti profondi, la protagonista è una vittima senza via di uscita, come al solito la donna è una schiava del terzo millennio e non riesce a liberarsi se non con l' aiuto di un uomo che l'ha amata fin da quando erano bambini e succube di una madre che pensa più a se stessa che alla figlia, da madre e questa è una cosa che mi fa incacchiare non poco! Mah! Va bene per chi ha la sindrome da Cenerentola, trama assurda come al solito soprattutto nel finale, con errori di scene, e vabbè come sempre penso che bisognerebbe fucilare (in senso figurativo) gli sceneggiatori che non sono proiettati nel 2025, ma fanno sti drama con altissimi rate, per quelle che vivono nelle fantasie di fiabe che ci hanno raccontato da bambiniQuesta recensione ti è stata utile?
Una serie che regala una prospettiva diversa dal solito ma che emoziona solo fino a un certo punto.
Sarò sincera, l’inizio mi aveva convinta poco. Benchè mi piacesse l’idea di un padre single quale protagonista, la caratterizzazione dei due personaggi principali non mi rassicurava: lei non era solo fredda e distaccata, tutta lavoro ed empatia zero, ma risultava proprio antipatica. Lui, pur apprezzandone la determinazione nell’essere in primis un bravo papà a costo di mettere in stand-by la carriera professionale, mi risultava davvero insipido e piatto.Una volta diventato suo assistente, già mi figuravo uno zerbino a tutto spiano. E invece, a quel punto, una svolta: lei non si trasforma in un concentrato di simpatia, ma diventa più tollerabile mentre lui, nonostante il ruolo da sottoposto, emerge come un vero e proprio punto di riferimento. Equilibrato, determinato ma non in modo arrogante, forte di una sicurezza che non punta ad apparire, bensì ad “esserci” e che deriva ovviamente dall’aver allevato da solo una figlia.
Mentre Kang Ji Yun inizia a mostrare a lui e allo spettatore un lato più fragile e insicuro di sé, Eun Ho diventa sempre più la sua colonna portante. Anche la relazione – nata per caso – con la figlia di lui evolve nella giusta direzione. Ji Yun comprende quanto vuota e fredda sia stata la sua vita prima dell’entrata in scena dei Eun Ho e Byeol, Eun Ho si concede di desiderare qualcosa per sé che vada oltre all’essere orgogliosamente padre, aspetto che sembra essere colto anche dalla figlia, che non fa ostruzione alla coppia ma, anzi, l’accoglie con serenità.
Avrei forse evitato la coincidenza che lega Eun Ho, il defunto padre di lei e la stessa Ji Yun: sa tanto di classico clichè dei drama asiatici, che promuovono spesso collegamenti risalenti all’infanzia. Posso però capire che, senza questo spunto, sarebbe stato poco credibile che – tutto ad un tratto – Ji Yun potesse superare il blocco legato alla traumatica perdita del padre che l’ha poi condizionata per tutta la vita. Finale prevedibile, ma giusto e credibile per la storia portata avanti.
Secondo pairing non particolarmente degno di nota e i cattivi della serie non sono dei cattivi di tutto rispetto (ci sono drama in cui anche l’antagonista sa farsi apprezzare nella sua veste da cattivo, ma non è proprio questo il caso).
Nonostante riconosca a questo drama un approccio un po’ diverso dal solito, un’attenzione verso il valore dei rapporti e delle relazioni che vanno ben oltre la singola coppia protagonista… Mi ritrovo a dare, pur con relativo dispiacere, una valutazione semplicemente buona. Questo perché dal punto di vista del coinvolgimento si è rivelata una serie piuttosto carente: l’ho trovata concettualmente bella ma non è riuscita a emozionarmi…non mi sono commossa, non mi ha fatto sorridere.
Resta comunque una buona serie, ben fatta ma – per quel che mi riguarda - non molto appassionante.
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L'unico abbaglio è quello dello specchietto per le allodole...
Drama che ho atteso con interesse, confidando in una coinvolgente storia d’amore e intrigata dall’idea del sempre affascinante Li Yun Rui in versione biondo platino. Premetto che avevo già letto il racconto al quale si ispira, storia che ho trovato carina e abbastanza emozionante ma dove, tolta un’ottima chimica tra i protagonisti – almeno sulla carta - non c’era di fatto molto altro. La trasposizione si è rivelata – ahimè – un ulteriore passo indietro: sono davvero tante le differenze con il romanzo, modifiche a volte importanti, altre legate ai dettagli, ma che si notano fin dal primo episodio e che non portano a mio avviso nessun beneficio, anzi. Come c’era da aspettarsi, le scene più romantiche e intime sono state riviste – praticamente eliminate - facendo perdere grip a diversi passaggi. Ciò che però non mi aspettavo era uno slow burn romance così slow da farmi pigiare il tasto di avanzamento rapido già dopo i primi episodi. Una relazione più che altro platonica, che davvero fatica a decollare. Non è necessariamente un problema, un’evoluzione lenta del rapporto può aiutare a conferire credibilità, ma allora ci deve essere altro sul piatto a tenere lo spettatore incollato allo schermo. Invece qui la quotidianità perde velocemente fascino, scadendo in un’ordinarietà abbastanza banale. Certo, la loro connessione emerge dai gesti abitudinari e dagli sguardi che intercorrono tra loro, ma trenta episodi sono davvero tanti per tirare avanti così. Per quanto possa voler essere un comfort drama che punta a mostrare il percorso – inteso in termini di crescita personale - più che l’arrivo, è comunque necessario fare i conti con il tempo e con la responsabilità che l’aggiunta di ogni episodio non necessario comporta. Per come è stato impostato il drama, se ne potevano fare altri cinquanta di episodi senza alterarne il risultato, tanto ormai l’effetto è lo stesso: episodi tutti permeati da una graziosa o difficile quotidianità, ma che alla lunga davvero stanca.La recitazione porta a casa una buona prova, ma niente di incisivo. L’attrice protagonista in particolare tratteggia una ragazza che inizialmente non è solo altezzosa, sprezzante e diffidente – come giustamente si vuole che sia – ma anche estremamente antipatica. Un taglio espressivo che non si risolve nemmeno dopo, quando entra via via in relazione con i vari personaggi, secondari o meno. Ben caratterizzate sono le figure che circondano la coppia, dalla madre impulsiva di Wu alla nonna disabile, fino ai gruppetti di amici e nemici.
OST lenta, che sembra volersi sposare appieno con il ritmo del drama. La fotografia è curata e cattura panorami inusuali, regalando l’impressione di vivere nel piccolo paese costiero, tra i tramonti infuocati sull’oceano e le bancarelle del mercato, i campi di lavanda e l’atmosfera polverosa dell’estate.
In conclusione, lo definirei un drama che non puntava a essere chissà cosa, ed è finito che non è stato chissà cosa. Un limbo narrativo che non ha volutamente osato puntare a una commedia romantica travolgente o a un maggior approfondimento dei drammi familiari prediligendo invece – con un ritmo placido e tranquillo – una storia semplice, piacevole, ma basata su scelte davvero un po’ di comodo. Una visione che non va oltre la semplice, tiepida piacevolezza e destinata a cuori molto pazienti.
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Alchemy of Souls: Part 2
3 persone hanno trovato utile questa recensione
Recensione stagione 1 e 2
Il fallimento di una possibile bellissima opera fantasy in una 30na di episodi. Da amante delle storie fantasy rom/com, avrei voluto veramente tanto amarlo ma ciò non è stato possibile a causa di molti momenti morti e alcune altre cose, tra cui la protagonista. Naksu poteva essere il personaggio più bello, la donna forte, la cercatrice di vendetta, colei che punisce, la combattente che veste alla marinara... Ah no, ho sbagliato. Invece viene lentamente e letteralmente messa da parte durante tutto il dramma per favoreggiare qualcun'altra. Viene messa in ombra nel peggior modo possibile, tutto quello che poteva far risaltare la storia scema in questo putrido modo. Perchè anche se l' "evoluzione" non ci stava troppo male con il contesto, non è così malamente che si fa.Nulla di nuovo sul fronte occidentale per il protagonista maschile, qui stampo protagonista di un qualsiasi shonen in circolazione. Mi ha sorpreso nella seconda stagione e lì lo ho un po' amato perchè diverso. La sua storia con la protagonista non mi ha colpito ma qualche momento me l'ha fatto provare anche se su 30 ep potevate mettercene un po' di più, non briciole.
Gli altri maghetti sembrano tutti idol kpop sfuggiti ad un qualche concerto per finire catapultati in un mondo magico. Carini, ma nulla di veramente rilevante. Insomma, passabili. Il cattivone di turno non lo potevo vedere, ho trovato l'interpretazione dell'attore piatta e senza spina dorsale, non mi ha convinta per nulla.
Si salvano alla grande gli effetti speciali e i combattimenti, peccato che sono troppo pochi XD
In questo drama sembra prevalere l'elevata quantità di discorsi più che di fatti e la cosa mi ha decisamente alla lunga annoiata. Non ho droppato la visione perchè nonostante tutto volevo vedere come si concludeva l'opera, ma non vi nascondo che molte scene le ho skippate e nonostante ciò non mi sono persa nulla, giusto per farvi capire quanto lento e prevedibile sia.
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Spare Me Your Mercy
3 persone hanno trovato utile questa recensione
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discutibile
La serie tenta di affrontare il delicato tema dell'eutanasia, ma lo fa in modo discutibile, secondo me.La trama sembra voler mescolare thriller, mistero e romanticismo ma, seppur promettente, a parer mio, risulta a tratti confusa e poco coerente.
Associare il dibattito sull'eutanasia a crimini violenti distorce la complessità etica e legale del tema, risultando pregiudizievole. L'infermiere é un vero e proprio serial killer, e il dottore non é da meno. A prescindere dalle eutanasie effettuate, ha tentato di uccidere l'infermiere per non farlo parlare e poi lo ha eliminato definitivamente in ospedale, con la complicità dell'infermiera. Per salvarsi la pelle! Pare che nel romanzo, Kan venga arrestato e mandato in prigione solo a causa di questo omicidio. Tew non lo persegue mai per le sue eutanasie, nonostante sappia sia stato lui a somministrarla alla madre. Vorrei che lo avessero mantenuto, penso che aggiunga un'altra dimensione a entrambi i personaggi in termini di profondità e ambiguità.
La storia d'amore risulta poco convincente. Kan sembra dichiararsi solo per sviare Tew dalle indagini, e quest’ultimo accetta di vivere con lui senza basi solide: non c’è chimica reale tra i due, né momenti significativi che giustifichino la loro relazione. Neanche un bacio, prima di andare a vivere insieme. La narrazione accelera troppo questa dinamica, sacrificando lo sviluppo emotivo necessario per rendere credibile il legame.
In sintesi, per me la serie manca di coerenza narrativa e di sensibilità nel trattare argomenti così complessi. Posso apprezzare il tentativo di affrontare argomenti delicati senza scadere nel solito BL trash ma il risultato finale lascia molto a desiderare.
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Un film davvero meritevole
Davvero un bel film. Riesce a sfruttare ottimamente il tempo a disposizione, con uno spaccato sulla difficile infanzia di Chi Soo, per poi mostrare un punto di partenza presente ben delineato. Chi Soo è diventato più forte, non subisce abusi e atti di bullismo come nel passato, ma il denominatore comune resta ancora lo stesso: non ha una vera famiglia. Bello l'incontro con Gi Tae - mi è sembrato un po' forzato ma poi a posteriori tutto acquista un senso - e come il rapporto tra i due evolve, velocemente ma mantenendo coerenza e naturalezza. Il culmine coincide con la scoperta dell'identità e dei rispettivi ruoli e da lì poi si giunge al momento finale - bello ma a mio avviso non la parte più intensa - con Chi Soo che in chiusura diventa finalmente parte di una vera famiglia.Bravi gli attori, ho preferito più l'interprete di Chi Soo piuttosto che quello di Gi Tae. Proprio sul personaggio di Gi Tae resta la mia sola perplessità: il suo stile di vita, diverso da quello di Chi Soo, rende difficile credere a questo suo lato nascosto, di cui persino la sorella è ignara (lo vediamo molto valido nel combattimento, rende l'idea di anni di allenamento e in generale il coinvolgimento in questioni che non è tanto semplice mascherare in una vita normale). Per Chi Soo è diverso, non ha una doppia vita o persone vicine a cui nascondere chi è e cosa fa.
La cosa più sorprendente di tutte è però che si tratta di un film coreano che stranamente osa molto più del solito nelle scene intime, soprattutto se consideriamo il genere BL. Nulla di eccessivo o di volgare, ma fortunatamente nessuna scenetta a stampo con fermo immagine di 20 secondi, che se già a volte risulta ridicola in alcune serie romantiche, in un film di questo genere sarebbe stata davvero assurda.
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L'importante non è cadere, ma rialzarsi. Soprattutto quando hai ancora il 50% della vita davanti.
Drama coreano davvero originale e per certi versi anche geniale. Finalmente qualcosa che non sa di già visto. E, in aggiunta, fatto anche bene. Due aspetti sempre più difficili da trovare nelle nuove produzioni (e trovarli nello stesso drama è cosa ancora più rara).La novità? Dimentichiamoci il protagonista giovane, aitante e con un’estetica da supermodello: a farla da padroni sono tre cinquantenni spettacolari: alla bellezza dei lineamenti cesellati, agli sguardi tenebrosi e agli addominali scolpiti evidenziati da inquadrature studiate ad tavolino questo drama preferisce personaggi vivi, espressivi e carismatici, portati in scena da attori sulla cinquantina davvero eccezionali e che spesso, in ruoli secondari, sono invece le vere e proprie colonne portanti che “salvano” molti drama incentrati sul belloccio di turno – ma che magari si è inventato attore il giorno prima – dal flop totale.
La trama ha come fulcro iniziale il recupero di un oggetto, una chiavetta USB con delle prove legate a un traffico di droga capaci di stravolgere l’assetto politico dell’intero Paese, e il cui possesso è per questo molto ambito dai piani alti (e corrotti). Per il recupero dell’oggetto ogni fazione schiera il suo uomo migliore: ad affrontarsi senza esclusione di colpi sul ponte di un traghetto, nel cuore della notte e sotto una pioggia torrenziale, saranno un’abile agente del NIS soprannominato “Shadow”, un agente speciale nordcoreano conosciuto come “Bulgae” e maestro nel travestimento e infine un gangster dalla forza impressionante. Tre uomini adulti, letali e intimidatori, oltre che incredibilmente capaci e sicuri di sé. Nello scontro la spunterà il nordcoreano, ma cadrà subito dopo in mare e, salvato dagli ignari abitanti di un’isola vicina, si risveglierà senza il prezioso oggetto e – soprattutto – senza memoria del proprio passato e identità. Anche per gli altri due, il non aver recuperato l’oggetto avrà conseguenze infelici e dovranno pagare lo scotto dei giochi di potere di chi siede ai vertici.
Questa è, in realtà, solo la premessa. La vera storia inizia un decennio dopo, dove li ritroviamo in un contesto completamente cambiato. Isola di Yeongseon, tre uomini, tre destini: Jeong Ho Myeong (l’ex agente NIS) è costretto a vivere sotto copertura come cuoco nel ristorante cinese di famiglia. Si è sposato, ha un figlio di sette anni ed è alle prese con i primi sintomi dell’andropausa. Tiene un profilo basso e veste i panni del marito remissivo mentre trascorre le giornate in cucina e a fare le consegne a domicilio in sella al suo scooter. Bulgae, sempre senza memoria, è stato accolto a suo tempo da un anziano e dal suo nipotino: ora, con il nome di Bong Je Soon, vive come un impiegato qualunque, vessato da un capo prepotente e occupato a gestire – nei panni dello zio putativo, data la morte dell’uomo che lo aveva accolto in famiglia - il nipote diventato nel frattempo un adolescente scapestrato. E, per finire, Kang Beom Ryong: ex braccio destro di una potente organizzazione criminale, ora gestore di un piccolo minimarket. La sua giornata è scandita dalle varie incombenze legate al negozio e dall’attesa della sua cliente preferita, una poliziotta per la quale nutre una cotta segreta e davanti alla quale si rivela costantemente timido e impacciato.
Una serie di eventi li porterà nuovamente l’uno di fronte all’altro, in un confronto che li vedrà uscire stavolta come temporanei e improbabili alleati impegnati a perseguire un obiettivo comune: mettere la parola fine all’irrisolto del passato, ingiustizie subite comprese.
Al di là della vicenda del recupero del materiale prezioso e degli intrighi di potere, il vero senso del drama è racchiuso nel titolo, “Fifty percent”, e punta i riflettori su quella spiacevole sensazione che sopraggiunge una volta raggiunti i cinquant’anni, per cui la vita sembra aver già detto – e dato - tutto: i sogni si sono affievoliti, il corpo comincia a tradire e le giornate scorrono in una routine che sembra non avere fine. Ma, complice un passato che bussa improvvisamente alla porta, ecco che tutto viene rimesso in gioco e, tra la voglia di tornare “sul campo” e il timore di essere ormai troppo arrugginiti, si finisce per scoprire che non solo non è andato tutto perduto ma che, nel frattempo, il percorso di vita si è arricchito di nuovi elementi preziosi e che l’avvenire che si prospetta dinnanzi a un uomo di mezza età in realtà potrebbe rivelarsi la parte più gratificante.
L’aspetto più bello della serie è il contrasto tra ciò che sono stati e ciò che sono diventati: Ho Myeong è preoccupato dalla diagnosi di menopausa maschile, Bulgae soccombe spesso davanti ai prepotenti senza ricordare di essere stato in passato un'arma letale, e Beom Ryong si preoccupa più di preparare i bentō per la poliziotta di cui si è infatuato che riaprire vecchie faide. Non sono più quelli di prima, ma in parte lo sono ancora. E sono anche qualcos’altro, che prima non erano.
Le scene di combattimento sono avvincenti, l'azione è spettacolare, ben coreografata e con il valore aggiunto di non essere mai fine a sé stessa. Ci sono scene che possono sembrare sopra le righe, con contrasti quasi assurdi, ma davvero studiate con scrupolo (aspettatevi botte da orbi con tanto di fuochi d’artificio e musica da sala che fanno da sfondo, tanto per dirne una). E’ un drama che abbandona decisamente tutte le scelte scontate e costruisce mix tanto improbabili quanto azzardati e interessanti, ma sempre pensati e frutto di un approccio convinto. Non è una serie che manca di una propria identità o che si può confondere con mille altre, questo poco ma sicuro.
La riuscita caratterizzazione dei protagonisti è senza dubbio merito del cast, semplicemente perfetto: Shin Ha Kyun, Oh Jung Se, Heo Sung Tae. Non sono solo attori: sono veri artisti del cinema coreano. E sembra quasi che, sgomberata la scena dal fotogenico ma poco capace idol di turno, possano dare piena prova delle loro capacità e che lo facciano quasi divertendosi, gustandosi appieno il proprio ruolo. E’ una sensazione quasi contagiosa, che porta ad apprezzare la loro alchimia, i loro battibecchi, la loro capacità di passare dalla commedia al dramma in un battito di ciglia, rendono ogni scena una piccola chicca. Al loro fianco, tante altre prove ben riuscite: Kim Shin Rok, nei panni del tenace procuratore che indaga sul caso, regala una prova di forza che lascia senza fiato. Shin Dong Mi, Han Ji Eun, Lee Hak Joo, Kim Sang Ho, Hyun Bong Sik: ognuno aggiunge un pezzo prezioso a questo mosaico umano, a dimostrando che non davvero un solo buco nella recitazione. In particolare, Kim Sang Kyung, nei panni del villain politico Han Gyeong Uk, è un avversario che incarna perfettamente il male perpetrato senza scrupoli.
Pur presentandosi come una commedia d'azione incentrata sullo spionaggio, sotto la superficie nasconde molto di più: attraverso lo stile della commedia, il regista Han Dong Hwa esplora temi profondi come la possibilità di ricominciare dopo una vita di violenza e segreti, la redenzione, la costruzione di una seconda possibilità. La domanda che aleggia per tutta la serie è: ci si può davvero lasciare il passato alle spalle? O il passato, prima o poi, tornerà sempre a galla? I tre protagonisti, con le loro imperfezioni e i loro tentativi di essere persone migliori, sono figure incredibilmente umane.
La serie è inoltre un perfetto equilibrio di toni: si passa dalla risata sincera alla tensione dello scontro fisico, dal momento toccante a quello assurdo in un turbine di generi - azione, criminalità, commedia, romanticismo - che il regista riesce a dosare con mano sicura.
Qualche difetto, va detto, c’è. Il mordente diventa un po’ altalenante nella seconda parte, dove qualche scena si poteva tagliare o quanto meno accorciare, facendo tesoro di quel minutaggio che avrebbe evitato al finale di apparire troppo frettoloso, come invece è stato. Dopo aver costruito con tanta cura le vite di questi personaggi, la chiusura non concede loro il tempo di respirare che meriterebbero. La risoluzione è sensata nel contenuto ma precipitosa nella modalità, e lascia lo spettatore con la sensazione quel pezzo mancante – ma dovuto – nell’epilogo avrebbero fatto la differenza. La storia chiude in bellezza, la soddisfazione dello spettatore assapora un po’ di amaro in bocca. Ed è un po’ un peccato calare il sipario proprio sul momento meno riuscito di tutti.
Detto questo, lo consiglio caldamente. È una di quelle serie che rischia di non essere presa in considerazione o, peggio, di venire sottovalutata. Vale invece davvero la pena darle una chance, anche se si è indecisi: la si inizia per curiosità e ci si ritrova in breve tempo coinvolti in una storia che parla di seconde possibilità e del diritto di essere felici, anche a cinquant'anni suonati. Nella sua modalità insolita e a tratti anche stramba è tuttavia un inno alla vita, alla speranza e a quella follia che ci spinge a rialzarci anche quando tutto sembra perduto.
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Something About 1 Percent
3 persone hanno trovato utile questa recensione
Mi é piaciuto che non ci siano eccessivi drammi (malattie, sofferenze atroci ecc.). Inoltre le amicizie sono tutte sincere e leali e questa é una cosa che adoro.
Non mi é piaciuta la storia in alcuni punti inoltre lui la bacia tante volte ma parla dei suoi sentimenti solo alla fine (cosa che ho trovato un pò assurda).
Non mi sono piaciuti i costumi di scena, soprattitto quelli di lui che spesso non lo valorizzavano.
Il finale é carino e mi ha soddisfatta.
La ost mi è piaciuta.
Non merita più di 7 su 10 per me.
In definitiva la consiglio a chi cerca qualcosa di non eccessivamente impegnativo.
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The Prisoner of Beauty
3 persone hanno trovato utile questa recensione
Lo storico più bello mai visto!
Questo è stato il mio primo Drama storico cinese e non avrei potuto scegliere di meglio! Mi ha completamente rapito il cuore facendomi innamorare di ogni scena.La storia è stata avvincente, appassionante, emozionante, romantica e non eccessivamente drammatica. Non mancano i colpi di scena, soprattutto negli ultimi episodi. Ho amato i siparietti dei 4 generali e quelli tra i protagonisti, piazzati con maestria all’interno della storia per stemperare la serietà complessiva del Drama. La storia è lineare, ben sviluppata e strutturata, senza scene superflue e senza buchi di trama.
Il cast, insieme alla storia, è un altro punto forte di questo drama, in quanto ho trovato magnifici tutti gli attori, dai protagonisti (affiatati e bravissimi) agli attori secondari. Ottima anche la caratterizzazione dei personaggi, soprattutto quella dei due protagonisti che hanno subito una profonda ed emozionante evoluzione.
Terzo punto di forza sono le Ost. Non saprei dire quale sia la più bella perché le ho amate tutte. Forse la mia preferita è quella cantata proprio dal protagonista.
Ma in questo drama la perfezione si raggiunge anche sotto i vari aspetti tecnici: scenografie, fotografia, costumi, oggetti di scena come gioielli e ornamenti, inquadrature, montaggio e dialoghi sono da 10 e lode.
Che dire, questo drama è entrato nella mia top ten dei drama del cuore.
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Vale la pena vedere LUAT?
Ho adorato ogni singolo episodio di questa serie, la consiglio molto per chi vuole strapparsi due risate. Ammetto che alcune parti possono risultare cringe ma vanno bene considerando il personaggio che interpreta JJ (Nakun/Klao).La storia è molto bella e il modo in cui tutto è collegato è incredibile 🤯.
Il finale bellissimo, infondo è ciò che Phop e Klao hanno sempre voluto 😊.
Non conoscevo gli attori ma mi hanno stupita molto 😮 e inoltre penso che NetJJ (PhopNakun) e LatteKim (ThiPun) siano delle coppie fantastiche ❤️🩹.
Se non hai ancora visto questa serie, corri!!
Spero di averti convinto 😸
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Io non sono un amante dell'elemento fantasy nei kdrama, ma a volte sono riusciti a farmelo piacere. Qui purtroppo non è così, perchè se parte bene con anche dei personaggi un po' fuori dalla classica comfort zone dei "bonazzi/e" di turno (cosa che ho apprezzato), nell'adare avanti sorgono delle dinamiche non poco credibili, peggio. Averci poi voluto infilare un super cattivo manco fossimo in un drama thriller dall'oggi al domani non è che sia stata sta genialata. A volte vorrei davvero capire come i creatori di drama possano sparare cazz*te simili. Mi dispiace proprio tanto per quest'opera, perchè tolto questo e altre cavolate sul finale poteva risultare un buon prodotto.
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Romantic Doctor, Teacher Kim 2
3 persone hanno trovato utile questa recensione
Finalmente è arrivato il momento.
Sono ormai parecchi mesi che ho finito questo drama e finalmente mi sento pronta a scriverne la recensione. Premetto che ho visto entrambe le stagioni, quindi farò una recensione unica senza spoiler. Infatti l'unica cosa che differenzia le due parti è l'elemento romantico meno forte nella prima stagione e, per quanto mi riguarda, molto più presente e bello nel seguito. Per il resto la storia mi è piaciuta in ogni cosa. Mi è piaciuto che, nonostante gli inizi si assomiglino molto perchè entrambe partono con personaggi "indisciplinati" o cmq fuori rotta, con l'aiuto del dottor Kim tutti riescono a trovare e perseguire il loro vero obbiettivo.Gli sviluppi dei personaggi sono la cosa migliore, ma anche la storia che fa da contorno è davvero ben costruita. Il dottor Kim è sicuramente il personaggio più enigmatico e più potente dell'intera serie: ha sempre un insegnamento da dare nonostante i modi non proprio ortodossi di proporli, ma fanno ragionare anche chi sta guardando. Unico episodio che per me non esiste è lo "special". Non guardatelo, non ha senso di esserci XD
Per il resto, lo reputo una delle più belle serie guardate quest'anno, uno dei migliori drama che io abbia mai visto!
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